Palermo racconta i Borbone, mostra al Museo Salinas

L’esposizione occupa i tre saloni del primo piano e racchiude una vasta selezione di opere e reperti donati dai sovrani Francesco I e Ferdinando II. Sarà visitabile fino al 31 marzo

di Redazione

Fu per dodici mesi capitale del regno borbonico, ma bastarono a segnare la sua storia. Oggi, a distanza di poco più di duecento anni, e a chiusura dell’anno passato da Capitale Italiana della Cultura, Palermo ospita una mostra che racconta l’epopea dei Borbone.  Al Museo Salinas è stata infatti  inaugurata  “Palermo capitale del Regno. I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei”, organizzata dal museo archeologico regionale – che la ospita fino al 31 marzo – in collaborazione con il Museo archeologico nazionale di Napoli, il Parco Archeologico di Pompei e CoopCulture.

Una storia che inizia nel 1734, quando Carlo di Borbone muove alla conquista del Regno di Napoli e del Regno di Sicilia sottraendoli alla dominazione austriaca e si conclude nel 1860, con lo sbarco dei Mille a Marsala e il governo dittatoriale di Giuseppe Garibaldi che portò la Sicilia all’annessione al neonato Regno d’Italia.

Un passo indietro: dopo il Congresso di Vienna, il sovrano Borbone Ferdinando IV (che dopo l’unificazione avrebbe assunto il nome di Ferdinando I) aveva riunito in un unico Stato, il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia, grazie alla Legge fondamentale del Regno delle Due Sicilie dell’8 dicembre 1816. La capitale del nuovo Regno fu inizialmente Palermo, sede secolare del Parlamento Siciliano, ma già l’anno successivo (1817) la capitale viene spostata a Napoli. Palermo visse quindi soli dodici mesi da “capitale” del Regno, ma tanto bastò a segnarla a vita. Perché il lascito dei Borbone si trova in ordinamenti e leggi a salvaguardia del patrimonio culturale e in reperti archeologici che giunsero a Palermo su indicazione della casa regnante.

L’esposizione, curata da Francesca Spatafora e promossa dall’assessorato regionale e dal dipartimento ai Beni Culturali, occupa i tre saloni del primo piano del Salinas e racchiude una vasta selezione di opere e reperti donati all’allora Museo di Palermo dai sovrani Borbone Francesco I e Ferdinando II oltre a diverse opere provenienti da scavi finanziati dai reali a Pompei, Ercolano e Torre del Greco, prestate dal Museo archeologico nazionale di Napoli e dai Parchi archeologici di Pompei ed Ercolano.

La mostra sarà aperta al pubblico dal 2 dicembre e visitabile dal martedì al sabato, dalle 9.30 alle 18.30, mentre la domenica e i festivi dalle 9.30 alle 13.30. Per informazioni e prenotazioni, telefonare allo 091 7489995.

L’esposizione occupa i tre saloni del primo piano e racchiude una vasta selezione di opere e reperti donati dai sovrani Francesco I e Ferdinando II. Sarà visitabile fino al 31 marzo

di Redazione

Fu per dodici mesi capitale del regno borbonico, ma bastarono a segnare la sua storia. Oggi, a distanza di poco più di duecento anni, e a chiusura dell’anno passato da Capitale Italiana della Cultura, Palermo ospita una mostra che racconta l’epopea dei Borbone.  Al Museo Salinas è stata infatti  inaugurata  “Palermo capitale del Regno. I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei”, organizzata dal museo archeologico regionale – che la ospita fino al 31 marzo – in collaborazione con il Museo archeologico nazionale di Napoli, il Parco Archeologico di Pompei e CoopCulture.

Una storia che inizia nel 1734, quando Carlo di Borbone muove alla conquista del Regno di Napoli e del Regno di Sicilia sottraendoli alla dominazione austriaca e si conclude nel 1860, con lo sbarco dei Mille a Marsala e il governo dittatoriale di Giuseppe Garibaldi che portò la Sicilia all’annessione al neonato Regno d’Italia.

Un passo indietro: dopo il Congresso di Vienna, il sovrano Borbone Ferdinando IV (che dopo l’unificazione avrebbe assunto il nome di Ferdinando I) aveva riunito in un unico Stato, il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia, grazie alla Legge fondamentale del Regno delle Due Sicilie dell’8 dicembre 1816. La capitale del nuovo Regno fu inizialmente Palermo, sede secolare del Parlamento Siciliano, ma già l’anno successivo (1817) la capitale viene spostata a Napoli. Palermo visse quindi soli dodici mesi da “capitale” del Regno, ma tanto bastò a segnarla a vita. Perché il lascito dei Borbone si trova in ordinamenti e leggi a salvaguardia del patrimonio culturale e in reperti archeologici che giunsero a Palermo su indicazione della casa regnante.

L’esposizione, curata da Francesca Spatafora e promossa dall’assessorato regionale e dal dipartimento ai Beni Culturali, occupa i tre saloni del primo piano del Salinas e racchiude una vasta selezione di opere e reperti donati all’allora Museo di Palermo dai sovrani Borbone Francesco I e Ferdinando II oltre a diverse opere provenienti da scavi finanziati dai reali a Pompei, Ercolano e Torre del Greco, prestate dal Museo archeologico nazionale di Napoli e dai Parchi archeologici di Pompei ed Ercolano.

La mostra sarà aperta al pubblico dal 2 dicembre e visitabile dal martedì al sabato, dalle 9.30 alle 18.30, mentre la domenica e i festivi dalle 9.30 alle 13.30. Per informazioni e prenotazioni, telefonare allo 091 7489995.

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Torna il festival Nuove Musiche al Teatro Massimo

Dopo la prolusione di Paolo Emilio Carapezza nella Sala Onu, appuntamento con un concerto di Giovanni Sollima e del compositore cinese Tan Dun

di Redazione

Un concerto, due artisti e una prolusione. Torna a Palermo il festival Nuove Musiche, giunto alla quinta edizione, organizzato dalla Fondazione Teatro Massimo, in collaborazione con il Conservatorio “Scarlatti”.

Inaugurazione questa sera alle 19 nella Sala Onu del teatro lirico palermitano con la prolusione di Paolo Emilio Carapezza, professore emerito dell’Università di Palermo, intitolata “Dove, ah! dove ten vai musica mia? Le costituzioni delle nuove musiche”. Il musicologo cercherà di indagare sulle prospettive della cosiddetta musica colta, a 50 anni dalle Settimane internazionali di Nuova Musica.

A seguire sempre questa sera alle 20,30 nella Sala Grande del Teatro Massimo, sarà la volta del concerto di Tan Dun e Giovanni Sollima, che fa parte della stagione concertistica 2018: in programma brani di Eliodoro e Giovanni Sollima per la Massimo Kids Orchestra, l’orchestra del Teatro Massimo composta da bambini e ragazzi a partire dai 7 anni, e “The Map” di Tan Dun per violoncello, video e orchestra con l’Orchestra del Teatro Massimo; direttore e solista al violoncello sarà Giovanni Sollima.

Si inizia con “Ninna nanna”, “Sul calessino” e “Giorno di festa” di Eliodoro Sollima, tre dai “Sei piccoli pezzi” per pianoforte composti nel 1951, che saranno eseguiti nella versione orchestrata da Giovanni Sollima per la Massimo Kids Orchestra. A seguire “Terra con variazioni” per violoncello e orchestra, composizione di Giovanni Sollima scritta in occasione di Expo 2015 a Milano e qui presentata in una nuova versione realizzata per la Massimo Kids Orchestra.

Nella seconda parte del concerto sarà invece l’Orchestra del Teatro Massimo a suonare “The Map” del compositore cinese Tan Dun; scritto nello stesso periodo della colonna sonora per il film “La tigre e il dragone”, che gli ha dato grande popolarità e gli ha consentito di ottenere tutti i maggiori premi cinematografici, il concerto per violoncello, video e orchestra di Tan Dun nasce dall’esperienza del ritorno nella zona dell’Hunan – dove è nato il compositore – per studiarne le musiche tradizionali. Unendo il video degli incontri con musicisti e cantori locali alla musica da lui composta, “The Map” si presenta come mappa di un viaggio che è in primo luogo interiore e ripercorre la storia personale di Tan Dun, sospesa tra Oriente e Occidente, tra tradizione e modernità.

