Musica, teatro e danza: il Salinas diventa palcoscenico

In tanti hanno risposto all’avviso lanciato a novembre dal museo archeologico palermitano, adesso sono stati selezionati 14 progetti artistici

di Redazione

Teatro, musica, danza, workshop, eventi legati alla multiculturalità, alla memoria e alla sostenibilità. È questo il primo cartellone del Salinas Culture Hub presentato al Museo archeologico Salinas, alla presenza degli operatori e artisti coinvolti. Tutto nasce da un avviso che il museo e CoopCulture, hanno lanciato il 24 novembre per ricevere proposte legate al territorio. La “call” è andata oltre le aspettative, visto che sono giunti 82 progetti, sottoposti ad una giuria di sette esperti. Che si sono confrontati e hanno selezionato 14 proposte che coinvolgeranno tutti gli spazi del museo e che sono in linea con la sua mission: aprire il museo alla città, condividere gli spazi, progettare insieme. Ma l’avviso resta aperto: i prossimi progetti saranno realizzati in autunno e si stanno già ricevendo le nuove proposte.

Sarà presente anche l’associazione Malicaratteri

Salinas Culture Hub è dunque un ricco calendario di eventi che mette insieme diverse forme espressive, coinvolgendo pubblici e temi diversi. Il progetti sono racchiusi in macroaree e saranno un modo per trattare temi attuali: migrazioni, donne, sostenibilità, ecologia, memoria, scrittura e archeologia. Attraverso la musica e il teatro, la danza e gli incontri a tema, i laboratori di scrittura e le visite pensate per i bambini. Il calendario ufficiale è ancora in via di definizione, i progetti si svolgeranno tra maggio e giugno con date che, però, sono suscettibili di variazioni.

Per il teatro, andranno in scena: “Le metamorfosi”, liberamente tratto dai tre libri di Ovidio nella messinscena di Sandro Dieli nella sala delle Metope (17 maggio); “Melodia primordiale” di Paola Pace (che lo interpreta) nell’Agorà, tratto da un inno omerico a Demetra e “Il ratto di Proserpina” di Ovidio, con le percussioni di Sergio Calì (21 giugno). Per la sezione musicale, tocca a “Vedere la musica” di Mario Bajardi (31 maggio), una performance sensoriale e uditiva di musica elettro-acustica, itinerante e coinvolgente nello spazio dell’Agorà. Protagonista per la danza, “Il mito di Eos e Cefalo”, performance di Silvia Scalici e Davide Cannata, ispirata al mito riportato su una delle Metope del tempio di Selinunte, parte della collezione del Salinas. (14 giugno). I workshop e gli incontri prevedono “Drum Circle”, un intervento per 70 persone, a cura de La bottega delle Percussioni: un evento ritmico comune basato sull’improvvisazione su tamburi e percussioni di ogni genere e poi “La gestione dei Beni culturali” a cura di Salvare Palermo, tavoli tematici per 80 partecipanti con interventi di esperti di settore (28 giugno).

Maggio, poi, sarà il mese del libro: in tutto il museo e nel chiostro, si parlerà di pagine, caratteri tipografici, restauro di beni librari, e di produzione editoriale tradizionale con l’Associazione Culturale Malicaratteri (24 maggio). E sempre nello stesso mese, nel bookshop, “Intersezioni, l’obiettivo racconta”, laboratorio creativo di scrittura di Gabriella Maggio, a partire dagli scatti del fotografo palermitano Nicola Scafidi, a cura della associazione Culturale Volo. Si partirà invece dalle metope per “Mimiamo il mito, visita al museo e laboratorio per bambini, a cura di Korai (4 maggio).

Una delle visite guidate di Salvare Palermo

Per gli eventi, alle donne saranno dedicate le giornate su “Jole Bovio Marconi”, la storia della grande archeologa del primo trentennio del ‘900, attraverso lettere e documenti dall’Archivio di Stato, a cura di Archivia – Donne in relazione. In collaborazione con la Settimana delle Culture (18 maggio). “Donne di Mare, Mare di Donne” a cura di Come una marea Onlus, storie al femminile legate in maniera diversa, al mare, con proiezioni e performance di danza (10 maggio). Siciliando Style – Associazione Culturale che nasce per raccontare la sicilianità al mondo – proietta il documentario “Io sono qui” di Gabriele Gravagna sull’immigrazione minorile e i centri di accoglienza per minori non accompagnati. Al tema memoria si dedica Francesco Ficarotta, giovane fotografo palermitano che propone una mostra su “I luoghi abbandonati in Sicilia” con un focus sul sito abbandonato di Poggioreale: le foto in loop nel bookshop del museo. Di sostenibilità si parlerà invece durante una giornata del Club Unesco in cui verranno approfonditi alcuni dei temi trattati dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Tante attività saranno gratuite. Per gli spettacoli, è previsto un biglietto tra 7 e 10 euro. Laboratori da 5 euro.

In tanti hanno risposto all’avviso lanciato a novembre dal museo archeologico palermitano, adesso sono stati selezionati 14 progetti artistici

di Redazione

Teatro, musica, danza, workshop, eventi legati alla multiculturalità, alla memoria e alla sostenibilità. È questo il primo cartellone del Salinas Culture Hub presentato al Museo archeologico Salinas, alla presenza degli operatori e artisti coinvolti. Tutto nasce da un avviso che il museo e CoopCulture, hanno lanciato il 24 novembre per ricevere proposte legate al territorio. La “call” è andata oltre le aspettative, visto che sono giunti 82 progetti, sottoposti ad una giuria di sette esperti. Che si sono confrontati e hanno selezionato 14 proposte che coinvolgeranno tutti gli spazi del museo e che sono in linea con la sua mission: aprire il museo alla città, condividere gli spazi, progettare insieme. Ma l’avviso resta aperto: i prossimi progetti saranno realizzati in autunno e si stanno già ricevendo le nuove proposte.

Salinas Culture Hub è dunque un ricco calendario di eventi che mette insieme diverse forme espressive, coinvolgendo pubblici e temi diversi. Il progetti sono racchiusi in macroaree e saranno un modo per trattare temi attuali: migrazioni, donne, sostenibilità, ecologia, memoria, scrittura e archeologia. Attraverso la musica e il teatro, la danza e gli incontri a tema, i laboratori di scrittura e le visite pensate per i bambini. Il calendario ufficiale è ancora in via di definizione, i progetti si svolgeranno tra maggio e giugno con date che, però, sono suscettibili di variazioni.

Sarà presente anche l’associazione Malicaratteri

Per il teatro, andranno in scena: “Le metamorfosi”, liberamente tratto dai tre libri di Ovidio nella messinscena di Sandro Dieli nella sala delle Metope (17 maggio); “Melodia primordiale” di Paola Pace (che lo interpreta) nell’Agorà, tratto da un inno omerico a Demetra e “Il ratto di Proserpina” di Ovidio, con le percussioni di Sergio Calì (21 giugno). Per la sezione musicale, tocca a “Vedere la musica” di Mario Bajardi (31 maggio), una performance sensoriale e uditiva di musica elettro-acustica, itinerante e coinvolgente nello spazio dell’Agorà. Protagonista per la danza, “Il mito di Eos e Cefalo”, performance di Silvia Scalici e Davide Cannata, ispirata al mito riportato su una delle Metope del tempio di Selinunte, parte della collezione del Salinas. (14 giugno). I workshop e gli incontri prevedono “Drum Circle”, un intervento per 70 persone, a cura de La bottega delle Percussioni: un evento ritmico comune basato sull’improvvisazione su tamburi e percussioni di ogni genere e poi “La gestione dei Beni culturali” a cura di Salvare Palermo, tavoli tematici per 80 partecipanti con interventi di esperti di settore (28 giugno).

