Passi avanti per la rinascita dell’antica Salemi

Finanziato lo studio di fattibilità per la riqualificazione di una parte del centro storico, grazie a un bando promosso dalla Fondazione Sicilia

di Redazione

Finanziato lo studio di fattibilità per la riqualificazione e la valorizzazione di una parte del centro storico di Salemi, in provincia di Trapani. Il dipartimento di Architettura e design del Politecnico di Torino (Dad), che ha in atto un accordo di collaborazione con il Comune di Salemi, si è infatti aggiudicato l’edizione 2019 del bando promosso dalla Fondazione Sicilia “Studi di fattibilità per il recupero dei borghi abbandonati” con la candidatura del progetto “Riabilitare Alicia – Studio di fattibilità per la riqualificazione della città antica di Salemi”, presentato dagli architetti e docenti Paolo Mellano e Roberto Dini. A darne notizia è la stessa Fondazione con una nota sul suo sito.

Salemi

Il finanziamento di circa centomila euro – fanno sapere dall’amministrazione comunale – sarà destinato alla redazione di uno studio di fattibilità per la riqualificazione e la valorizzazione del patrimonio architettonico del centro storico della cittadina trapanese, già inserita nella lista dei Borghi più belli d’Italia, e permetterà di dare concreta attuazione alla collaborazione che da qualche anno il Dad ha avviato con il Comune di Salemi. L’obiettivo principale dello studio di fattibilità è la valorizzazione della qualità architettonica e paesaggistica della città antica ai fini della creazione di un’accoglienza inclusiva e diversificata, della promozione del turismo sostenibile, del sostegno alle politiche di sviluppo sociale, culturale ed economico per la comunità locale. La riqualificazione architettonica e urbana costituisce un tassello fondamentale di un processo virtuoso di rigenerazione a tutto tondo, che da un lato prevede il recupero del patrimonio costruito e dall’altro la creazione di iniziative volte alla promozione di un riuso “attivo” dei manufatti, attraverso azioni di carattere scientifico e didattico-culturale che si potranno avviare mediante il coinvolgimento delle università e degli attori del territorio.

Domenico Venuti

“Il progetto di recupero della parte antica della città prosegue con atti concreti – affermano il sindaco di Salemi, Domenico Venuti, e l’assessore al Centro storico, Vito Scalisi – . La scelta di individuare nel Politecnico di Torino uno dei nostri interlocutori si è rivelata azzeccata. Complimenti al docenti Mellano e Dini, che con i loro ragazzi hanno già mosso i primi passi per la conoscenza del territorio di Salemi. La strada è ancora lunga ma siamo convinti che insieme riusciremo a centrare l’obiettivo”.

La cerimonia di premiazione del bando Borghi abbandonati 2019, si svolgerà a Palermo, a Palazzo Branciforte, il 20 febbraio alle 10,30. Tre menzioni di merito sono state assegnate ad altrettanti progetti che riguardano tre borghi in provincia di Messina, rispettivamente Raccuja e Ucria (progetto “Noccioleti resistenti”), Savoca (progetto “Strubas”) e Brolo (progetto “Brolium, il giardino di Bianca). Ai saluti di Raffaele Bonsignore, presidente di Fondazione Sicilia, e del presidente di Regione Sicilia Nello Musumeci, faranno seguito gli interventi di Salvatore Bartolotta, coordinatore regionale di “I borghi più belli d’Italia” per la Sicilia; Maurizio Carta, ordinario di Urbanistica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo, e Luigi Prestinenza Puglisi, presidente di Aiac-Associazione Italiana Architettura e Critica. Maurizio Caserta, docente dell’Università degli Studi di Catania, trarrà le conclusioni delineando le prospettive future del Premio.

Terme di Sciacca, pronto il bando per la concessione

Passi avanti verso il recupero dello stabilimento chiuso dal 2015. La Regione pensa a un affidamento subordinato alla ristrutturazione, al rilancio e alla gestione del complesso

di Redazione

Nuovo passo in avanti per la riapertura delle Terme di Sciacca. Pronto il bando per l’affidamento in concessione e la gestione dello stabilimento saccense. Il documento, elaborato dall’assessorato regionale dell’Economia d’intesa con il Comune, – fanno sapere dalla Regione – prevede che le domande vadano presentate entro 45 giorni dalla pubblicazione dell’avviso sulla Gazzetta ufficiale della Comunità europea. L’obiettivo è quello di riaprire e valorizzare la struttura termale e idrominerale, affinché torni a essere un attrattore turistico fondamentale per il territorio. Con il bando, la Regione intende individuare i soggetti potenzialmente interessati, con caratteristiche adeguate, a un eventuale affidamento subordinato alla ristrutturazione, al rilancio e alla gestione del complesso termale.

