Palermo, Palazzo Costantino

È uno dei luoghi più amati del festival Le Vie dei Tesori. Il settecentesco Palazzo Costantino, prosecuzione del “Canto” nord-ovest di piazza Vigliena, è una testimonianza della magnificenza del passato barocco della città. Investito dalla stessa spoliazione post-bellica dell’adiacente Palazzo di Napoli, ha vissuto un destino di abbandono e il tentativo – poi fallito – di crearvi un albergo-museo. Palazzo Costantino fu costruito nella seconda metà del XVIII secolo su precedenti strutture seicentesche. Acquistato dal marchese Costantino e Leone, fu ristrutturato nel 1785, su progetto di Venanzio Marvuglia, i soffitti furono affrescati da Gioacchino Martorana. Degli arredi di un tempo non vi è più traccia. Ma è un’emozione entrarci. Nella galleria l’affresco di Giuseppe Velasco “La battaglia di Costantino” occupa interamente il soffitto.

Che ci fa un musicologo e uomo di teatro in giro per la città alle quattro del mattino? Dice buongiorno alla notte, assaporando il silenzio, sentendo profumi di fiori e di terra, scoprendo scorci straordinari, aspettando l’apertura dei primi bar

di Giovanni Mazzara

I Quattro canti, o piazza Villena o Ottagono del Sole o Teatro del Sole, così detta perché a tutte le ore del giorno uno o più dei canti era baciato dalla luce del sole.

Ma torniamo alla descrizione di Enrico Onufrio nella sua Guida pratica di Palermo: “E adesso, o amico forestiero, se ti piace, entriamo in città. Entriamoci per Porta Macqueda, e dopo aver percorsa per metà la via Macqueda, bisogna fermarsi: fermarsi ed ammirare. Difatti quest’ottagono dove noi siamo, è qualche cosa di più che il centro della città: è un monumento d’arte, caratteristico, originale, unico forse al mondo. I quattro canti che accerchiano la piazza hanno un’architettura uguale d’ordine dorico, ionico e composito. (…) E che cosa sono per i palermitani i Quattro Cantoni? Sono ciò che per i romani è Piazza Colonna, ciò che per i Milanesi è la Galleria, ciò che per i Veneziani è la piazza San Marco”.

“Andando in giro per la città non si può fare a meno di passarvi quindici o venti volte in un giorno. E’ là che gli strilloni vendono i giornali, è là che si sbrigano gli affari, è là che si organizzano le dimostrazioni, è là che si fanno le carnevalate. Quella piazza è la conca dove sgorgano tutte le acque; è il cuore dove affluiscono tutte le arterie. In tutte le ore del giorno, faccia bel tempo o piova, è sempre piena di capannelli o di gruppi, di persone che discutono, di sfaccendati che fumano, di studenti che si agitano, di strilloni che vendono il foglio, di uomini d’affare, di zerbinotti, di questurini, di pontonieri, mentre su quella confusione di teste chioccasno le fruste dei cocchieri che s’incrociano con le loro vetture in quel grande quadrivio”.

Le Vie dei Tesori al gran finale: il meglio del quinto weekend a Palermo

Ultimo fine settimana del festival tra palazzi ritrovati e collezioni scientifiche. Un crocifisso dell’Inquisizione tra le mani di Dulciora. E ancora, i codici dei Gesuiti, yoga tra gli alberi secolari e visite ad antiche fornaci

di Redazione

Nella Sicilia sconfitta dal maltempo, Le Vie dei Tesori si preparano al loro quinto weekend e pensano già ad una piccola sorpresa: i dieci luoghi e le tre passeggiate più amate dai visitatori comporranno una piccola “coda” novembrina, sabato 6 e  domenica 7 a Palermo, altri dieci siti e due esperienze domenica 7 per Catania, funestata dalle piogge; da prenotare già da lunedì prossimo su www.leviedeitesori.com. Per chi ha ancora voglia di scoprire, per chi ha trovato i siti sold out, per chi vuole ubriacarsi ancora di bellezza.

Nel frattempo, il weekend è anticipato da un interessante incontro per discutere di musei 4.0, opportunità e futuro: venerdì 29 ottobre alle 18,30 nella Sala delle Metope del Museo archeologico Salinas approda il road show del libro di Domenico Piraina e Maurizio Vanni “La nuova museologia: le nuove opportunità nell’incertezza. Verso uno sviluppo sostenibile” (Celid). Il futuro dei musei e dei luoghi della cultura passa da storytelling, percorsi su misura, performance inclusive, legami con gli stakeholder del territorio per entrare nella dimensione quotidiana dei cittadini: è la Museum Social Responsibility (MSR), il principale strumento di cui le istituzioni culturali dovranno dotarsi per affrontare le sfide post Covid19. Il musicologo, storico dell’arte e direttore del LuC.C.A. (Lucca center of Contemporary Art) Maurizio Vanni ne discuterà con il direttore del Salinas, Caterina Greco e il presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori Laura Anello. Ingresso libero e con green pass (qui per prenotare).

 

Il crocifisso dell’Inquisitore

Ed eccoci al weekend: ultima occasione per le visite teatralizzate (qui per prenotare), ma ci sarà una sorpresa. Un appassionato come Salvatore Savoia, direttore del Museo del Risorgimento, ha tratto dalla sua collezione senza fondo un prezioso quanto terribile crocifisso in legno del 1726, appartenuto a padre Erardo Kuglmayr da Radkersburg, ministro generale dei Cappuccini: è indicato come uno dei crocifissi degli inquisitori, durante gli interrogatori e gli autodafé dei condannati. Scuro, ombroso, vi è dipinto Cristo sulla croce con le ferite aperte che sanguinano, un segno imponente da mostrare ai prigionieri che imploravano misericordia.

Stefania Blandeburgo a Villa Pottino nei panni di zia Mimmi

Il crocifisso diventerà una sorta di testimone muto per l’elegante Dulciora, la donna che riuscì a gabbare il Sant’Uffizio: le darà voce Stefania Blandeburgo, domenica prossima, dalle 20 alle 22 proprio in quelle carceri colme dei graffiti dei prigionieri, allo Steri. E sempre l’attrice sarà anche la popolana Margheritina, moglie disgraziata del poeta di strada Peppe Schiera: il testo è di Salvo Licata e sarà proposto domenica dalle 11 alle 14 a Palazzo Costantino, una delle sorprese di questa edizione, la dimora sventrata dei Quattro Canti che nasconde affreschi superstiti: il palazzo è visitabile domani sera dalle 17 alle 21, poi sabato e domenica dalle 10 alle 20.  Il terzo e ultimo impegno di Stefania Blandeburgo sarà con l’affascinante zia Mimmi, l’ultima abitante dell’elegante Villa Pottino dove morì nel 2013 a 101 anni. Sabato dalle 11 alle 17, teatralizzazione e visita guidata.

