Sarà inaugurato un nuovo museo archeologico a Francavilla

In mostra a Palazzo Cagnone reperti inediti in arrivo dai magazzini dei musei Paolo Orsi di Siracusa e da Naxos, che si aggiungeranno al primo nucleo della collezione cittadina

di Redazione

Ci saranno diversi reperti inediti, in arrivo dai magazzini dei musei Paolo Orsi di Siracusa e da Naxos nella nuova collezione civica del Comune di Francavilla che presto sarà esposta interamente a Palazzo Cagnone, edificio del XVIII secolo. È qui che, nei prossimi mesi sarà messo in funzione il nuovo Museo Civico Archeologico che vede la collaborazione del Parco Archeologico Naxos Taormina, diretto da Gabriella Tigano, con il Comune di Francavilla, guidato dal sindaco Vincenzo Pulizzi.

Il team del Parco di Naxos e del Comune di Francavilla a Palazzo Cagnone

Un sopralluogo alla struttura, nei giorni scorsi, da parte dei due staff istituzionali ha permesso di pianificare il calendario dei lavori del Parco Naxos Taormina cui è affidata la direzione scientifica del nuovo museo di Francavilla e che vede impegnati la stessa direttrice Tigano e l’archeologa Maria Grazia Vanaria per il progetto espositivo museale, che segue un criterio cronologico-topografico, e Diego Cavallaro per l’allestimento degli spazi. In mostra saranno reperti recuperati negli ultimi decenni durante gli scavi urbani nel centro di Francavilla e in contrada Fanterilli, area ai piedi della collina del Castello che in queste settimane è stata ripulita dal Parco e resa fruibile a visitatori e studiosi: rivela un lembo della città antica, risalente al V secolo avanti Cristo che, nell’assetto urbano e nelle tecniche costruttive, è molto simile a Naxos.

Statuetta votiva dal santuario di Demetra e Kore

Al primo nucleo della collezione archeologica di Francavilla – costituito da reperti provenienti dagli scavi condotti dal 1979 al 1987 dalle Soprintendenza di Siracusa e Messina e sinora esposti nell’Antiquarium comunale di via Liguria – si aggiungeranno pezzi inediti, provenienti Siracusa e Naxos. Fra i reperti già conosciuti figurano antefisse con maschere di Sileno, simili a quelle di Naxos, della quale Francavilla sembra essere stata appunto una subcolonia; corredi funerari; monete di varie zecche; terracotte provenienti dai depositi votivi del santuario di Demetra e Kore (via Nino Russotti) e alcuni raffinatissimi pinakes, bassorilievi simili a quelli rinvenuti in Calabria, nel santuari di Persefone a Locri Epizefiri.

Arriva la prima rassegna culturale a Casa Borgese

A Polizzi Generosa, un ricco cartellone di eventi, da dicembre fino a luglio, tra musica, letteratura, arte e filosofia

di Redazione

Prende corpo il progetto di trasformare Casa Borgese, a Polizzi Generosa, in un polo culturale che dal territorio madonita guarda all’intera Sicilia. A vent’anni dalla costituzione della Fondazione dedicata allo scrittore Giuseppe Antonio Borgese, arriva “Prospettive”, la prima stagione di Casa Borgese. Un fitto calendario di eventi, dal prossimo dicembre fino a luglio 2020, articolati in cinque sezioni: musica, letteratura, filosofia, scienza e arte (qui il programma completo).

La locandina della manifestazione

Il cartellone musicale, con la direzione artistica di Antonio Sottile, vedrà alternarsi concerti che spazieranno dalla musica classica al jazz, fino al pop grazie a un vasto repertorio proposto da noti allievi del Conservatorio di Palermo e da tanti artisti, tra cui molti docenti. E ancora previsti incontri letterari e di filosofia, di arte e di scienza. “Un insieme di eventi a partire dall’opera sempre attuale di Borgese, che intendono aprire, appunto, prospettive – spiegano Clara Aiosa e Gandolfo Librizzi, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Borgese – . Un’opportunità culturale più unica che rara per un piccolo paese dell’entroterra, per rompere gli schemi della marginalità e per dimostrare come anche, nelle e dalle periferie, possa germogliare un discorso innovativo che superi i confini territoriali”.

La manifestazione arriva qualche mese dopo la firma della convenzione con cui il Comune di Polizzi, ente titolare del finanziamento di ristrutturazione di Casa Borgese, ha consegnato l’edificio alla Fondazione, con l’obiettivo, appunto, di trasformare la dimora di famiglia dello scrittore polizzano, in un centro culturale (ve ne abbiamo parlato qui).

Giuseppe Antonio Borgese

Borgese fu uno dei più importanti autori del primo Novecento italiano. Profondo conoscitore di lingue e letterature straniere, collaborò a numerose riviste e giornali, e si distinse sia nell’ambiente accademico (fu docente di letteratura tedesca e di estetica a Torino, a Roma e a Milano) sia in quello della cultura militante, dove peraltro mantenne sempre una posizione libera rispetto alle correnti dominanti. La sua autonomia giungerà al culmine con il rifiuto di prestare il giuramento richiesto dal regime fascista ai professori universitari, scelta che lo costrinse a trasferirsi negli Stati Uniti, dove visse dal 1931 al 1949, insegnando in varie università.

La Gam diventa “virtuale”: online la sua collezione

La struttura museale entra a far parte di Google Arts & Culture con quattro percorsi di visita e oltre 190 opere digitalizzate

di Redazione

Una collezione di oltre 190 opere a cui presto se ne aggiungeranno molte altre, attraverso quattro percorsi di visita “virtuali”. La Galleria d’arte moderna di Palermo, da oggi, si può visitare anche online. La struttura museale, infatti, entra a far parte di Google Arts & Culture, la piattaforma tecnologica sviluppata da Google per promuovere online e preservare la cultura (qui la sezione dedicata alla Gam).