L’ingresso alla prolusione è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Dopo la prolusione di Paolo Emilio Carapezza nella Sala Onu, appuntamento con un concerto di Giovanni Sollima e del compositore cinese Tan Dun

di Redazione

Un concerto, due artisti e una prolusione. Torna a Palermo il festival Nuove Musiche, giunto alla quinta edizione, organizzato dalla Fondazione Teatro Massimo, in collaborazione con il Conservatorio “Scarlatti”.

Inaugurazione questa sera alle 19 nella Sala Onu del teatro lirico palermitano con la prolusione di Paolo Emilio Carapezza, professore emerito dell’Università di Palermo, intitolata “Dove, ah! dove ten vai musica mia? Le costituzioni delle nuove musiche”. Il musicologo cercherà di indagare sulle prospettive della cosiddetta musica colta, a 50 anni dalle Settimane internazionali di Nuova Musica.

A seguire sempre questa sera alle 20,30 nella Sala Grande del Teatro Massimo, sarà la volta del concerto di Tan Dun e Giovanni Sollima, che fa parte della stagione concertistica 2018: in programma brani di Eliodoro e Giovanni Sollima per la Massimo Kids Orchestra, l’orchestra del Teatro Massimo composta da bambini e ragazzi a partire dai 7 anni, e “The Map” di Tan Dun per violoncello, video e orchestra con l’Orchestra del Teatro Massimo; direttore e solista al violoncello sarà Giovanni Sollima.

Si inizia con “Ninna nanna”, “Sul calessino” e “Giorno di festa” di Eliodoro Sollima, tre dai “Sei piccoli pezzi” per pianoforte composti nel 1951, che saranno eseguiti nella versione orchestrata da Giovanni Sollima per la Massimo Kids Orchestra. A seguire “Terra con variazioni” per violoncello e orchestra, composizione di Giovanni Sollima scritta in occasione di Expo 2015 a Milano e qui presentata in una nuova versione realizzata per la Massimo Kids Orchestra.

Nella seconda parte del concerto sarà invece l’Orchestra del Teatro Massimo a suonare “The Map” del compositore cinese Tan Dun; scritto nello stesso periodo della colonna sonora per il film “La tigre e il dragone”, che gli ha dato grande popolarità e gli ha consentito di ottenere tutti i maggiori premi cinematografici, il concerto per violoncello, video e orchestra di Tan Dun nasce dall’esperienza del ritorno nella zona dell’Hunan – dove è nato il compositore – per studiarne le musiche tradizionali. Unendo il video degli incontri con musicisti e cantori locali alla musica da lui composta, “The Map” si presenta come mappa di un viaggio che è in primo luogo interiore e ripercorre la storia personale di Tan Dun, sospesa tra Oriente e Occidente, tra tradizione e modernità.

L’ingresso alla prolusione è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

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Il sapere diffuso del festival produce ricchezza per oltre 3,5 milioni

È questa la ricaduta turistica registrata a Palermo da Le Vie dei Tesori, con oltre il 42 per cento delle persone arrivate appositamente per la rassegna. I dati dell’Otie fotografano gli effetti della manifestazione

di Redazione

Un’industria culturale nata al Sud e diventata una buona prassi da esportare, mettendo a reddito il sapere condiviso: il festival de Le Vie dei Tesori, concepito per raccontare le bellezze inedite o poco conosciute dell’Isola, e che ora è riuscito a mettere in rete oltre cinquanta partner tra istituzioni ed enti privati, traccia il bilancio finale di questa dodicesima edizione, a partire dalla ricaduta economica sulla città da cui tutto è partito. “I numeri raccontano un’impennata straordinaria – ha detto l’assessore comunale alla Cultura Andrea Cusumano nel corso della conferenza stampa di oggi – 6 milioni di passeggeri transitati dall’aeroporto nel 2018 quantificati in 80 milioni di indotto, soprattutto in mesi destagionalizzati. Le Vie dei Tesori in questo è stato il pioniere”.

Nella sola Palermo, ad esempio, la spesa turistica ha superato i tre milioni e mezzo di euro tra viaggi, alberghi e shopping. A raccontare nel dettaglio le stime è Giovanni Ruggieri, a capo dell’Otie, l’Osservatorio turistico delle isole europee che da anni studia il festival attraverso un monitoraggio sul campo. “L’87 per cento degli intervistati ha dichiarato di avere speso, mediamente, 22 euro a persona – ha detto – aumenta inoltre la percentuale di donne tra il pubblico, (63 per cento contro 37 per cento di uomini), ma è interessante notare il cambiamento del tipo di visitatore: per l’80 per cento si tratta di escursionisti/turisti ma non di gruppi organizzati (il 32 per cento parte con il proprio partner, e il 38 per cento con gli amici); ma, rispetto al 2017, c’è un incremento di lavoratori (+ 6,3 %) e studenti fuori sede (+ 2 %).

Le lunghe code di visitatori lo hanno mostrato a Palermo come altrove: oltre 12 mila le presenze registrate durante la Notte Bianca dell’Unesco, in migliaia per le passeggiate e i laboratori per bambini, oltre 3000 per l’Itinerario di arte contemporanea in una città che ha da poco scoperto la sua attenzione per il contemporaneo.

Segno che il pubblico dei visitatori non residenti, raggiunto dal festival, si amplia e si arricchisce di anno in anno: e infatti la percentuale di first visitors è pari al 61 per cento; è aumentato anche il numero di “affezionati” ovvero di gente che ha deciso di ripetere l’esperienza e ritornare a Palermo per il festival: il 38 per cento dei visitatori ha già partecipato ad almeno due edizioni. Ed è molto interessante scorrere i dati che investono l’interesse dei turisti: il 42 per cento è arrivato a Palermo per partecipare a Le Vie dei Tesori”. Con un tasso di gradimento del 95 per cento e “spalmate” su tutti i luoghi, centro e borgate periferiche, non più soltanto nei siti inediti. Inoltre, il 95 per cento dei fruitori vorrebbe che il festival fosse prolungato o ripetuto in un altro periodo dell’anno; il 98 per cento raccomanderebbe a un amico la visita di Palermo nei giorni de Le Vie dei Tesori e il 77 per cento vorrebbe tornare il prossimo anno.

“Le Vie dei Tesori è un’industria culturale a tutti gli effetti che cammina sulle gambe di 500 volontari e di 900 ragazzi dell’Alternanza Scuola Lavoro, preparata durante tutto l’anno – spiega Laura Anello, presidente de Le Vie dei Tesori onlus – e dotata di un portale cui attingere per scoprire e approfondire la storia delle città, i racconti inediti, i luoghi, i segreti. Un format che ci richiedono in tanti, già 22 comuni vorrebbero aderire il prossimo anno e dovremo scegliere”.

Non a caso il Festival ha vinto il bando per le iniziative di massimo interesse turistico dell’assessorato regionale al Turismo, con la possibilità di accedere così al cofinanziamento di alcuni costi, è stato supportato dall’assessorato regionale ai Beni Culturali come iniziativa direttamente promossa, è stato inserito nelle manifestazioni dell’Anno europeo del Patrimonio Culturale.

Un interesse sbarcato anche al Nord, con la Lombardia che ha aperto – in seno a un piccolo progetto pilota – trenta luoghi spalmati tra Milano, Mantova e la Valtellina. Anche qui è stato apprezzato il format consolidato dello storytelling che permette di scoprire i luoghi in maniera inedita. Mettendo al centro le storie dei luoghi e unendo così tesori materiali e immateriali.

È questa la ricaduta turistica registrata a Palermo da Le Vie dei Tesori, con oltre il 42 per cento delle persone arrivate appositamente per la rassegna. I dati dell’Otie fotografano gli effetti della manifestazione

di Redazione

Un’industria culturale nata al Sud e diventata una buona prassi da esportare, mettendo a reddito il sapere condiviso: il festival de Le Vie dei Tesori, concepito per raccontare le bellezze inedite o poco conosciute dell’Isola, e che ora è riuscito a mettere in rete oltre cinquanta partner tra istituzioni ed enti privati, traccia il bilancio finale di questa dodicesima edizione, a partire dalla ricaduta economica sulla città da cui tutto è partito. “I numeri raccontano un’impennata straordinaria – ha detto l’assessore comunale alla Cultura Andrea Cusumano nel corso della conferenza stampa di oggi – 6 milioni di passeggeri transitati dall’aeroporto nel 2018 quantificati in 80 milioni di indotto, soprattutto in mesi destagionalizzati. Le Vie dei Tesori in questo è stato il pioniere”.