Maggio, poi, sarà il mese del libro: in tutto il museo e nel chiostro, si parlerà di pagine, caratteri tipografici, restauro di beni librari, e di produzione editoriale tradizionale con l’Associazione Culturale Malicaratteri (24 maggio). E sempre nello stesso mese, nel bookshop, “Intersezioni, l’obiettivo racconta”, laboratorio creativo di scrittura di Gabriella Maggio, a partire dagli scatti del fotografo palermitano Nicola Scafidi, a cura della associazione Culturale Volo. Si partirà invece dalle metope per “Mimiamo il mito, visita al museo e laboratorio per bambini, a cura di Korai (4 maggio).

Una delle visite guidate di Salvare Palermo

Per gli eventi, alle donne saranno dedicate le giornate su “Jole Bovio Marconi”, la storia della grande archeologa del primo trentennio del ‘900, attraverso lettere e documenti dall’Archivio di Stato, a cura di Archivia – Donne in relazione. In collaborazione con la Settimana delle Culture (18 maggio). “Donne di Mare, Mare di Donne” a cura di Come una marea Onlus, storie al femminile legate in maniera diversa, al mare, con proiezioni e performance di danza (10 maggio). Siciliando Style – Associazione Culturale che nasce per raccontare la sicilianità al mondo – proietta il documentario “Io sono qui” di Gabriele Gravagna sull’immigrazione minorile e i centri di accoglienza per minori non accompagnati. Al tema memoria si dedica Francesco Ficarotta, giovane fotografo palermitano che propone una mostra su “I luoghi abbandonati in Sicilia” con un focus sul sito abbandonato di Poggioreale: le foto in loop nel bookshop del museo. Di sostenibilità si parlerà invece durante una giornata del Club Unesco in cui verranno approfonditi alcuni dei temi trattati dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Tante attività saranno gratuite. Per gli spettacoli, è previsto un biglietto tra 7 e 10 euro. Laboratori da 5 euro.

I volti surreali di Nicola Figlia in mostra a Palazzo Sant’Elia

La personale dal titolo “Caos”, curata da Ignazio Francesco Ciappa, raccoglie opere recenti e più lontane dell’artista originario di Mezzojuso

di Redazione

Volti ironici, ghignanti e malinconici. Maschere surreali, fisiche e pesanti come monoliti. Sono le suggestioni racchiuse nelle opere di Nicola Figlia, il “pittore dei volti”, che saranno esposte nella mostra personale dal titolo “Caos”, nella Sala delle Capriate di Palazzo Sant’Elia, a Palermo. L’esposizione si inaugura venerdì 5 aprile alle 17, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando; di Angela Fundarò Mattarella della Fondazione Sant’Elia; di Mariella Riccobono Orlando dell’Anisa, e della storica dell’arte, Maria Antonietta Spadaro. Saranno presenti, inoltre, lo stesso artista e il curatore della mostra Ignazio Francesco Ciappa.

Nicola Figlia, Caos Nero (particolare)

La mostra, organizzata dalla Fondazione Sant’Elia e dall’Anisa, in collaborazione con la Settimana delle Culture, raccoglie opere recenti e più lontane dell’artista originario di Mezzojuso. Figlia si immerge nel suo caos ordinato per recuperare eleganti stesure di colore, cromie accese ed intense che – sono parole del curatore – non possono “non attingere al repertorio popolare, alla religiosità, all’arte bizantina, al dualismo greco latino fortemente presente in opere come ‘La grande Gerusalemme celeste’, ‘Doppia Misericordia’ o ‘Nostalgia’. Ma le radici del pittore affondano ancora più nel profondo: lui stesso si definisce ‘greco’ e popola opere come ‘Teatrino olimpico’ o ‘Baccanale’ di impossibili ed inossidabili centauri, sileni, arpie, altre divinità zoomorfe”.

“Quasi maschere pirandelliane, sembrano definire il personaggio al quale appartengono – scrive Ignazio Francesco Ciappa – lasciando intravedere il concetto secondo cui ogni essere umano recita un ruolo nel gran teatro del mondo”. E così anche nei reiterati omaggi ad Ensor, Picasso, De Chirico o Guttuso, su cui Nicola Figlia interviene, padroneggiando il colore.

Secondo Maria Antonietta Spadaro, “serialità di motivi formali ricorrenti, figure a volte grottesche, sono alcune delle peculiarità del linguaggio artistico di Figlia, le cui opere comunicano spesso delle verità con la cruda semplicità delle vignette da fumetto: ci raccontano il rituale di feste popolari, indagano con disarmante semplicità figurativa concetti a volte ermetici della fede religiosa”.

La mostra sarà visitabile fino al 22 aprile. È aperta dal martedì al venerdì, dalle 9.30 alle 18.30. Sabato, domenica e festivi dalle 14.30 alle 18.30 (festivi: 21, 22 e 25 aprile). Palazzo Sant’Elia è chiuso il lunedì.

La personale dal titolo “Caos”, curata da Ignazio Francesco Ciappa, raccoglie opere recenti e più lontane dell’artista originario di Mezzojuso

di Redazione

Volti ironici, ghignanti e malinconici. Maschere surreali, fisiche e pesanti come monoliti. Sono le suggestioni racchiuse nelle opere di Nicola Figlia, il “pittore dei volti”, che saranno esposte nella mostra personale dal titolo “Caos”, nella Sala delle Capriate di Palazzo Sant’Elia, a Palermo. L’esposizione si inaugura venerdì 5 aprile alle 17, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando; di Angela Fundarò Mattarella della Fondazione Sant’Elia; di Mariella Riccobono Orlando dell’Anisa, e della storica dell’arte, Maria Antonietta Spadaro. Saranno presenti, inoltre, lo stesso artista e il curatore della mostra Ignazio Francesco Ciappa.

Nicola Figlia, Caos Nero (particolare)

La mostra, organizzata dalla Fondazione Sant’Elia e dall’Anisa, in collaborazione con la Settimana delle Culture, raccoglie opere recenti e più lontane dell’artista originario di Mezzojuso. Figlia si immerge nel suo caos ordinato per recuperare eleganti stesure di colore, cromie accese ed intense che – sono parole del curatore – non possono “non attingere al repertorio popolare, alla religiosità, all’arte bizantina, al dualismo greco latino fortemente presente in opere come ‘La grande Gerusalemme celeste’, ‘Doppia Misericordia’ o ‘Nostalgia’. Ma le radici del pittore affondano ancora più nel profondo: lui stesso si definisce ‘greco’ e popola opere come ‘Teatrino olimpico’ o ‘Baccanale’ di impossibili ed inossidabili centauri, sileni, arpie, altre divinità zoomorfe”.

“Quasi maschere pirandelliane, sembrano definire il personaggio al quale appartengono – scrive Ignazio Francesco Ciappa – lasciando intravedere il concetto secondo cui ogni essere umano recita un ruolo nel gran teatro del mondo”. E così anche nei reiterati omaggi ad Ensor, Picasso, De Chirico o Guttuso, su cui Nicola Figlia interviene, padroneggiando il colore.

Secondo Maria Antonietta Spadaro, “serialità di motivi formali ricorrenti, figure a volte grottesche, sono alcune delle peculiarità del linguaggio artistico di Figlia, le cui opere comunicano spesso delle verità con la cruda semplicità delle vignette da fumetto: ci raccontano il rituale di feste popolari, indagano con disarmante semplicità figurativa concetti a volte ermetici della fede religiosa”.

La mostra sarà visitabile fino al 22 aprile. È aperta dal martedì al venerdì, dalle 9.30 alle 18.30. Sabato, domenica e festivi dalle 14.30 alle 18.30 (festivi: 21, 22 e 25 aprile). Palazzo Sant’Elia è chiuso il lunedì.

