Il mondo a Palermo in 135 scatti

Inaugurata a Palazzo Bonocore la seconda edizione del World Press Photo, il più grande concorso di fotogiornalismo al mondo. Il vincitore di quest’anno è il venezuelano Ronaldo Schemidt

di Redazione

Il fuoco tra i violenti scontri in Venezuela, il volto di una bambina sfregiato da un’esplosione in Iraq, una macchina che travolge la folla di manifestanti in Virginia. Sono questi alcuni dei 135 scatti in mostra da ieri a Palermo, nelle sale di Palazzo Bonocore, e fino al 7 ottobre, per la seconda edizione del World Press Photo, il più grande concorso di fotogiornalismo al mondo. Quella di Palermo è l’unica tappa in Sicilia.

Il taglio del nastro ieri alle 18,30. Alla presentazione ha partecipato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, insieme ai rappresentanti istituzionali della Regione Siciliana e del Comune, con Burhan Ozbilici, vincitore del primo premio del World Press Photo nel 2017 e Vito Cramarossa, presidente di Cime, società pugliese organizzatrice di eventi culturali in Italia e all’estero che anche quest’anno ha scelto di portare l’evento a Palermo.

Ad aver vinto il World Press Photo of the year è “Venezuela Crisis” di Ronaldo Schemidt. Il fotografo ha immortalato un ragazzo venezuelano avvolto dalle fiamme mentre cerca di scappare. Sul viso ha una maschera antigas, addosso una t-shirt bianca. Sullo sfondo una scritta nera, su un muro di mattoni rossi, sembra essere l’utopia più lontana. “Paz”, “pace”, viene sparata su quello stesso muro da una pistola. L’immagine mostra José Víctor Salazar Balza in mezzo ai violenti scontri con la polizia antisommossa durante la protesta a Caracas, in Venezuela. Il 28enne ha preso fuoco quando è esploso il serbatoio di una motocicletta, sopravvivendo all’incidente con ustioni di primo e secondo grado.

Punta di diamante di questa edizione è il fotoreporter internazionale Burhan Ozbilici. Vincitore assoluto della scorsa edizione e primo premio per la categoria Spot News dello stesso anno, è il primo fotografo a tenere una “public lecture”, domenica 16 settembre alle 18.30, a Palazzo Bonocore. Fotografo dell’Associated Press, è l’autore del celebre reportage “An assassination in Turkey – Mevlüt Mert Altıntaş”. L’immagine, che è entrata a far parte degli scatti che hanno fatto la storia, è stata scattata da Ozbilici subito dopo l’omicidio dell’ambasciatore russo Andrey Karlov, avvenuto ad Ankara, in Turchia, il 19 dicembre 2016 durante l’inaugurazione di una mostra.

Sono in programma le “lecture” di tre dei cinque italiani ad aver vinto quest’anno. Il primo, sabato 22 settembre, è Luca Locatelli autore del reportage “Hunger Solution” che ha vinto il secondo premio sezione storie per la categoria Ambiente. Il 29 settembre, invece, ospite del palazzo nel cuore dei Quattro Canti sarà l’unico siciliano in gara. Si tratta di Alessio Mamo, il fotoreporter catanese che si è aggiudicato il secondo posto per la sezione singles per la categoria People con lo scatto su Manal. Infine, sabato 6 ottobre, Francesco Pistilli, terzo premio sezione storie per la categoria General News grazie al reportage “Lives in limbo”. Per l’occasione, presenterà il suo ultimo reportage fotografico di scatti inediti realizzato in Puglia. Tutte le “public lecture” avranno inizio alle 18.30.

Come lo scorso anno, inoltre, durante l’esposizione, Cime organizza incontri di approfondimento non solo sul mondo del fotogiornalismo, ma anche dell’arte a trecentosessanta gradi. Il primo appuntamento, giovedì 21 settembre, dal titolo “Da Pizzo Sella art village all’incompiuto siciliano” porterà al centro del dibattito moderato dal giornalista Antonio Fraschilla l’abbandono e la nuova vita di grandi opere incompiute. Giovedì 27 settembre spazio a “Palermo 2018: L’arte e la città”, un talk sui grandi eventi che non si esauriscono ad un palinsesto ma dialogano con il luogo che li ospita. Sarà Evelina Santangelo a chiudere il ciclo di incontri, mercoledì 3 ottobre, raccontando Alessandro Leongrande, l’intellettuale che ha saputo rendersi voce autorevole sul fenomeno delle migrazioni.

I 135 gli scatti in mostra sono stati realizzati da 42 fotografi provenienti da 22 paesi di tutto il mondo (Australia, Bangladesh, Belgio, Canada, Cina, Colombia, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Russia, Serbia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Paesi Bassi, Regno Unito, USA e Venezuela) premiati in otto categorie tra Attualità, Ambiente, General News, Progetti a lungo termine, Natura, People, Sports, Spot News. In totale però, ad aver vinto, sono state 307 fotografie nelle otto categorie. Il ciclo di mostre, che ogni anno attrae più di 4 milioni di persone, ha inaugurato al De Nieuwe Kerk di Amsterdam il 14 aprile scorso e girerà per 100 paesi scelti in 45 paesi di tutto il mondo, tra i quali Palermo.

La mostra è visitabile dal lunedì al giovedì dalle 10 alle 20; dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 22.

Inaugurata a Palazzo Bonocore la seconda edizione del World Press Photo, il più grande concorso di fotogiornalismo al mondo. Il vincitore di quest’anno è il venezuelano Ronaldo Schemidt

di Redazione

Il fuoco tra i violenti scontri in Venezuela, il volto di una bambina sfregiato da un’esplosione in Iraq, una macchina che travolge la folla di manifestanti in Virginia. Sono questi alcuni dei 135 scatti in mostra da ieri a Palermo, nelle sale di Palazzo Bonocore, e fino al 7 ottobre, per la seconda edizione del World Press Photo, il più grande concorso di fotogiornalismo al mondo. Quella di Palermo è l’unica tappa in Sicilia.

Il taglio del nastro ieri alle 18,30. Alla presentazione ha partecipato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, insieme ai rappresentanti istituzionali della Regione Siciliana e del Comune, con Burhan Ozbilici, vincitore del primo premio del World Press Photo nel 2017 e Vito Cramarossa, presidente di Cime, società pugliese organizzatrice di eventi culturali in Italia e all’estero che anche quest’anno ha scelto di portare l’evento a Palermo.

Ad aver vinto il World Press Photo of the year è “Venezuela Crisis” di Ronaldo Schemidt. Il fotografo ha immortalato un ragazzo venezuelano avvolto dalle fiamme mentre cerca di scappare. Sul viso ha una maschera antigas, addosso una t-shirt bianca. Sullo sfondo una scritta nera, su un muro di mattoni rossi, sembra essere l’utopia più lontana. “Paz”, “pace”, viene sparata su quello stesso muro da una pistola. L’immagine mostra José Víctor Salazar Balza in mezzo ai violenti scontri con la polizia antisommossa durante la protesta a Caracas, in Venezuela. Il 28enne ha preso fuoco quando è esploso il serbatoio di una motocicletta, sopravvivendo all’incidente con ustioni di primo e secondo grado.

Punta di diamante di questa edizione è il fotoreporter internazionale Burhan Ozbilici. Vincitore assoluto della scorsa edizione e primo premio per la categoria Spot News dello stesso anno, è il primo fotografo a tenere una “public lecture”, domenica 16 settembre alle 18.30, a Palazzo Bonocore. Fotografo dell’Associated Press, è l’autore del celebre reportage “An assassination in Turkey – Mevlüt Mert Altıntaş”. L’immagine, che è entrata a far parte degli scatti che hanno fatto la storia, è stata scattata da Ozbilici subito dopo l’omicidio dell’ambasciatore russo Andrey Karlov, avvenuto ad Ankara, in Turchia, il 19 dicembre 2016 durante l’inaugurazione di una mostra.

