Un altro tecnico dopo Tusa? Si va verso la continuità

L’Ufficio di Gabinetto, composto dai suoi uomini di fiducia, confermato dal presidente della Regione. L’assessore era risultato primo per gradimento in un sondaggio che doveva restare riservato e che è stato reso pubblico dopo la sua morte

di Redazione

La parola d’ordine all’assessorato regionale ai Beni culturali è continuità. Nel silenzio irreale degli uffici di piazza Croci, tra facce meste e occhi lucidi, il lavoro va avanti sul solco di quanto programmato da Sebastiano Tusa, quasi come se quel volo dove viaggiava l’assessore non fosse precipitato e lui fosse in missione, pronto a tornare con la sua energia vulcanica. L’Ufficio di Gabinetto, guidato da Giovanni Angileri, è stato confermato con decreto del presidente della Regione, Nello Musumeci (che ha assunto l’incarico di Tusa ad interim) ed è pienamente operativo: lavora alacremente all’istituzione degli ultimi parchi archeologici che mancano all’appello per la completa attuazione della legge del 2000. Il 7 marzo Tusa ha fatto in tempo a firmare il decreto per quello di Leontinoi, a Carlentini. Restano quelli di Catania, di Lilibeo–Marsala, delle isole Eolie, di Himera, di Solunto, di Monte Jato, di Kamarina, di Cava d’Ispica, della Valle dell’Aci, di Morgantina, di Eloro–Villa del Tellaro, di Siracusa, di Gela e di Tindari. I parchi acquisiscono autonomia gestionale e finanziaria, uno dei progetti chiave dell’assessore scomparso, progetto voluto fortemente da Musumeci.

Sebastiano Tusa

Alla scrivania, con la solita serratissima agenda, anche il direttore generale dell’assessorato, Sergio Alessandro. Mentre da mezzo mondo (Giappone, Australia, Stati Uniti) arrivano messaggi di cordoglio, testimonianze, ricordi. E in Sicilia ci si interroga invece su quando saranno i funerali: domanda difficile, perché in Etiopia si continua a lavorare sul cratere del volo schiantato, e poco o niente è stato trovato: non improbabile l’ipotesi di una preghiera senza alcuna bara. L’aereo era pieno di carburante e ha raggiunto temperature altissime nel momento dello schianto.

Ancora inopportuno ragionare pubblicamente sulla successione su una poltrona che aveva trovato in Tusa un raro equilibrio tra indiscutibile competenza e gradimento politico, una figura di tecnico che il mondo dei beni culturali dell’Isola riconosceva come interlocutore autorevole ma vicino. “Uno di noi”, ripetono tutti. L’orientamento è quello di mettere su quella poltrona un altro tecnico – forse anche un interno, scelto nella rosa di soprintendenti, direttori di musei e di parchi -, un segnale di continuità che premierebbe la scelta fatta con Tusa, risultato il più amato degli assessori nel sondaggio di Demopolis reso pubblico dalla Regione ieri, quasi un omaggio alla sua memoria. Con il 38 per cento di gradimento (e solo due siciliani su dieci scontenti) batteva di poco il delegato alla salute Ruggero Razza e surclassava gli altri. Doveva restare riservata, avrebbe potuto scatenare musi lunghi tra gli assessori politici, ma la sciagura aerea ha avuto il sopravvento sulla prudenza. Un bel risultato dopo i boatos di questi ultimi mesi, che volevano l’archeologo traballante in vista di un possibile rimpasto alla vigilia delle elezioni europee. Una poltrona più volte rivendicata dai partiti.

La sede dell’assessorato regionale alla Cultura

Una poltrona strategica che negli ultimi dieci anni ha visto avvicendarsi ben tredici assessori in dieci anni, con incarichi lampo e avvicendamenti vorticosi, al ritmo di alleanze e rotture di partito: solo nella giunta Crocetta, dal 2012, ce n’erano stati sei, alcuni in carica solo per pochi mesi: Antonino Zichichi, Mariarita Sgarlata, Giusi Furnari, Antonio Purpura, Carlo Vermiglio, Aurora Notarianni. Poi, con Musumeci, la nomina a tempo di Sgarbi – tributo pagato a Berlusconi, nell’attesa delle elezioni politiche che avrebbero visto il critico d’arte candidato con successo – e l’approdo a Tusa. L’auspicio di tanti era che l’archeologo “tenesse” per tutti i cinque anni di governo. Ma lui, il navigatore inaffondabile, il sub pronto a ogni immersione, l’uomo di ferro che aveva vinto anche una malattia micidiale, è morto sull’aereo che lo portava nel cuore dell’Africa, per una conferenza internazionale dell’Unesco. “Come un esploratore di altri tempi”, ricorda qualcuno in ufficio asciugandosi una lacrima.

