Antichi mestieri da tutelare: nasce il museo del lattoniere

A Chiaramonte Gulfi inaugurato uno spazio espositivo, sede di laboratori con docenti e studenti, dedicato allo storico stagnaio Rosario Bentivegna

di Redazione

Un mestiere antico che rischia di sparire si consegna nelle mani delle nuove generazioni. L’arte della lattoneria, ovvero la lavorazione di lamiere metalliche da trasformare in oggetti per usi più disparati, ha adesso il suo museo. Si trova a Chiaramonte Gulfi, borgo del Ragusano, ed è stato inaugurato pochi giorni fa dall’amministrazione comunale. Si tratta di un laboratorio-museo dedicato alla figura del lattoniere, o stagnaio, e si va ad aggiungere agli altri dieci dieci musei che sono stati realizzati nel Comune ibleo negli ultimi anni. L’iniziativa fa parte del progetto “Botteghe dei mestieri”, promosso dall’amministrazione comunale e presentato al Teatro Sciascia prima dell’inaugurazione del museo.

La presentazione del progetto “Botteghe dei mestieri” (foto da Facebook)

Il museo si trova nell’antico quartiere San Giovanni, vicino all’Arco dell’Annunziata, ed è dedicato a Rosario Bentivegna, storico lattoniere siciliano, nato nel 1922, che possedeva una piccola bottega nella cittadina, in via Corallo. Lo spazio, che nasce grazie al sostegno del geometra Nannino Pulichino, benefattore e amante della città che ne ha finanziato l’allestimento, raccoglie una straordinaria collezione di piccoli e grandi oggetti d’arte lavorati artigianalmente da Bentivegna e donati dalla sorella Angelina.

Oggetti esposti nel museo (foto da Facebook)

Una collezione di piccoli e grandi oggetti d’arte che adesso diventano focus centrale dell’esposizione all’interno del laboratorio-museo che verrà animato settimanalmente dai docenti del liceo artistico Carducci di Comiso pronti a coinvolgere i ragazzi della terza media dell’istituto Serafino Amabile Guastella di Chiaramonte Gulfi per la fase di orientamento scolastico in vista della scelta di un indirizzo professionalizzante. A curare la progettazione e l’allestimento è stato Raffaele Catania, con la supervisione di Iano Catania, mentre l’ingegnere Giovanni Ravalli ha contribuito all’individuazione del sito e della logistica.

Sebastiano Gurrieri (foto da Facebook)

“Un piccolo museo che non sarà statico ma vivo grazie al coinvolgimento dei giovani – spiega il sindaco Sebastiano Gurrieri – . Un progetto che fa parte del nostro programma elettorale e che ha diverse finalità, sia quella culturale che sociale. Non a caso nasce in un quartiere centrale del nostro Comune che sarà oggetto di riqualificazione anche attraverso il nuovo piano regolatore generale che è in dirittura d’arrivo. Un’operazione complessiva che guarda al culto della bellezza che non è il nostalgico ricordo delle cose passate ma la consapevolezza che solo difendendo le nostre tradizioni e il patrimonio che ne è derivato, potremo trovare nuove energie per il futuro. Con questo nuovo laboratorio-museo – conclude il primo cittadino – stiamo riportando l’arte nel cuore della città e con l’apertura di questo giacimento culturale, abbiamo rafforzato ed arricchito l’identità estetica e civile di Chiaramonte Gulfi”.

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Viaggio alla scoperta dell’ebraico, la lingua che visse due volte

Un incontro a Castelbuono per approfondire una cultura antica, aspettando il Giorno della Memoria nel ricordo delle vittime dell’Olocausto

di Redazione

Un’occasione per scoprire la lingua ebraica, le parole chiave della Genesi, le lettere dell’alfabeto, aspettando il Giorno della Memoria nel ricordo delle vittime dell’Olocausto. Se ne discuterà domenica 19 gennaio allo Spazio Scena di Castelbuono, durante l’incontro “Viaggio alla scoperta dell’ebraico, la lingua che visse due volte”, curato da Camillo Palmeri, docente di lettere.

