Nuova collana di libri per bambini targata Museo Pasqualino

Il primo testo si intitola “Una notte al museo… delle marionette” ed è firmato da Maria Antonietta Spadaro, con le illustrazioni di Antonio Giannusa

di Redazione

Si chiama “Picciré” la nuova collana di testi per bambini delle edizioni Museo Pasqualino, diretta da Francesco Mangiapane. A tenere a battesimo l’iniziativa sarà il libro “Una notte al museo… delle marionette”, di Maria Antonietta Spadaro, con le illustrazioni di Antonio Giannusa, che verrà presentato giovedì 31 gennaio alle 17 al Museo delle Marionette di Palermo. In occasione della presentazione, Valentina Di Miceli farà per i più piccoli una narrazione animata.

Nel libro della Spadaro (architetto e storico dell’arte, esperta di didattica dei Beni culturali, autrice di numerosi saggi di storia dell’arte e di libri di fiabe ambientate a Palermo) le marionette dei museo danno vita a una storia piena di colpi di scena, illustrata dallo scultore Antonio Giannusa.

“Con la nascita di questa collana dedicata ai bambini – dice il direttore del Pasqualino, Rosario Perricone – il museo si apre ancora di più a un pubblico, quello dei più piccoli, troppo spesso ed erroneamente messo in secondo piano, e dalle nostre attività sempre più coinvolto”.

Il primo testo si intitola “Una notte al museo… delle marionette” ed è firmato da Maria Antonietta Spadaro, con le illustrazioni di Antonio Giannusa

di Redazione

Si chiama “Picciré” la nuova collana di testi per bambini delle edizioni Museo Pasqualino, diretta da Francesco Mangiapane. A tenere a battesimo l’iniziativa sarà il libro “Una notte al museo… delle marionette”, di Maria Antonietta Spadaro, con le illustrazioni di Antonio Giannusa, che verrà presentato giovedì 31 gennaio alle 17 al Museo delle Marionette di Palermo. In occasione della presentazione, Valentina Di Miceli farà per i più piccoli una narrazione animata.

Nel libro della Spadaro (architetto e storico dell’arte, esperta di didattica dei Beni culturali, autrice di numerosi saggi di storia dell’arte e di libri di fiabe ambientate a Palermo) le marionette dei museo danno vita a una storia piena di colpi di scena, illustrata dallo scultore Antonio Giannusa.

“Con la nascita di questa collana dedicata ai bambini – dice il direttore del Pasqualino, Rosario Perricone – il museo si apre ancora di più a un pubblico, quello dei più piccoli, troppo spesso ed erroneamente messo in secondo piano, e dalle nostre attività sempre più coinvolto”.

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Un dramma del sud in scena al Teatro Libero

Dino Lopardo firma “Trapanaterra”, la storia di due fratelli alle prese con i conflitti contemporanei, tra corruzione, potere e malaffare

di Redazione

“Un’odissea meridionale”. Così l’autore e attore Dino Lopardo descrive “Trapanaterra”, lo spettacolo che andrà in scena al Teatro Libero di Palermo, da giovedì 31 gennaio a sabato 2 febbraio, alle ore 21.15. Scritto da Lopardo, drammaturgo lucano, con la collaborazione di Rosa Masciopinto, è interpretato dallo stesso attore-autore e da Mario Russo, che ha scritto anche le musiche. Le scene sono realizzate da Andrea Cecchini e lo spettacolo è prodotto dalla compagnia Madiel di Potenza.

“Trapanaterra – spiega Lopardo – è un’odissea meridionale, una riflessione sul significato di ‘radice’ per chi parte e per chi resta, nonché una ricerca profonda sulla realtà del mezzogiorno intesa come un costante ossimoro; è un viaggio di rimpatrio – prosegue l’autore – il resoconto di una famiglia del Sud distrutta da un destino ineluttabile. Lavoro, corruzione, potere, tradizione, familismo amorale, abbandono e identità culturale sono gli elementi che fanno continuamente staffetta nel testo”.

Due fratelli si incontrano e scontrano continuamente. C’è chi è partito alla ricerca di un futuro migliore e chi è costretto a rimanere. “Chi sei? Dove vai? Da dove vieni? Cosa vai cercando? Quando te ne andrai?”, sembra dire il fratello che è restato a quello che è tornato, organetto alla mano, alla terra dei padri. Il più piccolo in calosce si districa tra i tubi gorgoglianti della raffineria. Il più grande quello che è “scappato”, è un bohemienne che respira di nuovo l’aria di casa, che forse non c’è più, che è cambiata.

Un paese di musica e musicanti dove non si canta e non si balla più, nemmeno ai matrimoni. Si può solo sentire il rumore delle trivelle, la puzza dei gas e il malaffare. Storie d’infanzia, ricordi di famiglia, canti di piazza e bestemmie: è l’ultra-locale che diventa ultra- universale. Tutto è impastato nel dialetto, osso delle storie che s’insinua come la musica.

Per informazioni e prenotazioni telefonare allo 0916174040 e al 3929199609.

