Il Genio al gran finale, tutto il meglio dell’ultimo weekend

Si scoprono le nuove stanze dei Whitaker, dove si gusta il Marsala e poi i telescopi del principe Tomasi e le tavole su cui insegnava il Basile. E ancora, i misteri dell’acqua e l’Orto Botanico al tramonto. Le miscele da alchimista di Domenico Pellegrino e le anime in fibra di carbonio di Marco Papa. E le passeggiate condotte da architetti e urbanisti

di Redazione

Soltanto una dama di compagnia può conoscere i segreti dell’alcova della sua padrona: e probabilmente Lilian Moneypenny – che se nel cognome originario faceva pensare a 007, nella storpiatura locale era diventata Nannypenny – era la confidente di Tina Scalia, moglie di Joseph Isaac Spadafora Whitaker, per tutti Pip, archeologo e ornitologo. Lilian era rigida, inglese, molto severa, sopportata dalla servitù che però la accudì fino alla fine: la sua stanza, comunicante con quella di Tina Scalia, è la sorpresa della visita a Villa Malfitano Whitaker, che domenica aprirà dalle 11 alle 18 per l’ultimo weekend del Genio di Palermo, il festival costruito dalle Vie dei Tesori con l’Università, cercando di seguire in giro per la città, le tracce del suo nume laico, vero simbolo di creatività.

Visite a Villa Whitaker

Ed rieccoci a Villa Whitaker (qui per prenotare): da un armoire nella stanza della governante sbucano velette, cappellini leziosi, guanti, pochette, un bavero di volpe e persino un casco da esploratore che probabilmente Tina indossava quando accompagnava il marito nelle esplorazioni all’isola di Mozia. Dalla stanza di miss Nannypenny si passa alla camera di Tina Scalia e, attraverso una porta celata nell’armadio, alla stanza di Pip, piccola e austera. Al primo piano è anche esposto il ritratto dell’amatissimo Tuffy-Too il cagnolino di casa che è sepolto in giardino: il dipinto è firmato da Eleonora Ragusa, il nome che assunse O’Tama Kiyohara al suo arrivo in Italia, quando sposò lo scultore Vincenzo Ragusa. La visita si chiuderà con una degustazione di Marsala stravecchio della cantina Curatolo Arini.

Telescopio Merz al Museo della Specola

Ma le sorprese del Genio di Palermo inizieranno già venerdì, quando si potrà visitare dalle 9,30 alle 12,30, il Museo della Specola (pizza del Parlamento 1, qui per prenotare): sono rimasti pochissimi posti ma i fortunati potranno ammirare strumenti complessi, personaggi appassionanti (il principe astronomo Giulio Tomasi o il primo direttore della Specola, il matematico massone Piazzi che scoprì l’asteroide Cerere Ferdinandea, ma sbagliò i calcoli e rischiò di perderlo di vista), e raggiungere la terrazza da cui si domina la città.

Le tavole della collezione Basile

Sabato e domenica si entrerà nel vivo di questo ultimo weekend del festival (qui tutti i luoghi): a partire dalle 34 tavole su cui insegnava Giovan Battista Filippo Basile che aveva particolarmente a cuore i suoi studenti. Ve le spiegheranno professori appassionati capitanati da Ettore Sessa che di questi schizzi conosce ogni voluta, ogni arabesco, ogni angolo che pare librarsi in aria. E se al dipartimento di Architettura (viale delle scienze Ed.14, solo sabato dalle 10 alle13.30), si studia il genio di ieri, bisogna dedicare tempo e spazio anche agli artisti di oggi: a Palazzo Valguarnera (piazza Bellini, 5, sabato e domenica fino alle 20,30) Marco Papa, mentre sta lavorando ancora sulle sue sculture con l’anima in fibra di carbonio, sta anche rileggendo un suo “Nono Genio” tra disegni e una piccola scultura in pece greca.

Studio di Domenico Pellegrino

In via Giusti 20 (sabato e  domenica dalle 10 alle 18,30) troverete invece lo studio di Domenico Pellegrino che prima di dedicarsi alle luminarie creative, ideava per i suoi arditi supereroi, una mistura segreta di cui non svelerà mai gli ingredienti. Il resto comunque lo racconterà, nel luogo dove crea ogni giorno i suoi lavori e dove spiegherà live il suo Genio – dal bozzetto al mood board – ospitato all’Orto Botanico, che aprirà al tramonto sabato dalle 19 alle 21. Se invece decidete di andarci entro le 19, troverete la mostra sul Genio di Palermo (la manifestazione d’arte che animò la città dal 1998 al 2005) attraverso gli scatti storici di Sandro Scalia e Ezio Ferreri.

Visite a Palazzo Comitini

Alla ricerca del Genio: lo troverete sull’arazzo settecentesco di Palazzo Comitini (via Maqueda 100, solo sabato dalle 10 alle 17,20) e lungo lo scalone monumentale di Palazzo delle Aquile (piazza Pretoria 1, sabato e domenica dalle 10 alle 17,30), e se sarete tra i pochi fortunati che riusciranno a prenotare, anche a Palazzo Isnello (via Isnello 10, solo domenica dalle 10 alle 13) che ospita lo splendido affresco di Vito D’Anna. Ultima occasione anche per lasciarsi intrigare dalla precisione ingegneristica delle canalizzazioni dell’acqua potabile: i serbatoi di San Ciro (via Ciaculli 5) e le sorgenti del Gabriele (stradella Riserva Reale 8) aprono sabato e domenica dalle 10 alle 16,30.

Il Mec Museum

E non va persa neanche la Casina Cinese (via Duca degli Abruzzi 1) con la sua tavola matematica, vero esempio di genialità al servizio della privacy dei re Borbone: sabato è aperta dalle 10 alle 17,20, ma domenica (fino alle 12,15) si potranno aggiungere le delicate cucine reali che fanno parte del vicino Museo Pitrè. Altri luoghi? Eccoli: il MEC (corso Vittorio Emanuele 452, sabato e  domenica dalle 10 alle 17), il museo tecnologico dedicato al mondo di Steve Jobs; l’Oratorio dei Bianchi (via dello Spasimo 16, sabato e domenica dalle 10 alle 17,30) dove rivive la mano geniale degli stuccatori Serpotta. Potrete contare una ad una le mattonelle in maiolica delle Stanze al Genio (via Garibaldi 11, sabato e  domenica dalle 16 alle 20): o cercare grida antiche nelle carceri dello Steri (sabato in notturna, dalle 19 alle 21); tra i palazzi, ritorna Villa Zito (via Libertà 52, sabato e domenica dalle 10 alle 13) con la sua collezione di paesaggisti ottocenteschi; e il diruto Palazzo Costantino (via Maqueda 215), da dove si potrà osservare dall’alto l’incrocio dei Quattro Canti (e la tanto criticata scultura di Arcangelo Sassolino). E se volete una visuale diversa, sono disponibili gli ultimi voli sulla città sul piper cercando il Genio dall’alto, o le traversate lungo la costa per ammirare il waterfront della città (qui tutte le esperienze).