Sono in programma le “lecture” di tre dei cinque italiani ad aver vinto quest’anno. Il primo, sabato 22 settembre, è Luca Locatelli autore del reportage “Hunger Solution” che ha vinto il secondo premio sezione storie per la categoria Ambiente. Il 29 settembre, invece, ospite del palazzo nel cuore dei Quattro Canti sarà l’unico siciliano in gara. Si tratta di Alessio Mamo, il fotoreporter catanese che si è aggiudicato il secondo posto per la sezione singles per la categoria People con lo scatto su Manal. Infine, sabato 6 ottobre, Francesco Pistilli, terzo premio sezione storie per la categoria General News grazie al reportage “Lives in limbo”. Per l’occasione, presenterà il suo ultimo reportage fotografico di scatti inediti realizzato in Puglia. Tutte le “public lecture” avranno inizio alle 18.30.

Come lo scorso anno, inoltre, durante l’esposizione, Cime organizza incontri di approfondimento non solo sul mondo del fotogiornalismo, ma anche dell’arte a trecentosessanta gradi. Il primo appuntamento, giovedì 21 settembre, dal titolo “Da Pizzo Sella art village all’incompiuto siciliano” porterà al centro del dibattito moderato dal giornalista Antonio Fraschilla l’abbandono e la nuova vita di grandi opere incompiute. Giovedì 27 settembre spazio a “Palermo 2018: L’arte e la città”, un talk sui grandi eventi che non si esauriscono ad un palinsesto ma dialogano con il luogo che li ospita. Sarà Evelina Santangelo a chiudere il ciclo di incontri, mercoledì 3 ottobre, raccontando Alessandro Leongrande, l’intellettuale che ha saputo rendersi voce autorevole sul fenomeno delle migrazioni.

I 135 gli scatti in mostra sono stati realizzati da 42 fotografi provenienti da 22 paesi di tutto il mondo (Australia, Bangladesh, Belgio, Canada, Cina, Colombia, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Russia, Serbia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Paesi Bassi, Regno Unito, USA e Venezuela) premiati in otto categorie tra Attualità, Ambiente, General News, Progetti a lungo termine, Natura, People, Sports, Spot News. In totale però, ad aver vinto, sono state 307 fotografie nelle otto categorie. Il ciclo di mostre, che ogni anno attrae più di 4 milioni di persone, ha inaugurato al De Nieuwe Kerk di Amsterdam il 14 aprile scorso e girerà per 100 paesi scelti in 45 paesi di tutto il mondo, tra i quali Palermo.

La mostra è visitabile dal lunedì al giovedì dalle 10 alle 20; dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 22.

Le Vie dei Tesori sono… salpate

Qualche foto ricordo di questa prima giornata dell’edizione 2018 che è iniziata in otto città siciliane

di Redazione

Prima giornata per l’edizione 2018 del Festival Le Vie dei Tesori. Qualche inevitabile disfunzione, di cui ci scusiamo e cui cercheremo di porre rimedio, ma anche tante persone coinvolte nelle visite nei luoghi, nella scoperta di siti affascinanti come la Colombaia di Trapani, o nelle visite con degustazioni di vini Planeta avvenute a Messina, Scicli e Siracusa.

Vogliamo ricordare questa prima giornata anche con qualche foto dei nostri giovani volontari (con le magliette bianche) e degli studenti dell’alternanza (con le magliette nere).

Arrivederci a tutti a domani: le città coinvolte sono Messina, Siracusa, Ragusa, Scicli, Modica, Agrigento, Caltanissetta e Trapani.

Qualche foto ricordo di questa prima giornata dell’edizione 2018 che è iniziata in otto città siciliane

di Redazione

Prima giornata per l’edizione 2018 del Festival Le Vie dei Tesori. Qualche inevitabile disfunzione, di cui ci scusiamo e cui cercheremo di porre rimedio, ma anche tante persone coinvolte nelle visite nei luoghi, nella scoperta di siti affascinanti come la Colombaia di Trapani, o nelle visite con degustazioni di vini Planeta avvenute a Messina, Scicli e Siracusa.

Vogliamo ricordare questa prima giornata anche con qualche foto dei nostri giovani volontari (con le magliette bianche) e degli studenti dell’alternanza (con le magliette nere).

Arrivederci a tutti a domani: le città coinvolte sono Messina, Siracusa, Ragusa, Scicli, Modica, Agrigento, Caltanissetta e Trapani.

Compleanno del Club Alpino Siciliano, tra musica e passeggiate

Con un concerto al Castellaccio e un’escursione tra i rifugi, si conclude “Alturestival”, la manifestazione dedicata alla natura e alle arti tra i monti della Sicilia, iniziata lo scorso 8 settembre

di Redazione

Si conclude la festa del Club Alpino Siciliano, che quest’anno ha compiuto 126 anni. Ultimi appuntamenti per “Alturestival”, la manifestazione dedicata alla natura e alle arti tra i monti della Sicilia, iniziata lo scorso 8 settembre (ve ne abbiamo parlato in questo articolo).

Sarà la musica degli Strepitz e di Paolo Tofani, celebre chitarrista degli Area, e la passeggiata per i quattro rifugi del Club Alpino, a chiudere il festival. L’appuntamento per il concerto è fissato sabato 15 settembre, alle 19, al Castellaccio di Monreale. Gli Strepitz sono la più recente collaborazione artistica di Paolo Tofani, gruppo originario del Friuli Venezia Giulia, che mescola nel suo stile musica popolare friulana, sonorità dell’est e sperimentazioni strumentali tipiche degli anni settanta. Il concerto sarà preceduto, alle 17,30 dalla passeggiata che partirà da Portella San Martino e raggiungerà il Castellaccio di Monreale.

Domenica 16 settembre, invece, il festival si concluderà con la “Passeggiata per i quattro rifugi del Club Alpino” una rievocazione storica della traversata per i quattro rifugi delle Madonie, organizzata in collaborazione con l’Associazione Pro Piano Battaglia e Madonie. Un’escursione che i primi membri del club compirono negli anni successivi alla fondazione del Club Alpino Siciliano.

Si partirà alle 8,30 dal Rifugio Francesco Crispi di Piano Sempria, a Castelbuono. Il percorso sarà articolato attraverso il sentiero delle Alte Madonie, fino a Piano Battaglia, e si attraverseranno il Rifugio Lo Scoiattolo, l’impianto di risalita di Piano Battaglia e il Rifugio Marini.

“Una passeggiata che non veniva fatta da dieci anni – spiega Roberto Fiore, dell’associazione Pro Piano Battaglia e Madonie – si partirà da Piano Sempria, poi si passerà per il Rifugio Morici a 1850 metri d’altezza, tra Pizzo Carbonata e Pizzo Ferro nella valle di Piano Battaglia”. A conclusione della traversata si terrà il concerto degli Ecanés, con i musicisti Giovanni Seneca e Annisa Gouizzi. Alle 17,30 il rientro coordinato a Castelbuono in bus navetta.

Per tutti i dettagli, le informazioni e le prenotazioni, rivolgersi al Rifugio Marini (3357772269) o al Castellaccio (3483209140).

Con un concerto al Castellaccio e un’escursione tra i rifugi, si conclude “Alturestival”, la manifestazione dedicata alla natura e alle arti tra i monti della Sicilia, iniziata lo scorso 8 settembre

di Redazione

Si conclude la festa del Club Alpino Siciliano, che quest’anno ha compiuto 126 anni. Ultimi appuntamenti per “Alturestival”, la manifestazione dedicata alla natura e alle arti tra i monti della Sicilia, iniziata lo scorso 8 settembre (ve ne abbiamo parlato in questo articolo).

Sarà la musica degli Strepitz e di Paolo Tofani, celebre chitarrista degli Area, e la passeggiata per i quattro rifugi del Club Alpino, a chiudere il festival. L’appuntamento per il concerto è fissato sabato 15 settembre, alle 19, al Castellaccio di Monreale. Gli Strepitz sono la più recente collaborazione artistica di Paolo Tofani, gruppo originario del Friuli Venezia Giulia, che mescola nel suo stile musica popolare friulana, sonorità dell’est e sperimentazioni strumentali tipiche degli anni settanta. Il concerto sarà preceduto, alle 17,30 dalla passeggiata che partirà da Portella San Martino e raggiungerà il Castellaccio di Monreale.