Francesco Lojacono, Veduta di Palermo

Grazie al lavoro di selezione, curato dalla direzione del museo, in collaborazione con lo staff di Civita Sicilia, ad oggi è stato possibile digitalizzare 192 opere, a cui si aggiungeranno, nel corso dei prossimi mesi, le restanti opere della collezione. Tra le più significative già online:  Francesco Lojacono, Veduta di Palermo (1875), Antonino Leto, La raccolta delle olive (1874), Ettore De Maria Bergler, Taormina (1907), Michele Catti, Porta Nuova (1908), Giovanni Boldini, Femme aux gants (1901), Franz Von Stuck, Il peccato (1909), Mario Sironi, Il tram (1920), Felice Casorati, Gli scolari (1928), Renato Guttuso, Autoritratto (1936).

La Gam di Palermo

Le opere sono suddivise in quattro sezioni tematiche. La prima, dal titolo “La nascita della Galleria d’Arte Moderna”, ripercorre, dal punto di vista storico, sociale e artistico, i momenti fondamentali che portarono all’inaugurazione, nel 1910, della Galleria d’Arte Moderna “Empedocle Restivo”. Una ricostruzione di quell’epoca, a cavallo tra i due secoli, che ebbe il suo momento clou nell’Esposizione nazionale di Palermo del 1891-92, evento chiave per la fondazione della Galleria e per le sue prime acquisizioni.

Paolo Vetri, Fanciulla che esce dal bagno (particolare)

Il secondo percorso “La Sicilia e il paesaggio Mediterraneo”, è un viaggio nel secolo della natura, come l’Ottocento è stato definito, attraverso le opere dei suoi più grandi interpreti siciliani che hanno costruito il nostro immaginario collettivo: dal “ladro del sole” Francesco Lojacono ad Antonino Leto, grande amico dei Florio in uno storico sodalizio artistico, per giungere al “pittore gentiluomo” Ettore De Maria Bergler. C’è poi la mostra digitale “Opere dalle Biennali di Venezia”. Dall’edizione del 1907 presente all’evento con la sua delegazione, la Galleria d’Arte Moderna seppe riportare a Palermo opere che ci restituiscono oggi la complessa temperie della cultura artistica del primo Novecento, dalle atmosfere simboliste del Peccato di Von Stuck, protagonista della Secessione di Monaco, alla raffinata eleganza della Femme aux gants di Boldini.

Renato Guttuso, Nudo

Infine, ultimo percorso sul “Novecento italiano”, che si snoda lungo il secolo breve e ne analizza le ripercussioni sui movimenti artistici coevi, spesso scissi tra opposte visioni e ricchi di diverse sfumature e declinazioni. Tra il divisionismo di inizio secolo, figlio delle sperimentazioni ottocentesche, e l’astrattismo degli anni Sessanta, si consumano in Italia i conflitti mondiali, il ventennio fascista, i momenti del dopoguerra.

Pioggia di milioni in arrivo per 161 teatri siciliani

I fondi stanziati dalla Regione saranno utilizzati per interventi di restauro e innovazione tecnologica, ma anche per l’apertura di nuovi spazi

di Redazione

Una boccata d’ossigeno per i teatri siciliani. Saranno 161 le strutture che si divideranno gli oltre 32 milioni di euro stanziati dal governo regionale per la riqualificazione. I fondi – secondo quanto fanno sapere dalla Regione – saranno utilizzati per interventi di restauro, ripristino, ristrutturazione, messa a norma e innovazione tecnologica. Servirannno alla modernizzazione di strutture esistenti, ma anche all’apertura di nuovi spazi e sale chiuse da tempo al pubblico. Le risorse saranno erogate dal dipartimento regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, diretto da Sergio Alessandro, che ha già predisposto la relativa graduatoria.

La sede dell’assessorato regionale dei Beni culturali

L’idea del governo regionale è quella di mettere in circolo una risorsa importante per rivitalizzare la crescita del territorio e creare opportunità di lavoro per aziende, tecnici, fornitori che saranno impegnati in questi 161 cantieri della cultura che si apriranno con i lavori di ammodernamento delle strutture teatrali. Nel rispetto delle proporzioni previste dal bando, agli enti pubblici è stato concesso un contributo pari quasi all’ottanta per cento della somma valutata come ammissibile. Per i soggetti privati un finanziamento pari a circa il 62 per cento.

Gli enti beneficiari sono Comuni, enti pubblici, istituti scolastici, parrocchie, enti no-profit (fondazioni, associazioni) e imprese private impegnate nel campo teatrale. In base alle istanze pervenute sono state finanziate, su un importo complessivo di 32,3 milioni di euro, 161 strutture così ripartite tra le province: Agrigento, 18 teatri (3,9 milioni di euro); Caltanissetta, 10 (1,8 milioni di euro); Catania, 34 (6,2 milioni di euro); Enna, 7 (1,5 milioni di euro); Messina, 26 (5,1 milioni di euro); Palermo, 29 (6 milioni di euro); Ragusa, 8 (1,6 milioni di euro); Siracusa, 13 (2,8 milioni di euro); Trapani,16 (3,4 milioni di euro).