LE PASSEGGIATE

Palermo dal mare

Sono addirittura sei le passeggiate di questo ultimo weekend del Genio di Palermo, guidate da docenti appassionati e ognuna sarà indimenticabile (qui per prenotare le passeggiate): si comincia sabato alle 10,30 con l’architetto Daniele Ronsivalle riannodando il filo che lega la città al suo (amato, odiato) fiume Oreto, dal ponte dell’Ammiraglio a Borgo Ulivia. Due i percorsi scelti dall’urbanista e prorettore alla Terza Missione, Maurizio Carta: alle 11 dallo Stand Florio condurrà una passeggiata ispirata all’alleanza tra centri e margini, per cambiare il punto di vista sulle periferie. Domenica invece racconterà  i progetti in corso e le prospettive di rigenerazione del waterfront della città, dal porto ritrovato al debutto della costa Sud.

Barcarello al tramonto

Un passo indietro, sabato alle 11 da piazza San Domenico, il giornalista Mario Pintagro riparte alla scoperta delle antiche maestranze di artigiani che producevano le carte da gioco. Alle 17, lo storico dell’arte Sergio Intorre cercherà le fascinazioni dei viaggiatori del Grand Tour attraverso i luoghi del centro storico segnati dalla presenza del Genio. Sabato si chiude al tramonto nella riserva naturale di Sferracavallo dove la docente di pedagogia e terapeuta Elena Mignosi, guiderà un’esperienza di ascolto profondo e di simbiosi con la natura attraverso respirazione e movimenti.

Il programma del festival Il Genio di Palermo, le schede e gli approfondimenti sono sul sito www.leviedeitesori.comcon tutte le info necessarie per partecipare a visite, passeggiate, esperienze.

Premio Borghi dei Tesori, incoronati i due progetti vincitori

Rinasce l’antico orologio della Matrice di Calatafimi Segesta e verranno recuperati i magazzini del porto di Portopalo di Capo Passero

di Redazione

Il piacere della comunità, del pensare e lavorare per uno stesso obiettivo: che può essere quello di sentir risuonare la campana della chiesa madre o piuttosto di veder rinascere i magazzini del porto come hub d’arte. Due progetti voluti, sostenuti, amati dai comuni in cui sono nati: e che hanno vinto il premio Borghi dei Tesori, alla sua prima edizione, nato con l’intento di promuovere progetti di rigenerazione urbana che coinvolgano le comunità. Ieri pomeriggio a Villa Zito, a Palermo, sono stati premiati due progetti nati ai due lati opposti dell’isola, il restauro dell’antico orologio e della campana della Matrice, presentato dal Comune di Calatafimi Segesta, e il recupero d’arte dei vecchi magazzini del porto di Portopalo di Capo Passero, proposto dall’associazione Cap 96010.

L’orologio della Matrice di Calatafimi Segesta

Tutto è nato l’anno scorso quando una sessantina di comuni siciliani si è unita nell’Associazione Borghi dei Tesori, sotto l’egida delle Vie dei Tesori, e ha fatto nascere il primo Festival dei borghi. Mentre si lavorava alla seconda edizione della rassegna (fissata per la seconda metà di agosto e nel primo weekend di settembre), era stato lanciato il riconoscimento a cui potevano concorrere progetti dei comuni coinvolti (e anche di associazioni e enti che ricadevano sul loro territorio). Ne sono arrivati diciotto, in pochi mesi. I vincitori ricevono i due premi da tremila euro ciascuno, uno sostenuto dall’associazione Borghi dei Tesori, l’altro da Fondazione Sicilia, che è stata vicina al progetto sin dal suo debutto. “Dobbiamo ricordare ai nostri giovani che l’isola è colma di tesori, e che offre enormi possibilità che aspettano solo di essere scoperte. Non è necessario andarsene, non più” ha detto il presidente di Fondazione Sicilia, Raffaele Bonsignore, durante il pomeriggio di premiazione che ieri ha visto intervenire moltissimi sindaci, amministratori e responsabili dei tanti borghi coinvolti.

Da sinistra il sindaco Francesco Gruppuso, Laura Anello e don Giovanni Mucaria

I due progetti sono stati selezionati tra diciotto presentati, dal board di esperti che compone il comitato scientifico dell’associazione Borghi dei Tesori, presieduto dal fisico e professore emerito Federico Butera e composto da Giuseppe Barbera, Giacomo Gatì, Paolo Inglese, Orietta Sorgi e Pierfilippo Spoto. “Due borghi, due progetti importanti per le comunità ma, soprattutto, che nascono da una rete di comuni che vuole lavorare insieme per fare sviluppo del territorio – spiega il presidente dell’associazione Borghi dei Tesori, Laura Anello che ha ricevuto dal sindaco Gruppuso lo stemma della città di Calatafimi -. Per restituire centralità a questi luoghi dimenticati ma pieni di tesori. Da qui viene lanciato un messaggio ai giovani: c’è tanto da fare, da costruire e da ideare, basta averne il coraggio. I borghi aspettano i loro ragazzi per rinascere insieme”.

Uno dei magazzini di Portopalo che sarà riqualificato

Il primo progetto premiato è già in dirittura d’arrivo: nelle prime settimane di giugno, sarà infatti completato il restauro dell’antico orologio della Matrice di Calatafimi Segesta, da secoli punto di riferimento dell’intera comunità. Le sue lancette erano ferme da decenni, la campana silenziosa, ma ora tornano alla vita, grazie al progetto della parrocchia San Silvestro Papa, realizzato dalla ditta Manutentori del tempo. Costruito dalla storica azienda Uscio di Genova, l’orologio è un pezzo raro con elementi lavorati a mano in ferro battuto e incastonati in un telaio a castello.

A sinistra, Raffaele Bonsignore alla premiazione

“La chiesa madre è l’anima della città: sentire di nuovo la campana sarà un momento importante per la nostra comunità” dice il sindaco Francesco Gruppuso che ha ricordato come il suo primo atto appena insediato, sia stata proprio l’adesione all’associazione Borghi dei Tesori. “I nostri vecchi raccontano che il rintocco della campana segnava il ritorno dei pescatori dal mare, la vita della comunità ruotava attorno a questi piccoli eventi quotidiani. Restaurare l’orologio è un dono per la comunità – ricorda il parroco della Matrice, don Giovanni Mucaria.

