Al via i lavori per il Giardino sensoriale nella Valle dei Templi

Sarà un’area verde di duemila metri quadrati in cui luci, profumi, suoni e gusti interagiranno tra loro per offrire un’innovativa esperienza immersiva

di Redazione

Piante tipiche della flora mediterranea, percorsi immersivi e inclusivi tra alberi e arbusti, laboratori didattici e degustazioni. Prende forma il “Giardino sensoriale” nella Valle dei Templi, che sorgerà in un’area di duemila metri quadrati. Sono stati consegnati i lavori per la realizzazione dell’area verde che sarà allestita nello spazio antistante la Casa Pace, davanti al Tempio della Concordia con accesso dalla Via Sacra.

Turisti nella Valle dei Templi

Si tratta – fanno sapere dalla Regione – di uno spazio di benessere che prevede la realizzazione di percorsi che si avvarranno anche di presidi didattici e strutture di fruizione capaci di consentire ai visitatori una visita immersiva attraverso cui coniugare la percezione completa dell’armonia del giardino facendo ricorso all’uso di tutti e cinque i sensi. I percorsi immersivi – frutto anche delle elaborazioni esperienziali rilevate attraverso laboratori didattici dedicati – sono stati elaborati per quanto riguarda l’accessibilità grazie alla consulenza dell’Istituto Tecnologie Didattiche del Cnr di Genova e dell’Istituto Chiossone; ciò oltre alla collaborazione attiva di numerose associazioni che si occupano di soggetti con disabilità, che hanno potuto testare e migliorare le proposte accolte all’interno del progetto.

L’iniziativa, coofinanziata dal Ministero della Cultura e dall’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, è solo un piccolo tassello del più ampio progetto “Cinque sensi per sette Siti” finalizzato alla fruizione e valorizzazione della rete regionale dei siti Unesco. Ideatrice del progetto è la storica dell’arte Giada Cantamessa, mentre la realizzazione tecnica è affidata all’architetto Guido Meli, già dirigente del Dipartimento dei Beni culturali.

Il giardino della Kolymbethra nella Valle dei Templi (foto Wikipedia)

I percorsi tematici saranno corredati da presidi e dispositivi che dovranno garantire un’agevole accessibilità agli utenti, garantendo il massimo livello di sicurezza e un elevato comfort. Per questo, presso il punto di ingresso e lungo il percorso, verranno collocati modelli plastici tattili dei principali monumenti della Valle, completi di tabelle informative in codice braille e con possibilità di ascolto delle informazioni attraverso adeguati apparati elettronici. La realizzazione del Giardino, che sarà completata entro la fine di settembre, è affidata alla ditta Criscenzo costruzioni Srl di Favara.

Il Giardino come luogo inclusivo, quindi, pensato per offrire una visita esclusiva in un luogo dove saranno abbattute tutte le barriere cognitive e fisiche, offrendo alle persone più fragili condizioni ottimali per un’esperienza da effettuare in totale autonomia, sicurezza e indipendenza. Realizzato con gli accorgimenti necessari a una mobilità in sicurezza e alla possibilità di entrare agevolmente in contatto tattile con le essenze arboree, infatti, il Giardino avrà aiuole e siepi ben delimitate e, in alcuni casi, le essenze saranno sistemate in cassoni o in vasi per meglio consentire il contatto tattile.

Le piante aromatiche verranno disposte, inoltre, in piccole isole, in maniera da permettere una percezione armonica degli odori, secondo un percorso graduale e crescente di intensità, con particolare attenzione all’accostamento cromatico anche in funzione all’influenza dei colori sul benessere della persona e alla presenza del colore durante tutto l’arco dell’anno.

Biglietteria della Valle dei Templi

È prevista, inoltre, la presenza dell’acqua come architettura liquida a scopo funzionale: sarà infatti utile a definire il microclima del giardino e a produrre una musicalità di sottofondo. La scelta delle piante dovrà rispondere, peraltro, all’esigenza di garantire armonia cromatica nell’arco di tutto l’anno. Altro aspetto è il portamento delle piante e il loro habitus vegetativo. Ad esempio: le piante a stelo, sempreverdi o caducifoglie, a fronda eretta o piangente, grazie alla loro conformazione creeranno effetti di movimento e luce ad ogni variazione delle condizioni atmosferiche, di vento e di clima.

