Cuticchio ricorda la sua “Visita guidata all’Opera dei Pupi”

L’artista ripercorre lo storico spettacolo che nel 1989 segnò un passaggio importante: il puparo non è più solo un manovratore, ma diventa un protagonista assoluto e autonomo

di Redazione

Trent’anni fa, esatti, nasceva uno spettacolo che ha segnato la svolta, e non solo nella carriera personale di Mimmo Cuticchio, ma nel mondo stesso dell’Opra: “Visita guidata all’Opera dei Pupi”, nel 1989, è stato un omaggio affettuoso e un inchino elegante, ma subito dopo il puparo rialza la testa e cerca un suo spazio autonomo, a fianco del pupo.

I pupi della corte di Carlo Magno

Avvertendo la crisi del teatrino, ne ascolta la necessità della trasformazione. Caratteristica di questo spettacolo, diventata una cifra distintiva di tutti i lavori successivi, è l’uscita “in scena” del puparo che ha una doppia valenza: da un lato afferma la necessità di uno sconfinamento, da parte dell’oprante, oltre il piccolo boccascena del teatrino, per occupare spazi di rappresentazione più ampi e modulabili sulle nuove esigenze espressive; dall’altro investe il puparo di nuove responsabilità, rompendo gli schemi tradizionali e annunciando la necessità di raccontare nuove storie anche con l’ausilio di nuovi linguaggi. Insomma, ri-nasceva il Mimmo Cuticchio di oggi, con l’aiuto di un drammaturgo come Salvo Licata che aveva rivoltato il mondo dell’Opra studiandolo dal suo interno.

Mimmo Cuticchio

Per raccontare questo viaggio fatto di legno e carne, corazze e anime, oggi alle 18 al Teatrino dei Pupi di via Bara all’Olivella, sarà presente Mimmo Cuticchio che introdurrà la proiezione dello storico spettacolo. “Un lavoro – ricorda Cuticchio – che fu il frutto di mesi di racconti scambiati fra me e Salvo. Ha rappresentato il mio primo passo verso il teatro che volevo, per partire dalle mie radici, per salvare l’ opera dei pupi di mio padre e di mio nonno, ma anche per ripensarla e farla rivivere”. In scena nella “Visita guidata”, la realtà degli anni Quaranta con una Palermo liberata dal Fascismo sotto le bombe degli alleati.

E stamattina, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 18, si potrà partecipare alle prime visite guidate al laboratorio, sempre in via Bara all’Olivella, per scoprire come nasce un pupo, come viene sbalzata una corazza, costruito un fondale, come si muovono i fili o si fa scorrere un pianino a cilindro. Per immergersi in un museo della memoria, popolato da piccole creature di legno e stoffa, draghi fantasiosi e ippogrifi volanti. Le visite continueranno anche venerdì, sabato e domenica, con gli stessi orari. Invece alle 18,30, in replica nei tre giorni, verrà messo in scena “Il meraviglioso viaggio di Astolfo sulla Luna”, canovaccio storico dell’Opra che racconta come Orlando sia impazzito alla scoperta della passione dell’amata Angelica per il paggio Medoro. Il cugino Astolfo, in sella all’Ippogrifo, raggiungerà la Luna per ritrovare il senno perduto del paladino.

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“Palermo Palermo” trent’anni dopo, omaggio a Pina Bausch

Con la mostra fotografica di Piero Tauro allestita a Gibellina, al via il tributo delle Orestiadi alla coreografa tedesca. Prevista anche una performance al Cretto di Burri

di Redazione

Sarà la mostra del fotografo Piero Tauro a dare il via all’omaggio del festival Orestiadi a Pina Bausch, in occasione dei trent’anni dalla prima edizione dello spettacolo “Palermo Palermo” e a 10 anni dalla sua morte. Sabato 3 agosto al Baglio Di Stefano di Gibellina, alla presenza, tra gli altri, del soprintendente dei Beni culturali di Trapani, Riccardo Guazzelli, si inaugura “Macerie e tacchi a spillo, e cadde un muro… Palermo Palermo 1989/2019”, la mostra fotografica in collaborazione con il Teatro Biondo che resterà aperta fino al 30 settembre, per poi trasferirsi a ottobre al Biondo di Palermo.