L’Ufficio di Gabinetto, composto dai suoi uomini di fiducia, confermato dal presidente della Regione. L’assessore era risultato primo per gradimento in un sondaggio che doveva restare riservato e che è stato reso pubblico dopo la sua morte

di Redazione

La parola d’ordine all’assessorato regionale ai Beni culturali è continuità. Nel silenzio irreale degli uffici di piazza Croci, tra facce meste e occhi lucidi, il lavoro va avanti sul solco di quanto programmato da Sebastiano Tusa, quasi come se quel volo dove viaggiava l’assessore non fosse precipitato e lui fosse in missione, pronto a tornare con la sua energia vulcanica. L’Ufficio di Gabinetto, guidato da Giovanni Angileri, è stato confermato con decreto del presidente della Regione, Nello Musumeci (che ha assunto l’incarico di Tusa ad interim) ed è pienamente operativo: lavora alacremente all’istituzione degli ultimi parchi archeologici che mancano all’appello per la completa attuazione della legge del 2000. Il 7 marzo Tusa ha fatto in tempo a firmare il decreto per quello di Leontinoi, a Carlentini. Restano quelli di Catania, di Lilibeo–Marsala, delle isole Eolie, di Himera, di Solunto, di Monte Jato, di Kamarina, di Cava d’Ispica, della Valle dell’Aci, di Morgantina, di Eloro–Villa del Tellaro, di Siracusa, di Gela e di Tindari. I parchi acquisiscono autonomia gestionale e finanziaria, uno dei progetti chiave dell’assessore scomparso, progetto voluto fortemente da Musumeci.

Sebastiano Tusa

Alla scrivania, con la solita serratissima agenda, anche il direttore generale dell’assessorato, Sergio Alessandro. Mentre da mezzo mondo (Giappone, Australia, Stati Uniti) arrivano messaggi di cordoglio, testimonianze, ricordi. E in Sicilia ci si interroga invece su quando saranno i funerali: domanda difficile, perché in Etiopia si continua a lavorare sul cratere del volo schiantato, e poco o niente è stato trovato: non improbabile l’ipotesi di una preghiera senza alcuna bara. L’aereo era pieno di carburante e ha raggiunto temperature altissime nel momento dello schianto.

Ancora inopportuno ragionare pubblicamente sulla successione su una poltrona che aveva trovato in Tusa un raro equilibrio tra indiscutibile competenza e gradimento politico, una figura di tecnico che il mondo dei beni culturali dell’Isola riconosceva come interlocutore autorevole ma vicino. “Uno di noi”, ripetono tutti. L’orientamento è quello di mettere su quella poltrona un altro tecnico – forse anche un interno, scelto nella rosa di soprintendenti, direttori di musei e di parchi -, un segnale di continuità che premierebbe la scelta fatta con Tusa, risultato il più amato degli assessori nel sondaggio di Demopolis reso pubblico dalla Regione ieri, quasi un omaggio alla sua memoria. Con il 38 per cento di gradimento (e solo due siciliani su dieci scontenti) batteva di poco il delegato alla salute Ruggero Razza e surclassava gli altri. Doveva restare riservata, avrebbe potuto scatenare musi lunghi tra gli assessori politici, ma la sciagura aerea ha avuto il sopravvento sulla prudenza. Un bel risultato dopo i boatos di questi ultimi mesi, che volevano l’archeologo traballante in vista di un possibile rimpasto alla vigilia delle elezioni europee. Una poltrona più volte rivendicata dai partiti.

La sede dell’assessorato regionale alla Cultura

Una poltrona strategica che negli ultimi dieci anni ha visto avvicendarsi ben tredici assessori in dieci anni, con incarichi lampo e avvicendamenti vorticosi, al ritmo di alleanze e rotture di partito: solo nella giunta Crocetta, dal 2012, ce n’erano stati sei, alcuni in carica solo per pochi mesi: Antonino Zichichi, Mariarita Sgarlata, Giusi Furnari, Antonio Purpura, Carlo Vermiglio, Aurora Notarianni. Poi, con Musumeci, la nomina a tempo di Sgarbi – tributo pagato a Berlusconi, nell’attesa delle elezioni politiche che avrebbero visto il critico d’arte candidato con successo – e l’approdo a Tusa. L’auspicio di tanti era che l’archeologo “tenesse” per tutti i cinque anni di governo. Ma lui, il navigatore inaffondabile, il sub pronto a ogni immersione, l’uomo di ferro che aveva vinto anche una malattia micidiale, è morto sull’aereo che lo portava nel cuore dell’Africa, per una conferenza internazionale dell’Unesco. “Come un esploratore di altri tempi”, ricorda qualcuno in ufficio asciugandosi una lacrima.

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Le Vie dei Tesori, il festival sarà dedicato a Tusa

Nella prossima edizione previste iniziative per la valorizzazione di beni marini e subacquei, in ricordo dell’assessore scomparso

di Redazione

“Un uomo delle istituzioni che sapeva ascoltare i fermenti della società civile, uno studioso di rara competenza e passione che ci mancherà”. Il presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori, Laura Anello, con tutto lo staff del Festival, ricorda così l’assessore regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Tusa, scomparso ieri nella sciagura area in Etiopia. Proprio un mese fa l’assessore aveva voluto ospitare una giornata di studi sul Festival nella sede dell’assessorato in piazza Croci chiamando a raccolta dirigenti di poli, parchi e soprintendenze e definendo la manifestazione “una delle esperienze più importanti fatte negli ultimi anni in Sicilia”.

“Ricorderemo Sebastiano Tusa nella prossima edizione del Festival, tra settembre e ottobre – dice Laura Anello – edizione per la quale stavamo progettando iniziative comuni dedicate alla valorizzazione di tesori marini e subacquei. Un impegno che porteremo avanti”.

