Pianoforti antichi in mostra a Palazzo Comitini

Si potranno ammirare gli strumenti della Collezione Amato-Parisi risalenti al Settecento e all’Ottocento. In programma anche un cartellone di dieci concerti

di Redazione

Sono strumenti musicali, ma allo stesso tempo anche preziosi pezzi d’antiquariato. I pianoforti storici della Collezione Amato-Parisi saranno in mostra nelle sale di Palazzo Comitini, a Palermo, dal 16 febbraio al 26 aprile. Si potranno ammirare, con il contributo espositivo di “Ugo Casiglia. Antichi strumenti da tasto”, numerosi pianoforti antichi del Settecento e dell’Ottocento, anche di fattura palermitana, insieme a editoria e sgabelli d’epoca, ma anche abiti originali dell’Ottocento, parte della Collezione Gabriele Arezzo di Trifiletti.

Piano carré A. Meisenberg (Paris 1810, Collezione Amato-Parisi, foto Facebook)

Arricchirà l’esposizione, organizzata dalla sezione di Palermo dell’associazione culturale “Polifonie d’Arte”, anche un calendario di dieci concerti eseguiti con gli strumenti d’epoca. Protagonista del primo appuntamento, il 16 febbraio alle 17, sarà Costantino Matroprimiano del Conservatorio di Perugia, che si esibirà al fortepiano eseguendo musiche di Beethoven, Chopin e Alkan. Ma saranno tanti gli artisti ospiti della rassegna, tra giovani talenti e musicisti già affermati. I singoli concerti, poi, saranno, di volta in volta, introdotti da storici, musicologi, esperti di letteratura pianistica e di organologia. Durante tutto il periodo della mostra, oltre a letture poetiche a cura di Gino Pantaleone, sono previste altre attività come seminari, presentazione di volumi e visite guidate per le scuole.

Pianoforte a tavolo F. Flórez (Madrid 1810-15, Collezione Amato-Parisi, foto Facebook)

La Collezione Amato-Parisi ha l’obiettivo di collezionare, restaurare e preservare pianoforti storici originali tra il XVIII e il XIX secolo, con particolare attenzione per i pianoforti cosiddetti a tavolo (piano carré, square piano, Tafelklavier, piano rectangular o de mesa) e per la produzione di pianoforti di area siciliana. Frutto dell’impegno e passione Eugenio Amato, storico e filologo classico e Maurizio Parisi, musicista e cultore, la Collezione nata a Palermo tra il 2018 e il 2019 è tra le più giovani collezioni private di pianoforti storici.

Clementi 1812 (Collezione Amato-Parisi, foto Facebook)

Comprende attualmente 23 strumenti storici (17 pianoforti a tavolo, 2 pianoforti a coda, 4 pianoforti verticali), di cui il più antico data del 1786 circa (pianoforte a tavolo Longman & Broderip), il più recente del 1894 circa (pianoforte verticale August Förster). Di questi, 8 si presentano in perfetto état de jeu, 3 sono in fase di restauro, i restanti attendono di essere restaurati. Nella Collezione sono presenti anche un clavicembalo italiano, copia di modello Giusti realizzata dal maestro Ugo Casiglia, un pianoforte verticale A. Förster del 1917 e un pianoforte a coda Grotrian-Steinweg del 2011.

La mostra sarà visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 14 e dalle 15 alle 18. L’ingresso è gratuito.

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Una mostra al Museo Salinas per le vittime delle foibe

Un progetto espositivo di Sharon Ritossa affronta il tema dal punto di vista del paesaggio e dell’esplorazione geologica

di Redazione

Un evento pensato per le celebrazioni del 10 febbraio, “Giorno del Ricordo” dedicato alle vittime delle foibe e al massacro che si consumò in due ondate storiche (autunno del 1943 e primavera del 1945) nelle ex Province italiane in terra jugoslava: territori storicamente contesi, etnicamente misti, teatri di violenze, negazioni identitarie, tensioni e processi di repressione. Dopo aver partecipato, con un’esposizione di documenti antichi, al programma di eventi sulla Shoah e la cultura ebraica, in occasione del 25 gennaio, “Giorno della Memoria”, il Museo Salinas di Palermo, diretto da Caterina Greco, continua questo viaggio tra gli anni feroci di metà secolo scorso: stavolta con un progetto espositivo di Sharon Ritossa, in una chiave tutta contemporanea. Le due mostre si connettono dunque nel segno della memoria e della custodia del sapere, contigue negli spazi oltre che negli spunti di partenza.

Caterina Greco

La mostra si inaugura lunedì 10 febbraio alle 17 ed è preceduta da un talk dal titolo “Foibe, l’eccidio invisibile. Indagini tra paesaggio e potere”. Introduce Caterina Greco, direttrice del Museo archeologico Salinas; intervengono, oltre alla stessa artista: Sergio Alessandro, dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali; Helga Marsala, curatrice della mostra; Ignazio Buttitta, docente universitario e antropologo.