Una scena di “Palermo Palermo” (Foto Piero Tauro)

La mostra di Tauro, che da oltre trent’anni anni si dedica alla fotografia di scena con un occhio particolare alle nuove esperienze di teatro e danza contemporanea, sarà solo il primo evento che ricorderà la grande coreografa tedesca. Il 10 agosto al Cretto andrà in scena “Pina”, una performance di otto danzatori siciliani in assolo, sparsi sulle isole della grande opera di Alberto Burri e una coreografia finale che aderisce al progetto promosso dalla Pina Bausch Foundation “Dance! The Nelken-Line”.

Ritratto di Pina Bausch (Foto Piero Tauro)

La performance sarà il risultato conclusivo del percorso laboratoriale e creativo, condotto da Simona Miraglia con la partecipazione del Collettivo SicilyMade, aperto a giovani danzatori siciliani (e non solo), che si svolgerà a Gibellina l’8 e 9 agosto, un laboratorio finalizzato allo studio dei movimenti della coreografia originale di Pina Bausch, attraverso la relazione con la particolarità del Cretto di Burri. Ma la coreografia sarà aperta anche a chiunque volesse unirsi nel ricordare la coreografa direttamente al Cretto, così come previsto dal progetto della Foundation. Alla performance parteciperanno Amalia Borsellino, Luigi Geraci Vilotta, Silvia Giuffrè, Simona Miraglia, Giuseppe Muscarello, Giovanna Velardi, Patrizia Veneziano e Valeria Zampardi, con le musiche eseguite dal vivo da Gianni Gebbia.

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Le Metope di Selinunte diventano musica

Tre tappe per “Music from Myths” del compositore palermitano Salvo Ferrara a Pollina, Segesta e Palermo, un concerto che fonde l’elettronica con le sonorità classiche

di Redazione

Quando la musica elettronica si fonde con le sonorità classiche nasce “Music from Myths”, un’esperienza culturale ideata da Salvo Ferrara, compositore e produttore musicale palermitano, che ad agosto celebrerà tre tappe siciliane. “Music from Myths” trae ispirazione dalle Metope dei templi di Selinunte, decorazioni in pietra e marmo scolpite a rilievo, testimonianze dell’arte greca nel Mediterraneo, custodite al museo archeologico regionale Antonino Salinas di Palermo, che colpirono già il musicista polacco Karol Szymanowsky che ad esse, nel 1915, dedicò una composizione per pianoforte.

Salvo Ferrara

Gli appuntamenti sono sabato 3 agosto in occasione della rassegna Pollina Estate 2019 al Teatro Pietra Rosa di Pollina con ingresso gratuito; sabato 24 a Segesta nella Notte Bianca al tempio greco per le Dionisiache 2019, con ingresso gratuito. Si concluderà martedì 27 agosto, alla Gam di Palermo, per il Festival Palermo Classica 2019.

Una delle metope conservate al Salinas

Si tratta di tre concerti di un’ora ciascuno, con un programma musicale realizzato in cinque mesi per “Music from Myths” e articolato in otto brani “Ghost”, “Hera”, “Leftovers”, “Restart”, “Kore”, “Solid Roots”, “Selinus” e “Calypso”. Sono eseguiti da Ferrara al pianoforte, sintetizzatori e drum machines, accompagnato dal Modern Times Ensemble, quartetto d’archi di solisti composto da Fabio Ferrara, primo violino; Pippo Di Chiara, secondo violino, synth; Gaspare D’Amato, viola; Mauro Greco, violoncello e da Agostino Cirrito al sax ed ewi. A curare l’armonia tra le sonorità prodotte dall’uso di devices elettronici, tastiere, synth guitars, sequencers e l’esecuzione degli strumenti classici sarà Cristiano Nasta, live set-up programming.