“Scoprire e capire l’ebraico può essere una cosa strana, lontana e eccessivamente specialistica, riservata solo ad alcuni. In realtà questa lingua e questa cultura ci sono vicine più di quello che pensiamo – si legge in una nota – . Molti aspetti possiamo ritrovarli nel nostro inconscio e il loro studio diventa un metodo, un cammino, per trovare proprio una parte di questo inconscio nascosto in noi stessi come nella nostra civiltà.
È un processo analitico per arrivare alla profondità della nostra esistenza, un po’ simile a una psicoanalisi”.

“Scoprire l’ebraico – si legge ancora – è un lavoro che apre una porta per arrivare a radici profonde e non comporta necessariamente una premessa religiosa o di fede, perché molti elementi sono semplicemente una base comune della nostra esistenza. Accostarsi all’ebraico è in qualche modo anche un evento comunitario, perché restituisce la ‘realtà rimossa per eccellenza’ dalla nostra cultura e (per i credenti) dalla nostra fede. La base di ogni fondamento, il punto di partenza, della cultura ebraica sono le 22 lettere dell’alfabeto che sono, secondo la tradizione, anche gli elementi fondamentali di tutta la creazione. Quindi ogni lettera dell’alfabeto ha, per così dire, una sua origine, una sua storia, un suo significato ed una sua personalità. Il mistero di ciascuna di queste lettere è inoltre non soltanto nella forma o in ciò che rappresenta, ma anche nella maniera in cui avviene il tracciato della sua scrittura; così ‘la parola’, che è alla base di tutta la genesi dell’universo, si è conservata proprio in queste lettere ed ogni lettera a sua volta ripete il miracolo della creazione stessa ogni volta che viene riprodotta e ricomposta”.

“Le prime due lettere dell’alfabeto ebraico sono Aleph e Beth – si legge ancora sulla nota di presentazione dell’incontro – e per conseguenza tradizionalmente con la parola ‘alephbeth’ si intende tutto l’alfabeto. In seguito i greci, una volta importati i segni dai fenici, li chiameranno ‘alphàbetos’, proprio sull’esempio della tradizione mediorientale. Oggi paradossalmente l’ebraismo è tornato di moda. E non nel senso che si può credere. Nel senso purtroppo che stiamo nuovamente ricadendo negli errori (orrori) storici dell’antisemitismo. Ma da sempre l’antidoto alla cultura primitiva della violenza e dell’intolleranza è la conoscenza. E allora se l’ignoranza del terzo millennio ci vuole imporre tutta la sua inconsistente arretratezza, il modo migliore per reagire è mettersi a studiare”.

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Orto botanico da record, boom di visite e novità

Lo storico giardino palermitano è tra i primi siti culturali per numero di accessi della città, dopo il Palazzo dei Normanni e il Teatro Massimo

di Redazione

Quello appena trascorso è stato un anno da incorniciare per l’Orto botanico di Palermo. Nel 2019 record di presenze di visitatori paganti nel giardino storico, oasi di grande biodiversità vegetale tra i più importanti in Europa e inserito tra i siti del Simua, il Sistema museale dell’Università di Palermo. Da alcuni anni ha avviato una nuova politica di apertura al pubblico attirando tra i suoi viali cittadini, turisti e scolaresche con un ricco programma di eventi scientifici e culturali, facendo registrare un vero boom.

La Zagara all’Orto botanico (foto Eliana Lombardo)

Sono stati infatti 130.653 gli ingressi paganti, spiegano i responsabili di Coopculture che gestiscono i servizi di ingresso e biglietteria. Un incasso annuale record superiore dell’8.5 per cento rispetto a quello del 2018, che supera anche le aspettative previste dal piano strategico dell’ateneo palermitano, da cui l’Orto dipende, e che sarà reinvestito in interventi di manutenzione e miglioramento di cui l’orto ha continuo bisogno.

Una delle sfingi del Gymnasium dell’Orto botanico

Soddisfatto il direttore del Sistema museale di Unipa, Paolo Inglese: “I motivi di questo boom di presenze, che ci pone tra i primi siti palermitani visitati dopo il Palazzo dei Normanni ed il teatro Massimo, – spiega – sono sicuramente da legare ai grandi eventi che si tengono da alcuni anni all’Orto. Momenti di forte partecipazione, se si esclude la straordinarietà ed il target internazionale di Manifesta, sono di sicuro la mostra mercato che si tiene due volte all’anno, La Zagara di Primavera e di Autunno, che sfiora le 50.000 presenze ad edizione, ma anche altri eventi culturali come Una Marina di Libri, ma anche i concerti serali, che hanno portato all’Orto un nuovo pubblico di scrittori, musicisti, artisti, giornalisti e visitatori da tutto il mondo. Speriamo di fare meglio nella programmazione di nuovi appuntamenti per le scuole: obiettivo per il 2020 è migliorare le presenze nei mesi primaverili ed estivi da maggio in poi, e grazie ad una illuminazione migliore, rendere sempre più fruibile l’Orto nelle serate estive”.