Nella sola Palermo, ad esempio, la spesa turistica ha superato i tre milioni e mezzo di euro tra viaggi, alberghi e shopping. A raccontare nel dettaglio le stime è Giovanni Ruggieri, a capo dell’Otie, l’Osservatorio turistico delle isole europee che da anni studia il festival attraverso un monitoraggio sul campo. “L’87 per cento degli intervistati ha dichiarato di avere speso, mediamente, 22 euro a persona – ha detto – aumenta inoltre la percentuale di donne tra il pubblico, (63 per cento contro 37 per cento di uomini), ma è interessante notare il cambiamento del tipo di visitatore: per l’80 per cento si tratta di escursionisti/turisti ma non di gruppi organizzati (il 32 per cento parte con il proprio partner, e il 38 per cento con gli amici); ma, rispetto al 2017, c’è un incremento di lavoratori (+ 6,3 %) e studenti fuori sede (+ 2 %).

Le lunghe code di visitatori lo hanno mostrato a Palermo come altrove: oltre 12 mila le presenze registrate durante la Notte Bianca dell’Unesco, in migliaia per le passeggiate e i laboratori per bambini, oltre 3000 per l’Itinerario di arte contemporanea in una città che ha da poco scoperto la sua attenzione per il contemporaneo.

Segno che il pubblico dei visitatori non residenti, raggiunto dal festival, si amplia e si arricchisce di anno in anno: e infatti la percentuale di first visitors è pari al 61 per cento; è aumentato anche il numero di “affezionati” ovvero di gente che ha deciso di ripetere l’esperienza e ritornare a Palermo per il festival: il 38 per cento dei visitatori ha già partecipato ad almeno due edizioni. Ed è molto interessante scorrere i dati che investono l’interesse dei turisti: il 42 per cento è arrivato a Palermo per partecipare a Le Vie dei Tesori”. Con un tasso di gradimento del 95 per cento e “spalmate” su tutti i luoghi, centro e borgate periferiche, non più soltanto nei siti inediti. Inoltre, il 95 per cento dei fruitori vorrebbe che il festival fosse prolungato o ripetuto in un altro periodo dell’anno; il 98 per cento raccomanderebbe a un amico la visita di Palermo nei giorni de Le Vie dei Tesori e il 77 per cento vorrebbe tornare il prossimo anno.

“Le Vie dei Tesori è un’industria culturale a tutti gli effetti che cammina sulle gambe di 500 volontari e di 900 ragazzi dell’Alternanza Scuola Lavoro, preparata durante tutto l’anno – spiega Laura Anello, presidente de Le Vie dei Tesori onlus – e dotata di un portale cui attingere per scoprire e approfondire la storia delle città, i racconti inediti, i luoghi, i segreti. Un format che ci richiedono in tanti, già 22 comuni vorrebbero aderire il prossimo anno e dovremo scegliere”.

Non a caso il Festival ha vinto il bando per le iniziative di massimo interesse turistico dell’assessorato regionale al Turismo, con la possibilità di accedere così al cofinanziamento di alcuni costi, è stato supportato dall’assessorato regionale ai Beni Culturali come iniziativa direttamente promossa, è stato inserito nelle manifestazioni dell’Anno europeo del Patrimonio Culturale.

Un interesse sbarcato anche al Nord, con la Lombardia che ha aperto – in seno a un piccolo progetto pilota – trenta luoghi spalmati tra Milano, Mantova e la Valtellina. Anche qui è stato apprezzato il format consolidato dello storytelling che permette di scoprire i luoghi in maniera inedita. Mettendo al centro le storie dei luoghi e unendo così tesori materiali e immateriali.

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Le Vie dei Tesori fanno il pieno con 365mila visite

Tutti i numeri della dodicesima edizione del festival. A Palermo si sono registrati 265mila accessi, a cui si aggiungono i 100mila delle altre nove città siciliane. Il sito più visitato nel capoluogo è stato il rifugio antiaereo di piazza Pretoria, seguito dall’aeroporto di Boccadifalco e da Palazzo Alliata di Villafranca

di Redazione

Numeri da record per la dodicesima edizione de Le Vie dei Tesori. Sono stati complessivamente 365mila i visitatori che hanno preso d’assalto chiese, palazzi, musei e monumenti in tutta la Sicilia. Il festival che ogni anno trasforma le città in musei diffusi, non solo ha consolidato i numeri su Palermo – nonostante il maltempo, sono stati 265mila i visitatori in 130 siti in tutta la città – ma ha aggiunto altre 100mila presenze nelle altre nove città siciliane coinvolte, e un progetto pilota in Nord Italia, piccolo ma che ha riscontrato l’interesse del pubblico. Le cifre raccontano un Festival che è ormai tra i maggiori d’Italia, per numeri di partecipanti, per ricaduta economica, per coinvolgimento di partner, per la risonanza in termini mediatici a corredo della città Capitale Italiana della Cultura.

Un festival, costruito da un gruppo di giornalisti e operatori culturali in collaborazione con centinaia di partner pubblici e privati, che viaggia su un avanzato portale web: da fine agosto a fine ottobre il portale ha ricevuto quasi 700 mila visitatori unici per circa 5 milioni di pagine viste. Ma quella che risulta molto interessante è la radiografia “sociale” ed “economica”: un indice di gradimento che sfiora il cento per cento, i turisti che non soltanto vogliono tornare ma chiedono che il festival venga ripetuto durante l’anno.

Tra i siti inediti di quest’anno, il carcere Ucciardone dove i detenuti hanno condotto una visita teatralizzata diretta da Lollo Franco, sempre sold out, ha riscosso anche l’interesse dell’ammiraglia Rai. E proprio nella casa circondariale stamattina sono stati presentati i dati finali de Le Vie dei Tesori, alla presenza dell’assessore regionale al Turismo, Sandro Pappalardo, del sindaco Leoluca Orlando, del presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori Onlus, Laura Anello, padrona di casa il direttore del carcere Rita Barbera: una scelta importante che sottolinea la valenza positiva di un festival che non soltanto “apre” e racconta i luoghi, suscita interesse e senso di appartenenza nel pubblico, ma innesca anche processi permanenti: un esempio per tutti, la chiesa di Sant’Antonio Abate, serrata da vent’anni, visitata da 3454 persone e, dopo il festival, definitivamente aperta, ultimo caso di una serie in questi anni.

Ed eccoci ai numeri: 265mila visitatori nei 5 weekend di Palermo (l’ultimo in parte rovinato dai nubifragi e dall’allerta mete+o rosso) cui si aggiungono i partecipanti alle passeggiate, ai laboratori (2020 bambini) e agli spettacoli; che, sommati ai partecipanti alla Notte Bianca dell’Unesco (12.700 visitatori), alle 16.150 presenze di Catania e alle 70.765 nei tre weekend di settembre nelle altre otto città siciliane, portano a 365 mila visitatori i visitatori del festival in Sicilia. Con una ricaduta economica, sulla sola Palermo, di oltre tre milioni e mezzo di euro in termini di spesa turistica (viaggi, alberghi, shopping), secondo le stime dell’Otie, l’Osservatorio turistico delle isole europee che da anni studia il festival.