Il senso dell’udito sarà favorito anche dalla presenza di uccelli della fauna locale che troveranno all’interno del Giardino casette-rifugio opportunamente predisposte ad ospitarli. Il tatto sarà stimolato dalla presenza di piante di diversa consistenza e morbidezza, mentre la presenza di diverse tipologie di alberi da frutto offrirà la possibilità di effettuare un’esplorazione tattile della corteccia, del fusto e delle branche principali.

Sarà possibile, infine, sollecitare anche il senso del gusto dl momento che nello spazio del giardino verranno inseriti anche alberi da frutto commestibile. È prevista la presenza, inoltre, di un’area di degustazione dove apprezzare i sapori base degli ingredienti principali della cucina mediterranea: grano, legumi, olio, frutta secca, conserve, frutta fresca, con possibilità di partecipare a degustazioni guidate.

Recuperate quattro antiche anfore nel mare di Mazara del Vallo

I reperti erano stati avvistati nel basso fondale dei lidi Tonnarella e sono stati prelevati dai sub della Soprintendenza del Mare

di Redazione

Affiorano nuovi reperti archeologici dai mari siciliani. Quattro anfore sono state recuperate al largo di Mazara del Vallo, nelle acque di Tonnarella, dal nucleo subacqueo della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. La presenza dei reperti, avvistati nel basso fondale dei lidi balneari della zona, era stata segnalata dalla subacquea mazarese, Francesca Maggio.

Una delle anfore recuperate (foto Salvo Emma)

Le operazioni di recupero – fanno sapere dalla Regione – si sono svolte con la collaborazione della Capitaneria di Porto di Mazara, comandata dal capitano di Fregata, Enrico Arena. I subacquei della Soprintendenza del Mare, Salvo Emma e Nicolò Bruno, hanno effettuato il recupero di quattro anfore e di altri frammenti di materiale anforaceo. Fondamentale la collaborazione di Walter Marino, della “Scuba School” di Mazara, profondo conoscitore dei fondali mazaresi, al quale sono stati temporaneamente affidati i reperti nella sede della Lega Navale Italiana di Mazara.

Il team che ha partecipato alle operazioni di recupero dei reperti

Le anfore sono state subito sottoposte al primo intervento di desalinizzazione su indicazioni dei tecnici della stessa Soprintendenza. Il sito subacqueo è stato documentato e rilevato e già nella zona di Tonnarella sono state messe in atto le procedure per verificare la possibile presenza di altre evidenze archeologiche “Ancora una volta – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – il fondamentale e tempestivo supporto dei sub locali ha consentito il recupero di importanti reperti; la tempestiva segnalazione alla Capitaneria di Porto e alla Soprintendenza del Mare ha permesso, infatti, di individuare e recuperare le anfore che si trovavano in evidente pericolo di trafugamento. Si tratta di una zona molto interessante, già in passato oggetto di ritrovamenti e di scavi archeologici, dove si potranno avviare ulteriori indagini”.

Il recupero di una delle anfore (foto Vito Licari)

Le anfore recuperate sono di quattro tipologie diverse: un’anfora romana del tipo “Lamboglia II” di età tardo repubblicana e altre tre, frammentate, di età più tarda. “La collaborazione tra istituzioni – dichiara il soprintendente del Mare, Ferdinando Maurici – ancora una volta ha consentito di porre in essere quelle azioni di tutela fondamentali per la protezione del patrimonio culturale subacqueo. Il consolidato rapporto con la Guardia Costiera, che ci fornisce supporto con uomini e mezzi, è per noi di fondamentale importanza; una collaborazione che porta sempre a risultati eccellenti”.

L’arte di Franco Accursio Gulino indaga Pasolini

video di Marco Coico

Nel centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, trenta opere dell’artista Franco Accursio Gulino formano “Pasolini Clandestinus”, mostra promossa dal Servizio Biblioteca dell’Ars e curata da Laura Anello, che si è inaugurata il 24 giugno nelle sale degli ex Presidenti e Pompeiana, a Palazzo Reale, a Palermo, e sarà visitabile fino al 27 luglio.

