Conclusi i lavori a San Giovanni degli Eremiti

Scoperta durante gli scavi una necropoli musulmana, poi sistemata la passerella all’interno della struttura e installati nuovi pannelli illustrativi che descrivono gli interventi effettuati

di Redazione

Sono terminati lavori di scavo e fruizione dei percorsi nel complesso medievale di San Giovanni degli Eremiti a Palermo, finanziati dalla Regione Siciliana. La Soprintendenza ai Beni culturali ha già allestito i pannelli illustrativi che descrivono gli interventi effettuati, durante i quali le visite non sono state interrotte.

Il chiostro di San Giovanni degli Eremiti

Le opere – all’interno di una delle chiese normanne più importanti del capoluogo siciliano, a poche centinaia di metri da Palazzo Orleans – hanno riguardato la sistemazione della passerella all’interno della struttura e la realizzazione di una cartellonistica rinnovata e aggiornata nei contenuti, oltre a due saggi di scavo. Il primo per la verifica con metodologia archeologica della sezione stratigrafica, visibile in corrispondenza dell’abside da circa un trentennio, sia con finalità di documentazione e analisi scientifica delle varie fasi di frequentazione del luogo e delle vicende costruttive degli edifici, sia per la futura fruizione per gli studiosi ed i visitatori. Il secondo, eseguito in prossimità delle mura di fortificazione, si è rivelato di grande interesse per ricostruire la storia di un complesso monumentale di grande importanza per l’archeologia medievale di Palermo. Nel corso dei lavori, infatti, è stata scoperta una necropoli musulmana, antecedente alla chiesa, con tre tombe, resti umani e altri oggetti.

Interno della chiesa

“Quello di San Giovanni degli Eremiti –  evidenzia il presidente della Regione Nello Musumeci – è il sesto degli otto cantieri attivati in tutta l’Isola che si conclude. Prosegue, quindi, l’impegno per le campagne di ricerca, scavo, messa in sicurezza e miglioramento della fruizione nei principali antichi insediamenti siciliani. La valorizzazione del patrimonio archeologico regionale è una priorità e per questo sono stati stanziati complessivamente cinquecentomila euro per far ripartire gli interventi dopo dieci anni. Abbiamo avviato una nuova stagione per consentire alla nostra terra di poter arricchire l’offerta del nostro immenso giacimento culturale oltre a conservare la nostra memoria”.

“Intermezzo” a Villa Zito, arriva l’arte di Elisabetta Benassi

Terzo appuntamento con la rassegna a cura di Agata Polizzi, racconti al femminile che diventano mappe per decifrare il contemporaneo

di Redazione

Un racconto struggente, un film in bianco e nero in pellicola 16 millimetri datato 1935. Un trampolino di lancio per ripensare il rapporto dell’uomo con la natura, ma anche per fare il punto sul presente e sul passato, e sull’importanza delle azioni compiute (e da compiere). Il terzo appuntamento con la rassegna Intermezzo 2019 prosegue con “That’s me in the picture”, di Elisabetta Benassi, che si inaugura a Palermo, a Villa Zito, giovedì 7 novembre alle 18.30 e sarà visitabile fino all’8 dicembre.

In questo lavoro, l’artista proietta la cattura e l’uccisione di un gorilla da parte di un gruppo di cacciatori tribali nella foresta africana. Elisabetta Benassi ha, però, tagliato le sequenze che mostrano gli uomini. Il risultato è un lavoro di immagini quasi astratte, in cui le telecamere riprendono fugacemente la maestosa e a tratti sfuggente creatura della foresta. Dialogherà con l’artista Giusi Diana.

Villa Zito

Dopo “Poor Poor Jerry” di Rä di Martino e “Unopertreugualesette” di Lina Fucà, questo è il terzo appuntamento per la rassegna di videoarte curata da Agata Polizzi per Fondazione Sicilia. In questa seconda edizione, il punto di partenza è lo sguardo di artiste: un racconto al femminile che diventa mappa per decifrare il contemporaneo. “La rassegna di videoarte ospitata a Villa Zito – afferma Raffaele Bonsignore, presidente di Fondazione Sicilia – ha conquistato l’attenzione di un pubblico qualificato e attento. Quella di Elisabetta Benassi è una riflessione che riguarda la manipolazione della natura e il rapporto che l’uomo è chiamato a ricreare con essa. Temi cruciali, che riguardano tutti noi”.