Nella prossima edizione previste iniziative per la valorizzazione di beni marini e subacquei, in ricordo dell’assessore scomparso

di Redazione

“Un uomo delle istituzioni che sapeva ascoltare i fermenti della società civile, uno studioso di rara competenza e passione che ci mancherà”. Il presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori, Laura Anello, con tutto lo staff del Festival, ricorda così l’assessore regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Tusa, scomparso ieri nella sciagura area in Etiopia. Proprio un mese fa l’assessore aveva voluto ospitare una giornata di studi sul Festival nella sede dell’assessorato in piazza Croci chiamando a raccolta dirigenti di poli, parchi e soprintendenze e definendo la manifestazione “una delle esperienze più importanti fatte negli ultimi anni in Sicilia”.

“Ricorderemo Sebastiano Tusa nella prossima edizione del Festival, tra settembre e ottobre – dice Laura Anello – edizione per la quale stavamo progettando iniziative comuni dedicate alla valorizzazione di tesori marini e subacquei. Un impegno che porteremo avanti”.

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Il ricordo di Joe Petrosino a 110 anni dalla morte

In occasione della cerimonia per celebrare il sacrificio del poliziotto italo-americano, sarà scoperta un’opera donata da Pippo Madè e dedicata alla memoria

di Redazione

Sono passati 110 anni dall’omicidio del poliziotto italo-americano Joe Petrosino, ucciso in un agguato in piazza Marina, a Palermo. La città celebra il suo ricordo con una manifestazione, in programma martedì 12 marzo, a partire dalle 10, nella Sala Petrosino dell’Ersu, nell’ex Hotel de France, dove Petrosino alloggiò fino al giorno del delitto. Saranno presenti le associazioni Joe Petrosino di Padula, New York e Sicilia, con rappresentanti del Dipartimento di Polizia di New York.

All’incontro, che sarà moderato dal giornalista Alberto Samonà, saranno presenti il vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, in rappresentanza del presidente Nello Musumeci; il senatore Stefano Candiani, sottosegretario al Ministero dell’Interno, in rappresentanza del governo nazionale; il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè; il sindaco di Palermo Leoluca Orlando; l’assessore regionale all’Istruzione e Formazione professionale Roberto Lagalla; il commissario straordinario dell’Ersu Giuseppe Amodei; la presidente dell’associazione Joe Petrosino Sicilia, Anna Maria Corradini; il presidente dell’associazione internazionale Joe Petrosino Padula, Vincenzo La Manna; il presidente dell’associazione Joe Petrosino New York Bob Fonti.

Nel corso dell’incontro, la professoressa Rita Cedrini presenterà la seconda edizione del Premio Associazione Joe Petrosino Sicilia, conferito all’artista Pippo Madè. Saranno, inoltre, presenti studenti di alcune scuole di Palermo e Bagheria. Partecipano Giuseppe Puleo e Francesco Quattrocchi, dirigenti sindacali del sindacato di polizia Siulp, nonché Raffaele Palma, presidente dell’Associazione nazionale Polizia di Stato di Palermo.

A seguire, alle 12, in piazza Marina, alla presenza delle autorità civili e militari, si terrà la cerimonia commemorativa del 110ecimo anniversario dell’omicidio di Joe Petrosino, con deposizione di una corona sul luogo dove fu ucciso il poliziotto. Sarà, inoltre, scoperta l’opera, donata dal maestro Pippo Madè e dedicata alla memoria di Petrosino.

In occasione della cerimonia per celebrare il sacrificio del poliziotto italo-americano, sarà scoperta un’opera donata da Pippo Madè e dedicata alla memoria

di Redazione

Sono passati 110 anni dall’omicidio del poliziotto italo-americano Joe Petrosino, ucciso in un agguato in piazza Marina, a Palermo. La città celebra il suo ricordo con una manifestazione, in programma martedì 12 marzo, a partire dalle 10, nella Sala Petrosino dell’Ersu, nell’ex Hotel de France, dove Petrosino alloggiò fino al giorno del delitto. Saranno presenti le associazioni Joe Petrosino di Padula, New York e Sicilia, con rappresentanti del Dipartimento di Polizia di New York.

All’incontro, che sarà moderato dal giornalista Alberto Samonà, saranno presenti il vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, in rappresentanza del presidente Nello Musumeci; il senatore Stefano Candiani, sottosegretario al Ministero dell’Interno, in rappresentanza del governo nazionale; il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè; il sindaco di Palermo Leoluca Orlando; l’assessore regionale all’Istruzione e Formazione professionale Roberto Lagalla; il commissario straordinario dell’Ersu Giuseppe Amodei; la presidente dell’associazione Joe Petrosino Sicilia, Anna Maria Corradini; il presidente dell’associazione internazionale Joe Petrosino Padula, Vincenzo La Manna; il presidente dell’associazione Joe Petrosino New York Bob Fonti.

Nel corso dell’incontro, la professoressa Rita Cedrini presenterà la seconda edizione del Premio Associazione Joe Petrosino Sicilia, conferito all’artista Pippo Madè. Saranno, inoltre, presenti studenti di alcune scuole di Palermo e Bagheria. Partecipano Giuseppe Puleo e Francesco Quattrocchi, dirigenti sindacali del sindacato di polizia Siulp, nonché Raffaele Palma, presidente dell’Associazione nazionale Polizia di Stato di Palermo.