Nello Musumeci

“I teatri siciliani pubblici e privati – sottolinea il governatore Nello Musumeci – costituiscono una mappa identitaria dell’Isola e sono depositari della memoria e del carattere del territorio. Questo piano per i teatri serve a dare energia e attenzione al ruolo fondamentale che riveste il capitale umano e intellettuale dei luoghi della cultura: registi, attori, musicisti, scrittori, scenografi, costumisti. Una forza lavoro e una memoria collettiva di tecniche e saperi troppo spesso sacrificati da una disattenzione o da una scarsa considerazione che fagocita figure che, invece, meritano di trovare in Sicilia opportunità di lavoro e realizzazione professionale”.

Tornano gli Amici della Musica, tra classico e contemporaneo

Presentata la nuova stagione concertistica dell’associazione, un cartellone trasversale che spazia dalla classica, al jazz, dal tango alle musiche da film

di Redazione

Ventuno appuntamenti in abbonamento, 10 per il turno pomeridiano e 11 per quello serale. Nomi prestigiosi di rilievo internazionale, un cartellone che spazia dalla classica, al jazz, dal tango alle colonne sonore dei film, per raggiungere attraverso nuovi linguaggi un pubblico sempre più trasversale. L’Associazione Siciliana Amici della Musica ha presentato ieri, a Palazzo delle Aquile, la sua 88esima stagione concertistica che si svolgerà, come sempre, al Politeama Garibaldi. Con oltre 4000 concerti e novantacinque anni di storia l’Associazione, insieme alla programmazione per tradizione classico-romantica, apre a una programmazione ricca di sorprese. Il classico che strizza l’occhio al contemporaneo.

Danilo Rea

L’ inaugurazione del turno pomeridiano, il 13 gennaio, ospita l’Orchestra sinfonica del conservatorio Alessandro Scarlatti di Palermo diretta da Ottavio Marino che, insieme a Giuseppe Andaloro, Giovanni e Luigi Sollima, rende omaggio al compositore Eliodoro Sollima in occasione del ventennale della scomparsa. Il concerto è frutto della collaudata e fruttuosa collaborazione con il conservatorio, di cui fu direttore per 10 anni lo stesso Eliodoro Sollima. Ramin Bahrami e Danilo Rea inaugurano invece la stagione serale, il 21 gennaio, con “Bach is in the Air”, progetto che nasce dalla coraggiosa scommessa di due pianisti di diversa estrazione e cultura, uno classico e l’altro jazz, che coniugano rigore formale e improvvisazione nella musica senza tempo di Bach.

Nicolas Altstaedt

Sul palco del Politeama Garibaldi musicisti di nuova generazione che negli ultmi anni hanno catturato l’attenzione delle platee e della critica: Nicolas Altstaedt, considerato uno dei violoncellisti più creativi e versatili del panorama attuale; l’elegante e virtuoso violinista di origine serba Stefan Milenkovich, il flautista Andrea Griminelli e i pianisti Anna Ktavtchenko e Roberto Prosseda.

Rita Marcotulli

L’Associazione Siciliana Amici della Musica da quest’anno inizia una importante collaborazione con l’Associazione “Musica con le Ali” di Carlo Hruby, che promuove e sostiene i giovani talenti. Spazio anche per il jazz, con la pianista Rita Marcotulli; la cantante Olivia Sellerio renderà omaggio ad Andrea Camilleri con le musiche da lei composte per la rinomata serie televisiva del Commissario Montalbano. Per la musica da film, il celebre direttore d’orchestra Paolo Vivaldi, autore di colonne sonore delle più importanti fiction TV.

Gioele Dix

Il 27 gennaio, giorno della memoria, l’attore Gioele Dix darà vita ad uno spettacolo musico-teatrale dedicato alle vittime della Shoah.
Protagonista anche la danza con l‘atteso ritorno del pianista Giovanni Bellucci, questa volta con lo spettacolo “Jeux interdits”, insieme alla coreografa e danzatrice Eugénie Andrin, con la regia multimediale di Gabriel Grinda, una co-produzione del Festival di Stresa e degli Amici della Musica di Palermo. Ancora, per la danza, il tango argentino con il ballerino e coreografo Roberto Herrera. Tra le formazioni cameristiche, infine, il Trio Gaspard e il Trio Metamorphosi (quest’ultimo impegnato nell’integrale dei trii di Beethoven per celebrare il 250esimo anniversario della nascita del compositore tedesco); I Solisti della Scala, con il pianista Emilio Aversano e i Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino.

Al via il Festival dell’illustrazione e della letteratura per l’infanzia

Intellettuali, antropologi, letterati e scrittori a confronto per quattro giorni a Palermo. In programma laboratori, incontri, spettacoli e mostre

di Redazione

“Quando le sirene avevano le ali, radici per volare insieme”. Questo il titolo della settima edizione di Illustramente, il Festival dell’Illustrazione e della letteratura per l’infanzia, che si svolgerà a Palermo dal 20 al 24 novembre. Dal racconto orale alla fiaba, un percorso che, attraverso la figura della Sirena, da sempre raccontata attraverso il mito e la leggenda, prova idealmente a unire, a trent’anni dalla Convenzione dell’Onu sui Diritti dell’infanzia, terre e popoli attraverso un patrimonio da proteggere: la fiaba.

Mostra di una precedente edizione

Intellettuali, antropologi, storici, letterati, studiosi delle lingue e dei dialetti, illustratori e scrittori si confronteranno per creare basi solide e di approfondimento sulle quali costruire una “nuova” letteratura per bambini e per diffondere il valore sociale e culturale della buona letteratura per l’infanzia. Previsti incontri con artisti, come Mary Cipolla e Ludovico Caldarera e sportivi come il portiere del Palermo Andrea Pelagotti, neopapà, quale simbolo di una città che cresce cominciando dalle fiabe (qui il programma completo).

