A Taormina in mostra i capolavori dei conventi Cappuccini

A Palazzo Ciampoli una trentina di capolavori poco conosciuti, a volte inediti, provenienti da eremi, conventi di montagna, musei e magazzini. Anche una sezione libraria con rari volumi di teologia, filosofia e medicina

di Redazione

Una trentina di opere in mostra, tra cui cinque grandi pale d’altare, che provengono dalle chiese cappuccine di alcuni centri collinari della Sicilia nordorientale e dall’entroterra etneo. Si possono ammirare a Taormina, nelle sale di Palazzo Ciampoli, dove è stata inaugurata mostra “Umiltà e splendore. L’arte nei conventi cappuccini del Valdemone tra Controriforma e Barocco”, organizzata e prodotta dal Parco archeologico Naxos Taormina in collaborazione con la Soprintendenza dei Beni Culturali di Messina, cui è affidata la responsabilità scientifica della mostra, e promossa dalla Provincia dei Frati Minori Cappuccini di Messina e dall’associazione Intervolumina.

L’inaugurazione della mostra “Umiltà e Splendore”

Per la prima volta, si potranno apprezzare con un approccio ravvicinato queste opere straordinarie, solitamente visibili a distanza e con l’inevitabile filtro di altari e tabernacoli lignei che ne impediscono una visione integrale. Tra le tele eseguite da artisti di fama internazionale per i cappuccini del Valdemone, grazie alla mediazione dei generali dell’Ordine e alla munificenza del ceto aristocratico siciliano, spiccano la preziosa Madonna degli Angeli con San Francesco e Santa Chiara, dipinta da Scipione Pulzone nel 1588 per la chiesa di Mistretta, opera cruciale per i contenuti della manifestazione e modello iconografico che incarna i dettami della Controriforma, e la scenografica Trasfigurazione realizzata per i Cappuccini di Randazzo, nella prima metà del Seicento, dal pittore parmense Giovanni Lanfranco, tra i più noti esponenti della pittura barocca italiana.

Si segnala, inoltre, il caso della Madonna degli angeli e santi francescani del Convento di Pettineo, realizzata nel 1722 dal pittore fiammingo Guglielmo Borremans e restituita al pubblico dopo un lungo restauro che – per la gioia degli studiosi – ha svelato anche la firma autografa e la data di realizzazione sinora nascoste dalla imponente cornice.

Un momento della presentazione della mostra

Le sezioni della mostra, curata dalla storica dell’arte Stefania Lanuzza, sono quattro: le prime tre scandite da scelte iconografiche caldeggiate dall’Ordine (la natura umana e divina di Cristo; la Madonna degli Angeli; figure di santi e sante cari ai frati cappuccini siciliani: San Francesco, Santa Caterina d’Alessandria e poi le popolarissime Sant’Agata e Santa Lucia); la quarta sezione è dedicata ai frati Umile e Feliciano da Messina, al secolo rispettivamente Jacopo Imperatrice e Domenico Guargena: entrambi frati cappuccini ma con una formazione artistica di alto spessore essendo cresciuti nelle botteghe del pittore caravaggesco Alonso Rodriquez e del fiammingo Abramo Casembrot, maestri indiscussi della pittura del Seicento a Messina. In mostra anche una preziosa selezione di volumi appartenenti al fondo antico della Biblioteca dei Cappuccini di Messina e coevi ai materiali artistici.

Opere in mostra a Palazzo Ciampoli

In occasione dell’inaugurazione, dopo i saluti in video dell’assessore regionale ai Beni Culturali, Alberto Samonà, e della direttrice del Parco, Gabriella Tigano, sono intervenuti presenti Mirella Vinci, soprintendente ai Beni Culturali di Messina; il sindaco di Taormina, Mario Bolognari; padre Luigi Saladdino, ministro provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Messina, e Giuseppe Lipari, presidente dell’associazione culturale “Intervolùmina”, che ha curato la sezione bibliografica della mostra dove sono esposti volumi del Seicento, testi di teologia e filosofia, vite dei santi ma anche rari testi di medicina e fisica.

La mostra, a ingresso gratuito, è visitabile fino al 14 settembre ed è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 19.

Musica, teatro e solidarietà: torna Lampedus’amore ricordando Cristiana Matano

Presentata la settima edizione del premio internazionale intitolato alla giornalista scomparsa nel 2015. Tanti gli ospiti: da Paolo Briguglia a Daniele Silvestri

di Redazione

Conto alla rovescia per la settima edizione di Lampedus’amore, la manifestazione legata al Premio giornalistico internazionale intitolato a Cristiana Matano, scomparsa nel 2015, e in programma a Lampedusa dall’8 al 10 luglio, come sempre in piazza Castello. La tre giorni è stata presentata oggi nella Sala Onu del Teatro Massimo di Palermo, dal presidente dell’Associazione “Occhiblu” che organizza la manifestazione, Filippo Mulè, con il sovrintendente del Teatro Massimo, Marco Betta; il consigliere dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro; il segretario di Assostampa Sicilia, Roberto Ginex; il direttore generale Asp di Palermo, Daniela Faraoni, e un rappresentante del Comune di Lampedusa. Tra i presenti anche Sandro Leone, responsabile Area Retail Palermo Est di Unicredit.

