Palermo museo diffuso con Le vie dei Tesori

Saranno 130 i luoghi aperti in città, tra chiese, palazzi, itinerari contemporanei, laboratori per bambini, siti Unesco, e artigiani da scoprire

di Redazione

È una Palermo ancora inedita quella che si mostrerà al pubblico con la nuova edizione del Festival Le Vie dei tesori: dalle storie dimenticate del carcere Ucciardone con le sue celle ricostruite anni ’50 e Lollo Franco cantastorie d’eccezione, alla possibilità di fare un volo in piper; dal museo del tesoro di Santa Rosalia all’ex aeroporto militare di Boccadifalco voluto dai Florio; dalla chiesa barocca della Madonna della Mercede, nel cuore del Capo, fino alle residenze normanne: sono solo alcuni dei 130 luoghi che in città saranno visitabili dal 5 ottobre al 4 novembre.

Raccontare la bellezza con la stessa dedizione e civismo di chi la ama, è questo il senso della manifestazione, giunta alla 12/ma edizione e presentata oggi alla stampa a Palazzo Asmundo, uno dei tesori aperti per il Festival. Tante le novità di quest’anno che saldano la bellezza all’impegno, come la possibilità di conoscere l’abitazione di padre Pino Puglisi, oggi museo della memoria, nel 25/mo anniversario del suo omicidio e il “No mafia memorial” appena nato sul Cassaro, o il Giardino della Concordia di Pallavicino, colorato omaggio alle vittime di tutte le violenze.

Luoghi ma anche eventi, con più di 100 tour d’autore a Palermo guidati da esperti, botanici, giornalisti e scrittori, un Festival kids per i bambini con laboratori dedicati, gallerie private con mostre che si aprono per l’itinerario contemporaneo e la notte Unesco con la fondazione Unesco Sicilia, che dedica un week end ai siti del percorso arabo normanno dal 9 all’11 novembre, in coda al festival.

Palermo si trasformerà così in un enorme museo diffuso con tutte le residenze normanne aperte grazie alla Soprintendenza, dalla Zisa a Maredolce, dalla piccola Cuba con i giardini di Villa Napoli, all’antica fortificazione araba del Castello a Mare. Una inedita camera dello scirocco sarà quella di Fondo Micciulla, scavata nella roccia da cui si intravede l’ingresso a un qanat: per anni è stata proprietà di una famiglia mafiosa e nel 1980 fu sequestrata dall’allora giudice istruttore Giovanni Falcone. E poi il museo del tesoro di santa Rosalia, arrampicato su Monte Pellegrino e inaugurato appena due mesi fa, o un’ala inedita dell’Albergo delle Povere, con la chiesa, il chiostro, gli archivi, gli antichi lavatoi. Una lista infinita di palazzi privati, istituti scolastici, chiese interamente da scoprire sul nostro portale  e sull’apposita sezione dedicata al Festival  dove sarà anche possibile acquistare i coupon per le visite.

Tra le novità di questa edizione anche una guida in progress con i primi “100 tesori viventi”, cioè un censimento di vecchi artigiani e nuovi creativi scelti liberamente da un comitato di giornalisti e operatori culturali, luoghi talmente tipici da consentire ancora di fare un’esperienza, tra arredi storici, antiche insegne, nuove energie di artigiani che resistono e contribuiscono a raccontare l’anima della città. Piccoli tesori viventi, che stanno al fianco di quelli monumentali.

Saranno 130 i luoghi aperti in città, tra chiese, palazzi, itinerari contemporanei, laboratori per bambini, siti Unesco, e artigiani da scoprire

di Redazione

È una Palermo ancora inedita quella che si mostrerà al pubblico con la nuova edizione del Festival Le Vie dei tesori: dalle storie dimenticate del carcere Ucciardone con le sue celle ricostruite anni ’50 e Lollo Franco cantastorie d’eccezione, alla possibilità di fare un volo in piper; dal museo del tesoro di Santa Rosalia all’ex aeroporto militare di Boccadifalco voluto dai Florio; dalla chiesa barocca della Madonna della Mercede, nel cuore del Capo, fino alle residenze normanne: sono solo alcuni dei 130 luoghi che in città saranno visitabili dal 5 ottobre al 4 novembre.

Raccontare la bellezza con la stessa dedizione e civismo di chi la ama, è questo il senso della manifestazione, giunta alla 12/ma edizione e presentata oggi alla stampa a Palazzo Asmundo, uno dei tesori aperti per il Festival. Tante le novità di quest’anno che saldano la bellezza all’impegno, come la possibilità di conoscere l’abitazione di padre Pino Puglisi, oggi museo della memoria, nel 25/mo anniversario del suo omicidio e il “No mafia memorial” appena nato sul Cassaro, o il Giardino della Concordia di Pallavicino, colorato omaggio alle vittime di tutte le violenze.

Luoghi ma anche eventi, con più di 100 tour d’autore a Palermo guidati da esperti, botanici, giornalisti e scrittori, un Festival kids per i bambini con laboratori dedicati, gallerie private con mostre che si aprono per l’itinerario contemporaneo e la notte Unesco con la fondazione Unesco Sicilia, che dedica un week end ai siti del percorso arabo normanno dal 9 all’11 novembre, in coda al festival.

Palermo si trasformerà così in un enorme museo diffuso con tutte le residenze normanne aperte grazie alla Soprintendenza, dalla Zisa a Maredolce, dalla piccola Cuba con i giardini di Villa Napoli, all’antica fortificazione araba del Castello a Mare. Una inedita camera dello scirocco sarà quella di Fondo Micciulla, scavata nella roccia da cui si intravede l’ingresso a un qanat: per anni è stata proprietà di una famiglia mafiosa e nel 1980 fu sequestrata dall’allora giudice istruttore Giovanni Falcone. E poi il museo del tesoro di santa Rosalia, arrampicato su Monte Pellegrino e inaugurato appena due mesi fa, o un’ala inedita dell’Albergo delle Povere, con la chiesa, il chiostro, gli archivi, gli antichi lavatoi. Una lista infinita di palazzi privati, istituti scolastici, chiese interamente da scoprire sul nostro portale  e sull’apposita sezione dedicata al Festival  dove sarà anche possibile acquistare i coupon per le visite.

Tra le novità di questa edizione anche una guida in progress con i primi “100 tesori viventi”, cioè un censimento di vecchi artigiani e nuovi creativi scelti liberamente da un comitato di giornalisti e operatori culturali, luoghi talmente tipici da consentire ancora di fare un’esperienza, tra arredi storici, antiche insegne, nuove energie di artigiani che resistono e contribuiscono a raccontare l’anima della città. Piccoli tesori viventi, che stanno al fianco di quelli monumentali.

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Le Vie dei Tesori tra i gioielli barocchi del Ragusano

Il festival arriva anche nella più orientale delle province siciliane, appuntamento nei tre weekend tra il 14 e il 30 settembre. In tutto 48 luoghi, tra chiese, palazzi, musei e giardini

di Redazione

Anche la più orientale delle province siciliane accoglie Le Vie dei Tesori, il Festival che da dodici anni apre e racconta decine e decine di siti inediti a Palermo, con un unico coupon. L’anno scorso, il primo progetto pilota: il festival è uscito dai confini palermitani e ha pacificamente “invaso” Messina, Caltanissetta, Siracusa, Agrigento, che hanno risposto in maniera straordinaria. Forte del successo ottenuto, il Festival quest’anno si allarga a tutta la Sicilia e aggiunge quindi Ragusa, Modica, Scicli e Trapani, nei tre weekend tra il 14 e il 30 settembre; poi i tradizionali 5 weekend a Palermo (dal 5 ottobre al 4 novembre) e infine Catania (dal 19 ottobre al 4 novembre). E un nuovo progetto-pilota, stavolta in Nord Italia.

“Le Vie dei Tesori ha messo in campo un metodo di lavoro che parte dallo storytelling dei luoghi ma che soprattutto riesce a far collaborare pubblico e privato – dice Laura Anello, presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori -. Il festival nasce da un gruppo di giornalisti che più di dieci anni fa decise di impegnarsi per far conoscere in maniera diversa ed immersiva luoghi conosciuti e sconosciuti, costruendo un unico museo diffuso. Un metodo che oggi ha fatto scuola e ci chiedono di esportare”.

Nel Val di Noto, quindi, “rispondono” all’appello in tre: Ragusa l’elegante, Modica, l’intellettuale e Scicli, piccolo gioiello barocco. In tutto, 48 luoghi, divisi tra i 19 di Ragusa, 13 di Modica e 15 a Scicli. Tra cattedrali barocche e chiese nascoste, circoli e palazzi nobiliari, musei, giardini e persino un piccolo teatro. Tutti ad 1 euro (il programma completo è disponibile cliccando qui).