La locandina della manifestazione

In vari spazi della città di Palermo, da Palazzo Chiaramonte Steri, ai Cantieri Culturali alla Zisa, da tutte le biblioteche di quartiere di tutta la città di Palermo, alla biblioteca di Sant’Antonino curata dal Sistema Bibliotecario di Ateneo dell’Università di Palermo, dal Sanlorenzo Mercato alla Biblioteca Giufà del quartiere Zen si realizzeranno attività, incontri, laboratori, spettacoli e mostre di illustrazione dedicati ai bambini, alle famiglie, agli adulti per diffondere a tutti i livelli, il diritto alla fiaba per tutti i bambini del mondo. “La sirena creata e generata dal mare Mediterraneo è unica – afferma Rosanna Maranto, ideatrice del Festival – ma è stata rielaborata da ogni popolo che, facendola propria e adattandola a tradizioni e leggende dei propri luoghi, l’ha trasformata in un’icona che può – e deve – rappresentare quelle radici comuni”.

Fin dalla sua prima edizione, nel giugno 2012, il festival Illustramente ha sempre operato per la crescita dell’interesse attorno ai temi della cultura, dell’espressione, del talento e della lettura a partire dall’infanzia affrontando, contestualmente, percorsi di diffusione e disseminazione a livello informativo, attività didattiche per adulti nell’ambito dell’illustrazione e della letteratura che hanno coinvolto centinaia di giovani – e non solo – e intessendo una fitta rete di relazioni con gli agenti formativi, sia a livello di scuola che a livello accademico, con le istituzioni e con gli operatori culturali e sociali. La missione di Illustramente può essere sintetizzata nella volontà di animare il territorio nei confronti dell’illustrazione e della letteratura per l’infanzia, argomenti, questi, che rivestono un ruolo capitale in qualsiasi processo educativo e formativo, specie in quelli rallentati da condizioni sociali avverse o non particolarmente facili.

La Sicilia alla Borsa mediterranea del turismo archeologico

La Regione è presente alla manifestazione di Paestum con un proprio stand. In programma un convegno sui Parchi e un riconoscimento postumo assegnato a Sebastiano Tusa

di Redazione

Parchi archeologici, musei, gallerie e siti culturali siciliani sono per quattro giorni in vetrina a Paestum, in occasione della Borsa mediterranea del turismo archeologico. La Regione Siciliana, con l’assessorato dei Beni culturali, è presente alla 22esima edizione della manifestazione, che si svolge dal 14 al 17 novembre nel Parco archeologico salernitano. La Regione ha un proprio stand con materiale promo pubblicitario dei siti della cultura siciliana. All’interno dello spazio espositivo vengono proiettati brevi spot che illustrano le attività di parchi archeologici, musei e altre istituzioni culturali dell’Isola.

Uno degli incontri alla Bmta

Uno degli appuntamenti di punta della partecipazione siciliana è in programma oggi alle 16, nella Sala Cerere. Si tratta del convegno “Sicilia archeologica: il sistema dei Parchi” a cura della Regione Siciliana. L’incontro, coordinato da Giuseppe Parello, dirigente del Servizio gestione dei Parchi e siti Unesco del Dipartimento regionale Beni Culturali, vede la partecipazione di Roberto Ferrari, direttore Cultura e Ricerca della Regione Toscana; Marcantonio Ruisi, coordinatore del Master universitario in Economia e Management dei Beni Culturali dell’Università di Palermo; Daniele Manacorda, ordinario di Metodologia della ricerca archeologica all’Università Roma Tre; e Carmelo Briguglio, dell’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.

Lo stand della Sicilia alla Bmta

Spazio anche al ricordo di Sebastiano Tusa, l’archeologo e assessore scomparso lo scorso marzo nel disastro aereo in Etiopia. Il 17 novembre, nella sala Nettuno, conferimento postumo del premio Paestum “Mario Napoli” allo studioso siciliano. La cerimonia è arricchita dalla proiezione del documentario di Folco Quilici “Pantelleria. Un’isola nel tempo: incontro con Sebastiano Tusa”. Quindi, gli interventi di Gianfranco Gazzetti, direttore nazionale dei Gruppi archeologici d’Italia; Rosario Santanastasio, presidente nazionale dell’Archeoclub d’Italia onlus, e Fabio Granata, assessore alla Cultura del Comune di Siracusa. A ritirare il premio Valeria Li Vigni, moglie di Tusa, alla guida della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana.

Al via la 22esima edizione della Bmta

La Borsa mediterranea del turismo archeologico è uno degli eventi più imporanti nel suo genere, sede del primo e più grande salone espositivo al mondo del patrimonio archeologico e di ArcheoVirtual, l’innovativa mostra internazionale di tecnologie multimediali, interattive e virtuali. Luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale ed al patrimonio, è occasione di incontro per gli addetti ai lavori, per gli operatori turistici e culturali, per i viaggiatori e per gli appassionati.

Arriva Seeyousound, il festival del cinema musicale

I Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo si trasformeranno per tre giorni in un palcoscenico pronto ad accogliere lungometraggi, documentari, corti e videoclip insieme a performance dal vivo

di Redazione

Anche un suono si può guardare. E uno schermo si può ascoltare. Perché una musica si può vedere e un film si può ascoltare. È questo lo spirito di Seeyousound International Music Film Festival, il primo ed unico festival in Italia dedicato al cinema internazionale a tematica musicale che, per il secondo anno consecutivo, sbarca a Palermo. Da giovedì 21 a sabato 23 novembre, ai Canteri Culturali della Zisa, tra il Cinema De Seta, il Ridotto e il Goethe-Institut arriva la seconda edizione dell’appuntamento che punta tutto sul connubio cinema-musica.