Domenica 16 settembre, invece, il festival si concluderà con la “Passeggiata per i quattro rifugi del Club Alpino” una rievocazione storica della traversata per i quattro rifugi delle Madonie, organizzata in collaborazione con l’Associazione Pro Piano Battaglia e Madonie. Un’escursione che i primi membri del club compirono negli anni successivi alla fondazione del Club Alpino Siciliano.

Si partirà alle 8,30 dal Rifugio Francesco Crispi di Piano Sempria, a Castelbuono. Il percorso sarà articolato attraverso il sentiero delle Alte Madonie, fino a Piano Battaglia, e si attraverseranno il Rifugio Lo Scoiattolo, l’impianto di risalita di Piano Battaglia e il Rifugio Marini.

“Una passeggiata che non veniva fatta da dieci anni – spiega Roberto Fiore, dell’associazione Pro Piano Battaglia e Madonie – si partirà da Piano Sempria, poi si passerà per il Rifugio Morici a 1850 metri d’altezza, tra Pizzo Carbonata e Pizzo Ferro nella valle di Piano Battaglia”. A conclusione della traversata si terrà il concerto degli Ecanés, con i musicisti Giovanni Seneca e Annisa Gouizzi. Alle 17,30 il rientro coordinato a Castelbuono in bus navetta.

Per tutti i dettagli, le informazioni e le prenotazioni, rivolgersi al Rifugio Marini (3357772269) o al Castellaccio (3483209140).

Tante degustazioni fra i tesori

Quest’anno l’azienda vinicola Planeta offre visite con ospiti d’onore e degustazioni in quasi tutte le tappe siciliane della manifestazione a cominciare da Messina, Siracusa e Scicli. E a palazzo Asmundo aperitivo con vista sulla Cattedrale di Palermo

di Redazione

Vino e cultura insieme per gustare il bello delle città: è il senso del progetto “Planeta e i tesori” che quest’anno sancisce la collaborazione tra il Festival che trasforma in musei diffusi le città e l’azienda vinicola.

Perché cultura non è solo la chiesa ritrovata, la tavola restaurata o l’angolo nascosto, ma è anche cibo che, in certi casi, si può trasformare in un’esperienza “sensoriale, olfattiva, di gusto”. 

“Appoggiamo con piacere un progetto che incide in maniera positiva e concreta sulla consapevolezza della cultura e del territorio”, spiegano dall’azienda. In venti luoghi d’arte – a Palermo, ma anche a Trapani, Caltanissetta, Messina, Siracusa, Ragusa, Modica e Scicli – alle 19, quando le code saranno terminate – si potrà partecipare a una visita esclusiva condotta da un ospite d’onore, seguita da una degustazione di vini Planeta a sua volta guidata da un enologo.

Con il pagamento di un contributo sarà possibile prenotare le degustazioni, previste alle 19 nelle varie città. Domani, 14 settembre, a Messina saranno a Castel Gonzaga, mentre a Siracusa toccherà al Teatro Comunale. Per chi sarà a Scicli l’appuntamento è a Palazzo Spadaro.

A Palermo si comincia il 5 ottobre, alla Cupola del SantissimoSalvatore, poi il 13 ottobre sarà la volta del Museo del Risorgimento, il 19 ottobre del Mulino di Sant’Antonino (con una speciale degustazione di olio), il 26 ottobre a Palazzo Asmundo e il 3 novembre a Villa Pottino.

Esperienza differente è quella prevista a Palazzo Asmundo dove, ogni venerdì e sabato alle 19, sarà possibile fare un aperitivo tra le collezioni storiche, con vista sulla Cattedrale oppure, alle 21, prenotare una cena di gala che strizza l’occhio alla cucina dei monsù, i cuochi francesi delle famiglie blasonate siciliane.

Un tuffo nella Palermo nobile del bel tempo che fu, sentendosi gentiluomini e dame. Per prenotarsi è sufficiente andare sul sito del festival.

Inoltre chi nei giorni del Festival di Palermo si presenterà con il coupon de Le Vie dei Tesori al Bistro Asmundo, godrà di uno sconto speciale del 10%. Più la vista sulla splendida Cattedrale.

Quest’anno l’azienda vinicola Planeta offre visite con ospiti d’onore e degustazioni in quasi tutte le tappe siciliane della manifestazione a cominciare da Messina, Siracusa e Scicli. E a palazzo Asmundo aperitivo con vista sulla Cattedrale di Palermo

di Redazione

Vino e cultura insieme per gustare il bello delle città: è il senso del progetto “Planeta e i tesori” che quest’anno sancisce la collaborazione tra il Festival che trasforma in musei diffusi le città e l’azienda vinicola.

Perché cultura non è solo la chiesa ritrovata, la tavola restaurata o l’angolo nascosto, ma è anche cibo che, in certi casi, si può trasformare in un’esperienza “sensoriale, olfattiva, di gusto”. 

“Appoggiamo con piacere un progetto che incide in maniera positiva e concreta sulla consapevolezza della cultura e del territorio”, spiegano dall’azienda. In venti luoghi d’arte – a Palermo, ma anche a Trapani, Caltanissetta, Messina, Siracusa, Ragusa, Modica e Scicli – alle 19, quando le code saranno terminate – si potrà partecipare a una visita esclusiva condotta da un ospite d’onore, seguita da una degustazione di vini Planeta a sua volta guidata da un enologo.

Con il pagamento di un contributo sarà possibile prenotare le degustazioni, previste alle 19 nelle varie città. Domani, 14 settembre, a Messina saranno a Castel Gonzaga, mentre a Siracusa toccherà al Teatro Comunale. Per chi sarà a Scicli l’appuntamento è a Palazzo Spadaro.

A Palermo si comincia il 5 ottobre, alla Cupola del SantissimoSalvatore, poi il 13 ottobre sarà la volta del Museo del Risorgimento, il 19 ottobre del Mulino di Sant’Antonino (con una speciale degustazione di olio), il 26 ottobre a Palazzo Asmundo e il 3 novembre a Villa Pottino.

Esperienza differente è quella prevista a Palazzo Asmundo dove, ogni venerdì e sabato alle 19, sarà possibile fare un aperitivo tra le collezioni storiche, con vista sulla Cattedrale oppure, alle 21, prenotare una cena di gala che strizza l’occhio alla cucina dei monsù, i cuochi francesi delle famiglie blasonate siciliane.

Un tuffo nella Palermo nobile del bel tempo che fu, sentendosi gentiluomini e dame. Per prenotarsi è sufficiente andare sul sito del festival.

Inoltre chi nei giorni del Festival di Palermo si presenterà con il coupon de Le Vie dei Tesori al Bistro Asmundo, godrà di uno sconto speciale del 10%. Più la vista sulla splendida Cattedrale.

Le Vie dei Tesori abbracciano le città

Una corsa che culmina nell’abbraccio simbolico dei monumenti delle nostre città. Questo il messaggio che il visual artist Giuseppe La Spada, ha voluto dare nel video che lancia l’edizione 2018 del Festival Le Vie dei Tesori.

“Viviamo in un’epoca in cui siamo sempre connessi col digitale e questi luoghi sono come un hard disk contenente il Dna dei nostri avi. Noi ci siamo connessi per ascoltare le loro storie”, così La Spada spiega il senso della campagna di comunicazione allestita per il Festival, che quest’anno coinvolge 300 luoghi in Sicilia e 130 a Palermo.

“Amare i nostri posti vuol dire anche tutelarli, difenderli – ha aggiunto La Spada – questi luoghi sono la nostra identità distintiva, dobbiamo abbracciarli nel vero senso della parola”.

Una corsa che culmina nell’abbraccio simbolico dei monumenti delle nostre città. Questo il messaggio che il visual artist Giuseppe La Spada, ha voluto dare nel video che lancia l’edizione 2018 del Festival Le Vie dei Tesori.