A seguire, alle 12, in piazza Marina, alla presenza delle autorità civili e militari, si terrà la cerimonia commemorativa del 110ecimo anniversario dell’omicidio di Joe Petrosino, con deposizione di una corona sul luogo dove fu ucciso il poliziotto. Sarà, inoltre, scoperta l’opera, donata dal maestro Pippo Madè e dedicata alla memoria di Petrosino.

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“Fantasy”, arriva l’arte dissacrante di Veneziano

All’interno di Palazzo Riso, quaranta lavori, fra opere pittoriche e scultoree, ed anche un’opera inedita dedicata a Palermo

di Redazione

Un dialogo dissacrante tra classicità e pop art, cosparso di simboli e citazioni. Si inaugura venerdì 8 marzo alle 18, la mostra “Fantasy” di Giuseppe Veneziano, una personale curata da Aurelio Pes, che sarà allestita all’interno del piano nobile di Palazzo Riso fino al 5 maggio. Un nuovo appuntamento per Veneziano, dopo il successo delle mostre di Massa al Palazzo Ducale e di Seravezza a Palazzo Mediceo.

Per l’occasione, l’artista di Mazzarino presenterà al pubblico quaranta lavori, fra opere pittoriche e scultoree e realizzerà un’opera inedita, dedicata a Palermo. Veneziano, utilizza la pittura, evitando una denuncia ormai usurata, a vantaggio di un’analisi e una riflessione sul vivere sociale. I suoi personaggi entrano a far parte di una composizione pittorica e scultorea, dove classicità e pop art si fondono in un dialogo continuo. Le opere si presentano al pubblico come un libro da leggere, da interpretare, da capire, il messaggio è complesso ed è presente ovunque nella minuziosa rappresentazione dei dettagli. Gesti e personaggi appartenenti alla sfera della memoria collettiva vengono dall’artista reinterpretati cercando di eludere qualsiasi banalità.

Saranno presenti all’inaugurazione, oltre all’artista, l’assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, Sebastiano Tusa; il direttore generale Sergio Alessandro; la direttrice del Polo Museale Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo, Valeria Patrizia Li Vigni, e il curatore Aurelio Pes.

All’interno di Palazzo Riso, quaranta lavori, fra opere pittoriche e scultoree, ed anche un’opera inedita dedicata a Palermo

di Redazione

Un dialogo dissacrante tra classicità e pop art, cosparso di simboli e citazioni. Si inaugura venerdì 8 marzo alle 18, la mostra “Fantasy” di Giuseppe Veneziano, una personale curata da Aurelio Pes, che sarà allestita all’interno del piano nobile di Palazzo Riso fino al 5 maggio. Un nuovo appuntamento per Veneziano, dopo il successo delle mostre di Massa al Palazzo Ducale e di Seravezza a Palazzo Mediceo.

Per l’occasione, l’artista di Mazzarino presenterà al pubblico quaranta lavori, fra opere pittoriche e scultoree e realizzerà un’opera inedita, dedicata a Palermo. Veneziano, utilizza la pittura, evitando una denuncia ormai usurata, a vantaggio di un’analisi e una riflessione sul vivere sociale. I suoi personaggi entrano a far parte di una composizione pittorica e scultorea, dove classicità e pop art si fondono in un dialogo continuo. Le opere si presentano al pubblico come un libro da leggere, da interpretare, da capire, il messaggio è complesso ed è presente ovunque nella minuziosa rappresentazione dei dettagli. Gesti e personaggi appartenenti alla sfera della memoria collettiva vengono dall’artista reinterpretati cercando di eludere qualsiasi banalità.

Saranno presenti all’inaugurazione, oltre all’artista, l’assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, Sebastiano Tusa; il direttore generale Sergio Alessandro; la direttrice del Polo Museale Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo, Valeria Patrizia Li Vigni, e il curatore Aurelio Pes.

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“Manna dal cielo”, Vasari in mostra al Mandralisca

Due tavole che provengono dalla collezione di Palazzo Abatellis, saranno esposte a Cefalù per celebrare i 110 anni dalla nascita di Enrico Pirajno

di Redazione

Le due tavole dipinte da Giorgio Vasari, raffiguranti “La caduta della manna”, saranno in mostra dal 10 marzo al Museo Mandralisca di Cefalù. Le opere, che provengono dalla collezione di Palazzo Abatellis, arrivano nella cittadina normanna per celebrare i 110 anni dalla nascita di Enrico Pirajno di Mandralisca.

La mostra “Manna dal cielo”, visitabile fino al 31 ottobre, è frutto di una collaborazione tra la Fondazione Culturale Mandralisca, la Galleria regionale di Palazzo Abatellis, l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana e di MondoMostre, con il patrocinio del Comune di Cefalù. L’inaugurazione è prevista il 9 marzo alle 18,30, alla presenza, tra gli altri, dell’assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa.