L’opera è inserita all’interno del programma della seconda edizione di BAM Biennale Arcipelago Mediterraneo, a Palermo dal 6 novembre all’8 dicembre 2019. Il prossimo appuntamento con Intermezzo 2019 sarà con Gili Lavy il 20 dicembre.

Il fascino dei gioielli liberty alla Palazzina dei Quattro Pizzi

Un incontro che ripercorre la storia di preziosi monili testimoni di un’epoca, che furono al centro di un importante commercio tra la Sicilia e il resto d’Europa

di Redazione

Furono testimonianza affascinante della moda e del gusto artistico di un’epoca. Sono i gioielli liberty di cui la Sicilia fu laboratorio di produzione unico in Europa. Piccoli capolavori protagonisti di un incontro, sabato 9 novembre alle 18, che sarà ospitato nella storica Palazzina ai Quattro Pizzi all’Arenella, uno degli scrigni liberty di Palermo. “Gioielli e gioiellieri: la produzione Liberty sullo sfondo di un’Europa fin de siècle”, questo il titolo della conferenza tenuta dalla storica dell’arte e curatrice di I-design Daniela Brignone, che sarà introdotta dal padrone di casa Chico Paladino Florio, erede della storica famiglia di imprenditori.

Daniela Brignone

Nel corso dell’incontro si ripercorrerà la storia di gioielli e gioiellieri, illustrando i motivi e i materiali utilizzati, la moda e i simbolismi. Atmosfere e repertori che la Sicilia assorbì ampiamente, arricchendoli con propri notevoli contributi, i cui caratteri sono ancora oggi visibili. Testimonianza affascinante di un’epoca, i gioielli liberty sono entrati a far parte di quegli oggetti che meritano un’attenzione particolare per il loro valore storico, artistico e collezionistico.

Pendente con viso donna realizzato da Lalique

Gioielli smaltati o in pietre preziose o semipreziose, indicativi di un certo status sociale suscitarono un particolare interesse sul finire dell’Ottocento che sfociò nella creazione di un importante commercio e di grandi fabbriche e nell’organizzazione di esposizioni, tra le quali si annoverano l’Exposition universelle de 1900 di Parigi e l’Esposizione internazionale d’arte decorativa moderna svoltasi a Torino nel 1902, alla quale parteciparono anche noti designer e artisti siciliani.

I gioiellieri liberty riuscirono a far assumere alla materia, metallo e pietre, le forme sinuose tipiche dello stile, annullando ogni durezza, prendendo in prestito dalla natura motivi floreali o rappresentando soggetti ispirati alle più delicate o alle più spaventose creature o alle forme femminili nella sua ambivalenza fra torbida seduzione (la femme fatale) e purezza.

L’ingresso alla conferenza è libero.

Torna il Premio Mondello, cerimonia finale con i vincitori

Due giorni di eventi e incontri che si svolgeranno a Palermo, tra le sale di Palazzo Branciforte e della Società Siciliana di Storia Patria

di Redazione

Tutto pronto per la cerimonia conclusiva della 45esima edizione del Premio Letterario Internazionale Mondello. Due giorni di eventi e incontri con gli autori premiati, che si svolgeranno il 13 e 14 novembre a Palermo, tra le sale di Palazzo Branciforte e della Società Siciliana di Storia Patria. Come già annunciato in precedenza, gli autori premiati, per la sezione Opera italiana, sono Giulia Corsalini con “La lettrice di Čechov” (Nottetempo), Marco Franzoso con “L’innocente” (Mondadori) e Andrea Gentile con “I vivi e i morti” (minimumfax); Raffaele Manica con “Praz” (Italo Svevo) premiato invece per la sezione Mondello Critica.

Giulia Corsalini

I vincitori del Premio Opera Italiana e del Premio Mondello Critica sono stati scelti, con la presidenza di Giovanni Puglisi, da un comitato di selezione composto dallo scrittore e critico letterario Massimo Onofri, dal docente e scrittore Gianluigi Simonetti e dalla scrittrice e giornalista Bianca Stancanelli. Il Premio Mondello è promosso dalla Fondazione Sicilia e dal 2012 in collaborazione con il Salone Internazionale del Libro di Torino. Per il secondo anno consecutivo l’evento finale è realizzato insieme con la Fondazione Circolo dei lettori di Torino e d’intesa con la Fondazione Premio Mondello e la Fondazione Andrea Biondo.