Il Parco delle Terme di Sciacca

Gli immobili individuati e disponibili sono composti da un gruppo di fabbricati e terreni: gli stabilimenti “Nuove Terme” e “Vecchie Terme”, il Grand Hotel delle Terme, il Parco delle Terme, le piscine Molinelli e quelle sulfuree coperte. Insieme al complesso di Acireale, l’impianto di Sciacca – anch’esso chiuso come quello acese dal 2015 – è un elemento costitutivo del nuovo “Programma di sviluppo del turismo termale” in Sicilia così come disposto da un’apposita legge regionale. Precondizione necessaria per la partecipazione al bando è il possesso dei requisiti adeguati di capacità economica-finanziaria e tecnica commisurata al tipo di progetto e investimento dagli stessi proposto. Gli interessati – proseguono dalla Regione – dovranno anche dimostrare di possedere adeguata esperienza nel settore turistico-termale e di avere realizzato nel settore, negli ultimi 10 anni, investimenti per un importo almeno pari a quello previsto dal progetto proposto.

Uno scorcio di Sciacca dalla Torre di San Michele

Gli operatori economici interessati dovranno presentare un progetto di attività turistico-termale, di recupero, di ristrutturazione, di valorizzazione e di gestione del complesso immobiliare, che deve comprendere anche la progettazione e la realizzazione delle opere a tal fine necessarie. La durata della concessione sarà determinata sulla base del progetto selezionato e non potrà essere comunque superiore ai trenta anni. Per i primi tre anni, a titolo di compensazione per le spese sostenute per la realizzazione del progetto, il complesso potrà essere gestito a titolo gratuito, cioè senza il pagamento del canone di locazione. Alla scadenza del triennio, certificato il rispetto dei tempi previsti per la realizzazione del progetto, l’amministrazione stabilirà la misura del canone tramite valutazione dell’Agenzia delle entrate ovvero dell’ufficio del Genio civile territorialmente competente.

Uno dei viali del Parco delle Terme

“Stiamo mantenendo l’impegno – commenta il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – quello di ridare finalmente vita alla nuova stagione delle Terme di Sciacca. Vogliamo attivare un’offerta che metta insieme le tradizionali mete turistiche con una rete di centri d’eccellenza per le cure termali e il benessere fisico. Un modo per ampliare e destagionalizzare i flussi di visitatori che scelgono la nostra Isola. Le ricadute sul territorio, non solo di Sciacca, saranno evidenti: il segmento del turismo termale può e deve integrarsi alle altre offerte, con ricadute significative sull’intero territorio”.

Nel Platani la prima barriera anti-plastica in Sicilia

L’intervento ha l’obiettivo di intercettare i rifiuti galleggianti presenti nelle acque fluviali e procedere al recupero prima che si riversino in mare

di Redazione

Una barriera “blocca-plastica” già sperimentata a Ferrara lungo il fiume Po e a Roma sul Tevere, sarà installata anche in Sicilia, alla foce del Platani. L’intervento ha l’obiettivo di intercettare i rifiuti galleggianti presenti nelle acque fluviali e, per quanto riguarda le plastiche, procedere al recupero prima che gli stessi si riversino in mare, anche perché quando penetra nell’acqua salata col tempo si degrada e si trasforma in infinitesimali frammenti di microplastiche che vengono ingerite dai pesci, giungendo fino alla catena alimentare.

La riserva naturale Foce del fiume Platani (foto Carlo Columba, da Wikipedia)

La barriera sarà installata mercoledì 18 febbraio all’interno della Riserva naturale orientata, tra i comuni di Ribera e Cattolica Eraclea, nell’Agrigentino, dai volontari dell’associazione Marevivo, con la collaborazione della società Castalia, specializzata nelle attività marittime e nell’antinquinamento marino, nell’ambito del progetto “Halykòs”, realizzato con il sostegno della Fondazione con il Sud. “La barriera antiplastica che sarà posta alla Foce del Fiume Platani, la prima installata in Sicilia – dichiara Lorenzo Barone, direttore tecnico della Castalia Operations, – consentirà di raccogliere tutto quello che viene intrappolato al suo interno e nello specifico la plastica galleggiante, impedendo che essa raggiunga il mare. La plastica sarà recuperata e potrà essere correttamente smaltita o addirittura riciclata”.