Il Museo Salinas

Tra le sale del primo piano trova posto, con un inedito allestimento studiato ad hoc e una nuova produzione video, l’articolata ricerca dell’artista sulle foibe. Triestina di origini istriane, classe 1987, laureata in Lettere e filosofia alla Sapienza di Roma, Sharon Ritossa si è specializzata poi in Fotografia all’Isia di Urbino con una tesi sull’esodo giuliano-dalmata, ricerca compiuta in collaborazione con l’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata. Da qui nasce il ciclo “Foibe”, racchiuso nel 2016 in un libro d’artista prodotto durante una residenza a Fabrica, il centro di ricerca per la comunicazione di Benetton group. I testi sono scritti in più lingue, in riferimento alla natura multietnica di quei territori e dello stesso sterminio consumatosi contro le popolazioni: oltre che inglese, italiano, croato, sloveno, tedesco.

La foiba di Pisino (foto Michael J. Zirbes, Wikipedia)

Sharon Ritossa sceglie di affrontare il tema dal punto di vista del paesaggio e dell’esplorazione geologica, indagando – attraverso l’obiettivo fotografico e con l’ausilio di un drone, secondo varie angolazioni prospettiche – 18 delle 33 foibe oggi documentate. La struttura del libro, concepito come una griglia di 18 pattern quadrati, corrispondenti al nucleo di foibe studiate, è il cuore dell’esposizione, spazializzato e proiettato nell’ambiente per mezzo di testi, elaborazioni grafiche, lightbox, stampe fotografiche o serigrafiche su diversi materiali, fino a un breve video ipnotico realizzato per l’occasione, nuovo tassello di un iter aperto e complesso.

“Le foibe – spiega la curatrice della mostra Helga Marsala – nelle immagini di Ritossa non sono spunto di una contesa ideologica, né argomento di una narrazione retorica, facilmente emotiva, tra cronaca e romanzo. Si tratta piuttosto del gesto di una studiosa, condotto tra fotografia concettuale, ricerche d’archivio e riflessioni di natura estetica intorno allo sguardo, ai processi della visione, alla tensione tra visibile e invisibile, alla percezione del vuoto. Sempre indagando la natura del paesaggio e il ruolo del territorio nelle dinamiche socio-culturali”.

Villino Florio

Inoltre, nell’ambito delle iniziative del Giorno del Ricordo, mercoledì 12 febbraio, al Villino Florio di Palermo, Fabio Lo Bono presenterà il suo nuovo libro “63”, un evento curato dal Centro regionale per l’inventario e la catalogazione. Il libro racconta il diario di Giuseppe Godena, vittima delle foibe, pubblicato dopo essere stato gelosamente custodito per 77 anni, dalla figlia. Le tre biblioteche della Regione Siciliana, infine, nella giornata di lunedì 10 febbraio, offriranno in consultazione al pubblico libri, manoscritti e documenti d’epoca che raccontano la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe. Una selezione di testi conservati nelle tre sedi verranno esposti assieme a manoscritti e ritagli di giornali di quel periodo.

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“Trame mediterranee”, un ponte artistico tra Sicilia e Tunisia

Una mostra promossa dalla Fondazione Orestiadi unisce la Collezione Ludovico Corrao con quella del Dar Bach Hamba di Tunisi

di Redazione

Un abbraccio tra due sponde del Mediterraneo nel segno dell’arte, vero e proprio ponte culturale che unisce due Paesi dalla storia millenaria. È questo Trame Mediterannee, la collezione Ludovico Corrao e Dar Bach Hamba di Tunisi, la mostra promossa dalla Fondazione Orestiadi di Gibellina con l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi e in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Tunisia, e la Municipalità di Tunisi, che a partire da giovedì 6 febbraio – e fino al 6 marzo – ospiterà negli spazi dell’ex Presbiterio di Santa Croce nella Medina di Tunisi, una selezione di opere della collezione di Ludovico Corrao e del Dar Bach Hamba di Tunisi. Opere che divengono messaggere degli antichi e profondi legami tra i popoli del Mediterraneo, segnando il ritorno in Tunisia della Fondazione Orestiadi, diversi anni dopo l’interruzione dell’attività̀ decennale iniziata dal suo creatore, Ludovico Corrao.