QUI UN ARTICOLO PER SAPERNE DI PIU’

Il Museo Pasqualino tra i vincitori dell’European Heritage Awards

L’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari premiata per un progetto di ricerca sui pupi siciliani

di Redazione

Uno dei più importanti riconoscimenti europei per il patrimonio culturale va a un’istituzione siciliana. C’è anche il Museo Pasqualino e l’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari tra i vincitori dell’European Heritage Awards – Europa Nostra Awards 2022. Il museo palermitano è stato premiato per il progetto di ricerca dal titolo “Piano delle misure di salvaguardia dell’opera dei pupi siciliani – il teatro delle marionette siciliane”.

Quest’anno, ventennale del prestigioso riconoscimento europeo, sono stati premiati 30 progetti provenienti da 18 Paesi diversi. “Questo progetto è un esempio di best practice per la salvaguardia e la gestione sostenibile del patrimonio culturale immateriale – si legge nella motivazione della giuria per il premio al Museo Pasqualino – . Il Piano delle misure di salvaguardia dell’opera dei pupi siciliani ha risposto con successo alle esigenze di una tradizione dalle origini antiche e ha avuto un impatto reale sulla tradizione immateriale, aumentando l’interesse del pubblico e sottolineandone il valore specifico e la sostenibilità in Sicilia”.

Il progetto di ricerca partecipata portato avanti dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari si è focalizzato sulle misure di salvaguardia recenti e attuali incentrate sul Teatro dei pupi siciliano, dichiarato nel 2001 dall’Unesco, “Capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità”. Un lavoro corale, sostenuto dal ministero della Cultura italiano, che ha visto il coinvolgimento di consulenti scientifici e tecnici e la partecipazione attiva della comunità patrimoniale, sia come soggetto di ricerca che come partner.

Rosario Perricone durante un incontro al Museo delle Marionette (foto Facebook)

Il progetto si è articolato in più fasi, iniziando con il documentare lo stato attuale della pratica del Teatro dei pupi siciliani e gli elementi di patrimonio materiale ad esso connessi e rilevando anche la presenza di altri operatori attivi e collezionisti. Un secondo step ha riguardato l’individuazione delle sfide culturali, artistiche, storiche, ambientali, scientifiche e tecniche associate a un patrimonio ricchissimo e ha contribuito a rafforzare la Rete dell’Opera dei Pupi, attraverso il Museo Pasqualino, diretto da Rosario Perricone.

Pupo di Orlando restaurato al Museo Pasqualino

Dopo questa fase, il gruppo di ricerca, in collaborazione con i professionisti del teatro delle marionette, ha individuato e stabilito le priorità per le misure di salvaguardia più appropriate e necessarie. Tutte raccomandazioni inserite nel progetto, che è diventato così una vera e propria road map verso un sistema di azioni, che ha condotto a una governance partecipativa a più livelli ma con un unico fine: promuovere e valorizzare la tradizione del teatro delle marionette in Sicilia.

“Siamo felici e onorati di ricevere questo premio così prestigioso. Il nostro progetto – commenta il direttore del Museo delle Marionette, Rosario Perricone – è frutto di un lavoro sterminato e corale, mirato a proteggere un patrimonio fondamentale non soltanto in Sicilia, ma spesso fragile. Abbiamo posto le basi per continuare a dare sempre più visibilità nazionale e internazionale del teatro di figura isolano, creando allo stesso tempo spazio per le sue espressioni e varianti contemporanee e diversificate”. La cerimonia di premiazione del patrimonio avrà luogo il 26 settembre al teatro State Opera di Praga in occasione della European Heritage Awards Ceremony, alla presenza del commissario europeo per l’Innovazione, la Ricerca, la Cultura, l’Educazione e i Giovani, Mariya Gabriel e del presidente esecutivo di Europa Nostra, Hermann Parzinger.