Dino Lopardo firma “Trapanaterra”, la storia di due fratelli alle prese con i conflitti contemporanei, tra corruzione, potere e malaffare

di Redazione

“Un’odissea meridionale”. Così l’autore e attore Dino Lopardo descrive “Trapanaterra”, lo spettacolo che andrà in scena al Teatro Libero di Palermo, da giovedì 31 gennaio a sabato 2 febbraio, alle ore 21.15. Scritto da Lopardo, drammaturgo lucano, con la collaborazione di Rosa Masciopinto, è interpretato dallo stesso attore-autore e da Mario Russo, che ha scritto anche le musiche. Le scene sono realizzate da Andrea Cecchini e lo spettacolo è prodotto dalla compagnia Madiel di Potenza.

“Trapanaterra – spiega Lopardo – è un’odissea meridionale, una riflessione sul significato di ‘radice’ per chi parte e per chi resta, nonché una ricerca profonda sulla realtà del mezzogiorno intesa come un costante ossimoro; è un viaggio di rimpatrio – prosegue l’autore – il resoconto di una famiglia del Sud distrutta da un destino ineluttabile. Lavoro, corruzione, potere, tradizione, familismo amorale, abbandono e identità culturale sono gli elementi che fanno continuamente staffetta nel testo”.

Due fratelli si incontrano e scontrano continuamente. C’è chi è partito alla ricerca di un futuro migliore e chi è costretto a rimanere. “Chi sei? Dove vai? Da dove vieni? Cosa vai cercando? Quando te ne andrai?”, sembra dire il fratello che è restato a quello che è tornato, organetto alla mano, alla terra dei padri. Il più piccolo in calosce si districa tra i tubi gorgoglianti della raffineria. Il più grande quello che è “scappato”, è un bohemienne che respira di nuovo l’aria di casa, che forse non c’è più, che è cambiata.

Un paese di musica e musicanti dove non si canta e non si balla più, nemmeno ai matrimoni. Si può solo sentire il rumore delle trivelle, la puzza dei gas e il malaffare. Storie d’infanzia, ricordi di famiglia, canti di piazza e bestemmie: è l’ultra-locale che diventa ultra- universale. Tutto è impastato nel dialetto, osso delle storie che s’insinua come la musica.

Per informazioni e prenotazioni telefonare allo 0916174040 e al 3929199609.

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Scatti dai lager per le vittime della Shoah

All’Orto Botanico di Palermo si inaugura la mostra fotografica di Giuseppe Mazzola, che ha realizzato un reportage sui campi di concentramento

di Redazione

Passi pesanti dentro un passato troppo recente: gli scatti di Giuseppe Mazzola sui campi di concentramento sono un racconto che affonda nella memoria senza ancora di salvataggio. Saranno in mostra da sabato 26 gennaio, fino al 17 febbraio, all’Orto Botanico di Palermo.

L’1 novembre 2005 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha indicato nel 27 gennaio “Il Giorno della Memoria”. Da allora, istituzioni, scuole, università, associazioni private organizzano manifestazioni per commemorare le vittime della Shoah. Per il primo anno, anche l’Orto Botanico ospita un programma dedicato al Giorno della Memoria, pensato per bambini, studenti e adulti, costruito dal Simua – servizio museale di Ateneo – in collaborazione con CoopCulture, che da dicembre cura i servizi aggiuntivi del sito.

“Sono particolarmente orgoglioso di ospitare questa mostra fotografica all’Orto Botanico UniPa, uno dei luoghi della cultura più visitato della città, perché ritengo che la trasmissione del sapere critico, del ricordo e della cultura della memoria debba essere più ampia possibile – commenta il rettore Fabrizio Micari – . Le atrocità commesse a danno di un intero popolo, raffigurate nelle immagini dell’artista, rappresentano la testimonianza concreta della Shoah, affinché eventi così drammatici non si verifichino mai più in un futuro in cui è sempre più necessario combattere le false testimonianze e infondere il valore del rispetto e della conoscenza”.

“L’Orto Botanico, metafora fisica dell’accoglienza – dice Paolo Inglese, direttore del Simua – ospitando questa mostra sottolinea la sua vocazione naturale ad essere luogo dell’incontro culturale”.

Giuseppe Mazzola ha condotto un suo studio molto visuale sulle tracce della Shoah: non soltanto è entrato in diversi campi di concentramento – Auschwitz-Birkenau, Theresienstadt e Dachau – raccogliendone fotograficamente tracce e testimonianze, ma ha cercato anche altri punti di riferimento che potessero tenere viva la memoria come il Binario 21 della Stazione Centrale di Milano da cui, tra il 1943 e il 1945, partirono 23 treni diretti ad Auschwitz. Nei vagoni, originariamente destinati al trasporto postale, vennero stipate migliaia di persone perseguitate.

L’inaugurazione della mostra è prevista alle 12.

All’Orto Botanico di Palermo si inaugura la mostra fotografica di Giuseppe Mazzola, che ha realizzato un reportage sui campi di concentramento

di Redazione

Passi pesanti dentro un passato troppo recente: gli scatti di Giuseppe Mazzola sui campi di concentramento sono un racconto che affonda nella memoria senza ancora di salvataggio. Saranno in mostra da sabato 26 gennaio, fino al 17 febbraio, all’Orto Botanico di Palermo.