Da sinistra Raffaele Bonsignore, Laura Anello, Alessandra Fabretti

Quello di Portopalo di Capo Passero è invece un vero progetto di rigenerazione urbana, proposto dall’associazione Cap 96010: saranno recuperati i vecchi magazzini dei pescatori, con interventi en plein air, trompe l’oeil, murales, stencil, decorazioni e installazioni con materiali riciclati. “Il recupero dei magazzini dei pescatori è stata possibile grazie al coinvolgimento della gente comune, delle scuole, degli stessi pescatori e anche di gente che non risiede a Portopalo – interviene Alessandra Fabretti di Cap 96010 – come la fondazione Sant’Angela Merici di Canicattini Bagni che collabora con una squadra di ragazzi diversamente abili che abbelliranno il distretto creativo che sta nascendo”.

Arriva il secondo weekend del Genio di Palermo: ecco tutto quello che c’è da fare

Aprono Il Museo della Specola con il telescopio del principe Tomasi e gli appunti di Luchino Visconti; le sorgenti del Gabriele e i serbatoi di San Ciro. Visita allo studio di Domenico Pellegrino, alla mostra in itinere di Marco Papa, all’Orto Botanico al tramonto. Si rilegge l’”impostura” dell’abate Vella

di Redazione

È in assoluto il luogo più stabile della città, quello che non verrà mai giù, neanche con un terremoto. E così deve aver pensato il matematico Giuseppe Piazzi quando posizionò il telescopio, il famoso Cerchio di Ramsden su un pilastro che di fatto attraversa Palazzo Reale e raggiunge le fondamenta. Siamo sulla Specola, l’osservatorio che occupa la sommità, appunto, della residenza normanna: qui la visita è una vera immersione nella storia poco conosciuta delle osservazioni astronomiche degli ultimi 200 anni. È questa la nuova sorpresa del Genio di Palermo, il festival costruito dalle Vie dei Tesori con l’Università: domani, 27 maggio, e anche il prossimo venerdì, dalle 9,30 alle 12,30, si visita il Museo della Specola che manca dal festival sin dal 2006 (qui per prenotare). 

Il telescopio del principe Tomasi al Museo della Specola

Tra bellissimi strumenti complessi, personaggi appassionanti (il primo direttore, il matematico massone Piazzi che scoprì l’asteroide Cerere Ferdinandea, ma sbagliò i calcoli e rischiò di perderlo di vista), ma anche vere scoperte perché, mentre raggiungerete la terrazza da cui si domina la città, vi mostreranno sia il telescopio del principe Giulio Tomasi che Luchino Visconti richiese per il set del Gattopardo e volle fosse brunito per evitare riverberi; ma anche un particolare foglio con calcoli astronomici, con su scritto “Visconti” accanto a dei fiori, il numero 1962 e le lettere BL. All’inizio si pensava ad appunti, poi ci si è resi conto che è un foglio usato per girare la scena (che non venne mai inserita nel film) in cui don Fabrizio disegna gigli borbonici (è infatti un passo del romanzo). La firma Visconti è del regista, le iniziali sono quelle di Burt Lancaster, il 1962 è l’anno di realizzazione del film. Si entra da piazza Parlamento 1, attenzione perché si devono salire scale ripide.

L’affresco di Vito D’Anna a Palazzo Isnello

Se venerdì ci si dedicherà alla Specola, sabato e domenica non vanno persi tutti gli altri siti (qui tutti i luoghi aperti): a partire dall’altro luogo inedito di questa anticipazione primaverile delle Vie dei Tesori, Palazzo Isnello (via Isnello 10). Ha registrato un vero boom di visitatori lo scorso weekend, e domenica (dalle 10 alle 13) mostrerà di nuovo lo splendido affresco di Vito D’Anna del Genio di Palermo. Ma questo weekend aprono anche due luoghi che raccontano la precisione ingegneristica delle canalizzazioni dell’acqua potabile: i serbatoi di San Ciro (via Ciaculli 5) e le sorgenti del Gabriele (stradella Riserva Reale 8), sabato e domenica dalle 10 alle 16,30. E non va persa neanche la Casina Cinese (via Duca degli Abruzzi 1) con la sua tavola matematica, vero esempio di genialità al servizio della privacy dei re Borbone: sabato è aperta dalle 10 alle 17,20, ma domenica (fino alle 12,15) si potrà aggiungere le delicate cucine reali che fanno parte del vicino Museo Pitrè.

Palazzo Comitini

Torniamo al Genio: oltre che a Palazzo Isnello, lo si ritrova nell’arazzo settecentesco di Palazzo Comitini (via Maqueda 100, solo sabato dalle 10 alle 17,20) e lungo lo scalone monumentale di Palazzo delle Aquile (piazza Pretoria 1, sabato e domenica dalle 10 alle 17,30). E gli altri luoghi che sono espressione di una straordinaria genialità: oltre alla Specola, il MEC (corso Vittorio Emanuele 452, sabato e  domenica dalle 10 alle 17), il museo tecnologico dedicato al mondo di Steve Jobs; all’Oratorio dei Bianchi (via dello Spasimo 16, sabato e domenica dalle 10 alle 17,30) rivive la mano geniale degli stuccatori Serpotta, mentre se volete scoprire le 34 tavole su cui insegnava Ernesto Basile e conoscerne la storia, dovrete andare al dipartimento di Architettura (viale delle scienze Ed.14, solo sabato dalle 10 alle 13.30) e affidarvi ai professori universitari che ve le racconteranno con passione.

Disegni sulle pareti delle carceri

Nelle carceri dello Steri (sabato in notturna, dalle 19 alle 21) sembrerà di sentire i lamenti dei prigionieri che hanno graffiato, vergato, inciso le pareti delle celle; tra i palazzi, ritorna Villa Zito (via Libertà 52, sabato e domenica dalle 10 alle 13) con la sua collezione di paesaggisti ottocenteschi; e Palazzo Costantino (via Maqueda 215), nume diruto della città con il suo affresco superstite, e Palazzo Valguarnera (piazza Bellini, 5)  dove l’artista Marco Papa sta rileggendo il Genio ma alla sua maniera: “Il Nono Genio” è formata da un ciclo di disegni e una piccola scultura in pece greca, modellata e scolpita, con i corpi degli animali che diventano parte degli arti di un re, che incarna un rigenerato popolo palermitano. Sono aperti tutti e due fino alle 20,30.