Volontari di Marevivo (foto da Facebook)

La metodologia già sperimentata a Ferrara e a Roma, con le opportune implementazioni apportate dopo i primi due esperimenti, sarà applicata – sottolineano da Marevivo – per la prima volta anche in Sicilia, per preservare un territorio che esprime una fortissima valenza naturale. Partirà contemporaneamente una campagna di sensibilizzazione in tutti i Comuni attraversati dal fiume, coinvolgendo le scuole e tutti i portatori d’interesse locali. Il progetto prevede anche una serie di azioni idonee a valorizzare e promuovere la riserva naturale. Saranno tenuti dei seminari divulgativi in tutti i comuni attraversati dal Platani per assicurare la massima partecipazione e la convergenza degli interventi che saranno realizzati. “Partiamo dai fiumi perché insieme agli scarichi urbani oltre l’80 per cento dei rifiuti marini di cui una gran parte è plastica, è trasportata da fiumi e torrenti – dichiara Fabio Galluzzo, delegato regionale di Marevivo Sicilia e direttore del progetto Halycòs – e speriamo che l’esperimento avviato alla coce del fiume Platani produca ottimi risultati e l’iniziativa possa essere allargata ad altri fiumi e ad altri territori”.

Il fiume Platani (foto Carlo Columba, da Wikipedia)

Il fiume Platani nasce dalla confluenza di alcuni corsi d’acqua provenienti da Castronovo di Sicilia e Lercara Friddi. È uno dei più importanti corsi d’acqua del versante meridionale della Sicilia, il quinto dell’Isola per lunghezza con 103 chilometri di corso e il terzo per ampiezza di bacino con 1.785 chilometri quadrati. Il Platani scorrendo verso sud attraversa le province di Palermo, Caltanissetta ed Agrigento e sfocia nel Canale di Sicilia.

Intreccio di pittura, poesia e fotografia ricordando l’Olocausto

Si inaugura a Sciacca la mostra “Lager-Trasmissioni”, che racchiude insieme opere di Franco Accursio Gulino e Flavio Tiberti

di Redazione

Un pittore materico, sospeso tra astrazione e riproduzione del reale, e un fotografo che ha fatto dell’introspezione la sua cifra stilistica. Dall’incontro di Franco Accursio Gulino e Flavio Tiberti nasce la mostra “Lager-Trasmissioni”, secondo appuntamento della rassegna “Lager” dedicata alle vittime dell’Olocausto, promossa dal Comune di Sciacca, tramite la biblioteca “Aurelio Cassar”, con l’associazione culturale Nova. Una sinergia artistica che ha portato all’allestimento di pitture, fotografie, installazioni e poesie, che si inaugura sabato 8 febbraio alle 19, e sarà visitabile fino al 7 marzo nel complesso monumentale Badia Grande di Sciacca, nei locali che ospitano la nuova sede della polizia municipale.

Le opere di Gulino e Tiberti – spiega il critico d’arte e curatore della mostra Anthony Francesco Bentivegna – “hanno un coincidente intento di comunicare un messaggio sottopelle, intrinseco, sottile e non di facile immediatezza. Un messaggio che per essere decodificato necessita di ulteriori trasmissioni, confronti e ragionamenti. Un messaggio che non si ferma al mero ricordo di un tragico evento, ma come una catena di Sant’Antonio, porta avanti una rete di connessioni, un filo conduttore che passa da uomo a uomo: sentirsi parte di un unico organismo formato da singole parti che comportano il benessere e l’equilibrio complessivo dell’intero sistema”.

Nel corso dell’inaugurazione della mostra, sono previsti gli interventi del sindaco si Sciacca, Francesca Valenti; del soprintendente dei Beni Culturali di Agrigento, Michele Benfari; del comandante della polizia municipale, Francesco Calia; del presidente del Circolo di Cultura, Tony Russo; del referente di Tinkit-Magazine.com Giuseppe Patti e del critico d’arte Anthony Francesco Bentivegna. Durante l’inaugurazione ci sarà la lettura di “Sereno” di Franco Accursio Gulino, a cura di Raimondo Moncada. La rassegna è sostenuta dall’associazione culturale “Amici del Museo del Mare Sebastiano e Vincenzo Tusa”, Unitre di Sciacca, Circolo di Cultura di Sciacca, Skenè Academy e dal Comando di Polizia Municipale “Giovanni Fazio”.

Franco Accursio Gulino

Pittore, scultore, poeta, video-artista, il saccense Franco Accursio Gulino, che ha esposto recentemente nuove opere al Museo Riso di Palermo (ve ne abbiamo parlato qui), ha ricevuto importanti riconoscimenti e premi nel corso della sua lunga carriera. La personale “Design and the Embalmber” è presentata a New York, all’Istituto italiano di cultura, nel 1997. Nel 2000 l’Herald Tribune dedica al suo progetto sull’isola Ferdinandea un ampio servizio. Nel 2011 viene inaugurata a Nairobi, in Kenya, la mostra “Camminanti”, parola che raccoglie in sè la storia dei migranti, dei clandestini, degli uomini in viaggio e in trasformazione, ai quali Gulino dedica la sua pittura da oltre un ventennio.