Ludovico Corrao

L’evento rappresenta infatti anche un omaggio a Corrao, il sindaco-intellettuale che dopo il terremoto del ‘68 rese Gibellina città d’arte, chiamando a raccolta nella rifondata città nuova architetti, artisti e intellettuali le cui opere ne hanno fatto un museo a cielo aperto: Burri, Consagra, Accardi, Isgrò, Pomodoro, Paladino, Nunzio, Schifano, Quaroni, Venezia, Samonà, Mendini, Purini, Levi, Damiani, Sciascia, Dolci, Buttitta, Beuys solo per citarne alcuni. Curata da Enzo Fiammetta, con testi di Achille Bonito Oliva, Francesca Corrao, Lorenzo Fanara, Maria Vittoria Longhi, Calogero Pumilia, Daria Settineri e Roberta Civiletto, Trame mediterranee già nel titolo dichiara un orizzonte d’azione: mostrare come le storie dei popoli di questa parte del mondo siano collegati, mescolati e incrociati, evidenziando attraverso le comparazioni ed il raffronto di forme, tecniche, decorazioni e caratteri, gli elementi artistici comuni che li affratellano più delle differenze.

Ceramiche Quallaline

In questa prospettiva la mostra propone una rilettura del concept già sperimentato in Sicilia nel Museo delle Trame Mediterranee, nato dalla ricerca di mediazione culturale che Corrao inizia sin dagli anni ‘70 nell’area del Maghreb, collezionando costumi, gioielli, oggetti di rame e ceramica, donati al museo creato prima a Gibellina, e poi a Tunisi nel Dar Bach Hamba, l’affascinante residenza nei vicoli della Medina, nota a tutti come Casa Sicilia.

Particolare di un abito tunisino

Dal teatro dei pupi, allestito con le marionette originali provenienti dall’immigrazione di massa dei siciliani del XIX secolo, alle poesie degli autori siculo-arabi, da Giufà, il celebre geniale personaggio tramandato dalla tradizione popolare araba a quella siciliana e ancora vivo in entrambe le culture, alle opere più raffinate dell’artigianato tunisino: le ceramiche di Nabeul, i tessuti preziosi, le terrecotte modellate a mano, i manufatti lignei dell’Atelier Driba, preziose testimonianze di un mondo in continua trasformazione, minacciato dall’incalzante pressione della produzione industriale, così come è già successo in Sicilia. Trame mediterranee propone la rilettura e rivitalizzazione di un patrimonio identitario comune, una base culturale e artistica dalla quale è possibile ripartire per riprendere un dialogo per facilitare quella comprensione tra i popoli oggi più che mai necessaria, vero antidoto a ogni fondamentalismo. La collezione di Ludovico Corrao e del Dar Bach Hamba si è così trasformata in ambasciatrice di dialogo tra i popoli e strumento di diplomazia culturale, che promuove il ritorno della centralità del Mediterraneo, tradizionalmente luogo di incontro di culture, religioni, etnie ed economie, di confronto culturale, nel senso più ampio possibile.

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Il museo dell’informatica in un palazzo del ‘500

Nel centro storico di Palermo si inaugura il Mec Museum con una mostra dedicata a Steve Jobs, il fondatore della Apple

di Redazione

Gioielli dell’informatica nel cuore di Palermo. Nel cinquecentesco Palazzo Castrone Santa Ninfa, davanti alla Cattedrale, si inaugura oggi il Mec Museum, il primo museo in Sicilia interamente dedicato alla rivoluzione informatica. Ad aprire il calendario culturale del nuovo spazio, che include anche un ristorante e una caffetteria, è una mostra inedita dedicata a Steve Jobs, il fondatore della Apple, e alle sue “meraviglie” tecnologiche che, di fatto, hanno cambiato gli stili di vita di milioni di persone.

Giuseppe Forello

L’esposizione “Steve Jobs 1955-2011 – Why Join the Navy If You Can Be a Pirate?”, prende vita grazie alla collaborazione tra due imprenditori: Giuseppe Forello, architetto e collezionista di macchine informatiche della Apple, e Marco Boglione, fondatore e presidente di BasicNet.  La mostra temporanea, curata da Cecilia Botta, storica dell’informatica e curatrice di BasicGallery, archivio storico di BasicNet, è progettata dallo stesso Forello e dal concept designer Francesco Ferla.

Computer esposti al Mec

La mostra è divisa in otto aree tematiche – Innovazione, Pirati, Seme e frutto, Apple Store, Prototipi, Pixar, Tempio e Competizione – che si snodano attraverso le sette sale del Mec Museum, ripercorrendo la vita del fondatore della Apple e l’evoluzione dei suoi prodotti dal 1976 a oggi. Accanto a icone come il Lisa, il Next Cube e i Macintosh sono esposte le altre macchine informatiche che hanno cambiato il modo di comunicare, lavorare e vivere. E, su tutte, il rarissimo Apple-1, primo computer creato da Steve Wozniak e Steve Jobs nel 1976.

Accanto alle macchine informatiche, a tracciare la storia di questa epopea sono gli stessi pionieri della Silicon Valley, che accompagnano il visitatore nell’intero percorso con una serie di video-interviste realizzate da 8-BIT Generation, la più grande library multimediale al mondo dedicata alla rivoluzione informatica. Lungo il percorso di visita della mostra sono esposti anche diversi prototipi, alcuni dei quali mai usciti in commercio; foto inedite di Steve Jobs; memorabilia tra cui pupazzi, diapositive, vinili, riviste.