Trio di sax al Museo Salinas

E sempre sabato, ma al Museo Salinas, riecco le “Invasioni musicali” a colpi di sax della L. Switters Sax Brotherhood, gruppo di virtuosi sassofonisti capitanato da Gianni Gebbia e costituito da alcuni tra i più conosciuti improvvisatori del sud Italia (come Demian Barbarin, al secolo Davide Barbarino; St. Pier de Chateau Royal, nickname per Pierfrancesco Mucari o J. Anton Goebius che nasconde lo stesso Gebbia): dialogheranno da vicino con le Metope, schiacceranno l’occhio alle statue, accarezzeranno di musica la Pietra di Palermo. La sortita sarà dalle 21 alle 23 (qui per prenotare).

Villa De Cordova

Per gli altri siti c’è solo imbarazzo nella scelta (qui tutti i luoghi): aprono le porte tutti i palazzi storici e le ville, un vero tour sontuoso tra gli interni rococò palazzo Burgio di Villafiorita (via Garibaldi 44, sab-dom 10-12,30 e 15-17,30), gli affreschi e i velluti di Palazzo di Città (sab-dom 10-17,20) all’appena restaurato Palazzo Oneto di Sperlinga (via Bandiera 24, sab-dom 10-17,30) all‘ex palazzo dei Valguarnera marchesi di Santa Lucia con lo straordinario affaccio su piazza Bellini (sab–dom 10 -17,20). Unica possibilità domenica (10-12,40) per visitare Villa Boscogrande (via Tommaso Natale 91) che Luchino Visconti scelse tra i set del Gattopardo, mentre solo per poche ore (sab-dom dalle 11 alle 13,30) è aperta poco distante anche una delle residenze più belle della Piana dei Colli, Villa de Cordova (via Tommaso Natale 80). Per scoprire i sontuosi arredi e il giardino di Villa Niscemi (piazza dei Quartieri 2) si può andare nel weekend tra le 10 e le 17. E se di residenze ne avete abbastanza, uscite nel delicatissimo e romantico giardino del Duca di Serradifalco (via Dante 332) una delle sorprese di questa edizione: è bellissimo, incantato e fermo nel tempo, dove si potrà anche partecipare alle lezioni di yoga di Stefania Meroni e Claudia Pessina (sab-dom dalle 9,30 alle 11).

Visite al Castello a Mare

Per chi se lo fosse perso lo scorso weekend, è tutto da scoprire il nuovo percorso del Castello a Mare che riapre dopo il lockdown (ve ne abbiamo parlato qui): si camminerà sui bastioni e si osserverà dall’alto il fossato, per poi arrivare alla porta Aragonese recuperata. Ingresso da via Patti, possibile solo sabato dalle 10 alle 17,30 e domenica fino alle 12,30. Per chi ama i marchingegni, ecco le eliche e i pistoni degli aerei delle due guerre, al Museo storico dei motori e dei meccanismi, dentro la Scuola Politecnica (viale delle Scienze, ed.8, dalle 10 alle 17,30); o perdersi tra i 400 strumenti scientifici d’epoca utilizzati per gli esperimenti di fisica e chimica e ora raccolti all’istituto Crispi Almeyda (museo delle scienze Margherita Hack, largo Mineo 4, solo sabato dalle 10 alle 12); o tuffarsi virtualmente nel Mar di Sicilia un tempo popolato da anguille e dentici enormi (lo capirete al museo di zoologia Doderlein, via Archirafi 16, sabato e domenica dalle 10 alle 17,30); una bellissima sorpresa saranno anche le 34 gigantesche tavole ottocentesche che raffigurano edifici antichi, e su cui studiava Giovanbattista Filippo Basile: ultima occasione per scopritele dalla viva voce dei docenti di Architettura, sabato dalle 10 alle 13, al Dipartimento di viale delle Scienze.

Museo della Guerra

Apre tutto il complesso di siti legati all’Esercito: armi, tascapane, elmetti e persino la ricostruzione di una trincea si trovano al “museo della guerra” della Caserma Ruggero Settimo (piazza San Francesco di Paola) dove sono stati anche scoperti antichi affreschi; il trecentesco Palazzo Sclafani (piazza della Vittorio 14) dove nacque il Trionfo della Morte oggi all’Abatellis: sono tutti aperti sabato e domenica 10-12,30), mentre il Circolo Ufficiali (piazza Sant’Oliva 25, è aperto 9-12 e 15-18. Solo domenica si visita Casa Massonica (piazzetta Pietro Speciale 9, domenica 10-17,30) che i palermitani hanno appena scoperto, ma non bisogna perdere l’occasione di visitare.

Laboratorio di restauro a Palazzo Montalbo

Non perdete il grande laboratorio del centro regionale di restauro, a Palazzo Montalbo (via dell’Arsenale 12): soltanto sabato dalle 9 alle 12,30 le restauratrici vi spiegheranno i segreti per recuperare arazzi, affreschi e fotografie d’epoca. Occasione ghiotta anche per le Antiche Fornaci Maiorana (via cardinale Mariano Rampolla 68), i cunicoli scavati dai “carusi” sotto la città per ricavare la calce (sab-dom 10-17,30): sono una vera esperienza, raccontata dagli eredi dei proprietari della miniera. Come è bellissimo scendere nella camera dello Scirocco di fondo Micciulla, scavata nella roccia all’ingresso di un qanat (domenica 10-16,30). Ritorna anche la settecentesca biblioteca di Casa Professa dove ammirare codici miniati manoscritti dei Gesuiti (sab-dom 10-17,30).

Gitto Garden

E se sono sold out le visite al Teatro Massimo, ci sono ancora posti per quelle al Politeama domenica dalle 10 alle 17,30). Solo per i visitatori delle Vie dei Tesori, al Museo Abatellis, all’Oratorio dei Bianchi e a Palazzo Mirto, i pezzi preziosi delle collezioni di Wunderkammer. Ultima possibilità per passeggiare nel verde dei vivai Gitto (via Castelforte 100) dove vi narreranno la storia di un lembo di costa strappato alle paludi e regalato alle ville liberty (Mondello dei primi del Novecento), solo sabato alle 11 e alle 16. Se invece volete partecipare a un’esperienza di narrazione condivisa, raggiungete l’Ecomuseo del mare (via Messina Marine 14) per entrare nella prima cupola in terra cruda, un piccolo “nido”, opera d’arte comunitaria dei collettivi Ideadestroyingmuros e Vide Terra (qui tutte le esperienze).

Info point delle Vie dei Tesori

Si potrà anche partecipare alle ultime passeggiate (ma anche qui ci saranno sorprese il prossimo fine settimana), che porteranno tra i segreti di giardini storici, sull’antica via dei mercati o lungo il percorso dello storico tram. Gli ultimi scampoli della Conca d’Oro, le storie di devozione raccontate dalle edicole votive e quelle degli anni più bui della guerra di mafia degli anni ’80. E ancora, grotte, neviere e fiumi da scoprire con escursioni fuori porta (qui per prenotare le passeggiate).

