Riapre la cupola del Santissimo Salvatore con una visita inedita

Per l’occasione sarà fruibile il matroneo dal quale si affacciava la badessa del convento, con una prospettiva nuova e suggestiva sulla chiesa

di Redazione

Riapre la cupola della chiesa del Santissimo Salvatore, nel centro storico di Palermo. Un’apertura straordinaria, organizzata in tutta sicurezza dagli Amici dei Musei Siciliani, in programma sabato 6 giugno dalle 18 alle 22,40. Per l’occasione sarà fruibile lo splendido matroneo, il loggiato interno dal quale si affacciava la badessa del convento e che fungeva da coro, su cui sarà possibile fermarsi per osservare la Chiesa da una prospettiva totalmente nuova e suggestiva. Terminata la visita si potrà salire fin sopra la cupola, girare attorno ad essa, e ammirare le bellezze di una città che prova a rinascere. Come previsto dai nuovi protocolli di sicurezza anti covid, i visitatori avranno l’obbligo di indossare la mascherina protettiva. Sarà garantito il distanziamento sociale, la disinfezione all’ingresso e saranno ammesse non più di 10 persone ogni 40 minuti.

Panorama dalla cupola del Santissimo Salvatore

Finita di edificare nel 1690, dalla cupola è possibile osservare tutta la città, dal porto a Monreale, ammirarne il centro storico, comprendere quanto antica e complessa sia la sua storia. La Cattedrale, il Palazzo Reale, Monte Pellegrino, il Teatro Massimo: sono soltanto alcune delle meraviglie che la cupola regala ai suoi visitatori. Questa cupola fa parte del patrimonio distrutto durante la guerra ma ha avuto un destino diverso da quello di molti palazzi e monumenti. Nel 1959 l’architetto Minissi l’ha restaura, sia all’interno sia all’esterno (dove è visibile il grande affresco di San Basilio), riqualificando anche la chiesa che per molto tempo è stata un auditorium e che solo in anni recenti è tornata alle sue funzioni liturgiche.

Per la visita del 6 giugno basterà recarsi sul posto, in via Vittorio Emanuele 395, ma è consigliata la prenotazione scrivendo una email a infoprenotazionesssalvatore@gmail.com, indicando il nominativo, il numero di persone e l’orario di visita.

Palermo riabbraccia l’Orto botanico dopo il lockdown

Riapre la storica area verde della città. All’interno non potranno esserci più di 200 persone per volta e sarà disponibile un’app da scaricare sullo smartphone per la visita

di Redazione

Passeggiare, respirare, ammirare una natura rigogliosa che in oltre due mesi di lockdown è ritornata prorompente e straordinaria. Riapre l’Orto Botanico dell’Università di Palermo, da sempre uno dei più importanti polmoni verdi della città, che oggi risulta un “porto sicuro” con i suoi dieci ettari di verde. Da martedì 2 giugno riapriranno i cancelli, ma all’interno non potranno esserci più di 200 persone per volta ovvero – calcolatrice alla mano, 300 metri quadri a persona, considerando la parte effettivamente pedonabile – insomma, per ogni spettatore ci sarà a disposizione un “giardino” personale ampio e libero, dove seguire percorsi di visita programmati per aumentare, ulteriormente, le possibilità di una visita assolutamente sicura.

Una delle vasche dell’Orto

Per garantire maggiore sicurezza, l’Orto Botanico cambia orario per questa fase di riapertura: sarà aperto ogni giorno dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19, a ingressi contingentati. Inoltre la pausa durante le ore più calde, permetterà la sanificazione degli spazi, per affrontare la seconda metà della giornata in piena sicurezza. È fermamente consigliato l’acquisto online dei biglietti, che assicura uno slot di tempo preciso, senza attese all’ingresso. Anche in questo senso si è mossa la decisione dell’Orto, e di CoopCulture che cura i servizi, di allestire una nuova biglietteria esterna, in modo da offrire un accesso in sicurezza. Per accompagnare la visita all’interno dell’Orto Botanico, sarà inoltre disponibile un’app scaricabile sul proprio smartphone.