Da sinistra, Sandro Leone, Filippo Mulè, Daniela Faraoni, Marco Betta, Roberto Ginex e Franco Nicastro

Sarà un’edizione densa di ospiti e appuntamenti: in apertura Paolo Briguglia con “Nel mare ci sono i coccodrilli”, quindi Daniele Silvestri e Lidia Schillaci, i violinisti Oleksandr Semchuk e Ksenia Milas, il cabarettista e imitatore Leonardo Fiaschi, fino alla cerimonia di premiazione degli elaborati selezionati. Un ricco scambio tra chi viene e chi, invece, a Lampedusa vive: è un po’ questo il senso di Lampedus’amore, una manifestazione dove risuonano parole di pace, fratellanza, convivenza, integrazione e accoglienza, dove contaminazione, condivisione, apertura, confronto e dialogo rappresentano il filo rosso che lega organizzatori, ospiti, pubblico. Un’occasione di riflessione con un comune denominatore: la stessa attenzione di Cristiana ai sud del mondo, lo stesso suo impegno a inseguire una passione.

L’isola di Lampedusa

L’8 luglio, si aprirà alle 21, in piazza Castello, dove la giornalista Marina Turco presenterà la cerimonia di apertura con la proiezione del video-ricordo di Cristiana Matano, alla presenza di personalità e autorità istituzionali. La prima serata è quella, per tradizione, dedicata al teatro. Quest’anno sul palco la storia, tristemente contemporanea, di Enaiatollah Akbari, un bambino afghano di etnia hazara (avversa ai talebani) costretto a barattare la propria innocenza in cambio della sopravvivenza: “Nel mare ci sono i coccodrilli” è tratto da uno dei libri più commoventi comparsi negli ultimi anni, il bestseller di Fabio Geda tradotto in 31 paesi, ed è ormai un classico del teatro, nella toccante interpretazione di Paolo Briguglia.

Daniele Silvestri

Il 9 luglio, nell’Area Marina Protetta alle 18, l’angolo della letteratura, moderato da Elvira Terranova, sarà dedicato alla presentazione del libro “La Cala” di Giuseppe Ciulla e Catia Catania. È la storia dei pescatori mazaresi sequestrati nel Mediterraneo nel 2020. La sera in piazza Castello alle 21.30, l’attesa serata musicale, presentata da Salvo La Rosa  con la partecipazione di Daniele Silvestri, una delle voci più famose della canzone italiana degli ultimi anni, e di Lidia Schillaci, vincitrice di Tale e Quale Show.

L’aeroporto di Lampedusa (foto Wikipedia)

Il 10 luglio si inizia al mattino, all’aeroporto di Lampedusa, dalle 10 alle 13, con il convegno, organizzato in collaborazione con il Parlamento, l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa, dal titolo: “Le migrazioni tra politica, informazione e cultura: diritti, solidarietà e responsabilità”. La serata finale, presentata da Laura Cannavò e Salvo La Rosa, inizierà alle 21.30, in piazza Castello, con la cerimonia di consegna dei Premi giornalistici internazionali Cristiana Matano. La parte di spettacolo è affidata alla coppia di violinisti ucraino-russa Oleksandr Semchuk e Ksenia Milas, al cabarettista e imitatore Leonardo Fiaschi e agli allievi di Espressione Danza Lampedusa.

“Anche quest’anno – ha commentato Mulè – siamo riusciti ad allestire un programma di qualità, ricco e vario, continuando a dare fisicità ai nostri sogni e ad assicurare la presenza di personalità e artisti di grande spessore. Stare insieme, confrontarsi, riflettere, sorridere, scommettere e rischiare: c’è tutto questo nella settima edizione di Lampedus’amore, c’è il desiderio di celebrare la vita che è l’arte dell’incontro, ma soprattutto c’è la voglia di continuare a ricordare e a raccontare”.