L’opera musicale, ha debuttato al Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas di Palermo, con un’interpretazione spiccatamente contemporanea e un’ambientazione sonora che vede alternarsi momenti evocativi ad episodi ritmicamente incalzanti, con timbriche crossover grazie all’interazione fra apparecchiature elettroniche e strumenti acustici. Il risultato è una musica che nasce per essere immaginata, per accompagnarsi a delle immagini e per evocarle.

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Torri, caserme e lidi ai privati: pronto bando della Regione

L’assessorato al Territorio e Ambiente vuole assegnare ventisette edifici, situati sul demanio marittimo e sparsi in sei province dell’Isola

di Redazione

Antiche torri, ex depositi, caserme e fabbricati abbandonati di proprietà della Regione Siciliana, potrebbero rinascere grazie agli interventi dei privati. È pronto il secondo bando dell’assessorato al Territorio e ambiente per l’assegnazione di ventisette edifici, situati sul demanio marittimo, sparsi in sei province dell’Isola: Agrigento, Caltanissetta, Catania, Messina, Palermo e Trapani. L’iniziativa avviata dal governo regionale prevede la concessione delle strutture – a titolo oneroso con procedura di evidenza pubblica – per un periodo che varia da sei a cinquant’anni. Prevista la possibilità di nuove destinazioni d’uso finalizzate allo svolgimento di attività economiche compatibili con gli utilizzi del demanio marittimo. Dunque spazio anche a possibili lidi, ristoranti e strutture ricettive. Si tratta di strutture che si trovano in siti di particolare interesse paesaggistico che – attraverso l’esecuzione di interventi di manutenzione straordinaria, consolidamento, ristrutturazione, recupero o, comunque, di riqualificazione – possono essere restituiti alla pubblica fruizione e contemporaneamente messi a reddito.

L’ex Agrumaria di Corleone a Palermo

Sono stati messi a bando i seguenti beni. In provincia di Palermo, sono inserite cinque strutture: l’ex Agrumaria Corleone di via Messina Marine e il Pontile Romagnolo nel capoluogo; l’ex Arena Grasso in largo Caduti del mare a Termini Imerese; l’ex Lido Olivella a Santa Flavia e la Torre Pozzillo a Cinisi. Nel Trapanese, ci sono un magazzino a Trapani (via Vallona, angolo via Scudamiglio) e una porzione della Torre San Teodoro sulla strada provinciale a Marsala, oltre ad altri quattro beni nell’isola di Pantelleria: un ex deposito nel Porto nuovo e un altro sul molo Wojtyla, il magazzino di Punta Croce e l’ex Faro San Leonardo.

Ex Agenzia delle Dogane a Riposto

Quattro sono, invece, i beni in provincia di Agrigento: ex Cantiere Grazia e Palazzina Piloti, nel porto di Licata, oltre a due lotti del fabbricato sbarcatoio nel porto di Lampedusa. Tre nel Nisseno, tutti a Gela: la cosiddetta Conchiglia, il Lido Eden entrambi sul lungomare Federico II di Svevia e un pontile sbarcatoio sul lungomare. Quattro in provincia di Catania: due lotti riguardano le ex Agenzia delle Dogane in via Duca del mare a Riposto e altri due il rudere dell’immobile Sant’Anna a Mascali. Nel Messinese cinque gli immobili: l’ex colonia di via Cicerata a Barcellona Pozzo di Gotto, l’ex Samar di via Contessa Violante a Messina, le ex Cupole di via Marinaio d’Italia a Milazzo, un bene sito a piazza Marina corta di Lipari e un altro in via Cristoforo Colombo a Oliveri. Le domande vanno presentate entro il 4 novembre.