Visita all’Orto botanico in notturna

Il direttore dell’Orto botanico, Rosario Schicchi, rivela alcune novità per il nuovo anno, all’insegna della cultura scientifica e del patrimonio di immenso valore che il giardino palermitano custodisce ed intende valorizzare al meglio: “Per la prossima Zagara prevista il 27, 28 e 29 di marzo, sarà possibile visitare anche il nuovo piccolo museo scientifico all’interno delle stanze del Ginnasio. Per gli studenti di Unipa, metteremo a disposizione gli spazi della biblioteca, mentre speriamo che da marzo potrà essere aperta anche la nuova caffetteria, per migliorare l’accoglienza dei nostri visitatori. Sul fronte delle manutenzioni delle piante e del patrimonio storico, ci stiamo impegnando parecchio per garantire potature e sistemazione delle pavimentazioni dei viali. Speriamo anche di aprire entro la primavera la nuova serra delle farfalle, un omaggio alla biodiversità naturale di cui l’orto palermitano è da secoli espressione, mentre continuano le cure alla storica Vigna del Gallo con le doc del vino siciliano, impiantata l’anno scorso”.

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Restyling in arrivo per i parchi archeologici siciliani

Saranno realizzati lavori di riqualificazione, tra cui recinzioni, impianti di videosorveglianza, infopoint e illuminazioni artistiche

di Redazione

Si fa più vicina la riqualificazione dei parchi archeologici siciliani. Con uno stanziamento di tre milioni di euro – fanno sapere dalla Regione – il dipartimento regionale Tecnico, grazie all’accordo stipulato con il dipartimento dei Beni culturali, gestirà le procedure finalizzate alla progettazione esecutiva e direzione dei lavori, mettendo a disposizione le figure professionali necessarie. Altri diciasette milioni di euro, già impegnati, serviranno per realizzare recinzioni, videosorveglianza, servizi igienici, segnaletica, punti informazioni, illuminazione artistica.

Il Parco archeologico Lilibeo

In questi primi mesi dall’istituzione dei nuovi parchi archeologici, il dipartimento dei Beni culturali – sottolineano ancora dalla Regione – ha avviato una costante azione di affiancamento e coordinamento. In seguito a una ricognizione e alla predisposizione di apposite schede di progetto per i parchi di nuova istituzione, si sono individuate le prime necessità in fase di start-up. Saranno quindi realizzati lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché migliorie all’interno delle aree archeologiche e delle loro zone dipendenti, per rendere l’accessibilità e la fruizione di livello adeguato al gran numero di turisti che in ogni stagione dell’anno li visitano.

La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina

I parchi in cui sono previsti gli interventi sono: Lilibeo a Marsala; Gela; Kamarina e Cave Ispica; Leontinoi; Himera, Solunto e Iato; Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro; Tindari; Isole Eolie; Morgantina e Villa Romana del Casale; Catania e Valle dell’Aci. Stanziati per questi interventi 17 milioni di euro che il governo regionale ha voluto destinare al primo avvio delle nuove strutture istituite dal governatore Nello Musumeci nello scorso mese di aprile. I lavori verranno realizzati dall’assessorato dei Beni culturali. Grande attenzione, inoltre, sarà dedicata ai siti dipendenti dai parchi, spesso a torto considerati minori, ma che sia dal punto di vista storico-archeologico che per il territorio su cui insistono, rivestono un ruolo importante e determinante per lo sviluppo socio-economico di zone ingiustamente finora poco valorizzate.

Il Tempio della Vittoria a Himera

“Entra nel vivo – dichiara Musumeci – la fase di rinnovo del sistema dei nuovi parchi archeologici, chiave di volta per lo sviluppo del territorio e del turismo culturale che porta sempre più turisti nella nostra Isola. Uno strumento che si sta rivelando vincente, lo dicono i numeri: l’obiettivo è quello di consentire ai nuovi parchi di poter raggiungere quelli di più antica istituzione, per un’offerta culturale di livello che possa attrarre sempre più visitatori”.