I numeri palermitani confermano un trend in netta crescita nei primi quattro weekend, interrotto dai violenti nubifragi che nell’ultimo fine settimana ha comportato la chiusura di numerosi luoghi perché allagati o inaccessibili. Si stima una perdita in termini di visitatori, tra le dieci e le quindicimila presenze. I numeri: 265 mila ingressi, cui si sommano i circa 12.700 utenti che hanno visitato gratuitamente i nove monumenti del sito seriale arabo normanno (a Palermo, Monreale e Cefalù), durante l’ormai consueta Notte Bianca dell’Unesco, che quest’anno ha di fatto aggiunto un weekend alla normale programmazione del festival; i 3 mila visitatori che hanno scoperto palazzi storici e gallerie private dell’Itinerario Contemporaneo: lunghe code per accedere alle mostre e ai luoghi che le ospitavano, raccontando sacche creative di artisti e studenti dell’Accademia di Belle Arti; i quasi 5 mila partecipanti alle passeggiate, guidate da storici, botanici, giornalisti; e al Festival KIDS, manifestazione nella manifestazione, tra gazebo, laboratori e luoghi aperti e pensati proprio per le famiglie alle quali è stata dedicata anche una family card (ne sono state acquistate 307).

Ed eccoci ai luoghi: che già dal sito più visitato, raccontano un trend che si va diversificando e consolidando. Primo per visitatori il rifugio antiaereo di piazza Pretoria (aperto già da due anni) che ha fatto rivivere a diversi nonni i ricordi della guerra, quando su Palermo piovevano le bombe degli americani, ha registrato 7834 visitatori. Al secondo posto lo straordinario aeroporto di Boccadifalco, una delle grandi novità di quest’anno: sommando i due percorsi disponibili (il primo ha totalizzato 3235 visitatori e il secondo, solo su prenotazione, 2418) e gli 800 partecipanti ai voli in piper sulla città, si raggiunge un totale di 6453 visitatori. Terzo Palazzo Alliata di Villafranca con i suoi splendidi saloni (6288 visitatori).

Al quarto posto si sistema comodamente un altro grande must, la Casina Cinese (5437 visitatori) amata dai reali Borboni Ferdinando e Carolina, tallonato dal Villino Florio all’Olivuzza che quest’anno ha aperto il giardino (5340), e dal settecentesco Palazzo Zingone (5269). Il pubblico non ha dimenticato l’amato oratorio di San Lorenzo (complice il film appena usciti di Roberto Andò) che raccoglie 5233 visitatori e neanche la Palazzina ai Quattro Pizzi (boom dello scorso anno) che ha messo insieme 5146 presenze.

La cupola del Santissimo Salvatore affacciata sulla città ha raccolto 4784 visitatori (ma se si aggiunge la chiesa, eccolo toccare quota 8500); in 4741 hanno ammirato il tesoro dei re normanni conservato in Cattedrale e in 4621 hanno invece (ri)scoperto i saloni di Palazzo di Città; sono stati 4403 tra turisti e cittadini, a sbirciare la cattedrale dai balconi di Palazzo Asmundo che – tra i primi 40 siti presi in esame – è quello che ha registrato il maggiore incremento rispetto allo scorso anno: + 70 per cento. Chiude questo gruppo di vincitori, la ex manifattura Tabacchi, novità di quest’anno, dove tra i 3906 visitatori si sono ritrovati molti degli ex operai. Straordinario, ancora una volta, il risultato del Teatro Massimo, che ha totalizzato oltre 2900 visitatori sul suo palcoscenico in poche ore di apertura.

Amatissimi in generale i palazzi nobiliari, soprattutto se conservano ancora arredi e decorazioni originali: ad Alliata di Villafranca, Zingone, i Quattro Pizzi, ma anche la Casina Cinese e il Villino Florio, si aggiungono gli ottimi numeri di Palazzo Comitini con i suoi saloni settecenteschi (3811 visitatori), Villa Pottino (3803, accolti dalla padrona di casa che ne ha raccontato la storia), Villa Whitaker con il suo giardino (3725, ma era aperta soltanto la domenica); poi palazzo Bonocore con l’alcova identica a quella di Palazzo Zingone (3649) e Palazzo Sant’Elia (2682) dove era in corso la mostra sui tesori degli imperatori russi. Sono risultati sold out sin dalle primissime settimane, le visite al carcere Ucciardone, il “battesimo del volo”, gli ingressi alla Banca d’Italia, all’Hotel Piazza Borsa, alla chiesa di Santa Caterina (aperta un solo fine settimana); e negli ultimi weekend anche le naturalistiche sorgenti del Gabriele.

A differenza degli anni passati, in questa edizione non c’e stato un luogo trainante, “scoperto” e visitato in maniera eclatante più degli altri, ma si è assistito ad una distribuzione equa delle visite spalmate sia nel centro storico che nelle borgate: di certo il comprensorio che ruota attorno ai Quattro Canti è in assoluto il più visitato: tra rifugio antiaereo, palazzo di Città, palazzo Bonocore e chiesa di Santa Caterina, oltrepassa le 18mila presenze. E se si estende attorno piazza Bellini, c’è un incremento di altre 5 mila unità. Di fatto è facile ipotizzare una “preparazione” più approfondita a monte: il pubblico inizia a studiare itinerari personali mirati, cerca di visitare luoghi vicini in maniera da guadagnare tempo per scoprire altri siti.

C’è stata poi la Notte Unesco. A tutti questi si aggiungono i 12.700 visitatori nei nove monumenti del percorso arabo-normanno, aperti gratuitamente per la Notte Bianca: in 5500 sono accorsi anche quest’anno alla Cappella Palatina e a Palazzo Reale dove si entrava per la prima volta varcando il portone monumentale e si potevano visitare anche i giardini reali; buone performance alla Cattedrale e a San Giovanni degli Eremiti, ottimi ingressi alla Chiesa della Martorana e nella spoglia e bellissima San Cataldo; circa un migliaio al Palazzo della Zisa, in tanti fuori porta al Ponte dell’Ammiraglio; e in tanti hanno deciso di passare il sabato sera a Monreale e la domenica a Cefalù.

Protagoniste anche le altre città siciliane. Ai visitatori su Palermo vanno aggiunti i 70mila che hanno riempito i luoghi delle altre otto città negli ultimi tre weekend di settembre: a Siracusa, Messina, Caltanissetta ed Agrigento – già protagoniste lo scorso anno – si sono infatti aggiunte Trapani, Ragusa, Modica e Scicli, oltre a Catania che ha partecipato negli ultimi weekend di ottobre in cui era in corso anche Palermo; e ha messo insieme 16.150 visitatori che hanno scoperto diversi siti inediti all’interno dei conventi o reperti sconosciuti dalle collezioni universitarie. Oltre settantamila (70.765 per l’esattezza) presenze, quindi, a settembre in sei province siciliane. Con una bella sorpresa ottenuta da Trapani che (trascinata dalla Torre della Colombaia sempre esaurita) raccoglie 15.627 visitatori e supera Messina che si ferma a 14.365, ma registra un exploit bellissimo del Museo regionale con 500 visitatori nell’unico giorno di apertura. Segue inaspettatamente Ragusa (altra sorpresa) che somma i suoi 10.594 visitatori ai 6195 di Scicli e ai 4676 di Modica, portando il Val di Noto a superare le 21 mila presenze in 48 luoghi aperti. Caltanissetta registra 7241 presenze e supera Siracusa che si ferma a 7068 ingressi in 23 siti; chiude Agrigento con 5000 visitatori in 17 siti aperti.

Tutti i numeri della dodicesima edizione del festival. A Palermo si sono registrati 265mila accessi, a cui si aggiungono i 100mila delle altre nove città siciliane. Il sito più visitato nel capoluogo è stato il rifugio antiaereo di piazza Pretoria, seguito dall’aeroporto di Boccadifalco e da Palazzo Alliata di Villafranca

di Redazione

Numeri da record per la dodicesima edizione de Le Vie dei Tesori. Sono stati complessivamente 365mila i visitatori che hanno preso d’assalto chiese, palazzi, musei e monumenti in tutta la Sicilia. Il festival che ogni anno trasforma le città in musei diffusi, non solo ha consolidato i numeri su Palermo – nonostante il maltempo, sono stati 265mila i visitatori in 130 siti in tutta la città – ma ha aggiunto altre 100mila presenze nelle altre nove città siciliane coinvolte, e un progetto pilota in Nord Italia, piccolo ma che ha riscontrato l’interesse del pubblico. Le cifre raccontano un Festival che è ormai tra i maggiori d’Italia, per numeri di partecipanti, per ricaduta economica, per coinvolgimento di partner, per la risonanza in termini mediatici a corredo della città Capitale Italiana della Cultura.