Il Pontile Romagnolo a Palermo

All’inizio dell’anno era stato pubblicato, sempre dal dipartimento Ambiente guidato da Giuseppe Battaglia, un primo bando per l’assegnazione di altri 18 beni. Per questi è stata completata l’istruttoria da alcune settimane per nove e la relativa graduatoria è già stilata. La concessione riguarda: il manufatto ex Opa di Sferracavallo a Palermo; l’ex bar e ristorante Cannatello di Agrigento; due lotti relativi agli ex bagni pubblici Marina di Cottone a Fiumefreddo di Sicilia, nel Catanese; il Castello di Falconara a Butera; la lanterna-semaforo Carro di Scicli; l’ex abitazione di Punta Sottile a Favignana e l’ex casa agricola sulla strada provinciale Torretta Granitola a Mazara del Vallo.

La Torre San Teodoro a Marsala

“Abbiamo trasformato – commenta il presidente della Regione Nello Musumeci – il patrimonio perduto dei beni storici collocati sul demanio marittimo in un elemento di attrattività e valorizzazione del territorio. È stato necessario un lungo e attento lavoro di ricognizione. Con la pubblicazione del secondo bando possiamo dire che siamo riusciti a garantire la conservazione e il recupero di strutture storiche, alcune delle quali risalenti al XVII o al XVIII secolo e la loro messa a reddito. L’affidamento, che avverrà attraverso un’attenta analisi delle richieste darà modo all’imprenditoria sana di Sicilia di mettersi in gioco e partecipare alla valorizzazione delle nostre ricchezze”.

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Passi avanti verso il restauro del Politeama Garibaldi

I lavori saranno appaltati entro l’anno. Con il recupero dei quattro prospetti e della copertura, si concluderanno gli interventi avviati alcuni anni fa e poi sospesi

di Redazione

Si avvicina il restauro del Politeama Garibaldi di Palermo. Questa mattina, nel corso di un sopralluogo dell’assessore comunale alla Rigenerazione urbana e alla città storica, Maria Prestigiacomo e dei tecnici comunali, è stato annunciato che i lavori saranno appaltati entro quest’anno. Il restauro dei quattro prospetti e della copertura, finanziato con fondi ministeriali e della Cassa Depositi e Prestiti, per 4,4 milioni di euro, concluderà così una parte importante degli interventi avviati alcuni anni fa e poi sospesi.

Sopralluogo al Politeama

Al sopralluogo erano presenti, tra gli altri, il presidente del Cda della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, Stefano Santoro; il sovrintendente Antonino Marcellino e gli architetti Paolo Porretto, Giovanni Crivello e Giuseppe Lopes. “Il Politeama – ha detto il sindaco Leoluca Orlando – è uno dei cardini del sistema teatrale e musicale della città, che vogliamo sia sempre più un luogo accogliente e sicuro non solo per i tanti spettatori ed appassionati che ne seguono gli spettacoli, ma anche per chi vi lavora con grande passione e dedizione “.

La sala del Politeama Garibaldi

“Il teatro – ha aggiunto l’assessore Prestigiacomo – è una risorsa della città e come tale ha l’attenzione dell’amministrazione comunale. Con il presidente della Foss abbiamo individuato un percorso comune per intervenire entro la fine dell’anno assicurando gli interventi necessari”. Il presidente Stefano Santoro, ha accolto l’assessore Prestigiacomo e i tecnici della Città storica, sottolineando “il ruolo centrale del teatro e dell’Orchestra Sinfonica Siciliana, cosicchè esso possa essere fruito dai cittadini, dagli amanti della musica e dai turisti che ogni giorno visitano la città”.