Seeyousound, così, dopo aver toccato altre città d’Italia come Bologna, Firenze, Milano, Lecce e Torino – è proprio nella città piemontese che il festival, nato nel 2015, in appena cinque edizioni è diventato punto di riferimento in Europa per il cinema a tematica musicale – fa capolino di nuovo a Palermo. La cui direzione è affidata per il secondo anno a Giorgia Lodato e, anche quest’anno, si consolida la collaborazione con il Goethe-Institut. Sarà l’istituto culturale all’interno dei Cantieri Culturali, vera e propria istituzione in città per la lingua e la cultura tedesca, a supportare alcuni dei film in programma che saranno trasmessi in lingua originale.

Un momento della precedente edizione

Circa trecento posti a sedere per un allestimento interattivo, coinvolgente che permette allo spettatore di vivere un’esperienza tra cinema e musica. Saranno due al giorno i lungometraggi, uno alle 19.30 l’altro alle 21.30, accompagnati da cortometraggi, videoclip, performance dal vivo, panel, produzioni multimediali, dj-set e persino sonorizzazioni live. Cinema e musica così restituiscono alla città uno sguardo inedito sulla settima arte a sfondo musicale. Fil rouge della tre giorni sarà l’approfondimento degli autori e delle opere più rappresentative della scena internazionale, grazie anche alla collaborazione con quelle che sono le realtà musicali, audiovisive e culturali più rappresentative dell’Isola. Un palinsesto ricco che, tra gli altri, porterà all’interno dei Cantieri Culturali alcune delle figure artistiche più note d’Italia. Come gli Ex Otago, band genovese di fama internazionale dal sound tra l’indie e il pop.

Ma non solo. Anche la Sicilia sarà protagonista della tre giorni di festival. Da una parte sarà proiettato per la primissima volta il corto “Palermo african all stars”, del regista palermitano Giuseppe Schillaci, prodotto da Per esempio onlus e dedicato alla città vista dai giovani migranti dell’Africa come rifugio. Dall’altra, con il documentario “Greetings from Austin” di Vittorio Bongiorno, si potrà conoscere la storia di Don Diego Geraci, un chitarrista rockabilly siciliano che sognava l’America. Tre giorni di sperimentazioni, idee e occasioni per celebrare sul grande schermo la musica in tutte le sue forme. Il festival è organizzato dall’Associazione Seeyousound, con il patrocinio del Museo Nazionale del Cinema Torino, Regione Siciliana, Comune di Palermo, Confartigianato Turismo e Spettacolo, My Movies, Sky Arte, e il sostegno di Diplomatico rum, in collaborazione con Goethe-Institut Palermo, Mondo Sounds e Camus.

Un percorso multimediale nel Museo Diocesano

Sarà realizzato il progetto approvato nel 2006, grazie a un finanziamento della Regione Siciliana. Previsti tavoli touch screen, tablet e ricostruzioni 3D

di Redazione

Da sempre scrigno di una preziosa collezione di argenti, dipinti e statue provenienti dalla Cattedrale e da altre chiese, il Museo Diocesano di Catania potrà presto offrire ai visitatori un percorso multimediale che consentirà di vivere esperienze sensoriali più articolate e complete. Il progetto, già inserito nel “Piano degli interventi per il recupero, l’allestimento di musei, archivi e biblioteche diocesane”, – fanno sapere dalla Regione – era stato approvato nel 2006 ma soltanto adesso, grazie a un finanziamento di 360mila euro da parte dell’assessorato regionale dei Beni culturali, potrà essere realizzato. La gara per affidare i lavori, che dovrebbero durare dodici mesi, è prevista il prossimo 25 novembre.

Una delle sale del Museo Diocesano

“Dopo tredici anni – sottolinea il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci – potranno finalmente essere introdotte nel Museo Diocesano etneo, e messe a disposizione degli utenti, le più avanzate tecnologie per apprezzarne fino in fondo i tesori custoditi, così come avviene ormai in quasi tutti i siti storico-monumentali di grande prestigio. L’obiettivo, ancora una volta, è quello di valorizzare e rendere sempre più fruibile il nostro immenso patrimonio culturale”.

La Cappella

Attraverso un’applicazione installata su tavoli touch screen e tablet, sarà possibile confrontare le opere esposte nel Museo con altri beni presenti nel territorio e dislocati in altre zone della Diocesi catanese. I contenuti multimediali messi a disposizione avranno per tema, tra gli altri, il culto di Sant’Agata e la storia della Cattedrale di Catania, con una ricostruzione tridimensionale della sua ipotetica configurazione originaria. Un plauso per l’iniziativa arriva dall’arcivescovo di Catania, monsignor Salvatore Gristina, che ha voluto esprimere “gratitudine al presidente Musumeci per un finanziamento che consentirà di potenziare il Museo Diocesano, valorizzando ulteriormente i magnifici manufatti che custodisce e che appartengono alla tradizione religiosa della nostra città”.

Il Museo Diocesano è strutturato in due distinte sezioni che comprendono, la prima, gli arredi sacri della cattedrale di Catania e la seconda, arredi provenienti da altre chiese della città e da chiese della provincia etnea. Quest’ultima sezione comprende anche la pinacoteca inserita nel museo. L’ambiente espositivo è suddiviso su quattro piani oltre ad un ambiente a piano terra che contiene il fercolo di Sant’Agata, in argento finemente cesellato. Dal terrazzo si gode una vista panoramica sulla Catania barocca e dell’Etna sullo sfondo di via Etnea.