La scultura di Edoardo Dionea Cicconi

Chiude il percorso l’area del Tempio, sezione dedicata all’arte contemporanea e alla fotografia d’autore con un’installazione di Edoardo Dionea Cicconi e – alle pareti – una selezione di fotografie di Jean Pigozzi e Diana Walker. Il progetto di Dionea Cicconi, composto da due sculture, innesca un dialogo tra l’opera posta al centro della sala e il dispositivo inserito nella nicchia situata in alto sulle pareti, ingaggiando lo spettatore in un gioco di rimandi. L’artista dà forma ad un lavoro incentrato sul tema dell’illusione e della distorsione ottica, attraverso la rifrazione e la stratificazione dei materiali, in una riflessione più vasta sulla concetto di memoria.

Il Mec Museum è aperto dal martedì al sabato, dalle 9,30 alle 17,30 con ultimo ingresso alle 17. La domenica dalle 9 alle 12 e dalle 17 alle 20. Chiuso il lunedì. Per informazioni telefonare allo 0919891901.

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I siti culturali siciliani sono tra i più visitati d’Italia

Sono sette le località dell’Isola che si collocano nei primi trentasette posti delle destinazioni più frequentate dai turisti

di Redazione

La Valle dei Templi di Agrigento e il Teatro Antico di Taormina sono fra i primi sette siti più visitati d’Italia. Prima ancora del Museo Egizio e della Venaria Reale di Torino, della Reggia di Caserta e di Villa Adriana e Villa D’Este a Tivoli. Al top anche Siracusa, la Villa del Casale di Piazza Armerina, i Parchi di Segesta e Selinunte e il Chiostro di Monreale. I dati sono stati diffusi dal dipartimento regionale dei Beni culturali, guidato da Sergio Alessandro, dopo che il ministero dei Beni culturali, nei giorni scorsi, nello stilare la graduatoria nazionale non aveva inserito gli analoghi luoghi siciliani della cultura. Una “dimenticanza” dovuta all’autonomia che la Regione ha in materia.

I visitatori dei siti culturali italiani nel 2019

Sono ben sette i siti dell’Isola che si collocano nei primi trentasette posti delle destinazioni più frequentate da visitatori e turisti in Italia. Ad esempio, – fanno sapere dalla Regione – il Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, che nel 2019 ha superato i 940mila visitatori, e il Teatro Antico di Taormina, di poco sotto agli 890mila ingressi, risultano a ridosso del Colosseo a Roma, degli Uffizi a Firenze e del Parco a Pompei. Anche il Parco archeologico della Neapolis di Siracusa, che si colloca con quasi 700mila visitatori prima del Museo archeologico di Napoli, della Galleria Borghese di Roma, del Parco archeologico di Paestum, della Pinacoteca di Brera e dei Musei Reali di Torino, vede un suo momento di grande rinascita grazie anche ai recenti provvedimenti messi in atto dal governo regionale che ha riordinato il sistema dei Parchi archeologici.

La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina

Nella classifica figura anche il Parco della Villa del Casale di Piazza Armerina che, nonostante le difficoltà dovute alla viabilità per i mezzi turistici che devono raggiungere il sito, sta mettendo in atto una serie di eventi per l’incremento delle visite. La Villa romana tardo-imperiale sarà visitabile, ad esempio, in notturna a partire dalla prossima primavera con iniziative collaterali che arricchiranno l’offerta turistica. Il Parco di Segesta e il Chiostro di Santa Maria La Nuova di Monreale seguono con circa 300mila visitatori attestandosi in una posizione di rilievo nella classifica davanti al Palazzo Reale di Napoli, la Galleria nazionale delle Marche di Urbino e le Terme di Caracalla a Roma. Anche il Parco archeologico di Selinunte, anch’esso inserito nel nuovo sistema dei Parchi regionali, con 230mila visitatori, è nel gruppo dei siti più visitati d’Italia. La Sicilia quindi si inserisce a buon diritto nel novero dei siti della cultura italiani, contribuendo al processo di sviluppo della Nazione che certamente deve passare attraverso la crescita legata alla bellezza e al pregio delle nostre testimonianze storico-artistiche.

Il Teatro antico di Taormina

“I beni culturali siciliani e i luoghi di fruizione come i parchi archeologici, i musei, le gallerie, le biblioteche – evidenzia il presidente della Regione Nello Musumeci – costituiscono un bene comune da preservare e valorizzare. Certamente sono luoghi che devono attrarre turismo e creare un circuito produttivo e occupazionale, ma nel contempo devono essere parte integrante del territorio, della sua identità e generare crescita civile della nostra comunità. Lo sforzo che il mio governo sta compiendo, con attenzione, investimenti, eventi di valorizzazione, va in questa direzione. I primi risultati ci sono, ma debbono moltiplicarsi anche in termini di visitatori. Gli incassi ottenuti nell’ultimo anno mi fanno ben sperare e non appena i parchi entreranno a regime e avremo fatto un restyling dei musei, che stiamo programmando, si vedranno gli effetti”.

