Orto botanico da record, boom di visite e novità

Lo storico giardino palermitano è tra i primi siti culturali per numero di accessi della città, dopo il Palazzo dei Normanni e il Teatro Massimo

di Redazione

Quello appena trascorso è stato un anno da incorniciare per l’Orto botanico di Palermo. Nel 2019 record di presenze di visitatori paganti nel giardino storico, oasi di grande biodiversità vegetale tra i più importanti in Europa e inserito tra i siti del Simua, il Sistema museale dell’Università di Palermo. Da alcuni anni ha avviato una nuova politica di apertura al pubblico attirando tra i suoi viali cittadini, turisti e scolaresche con un ricco programma di eventi scientifici e culturali, facendo registrare un vero boom.

La Zagara all’Orto botanico (foto Eliana Lombardo)

Sono stati infatti 130.653 gli ingressi paganti, spiegano i responsabili di Coopculture che gestiscono i servizi di ingresso e biglietteria. Un incasso annuale record superiore dell’8.5 per cento rispetto a quello del 2018, che supera anche le aspettative previste dal piano strategico dell’ateneo palermitano, da cui l’Orto dipende, e che sarà reinvestito in interventi di manutenzione e miglioramento di cui l’orto ha continuo bisogno.

Una delle sfingi del Gymnasium dell’Orto botanico

Soddisfatto il direttore del Sistema museale di Unipa, Paolo Inglese: “I motivi di questo boom di presenze, che ci pone tra i primi siti palermitani visitati dopo il Palazzo dei Normanni ed il teatro Massimo, – spiega – sono sicuramente da legare ai grandi eventi che si tengono da alcuni anni all’Orto. Momenti di forte partecipazione, se si esclude la straordinarietà ed il target internazionale di Manifesta, sono di sicuro la mostra mercato che si tiene due volte all’anno, La Zagara di Primavera e di Autunno, che sfiora le 50.000 presenze ad edizione, ma anche altri eventi culturali come Una Marina di Libri, ma anche i concerti serali, che hanno portato all’Orto un nuovo pubblico di scrittori, musicisti, artisti, giornalisti e visitatori da tutto il mondo. Speriamo di fare meglio nella programmazione di nuovi appuntamenti per le scuole: obiettivo per il 2020 è migliorare le presenze nei mesi primaverili ed estivi da maggio in poi, e grazie ad una illuminazione migliore, rendere sempre più fruibile l’Orto nelle serate estive”.

Visita all’Orto botanico in notturna

Il direttore dell’Orto botanico, Rosario Schicchi, rivela alcune novità per il nuovo anno, all’insegna della cultura scientifica e del patrimonio di immenso valore che il giardino palermitano custodisce ed intende valorizzare al meglio: “Per la prossima Zagara prevista il 27, 28 e 29 di marzo, sarà possibile visitare anche il nuovo piccolo museo scientifico all’interno delle stanze del Ginnasio. Per gli studenti di Unipa, metteremo a disposizione gli spazi della biblioteca, mentre speriamo che da marzo potrà essere aperta anche la nuova caffetteria, per migliorare l’accoglienza dei nostri visitatori. Sul fronte delle manutenzioni delle piante e del patrimonio storico, ci stiamo impegnando parecchio per garantire potature e sistemazione delle pavimentazioni dei viali. Speriamo anche di aprire entro la primavera la nuova serra delle farfalle, un omaggio alla biodiversità naturale di cui l’orto palermitano è da secoli espressione, mentre continuano le cure alla storica Vigna del Gallo con le doc del vino siciliano, impiantata l’anno scorso”.

Restyling in arrivo per i parchi archeologici siciliani

Saranno realizzati lavori di riqualificazione, tra cui recinzioni, impianti di videosorveglianza, infopoint e illuminazioni artistiche

di Redazione

Si fa più vicina la riqualificazione dei parchi archeologici siciliani. Con uno stanziamento di tre milioni di euro – fanno sapere dalla Regione – il dipartimento regionale Tecnico, grazie all’accordo stipulato con il dipartimento dei Beni culturali, gestirà le procedure finalizzate alla progettazione esecutiva e direzione dei lavori, mettendo a disposizione le figure professionali necessarie. Altri diciasette milioni di euro, già impegnati, serviranno per realizzare recinzioni, videosorveglianza, servizi igienici, segnaletica, punti informazioni, illuminazione artistica.