Arriva Oppenheimer, maestro del cinema del reale

Il regista americano a Palermo, ospite del Centro Sperimentale di Cinematografia, dove gli sarà conferito il diploma honoris causa in documentario

di Redazione

È conosciuto in tutto il mondo per i suoi documentari, esempio estremo di cinema del reale. Il regista americano Joshua Oppenheimer arriva a Palermo, in occasione del conferimento del diploma honoris causa in cinema documentario, che sarà assegnato dalla sede siciliana del Centro Sperimentale di Cinematografia. La cerimonia si svolgerà giovedì 4 aprile nella sede del Centro, ai Cantieri culturali alla Zisa, su iniziativa del nuovo direttore artistico e coordinatore didattico Costanza Quatriglio. Saranno consegnati nello stesso giorno i diplomi ai 12 allievi che concludono il corso d’eccellenza in cinema documentario.

Il programma prevede già al mattino un appuntamento con il regista statunitense che dalle 9.30 alle 13.30 proporrà una masterclass nella Sala Bianca del Centro Sperimentale, dal titolo “Cinema e memoria: filmare l’indicibile”, rivolta agli allievi della scuola e aperta alla città (ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili). Dialogheranno con Joshua Oppenheimer, la regista Costanza Quatriglio, e Alessandro Rais, direttore dell’Ufficio Speciale Cinema e Audiovisivo – Sicilia Film Commission.

La locandina di The Act of Killing

Oppenheimer ha ricevuto premi in tutto il mondo, tra cui l’European Film Award per il miglior documentario, il Panorama Audience Award al Festival di Berlino, il Robert Award della Scuola Nazionale di Cinema della Danimarca ed è stato candidato agli Oscar come miglior documentario. Il suo film più premiato, “The Act of Killing”, racconta attraverso l’interpretazione degli stessi carnefici di allora, il massacro che si scatenò nel 1965 all’indomani della deposizione del governo indonesiano.

Saranno presenti alla cerimonia di conferimento del diploma honoris causa e dei 12 diplomi di fine corso, oltre alla regista Quatriglio e a Rais, l’assessore regionale al Turismo, Sandro Pappalardo; il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; l’assessore comunale alle Culture, Adham Darawsha; il direttore generale del Centro Sperimentale di Cinematografia, Marcello Foti; il preside della Scuola nazionale di cinema, Adriano De Santis e il direttore della sede siciliana del Centro Sperimentale di Cinematografia, Ivan Scinardo. “È una grande soddisfazione legare il nome della Sicilia all’eccellenza della didattica in ambito cinematografico – afferma l’assessore Pappalardo – . gli allievi del Centro Sperimentale arrivano a Palermo da tutta Italia per dedicarsi all’apprendimento delle tecniche di ripresa e scrittura di cinema del reale, è straordinario che lo facciano in Sicilia, trovando nell’Isola ispirazione, contenuti e competenze”.

Nei giorni che precedono la consegna del diploma honoris causa a Oppenheimer, nella Sala Bianca del Centro Sperimentale di Cinematografia è prevista la visione guidata di due dei suoi più premiati documentari, la cui proiezione sarà introdotta e commentata dagli stessi studenti della Sede Sicilia del Centro Sperimentale di Cinematografia: lunedì 1 aprile, alle 19, “The act of killing” e martedì 2, alla stessa ora, “The look of silence”. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Il regista americano a Palermo, ospite del Centro Sperimentale di Cinematografia, dove gli sarà conferito il diploma honoris causa in documentario

di Redazione

È conosciuto in tutto il mondo per i suoi documentari, esempio estremo di cinema del reale. Il regista americano Joshua Oppenheimer arriva a Palermo, in occasione del conferimento del diploma honoris causa in cinema documentario, che sarà assegnato dalla sede siciliana del Centro Sperimentale di Cinematografia. La cerimonia si svolgerà giovedì 4 aprile nella sede del Centro, ai Cantieri culturali alla Zisa, su iniziativa del nuovo direttore artistico e coordinatore didattico Costanza Quatriglio. Saranno consegnati nello stesso giorno i diplomi ai 12 allievi che concludono il corso d’eccellenza in cinema documentario.

Il programma prevede già al mattino un appuntamento con il regista statunitense che dalle 9.30 alle 13.30 proporrà una masterclass nella Sala Bianca del Centro Sperimentale, dal titolo “Cinema e memoria: filmare l’indicibile”, rivolta agli allievi della scuola e aperta alla città (ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili). Dialogheranno con Joshua Oppenheimer, la regista Costanza Quatriglio, e Alessandro Rais, direttore dell’Ufficio Speciale Cinema e Audiovisivo – Sicilia Film Commission.

La locandina di The Act of Killing

Oppenheimer ha ricevuto premi in tutto il mondo, tra cui l’European Film Award per il miglior documentario, il Panorama Audience Award al Festival di Berlino, il Robert Award della Scuola Nazionale di Cinema della Danimarca ed è stato candidato agli Oscar come miglior documentario. Il suo film più premiato, “The Act of Killing”, racconta attraverso l’interpretazione degli stessi carnefici di allora, il massacro che si scatenò nel 1965 all’indomani della deposizione del governo indonesiano.

Saranno presenti alla cerimonia di conferimento del diploma honoris causa e dei 12 diplomi di fine corso, oltre alla regista Quatriglio e a Rais, l’assessore regionale al Turismo, Sandro Pappalardo; il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; l’assessore comunale alle Culture, Adham Darawsha; il direttore generale del Centro Sperimentale di Cinematografia, Marcello Foti; il preside della Scuola nazionale di cinema, Adriano De Santis e il direttore della sede siciliana del Centro Sperimentale di Cinematografia, Ivan Scinardo. “È una grande soddisfazione legare il nome della Sicilia all’eccellenza della didattica in ambito cinematografico – afferma l’assessore Pappalardo – . gli allievi del Centro Sperimentale arrivano a Palermo da tutta Italia per dedicarsi all’apprendimento delle tecniche di ripresa e scrittura di cinema del reale, è straordinario che lo facciano in Sicilia, trovando nell’Isola ispirazione, contenuti e competenze”.

Nei giorni che precedono la consegna del diploma honoris causa a Oppenheimer, nella Sala Bianca del Centro Sperimentale di Cinematografia è prevista la visione guidata di due dei suoi più premiati documentari, la cui proiezione sarà introdotta e commentata dagli stessi studenti della Sede Sicilia del Centro Sperimentale di Cinematografia: lunedì 1 aprile, alle 19, “The act of killing” e martedì 2, alla stessa ora, “The look of silence”. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Performance tra danza e musica sulle orme di Jung

In scena al Teatro Mediterraneo Occupato di Palermo uno spettacolo diretto e interpretato dalla danzatrice e coreografa Mara Rubino e dal musicista Benedetto Basile

di Redazione

Un’azione-studio sul corpo, il cui sviluppo ripercorre la forma mandalica, liberamente ispirato al Libro Rosso di Jung, ma anche un viaggio onirico, un cammino interiore alla scoperta del sé più profondo. C’è tutto questo ne “Il mio corpo fiorisce da ogni vena”, spettacolo di danza e musica, diretto, realizzato e interpretato dalla danzatrice e coreografa Mara Rubino e dal musicista Benedetto Basile, che andrà in scena, come anteprima, sabato 6 aprile alle 21 al Tmo Teatro Mediterraneo Occupato, a Palermo.

Si tratta di un’azione performativa site specific, che indaga il corpo come forma in cui l’io si manifesta, una forma non scelta consapevolmente, nel quale l’io stesso si trasforma continuamente. Corpo, attraverso il quale l’io conosce, percepisce, si definisce: uno slancio verso la libertà dell’essere la propria coscienza.