Tornano le Orestiadi di Gibellina sul filo della memoria

Dall’8 luglio al 6 agosto un ricco programma di spettacoli dal Baglio Di Stefano al Cretto. Si inaugura con un grande omaggio a Pasolini nel centenario della nascita

di Redazione

Nel segno della memoria che si rinnova, ritornano le Orestiadi di Gibellina, dall’8 luglio al 6 agosto, dal Baglio Di Stefano al Cretto di Burri. La 41esima edizione dal titolo “se la memoria ha un futuro”, si aprirà con un grande omaggio a Pier Paolo Pasolini, nel centenario della sua nascita, attraverso le parole dell’Orestea, per concludersi al Cretto di Burri con un ricordo delle terribili stragi del 1992 attraverso le parole di Salvo Licata e della sua tragica orazione per Falcone e Borsellino, scritta proprio trent’anni fa e messa in scena per la prima volta a Gibellina (qui il programma completo)

Silvia Ajelli

Tanti i protagonisti che ci guideranno in questo viaggio attraverso la memoria, il ricordo e i diversi linguaggi del contemporaneo: da Alessandro Haber, Imma Villa e Silvia Ajelli che rileggeranno in scena l’Orestea con le musiche di Dario Sulis e Chris Obehi anticipati, al tramonto, dalle letture “pasoliniane” di Fabrizio Romano e Gaia Insenga con le suggestioni sonore di Angelo Sicurella e dall’inaugurazione delle mostre dedicate a Pasolini di Franco Accursio Gulino e Umberto Cantone, fino alla performance inedita, itinerante, a cura del Laboratorio artistico Genia ispirata al Pilade.

Baglio Di Stefano

Le immagini di Franco Maresco incontrano le parole di Franco Scaldati per ricordare Giovanni Falcone, mentre Chiara Gambino mette in scena la storia di Calogero Zucchetto, giovane poliziotto ucciso nel 1982. Marco Baliani porta il suo originale Rigoletto e le Ebbanensis e Mario Tronco il loro “partenopeo” Così Fan Tutte. Il premio Under 35 Leo de Berardinis del Teatro di Napoli incontra il nostro premio città laboratorio nel segno dei giovani artisti. Poi tante storie di donne: Silvia Ajelli fa rivivere le donne di Dacia Mariani con Aurora Falcone, Stefania Blandeburgo e Simona Sciarabba, mentre i Fanny e Alexander portano in scena il romanzo di Nadia Terranova “Addio fantasmi” con Anna Bonaiuto e Valentina Cervi.

Fabrizio Ferracane

Al Cretto di Burri, come sempre un gran finale: Fabrizio Ferracane, Filippo Luna, Enrico Stassi con le musiche di Alessandro Presti e la partecipazione musicale di Vasco Brondi si confronteranno con l’Orazione di Salvo Licata, e Marco Paolini metterà in scena il suo nuovo spettacolo “Sani, teatro fra parentesi”, tornando a recitare sul Grande Cretto, dopo vent’anni dal suo racconto per Ustica.

Marco Paolini

Anche quest’anno Le Orestiadi sono dirette da Alfio Scuderi e realizzate dalla Fondazione Orestiadi con il sostegno istituzionale dell’assessorato al Turismo della Regione Siciliana e il progetto speciale al Cretto di Burri, grazie all’assessorato regionale ai Beni Culturali. “Abbiamo preso in prestito, non a caso, questa frase, ‘se la memoria ha un futuro’, da Leonardo Sciascia come titolo di questa edizione del Festival – spiega Alfio Scuderi – perché in queste Orestiadi vogliamo partire proprio dalla memoria viva per rinnovarla: vogliamo ricordare un grande autore scomparso troppo presto come Pier Paolo Pasolini, regista, scrittore, autore teatrale, ed in primo luogo vero intellettuale, pensiero critico di un paese in crisi perenne. Ma vogliamo anche marcare il ricordo, attraverso il teatro, di due avvenimenti tragici che hanno cambiato la nostra storia contemporanea, le terribili stragi del 1992”.

I 23 rostri della Battaglia delle Egadi in un database digitale

I reperti in bronzo sono stati al centro di una campagna di documentazione e presto saranno visionabili online grazie al lavoro della Soprintendenza del Mare e della statunitense Rpm Foundation

di Redazione

Sono i grandi “becchi” in bronzo con cui si armavano le antiche navi, usati anche durante la storica battaglia delle Egadi, vinta nel 241 avanti Cristo dalla flotta romana contro i cartaginesi. I 23 rostri recuperati nei fondali di Levanzo sono stati oggetti di studio di una campagna di documentazione e presto saranno visionabili online attraverso un database al quale stanno lavorando la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e la statunitense Rpm Foundation.

il team di lavoro al Museo Pepoli di Trapani

Un team composto da archeologi, tecnici e fotografi, ha lavorato per tre settimane, catalogando tutti i preziosi reperti in bronzo ritrovati e recuperati nello specchio di mare a nord-ovest di Levanzo, nelle Isole Egadi, nel corso delle numerose campagne di ricerca effettuate negli ultimi anni, grazie all’accordo stipulato tra la Regione e la prestigiosa fondazione americana. In particolare, – fanno sapere dalla Regione – sono state realizzate le scansioni laser dei rostri e la documentazione fotografica, nonché il rilievo di tutti i manufatti. Scopo dell’attività, è quello di approfondire lo studio dei rostri punici e romani mentre la prossima pubblicazione di un volume che racconterà la Battaglia delle Egadi.