Il Parco archeologico Lilibeo

In questi primi mesi dall’istituzione dei nuovi parchi archeologici, il dipartimento dei Beni culturali – sottolineano ancora dalla Regione – ha avviato una costante azione di affiancamento e coordinamento. In seguito a una ricognizione e alla predisposizione di apposite schede di progetto per i parchi di nuova istituzione, si sono individuate le prime necessità in fase di start-up. Saranno quindi realizzati lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché migliorie all’interno delle aree archeologiche e delle loro zone dipendenti, per rendere l’accessibilità e la fruizione di livello adeguato al gran numero di turisti che in ogni stagione dell’anno li visitano.

La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina

I parchi in cui sono previsti gli interventi sono: Lilibeo a Marsala; Gela; Kamarina e Cave Ispica; Leontinoi; Himera, Solunto e Iato; Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro; Tindari; Isole Eolie; Morgantina e Villa Romana del Casale; Catania e Valle dell’Aci. Stanziati per questi interventi 17 milioni di euro che il governo regionale ha voluto destinare al primo avvio delle nuove strutture istituite dal governatore Nello Musumeci nello scorso mese di aprile. I lavori verranno realizzati dall’assessorato dei Beni culturali. Grande attenzione, inoltre, sarà dedicata ai siti dipendenti dai parchi, spesso a torto considerati minori, ma che sia dal punto di vista storico-archeologico che per il territorio su cui insistono, rivestono un ruolo importante e determinante per lo sviluppo socio-economico di zone ingiustamente finora poco valorizzate.

Il Tempio della Vittoria a Himera

“Entra nel vivo – dichiara Musumeci – la fase di rinnovo del sistema dei nuovi parchi archeologici, chiave di volta per lo sviluppo del territorio e del turismo culturale che porta sempre più turisti nella nostra Isola. Uno strumento che si sta rivelando vincente, lo dicono i numeri: l’obiettivo è quello di consentire ai nuovi parchi di poter raggiungere quelli di più antica istituzione, per un’offerta culturale di livello che possa attrarre sempre più visitatori”.

Un volo sopra Piano Zucchi, cuore verde delle Madonie

C’è una cascata che scorre tra le rocce. Poi, fitti boschi con tutte le sfumature di verde. Il laghetto di Mandria del Conte incastonato in un paesaggio quasi irreale. È la natura incontaminata di Piano Zucchi, sulle Madonie. Uno spettacolo da ammirare a volo d’uccello grazie a un video girato con un drone, realizzato da Guglielmo Francavilla.

Piano Zucchi è immerso in piena zona A del Parco delle Madonie, con vista sul mar Tirreno, a cinque chilometri in linea d’aria e a 35 chilometri da Cefalù. Si trova poco distante dalle cime più alte del massiccio madonita, come Pizzo Carbonara e Monte Cervi ed è posto su un cocuzzolo ricco di boschi di faggio, pini, querce secolari, abeti, sambuchi e lecci. Dal punto di vista naturalistico sono interessanti alcuni esemplari di leccio che raggiungono notevoli dimensioni. Suggestivo anche il piccolo lago di Mandria del Conte, bacino artificiale creato a metà degli anni Settanta del secolo scorso, deviando le acque del Torrente Madonie.

Un bando per far rinascere i borghi abbandonati

La Fondazione Sicilia mette a disposizione risorse per progetti di restauro e conservazione del patrimonio storico nei piccoli centri

di Redazione

Progetti in campo per la riqualificazione dei borghi abbadonati siciliani. Le amministrazioni comunali potranno partecipare a un bando della Fondazione Sicilia, che mette a disposizione 50mila euro per interventi di recupero e restauro di beni culturali, che si trovano in piccoli centri scarsamente popolati o abbandonati. I borghi, però, non dovranno essere di appartenenza a comuni capoluogo di provincia (qui per leggere il bando).

La chiesa di Borgo Schirò, vicino a Corleone

I progetti devono essere presentati entro il 28 febbraio 2020 dalle amministrazioni comunali, che potranno coinvolgere anche altri soggetti partner, come le associazioni territoriali che si occupano di promozione e tutela del territorio. Gli eventuali partner – si legge nel bando – possono essere esclusivamente partner sostenitori, contribuendo alla realizzazione del progetto attraverso risorse umane, materiali e economiche a titolo di cofinanziamento oppure attraverso la partecipazione attiva alle azioni progettuali.