“Attraverso l’osservazione di se stessi, – si legge in una nota sullo spettacolo – si scoprono mondi di opposizioni espresse nel conflitto danzato delle parti del corpo che subisce una disgregazione della forma, che nel processo di trasformazione alchemica, riportata anche da Jung, corrisponde al primo stadio dell’evoluzione, la cosiddetta Nigredo. Questa crisi, la perdita di ogni riferimento, dà luogo alla morte di tutto ciò che era e il corpo si trasforma, si purifica, attraverso un flusso di visioni e suoni che corrisponde nella visione alchemica alla fase dell’Albedo. Il corpo si esprime attraverso l’immaginazione attiva nel movimento danzato, un dialogo continuo con la musica che intesse nuovi propositi, suggerisce, come la figura di un mago, strumenti nuovi per indagare e divenire in sé”.

Le musiche originali sono di Benedetto Basile, i costumi di Ricchezza Falcone, le luci a cura di Claudia Borgia. Ingresso con contributo di 7 euro. Per info e prenotazioni scrivere a info@tmopalermo.it.

In scena al Teatro Mediterraneo Occupato di Palermo uno spettacolo diretto e interpretato dalla danzatrice e coreografa Mara Rubino e dal musicista Benedetto Basile

di Redazione

Un’azione-studio sul corpo, il cui sviluppo ripercorre la forma mandalica, liberamente ispirato al Libro Rosso di Jung, ma anche un viaggio onirico, un cammino interiore alla scoperta del sé più profondo. C’è tutto questo ne “Il mio corpo fiorisce da ogni vena”, spettacolo di danza e musica, diretto, realizzato e interpretato dalla danzatrice e coreografa Mara Rubino e dal musicista Benedetto Basile, che andrà in scena, come anteprima, sabato 6 aprile alle 21 al Tmo Teatro Mediterraneo Occupato, a Palermo.

Si tratta di un’azione performativa site specific, che indaga il corpo come forma in cui l’io si manifesta, una forma non scelta consapevolmente, nel quale l’io stesso si trasforma continuamente. Corpo, attraverso il quale l’io conosce, percepisce, si definisce: uno slancio verso la libertà dell’essere la propria coscienza.

“Attraverso l’osservazione di se stessi, – si legge in una nota sullo spettacolo – si scoprono mondi di opposizioni espresse nel conflitto danzato delle parti del corpo che subisce una disgregazione della forma, che nel processo di trasformazione alchemica, riportata anche da Jung, corrisponde al primo stadio dell’evoluzione, la cosiddetta Nigredo. Questa crisi, la perdita di ogni riferimento, dà luogo alla morte di tutto ciò che era e il corpo si trasforma, si purifica, attraverso un flusso di visioni e suoni che corrisponde nella visione alchemica alla fase dell’Albedo. Il corpo si esprime attraverso l’immaginazione attiva nel movimento danzato, un dialogo continuo con la musica che intesse nuovi propositi, suggerisce, come la figura di un mago, strumenti nuovi per indagare e divenire in sé”.

Le musiche originali sono di Benedetto Basile, i costumi di Ricchezza Falcone, le luci a cura di Claudia Borgia. Ingresso con contributo di 7 euro. Per info e prenotazioni scrivere a info@tmopalermo.it.

L’arte delle icone tra Sicilia e Grecia

Una mostra dedicata alla tradizione bizantina in dialogo con opere contemporanee al Museo Diocesano di Monreale

di Redazione

Un omaggio alla storia dell’arte e alla tradizione greco-bizantina sul tema delle icone, in dialogo con opere contemporanee ispirate all’iconografia di Cristo, della Madonna e dei Santi. Un confronto affidato a dodici artisti (sei siciliani e altrettanti greci) che si misurano con l’espressione artistica (l’icona, appunto) che maggiormente rappresenta la grecità e l’influenza reciproca tra i due popoli.

Questo il senso della grande mostra “Icone. Tradizione/Contemporaneità – Le Icone post-bizantine della Sicilia nord-occidentale e la loro interpretazione contemporanea”, in programma nell’Aula Capitolare di San Placido del Museo Diocesano di Monreale, dal 4 aprile al 4 settembre. La mostra, ideata da Francesco Piazza e Vassilis Karampatsas, è organizzata dalla Comunità Ellenica Siciliana “Trinacria”. La Grecia è rappresentata dagli artisti Manolis Anastasakos, Dimitris Ntokos, Nikos Moschos, Kostantinos Papamichalopoulos, Zoi Pappa, Christos Tsimaris, mentre gli artisti siciliani sono Giuseppe Bombaci, Sandro Bracchitta, Giorgio Distefano, Roberto Fontana, Antonino Gaeta e Ignazio Schifano.

Punto di partenza dell’esposizione è il dialogo tra storia e contemporaneità, a partire dalla conoscenza delle testimonianze culturali iconografico-liturgiche post-bizantine nella Sicilia nord-occidentale, e, in particolare, la produzione di immagini sacre da parte di maestranze veneto-cretesi, destinate alle comunità cattoliche di rito greco insediate sul territorio già a partire dal XV secolo.

La Sicilia per lunghi secoli è stata Grecia: basti pensare ai notevolissimi monumenti, alle famose personalità artistiche e scientifiche che hanno contraddistinto la nostra terra, dove fiorì un importante, singolare, composito aspetto della civiltà greca. La Sicilia possiede antichità greche della stessa rilevanza di quella della madrepatria e presenta un ambiente culturale aperto alle più varie influenze delle zone del Mediterraneo. Senza dubbio, l’apporto e il dialogo culturale tra Grecia e Sicilia, mai interrotto nel corso dei secoli, ha conosciuto canali originali, soluzioni sempre inedite, risultati geniali. La mostra ha l’obiettivo di evidenziare questo intenso e importante connubio culturale tra la Sicilia e la Grecia, tramandatoci nei secoli soprattutto nella sua componente più alta, ossia quella religiosa, anche nei delicati momenti che hanno segnato la storia delle comunità greche e albanesi nel XV e XVI secolo, a seguito della diaspora.

L’inaugurazione sarà giovedì 4 aprile, alle 18. La mostre è visitabile dal martedì al sabato dalle 9,30 alle 15,30. Chiusa domenica e lunedì. Il biglietto costa 4 euro, comprensivo di ingresso alle sale espositive del Museo Diocesano.

Una mostra dedicata alla tradizione bizantina in dialogo con opere contemporanee al Museo Diocesano di Monreale

di Redazione

Un omaggio alla storia dell’arte e alla tradizione greco-bizantina sul tema delle icone, in dialogo con opere contemporanee ispirate all’iconografia di Cristo, della Madonna e dei Santi. Un confronto affidato a dodici artisti (sei siciliani e altrettanti greci) che si misurano con l’espressione artistica (l’icona, appunto) che maggiormente rappresenta la grecità e l’influenza reciproca tra i due popoli.

Questo il senso della grande mostra “Icone. Tradizione/Contemporaneità – Le Icone post-bizantine della Sicilia nord-occidentale e la loro interpretazione contemporanea”, in programma nell’Aula Capitolare di San Placido del Museo Diocesano di Monreale, dal 4 aprile al 4 settembre. La mostra, ideata da Francesco Piazza e Vassilis Karampatsas, è organizzata dalla Comunità Ellenica Siciliana “Trinacria”. La Grecia è rappresentata dagli artisti Manolis Anastasakos, Dimitris Ntokos, Nikos Moschos, Kostantinos Papamichalopoulos, Zoi Pappa, Christos Tsimaris, mentre gli artisti siciliani sono Giuseppe Bombaci, Sandro Bracchitta, Giorgio Distefano, Roberto Fontana, Antonino Gaeta e Ignazio Schifano.