Il Politeama Garibaldi ha quasi centocinquant’anni di vita. Fu inaugurato, su progetto dell’architetto Giuseppe Damiani Almeyda, nel 1874, con l’opera “Capuleti e Montecchi” di Vincenzo Bellini. Il teatro, realizzato dall’impresa francese Galland, è in stile neoclassico pompeiano. La copertura, considerata per l’epoca opera di grande ingegneria, venne realizzata in metallo dalla Fonderia Oretea nel novembre del 1877. Gli ultimi lavori, di abbellimento, furono realizzati nel 1891 in occasione della grande Esposizione Nazionale che si teneva quell’anno a Palermo.

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Apre la Fonte Aretusa con un nuovo percorso di visita

Si potrà camminare accanto allo specchio di acqua di Ortigia, popolato da papiri e animali acquatici, accompagnati da audioguide in tutte le lingue

di Redazione

Una passeggiata tra papiri e animali acquatici in un luogo mitico, cantato nei secoli da poeti, musicisti e drammaturghi. La Fonte Aretusa, nel cuore di Ortigia a Siracusa, apre finalmente al pubblico, dopo il recente intervento di adeguamento strutturale e funzionale. Un percorso di visita che, dal 6 agosto, consente di ammirarne dall’interno la bellezza, accompagnati dalle voci italiane di Isabella Ragonese, Sergio Grasso e Stefano Starna, con un’audioguida disponibile anche in inglese, francese, spagnolo e cinese.

I papiri della Fonte Aretusa

Si potrà camminare accanto allo specchio di acqua dolce popolato dai papiri nilotici e da animali acquatici, donati dai siracusani come devozione a una mitologia lontana nel tempo. È il primo risultato del progetto di valorizzazione elaborato da Civita Sicilia come concessionario del Comune di Siracusa, con la collaborazione della Fondazione per l’Arte e la Cultura Lauro Chiazzese. Il progetto, elaborato e diretto per la parte architettonica da Francesco Santalucia, Viviana Russello e Domenico Forcellini, ha visto la collaborazione della Struttura didattica speciale di architettura di Siracusa e si è avvalso della consulenza scientifica di Corrado Basile, presidente dell’Istituto Internazionale del papiro – Museo del Papiro.

“L’apertura della Fonte Aretusa è un traguardo a cui guardavo da tempo – afferma il sindaco di Siracusa Francesco Italia – . Attraverso un bando pubblico abbiamo individuato un partner privato serio e competente come Civita, insieme al quale tra pochi giorni renderemo visitabile per i cittadini e i turisti un luogo simbolo dell’identità siracusana. Nell’attesa, tutti possono già ammirare i primi risultati guardando i papiri della Fonte riportati a nuovo splendore con la consulenza di Corrado Basile. Il prossimo passo sarà la riapertura dell’Acquario comunale”.

La Fonte Aretusa

Da oltre duemila anni, la Fonte Aretusa è uno dei simboli di Siracusa. Le acque che scorrono nel sottosuolo di Ortigia, ragione prima della sua fondazione, ritornano in superficie al suo interno, dove il mito vuole che si uniscano a quelle del fiume Alfeo. Quella di Aretusa e Alfeo è una storia d’amore, inizialmente non corrisposto, tra una ninfa e un fiume che inizia nella lontana Grecia e trova qui il suo epilogo, simbolo del legame che esiste tra Siracusa e la madrepatria dei suoi fondatori. Ma la Fonte Aretusa è anche il luogo nelle cui acque, nel corso dei secoli, filosofi, re, condottieri e imperatori si sono specchiati e genti venute da lontano, molto diverse tra loro, sono rimaste affascinate, anche attraverso le numerose trasformazioni del suo aspetto esteriore.

La Fonte ospita da millenni branchi di pesci un tempo sacri alla dea Artemide e, da tempi più recenti, una fiorente colonia di piante di papiro e alcune simpatiche anatre che le valgono il nomignolo affettuoso con cui i siracusani di oggi talvolta la chiamano “funtana de’ papere”. Dalla Fonte si gode un tramonto che Cicerone descrisse “tra i più belli al mondo” e la vista del Porto Grande dove duemila anni fa si svolsero epiche battaglie navali che videro protagonista la flotta siracusana e dove le acque di Alfeo e Aretusa si disperdono nel mare in un abbraccio eterno.