L’1 novembre 2005 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha indicato nel 27 gennaio “Il Giorno della Memoria”. Da allora, istituzioni, scuole, università, associazioni private organizzano manifestazioni per commemorare le vittime della Shoah. Per il primo anno, anche l’Orto Botanico ospita un programma dedicato al Giorno della Memoria, pensato per bambini, studenti e adulti, costruito dal Simua – servizio museale di Ateneo – in collaborazione con CoopCulture, che da dicembre cura i servizi aggiuntivi del sito.

“Sono particolarmente orgoglioso di ospitare questa mostra fotografica all’Orto Botanico UniPa, uno dei luoghi della cultura più visitato della città, perché ritengo che la trasmissione del sapere critico, del ricordo e della cultura della memoria debba essere più ampia possibile – commenta il rettore Fabrizio Micari – . Le atrocità commesse a danno di un intero popolo, raffigurate nelle immagini dell’artista, rappresentano la testimonianza concreta della Shoah, affinché eventi così drammatici non si verifichino mai più in un futuro in cui è sempre più necessario combattere le false testimonianze e infondere il valore del rispetto e della conoscenza”.

“L’Orto Botanico, metafora fisica dell’accoglienza – dice Paolo Inglese, direttore del Simua – ospitando questa mostra sottolinea la sua vocazione naturale ad essere luogo dell’incontro culturale”.

Giuseppe Mazzola ha condotto un suo studio molto visuale sulle tracce della Shoah: non soltanto è entrato in diversi campi di concentramento – Auschwitz-Birkenau, Theresienstadt e Dachau – raccogliendone fotograficamente tracce e testimonianze, ma ha cercato anche altri punti di riferimento che potessero tenere viva la memoria come il Binario 21 della Stazione Centrale di Milano da cui, tra il 1943 e il 1945, partirono 23 treni diretti ad Auschwitz. Nei vagoni, originariamente destinati al trasporto postale, vennero stipate migliaia di persone perseguitate.

L’inaugurazione della mostra è prevista alle 12.

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“Ardente” chiude le “Incursioni contemporanee”

La rassegna curata da Sergio Troisi giunge al termine. A Villa Zito le opere di Loredana Longo dialogano con la collezione della Fondazione Sicilia

di Redazione

Si chiude la rassegna di pittura “Incursioni contemporanee” a Villa Zito. L’ultimo appuntamento del ciclo di mostre, curate da Sergio Troisi, è con la mostra “Ardente” di Loredana Longo, che si inaugura venerdì 25 gennaio alle 18,30 e sarà visitabile fino al 7 aprile. Realizzata in collaborazione con il Comune di Palermo, la Regione Siciliana e Visiva e tra le iniziative di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018, “Incursioni contemporanee” indaga sulla contaminazione tra le collezioni pittoriche della Fondazione Sicilia e i linguaggi contemporanei.

Quello di Loredana Longo è un dialogo che si fa percorso, segnato da una dialettica forte e spiazzante, quando non lacerante: ardente, appunto, come suggerisce il titolo della mostra. “Artista da sempre attenta a indagare i motivi del corpo non soltanto nella sua soggettività fisica ma anche nelle dinamiche relazionali instaurate attraverso oggetti, spazi, ambienti e, non da ultimo, narrazioni sociali e storiche – dice il curatore, Sergio Troisi – Loredana Longo ha assunto la collezione della Fondazione Sicilia come un sistema di valori che dalla società italiana tra Otto e Novecento si irradia, almeno in alcune componenti, sino a noi”.

“Le opere dell’artista stabiliscono – conclude Raffaele Bonsignore, presidente di Fondazione Sicilia – un confronto ad alta tensione con quelle esposte a Villa Zito. Attraverso modalità del tutto originali, si innesca un dialogo che investe l’attualità e il suo rapporto con il passato. Ne deriva un percorso espositivo che siamo felici di accogliere e ospitare”.

La rassegna curata da Sergio Troisi giunge al termine. A Villa Zito le opere di Loredana Longo dialogano con la collezione della Fondazione Sicilia

di Redazione

Si chiude la rassegna di pittura “Incursioni contemporanee” a Villa Zito. L’ultimo appuntamento del ciclo di mostre, curate da Sergio Troisi, è con la mostra “Ardente” di Loredana Longo, che si inaugura venerdì 25 gennaio alle 18,30 e sarà visitabile fino al 7 aprile. Realizzata in collaborazione con il Comune di Palermo, la Regione Siciliana e Visiva e tra le iniziative di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018, “Incursioni contemporanee” indaga sulla contaminazione tra le collezioni pittoriche della Fondazione Sicilia e i linguaggi contemporanei.

Quello di Loredana Longo è un dialogo che si fa percorso, segnato da una dialettica forte e spiazzante, quando non lacerante: ardente, appunto, come suggerisce il titolo della mostra. “Artista da sempre attenta a indagare i motivi del corpo non soltanto nella sua soggettività fisica ma anche nelle dinamiche relazionali instaurate attraverso oggetti, spazi, ambienti e, non da ultimo, narrazioni sociali e storiche – dice il curatore, Sergio Troisi – Loredana Longo ha assunto la collezione della Fondazione Sicilia come un sistema di valori che dalla società italiana tra Otto e Novecento si irradia, almeno in alcune componenti, sino a noi”.