Marco Franzoso

Mercoledì 13 novembre, alle 18 a Palazzo Branciforte, i vincitori incontrano il pubblico di Palermo e giovedì 14 novembre, alle 11.30, si svolgerà la conferenza stampa. Lo stesso giorno, alle 17, nelle sale della Società Siciliana di Storia Patria, in piazza San Domenico, si terrà la cerimonia di premiazione durante la quale verranno proclamati i vincitori del SuperMondello e del Mondello Giovani.

Andrea Gentile

I tre romanzi vincitori del Premio Opera Italiana sono stati sottoposti al giudizio di 120 lettori qualificati, indicati da ventiquattro librerie dislocate in tutta Italia, scelte in partnership con Domenica – Il Sole 24 Ore. Le loro preferenze, espresse tramite votazione online da giugno a ottobre, decreteranno il vincitore assoluto, cui andrà il Premio SuperMondello. Parallelamente, una giuria di 180 studenti di 18 scuole secondarie di secondo grado, 12 di Palermo e 6 di Agrigento, Enna, Marsala, Caltanissetta, Catania e Santa Teresa di Riva (Messina), decreterà il vincitore del Premio Mondello Giovani. Gli studenti hanno letto i tre libri in gara e votato il loro romanzo preferito, motivando la scelta con un testo critico. Il Comitato di Selezione assegnerà a tre studenti siciliani il Premio alla Migliore Motivazione, fra quelle espresse dagli studenti giurati per votare il vincitore del Mondello Giovani. Nel corso della cerimonia saranno, infine, assegnati i tre Premi speciali “Amici della Fondazione Sicilia”.

Raffaele Manica

Alla cerimonia di premiazione interverranno, oltre ai vincitori: Raffaele Bonsignore, presidente della Fondazione Sicilia; Giovanni Puglisi, presidente della Giuria e professore emerito di Letterature Comparate; Nicola Lagioia, direttore editoriale del Salone Internazionale del Libro di Torino; Maurizia Rebola, direttore della Fondazione Circolo dei lettori; Francesco Paolo Ursi, associazione Teatro Scuola; i membri del comitato di selezione, Bianca Stancanelli, Gianluigi Simonetti e Massimo Onofri; e Giorgio Fontana, giudice monocratico del Premio Autore Straniero.

Esplorazioni sonore con basso e chitarra per Curva Minore

Con il progetto speciale Super Luminum del duo australiano formato da Cat Hope e Lisa Annette Mackinney si conclude la stagione concertistica della rassegna RIeVoluzione, curata da Lelio Giannetto

di Redazione

Saranno due virtuose musiciste australiane a concludere il festival RIeVoluzione, organizzato da Curva minore contemporary sounds per la direzione artistica di Lelio Giannetto. Sabato 9 novembre alle 21,30 al Teatro Garibaldi di Palermo, il duo formato da Cat Hope al basso elettrico e Lisa Annette Mackinney alla chitarra elettrica saranno protagoniste del concerto Super Luminum.

Il Teatro Garibaldi

Si tratta di un atipico duo che approda a in Europa per la prima volta. Dopo dieci anni di collaborazione artistica, Cate Hope, già a Palermo con Decibel ensemble, e Lisa MacKinney (collaborazioni con i più importanti compositori e gruppi internazionali come Taipan Tiger Girls, Hospital Pass, Mystic Eyes), daranno vita a questo nuovo progetto che è frutto delle influenze di Rhys Chatam (lo ricordiamo ancora a Palermo con il suo ensemble di 100 chitarre) ed Eliane Radigue: due compositori di grande rilievo della nuova estetica musicale legata all’impiego costruttivo del muro del suono.

In Super Luminium, MacKinney e Hope creano trame forti, euforiche e vorticose che spesso presentano tecniche di gioco esplorativo e incorporano feedback, rumore e tonalità sperimentali. Muri sonori di chitarra e basso elettrico con effetti speciali, grondanti di feedback e intrecciate con suoni distorti ma di grande afflato affettivo che avvolgono il pubblico in abbracci senza tempo e senza età. Il duo affronterà i suoni del rock messi a confronto con una visione estatica quasi rivolta alla meditazione trascendentale: un ossimoro naturale. Una possibile congiunzione degli opposti.