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Un volo sopra Piano Zucchi, cuore verde delle Madonie

C’è una cascata che scorre tra le rocce. Poi, fitti boschi con tutte le sfumature di verde. Il laghetto di Mandria del Conte incastonato in un paesaggio quasi irreale. È la natura incontaminata di Piano Zucchi, sulle Madonie. Uno spettacolo da ammirare a volo d’uccello grazie a un video girato con un drone, realizzato da Guglielmo Francavilla.

Piano Zucchi è immerso in piena zona A del Parco delle Madonie, con vista sul mar Tirreno, a cinque chilometri in linea d’aria e a 35 chilometri da Cefalù. Si trova poco distante dalle cime più alte del massiccio madonita, come Pizzo Carbonara e Monte Cervi ed è posto su un cocuzzolo ricco di boschi di faggio, pini, querce secolari, abeti, sambuchi e lecci. Dal punto di vista naturalistico sono interessanti alcuni esemplari di leccio che raggiungono notevoli dimensioni. Suggestivo anche il piccolo lago di Mandria del Conte, bacino artificiale creato a metà degli anni Settanta del secolo scorso, deviando le acque del Torrente Madonie.

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Un bando per far rinascere i borghi abbandonati

La Fondazione Sicilia mette a disposizione risorse per progetti di restauro e conservazione del patrimonio storico nei piccoli centri

di Redazione

Progetti in campo per la riqualificazione dei borghi abbadonati siciliani. Le amministrazioni comunali potranno partecipare a un bando della Fondazione Sicilia, che mette a disposizione 50mila euro per interventi di recupero e restauro di beni culturali, che si trovano in piccoli centri scarsamente popolati o abbandonati. I borghi, però, non dovranno essere di appartenenza a comuni capoluogo di provincia (qui per leggere il bando).

La chiesa di Borgo Schirò, vicino a Corleone

I progetti devono essere presentati entro il 28 febbraio 2020 dalle amministrazioni comunali, che potranno coinvolgere anche altri soggetti partner, come le associazioni territoriali che si occupano di promozione e tutela del territorio. Gli eventuali partner – si legge nel bando – possono essere esclusivamente partner sostenitori, contribuendo alla realizzazione del progetto attraverso risorse umane, materiali e economiche a titolo di cofinanziamento oppure attraverso la partecipazione attiva alle azioni progettuali.

I progetti, che dovranno avere una durata massima di 24 mesi, dovranno riguardare interventi di restauro e conservazione del patrimonio storico e culturale di borghi siciliani, abbandonati, totalmente o parzialmente. Dovrà essere presente una dettagliata descrizione del lavoro che si intende svolgere per l’attività di restauro e conservazione, inclusa la descrizione delle modalità per garantire la fruibilità del bene restaurato. Per l’intera durata del progetto la Fondazione Sicilia, con le modalità ritenute opportune, incluso il rapporto di medio termine, effettuerà attività di controllo sul regolare svolgimento delle azioni previste dal progetto e di monitoraggio sui relativi risultati.

Villa Zito, sede della Fondazione Sicilia

La Fondazione Sicilia, presieduta da Raffaele Bonsignore, rappresenta la naturale evoluzione della Fondazione Banco di Sicilia, nata il 21 dicembre 1991. Si pone come scopo prioritario quello di favorire la crescita sociale, culturale ed economica dell’Isola, attraverso iniziative che investono diversi campi, fra cui l’educazione, la formazione, la conservazione e la promozione dei beni artistici e culturali, la ricerca scientifica, ma anche il teatro, l’arte e la letteratura.

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La fotografa Rori Palazzo rilegge la Natività di Caravaggio

All’oratorio di San Lorenzo di Palermo si inaugura la decima edizione di Next. Come ogni anno, un artista contemporaneo reinterpreta l’opera trafugata nel 1969

di Redazione

Tutto pronto all’Oratorio di San Lorenzo di Palermo per l’inaugurazione della decima edizione di Next. Come ogni anno, un artista contemporaneo rilegge la Natività di Caravaggio, quadro trafugato la notte tra il 17 e 18 ottobre del 1969 nella stessa chiesa. Protagonista della nuova edizione è Rori Palazzo che, mantenendo tema e dimensioni del perduto capolavoro, ha affrontato l’arduo compito di andare oltre a un insanabile vuoto, ricreando la sua Natività attraverso l’uso del mezzo fotografico.