“Viviamo in un’epoca in cui siamo sempre connessi col digitale e questi luoghi sono come un hard disk contenente il Dna dei nostri avi. Noi ci siamo connessi per ascoltare le loro storie”, così La Spada spiega il senso della campagna di comunicazione allestita per il Festival, che quest’anno coinvolge 300 luoghi in Sicilia e 130 a Palermo.

“Amare i nostri posti vuol dire anche tutelarli, difenderli – ha aggiunto La Spada – questi luoghi sono la nostra identità distintiva, dobbiamo abbracciarli nel vero senso della parola”.

Palermo museo diffuso con Le vie dei Tesori

Saranno 130 i luoghi aperti in città, tra chiese, palazzi, itinerari contemporanei, laboratori per bambini, siti Unesco, e artigiani da scoprire

di Redazione

È una Palermo ancora inedita quella che si mostrerà al pubblico con la nuova edizione del Festival Le Vie dei tesori: dalle storie dimenticate del carcere Ucciardone con le sue celle ricostruite anni ’50 e Lollo Franco cantastorie d’eccezione, alla possibilità di fare un volo in piper; dal museo del tesoro di Santa Rosalia all’ex aeroporto militare di Boccadifalco voluto dai Florio; dalla chiesa barocca della Madonna della Mercede, nel cuore del Capo, fino alle residenze normanne: sono solo alcuni dei 130 luoghi che in città saranno visitabili dal 5 ottobre al 4 novembre.

Raccontare la bellezza con la stessa dedizione e civismo di chi la ama, è questo il senso della manifestazione, giunta alla 12/ma edizione e presentata oggi alla stampa a Palazzo Asmundo, uno dei tesori aperti per il Festival. Tante le novità di quest’anno che saldano la bellezza all’impegno, come la possibilità di conoscere l’abitazione di padre Pino Puglisi, oggi museo della memoria, nel 25/mo anniversario del suo omicidio e il “No mafia memorial” appena nato sul Cassaro, o il Giardino della Concordia di Pallavicino, colorato omaggio alle vittime di tutte le violenze.

Luoghi ma anche eventi, con più di 100 tour d’autore a Palermo guidati da esperti, botanici, giornalisti e scrittori, un Festival kids per i bambini con laboratori dedicati, gallerie private con mostre che si aprono per l’itinerario contemporaneo e la notte Unesco con la fondazione Unesco Sicilia, che dedica un week end ai siti del percorso arabo normanno dal 9 all’11 novembre, in coda al festival.

Palermo si trasformerà così in un enorme museo diffuso con tutte le residenze normanne aperte grazie alla Soprintendenza, dalla Zisa a Maredolce, dalla piccola Cuba con i giardini di Villa Napoli, all’antica fortificazione araba del Castello a Mare. Una inedita camera dello scirocco sarà quella di Fondo Micciulla, scavata nella roccia da cui si intravede l’ingresso a un qanat: per anni è stata proprietà di una famiglia mafiosa e nel 1980 fu sequestrata dall’allora giudice istruttore Giovanni Falcone. E poi il museo del tesoro di santa Rosalia, arrampicato su Monte Pellegrino e inaugurato appena due mesi fa, o un’ala inedita dell’Albergo delle Povere, con la chiesa, il chiostro, gli archivi, gli antichi lavatoi. Una lista infinita di palazzi privati, istituti scolastici, chiese interamente da scoprire sul nostro portale  e sull’apposita sezione dedicata al Festival  dove sarà anche possibile acquistare i coupon per le visite.

Tra le novità di questa edizione anche una guida in progress con i primi “100 tesori viventi”, cioè un censimento di vecchi artigiani e nuovi creativi scelti liberamente da un comitato di giornalisti e operatori culturali, luoghi talmente tipici da consentire ancora di fare un’esperienza, tra arredi storici, antiche insegne, nuove energie di artigiani che resistono e contribuiscono a raccontare l’anima della città. Piccoli tesori viventi, che stanno al fianco di quelli monumentali.

Saranno 130 i luoghi aperti in città, tra chiese, palazzi, itinerari contemporanei, laboratori per bambini, siti Unesco, e artigiani da scoprire

di Redazione

È una Palermo ancora inedita quella che si mostrerà al pubblico con la nuova edizione del Festival Le Vie dei tesori: dalle storie dimenticate del carcere Ucciardone con le sue celle ricostruite anni ’50 e Lollo Franco cantastorie d’eccezione, alla possibilità di fare un volo in piper; dal museo del tesoro di Santa Rosalia all’ex aeroporto militare di Boccadifalco voluto dai Florio; dalla chiesa barocca della Madonna della Mercede, nel cuore del Capo, fino alle residenze normanne: sono solo alcuni dei 130 luoghi che in città saranno visitabili dal 5 ottobre al 4 novembre.

Raccontare la bellezza con la stessa dedizione e civismo di chi la ama, è questo il senso della manifestazione, giunta alla 12/ma edizione e presentata oggi alla stampa a Palazzo Asmundo, uno dei tesori aperti per il Festival. Tante le novità di quest’anno che saldano la bellezza all’impegno, come la possibilità di conoscere l’abitazione di padre Pino Puglisi, oggi museo della memoria, nel 25/mo anniversario del suo omicidio e il “No mafia memorial” appena nato sul Cassaro, o il Giardino della Concordia di Pallavicino, colorato omaggio alle vittime di tutte le violenze.

Luoghi ma anche eventi, con più di 100 tour d’autore a Palermo guidati da esperti, botanici, giornalisti e scrittori, un Festival kids per i bambini con laboratori dedicati, gallerie private con mostre che si aprono per l’itinerario contemporaneo e la notte Unesco con la fondazione Unesco Sicilia, che dedica un week end ai siti del percorso arabo normanno dal 9 all’11 novembre, in coda al festival.

Palermo si trasformerà così in un enorme museo diffuso con tutte le residenze normanne aperte grazie alla Soprintendenza, dalla Zisa a Maredolce, dalla piccola Cuba con i giardini di Villa Napoli, all’antica fortificazione araba del Castello a Mare. Una inedita camera dello scirocco sarà quella di Fondo Micciulla, scavata nella roccia da cui si intravede l’ingresso a un qanat: per anni è stata proprietà di una famiglia mafiosa e nel 1980 fu sequestrata dall’allora giudice istruttore Giovanni Falcone. E poi il museo del tesoro di santa Rosalia, arrampicato su Monte Pellegrino e inaugurato appena due mesi fa, o un’ala inedita dell’Albergo delle Povere, con la chiesa, il chiostro, gli archivi, gli antichi lavatoi. Una lista infinita di palazzi privati, istituti scolastici, chiese interamente da scoprire sul nostro portale  e sull’apposita sezione dedicata al Festival  dove sarà anche possibile acquistare i coupon per le visite.

Tra le novità di questa edizione anche una guida in progress con i primi “100 tesori viventi”, cioè un censimento di vecchi artigiani e nuovi creativi scelti liberamente da un comitato di giornalisti e operatori culturali, luoghi talmente tipici da consentire ancora di fare un’esperienza, tra arredi storici, antiche insegne, nuove energie di artigiani che resistono e contribuiscono a raccontare l’anima della città. Piccoli tesori viventi, che stanno al fianco di quelli monumentali.

Le Vie dei Tesori tra i gioielli barocchi del Ragusano

Il festival arriva anche nella più orientale delle province siciliane, appuntamento nei tre weekend tra il 14 e il 30 settembre. In tutto 48 luoghi, tra chiese, palazzi, musei e giardini

di Redazione

Anche la più orientale delle province siciliane accoglie Le Vie dei Tesori, il Festival che da dodici anni apre e racconta decine e decine di siti inediti a Palermo, con un unico coupon. L’anno scorso, il primo progetto pilota: il festival è uscito dai confini palermitani e ha pacificamente “invaso” Messina, Caltanissetta, Siracusa, Agrigento, che hanno risposto in maniera straordinaria. Forte del successo ottenuto, il Festival quest’anno si allarga a tutta la Sicilia e aggiunge quindi Ragusa, Modica, Scicli e Trapani, nei tre weekend tra il 14 e il 30 settembre; poi i tradizionali 5 weekend a Palermo (dal 5 ottobre al 4 novembre) e infine Catania (dal 19 ottobre al 4 novembre). E un nuovo progetto-pilota, stavolta in Nord Italia.