Ritrovato a Gela sarcofago con l'”obolo di Caronte”

All’interno della sepoltura è stato rinvenuto uno scheletro e dentro al cranio la moneta con cui simbolicamente si pagava il passaggio nell’Ade

di Redazione

Nuova scoperta archeologica a Gela. Nel corso di lavori di scavo per la posa di cavi condotti dall’Enel sotto l’alta sorveglianza dell’assessorato regionale dei Beni culturali, è stato portato alla luce un sarcofago in terracotta con coperchio a spioventi, all’interno del quale è stato rinvenuto uno scheletro integro, presumibilmente appartenente a un maschio adulto di circa un metro e sessanta centimetri di altezza. Non sono stati rinvenuti al momento elementi del corredo funerario, poiché lo scavo si trova in una fase iniziale. Dopo la rimozione dello scheletro e i necessari lavori di rilievo, le indagini proseguiranno per accertare la presenza di ulteriori evidenze archeologiche.

Il cranio trovato nel sarcofago

Ma l’eccezionalità della scoperta – fanno sapere dalla Regione – consiste nel ritrovamento di una moneta che documenta il rituale funerario del cosiddetto “obolo di Caronte”, cioè il pedaggio simbolico che il defunto avrebbe pagato al traghettatore infernale per il passaggio nell’Ade, l’oltretomba per la mitologia classica. La moneta, non ancora analizzata e quindi datata, è stata rinvenuta all’interno del cranio, probabilmente in seguito al crollo del coperchio del sarcofago, trovato frantumato.

La coppetta in terracotta trovata nella zona

Nei giorni scorsi, all’esterno della tomba, era stata rinvenuta una mezza coppetta in ceramica verniciata a bande di colore rossiccio, di un tipo comune databile ad età ellenistica (IV secolo avanti Cristo) che rappresenta, al momento, l’unico elemento utile per una datazione orientativa della tomba. La datazione trova conferma anche nel rinvenimento di alcuni unguentari in terracotta, contenitori di profumi tipici dell’età ellenistica, ritrovati in prossimità del sarcofago, e in connessione con un gruppo di ulteriori sepolture presumibilmente appartenenti alla stessa necropoli, e che saranno oggetto di indagini successive.

Lo scavo in via Butera

Già negli anni Sessanta del secolo scorso, il famoso archeologo Piero Orlandini aveva individuato poco lontano, in località Costa Zampogna, una piccola necropoli ellenistica probabilmente connessa all’attuale ritrovamento. Grazie alla collaborazione dei carabinieri della stazione di Gela, durante tutta la durata degli scavi, soprattutto nelle ore notturne, è stata assicurata la sorveglianza al prezioso sito che tanto dirà della storia antica della colonia greca della città di Gela.

“La città di Gela – dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci – continua a restituire preziose testimonianze della civiltà greca. Gela per il mio governo rappresenta un luogo privilegiato di investimenti nel campo dei beni culturali come modello di sviluppo alternativo e risarcitorio delle ferite che in questi anni il territorio ha subito”.

I castelli siciliani si mettono in mostra a Londra

L’associazione che riunisce undici comuni dell’Isola ha inaugurato un proprio spazio all’interno dello stand della Regione Siciliana al “World travel market”

di Redazione

I castelli siciliani sbarcano al “World travel market” (Wtm) di Londra. La Rete dei castelli, nata nel gennaio di quest’anno con l’obiettivo di promuovere e valorizzare queste realtà storiche dell’Isola, ha inaugurato un proprio spazio all’interno dello stand della Regione Siciliana all’evento di Londra. A fare gli onori di casa è stato il sindaco di Salemi, Domenico Venuti, in rappresentanza anche degli altri comuni e castelli privati aderenti alla Rete: Castelbuono (Comune capofila), Alcamo, Burgio, Caccamo, Cammarata, Carini, Collesano, Giuliana, Marineo, Monreale, Montelepre, Mussomeli, Piazza Armerina, Taormina e Vicari.

La Rete dei castelli siciliani nello stand della Regione al Wtm

“L’intesa che ha dato vita alla Rete dei castelli produce i suoi primi frutti – afferma Venuti -. Siamo presenti a uno degli appuntamenti più importanti per il settore turistico, dove vengono presentate numerose destinazioni a un pubblico specializzato. Sono onorato di rappresentare i territori che hanno deciso di mettersi in rete e puntare sul rilancio turistico con una strategia ad hoc sui castelli”.

Salemi è inoltre presente al Wtm di Londra come Comune che ha aderito all’accordo di marketing per la promozione della destinazione West Sicily del Distretto turistico Sicilia Occidentale: “Un’altra grande opportunità di rilancio di quest’area che deve tornare ai numeri registrati qualche anno fa – conclude Venuti -. Il mondo già conosce le bellezze straordinarie della Sicilia occidentale, bisogna mettersi in rete e promuoverle per fare in modo che un settore decisivo come quello turistico possa guidare l’economia di questo territorio”.