Riapre la Villa Romana di Realmonte con i mosaici restaurati

Torna visitabile la residenza di età imperiale sul mare della Scala dei Turchi, tra cortili colonnati, pavimenti musivi e strutture termali costruite in riva al mare

di Redazione

Doveva essere una costruzione bellissima, ricca, decorata con cura e affacciata sul mare della Scala dei Turchi: una vera e propria “villa maritima” di età imperiale, costruita pochi chilometri a ovest dell’emporio commerciale dell’antica Agrigentum, nella baia tra Punta Piccola e Punta Grande, alla foce del fiume Cottone. Da venerdì 1 luglio riapre finalmente alle visite dopo il restauro – durato alcuni mesi e finanziato dal Parco archeologico Valle dei Templi –  che permette oggi di ammirarne gli straordinari mosaici e le terme.

Le terme

La villa – attribuita a Publius Annius, imprenditore dello zolfo, importante esponente di una gens presente ad Agrigento nei primi secoli dell’impero – fu scoperta casualmente nel dicembre del 1907, durante i lavori di costruzione della linea ferroviaria che collegava Porto Empedocle a Siculiana. Giunse immediatamente Antonio Salinas e gli scavi archeologici avviati nel 1908 misero in luce i pavimenti in opus tessellatum a decorazione geometrica e in opus sectile. La prima importante decisione presa fu quella di spostare più a Nord il tracciato ferroviario, risparmiando così gli ambienti scoperti, ma gli scavi si fermarono lo stesso e ripresero soltanto tra il 1979 e il 1983, con una serie di campagne dell’Università di Tsukuba (Giappone) sotto la direzione di Masanori Aoyagi.

Litorale di Realmonte dalla Scala dei Turchi

Le indagini, proseguite e finanziate con fondi europei nel 2004 e nel 2008, rivelarono che gli ambienti individuati all’inizio del secolo, erano disposti intorno a una corte scoperta a pianta quadrangolare che circondava il giardino interno, sul quale si affaccia con un peristilio di cinque colonne di pietra arenaria su ciascun lato. I resti di intonaco ancora visibili confermano che le colonne erano dipinte in rosso nella parte inferiore, e sormontate da un muro dipinto in nero. Nel tablinum, la sala di rappresentanza del dominus, ci sono ancora i resti di imponenti mosaici, così come nelle camere da letto con il cubiculum, e soprattutto nel triclinium (la sala da pranzo).

La villa doveva essere immensa, altri ambienti degradano verso il mare, protetti da un terrazzamento. Ma la grande particolarità della Villa Romana sta nelle sue terme, meravigliosamente decorate: un impianto diviso in due nuclei (per uomini e per donne) con al centro una grande cisterna che garantiva il necessario rifornimento idrico a entrambi i bagni. I mosaici – due complessi diversi attorno alle figure di Nettuno e di Scilla – furono realizzati in periodi e con maestranze diverse.

“La Villa Romana di Realmonte riapre – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – con un intervento di riqualificazione che ne restituisce la bellezza e lo splendore, ampliando l’offerta culturale del Parco archeologico della Valle dei Templi. Ancora un esempio di attenzione che va nella direzione della valorizzazione del patrimonio culturale della provincia di Agrigento che in questi anni ha visto susseguirsi numerosi interventi: dai lavori per mettere in luce il portentoso Teatro ellenistico nell’area archeologica della Valle dei Templi, alla riqualificazione della Casa di Luigi Pirandello, ai nuovi percorsi di visita accessibili a tutti e privi di barriere architettoniche. Anche a Realmonte, la Primavera dell’Archeologia dà i suoi frutti”.

Roberto Sciarratta

“Restituiamo un altro pezzo alla comunità – dice il direttore della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta -. Siamo riusciti a restaurarla e a renderla di nuovo fruibile con i fondi a disposizione: diventerà un polo attrattivo per l’intera zona, valido e leggero completamento alla visita imponente alla Valle dei Templi. Per l’estate sono in programma molte manifestazioni che permetteranno di scoprire la Villa romana in tutta la sua straordinaria unicità”.