“Iniziativa che abbiamo sposato con grande interesse e che si coniuga perfettamente con il nostro impegno nella valorizzazione dei siti protetti dall’Unesco. Speriamo di poterla ripetere il prossimo anno”, dice il sindaco di Ragusa Peppe Cassì, che ha accolto la presentazione della manifestazione, in sala giunta al Comune. Erano presenti Maria Monisteri e Caterina Riccotti, assessori alla Cultura, rispettivamente dei comuni di Modica e di Scicli, che hanno sottolineato la sinergia in atto tra i tre comuni, e il grande apporto delle diocesi di Ragusa e Noto, e delle famiglie private modicane e sciclitane che hanno messo a disposizione palazzi di solito chiusi al pubblico. Presente, per il Consorzio dei Comuni del Ragusano, Giuseppina Di Stefano, che ha invece annunciato l’adesione di Palazzo La Rocca, tra i siti più interessanti del comprensorio ragusano.

Il viaggio inizia da Ragusa, per essere precisi del campanile della cattedrale, 129 gradini e 50 metri d’altezza: da qui si domina la città barocca, che rinacque dopo il devastante terremoto seicentesco che la rase al suolo. Ma a Ragusa si va soprattutto “per chiese”: dai Cappuccini che conservano un trittico di Pietro Novelli, all’Annunziata che sorgeva su una sinagoga, all’Ecce Homo dove sarà possibile salire sul coro, nella torre campanaria, per ammirare da vicino le vetrate istoriate di Duilio Cambellotti (a cui si devono tante scenografie delle tragedie siracusane).

Una sorpresa sarà il pulpito neogotico di San Giacomo Apostolo, ma anche gli stucchi dello Spasimo o il lampadario blu di Palazzo La Rocca, lasciano a bocca aperta. A palazzo Arezzo di Trifiletti sarete guidati da un rappresentante della famiglia. Ma si conoscerà anche, camminando per i vicoli, la rivalità tra San Giorgio e San Giovanni; si ritroveranno le tracce dei cavalieri di Malta, il silenzio delle monache al Museo Obsculta nel monastero benedettino, e il gusto retrò del Circolo di conversazione, aperto soltanto a diciotto soci di nobili natali, che probabilmente passeggiavano anche tra i viali del giardino segreto di palazzo Arezzo Bertini o partecipavano ai piccoli spettacoli in quel gioiello che è il Teatro Donnafugata.

Nella barocca Modica si parte dal monastero benedettino, oggi Museo Belgiorno che racconta gli scavi nei complessi funerari iblei; poi l’ex Convento del Carmine che un domani ospiterà il Museo delle Tradizioni; ma soprattutto, la Chiesa di Sant’Anna, aperta in via eccezionale, mostra il pavimento ad intarsi di calcare bianco e pietra pece nera, e un trompe l’oeil settecentesco. A Palazzo Moncada si scoprirà la biblioteca Quasimodo, alla Fondazione Grimaldi, la pinacoteca di ritratti di illustri personalità della zona; a Palazzo Castro-Grimaldi, gli arredi rimasti immobili nel tempo. E a Palazzo De Leva, i famosi “bassi” con tracce della città gotica. La visita di Modica si potrà chiudere soltanto dal Castello dei Conti, da cui si vede l’intera città.

Protagonista anche Scicli, ormai anche la città del commissario Montalbano: tracce e angoli citati nella fiction, sono praticamente ovunque, l’intero, grosso paese è stati un unico set. Scicli sembra essere immobile nel tempo: dalla farmacia Cartìa dove si affacciano albarelli, ampolle, bilancini, vasi e persino un antico registratore di cassa; al palazzo del Comune, dove il commissario più famoso avrebbe il suo ufficio, mentre al primo piano, la stanza del sindaco è servita a ricostruire l’ufficio dell’antipaticissimo questore Bonetti-Alderighi.

Ma non si può capire Scicli, se non si va per chiese e palazzi. Dal calvario rupestre, scavato nella roccia, agli stucchi rococò di San Giuseppe e Santa Teresa, alla Consolazione barocca, a San Vito, trasformata in museo del territorio, alla bellissima Santa Maria La Nova, adorata dagli sciclitani. Poi ci sono i palazzi: Bonelli-Patanè con le tappezzerie originali, all’Opera Pia che per tre secoli gestì la straordinaria eredità Busacca (foriera di liti furibonde). Fino alla leggerezza del “ponticello degli innamorati” di Palazzo Spadaro, e della collezione di abiti, pizzi, ricami e accessori che raccontano la moda iblea, nei bassi dell’ex convento San Michele. Con una curiosità: nella cucina ricostruita, le forme per l’antica produzione del cioccolato.

Infine, in collaborazione con Planeta, pagando un contributo, si potrà partecipare anche a visite guidate d’autore con degustazione di vini: venerdì, 14 settembre alle 19 a palazzo Spadaro, a Scicli; venerdì 21 settembre alle 19 a Palazzo Arezzo di Trifiletti a Ragusa e venerdì 28 settembre, alle 19, a Palazzo Castro Grimaldi, a Modica.

Per le visite nei luoghi non occorre prenotare. Basta acquisire il coupon per l’ingresso con visita guidata sul sito www.leviedeitesori.it e presentarsi all’ingresso dei luoghi. Per partecipare alle visite d’autore, occorre, invece, la prenotazione sul sito internet del festival.

Il festival arriva anche nella più orientale delle province siciliane, appuntamento nei tre weekend tra il 14 e il 30 settembre. In tutto 48 luoghi, tra chiese, palazzi, musei e giardini

di Redazione

Anche la più orientale delle province siciliane accoglie Le Vie dei Tesori, il Festival che da dodici anni apre e racconta decine e decine di siti inediti a Palermo, con un unico coupon. L’anno scorso, il primo progetto pilota: il festival è uscito dai confini palermitani e ha pacificamente “invaso” Messina, Caltanissetta, Siracusa, Agrigento, che hanno risposto in maniera straordinaria. Forte del successo ottenuto, il Festival quest’anno si allarga a tutta la Sicilia e aggiunge quindi Ragusa, Modica, Scicli e Trapani, nei tre weekend tra il 14 e il 30 settembre; poi i tradizionali 5 weekend a Palermo (dal 5 ottobre al 4 novembre) e infine Catania (dal 19 ottobre al 4 novembre). E un nuovo progetto-pilota, stavolta in Nord Italia.

“Le Vie dei Tesori ha messo in campo un metodo di lavoro che parte dallo storytelling dei luoghi ma che soprattutto riesce a far collaborare pubblico e privato – dice Laura Anello, presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori -. Il festival nasce da un gruppo di giornalisti che più di dieci anni fa decise di impegnarsi per far conoscere in maniera diversa ed immersiva luoghi conosciuti e sconosciuti, costruendo un unico museo diffuso. Un metodo che oggi ha fatto scuola e ci chiedono di esportare”.

Nel Val di Noto, quindi, “rispondono” all’appello in tre: Ragusa l’elegante, Modica, l’intellettuale e Scicli, piccolo gioiello barocco. In tutto, 48 luoghi, divisi tra i 19 di Ragusa, 13 di Modica e 15 a Scicli. Tra cattedrali barocche e chiese nascoste, circoli e palazzi nobiliari, musei, giardini e persino un piccolo teatro. Tutti ad 1 euro (il programma completo è disponibile cliccando qui).

“Iniziativa che abbiamo sposato con grande interesse e che si coniuga perfettamente con il nostro impegno nella valorizzazione dei siti protetti dall’Unesco. Speriamo di poterla ripetere il prossimo anno”, dice il sindaco di Ragusa Peppe Cassì, che ha accolto la presentazione della manifestazione, in sala giunta al Comune. Erano presenti Maria Monisteri e Caterina Riccotti, assessori alla Cultura, rispettivamente dei comuni di Modica e di Scicli, che hanno sottolineato la sinergia in atto tra i tre comuni, e il grande apporto delle diocesi di Ragusa e Noto, e delle famiglie private modicane e sciclitane che hanno messo a disposizione palazzi di solito chiusi al pubblico. Presente, per il Consorzio dei Comuni del Ragusano, Giuseppina Di Stefano, che ha invece annunciato l’adesione di Palazzo La Rocca, tra i siti più interessanti del comprensorio ragusano.

Il viaggio inizia da Ragusa, per essere precisi del campanile della cattedrale, 129 gradini e 50 metri d’altezza: da qui si domina la città barocca, che rinacque dopo il devastante terremoto seicentesco che la rase al suolo. Ma a Ragusa si va soprattutto “per chiese”: dai Cappuccini che conservano un trittico di Pietro Novelli, all’Annunziata che sorgeva su una sinagoga, all’Ecce Homo dove sarà possibile salire sul coro, nella torre campanaria, per ammirare da vicino le vetrate istoriate di Duilio Cambellotti (a cui si devono tante scenografie delle tragedie siracusane).

Una sorpresa sarà il pulpito neogotico di San Giacomo Apostolo, ma anche gli stucchi dello Spasimo o il lampadario blu di Palazzo La Rocca, lasciano a bocca aperta. A palazzo Arezzo di Trifiletti sarete guidati da un rappresentante della famiglia. Ma si conoscerà anche, camminando per i vicoli, la rivalità tra San Giorgio e San Giovanni; si ritroveranno le tracce dei cavalieri di Malta, il silenzio delle monache al Museo Obsculta nel monastero benedettino, e il gusto retrò del Circolo di conversazione, aperto soltanto a diciotto soci di nobili natali, che probabilmente passeggiavano anche tra i viali del giardino segreto di palazzo Arezzo Bertini o partecipavano ai piccoli spettacoli in quel gioiello che è il Teatro Donnafugata.