Lo stand al Wtm

L’associazione temporanea di scopo per “la promozione e valorizzazione culturale dei castelli di Sicilia”, riunisce undici comuni con l’obiettivo mettere in rete le varie attività culturali, che si svolgono nei rispettivi castelli, attraverso l’attivazione di progetti condivisibili. Ma anche attraverso la realizzazione di eventi culturali quali rappresentazioni teatrali, mostre, rappresentazioni storiche, concerti ed eventi enogastronomici che arricchiranno l’offerta di ogni singolo comune. La Rete – fanno sapere dall’ats – “intende lavorare in sinergia con aziende private nel settore del marketing e della programmazione regionale, nazionale ed europea per accedere a finanziamenti comunitari. In tal senso saranno predisposti progetti di fruizione turistica internazionale che coinvolgano tour-operator, associazioni culturali, enti, scuole e singoli cittadini che vogliono vivere un’esperienza culturale e turistica dentro la rete dei castelli”.

Torna la Biennale Arcipelago Mediterraneo, tra arte e accoglienza

Palermo ospita la seconda edizione del festival internazionale dedicato ai popoli e alle culture dei paesi che si affacciano sul mare. Un mese di eventi trasversali tra musica, teatro e mostre

di Redazione

Apertura, accoglienza e unione, sono questi alcuni dei temi centrali attorno ai quali nasce e si sviluppa BAM, la Biennale Arcipelago Mediterraneo, che alzerà il sipario domani, 6 novembre, a Palermo, che vede ancora una volta il capoluogo siciliano in prima linea come città-modello di un luogo d’incontro e di scambio. La seconda edizione della manifestazione, dal titolo ÜberMauer è stata presentata questa mattina nell’aula consiliare del Palazzo delle Aquile e fino all’8 dicembre animerà e coinvolgerà tutte le realtà interculturali cittadine e non necessariamente solo spazi dedicati all’arte e alla cultura, con un programma a cura della Fondazione Merz, di European Alternatives al fianco dei quali si svilupperanno eventi e sinergie con il territorio grazie all’iniziativa BAM – Palermo (qui il programma completo della manifestazione).

Un momento della presentazione

Alla presentazione dell’evento hanno partecipato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; l’assessore alle Culture, Adham Darawsha; l’ideatore e direttore artistico di BAM, Andrea Cusumano; la presidente della Fondazione Merz e curatrice del programma Punte Brillanti di Lance, Beatrice Merz; il fondatore di European Alternatives e curatore di Transeuropa Festival, Lorenzo Marsili, la soprintendente dei Beni culturali di Palermo, Lina Bellanca e il direttore del Sistema Museale di Ateneo, Paolo Inglese.

Quello di BAM è un festival internazionale di teatro, musica e arti visive dedicato ai popoli e alle culture dei Paesi che si affacciano sul mare, incentrato sulle tematiche dell’accoglienza e del dialogo. Tantissime location sparse nel centro storico di Palermo, faranno da basi a un grande evento diffuso all’insegna della contaminazione, del dialogo, capace di abbracciare i popoli del mondo, attraverso esperienze ricche di significato provenienti da: Turchia, Germania, Olanda, Iraq, Gran Bretagna, Cuba, Palestina, Libano, Messico, Cile, India, Iran, Israele e Albania.

La locandina della manifestazione

Nel titolo di questa seconda edizione ÜberMauer, parafrasando il nietzschiano Übermensch, c’è già l’invito all’unione e alla condivisione, a quella necessità di apertura verso l’altro, andare dunque oltre ogni muro, non a caso il mese di inizio della Biennale è stato scelto per ricordare la caduta del muro di Berlino avvenuta il 9 novembre del 1989. A tal proposito, il logo di quest’anno è proprio una taurocatapsia minoica che introduce già visivamente l’idea di una città come Palermo che prende il toro per le corna.

L’edizione di quest’anno si arricchisce della partecipazione di Transeuropa Festival, uno dei festival artistici e politici transnazionali più longevi d’Europa. Fondato nel 2007 a Londra, Transeuropa si svolge ogni due anni in una città europea diversa. Dopo Belgrado (2015) e Madrid (2017), l’edizione del 2019 approderà a Palermo in collaborazione con BAM, a testimonianza dell’impegno della città sui temi dell’accoglienza e del dialogo. Tra le tante iniziative, la mostra multimediale, New Unions, di Jonas Staal e il teatro sociale di Milo Rau, con il live-act Il Nuovo Vangelo.