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Debutta “Medusa”, prima tragedia in musica dell’Opera dei pupi

Lo spettacolo, che porta la firma di Mimmo Cuticchio, rientra nella rassegna La Macchina dei Sogni, e andrà in scena nell’atrio di Palazzo D’Aumale a Terrasini

di Redazione

La tradizione del pupi siciliani incontra l’opera lirica nello spettacolo “Medusa”, la prima tragedia in musica del teatro dei pupi. La messa in scena e la regia sono di Mimmo Cuticchio, le musiche invece sono state composte da Giacomo Cuticchio su libretto di Luca Ferracane. Lo spettacolo, che rientra nella rassegna La Macchina dei Sogni (ve ne abbiamo parlato qui), racconta la storia di una bellissima fanciulla destinata dal Fato ad essere maledetta da una dea e immortalata nel suo ultimo urlo: pagherà con la dannazione, l’amplesso con un dio, meraviglioso ma avvenuto in un santuario inviolabile.

L’organico orchestrale

La prima assoluta sarà rappresentata venerdì 26 luglio alle 21,30 nell’atrio di Palazzo D’Aumale, a Terrasini (ingresso libero). Si tratta di un’opera imponente in cui convivono le tradizioni dell’Opra e l’opera lirica. Il libretto in novenari ed endecasillabi di Luca Ferracane rende omaggio ai grandi poeti del melodramma del Settecento, come Zeno e Metastasio, ma, diversamente dal melodramma barocco, che prevedeva di solito un lieto fine, qui l’eroina va incontro a un infelice destino. La figura di Medusa – che Mimmo Cuticchio ha racchiuso in un “pupo” – ha un legame inscindibile con la Sicilia, terra ospitale ma che non sa difendere i suoi figli.

Mimmo Cuticchio

Solisti in scena saranno i soprani Federica Faldetta (Medusa) e Corinna Cascino (gran sacerdotessa, Anfitrite, Atena) e il baritono Francesco Vultaggio (Poseidone); il coro Sine None di Nereidi e Tritoni. Sul podio il direttore Salvatore Barberi. “La Medusa è l’emblema del nostro tempo – spiega Giacomo Cuticchio -. In questo caso, è il teatro antico che incontra la musica”.

La serata si aprirà alle 18,30, sempre a Palazzo D’Aumale, con l’arrivo delle “guarattelle” di Pantaleo Annese, burattinaio e musicista del Carro dei Comici di Molfetta. Protagonista come sempre il povero Pulcinella che stavolta ha deciso di lasciar perdere i mali degli uomini per ritirarsi in campagna.

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Dal Museo Riso al Country, l’arte incontra lo sport

In occasione degli Internazionali di tennis femminile, Nicola Console realizza una grande installazione a “cantiere aperto”, partendo dallo studio sul movimento e dal dinamismo delle atlete

di Redazione

Una residenza d’artista a due passi dai campi degli Internazionali di tennis femminile che si stanno svolgendo al Country Time Club di Palermo. Sarà inaugurata domenica 28 luglio l’opera “site specific” a cui sta lavorando Nicola Console. L’iniziativa rientra tra le attività del Museo Riso, con l’Archivio Sacs, lo Sportello per l’arte contemporanea della Sicilia, volto alla promozione e alla diffusione della creatività dell’Isola in Italia e all’estero.

Nicola Console

Una settimana di lavoro per l’artista palermitano, ma che vive e lavora a Milano da quasi trent’anni, che a “cantiere aperto” sta realizzando una grande installazione dedicata al tennis, che sarà data in prestito dal Museo Riso al Country Club. “È una esperienza suggestiva – dichiara l’artista – lavorare sotto gli occhi incuriositi del pubblico partecipante che potrà assistere dal vivo alla creazione di un’opera composita, e ammirare il grande tappeto di immagini in bianco e nero tratto da bozzetti che ho realizzato su carta”.