Nella barocca Modica si parte dal monastero benedettino, oggi Museo Belgiorno che racconta gli scavi nei complessi funerari iblei; poi l’ex Convento del Carmine che un domani ospiterà il Museo delle Tradizioni; ma soprattutto, la Chiesa di Sant’Anna, aperta in via eccezionale, mostra il pavimento ad intarsi di calcare bianco e pietra pece nera, e un trompe l’oeil settecentesco. A Palazzo Moncada si scoprirà la biblioteca Quasimodo, alla Fondazione Grimaldi, la pinacoteca di ritratti di illustri personalità della zona; a Palazzo Castro-Grimaldi, gli arredi rimasti immobili nel tempo. E a Palazzo De Leva, i famosi “bassi” con tracce della città gotica. La visita di Modica si potrà chiudere soltanto dal Castello dei Conti, da cui si vede l’intera città.

Protagonista anche Scicli, ormai anche la città del commissario Montalbano: tracce e angoli citati nella fiction, sono praticamente ovunque, l’intero, grosso paese è stati un unico set. Scicli sembra essere immobile nel tempo: dalla farmacia Cartìa dove si affacciano albarelli, ampolle, bilancini, vasi e persino un antico registratore di cassa; al palazzo del Comune, dove il commissario più famoso avrebbe il suo ufficio, mentre al primo piano, la stanza del sindaco è servita a ricostruire l’ufficio dell’antipaticissimo questore Bonetti-Alderighi.

Ma non si può capire Scicli, se non si va per chiese e palazzi. Dal calvario rupestre, scavato nella roccia, agli stucchi rococò di San Giuseppe e Santa Teresa, alla Consolazione barocca, a San Vito, trasformata in museo del territorio, alla bellissima Santa Maria La Nova, adorata dagli sciclitani. Poi ci sono i palazzi: Bonelli-Patanè con le tappezzerie originali, all’Opera Pia che per tre secoli gestì la straordinaria eredità Busacca (foriera di liti furibonde). Fino alla leggerezza del “ponticello degli innamorati” di Palazzo Spadaro, e della collezione di abiti, pizzi, ricami e accessori che raccontano la moda iblea, nei bassi dell’ex convento San Michele. Con una curiosità: nella cucina ricostruita, le forme per l’antica produzione del cioccolato.

Infine, in collaborazione con Planeta, pagando un contributo, si potrà partecipare anche a visite guidate d’autore con degustazione di vini: venerdì, 14 settembre alle 19 a palazzo Spadaro, a Scicli; venerdì 21 settembre alle 19 a Palazzo Arezzo di Trifiletti a Ragusa e venerdì 28 settembre, alle 19, a Palazzo Castro Grimaldi, a Modica.

Per le visite nei luoghi non occorre prenotare. Basta acquisire il coupon per l’ingresso con visita guidata sul sito www.leviedeitesori.it e presentarsi all’ingresso dei luoghi. Per partecipare alle visite d’autore, occorre, invece, la prenotazione sul sito internet del festival.

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Le Vie dei Tesori tornano a Siracusa

La città aretusea si prepara a bissare il successo dello scorso anno, con 25 luoghi tra siti inediti, chiese, cappelle e piccoli musei. Appuntamento col festival nei tre weekend dal 14 al 30 settembre

di Redazione

C’è un filo rosso che lega il Teatro Comunale di Siracusa e il Teatro Massimo di Palermo: per costruirli si dovettero sacrificare due conventi. E la maledizione delle monache cadde sulle sale. A Siracusa rinunciarono all’incarico sia Giovan Battista Basile (altro legame con Palermo) che Antonio Breda, e il teatro fu completato da Damiani Almeyda.

È questo uno dei tanti storytelling con protagonisti i luoghi di Siracusa: saranno 25 quest’anno quelli che saranno aperti da Le Vie dei Tesori, il festival che da dodici anni apre e racconta decine e decine di siti inediti, trasformando le città in un unico museo diffuso, visitabile con un unico coupon.

Siracusa vara quindi la nuova edizione, nei tre weekend, dal 14 al 30 settembre, e si prepara a bissare il successo dell’anno scorso: tanti luoghi aperti, tra siti inediti, chiese, cappelle e piccoli musei. Per raccontare la città candida che affonda profondamente nella storia greca, la patria di Archimede, capitale dell’Impero bizantino, distrutta dal terremoto del 1693 e rinata barocca. Oggi, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, che l’anno scorso ha festeggiato le 2750 primavere.

La presentazione del programma (consultabile online nella sezione del nostro sito cliccando qui) si è svolta oggi alla Galleria regionale di Palazzo Bellomo, nel cuore di Ortigia. “Ritorniamo a Siracusa – dice Laura Anello, presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori – con la sicurezza che il pubblico affollerà di nuovo i siti, scoprendo luoghi che anche i siracusani conoscono poco. Perché lo spirito della manifestazione è proprio quello di valorizzare le migliori realtà cittadine e di trasformare le città in musei diffusi e narrati, che offrano le stesse modalità di visita, e che siano visitabili facilmente da cittadini e turisti. Questo produce una straordinaria moltiplicazione di visitatori”.

Dello stesso avviso Fabio Granata, assessore comunale alla Cultura, che stamattina ha presentato la manifestazione alla Galleria regionale di Palazzo Bellomo, a giornalisti, insegnanti, partner, ospiti del direttore Lorenzo Guzzardi. “Le Vie dei Tesori ci ha indicato un metodo: aprire i luoghi, raccontarli ai visitatori; sta a noi amministratori continuare sulla stessa scia e renderli disponibili per tutto l’anno. O intervenire per aprire luoghi magari già restaurati ma ancora non disponibili”.

La direttrice del Museo Paolo Orsi, Maria Musumeci ha sottolineato la disponibilità del giardino di Villa Landolina, “un angolo verde straordinario per questa città che di posti così ne possiede pochissimi. Persino i siracusani ignorano questo giardino, conoscono solo il museo”.

Alla conferenza sono intervenuti Giuliana Taverniti, dell’Usr (Ufficio scolastico Regionale) che impegnerà per Le Vie del Tesori, 150 studenti – non solo di Siracusa, ma anche di Avola, Pachino e Augusta -, nel progetto Alternanza Scuola Lavoro; il tenente di Vascello Anna Bonanno che ha raccontato l’ex Stazione marittima che aprirà i battenti per il festival, e suor Lucia sulla chiesa di santa Maria della Concezione. Presente Giuseppe Castrogiovanni che cura la Biblioteca Vittorini, che il primo weekend di programmazione resterà chiusa per un problema tecnico.

L’anno scorso quattro altre città siciliane sono state protagoniste di un primo progetto pilota: Siracusa registrò un vero e proprio boom di visite, seguita da Messina, Caltanissetta e Agrigento. In due weekend, Siracusa contò 12.277 visitatori entusiasti.

Il luogo più gettonato fu il Castello Maniace (2831 visitatori), seguito dall’Apollonion (1021 visitatori), dalla chiesa di San Filippo Apostolo con l’ipogeo (961). Quest’anno si replica, e il Festival arriva in tutta la Sicilia con tappe anche a Trapani, Ragusa, Modica, Scicli, tutte nei weekend tra il 14 e il 30 settembre; poi i tradizionali 5 weekend a Palermo (dal 5 ottobre al 4 novembre) e infine Catania (dal 19 ottobre al 4 novembre). E un nuovo progetto-pilota, stavolta in Nord Italia.

Quest’anno, il viaggio de Le Vie dei Tesori si insinua nell’antica Giudecca, passa dall’ipogeo e arriva alla Cappella Sveva nel cuore del Palazzo Arcivescovile. Ma prima chiede aiuto agli dei benevoli: ecco l’Artemision di Ortigia, consacrato alla dea vergine, i cui resti sono nel seminterrato dell’antico palazzo del Senato (oggi Comune); o le Latomie che i frati trasformarono da necropoli in giardino. Le biblioteche: l’Archivio di Stato con i suoi 80 mila volumi e un frammento del “Codice Aristotelico”; e l’Alagoniana con i suoi 72.800 testi, tra codici miniati e incunaboli; e lo studio intonso di Elio Vittorini. I segreti: dal pavimento in arenaria bianca, tale e quale un merletto, a San Filippo Neri; il parco millenario, pressoché sconosciuto, del museo Paolo Orsi. E tanto, tanto altro.

In collaborazione con Planeta, sono state organizzate, pagando un contributo, anche due visite guidate d’autore con degustazione di vini: due venerdì, 14 settembre alle 19 al Teatro Comunale e il 28 settembre a Palazzo Greco. Vanno prenotate sul sito www.leviedeitesori.it. Per le visite nei luoghi non occorre prenotare. Basta acquisire il coupon per l’ingresso con visita guidata sul sito e presentarsi all’ingresso dei luoghi.