Esposizione dei rostri nell’ex Stabilimento Florio a Favignana

Insieme ai 23 rostri, sono stati recuperati oltre 30 elmi del tipo Montefortino, due spade, alcune monete e un grande numero di anfore: insieme sono il frutto di una grande campagna di ricerca effettuata fin di primi anni 2000. Un lavoro che si è ripetuto ogni anno con l’ausilio della nave oceanografica Hercules, dotata delle più sofisticate tecnologie nel campo della ricerca marina ad alta profondità. Da alcuni anni, alla ricerca puramente strumentale, è stata affiancata l’opera di un gruppo di subacquei altofondalisti che operano in sinergia con i tecnici della Rpm e della Soprintendenza, rappresentando un valore aggiunto sia in termini di efficacia che di snellimento dei tempi.

Scansione laser di un rostro al Castello di Marettimo

I rilievi sono stati effettuati nelle sedi della Soprintendenza del Mare dove sono custoditi i rostri, e cioè, all’interno dell’ex Istituto Roosevelt, all’Arsenale della Marina Regia di Palermo, nell’ex Stabilimento Florio di Favignana, al Castello di Punta Troia a Marettimo e al Museo regionale Agostino Pepoli di Trapani. “La buona collaborazione nelle ricerche dà ottimi frutti. Le informazioni di dettaglio acquisite sulla Battaglia delle Egadi, grazie alla ricerca congiunta tra la Soprintendenza del Mare e la Rpm Foundation – sottolinea l’assessore regionale ai Beni Culturali, Alberto Samonà – forniscono importanti elementi per definire con maggior chiarezza gli avvenimenti che, nel 241 avanti Cristo, cambiarono il corso della storia. Il database che a breve sarà consultabile è uno strumento di conoscenza approfondito che consentirà a tutti gli studiosi di operare sulla base di informazioni scientifiche inequivocabili”.

Scansione laser di un rostro all’Arsenale della Marina Regia di Palermo

“Continua – dichiara il soprintendente del Mare, Ferdinando Maurici – lo studio della Battaglia che, grazie all’intuizione di Sebastiano Tusa, ha consentito di arricchire la storia di un evento che ha cambiato le sorti del Mediterraneo. La stretta collaborazione con la Rpm Nautical Foundation e la Sdss, The Society for Documentation of Submerged Sites, che ci fornisce un prezioso supporto con i suoi subacquei, ci permette di proseguire le ricerche che da circa 20 anni vengono svolte nello specchio acqueo delle Egadi. È ancora una volta la prova che la perfetta sinergia tra istituzioni scientifiche, rappresenta la chiave vincente per le ricerche archeologiche in mare”.

La mostra per Tusa all’Arsenale della Marina Regia

I rostri della Battaglia delle Egadi sono attualmente in mostra all’Arsenale della Marina Regia di Palermo, all’interno della mostra “Sebastiano Tusa una vita per la cultura”, a Favignana nella sala museale della Battaglia all’interno dell’ex Stabilimento Florio, al Castello di Punta Troia a Marettimo e al Museo Agostino Pepoli di Trapani.

Primi scavi archeologici a Sutera, il balcone dei Sicani

Avviata una campagna di ricerca su monte San Paolino, un luogo pieno di leggende, che si raggiunge dopo aver salito una scalinata tra la roccia composta da 157 gradini

di Redazione

È il balcone dei monti Sicani, da cui con uno sguardo si abbraccia la Sicilia intera. Una terrazza naturale su cui adesso è stata avviata la prima campagna di ricerca archeologica che promette di regalare molte sorprese. Si scava a Sutera, sul monte San Paolino, dove si trova il santuario, simbolo del piccolo borgo nisseno. È un luogo pieno di leggende, che si raggiunge dopo aver salito una scalinata tra la roccia composta da 157 gradini.

Scavi su monte San Paolino

Adesso gli archeologi sono al lavoro grazie all’azione congiunta della Soprintendenza ai Beni culturali di Caltanissetta, sotto la supervisione della soprintendente Daniela Vullo, con il patrocinio del Comune di Sutera. La campagna è condotta dai Gruppi Archeologici d’Italia con Alberto Scuderi, vicedirettore nazionale e direttore per la Sicilia e la consulenza del medievalista Ferdinando Maurici, attuale soprintendente del Mare della Regione Siciliana.

Rilievi di scavo

L’area indagata – fanno sapere dalla Regione – ha rivelato informazioni preziose sulla presenza di strutture inerenti un fortilizio di epoca medievale ben conosciuto attraverso le fonti storiche. Lo scavo si è concentrato in particolare su due aree, una in corrispondenza della torre campanaria del Santuario e l’altra a sud della parte sommitale del monte San Paolino. Lo scavo costituisce solo la prima parte di un intervento più ampio di conoscenza, valorizzazione e tutela del patrimonio culturale di Sutera con il pieno coinvolgimento della comunità locale e dell’associazionismo.