“Le opere dell’artista stabiliscono – conclude Raffaele Bonsignore, presidente di Fondazione Sicilia – un confronto ad alta tensione con quelle esposte a Villa Zito. Attraverso modalità del tutto originali, si innesca un dialogo che investe l’attualità e il suo rapporto con il passato. Ne deriva un percorso espositivo che siamo felici di accogliere e ospitare”.

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Amleto con i giovani del centro penale minorile

Lo spettacolo, che porta la firma di Claudio Collovà, debutta martedì 29 gennaio allo Spazio Franco dei Cantieri culturali alla Zisa di Palermo. Repliche il 30 e il 31

di Redazione

Si intitola “Il Piccolo Amleto” ed è uno spettacolo, per la regia e drammaturgia di Claudio Collovà, tratto dalle tragedie relative al primo anno del progetto nominato “A teatro con Shakespeare”, che ha visto il coinvolgimento di minori dell’area penale indicati dal Centro di Giustizia Minorile di Palermo e dai Servizi Sociali per i Minori. Lo spettacolo, presentato dall’associazione Baccanica, debutta martedì 29 gennaio, alle 21 (repliche il 30 e il 31 gennaio), nello Spazio Franco dei Cantieri culturali alla Zisa (in via Paolo Gili 8), a Palermo e ha la co-direzione di Daniela Mangiacavallo; laboratorio assistenti attrici, Eletta Del Castillo e Giuditta Jesu; i costumi sono di Roberta Barraja. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Il progetto si è svolto in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Palermo, il ministero della Giustizia, il Centro di Giustizia Minorile Sicilia e l’Ussm (Servizi Sociali per i Minori) di Palermo. Al momento i giovani attori stanno provando e si preparano per il debutto. “Il Piccolo Amleto” parte dalla tragedia di Shakespeare e trova feconda ispirazione in Hamletmachine e Opheliamach ine di Heiner Mueller. Lo spettacolo è un’indagine dedicata all’amore, all’abbandono, al tradimento involontario, alla separazione indotta con una particolare attenzione a una coppia, Amleto e Ofelia, che ha l’età dei nostri giovani attori.

“Tratto dell’amore incompiuto tra Amleto e Ofelia – sottolinea Claudio Collovà – lo spettacolo si sviluppa intorno a questo nucleo narrativo considerato centrale. L’elaborazione drammaturgica originale verte su una coppia di amanti che avrebbe potuto vivere un diverso destino se non fosse stata lacerata da ordini adulti e paterni”.

“Ho ripreso il lavoro con i ragazzi del Malaspina dopo dieci anni di interruzione – spiega Collovà – su sollecitazione del Ministero di Giustizia e del dipartimento per i minori. Sono felice di averlo fatto e, sebbene si lavori sempre in condizioni difficili, questo percorso aggiunge un senso in più al lavoro che noi artisti facciamo. È un dono che riceviamo e che viene ricompensato subito dalla forza e dall’impegno che giovani in difficoltà mettono in un compito per nulla agevole. Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questo bellissimo viaggio, e sono davvero tanti. Persone che non stanno certo in sala prove, ma che vivono quotidianamente la vita dei ragazzi. Spero che si vada avanti adesso che ho ricominciato. Il teatro, se seriamente intrapreso, può essere di grandissimo aiuto”.

(Foto: Alessia Lo Bello)

Lo spettacolo, che porta la firma di Claudio Collovà, debutta martedì 29 gennaio allo Spazio Franco dei Cantieri culturali alla Zisa di Palermo. Repliche il 30 e il 31

di Redazione

Si intitola “Il Piccolo Amleto” ed è uno spettacolo, per la regia e drammaturgia di Claudio Collovà, tratto dalle tragedie relative al primo anno del progetto nominato “A teatro con Shakespeare”, che ha visto il coinvolgimento di minori dell’area penale indicati dal Centro di Giustizia Minorile di Palermo e dai Servizi Sociali per i Minori. Lo spettacolo, presentato dall’associazione Baccanica, debutta martedì 29 gennaio, alle 21 (repliche il 30 e il 31 gennaio), nello Spazio Franco dei Cantieri culturali alla Zisa (in via Paolo Gili 8), a Palermo e ha la co-direzione di Daniela Mangiacavallo; laboratorio assistenti attrici, Eletta Del Castillo e Giuditta Jesu; i costumi sono di Roberta Barraja. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Il progetto si è svolto in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Palermo, il ministero della Giustizia, il Centro di Giustizia Minorile Sicilia e l’Ussm (Servizi Sociali per i Minori) di Palermo. Al momento i giovani attori stanno provando e si preparano per il debutto. “Il Piccolo Amleto” parte dalla tragedia di Shakespeare e trova feconda ispirazione in Hamletmachine e Opheliamach ine di Heiner Mueller. Lo spettacolo è un’indagine dedicata all’amore, all’abbandono, al tradimento involontario, alla separazione indotta con una particolare attenzione a una coppia, Amleto e Ofelia, che ha l’età dei nostri giovani attori.

“Tratto dell’amore incompiuto tra Amleto e Ofelia – sottolinea Claudio Collovà – lo spettacolo si sviluppa intorno a questo nucleo narrativo considerato centrale. L’elaborazione drammaturgica originale verte su una coppia di amanti che avrebbe potuto vivere un diverso destino se non fosse stata lacerata da ordini adulti e paterni”.