LE ESPERIENZE

Villa Malfitano Whitaker

Si potrà volare sulla città su un piper cercando il Genio dall’alto, o andar per mare lungo la costa alla scoperta di cupole e torri o visitare la residenza che fu dei Whitaker (solo domenica dalle 11 alle 18), e alla fine assaporare il dolce Marsala che tanto piaceva agli inglesi; o ancora contare una ad una le mattonelle in maiolica delle Stanze al Genio (via Garibaldi 11, sabato e  domenica dalle 16 alle 20): vi aiuterà di certo Pio Mellina, il curatore. L’Orto Botanico nelle sue varianti: fino alle 19 si può visitare la mostra sul Genio di Palermo (la manifestazione d’arte che animò la città dal 1998 al 2005) attraverso gli scatti storici di Sandro Scalia e Ezio Ferreri; per l’Orto al tramonto, bisogna lasciarsi condurre (sabato dalle 19 alle 21) da quel fine ammaliatore e gran conoscitore di ogni singola pianta che è Manlio Speciale; albero, arbusto, cespuglio, non ci sono segreti per il curatore dell’Orto, e sarà lui a condurre fino alla serra che ospita da due anni il Genio creato da Domenico Pellegrino. Che ha deciso di raccontare il processo creativo della statua nei particolari, proprio nel luogo in cui è nata: apre infatti al pubblico lo studio (via Giusti 20, dalle 10 alle 18,30) dove spiegherà live il suo Genio, dal bozzetto al mood board con le immagini, gli schizzi, gli studi preparatori. Alla fine della visita sarà possibile creare un elemento proprio della scultura del Genio, sperimentando la tecnica e portandosi a casa uno speciale ricordo di questa esperienza.

Il libro del Consiglio d’Egitto

Un’ultima chicca, ma affascinante: sabato alle 18 visita speciale al Museo del Risorgimento guidata da Salvatore Savoia che prima di essere il segretario generale della Società siciliana per la Storia Patria, è uno storico appassionato, collezionista e narratore. Sarà lui a raccontare dell’abate Vella, vero “genio del male”, autore della celebre “impostura” narrata da Sciascia. Savoia condurrà attraverso il chiostro domenicano per raggiungere lo studio di Giovanni Meli, con gli arredi originali. Su un leggio, un esemplare sopravvissuto del grande “falso”, appunto, del Consiglio d’Egitto. Qui Savoia racconterà la storia dell’abate di San Pancrazio, grande mistificatore del secolo dei Lumi, che per una beffa del destino è seppellito nella chiesa di San Matteo accanto al canonico Gregorio che denunciò pubblicamente la sua truffa. E non è detto che non spunti qualche altra sorpresa in corsa (qui per prenotare tutte le esperienze).

LE PASSEGGIATE

Portone liberty

Tre le passeggiate guidate da professori universitari ed esperti, tutte sabato (qui per prenotare): alle 10 da piazza Castelnuovo, lo storico dell’arte Emanuele Drago ritroverà le volute e gli arabeschi della Palermo liberty; stesso orario ma da porta Nuova per gli architetti Giuseppe Abbate e Sofia Di Fede che condurranno alla scoperta della “città palinsesto” lungo la cosiddetta via Marmorea; infine alle 11 da piazza San Domenico, Mario Pintagro si perderà tra carte e cartari, alla ricerca dei costruttori di carte da gioco in città.

Il programma del festival Il Genio di Palermo, le schede e gli approfondimenti sono sul sito www.leviedeitesori.comcon tutte le info necessarie per partecipare a visite, passeggiate, esperienze.

Il Genio, nume laico di Palermo

di Redazione

Il Genio, il nume tutelare laico di Palermo, simbolo di forza, ingegno e creatività. Disperso nella città, come frantumato tra affreschi, statue, angoli e icone: ritrovarlo e riscoprirlo è quasi un dovere. E a lui è dedicata l’edizione primaverile del Festival Le Vie dei Tesori, organizzata congiuntamente dalla Fondazione Le Vie dei Tesori e dall’Università di Palermo, che si svolge nei tre weekend dal 21 maggio al 5 giugno. Una storia antica di cui ci parla Marco Coico, vicepresidente dell’associazione Amici delle Vie dei Tesori.

“Ho scelto il Sud”, tutte le sfide di chi è tornato o rimasto in Sicilia

Si presenta nell’atrio dello Steri di Palermo, il nuovo format delle Vie dei Tesori diventato un network della creatività siciliana. Un viaggio attraverso le storie di chi ha creato progetti innovativi scommettendo sull’Isola. Tra i presenti anche il cantautore Mario Incudine e i tanti protagonisti del progetto

di Redazione

Tantissimi sono andati via, ma tanti sono rimasti e tanti altri tornano, pronti a mettersi in gioco, inventare, costruire, recuperare, facendo tesoro degli anni passati lontano, riversando un bagaglio di esperienza acquisita che germina appena tocca questa terra. Una delle nuove sfide delle Vie dei Tesori, saldamente imperniato sul neonato festival Genio di Palermo costruito con l’Università, è il progetto “Ho scelto il Sud”, un viaggio a tappe nella creatività siciliana attraverso le storie di chi è tornato al Sud o ha deciso di restare con progetti innovativi che a volte dall’Isola si sono irradiati oltre lo Stretto.

Il logo di “Ho Scelto il Sud”

Un progetto che ambisce a diventare presto un vero e proprio network e che sarà presentato giovedì 26 maggio alle 17,30 allo Steri, nel corso di un pomeriggio tra musica e storie (ingresso libero con prenotazione qui), alla presenza del rettore Massimo Midiri e del prorettore con delega alla Terza Missione Maurizio Carta, del presidente della fondazione Le Vie dei Tesori Laura Anello e dei tanti protagonisti di queste storie. Il cantautore Mario Incudine ha già composto quello che prepotentemente è diventato l’inno di questa carovana narrativa, una ballata molto orecchiabile che ovviamente si intitola “Ho scelto il Sud”: sarà lui stesso a cantarla con altri suoi pezzi storici. Il festival del Genio di Palermo proseguirà poi questo weekend e il prossimo con il suo denso programma di visite, passeggiate e esperienze (qui il programma completo).

Pino Cuttaia

Tra i presenti, oltre allo chef pluristellato Pino Cuttaia che dopo anni in Piemonte è voluto ritornare nella sua Licata ed è convinto che “chi vuole gustare la sua cucina, deve venire fin lì”, ecco Simona Sunseri che dopo aver vissuto negli Stati Uniti, è ritornata a Palermo, dove ha creato la community Palermomamme; Salvatore Ducato, web marketing, collabora con Im*media, ma il suo blog “Una storia diversa” è sbocciato durante il lockdown;  Francesco Paolo Belvisi, palermitano, realizza scafi stampati in 3D, e ha ricevuto il Premio Innovazione; il musicista Fabio Rizzo raccoglie tanti altri artisti attorno alla sua casa di produzione Indigo; Vincenzo Longo, tornato  a Palermo, ha aperto, Brothers, un bar “lento” dove ci si può prendere il proprio tempo; il Collettivo “Si resti arrinesci”, cinque giovani siciliani che stanno creando una rete tramite cui non “disperdere cervelli”; Fulvia Carnevale e James Thornill, lei è siciliana, lui inglese e insieme sono Claire Fontaine, collettivo internazionale d’arte contemporanea,  ricercato ovunque.