Opere di Flavio Tiberti alla Galleria Subalpina di Torino (foto Facebook)

Profondità psicologica e ricerca introspettiva sono, invece, il tratto caratterizzante del fotografo torinese Flavio Tiberti. L’intrecciarsi tra il ritratto ed uno still-life personale consente di sfruttare le diverse potenzialità della fotografia che diventa così mezzo d’interpretazione e di rappresentazione del mondo. Ha esposto in gallerie e spazi privati e pubblici in tutta Italia, da Torino a Palermo, in Germania e negli Stati Uniti. Collabora in svariati ambiti artistici con diversi professionisti, dalla pittura al teatro alla musica.

Prendono forma i primi undici ecomusei siciliani

Da Palermo a Catania, da Sciacca a Enna, istituite le strutture che hanno lo scopo di conservare e rinnovare l’identità dei piccoli territori

di Redazione

Sono i luoghi che raccontano la Sicilia: natura, cultura, tradizioni nel segno dell’identità territoriale. L’Isola adesso ha i suoi primi ecomusei. Il governatore Nello Musumeci, in qualità di assessore dei Beni culturali – fanno sapere dalla Regione – ha infatti firmato il decreto con cui si sblocca l’attuazione della legge regionale 16/2014 e vengono riconosciute undici strutture in tutta l’Isola.

Uno scorcio delle Madonie

Gli ecomusei che hanno ottenuto l’approvazione, in particolare in base al criterio dell’esperienza di attività, sono: “Mare memoria viva” a Palermo e “Madonie” a Castellana Sicula, nel Palermitano; “Grotta del Drago” a Scordia, “Cielo e Terra” ad Acireale, “Riviera dei Ciclopi” ad Acicastello, “Valle del Loddiero” a Militello Val di Catania, in provincia di Catania; “I luoghi del lavoro contadino” a Buscemi-Palazzolo Acreide e “Iblei” a Canicattini Bagni, nel Siracusano; “Cinque Sensi” a Sciacca e “I sentieri della memoria” a Campobello di Licata, in provincia di Agrigento; “Rocca di Cerere Geopark” a Enna.

Le Isole Ciclopi

Il governatore aveva nominato e insediato, otto mesi fa, un apposito comitato tecnico-scientifico – formato da funzionari ed esperti – che ha valutato le istanze in conformità alle disposizioni normative, che affidano alle Soprintendenze l’istruttoria formale degli atti. Altri sei ecomusei, pur non avendo ottenuto la qualifica soprattutto in carenza dei requisiti richiesti in ordine alla triennalità di esercizio – fanno sapere ancora dalla Regione – inizieranno un percorso di riconoscimento con misure di accompagnamento da parte dell’assessorato ai Beni culturali.

L’Ecomuseo Mare Memoria Viva

L’Ecomuseo è una forma museale, che mira a conservare, comunicare e rinnovare l’identità culturale di un piccolo territorio. È di fatto un patto con il quale una comunità si impegna a prendersi cura di un’area attraverso un progetto condiviso di tutela, valorizzazione, manutenzione e produzione di cultura di un ambiente omogeneo. “Finalmente – dichiara il presidente Musumeci – la Sicilia ha i primi ecomusei che arricchiranno l’offerta culturale della Regione, rafforzando la rete dei nostri attrattori turistici e coinvolgendo i territori e le comunità locali. Considero, questo, un passaggio innovativo e importante nella gestione dei beni culturali dell’Isola, per la cui realizzazione abbiamo dovuto superare un immobilismo che perdurava da anni. Prendo impegno che al decreto di riconoscimento farò seguire, in tempi brevi, un provvedimento con il quale assicurerò le prime risorse finanziarie agli 11 ecomusei e misure di accompagnamento alle altre sei strutture museali del territorio che non hanno ancora raggiunto i requisiti minimi previsti dalla legge”.

Pianoforti antichi in mostra a Palazzo Comitini

Si potranno ammirare gli strumenti della Collezione Amato-Parisi risalenti al Settecento e all’Ottocento. In programma anche un cartellone di dieci concerti

di Redazione

Sono strumenti musicali, ma allo stesso tempo anche preziosi pezzi d’antiquariato. I pianoforti storici della Collezione Amato-Parisi saranno in mostra nelle sale di Palazzo Comitini, a Palermo, dal 16 febbraio al 26 aprile. Si potranno ammirare, con il contributo espositivo di “Ugo Casiglia. Antichi strumenti da tasto”, numerosi pianoforti antichi del Settecento e dell’Ottocento, anche di fattura palermitana, insieme a editoria e sgabelli d’epoca, ma anche abiti originali dell’Ottocento, parte della Collezione Gabriele Arezzo di Trifiletti.