Previste attività per i più piccoli

I palermitani – per il momento – e si spera presto anche i turisti, sono dunque pronti a “riprendersi” il loro orto cittadino, colmo di specie rare, con angoli da riscoprire in completa sicurezza, all’ombra dell’enorme Ficus o lungo le vasche popolate da ninfee. Magari sorseggiando un calice di vino, visto che entro giugno sarà finalmente pronta la caffetteria, con un’inedita formula in esterno tutta da scoprire. Ripartono anche le attività, con un occhio di riguardo per i più piccoli: dal 15 giugno ecco il campus estivo realizzato da CoopCulture, in collaborazione con libreria Dudi e OrtoCapovolto: mettere le mani nella terra, scoprire le piante, i semi, i fiori, per sviluppare un’anima green sin da piccoli. E si sta costruendo anche un programma di attività con gli artisti, sempre in completa sicurezza.

Uno scorcio dell’Orto botanico

“D’intesa con il rettore, Fabrizio Micari e con il direttore dell’Orto Botanico, Rosario Schicchi – spiega Paolo Inglese, direttore del Simua, i Servizi Museali di Ateneo – abbiamo deciso di aprire, dopo aver verificato con il Servizio prevenzione e protezione dell’ateneo, la correttezza di tutti i protocolli formali e sostanziali immaginati e posti in essere. La nostra intenzione è quella di garantire la massima, se non assoluta, sicurezza al visitatore e agli operatori che lavorano nell’Orto. Nel frattempo, durante il lockdown non abbiamo smesso di piantare nuovi esemplari, implementare il giardino delle piante officinali e restaurare diversi angoli dell’intero complesso”.

Per tutto giugno il biglietto costerà 4 euro (30 per cento in meno); per una famiglia di due adulti e fino a tre bambini sotto i 12 anni, 8 euro (47 per cento in meno); per mamma o papà con bimbo sotto i 6 anni, 3 euro, come anche per gli ultrasettantenni e gli studenti sotto i 25 anni, gli insegnanti e gli enti convenzionati. Per chi volesse contribuire alla ripresa o comunque beneficiare della OrtoCard – ingressi illimitati per un anno intero e un occhio particolare per gli eventi che presto riprenderanno -, è ancora in promozione a 30 euro (e non 40).

Il teatro dei pupi a rischio, l’allarme delle compagnie

Undici famiglie di pupari siciliani hanno chiesto alle istituzioni interventi urgenti per salvare l’immenso patrimonio che custodiscono da generazioni

di Redazione

Tra le vittime più illustri della crisi economica del coronavirus potrebbe esserci anche il teatro dei pupi. Un patrimonio immenso, un’eredità immateriale, quella tramandata di generazione in generazione, a dispetto dei secoli, ma anche materiale – fatta di copioni, scene, fondali – che rischia di sparire per sempre. E con essa, anche una parte importante dell’identità siciliana.

Un momento della consultazione online

A lanciare il grido d’allarme – e al contempo a presentare alle istituzioni proposte e interventi urgenti – è il Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino promotore di una consultazione con le compagnie di opera dei pupi attive in Sicilia, aderenti alla rete italiana di organismi per la tutela, promozione e valorizzazione dell’opera dei pupi riconosciuta dal ministero dei Beni culturali e del Turismo. Le proposte partono da un confronto con ben undici famiglie di pupari siciliani che stanno vivendo sulla propria pelle gli effetti immediati del lockdown che ha scandito gli ultimi mesi.

Il Museo Pasqualino

Due le linee di intervento emerse dalla consultazione. Da un lato – si legge in una nota del Museo Pasqualino – sono stati individuati progetti e attività innovative da avviare nell’immediato e mirati a trasmettere il patrimonio alle nuove generazioni. Tra questi, la creazione di prodotti culturali digitali e la collaborazione alle attività di catalogazione, schedatura e inventari dei patrimoni materiali custoditi da ogni compagnia per una loro libera fruizione sul portale della rete in costruzione www.operadeipupi.it, della quale si farà carico il Museo Pasqualino.

Pupo di Orlando restaurato al Museo Pasqualino

Dall’altro sono state identificate alcune misure eccezionali di salvaguardia da sottoporre agli enti locali a sostegno delle compagnie e del patrimonio da loro custodito, materiale e immateriale. Tra queste: l’istituzione da parte della Regione Siciliana di un finanziamento straordinario extra Furs a fondo perduto per le compagnie di Opera dei pupi che non usufruiscono dei fondi del Furs; la modifica, da parte dell’Assemblea regionale siciliana, dell’articolo 11 della legge regionale del 2007 che riguarda l’opera dei pupi, per un ampliamento del contributo al 90 per cento della spesa ritenuta ammissibile, anche senza l’effettivo svolgimento dell’attività teatrale, considerata l’impossibilità dettata dal momento; l’ideazione da parte della Regione Siciliana di un programma di spettacoli di opera dei pupi dal vivo, da svolgersi all’aperto nel periodo primaverile-estivo in circuitazione sul territorio regionale all’interno di luoghi capaci di assicurare il rispetto delle vigenti norme sul distanziamento sociale; e ancora sgravi sugli affitti e le utenze relativi alle sedi teatrali per il periodo di inattività e infine l’elaborazione di una didattica alternativa sui temi e le questioni inerenti l’opera dei pupi siciliana.