I progetti, che dovranno avere una durata massima di 24 mesi, dovranno riguardare interventi di restauro e conservazione del patrimonio storico e culturale di borghi siciliani, abbandonati, totalmente o parzialmente. Dovrà essere presente una dettagliata descrizione del lavoro che si intende svolgere per l’attività di restauro e conservazione, inclusa la descrizione delle modalità per garantire la fruibilità del bene restaurato. Per l’intera durata del progetto la Fondazione Sicilia, con le modalità ritenute opportune, incluso il rapporto di medio termine, effettuerà attività di controllo sul regolare svolgimento delle azioni previste dal progetto e di monitoraggio sui relativi risultati.

Villa Zito, sede della Fondazione Sicilia

La Fondazione Sicilia, presieduta da Raffaele Bonsignore, rappresenta la naturale evoluzione della Fondazione Banco di Sicilia, nata il 21 dicembre 1991. Si pone come scopo prioritario quello di favorire la crescita sociale, culturale ed economica dell’Isola, attraverso iniziative che investono diversi campi, fra cui l’educazione, la formazione, la conservazione e la promozione dei beni artistici e culturali, la ricerca scientifica, ma anche il teatro, l’arte e la letteratura.

La fotografa Rori Palazzo rilegge la Natività di Caravaggio

All’oratorio di San Lorenzo di Palermo si inaugura la decima edizione di Next. Come ogni anno, un artista contemporaneo reinterpreta l’opera trafugata nel 1969

di Redazione

Tutto pronto all’Oratorio di San Lorenzo di Palermo per l’inaugurazione della decima edizione di Next. Come ogni anno, un artista contemporaneo rilegge la Natività di Caravaggio, quadro trafugato la notte tra il 17 e 18 ottobre del 1969 nella stessa chiesa. Protagonista della nuova edizione è Rori Palazzo che, mantenendo tema e dimensioni del perduto capolavoro, ha affrontato l’arduo compito di andare oltre a un insanabile vuoto, ricreando la sua Natività attraverso l’uso del mezzo fotografico.

L’oratorio di San Lorenzo

La sua istantanea allude all’albero della vita. In una composizione piramidale, costruita con l’eleganza compositiva che contraddistingue la sua produzione, mette in scena in uno stesso tempo la nascita, il compianto e la resurrezione. L’archetipo della grande madre è interpretato nella sua complessità; in essa convivono la forza generatrice e distruttrice, la buona e la cattiva madre, il ventre femminile e la testa maschile. Un’opera di grande impatto visivo che, nella sua chiarezza formale, rimanda ad un’iconografia arcaica, mitologica e, per la sua forza spiazzante, estremamente attuale.

La rassegna, ideata e curata dall’associazione Amici dei Musei Siciliani, giunge qui al suo decimo anniversario. Sarà possibile fruire dell’opera fino al 17 ottobre del prossimo anno, anniversario di un tragico furto e al contempo preziosa occasione per rievocare alla memoria un capolavoro senza eguali del quale, oggi più che mai, si anela a un provvidenziale rinvenimento.

L’opera sarà visibile tutti i giorni dalle 10 alle 18, il 31 dicembre dalle 10 alle 14 e l’1 gennaio dalle 14 alle 18.

“Intermezzo” a Villa Zito, ultimo appuntamento con Gili Lavy

Si chiude la rassegna di videoarte curata da Agata Polizzi, in cui racconto al femminile è diventato mappa per decifrare il contemporaneo

di Redazione

Un racconto di artiste, uno sguardo privilegiato su diversi aspetti della realtà contemporanea attraverso punti di vista singolarissimi e profondi. È il filo conduttore di Intermezzo 2019, la rassegna di videoarte curata da Agata Polizzi per Fondazione Sicilia. In questa seconda edizione, il racconto al femminile è diventato mappa per decifrare il contemporaneo. Dopo gli “sguardi” di Rä Di Martino, Lina Fucà ed Elisabetta Benassi, oggi alle 18.30 a Villa Zito si inaugura l’ultimo appuntamento della rassegna con Gili Lavy, con Acreage. Interverrà Eleonora Lombardo, scrittrice e giornalista.

Villa Zito

Un’installazione video multicanale attraverso cui l’artista esplora i vari significati con cui la terra viene codificata come territorio. Per indagare sul tema, il lavoro mette in scena le dinamiche di contesti sociali costruiti su storie collettive, e sulla percezione errata della realtà, di cui spesso sono cariche. Ne consegue la messa in discussione di certezze granitiche che governano concetti esistenziali e credenze: bacini in cui in cui le realtà vengono spesso (e arbitrariamente) travasate. Attraverso la mancanza di una narrazione apparente, insieme a un forte riferimento ai concetti di assenza e invisibile, Acreage mette in discussione anche l’idea di confine, sempre al centro di controversie e tensioni. Terra, dunque, come un archivio di informazioni, che Gili Lavy interpreta come un vuoto, lasciando allo spettatore il compito di sopportare l’immobilità dello spazio, senza il senso di una condizione riconoscibile precisa o di un inizio o una fine coerenti.