“Le Vie dei Tesori ha messo in campo un metodo di lavoro che parte dallo storytelling dei luoghi ma che soprattutto riesce a far collaborare pubblico e privato – dice Laura Anello, presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori -. Il festival nasce da un gruppo di giornalisti che più di dieci anni fa decise di impegnarsi per far conoscere in maniera diversa ed immersiva luoghi conosciuti e sconosciuti, costruendo un unico museo diffuso. Un metodo che oggi ha fatto scuola e ci chiedono di esportare”.

Nel Val di Noto, quindi, “rispondono” all’appello in tre: Ragusa l’elegante, Modica, l’intellettuale e Scicli, piccolo gioiello barocco. In tutto, 48 luoghi, divisi tra i 19 di Ragusa, 13 di Modica e 15 a Scicli. Tra cattedrali barocche e chiese nascoste, circoli e palazzi nobiliari, musei, giardini e persino un piccolo teatro. Tutti ad 1 euro (il programma completo è disponibile cliccando qui).

“Iniziativa che abbiamo sposato con grande interesse e che si coniuga perfettamente con il nostro impegno nella valorizzazione dei siti protetti dall’Unesco. Speriamo di poterla ripetere il prossimo anno”, dice il sindaco di Ragusa Peppe Cassì, che ha accolto la presentazione della manifestazione, in sala giunta al Comune. Erano presenti Maria Monisteri e Caterina Riccotti, assessori alla Cultura, rispettivamente dei comuni di Modica e di Scicli, che hanno sottolineato la sinergia in atto tra i tre comuni, e il grande apporto delle diocesi di Ragusa e Noto, e delle famiglie private modicane e sciclitane che hanno messo a disposizione palazzi di solito chiusi al pubblico. Presente, per il Consorzio dei Comuni del Ragusano, Giuseppina Di Stefano, che ha invece annunciato l’adesione di Palazzo La Rocca, tra i siti più interessanti del comprensorio ragusano.

Il viaggio inizia da Ragusa, per essere precisi del campanile della cattedrale, 129 gradini e 50 metri d’altezza: da qui si domina la città barocca, che rinacque dopo il devastante terremoto seicentesco che la rase al suolo. Ma a Ragusa si va soprattutto “per chiese”: dai Cappuccini che conservano un trittico di Pietro Novelli, all’Annunziata che sorgeva su una sinagoga, all’Ecce Homo dove sarà possibile salire sul coro, nella torre campanaria, per ammirare da vicino le vetrate istoriate di Duilio Cambellotti (a cui si devono tante scenografie delle tragedie siracusane).

Una sorpresa sarà il pulpito neogotico di San Giacomo Apostolo, ma anche gli stucchi dello Spasimo o il lampadario blu di Palazzo La Rocca, lasciano a bocca aperta. A palazzo Arezzo di Trifiletti sarete guidati da un rappresentante della famiglia. Ma si conoscerà anche, camminando per i vicoli, la rivalità tra San Giorgio e San Giovanni; si ritroveranno le tracce dei cavalieri di Malta, il silenzio delle monache al Museo Obsculta nel monastero benedettino, e il gusto retrò del Circolo di conversazione, aperto soltanto a diciotto soci di nobili natali, che probabilmente passeggiavano anche tra i viali del giardino segreto di palazzo Arezzo Bertini o partecipavano ai piccoli spettacoli in quel gioiello che è il Teatro Donnafugata.

Nella barocca Modica si parte dal monastero benedettino, oggi Museo Belgiorno che racconta gli scavi nei complessi funerari iblei; poi l’ex Convento del Carmine che un domani ospiterà il Museo delle Tradizioni; ma soprattutto, la Chiesa di Sant’Anna, aperta in via eccezionale, mostra il pavimento ad intarsi di calcare bianco e pietra pece nera, e un trompe l’oeil settecentesco. A Palazzo Moncada si scoprirà la biblioteca Quasimodo, alla Fondazione Grimaldi, la pinacoteca di ritratti di illustri personalità della zona; a Palazzo Castro-Grimaldi, gli arredi rimasti immobili nel tempo. E a Palazzo De Leva, i famosi “bassi” con tracce della città gotica. La visita di Modica si potrà chiudere soltanto dal Castello dei Conti, da cui si vede l’intera città.

Protagonista anche Scicli, ormai anche la città del commissario Montalbano: tracce e angoli citati nella fiction, sono praticamente ovunque, l’intero, grosso paese è stati un unico set. Scicli sembra essere immobile nel tempo: dalla farmacia Cartìa dove si affacciano albarelli, ampolle, bilancini, vasi e persino un antico registratore di cassa; al palazzo del Comune, dove il commissario più famoso avrebbe il suo ufficio, mentre al primo piano, la stanza del sindaco è servita a ricostruire l’ufficio dell’antipaticissimo questore Bonetti-Alderighi.

Ma non si può capire Scicli, se non si va per chiese e palazzi. Dal calvario rupestre, scavato nella roccia, agli stucchi rococò di San Giuseppe e Santa Teresa, alla Consolazione barocca, a San Vito, trasformata in museo del territorio, alla bellissima Santa Maria La Nova, adorata dagli sciclitani. Poi ci sono i palazzi: Bonelli-Patanè con le tappezzerie originali, all’Opera Pia che per tre secoli gestì la straordinaria eredità Busacca (foriera di liti furibonde). Fino alla leggerezza del “ponticello degli innamorati” di Palazzo Spadaro, e della collezione di abiti, pizzi, ricami e accessori che raccontano la moda iblea, nei bassi dell’ex convento San Michele. Con una curiosità: nella cucina ricostruita, le forme per l’antica produzione del cioccolato.

Infine, in collaborazione con Planeta, pagando un contributo, si potrà partecipare anche a visite guidate d’autore con degustazione di vini: venerdì, 14 settembre alle 19 a palazzo Spadaro, a Scicli; venerdì 21 settembre alle 19 a Palazzo Arezzo di Trifiletti a Ragusa e venerdì 28 settembre, alle 19, a Palazzo Castro Grimaldi, a Modica.

Per le visite nei luoghi non occorre prenotare. Basta acquisire il coupon per l’ingresso con visita guidata sul sito www.leviedeitesori.it e presentarsi all’ingresso dei luoghi. Per partecipare alle visite d’autore, occorre, invece, la prenotazione sul sito internet del festival.

Il festival arriva anche nella più orientale delle province siciliane, appuntamento nei tre weekend tra il 14 e il 30 settembre. In tutto 48 luoghi, tra chiese, palazzi, musei e giardini

di Redazione

Anche la più orientale delle province siciliane accoglie Le Vie dei Tesori, il Festival che da dodici anni apre e racconta decine e decine di siti inediti a Palermo, con un unico coupon. L’anno scorso, il primo progetto pilota: il festival è uscito dai confini palermitani e ha pacificamente “invaso” Messina, Caltanissetta, Siracusa, Agrigento, che hanno risposto in maniera straordinaria. Forte del successo ottenuto, il Festival quest’anno si allarga a tutta la Sicilia e aggiunge quindi Ragusa, Modica, Scicli e Trapani, nei tre weekend tra il 14 e il 30 settembre; poi i tradizionali 5 weekend a Palermo (dal 5 ottobre al 4 novembre) e infine Catania (dal 19 ottobre al 4 novembre). E un nuovo progetto-pilota, stavolta in Nord Italia.