Sin dalla mattina dell’1 luglio sarà possibile visitare la Villa romana tramite percorsi didattici condotti dagli archeologi di CoopCulture, gestore dei servizi aggiuntivi. Ogni visita di circa un’ora, permetterà di scoprire un contesto archeologico unico nel suo genere, tra cortili colonnati, pavimenti musivi e strutture termali costruite in riva al mare. Le visite sono previste ogni venerdì, sabato e domenica alle 10, alle 11 e alle 12.

Famiglia francese soggiorna un anno gratis a Sambuca di Sicilia

Selezionata tra le quasi 100mila candidature che il colosso del turismo Airbnb ha raccolto per il progetto della Casa a 1 euro lanciato con il Comune lo scorso gennaio

di Redazione

Tra meno di una settimana, Sambuca di Sicilia avrà cinque nuovi cittadini: Eva, Mathieu, Iban, Jeanne e Pierre sono la famiglia francese originaria della provincia di Bordeaux selezionata tra le quasi 100mila candidature che Airbnb ha raccolto per il progetto della Casa a 1 Euro. Lanciato lo scorso gennaio 2022, il progetto della Casa a 1 Euro ha visto Airbnb insieme al comune e allo studio di architettura palermitano Studio Didea impegnati nella ristrutturazione di uno degli alloggi abbandonati nel centro storico del paese, oggi casa di design (ve ne abbiamo parlato qui).

Esterno della casa di Sambuca

Una volta terminati i lavori, Airbnb ha indetto un concorso internazionale per individuare una persona, una famiglia o un gruppo che da ogni parte del mondo desiderasse trasferirsi a Sambuca per aiutare a promuovere un turismo locale e sostenibile, vivendo per un anno nella casa e affittandone una parte su Airbnb. Le candidature sono state quasi 100mila (il 22 per cento delle quali proveniente da residenti negli Stati Uniti, il 15 per cento dall’Argentina, il 10 per cento dall’India, l’8 per cento dal Messico e il 5 per cento da Francia e Regno Unito): tra queste è stata selezionata quella di Eva, già host Airbnb in Francia, desiderosa di lanciarsi in un’esperienza da digital nomad insieme alla propria famiglia, abbracciando la vita lenta del paesino siciliano.

Una delle stanze

Eva, Mathieu, Iba, Jeanne e Pierre si preparano quindi ad iniziare una nuova fase della propria vita, senza abbandonare però completamente il proprio passato: grazie alle possibilità offerte oggi dallo smart working e ad una rinnovata flessibilità che permette di vivere ovunque nel mondo, una volta trasferitisi a Sambuca, entrambi i genitori prevedono di continuare con il proprio lavoro, a cui si aggiunge l’attività ricettiva su Airbnb: metteranno infatti a disposizione dei viaggiatori in visita a Sambuca una stanza della loro casa, a partire dal prossimo agosto.

Camera da letto

“Per noi è davvero un sogno diventato realtà – dice Eva, 39 anni, insegnante di pilates, già Superhost di Airbnb e ora nuova host della Casa a 1 Euro – non potevamo crederci quando abbiamo saputo di essere stati selezionati. In questi mesi ci siamo preparati e siamo ora pronti ad iniziare questa nuova avventura. Non vediamo l’ora di conoscere meglio la comunità locale, di stabilirci nella nostra nuova casa e di accogliere i primi ospiti: abbiamo già ricevuto la nostra prima prenotazione per l’1 di agosto”. Eva e la sua famiglia arriveranno per la prima volta a Sambuca sabato 2 luglio, verranno accolti dal sindaco Leonardo Ciaccio, il country manager di Airbnb Giacomo Trovato e tutta la comunità locale e visiteranno quella che sarà la loro casa per un intero anno.