Salvatore Ducato

C’è poi Toti Di Dio, palermitano di ritorno che ha fondato l’associazione Push che valorizza il cuore del centro storico; Marta Bison, digital marketer che durante il lockdown, con l’amica Giulia Timperi, ha scelto di vivere a Palermo dove insieme hanno fondato Malìa Vibes, blog di narrazioni sulla città; Enrica Arena, catanese, ha creato Orange Fiber, azienda che ricava tessuti dalle bucce d’arancia; Giuseppe Augello, ristoratore di Caltabellotta, oggi coltiva pistacchi e olio di grande qualità oltre a promuovere il suo territorio; Giovanni Gioia, palermitano, ingegnere e imprenditore agricolo, Claudia Rizzo, regista e producer televisiva; Rosario La Placa, coltivatore di cereali e grani antichi con il collega Mauro Calvagna, e Cristina Alga che è l’anima dell’Ecomuseo del Mare. C’è poi Michael Sampson, chef irlandese che fa percorsi culinari con i turisti; l’architetto Silvia Petrucci e Roberto Ragonese, che ha creato la startup Talent players, con cui gestisce uno strumento di sua invenzione, venduto a molte squadre italiane, che, messo al polpaccio dei giocatori, ricava statistiche su tiri, forza e altri parametri medici. Domenico Schillaci, invece, è tornato in Sicilia vincendo un bando ministeriale, e ha creato una startup per muoversi in città in modo ecologico.

Giuliana Trefiletti

Settemila chilometri percorsi, quattro mesi di riprese, duemila ore di filmati, cinquanta video interviste già realizzate, un gruppo di lavoro di dieci professionisti tra segreteria organizzativa, giornalisti, videomaker e tecnici: Ho Scelto il Sud è nato dalle Vie dei Tesori con il supporto di Fondazione con il Sud, e realizzato da Fuoririga. Un tentativo di seminare speranza e colmare un deficit di narrazione su un Sud creativo, produttivo, non assistito, che spesso vive lontano dai riflettori. Tra le storie raccolte ci sono quelle di chi è andato e poi tornato; di chi ha scelto di restare e di chi da fuori è venuto e ha eletto la Sicilia come casa. La troupe di Fuoririga  ha raggiunto borghi, angoli, cittadine, campagne, poderi rustici, picchi di montagna: dalla sontuosa Palermo dove le start up affollano il centro storico, al minuscolo borgo Santa Rita, dieci abitanti e un forno, in provincia di Caltanissetta. Dal centro della Sicilia a Pantelleria che è il territorio italiano più vicino all’Africa. Sono stati utilizzati praticamente tutti mezzi di viaggio possibili, auto, moto, treni, aerei, bus, traghetti e persino cavalli per raggiungere uno degli intervistati che vive in un luogo quasi inaccessibile.

Giuseppe Giacalone Jaka

Impossibile enumerarli tutti: ci sono gli artisti contesi dai musei mondiali e i cuochi stellati che non si vogliono allontanare dal mare, i musicisti che saltano spesso al di là dell’oceano e i produttori di barche in 3D, gli imprenditori leader europei nell’e-commerce e i fautori del turismo esperienziale, gli allevatori di razze in via d’estinzione e i produttori di tessuti ottenuti dagli scarti delle arance, titolari di innovative startup. Sono solo alcuni dei protagonisti delle 50 storie di successo di Ho Scelto il Sud. Storie che ridisegnano la livrea della Sicilia, da isola Gattopardesca a isola del Cambiamento.

LA RICETTA-CUTTAIA

Pino Cuttaia

Fra gli intervistati lo chef pluristellato Pino Cuttaia che racconta della sua scelta di non andare via da Licata “costringendo” anche tanti amanti della sua cucina a spostarsi dal nord per apprezzare piatti che sono esperienze culinarie. “Sono partito a 13 anni da Licata – dice Pino Cuttaia – Ho vissuto più di vent’anni in Piemonte e lì ho carpito il ‘rigore’ nel lavoro, che ho affiancato alla sicilianità, ai profumi e ai sapori della mia isola. E ho deciso di tornare quando ho capito che potevo comunicare il mio territorio attraverso il cibo. Dentro un piatto c’è la cultura di un popolo, un patrimonio  che deve essere difeso. Un po’ di incoscienza, un pizzico di coraggio: lo dico ai giovani, confrontatevi, partite ma poi tornate sempre, siate orgogliosi della nostra Sicilia che è un vero e proprio continente. Io sono figlio di immigrati e non è giusto dover partire per trovare lavoro altrove. Oggi sono un ambasciatore, faccio impresa portando sempre con me le mie radici”.

Un libro sul Genio di Palermo tra arte e natura

La Fondazione Tommaso Dragotto ha presentato il volume con gli scatti di Pucci Scafidi, interamente dedicato all’opera di Domenico Pellegrino custodita all’Orto Botanico

di Redazione

Può la natura riflettere un’opera d’arte? Su questa domanda, che rovescia la classica specularità tra arte e natura, si basa il nuovo libro della Fondazione Tommaso Dragotto realizzato con l’intento di comprendere, e raccontare, il secolare rapporto tra Palermo ed il suo Genio attraverso il legame viscerale tra l’opera d’arte e la sua ubicazione. L’ultimo tra i geni palermitani, mitico nume tutelare della città, realizzato dall’artista siciliano Domenico Pellegrino, risiede permanentemente all’Orto Botanico di Palermo.

Il Genio di Domenico Pellegrino (foto Pucci Scafidi)

Non è un caso se l’opera, commissionata e donata dalla Fondazione Dragotto all’Università di Palermo, si collochi all’interno di un polmone verde di straordinaria forza e bellezza: la virilità arcaica ed ancestrale del barbuto genio palermitano si confronta con la potenza rigeneratrice della natura in un rapporto osmotico di eccezionale valenza simbolica ed evocativa. Sono queste le premesse che hanno ispirato gli scatti del fotografo Pucci Scafidi, presentato all’Orto Botanico di Palermo, al quale è stata affidata la stesura del libro che, nel ritrarre il gioco di rimandi tra la staticità dell’opera scultorea e l’energia vitale della natura, ha provato a ribaltarne la prospettiva riconsegnando il “Genius Panormi” al suo valore primigenio: colui che genera, forza procreatrice per definizione.

La copertina del libro

Il libro Genius Panormi è dunque la naturale prosecuzione artistica della scultura, un’interpretazione iconografica che mette in luce i più nascosti dettagli dell’opera grazie ad una “lente d’ingrandimento” che si rivela ricerca identitaria e culturale. “Un nuovo Genio, ed un libro che ne esalta la sua ubicazione, possono essere utili a ricordare alla città la sua più profonda identità e all’intuizione che l’Orto Botanico di quella identità è custode e metafora plastica al contempo come luogo di scienza e cultura della nostra Università” così asserisce Paolo Inglese, direttore del Sistema Museale d’Ateneo. “Ho cercato di cogliere l’essenza della relazione tra arte e natura evidenziando, nel dialogo silenzioso tra i due elementi, le declinazioni di una realtà affine per linguaggio e senso estetico”, dichiara Pucci Scafidi, autore delle immagini del libro

“Con il libro Genius Panormi si chiude il cerchio di un percorso di introspezione antropologica e culturale nella più profonda tradizione palermitana – afferma Tommaso Dragotto, presidente dell’omonima Fondazione – la realizzazione di questo volume è un omaggio alla mia città e un auspicio di rigenerazione urbana con la stessa energia vitale del suo nume tutelare”.