Il campanile di San Paolino

Nel corso delle attività, è emersa l’ipotesi – aggiungono ancora dalla Regione – che la Sutera altomedievale (bizantina, araba, forse anche normanna) potesse essere ubicata almeno in buona parte proprio lungo le ripide pendici del monte San Paolino, il cui unico versante accessibile ancora oggi appare difeso da due segmenti murari su cui di aprono altrettante porte. L’abbondanza di tegolame medievale su tutto il versante, l’affioramento di alcune mura e la presenza, oltre le cinta murarie di cui si è detto, dei quartieri Rabato e Rabatello, potrebbero rendere ulteriormente plausibile l’ipotesi. Rabato e Rabatello sono infatti toponimi provenienti dalla parola araba “rabad” che indica un sobborgo extra muraneo. L’esistenza di un rabad-Rabato potrebbe essere indizio della compresenza di una parte difesa e murata dell’abitato che si ipotizza appunto essere esistita lungo l’unico versante accessibile del monte San Paolino.

“Siamo molto soddisfatti di questo primo momento di ricerca – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – che ci offre nuove chiavi di lettura circa l’area di scavo ma anche la stessa origine della città di Sutera. È per me, peraltro, particolarmente importante vedere come l’attività congiunta tra diversi rami dell’amministrazione e la collaborazione tra istituzioni e privati, sia la chiave necessaria per un’azione proficua e feconda”.

Sutera e la sua rocca

All’attività di scavo ha partecipato attivamente l’Associazione God Sutera con il presidente Pino Chiparo e Nino Pardi. In particolare hanno operato: Alberto Scuderi, Viviana Caparelli, Mario Bonaviri, Giuseppe Scuderi, Simona Coco, Gaspare Maniscalco, Francesco Guardino, Barbara Trovato, Simona Grippi, Chris Yates, Jacob Bessen, Alberto Castelli e Maria Sicilia. I risultati di questa prima campagna di scavo saranno resi noti nel corso di una conferenza che illustrerà le considerevoli scoperte avvenute durante questa prima fase della ricerca.

Giornata Mondiale dell’Art Nouveau, aprono i luoghi del Liberty

Venerdì 10 e sabato 11 giugno saranno visitabili alcuni dei beni di proprietà della Regione Siciliana, dal Villino Florio al Villino Ida a Palermo fino a Villa De Pasquale a Messina

di Redazione

Palermo apre le porte dei suoi tesori Liberty in occasione della Giornata Mondiale dell’Art Nouveau. Venerdì 10 e sabato 11 giugno alcuni dei beni di proprietà della Regione Siciliana saranno visitabili in occasione di un’apertura straordinaria disposta dall’assessore regionale ai Beni Culturali, Alberto Samonà. Un segno in direzione dell’annunciato “itinerario del Liberty” che includa la produzione architettonica e artistica che fu molto fiorente nella Sicilia dei primi anni del 1900, con nomi quali Ernesto Basile ma anche artisti come Ettore De Maria Bergler, Rocco Lentini, Giuseppe Enea, Salvatore Gregorietti, che lasciarono tracce di un’intensa attività in tante città siciliane.

Visite al Villino Florio

In occasione delle due giornate, a Palermo si potrà visitare il Villino Florio di viale Regina Margherita, abitato da Vincenzo junior, creatore della Targa Florio, e dalla prima moglie, Annina Alliata di Villareale, scomparsa giovanissima (apertura al pubblico venerdì 10 giugno dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 24. Sabato 11 giugno, invece, apertura dalle 9 alle 13. Previsto un servizio di visite guidate gratuito curato dalle Associazioni Guide Turistiche Abilitate).

Villino Ida

Villino Ida in via Siracusa, oggi sede della biblioteca della Soprintendenza di Palermo, apre venerdì dalle 9 alle 18 e sabato dalle 9 alle 13. Costruito nel 1903 l’edificio prende il nome dalla moglie dell’architetto Ernesto Basile, che qui abitò insieme alla famiglia. In entrambi i siti, vetrate policrome, ringhiere, lampade e decori in ferro battuto con inserti floreali, la grande varietà di disegni sulle tappezzerie e di decori nei soffitti hanno generato capolavori riconosciuti in tutto il mondo.

Il loggiato di Palazzo Ajutamicristo, sede della Soprintendenza

Stesse modalità di visita per il Palazzo Ajutamicristo, in via Garibaldi, sede della Soprintendenza, in cui potrà essere ammirata la “Pupa del Capo”, il celebre mosaico in stile Liberty che è stato realizzato per il Panificio Morello, all’interno del popolare mercato palermitano, e si trova qui esposto dopo il restauro. A Messina, invece, aperta al pubblico venerdì 10 giugno dalle 16.30 alle 20 la Villa De Pasquale nel Villaggio Contessa. Visite guidate sono in programma dalle 18 alle 19.