Punto di partenza dell’esposizione è il dialogo tra storia e contemporaneità, a partire dalla conoscenza delle testimonianze culturali iconografico-liturgiche post-bizantine nella Sicilia nord-occidentale, e, in particolare, la produzione di immagini sacre da parte di maestranze veneto-cretesi, destinate alle comunità cattoliche di rito greco insediate sul territorio già a partire dal XV secolo.

La Sicilia per lunghi secoli è stata Grecia: basti pensare ai notevolissimi monumenti, alle famose personalità artistiche e scientifiche che hanno contraddistinto la nostra terra, dove fiorì un importante, singolare, composito aspetto della civiltà greca. La Sicilia possiede antichità greche della stessa rilevanza di quella della madrepatria e presenta un ambiente culturale aperto alle più varie influenze delle zone del Mediterraneo. Senza dubbio, l’apporto e il dialogo culturale tra Grecia e Sicilia, mai interrotto nel corso dei secoli, ha conosciuto canali originali, soluzioni sempre inedite, risultati geniali. La mostra ha l’obiettivo di evidenziare questo intenso e importante connubio culturale tra la Sicilia e la Grecia, tramandatoci nei secoli soprattutto nella sua componente più alta, ossia quella religiosa, anche nei delicati momenti che hanno segnato la storia delle comunità greche e albanesi nel XV e XVI secolo, a seguito della diaspora.

L’inaugurazione sarà giovedì 4 aprile, alle 18. La mostre è visitabile dal martedì al sabato dalle 9,30 alle 15,30. Chiusa domenica e lunedì. Il biglietto costa 4 euro, comprensivo di ingresso alle sale espositive del Museo Diocesano.

Ottoni animati, un viaggio musicale lungo 10 anni

Si chiama “Ten years experience” il nuovo album della band nata da un’idea di Alessandro Mancuso e Alberto Anguzza

di Redazione

Un viaggio musicale che è il frutto di oltre dieci anni di esperienze, contaminazioni, incontri. Si chiama “Ten years experience” il nuovo album della band Ottoni animati, che viene presentato sabato 30 marzo alle 21, a Palermo, al Teatro tenda Franco Zappalà, con la partecipazione di Marcello Mazzarella.

Ne ha fatta di strada, questo gruppo nato nel 2008 da un’idea di Alessandro Mancuso e Alberto Anguzza. Con un progetto ambizioso: quello di riportare le sonorità e il coinvolgimento delle bande siciliane di nuovo in mezzo alla gente, di rivivere quei momenti di festa anche attraverso contaminazioni e sperimentazioni. Un mix che rimanda a musiche esplosive e coinvolgenti proprie di certe aree d’Europa, ma non solo, e che allo stesso tempo conserva una sua fortissima specificità: non potrebbe che essere nato in Sicilia.

“In questo nostro nuovo lavoro, abbiamo voluto ricreare un vero e proprio viaggio sonoro, in cui tanta influenza hanno avuto gli incontri artistici e umani che abbiamo fatto in questi dieci anni. Insomma – dice Alberto Anguzza, leader del gruppo – vogliamo condurre per mano chi ascolta, alla scoperta di un e proprio nuovo mondo ottoniano, che amalgama tradizione e avanguardia. In più, ci avvaliamo di collaborazioni con artisti nazionali”.

Il continuo lavoro di ricerca degli Ottoni animati ha dato i suoi frutti negli anni, attraverso collaborazioni con artisti del calibro di Vinicio Capossela e Nick the Nightfly e concerti in tutto il mondo: da Londra a Bilbao, da Sofia a Valencia fino ad arrivare negli States. Nel 2018, gli Ottoni sono stati scelti come band rappresentativa siciliana al Columbus Day di Chicago. Non sono mancate le partecipazioni in tv: da Linea Blu a Festa Italiana, passando anche per Italia’s got talent. Un talento, quello della band siciliana, già ben visibile nel primo cd, La marcia del Sud – uscito nel 2010 e prodotto da Nova Terra Srl – in cui la musica si fa globale e locale ed un tempo. Nel 2018, anno del loro decimo anniversario, gli Ottoni animati hanno dato avvio al tour “Street Life 2018”, con esibizioni in tutta Europa.

Si chiama “Ten years experience” il nuovo album della band nata da un’idea di Alessandro Mancuso e Alberto Anguzza

di Redazione

Un viaggio musicale che è il frutto di oltre dieci anni di esperienze, contaminazioni, incontri. Si chiama “Ten years experience” il nuovo album della band Ottoni animati, che viene presentato sabato 30 marzo alle 21, a Palermo, al Teatro tenda Franco Zappalà, con la partecipazione di Marcello Mazzarella.

Ne ha fatta di strada, questo gruppo nato nel 2008 da un’idea di Alessandro Mancuso e Alberto Anguzza. Con un progetto ambizioso: quello di riportare le sonorità e il coinvolgimento delle bande siciliane di nuovo in mezzo alla gente, di rivivere quei momenti di festa anche attraverso contaminazioni e sperimentazioni. Un mix che rimanda a musiche esplosive e coinvolgenti proprie di certe aree d’Europa, ma non solo, e che allo stesso tempo conserva una sua fortissima specificità: non potrebbe che essere nato in Sicilia.

“In questo nostro nuovo lavoro, abbiamo voluto ricreare un vero e proprio viaggio sonoro, in cui tanta influenza hanno avuto gli incontri artistici e umani che abbiamo fatto in questi dieci anni. Insomma – dice Alberto Anguzza, leader del gruppo – vogliamo condurre per mano chi ascolta, alla scoperta di un e proprio nuovo mondo ottoniano, che amalgama tradizione e avanguardia. In più, ci avvaliamo di collaborazioni con artisti nazionali”.

Il continuo lavoro di ricerca degli Ottoni animati ha dato i suoi frutti negli anni, attraverso collaborazioni con artisti del calibro di Vinicio Capossela e Nick the Nightfly e concerti in tutto il mondo: da Londra a Bilbao, da Sofia a Valencia fino ad arrivare negli States. Nel 2018, gli Ottoni sono stati scelti come band rappresentativa siciliana al Columbus Day di Chicago. Non sono mancate le partecipazioni in tv: da Linea Blu a Festa Italiana, passando anche per Italia’s got talent. Un talento, quello della band siciliana, già ben visibile nel primo cd, La marcia del Sud – uscito nel 2010 e prodotto da Nova Terra Srl – in cui la musica si fa globale e locale ed un tempo. Nel 2018, anno del loro decimo anniversario, gli Ottoni animati hanno dato avvio al tour “Street Life 2018”, con esibizioni in tutta Europa.

Al via il secondo Ecoforum di Legambiente Sicilia

Una giornata di confronto tra istituzioni, operatori economici ed esperti sulle proposte in campo e sulle soluzioni per la gestione sostenibile dei rifiuti

di Redazione

È tutto pronto per il secondo Ecoforum regionale sui rifiuti e l’economia circolare, organizzato da Legambiente Sicilia. Una giornata di confronto tra istituzioni, operatori economici ed esperti sulle proposte in campo e sulle soluzioni anche industriali per la gestione sostenibile dei rifiuti. L’appuntamento è nello Spazio Mediterraneo dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, venerdì 29 marzo dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 15 alle 18.

Tanti gli argomenti che saranno affrontati: dalla gestione industriale del ciclo virtuoso dei rifiuti in Sicilia, ai distretti dell’economia circolare; dalle novità in campo in Sicilia in tema di rifiuti, alla premiazione delle buone pratiche. Tanto spazio sarà dedicato alle criticità ambientali causate dall’abbandono della plastica e alla campagna “plastic free”. Al centro del dibattito la necessità della realizzazione di impianti a servizio della raccolta differenziata e il recupero e riuso delle materie prime seconde, ovvero quelle costituite da sfridi di lavorazione delle materie prime oppure da materiali derivati dal recupero e dal riciclaggio dei rifiuti.