La Tomba di Archimede a Siracusa

“Sarà anche decisiva – aggiunge il governatore – un’estensione dei servizi aggiuntivi e integrati (caffetterie, ristoranti, bookshop, biglietterie online) perché ritengo la partnership con i privati qualificati un carta vincente nella sfida alta che stiamo affrontando. Intanto, una migliore comunicazione renderà giustizia a qualità e anche ai numeri dei beni culturali siciliani che, come si può notare nel raffronto con quelli del resto d’Italia, non sfigurano e anzi conquistano le prime posizioni nel contesto nazionale”.

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Un patto per valorizzare i tesori dell’antica Noto

Firmata una convenzione per la tutela e promozione della vecchia città sul Monte Alveria distrutta dal terremoto del 1693

di Redazione

Un sinergia per Noto Antica. In occasione dei festeggiamenti per i cinquant’anni dell’Isvna, l’Istituto per lo studio e la valorizzazione di Noto Antica, è stata firmata una convenzione a tre per la tutela, valorizzazione e promozione dell’antica città situata sul Monte Alveria e distrutta dal terremoto del 1693. Coinvolti il Comune di Noto, la Soprintendenza di Siracusa e l’Isvna, ciascuno per le sue competenze.

Il Castello (foto Mikenorton, Wikipedia)

Il Comune – fanno sapere dall’amministrazione comunale – si impegnerà a realizzare un progetto di fruizione per consentire ai visitatori di conoscere il sito sul Monte Alveria, curandone la manutenzione ordinaria e prevedendo le disposizioni per disciplinare il transito veicolare. La Soprintendenza si occuperà, dopo un primo anno di fruizione sperimentale, di un progetto generale di interventi, sia a livello di scavi sia a livello di infrastrutture. L’Isvna, invece, metterà a disposizione di Comune e Soprintendenza conoscenze, ricerche storiche ed archivio fotografico, collaborando attivamente nell’attuazione del progetto di fruizione sperimentale.

Chiesa dei Gesuiti (foto Codas2, Wikipedia)

“In pochi anni – ha commentato il sindaco Corrado Bonfanti – abbiamo azzerato decenni di tentennamenti ma dobbiamo ancora fare di più. Questo compleanno è si celebrativo, ma allo stesso tempo ti trasferisce il rammarico come istituzioni, di non aver viaggiato alla stessa velocità dell’Isvna”. La convenzione è stata firmata durante la serata organizzata dall’Isvna per i suoi primi 50 anni di attività. Fondatori e soci si sono ritrovati al Teatro Tina Di Lorenzo per celebrare le numerose iniziative – tra cui convegni, pubblicazioni e altre attività – portate avanti in mezzo secolo di storia. Tutto riassunto in un documentario che ha ripercorso le tappe più importanti dell’associazione.

Ruderi del Palazzo Landolina (foto Codas2, Wikipedia)

Noto Antica ovvero Netum, è l’antico abitato di Noto distrutto a seguito del terremoto dell’11 gennaio 1693. Municipium sotto il dominio dei Romani, capovalle dalla dominazione araba in poi e fregiata del titolo di Civitas ingegnosa da Ferdinando il Cattolico, fu patria di molti elementi di spicco fra il XIV e il XVI secolo, nonché uno dei principali centri culturali, militari ed economici della Sicilia sud-orientale. Circondata da imponenti mura (molte delle quali ancora in piedi) e da profonde vallate del Monte Alveria, non fu mai presa con la forza. Solo il violento terremoto del 1693 riuscì a distruggerla, causando nel Val di Noto oltre 60mila vittime.

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I “paesaggi umani” di Fabrizio Villa, cinque scatti in mostra

Si inaugura a Catania la personale del fotografo che ama osservare ciò che lo circonda dall’alto: da un elicottero, da un grattacielo o dal palco di un teatro

di Redazione

Ritratti collettivi o “paesaggi umani” in cui cercare dettagli, volti, forme in una moltitudine di colori. Cinque opere del fotografo Fabrizio Villa sono in mostra dall’1 al 27 febbraio alla galleria KōArt unconventional place di Catania. Tra le foto della personale, curata da Aurelia Nicolosi e Marilina Giaquinta, c’è anche “Chef all’Opera”, lo scatto selezionato dal New York Times tra i più rappresentativi del 2019, che sarà presentato al pubblico per la prima volta.