Un’opera di Alfredo Jaar

La Fondazione Merz porterà in scena 18 artisti internazionali, italiani e del territorio che hanno elaborato progetti site-specific, costruiti ad hoc per la città di Palermo. Artisti come Alfredo Jaar, Shilpa Gupta, Shirin Neshat, Damián Ortega, Emily Jacir, Michal Rovner, Driant Zeneli, Patrizio Di Massimo, Claire Fontaine, Gili Lavy, Francesco Arena, Zena el Khalil Giuseppe Lana, occuperanno una decina di spazi pubblici, non necessariamente legati al mondo dell’arte, sottolineando ancora una volta l’apertura e la voglia di coinvolgimento e sinergia alla base dell’iniziativa. A questi si affiancheranno artisti del territorio che per l’occasione apriranno i loro studi, così come verranno coinvolti oltre 60 soggetti che si occupano di cultura a Palermo.

Immagine tratta da un video di Driant Zeneli

“Palermo apre le braccia al Mediterraneo – afferma il sindaco Orlando – . Questa biennale parte dalla concezione che il Mediterraneo non sia un mare che divide ma un arcipelago o un continente di acqua che unisce e che sempre più deve unire i popoli che lo abitano. L’arte ci ha dimostrato troppe volte di essere più avanti della politica, essa esprime libertà e promuove convivenza pacifica fra gli esseri umani, perché tenta costantemente di coglierne la natura, tutti diversi perché esseri umani e tutti uguali perché esseri umani”.

Il Piccolo Teatro Patafisco compie 10 anni, al via la nuova stagione

Il primo appuntamento è con lo spettacolo “Con sorte” di Giacomo Guarneri, poi torna l’appuntamento con “A cena dagli Ubu, e ancora in scena Domenico Bravo, la compagnia Tedacà di Torino, per finire con il festival SorsiCorti

di Redazione

“Non importa quanto vai piano, l’importante è che non ti fermi”, con questa massima di Confucio parte una nuova stagione al Piccolo Teatro Patafisico di via Gaetano La Loggia a Palermo, la decima per l’esattezza. Infatti, il 21 gennaio 2020 il Piccolo Teatro Patafisico compirà dieci anni di attività. Questa nuova stagione sarà più snella delle precedenti ma in quasi tutti gli spettacoli, il teatro é coinvolto a diverso titolo nella produzione. Quest’anno così ci saranno un totale di cinque eventi destinati ai più grandi, mentre più ricca che mai invece sarà la stagione per i bambini, attesissima dai più piccoli e dalle loro famiglie.

Si riparte con la residenza della compagnia di Giacomo Guarneri che si concluderà con lo spettacolo, da lui scritto e diretto, “Con sorte”,prodotto dall’associazione culturale Pentola Nera di Palermo, presentato al Torino Fringe Festival 2019. Lo spettacolo andrà per due fine settimana, venerdì 8 e sabato 9 alle 21 e domenica 10 alle 18 e poi ancora venerdì 15 e sabato 16 alle 21 e domenica 17 alle 18. Oriana Martucci è protagonista del testo di Guarneri, storia di ordinaria follia nella Sicilia dei ricatti e delle intimidazioni di Cosa Nostra. Due piccoli commercianti sono schiacciati dalla violenza del sistema mafioso: lei si piega, lui no.

Una scena dello spettacolo “Con sorte”

A dicembre tornano i banchetti luculliani del Natale quando si replicherà più volte il Terzo capitolo di “A cena dagli Ubu”, lo spettacolo che serve sul piatto prelibatezze satiriche in salsa patafisica. Ad aprile sarà la volta dello spettacolo “1943 – n° 392” di Domenico Bravo, dedicato all’affascinante figura della scultrice Camille Claudelle e al suo sofferto percorso artistico. L’atteso “Carillon” della compagnia Tedacà di Torino chiuderà il programma di prosa, mentre a maggio, come ogni anno, tornerà la ricca selezione di corti internazionali prescelti per la XIV edizione del festival SorsiCorti.