“Ho ripreso il lavoro con i ragazzi del Malaspina dopo dieci anni di interruzione – spiega Collovà – su sollecitazione del Ministero di Giustizia e del dipartimento per i minori. Sono felice di averlo fatto e, sebbene si lavori sempre in condizioni difficili, questo percorso aggiunge un senso in più al lavoro che noi artisti facciamo. È un dono che riceviamo e che viene ricompensato subito dalla forza e dall’impegno che giovani in difficoltà mettono in un compito per nulla agevole. Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questo bellissimo viaggio, e sono davvero tanti. Persone che non stanno certo in sala prove, ma che vivono quotidianamente la vita dei ragazzi. Spero che si vada avanti adesso che ho ricominciato. Il teatro, se seriamente intrapreso, può essere di grandissimo aiuto”.

(Foto: Alessia Lo Bello)

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La Settimana delle Culture seleziona nuovi progetti

L’associazione prepara l’edizione 2019 che vedrà diverse importanti novità, riservando più spazio al contemporaneo. Le proposte dovranno pervenire entro il 17 febbraio

di Redazione

La Settimana delle Culture scalda i motori in vista dell’edizione 2019, che sarà, come sempre, nel mese di maggio. L’ottava edizione della “Settimana” vedrà diverse importanti novità, riservando più spazio al “contemporaneo” attraverso una serie di iniziative che guardano a Palermo e ai nuovi linguaggi artistici e dando grande spazio alla creatività siciliana. Saranno, inoltre, invitate a partecipare tutte le realtà multiculturali presenti sul territorio ed i vari istituti linguistici.

La Settimana delle Culture si svolgerà dall’11 al 19 maggio ed invita i soggetti interessati a presentare le proposte che dovranno pervenire entro il 17 febbraio all’indirizzo di posta elettronica settimanadelleculture@gmail.com. Ciascun progetto dovrà essere autofinanziato e auto-prodotto ed entro il 18 marzo, dopo che il comitato scientifico avrà terminato la selezione dei progetti, si darà comunicazione degli eventi inseriti nel programma della manifestazione.

La “Settimana” è presieduta quest’anno da Bernardo Tortorici di Raffadali, che succede alla storica presidente Gabriella Renier Filippone, fondatrice dell’associazione, ed è resa possibile grazie al lavoro di un comitato volontario e a titolo gratuito, composto da Gioacchino Barbera, Enza Cilia, Giacomo Fanale, Massimiliano Marafon Pecoraro, Fosca Miceli, Clara Monroy, Anna Maria Ruta e Maria Antonietta Spadaro.

Il comitato, dopo il restauro della statua della Vittoria Alata dello scultore palermitano Antonio Ugo, oggi restituita alla città (ve ne abbiamo parlato qui), è al lavoro anche per individuare un bene da recuperare.

L’associazione prepara l’edizione 2019 che vedrà diverse importanti novità, riservando più spazio al contemporaneo. Le proposte dovranno pervenire entro il 17 febbraio

di Redazione

La Settimana delle Culture scalda i motori in vista dell’edizione 2019, che sarà, come sempre, nel mese di maggio. L’ottava edizione della “Settimana” vedrà diverse importanti novità, riservando più spazio al “contemporaneo” attraverso una serie di iniziative che guardano a Palermo e ai nuovi linguaggi artistici e dando grande spazio alla creatività siciliana. Saranno, inoltre, invitate a partecipare tutte le realtà multiculturali presenti sul territorio ed i vari istituti linguistici.

La Settimana delle Culture si svolgerà dall’11 al 19 maggio ed invita i soggetti interessati a presentare le proposte che dovranno pervenire entro il 17 febbraio all’indirizzo di posta elettronica settimanadelleculture@gmail.com. Ciascun progetto dovrà essere autofinanziato e auto-prodotto ed entro il 18 marzo, dopo che il comitato scientifico avrà terminato la selezione dei progetti, si darà comunicazione degli eventi inseriti nel programma della manifestazione.

La “Settimana” è presieduta quest’anno da Bernardo Tortorici di Raffadali, che succede alla storica presidente Gabriella Renier Filippone, fondatrice dell’associazione, ed è resa possibile grazie al lavoro di un comitato volontario e a titolo gratuito, composto da Gioacchino Barbera, Enza Cilia, Giacomo Fanale, Massimiliano Marafon Pecoraro, Fosca Miceli, Clara Monroy, Anna Maria Ruta e Maria Antonietta Spadaro.

Il comitato, dopo il restauro della statua della Vittoria Alata dello scultore palermitano Antonio Ugo, oggi restituita alla città (ve ne abbiamo parlato qui), è al lavoro anche per individuare un bene da recuperare.