La città aretusea si prepara a bissare il successo dello scorso anno, con 25 luoghi tra siti inediti, chiese, cappelle e piccoli musei. Appuntamento col festival nei tre weekend dal 14 al 30 settembre

di Redazione

C’è un filo rosso che lega il Teatro Comunale di Siracusa e il Teatro Massimo di Palermo: per costruirli si dovettero sacrificare due conventi. E la maledizione delle monache cadde sulle sale. A Siracusa rinunciarono all’incarico sia Giovan Battista Basile (altro legame con Palermo) che Antonio Breda, e il teatro fu completato da Damiani Almeyda.

È questo uno dei tanti storytelling con protagonisti i luoghi di Siracusa: saranno 25 quest’anno quelli che saranno aperti da Le Vie dei Tesori, il festival che da dodici anni apre e racconta decine e decine di siti inediti, trasformando le città in un unico museo diffuso, visitabile con un unico coupon.

Siracusa vara quindi la nuova edizione, nei tre weekend, dal 14 al 30 settembre, e si prepara a bissare il successo dell’anno scorso: tanti luoghi aperti, tra siti inediti, chiese, cappelle e piccoli musei. Per raccontare la città candida che affonda profondamente nella storia greca, la patria di Archimede, capitale dell’Impero bizantino, distrutta dal terremoto del 1693 e rinata barocca. Oggi, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, che l’anno scorso ha festeggiato le 2750 primavere.

La presentazione del programma (consultabile online nella sezione del nostro sito cliccando qui) si è svolta oggi alla Galleria regionale di Palazzo Bellomo, nel cuore di Ortigia. “Ritorniamo a Siracusa – dice Laura Anello, presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori – con la sicurezza che il pubblico affollerà di nuovo i siti, scoprendo luoghi che anche i siracusani conoscono poco. Perché lo spirito della manifestazione è proprio quello di valorizzare le migliori realtà cittadine e di trasformare le città in musei diffusi e narrati, che offrano le stesse modalità di visita, e che siano visitabili facilmente da cittadini e turisti. Questo produce una straordinaria moltiplicazione di visitatori”.

Dello stesso avviso Fabio Granata, assessore comunale alla Cultura, che stamattina ha presentato la manifestazione alla Galleria regionale di Palazzo Bellomo, a giornalisti, insegnanti, partner, ospiti del direttore Lorenzo Guzzardi. “Le Vie dei Tesori ci ha indicato un metodo: aprire i luoghi, raccontarli ai visitatori; sta a noi amministratori continuare sulla stessa scia e renderli disponibili per tutto l’anno. O intervenire per aprire luoghi magari già restaurati ma ancora non disponibili”.

La direttrice del Museo Paolo Orsi, Maria Musumeci ha sottolineato la disponibilità del giardino di Villa Landolina, “un angolo verde straordinario per questa città che di posti così ne possiede pochissimi. Persino i siracusani ignorano questo giardino, conoscono solo il museo”.

Alla conferenza sono intervenuti Giuliana Taverniti, dell’Usr (Ufficio scolastico Regionale) che impegnerà per Le Vie del Tesori, 150 studenti – non solo di Siracusa, ma anche di Avola, Pachino e Augusta -, nel progetto Alternanza Scuola Lavoro; il tenente di Vascello Anna Bonanno che ha raccontato l’ex Stazione marittima che aprirà i battenti per il festival, e suor Lucia sulla chiesa di santa Maria della Concezione. Presente Giuseppe Castrogiovanni che cura la Biblioteca Vittorini, che il primo weekend di programmazione resterà chiusa per un problema tecnico.

L’anno scorso quattro altre città siciliane sono state protagoniste di un primo progetto pilota: Siracusa registrò un vero e proprio boom di visite, seguita da Messina, Caltanissetta e Agrigento. In due weekend, Siracusa contò 12.277 visitatori entusiasti.

Il luogo più gettonato fu il Castello Maniace (2831 visitatori), seguito dall’Apollonion (1021 visitatori), dalla chiesa di San Filippo Apostolo con l’ipogeo (961). Quest’anno si replica, e il Festival arriva in tutta la Sicilia con tappe anche a Trapani, Ragusa, Modica, Scicli, tutte nei weekend tra il 14 e il 30 settembre; poi i tradizionali 5 weekend a Palermo (dal 5 ottobre al 4 novembre) e infine Catania (dal 19 ottobre al 4 novembre). E un nuovo progetto-pilota, stavolta in Nord Italia.

Quest’anno, il viaggio de Le Vie dei Tesori si insinua nell’antica Giudecca, passa dall’ipogeo e arriva alla Cappella Sveva nel cuore del Palazzo Arcivescovile. Ma prima chiede aiuto agli dei benevoli: ecco l’Artemision di Ortigia, consacrato alla dea vergine, i cui resti sono nel seminterrato dell’antico palazzo del Senato (oggi Comune); o le Latomie che i frati trasformarono da necropoli in giardino. Le biblioteche: l’Archivio di Stato con i suoi 80 mila volumi e un frammento del “Codice Aristotelico”; e l’Alagoniana con i suoi 72.800 testi, tra codici miniati e incunaboli; e lo studio intonso di Elio Vittorini. I segreti: dal pavimento in arenaria bianca, tale e quale un merletto, a San Filippo Neri; il parco millenario, pressoché sconosciuto, del museo Paolo Orsi. E tanto, tanto altro.

In collaborazione con Planeta, sono state organizzate, pagando un contributo, anche due visite guidate d’autore con degustazione di vini: due venerdì, 14 settembre alle 19 al Teatro Comunale e il 28 settembre a Palazzo Greco. Vanno prenotate sul sito www.leviedeitesori.it. Per le visite nei luoghi non occorre prenotare. Basta acquisire il coupon per l’ingresso con visita guidata sul sito e presentarsi all’ingresso dei luoghi.

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Le Vie dei Tesori fanno tappa a Messina

Chiese, fortezze, ville liberty, opere d’arte, musei e giardini segreti: 29 luoghi e 6 passeggiate guidate renderanno la città un museo diffuso in occasione del Festival

di Redazione

L’anima liberty della Messina di inizio secolo rivive nei suoi palazzetti storici, nelle sue ville private e in quel Circolo della Borsa, sito inedito anche per i messinesi, ora aperto in occasione del Festival de Le Vie dei Tesori, che torna nella città dello Stretto per la seconda volta.

L’anno scorso, infatti, Messina, in due weekend, aveva registrato un vero boom di visite: 11288 ingressi, con punte di 1515 visitatori per il Forte San Salvatore con la Madonnina affacciata sul porto e 1196 al Sacrario Cristo Re. Saranno 29 i luoghi da scoprire (il trentesimo, Forte Ogliastri non è più disponibile perché a rischio cinghiali), e sei le passeggiate guidate possibili a partire da venerdi 14 e per i prossimi tre week end di settembre. La presentazione del programma (on line nell’apposita sezione del nostro sito ) oggi al MuMe con il direttore Caterina Di Giacomo.

Messina o “Zancle” la città eroica, sopravvissuta a invasioni, conquiste, rivolte. Patria di Antonello – da ritrovare, oltre che al MuMe, anche lungo due passeggiate a tema e al monastero di Santa Maria di Gesù Superiore, dove forse fu sepolto – nonostante il sisma che la ridusse a brandelli riserva gioielli da scoprire tra chiese, ipogei, forti, ville, opere d’arte, residenze private come Villa Rodriguez dove c’è il Circolo della Borsa che ospitò sovrani italiani e stranieri, o Villa Cianciafara dove si ritrovano i nobili arredi di un tempo, Villa De Pasquale, restaurata dalla soprintendenza, dove si produceva essenza di gelsomino, Villa Maria e Villa Alfè, da dove la vista arriva fino alle Eolie. Tutte saranno aperte dalle famiglie che le abitano. Poi gli altri luoghi: dal fossato di Castel Gonzaga dove c’erano i coccodrilli, ai tornei di cavalli berberi che si disputavano nel Medioevo davanti alla chiesetta di Gesù e Maria del Buonviaggio, dalle 170 ceramiche conservate sotto le scalinate dell’Università alle zampogne costruite a Gesso, fino alle tracce delle antiche carceri borboniche in cui venivano recluse anche le donne. 

Ma è visitando il rifugio antiaereo che si comprende veramente il tributo che Messina, già distrutta dal terremoto, 35 anni dopo dovette pagare anche alla seconda guerra mondiale.

Ad arricchire i tour, due visite guidate d’autore con la degustazione di vini Planeta, pagando un contributo venerdì 14 settembre alle 19 a Villa Cianfarana, venerdì 21 a Castel Gonzaga e venerdì 28 alla chiesa di San Giovanni di Malta, da prenotare sul sito, dove si trova anche il programma delle passeggiate, dedicate ai diversi volti della città: dalla Messina dopo il terremoto alla città di Antonello, dalle antiche confraternite all’aspetto prima del sisma.

Chiese, fortezze, ville liberty, opere d’arte, musei e giardini segreti: 29 luoghi e 6 passeggiate guidate renderanno la città un museo diffuso in occasione del Festival

di Redazione

L’anima liberty della Messina di inizio secolo rivive nei suoi palazzetti storici, nelle sue ville private e in quel Circolo della Borsa, sito inedito anche per i messinesi, ora aperto in occasione del Festival de Le Vie dei Tesori, che torna nella città dello Stretto per la seconda volta.