Tra gli ospiti che parteciperanno alla giornata, saranno presenti il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci; l’assessore regionale all’Energia, Alberto Pierobon; l’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Salvatore Cordaro; il dirigente generale del Dipartimento Rifiuti della Regione, Salvo Cocina; il componente della Commissione Ambiente all’Ars, Giampiero Trizzino, e il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Presente, inoltre, il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani; il presidente di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna, e il presidente regionale del Wwf Sicilia, Franco Andaloro.

L’Ecoforum, inoltre, sarà occasione di rilancio della campagna “Sicilia Munnizza Free” per continuare a coinvolgere tutti i soggetti (istituzionali, economici, sociali) con l’obiettivo, quanto ambizioso tanto necessario, di liberare la Sicilia dai rifiuti per un’economia circolare.

“Quando quasi un anno fa abbiamo iniziato a pensare alla Campagna Sicilia Munnizza Free, – fanno sapere da Legambiente Sicilia – l’80 per cento dei rifiuti veniva conferito in discarica ed erano solo qualche decina i comuni che avevano avviato la raccolta differenziata con percentuali superiori al 50 per cento, mentre del tutto assente era l’impiantistica a servizio della raccolta differenziata. La situazione da allora, purtroppo, non è molto cambiata. I rifiuti portati in discarica sono ancora troppi (oltre il 70 per cento), le grande città sono ancora il fanalino di coda nella raccolta differenziata, e non sono stati autorizzati nuovi impianti per il trattamento dell’organico. Eppure, con le nostre iniziative abbiamo dimostrato che i siciliani vogliono fare la differenziata e la sanno fare bene, che ci sono comuni e aziende che hanno messo in campo efficienti servizi di gestione della differenziata con sistemi innovativi e puntuali, che anche in Sicilia si possono realizzare impianti per il recupero e riciclo della frazione organica da trasformare in compost di qualità”.

Una giornata di confronto tra istituzioni, operatori economici ed esperti sulle proposte in campo e sulle soluzioni per la gestione sostenibile dei rifiuti

di Redazione

È tutto pronto per il secondo Ecoforum regionale sui rifiuti e l’economia circolare, organizzato da Legambiente Sicilia. Una giornata di confronto tra istituzioni, operatori economici ed esperti sulle proposte in campo e sulle soluzioni anche industriali per la gestione sostenibile dei rifiuti. L’appuntamento è nello Spazio Mediterraneo dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, venerdì 29 marzo dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 15 alle 18.

Tanti gli argomenti che saranno affrontati: dalla gestione industriale del ciclo virtuoso dei rifiuti in Sicilia, ai distretti dell’economia circolare; dalle novità in campo in Sicilia in tema di rifiuti, alla premiazione delle buone pratiche. Tanto spazio sarà dedicato alle criticità ambientali causate dall’abbandono della plastica e alla campagna “plastic free”. Al centro del dibattito la necessità della realizzazione di impianti a servizio della raccolta differenziata e il recupero e riuso delle materie prime seconde, ovvero quelle costituite da sfridi di lavorazione delle materie prime oppure da materiali derivati dal recupero e dal riciclaggio dei rifiuti.

Tra gli ospiti che parteciperanno alla giornata, saranno presenti il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci; l’assessore regionale all’Energia, Alberto Pierobon; l’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Salvatore Cordaro; il dirigente generale del Dipartimento Rifiuti della Regione, Salvo Cocina; il componente della Commissione Ambiente all’Ars, Giampiero Trizzino, e il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Presente, inoltre, il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani; il presidente di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna, e il presidente regionale del Wwf Sicilia, Franco Andaloro.

L’Ecoforum, inoltre, sarà occasione di rilancio della campagna “Sicilia Munnizza Free” per continuare a coinvolgere tutti i soggetti (istituzionali, economici, sociali) con l’obiettivo, quanto ambizioso tanto necessario, di liberare la Sicilia dai rifiuti per un’economia circolare.

“Quando quasi un anno fa abbiamo iniziato a pensare alla Campagna Sicilia Munnizza Free, – fanno sapere da Legambiente Sicilia – l’80 per cento dei rifiuti veniva conferito in discarica ed erano solo qualche decina i comuni che avevano avviato la raccolta differenziata con percentuali superiori al 50 per cento, mentre del tutto assente era l’impiantistica a servizio della raccolta differenziata. La situazione da allora, purtroppo, non è molto cambiata. I rifiuti portati in discarica sono ancora troppi (oltre il 70 per cento), le grande città sono ancora il fanalino di coda nella raccolta differenziata, e non sono stati autorizzati nuovi impianti per il trattamento dell’organico. Eppure, con le nostre iniziative abbiamo dimostrato che i siciliani vogliono fare la differenziata e la sanno fare bene, che ci sono comuni e aziende che hanno messo in campo efficienti servizi di gestione della differenziata con sistemi innovativi e puntuali, che anche in Sicilia si possono realizzare impianti per il recupero e riciclo della frazione organica da trasformare in compost di qualità”.

Viaggio nella Sicilia dell’incompiuto con Andrea Masu

Prosegue “Sguardi di luce”, rassegna dedicata ai grandi temi e maestri dell’architettura. Il secondo incontro prevede la visione di alcune opere del collettivo Alterazioni video

di Redazione

Un viaggio tra l’architettura dell’incompiuto in Sicilia. È il secondo appuntamento della rassegna “Sguardi di luce”, curata da Chiara Andrich, Andrea Mura con il coordinamento di Monica Cosenza, un progetto di Sole Luna Doc Film Festival per la Fondazione Sicilia. Dopo il primo incontro dedicato all’architetto canadese Frank Gehry, nella Sala 99 di Palazzo Branciforte, a Palermo, giovedì 28 marzo, alle 20,30, si svolgerà “Incompiuto”, con la partecipazione dell’artista Andrea Masu, del collettivo Alterazioni video. La serata è interamente dedicate alle tante opere incompiute sparse per la Sicilia, raccontate attraverso quattro video.

Si comincia con “Intervallo”, viaggio nel paesaggio siciliano alla scoperta delle bellezze architettoniche dell’incompiuto; poi tocca a “An invitation for a dream”, le “rovine contemporanee” in un dialogo tra Marc Augé e Robert Storr; e ancora “Troppo amore”, una soap opera psichedelica ambientata nel “Parco dell’incompiuto siciliano” di Giarre; per finire con “Unfinished Italy”.

Masu e il collettivo Alterazioni Video, notato anche da New York Times, hanno attraversato l’Italia, documentando quasi mille opere iniziate e mai portate a termine. Si tratta spesso di costruzioni edificate nel secondo dopoguerra, quando il governo italiano voleva sviluppare opere pubbliche per risvegliare l’economia locale. Le iniezioni di capitali, statali ed europei, hanno provocato un boom di infrastrutture che non sono mai state completate. Quasi un migliaio di opere in tutta Italia, finanziate con soldi pubblici e rimaste interrotte per i più svariati motivi (errori progettuali, bancarotta, valutazioni economiche inaccurate, drenaggio di fondi) ma che oggi rappresentano un patrimonio culturale e artistico utile a una comprensione più ampia dei rapporti tra il territorio e coloro che lo abitano.

Prosegue “Sguardi di luce”, rassegna dedicata ai grandi temi e maestri dell’architettura. Il secondo incontro prevede la visione di alcune opere del collettivo Alterazioni video

di Redazione

Un viaggio tra l’architettura dell’incompiuto in Sicilia. È il secondo appuntamento della rassegna “Sguardi di luce”, curata da Chiara Andrich, Andrea Mura con il coordinamento di Monica Cosenza, un progetto di Sole Luna Doc Film Festival per la Fondazione Sicilia. Dopo il primo incontro dedicato all’architetto canadese Frank Gehry, nella Sala 99 di Palazzo Branciforte, a Palermo, giovedì 28 marzo, alle 20,30, si svolgerà “Incompiuto”, con la partecipazione dell’artista Andrea Masu, del collettivo Alterazioni video. La serata è interamente dedicate alle tante opere incompiute sparse per la Sicilia, raccontate attraverso quattro video.