Arriva il Monopoly targato Palermo curato dalle Vie dei Tesori

Presentato il nuovo gioco di società dedicato alla città, la Fondazione curerà contenuti e storytelling sui luoghi. Previste tappe di avvicinamento al “tabellone” finale che sarà svelato con un grande evento

di Redazione

Comprare il “povero” Vicolo Stretto ma aspirare al sontuoso Parco della Vittoria; andare in prigione e restare fermo un giro; pescare un Imprevisto e cambiare l’esito la partita … Chi non ha mai giocato a Monopoly? Esistono circa 200 edizioni diverse del famoso “tabellone” verde, ma per la prima volta ci sarà un Monopoly dedicato a Palermo. E, grande novità nella storia del gioco di società più famoso in assoluto, viene scelto un partner culturale per la realizzazione dei contenuti sui luoghi della città. Sarà infatti Le Vie dei Tesori a raccontare Palermo secondo il suo storytelling collaudato, a cui si avrà accesso tramite Qrcode posizionati strategicamente, che rimanderanno al sito delle Vie dei Tesori, che è già una fonte inesauribile di notizie, immagini, materiali e storie, aggiornato continuamente durante l’anno e arricchito da un magazine on line dedicato al racconto del patrimonio siciliano.

Il sindaco Lagalla durante la conferenza stampa

Monopoly seguirà Le Vie dei Tesori con una serie di eventi che condurranno al festival e allo svelamento del tabellone. “Ero io stesso un giocatore sfegatato di Monopoly – dice il sindaco Roberto Lagalla, intervenuto questa mattina alla conferenza stampa di presentazione a Palazzo delle Aquile – sapere che ne esisterà uno dedicato a Palermo, mi riempie di gioia. Ringrazio Le Vie dei Tesori e Monopoly per questa edizione che crea un connubio tra gli aspetti ludici e culturali per far conoscere e valorizzare i luoghi simbolo di Palermo. Sono molto soddisfatto del fatto che si possa proporre in chiave educativa, informativa e divulgativa l’edizione di un gioco che ha avuto una funzione virtuosa dell’intrattenimento delle giovani generazioni, e che oggi mette al centro la nostra città. Tutto questo grazie alla partnership con le Vie dei Tesori che in questi anni hanno costruito una straordinaria catena culturale che mette in luce la storia e le bellezze di Palermo”.

Si scopriranno angoli, mercati, giardini, borgate marinare che poi si ritroveranno sul tabellone. Palermo dunque avrà il suo Monopoly, dopo le edizioni di successo dedicate a Napoli, Roma, Verona, Bergamo e Reggio Emilia: ognuna con i nomi autentici delle vie e delle attività più famose che vi hanno sede. Ma con una novità. Laura Anello, presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori, spiega come “per la prima volta nella storia del gioco, il Monopoly avrà dei contenuti culturali aggiuntivi, dei QRcode nel tabellone che porteranno a itinerari, tour, storie, indicati e curati dalle Vie dei Tesori”.

Laura Anello e Pamela Villoresi

Il direttore del Teatro Biondo, Pamela Villoresi, si chiede “Quale altra città se non Palermo può raccontare un sogno?” e Fausto Cerutti, head of Italy di Winning Moves racconta come “Monopoly sbarchi a Palermo dopo un paio di anni di attesa, il covid ci ha ritardato. Le edizioni legate alle città sono presenti da vent’anni nei paesi anglosassoni e vanno benissimo: speriamo che Palermo abbia anche questo successo, avere un Monopoly dedicato segna l’importanza della città. Sarà la prima edizione interattiva con il QRcode che riporta al sito che può essere modificato e aggiornato, mentre il tabellone resterà immutato”.

Maurizio Carta e Roberto Lagalla

La formula di lancio di ogni Monopoly è ormai consolidata da tempo e procede a tappe verso lo “svelamento”: la prima casella, poi un intero gruppo di luoghi accomunati da un colore, e infine il tabellone del gioco, durante una grande manifestazione live. Il sindaco Lagalla chiede di coinvolgere le scuole e le periferie, sia con attività che con contenuti interattivi. “Monopoly è un gioco di relazioni, tra qualità degli spazi e delle persone. È intergenerazionale, intersociale – spiega infatti Maurizio Carta, prorettore alla Terza Missione che ha annunciato il partenariato con l’Università di Palermo -. È fatto di negoziazione di valori, è un urban center ludico che segnerà i cambiamenti della città”.