L’anno scorso, infatti, Messina, in due weekend, aveva registrato un vero boom di visite: 11288 ingressi, con punte di 1515 visitatori per il Forte San Salvatore con la Madonnina affacciata sul porto e 1196 al Sacrario Cristo Re. Saranno 29 i luoghi da scoprire (il trentesimo, Forte Ogliastri non è più disponibile perché a rischio cinghiali), e sei le passeggiate guidate possibili a partire da venerdi 14 e per i prossimi tre week end di settembre. La presentazione del programma (on line nell’apposita sezione del nostro sito ) oggi al MuMe con il direttore Caterina Di Giacomo.

Messina o “Zancle” la città eroica, sopravvissuta a invasioni, conquiste, rivolte. Patria di Antonello – da ritrovare, oltre che al MuMe, anche lungo due passeggiate a tema e al monastero di Santa Maria di Gesù Superiore, dove forse fu sepolto – nonostante il sisma che la ridusse a brandelli riserva gioielli da scoprire tra chiese, ipogei, forti, ville, opere d’arte, residenze private come Villa Rodriguez dove c’è il Circolo della Borsa che ospitò sovrani italiani e stranieri, o Villa Cianciafara dove si ritrovano i nobili arredi di un tempo, Villa De Pasquale, restaurata dalla soprintendenza, dove si produceva essenza di gelsomino, Villa Maria e Villa Alfè, da dove la vista arriva fino alle Eolie. Tutte saranno aperte dalle famiglie che le abitano. Poi gli altri luoghi: dal fossato di Castel Gonzaga dove c’erano i coccodrilli, ai tornei di cavalli berberi che si disputavano nel Medioevo davanti alla chiesetta di Gesù e Maria del Buonviaggio, dalle 170 ceramiche conservate sotto le scalinate dell’Università alle zampogne costruite a Gesso, fino alle tracce delle antiche carceri borboniche in cui venivano recluse anche le donne. 

Ma è visitando il rifugio antiaereo che si comprende veramente il tributo che Messina, già distrutta dal terremoto, 35 anni dopo dovette pagare anche alla seconda guerra mondiale.

Ad arricchire i tour, due visite guidate d’autore con la degustazione di vini Planeta, pagando un contributo venerdì 14 settembre alle 19 a Villa Cianfarana, venerdì 21 a Castel Gonzaga e venerdì 28 alla chiesa di San Giovanni di Malta, da prenotare sul sito, dove si trova anche il programma delle passeggiate, dedicate ai diversi volti della città: dalla Messina dopo il terremoto alla città di Antonello, dalle antiche confraternite all’aspetto prima del sisma.

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Le Vie dei Tesori torna ad Agrigento con 17 luoghi

Dopo il successo dello scorso anno, il festival del patrimonio culturale siciliano farà ancora tappa nella città dei templi per tre weekend, dal 14 al 30 settembre

di Redazione

Per conoscere Agrigento bisogna partire dalle sue viscere, da quegli ipogei che raccontano più di un libro di storia: e quando si ritorna alla luce, ci si deve perdere tra le chiese monumentali e quelle più recondite, per poi incamminarsi verso la Valle, imponente, magnifica, per rivedere i templi che sono lì a guardia da centinaia di anni.

Le Vie dei Tesori, il Festival che da dodici anni apre e racconta decine e decine di siti inediti a Palermo, l’anno scorso è sbarcato ad Agrigento – con Caltanissetta, Messina, Siracusa – che ha risposto in maniera straordinaria: in due weekend (anche se il secondo funestato dal maltempo) ha raccolto 4500 visitatori, spalmati tra chiese monumentali, ipogei, musei, biblioteche e siti archeologici.

Quest’anno si replica: tre week end, dal 14 al 30 settembre, 17 luoghi (tutti ad 1 euro) molte sorprese, anche di livello nazionale, sempre con il supporto del Comune. Tra tutte, la bellissima scala elicoidale che verrà mostrata a San Domenico o la famosa “lettera del duavolo” che verrà esposta nella sacrestia di san Gerlando.

“Questa iniziativa può colpire nel segno se ha l’apporto di tutti e ognuno cede qualcosa per il bene comune”, ha spiegato Marcello Barbaro, vicepresidente dell’associazione Vie dei Tesori, intervenuto alla conferenza stampa al Museo Diocesano, condotta da padre Giuseppe Pontillo, con l’assessore comunale al Centro Storico Antonino Amato, la soprintendente Gabriella Costantino, e il direttore del Parco della Valle dei Templi, Giuseppe Parello: tutti fermamente convinti che la cultura può essere una delle risorse spendibili di questa terra che tenta sempre di risorgere.

Partire dalle viscere, dunque, dall’Ipogeo dell’Acqua amara, vivo sotto il Teatro Pirandello. E proprio seguendo le tracce del drammaturgo, ecco che si scopre un crocifisso ligneo detto del “Signore della Nave” da cui prese il nome la celebre Sagra del dramma omonimo; mentre la novella “La madonnina” è ambientata nella chiesetta di san Pietro, tornata alla vita dopo 50 anni di abbandono. Agrigento sta nella memoria del Rabato, il quartiere arabo – qui è la chiesa di Santa Caterina -, mentre per ritrovare la cinta medievale bisogna raggiungere Santa Maria dei Greci dove sarà eccezionalmente visitabile il crepidoma (la piattaforma a gradini) appena scoperta, con la cripta e il colatoio.

Si potranno cercare le tracce delle monache cistercensi alla Badia Grande o ricordare la storia del Palazzo della Provincia. Agrigento barocca è di una bellezza senza fine: a partire dalla nascosta Biblioteca Lucchesiana che accoglie i suoi 60mila preziosi volumi (manoscritti, incunaboli, testi arabi e codici miniati) tra le volute del Marvuglia. Poi la “concattedrale” di San Domenico o San Lorenzo, che è un tripudio di stucchi: guardate a vista da San Gerlando, fragile gigante e tesoro ferito. Non può mancare la Valle dei Templi: ma con un occhio particolare, visto che sarà possibile visitare per la prima volta in assoluto le terme romane, scoperte nel quartiere ellenistico; senza dimenticare gli scavi al Teatro Ellenistico, aperto sul mare, che di giorno in giorno riserva nuove sorprese e non solo per gli archeologi che hanno portato alla luce i primi gradoni.

Il dettaglio del programma, scaricabile in pdf, con l’elenco dei luoghi e la possibilità di acquistare i coupon per le visite sono on line su http://leviedeitesori.com/agrigento/

Dopo il successo dello scorso anno, il festival del patrimonio culturale siciliano farà ancora tappa nella città dei templi per tre weekend, dal 14 al 30 settembre

di Redazione

Per conoscere Agrigento bisogna partire dalle sue viscere, da quegli ipogei che raccontano più di un libro di storia: e quando si ritorna alla luce, ci si deve perdere tra le chiese monumentali e quelle più recondite, per poi incamminarsi verso la Valle, imponente, magnifica, per rivedere i templi che sono lì a guardia da centinaia di anni.

Le Vie dei Tesori, il Festival che da dodici anni apre e racconta decine e decine di siti inediti a Palermo, l’anno scorso è sbarcato ad Agrigento – con Caltanissetta, Messina, Siracusa – che ha risposto in maniera straordinaria: in due weekend (anche se il secondo funestato dal maltempo) ha raccolto 4500 visitatori, spalmati tra chiese monumentali, ipogei, musei, biblioteche e siti archeologici.

Quest’anno si replica: tre week end, dal 14 al 30 settembre, 17 luoghi (tutti ad 1 euro) molte sorprese, anche di livello nazionale, sempre con il supporto del Comune. Tra tutte, la bellissima scala elicoidale che verrà mostrata a San Domenico o la famosa “lettera del duavolo” che verrà esposta nella sacrestia di san Gerlando.

“Questa iniziativa può colpire nel segno se ha l’apporto di tutti e ognuno cede qualcosa per il bene comune”, ha spiegato Marcello Barbaro, vicepresidente dell’associazione Vie dei Tesori, intervenuto alla conferenza stampa al Museo Diocesano, condotta da padre Giuseppe Pontillo, con l’assessore comunale al Centro Storico Antonino Amato, la soprintendente Gabriella Costantino, e il direttore del Parco della Valle dei Templi, Giuseppe Parello: tutti fermamente convinti che la cultura può essere una delle risorse spendibili di questa terra che tenta sempre di risorgere.

Partire dalle viscere, dunque, dall’Ipogeo dell’Acqua amara, vivo sotto il Teatro Pirandello. E proprio seguendo le tracce del drammaturgo, ecco che si scopre un crocifisso ligneo detto del “Signore della Nave” da cui prese il nome la celebre Sagra del dramma omonimo; mentre la novella “La madonnina” è ambientata nella chiesetta di san Pietro, tornata alla vita dopo 50 anni di abbandono. Agrigento sta nella memoria del Rabato, il quartiere arabo – qui è la chiesa di Santa Caterina -, mentre per ritrovare la cinta medievale bisogna raggiungere Santa Maria dei Greci dove sarà eccezionalmente visitabile il crepidoma (la piattaforma a gradini) appena scoperta, con la cripta e il colatoio.