Villa De Pasquale a Messina

L’Art Nouveau, in Italia noto come Liberty o Floreale, fu sinonimo di modernità e di trasformazione dei centri urbani, di emancipazione femminile, ma anche di contrasti sociali. Un movimento che, caratterizzando significativamente Palermo, definita “Capitale del Liberty”, ebbe esempi importanti anche a Catania, Licata, Siracusa, Trapani e in altri luoghi della Sicilia. Fenomeno culturale, oltre che estetico, è particolarmente apprezzabile nella arti applicate con forme espressive molto eleganti nelle ceramiche, nelle vetrate, nei ferri battuti come anche nelle tappezzerie e nei decori in pietra cementizia che arricchivano architetture e ambienti.

Si torna a scavare nell’area sacra di Solunto sulle tracce dell’antica città

Riprendono le attività di ricerca condotte dagli archeologi dell’Università di Palermo, indagini che vanno di pari passo con la ricostruzione virtuale per una più approfondita lettura urbanistica

di Redazione

Nuovi scavi che vanno di pari passo con la ricostruzione virtuale di una delle aree archeologiche più interessanti della Sicilia. Riprendono le attività di ricerca a Solunto condotte dagli archeologi dell’Università di Palermo nell’area sacra, dove si trova il santuario. I lavori, realizzati all’interno del protocollo d’intesa tra il Parco archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato, diretto da Stefano Zangara, e il Dipartimento Culture e Società dell’ateneo palermitano, rientrano nel programma didattico dei corsi di laurea magistrale in Archeologia e laurea triennale in Beni culturali sotto la supervisione dei professori Elisa Chiara Portale e Gilberto Montali.

Campagna di scavi dell’Università di Palermo a Solunto

L’avvio delle attività – fanno sapere dalla Regione – ha richiesto un intervento preliminare di pulizia dell’area che si trova tra il santuario e il teatro, con l’apertura di alcuni saggi di verifica finalizzati alla comprensione della sostanza architettonica e delle relazioni topografiche e stratigrafiche che confluiranno nel lavoro in corso di rilievo, documentazione ed elaborazione digitale e di ricostruzione virtuale. L’area interessata dalle ricerche è quella del santuario a monte del Teatro dove si trovano edifici già sondati a partire dall’Ottocento e successivamente da Vincenzo Tusa negli anni ’50-’60, rimasti fino ad ora poco visibili e poco comprensibili.

Gli scavi nell’area sacra

“Il cantiere appena avviato – sottolinea l’assessore ai Beni culturali, Alberto Samonà – si pone l’obiettivo ambizioso di rendere nuovamente fruibile il percorso antico, che saliva, costeggiando la cavea del teatro, dalla zona centrale della città ai terrazzi sacri, e di valorizzare lo straordinario complesso teatro-santuario. Un’attesa che aprirà nuovi spunti nella lettura urbanistica della città di Solunto. L’archeologia è, infatti, materia viva, capace di regalarci continuamente nuove pagine nella lettura del meraviglioso libro che è la storia antica della Sicilia”.

Giovani studenti al lavoro

Le nuove indagini vanno di pari passo con la ricostruzione virtuale, realizzata da Massimo Limoncelli in stretta connessione con lo studio dell’architettura a cura di Gilberto Montali. La ricostruzione – sottolineano ancora dalla Regione – serve a riorganizzare le conoscenze acquisite per rendere maggiormente comprensibile l’area dove lo scorso anno il cantiere ha messo in luce una fascia di scavo sul lato orientale del santuario (verso valle) impegnando gli studiosi a evidenziare sul terreno la relazione tra le aree sacre e il teatro.

L’area archeologica di Solunto

La pulizia archeologica di questo settore e lo scavo, in cui sono impegnati gli studenti universitari e i dottorandi, fanno già intravedere il legame diretto e strutturale tra il teatro e il terrazzo superiore con il tempio a due celle che verso il 150 avanti Cristo fu costruito per dare una nuova sede alla statua di Astarte e ad un’altra statua ad oggi non rinvenuta. Si tratta, quindi, di un complesso “teatro-tempio” che sembra essere uno dei casi più interessanti e particolari di questa tipologia dal momento che il santuario continua da entrambe le parti (a Nord e a Sud) con una serie di recinti e sacelli di diverse divinità che mescolano schemi greci, punici e orientali; da uno di questi proviene il famoso “Zeus di Solunto”, oggi custodito all’interno del Museo archeologico Salinas di Palermo

Mosaico nella Casa di Leda

La campagna, in questo secondo anno, promette importanti novità sull’assetto architettonico e urbanistico della principale area sacra della città. I rinvenimenti dello scorso anno, infatti, avevano chiarito le relazioni esistenti tra alcuni resti, in parte scoperti fin dai primi scavi dell’inizio dell’Ottocento e in parte venuti in luce nei nuovi saggi stratigrafici, che ci danno le testimonianze più antiche della città, databili già a partire dal IV secolo avanti Cristo; a questi rinvenimenti si possono riferire monete e ceramiche della prima metà del IV secolo. Alle fasi più antiche di IV-III secolo, a cui apparteneva la statua di stile fenicio di Astarte, è seguita la riorganizzazione dell’impianto stradale e urbano nel tardo III secolo e poi, verso la metà del II secolo avanti Cristo, una scenografica risistemazione architettonica di tutto l’insieme, per come appare adesso.