“Questa edizione di Intermezzo ha certamente il merito di avere offerto un punto di vista direi unico sul mondo contemporaneo. Le artiste – afferma Raffaele Bonsignore, presidente di Fondazione Sicilia – si sono soffermate ognuna su aspetti totalmente diversi, tutti stimolanti e originali”. La mostra sarà aperta fino al 27 gennaio.

Pittura “a lume di notte” da Capodimonte all’Abatellis

In mostra nella Galleria regionale della Sicilia la Natività di Matthias Stomer della collezione del museo nazionale napoletano

di Redazione

Palermo, Napoli e Parigi. Tre città unite unite nel segno dell’arte. La collaborazione fra la Galleria regionale di Palazzo Abatellis del capoluogo siciliano, il museo Capodimonte a Napoli e il Petit Palais, darà vita alla mostra “A lume di notte”, che si inaugura all’Abatellis domenica 22 dicembre alle 10,30 e resterà aperta fino al 26 febbraio. Per la mostra “Luca Giordano” in corso a Parigi e che successivamente andrà a Napoli è stato richiesto “Il ratto di Deianira” di Luca Giordano delle collezioni di Palazzo Abatellis. Il prestito dell’opera, inteso come collaborazione fra i tre istituti, ha dato l’opportunità a Sylvain Bellenger direttore del Museo Nazionale di Capodimonte e Evelina De Castro direttore della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis, di individuare un’opera dalle collezioni di Capodimonte da porre in dialogo con le collezioni di Palazzo Abatellis per una iniziativa da svolgersi in concomitanza con la mostra di Luca Giordano. Il Petit Palais ha sostenuto gli oneri della operazione.

La locandina della mostra

Mantenendo l’attenzione sul secolo d’oro della pittura, la scelta è ricaduta su di un dipinto di Matthias Stomer la cui fortuna nell’Italia meridionale degli anni quaranta del Seicento ha unito Palermo e Napoli, con opere oggi presenti nei rispettivi musei. Il focus dell’esposizione di Palazzo Abatellis intorno alla Natività di Stomer delle collezioni di Capodimonte, riguarda la pittura a lume di notte, riprendendo le parole con cui i contemporanei descrivevano il filone tanto richiesto di soggetti iconografici ambientati in notturni illuminati da luce artificiale, tizzoni, candele, lampade o luce prodigiosamente promanante da una fonte interna all’opera per creare un effetto di particolare plasticismo, efficacia e verità nella resa di anatomie,  panneggi e di tutti gli elementi della composizione iconografica. Derivata da Caravaggio, la ricerca sulla luce, carica di significati e determinante un linguaggio nuovo, diviene un genere a se stante, molto richiesto e di cui diedero ampia prova numerosi artisti stranieri, fiamminghi e francesi già sensibili al realismo in pittura e attratti a Roma dalla rivoluzione caravaggesca.

Luca Giordano, Il Ratto di Deianira

Sia a Napoli che a Palermo fra presenze attive di artisti quali lo Stomer e arrivi di opere richieste per collezioni private o raccolte religiose e altari di chiese, la pittura a lume di notte ebbe grande diffusione. Allo Stomer di Capodimonte la mostra affianca altra opera dell’artista presente nelle collezioni Abatellis e altri due dipinti, del fiammingo Gerard Seghers e del francese Simon Vouet, opere presenti in antico in Sicilia e a Palermo a testimoniare la vivacità del panorama del tempo in cui la circolazione di opere e artisti è segno di partecipazione e aggiornamento culturale.

La mostra è aperta da martedì a venerdì, dalle 9 alle 19. Sabato, domenica e festivi dalle 9 alle 13,30. Lunedì chiuso.