Per informazioni su tutti gli altri appuntamenti dell’ultimo weekend delle Vie dei Tesori cliccare qui, o telefonare allo 0918420253, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

Il Castello a Mare riapre con Le Vie dei Tesori dopo 18 mesi di lockdown

Nuovi percorsi tra fossato e bastioni, la porta Aragonese ritrovata, l’ingresso per i disabili. Le visite sabato e domenica in occasione dell’ultimo weekend del festival a Palermo

di Redazione

La “sentinella”, il Castrum Inferior, il misterioso castello con le torride segrete, che fu anche sede della Santa Inquisizione. Il Castello a Mare ne ha viste tante, amato e odiato a dismisura a seconda di chi governava Palermo, almeno fino al 1922 quando fu quasi del tutto demolito tra l’indifferenza dei cittadini. Finalmente riapre le porte, per la prima volta dopo il lockdown: e lo fa con Le Vie dei Tesori, ghiotta occasione prima che venga definitivamente riconsegnato alla città, dal 1 novembre.

Visite al Castello a Mare

Sabato 30 ottobre dalle 10 alle 17,30  e domenica 31 ottobre fino alle 12,30, una visita guidata che è una vera immersione nella storia, visto che si attraverserà il sistema dei bastioni, si scoprirà il fossato e si arriverà all’antica porta Aragonese, affacciata sullo spiazzo che un tempo si apriva sul mare (qui per i coupon). Costruito da Roberto Il Guiscardo, il Castello a Mare fu assediato talmente tante volte da riempire annali, nel Trecento fu assalito durante la Guerra del Vespro, poi ospitò il tribunale  cittadino prima che finisse allo Steri; sotto Bianca di Navarra si costruisce il fossato, gli Aragona lo dotano di ulteriori fortificazioni. I vicerè lo amano, ma poi gli preferiscono anch’essi lo Steri. E succederà di nuovo, per il Tribunale della Santa Inquisizione.

 

Castello a Mare

A fine Cinquecento, lo scoppio di una polveriera uccide diverse persone tra cui il poeta Antonio Veneziano, che era stato incarcerato per avere deriso il vicerè conte d’Olivares. I Borboni lo fortificarono ancora, ma Garibaldi aizzò la popolazione chiedendo la sua distruzione: non gli riuscì, agli inizi del Novecento lo ritroviamo caserma militare; nel 1922 il Governo fascista ordina la sua demolizione a scariche di dinamite per far posto alla nuova Dogana, non servono a nulla gli appelli degli intellettuali, di Ernesto Basile, della Società di Storia patria: il castello viene distrutto, si salveranno solo la porta Aragonese, il Mastio arabo normanno e la torre cinquecentesca, colpiti poi dalle bombe del ‘43.

La passerella che conduce alla Porta Aragonese

Oggi fanno parte del grande parco archeologico, probabilmente il più ampio di Palermo con il complesso di Maredolce. Il lunghissimo lockdown ha permesso di riscrivere i percorsi. “Abbiamo sistemato i corrimano e le passerelle per i disabili (che a breve potranno accedere anche dal  secondo ingresso sul fronte principale di piazza Tredici Vittime), ma soprattutto abbiamo liberato la porta Aragonese dalla ragnatela dei ponteggi” spiega Caterina Greco,  direttore del Museo Salinas a cui compete la gestione del Castello a Mare. La porta – una delle più antiche della città – ritorna alla luce e permette di immaginare quello che doveva essere l’antico baluardo difensivo sul mare. “È un punto fondamentale nella topografia della città – continua la Greco -. L’impegno per i prossimi anni è proprio quello del suo recupero integrale che doterà Palermo non solo di un monumento dal fascino particolare, ma anche della sua musealizzazione con una serie di servizi per i visitatori”.

Il mastio del Castello a Mare

Il Castello a Mare doveva essere veramente imponente, con alte torri di guardia collegate da cortine murarie, che racchiudevano un bagaglio immenso, dotato di chiese (forse una moschea) e cappelle, attorno al complesso principale, oltre al Mastio arabo normanno fuori dall’area archeologica. Gli scavi hanno portato alla luce reperti di epoca musulmana che fanno pensare ad un grande insediamento precedente.  La storia è talmente straordinaria che il Castello, con le chiese della Magione e della Maddalena, Maredolce e la Cuba, è tra i principali candidati ad entrare nell’itinerario della World Heritage List dell’Unesco. E in pochi ricorderanno che qui giunsero i due Arieti in bronzo, famosi sin dall’antichità, visto che se ne parla sin dal 1500. Ospiti al castello Maniace di Ortigia, furono regalati nel 1448 da re Alfonso V di Aragona a Giovanni Ventimiglia, marchese di Geraci, come ricompensa per aver soffocato la rivolta siracusana. Il marchese li portò nel suo castello a Castelbuono. Confiscati dal viceré Gaspare de Spes, furono trasportati prima allo Steri, poi al Castello a Mare, dove li vide il Falzello, li disegnò Houel e li descrisse Goethe. Durante i moti del 1848, una delle due statue fu colpita da una cannonata. Ariete, oggi, ne resta uno solo, bellissimo e raro, e fa parte della collezione del Museo Salinas.

Borghi dei Tesori Fest, successo per la prima edizione

di Redazione

A Palermo presentati i risultati della prima edizione di Borghi dei Tesori Fest, che ha messo a rete il patrimonio materiale e immateriale di 57 piccoli comuni, organizzando 12mila viste e coinvolgendo 500 giovani dei territori. A Villa Zito una giornata con sindaci, esperti e operatori culturali per fare il punto sulla manifestazione che si è svolta nei due weekend a cavallo tra fine agosto e inizio di settembre, e gettare le basi per la prossima edizione che si svolgerà a giugno 2022.

Borghi dei Tesori Fest, tempo di bilanci: 12mila visite e 500 giovani coinvolti

A Villa Zito presentati i risultati della prima edizione del festival che ha messo a rete il patrimonio materiale e immateriale di 57 piccoli comuni

di Redazione

La grande sfida superata: censire, mettere a rete e promuovere il patrimonio (spesso sommerso) di 57 borghi della Sicilia; coinvolgere 500 giovani, e gestire 12mila visite. Borghi dove ha funzionato lo storytelling, il coinvolgimento della comunità, la scoperta di bellissimi siti naturali così come del prezioso luogo poco conosciuto. Ma si tratta di un processo ormai irreversibile visto che molti altri borghi stanno chiedendo di aderire al progetto, e già si è al lavoro per il 2022. Sono i numeri della prima edizione di Borghi dei Tesori Fest, svolto in due fine settimana a cavallo tra agosto e settembre, promosso dalla Fondazione Le Vie dei Tesori e sostenuto da Fondazione Sicilia e Fondazione Con Il Sud, con il supporto di IGT e di Cantine Planeta.

Alcuni dei partecipanti al Forum Borghi dei Tesori

Il primo passo di una serie di iniziative mirate alla rigenerazione e al ripopolamento dei borghi a partire dal loro patrimonio materiale e immateriale, e con un forte coinvolgimento delle comunità. Non un progetto episodico, ma un qualcosa che si è già strutturato, visto che la Fondazione Le Vie dei Tesori ha costituito con i borghi l’associazione stabile Borghi dei Tesori, che conta già 60 comuni aderenti, e molti altri in fase di ammissione. E si è dotata subito di un comitato scientifico, presieduto dal fisico ed esperto di processi di rigenerazione ambientale Federico Maria Butera e composto dall’agronomo ed esperto di paesaggio mediterraneo Giuseppe Barbera; dall’imprenditore, “filosofo” e casaro della capra girgentana Giacomo Gatì; dall’agronomo ed esperto di produzioni agricole Paolo Inglese; dall’antropologa Orietta Sorgi; dal pioniere del turismo esperienziale nei borghi Pierfilippo Spoto.