Va in scena il Genio di Palermo: un festival tra visite, esperienze e passeggiate

Presentata l’edizione primaverile delle Vie dei Tesori, organizzata insieme all’Università di Palermo. Dai voli in piper ai tour dal mare, dalle visite al tramonto all’Orto botanico alla Specola degli astronomi, fino alle sorgenti della città. Apre per la prima volta Palazzo Isnello con l’affresco di Vito D’Anna

di Redazione

È il nume laico della città, molto più vetusto della Santuzza, ma non per questo meno amato: per i palermitani, il Genio è una presenza continua, una sorta di protettore antico che guarda sornione alla comunità; ma è anche simbolo di creatività, intraprendenza, genialità appunto. Disseminato per la città, è un vecchio austero che ha ai piedi un cane simbolo di fedeltà e, avvinghiato al braccio, un serpente emblema di continua rinascita, sorride sornione alla patrona Rosalia e traccia un filo rosso che attraversa palazzi, fontane, piazze. Il festival primaverile delle Vie dei Tesori – organizzato congiuntamente dalla Fondazione Le Vie dei Tesori e dall’Università di Palermo – lo ha cercato e trovato in antiche residenze nobiliari, nelle icone votive, scolpito nelle “vare” o, da protagonista barocco, eccolo che guarda placido i giardini. Genio come figura identitaria della città ma anche, in senso esteso, come parola che indica talento, capacità di intuizione e di innovazione di cui l’Università vuole essere incubatore e lievito (qui il programma completo).

Da sinistra, Maurizio Carta, Pierfrancesco Palazzotto, Leoluca Orlando, Laura Anello, Enrico Napoli

Il festival del Genio di Palermo si apre domani (sabato 21 maggio)  e andrà avanti per tre weekend, fino al 5 giugno, sempre sabato e domenica. “Il Genio ci ricorda con orgoglio il nostro rapporto con il mare, ci interpella con i nostri pregi e difetti – dicono il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore alle Culture Mario Zito – nel nome del Genio, speriamo che Palermo non sia mai una città cannibale, ma  pronta a dare. E farlo con Le Vie dei Tesori vuol dire riscoprire la nostra autostima, Palermo è bellissima e non c’è  bisogno che ce lo ricordino da fuori”.

 

Un momento della conferenza stampa a Palazzo Isnello

“L’Università e le Vie dei Tesori hanno avuto un percorso comune che ha fatto bene ad entrambe – interviene il prorettore vicario Enrico Napoli – riprendere questo percorso è bello e importante, rilanciarlo e riavviarlo; e avere scelto il Genio è significativo sul ruolo che queste due istituzioni vogliono avere in città”. “A me piace pensare che l’Università e Le Vie dei Tesori siano due sorelle che si sono prima allontanate per fare esperienze diverse, e ora ritrovate con immutato affetto, raccontandosi quello che hanno fatto finora – sottolinea il prorettore con delega alla Terza Missione, Maurizio Carta – E’ una grande occasione per mettere insieme ricerca, luoghi, divulgazione e per far crescere in maniera pedagogica, questa città”.

Il Genio del Garraffo alla Vucciria

“Il Genio di Palermo è una divinità laica riconosciuta e diffusa, ma indica anche quell’innovazione, talento e capacità di ricerca di cui l’Università vuole essere una culla – spiega il presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori Laura Anello – . La conoscenza seminata per strada ha un grande valore, invitiamo i cittadini a seguirci per parchi, ville, giardini, cieli e scoprire con noi i geni contemporanei”. Alla presentazione a Palazzo Isnello sono intervenuti anche Pio Mellina per Le Stanze al Genio, Ileana Chinnici, che cura il Museo della Specola, che ritorna alle Vie dei Tesori dopo almeno 15 anni e Pierfrancesco Palazzotto, vicedirettore e curatore del Museo Diocesano, e il docente e lo storico dell’arte medievale, Giovanni Travagliato, che condurranno due visite speciali.

L’affresco di Vito D’Anna a Palazzo Isnello

Aprirà per la prima volta le porte al pubblico, proprio Palazzo Isnello (via Isnello 10, traversa di corso Vittorio Emanuele, qui per prenotare) dove si scoprirà un inatteso e bellissimo affresco del Trionfo di Palermo, firmato dal pittore Vito D’Anna che lo realizzò su incarico di don Vincenzo Termine di Isnello, a metà ‘700. Il palazzo fu anche abitato dall’illustre storico e arabista Michele Amari, fino a quando, nel 1843, fu dichiarato sgradito al governo borbonico delle Due Sicilie e costretto all’esilio a Parigi. “È un grandissimo piacere far conoscere questo nostro Genio di cui nessuno di fatto sa nulla – dice Fabrice De Nola, proprietario della parte di Palazzo Isnello che aprirà al pubblico – e io stesso sto lavorando su una serie di opere dedicate al Genio che vedranno luce per il festival di ottobre”.

“Genius Panormi” di Domenico Pellegrino

Luoghi, esperienze, passeggiate, eventi, un programma ricchissimo. Si potrà volare sulla città su un Piper cercando il Genio dall’alto, o andar per mare lungo la costa alla scoperta di cupole e torri; entrare di notte all’Orto Botanico o ascoltare al Museo del Risorgimento la storia di uno dei più machiavellici inghippi letterari; entrare nello studio d’artista di chi il Genio l’ha interpretato in chiave contemporanea, come Domenico Pellegrino, o visitare la residenza che fu dei Whitaker, e alla fine assaporare il dolce Marsala che tanto piaceva agli inglesi; scoprire pianete, tele e antiche icone del Museo Diocesano con la guida del suo curatore Pierfrancesco Palazzotto (domani, sabato 21 maggio alle 11, qui per prenotare) o cercare il cuore normanno della Cattedrale con uno storico che l’ha studiata a fondo come Giovanni Travagliato (sempre domani, ma alle 17, qui per prenotare).