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Vini franchi in vetrina tra incontri e degustazioni

Ai Cantieri Culturali alla Zisa, dal 12 al 14 gennaio, la prima edizione della rassegna “Not”. S’incontreranno viticoltori, esperti di enogastronomia, chef e ristoratori. Presenti oltre 100 aziende da tutta Italia e dall’estero

di Redazione

Palermo chiama a raccolta, per la prima volta in Sicilia, i piccoli viticoltori, gli artigiani del vino che stanno cambiando il modo di bere. Dal 12 al 14 gennaio, ai Cantieri Culturali alla Zisa, si terrà la prima edizione di “Not – Rassegna dei vini franchi”, multievento dedicato al sistema produttivo che mette al centro la figura del vignaiolo, il lavoro artigianale e che diffonde la coscienza del bere come atto, non solo culturale, ma anche politico di salvaguardia della natura e dell’identità territoriale.

Durante la tre giorni si terranno incontri, degustazioni e seminari sui vini artigianali, naturali e biodinamici. Saranno oltre 100 le aziende da tutta Italia e dall’estero, con più di 500 i vini da degustare. Sarà l’occasione per il pubblico degli appassionati, degli operatori di settore, del mondo della ristorazione, della distribuzione e della la stampa di conoscere, attraverso un ricco programma di appuntamenti (consultabile qui), la filosofia produttiva espressione di un preciso di stare al mondo, sintetizzato nel pay-off della rassegna “Do Not Modify, Do Not Interfere”. Inoltre, ristoratori e wine bar di Palermo proporranno concerti, cene, aperitivi, degustazioni presso ristoranti, pizzerie, enoteche e anche gallerie d’arte, sul tema vino naturale con i vignaioli o i vini protagonisti della rassegna.

La chef Bonetta Dell’Oglio

Durante le giornate della fiera si svolgeranno cinque seminari tematici tenuti da critici del vino e personaggi del mondo enogastronomico: Matteo Gallello terrà un approfondimento, il 12 gennaio alle 15, dedicato ai territori e ai vitigni del Sud; Giampaolo Gravina e Fabio Rizzari presenteranno, il 12 gennaio alle 17, il loro ultimo lavoro editoriale, scritto insieme ad Armando Castagno, “Vini artiginali italiani, piccolo repertorio per l’anno 2019” in abbinamento ai vini dei vignaioli raccontati nel libro; Sandro Sangiorgi, fondatore di Porthos, farà il punto con una degustazione-riflessione, dal titolo “Il vino naturale, le luci e le ombre”, sull’evoluzione di questo mondo produttivo e sulle sfide nuove; Gae Saccoccio di naturadellecose.com condurrà la degustazione “Il vino umano come energia tra scienza e magia. Tecnicna/Cultura/Mistificazione”, il 13 gennaio alle 15; la cuoca Bonetta Dell’Oglio insieme al panificatore Davide Longoni si cimenteranno, il 13 gennaio alle 17, con l’aiuto di Francesco Pensovecchio in una degustazione di “Pane e Vino”, un percorso mistico e tecnico tra pani da grani autoctoni e vini naturali.

Uno dei focus dell’evento è la biodinamica. La rassegna, infatti, ospiterà l’incontro annuale di Renaissance Italia, l’associazione facente parte di Renaissance Des Appellations fondata dal padre della viticoltura biodinamica, Nicolas Joly, che conta oltre 200 produttori nel mondo. Si articolerà in un ciclo di approfondimenti, inedito sull’Isola, per produttori, operatori e amanti del vino, promosso insieme ad AgriBio Italia, sul metodo agricolo ispirato ai principi antroposofici di Rudolf Steiner sotto la conduzione straordinaria dello stesso Joly.

Ai Cantieri Culturali alla Zisa, dal 12 al 14 gennaio, la prima edizione della rassegna “Not”. S’incontreranno viticoltori, esperti di enogastronomia, chef e ristoratori. Presenti oltre 100 aziende da tutta Italia e dall’estero

di Redazione

Palermo chiama a raccolta, per la prima volta in Sicilia, i piccoli viticoltori, gli artigiani del vino che stanno cambiando il modo di bere. Dal 12 al 14 gennaio, ai Cantieri Culturali alla Zisa, si terrà la prima edizione di “Not – Rassegna dei vini franchi”, multievento dedicato al sistema produttivo che mette al centro la figura del vignaiolo, il lavoro artigianale e che diffonde la coscienza del bere come atto, non solo culturale, ma anche politico di salvaguardia della natura e dell’identità territoriale.

Durante la tre giorni si terranno incontri, degustazioni e seminari sui vini artigianali, naturali e biodinamici. Saranno oltre 100 le aziende da tutta Italia e dall’estero, con più di 500 i vini da degustare. Sarà l’occasione per il pubblico degli appassionati, degli operatori di settore, del mondo della ristorazione, della distribuzione e della la stampa di conoscere, attraverso un ricco programma di appuntamenti (consultabile qui), la filosofia produttiva espressione di un preciso di stare al mondo, sintetizzato nel pay-off della rassegna “Do Not Modify, Do Not Interfere”. Inoltre, ristoratori e wine bar di Palermo proporranno concerti, cene, aperitivi, degustazioni presso ristoranti, pizzerie, enoteche e anche gallerie d’arte, sul tema vino naturale con i vignaioli o i vini protagonisti della rassegna.