 

Un momento dell’incontro

“Il patrimonio storico e culturale della Sicilia è unico, ma gestito in modo disastroso – interviene il presidente di Fondazione Sicilia, Raffaele Bonsignore -. Da anni ci dicono che la valorizzazione è uno degli strumenti su cui investire per garantire un futuro ai giovani. Parliamo di un’isola straripante di tesori artistici, ma che non ha strade o ferrovie adeguate; i nostri borghi sono bellissimi ma spesso difficilmente vivibili. Sono interrogativi da porre alla politica, non ai privati: in questa visione disastrosa, Le Vie dei Tesori e la costituzione dell’associazione Borghi dei Tesori sono un esempio virtuoso, danno un segnale che non deve assolutamente essere perso. Continueremo a stare a fianco del progetto”.

 

“Siamo orgogliosi di aver contribuito al successo della prima edizione di Borghi dei Tesori Fest, che ha visto oltre 12mila persone riscoprire 57 piccoli comuni della Sicilia,  guidate da 500 giovani formati per raccontare il loro patrimonio anche in modalità digitale – afferma Fabio Cairoli amministratore delegato di IGT – Abbiamo partecipato insieme ad un network di istituzioni e imprese locali alla valorizzazione del ricco patrimonio culturale e artistico dell’isola, anche supportando i giovani nella loro formazione,  tutti obiettivi che perseguiamo da sempre in favore delle comunità.

Visite di Borghi dei Tesori Fest

Ieri a Villa Zito, a Palermo, sono stati presentati e commentati i numeri del primo Borghi dei Tesori Fest, partendo anche dalla valutazione del loro impatto sul territorio, a cura dell’Otie (l’Osservatorio turistico delle Isole europee): un momento importante di confronto cui hanno partecipato molti sindaci e amministratori in presenza e molti collegati in streaming. “Siamo convinti che il patrimonio, materiale e immateriale possa essere una leva di crescita della comunità, e che la narrazione possa essere una chiave di valorizzazione dei luoghi – dice Laura Anello, presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori e della neonata Associazione Borghi dei Tesori – Crediamo che i giovani scelgano di restare in un borgo se percepiscono che quel borgo ha un valore, che i tesori che hanno sotto casa hanno un valore, spendibile poi in chiave occupazionale ed economica. Non esiste turismo possibile senza un coinvolgimento delle comunità”.

Sutera

Ed ecco la lettura dei dati del festival, condotta da Giovanni Ruggieri, presidente dell’Otie, che avverte subito: “Il turista non è un trolley, si sposta soltanto se ha ragioni per farlo. Dobbiamo chiedergli quindi cosa lo attragga, non basta la comunicazione di quel che può visitare. In futuro deve funzionare di più la rete, i programmi si devono incastrare l’uno sull’altro, i borghi devono avere uno sguardo strabico, non indirizzato solo al proprio territorio”, spiega Ruggieri che sottolinea la necessità  di attivare una collaborazione tra pubblico e privato ma soprattutto di migliorare il sistema ricettivo. Molti paesi non hanno neppure un posto letto, tanti altri possiedono un patrimonio edilizio poco utilizzato. La Sicilia ha poi il più alto numero di strutture extra alberghiere: quasi l’80 per cento.

Geraci Siculo, chiesa di Santo Stefano

Al festival dei Borghi hanno partecipato 57 comuni, di otto diverse province: la maggioranza nel Palermitano (il 30 per cento dei comuni) che registra più della metà degli ingressi totali e una media di 259 visitatori a centro. Media che sale a sfiorare le 400 presenze a borgo nell’Agrigentino dove hanno partecipato 7 comuni e messo insieme oltre 2700 presenze. Nel Siracusano due comuni partecipanti e una media di 226 presenze; nel Ragusano, sempre due comuni e una media di 183 presenze. Poi il Catanese (3 comuni partecipanti, e 188 visitatori di media); il Nisseno (4 borghi su 22, e una media di 110 presenze a centro), il Messinese (11 comuni su 108, e una media di 72 visitatori a borgo) e l’Ennese (2 comuni su 20 e una media di 58 presenze).

Il FUTURO DEI BORGHI DEI TESORI

Visite al fortino Mazzallakkar a Sambuca

La seconda edizione del festival dei Borghi dei Tesori sarà a inizio estate 2022, si pensa ai quattro weekend di giugno, un festival itinerante che a turno valorizzerà macro-aree e aggregazioni territoriali.  A breve partirà il contest per scegliere il piccolo intervento di rigenerazione urbana da sostenere, ogni Comune potrà candidare il proprio progetto da votare. Sarà anche lanciato per il 2022 un riconoscimento al Borgo dei Tesori: il Comitato scientifico è già al lavoro per strutturare una griglia di best practice alla base del premio, che andrà dal riconoscimento dei tesori viventi alle relazioni, alle bellezze ritrovate. A parte il lavoro che si sta già avviando per la partecipazione ai bandi europei, l’associazione punta anche al progetto “Ho scelto il Sud” per aumentare reputazione e attrattività dei territori: il progetto è quello di raccontare chi ha scelto di restare nei borghi o di tornare. Ambasciatori del territorio e leader naturali di processi di ripopolamento.

Borghi dei Tesori Fest, si presenta il bilancio della prima edizione

A Villa Zito conferenza stampa e forum del comitato scientifico dell’associazione che a messo a rete il patrimonio di 57 comuni, con 12mila visite e 500 giovani coinvolti

di Redazione

È stata una grande sfida, quella di censire, mettere a rete e promuovere il patrimonio (spesso sommerso) di 57 borghi della Sicilia; di coinvolgere 500 giovani, e gestire 12mila visite della prima edizione di Borghi dei Tesori Fest, che si è svolto nei due fine settimana a cavallo tra agosto e settembre. Un’iniziativa promossa dalla Fondazione Le Vie dei Tesori che è stata il primo passo di una serie di progetti mirati alla rigenerazione e al ripopolamento dei borghi a partire dal loro patrimonio materiale e immateriale, e con un forte coinvolgimento della comunità. Non un’iniziativa episodica, perché la Fondazione ha costituito con i borghi un’associazione stabile, l’associazione Borghi dei Tesori, che conta già 60 comuni aderenti, e molti altri in fase di ammissione.

Visite di Borghi dei Tesori Fest

Sabato 23 settembre alle 11 a Villa Zito si svolgerà la conferenza stampa conclusiva di Borghi dei Tesori Fest, presentando anche i nuovi progetti. Parteciperanno il presidente della Fondazione Sicilia, Raffaele Bonsignore, che ha sostenuto il progetto insieme con Fondazione con il Sud, con IGT e con Cantine Planeta; il presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori e dell’associazione Borghi dei Tesori Laura Anello; Vito Planeta delle Cantine Planeta; il presidente dell’Otie (Osservatorio turistico delle Isole europee) Giovanni Ruggieri che valuterà l’impatto del Festival; gli amministratori dei Comuni coinvolti.