L’estate del Teatro Massimo tra musica, danza e cinema

Da Eleonora Abbagnato a Giovanni Sollima, dai Carmina Burana, al film capolavoro di Chaplin musicato dal vivo. Un programma di spettacoli e concerti in scena tra il Teatro di piazza Verdi e i giardini del Teatro di Verdura, ma non solo

di Redazione

Il Teatro Massimo di Palermo apre le porte all’estate con una stagione articolata tra sedi diverse, che vedranno le compagini artistiche della Fondazione impegnate dal 2 luglio sul palcoscenico della Sala Grande di piazza Verdi e poi, dal 19 luglio, nei giardini del Teatro di Verdura. A queste sedi principali si aggiunge il concerto nell’atrio della Biblioteca Comunale di Palermo in collaborazione con il Bellini International Conteste un concerto al Teatro Antico di Taormina in collaborazione con Taormina Arte. La programmazione tiene conto delle due anime che compongono il pubblico a cui si rivolge il Teatro Massimo: da una parte gli abbonati e il pubblico cittadino, dall’altra l’imponente flusso di turisti, sempre crescente dalla riapertura post pandemia.

Charlie Chaplin

L’inaugurazione in Sala Grande è affidata il 3 luglio alle 20,30 a un evento realizzato in collaborazione con la Cineteca di Bologna, la proiezione del film muto “Luci della Città” (City Lights), il capolavoro scritto, diretto e interpretato da Charlie Chaplin, autore anche delle musiche, che sarà musicato dal vivo dall’Orchestra del Teatro Massimo diretta dal maestro Helmut Imig, uno dei maggiori specialisti di ricostruzione ed esecuzione di colonne sonore d’epoca. Dal 2 luglio, sempre in Sala Grande, hanno inizio gli “Immersive Concert”, un format di successo inaugurato lo scorso inverno e apprezzato dal pubblico straniero: un invito a scoprire la bellezza e i suoni di uno dei teatri storici più grandi d’Europa. Il programma propone un concerto di 45 minuti dove il pubblico si ritrova totalmente immerso nel suono proveniente dall’Orchestra in platea e dal Coro sistemato nei palchi. In programma pagine celebri del repertorio operistico italiano, da Rossini a Verdi, titoli attraenti e conosciuti dal grande pubblico internazionale: dall’ouverture da Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, al “Coro di Zingarelle e Mattadori” da La Traviata, al “Va’ pensiero” da Nabucco di Giuseppe Verdi, per citarne solo alcuni. A dirigere Orchestra e Coro del Teatro il maestro Danilo Lombardini. Maestro del Coro Ciro Visco. Repliche il 10, 12 e 13 luglio.

Giovanni Sollima fotografato da Shobha

L’8 luglio, il programma fa tappa al Teatro Antico di Taormina, rinnovando la collaborazione con Taormina Arte e la circuitazione e lo scambio tra istituzioni culturali presenti sul territorio. In programma il concerto dell’Orchestra del Teatro Massimo diretta dal maestro Lorenzo Viotti, tra i più affermati giovani direttori degli ultimi anni, che dirigerà Verklärte Nacht di Arnold Schönberg e la Quinta Sinfonia di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Si torna a Palermo, in Sala Grande il 9 luglio con il Coro del Teatro Massimo diretto dal maestro Ciro Visco che propone l’inconsueta versione per due pianoforti e percussioni dei Carmina Burana di Carl Orff. Dal 19 luglio la programmazione musicale si trasferisce nei giardini del Teatro di Verdura dove, nel trentennale della strage di via D’Amelio, sarà presentata l’opera di Marco Tutino: “Falcone e Borsellino. L’eredità dei giusti”. Sempre al Teatro di Verdura, il 23 luglio, è la volta di Giovanni Sollima, nel duplice ruolo di solista e direttore d’orchestra. Una serata che vedrà dialogare il poliedrico violoncellista e compositore con l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo con un repertorio eclettico che spazia dalla musica classica a quella contemporanea.