Si potranno cercare le tracce delle monache cistercensi alla Badia Grande o ricordare la storia del Palazzo della Provincia. Agrigento barocca è di una bellezza senza fine: a partire dalla nascosta Biblioteca Lucchesiana che accoglie i suoi 60mila preziosi volumi (manoscritti, incunaboli, testi arabi e codici miniati) tra le volute del Marvuglia. Poi la “concattedrale” di San Domenico o San Lorenzo, che è un tripudio di stucchi: guardate a vista da San Gerlando, fragile gigante e tesoro ferito. Non può mancare la Valle dei Templi: ma con un occhio particolare, visto che sarà possibile visitare per la prima volta in assoluto le terme romane, scoperte nel quartiere ellenistico; senza dimenticare gli scavi al Teatro Ellenistico, aperto sul mare, che di giorno in giorno riserva nuove sorprese e non solo per gli archeologi che hanno portato alla luce i primi gradoni.

Il dettaglio del programma, scaricabile in pdf, con l’elenco dei luoghi e la possibilità di acquistare i coupon per le visite sono on line su http://leviedeitesori.com/agrigento/

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Le Vie dei Tesori a Caltanissetta

Da venerdi 15 luoghi apriranno al pubblico per ilfestival che torna per la seconda volta in città, per tre fine settimana, come annunciato oggi alla stampa. “Scommettiamo su turismo e  territorio”, ha detto il sindaco

di Redazione

Si potrà varcare l’elegante portone di Villa Grazia e scoprirne i decori liberty voluti dal celebre barone pilota Antonio Pucci; o raggiungere palazzo Testasecca che prende il nome dal ricco imprenditore minerario che non sapeva decidersi tra capitelli corinzi e decorazioni a bugnato, e quindi li pretese tutti. Oppure, perdersi tra i macchinari d’epoca da cui nacque l’amaro Averna; o ancora, partecipare ad un tour “esperienziale” al teatro Regina Margherita per scoprire ogni segreto delle macchine di scena. Caltanissetta riapre le porte dei suoi siti, partecipando al festival Le Vie dei Tesori, con 15 luoghi aperti durante tre week end, dal 14 al 30 settembre, e visitabili con un coupon da 1 euro a luogo.

Una scommessa vinta, dopo il debutto l’anno scorso al festival, che ha mostrato le opportunità di sviluppo e promozione del territorio, con un successo decretato da centinaia di visitatori in soli due fine settimana tra cripte, chieste, fortini, castelli, siti archeologici e palazzi nobiliari. Quest’anno si replica, con il supporto del Comune e l’aiuto logistico della giovane associazione nissena Creative Spaces, come ribadito oggi alla conferenza stampa a Caltanissetta.

“Cultura, ricchezza e lavoro sono un’asse in cui bisogna credere – ha detto il sindaco Giovanni Ruvolo – Caltanissetta deve essere il cuore del centro della Sicilia. La nostra scommessa è attrarre il turista e accompagnandolo fuori dai circuiti tradizionali”. Insieme al primo cittadino c’erano l’assessore alla Cultura, Pasquale Tornatore, e il vicepresidente dell’associazione Le Vie dei Tesori, Marcello Barbaro. “Quest’anno ritorniamo con 15 siti, quasi tutti diversi e in alcuni casi, inediti – ha detto Tornatore – intrigheranno sia i turisti che i cittadini: penso alle ville private, aperte per la prima volta, alle collezioni degli istituti scolastici o al museo delle Vare”. 

Un itinerario da personalizzare per ogni tipo di visita: dalla ricerca di angoli inediti come quelli custoditi dalla tradizione delle Vare, alle antiche ricette dei dolci delle monache di Santa Croce, facendo anche un tuffo nel proprio passato da bambini, entrando al museo pedagogico della scuola San Giusto dove è stata ricostruita un’aula di 100 anni fa, fino al murales di Carnicelli all’istituto Mario Rapisardi. A palazzo Testasecca sarà anche possibile partecipare, con un contributo, a visite guidate con degustazione di vini Planeta.
Il dettaglio del programma, scaricabile in pdf, con l’elenco dei luoghi e la possibilità di acquistare i coupon per le visite sono on line su http://leviedeitesori.com/caltanissetta/

I 15 luoghi, orgoglio della storia nissena, saranno aperti nella maniera inedita che è ormai il segno distintivo del Festival palermitano, ovvero uno storytelling approfondito, affidato a guide e volontari, in una grande festa della città che inizierà venerdi 14 settembre.

Da venerdi 15 luoghi apriranno al pubblico per il festival che torna per la seconda volta in città, per tre fine settimana, come annunciato oggi alla stampa. “Scommettiamo su turismo e territorio”, ha detto il sindaco

di Redazione

Si potrà varcare l’elegante portone di Villa Grazia e scoprirne i decori liberty voluti dal celebre barone pilota Antonio Pucci; o raggiungere palazzo Testasecca che prende il nome dal ricco imprenditore minerario che non sapeva decidersi tra capitelli corinzi e decorazioni a bugnato, e quindi li pretese tutti. Oppure, perdersi tra i macchinari d’epoca da cui nacque l’amaro Averna; o ancora, partecipare ad un tour “esperienziale” al teatro Regina Margherita per scoprire ogni segreto delle macchine di scena. Caltanissetta riapre le porte dei suoi siti, partecipando al festival Le Vie dei Tesori, con 15 luoghi aperti durante tre week end, dal 14 al 30 settembre, e visitabili con un coupon da 1 euro a luogo.

Una scommessa vinta, dopo il debutto l’anno scorso al festival, che ha mostrato le opportunità di sviluppo e promozione del territorio, con un successo decretato da centinaia di visitatori in soli due fine settimana tra cripte, chieste, fortini, castelli, siti archeologici e palazzi nobiliari. Quest’anno si replica, con il supporto del Comune e l’aiuto logistico della giovane associazione nissena Creative Spaces, come ribadito oggi alla conferenza stampa a Caltanissetta.

“Cultura, ricchezza e lavoro sono un’asse in cui bisogna credere – ha detto il sindaco Giovanni Ruvolo – Caltanissetta deve essere il cuore del centro della Sicilia. La nostra scommessa è attrarre il turista e accompagnandolo fuori dai circuiti tradizionali”. Insieme al primo cittadino c’erano l’assessore alla Cultura, Pasquale Tornatore, e il vicepresidente dell’associazione Le Vie dei Tesori, Marcello Barbaro. “Quest’anno ritorniamo con 15 siti, quasi tutti diversi e in alcuni casi, inediti – ha detto Tornatore – intrigheranno sia i turisti che i cittadini: penso alle ville private, aperte per la prima volta, alle collezioni degli istituti scolastici o al museo delle Vare”. 

Un itinerario da personalizzare per ogni tipo di visita: dalla ricerca di angoli inediti come quelli custoditi dalla tradizione delle Vare, alle antiche ricette dei dolci delle monache di Santa Croce, facendo anche un tuffo nel proprio passato da bambini, entrando al museo pedagogico della scuola San Giusto dove è stata ricostruita un’aula di 100 anni fa, fino al murales di Carnicelli all’istituto Mario Rapisardi. A palazzo Testasecca sarà anche possibile partecipare, con un contributo, a visite guidate con degustazione di vini Planeta.
Il dettaglio del programma, scaricabile in pdf, con l’elenco dei luoghi e la possibilità di acquistare i coupon per le visite sono on line su http://leviedeitesori.com/caltanissetta/

I 15 luoghi, orgoglio della storia nissena, saranno aperti nella maniera inedita che è ormai il segno distintivo del Festival palermitano, ovvero uno storytelling approfondito, affidato a guide e volontari, in una grande festa della città che inizierà venerdi 14 settembre.

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Toccare le opere d’arte per conoscerle

L’impegno per i non vedenti è stato annunciato dall’assessore regionale dei Beni Culturali, Sebastiano Tusa, nel corso della serata di chiusura di Ustica Villaggio Letterario

di Redazione

Scoprire le opere d’arte attraverso il tatto. Questo l’impegno per i non vedenti annunciato dall’assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, Sebastiano Tusa, nel corso della serata di chiusura della kermesse Ustica Villaggio Letterario, a Punta Spalmatore, alla presenza di cinquanta fra ipovedenti, non vedenti, operatori specializzati ed educatori.

La visita ai musei, dunque, si arricchirà di un’opportunità di apprendimento in più. I non vedenti potranno toccare direttamente con le mani alcune opere d’arte o archeologiche, in modo tale da recuperare con il tatto ciò che, purtroppo, la vista non può loro offrire. Inoltre, un rappresentante dei non vedenti sarà inserito a pieno titolo nella commissione tecnica che si sta occupando delle modalità di fruizione dei beni culturali per questa categoria di disabili visivi.

L’impegno è stato annunciato al “Campus Sicilia 2018 Mod.A” dell’Iri.for Sicilia Ets,  a cui ha partecipato in prima linea il presidente della stesso ente Gaetano Minincleri, che si è tenuto dal 25 agosto al 3 settembre a Ustica: venti adolescenti e giovani non vedenti e ipovedenti  hanno avuto l’opportunità di fare diving, scherma, canoa, autonomia personale, orientamento e mobilità, trekking, archeologia, astronomia, geologia.