Si comincia con “Intervallo”, viaggio nel paesaggio siciliano alla scoperta delle bellezze architettoniche dell’incompiuto; poi tocca a “An invitation for a dream”, le “rovine contemporanee” in un dialogo tra Marc Augé e Robert Storr; e ancora “Troppo amore”, una soap opera psichedelica ambientata nel “Parco dell’incompiuto siciliano” di Giarre; per finire con “Unfinished Italy”.

Masu e il collettivo Alterazioni Video, notato anche da New York Times, hanno attraversato l’Italia, documentando quasi mille opere iniziate e mai portate a termine. Si tratta spesso di costruzioni edificate nel secondo dopoguerra, quando il governo italiano voleva sviluppare opere pubbliche per risvegliare l’economia locale. Le iniezioni di capitali, statali ed europei, hanno provocato un boom di infrastrutture che non sono mai state completate. Quasi un migliaio di opere in tutta Italia, finanziate con soldi pubblici e rimaste interrotte per i più svariati motivi (errori progettuali, bancarotta, valutazioni economiche inaccurate, drenaggio di fondi) ma che oggi rappresentano un patrimonio culturale e artistico utile a una comprensione più ampia dei rapporti tra il territorio e coloro che lo abitano.

Un progetto per la rinascita del centro storico di Salemi

L’amministrazione comunale ha firmato a Torino un accordo con il Politecnico e il Wish che punta al recupero di alcuni antichi quartieri

di Redazione

Prende corpo l’iniziativa di recupero di una parte del centro storico di Salemi, portata avanti dall’amministrazione comunale. Nei giorni scorsi il sindaco, Domenico Venuti, e l’assessore al Centro storico, Vito Scalisi, sono volati a Torino per la firma dell’accordo di collaborazione stipulato tra il Comune della cittadina trapanese, il Politecnico universitario e il Wish (World international sicilian heritage) che punta al recupero e alla riqualificazione dell’area di ‘Piano Cascio’ e di una parte del quartiere Misericordia: azioni che avverranno “nel rispetto delle linee guida del centro storico e dell’identità architettonica e storica di Salemi”. L’accordo, siglato a Torino dal direttore del dipartimento di Architettura e design del Politecnico Paolo Mellano e dal presidente di Wish Chiara Donà dalle Rose, rappresenta il secondo passo dopo l’intesa di massima firmata a Salemi nel dicembre scorso.

“Procediamo in maniera spedita verso la realizzazione di una idea che cambia l’impostazione della ricostruzione post-terremoto – afferma Venuti -. Per troppo tempo ci si è lasciati andare a una logica fatta di sterili rivendicazioni nei confronti delle risorse pubbliche, ma ora da Salemi parte un messaggio diverso: una sinergia tra il Comune e realtà affermate nel campo del recupero urbanistico con basi solide, date dalla serietà di tutti gli attori e dall’alta specializzazione di una Università con cui siamo felici di collaborare – aggiunge il sindaco di Salemi -. Andiamo avanti in un percorso fatto di piccoli ma decisi passi in avanti verso un’idea diversa di rilancio della città”.

Chiara Donà delle Rose, Paolo Mellano e Domenico Venuti

Le aree oggetto dell’accordo verranno quindi studiate con cura e attenzione dagli studenti del Politecnico, alcuni dei quali sono già stati in città per un workshop di sei giorni denominato ‘Architettura Salemi Entanglement’, che elaboreranno singoli progetti di recupero degli immobili: documenti che dovranno comunque superare il vaglio del consiglio comunale secondo le normali procedure e che, dopo l’ok, saranno attuati grazie all’attività di fundraising volta a ottenere risorse coinvolgendo istituti di finanziamento e singoli privati interessati alla riqualificazione e al rilancio del centro storico di Salemi. “L’accordo con il Comune di Salemi per il recupero di alcune aree distrutte dal terremoto rappresenta un modo per trasferire le conoscenze dell’Università al territorio, dando valore aggiunto alla comunità scientifica e alla società – evidenzia Mellano -. Oggi è necessario lavorare sul patrimonio esistente recuperando l’identità culturale delle nostre città”.

L’accordo prevede la concessione a titolo gratuito delle aree di proprietà comunale al Politecnico per una durata di dieci anni: questi si impegna “a recuperare e utilizzare” i beni concessi per attività culturali, formative e turistiche “senza fine di lucro” e rivolte al territorio di Salemi. Alla scadenza della concessione, rinnovabile per ulteriori dieci anni, il Comune rientrerà in pieno possesso degli immobili in buono stato di manutenzione. “Abbiamo creduto tanto in un accordo che rappresenta una grande chance – sottolinea Scalisi -. La collaborazione con il Politecnico e Wish guarda alla possibilità che l’esperienza di Salemi diventi una realtà di studio e confronto a livello accademico internazionale”.

Gli studenti del Politecnico di Torino, guidati da Roberto Dini e da altri sei docenti, torneranno a Salemi a fine marzo per una prima fase di studio dell’iniziativa. Soddisfatta anche Donà dalle Rose: “Per Salemi desidero che si sviluppi un luogo di ricerca e di altissima professionalità – afferma -, dove università e sostenitori possano trovare un terreno fertile e una occasione di vera riqualificazione del territorio”.

L’amministrazione comunale ha firmato a Torino un accordo con il Politecnico e il Wish che punta al recupero di alcuni antichi quartieri

di Redazione

Prende corpo l’iniziativa di recupero di una parte del centro storico di Salemi, portata avanti dall’amministrazione comunale. Nei giorni scorsi il sindaco, Domenico Venuti, e l’assessore al Centro storico, Vito Scalisi, sono volati a Torino per la firma dell’accordo di collaborazione stipulato tra il Comune della cittadina trapanese, il Politecnico universitario e il Wish (World international sicilian heritage) che punta al recupero e alla riqualificazione dell’area di ‘Piano Cascio’ e di una parte del quartiere Misericordia: azioni che avverranno “nel rispetto delle linee guida del centro storico e dell’identità architettonica e storica di Salemi”. L’accordo, siglato a Torino dal direttore del dipartimento di Architettura e design del Politecnico Paolo Mellano e dal presidente di Wish Chiara Donà dalle Rose, rappresenta il secondo passo dopo l’intesa di massima firmata a Salemi nel dicembre scorso.

“Procediamo in maniera spedita verso la realizzazione di una idea che cambia l’impostazione della ricostruzione post-terremoto – afferma Venuti -. Per troppo tempo ci si è lasciati andare a una logica fatta di sterili rivendicazioni nei confronti delle risorse pubbliche, ma ora da Salemi parte un messaggio diverso: una sinergia tra il Comune e realtà affermate nel campo del recupero urbanistico con basi solide, date dalla serietà di tutti gli attori e dall’alta specializzazione di una Università con cui siamo felici di collaborare – aggiunge il sindaco di Salemi -. Andiamo avanti in un percorso fatto di piccoli ma decisi passi in avanti verso un’idea diversa di rilancio della città”.

Chiara Donà delle Rose, Paolo Mellano e Domenico Venuti

Le aree oggetto dell’accordo verranno quindi studiate con cura e attenzione dagli studenti del Politecnico, alcuni dei quali sono già stati in città per un workshop di sei giorni denominato ‘Architettura Salemi Entanglement’, che elaboreranno singoli progetti di recupero degli immobili: documenti che dovranno comunque superare il vaglio del consiglio comunale secondo le normali procedure e che, dopo l’ok, saranno attuati grazie all’attività di fundraising volta a ottenere risorse coinvolgendo istituti di finanziamento e singoli privati interessati alla riqualificazione e al rilancio del centro storico di Salemi. “L’accordo con il Comune di Salemi per il recupero di alcune aree distrutte dal terremoto rappresenta un modo per trasferire le conoscenze dell’Università al territorio, dando valore aggiunto alla comunità scientifica e alla società – evidenzia Mellano -. Oggi è necessario lavorare sul patrimonio esistente recuperando l’identità culturale delle nostre città”.