 

Visite al fortino Mazzallakkar a Sambuca

Nel pomeriggio il forum con la presentazione del Comitato scientifico dell’associazione Borghi, presieduto dal fisico ed esperto di processi di rigenerazione ambientale Federico Maria Butera e composto dall’agronomo ed esperto di paesaggio mediterraneo Giuseppe Barbera; dall’imprenditore, “filosofo” e casaro della capra girgentana Giacomo Gatì; dall’agronomo ed esperto di produzioni agricole Paolo Inglese; dall’antropologa Orietta Sorgi; dal pioniere del turismo esperienziale nei borghi Pierfilippo Spoto.

Dalla Città della Scienza alla danza nei bastioni: il meglio del quarto weekend a Catania

Apre il polo interattivo dell’Università, tra video e animazioni 3D, simulatori e realtà virtuali. Si recupera lo spettacolo di danza butoh al Bastione degli Infetti e sarà l’ultima domenica per ammirare Palazzo Biscari

di Redazione

Ottantacinquemila presenze nei primi tre weekend delle Vie dei Tesori in sette città siciliane: è già un successo bellissimo, ma il festival è pronto a continuare. Perché se a Sciacca, Ragusa, Scicli, Cefalù e Erice si tirano le somme, sia a Palermo che a Catania il festival va avanti, sempre con il supporto di Unicredit. Ecco quindi pronto un nuovo fine settimana – il penultimo – tra aperture, visite, laboratori, spettacoli e passeggiate, tutto sabato 23 e domenica 24 ottobre. Catania, bellissima e imponente che con Le Vie dei Tesori ha scoperto sia i laboratori artistici che le passeggiate fuori porta (qui il programma completo): ma questo weekend si ricollegherà virtualmente a Palermo (che sta aprendo le sue collezioni scientifiche) e sarà tutta per la Città della Scienza dell’Università, vero polo interattivo tra exhibit, video e animazioni 3D, simulatori e realtà virtuali, tutti ospitati nell’ex raffineria di zolfo nell’ottocentesco quartiere delle Ciminiere.

Città della Scienza

Un museo scientifico interattivo composto da cinque “isole”, un’area espositiva distribuita lungo un corridoio sospeso, un auditorium, alcuni laboratori attorno al cortile irregolare dove avveniva la pesatura dello zolfo, oggi cuore del Centro. Palazzo Biscari delicatissimo, sontuoso aprirà per l’ultima domenica dalle 15 alle 17.30: un’occasione da non perdere, per sentirsi principi per pochi minuti, passeggiando nella sala da ballo; per chi volesse fare il bis, ecco Villa Manganelli, l’unica realizzata da Ernesto Basile a Catania; e lo splendido Palazzo Scuderi Libertini con i suoi arredi perfettamente conservati e il giardino pensile. E sarà anche l’ultimo weekend di visita per la bottega d’arte Cartura, piccolo scrigno fantasioso di opere nate dalla carta e dalla reinvenzione in chiave artistica di oggetti in disuso (qui tutti i luoghi).

 

“Roulette”, spettacolo di danza butoh

Non bisogna mancare l’occasione di assistere ad uno spettacolo di danza Butoh sul Bastione degli Infetti: saltato nelle scorse settimane per il maltempo, sarà recuperato sabato alle 19: “Roulette” di Valeria Geremia si muoverà su veri quadri di luce, galleggiando tra le ombre. “Le creazioni si plasmano sui luoghi, fluttuano nelle strutture e accarezzano le mura che, ricordiamolo, un tempo racchiudevano un lazzaretto – spiega la coreografa -: l’idea è quindi quella di creare ‘camere emozionali’ per il pubblico. Il lavoro multimediale di Mariano Leotta completa la visione: non danza solo il corpo ma anche le forme e la luce”.

Villa Manganelli

Da non mancare, sabato alle 11 e alle 16,30, un’esperienza sensoriale oltre che visiva: quell’angolo di Paradiso a pochi passi dall’Etna, su affioramenti lavici e residui di antiche colate, che è il Parco Paternò del Toscano a Sant’Agata Li Battiati. Sempre sabato, ma alle 10 e alle 17,30, si può raggiungere Mascalucia e visitare Villa Trinità, gioiello del ‘600, tra alberi e arbusti esotici, e piante succulente curate dal proprietario, Salvatore Bonajuto. E domenica, alle 10 e alle 16, si può raggiungere Villa Manganelli Biscari a Viagrande, appartenuta ai Paternò Castello Manganelli, e oggi è di proprietà dell’avvocato Pitanza. E’ un bellissimo esempio di villa nobiliare settecentesca, con varie dependance che ospitano le minuziose collezioni del proprietario. Il giardino è uno dei più straordinari esempi di impianto verde siciliano. Tempo permettendo,  spazio agli itinerari in barca a vela, alla scoperta di uno dei più suggestivi scorci della costa lavica urbana: accompagnati dagli esperti della Lega Navale Italiana, si potrà ammirare il waterfront della città con l’Etna sullo sfondo; e si proverà anche l’ebbrezza della prima discesa nei fondali di Ognina (qui per prenotare tutte le esperienze).

Barca di Aci Trezza

Un discorso a parte, tra le tantissime esperienze proposte, merita Aci Trezza dove si scoprirà il geosito dei basalti colonnari, testimonianza delle prime eruzioni etnee. Ci si muoverà tra barche trezzote, la torre superstite del principe di Aci, la Torre dei Faraglioni e l’edicola della Madonna della Provvidenza, citata nei Malavoglia; poi nel Centro studi Acitrezza per la mostra fotografica “Salvatore Valastro” su Aci Trezza antica. Si chiude con il museo della Casa del Nespolo. Sabato alle 10 (ultima possibilità), torna la passeggiata di Etna N’geniusa al Cimitero Inglese, per ricordare fra suggestioni poetiche e musicali, una pagina cruciale della storia recente della città. E domenica, col Circolo Etna Sud-Ovest, si scoprirà il Ponte dei Saraceni di Adrano, lungo le sponde del fiume Simeto, uno dei monumenti più antichi e meglio conservati di questa parte di Sicilia, simbolo della dominazione araba sulla città (qui le passeggiate).

Palazzo Raciti ad Acireale

E non dimenticate Acireale: qui aprono i due musei gioiello, quello dedicato alle uniformi (solo domenica) e l’altro sui carri del famoso Carnevale; poi San Benedetto, un trionfo dorato; la seicentesca San Biagio e Santissimo Salvatore l’ex lazzaretto. Solo sabato al tramonto si potrà salire fino alla terrazza del Raciti Palace, passando prima sotto coloratissimi ombrelli: per una prospettiva del tutto inedita tra lava e mare.