Pupi siciliani

Alla consultazione hanno partecipato tutte le compagnie attive sul territorio siciliano aderenti alla rete italiana di organismi per la tutela, promozione e valorizzazione dell’opera dei pupi, ovvero: la Marionettistica fratelli Napoli di Catania; l’Associazione compagnia dei pupari Vaccaro-Mauceri di Siracusa; l’Antica compagnia opera dei pupi famiglia Puglisi di Sortino; l’associazione culturale opera dei pupi siciliani “G. Canino” di Alcamo, e l’Associazione culturale opera dei pupi messinesi Gargano di Messina. Le realtà palermitane presenti sono: l’associazione culturale Agramante di Vincenzo Argento; la compagnia TeatroArte Cuticchio; l’associazione culturale Franco Cuticchio; l’associazione culturale teatrale Carlo Magno di Enzo Mancuso; l’associazione opera dei pupi Brigliadoro di Salvatore Bumbello; l’associazione culturale marionettistica popolare siciliana di Angelo Sicilia e l’associazione per la conservazione delle tradizioni popolari-Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino come soggetto referente.

Un’antica ancora spunta dai fondali di San Vito Lo Capo

Il reperto di età ellenistico-romana, recuperato dalla Soprintendenza del Mare, presenta un delfino in rilievo su uno dei due bracci

di Redazione

Un’antica ancora di piombo di epoca ellenistico-romana del IV-III secolo avanti Cristo è stata recuperata, nei giorni scorsi, nei fondali di San Vito Lo Capo, nel Trapanese, grazie alla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. L’ancora di piccole dimensioni, a ceppo fisso, con cassetta quadrangolare e perno centrale – fanno sapere da Palazzo d’Orleans – presenta una decorazione a rilievo di delfino su uno dei due bracci. L’immagine del mammifero è associata ad Afrodite Euploia ed è uno dei simboli marini più benauguranti per la navigazione.

Le operazioni di recupero dell’ancora

A segnalare la presenza dell’ancora, e la necessità di metterla in sicurezza, era stato il gestore di un diving della zona, Marcello Basile. La Soprintendenza del mare ha organizzato le operazioni di recupero, coinvolgendo il Reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza (con il quale esiste un protocollo di intesa per le attività di ricerca e tutela dei reperti archeologici sommersi). L’operazione è stata effettuata in collaborazione con la Sezione navale di Trapani. Il reperto è stato recuperato a una profondità di 19 metri e l’ancora è stata portata a Palermo, nella sede degli uffici della Soprintendenza al Roosvelt.

L’ancora recuperata a San Vito Lo Capo

“Ancora una volta, dai nostri fondali – sottolinea il governatore, Nello Musumeci – emergono importanti reperti delle civiltà più lontane. Fin dall’antichità, le città sorte sulle sponde del Mediterraneo hanno intrecciato la loro vita, la loro storia e i loro commerci con la Sicilia. L’unicità del nostro patrimonio archeologico è una risorsa importantissima. Il nostro compito e la nostra responsabilità è riportare alla luce queste queste testimonianze, tutelarle e valorizzarle, rendendole fruibili al mondo intero”.

Il recupero dell’ancora con il supporto della Guardia di finanza

“I nostri fondali e il nostro mare – sottolinea il neo assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – continuano a rivelarsi un inesauribile serbatoio di memoria. Grazie alla sensibilità dei privati che vivono quotidianamente il mare e all’azione di collaborazione fra la Soprintendenza e la Guardia di Finanza, è stato possibile recuperare questo reperto di eccezionale valore storico e culturale. Questo ritrovamento ci inorgoglisce e ci ricorda che essere depositari di una ricchezza così grande, qual è il nostro patrimonio storico-culturale, vuol dire innanzitutto custodirlo, tutelarlo e valorizzarlo”.