Le due tavole dipinte da Vasari sono state realizzate nel 1545 per il refettorio di Santa Maria di Montoliveto di Napoli. Giunsero a Palermo nel 1828, dono di Francesco I di Borbone per la nascente pinacoteca della città. Le due opere sono poste in dialogo, nella pinacoteca di Palazzo Mandralisca, con la preziosa edizione del 1681 del testo del Vasari “Delle Vite de piu eccellenti pittori, scultori, et architetti”, che fa parte della Biblioteca Mandralisca.

La mostra è organizzata dal vicepresidente della Fondazione Mandralisca, Laura Gattuso, mentre la curatela scientifica e i supporti didattici sono stati realizzati da Evelina De Castro, direttrice della Galleria regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, e da Rosalia Liberto, del Cda della Fondazione Mandralisca. La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 19 e nel mese di agosto fino 23.

Due tavole che provengono dalla collezione di Palazzo Abatellis, saranno esposte a Cefalù per celebrare i 110 anni dalla nascita di Enrico Pirajno

di Redazione

Le due tavole dipinte da Giorgio Vasari, raffiguranti “La caduta della manna”, saranno in mostra dal 10 marzo al Museo Mandralisca di Cefalù. Le opere, che provengono dalla collezione di Palazzo Abatellis, arrivano nella cittadina normanna per celebrare i 110 anni dalla nascita di Enrico Pirajno di Mandralisca.

La mostra “Manna dal cielo”, visitabile fino al 31 ottobre, è frutto di una collaborazione tra la Fondazione Culturale Mandralisca, la Galleria regionale di Palazzo Abatellis, l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana e di MondoMostre, con il patrocinio del Comune di Cefalù. L’inaugurazione è prevista il 9 marzo alle 18,30, alla presenza, tra gli altri, dell’assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa.

Le due tavole dipinte da Vasari sono state realizzate nel 1545 per il refettorio di Santa Maria di Montoliveto di Napoli. Giunsero a Palermo nel 1828, dono di Francesco I di Borbone per la nascente pinacoteca della città. Le due opere sono poste in dialogo, nella pinacoteca di Palazzo Mandralisca, con la preziosa edizione del 1681 del testo del Vasari “Delle Vite de piu eccellenti pittori, scultori, et architetti”, che fa parte della Biblioteca Mandralisca.

La mostra è organizzata dal vicepresidente della Fondazione Mandralisca, Laura Gattuso, mentre la curatela scientifica e i supporti didattici sono stati realizzati da Evelina De Castro, direttrice della Galleria regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, e da Rosalia Liberto, del Cda della Fondazione Mandralisca. La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 19 e nel mese di agosto fino 23.

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“Rifiutopoli”, in scena una performance sulle ecomafie

Ai Cantieri Culturali alla Zisa, le parole scritte e narrate da Enrico Fontana e le immagini trasformate dall’artista Vito Baroncini con la sua lavagna luminosa

di Redazione

Una conferenza-spettacolo sul traffico illegale dei rifiuti e sulle ecomafie. Arriva anche a Palermo, “Rifiutopoli. Veleni e antidoti”, performance che porta in scena le parole scritte e narrate da Enrico Fontana e le immagini trasformate dall’artista Vito Baroncini con la sua lavagna luminosa, per raccontare il ciclo illegale dei rifiuti, i traffici della cosiddetta ecomafia, ma anche il cambiamento concreto che i nostri gesti quotidiani possono generare. Lo spettacolo, prodotto da Cinemovel Foundation, con l’organizzazione di Legambiente, che cura il tour, è previsto per venerdì 15 marzo, alle 10, nello Spazio Tre Navate dei Cantieri Culturali alla Zisa.

Enrico Fontana, membro della segreteria nazionale di Legambiente e direttore del mensile “La Nuova Ecologia”, inizia a raccontare il mondo di Rifiutopoli nel 1984, “scoprendo che i rifiuti venivano abbandonati anche nei luoghi più belli, dove ti aspetti di vedere solo le farfalle. E invece ci trovavo di tutto: frigoriferi, lavatrici, macerie, pneumatici fuori uso, che bruciano e avvelenano l’aria”. Le farfalle, che trasformano i rifiuti organici in “nettare”, diventano il filo conduttore di una narrazione che non dimentica le tante buone storie di raccolta, riuso e riciclo del nostro Paese.

Dopo la performance, si svolgerà una tavola rotonda con gli interventi di Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente; Giorgio Quagliolo, presidente del Conai e il governatore della Sicilia, Nello Musumeci. L’incontro sarà coordinato dalla giornalista Marina Turco. Al termine, saranno premiati gli alunni e gli istituti finalisti del concorso di idee e prototipi “La scuola in Circolo: RifiUtili pronti all’uso”.

Ai Cantieri Culturali alla Zisa, le parole scritte e narrate da Enrico Fontana e le immagini trasformate dall’artista Vito Baroncini con la sua lavagna luminosa

di Redazione

Una conferenza-spettacolo sul traffico illegale dei rifiuti e sulle ecomafie. Arriva anche a Palermo, “Rifiutopoli. Veleni e antidoti”, performance che porta in scena le parole scritte e narrate da Enrico Fontana e le immagini trasformate dall’artista Vito Baroncini con la sua lavagna luminosa, per raccontare il ciclo illegale dei rifiuti, i traffici della cosiddetta ecomafia, ma anche il cambiamento concreto che i nostri gesti quotidiani possono generare. Lo spettacolo, prodotto da Cinemovel Foundation, con l’organizzazione di Legambiente, che cura il tour, è previsto per venerdì 15 marzo, alle 10, nello Spazio Tre Navate dei Cantieri Culturali alla Zisa.