Piano carré A. Meisenberg (Paris 1810, Collezione Amato-Parisi, foto Facebook)

Arricchirà l’esposizione, organizzata dalla sezione di Palermo dell’associazione culturale “Polifonie d’Arte”, anche un calendario di dieci concerti eseguiti con gli strumenti d’epoca. Protagonista del primo appuntamento, il 16 febbraio alle 17, sarà Costantino Matroprimiano del Conservatorio di Perugia, che si esibirà al fortepiano eseguendo musiche di Beethoven, Chopin e Alkan. Ma saranno tanti gli artisti ospiti della rassegna, tra giovani talenti e musicisti già affermati. I singoli concerti, poi, saranno, di volta in volta, introdotti da storici, musicologi, esperti di letteratura pianistica e di organologia. Durante tutto il periodo della mostra, oltre a letture poetiche a cura di Gino Pantaleone, sono previste altre attività come seminari, presentazione di volumi e visite guidate per le scuole.

Pianoforte a tavolo F. Flórez (Madrid 1810-15, Collezione Amato-Parisi, foto Facebook)

La Collezione Amato-Parisi ha l’obiettivo di collezionare, restaurare e preservare pianoforti storici originali tra il XVIII e il XIX secolo, con particolare attenzione per i pianoforti cosiddetti a tavolo (piano carré, square piano, Tafelklavier, piano rectangular o de mesa) e per la produzione di pianoforti di area siciliana. Frutto dell’impegno e passione Eugenio Amato, storico e filologo classico e Maurizio Parisi, musicista e cultore, la Collezione nata a Palermo tra il 2018 e il 2019 è tra le più giovani collezioni private di pianoforti storici.

Clementi 1812 (Collezione Amato-Parisi, foto Facebook)

Comprende attualmente 23 strumenti storici (17 pianoforti a tavolo, 2 pianoforti a coda, 4 pianoforti verticali), di cui il più antico data del 1786 circa (pianoforte a tavolo Longman & Broderip), il più recente del 1894 circa (pianoforte verticale August Förster). Di questi, 8 si presentano in perfetto état de jeu, 3 sono in fase di restauro, i restanti attendono di essere restaurati. Nella Collezione sono presenti anche un clavicembalo italiano, copia di modello Giusti realizzata dal maestro Ugo Casiglia, un pianoforte verticale A. Förster del 1917 e un pianoforte a coda Grotrian-Steinweg del 2011.

La mostra sarà visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 14 e dalle 15 alle 18. L’ingresso è gratuito.

Una mostra al Museo Salinas per le vittime delle foibe

Un progetto espositivo di Sharon Ritossa affronta il tema dal punto di vista del paesaggio e dell’esplorazione geologica

di Redazione

Un evento pensato per le celebrazioni del 10 febbraio, “Giorno del Ricordo” dedicato alle vittime delle foibe e al massacro che si consumò in due ondate storiche (autunno del 1943 e primavera del 1945) nelle ex Province italiane in terra jugoslava: territori storicamente contesi, etnicamente misti, teatri di violenze, negazioni identitarie, tensioni e processi di repressione. Dopo aver partecipato, con un’esposizione di documenti antichi, al programma di eventi sulla Shoah e la cultura ebraica, in occasione del 25 gennaio, “Giorno della Memoria”, il Museo Salinas di Palermo, diretto da Caterina Greco, continua questo viaggio tra gli anni feroci di metà secolo scorso: stavolta con un progetto espositivo di Sharon Ritossa, in una chiave tutta contemporanea. Le due mostre si connettono dunque nel segno della memoria e della custodia del sapere, contigue negli spazi oltre che negli spunti di partenza.

Caterina Greco

La mostra si inaugura lunedì 10 febbraio alle 17 ed è preceduta da un talk dal titolo “Foibe, l’eccidio invisibile. Indagini tra paesaggio e potere”. Introduce Caterina Greco, direttrice del Museo archeologico Salinas; intervengono, oltre alla stessa artista: Sergio Alessandro, dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali; Helga Marsala, curatrice della mostra; Ignazio Buttitta, docente universitario e antropologo.

Il Museo Salinas

Tra le sale del primo piano trova posto, con un inedito allestimento studiato ad hoc e una nuova produzione video, l’articolata ricerca dell’artista sulle foibe. Triestina di origini istriane, classe 1987, laureata in Lettere e filosofia alla Sapienza di Roma, Sharon Ritossa si è specializzata poi in Fotografia all’Isia di Urbino con una tesi sull’esodo giuliano-dalmata, ricerca compiuta in collaborazione con l’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata. Da qui nasce il ciclo “Foibe”, racchiuso nel 2016 in un libro d’artista prodotto durante una residenza a Fabrica, il centro di ricerca per la comunicazione di Benetton group. I testi sono scritti in più lingue, in riferimento alla natura multietnica di quei territori e dello stesso sterminio consumatosi contro le popolazioni: oltre che inglese, italiano, croato, sloveno, tedesco.