Un festival, costruito da un gruppo di giornalisti e operatori culturali in collaborazione con centinaia di partner pubblici e privati, che viaggia su un avanzato portale web: da fine agosto a fine ottobre il portale ha ricevuto quasi 700 mila visitatori unici per circa 5 milioni di pagine viste. Ma quella che risulta molto interessante è la radiografia “sociale” ed “economica”: un indice di gradimento che sfiora il cento per cento, i turisti che non soltanto vogliono tornare ma chiedono che il festival venga ripetuto durante l’anno.

Tra i siti inediti di quest’anno, il carcere Ucciardone dove i detenuti hanno condotto una visita teatralizzata diretta da Lollo Franco, sempre sold out, ha riscosso anche l’interesse dell’ammiraglia Rai. E proprio nella casa circondariale stamattina sono stati presentati i dati finali de Le Vie dei Tesori, alla presenza dell’assessore regionale al Turismo, Sandro Pappalardo, del sindaco Leoluca Orlando, del presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori Onlus, Laura Anello, padrona di casa il direttore del carcere Rita Barbera: una scelta importante che sottolinea la valenza positiva di un festival che non soltanto “apre” e racconta i luoghi, suscita interesse e senso di appartenenza nel pubblico, ma innesca anche processi permanenti: un esempio per tutti, la chiesa di Sant’Antonio Abate, serrata da vent’anni, visitata da 3454 persone e, dopo il festival, definitivamente aperta, ultimo caso di una serie in questi anni.

Ed eccoci ai numeri: 265mila visitatori nei 5 weekend di Palermo (l’ultimo in parte rovinato dai nubifragi e dall’allerta mete+o rosso) cui si aggiungono i partecipanti alle passeggiate, ai laboratori (2020 bambini) e agli spettacoli; che, sommati ai partecipanti alla Notte Bianca dell’Unesco (12.700 visitatori), alle 16.150 presenze di Catania e alle 70.765 nei tre weekend di settembre nelle altre otto città siciliane, portano a 365 mila visitatori i visitatori del festival in Sicilia. Con una ricaduta economica, sulla sola Palermo, di oltre tre milioni e mezzo di euro in termini di spesa turistica (viaggi, alberghi, shopping), secondo le stime dell’Otie, l’Osservatorio turistico delle isole europee che da anni studia il festival.

I numeri palermitani confermano un trend in netta crescita nei primi quattro weekend, interrotto dai violenti nubifragi che nell’ultimo fine settimana ha comportato la chiusura di numerosi luoghi perché allagati o inaccessibili. Si stima una perdita in termini di visitatori, tra le dieci e le quindicimila presenze. I numeri: 265 mila ingressi, cui si sommano i circa 12.700 utenti che hanno visitato gratuitamente i nove monumenti del sito seriale arabo normanno (a Palermo, Monreale e Cefalù), durante l’ormai consueta Notte Bianca dell’Unesco, che quest’anno ha di fatto aggiunto un weekend alla normale programmazione del festival; i 3 mila visitatori che hanno scoperto palazzi storici e gallerie private dell’Itinerario Contemporaneo: lunghe code per accedere alle mostre e ai luoghi che le ospitavano, raccontando sacche creative di artisti e studenti dell’Accademia di Belle Arti; i quasi 5 mila partecipanti alle passeggiate, guidate da storici, botanici, giornalisti; e al Festival KIDS, manifestazione nella manifestazione, tra gazebo, laboratori e luoghi aperti e pensati proprio per le famiglie alle quali è stata dedicata anche una family card (ne sono state acquistate 307).

Ed eccoci ai luoghi: che già dal sito più visitato, raccontano un trend che si va diversificando e consolidando. Primo per visitatori il rifugio antiaereo di piazza Pretoria (aperto già da due anni) che ha fatto rivivere a diversi nonni i ricordi della guerra, quando su Palermo piovevano le bombe degli americani, ha registrato 7834 visitatori. Al secondo posto lo straordinario aeroporto di Boccadifalco, una delle grandi novità di quest’anno: sommando i due percorsi disponibili (il primo ha totalizzato 3235 visitatori e il secondo, solo su prenotazione, 2418) e gli 800 partecipanti ai voli in piper sulla città, si raggiunge un totale di 6453 visitatori. Terzo Palazzo Alliata di Villafranca con i suoi splendidi saloni (6288 visitatori).

Al quarto posto si sistema comodamente un altro grande must, la Casina Cinese (5437 visitatori) amata dai reali Borboni Ferdinando e Carolina, tallonato dal Villino Florio all’Olivuzza che quest’anno ha aperto il giardino (5340), e dal settecentesco Palazzo Zingone (5269). Il pubblico non ha dimenticato l’amato oratorio di San Lorenzo (complice il film appena usciti di Roberto Andò) che raccoglie 5233 visitatori e neanche la Palazzina ai Quattro Pizzi (boom dello scorso anno) che ha messo insieme 5146 presenze.

La cupola del Santissimo Salvatore affacciata sulla città ha raccolto 4784 visitatori (ma se si aggiunge la chiesa, eccolo toccare quota 8500); in 4741 hanno ammirato il tesoro dei re normanni conservato in Cattedrale e in 4621 hanno invece (ri)scoperto i saloni di Palazzo di Città; sono stati 4403 tra turisti e cittadini, a sbirciare la cattedrale dai balconi di Palazzo Asmundo che – tra i primi 40 siti presi in esame – è quello che ha registrato il maggiore incremento rispetto allo scorso anno: + 70 per cento. Chiude questo gruppo di vincitori, la ex manifattura Tabacchi, novità di quest’anno, dove tra i 3906 visitatori si sono ritrovati molti degli ex operai. Straordinario, ancora una volta, il risultato del Teatro Massimo, che ha totalizzato oltre 2900 visitatori sul suo palcoscenico in poche ore di apertura.

Amatissimi in generale i palazzi nobiliari, soprattutto se conservano ancora arredi e decorazioni originali: ad Alliata di Villafranca, Zingone, i Quattro Pizzi, ma anche la Casina Cinese e il Villino Florio, si aggiungono gli ottimi numeri di Palazzo Comitini con i suoi saloni settecenteschi (3811 visitatori), Villa Pottino (3803, accolti dalla padrona di casa che ne ha raccontato la storia), Villa Whitaker con il suo giardino (3725, ma era aperta soltanto la domenica); poi palazzo Bonocore con l’alcova identica a quella di Palazzo Zingone (3649) e Palazzo Sant’Elia (2682) dove era in corso la mostra sui tesori degli imperatori russi. Sono risultati sold out sin dalle primissime settimane, le visite al carcere Ucciardone, il “battesimo del volo”, gli ingressi alla Banca d’Italia, all’Hotel Piazza Borsa, alla chiesa di Santa Caterina (aperta un solo fine settimana); e negli ultimi weekend anche le naturalistiche sorgenti del Gabriele.

A differenza degli anni passati, in questa edizione non c’e stato un luogo trainante, “scoperto” e visitato in maniera eclatante più degli altri, ma si è assistito ad una distribuzione equa delle visite spalmate sia nel centro storico che nelle borgate: di certo il comprensorio che ruota attorno ai Quattro Canti è in assoluto il più visitato: tra rifugio antiaereo, palazzo di Città, palazzo Bonocore e chiesa di Santa Caterina, oltrepassa le 18mila presenze. E se si estende attorno piazza Bellini, c’è un incremento di altre 5 mila unità. Di fatto è facile ipotizzare una “preparazione” più approfondita a monte: il pubblico inizia a studiare itinerari personali mirati, cerca di visitare luoghi vicini in maniera da guadagnare tempo per scoprire altri siti.

C’è stata poi la Notte Unesco. A tutti questi si aggiungono i 12.700 visitatori nei nove monumenti del percorso arabo-normanno, aperti gratuitamente per la Notte Bianca: in 5500 sono accorsi anche quest’anno alla Cappella Palatina e a Palazzo Reale dove si entrava per la prima volta varcando il portone monumentale e si potevano visitare anche i giardini reali; buone performance alla Cattedrale e a San Giovanni degli Eremiti, ottimi ingressi alla Chiesa della Martorana e nella spoglia e bellissima San Cataldo; circa un migliaio al Palazzo della Zisa, in tanti fuori porta al Ponte dell’Ammiraglio; e in tanti hanno deciso di passare il sabato sera a Monreale e la domenica a Cefalù.