La Giornata dell’opera dei pupi siciliani al Museo Pasqualino

Dieci compagnie di pupari si esibiranno in tutta la Sicilia nell’ambito delle iniziative dedicate alle eredità immateriali riconosciute dall’Unesco

di Redazione

Un anno ricco di eventi per il Museo delle marionette Antonio Pasqualino, che ha saputo coniugare l’attività accademica con le iniziative culturali e le rassegne teatrali. E poi le presentazioni di libri, il teatro per bambini, i laboratori, le visite guidate. L’ultimo appuntamento del 2019 è previsto per domenica 29 dicembre, con la Giornata dell’opera dei pupi siciliani, organizzata dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari – Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino. Una giornata che si inserisce nell’ambito delle iniziative dedicate alle eredità immateriali riconosciute dall’Unesco.

Il Museo Pasqualino

Saranno dieci le compagnie di pupari (veri e propri custodi di questo patrimonio orale) a esibirsi in tutta la Sicilia, con un intenso programma che si svolgerà dalle 11 alle 19. Otto i comuni siciliani coinvolti: Alcamo, Carini, Catania, Mascalucia, Messina, Palermo, Siracusa e Sortino (qui il programma completo).

Sul solco della Convenzione Unesco del 2003 per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale e delle direttive operative Unesco per la sua attuazione, la Giornata dell’opera dei pupi siciliani è stata istituita per sensibilizzare sulla salvaguardia di un patrimonio come quello del teatro dell’opera dei pupi siciliani, dichiarato nel 2001 “Capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità”. L’evento è promosso dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, soggetto referente della Rete italiana di organismi per la tutela, promozione e valorizzazione dell’Opera dei pupi.

“Jane’s Walk Palermo”, otto itinerari per le periferie

Al via un ciclo di passeggiate con cinque accompagnatori alla scoperta di storie e luoghi dei quartieri distanti dal centro turistico e residenziale

di Redazione

Conversazioni itineranti per raccontare le periferie. Prende corpo anche a Palermo il progetto “Jane’s Walk”, che nasce e si plasma dal pensiero dell’antropologa americana e architetto Jane Jacobs. Un percorso in otto tappe che vedrà protagonisti i luoghi della Kalsa, Cep, Borgonuovo, Noce, Borgonuovo, Cruillas, Passo di Rigano, Uditore, Zisa fino allo Sperone. Un modo per far conoscere gli altri volti della città, distanti dal centro turistico e residenziale.

La parrocchia di San Giovanni Apostolo al Cep

Cinque accompagnatori – Francesco Mangiapane, Monica Garraffa, Giuseppe D’Aleo, Carlo Picone e Ernesto D’Agostino – racconteranno la storia e le tradizioni di questi spazi urbani. Un ciclo di passeggiate a cui si aggiungeranno anche, come narratori, gli stessi abitanti dei quartieri che, attraverso i loro racconti mostreranno il vissuto di quei luoghi. Tutte le passeggiate si svogeranno alle 10,30, tranne la prima in compagnia di Giuseppe D’Aleo, che partirà dalla piazza San Giovanni Apostolo del Cep, il 20 dicembre alle 16. Segue l’indomani, sabato 21 dicembre, in piazza San Paolo a Borgonuovo, la conversazione itinerante con Francesco Mangiapane. Cruillas sarà protagonista della passeggiate del 23 dicembre ancora con D’Aleo, mentre il 24 protagonista sarà Passo di Rigano con Ernesto D’Agostino. Dopo la pausa natalizia, si riprende il 27 alla Zisa con Carlo Picone, il 28 nel quartiere Uditore ancora con D’Agostino, il 30 allo Sperone con Monica Garraffa, infine, il 31 chiude D’Agostino alla Noce.

La Zisa da via Guglielmo Il Buono

Il patrimonio di idee di Jane Jacobs, scomparsa nel 2006, vive ancora attraverso le sue battaglie che da pioniera, negli anni ’50 del secolo scorso, influì profondamente sui modelli di sviluppo urbano delle città nordamericane. La sua teoria era quella di porre la comunità al centro della progettualità delle costruzioni, rispetto all’esplosione edilizia delle città, diventando una ferma oppositrice alle autostrade urbane e contraria a ogni intervento di sviluppo edilizio che, subordinato alle politiche del momento, mettesse in crisi gli equilibri sociali dei territori. Ogni anno, in suo onore, in numerose città di tutto il mondo si svolge la “Jane’s walk”: una manifestazione culturale che consiste in passeggiate libere, gratuite, organizzate localmente, durante le quali le persone si riuniscono per esplorare, parlare e celebrare i loro quartieri, con lo scopo di sviluppare una tradizione e un’educazione urbana, nonché un approccio progettuale basato sulla concertazione con la comunità.