La foiba di Pisino (foto Michael J. Zirbes, Wikipedia)

Sharon Ritossa sceglie di affrontare il tema dal punto di vista del paesaggio e dell’esplorazione geologica, indagando – attraverso l’obiettivo fotografico e con l’ausilio di un drone, secondo varie angolazioni prospettiche – 18 delle 33 foibe oggi documentate. La struttura del libro, concepito come una griglia di 18 pattern quadrati, corrispondenti al nucleo di foibe studiate, è il cuore dell’esposizione, spazializzato e proiettato nell’ambiente per mezzo di testi, elaborazioni grafiche, lightbox, stampe fotografiche o serigrafiche su diversi materiali, fino a un breve video ipnotico realizzato per l’occasione, nuovo tassello di un iter aperto e complesso.

“Le foibe – spiega la curatrice della mostra Helga Marsala – nelle immagini di Ritossa non sono spunto di una contesa ideologica, né argomento di una narrazione retorica, facilmente emotiva, tra cronaca e romanzo. Si tratta piuttosto del gesto di una studiosa, condotto tra fotografia concettuale, ricerche d’archivio e riflessioni di natura estetica intorno allo sguardo, ai processi della visione, alla tensione tra visibile e invisibile, alla percezione del vuoto. Sempre indagando la natura del paesaggio e il ruolo del territorio nelle dinamiche socio-culturali”.

Villino Florio

Inoltre, nell’ambito delle iniziative del Giorno del Ricordo, mercoledì 12 febbraio, al Villino Florio di Palermo, Fabio Lo Bono presenterà il suo nuovo libro “63”, un evento curato dal Centro regionale per l’inventario e la catalogazione. Il libro racconta il diario di Giuseppe Godena, vittima delle foibe, pubblicato dopo essere stato gelosamente custodito per 77 anni, dalla figlia. Le tre biblioteche della Regione Siciliana, infine, nella giornata di lunedì 10 febbraio, offriranno in consultazione al pubblico libri, manoscritti e documenti d’epoca che raccontano la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe. Una selezione di testi conservati nelle tre sedi verranno esposti assieme a manoscritti e ritagli di giornali di quel periodo.

“Trame mediterranee”, un ponte artistico tra Sicilia e Tunisia

Una mostra promossa dalla Fondazione Orestiadi unisce la Collezione Ludovico Corrao con quella del Dar Bach Hamba di Tunisi

di Redazione

Un abbraccio tra due sponde del Mediterraneo nel segno dell’arte, vero e proprio ponte culturale che unisce due Paesi dalla storia millenaria. È questo Trame Mediterannee, la collezione Ludovico Corrao e Dar Bach Hamba di Tunisi, la mostra promossa dalla Fondazione Orestiadi di Gibellina con l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi e in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Tunisia, e la Municipalità di Tunisi, che a partire da giovedì 6 febbraio – e fino al 6 marzo – ospiterà negli spazi dell’ex Presbiterio di Santa Croce nella Medina di Tunisi, una selezione di opere della collezione di Ludovico Corrao e del Dar Bach Hamba di Tunisi. Opere che divengono messaggere degli antichi e profondi legami tra i popoli del Mediterraneo, segnando il ritorno in Tunisia della Fondazione Orestiadi, diversi anni dopo l’interruzione dell’attività̀ decennale iniziata dal suo creatore, Ludovico Corrao.

Ludovico Corrao

L’evento rappresenta infatti anche un omaggio a Corrao, il sindaco-intellettuale che dopo il terremoto del ‘68 rese Gibellina città d’arte, chiamando a raccolta nella rifondata città nuova architetti, artisti e intellettuali le cui opere ne hanno fatto un museo a cielo aperto: Burri, Consagra, Accardi, Isgrò, Pomodoro, Paladino, Nunzio, Schifano, Quaroni, Venezia, Samonà, Mendini, Purini, Levi, Damiani, Sciascia, Dolci, Buttitta, Beuys solo per citarne alcuni. Curata da Enzo Fiammetta, con testi di Achille Bonito Oliva, Francesca Corrao, Lorenzo Fanara, Maria Vittoria Longhi, Calogero Pumilia, Daria Settineri e Roberta Civiletto, Trame mediterranee già nel titolo dichiara un orizzonte d’azione: mostrare come le storie dei popoli di questa parte del mondo siano collegati, mescolati e incrociati, evidenziando attraverso le comparazioni ed il raffronto di forme, tecniche, decorazioni e caratteri, gli elementi artistici comuni che li affratellano più delle differenze.

Ceramiche Quallaline

In questa prospettiva la mostra propone una rilettura del concept già sperimentato in Sicilia nel Museo delle Trame Mediterranee, nato dalla ricerca di mediazione culturale che Corrao inizia sin dagli anni ‘70 nell’area del Maghreb, collezionando costumi, gioielli, oggetti di rame e ceramica, donati al museo creato prima a Gibellina, e poi a Tunisi nel Dar Bach Hamba, l’affascinante residenza nei vicoli della Medina, nota a tutti come Casa Sicilia.