Per informazioni su luoghi, passeggiate ed esperienze del Festival, cliccare qui o telefonare allo 0918420253, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

A Palermo quarto weekend tra collezioni scientifiche e tesori archeologici

In mostra motori, meccanismi, scheletri, animali impagliati e le tavole del Basile. Aprono i nuovi percorsi del Castello a Mare, ultime visite alle Sorgenti del Gabriele e ai Serbatoi di San Ciro. Alla scoperta dei giardini mediterranei ai Vivai Gitto e dei laboratori di Beer Bubbles

di Redazione

Cinquantottomila visitatori a Palermo che diventano ottantacinquemila nei primi tre weekend nelle sette città siciliane: è un successo bellissimo e Le Vie dei Tesori è pronta a continuare. Perché se a Sciacca, Ragusa, Scicli, Cefalù e Erice si tirano le somme, sia a Palermo che a Catania il festival va avanti, sempre con il supporto di Unicredit, e si prepara ad un nuovo fine settimana – sabato e domenica, 23 e 24 ottobre – di aperture, visite, teatralizzazioni, concerti e passeggiate (qui il programma completo).

Museo dei Motori

Le due città saranno unite dal fil rouge delle collezioni scientifiche, spesso note solo agli appassionati o agli universitari: e invece, sarà bellissimo scoprire  le eliche e i pistoni degli aerei delle due guerre, al Museo storico dei motori e dei meccanismi, dentro la Scuola Politecnica (viale delle Scienze, ed.8, sia questo weekend che il prossimo dalle 10 alle 17,30); o perdersi tra i 400 strumenti scientifici d’epoca utilizzati per gli esperimenti di fisica e chimica e ora raccolti all’istituto Crispi Almeyda (museo delle scienze Margherita Hack, largo Mineo 4, sabato dalle 10 alle 12); o tuffarsi virtualmente nel Mar di Sicilia un tempo popolato da anguille e dentici enormi (lo capirete al museo di zoologia Doderlein, via Archirafi 16, sabato e domenica dalle 10 alle 17,30) , e scoprire che un tempo lontano l’isola ospitava anche leoni e elefanti (questo è l’ultimo weekend per visitare il Gemmellaro, corso Tukory 131, sabato e  domenica dalle 10 alle 12,30); una bellissima sorpresa saranno anche le 34 gigantesche tavole ottocentesche che raffigurano edifici antichi, e su cui studiava Giovan Battista Filippo Basile: saranno i docenti di Architettura in persona a spiegarle, sabato dalle 10 alle 13, al Dipartimento di viale delle Scienze.

 

Dulciora nelle carceri dello Steri

Ma andiamo avanti: già domani, sabato 23 dalle 17 alle 21, tornano le visite a Palazzo Costantino ma dovrete aspettare il prossimo weekend per conoscere Margheritina, popolana e moglie del poeta Peppe Schiera: nel frattempo la camaleontica Stefania Blandeburgo vi presenterà (sabato e  domenica dalle 11 alle 17) la nobile zia Mimmi, l’ultima abitante di Villa Pottino; e, se raggiungerete domenica (dalle 20 alle 22) le carceri dello Steri, farete la conoscenza di  Dulciora, la signora alto borghese che riuscì a prendersi gioco del Sant’Uffizio; sono due personaggi realmente esistiti, il primo disegnato da Geraldina Piazza sulle memorie di famiglia, il secondo da Laura Anello che ha cucito Dulciora sui verbali dei processi della Santa Inquisizione (qui per prenotare le visite teatralizzate).

Serbatoi di San Ciro

Ritorniamo alle visite (qui tutti i luoghi aperti): ultima occasione per visitare sia le Sorgenti del Gabriele (stradella Riserva reale 8, sabato e domenica 10-17,30) che i Serbatoi di San Ciro (via Ciaculli 5, solo domenica 10-17,30), due luoghi differentemente originali che raccontano la storia delle acque della città; ed è aperta anche l’Antica Manifattura tabacchi (via Simone Gulì 23, dalle 10 alle 17,30) dove sono esposte le foto di Ascosi Lasciti, il collettivo di appassionati che censisce i luoghi abbandonati dell’isola, industrie, ville, borghi, e chiese. E ancora, è aperta la Vignicella – via La Loggia, 5 (sabato e domenica 10-17,30), è la sezione femminile dell’innovativa (per i tempi) Real Casa dei Matti -, vero museo di se stessa con le corsie e i servizi per le pazienti psichiatriche, le divise, le camicie di forza, le schede mediche e le prime macchine per l’elettroshock: è uno dei luoghi must di questo festival.

Il mastio del Castello a mare

Poi armi, tascapane, elmetti e persino la ricostruzione di una trincea, al “museo della guerra” della Caserma Ruggero Settimo (piazza S. Francesco di Paola, sabato e domenica 10-12,30) dove sono stati anche scoperti antichi affreschi. Sarà l’ultima occasione per visitare alcuni dei siti che fanno parte del patrimonio arabo normanno, come la Magione (10-12,30) e sarà l’ultimo weekend per la chiesa di San Giovanni degli Eremiti (sabato e domenica 10-17,15), e il Villino Florio (che apre anche il giardino, sabato e domenica 10-12,30) ma si sarà ripagati dalle visite alla Cuba (sabato e domenica 10-17,30) e al Castello a Mare (ingresso da via Filippo Patti) con i percorsi di visita nell’area archeologica, occasione imperdibile sabato dalle 10 alle 17,30 e domenica dalle 10 alle 12,30).

Laboratorio di restauro a Palazzo Montalbo

Solo questo sabato (11-17,30) si potrà anche visitare la chiesa di San Francesco di Paola, che il restauro ha appena restituito alla sua magnificenza barocca. Solo domenica è aperta Casa Massonica (piazzetta Pietro Speciale 9, domenica 10-17,30) che i palermitani hanno appena scoperto, ma non bisogna perdere l’occasione di visitare il Circolo Ufficiali (piazza Sant’Oliva 25, sabato e domenica 9-12 e 15-18), considerato uno dei più belli d’Italia. Non perdete il grande laboratorio del centro regionale di restauro, a Palazzo Montalbo (via dell’Arsenale 12): soltanto questo sabato e il prossimo (dalle 9 alle 12,30) le restauratrici vi spiegheranno i segreti per recuperare arazzi, affreschi e fotografie d’epoca; e la minuscola bottega di Cittacotte (corso Vittorio Emanuele 120, alle 11) che riproduce in una scala di pochi centimetri i monumenti di Palermo.

La serra Carolina all’Orto Botanico

Non perdete i tour fuori porta al castello di Marineo e alle terme arabe di Cefalà Diana (qui per prenotare). Poi le visite in notturna (dalle 20 alle 21,30) all’Orto Botanico, che per il festival ha riaperto il videomapping Anima Mundi di OddAgency, mentre si possono già prenotare i laboratori di Beer Bubbles, il festival internazionale delle birre artigianali che si apre domani (venerdì 22) e dura fino a domenica a Villa Filippina: sei incontri e degustazioni orizzontali delle farmhouse beer, abbinamenti e lezioni di esperti come Kuaska, Andrea Camaschella e Simone Cantoni (qui per prenotare). E solo per i visitatori delle Vie dei Tesori, al Museo Abatellis, all’Oratorio dei Bianchi e a Palazzo Mirto, i pezzi preziosi delle collezioni di Wunderkammer.