I venti ragazzi hanno fatto snorkeling e immersioni con bombole in area marina protetta con Roberto Fedele del diving “La perla nera”; partecipato a incontri di biologia marina con il professor Francesco Cinelli, esperto mondiale di ecologia marina; hanno scoperto la geologia delle coste con il professore, geologo e ideatore di Geoswim, Stefano Furlani; hanno “toccato le stelle”, con la mappa astronomica in rilievo realizzata dal tiflologo Leonardo Sutera Sardo, organizzatore e supervisore del Campus, e dal professore Franco Foresta Martin.

L’iniziativa di accogliere, di aggregare e di fare rete è stata voluta dall’architetto ed event manager Anna Russolillo e dalla scrittrice Lucia Vincenti, fondatrici di Ustica Villaggio Letterario. Il Campus è stato possibile, dopo un attento ed accurato sopralluogo al Villaggio Punta Spalmatore nel mese di giugno dagli esperti Iri.for Sicilia con sede a Catania, organizzazione di utilità sociale dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti, che si occupa di formazione, ricerca e riabilitazione per la disabilità visiva.

In linea con la proposta dell’assessore Tusa, anche un’iniziativa del festival Le Vie dei Tesori. Nel corso della manifestazione che prenderà il via a ottobre, i non vedenti potranno visitare, su prenotazione, il Teatro Massimo di Palermo. Appuntamento, dunque, nei weekend dal 5 ottobre al 4 novembre.

L’impegno per i non vedenti è stato annunciato dall’assessore regionale dei Beni Culturali, Sebastiano Tusa, nel corso della serata di chiusura di Ustica Villaggio Letterario

di Redazione

Scoprire le opere d’arte attraverso il tatto. Questo l’impegno per i non vedenti annunciato dall’assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, Sebastiano Tusa, nel corso della serata di chiusura della kermesse Ustica Villaggio Letterario, a Punta Spalmatore, alla presenza di cinquanta fra ipovedenti, non vedenti, operatori specializzati ed educatori.

La visita ai musei, dunque, si arricchirà di un’opportunità di apprendimento in più. I non vedenti potranno toccare direttamente con le mani alcune opere d’arte o archeologiche, in modo tale da recuperare con il tatto ciò che, purtroppo, la vista non può loro offrire. Inoltre, un rappresentante dei non vedenti sarà inserito a pieno titolo nella commissione tecnica che si sta occupando delle modalità di fruizione dei beni culturali per questa categoria di disabili visivi.

L’impegno è stato annunciato al “Campus Sicilia 2018 Mod.A” dell’Iri.for Sicilia Ets,  a cui ha partecipato in prima linea il presidente della stesso ente Gaetano Minincleri, che si è tenuto dal 25 agosto al 3 settembre a Ustica: venti adolescenti e giovani non vedenti e ipovedenti  hanno avuto l’opportunità di fare diving, scherma, canoa, autonomia personale, orientamento e mobilità, trekking, archeologia, astronomia, geologia.

I venti ragazzi hanno fatto snorkeling e immersioni con bombole in area marina protetta con Roberto Fedele del diving “La perla nera”; partecipato a incontri di biologia marina con il professor Francesco Cinelli, esperto mondiale di ecologia marina; hanno scoperto la geologia delle coste con il professore, geologo e ideatore di Geoswim, Stefano Furlani; hanno “toccato le stelle”, con la mappa astronomica in rilievo realizzata dal tiflologo Leonardo Sutera Sardo, organizzatore e supervisore del Campus, e dal professore Franco Foresta Martin.

L’iniziativa di accogliere, di aggregare e di fare rete è stata voluta dall’architetto ed event manager Anna Russolillo e dalla scrittrice Lucia Vincenti, fondatrici di Ustica Villaggio Letterario. Il Campus è stato possibile, dopo un attento ed accurato sopralluogo al Villaggio Punta Spalmatore nel mese di giugno dagli esperti Iri.for Sicilia con sede a Catania, organizzazione di utilità sociale dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti, che si occupa di formazione, ricerca e riabilitazione per la disabilità visiva.

In linea con la proposta dell’assessore Tusa, anche un’iniziativa del festival Le Vie dei Tesori. Nel corso della manifestazione che prenderà il via a ottobre, i non vedenti potranno visitare, su prenotazione, il Teatro Massimo di Palermo. Appuntamento, dunque, nei weekend dal 5 ottobre al 4 novembre.

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Lo specchio d’olio a Palazzo Mazzarino

L’installazione di Per Barclay, a Palermo, ha lasciato spazio ad una mostra che include, oltre le fotografie realizzate durante l’esposizione, anche una selezione di opere storiche

di Redazione

Un’installazione che fa dialogare architettura e spazio. Una riflessione sul tema del doppio, sia in chiave concettuale che concreta. Queste le suggestioni della camera d’olio che l’artista norvegese Per Barclay ha realizzato nella Cavallerizza di Palazzo Mazzarino, in via Maqueda, a Palermo, nell’ambito degli eventi collaterali di Manifesta 12.

L’installazione è stata fruibile fino al 31 luglio e da oggi ha lasciato spazio ad una mostra che include, oltre le fotografie realizzate in questa occasione, una selezione di opere storiche dell’artista. La mostra è curata da Agata Polizzi, con il coordinamento di Francesco Pantaleone Arte Contemporanea. Sarà visitabile fino al 4 novembre, data di chiusura della biennale d’arte.

Barclay, durante la visita all’interno della Cavallerizza, è rimasto affascinato dall’architettura, dallo spazio e dalla sua storia. Il contrasto tra le preesistenze del contesto circostante, i materiali utilizzati e le forme, hanno suggerito all’artista d’inondare d’olio l’ambiente per far specchiare in esso la potenza narrativa della dimora storica, capovolgendone il senso e la percezione.

La mostra è visitabile da lunedì a venerdì, dalle 15 alle 19 (ultimo ingresso alle 18,30). Per informazioni telefonare allo 091332482.

L’installazione di Per Barclay, a Palermo, ha lasciato spazio ad una mostra che include, oltre le fotografie realizzate durante l’esposizione, anche una selezione di opere storiche

di Redazione

Un’installazione che fa dialogare architettura e spazio. Una riflessione sul tema del doppio, sia in chiave concettuale che concreta. Queste le suggestioni della camera d’olio che l’artista norvegese Per Barclay ha realizzato nella Cavallerizza di Palazzo Mazzarino, in via Maqueda, a Palermo, nell’ambito degli eventi collaterali di Manifesta 12.

L’installazione è stata fruibile fino al 31 luglio e da oggi ha lasciato spazio ad una mostra che include, oltre le fotografie realizzate in questa occasione, una selezione di opere storiche dell’artista. La mostra è curata da Agata Polizzi, con il coordinamento di Francesco Pantaleone Arte Contemporanea. Sarà visitabile fino al 4 novembre, data di chiusura della biennale d’arte.

Barclay, durante la visita all’interno della Cavallerizza, è rimasto affascinato dall’architettura, dallo spazio e dalla sua storia. Il contrasto tra le preesistenze del contesto circostante, i materiali utilizzati e le forme, hanno suggerito all’artista d’inondare d’olio l’ambiente per far specchiare in esso la potenza narrativa della dimora storica, capovolgendone il senso e la percezione.

La mostra è visitabile da lunedì a venerdì, dalle 15 alle 19 (ultimo ingresso alle 18,30). Per informazioni telefonare allo 091332482.

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Risplende l’oro verde di Sicilia

Tutto pronto a Mazara del Vallo per la dodicesima edizione de “L’isola del Tesolio”, giornata dedicata all’olio extra vergine d’oliva, promossa dal Consorzio della filiera olivicola

di Redazione

Riflettori puntati sull’oro verde di Sicilia. È tutto pronto a Mazara del Vallo per la 12esima edizione de “L’isola del Tesolio”, una giornata interamente dedicata all’olio extra vergine d’oliva, organizzata e promossa dal Cofiol, il Consorzio della filiera olivicola presieduto da Alessandro Chiarelli. L’incontro si terrà sabato 8 settembre, dalle 9 alle 12, al resort Giardino di Costanza.

Il tema del dibattito della nuova edizione sarà l’utilizzo dell’olio evo a marchio Igp Sicilia nella dieta mediterranea. Si discuterà, dunque, delle qualità nutritive di questo insostituibile ingrediente della cucina italiana, che è alla base di tutti i principali piatti della tradizione. È proprio grazie al suo utilizzo che la dieta mediterranea è diventata un vero e proprio modello nutrizionale, in grado di coniugare ottimi sapori ad una vita longeva. Diversi studi hanno già dimostrato i numerosi vantaggi per la salute derivanti da questo tipo di alimentazione, a cominciare dal mantenimento del peso corporeo ideale.

“Grazie all’attività del Consorzio – afferma Alessandro Chiarelli, presidente del Cofiol – riusciamo a dar voce e a promuovere gli olivicoltori e i frantoiani siciliani. Il nostro obiettivo è quello di creare un modello vincente di filiera olivicola che possa aumentare la capacità produttiva dei singoli olivicoltori, per poter immettere sul mercato un prodotto competitivo dal punto di vista qualitativo e quantitativo. In questo modo l’Igp Sicilia, pilastro della tanto celebrata e apprezzata dieta mediterranea, così come tutte le produzioni di eccellenza dell’Isola che vanta il maggior numero di Dop, avrà la diffusione che merita”.