Console, che lavora tutti i giorni dalle 16 a mezzanotte circa, mostra il proprio processo creativo partendo dallo studio sul movimento e dal dinamismo delle atlete. Il disegno diverrà un video d’arte, realizzato in collaborazione con Rossella Puccio, giornalista e artista visiva, che documenta le fasi di progettazione e di realizzazione dell’installazione: sagome di grandi dimensioni come imponenti ombre vibranti che fermano il gesto.

L’artista al lavoro

“La residenza ha l’intenzione e lo scopo – dichiara Valeria Patrizia Li Vigni, direttore del Polo – di documentare la progettazione e creazione di un’opera d’arte all’esterno del Museo, in un luogo deputato allo sport e in relazione sia allo spazio sia alla manifestazione. Le opere prodotte da Nicola Console entreranno a far parte della collezione del Museo Riso e saranno temporaneamente esposte in un’area dedicata dal Circolo Country Time Club di Palermo”.

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Artisti di strada a Pollina, torna il Valdemone Festival

La manifestazione festeggia dieci anni con due giorni di spettacoli che animeranno i vicoli del borgo delle Madonie

di Redazione

Torna il Valdemone Festival, la rassegna delle arti di strada, della musica e del nuovo circo della Sicilia occidentale che quest’anno festeggia i suoi dieci anni di vita. Stanno per sbarcare a Pollina tantissimi artisti provenienti da tutto il mondo per festeggiare insieme agli organizzatori, i residenti e i tanti avventori, il compleanno del festival. Il borgo madonita per due giorni, venerdì 23 e sabato 24 agosto, cambierà volto e diventerà un teatro a cielo aperto con le tante piazze e slarghi che ospiteranno gli spettacoli. La manifestazione si chiude con lo spettacolo della compagnia di punta “Circo Zoé” del sabato sera al Teatro Pietra Rosa, anfiteatro con vista mozzafiato sulle valli scoscese delle Madonie.

Tanti gli artisti nazionali e internazionali che animeranno il paese con spettacoli tutti gratuiti che si susseguiranno dalle 17.30 fino a tarda notte. L’idea del festival nasce con un duplice obiettivo: valorizzare la figura dell’artista di strada e far conoscere ad un pubblico sempre più vasto le incontaminate bellezze e le suggestioni di un territorio ancora sconosciuto e finora non troppo valorizzato come quello di Pollina.

Il festival è organizzato da Mario Barnaba, Quinzio Quiescenti, Virgilio Rattoballi e Stefania Soldano con il sostegno del comune di Pollina. “Quando abbiamo iniziato tutto è partito come una grande festa, – spiega Barnaba – per incontrarci con degli amici in un posto molto bello e fare degli spettacoli. Questa festa a poco a poco è diventata un vero e proprio evento atteso, apprezzato e riconosciuto in tutta Italia e oltre. Siamo contenti dell’evoluzione del festival in questi dieci anni di vita, è cresciuto e siamo cresciuti anche noi. Siamo stanchi ma al tempo stesso molto contenti di questa edizione speciale, non sappiamo cosa ci riserva il futuro, di certo ci rimane la voglia di far crescere ancora questa creatura che è il festival che per noi è come un figlio”.

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Recuperati altri due rostri della Battaglia delle Egadi

Trovati anche due elmi e una spada. I reperti andranno ad arricchire l’esposizione all’interno dell’ex stabilimento Florio di Favignana

di Redazione

Riemergono altri due rostri dai fondali delle Egadi. I reperti sono stati ritrovati grazie alla sinergia operativa tra la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, la Rpm nautical foundation e i subacquei della Global underwater explorer. Nel corso delle ricerche, anche quest’anno condotte con la nave oceanografica Hercules, sono stati scoperti ulteriori target che vanno ad arricchire il ricco database costruito negli ultimi anni. Nelle tre settimane di indagini (di cui vi abbiamo parlato anche qui), sono state individuate sessantotto anfore greco-italiche, due Dressel, quattro puniche e quattro piatti.