Valeria Li Vigni (foto Giulio Giallombardo)

“L’operazione di recupero – aggiunge il soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni – ha testimoniato una forte attenzione da parte dei diving che potremmo definire le nostre ‘sentinelle della cultura’ che, oltre ad avere un ruolo didattico e ricreativo rivolto agli appassionati dei fondali marini, svolgono una funzione di tutela di quei reperti che costituiscono motivo di attrazione e valorizzazione alla visita. L’esigenza di prelevare l’ancora è stata dettata dai tentativi di depredazione che erano stati segnalati e quindi dall’esigenza di salvaguardare una testimonianza della nostra storia”.

In arrivo dieci milioni per il restauro di tesori siciliani

Da Palermo a Cefalù, fino a Scicli e Palazzolo Acreide, stanziate risorse dalla Regione per lavori di ricerca archeologica, riqualificazione e valorizzazione

di Redazione

Dieci milioni di euro per lavori di restauro, riqualificazione, ricerca archeologica e valorizzazione di beni culturali in Sicilia. Sono i lavori, finanziati con risorse del Po Fesr 2014-2020, annunciati dal governo regionale, che riguardano alcuni beni delle province di Palermo, Ragusa e Siracusa. Gli interventi programmati interesseranno importanti monumenti, alcuni dei quali inseriti nell’itinerario Unesco “Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale (ve ne abbiamo parlato qui).

Il Duomo di Cefalù (foto Giulio Giallombardo)
Il Duomo di Cefalù (foto Giulio Giallombardo)

Tra gli interventi previsti – fanno sapere dalla Regione – a Scicli il restauro e la riqualificazione del Convento della Croce; a Monreale il restauro della porta bronzea del Duomo; a Cefalù il restauro delle strutture del Duomo e gli apparati decorativi del prezioso edificio; a Palermo, il Palazzo Reale e piazza della Vittoria saranno oggetto di ricerche archeologiche e di azioni di valorizzazione della Palermo arabo-normanna; sempre a Palermo, lavori di restauro per il Palazzo della Zisa, gioiello dell’architettura arabo-normanna: a Palazzolo Acreide, parte il progetto di recupero e valorizzazione dell’area del Teatro Antico e il restauro dei “Santoni”, dodici grandi quadri scolpiti nella roccia, un complesso di figure ad alto rilievo unico al mondo dove è prevista anche la creazione di un centro visitatori.

Il santuario dei Santoni a Palazzolo Acreide

“L’azione di valorizzazione del nostro immenso patrimonio artistico – sottolinea in una nota il presidente della Regione, Nello Musumeci – non si ferma neppure in questo momento di emergenza sanitaria. La ricostruzione dell’attività economica, produttiva e sociale della nostra Isola passa anche attraverso un’offerta turistico-culturale di alto livello, qual è appunto quella che può offrire una piena fruizione dei nostri siti archeologici, dei Parchi e dei musei. Per questo ci concentreremo subito sulla realizzazione di una serie di progetti in grado di rilanciare alcuni siti che custodiscono veri e propri tesori d’arte”.

Il Palazzo Reale di Palermo

“Il governo regionale – dichiara il neo assessore ai Beni culturali, Alberto Samonà – valorizza e riqualifica, con alcuni interventi mirati, veri e propri scrigni della memoria fra Palermo, Monreale, Cefalù, Scicli e Palazzolo Acreide. I siti della cultura sono al centro dell’azione di questo governo, non soltanto per consentire a tutti di poterne fruire in piena sicurezza, ma soprattutto perché questi sono testimonianze preziose, uniche, dell’essenza stessa della nostra terra, che si nutre di storia millenaria che diventa visione nel presente e scommessa per ripensare il futuro della Sicilia: puntare sulla nostra identità profonda è il nostro più grande sogno”.

(Nell’immagine grande in alto il Duomo di Monreale, foto Giulio Giallombardo)

Palermo sempre più pedonale: nuove aree in città

Individuate 69 zone in diversi quartieri: da Sferracavallo ad Acqua dei Corsari, passando per Uditore, Brancaccio, Zisa, fino al centro storico

di Redazione

Nuove aree pedonali per rilanciare le attività ristorative e turistiche nella città, e ancora semplificazione e abbattimento delle imposte locali. Sono questi gli obiettivi della giunta comunale di Palermo per rimettere in moto l’economia cittadina, stritolata dal virus. Accanto a un piano di sburocratizzazioni per le richieste di nuovo o più ampio suolo pubblico e di agevolazioni sul fronte della fiscalità locale, l’amministrazione punta, dunque, a più pedonalizzazioni, che si aggiungeranno a quelle già varate o in corso di attivazione nel centro storico.