Enrico Fontana, membro della segreteria nazionale di Legambiente e direttore del mensile “La Nuova Ecologia”, inizia a raccontare il mondo di Rifiutopoli nel 1984, “scoprendo che i rifiuti venivano abbandonati anche nei luoghi più belli, dove ti aspetti di vedere solo le farfalle. E invece ci trovavo di tutto: frigoriferi, lavatrici, macerie, pneumatici fuori uso, che bruciano e avvelenano l’aria”. Le farfalle, che trasformano i rifiuti organici in “nettare”, diventano il filo conduttore di una narrazione che non dimentica le tante buone storie di raccolta, riuso e riciclo del nostro Paese.

Dopo la performance, si svolgerà una tavola rotonda con gli interventi di Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente; Giorgio Quagliolo, presidente del Conai e il governatore della Sicilia, Nello Musumeci. L’incontro sarà coordinato dalla giornalista Marina Turco. Al termine, saranno premiati gli alunni e gli istituti finalisti del concorso di idee e prototipi “La scuola in Circolo: RifiUtili pronti all’uso”.

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Tutto il genio di Leonardo da Vinci in una mostra

Nelle sale di Palazzo Bonocore, a Palermo, un’esposizione dedicata al grande scienziato e artista per celebrare i 500 anni dalla morte

di Redazione

Una mostra per celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Palermo si prepara ad ospitare, nelle sale di Palazzo Bonocore, in piazza Pretoria, “Leonardo, la ragione dei sentimenti”, una grande esposizione per ammirare e comprendere, in una visione d’insieme, la straordinaria complessità di uno dei più grandi geni, non solo del Rinascimento, ma dell’intera storia.

La mostra, organizzata da Navigare Srl e curata da Alberto D’Atanasio, si inaugurerà il 13 aprile e sarà visitabile fino al 29 settembre. Protagonista sarà l’eclettismo tipico di Leonardo, tra macchine, disegni e anatomia. Si tratta di un progetto espositivo che fa proprio il concetto di “edutainment”, ossia la realizzazione di un genere d’intrattenimento culturale, formativo e spettacolare.

L’idea di organizzare una mostra sulla massima espressione umana di genialità, permette di sondare la sua poliedricità non ancora del tutto indagata, dando la possibilità di andare per tappe. Dunque, l’esposizione è volutamente didattica, l’interattività delle macchine e la loro sperimentazione renderanno unica l’esperienza. La visita permette ai visitatori di divertirsi e imparare scoprendo con curiosità i fondamentali princìpi studiati da Leonardo e ancora oggi applicati. L’obiettivo della mostra è, dunque, far interagire il pubblico con essa per comprendere ciò che Leonardo ha lasciato in eredità. Grazie ad una manovella, sarà possibile muovere i macchinari per vedere la loro funzione, inoltre, a fruizione del pubblico, ci sono le copie dei Codici Leonardeschi che ancor di più esplicano l’alto valore scientifico e culturale della mostra.

Nelle sale di Palazzo Bonocore, a Palermo, un’esposizione dedicata al grande scienziato e artista per celebrare i 500 anni dalla morte

di Redazione

Una mostra per celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Palermo si prepara ad ospitare, nelle sale di Palazzo Bonocore, in piazza Pretoria, “Leonardo, la ragione dei sentimenti”, una grande esposizione per ammirare e comprendere, in una visione d’insieme, la straordinaria complessità di uno dei più grandi geni, non solo del Rinascimento, ma dell’intera storia.

La mostra, organizzata da Navigare Srl e curata da Alberto D’Atanasio, si inaugurerà il 13 aprile e sarà visitabile fino al 29 settembre. Protagonista sarà l’eclettismo tipico di Leonardo, tra macchine, disegni e anatomia. Si tratta di un progetto espositivo che fa proprio il concetto di “edutainment”, ossia la realizzazione di un genere d’intrattenimento culturale, formativo e spettacolare.

L’idea di organizzare una mostra sulla massima espressione umana di genialità, permette di sondare la sua poliedricità non ancora del tutto indagata, dando la possibilità di andare per tappe. Dunque, l’esposizione è volutamente didattica, l’interattività delle macchine e la loro sperimentazione renderanno unica l’esperienza. La visita permette ai visitatori di divertirsi e imparare scoprendo con curiosità i fondamentali princìpi studiati da Leonardo e ancora oggi applicati. L’obiettivo della mostra è, dunque, far interagire il pubblico con essa per comprendere ciò che Leonardo ha lasciato in eredità. Grazie ad una manovella, sarà possibile muovere i macchinari per vedere la loro funzione, inoltre, a fruizione del pubblico, ci sono le copie dei Codici Leonardeschi che ancor di più esplicano l’alto valore scientifico e culturale della mostra.