La conferenza stampa di presentazione

Un percorso costellato – ed è questa l’altra novità palermitana, nata con la collaborazione delle Vie del Tesori – da una serie di visite ed eventi speciali che condurrà di pari passo verso il festival di ottobre, quando il tabellone sarà svelato e diventerà il palcoscenico di attività di educazione al patrimonio per le scuole e per i cittadini tutti. Parte del ricavato delle vendite del Monopoly Palermo sarà destinato a un progetto solidale per la città.

Riapre la chiesa della Mazza nel centro storico di Palermo

Custodisce opere del Battistello, dello Zoppo di Gangi e della scuola di Caravaggio e due tele contemporanee dell’artista Adrian Ghenie

di Redazione

La chiesa della Madonna della Mazza, in via Maqueda, nel centro storico di Palermo, viene restituita definitivamente alla città dopo quarant’anni di abbandono, con la sua quadreria seicentesca recuperata, le opere del Battistello, dello Zoppo di Gangi e della scuola di Caravaggio. E con due pale d’altare d’eccezione, accolte dalle due cappelle laterali all’altare principale: si tratta di due interpretazioni contemporanee del concetto di martirio. Quello di padre Pino Puglisi che l’assassino non riuscì a guardare in viso mentre gli sparava alle spalle, e quello dei prigionieri cristiani dello Stato Islamico.

Adrian Ghenie, particolare del Martirio di Padre Pino Puglisi

La firma è di Adrian Ghenie, di origini rumene, uno degli artisti più quotati al mondo: il suo Pie Fight Interior 12 del 2014 è stato battuto da Christie’s Hong Kong per 9 milioni di euro, stabilendo l’ultimo record per il costo di un’opera d’arte contemporanea. Ghenie rilegge a suo modo l’iconografia sacra, ma la rende drammaticamente attuale e avvia un suo dialogo con il passato: due grandi pale d’altare, realizzate durante la pandemia nello studio berlinese dell’artista, e installate nella chiesa un anno fa.

Adrian Ghenie, La Crocifissione

Dopo la riapertura in occasione della scorsa edizione del festival Le Vie dei Tesori, oggi l’inaugurazione e la simbolica riconsegna alla città con un concerto del giovane e talentuoso violinista veneto Giovanni Andrea Zanon – 24 anni e già vincitore di almeno una trentina di concorsi nazionali e internazionali – che eseguirà al suo Guarneri del Gesù musiche di Bach, Massenet  e Mascagni. Al suo fianco, i siciliani Riccardo Porrovecchio al violino e Laura Vitale all’arpa (concerto alle 20 con ingresso libero fino ad esaurimento dei posti).

Il prospetto della chiesa della Mazza

La riconsegna della chiesa della Mazza alla città (che si trova in via Maqueda 391) fa parte di un progetto importante, di alta valenza sociale, vero atto di mecenatismo del Terzo Millennio, nato, cresciuto  e installato per sempre a cura di Alessandra Borghese e grazie al lavoro del direttore dei Beni culturali dell’Arcidiocesi di Palermo, padre Giuseppe Bucaro. Da questa esperienza nasce la Fondazione Ghenie Chapels. Mecenatismo per l’arte, presieduta dalla stessa Alessandra Borghese, anima del progetto. Una visione che costituisce una tradizione secolare nella storia della famiglia della presidente della Fondazione che ha consolidato il suo rapporto con Palermo durante Manifesta12 quando ha curato i rapporti con il Prince Claus Fund per portare al Teatro Massimo, Bintou Were, a Sahel Opera, prima opera africana con libretto nei vari dialetti del Sahel; e con il documentario “Futuru: an inside look of Palermo”.

“L’obiettivo della Fondazione, oltre a mantenere e valorizzare il patrimonio artistico delle cappelle e della chiesa, è quello di costruire bellezza attraverso l’esperienza creando e promuovendo occasioni di scambio culturale – spiega Alessandra Borghese -. L’operazione di commissione, installazione e custodia è occasione per favorire un meccanismo virtuoso di promozione dell’arte contemporanea e tutela dell’arte antica”.

“La lettura contemporanea di un tema molto presente nell’iconografia sacra – interviene padre Bucaro – non solo ponte tra antico e moderno, ma anche interpretazione molto forte. Ho molto apprezzato la scelta di Adrian Ghenie di sottolineare il momento dell’omicidio di padre Puglisi con il sicario che non riesce a guardarlo in viso”.