Piazza Ingastone

In particolare – fanno sapere dall’amministrazione – sono state individuate 69 aree in quasi tutti i quartieri della città, sia in zone classicamente turistiche sia in zone meno vocate. Da Sferracavallo ad Acqua dei Corsari, passando per Uditore, Brancaccio, Baida, Molara, Zisa, Guadagna, Danisinni, e tanti altri quartieri, compreso ovviamente il centro storico. Di queste aree, per 49 sono già definiti i dettagli (questo l’elenco completo), mentre per altre 20, gli uffici sono ancora al lavoro per individuarne con precisione la delimitazione anche in considerazione dell’impatto sul traffico e sulle zone interessate. Tra le aree pedonali previste c’è anche piazza Ingastone, con la realizzazione di un percorso pedonale di collegamento tra il Palazzo Reale e la Zisa. Pedonalizzazione anche per una parte di piazza Indipendenza e piazza Principe di Camporeale, e ancora prevista la realizzazione di aree pedonali con verde in piazza Leoni, vicino all’ingresso della Favorita e pedonalizzazione anche dalla piazza Mondello e via Piano di Gallo fino all’ingresso della riserva di Capo Gallo.

Piazza Principe di Camporeale

Alcune di queste aree sono già state indicate nel Piano generale del traffico urbano e si potrà quindi procedere in modo più veloce, mentre per altre, che sono comunque in sintonia con le linee guida del Piano regolatore generale in fase di elaborazione, sarà necessario il voto del Consiglio comunale. Proprio per questo la giunta elaborerà a breve una proposta di delibera consiliare. In attesa dell’approvazione dell’atto da parte del Consiglio, il sindaco, Leoluca Orlando, potrebbe ricorrere ad ordinanze contingenti legate alla necessità di tutelare la salute degli avventori e del personale delle attività economiche con il rispetto in particolare delle norme sul distanziamento.

Piazza Mondello

“In assenza di pedonalizzazione di alcune aree – spiega il sindaco Leoluca Orlando – gli uffici potrebbero limitarsi a dare le concessioni di suolo pubblico solo per spazi molto ristretti, come i marciapiedi, per altro senza poter essere certi di garantire il distanziamento di sicurezza o andando ad incidere negativamente sulla mobilità pedonale”. Per il sindaco, quello immaginato dalla giunta con il contributo e la collaborazione degli assessori Fabio Giambrone, Giusto Catania, Sergio Marino e Leopoldo Piampiano con i rispettivi uffici e con la dirigenza è “un piano allo stesso tempo semplice e complesso, ambizioso e realistico che nasce da uno sforzo collettivo di tutta la macchina comunale, sia nella sua parte politica sia nella sua parte amministrativa e dirigenziale. Un piano che speriamo entro pochi giorno potrà dare risposte concrete ad alcune fra le categorie economiche più violentemente colpite dalla crisi”.

L'area archeologica di Tindari con il santuario sullo sfondo (foto Giulio Giallombardo)

La scuola incontra i beni culturali: nasce “La Sicilia racconta”

È online una nuova piattaforma didattica nata per far comprendere agli studenti il valore del patrimonio siciliano e per avvicinare docenti e alunni a siti archeologici e musei

di Redazione

L'area archeologica di Tindari con il santuario sullo sfondo (foto Giulio Giallombardo)

È online “La Sicilia racconta”, una nuova piattaforma didattica nata con l’intento di far comprendere ai ragazzi delle scuole italiane il valore del patrimonio culturale siciliano e per coinvolgerli fino a renderli narratori in prima persona delle bellezze artistiche dell’Isola. L’iniziativa di Aditus, società concessionaria dei principali siti archeologici e museali della Sicilia orientale – tra i quali il Teatro antico di Taormina e l’Area archeologica della Neapolis di Siracusa – è stata sposata dal governo regionale, attraverso il dipartimento regionale dei Beni culturali guidato da Sergio Alessandro. L’obiettivo è quello di contribuire ad avvicinare i docenti e gli alunni, nonché le loro famiglie, ai siti archeologici e ai musei.

Il Teatro Greco di Siracusa (foto Andrew Malone, Wikipedia)

La piattaforma (visitabile a questo link) prevede contenuti diversificati a seconda del grado scolastico per permettere diversi livelli di approfondimento ed è distinta in tre sezioni: la prima dedicata a “miti, storie e leggende”; la seconda “#lasiciliaracconta” in cui è possibile vedere dei brevi video, realizzati grazie alla partecipazione di bambini e bambine, ragazzi e ragazze siciliani che ci raccontano come stanno vivendo questo particolare momento, in relazione alla storia del territorio di appartenenza; la terza con “proposte educative e materiali didattici” per offrire spunti di lavoro da sviluppare con gli studenti, ma anche per mettere a diposizione delle famiglie materiali per svolgere divertenti attività manuali con i propri figli.