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Le catacombe dei Cappuccini in una guida inedita

L’antropologo Dario Piombino-Mascali, massimo studioso del sito, presenta un volume che getta nuova luce sulla storia del suggestivo cimitero palermitano

di Redazione

Molto più che una guida, un vero e proprio viaggio attraverso uno dei luoghi più suggestivi del mondo: le catacombe dei Cappuccini di Palermo. A raccontarle è il conservatore e il massimo studioso del sito, l’antropologo Dario Piombino-Mascali, autore del volume “Le catacombe dei Cappuccini. Guida storico-scientifica” (Kalòs edizioni), che verrà presentato venerdì 1 marzo alle 18 alla libreria Feltrinelli di Palermo. Un volume prezioso, che getta nuova luce sulla mole imponente di informazioni che dal 1599, anno della fondazione del sito, si sono raccolte e accumulate attorno a un luogo diventato emblema del rapporto dei siciliani con la vita e con la morte.

Dario Piombino-Mascali al lavoro

Alla presentazione, moderata dalla giornalista Alessia Franco, interverranno Sebastiano Tusa, assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana; Selima Giuliano, dirigente etnoantropologo del Cricd; Alessandro Palmigiano, ìconsole onorario della Repubblica lituana; Salvatore Zagone, ministro provinciale dei Cappuccini di Palermo e Salvino Leone, direttore editoriale delle edizioni Kalós. Sarà presente l’autore.

Con questo suo ultimo lavoro, Piombino-Mascali ha dipanato per la prima volta una materia assai complessa e affascinante attraverso un attento lavoro di ricerca che non ha tralasciato nessun aspetto legato alla necropoli palermitana: dalla storia alla sua formazione, dai provvedimenti igienici alle credenze e alle pratiche funerarie, fino ad arrivare alle testimonianze di donne e uomini di arte e di lettere che non seppero resistere al fascino della città sotterranea. Un percorso accattivante, in cui il maggiore paleopatologo siciliano suggella il legame, apparentemente inconciliabile, tra scienza e letteratura prendendo il lettore per mano e conducendolo in un viaggio a ritroso nel tempo.

L’antropologo Dario Piombino-Mascali, massimo studioso del sito, presenta un volume che getta nuova luce sulla storia del suggestivo cimitero palermitano

di Redazione

Molto più che una guida, un vero e proprio viaggio attraverso uno dei luoghi più suggestivi del mondo: le catacombe dei Cappuccini di Palermo. A raccontarle è il conservatore e il massimo studioso del sito, l’antropologo Dario Piombino-Mascali, autore del volume “Le catacombe dei Cappuccini. Guida storico-scientifica” (Kalòs edizioni), che verrà presentato venerdì 1 marzo alle 18 alla libreria Feltrinelli di Palermo. Un volume prezioso, che getta nuova luce sulla mole imponente di informazioni che dal 1599, anno della fondazione del sito, si sono raccolte e accumulate attorno a un luogo diventato emblema del rapporto dei siciliani con la vita e con la morte.

Dario Piombino-Mascali al lavoro

Alla presentazione, moderata dalla giornalista Alessia Franco, interverranno Sebastiano Tusa, assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana; Selima Giuliano, dirigente etnoantropologo del Cricd; Alessandro Palmigiano, ìconsole onorario della Repubblica lituana; Salvatore Zagone, ministro provinciale dei Cappuccini di Palermo e Salvino Leone, direttore editoriale delle edizioni Kalós. Sarà presente l’autore.

Con questo suo ultimo lavoro, Piombino-Mascali ha dipanato per la prima volta una materia assai complessa e affascinante attraverso un attento lavoro di ricerca che non ha tralasciato nessun aspetto legato alla necropoli palermitana: dalla storia alla sua formazione, dai provvedimenti igienici alle credenze e alle pratiche funerarie, fino ad arrivare alle testimonianze di donne e uomini di arte e di lettere che non seppero resistere al fascino della città sotterranea. Un percorso accattivante, in cui il maggiore paleopatologo siciliano suggella il legame, apparentemente inconciliabile, tra scienza e letteratura prendendo il lettore per mano e conducendolo in un viaggio a ritroso nel tempo.

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Riapre dopo otto anni la Cattedrale di Agrigento

Un’attesa lunga otto anni. La Cattedrale di Agrigento intitolata a San Gerlando ha riaperto le porte ai fedeli dopo tante polemiche. L’edificio è stato messo in sicurezza, con 17 catene d’acciaio, perché rischiava di scivolare a valle a causa del dissesto idrogeologico del colle sul quale sorge.

La messa di riapertura è stata officiata dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento: “La cattedrale era ed è ancora una mamma malata. Riaverla oggi significa almeno che è uscita in maniera definitiva dal coma”, ha dichiarato il cardinale, davanti a una folla di cittadini ed esponenti politici, tra cui il sindaco, Lillo Firetto, l’assessore regionale alle Infrastrutture, Salvatore Cordaro, e il presidente dell’Ars Gianfranco Micciché.

“I lavori non sono completati, si deve ultimare la messa in sicurezza dell’edificio e poi dovrebbe iniziare il rinsaldamento della collina e infine ci vorrà il restauro finale dell’edificio – ha spiegato l’arcivescovo – . Quel che conta però è che, dopo tanti lunghi anni, siamo oggi qui, per pregare e ritrovarci come chiesa santa di Dio”.