Addio a Gigi Petyx, fotoreporter che raccontò Palermo e la Sicilia

È scomparso a 83 anni il fotografo che con i suoi scatti immortalò oltre mezzo secolo di cronaca, costume e personaggi: dai delitti di mafia ai digiuni di Danilo Dolci, dal disastro di Montagna Longa all’arresto di Luciano Liggio

di Redazione

Con i suoi scatti ha raccontato oltre mezzo secolo di storia di Palermo e della Sicilia. Decenni di cronaca, costume, personaggi, testimoniandone gli eventi più drammatici e significativi. È morto a 83 anni il fotoreporter Gigi Petyx. A poco più di due mesi dalla scomparsa di Letizia Battaglia, se ne va un altro grande fotografo palermitano, che ha dedicato una vita intera al suo mestiere con umiltà e passione.

Gigi Petyx fotografa un agguato di mafia

Dall’esperienza al giornale L’Ora e poi al Giornale di Sicilia, Petyx che a luglio avrebbe compiuto 84 anni, aveva ricevuto un anno fa il premio Sicilia Cronisti dell’Unci, l’Unione nazionale cronisti italiani. Un doveroso riconoscimento a chi come lui, per una vita è stato sempre sul campo, con la sua inseparabile Nikon al collo e il gilet pieno di tasche e cerniere. Luigi Petyx, da tutti conosciuto come Gigi, era nato nel 1938 al Capo, il quartiere di uno degli storici mercati di Palermo. Immortalare la realtà attraverso un obiettivo è sin da ragazzino è la sua missione. Così il padre, il barone Luigi Petyx Mortillaro lo manda “a bottega” dal fotografo Lo Verso in piazza Beati Paoli. Successivamente Gigi passa allo studio Scafidi, poi si avvicina al quotidiano L’Ora, dove inizia la sua carriera da fotoreporter.

 

Mafia e non solo nelle splendide istantanee di Petyx: nelle sue foto sono ritratti anche i primi digiuni di Danilo Dolci al Giro d’Italia del ‘59, sul Treno del Sole nel ‘62 al seguito degli emigranti; nel ‘63 la strage di Ciaculli; nel ’72 il disastro aereo di Montagna Longa. E ancora, l’arresto di Luciano Liggio nel 1964 e Tommaso Buscetta all’Ucciardone, Totò a Villa Igiea e Franca Viola nascosta dietro le tende. Ma negli scatti di Petyx c’è anche la poverissima Palermo postbellica, volti e scorci in bianco e nero con tantissimi bambini, tra i suoi soggetti più amati e fotografati. E poi gli anni al Giornale di Sicilia, dove Petyx documenta i tanti disservizi di una città alle prese con le numerose emergenze quotidiane.

Gig Petyx a Montagna Longa

Dopo la scomparsa del fotoreporter, sono tanti i messaggi di cordoglio del mondo del giornalismo, della cultura e da parte dei rappresentanti delle istituzioni. “Ha trasformato il suo mestiere in arte, – afferma il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci –  i giorni più belli e drammatici di Palermo in quadri gioiosi o a tinte fosche, storia della città tradotta in foto, saggi di giornalismo in immagini che raccontavano più di mille parole”.

Foto di Gigi Petyx

“La morte di Gigi Petyx rappresenta una grave perdita per il mondo del giornalismo palermitano – ha detto il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla – . Per oltre mezzo secolo Petyx ha raccontato puntualmente la storia di Palermo. Dagli anni più bui, segnati dalle stragi di mafia, alle emergenze della nostra città. Per i fotoreporter e i cronisti Gigi Petyx è stato un grande esempio, grazie alla sua immensa generosità. Un professionista sempre pronto a dispensare consigli ai giovani che si avvicinavano al mestiere di giornalista. I suoi scatti sono una ricca e indelebile eredità lasciata alla città”.

Alla famiglia di Gigi Petyx, al figlio Igor e a sua moglie Rosaura Bonfardino, l’abbraccio affettuoso delle Vie dei Tesori

Le Vie dei Tesori News

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