Particolare di un abito tunisino

Dal teatro dei pupi, allestito con le marionette originali provenienti dall’immigrazione di massa dei siciliani del XIX secolo, alle poesie degli autori siculo-arabi, da Giufà, il celebre geniale personaggio tramandato dalla tradizione popolare araba a quella siciliana e ancora vivo in entrambe le culture, alle opere più raffinate dell’artigianato tunisino: le ceramiche di Nabeul, i tessuti preziosi, le terrecotte modellate a mano, i manufatti lignei dell’Atelier Driba, preziose testimonianze di un mondo in continua trasformazione, minacciato dall’incalzante pressione della produzione industriale, così come è già successo in Sicilia. Trame mediterranee propone la rilettura e rivitalizzazione di un patrimonio identitario comune, una base culturale e artistica dalla quale è possibile ripartire per riprendere un dialogo per facilitare quella comprensione tra i popoli oggi più che mai necessaria, vero antidoto a ogni fondamentalismo. La collezione di Ludovico Corrao e del Dar Bach Hamba si è così trasformata in ambasciatrice di dialogo tra i popoli e strumento di diplomazia culturale, che promuove il ritorno della centralità del Mediterraneo, tradizionalmente luogo di incontro di culture, religioni, etnie ed economie, di confronto culturale, nel senso più ampio possibile.

Il museo dell’informatica in un palazzo del ‘500

Nel centro storico di Palermo si inaugura il Mec Museum con una mostra dedicata a Steve Jobs, il fondatore della Apple

di Redazione

Gioielli dell’informatica nel cuore di Palermo. Nel cinquecentesco Palazzo Castrone Santa Ninfa, davanti alla Cattedrale, si inaugura oggi il Mec Museum, il primo museo in Sicilia interamente dedicato alla rivoluzione informatica. Ad aprire il calendario culturale del nuovo spazio, che include anche un ristorante e una caffetteria, è una mostra inedita dedicata a Steve Jobs, il fondatore della Apple, e alle sue “meraviglie” tecnologiche che, di fatto, hanno cambiato gli stili di vita di milioni di persone.

Giuseppe Forello

L’esposizione “Steve Jobs 1955-2011 – Why Join the Navy If You Can Be a Pirate?”, prende vita grazie alla collaborazione tra due imprenditori: Giuseppe Forello, architetto e collezionista di macchine informatiche della Apple, e Marco Boglione, fondatore e presidente di BasicNet.  La mostra temporanea, curata da Cecilia Botta, storica dell’informatica e curatrice di BasicGallery, archivio storico di BasicNet, è progettata dallo stesso Forello e dal concept designer Francesco Ferla.

Computer esposti al Mec

La mostra è divisa in otto aree tematiche – Innovazione, Pirati, Seme e frutto, Apple Store, Prototipi, Pixar, Tempio e Competizione – che si snodano attraverso le sette sale del Mec Museum, ripercorrendo la vita del fondatore della Apple e l’evoluzione dei suoi prodotti dal 1976 a oggi. Accanto a icone come il Lisa, il Next Cube e i Macintosh sono esposte le altre macchine informatiche che hanno cambiato il modo di comunicare, lavorare e vivere. E, su tutte, il rarissimo Apple-1, primo computer creato da Steve Wozniak e Steve Jobs nel 1976.

Accanto alle macchine informatiche, a tracciare la storia di questa epopea sono gli stessi pionieri della Silicon Valley, che accompagnano il visitatore nell’intero percorso con una serie di video-interviste realizzate da 8-BIT Generation, la più grande library multimediale al mondo dedicata alla rivoluzione informatica. Lungo il percorso di visita della mostra sono esposti anche diversi prototipi, alcuni dei quali mai usciti in commercio; foto inedite di Steve Jobs; memorabilia tra cui pupazzi, diapositive, vinili, riviste.

La scultura di Edoardo Dionea Cicconi

Chiude il percorso l’area del Tempio, sezione dedicata all’arte contemporanea e alla fotografia d’autore con un’installazione di Edoardo Dionea Cicconi e – alle pareti – una selezione di fotografie di Jean Pigozzi e Diana Walker. Il progetto di Dionea Cicconi, composto da due sculture, innesca un dialogo tra l’opera posta al centro della sala e il dispositivo inserito nella nicchia situata in alto sulle pareti, ingaggiando lo spettatore in un gioco di rimandi. L’artista dà forma ad un lavoro incentrato sul tema dell’illusione e della distorsione ottica, attraverso la rifrazione e la stratificazione dei materiali, in una riflessione più vasta sulla concetto di memoria.