“Le Vie dei Tesori ha messo in campo un metodo di lavoro che parte dallo storytelling dei luoghi ma che soprattutto riesce a far collaborare pubblico e privato – dice Laura Anello, presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori -. Il festival nasce da un gruppo di giornalisti che più di dieci anni fa decise di impegnarsi per far conoscere in maniera diversa ed immersiva luoghi conosciuti e sconosciuti, costruendo un unico museo diffuso. Un metodo che oggi ha fatto scuola e ci chiedono di esportare”.

Nel Val di Noto, quindi, “rispondono” all’appello in tre: Ragusa l’elegante, Modica, l’intellettuale e Scicli, piccolo gioiello barocco. In tutto, 48 luoghi, divisi tra i 19 di Ragusa, 13 di Modica e 15 a Scicli. Tra cattedrali barocche e chiese nascoste, circoli e palazzi nobiliari, musei, giardini e persino un piccolo teatro. Tutti ad 1 euro (il programma completo è disponibile cliccando qui).

“Iniziativa che abbiamo sposato con grande interesse e che si coniuga perfettamente con il nostro impegno nella valorizzazione dei siti protetti dall’Unesco. Speriamo di poterla ripetere il prossimo anno”, dice il sindaco di Ragusa Peppe Cassì, che ha accolto la presentazione della manifestazione, in sala giunta al Comune. Erano presenti Maria Monisteri e Caterina Riccotti, assessori alla Cultura, rispettivamente dei comuni di Modica e di Scicli, che hanno sottolineato la sinergia in atto tra i tre comuni, e il grande apporto delle diocesi di Ragusa e Noto, e delle famiglie private modicane e sciclitane che hanno messo a disposizione palazzi di solito chiusi al pubblico. Presente, per il Consorzio dei Comuni del Ragusano, Giuseppina Di Stefano, che ha invece annunciato l’adesione di Palazzo La Rocca, tra i siti più interessanti del comprensorio ragusano.

Il viaggio inizia da Ragusa, per essere precisi del campanile della cattedrale, 129 gradini e 50 metri d’altezza: da qui si domina la città barocca, che rinacque dopo il devastante terremoto seicentesco che la rase al suolo. Ma a Ragusa si va soprattutto “per chiese”: dai Cappuccini che conservano un trittico di Pietro Novelli, all’Annunziata che sorgeva su una sinagoga, all’Ecce Homo dove sarà possibile salire sul coro, nella torre campanaria, per ammirare da vicino le vetrate istoriate di Duilio Cambellotti (a cui si devono tante scenografie delle tragedie siracusane).

Una sorpresa sarà il pulpito neogotico di San Giacomo Apostolo, ma anche gli stucchi dello Spasimo o il lampadario blu di Palazzo La Rocca, lasciano a bocca aperta. A palazzo Arezzo di Trifiletti sarete guidati da un rappresentante della famiglia. Ma si conoscerà anche, camminando per i vicoli, la rivalità tra San Giorgio e San Giovanni; si ritroveranno le tracce dei cavalieri di Malta, il silenzio delle monache al Museo Obsculta nel monastero benedettino, e il gusto retrò del Circolo di conversazione, aperto soltanto a diciotto soci di nobili natali, che probabilmente passeggiavano anche tra i viali del giardino segreto di palazzo Arezzo Bertini o partecipavano ai piccoli spettacoli in quel gioiello che è il Teatro Donnafugata.

Nella barocca Modica si parte dal monastero benedettino, oggi Museo Belgiorno che racconta gli scavi nei complessi funerari iblei; poi l’ex Convento del Carmine che un domani ospiterà il Museo delle Tradizioni; ma soprattutto, la Chiesa di Sant’Anna, aperta in via eccezionale, mostra il pavimento ad intarsi di calcare bianco e pietra pece nera, e un trompe l’oeil settecentesco. A Palazzo Moncada si scoprirà la biblioteca Quasimodo, alla Fondazione Grimaldi, la pinacoteca di ritratti di illustri personalità della zona; a Palazzo Castro-Grimaldi, gli arredi rimasti immobili nel tempo. E a Palazzo De Leva, i famosi “bassi” con tracce della città gotica. La visita di Modica si potrà chiudere soltanto dal Castello dei Conti, da cui si vede l’intera città.

Protagonista anche Scicli, ormai anche la città del commissario Montalbano: tracce e angoli citati nella fiction, sono praticamente ovunque, l’intero, grosso paese è stati un unico set. Scicli sembra essere immobile nel tempo: dalla farmacia Cartìa dove si affacciano albarelli, ampolle, bilancini, vasi e persino un antico registratore di cassa; al palazzo del Comune, dove il commissario più famoso avrebbe il suo ufficio, mentre al primo piano, la stanza del sindaco è servita a ricostruire l’ufficio dell’antipaticissimo questore Bonetti-Alderighi.

Ma non si può capire Scicli, se non si va per chiese e palazzi. Dal calvario rupestre, scavato nella roccia, agli stucchi rococò di San Giuseppe e Santa Teresa, alla Consolazione barocca, a San Vito, trasformata in museo del territorio, alla bellissima Santa Maria La Nova, adorata dagli sciclitani. Poi ci sono i palazzi: Bonelli-Patanè con le tappezzerie originali, all’Opera Pia che per tre secoli gestì la straordinaria eredità Busacca (foriera di liti furibonde). Fino alla leggerezza del “ponticello degli innamorati” di Palazzo Spadaro, e della collezione di abiti, pizzi, ricami e accessori che raccontano la moda iblea, nei bassi dell’ex convento San Michele. Con una curiosità: nella cucina ricostruita, le forme per l’antica produzione del cioccolato.

Infine, in collaborazione con Planeta, pagando un contributo, si potrà partecipare anche a visite guidate d’autore con degustazione di vini: venerdì, 14 settembre alle 19 a palazzo Spadaro, a Scicli; venerdì 21 settembre alle 19 a Palazzo Arezzo di Trifiletti a Ragusa e venerdì 28 settembre, alle 19, a Palazzo Castro Grimaldi, a Modica.

Per le visite nei luoghi non occorre prenotare. Basta acquisire il coupon per l’ingresso con visita guidata sul sito www.leviedeitesori.it e presentarsi all’ingresso dei luoghi. Per partecipare alle visite d’autore, occorre, invece, la prenotazione sul sito internet del festival.

Le Vie dei Tesori tornano a Siracusa

La città aretusea si prepara a bissare il successo dello scorso anno, con 25 luoghi tra siti inediti, chiese, cappelle e piccoli musei. Appuntamento col festival nei tre weekend dal 14 al 30 settembre

di Redazione

C’è un filo rosso che lega il Teatro Comunale di Siracusa e il Teatro Massimo di Palermo: per costruirli si dovettero sacrificare due conventi. E la maledizione delle monache cadde sulle sale. A Siracusa rinunciarono all’incarico sia Giovan Battista Basile (altro legame con Palermo) che Antonio Breda, e il teatro fu completato da Damiani Almeyda.

È questo uno dei tanti storytelling con protagonisti i luoghi di Siracusa: saranno 25 quest’anno quelli che saranno aperti da Le Vie dei Tesori, il festival che da dodici anni apre e racconta decine e decine di siti inediti, trasformando le città in un unico museo diffuso, visitabile con un unico coupon.

Siracusa vara quindi la nuova edizione, nei tre weekend, dal 14 al 30 settembre, e si prepara a bissare il successo dell’anno scorso: tanti luoghi aperti, tra siti inediti, chiese, cappelle e piccoli musei. Per raccontare la città candida che affonda profondamente nella storia greca, la patria di Archimede, capitale dell’Impero bizantino, distrutta dal terremoto del 1693 e rinata barocca. Oggi, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, che l’anno scorso ha festeggiato le 2750 primavere.

La presentazione del programma (consultabile online nella sezione del nostro sito cliccando qui) si è svolta oggi alla Galleria regionale di Palazzo Bellomo, nel cuore di Ortigia. “Ritorniamo a Siracusa – dice Laura Anello, presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori – con la sicurezza che il pubblico affollerà di nuovo i siti, scoprendo luoghi che anche i siracusani conoscono poco. Perché lo spirito della manifestazione è proprio quello di valorizzare le migliori realtà cittadine e di trasformare le città in musei diffusi e narrati, che offrano le stesse modalità di visita, e che siano visitabili facilmente da cittadini e turisti. Questo produce una straordinaria moltiplicazione di visitatori”.