Protagoniste anche le altre città siciliane. Ai visitatori su Palermo vanno aggiunti i 70mila che hanno riempito i luoghi delle altre otto città negli ultimi tre weekend di settembre: a Siracusa, Messina, Caltanissetta ed Agrigento – già protagoniste lo scorso anno – si sono infatti aggiunte Trapani, Ragusa, Modica e Scicli, oltre a Catania che ha partecipato negli ultimi weekend di ottobre in cui era in corso anche Palermo; e ha messo insieme 16.150 visitatori che hanno scoperto diversi siti inediti all’interno dei conventi o reperti sconosciuti dalle collezioni universitarie. Oltre settantamila (70.765 per l’esattezza) presenze, quindi, a settembre in sei province siciliane. Con una bella sorpresa ottenuta da Trapani che (trascinata dalla Torre della Colombaia sempre esaurita) raccoglie 15.627 visitatori e supera Messina che si ferma a 14.365, ma registra un exploit bellissimo del Museo regionale con 500 visitatori nell’unico giorno di apertura. Segue inaspettatamente Ragusa (altra sorpresa) che somma i suoi 10.594 visitatori ai 6195 di Scicli e ai 4676 di Modica, portando il Val di Noto a superare le 21 mila presenze in 48 luoghi aperti. Caltanissetta registra 7241 presenze e supera Siracusa che si ferma a 7068 ingressi in 23 siti; chiude Agrigento con 5000 visitatori in 17 siti aperti.

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Musica sacra in Cattedrale in ricordo delle vittime dell’alluvione

Appuntamento giovedì 22 novembre alle 21, con i Cori del Teatro Massimo. In programma musiche di Verdi, Poulenc, Liszt e Dvorák. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti

di Redazione

Una serata all’insegna della musica sacra a Palermo, in memoria delle vittime dell’alluvione del 3 novembre. La Cattedrale si trasformerà in sala da concerto, giovedì 22 novembre alle 21, per ospitare il Coro e il Coro di voci bianche del Teatro Massimo. Un articolato programma di musica sacra, con il maestro del coro Piero Monti all’organo e la direzione di Salvatore Punturo, maestro del Coro di voci bianche.

In apertura il Coro di voci bianche per le Laudi alla Vergine Maria dai Quattro pezzi sacri di Giuseppe Verdi: sul testo di Dante, tratto dal XXXIII canto della Divina commedia, si tratta delle ultime composizioni di Verdi.

A seguire la Litanie à la Vierge Noire per coro femminile e organo di Francis Poulenc, composta per la Vergine nera di Notre-Dame de Rocamadur, meta di pellegrinaggi visitata anche dal compositore francese, e il Pater Noster per coro e organo di Franz Liszt, tratto dalla seconda parte dell’oratorio Christus.

In conclusione la Messa in re maggiore op. 86 per soli, coro e organo di Antonín Dvorák, con la partecipazione del soprano Francesca Martorana, del mezzosoprano Manuela Ciotto, del tenore Carlo Morgante e del baritono Cosimo Diano. Unica messa composta da Dvorák, a questa prima versione per solisti, coro e organo del 1887 seguì cinque anni dopo la revisione per orchestra.

L’ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Appuntamento giovedì 22 novembre alle 21, con i Cori del Teatro Massimo. In programma musiche di Verdi, Poulenc, Liszt e Dvorák. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti

di Redazione

Una serata all’insegna della musica sacra a Palermo, in memoria delle vittime dell’alluvione del 3 novembre. La Cattedrale si trasformerà in sala da concerto, giovedì 22 novembre alle 21, per ospitare il Coro e il Coro di voci bianche del Teatro Massimo. Un articolato programma di musica sacra, con il maestro del coro Piero Monti all’organo e la direzione di Salvatore Punturo, maestro del Coro di voci bianche.

In apertura il Coro di voci bianche per le Laudi alla Vergine Maria dai Quattro pezzi sacri di Giuseppe Verdi: sul testo di Dante, tratto dal XXXIII canto della Divina commedia, si tratta delle ultime composizioni di Verdi.

A seguire la Litanie à la Vierge Noire per coro femminile e organo di Francis Poulenc, composta per la Vergine nera di Notre-Dame de Rocamadur, meta di pellegrinaggi visitata anche dal compositore francese, e il Pater Noster per coro e organo di Franz Liszt, tratto dalla seconda parte dell’oratorio Christus.

In conclusione la Messa in re maggiore op. 86 per soli, coro e organo di Antonín Dvorák, con la partecipazione del soprano Francesca Martorana, del mezzosoprano Manuela Ciotto, del tenore Carlo Morgante e del baritono Cosimo Diano. Unica messa composta da Dvorák, a questa prima versione per solisti, coro e organo del 1887 seguì cinque anni dopo la revisione per orchestra.

L’ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

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Alla scoperta del qanat Gesuitico Alto

Viaggio all’interno di una delle più antiche reti idriche sotterranee della città, utilizzata a partire dalla dominazione araba. Una complessa opera d’ingegneria idraulica visitabile con Le Vie dei Tesori e il gruppo speleologico del Cai.

Viaggio all’interno di una delle più antiche reti idriche sotterranee della città, utilizzata a partire dalla dominazione araba. Una complessa opera d’ingegneria idraulica visitabile con Le Vie dei Tesori e il gruppo speleologico del Cai.

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Natale al Teatro Massimo con la musica gospel

Arrivano Dennis Reed & Gap with Markey Montague, frutto della fusione tra due formazioni da attive da anni negli Usa. Appuntamento il 17 dicembre

di Redazione

Natale si avvicina e anche quest’anno il Teatro Massimo di Palermo dà il via alle festività con un concerto gospel. Appuntamento il 17 dicembre alle 21 con Dennis Reed & Gap with Markey Montague, frutto della fusione tra due formazioni da anni attive nel campo della musica gospel, Dennis Reed & Gap e Markey Montague & Fellowship.

Dennis Reed è un artista poliedrico, dotato di un grande talento sia come pianista che soprattutto come vocalist e leader della gruppo da lui creato Gap (God’s Appointed People), che è esploso sulla scena musicale con il loro rilascio indipendente “Water Walker” nell’agosto del 2005. Dennis Reed & Gap si sono esibiti alla convention nazionale democratica sia per Bill Clinton che per il presidente Obama ed hanno avuto l’onore di suonare per Oprah Winfrey e al fianco di Bebe Winans, Donnie McClurkin, Dorinda Clark, Stephanie Mills, Valerie Simpson, Common, Kathy Taylor e Marvin Winans.

Nel recente passato, Dennis Reed è stato premiato con il Lifetime Achievement Award dal presidente Obama per il suo lavoro nella comunità che dura da oltre un decennio. Ananias “Markey” Montague è un fervente religioso e un compositore, regista e insegnante di musica gospel. Attualmente è il ministro di Musica e Belle Arti per la Chiesa Battista di Salem a Omaha, Nebraska di cui è direttore musicale del coro.

Originario di Chicago, la vita di Markey è stata modellata dal ricco patrimonio musicale gospel della sua città natale. Impara a suonare le percussioni all’età di quattro anni e poi autodidatta a suonare l’organo e la tastiera. Virtuoso del pianoforte e dotato di una “vena compositiva” giovane e fresca ha realizzato più di 20 lavori discografici sia come solista che come ospite in progetti altrui. Recentemente con il brano “Osannah” ha raggiunto la vetta delle classifiche negli Stati Uniti nel circuito gospel-spiritual.

Per informazioni su biglietti e prenotazioni cliccare qui.

Arrivano Dennis Reed & Gap with Markey Montague, frutto della fusione tra due formazioni da attive da anni negli Usa. Appuntamento il 17 dicembre

di Redazione

Natale si avvicina e anche quest’anno il Teatro Massimo di Palermo dà il via alle festività con un concerto gospel. Appuntamento il 17 dicembre alle 21 con Dennis Reed & Gap with Markey Montague, frutto della fusione tra due formazioni da anni attive nel campo della musica gospel, Dennis Reed & Gap e Markey Montague & Fellowship.