Emilia Valenza e Eva Di Stefano

Apriranno una quindicina di luoghi (qui per scoprirli tutti) sempre uniti dal filo rosso della genialità e creatività, poi esperienze, passeggiate guidate dai professori universitari e un focus all’Orto Botanico che racconta il “Genio di Palermo”, la rassegna curata dal 1998 al 2005 da Eva Di Stefano e da un pool di giovani storici dell’arte coinvolgendo gli artisti che ne furono protagonisti; fu un’esperienza storica, copiata da più parti in Europa, con i palermitani (ancora non abituati alla bellezza della loro città) che sciamavano nei vicoli del centro storico alla ricerca di studi e atelier. Un talk con i protagonisti di allora ha condotto alla mostra “I Ritratti del Genio. Ezio Ferreri |  Sandro Scalia”, a cura di Emilia Valenza nel Gymnasium e nel vicino Erbario dell’Orto Botanico. Scalia e Ferreri raccontano due edizioni straordinarie del Genio, quelle del 2000 e del 2005. La mostra sarà visitabile fino al 5 giugno. E domani (sabato 21 maggio) da Arèa, Eva di Stefano, Manuela Plaja, Emilia Valenza racconteranno esperienze, aneddoti relativi ai premi e workshop del Genio.

Grotta Conza

E ancora,  le passeggiate guidate da professori universitari ed esperti (qui per prenotare) che condurranno tra meraviglie botaniche, tesori d’arte, collezioni scientifiche – sulle tracce del Basile o di Carlo Scarpa, sui passi del Grand Tour, tra spazi pubblici e luoghi privati, aree verdi e borghi art nouveau –: domani Renata Prescia del dipartimento universitario di restauro, condurrà alla scoperta della Vucciria e delle loggeche la abitavano; domenica Gianluca Chiappa, direttore della Riserva Club Alpino Italiano Sicilia proporrà una visita a Grotta Conza e Santo Giunta, del dipartimento di Architettura, traccerà un filo da piazza Marina allo Steri fino all’Abatellis.

La Sala Meridiana del Museo della Specola

Oltre a Palazzo Isnello, il Genio si ritroverà nell’arazzo settecentesco di Palazzo Comitini e lungo lo scalone monumentale di Palazzo delle Aquile; poi i luoghi che sono espressione di una straordinaria genialità nell’arte, nella storia, nella scienza, come la straordinaria Specola con i suoi telescopi da cui scrutare stelle e pianeti (visitabile soltanto i venerdì, il 27 maggio e il 3 giugno, qui per prenotare) ; il MEC, il nuovissimo museo tecnologico dedicato al mondo di Steve Jobs. Il programma è un vero viaggio dentro l’estrema versatilità di personaggi straordinari, del passato e del presente, dagli stuccatori Serpotta all’Oratorio dei Bianchi, alla mano geniale di Ernesto Basile nelle 34 tavole ad Architettura (presentate dagli stessi professori universitari) alla tragica creatività dei prigionieri nelle antiche carceri dello Steri.

Serbatoi di San Ciro

I geni del passato nella biblioteca di Casa Professa, la precisione ingegneristica delle canalizzazioni dell’acqua potabile (i serbatoi di San Ciro o le sorgenti del Gabriele), la mano degli architetti di ieri, da Palazzo Costantino, nume diruto della città con il suo affresco superstite; Villa Zito con la sua collezione di paesaggisti ottocenteschi o la Casina Cinese con la tavola matematica, vero esempio di genialità al servizio della privacy. E Palazzo Valguarnera dove l’artista Marco Papa sta rileggendo il Genio ma alla sua maniera: “Il Nono Genio” è formata da un ciclo di disegni e una piccola scultura in pece greca, modellata e scolpita, con i corpi degli animali che diventano parte degli arti di un re, che muta e incarna un rigenerato popolo palermitano.

Il logo di “Ho Scelto il Sud”

La manifestazione è legata a doppio filo a “Ho scelto il Sud”, nuovo progetto delle Vie dei Tesori che da oltre un anno sta mappando storie di chi è tornato al Sud o ha deciso di restare con progetti innovativi che a volte dall’isola si sono irradiati oltre lo Stretto. Finora sono state raccolte trecento storie, su cinquanta si stanno girando mini-documentari che saranno presentati nelle scuole, nelle Università, per seminare speranza e colmare un deficit di narrazione su un Sud creativo, produttivo, non assistito: ve ne parleremo giovedì 26 maggio allo Steri con il cantautore Mario Incudine.

Il programma del festival Il Genio di Palermo, le schede e gli approfondimenti sono sul sito www.leviedeitesori.comcon tutte le info necessarie per partecipare a visite, passeggiate, esperienze.

Al via il Festival Genio di Palermo, ecco le passeggiate del primo weekend

Tre itinerari d’autore guidati da esperti e docenti universitari alla scoperta della Vucciria, sulle tracce di Carlo Scarpa allo Steri e a Palazzo Abatellis e alla riserva naturale di Grotta Conza

di Redazione

Tra chiese e logge della Vucciria, oppure tra palazzi storici rivitalizzati da un grande architetto e, infine, alle pendici dei monti della città per scoprire una grotta nascosta. Sono le passeggiate del primo weekend del Genio di Palermo, l’edizione primaverile del Festival Le Vie dei Tesori, organizzata insieme all’Università di Palermo (qui il programma completo). Tre weekend dal 21 maggio al 5 giugno, tra visite, esperienze e passeggiate d’autore, all’insegna del Genio, nume tutelare della città, figura identitaria da rintracciare tra strade, palazzi, fontane, ma anche, in senso esteso, come parola che indica talento, capacità di intuizione e di innovazione di cui l’Università vuole essere incubatore e lievito.

Uno scorcio della Vucciria (foto Wikipedia)

La prima passeggiata è in programma sabato 21 maggio alle 10. Insieme a Renata Prescia, docente alla Facoltà di architettura dell’Università di Palermo, si andrà alla scoperta della storia mutevole e affascinante della Vucciria (qui per prenotare), mercato storico, ma anche quartiere commerciale a vocazione internazionale, per l’insediarsi delle nazioni estere che vi costituirono chiese e logge. Manifestano, tra ‘400 e ‘500, una vitalità e un talento la cui espressione è il genio artistico (o “Palermu lu granni”) realizzato da Pietro da Bonitate nella piazzetta Garraffo nel 1483, in contemporanea al Genio (“Palermu lu nicu”) che Antonio da Como realizzava per Palazzo Pretorio.

Lo Steri

Domenica 22 maggio alle 10,30, a Palazzo Abatellis e allo Steri, con la guida dell’architetto Santo Giunta, si toccherà con mano il processo progettuale di Carlo Scarpa, tra i più importanti architetti del Novecento (qui per prenotare). Una lezione itinerante nei due edifici storici, luoghi di mediazioni complesse fra l’impegno progettuale di Scarpa e il senso di misura e di armonia complessiva delle due fabbriche. Si tratta di una ricognizione mirata che racconta di ambiti spaziali che, come storie parallele, apparentemente disgiunte, tornano ad avviarsi insieme, e rivelano la fisicità dello spazio costruito, le relazioni essenziali con la città contemporanea. Immergersi passo dopo passo in queste architetture per comprendere un processo di rivitalizzazione che Scarpa ha innescato, concorrendo a disvelare nuove strutture narrative capaci di guardare ai tratti del nostro tempo.