Dal 1988 Villa si dedica al fotogiornalismo con servizi che raccontano storie, uomini, avvenimenti del suo tempo. Le sue fotografie sono documentazioni per immagini del disagio sociale ed esistenziale dell’uomo contemporaneo, grandi eventi, scenari bellici e fenomeni naturali, spesso legati alla sua terra, come le eruzioni dell’Etna. L’autore ama osservare ciò che lo circonda dall’alto: da un elicottero, dalla terrazza di un grattacielo, dal palco di un teatro. La sua è una prospettiva totalizzante e spesso inedita: si allontana dal soggetto per osservarlo nella sua complessità.

Fabrizio Villa, “Chef all’Opera”

“La sua visione dall’alto – si legge in una nota – sembra voler cercare l’uomo e descrivere il suo rapporto tormentato con la terra e la natura. Un’indagine a tutto tondo che racconta l’Antropocene nelle sue molteplici stratigrafie. Ecco che la mostra diventa un racconto sintetizzato in cinque scatti di grandi dimensioni in cui è racchiuso tutto lo spirito dell’artista, che, con verismo e lealtà, ritrae contemporaneamente la magnificenza e la fragilità della nostra società. Immagini indelebili della trasformazione contemporanea”.

“Fabrizio Villa – scrive nel suo testo, la curatrice Marilina Giaquinta – rappresenta la ‘gente’ come puntini lontani e indistinguibili, sparsi su frecce direzionali, quasi un pendant di colore con le acque scure del lago (e non importa se si tratta del ponte galleggiante sul Lago d’Iseo dell’artista Christo Yavachev), come fiume straripante di devoti che ricopre la piazza e la via in un magma arginato dall’austerità delle chiese e dei palazzi barocchi, come corpi inerti fissi immobili, distesi al sole o sotto ombrelloni variopinti, come volti chiusi e addormentati di mamme e bambini in mezzo a stracci e a coperte di risulta, come angeli candidi in mezzo al velluto rosso del teatro lirico, quasi disegni di un tromp l’oeil, che rammentano i merletti del Teatro Olimpico palladiano. Puntini, colori, magma, coperte, biancore, senza volti, senza sembianze, folla unita e separata allo stesso tempo, mare della vacanza e mare della disperazione stanca, religione che non è preghiera ma culto, che non è spirito ma devozione”.

La mostra è visitabile dal lunedì al sabato, dalle 16,30 alle 20,30. Domenica su appuntamento chiamando il numero 3391190585. L’ingresso è libero.

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“Liberty, l’invenzione fin de siécle”: ciclo di conferenze a Palermo

Una rassegna di dieci incontri, da gennaio a giugno, su uno dei periodi più fervidi che hanno animato la vita artistica e culturale della città

di Redazione

“Liberty, l’invenzione fin de siécle”. Questo il titolo di un ciclo di conferenze sull’arte, l’architettura e il design tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, organizzato dalla storica dell’arte, Daniela Brignone. Una rassegna che prevede dieci incontri, da gennaio a giugno, su uno dei periodi più fervidi che hanno animato la vita artistica e culturale di Palermo. Si comincia oggi, 28 gennaio, col primo incontro dal titolo “Il liberty tra creatività e produzione” a cura del presidente dell’Ordine degli Architetti, Francesco Miceli, in programma nella sede dell’Ordine a partire dalle 17. La conferenza è dedicata al rapporto tra l’arte, l’architettura ed il mondo della produzione industriale, artigianale e dell’arte applicata che costituiscono una peculiarità della stagione del Liberty a Palermo.

Villino Favaloro

Si proseguirà il 5 febbraio con l’incontro dal titolo “Alle origini del Liberty, il villino Favaloro di Palermo come architettura narrativa”, con Eliana Mauro, architetto dirigente storico dell’architettura dell’assessorato regionale Beni Culturali. Il 26 febbraio lo storico Rosario Lentini, parlerà di “economia palermitana tra Modernismo e recessione”, mentre il 19 marzo Daniela Brignone si occuperà di “creatività e sperimentazione nella produzione in vetro nell’età del Liberty”. Si proseguirà il 9 aprile con il docente dell’Accademia di Belle arti di Macerata, Francesco Parisi, che curerà l’incontro “Aspetti dell’incisione in Italia all’alba del nuovo secolo”, mentre lo storico dell’arte Mario Finazzi parlerà di “riflessi liberty nell’opera e nella prassi di Balla futurista”.

Il Teatro Massimo di Palermo

Il 30 aprile toccherà all’architetto Danilo Maniscalco con l’incontro “Il lessico floreale di Ernesto Basile attraverso il disegno dal vero”. Il 21 maggio due incontri su moda e costume all’opera: a confronto le serate inaugurali del Teatro Bellini di Catania e del Massimo di Palermo. Interverranno Vittorio Vicari, docente di Storia della Moda all’accademia di Belle Arti di Catania e Angela Chiara Cernuto, cultrice di Storia della Moda nella stessa Accademia. Chiuderà il ciclo di conferenze, il 4 giugno, Massimiliano Marafon Pecoraro, docente di Storia dell’Arte Moderna all’Emerson College di Boston, con un incontro dal titolo “Mondello: da palude a città balneare, storia di un progetto ambizioso incompiuto”.