Un’attesa lunga otto anni. La Cattedrale di Agrigento intitolata a San Gerlando ha riaperto le porte ai fedeli dopo tante polemiche. L’edificio è stato messo in sicurezza, con 17 catene d’acciaio, perché rischiava di scivolare a valle a causa del dissesto idrogeologico del colle sul quale sorge.

La messa di riapertura è stata officiata dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento: “La cattedrale era ed è ancora una mamma malata. Riaverla oggi significa almeno che è uscita in maniera definitiva dal coma”, ha dichiarato il cardinale, davanti a una folla di cittadini ed esponenti politici, tra cui il sindaco, Lillo Firetto, l’assessore regionale alle Infrastrutture, Salvatore Cordaro, e il presidente dell’Ars Gianfranco Micciché.

“I lavori non sono completati, si deve ultimare la messa in sicurezza dell’edificio e poi dovrebbe iniziare il rinsaldamento della collina e infine ci vorrà il restauro finale dell’edificio – ha spiegato l’arcivescovo – . Quel che conta però è che, dopo tanti lunghi anni, siamo oggi qui, per pregare e ritrovarci come chiesa santa di Dio”.

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“Spettri” di Ibsen in scena al Teatro Biondo

Nuovo allestimento in prima nazionale con Micaela Esdra e Massimo Venturiello, che porta la firma di Walter Pagliaro

di Redazione

Torna sulle scene un classico di Henrik Ibsen. Micaela Esdra e Massimo Venturiello sono i protagonisti di “Spettri”, che debutta in prima nazionale al Teatro Biondo di Palermo il 22 febbraio, con repliche fino al 3 marzo, nel nuovo allestimento prodotto dallo Stabile e diretto da Walter Pagliaro. Gli Spettri che Ibsen aveva immaginato nel 1881 non sono – secondo il regista – i fantasmi del passato che ritornano, ma – come suggerisce lo stesso autore – “ogni specie di vecchie morte opinioni e ogni genere di vecchie morte credenze”.

Massimo Venturiello e Riccardo Zini

“Ibsen – spiega Pagliaro – allude ai pregiudizi, alle false apparenze, ai rimorsi, alle fobie che paralizzano la libera espansione dell’individuo. Ciascun personaggio del dramma lotta con i propri spettri: chi con l’avidità, chi con l’etilismo, chi con l’infingardaggine, chi col dogmatismo, chi con la viltà”. Per questo la lotta contro gli spettri riguarda chiunque non riesca a liberarsi dal peso soffocante del passato: “Gli spettri, di cui si parla – aggiunge il regista – fluttuano continuamente dalle rimosse esperienze, ma incidono naturalmente sui comportamenti e sulle urgenze che il presente reclama: perché della lotta dell’individuo con gli spettri che ciascuno si crea nel corso della propria vita, tratta questo dramma di Ibsen. Quindi, in misura maggiore o minore, riguarda tutti noi”.

Le scene sono di Michele Ciacciofera, i costumi di Annalisa Di Piero e le musiche originali di Germano Mazzocchetti. Al fianco di Esdra (nel ruolo di Helene Alving) e di Venturiello (nel ruolo del Pastore Manders), recitano Matteo Baronchelli (Osvald Alving), Riccardo Zini (il falegname Jakob Engstrand) e Roberta Azzarone (Regine Engstrand).

Nuovo allestimento in prima nazionale con Micaela Esdra e Massimo Venturiello, che porta la firma di Walter Pagliaro

di Redazione

Torna sulle scene un classico di Henrik Ibsen. Micaela Esdra e Massimo Venturiello sono i protagonisti di “Spettri”, che debutta in prima nazionale al Teatro Biondo di Palermo il 22 febbraio, con repliche fino al 3 marzo, nel nuovo allestimento prodotto dallo Stabile e diretto da Walter Pagliaro. Gli Spettri che Ibsen aveva immaginato nel 1881 non sono – secondo il regista – i fantasmi del passato che ritornano, ma – come suggerisce lo stesso autore – “ogni specie di vecchie morte opinioni e ogni genere di vecchie morte credenze”.

Massimo Venturiello e Riccardo Zini

“Ibsen – spiega Pagliaro – allude ai pregiudizi, alle false apparenze, ai rimorsi, alle fobie che paralizzano la libera espansione dell’individuo. Ciascun personaggio del dramma lotta con i propri spettri: chi con l’avidità, chi con l’etilismo, chi con l’infingardaggine, chi col dogmatismo, chi con la viltà”. Per questo la lotta contro gli spettri riguarda chiunque non riesca a liberarsi dal peso soffocante del passato: “Gli spettri, di cui si parla – aggiunge il regista – fluttuano continuamente dalle rimosse esperienze, ma incidono naturalmente sui comportamenti e sulle urgenze che il presente reclama: perché della lotta dell’individuo con gli spettri che ciascuno si crea nel corso della propria vita, tratta questo dramma di Ibsen. Quindi, in misura maggiore o minore, riguarda tutti noi”.

Le scene sono di Michele Ciacciofera, i costumi di Annalisa Di Piero e le musiche originali di Germano Mazzocchetti. Al fianco di Esdra (nel ruolo di Helene Alving) e di Venturiello (nel ruolo del Pastore Manders), recitano Matteo Baronchelli (Osvald Alving), Riccardo Zini (il falegname Jakob Engstrand) e Roberta Azzarone (Regine Engstrand).

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