Dennis Reed è un artista poliedrico, dotato di un grande talento sia come pianista che soprattutto come vocalist e leader della gruppo da lui creato Gap (God’s Appointed People), che è esploso sulla scena musicale con il loro rilascio indipendente “Water Walker” nell’agosto del 2005. Dennis Reed & Gap si sono esibiti alla convention nazionale democratica sia per Bill Clinton che per il presidente Obama ed hanno avuto l’onore di suonare per Oprah Winfrey e al fianco di Bebe Winans, Donnie McClurkin, Dorinda Clark, Stephanie Mills, Valerie Simpson, Common, Kathy Taylor e Marvin Winans.

Nel recente passato, Dennis Reed è stato premiato con il Lifetime Achievement Award dal presidente Obama per il suo lavoro nella comunità che dura da oltre un decennio. Ananias “Markey” Montague è un fervente religioso e un compositore, regista e insegnante di musica gospel. Attualmente è il ministro di Musica e Belle Arti per la Chiesa Battista di Salem a Omaha, Nebraska di cui è direttore musicale del coro.

Originario di Chicago, la vita di Markey è stata modellata dal ricco patrimonio musicale gospel della sua città natale. Impara a suonare le percussioni all’età di quattro anni e poi autodidatta a suonare l’organo e la tastiera. Virtuoso del pianoforte e dotato di una “vena compositiva” giovane e fresca ha realizzato più di 20 lavori discografici sia come solista che come ospite in progetti altrui. Recentemente con il brano “Osannah” ha raggiunto la vetta delle classifiche negli Stati Uniti nel circuito gospel-spiritual.

Per informazioni su prenotazioni e biglietti cliccare qui.

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“Voce del verbo avere”, prorogata la mostra di Marzia Migliora

C’è ancora tempo fino al 2 dicembre per visitare la personale dell’artista a Palazzo Branciforte, un’indagine sul concetto di economia e necessità, tra memoria storica e contemporaneo

di Redazione

Prorogata fino al 2 dicembre la mostra “Voce del verbo avere”, personale di Marzia Migliora, inaugurata l’8 settembre scorso nello spazio dell’ex Monte dei Pegni di Palermo, a Palazzo Branciforte, sede della Fondazione Sicilia. L’esposizione, a cura di Valentina Bruschi e Beatrice Merz, si inserisce in “Punte brillanti di lance”, un programma di mostre e eventi avviato nel 2017 dalla Fondazione Merz per la Città di Palermo.

Il progetto di Marzia Migliora (di cui vi abbiamo parlato già in questo articolo) prende avvio dalle suggestioni restituitele dall’ex Monte dei Pegni, creando un collegamento con il presente a partire dalla memoria storica del luogo, per far scaturire una riflessione politica e sociale sulla condizione attuale dell’uomo. Detto anche Monte dei Panni, il deposito del Monte di Pietà si snoda in un intricato labirinto di stanze con strutture lignee a tutta altezza, composte da scaffalature dove venivano alloggiati i beni impegnati. Per circa due secoli persone in stato d’indigenza vi hanno depositato doti, corredi e oggetti personali in cambio di poche monete, per poi cercare di tornare a riscattarli.

“Voce del verbo avere” è l’ideale prosecuzione della mostra personale di Marzia Migliora dal titolo “Velme”, realizzata nel 2017 dalla Fondazione Merz a Ca’ Rezzonico a Venezia. L’installazione “La fabbrica illuminata”, realizzata originariamente dall’artista per la mostra Velme, sarà parte della mostra dell’ex Monte dei Pegni di Palermo, accompagnata da tre opere inedite, concepite appositamente per lo spazio espositivo.

Le opere progettate dall’artista per lo spazio palermitano prendono avvio dal concetto di economia, a partire dalla scomposizione etimologica del termine in oikos (casa, intesa come famiglia, ma anche beni e comunità) e nomos (regola): al Monte di Pietà le persone indigenti erano costrette a impegnare i beni di famiglia (oikos), per cercare di adempiere alle norme imposte dallo Stato e dalla comunità e per assolvere i bisogni primari di sussistenza (nomos). I due termini rappresentano l’elemento concettuale comune in ogni opera in mostra, insieme alle tematiche del denaro, del cibo e della fame. L’ambiguità del denaro, che da un lato affranca dall’essere schiavo, ma dall’altro istituisce nuove schiavitù, costituisce un concetto fondamentale nell’opera di Marzia Migliora. Dal denaro infatti dipende anche l’accesso al cibo, bisogno primario per la sussistenza dell’essere umano: è quindi la fame l’innesco per far leva e attivare analogie e dissonanze, relazioni tra pieno e vuoto, ricchezza e povertà, indigenza e sicurezza, nutrimento e astinenza, inclusione ed esclusione.

Un altro termine sottotraccia a tutta la ricerca è transizione, il passaggio da un modo di essere a un altro, inteso nell’accezione propria della funzione del banco dei pegni, ovvero quella di convertire oggetti personali in denaro contante.

La mostra è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 9,30 alle 19,30. Per informazioni, telefonare allo 0917657621.

C’è ancora tempo fino al 2 dicembre per visitare la personale dell’artista a Palazzo Branciforte, un’indagine sul concetto di economia e necessità, tra memoria storica e contemporaneo

di Redazione

Prorogata fino al 2 dicembre la mostra “Voce del verbo avere”, personale di Marzia Migliora, inaugurata l’8 settembre scorso nello spazio dell’ex Monte dei Pegni di Palermo, a Palazzo Branciforte, sede della Fondazione Sicilia. L’esposizione, a cura di Valentina Bruschi e Beatrice Merz, si inserisce in “Punte brillanti di lance”, un programma di mostre e eventi avviato nel 2017 dalla Fondazione Merz per la Città di Palermo.

Il progetto di Marzia Migliora (di cui vi abbiamo parlato già in questo articolo) prende avvio dalle suggestioni restituitele dall’ex Monte dei Pegni, creando un collegamento con il presente a partire dalla memoria storica del luogo, per far scaturire una riflessione politica e sociale sulla condizione attuale dell’uomo. Detto anche Monte dei Panni, il deposito del Monte di Pietà si snoda in un intricato labirinto di stanze con strutture lignee a tutta altezza, composte da scaffalature dove venivano alloggiati i beni impegnati. Per circa due secoli persone in stato d’indigenza vi hanno depositato doti, corredi e oggetti personali in cambio di poche monete, per poi cercare di tornare a riscattarli.

“Voce del verbo avere” è l’ideale prosecuzione della mostra personale di Marzia Migliora dal titolo “Velme”, realizzata nel 2017 dalla Fondazione Merz a Ca’ Rezzonico a Venezia. L’installazione “La fabbrica illuminata”, realizzata originariamente dall’artista per la mostra Velme, sarà parte della mostra dell’ex Monte dei Pegni di Palermo, accompagnata da tre opere inedite, concepite appositamente per lo spazio espositivo.

Le opere progettate dall’artista per lo spazio palermitano prendono avvio dal concetto di economia, a partire dalla scomposizione etimologica del termine in oikos (casa, intesa come famiglia, ma anche beni e comunità) e nomos (regola): al Monte di Pietà le persone indigenti erano costrette a impegnare i beni di famiglia (oikos), per cercare di adempiere alle norme imposte dallo Stato e dalla comunità e per assolvere i bisogni primari di sussistenza (nomos). I due termini rappresentano l’elemento concettuale comune in ogni opera in mostra, insieme alle tematiche del denaro, del cibo e della fame. L’ambiguità del denaro, che da un lato affranca dall’essere schiavo, ma dall’altro istituisce nuove schiavitù, costituisce un concetto fondamentale nell’opera di Marzia Migliora. Dal denaro infatti dipende anche l’accesso al cibo, bisogno primario per la sussistenza dell’essere umano: è quindi la fame l’innesco per far leva e attivare analogie e dissonanze, relazioni tra pieno e vuoto, ricchezza e povertà, indigenza e sicurezza, nutrimento e astinenza, inclusione ed esclusione.