UN TUFFO NEL VERDE

Gitto Garden

Che con Le Vie dei Tesori vuol dire scoprire i giardini delle ville storiche, i vivai dove si curano piante tropicali, gli spazi raccontati dagli agronomi e dalle guide naturalistiche.  Questo quarto weekend del festival condurrà quindi tra i viali dei vivai Gitto (via Castelforte 100) dove vi narreranno la storia di un lembo di costa strappato alle paludi e regalato alle ville liberty (Mondello dei primi del Novecento): arrivano da questi vivai la maggior parte delle piante che abitano tuttora i giardini. Con il festival i Gitto Garden proporranno (domenica alle 11 e alle 12, poi sabato prossimo) un vero itinerario esperienziale nel cuore del giardino siciliano.

Villa Tasca

Se invece cercate un posto romantico, dovete seguire le tracce di Wagner e Jacqueline Kennedy e immergervi nella sontuosa bellezza di Villa Tasca (sabato e domenica, dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 15 alle 17). Ma questo fine settimana inizia già con due passeggiate tra i tesori verdi: sabato alle 9 si andrà con Astrid Natura fra zubbi e orchidee su Monte Catalfano, a Bagheria; sono già sold out sia l’escursione del Wwf Sicilia sulle sponde del fiume Oreto e il tour con Giuseppe Barbera tra i viali dell’Istituto Agrario Castelnuovo, ma domenica si può raggiungere Ficuzza, tra querce secolari e il Pulpito del Re, e (con un po’ di fortuna perché si sta esaurendo anch’essa)  partecipare alla passeggiata al Fiumelato di Meccini, vicino a Altofonte.

PODCAST D’AUTORE

Podcast d’autore

“Ascolta un tesoro” è il mantra: soprattutto se ci si affida a undici accademici, storici dell’arte, direttori di musei, studiosi, scrittori che hanno accettato di raccontare il loro tesoro. Non solo notizie, ma anche segreti, aneddoti, curiosità, memorie: ascoltabili senza limiti, si possono acquistare cliccando qui.

UN FESTIVAL IN SICUREZZA

Le Vie dei Tesori 2021

Rispetto delle normative anti Covid-19: è stata istituita ovunque la prenotazione on line, non obbligatoria ma caldamente consigliata: per i luoghi basterà acquisire il coupon sul sito (o da Tecnica Sport, via Aquileia, 38, a Palermo) o nei due punti informazione in piazza Verdi e in piazza Bellini. Per passeggiate ed esperienze, prenotazioni e coupon sempre sul sito o (senza la garanzia di trovare posto) sui luoghi di raduno. Tutto il sito, il portale e il sistema di vendita dei coupon delle Le Vie dei Tesori si deve a Kappaelle. Il progetto grafico è di Alessandro Fiore – Expagina.it. Per informazioni sul Festival telefonare allo 0918420253, tutti i giorni dalle 10 alle 18 o visitare il sito www.leviedeitesori.com.

Palermo, chiesa anglicana Holy Cross

La chiesa di Santa Croce è il cuore delle attività religiose della comunità anglofona di Palermo. Al suo interno si trova la cappella commemorativa delle famiglie Whitaker e Ingham. Fu costruita tra il 1871 e il 1875 grazie a Joseph Whitaker e Benjamin Ingham junior, che vollero fabbricare a loro spese un tempio in cui celebrare il culto secondo il rito anglicano. La chiesa presenta una perfetta unione di stili diversi: l’esterno e gli elementi architettonici verticali ricordano il gotico tipico del Nord Europa, mentre i mosaici dorati dell’abside sono d’ispirazione bizantina. Sulle vetrate, nel prospetto principale del muro ovest, sono rappresentati la Vergine Maria, Maria Maddalena e San Giovanni, testimoni ai piedi della Croce. Nel grande rosone che li sovrasta è raffigurata “L’adorazione dell’Agnello” da parte degli angeli. Durante la Seconda guerra mondiale, dopo l’invasione della Sicilia nel 1943, fu usata dalle forze statunitensi. L’organo della chiesa, costruito da Walker’s di Londra, è stato suonato per la prima volta nell’ottobre 1903 e per celebrare il suo centenario è stato restaurato nel 2003.

Che ci fa un musicologo e uomo di teatro in giro per la città alle quattro del mattino? Dice buongiorno alla notte, assaporando il silenzio, sentendo profumi di fiori e di terra, scoprendo scorci straordinari, aspettando l’apertura dei primi bar

di Giovanni Mazzara

I Quattro canti, o piazza Villena o Ottagono del Sole o Teatro del Sole, così detta perché a tutte le ore del giorno uno o più dei canti era baciato dalla luce del sole.

Ma torniamo alla descrizione di Enrico Onufrio nella sua Guida pratica di Palermo: “E adesso, o amico forestiero, se ti piace, entriamo in città. Entriamoci per Porta Macqueda, e dopo aver percorsa per metà la via Macqueda, bisogna fermarsi: fermarsi ed ammirare. Difatti quest’ottagono dove noi siamo, è qualche cosa di più che il centro della città: è un monumento d’arte, caratteristico, originale, unico forse al mondo. I quattro canti che accerchiano la piazza hanno un’architettura uguale d’ordine dorico, ionico e composito. (…) E che cosa sono per i palermitani i Quattro Cantoni? Sono ciò che per i romani è Piazza Colonna, ciò che per i Milanesi è la Galleria, ciò che per i Veneziani è la piazza San Marco”.

“Andando in giro per la città non si può fare a meno di passarvi quindici o venti volte in un giorno. E’ là che gli strilloni vendono i giornali, è là che si sbrigano gli affari, è là che si organizzano le dimostrazioni, è là che si fanno le carnevalate. Quella piazza è la conca dove sgorgano tutte le acque; è il cuore dove affluiscono tutte le arterie. In tutte le ore del giorno, faccia bel tempo o piova, è sempre piena di capannelli o di gruppi, di persone che discutono, di sfaccendati che fumano, di studenti che si agitano, di strilloni che vendono il foglio, di uomini d’affare, di zerbinotti, di questurini, di pontonieri, mentre su quella confusione di teste chioccasno le fruste dei cocchieri che s’incrociano con le loro vetture in quel grande quadrivio”.

Le Vie dei Tesori chiude il terzo weekend con 35mila visitatori

Sfiorate le 24mila visite a Palermo e 4mila a Catania. Sciacca quintuplica la performance dello scorso anno, mentre Ragusa supera i 5mila accessi complessivi. Molto bene anche Cefalù, Scicli ed Erice

di Redazione

I numeri continuano a crescere: nel terzo weekend di ottobre delle Vie dei Tesori si raggiungono quasi 35mila presenze, per un totale di 84.827 visitatori nei primi tre weekend di programmazione di questa seconda tranche che vede, al fianco di Palermo e Catania, anche Ragusa, Scicli, Sciacca, Cefalù ed Erice che erano alle ultime giornate di partecipazione. Nelle due più grandi città siciliane si andrà invece avanti fino al 31 ottobre. La roccaforte resta sempre Palermo dove i visitatori sono stati 23.950 che sommati agli oltre 34mila dei primi due weekend portano a superare le 58mila presenze (58.480 per l’esattezza) nel capoluogo, nonostante la pioggia a sprazzi abbia impedito l’accesso ad alcuni giardini e spazi verdi.