Le Vie dei Tesori da record: chiude con 404mila visite

Bilancio finale della tredicesima edizione del festival, con un indice di gradimento che supera il 91 per cento. Nella sola Palermo 272mila presenze

di Redazione

Portare la cultura fuori dalle aule, dalle accademie, dai salotti. E sistemarla comodamente sulle gambe di volontari e ragazzi che raccontano la loro città. In maniera facile, smart, preparata. Le Vie dei Tesori quest’anno ha raggiunto numeri veramente alti, che la consolidano tra i festival più importanti d’Italia. La tredicesima edizione – dedicata all’assessore ed archeologo Sebastiano Tusa – chiude sfiorando i 404mila visitatori: 272mila a Palermo – ancora in crescita rispetto allo scorso anno – quasi 26mila a Catania (funestata dal maltempo), oltre 24mila nel Ragusano; più oltre 77mila nelle altre dieci città siciliane alla fine di settembre; e 4200 a Mantova, dove il festival è ritornato per un’edizione “gioiello” che ha però ospitato la riapertura (molto attesa) del palazzo del Podestà. Un festival, costruito da un gruppo di giornalisti, che sa come raccontare i siti, sfruttandone curiosità e segreti; e che sa come funziona il web, visto che tra portale e magazine, i numeri parlano di un pubblico di quasi 400mila utenti unici e cinque milioni e mezzo di pagine viste, senza contare l’attività di ticketing. Ma quella che risulta molto interessante è la radiografia “sociale” ed “economica”: un indice di gradimento che supera il 91 per cento – quasi la totalità quindi -, i turisti che non soltanto “minacciano” di tornare ma chiedono che il festival venga ripetuto durante l’anno.

Un momento della conferenza stampa

“Con Le Vie dei Tesori continua l’effetto contaminazione di Palermo sul resto della Sicilia – dice il sindaco Leoluca Orlando alla conferenza stampa di chiusura della manifestazione all’Arsenale della Marina Regia, una delle “case” di Sebastiano Tusa – Veniamo da un passato ormai lontano, in cui questo effetto era negativo, ma da alcuni anni il ‘contagio’ è positivo. E riguarda non solo la Sicilia ma l’Italia: questa la più grande manifestazione per la valorizzazione dei beni culturali del Paese”. “Questo Festival è diventato una leva possibile dell’economia della felicità – interviene l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla – . Sappiamo bene che quanto stiamo discutendo oggi è già archiviato dagli organizzatori che al loro tavolo di lavoro già ragionano sulla prossima edizione. Qui vincono tutti: i giovani, i visitatori, e le istituzioni che concorrono al progetto”. Un festival che riesce a raccontare la Sicilia. “Ogni provincia dell’isola ha potuto beneficiare dell’effetto Le Vie dei Tesori, che ha trasformato il territorio in un unico museo diffuso” gli fa eco Raoul Russo, a nome dell’assessorato regionale al Turismo.

La conferenza stampa all’Arsenale della Marina Regia

Per il direttore del SiMuA, Paolo Inglese: “Le Vie dei Tesori sta “educando” il sistema istituzionale dei Beni culturali ad essere meno ingessato e più aperto e collaborativo”. Per la soprintendente ai Beni culturali Lina Bellanca “Il festival riesce a far ‘parlare’ i luoghi dove il pubblico si riversa. Anche lontani dal centro come può essere Maredolce”. Il successo della Chiesa e del Monastero di Santa Caterina – in assoluto i più visitati a Palermo – secondo il direttore dell’ufficio Beni culturali della Diocesi, padre Giuseppe Bucaro – si deve anche alle guide preparatissime: giovani che hanno voglia di partecipare e mettersi in gioco per la loro città”. Una novità apprezzata dai visitatori anche la sede del Provveditorato alle Opere Pubbliche, come spiega il provveditore Gianluca Ievolella, “è la prima volta che apriamo il palazzo, ma questa manifestazione ci ha ripagato dell’impegno”.

“Un festival che conta su oltre 300 partner tra istituzioni, enti, associazioni, cooperative, privati che collaborano a un grande progetto comunicativo e organizzativo – interviene Laura Anello, presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori onlus – che permette ai grandi di trascinare i piccoli, e viceversa, nel caso di tesori inediti. E che cammina sulle gambe di 1200 volontari e studenti. Li abbiamo visti ritornare, studiare, collaborare con noi: a loro va il nostro ringraziamento”.

L’assessore Lagalla con i ragazzi de Le Vie dei Tesori

Secondo la stima di Otie – Osservatorio sul Turismo delle isole europee, guidato a Giovanni Ruggieri – che ha studiato soprattutto l’effetto “Palermo”, a Le Vie dei Tesori, rispetto all’edizione precedente, sono giunti più turisti (57,8 per cento) rispetto ai cittadini: insomma il festival aumenta di anno in anno la sua capacità di attrazione. E non delude, visto che il 91 per cento degli intervistati si dice molto “soddisfatto” del programma e il 96 per cento consiglia di visitare Palermo durante la manifestazione; e il 62 per cento, la consiglierebbe come meta di un prossimo viaggio. Leggendo i dati, continua la sicurezza che il visitatore-tipo del festival è spesso una donna (63 per cento contro 37 per cento di uomini), e che molti siano gli studenti armati di smartphone e mappe, in giro per i luoghi. Il 69 per cento dei visitatori partecipa per la prima volta alla manifestazione. Ma è anche importante notare che è aumentato anche il numero di “affezionati”, ovvero di gente che ha deciso di ripetere l’esperienza e ritornare a Palermo per il festival: il 40 per cento dei visitatori ha già partecipato ad almeno due edizioni. Ed è molto interessante scorrere i dati che investono l’interesse dei turisti: il 42 per cento è arrivato a Palermo per partecipare a Le Vie dei Tesori.