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La luna “invisibile” sui tetti di Modica foto del giorno della Nasa

È stata scattata dalla regista Alessia Scarso che ha immortalto la sottilissima falce al tramonto accanto alla chiesa di San Giovanni Evangelista

di Redazione

Una falce sottilissima, quasi invisibile, che affiora sopra i tetti di Modica al tramonto. È lo spicchio di luna crescente al 2 per cento, praticamente non percebile dall’occhio umano, sullo skyline della parte più alta della cittadina ragusana, con la splendida facciata della chiesa di San Giovanni Evangelista che si staglia sopra i tetti. La foto scattata dalla regista modicana Alessia Scarso è stata scelta come “Earth Picture of the Day”, ovvero foto della Terra del giorno, un servizio curato dalla Earth Science Division della Nasa e dall’Eos Project Science Office presso il Goddard Space Flight Center, in collaborazione con il consorzio Universities Space Research Association, che pubblica ogni giorno un’immagine commentata sulle scienze della Terra.

Eclissi di luna sull’Etna (foto Alessia Scarso)

Il 24 gennaio la Usra ha voluto premiare la foto scattata la sera del 27 dicembre scorso dalla regista del film “Italo”, appassionata di astrofotografia, già unica italiana selezionata nel concorso Astronomy Photographer of the Year 2019 con una veduta di un’eclissi di luna sull’Etna. “Alcune volte l’inaspettato regala sorprese piuttosto che compromettere opportunità – scrive la regista in un post su Facebook – . Grazie a qualche calcolo, sopralluoghi e molta pazienza, mi sono appostata su un campo aperto sulla collina davanti allo skyline, seduta sulla timpa, e ho aspettato. Le condizioni meteo non erano favorevoli perché una perturbazione ha chiuso l’orizzonte, ma all’ora esatta l’ammasso di nuvole si è alzato, ha schiarito la linea del tramonto e ha reso più suggestiva l’immagine finale”.

Alessia Scarso (foto da Facebook)

“Ci sono molte cose che abbiamo smesso di guardare – prosegue Alessia Scarso – . Non guardando non vediamo, non vedendo dimentichiamo, e dimenticando smettiamo di apprezzare. Esiste tutto un universo oltre noi, e una madre natura cui apparteniamo, che abbiamo nascosto con inquinamento luminoso, acustico, ambientale. Ci stiamo dimenticando che siamo parte e custodi di tutto questo, non abbiamo mai ricevuto alcun titolo di superiorità sul creato, se non il pensiero critico, che mi pare ultimamente non coincida con il prendersi cura. L’occhio nudo moderno fa fatica. Il pensiero contemporaneo è veloce e meno consapevole. Sento il bisogno di tenere vivo questo rapporto di stupore e contemplazione con gli elementi naturali, e nei limiti di ciò che mi è possibile, divulgarne la Bellezza. Rendere visibile, ciò che è diventato invisibile”.

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Musei aperti, visite e mostre per il Giorno della Memoria

Dal Museo Salinas a Palazzo Abatellis, dal Villino Florio alla Biblioteca regionale, sono tante le iniziative per non dimenticare la tragedia dell’Olocausto

di Redazione

Mostre, visite, concerti e video per non dimenticare la tragedia dell’Olocausto. Sono tante le iniziative organizzate nei musei e nei luoghi della cultura regionali per celebrare il Giorno della Memoria. Gli eventi sono organizzati dal dipartimento dei Beni culturali diretto da Sergio Alessandro, su disposizione del governatore Nello Musumeci. Lunedì 27 gennaio, i quattro musei dove si terranno gli eventi rimarranno aperti per dare la possibilità di partecipare alle iniziative programmate. Anche nei giorni successivi, fino al 30 gennaio, verranno proposti eventi, visite guidate e proiezioni. I tre musei palermitani hanno dato il loro contributo all’iniziativa dell’Università di Palermo nell’ambito delle manifestazioni programmate il 27 gennaio.

Museo Salinas

Al Museo Salinas, dal 27 gennaio al primo marzo si potrà visitare la mostra “Documenti di storia ebraica dalle collezioni del Museo Salinas”, un’esposizione di monete, libri e fotografie. Nei pannelli e nel filmato appositamente realizzati verrà raccontata la storia degli ebrei a Palermo. Inoltre, due eventi saranno dedicati alle scuole, a cura di Coopculture. Alle 10, un’attività rivolta ai ragazzi della scuola primaria e secondaria di primo grado dal titolo “Tutti assieme si sta bene”. Gli studenti, accompagnati da una guida, faranno il percorso di visita all’interno del Museo per un’esperienza di scoperta dei valori dell’accoglienza e dell’integrazione. Alle 11.30 un percorso dedicato agli alunni della scuola secondaria di secondo grado dal titolo “Prossima fermata: per non dimenticare” vedrà protagonisti gli studenti che ascolteranno brani della letteratura dedicata alla Shoah e potranno visionare documenti fotografici dell’epoca.