Eleonora Abbagnato

Il 24 luglio al Teatro di Verdura saranno in scena i complessi giovanili del Teatro: la Massimo Youth Orchestra, il Coro di voci bianche e la Cantoria. Il 28 luglio il programma fa tappa in un altro luogo simbolo della città, il Chiostro della Biblioteca Comunale con “Bellini Reloaded” un concerto di musiche in prima esecuzione assoluta, commissionate dal Teatro Massimo ai compositori Giovanni D’Aquila, Giovanni Ferrauto e Simone Piraino. II 29 luglio è di scena la danza al Teatro di Verdura con il Corpo di ballo della Fondazione Teatro Massimo. La serata ha per titolo Contact-Tango, una coreografia di Jean Sébastien Colau e Vincenzo Veneruso, già presentata in Olanda e in Francia. Il coronamento festoso della serata sarà affidato alla partecipazione dell’étoile Eleonora Abbagnato, che in coppia con il primo ballerino dell’Opera di Roma Michele Satriano, ballerà il passo a due di Carmen con la coreografia di Amedeo Amodio

Daniel Oren

Chiude il programma della stagione estiva il 3 agosto un grande Gala lirico al Teatro di Verdura, con l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo, affidato alla prestigiosa bacchetta del maestro Daniel Oren. Protagonista il tenore Vittorio Grigolo, star internazionale acclamata nei più grandi teatri lirici del mondo che finalmente torna a Palermo dopo L’elisir d’amore del 2004, e il giovanissimo soprano Caterina Sala, già apprezzata in Italia e all’estero e reduce dai successi scaligeri della stagione passata.

La Coppa Nissena del 1922 diventa Luogo della Memoria

Nuovi riconoscimenti per il Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana. Tra le tradizioni da proteggere la festa dei Taratatà di Casteltermini, lo Sfogghiu e il Raviolo ragusano. Dichiarati Tesori umani viventi il cantastorie Giovanni Virgadavola e la tessitrice Rosanna Garofalo

di Redazione

Il Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana continua ad arricchirsi di nuovi elementi etno-antropologici che testimoniano la ricchezza del patrimonio culturale siciliano ma anche l’operosità dei tanti che con la loro attività consentono alle tradizioni di continuare nel tempo.

Foto storica della Coppa Nissena

La commissione nominata dall’assessore Beni Culturali, Alberto Samonà, ha, infatti, approvato e iscritto nel “Libro dei Luoghi degli Eventi Storici” del Lim (Luoghi dell’Identità e della memoria), la Coppa Nissena, evento automobilistico sorto intorno al 1922 a Caltanissetta, con un percorso di circa 166 chilometri. Nata su iniziativa dell’ingegnere Rigoletti rapito dal nuovo mito della velocità e dell’automobile, questa competizione sportiva fa parte ormai del patrimonio storico sportivo dell’Isola.

Veduta di Militello (foto Masigu, Wikipedia)

Iscritti al Registro dei Beni immateriali, invece, la Festa patronale Maria Santissima della Stella di Militello in Val di Catania, in ragione della sua struttura tradizionale esattamente speculare e di pari valore alla celebrazione del Santissimo Salvatore già presente nel Registro e i Riti pasquali della Settimana Santa che si svolgono a Ferla, nel Siracusano, per la persistenza dei suoi elementi connotativi nel tempo; il rito infatti, legato alla passione e morte del Cristo, si pratica ininterrottamente da 150 anni e non è stato mai sospeso, neppure nel periodo delle guerre mondiali.

Riconoscimento ufficiale per lo Sfogghiu e per il raviolo ragusano nella versione dolce e salata, entrambi prodotti della gastronomia espressione della comunità iblea che li ha preservati nel tempo. Si tratta di un’antica tradizione legata alla stagione invernale e alle celebrazioni natalizie; la caratteristica peculiare dello sfogghiu, rustico da forno ripieno, è il gioco di cerchi concentrici presenti su tutta la superficie.

Eremo di Santa Croce e danza del Taratatà (foto Nicola Palmeri, Wikipedia)

Riconosciuto il valore storico della Festa di Santa Croce di Casteltermini – conosciuta anche come Festa dei Taratatà – che entra a far parte del “Libro delle Celebrazioni, Feste e pratiche Rituali” per la notorietà debitamente documentata da una vasta bibliografia. Legata al rinvenimento antecedente il XVII secolo di una croce lignea sepolta in aperta campagna, la festa è stata dapprima una festa campestre il cui nome onomatopeico deriva dal suono ritmato del tamburo. La Festa costituisce uno degli esempi più esaustivi della tradizione delle “moresche” e dei maggi primaverili, di chiara matrice islamica.

Tesoro umano vivente è stato riconosciuto Giovanni Virgadavola, cuntastorie e poeta dialettale ibleo nativo di Vittoria, del quale è stato riconosciuta l’importanza del vasto repertorio di testi e musiche legati alla tradizione dei carretti e ai canti dei carrettieri. Virgadavola non è solo uno degli ultimi esempi di cantastorie, ma un vero e proprio studioso della storia del carretto siciliano, poeta e pittore. Dello stesso libro entra a far parte una donna che custodisce la sapiente arte del ricamo; si tratta di Rosanna Garofalo di Giarratana, ricamatrice e depositaria di un’antichissima tradizione a cui ha dedicato tutta la vita: lo “sfilato ibleo”, una tecnica che richiede particolare abilità e attenzione e che la Garofalo ha il merito di continuare ad insegnare affinché non se ne perda la memoria.

Le Vie dei Tesori News

Send this to a friend