I ragazzi de Le Vie dei Tesori a Catania

Tra le altre città coinvolte – tranne Catania che chiude sfiorando i 26mila visitatori in 50 siti lungo 5 weekend, con un incremento del 55 per cento – , fa un balzo in avanti Trapani che l’anno scorso aveva avuto un ottimo debutto, ma quest’anno supera i 16.500 visitatori; poi Ragusa (11.098) e Messina (11.086); Caltanissetta fa un volo in avanti (e chiude a 10.566), tallonata da Siracusa (10.326); poi Marsala, Noto, Scicli, Modica, Sciacca, Naro, Sambuca e Acireale. In percentuale, sia Caltanissetta che Siracusa hanno un aumento del 46 per cento. Alle città siciliane si aggiunge Mantova che ha rinnovato per il secondo anno la sua partecipazione: un’edizione-gioiello molto partecipata, dieci luoghi per due fine settimana che chiude a 4200 visitatori, ma che ospita la riconsegna alla città del Palazzo del Podestà, chiuso da anni. L’Otie ha individuato così visitatori “fedeli” alla manifestazione, turisti che ritornano in Sicilia per partecipare al Festival; che magari visitano luoghi vicini o organizzano brevi soggiorni in giro per l’Isola in questi giorni;  e amano “perdersi” tra luoghi nascosti da scoprire (effetto Herman Hesse).

Visite al cantiere di Villino Favaloro

Le Vie dei Tesori conta 1200 tra volontari, studenti universitari (alcuni dei quali hanno svolto così il proprio tirocinio formativo, grazie alle convenzioni con le Università di Palermo, e con l’Università e con l’Accademia di Belle Arti di Catania) e studenti delle scuole in Alternanza Scuola Lavoro, grazie al protocollo d’intesa con l’Ufficio scolastico regionale. Un format condivisibile ed esportabile: a oggi sono 38 i comuni siciliani che premono per poter partecipare alle prossime edizioni, apprezzandone il format consolidato dello storytelling che permette di scoprire i luoghi in maniera inedita; ma notando anche la sua ricaduta sul territorio in termini di indotto turistico e di attenzione mediatica. Questa edizione de Le Vie dei Tesori ha sviluppato un indotto di 5 milioni e mezzo in tutta l’Isola, di cui oltre 3 milioni solo a Palermo.

I MAGNIFICI DODICI A PALERMO

Code a Santa Caterina

La certezza è che tutta la zona che si apre attorno a piazza della Vergogna, è veramente il cuore della città, per i turisti e per i palermitani. La chiesa di Santa Caterina è il luogo più visitato dell’intero festival e in cinque weekend mette insieme 10505 visitatori, aggiungendo il monastero (che in ogni caso, da solo, è il secondo sito più visitato del festival) il complesso sale a 17.896 visitatori. Terzo sito più amato dal pubblico, quel Loggiato San Bartolomeo, da pochi mesi restituito alla città, dove è stata molto apprezzata la terrazza, anche per una foto ricordo affacciati sul mare: lo hanno scelto 5857 palermitani e turisti. Il rifugio antiaereo è sempre una certezza, ormai da tre anni è sempre ai primissimi posti del podio, in questa edizione è stato visitato da 5793 persone. E ancora, il complesso del Santissimo Salvatore: dalla cupola si può osservare l’intera città, da monte a mare, è un gioco riconoscere tutte le chiese, i campanili, i palazzi, sono saliti fin qui in 4649; la chiesa è un bellissimo esempio barocco recuperato: insieme mettono a segno 8121 visitatori. L’Oratorio di San Lorenzo, probabilmente trascinato dal cinquantenario dal furto della “Natività” del Caravaggio, ma non solo per questo, ha aperto le porte a 4508 visitatori. Visitatissima la Cattedrale, dove Le Vie dei Tesori ha aperto la cripta con le tombe dei re antichi, e le teche con il tesoro prezioso di ostensori, pianete e calici, ammirati da 4352 persone.

Villino Florio

Sull’asse di via Maqueda, ormai la “passeggiata” della città dal Teatro Massimo (che ha aperto il suo palcoscenico, per soli due weekend) ai Quattro Canti, si apre un sito poco conosciuto: ma il pubblico del festival, non se l’è lasciato scappare e in 3906 hanno salito i pochi gradini e sono entrati in uno strano cortile spoglio. Pochi passi ancora ed ecco lo splendore dell’oratorio della Carità di San Pietro ai Crociferi, completamente affrescato dal Borremans. Sempre attorno a piazza Pretoria, anche il Teatro Bellini che ha una bellissima storia da raccontare, tra grandi attori e l’incendio che lo devastò: l’hanno ascoltata in 3868. E amato (come sempre, non solo quest’anno) quel gioiello liberty leggero e delicato che è il Villino Florio che quest’anno per la prima volta ha ampliato la visita al giardino: lo hanno scelto in 3616. La particolarità delle Stanze al Genio è finita sulle maggiori riviste internazionali: maioliche e ceramiche, attaccate ovunque, per la gioia di 3516 visitatori.