Piazza della Cattedrale a Taormina (foto Berthold Werner, Wikipedia)

“Le piattaforme digitali attivate dai concessionari dei nostri siti archeologici, in atto chiusi per l’emergenza Coronavirus – dichiara il presidente della Regione Nello Musumeci – sono segnali importanti di volontà di ripresa e apertura dei siti che speriamo di potere autorizzare appena possibile. Esprimo tutto l’apprezzamento per queste attività che innovano il nostro sistema dei beni culturali e forniscono spazi di impiego costruttivo del tempo libero, in un momento in cui l’emergenza Covid-19 restringe la possibilità di accedere fisicamente ai nostri monumenti e beni artistici”.

Reperto esposto al Museo Naxos

“Mostrare e narrare il nostro immenso patrimonio culturale attraverso le piattaforme tecnologiche – sottolinea l’assessore ai Beni culturali Alberto Samonà – è un modo per far scoprire ai ragazzi i nostri siti unici al mondo. Il percorso virtuale che viene attivato diventa così l’occasione per incontrare l’antico attraverso gli strumenti più innovativi. Ed è una sfida che sa di futuro e che potrà oltrepassare i confini temporali legati all’emergenza sanitaria, per far conoscere e trasmettere bellezza”.

Il Museo regionale di Messina

È anche previsto un concorso che consente di vincere dei biglietti di ingresso gratuito ai siti di cui Aditus è concessionario, partecipando ai giochi proposti in alcune sezioni. In questi giorni, la società Aditus sta concordando la stipula di un protocollo d’intesa con il Miur per inserire la piattaforma sull’applicazione “Protocolli in rete” del ministero e quindi favorirne la promozione e la diffusione a tutte le scuole italiane. “La Sicilia racconta” segue l’attivazione della piattaforma di CoopCulture (l’altro concessionario per i siti culturali siciliani), “Culture at home”, un’esperienza digitale per tutti per navigare, leggere e giocare tra luoghi e opere d’arte (ve ne abbiamo parlato qui). Il nuovo sito è online e offre un programma web di racconti virtuali ed esperienze didattiche per eliminare ogni distanza tra il visitatore e l’arte per rendere da casa tutti protagonisti, grandi e piccini.

(Nella prima immagine in alto, l’area archeologica di Tindari. Foto: Giulio Giallombardo)

Il Museo della Radiologia arriva su Google Art

Digitalizzata la collezione dell’Università di Palermo con oltre 170 reperti tra apparati radioterapici, strumenti di misura, fotografie e documenti

di Redazione

C’è un nuovo arrivato tra i tesori siciliani di Google Art & Culture, la piattaforma tecnologica nata per promuovere e preservare la cultura online. È il Museo della Radiologia dell’Università degli Studi di Palermo, una collezione digitale di oltre 170 reperti costituita da antichi apparati radioterapici, strumenti di misura, fotografie e documenti storici, entrata a far parte della piattaforma in occasione della Giornata internazionale dei Musei promossa dall’Icom.

Una delle sale del museo (foto musei.unipa.it)

La prima fase dei lavori – spiegano dall’ateneo palermitano – ha portato alla digitalizzazione di 170 reperti, a cui si aggiungeranno, in seguito, tutti i restanti elementi della collezione del museo. Tra quelli più significativi già online ci sono numerosi apparati radioterapici, con i rispettivi corredi tecnici costituiti da tubi radiogeni, valvole termoioniche e sonde, che nel loro insieme illustrano la storia e l’evoluzione scientifica nel campo della radiologia medica e della radioterapia a partire dalla fine del XIX secolo. I lavori di digitalizzazione sono stati avviati nel 2019, con l’attiva partecipazione dei due volontari del Servizio civile nazionale in carico al Museo della Radiologia, coordinati da Giuseppe Genchi e sotto la supervisione del direttore del museo, Massimo Midiri.