“Quest’anno la stagione teatrale patafisica é meno affollata, – spiega Rossella Pizzuto, fondatrice insieme a Laura Scavuzzo del Piccolo Teatro Patafisico – abbiamo scelto di proporre una selezione ristretta di spettacoli in cui, vale quasi per tutti, siamo coinvolti a diverso titolo nel processo di creazione artistica e nella produzione. Continuiamo con tenacia il nostro lavoro per avvicinare il teatro ai più giovani e a chi solitamente non ci va, convinte come non mai della sua forza culturale e di resistenza. Appuntamento che a malincuore salteremo quest’anno è quello con il Minimo Teatro Festival, sperando di poter tornare l’anno prossimo con nuove energie e nuove sfide”.

Le Vie dei Tesori fa 307mila visite in cinque weekend

Nell’ultimo fine settimana in 57mila hanno scelto Palermo, in testa sempre la chiesa e il monastero di Santa Caterina. Oltre 6mila, invece, a Catania dove Palazzo Biscari è il luogo più visitato

di Redazione

Le Vie dei Tesori chiude la sua tredicesima edizione e mette insieme numeri da record. I dati definitivi si avranno la prossima settimana, ma già adesso si può parlare di record. Con una corsa, un affettuoso “assalto” nelle ultime ore della manifestazione, soprattutto a Palermo dove si sono registrate lunghe code nei siti più amati. Palermo quindi “chiude” il suo ultimo fine settimana con 57mila visitatori, Catania migliora le performance dell’ultimo weekend e aggiunge 6mila visitatori. In totale i cinque weekend di questa seconda tranche del festival hanno messo insieme il numero enorme di 307mila a Palermo e Catania, aggiungendo anche Ragusa, Modica e Scicli, presenti nei primi tre fine settimana di ottobre. Ma vanno aggiunti i numeri della prima tranche del festival, a cui hanno partecipato altre dieci città siciliane.

Visitatori in attesa a Catania

“È il successo delle città. Delle istituzioni pubbliche, delle associazioni, delle cooperative, dei privati che mettono a disposizione i loro luoghi per quello che è prima di tutto un grande laboratorio collettivo di narrazione – dice Laura Anello, presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori onlus – È il successo dei 500 ragazzi impegnati nel progetto a Palermo e dei 150 a Catania:  collaboratori, tirocinanti e studenti universitari, studenti in alternanza scuola-lavoro sulle cui parole ha viaggiato il racconto della città. Il successo degli artisti che hanno teatralizzato e musicato le visite. Il successo dello straordinario staff del Festival che lavora ogni giorno dell’anno – già da domani per il 2020 – nella progettazione, nell’organizzazione, nella formazione, nella comunicazione, della manifestazione con un impegno indefesso. Il successo dei cittadini, che diventano protagonisti nella propria città e parte di questa narrazione urbana. Il successo delle città del Sud, che sfidano quello che Tomasi di Lampedusa chiamava ‘il peccato di fare'”.

Visita all’Orto Botanico in notturna

Quello che si nota in questa edizione è che il pubblico è “spalmato” tra i diversi siti: non si sono viste le lunghe code dei primissimi festival, il pubblico è organizzato, si muove con mappe e smartphone, organizza il percorso di visita studiando prima i luoghi e le vie di accesso. I numeri sono cresciuti, ma anche la voglia di riappropriarsi di chiese, oratori e palazzi, alcuni del tutto inediti. E’ stata molto apprezzata la possibilità di visitare, senza l’assillo di orari e code, alcuni luoghi dove erano stati organizzati eventi particolari: piace l’idea dei siti su prenotazione, sono esaurite le esperienze, le visite teatralizzate nei palazzi e negli oratori, gli aperitivi sulle cupole e i concerti barocchi, tutti sold out.

L’assessore Lagalla con i ragazzi de Le Vie dei Tesori

Tra il pubblico palermitano, anche l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla che ha assistito alla visita condotta al laboratorio e al teatro dell’Opra da Mimmo e Giacomo Cuticchio; e ha “scoperto” con interesse l’oratorio della Carità di San Pietro ai Crociferi con la splendida cappella affrescata dal Borremans. “Le Vie dei Tesori è una iniziativa straordinaria che è entrata di diritto tra i grandi eventi della Regione Siciliana – ha detto l’assessore Lagalla – . Ho il piacere di averla tenuta a battesimo anche negli anni in cui ero rettore, confermando l’appoggio dell’Università. Il festival gode dell’appoggio del Fondo sociale europeo che serve ad avviare i giovani all’alternanza scuola lavoro e alla prospettiva dell’occupazione. Un banco di prova importante per mettere a frutto le competenze acquisite nei percorsi formativi e contribuire alla promozione della Sicilia e delle sue bellezze”.