Grotta Conza

Sempre domenica alle 9, si potrà partecipare a una passeggiata naturalistica, alla scoperta di Grotta Conza, nell’omonima riserva vicino a Tommaso Natale (qui per prenotare). Con Gianluca Chiappa, direttore della riserva gestita dal Cai Sicilia, partendo dall’ingresso dell’area protetta in via Luoghicelli, in circa 10 minuti si raggiungerà la grotta percorrendo un agevole sentiero. Qui il gruppo dei visitatori viene diviso in due, il primo, dopo aver indossato il caschetto speleo di protezione con l’illuminazione, entrerà in grotta con l’ausilio del personale del Cai. La durata è di circa un’ora con una progressione in grotta di circa 80 metri e una pendenza di 30 gradi circa. Il secondo gruppo verrà condotto, sempre dal personale della riserva, alla scoperta dei sentieri dell’area protetta. Si ammirerà il colore cangiante della roccia calcarea lungo il sentiero, una flora molto ricca, tipica della gariga e della macchia mediterranea e i resti delle attività contadine di un tempo. Il percorso esterno, tutto su sentiero agevole, è di circa 2 chilometri.

Per tutte le altre informazioni sul Festival Genio di Palermo, telefonare allo 091 7745575, dalle 10 alle 18, o visitare il sito www.leviedeitesori.com.

Il festival Genio di Palermo si presenta a Palazzo Isnello

Visita speciale in anteprima per la stampa della dimora nobiliare che custodisce il prezioso affresco di Vito D’Anna. Si presenta l’edizione primaverile delle Vie dei Tesori, organizzata congiuntamente con l’Università

di Redazione

Il Genio, il nume tutelare laico di Palermo, simbolo di forza, ingegno e creatività. Disperso nella città, come frantumato tra affreschi, statue, angoli e icone: ritrovarlo e riscoprirlo è quasi un dovere. E a lui è dedicata l’edizione primaverile del Festival Le Vie dei Tesori, organizzata congiuntamente dalla Fondazione Le Vie dei Tesori e dall’Università di Palermo. Accanto alle visite, alle passeggiate, alle esperienze, una mostra all’Orto Botanico che racconterà il “Genio di Palermo”, un incontro tra “geni di Palermo”, in gran parte ex studenti dell’Ateneo; le passeggiate guidate da professori universitari ed esperti. Un progetto che rientra nel solco della Terza Missione dell’Ateneo, con l’obiettivo di favorire il trasferimento di conoscenza sul territorio, coinvolgere la comunità, essere bacino di network innovativi.

Tra i Geni sicuramente sconosciuti, c’è quello di Palazzo Isnello (via Isnello 10, traversa di corso Vittorio Emanuele): un affresco, bellissimo e perfettamente conservato, firmato che il pittore Vito D’Anna realizzò su incarico di don Vincenzo Termine di Isnello, a metà ‘700.  Il palazzo privato aprirà le porte per la prima volta in assoluto proprio per il festival. Venerdì 20 maggio alle 15, visita in anteprima per la stampa con il sindaco Leoluca Orlando, l’assessore comunale alle Culture Mario Zito, il rettore dell’Ateneo Massimo Midiri, il prorettore alla Terza Missione Maurizio Carta, il presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori Laura Anello. Condurrà la visita l’artista Fabrice De Nola, la cui famiglia è proprietaria del palazzo.

Sempre venerdì, ma alle 17,30 all’Orto Botanico apertura del festival con un talk e una mostra fotografica (scatti di Sandro Scalia e Ezio Ferreri) che racconteranno il “Genio di Palermo”, la rassegna curata dal 1998 al 2005 dalla storica dell’arte Eva Di Stefano coinvolgendo gli artisti che ne furono protagonisti. Al talk partecipano la stessa Eva di Stefano, Andrea Cusumano, Anne-Clémence De Grolée, Alessandro Di Giugno, Domenico Pellegrino, Manuela Plaja, Enrico Stassi e Emilia Valenza. A seguire, l’inaugurazione della mostra fotografica che racconterà alcuni momenti, performance, workshop della manifestazione, con focus sugli anni 2000 e 2005. La mostra durerà fino al 5 giugno, sabato e domenica dalle 10 alle 19.

Presto disponibile il programma completo del Festival su www.leviedeitesori.com.

Una missione per i rostri della Battaglia delle Egadi

Al via una campagna avviata dalla Soprintendenza del Mare, in collaborazione con la Rpm Nautical Foundation per approfondire gli studi sui reperti individuati e recuperati in questi anni nel corso delle campagne di ricerca

di Redazione

Una campagna di studio e documentazione per i rostri della Battaglia delle Egadi, epico scontro tra romani e cartaginesi nel Mediterraneo. È la missione avviata dalla Soprintendenza del Mare e la Rpm Nautical Foundation. Il progetto, frutto della collaborazione tra la Regione e la società di ricerca statunitense, prevede lo studio, la documentazione fotografica e la scansione con laser scanner dei rostri individuati e recuperati in questi anni nel corso delle campagne effettuate nei fondali delle Egadi con la nave da ricerca Hercules della Rpm Nautical Foundation, la Global Underwater Explorers e la Sdss, The Society for the documentation of submerged sites.

Scansione con laser scanner (foto William Murray – Salvo Emma – RPM Nautical Foundation)

Le operazioni sono in corso di svolgimento nelle sedi della Soprintendenza del Mare (Arsenale della Marina Regia e Istituto Roosevelt di Palermo), del Museo Pepoli di Trapani e dello Stabilimento Florio di Favignana. “Si tratta di un momento di importante approfondimento scientifico – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – nel segno della collaborazione internazionale con importanti centri di ricerca. I risultati della missione ci consentiranno di acquisire un patrimonio di informazioni dettagliate e approfondite sui rostri ritrovati al largo delle Egadi. Un contributo importante per la conoscenza di un episodio storico che ha condizionato significativamente il corso della storia”.

Un rostro viene trasportato per la documentazione fotografica (foto William Murray – Salvo Emma – RPM Nautical Foundation)

Il team è composto dagli archeologi, dai subacquei, dai restauratori e dai fotografi della Soprintendenza del Mare, coordinati dal soprintendente Ferdinando Maurici e da William Murray dell’University of South Florida, Peter Campbell della Cranfield University, Stephen DeCasien della Texas A&M University, e da Konstantinos Raptis dell’University of Athens.

Uno dei rostri recuperati

Per il soprintendente del Mare, Maurici “si tratta di un’ulteriore tappa del grande lavoro avviato dall’indimenticabile Sebastiano Tusa, proseguito dai suoi successori e di una importantissima collaborazione scientifica internazionale ai massimi livelli”. Oltre che delle competenze professionali della Soprintendenza del Mare, la missione si avvale dei mezzi e dell’esperienza ormai pluriennale, liberalmente messi a disposizione dall’importante Fondazione scientifica americana.

Le Vie dei Tesori News

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