Un corridoio del museo (foto musei.unipa.it)

Utilizzando la tecnologia di Google Street View è stato possibile rinnovare e ampliare il tour virtuale a 360 gradi del percorso di visita della esposizione museale, disposta su due piani. Il progetto include la realizzazione di quattro mostre di approfondimento: “Wilhelm Conrad Röntgen: la scoperta dei raggi X”, con la ricostruzione dell’apparato sperimentale utilizzato nelle primi esperimenti con i raggi X; “I pionieri italiani: gli albori della Radiologia in Italia”, un racconto per immagini dei protagonisti dello sviluppo delle tecniche radiologiche e radioterapiche nel nostro paese; “Antonino Sciascia, l’inventore del fotocauterio (1892)”, dedicata al celebre medico siciliano, pioniere della fototerapia; “Pietro Cignolini, il pioniere della chimografia analitica”, dedicata all’illustre professore, siciliano di adozione, noto a livello internazionale per i suoi importanti contributi scientifici nel capo della radiologia, nonché fondatore della scuola palermitana di tale disciplina medica.

La biblioteca (foto musei.unipa.it)

“Attraverso il Museo della Radiologia – afferma il direttore del Sistema museale di Ateneo, Paolo Inglese, – il Simua amplia il suo contributo allo sviluppo della piattaforma internazionale di Google Arts & Culture, già avviato nel 2019 con il Museo Storico dei Motori e dei Meccanismi. La partnership con il Google Cultural Institute rappresenta un’occasione importante per promuovere anche in ambito internazionale il vasto patrimonio dell’ateneo e le molteplici iniziative volte alla sua tutela e valorizzazione”.

Le Vie dei Tesori tra i finalisti del Premio ‘Cultura+Impresa’

Il riconoscimento è assegnato ai migliori progetti di sponsorizzazione culturale. La manifestazione è stata scelta per la partnership con Planeta

di Redazione

Il festival Le Vie dei Tesori tra i 22 finalisti del Premio “Cultura + Impresa”, l’iniziativa che rende merito ai migliori progetti di sponsorizzazione e partnership culturale, produzione culturale d’impresa e attivazione dell’Art Bonus, realizzati lo scorso anno in Italia. Entro giugno, la giuria di qualità indicherà i dieci vincitori. I 22 progetti finalisti provengono da 12 regioni italiane, 5 del Nord, 3 del Centro e 4 del Sud e, di questi, soltanto due dalla Sicilia: accanto al lavoro de Le Vie dei Tesori in partnership con l’azienda vitivinicola Planeta – che ha proposto itinerari e degustazioni di vini del territorio, legati alla narrazione dei luoghi del festival -, l’altro progetto isolano in finale riguarda il restauro di Palazzo Ducale dei Tomasi di Lampedusa a Palma di Montechiaro a cui ha collaborato la maison Dolce&Gabbana.

Visite con degustazione a Palazzo Asmundo

In una regione come la Sicilia in cui è difficilissimo coinvolgere sponsor, il festival Le Vie dei Tesori è riuscito a creare aggregazione e collaborazione tra pubblico e privati, enti, comuni, università, associazioni e aziende, investendo sulla promozione dei luoghi. Un’occasione unica di riappropriazione del territorio per i cittadini e di scoperta per i turisti, che si perdono – da 13 edizioni – tra palazzi nobiliari, monasteri, chiese, cripte, giardini, musei  scientifici, luoghi di solito chiusi o non raccontati. Nel 2019 in 8 weekend sono state coinvolte 15 città d’arte e 450 tesori. Planeta, tra i protagonisti del rinascimento vinicolo siciliano, organizza dal 2018 un viaggio in Sicilia da ovest a est attraverso i vini e gli oli. Nell’ultima edizione del festival, la partnership ha dato vita a 13 appuntamenti in 11 tesori: alla visita del sito condotta da esperti, è seguita la degustazione di vini autoctoni.

Palazzo Planeta a Sambuca

Il Premio “Cultura + Impresa”, fondato sette anni fa da Federculture e da The Round Table, è promosso dal Comitato non profit Cultura + Impresa con il contributo di Fondazione Italiana Accenture e di Ales. Il progetti, realizzati nel 2019, devono avere, come campo di azione, il restauro e la valorizzazione di beni culturali, musei, spazi espositivi ed esposizioni museali; festival, rassegne culturali; installazioni/performance d’arte contemporanea; spettacoli o stagioni teatrali, musicali e di danza; produzioni di arti visive, cinematografiche, audiovisive, multimediali e attività editoriali. Tre le sezioni, ad ognuna corrisponde un premio: Sponsorizzazioni culturali, Produzioni culturali d’impresae Applicazione dell’Art Bonus; tre “menzioni speciali” dedicate alla Corporate Cultural Responsibility; progetti under 35, e Digital Innovation in Arts, tema particolarmente attuale in tempo di covid-19, visto che web e innovazione tecnologica sono ormai indispensabili per la divulgazione di contenuti artistici e culturali.