La chef Bonetta Dell’Oglio

Durante le giornate della fiera si svolgeranno cinque seminari tematici tenuti da critici del vino e personaggi del mondo enogastronomico: Matteo Gallello terrà un approfondimento, il 12 gennaio alle 15, dedicato ai territori e ai vitigni del Sud; Giampaolo Gravina e Fabio Rizzari presenteranno, il 12 gennaio alle 17, il loro ultimo lavoro editoriale, scritto insieme ad Armando Castagno, “Vini artiginali italiani, piccolo repertorio per l’anno 2019” in abbinamento ai vini dei vignaioli raccontati nel libro; Sandro Sangiorgi, fondatore di Porthos, farà il punto con una degustazione-riflessione, dal titolo “Il vino naturale, le luci e le ombre”, sull’evoluzione di questo mondo produttivo e sulle sfide nuove; Gae Saccoccio di naturadellecose.com condurrà la degustazione “Il vino umano come energia tra scienza e magia. Tecnicna/Cultura/Mistificazione”, il 13 gennaio alle 15; la cuoca Bonetta Dell’Oglio insieme al panificatore Davide Longoni si cimenteranno, il 13 gennaio alle 17, con l’aiuto di Francesco Pensovecchio in una degustazione di “Pane e Vino”, un percorso mistico e tecnico tra pani da grani autoctoni e vini naturali.

Uno dei focus dell’evento è la biodinamica. La rassegna, infatti, ospiterà l’incontro annuale di Renaissance Italia, l’associazione facente parte di Renaissance Des Appellations fondata dal padre della viticoltura biodinamica, Nicolas Joly, che conta oltre 200 produttori nel mondo. Si articolerà in un ciclo di approfondimenti, inedito sull’Isola, per produttori, operatori e amanti del vino, promosso insieme ad AgriBio Italia, sul metodo agricolo ispirato ai principi antroposofici di Rudolf Steiner sotto la conduzione straordinaria dello stesso Joly.

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Chiude “Fieravecchia”, in scena il Genio di Palermo

Reading di Alberto Samonà, con le musiche di Emanuele Bruno, dedicato al nume tutelare della città. L’appuntamento è il 6 gennaio nello Spazio Arèa, in piazza Rivoluzione

di Redazione

Una lettura teatralizzata dedicata al Genio di Palermo, nella giornata di chiusura di “Fieravecchia”, la manifestazione organizzata dall’associazione Arèa dal nome della fiera che si svolgeva nell’omonima zona, limitrofa ai Lattarini. L’appuntamento è in programma domenica 6 gennaio alle 19 nei locali di Spazio Arèa, in piazza Rivoluzione.

Si tratta di un reading a cura del giornalista Alberto Samonà, dal titolo “Palermu ammucciatu”, con l’accompagnamento musicale di Emanuele Bruno. È un breve testo dedicato al Genio, nume tutelare della città, ma spesso nascosto agli occhi di tutti, sconosciuto, nonostante nel capoluogo siciliano vi siano molteplici statue e dipinti, realizzati nei secoli per rendergli onore. Il Genio, protettore pagano di Palermo, giovane e vecchio al tempo stesso, è un simbolo della città, anzi egli stesso si chiama Palermo ed carico di riferimenti tradizionali ed esoterici, ma anche sociali e politici. Nei secoli ha rappresentato il Senato, ma anche il popolo, i singoli e le comunità che vissero nei mandamenti civici.

Oggi viene dato per scontato, qualcuno ne celebra la figura, ma il suo significato è dimenticato, come nascosto, “ammucciato”, appunto. Egli però resta immobile a sovrintendere quartieri e genti di Palermo, a guardare con sguardo impassibile ma mai assente ciò che avviene nella città e ciò che fanno i suoi figli. L’ingresso è libero.

Reading di Alberto Samonà, con le musiche di Emanuele Bruno, dedicato al nume tutelare della città. L’appuntamento è il 6 gennaio nello Spazio Arèa, in piazza Rivoluzione

di Redazione

Una lettura teatralizzata dedicata al Genio di Palermo, nella giornata di chiusura di “Fieravecchia”, la manifestazione organizzata dall’associazione Arèa dal nome della fiera che si svolgeva nell’omonima zona, limitrofa ai Lattarini. L’appuntamento è in programma domenica 6 gennaio alle 19 nei locali di Spazio Arèa, in piazza Rivoluzione.

Si tratta di un reading a cura del giornalista Alberto Samonà, dal titolo “Palermu ammucciatu”, con l’accompagnamento musicale di Emanuele Bruno. È un breve testo dedicato al Genio, nume tutelare della città, ma spesso nascosto agli occhi di tutti, sconosciuto, nonostante nel capoluogo siciliano vi siano molteplici statue e dipinti, realizzati nei secoli per rendergli onore. Il Genio, protettore pagano di Palermo, giovane e vecchio al tempo stesso, è un simbolo della città, anzi egli stesso si chiama Palermo ed carico di riferimenti tradizionali ed esoterici, ma anche sociali e politici. Nei secoli ha rappresentato il Senato, ma anche il popolo, i singoli e le comunità che vissero nei mandamenti civici.

Oggi viene dato per scontato, qualcuno ne celebra la figura, ma il suo significato è dimenticato, come nascosto, “ammucciato”, appunto. Egli però resta immobile a sovrintendere quartieri e genti di Palermo, a guardare con sguardo impassibile ma mai assente ciò che avviene nella città e ciò che fanno i suoi figli. L’ingresso è libero.