L’oratorio di San Lorenzo

La sua istantanea allude all’albero della vita. In una composizione piramidale, costruita con l’eleganza compositiva che contraddistingue la sua produzione, mette in scena in uno stesso tempo la nascita, il compianto e la resurrezione. L’archetipo della grande madre è interpretato nella sua complessità; in essa convivono la forza generatrice e distruttrice, la buona e la cattiva madre, il ventre femminile e la testa maschile. Un’opera di grande impatto visivo che, nella sua chiarezza formale, rimanda ad un’iconografia arcaica, mitologica e, per la sua forza spiazzante, estremamente attuale.

La rassegna, ideata e curata dall’associazione Amici dei Musei Siciliani, giunge qui al suo decimo anniversario. Sarà possibile fruire dell’opera fino al 17 ottobre del prossimo anno, anniversario di un tragico furto e al contempo preziosa occasione per rievocare alla memoria un capolavoro senza eguali del quale, oggi più che mai, si anela a un provvidenziale rinvenimento.

L’opera sarà visibile tutti i giorni dalle 10 alle 18, il 31 dicembre dalle 10 alle 14 e l’1 gennaio dalle 14 alle 18.

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“Intermezzo” a Villa Zito, ultimo appuntamento con Gili Lavy

Si chiude la rassegna di videoarte curata da Agata Polizzi, in cui racconto al femminile è diventato mappa per decifrare il contemporaneo

di Redazione

Un racconto di artiste, uno sguardo privilegiato su diversi aspetti della realtà contemporanea attraverso punti di vista singolarissimi e profondi. È il filo conduttore di Intermezzo 2019, la rassegna di videoarte curata da Agata Polizzi per Fondazione Sicilia. In questa seconda edizione, il racconto al femminile è diventato mappa per decifrare il contemporaneo. Dopo gli “sguardi” di Rä Di Martino, Lina Fucà ed Elisabetta Benassi, oggi alle 18.30 a Villa Zito si inaugura l’ultimo appuntamento della rassegna con Gili Lavy, con Acreage. Interverrà Eleonora Lombardo, scrittrice e giornalista.

Villa Zito

Un’installazione video multicanale attraverso cui l’artista esplora i vari significati con cui la terra viene codificata come territorio. Per indagare sul tema, il lavoro mette in scena le dinamiche di contesti sociali costruiti su storie collettive, e sulla percezione errata della realtà, di cui spesso sono cariche. Ne consegue la messa in discussione di certezze granitiche che governano concetti esistenziali e credenze: bacini in cui in cui le realtà vengono spesso (e arbitrariamente) travasate. Attraverso la mancanza di una narrazione apparente, insieme a un forte riferimento ai concetti di assenza e invisibile, Acreage mette in discussione anche l’idea di confine, sempre al centro di controversie e tensioni. Terra, dunque, come un archivio di informazioni, che Gili Lavy interpreta come un vuoto, lasciando allo spettatore il compito di sopportare l’immobilità dello spazio, senza il senso di una condizione riconoscibile precisa o di un inizio o una fine coerenti.

“Questa edizione di Intermezzo ha certamente il merito di avere offerto un punto di vista direi unico sul mondo contemporaneo. Le artiste – afferma Raffaele Bonsignore, presidente di Fondazione Sicilia – si sono soffermate ognuna su aspetti totalmente diversi, tutti stimolanti e originali”. La mostra sarà aperta fino al 27 gennaio.

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Pittura “a lume di notte” da Capodimonte all’Abatellis

In mostra nella Galleria regionale della Sicilia la Natività di Matthias Stomer della collezione del museo nazionale napoletano

di Redazione

Palermo, Napoli e Parigi. Tre città unite unite nel segno dell’arte. La collaborazione fra la Galleria regionale di Palazzo Abatellis del capoluogo siciliano, il museo Capodimonte a Napoli e il Petit Palais, darà vita alla mostra “A lume di notte”, che si inaugura all’Abatellis domenica 22 dicembre alle 10,30 e resterà aperta fino al 26 febbraio. Per la mostra “Luca Giordano” in corso a Parigi e che successivamente andrà a Napoli è stato richiesto “Il ratto di Deianira” di Luca Giordano delle collezioni di Palazzo Abatellis. Il prestito dell’opera, inteso come collaborazione fra i tre istituti, ha dato l’opportunità a Sylvain Bellenger direttore del Museo Nazionale di Capodimonte e Evelina De Castro direttore della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis, di individuare un’opera dalle collezioni di Capodimonte da porre in dialogo con le collezioni di Palazzo Abatellis per una iniziativa da svolgersi in concomitanza con la mostra di Luca Giordano. Il Petit Palais ha sostenuto gli oneri della operazione.