Estate senza festival, l’appello degli imprenditori

Giovani imprenditori siciliani hanno creato un network per salvaguardare le future edizioni di alcuni degli eventi musicali e artistici dell’Isola

di Redazione

Lo spettro di un’estate senza eventi culturali è sempre più vicino, molti festival musicali hanno già cancellato l’edizione per il 2020, mentre altri rimangono in attesa, sospesi in un clima di totale incertezza. Così, giovani imprenditori e operatori culturali hanno deciso di dare vita a “Sicilia Festivals”, il network dei festival esperienziali siciliani, con l’obiettivo di tutelare il lavoro svolto in questi anni e salvaguardare le future edizioni, ma anche con la volontà di trasformare un momento di crisi in un’opportunità. La strategia è quella di condividere una visione comune nella progettazione di eventi immersivi, dal profilo internazionale, sostenibili, ricchi di valori, innovazione e inclusione sociale, mirati alla promozione e alla valorizzazione territoriale che puntino a riposizionare la Sicilia nel panorama dei festival internazionali.

Il Festival Mondo Sounds

Ortigia Sound System, FestiValle dei Templi, The Djoon Experience Festival, Mondo Sounds, Mish Mash Festival. One Day Music sono alcuni degli eventi che hanno raccontato, con un linguaggio contemporaneo e internazionale, il territorio, la storia, le bellezze e la ricchezza culturale dell’Isola. Appuntamenti che hanno attratto più di 120.000 utenti all’anno generando un indotto turistico ed economico di oltre 20 milioni in tre anni e che coinvolge migliaia di lavoratori.

“Dopo oltre due mesi di emergenza, abbiamo deciso di fare squadra – spiega Andrea Cavallaro, direttore generale di Ortigia Sound System Festival – ma nonostante tutti i nostri sforzi le risposte tardano ad arrivare. I nostri eventi culturali rappresentano un importante strumento di promozione territoriale e crescita economica diffusa e, anche se durano pochi giorni, hanno dietro un lavoro lungo e complesso che dura un anno intero. Senza precise linee guida anti-covid e misure adeguate che permettano alle manifestazioni di essere sostenibili siamo impossibilitati a fare il nostro lavoro. Senza misure a lungo termine saranno in pericolo anche gli anni a venire e si rischia di veder andare in fumo tanti appuntamenti culturali diventati ormai eventi imprescindibili per l’estate siciliana”.

Mish Mash Festival

Tra le richieste avanzate sul tavolo di un recente incontro con l’assessore al Turismo della Regione Siciliana, Manlio Messina, c’è l’adesione alla misura di indennità per il mancato sbigliettamento e l’inserimento dei ticket festival all’interno della proposta voucher dei pacchetti viaggio. Ma il network di imprenditori culturali non guarda solamente all’emergenza Covid-19: “Tra i principali obiettivi che questa rete di professionisti vuole intestarsi c’è la richiesta di partecipare ai tavoli tecnici che appronteranno le linee guida dello sviluppo culturale e turistico dell’isola nei prossimi anni – prosegue Fabio Rizzo, fondatore di Mondo Sounds Festival – oltre che la richiesta di misure adeguate allo sviluppo e alla programmazione del comparto, e la condivisione di strategie di destagionalizzazione per la costruzione di modelli virtuosi anche attraverso l’accesso ai teatri e la valorizzazione dei beni monumentali”.

“Vogliamo approfittare di questo momento di stasi delle attività per ripensare tutto il comparto e cercare nuove opportunità di crescita e rilancio – sottolinea anche Francesco Culcasi, fondatore di The Djoon Experience Festival – . Grazie al supporto di un team di ricercatori universitari, vogliamo sviluppare una piattaforma di condivisione di valori, conoscenze, competenze, esperienze, tecnologie, servizi e strategie utili sia ad affrontare le emergenze contingenti connesse alla crisi dovuta a questa pandemia sia ad implementare un nuovo modello di governance del fenomeno, in linea con i più innovativi modelli nazionali e internazionali”. La volontà è dunque quella di ragionare insieme alle istituzioni regionali su una strategia condivisa di medio e lungo periodo che tenga anche conto dei valori fondamentali di sostenibilità, innovazione e solidarietà.

Le Vie dei Tesori News

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