Dello stesso avviso Fabio Granata, assessore comunale alla Cultura, che stamattina ha presentato la manifestazione alla Galleria regionale di Palazzo Bellomo, a giornalisti, insegnanti, partner, ospiti del direttore Lorenzo Guzzardi. “Le Vie dei Tesori ci ha indicato un metodo: aprire i luoghi, raccontarli ai visitatori; sta a noi amministratori continuare sulla stessa scia e renderli disponibili per tutto l’anno. O intervenire per aprire luoghi magari già restaurati ma ancora non disponibili”.

La direttrice del Museo Paolo Orsi, Maria Musumeci ha sottolineato la disponibilità del giardino di Villa Landolina, “un angolo verde straordinario per questa città che di posti così ne possiede pochissimi. Persino i siracusani ignorano questo giardino, conoscono solo il museo”.

Alla conferenza sono intervenuti Giuliana Taverniti, dell’Usr (Ufficio scolastico Regionale) che impegnerà per Le Vie del Tesori, 150 studenti – non solo di Siracusa, ma anche di Avola, Pachino e Augusta -, nel progetto Alternanza Scuola Lavoro; il tenente di Vascello Anna Bonanno che ha raccontato l’ex Stazione marittima che aprirà i battenti per il festival, e suor Lucia sulla chiesa di santa Maria della Concezione. Presente Giuseppe Castrogiovanni che cura la Biblioteca Vittorini, che il primo weekend di programmazione resterà chiusa per un problema tecnico.

L’anno scorso quattro altre città siciliane sono state protagoniste di un primo progetto pilota: Siracusa registrò un vero e proprio boom di visite, seguita da Messina, Caltanissetta e Agrigento. In due weekend, Siracusa contò 12.277 visitatori entusiasti.

Il luogo più gettonato fu il Castello Maniace (2831 visitatori), seguito dall’Apollonion (1021 visitatori), dalla chiesa di San Filippo Apostolo con l’ipogeo (961). Quest’anno si replica, e il Festival arriva in tutta la Sicilia con tappe anche a Trapani, Ragusa, Modica, Scicli, tutte nei weekend tra il 14 e il 30 settembre; poi i tradizionali 5 weekend a Palermo (dal 5 ottobre al 4 novembre) e infine Catania (dal 19 ottobre al 4 novembre). E un nuovo progetto-pilota, stavolta in Nord Italia.

Quest’anno, il viaggio de Le Vie dei Tesori si insinua nell’antica Giudecca, passa dall’ipogeo e arriva alla Cappella Sveva nel cuore del Palazzo Arcivescovile. Ma prima chiede aiuto agli dei benevoli: ecco l’Artemision di Ortigia, consacrato alla dea vergine, i cui resti sono nel seminterrato dell’antico palazzo del Senato (oggi Comune); o le Latomie che i frati trasformarono da necropoli in giardino. Le biblioteche: l’Archivio di Stato con i suoi 80 mila volumi e un frammento del “Codice Aristotelico”; e l’Alagoniana con i suoi 72.800 testi, tra codici miniati e incunaboli; e lo studio intonso di Elio Vittorini. I segreti: dal pavimento in arenaria bianca, tale e quale un merletto, a San Filippo Neri; il parco millenario, pressoché sconosciuto, del museo Paolo Orsi. E tanto, tanto altro.

In collaborazione con Planeta, sono state organizzate, pagando un contributo, anche due visite guidate d’autore con degustazione di vini: due venerdì, 14 settembre alle 19 al Teatro Comunale e il 28 settembre a Palazzo Greco. Vanno prenotate sul sito www.leviedeitesori.it. Per le visite nei luoghi non occorre prenotare. Basta acquisire il coupon per l’ingresso con visita guidata sul sito e presentarsi all’ingresso dei luoghi.

La città aretusea si prepara a bissare il successo dello scorso anno, con 25 luoghi tra siti inediti, chiese, cappelle e piccoli musei. Appuntamento col festival nei tre weekend dal 14 al 30 settembre

di Redazione

C’è un filo rosso che lega il Teatro Comunale di Siracusa e il Teatro Massimo di Palermo: per costruirli si dovettero sacrificare due conventi. E la maledizione delle monache cadde sulle sale. A Siracusa rinunciarono all’incarico sia Giovan Battista Basile (altro legame con Palermo) che Antonio Breda, e il teatro fu completato da Damiani Almeyda.

È questo uno dei tanti storytelling con protagonisti i luoghi di Siracusa: saranno 25 quest’anno quelli che saranno aperti da Le Vie dei Tesori, il festival che da dodici anni apre e racconta decine e decine di siti inediti, trasformando le città in un unico museo diffuso, visitabile con un unico coupon.

Siracusa vara quindi la nuova edizione, nei tre weekend, dal 14 al 30 settembre, e si prepara a bissare il successo dell’anno scorso: tanti luoghi aperti, tra siti inediti, chiese, cappelle e piccoli musei. Per raccontare la città candida che affonda profondamente nella storia greca, la patria di Archimede, capitale dell’Impero bizantino, distrutta dal terremoto del 1693 e rinata barocca. Oggi, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, che l’anno scorso ha festeggiato le 2750 primavere.

La presentazione del programma (consultabile online nella sezione del nostro sito cliccando qui) si è svolta oggi alla Galleria regionale di Palazzo Bellomo, nel cuore di Ortigia. “Ritorniamo a Siracusa – dice Laura Anello, presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori – con la sicurezza che il pubblico affollerà di nuovo i siti, scoprendo luoghi che anche i siracusani conoscono poco. Perché lo spirito della manifestazione è proprio quello di valorizzare le migliori realtà cittadine e di trasformare le città in musei diffusi e narrati, che offrano le stesse modalità di visita, e che siano visitabili facilmente da cittadini e turisti. Questo produce una straordinaria moltiplicazione di visitatori”.

Dello stesso avviso Fabio Granata, assessore comunale alla Cultura, che stamattina ha presentato la manifestazione alla Galleria regionale di Palazzo Bellomo, a giornalisti, insegnanti, partner, ospiti del direttore Lorenzo Guzzardi. “Le Vie dei Tesori ci ha indicato un metodo: aprire i luoghi, raccontarli ai visitatori; sta a noi amministratori continuare sulla stessa scia e renderli disponibili per tutto l’anno. O intervenire per aprire luoghi magari già restaurati ma ancora non disponibili”.

La direttrice del Museo Paolo Orsi, Maria Musumeci ha sottolineato la disponibilità del giardino di Villa Landolina, “un angolo verde straordinario per questa città che di posti così ne possiede pochissimi. Persino i siracusani ignorano questo giardino, conoscono solo il museo”.

Alla conferenza sono intervenuti Giuliana Taverniti, dell’Usr (Ufficio scolastico Regionale) che impegnerà per Le Vie del Tesori, 150 studenti – non solo di Siracusa, ma anche di Avola, Pachino e Augusta -, nel progetto Alternanza Scuola Lavoro; il tenente di Vascello Anna Bonanno che ha raccontato l’ex Stazione marittima che aprirà i battenti per il festival, e suor Lucia sulla chiesa di santa Maria della Concezione. Presente Giuseppe Castrogiovanni che cura la Biblioteca Vittorini, che il primo weekend di programmazione resterà chiusa per un problema tecnico.

L’anno scorso quattro altre città siciliane sono state protagoniste di un primo progetto pilota: Siracusa registrò un vero e proprio boom di visite, seguita da Messina, Caltanissetta e Agrigento. In due weekend, Siracusa contò 12.277 visitatori entusiasti.