Visite alla Prefettura di Ragusa

Non solo Palermo comunque: a Catania il festival è veramente sbocciato e si contano quattromila presenze nel weekend che portano a superare i novemila visitatori nei primi tre fine settimana. Ragusa ha invece avuto un exploit sabato e domenica scorsi, e ha superato le duemila presenze (superando i cinquemila visitatori in tre weekend e triplicando quasi la performance dello scorso anno), portandosi davanti a Sciacca, che resta comunque la vera sorpresa di questa seconda tranche: anche lei sfiora le duemila presenze e chiude il festival a 4808 visitatori, più che quintuplicate le presenze dello scorso anno. Ottime performance anche per Scicli con i suoi 1110 visitatori (che diventano 2647 nei tre weekend); Cefalù, al debutto, vince di poco sulla lunghezza: sono 978 ad aver scelto la cittadina normanna nell’ultimo finesettimana, ma sono 2783 lungo l’intero festival. Infine Erice, che mette insieme un bellissimo debutto da 1817 presenze nei tre weekend.

 

Visite a Palazzo Costantino

Ed eccoci al dettaglio: a Palermo è Palazzo Costantino a battere ogni record e aggiudicarsi la palma del weekend, visto che supera le duemila presenze e spodesta dal podio la chiesa di Santa Caterina, che tiene però saldamente l’argento. I muri scrostati, l’affaccio su via Maqueda e i Quattro Canti, ma soprattutto l’affresco inatteso e intonso del Velasco: visitare Palazzo Costantino – messo a disposizione dal mecenate Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona – è un’esperienza fantastica, che il festival ha ampliato visto che, data la grande richiesta, sarà disponibile anche nei prossimi venerdì dalle 17 alle 21. Oltre alla chiesa e al monastero di Santa Caterina, registrano sempre numeri molto alti anche la Casina Cinese (che è normalmente aperta, ma con il festival diventa una vera esperienza) e la Banca d’Italia, sold out in poche ore.

Stefania Blandeburgo interpreta Dulciora nelle carceri dello Steri

Ma il pubblico delle Vie dei Tesori è noto per la sua curiosità: e così ha scoperto l’ex palazzo Valguarnera appena restaurato, con il bellissimo affaccio su piazza Bellini; luoghi noti solo in ambiti professionali come la collezione universitaria di anatomia o la Vignicella, la dependance femminile della Casa dei matti, o anche la chiesa anglicana, il tempio dei Whitaker a Palermo, e la Casa Massonica, aperti per la prima volta in assoluto; e sono entrati nei siti must da qualche anno, le sorgenti del Gabriele e i serbatoi di San Ciro. Frequentatissime (e spesso sold out) le passeggiate: quelle condotte da professori come Giuseppe Barbera e Maurizio Carta hanno gettato una luce nuova su percorsi nel cuore antico della città. Tanti applausi per Stefania Blandeburgo che, guardata a vista dai graffiti dello Steri, ha fatto rivivere il fantasma di Dulciora, signora alto borghese che riuscì a beffare il Sant’Uffizio grazie a potenti protezioni; e grande partecipazione per le incursioni jazz al Museo Salinas con i tre sassofonisti della L. Switters Sax Brotherhood pronti a dialogare con metope e antiche statue.

Cefalù dalla Rocca

Ma i numeri crescono tantissimo se si guarda a tutte e sette le città che hanno aperto per questi primi tre fine settimana e che insieme sfiorano le novantamila presenze: a partire dagli immediati dintorni del capoluogo, visto che una debuttante Cefalù si è raccolta attorno alla sua Rocca, e ha raggiunto numeri ragguardevoli, quasi duemila ingressi. Senza contare che in parecchi, anche cefaludesi, hanno riscoperto il Museo del barone Mandralisca. Nell’altra debuttante, Erice il pubblico ha amato moltissimo la misteriosa Torretta Pepoli, ma anche gli affreschi dorati di Casa Santa di Sales e si è incuriosito visitando la Rete sismica ideata dal professor Zichichi.

Palazzo Biscari a Catania

Catania divide con Palermo l’amore del pubblico per i palazzi storici, e quindi i visitatori si sono riversati nella residenza dei principi di Biscari dove il racconto della storia della famiglia si mescola con l’eleganza straordinaria della più bella residenza della città; numeri alti anche a palazzo Scuderi Libertini, con gli arredi originali, nella sede istituzionale del Comune, Palazzo degli Elefanti, e a Palazzo Asmundo di Gisira trasformato in un hotel de charme. Tra tutti si insinua sicura, al secondo posto tra i luoghi più visitati, l’enorme chiesa di san Nicolò L’Arena, ormai uno dei luoghi must sin dall’avvio del festival a Catania. Ma hanno funzionato molto bene anche le passeggiate e i trekking sull’Etna, e l’esperienza tra le barche trezzote e i basalti colonnari a AciTrezza, i percorsi a Adrano, Misterbianco e Viagrande dove si trova un altro dei luoghi più amati, la villa Manganelli Biscari con le sue collezioni inedite.

La vera sorpresa di questa seconda tranche del festival è stata comunque Sciacca: la parte del padrone l’ha fatta la chiesa dello Spasimo, lo spazio ritrovato dopo la chiusura di oltre sessant’anni, ha riscosso l’interesse e i ricordi degli stessi saccensi che hanno potuto ammirare le opere di Franco Accursio Gulino: la sua personale “Domus” ha avviato uno stretto colloquio con la chiesa slabbrata. E la mostra resterà aperta anche per parecchie settimane. Seguono da presso i tetti del Carmine, con l’affaccio sulla città dal campanile, e l’inattesa parte medievale della chiesa. Grande interesse per le case private: a partire da palazzo Licata Borsellino con il suo giardino segreto e gli assaggi delle dolci ova murina. Molto frequentate le passeggiate che hanno permesso di scoprire i laboratori dei ceramisti e quelli di lavorazione del corallo, e gli scorci della città antica. Aperto per pochissime ore e subito sold out, il carcere, grande interesse per le attività dei pescatori spiegate dagli stessi protagonisti

Le Cave Gonfalone a Ragusa

Anche a Ragusa hanno funzionato le dimore storiche, un must di ogni anno: palazzo Arezzo di Trifiletti dove i visitatori sono entrati sulla scia dei racconti degli stessi proprietari, tra  arredi d’epoca, tappezzerie e consolle eleganti; e il Circolo di Conversazione, con la sua aria affettuosamente retrò. Quest’anno la sorpresa era quella di Cave Gonfalone, la latomia scavata nel cuore della città, aperta per la prima volta. E poi Scicli barocca, dove le grotte di Chiafura hanno sempre un fascino immenso e di solito non è possibile visitarle: è stato un testa a testa fino alla fine, con l’atmosfera antica della Farmacia Cartia, tra vasi, provette e albarelli. E questo weekend in tantissimi si sono inerpicati a Colle San Matteo per osservare dall’alto Scicli al tramonto: anche in questo caso c’è stata una lotta virtuale per il podio di bronzo, insidiato dalla ‘A Rutta ri Ron Carmelu, il museo di se stesso scavato nella roccia.

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