Un altro termine sottotraccia a tutta la ricerca è transizione, il passaggio da un modo di essere a un altro, inteso nell’accezione propria della funzione del banco dei pegni, ovvero quella di convertire oggetti personali in denaro contante.

La mostra è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 9,30 alle 19,30. Per informazioni, telefonare allo 0917657621.

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Notte bianca Unesco con Le Vie dei Tesori

Sono stati 12.700 i visitatori che hanno esplorato i monumenti dell’itinerario arabo-normanno di Palermo, Monreale e Cefalù. Il luogo più gettonato è stato il Palazzo Reale, con lo straordinario “bagno” nei mosaici della Cappella Palatina

Sono stati 12.700 i visitatori che hanno esplorato i monumenti dell’itinerario arabo-normanno di Palermo, Monreale e Cefalù. Il luogo più gettonato è stato il Palazzo Reale, con lo straordinario “bagno” nei mosaici della Cappella Palatina

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La Notte Bianca tra i tesori dell’Unesco chiude con 12.700 visitatori

In tanti hanno preso d’assalto, lo scorso weekend, i monumenti dell’itinerario arabo-normanno di Palermo, Monreale e Cefalù. Il luogo più visitato è stato il Palazzo Reale, con lo straordinario “bagno” nei mosaici della Cappella Palatina

di Redazione

La Notte Bianca dell’Unesco ha chiuso l’edizione 2018 de Le Vie dei Tesori. Sono stati 12.700 i visitatori che hanno preso d’assalto i monumenti dell’itinerario arabo-normanno di Palermo, Monreale e Cefalù. Gli ultimi sono entrati ieri sera tardi proprio nel duomo e nel chiostro della cittadina normanna, che ha chiuso il weekend di visite.

Il luogo più visitato – ma ormai è l’abitudine – è stato Palazzo Reale con lo straordinario “bagno” nei mosaici della Cappella Palatina. Ma i 5500 visitatori che si sono già messi in coda venerdì dalle 17,30 (ben un’ora e mezzo prima dell’ingresso ufficiale che è stato anche anticipato, vista l’affluenza), hanno potuto anche passeggiare tra i composti giardini reali, sui bastioni. Un’esperienza bellissima, nel cuore della tiepida notte novembrina. L’ingresso del pubblico è avvenuto – ed è la prima Notte Bianca che capita – dal portone monumentale di piazza Parlamento, aperto da poche settimane: questo ha evitato che la lunga coda di accesso si componesse in strada, come successo nelle precedenti edizioni.

Le visite alla Cattedrale di Palermo

Alcune centinaia di persone hanno scelto invece la Cattedrale normanna, dove le guide del sito hanno condotto alla scoperta della struttura voluta da Gualtiero Offamilio, arcivescovo della città dal 1169 al 1190. E hanno scoperto che nacque come moschea in epoca islamica e che fu convertita in chiesa cattedrale da Roberto il Guiscardo e tanto altro, visitando le tombe reali e la sala del tesoro.

Ottima performance per il palazzo della Zisa, con oltre mille visitatori, anche qui code per l’accesso già un’ora prima dell’apertura dei cancelli: gli addetti di CoopCulture hanno affiancato i volontari de Le Vie dei Tesori, presenti in ogni sito. In tanti – oltre 300 a sito – hanno invece scelto di visitare la chiesa di San Giovanni degli Eremiti, o hanno salito la scalinata che porta alla bizantina Santa Maria dell’Ammiraglio e alle delicata San Cataldo; e diversi hanno raggiunto Ponte dell’Ammiraglio che di notte acquista colori del tutto imprevedibili.

Notte Unesco nel Duomo di Monreale

Sabato sera la Notte Bianca si è spostata a Monreale, tra chiostro benedettino e Duomo normanno, dove le visite – oltre 400 ingressi – sono state condotte dallo stesso parroco della Cattedrale, don Nicola Gaglio, alternate a recital musicali per tutta la serata. Ultimo appuntamento ieri a Cefalù dove, oltre al Duomo e al chiostro, è stato aperto il Teatro Salvatore Cicero con in programma il concerto “La musica della Grande Guerra tra storia e memoria”, diretto da Giuseppe Testa, a cura dell’associazione culturale musicale Santa Cecilia di Cefalù, mentre la storia del teatro è stata raccontata da Vincenzo Garbo.

E sta andando benissimo anche la mostra “Viaggio per immagini. Dal Grand Tour al riconoscimento Unesco”, organizzata dalla Fondazione Unesco Sicilia a Villa Zito che nei primi quattro weekend di programmazione – e nelle aperture del museo durante “Le Vie dei Tesori”– ha già raggiunto numeri ragguardevoli.

In tanti hanno preso d’assalto, lo scorso weekend, i monumenti dell’itinerario arabo-normanno di Palermo, Monreale e Cefalù. Il luogo più visitato è stato il Palazzo Reale, con lo straordinario “bagno” nei mosaici della Cappella Palatina

di Redazione

La Notte Bianca dell’Unesco ha chiuso l’edizione 2018 de Le Vie dei Tesori. Sono stati 12.700 i visitatori che hanno preso d’assalto i monumenti dell’itinerario arabo-normanno di Palermo, Monreale e Cefalù. Gli ultimi sono entrati ieri sera tardi proprio nel duomo e nel chiostro della cittadina normanna, che ha chiuso il weekend di visite.

Il luogo più visitato – ma ormai è l’abitudine – è stato Palazzo Reale con lo straordinario “bagno” nei mosaici della Cappella Palatina. Ma i 5500 visitatori che si sono già messi in coda venerdì dalle 17,30 (ben un’ora e mezzo prima dell’ingresso ufficiale che è stato anche anticipato, vista l’affluenza), hanno potuto anche passeggiare tra i composti giardini reali, sui bastioni. Un’esperienza bellissima, nel cuore della tiepida notte novembrina. L’ingresso del pubblico è avvenuto – ed è la prima Notte Bianca che capita – dal portone monumentale di piazza Parlamento, aperto da poche settimane: questo ha evitato che la lunga coda di accesso si componesse in strada, come successo nelle precedenti edizioni.

Le visite alla Cattedrale di Palermo

Alcune centinaia di persone hanno scelto invece la Cattedrale normanna, dove le guide del sito hanno condotto alla scoperta della struttura voluta da Gualtiero Offamilio, arcivescovo della città dal 1169 al 1190. E hanno scoperto che nacque come moschea in epoca islamica e che fu convertita in chiesa cattedrale da Roberto il Guiscardo e tanto altro, visitando le tombe reali e la sala del tesoro.

Ottima performance per il palazzo della Zisa, con oltre mille visitatori, anche qui code per l’accesso già un’ora prima dell’apertura dei cancelli: gli addetti di CoopCulture hanno affiancato i volontari de Le Vie dei Tesori, presenti in ogni sito. In tanti – oltre 300 a sito – hanno invece scelto di visitare la chiesa di San Giovanni degli Eremiti, o hanno salito la scalinata che porta alla bizantina Santa Maria dell’Ammiraglio e alle delicata San Cataldo; e diversi hanno raggiunto Ponte dell’Ammiraglio che di notte acquista colori del tutto imprevedibili.

Notte Unesco nel Duomo di Monreale

Sabato sera la Notte Bianca si è spostata a Monreale, tra chiostro benedettino e Duomo normanno, dove le visite – oltre 400 ingressi – sono state condotte dallo stesso parroco della Cattedrale, don Nicola Gaglio, alternate a recital musicali per tutta la serata. Ultimo appuntamento ieri a Cefalù dove, oltre al Duomo e al chiostro, è stato aperto il Teatro Salvatore Cicero con in programma il concerto “La musica della Grande Guerra tra storia e memoria”, diretto da Giuseppe Testa, a cura dell’associazione culturale musicale Santa Cecilia di Cefalù, mentre la storia del teatro è stata raccontata da Vincenzo Garbo.

E sta andando benissimo anche la mostra “Viaggio per immagini. Dal Grand Tour al riconoscimento Unesco”, organizzata dalla Fondazione Unesco Sicilia a Villa Zito che nei primi quattro weekend di programmazione – e nelle aperture del museo durante “Le Vie dei Tesori”– ha già raggiunto numeri ragguardevoli.

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