Il luogo più gettonato fu il Castello Maniace (2831 visitatori), seguito dall’Apollonion (1021 visitatori), dalla chiesa di San Filippo Apostolo con l’ipogeo (961). Quest’anno si replica, e il Festival arriva in tutta la Sicilia con tappe anche a Trapani, Ragusa, Modica, Scicli, tutte nei weekend tra il 14 e il 30 settembre; poi i tradizionali 5 weekend a Palermo (dal 5 ottobre al 4 novembre) e infine Catania (dal 19 ottobre al 4 novembre). E un nuovo progetto-pilota, stavolta in Nord Italia.

Quest’anno, il viaggio de Le Vie dei Tesori si insinua nell’antica Giudecca, passa dall’ipogeo e arriva alla Cappella Sveva nel cuore del Palazzo Arcivescovile. Ma prima chiede aiuto agli dei benevoli: ecco l’Artemision di Ortigia, consacrato alla dea vergine, i cui resti sono nel seminterrato dell’antico palazzo del Senato (oggi Comune); o le Latomie che i frati trasformarono da necropoli in giardino. Le biblioteche: l’Archivio di Stato con i suoi 80 mila volumi e un frammento del “Codice Aristotelico”; e l’Alagoniana con i suoi 72.800 testi, tra codici miniati e incunaboli; e lo studio intonso di Elio Vittorini. I segreti: dal pavimento in arenaria bianca, tale e quale un merletto, a San Filippo Neri; il parco millenario, pressoché sconosciuto, del museo Paolo Orsi. E tanto, tanto altro.

In collaborazione con Planeta, sono state organizzate, pagando un contributo, anche due visite guidate d’autore con degustazione di vini: due venerdì, 14 settembre alle 19 al Teatro Comunale e il 28 settembre a Palazzo Greco. Vanno prenotate sul sito www.leviedeitesori.it. Per le visite nei luoghi non occorre prenotare. Basta acquisire il coupon per l’ingresso con visita guidata sul sito e presentarsi all’ingresso dei luoghi.

Le Vie dei Tesori fanno tappa a Messina

Chiese, fortezze, ville liberty, opere d’arte, musei e giardini segreti: 29 luoghi e 6 passeggiate guidate renderanno la città un museo diffuso in occasione del Festival

di Redazione

L’anima liberty della Messina di inizio secolo rivive nei suoi palazzetti storici, nelle sue ville private e in quel Circolo della Borsa, sito inedito anche per i messinesi, ora aperto in occasione del Festival de Le Vie dei Tesori, che torna nella città dello Stretto per la seconda volta.

L’anno scorso, infatti, Messina, in due weekend, aveva registrato un vero boom di visite: 11288 ingressi, con punte di 1515 visitatori per il Forte San Salvatore con la Madonnina affacciata sul porto e 1196 al Sacrario Cristo Re. Saranno 29 i luoghi da scoprire (il trentesimo, Forte Ogliastri non è più disponibile perché a rischio cinghiali), e sei le passeggiate guidate possibili a partire da venerdi 14 e per i prossimi tre week end di settembre. La presentazione del programma (on line nell’apposita sezione del nostro sito ) oggi al MuMe con il direttore Caterina Di Giacomo.

Messina o “Zancle” la città eroica, sopravvissuta a invasioni, conquiste, rivolte. Patria di Antonello – da ritrovare, oltre che al MuMe, anche lungo due passeggiate a tema e al monastero di Santa Maria di Gesù Superiore, dove forse fu sepolto – nonostante il sisma che la ridusse a brandelli riserva gioielli da scoprire tra chiese, ipogei, forti, ville, opere d’arte, residenze private come Villa Rodriguez dove c’è il Circolo della Borsa che ospitò sovrani italiani e stranieri, o Villa Cianciafara dove si ritrovano i nobili arredi di un tempo, Villa De Pasquale, restaurata dalla soprintendenza, dove si produceva essenza di gelsomino, Villa Maria e Villa Alfè, da dove la vista arriva fino alle Eolie. Tutte saranno aperte dalle famiglie che le abitano. Poi gli altri luoghi: dal fossato di Castel Gonzaga dove c’erano i coccodrilli, ai tornei di cavalli berberi che si disputavano nel Medioevo davanti alla chiesetta di Gesù e Maria del Buonviaggio, dalle 170 ceramiche conservate sotto le scalinate dell’Università alle zampogne costruite a Gesso, fino alle tracce delle antiche carceri borboniche in cui venivano recluse anche le donne. 

Ma è visitando il rifugio antiaereo che si comprende veramente il tributo che Messina, già distrutta dal terremoto, 35 anni dopo dovette pagare anche alla seconda guerra mondiale.

Ad arricchire i tour, due visite guidate d’autore con la degustazione di vini Planeta, pagando un contributo venerdì 14 settembre alle 19 a Villa Cianfarana, venerdì 21 a Castel Gonzaga e venerdì 28 alla chiesa di San Giovanni di Malta, da prenotare sul sito, dove si trova anche il programma delle passeggiate, dedicate ai diversi volti della città: dalla Messina dopo il terremoto alla città di Antonello, dalle antiche confraternite all’aspetto prima del sisma.

Chiese, fortezze, ville liberty, opere d’arte, musei e giardini segreti: 29 luoghi e 6 passeggiate guidate renderanno la città un museo diffuso in occasione del Festival

di Redazione

L’anima liberty della Messina di inizio secolo rivive nei suoi palazzetti storici, nelle sue ville private e in quel Circolo della Borsa, sito inedito anche per i messinesi, ora aperto in occasione del Festival de Le Vie dei Tesori, che torna nella città dello Stretto per la seconda volta.

L’anno scorso, infatti, Messina, in due weekend, aveva registrato un vero boom di visite: 11288 ingressi, con punte di 1515 visitatori per il Forte San Salvatore con la Madonnina affacciata sul porto e 1196 al Sacrario Cristo Re. Saranno 29 i luoghi da scoprire (il trentesimo, Forte Ogliastri non è più disponibile perché a rischio cinghiali), e sei le passeggiate guidate possibili a partire da venerdi 14 e per i prossimi tre week end di settembre. La presentazione del programma (on line nell’apposita sezione del nostro sito ) oggi al MuMe con il direttore Caterina Di Giacomo.

Messina o “Zancle” la città eroica, sopravvissuta a invasioni, conquiste, rivolte. Patria di Antonello – da ritrovare, oltre che al MuMe, anche lungo due passeggiate a tema e al monastero di Santa Maria di Gesù Superiore, dove forse fu sepolto – nonostante il sisma che la ridusse a brandelli riserva gioielli da scoprire tra chiese, ipogei, forti, ville, opere d’arte, residenze private come Villa Rodriguez dove c’è il Circolo della Borsa che ospitò sovrani italiani e stranieri, o Villa Cianciafara dove si ritrovano i nobili arredi di un tempo, Villa De Pasquale, restaurata dalla soprintendenza, dove si produceva essenza di gelsomino, Villa Maria e Villa Alfè, da dove la vista arriva fino alle Eolie. Tutte saranno aperte dalle famiglie che le abitano. Poi gli altri luoghi: dal fossato di Castel Gonzaga dove c’erano i coccodrilli, ai tornei di cavalli berberi che si disputavano nel Medioevo davanti alla chiesetta di Gesù e Maria del Buonviaggio, dalle 170 ceramiche conservate sotto le scalinate dell’Università alle zampogne costruite a Gesso, fino alle tracce delle antiche carceri borboniche in cui venivano recluse anche le donne. 

Ma è visitando il rifugio antiaereo che si comprende veramente il tributo che Messina, già distrutta dal terremoto, 35 anni dopo dovette pagare anche alla seconda guerra mondiale.

Ad arricchire i tour, due visite guidate d’autore con la degustazione di vini Planeta, pagando un contributo venerdì 14 settembre alle 19 a Villa Cianfarana, venerdì 21 a Castel Gonzaga e venerdì 28 alla chiesa di San Giovanni di Malta, da prenotare sul sito, dove si trova anche il programma delle passeggiate, dedicate ai diversi volti della città: dalla Messina dopo il terremoto alla città di Antonello, dalle antiche confraternite all’aspetto prima del sisma.

Le Vie dei Tesori News

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