A bordo della nave Hercules

I due rostri in bronzo, portano a diciotto il numero di quelli recuperati dei diciannove individuati in questi anni. I micidiali strumenti da guerra, montati sulla prua delle navi per speronare le imbarcazioni nemiche, rappresentano la prova evidente che i fondali di Levanzo, sono certamente il teatro della battaglia navale che sancì la fine della Prima guerra punica, con la vittoria della flotta romana su quella cartaginese. Fino ad oggi sono stati rinvenuti sedici rostri romani e due cartaginesi.

Sono stati, inoltre, individuati e recuperati, sempre nello stesso areale, alla profondità di ottanta metri, dai subacquei della Gue, due elmi del tipo montefortino di pregiatissima fattura. I due reperti in bronzo presentano una particolare decorazione con forma di animale nella parte sommitale, quindi sicuramente appartenuti a graduati dell’esercito romano. Recuperate anche due coppie di paragnatidi, protezioni laterali in metallo applicate all’elmo, atte a proteggere il volto dei soldati. Questi due elmi, assieme a un altro del tipo montefortino recuperato negli scorsi giorni, si aggiungono ai ventidue già recuperati nelle campagne precedenti. Alcuni di essi, già restaurati, sono in esposizione presso il Museo della “Battaglia delle Egadi” a Favignana.

Esame radiografico della spada

Ma la vera novità delle ricerche di quest’anno è la scoperta effettuata tre giorni fa, tanto agognata dal compianto Sebastiano Tusa, artefice dell’individuazione del luogo della battaglia: una spada in metallo, della lunghezza di circa settanta centimetri con una lama larga cinque centimetri, appartenuta probabilmente ai soldati di uno dei due eserciti. Indagini radiologiche e Tac, condotte dal professore Massimo Midiri – direttore della sezione di Scienze radiologiche del dipartimento Bind dell’università di Palermo – hanno confermato la struttura dell’arma che sarà oggetto di studio nelle prossime settimane. La spada si presenta totalmente incrostata dagli organismi marini che in più di duemila anni la hanno avvolta. Era ciò che l’archeologo Sebastiano Tusa, che aveva dato l’avvio alle ricerche, aspettava fin dall’inizio: i rostri, gli elmi, le stoviglie di bordo e le numerose anfore non completavano, infatti, il quadro. Le armi dei soldati non erano state, fino ad oggi, mai ritrovate. Nello stesso luogo della spada, sono stati recuperati due chiodi di grandi dimensioni, a sezione quadrangolare, probabilmente appartenuti a una delle imbarcazioni affondate durante lo scontro.

Il team al lavoro

Le ricerche in mare, inizialmente condotte unicamente in maniera strumentale dalla Soprintendenza del mare e dalla Rpm nautical foundation, da tre anni si sono avvalse della competenza dei subacquei altofondalisti della Global underwater explorer che, con l’indagine diretta dei subacquei e il recupero dei reperti individuati, hanno dato impulso e velocità alle complesse operazioni finora assicurate da un robot subacqueo (Rov).

I reperti, dopo lo studio e il restauro, andranno ad arricchire l’esposizione all’interno dell’ex stabilimento Florio di Favignana dove, in una sala allestita con spettacolari elementi multimediali, sono esposti i rostri e gli elmi recuperati nelle campagne precedenti. La storia della battaglia è completata da una proiezione immersiva su sei schermi che racconta il tragico scontro tra le due flotte dal punto di vista dei due comandanti, Lutazio Catulo e Annone.

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