L’accordo prevede la concessione a titolo gratuito delle aree di proprietà comunale al Politecnico per una durata di dieci anni: questi si impegna “a recuperare e utilizzare” i beni concessi per attività culturali, formative e turistiche “senza fine di lucro” e rivolte al territorio di Salemi. Alla scadenza della concessione, rinnovabile per ulteriori dieci anni, il Comune rientrerà in pieno possesso degli immobili in buono stato di manutenzione. “Abbiamo creduto tanto in un accordo che rappresenta una grande chance – sottolinea Scalisi -. La collaborazione con il Politecnico e Wish guarda alla possibilità che l’esperienza di Salemi diventi una realtà di studio e confronto a livello accademico internazionale”.

Gli studenti del Politecnico di Torino, guidati da Roberto Dini e da altri sei docenti, torneranno a Salemi a fine marzo per una prima fase di studio dell’iniziativa. Soddisfatta anche Donà dalle Rose: “Per Salemi desidero che si sviluppi un luogo di ricerca e di altissima professionalità – afferma -, dove università e sostenitori possano trovare un terreno fertile e una occasione di vera riqualificazione del territorio”.

“Antropologia della memoria”, a tu per tu con Carlo Severi

Lo studioso sarà a Palermo in occasione di un ciclo di incontri organizzati dal Museo delle Marionette Antonio Pasqualino

di Redazione

L’antropologo Carlo Severi, noto per i suoi studi sull’immagine e sulla memoria sociale, sarà a Palermo, dal 25 al 27 marzo per il ciclo di incontri “Antropologia della memoria”. Tre giorni, organizzati dal Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, che vedono protagonista lo studioso, “directeur d’études” presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.

Si comincia lunedì 25, alle 11, all’Accademia di Belle Arti, con una masterclass dal titolo “Rito, memoria, immagine”, mentre alle 17,30, al Museo Pasqualino, si terrà la presentazione del libro “L’oggetto-persona. Rito memoria immagine”, con la partecipazione di Ignazio Buttitta, Michele Cometa e Rosario Perricone. Martedì 26, alle 16, sarà la volta della “lectio magistralis” di Severi dal titolo “La vita degli oggetti. Itinerario di una ricerca”, che si svolgerà nell’aula multimediale del Dipartimento di Culture e Società dell’Università di Palermo. Infine, mercoledì 27 alle 17,30, la Sala Kounellis di Palazzo Riso ospiterà la presentazione del libro di Rosario Perricone “Oralità dell’immagine”, a cui parteciperanno Carlo Severi e Michele Cometa.

Tra gli eventi correlati, l’incontro con Gabriella Airenti sulle basi cognitive dell’antropomorfismo che si terrà mercoledì 27 marzo alle 10 alla Scuola delle Scienze umane dell’Università degli studi di Palermo. Gli incontri, ideati da Rosario Perricone, sono organizzati dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, in collaborazione con il Dipartimento di Culture e Società e i dottorati in Scienze umane e in Studi del patrimonio culturale dell’Università di Palermo; il Dipartimento di comunicazione e Didattica dell’arte dell’Accademia di Belle Arti di Palermo e la Fondazione Ignazio Buttitta.

“Ciascuno di noi ha esperienza di una parola virtualmente rivolta ad oggetti inanimati, – si legge nella nota di presentazione degli incontri – ai quali attribuiamo, quasi senza volerlo, una personalità umana. Ma esistono relazioni umane con gli oggetti meno superficiali: è durante le azioni rituali che gli oggetti assumono, in modo più stabile, un certo numero di funzioni proprie degli esseri viventi. Nello spazio del rituale, sotto forma di statuette, immagini dipinte o di feticci, gli oggetti sono naturalmente tenuti a rappresentare degli esseri (spiriti, divinità, antenati) costruiti a immagine umana. Ma quando l’oggetto agisce, o prende la parola, non rappresenta più un essere soprannaturale, lo rimpiazza. Ne restituisce la presenza. Per comprendere la parola rituale bisogna dunque pensare lo statuto della rappresentazione iconica non più a partire dai suoi aspetti formali, ma attraverso l’analisi del suo contesto d’uso. Ed è necessario considerare anche quali trasformazioni l’atto verbale subisce, nelle premesse e negli effetti, quando è attribuito a un artefatto”.

Lo studioso sarà a Palermo in occasione di un ciclo di incontri organizzati dal Museo delle Marionette Antonio Pasqualino

di Redazione

L’antropologo Carlo Severi, noto per i suoi studi sull’immagine e sulla memoria sociale, sarà a Palermo, dal 25 al 27 marzo per il ciclo di incontri “Antropologia della memoria”. Tre giorni, organizzati dal Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, che vedono protagonista lo studioso, “directeur d’études” presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.

Si comincia lunedì 25, alle 11, all’Accademia di Belle Arti, con una masterclass dal titolo “Rito, memoria, immagine”, mentre alle 17,30, al Museo Pasqualino, si terrà la presentazione del libro “L’oggetto-persona. Rito memoria immagine”, con la partecipazione di Ignazio Buttitta, Michele Cometa e Rosario Perricone. Martedì 26, alle 16, sarà la volta della “lectio magistralis” di Severi dal titolo “La vita degli oggetti. Itinerario di una ricerca”, che si svolgerà nell’aula multimediale del Dipartimento di Culture e Società dell’Università di Palermo. Infine, mercoledì 27 alle 17,30, la Sala Kounellis di Palazzo Riso ospiterà la presentazione del libro di Rosario Perricone “Oralità dell’immagine”, a cui parteciperanno Carlo Severi e Michele Cometa.

Tra gli eventi correlati, l’incontro con Gabriella Airenti sulle basi cognitive dell’antropomorfismo che si terrà mercoledì 27 marzo alle 10 alla Scuola delle Scienze umane dell’Università degli studi di Palermo. Gli incontri, ideati da Rosario Perricone, sono organizzati dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, in collaborazione con il Dipartimento di Culture e Società e i dottorati in Scienze umane e in Studi del patrimonio culturale dell’Università di Palermo; il Dipartimento di comunicazione e Didattica dell’arte dell’Accademia di Belle Arti di Palermo e la Fondazione Ignazio Buttitta.

“Ciascuno di noi ha esperienza di una parola virtualmente rivolta ad oggetti inanimati, – si legge nella nota di presentazione degli incontri – ai quali attribuiamo, quasi senza volerlo, una personalità umana. Ma esistono relazioni umane con gli oggetti meno superficiali: è durante le azioni rituali che gli oggetti assumono, in modo più stabile, un certo numero di funzioni proprie degli esseri viventi. Nello spazio del rituale, sotto forma di statuette, immagini dipinte o di feticci, gli oggetti sono naturalmente tenuti a rappresentare degli esseri (spiriti, divinità, antenati) costruiti a immagine umana. Ma quando l’oggetto agisce, o prende la parola, non rappresenta più un essere soprannaturale, lo rimpiazza. Ne restituisce la presenza. Per comprendere la parola rituale bisogna dunque pensare lo statuto della rappresentazione iconica non più a partire dai suoi aspetti formali, ma attraverso l’analisi del suo contesto d’uso. Ed è necessario considerare anche quali trasformazioni l’atto verbale subisce, nelle premesse e negli effetti, quando è attribuito a un artefatto”.

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