La Sicilia dell’olio e delle olive ha grandissime potenzialità. A parlare chiaro sono i numeri. Nell’Isola esistono circa 150 diverse varietà di olive e la regione è il terzo produttore nazionale dopo Puglia e Calabria. Nell’Isola ci sono 619 frantoi oleari, precisamente 124 nella provincia di Palermo; 91 ad Agrigento, 84 a Messina, 67 a Catania, 44 a Enna, 36 a Siracusa, 33 a Ragusa, 97 a Trapani e 43 a Caltanissetta. Sei le Dop presenti nell’area olivicola siciliana, rispettivamente nelle province di Trapani con due oli Dop (Valli Trapanesi, Valle del Belice), Palermo (Val di Mazara), Messina (Valdemone), Catania (Monte Etna) e Ragusa (Monti Iblei).

Per uno sviluppo del comparto siciliano, dunque, è fondamentale l’associazionismo tra i frantoiani e gli olivicoltori. L’olivicoltura, infatti, è una pratica molto complessa e occorre valorizzare la millenaria tradizione olivicola siciliana attraverso l’uso consapevole e intelligente delle nuove tecnologie.

Tutto pronto a Mazara del Vallo per la dodicesima edizione de “L’isola del Tesolio”, giornata dedicata all’olio extra vergine d’oliva, promossa dal Consorzio della filiera olivicola

di Redazione

Riflettori puntati sull’oro verde di Sicilia. È tutto pronto a Mazara del Vallo per la 12esima edizione de “L’isola del Tesolio”, una giornata interamente dedicata all’olio extra vergine d’oliva, organizzata e promossa dal Cofiol, il Consorzio della filiera olivicola presieduto da Alessandro Chiarelli. L’incontro si terrà sabato 8 settembre, dalle 9 alle 12, al resort Giardino di Costanza.

Il tema del dibattito della nuova edizione sarà l’utilizzo dell’olio evo a marchio Igp Sicilia nella dieta mediterranea. Si discuterà, dunque, delle qualità nutritive di questo insostituibile ingrediente della cucina italiana, che è alla base di tutti i principali piatti della tradizione. È proprio grazie al suo utilizzo che la dieta mediterranea è diventata un vero e proprio modello nutrizionale, in grado di coniugare ottimi sapori ad una vita longeva. Diversi studi hanno già dimostrato i numerosi vantaggi per la salute derivanti da questo tipo di alimentazione, a cominciare dal mantenimento del peso corporeo ideale.

“Grazie all’attività del Consorzio – afferma Alessandro Chiarelli, presidente del Cofiol – riusciamo a dar voce e a promuovere gli olivicoltori e i frantoiani siciliani. Il nostro obiettivo è quello di creare un modello vincente di filiera olivicola che possa aumentare la capacità produttiva dei singoli olivicoltori, per poter immettere sul mercato un prodotto competitivo dal punto di vista qualitativo e quantitativo. In questo modo l’Igp Sicilia, pilastro della tanto celebrata e apprezzata dieta mediterranea, così come tutte le produzioni di eccellenza dell’Isola che vanta il maggior numero di Dop, avrà la diffusione che merita”.

La Sicilia dell’olio e delle olive ha grandissime potenzialità. A parlare chiaro sono i numeri. Nell’Isola esistono circa 150 diverse varietà di olive e la regione è il terzo produttore nazionale dopo Puglia e Calabria. Nell’Isola ci sono 619 frantoi oleari, precisamente 124 nella provincia di Palermo; 91 ad Agrigento, 84 a Messina, 67 a Catania, 44 a Enna, 36 a Siracusa, 33 a Ragusa, 97 a Trapani e 43 a Caltanissetta. Sei le Dop presenti nell’area olivicola siciliana, rispettivamente nelle province di Trapani con due oli Dop (Valli Trapanesi, Valle del Belice), Palermo (Val di Mazara), Messina (Valdemone), Catania (Monte Etna) e Ragusa (Monti Iblei).

Per uno sviluppo del comparto siciliano, dunque, è fondamentale l’associazionismo tra i frantoiani e gli olivicoltori. L’olivicoltura, infatti, è una pratica molto complessa e occorre valorizzare la millenaria tradizione olivicola siciliana attraverso l’uso consapevole e intelligente delle nuove tecnologie.

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A sud della Sicilia con i treni del gusto

Domenica 9 settembre la prima partenza dalle stazioni di Licata e Caltanissetta centrale, tra laboratori del gusto di Slow Food ed escursioni guidate

di Redazione

Dai pani votivi ai dolci conventuali, fino al cibo povero delle zolfare, tra borgate marinare, aree archeologiche e antiche stazioni ferroviarie: è l’itinerario dei Treni del gusto che da domenica 9 settembre partiranno dalle stazioni di Licata e Caltanissetta Centrale. L’iniziativa, realizzata dalla fondazione Ferrovie dello Stato insieme a Slow Food Sicilia, su programma dell’assessorato regionale al Turismo e con i finanziamenti del Programma Operativo FESR Sicilia 2014/2020, si ripeterà le due domeniche finali di settembre, poi il 14 e 28 ottobre e il 4 novembre.

Quello di domenica 9 settembre, in partenza da Licata, sarà il treno delle dolcezze del convento e dei pani sacri e arriverà fino a Tempio di Vulcano, dove si potrà scegliere tra un’escursione al Giardino della Kolymbetra o nell’area archeologica, o continuare in treno fino alla stazione di Porto Empedocle da dove sarà possibile raggiungere i vicini lidi o visitare il centro storico della “Vigata del Commissario Montalbano”. A bordo del treno storico Slow Food organizzerà nella corsa di andata un laboratorio con degustazioni di pani votivi e dolcetti di mandorla, itinerario che sarà possibile ripetere le domeniche del 30 settembre e del 28 ottobre.

Il 23 settembre, invece, partirà dalla stazione di Caltanissetta Centrale il treno delle pizze, focacce e ciambelle che arriverà a Comitini Zolfare, dove i passeggeri potranno optare tra escursioni guidate nel grande parco minerario delle zolfare e visite al museo di Palazzo Bellacera. Anche qui ci saranno i laboratori del gusto curati dalla condotta Slow Food di Caltanissetta, poi il treno fermerà ad Aragona Caldare e Agrigento Bassa, dove si potrà scegliere se fare un’escursione alle rovine dell’antica Akragas o raggiungere la borgata marinara di Porto Empedocle e visitare l’ottocentesca stazione ferroviaria, dove è in programma un altro laboratorio del gusto. Stesso programma ci sarà durante le domeniche del 14 ottobre e del 4 novembre.

Per maggiori informazioni su biglietti, programma e tappe dei treni storici è possibile inviare una mail a info@fondazionefs.it o visitare la pagina Facebook della Fondazione FS Italiane.

Domenica 9 settembre la prima partenza dalle stazioni di Licata e Caltanissetta centrale, tra laboratori del gusto di Slow Food ed escursioni guidate

di Redazione

Dai pani votivi ai dolci conventuali, fino al cibo povero delle zolfare, tra borgate marinare, aree archeologiche e antiche stazioni ferroviarie: è l’itinerario dei Treni del gusto che da domenica 9 settembre partiranno dalle stazioni di Licata e Caltanissetta Centrale. L’iniziativa, realizzata dalla fondazione Ferrovie dello Stato insieme a Slow Food Sicilia, su programma dell’assessorato regionale al Turismo e con i finanziamenti del Programma Operativo FESR Sicilia 2014/2020, si ripeterà le due domeniche finali di settembre, poi il 14 e 28 ottobre e il 4 novembre.

Quello di domenica 9 settembre, in partenza da Licata, sarà il treno delle dolcezze del convento e dei pani sacri e arriverà fino a Tempio di Vulcano, dove si potrà scegliere tra un’escursione al Giardino della Kolymbetra o nell’area archeologica, o continuare in treno fino alla stazione di Porto Empedocle da dove sarà possibile raggiungere i vicini lidi o visitare il centro storico della “Vigata del Commissario Montalbano”. A bordo del treno storico Slow Food organizzerà nella corsa di andata un laboratorio con degustazioni di pani votivi e dolcetti di mandorla, itinerario che sarà possibile ripetere le domeniche del 30 settembre e del 28 ottobre.

Il 23 settembre, invece, partirà dalla stazione di Caltanissetta Centrale il treno delle pizze, focacce e ciambelle che arriverà a Comitini Zolfare, dove i passeggeri potranno optare tra escursioni guidate nel grande parco minerario delle zolfare e visite al museo di Palazzo Bellacera. Anche qui ci saranno i laboratori del gusto curati dalla condotta Slow Food di Caltanissetta, poi il treno fermerà ad Aragona Caldare e Agrigento Bassa, dove si potrà scegliere se fare un’escursione alle rovine dell’antica Akragas o raggiungere la borgata marinara di Porto Empedocle e visitare l’ottocentesca stazione ferroviaria, dove è in programma un altro laboratorio del gusto. Stesso programma ci sarà durante le domeniche del 14 ottobre e del 4 novembre.

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