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Musiche d’oriente nella chiesa di Santa Maria del Piliere

L’associazione Amici dei Musei Siciliani propone “Il Cammino dei Re”, concerto di sitar indiano, bağlama turco, percussioni e pistar. L’appuntamento è per venerdì 4 gennaio

di Redazione

Sonorità orientali nella chiesa di Santa Maria del Piliere, a Palermo. In vista dell’Epifania, l’associazione Amici dei Musei Siciliani propone “Il Cammino dei Re”, concerto di sitar indiano, bağlama turco, percussioni e pistar. L’appuntamento è per venerdì 4 gennaio alle 21.

Una leggenda nata in epoca remota narra una storia ammantata di mistero: “I re magi erano tre fratelli: il primo Melkon, regnava sui persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli indiani, e il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli arabi”. Il trio ripercorre il cammino dei saggi attraverso paesaggi esotici con le note del sitar, del bağlama e, per la prima volta a Palermo, del pistar, strumento progettato e realizzato da Riky Ragusa.

Oltre a Ragusa, che suonerà anche il sitar, si esibiranno Davide Lopes al bağlama e Ferdinando Dante alle percussioni. La chiesa di Santa Maria del Piliere si trova in piazzetta Angelini, davanti a Palazzo Branciforte. Per informazioni telefonare allo 091 6118168.

L’associazione Amici dei Musei Siciliani propone “Il Cammino dei Re”, concerto di sitar indiano, bağlama turco, percussioni e pistar. L’appuntamento è per venerdì 4 gennaio

di Redazione

Sonorità orientali nella chiesa di Santa Maria del Piliere, a Palermo. In vista dell’Epifania, l’associazione Amici dei Musei Siciliani propone “Il Cammino dei Re”, concerto di sitar indiano, bağlama turco, percussioni e pistar. L’appuntamento è per venerdì 4 gennaio alle 21.

Una leggenda nata in epoca remota narra una storia ammantata di mistero: “I re magi erano tre fratelli: il primo Melkon, regnava sui persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli indiani, e il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli arabi”. Il trio ripercorre il cammino dei saggi attraverso paesaggi esotici con le note del sitar, del bağlama e, per la prima volta a Palermo, del pistar, strumento progettato e realizzato da Riky Ragusa.

Oltre a Ragusa, che suonerà anche il sitar, si esibiranno Davide Lopes al bağlama e Ferdinando Dante alle percussioni. La chiesa di Santa Maria del Piliere si trova in piazzetta Angelini, davanti a Palazzo Branciforte. Per informazioni telefonare allo 091 6118168.

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Quando Catania fu cancellata dal terremoto

Una città distrutta, un autore dimenticato, migliaia di vite spezzate, tante memorie cancellate per sempre. Dopo tre secoli, il volume “La Catania Destrutta” di Domenico Gugliemini riemerge dalla polvere del tempo in un libro di Ivan Nicosia, guida turistica catanese, appassionato di beni culturali.

Il libro riporta indietro le lancette dell’orologio a quei giorni di inferno del 1693 quando una serie di scosse di terremoto cancellarono parte della storia della città. È una testimonianza assai rara, nel suo genere, di racconto-documentario che, accostando insieme diverse fonti testimoniali, mette in scena, con un taglio quasi cinematografico, le fasi del terremoto che, il 9 e 11 gennaio 1693, distrusse Catania e le altre città del Val di Noto.

Questa peculiarità permette di attribuire al testo un grande valore, quale evocazione di uno dei momenti più drammatici della storia locale, la cui lettura potrebbe anche essere utilizzata ai fini di una maggiore sensibilizzazione sulle problematiche relative al rischio sismico. Ulteriore merito dell’opera è quello di presentarci un’immagine della Catania pre terremoto, che oggi può contribuire alla ricostruzione della forma urbana seicentesca.

Il trailer per il libro è stato realizzato da Desirè Zappalà.

Una città distrutta, un autore dimenticato, migliaia di vite spezzate, tante memorie cancellate per sempre. Dopo tre secoli, il volume “La Catania Destrutta” di Domenico Gugliemini riemerge dalla polvere del tempo in un libro di Ivan Nicosia, guida turistica catanese, appassionato di beni culturali.

Il libro riporta indietro le lancette dell’orologio a quei giorni di inferno del 1693 quando una serie di scosse di terremoto cancellarono parte della storia della città. È una testimonianza assai rara, nel suo genere, di racconto-documentario che, accostando insieme diverse fonti testimoniali, mette in scena, con un taglio quasi cinematografico, le fasi del terremoto che, il 9 e 11 gennaio 1693, distrusse Catania e le altre città del Val di Noto.

Questa peculiarità permette di attribuire al testo un grande valore, quale evocazione di uno dei momenti più drammatici della storia locale, la cui lettura potrebbe anche essere utilizzata ai fini di una maggiore sensibilizzazione sulle problematiche relative al rischio sismico. Ulteriore merito dell’opera è quello di presentarci un’immagine della Catania pre terremoto, che oggi può contribuire alla ricostruzione della forma urbana seicentesca.

Il trailer per il libro è stato realizzato da Desirè Zappalà.

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