Il Mec Museum è aperto dal martedì al sabato, dalle 9,30 alle 17,30 con ultimo ingresso alle 17. La domenica dalle 9 alle 12 e dalle 17 alle 20. Chiuso il lunedì. Per informazioni telefonare allo 0919891901.

I siti culturali siciliani sono tra i più visitati d’Italia

Sono sette le località dell’Isola che si collocano nei primi trentasette posti delle destinazioni più frequentate dai turisti

di Redazione

La Valle dei Templi di Agrigento e il Teatro Antico di Taormina sono fra i primi sette siti più visitati d’Italia. Prima ancora del Museo Egizio e della Venaria Reale di Torino, della Reggia di Caserta e di Villa Adriana e Villa D’Este a Tivoli. Al top anche Siracusa, la Villa del Casale di Piazza Armerina, i Parchi di Segesta e Selinunte e il Chiostro di Monreale. I dati sono stati diffusi dal dipartimento regionale dei Beni culturali, guidato da Sergio Alessandro, dopo che il ministero dei Beni culturali, nei giorni scorsi, nello stilare la graduatoria nazionale non aveva inserito gli analoghi luoghi siciliani della cultura. Una “dimenticanza” dovuta all’autonomia che la Regione ha in materia.

I visitatori dei siti culturali italiani nel 2019

Sono ben sette i siti dell’Isola che si collocano nei primi trentasette posti delle destinazioni più frequentate da visitatori e turisti in Italia. Ad esempio, – fanno sapere dalla Regione – il Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, che nel 2019 ha superato i 940mila visitatori, e il Teatro Antico di Taormina, di poco sotto agli 890mila ingressi, risultano a ridosso del Colosseo a Roma, degli Uffizi a Firenze e del Parco a Pompei. Anche il Parco archeologico della Neapolis di Siracusa, che si colloca con quasi 700mila visitatori prima del Museo archeologico di Napoli, della Galleria Borghese di Roma, del Parco archeologico di Paestum, della Pinacoteca di Brera e dei Musei Reali di Torino, vede un suo momento di grande rinascita grazie anche ai recenti provvedimenti messi in atto dal governo regionale che ha riordinato il sistema dei Parchi archeologici.

La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina

Nella classifica figura anche il Parco della Villa del Casale di Piazza Armerina che, nonostante le difficoltà dovute alla viabilità per i mezzi turistici che devono raggiungere il sito, sta mettendo in atto una serie di eventi per l’incremento delle visite. La Villa romana tardo-imperiale sarà visitabile, ad esempio, in notturna a partire dalla prossima primavera con iniziative collaterali che arricchiranno l’offerta turistica. Il Parco di Segesta e il Chiostro di Santa Maria La Nuova di Monreale seguono con circa 300mila visitatori attestandosi in una posizione di rilievo nella classifica davanti al Palazzo Reale di Napoli, la Galleria nazionale delle Marche di Urbino e le Terme di Caracalla a Roma. Anche il Parco archeologico di Selinunte, anch’esso inserito nel nuovo sistema dei Parchi regionali, con 230mila visitatori, è nel gruppo dei siti più visitati d’Italia. La Sicilia quindi si inserisce a buon diritto nel novero dei siti della cultura italiani, contribuendo al processo di sviluppo della Nazione che certamente deve passare attraverso la crescita legata alla bellezza e al pregio delle nostre testimonianze storico-artistiche.

Il Teatro antico di Taormina

“I beni culturali siciliani e i luoghi di fruizione come i parchi archeologici, i musei, le gallerie, le biblioteche – evidenzia il presidente della Regione Nello Musumeci – costituiscono un bene comune da preservare e valorizzare. Certamente sono luoghi che devono attrarre turismo e creare un circuito produttivo e occupazionale, ma nel contempo devono essere parte integrante del territorio, della sua identità e generare crescita civile della nostra comunità. Lo sforzo che il mio governo sta compiendo, con attenzione, investimenti, eventi di valorizzazione, va in questa direzione. I primi risultati ci sono, ma debbono moltiplicarsi anche in termini di visitatori. Gli incassi ottenuti nell’ultimo anno mi fanno ben sperare e non appena i parchi entreranno a regime e avremo fatto un restyling dei musei, che stiamo programmando, si vedranno gli effetti”.

La Tomba di Archimede a Siracusa

“Sarà anche decisiva – aggiunge il governatore – un’estensione dei servizi aggiuntivi e integrati (caffetterie, ristoranti, bookshop, biglietterie online) perché ritengo la partnership con i privati qualificati un carta vincente nella sfida alta che stiamo affrontando. Intanto, una migliore comunicazione renderà giustizia a qualità e anche ai numeri dei beni culturali siciliani che, come si può notare nel raffronto con quelli del resto d’Italia, non sfigurano e anzi conquistano le prime posizioni nel contesto nazionale”.

Le Vie dei Tesori News

Send this to a friend