La locandina della mostra

Mantenendo l’attenzione sul secolo d’oro della pittura, la scelta è ricaduta su di un dipinto di Matthias Stomer la cui fortuna nell’Italia meridionale degli anni quaranta del Seicento ha unito Palermo e Napoli, con opere oggi presenti nei rispettivi musei. Il focus dell’esposizione di Palazzo Abatellis intorno alla Natività di Stomer delle collezioni di Capodimonte, riguarda la pittura a lume di notte, riprendendo le parole con cui i contemporanei descrivevano il filone tanto richiesto di soggetti iconografici ambientati in notturni illuminati da luce artificiale, tizzoni, candele, lampade o luce prodigiosamente promanante da una fonte interna all’opera per creare un effetto di particolare plasticismo, efficacia e verità nella resa di anatomie,  panneggi e di tutti gli elementi della composizione iconografica. Derivata da Caravaggio, la ricerca sulla luce, carica di significati e determinante un linguaggio nuovo, diviene un genere a se stante, molto richiesto e di cui diedero ampia prova numerosi artisti stranieri, fiamminghi e francesi già sensibili al realismo in pittura e attratti a Roma dalla rivoluzione caravaggesca.

Luca Giordano, Il Ratto di Deianira

Sia a Napoli che a Palermo fra presenze attive di artisti quali lo Stomer e arrivi di opere richieste per collezioni private o raccolte religiose e altari di chiese, la pittura a lume di notte ebbe grande diffusione. Allo Stomer di Capodimonte la mostra affianca altra opera dell’artista presente nelle collezioni Abatellis e altri due dipinti, del fiammingo Gerard Seghers e del francese Simon Vouet, opere presenti in antico in Sicilia e a Palermo a testimoniare la vivacità del panorama del tempo in cui la circolazione di opere e artisti è segno di partecipazione e aggiornamento culturale.

La mostra è aperta da martedì a venerdì, dalle 9 alle 19. Sabato, domenica e festivi dalle 9 alle 13,30. Lunedì chiuso.

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La Giornata dell’opera dei pupi siciliani al Museo Pasqualino

Dieci compagnie di pupari si esibiranno in tutta la Sicilia nell’ambito delle iniziative dedicate alle eredità immateriali riconosciute dall’Unesco

di Redazione

Un anno ricco di eventi per il Museo delle marionette Antonio Pasqualino, che ha saputo coniugare l’attività accademica con le iniziative culturali e le rassegne teatrali. E poi le presentazioni di libri, il teatro per bambini, i laboratori, le visite guidate. L’ultimo appuntamento del 2019 è previsto per domenica 29 dicembre, con la Giornata dell’opera dei pupi siciliani, organizzata dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari – Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino. Una giornata che si inserisce nell’ambito delle iniziative dedicate alle eredità immateriali riconosciute dall’Unesco.

Il Museo Pasqualino

Saranno dieci le compagnie di pupari (veri e propri custodi di questo patrimonio orale) a esibirsi in tutta la Sicilia, con un intenso programma che si svolgerà dalle 11 alle 19. Otto i comuni siciliani coinvolti: Alcamo, Carini, Catania, Mascalucia, Messina, Palermo, Siracusa e Sortino (qui il programma completo).

Sul solco della Convenzione Unesco del 2003 per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale e delle direttive operative Unesco per la sua attuazione, la Giornata dell’opera dei pupi siciliani è stata istituita per sensibilizzare sulla salvaguardia di un patrimonio come quello del teatro dell’opera dei pupi siciliani, dichiarato nel 2001 “Capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità”. L’evento è promosso dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, soggetto referente della Rete italiana di organismi per la tutela, promozione e valorizzazione dell’Opera dei pupi.

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