La chiesa di San Giuseppe a Passo di Rigano

L’iniziativa, promossa dal “Distretto turistico Pescaturismo Cultura del mare in Sicilia” nella naturale vocazione di promozione culturale del territorio, ha il patrocinio del Comune di Palermo. Le camminate che si svolgeranno nei quartieri Borgonuovo e Zisa sono realizzate in collaborazione con l’associazione Compa, attiva in città sul tema del verde pubblico, promotrice di parco Tindari a Borgonuovo e del recupero dei giardini della Zisa. “Una splendida iniziativa – ha affermato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando – che ancora una volta coniuga e mette a frutto cultura, riscoperta e valorizzazione dei territori, turismo. Una felice unione che ci ricorda come il turismo può essere il vero motore del nostro sviluppo; un turismo attento e rispettoso dei luoghi e delle tradizioni, aperto a tutti, che accoglie sia i viaggiatori low-cost sia quelli più di nicchia, interessati comunque a scoprire e vivere la nostra città e la sua vera natura”.

Palermo rende omaggio all’arte di Giusto Sucato

Si inaugura a Palazzo Sant’Elia una grande mostra antologica con un centinaio di opere realizzate tra il 1980 e il 2016

di Redazione

La parabola artistica di Giusto Sucato, tra invenzione e memoria. Oltre trent’anni di lavoro racchiusi in una grande mostra che si inaugura il 23 dicembre a Palermo, nelle sale di Palazzo Sant’Elia. Un centinaio di opere del pittore e scultore di Misilmeri, realizzate tra il 1980 e il 2016, saranno esposte in un’antologica curata da Nicolò D’Alessandro e voluta da Pablo Sucato, figlio dell’artista scomparso tre anni fa, che ha custodito in questi anni le opere del padre.

Giusto Sucato (foto Giovanni Franco)

Animato da una personalissima ricerca artistica sempre ancorata al territorio, Giusto Sucato fu maestro nel ridare vita agli oggetti d’uso quotidiano, riassemblati e rianimati in forme nuove. “Ha rivisto porte, pavimenti rivestiti con ceramiche decorate e rattoppi di cemento, pareti con decorazioni damascate, tetti, lamiere, legni e chiodi trasformati in altro – scrive D’Alessandro nella nota critica sul catalogo della mostra – . Ha ricercato e rintracciato porte abbandonate di vecchie case di Misilmeri, di Godrano e dei paesi vicini, ha recuperato vecchie sedie, sfruttandone le caratteristiche stesse. Ha formulato, così, attraverso materiali di scarto e recuperi impensabili, tra invenzione e memoria, un’arte di denuncia e nello stesso tempo una sorta di poetico approccio alla realtà, risignificandola”.

Protagonista insieme a Francesco Carbone di quel laboratorio culturale che negli anni ’80 del secolo scorso fu Godranopoli, Sucato è stato un artista prolifico e vivace, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi. Così lo ricorda il giornalista e amico Giovanni Franco, in una sua testimonianza riportata nel catalogo: “A casa sua, piena zeppa di opere anche di altri suoi ‘colleghi’, seduti intorno ad un tavolo per assaporare un piatto di spaghetti con la salsa di pomodoro, illustrava nuovi progetti in cantiere e rammentava episodi passati: quando, ad esempio incontrava Renato Guttuso in quello che era il chiassoso mercato della Vucciria dove, per un periodo, Sucato, gestì un locale per la vendita di vino, sfuso chiamato u Pirtusiddu”. “Erano tanti gli episodi da rammentare insieme – prosegue Franco – . Guai ad interromperlo. Ogni suo gesto o giornata passata insieme a lui all’insegna dell’ironia e della raffinata intelligenza rimangono impresse nella mia memoria”.

Giusto Sucato al lavoro (foto Giovanni Franco)

L’antologica, organizzata dalla Fondazione Sant’Elia e visitabile fino al 28 febbraio, attraversa tutto il percorso artistico di Sucato: dai disegni alle pitture, fino alle tante sculture, installazioni in legno, ferro, totem, sedie, libri e altre composizioni realizzate la maggior parte con materiali imprevedibili. “Questa mostra è un atto doveroso di omaggio ad un artista pregevole, è un conforto a quanti, familiari ed amici, – dice il sindaco Leoluca Orlando –  lo hanno conosciuto e apprezzato, è anche la conferma del contributo di cambiamento che proietta l’artista nel futuro, più avanti della stessa realtà che lo circonda”.

Le Vie dei Tesori News

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