Code a Santa Caterina

Palermo è la regina incontrastata: 57mila visitatori, tra palermitani e tantissimi turisti, un “esercito” accolto ovunque da volontari, guide, studenti. La chiesa e il convento di Santa Caterina sono (insieme) il luogo più visitato dell’intero festival: soltanto in questo fine settimana hanno messo insieme oltre cinquemila visitatori, un successo straordinario, con la gente “arrampicata” sulla scalinata d’accesso per ore, affascinata dalla chiesa immensa, dai marmi mischi, dallo splendore delle cappelle; e in tantissimi hanno scelto di proseguire verso il monastero, alla ricerche delle suore di clausura che fino a qualche decina di anni fa vivevano ancora tra queste mura silenziose.

Caterina Greco al Museo Salinas

Ma se chiesa e monastero hanno tenuto il podio per tutta la durata del festival, hanno comunque superato il migliaio di visitatori in un solo weekend, altri sette luoghi di Palermo: dal Loggiato San Bartolomeo, da pochi mesi restituito alla città, dove è stata molto apprezzata la terrazza, anche per una foto ricordo affacciati sul mare; al rifugio antiaereo, a cui si accede da una scaletta dalla guardiola di Palazzo delle Aquile, e dove è possibile ascoltare l’appassionato racconto della città bombardata; all’Oratorio di San Lorenzo, probabilmente trascinato dal cinquantenario dal furto della “Natività” del Caravaggio, di certo uno dei siti più amati dai turisti. E ancora, la cupola e la chiesa del Santissimo Salvatore: dalla cupola si può osservare l’intera città, da monte a mare, un gioco riconoscere tutte le chiese, i campanili, i palazzi; la chiesa è un bellissimo esempio barocco recuperato. Visitatissima la Cattedrale, dove Le Vie dei Tesori ha aperto la cripta con le tombe dei re antichi, e le teche con il tesoro prezioso di ostensori, pianete e calici; e amato (come sempre, non solo quest’anno) quel gioiello liberty leggero e delicato che è il Villino Florio. Questo è stato anche il fine settimana dei musei: frequentatissima la visita condotta dalla direttrice Caterina Greco alla scoperta dei reperti del Museo Salinas, lunghe code a Palazzo Mirto e un successo inaspettato per il percorso “fuori porta” all’area archeologica di Monte Iato,  anche qui condotto dalla direttrice Francesca Spatafora.

Molto apprezzate le visite teatralizzate: addirittura su richiesta di un folto gruppo di escursionisti in arrivo da Gangi, è stata replicata fuori programma, la performance di Stefania Blandeburgo che ha vestito i panni di una cortigiana seicentesca dentro la cripta delle Repentite. Gettonate anche le due mostre: “Look up!”, immagini “a naso in su” di Salvo Gravano, che hanno introdotto la visita a Palazzo Zingone Trabia, ai “Capolavori perduti”, la rimaterializzazione di tele disperse di Van Gogh, Monet o Tamara de Lempika, nel sottocoro di Palazzo Abatellis, che resterà aperta fino all’8 dicembre.

Palazzo Biscari

Catania aumenta i numeri degli scorsi weekend e supera i seimila visitatori spalmati tra chiese e palazzi. Palazzo Biscari guadagna il podio in assoluto: sontuoso, elegante, con i saloni che sembrano uscire da un film. Qui la visita è stata condotta dal principe Ruggero Moncada, narratore più dei narratori. Il secondo sito più visitato a Catania resta San Nicolò l’Arena, la chiesa più grande dell’isola con la lunga scala a chiocciola di 141 gradini che conduce alla terrazza da dove lo sguardo arriva a Siracusa. È comunque tallonato da Palazzo Asmundo di Gisira, dimora nobiliare elegante oggi trasformato in un esempio di haute hotellerie: qui i visitatori hanno apprezzato la collezione di arte contemporanea e si sono affacciati dalla terrazza; segue da presso Castello Ursino che ha invece aperto i fossati dove era possibile passeggiare respirando la storia antica della città. Tra i siti “riscoperti” dagli stessi catanesi, Sant’Agata al Carcere, dove tradizione vuole che vi fu rinchiusa la Patrona durante il martirio; la cupola della Badia di Sant’Agata e la terrazza del monastero di San Giuliano, oltre alla passeggiata su Porta Uzeda da cui si ottiene una doppia visuale, da un lato la Pescheria e il mare, e dall’altro, si allunga la passeggiata di via Etnea.

Le Vie dei Tesori News

Send this to a friend