Palazzo Abatellis

Sempre a Palermo, alla Galleria regionale di Palazzo Abatellis, il 27 gennaio alle ore 11, verrà presentata l’esposizione dei metalli islamici medievali con iscrizioni ebraiche e l’epigrafe ebraica su pietra. I materiali provengono dalla collezione di età mamellucca del XIV secolo sui quali sono state rilevate incisioni in caratteri ebraici. Dal lapidario di Palazzo Abatellis, proviene la pietra con iscrizione funeraria in ebraico del XV secolo ritrovata a San Marco D’Alunzio. Si tratta di opere in cui la scrittura diventa testimonianza di una presenza in profondità attraverso il tempo e le culture. Alle 18, nel salone del Trionfo della morte, il concerto “in memoriam”, dedicato ad Aldo Mausner, violinista del teatro Massimo di Palermo recentemente scomparso, sopravvissuto ad Auschwitz e testimone della Shoah. Brani di Girolamo Arrigo, Ernest Bloch, Marco Betta e Gavin Bryars, saranno eseguiti dal quatretto “Gli Archi Ensemble”. L’evento è realizzato in collaborazione con l’Istituto Siciliano di Studi Ebraici, il Festival delle letterature migranti e la Società del Quartetto di Palermo.

Museo Pepoli

Al Museo Agostino Pepoli di Trapani, lunedì 27 è prevista una visita guidata con la presentazione di tre iscrizioni ebraiche presenti nella sezione archeologica ovvero la chiave di volta di un edificio, un cippo funerario e un frammento di cippo funerario. Inoltre saranno esposti documenti del 1938 relativi a una corrispondenza relativa al censimento di impiegati ebrei intercorsa tra il ministro Bottai, il soprintendente Di Pietro, direttore del Museo Pepoli. Martedì 28, Chiara Camarda terrà una conferenza sul manoscritto della cultura ebraica di Avraham Abufalia attualmente conservato presso la Biblioteca Fardelliana di Trapani.

Villino Florio

Il Centro regionale per l’inventario e la catalogazione, dal 27 al 30 gennaio, propone una serie di iniziative al Villino Florio di Palermo, curate da Selima Giuliano e da Helga Marsala. Lunedì 27 verranno proiettati quattro video tratti da “The Maelstrom” del regista ungherese Peter Forgacs. Si tratta di immagini amatoriali di famiglia girate in Olanda prima e durante la seconda guerra mondiale che riguardano la famiglia Peereboom con colonna sonora originale dell’epoca. La storia di una famiglia ebrea che in un primo tempo vive inconsapevole nelle ombre dell’Olocausto e che successivamente tenta di conviverci, senza sapere a che cosa sta veramente andando incontro. Giorno 28 è la volta del documentario di Davide Ferrario “La strada di Levi”. Il giorno dopo sarà interamente dedicato alle scuole con la proiezione del cartone animato “La Stella di Andra e Tati” presentato dalle palermitane Rosalba Vitellaro e Alessandra Viola; un film di animazione che racconta la vera storia delle sorelle Andra e Tatiana Bucci, deportate ad Auschwitz-Birkenau durante la Seconda Guerra Mondiale all’età rispettivamente di quattro e sei anni insieme a parte della loro famiglia.

Giorno 30 sempre al Villino Florio di Palermo, sarà proiettato il video “Frammenti” di Salvo Cuccia sulla storia degli ebrei del ‘900 in Sicilia. Saranno presenti Alessandro Hoffman e Agata Bazzi, autori di due libri sulla storia delle famiglie ebree palermitane Arens e Hoffman. Laura Hoffman canterà tre brani del repertorio di musica ebraica. Interverrà il professore Giuseppe Savagnone, direttore dell’Ufficio della cultura della diocesi di Palermo.

Biblioteca regionale di Palermo

Anche le tre biblioteche della Regione Siciliana propongono l’esposizione di libri e documenti all’interno dei propri locali. A Palermo, lunedì 27, verrà allestita un’esposizione di libri sul tema della Shoah, al piano terra del complesso di corso Vittorio Emanuele a Palermo. La Biblioteca di Messina, mercoledì 29, oltre a presentare nella sala lettura le opere più rappresentative sulla Shoah custodite nell’Istituto, proporrà momenti di lettura di testi e l’illustrazione dei principali spettacoli teatrali e cinematografici legati all’evento. Saranno presenti per l’intera giornata le principali associazioni culturali messinesi che accompagneranno i visitatori in questo percorso di riscoperta della memoria. Anche la Biblioteca regionale di Catania lunedì 27 offrirà in visione ai visitatori i volumi dedicati alla memoria. Al termine della giornata verrà proiettato un documentario sul tema dell’Olocausto.

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