Il refettorio dell’Educandato Maria Adelaide

Tra gli altri siti che, all’esordio, hanno ottenuto un’ottima performance ci sono di certo il pressoché sconosciuto Cimitero degli Inglesi; le scuole e i musei scolastici – 4000 visitatori -, con in testa l’Educandato Maria Adelaide dove i 1400 visitatori sono stati accolti dalle stesse allieve; i luoghi della Legalità: le scuole sono accorse alla Dia, sold out le visite alle due sedi della Prefettura, mentre la Questura ha avuto come guide privilegiate gli stessi agenti; i luoghi del sociale: le due Missioni di Biagio Conte, il museo sociale e il teatro di Danisinni, il complesso del Malaspina e il carcere Ucciardone, già sold out prima ancora dell’inizio del festival.

Molto apprezzato per il secondo anno, l’aeroporto di Boccadifalco con i suoi tre percorsi: quasi 5mila visitatori di cui 1200 per i voli in Piper. Che rientravano tra le “esperienze”, la novità di quest’anno: più di una visita, più di una sensazione, veri e propri percorsi di scoperta: oltre ai voli, i giri a cavallo nei maneggi storici, i viaggi lungo il waterfront sulla storica Lisca Bianca, le visite vis à vis con i pupari nei loro laboratori. Sold out quasi tutte le degustazioni Planeta, le cene gioiello, gli aperitivi nelle ville storiche, spesso riproposti a grande richiesta; sono piaciute molto gli assaggi di birra artigianale nell’abbazia di San Martino delle Scale.

Cunicoli della Casina cinese

Apprezzata la possibilità di scegliere giorni e orari per i luoghi gettonati: tra i siti più amati, la Casina Cinese che ha aperto cunicoli e cucine reali; e la palazzina ai Quattro Pizzi all’Arenella. Questo è stato anche il festival dei musei: piccoli, inediti, o grandi e imperiosi, aperti ad un pubblico curioso e preparato. E si sono messi in gioco quest’anno anche i direttori o comunque gli esperti. Frequentatissima la visita condotta dalla direttrice Caterina Greco alla scoperta dei reperti del Museo Salinas, lunghe code a Palazzo Mirto e un successo inaspettato per il percorso “fuori porta” nell’area archeologica di Monte Iato, anche qui condotto dalla direttrice Francesca Spatafora. E sold out anche le visite in notturna all’Orto Botanico, condotte dal direttore Rosario Schicchi o dall’esperto Manlio Speciale. Molto apprezzate le visite teatralizzate, tanto da richiedere dei turni integrativi (esemplare il caso di una comitiva di Gangi per la quale è stata interamente riproposta una delle visite): il racconto dei personaggi in qualche modo legati ai siti, veri o immaginati, apriva uno squarcio ulteriore sulla storia della città. Affidati a due attori di grande bravura come Stefania Blandeburgo e Pietro Massaro. Sold out quasi tutti i concerti di chitarra negli oratori preziosi.

Quasi 4mila bambini hanno frequentato i laboratori del progetto Kids con Babyplanner.it e in migliaia hanno partecipato alle passeggiate, e non solo a Palermo. Circa duemila visitatori hanno raggiunto gli studi d’artista che hanno invece aperto in notturna per l’Itinerario contemporaneo curato da Paola Nicita. I due siti di Aréa e di Spazio Rivoluzione sono stati i più frequentati, anche supportandosi a vicenda vista la prossimità.

I “MAGNIFICI” A CATANIA E NEL RAGUSANO

Uno scorcio di Catania

In contemporanea al festival palermitano, Catania ha aperto 50 luoghi – raggiungendo i 26 mila visitatori complessivi – e Ragusa, Modica e Scicli ne hanno aggiunti, insieme, altri 53, visitati da 24.148 turisti e cittadini. Catania ha dovuto fare i conti con il maltempo, ma per questo suo secondo anno ha raggiunto alla fine ottimi numeri. Nella città etnea il festival ha avuto il supporto della Regione, del Comune, dell’Università, della Diocesi e di molte associazioni ed enti pubblici e privati, camminando sulle gambe di 110 giovani, in maggior parte volontari. Il preferito è stato Palazzo Biscari, narrato dal principe Ruggero Moncada in persona, con 2350 visitatori; segue San Nicolò l’Arena, la chiesa più grande dell’isola con la lunga scala a chiocciola di 141 gradini che conduce alla terrazza: l’hanno scoperta in 1650. Al terzo posto, un testa a testa fino alla fine: ma hanno vinto i fossati di Castello Ursino con 1246 visitatori, contro i 1228 che invece si sono riversati a Palazzo Asmundo di Gisira, oggi trasformato in un esempio di haute hotellerie. Poco più indietro (ma veramente di poco) ecco la grotta dell’Amenano, il fiume che scorre sotto Catania, Villa Manganelli e il sontuoso e straordinario palazzo Manganelli, proprietà dei Borghese, che ha aperto solo pochi giorni con lunghissime code.

Palazzo Arezzo di Trifiletti

Il Ragusano ha rinnovato la sua partecipazione a Le Vie dei Tesori e raccolto successi: Ragusa è la “regina”, esattamente con 11.098 presenze. Il più visitato è stato il bellissimo palazzo Arezzo di Trifiletti (1286 visitatori) che supera di pochissimo il Circolo di conversazione (1129), il raduno dei nobili signori del luogo, seguiti dal minuscolo ma perfetto e neoclassico Teatro Donnafugata – 952 presenze –, ma anche Palazzo La Rocca coni suoi 686 visitatori. Tra i tre campanili aperti in notturna – in collaborazione con Le Scale del Gusto, solo nell’ultimo weekend -, quello più visitato è stato Santa Maria delle Scale con 555 presenze.

Interni del municipio di Scicli

Scicli mette insieme 7500 visitatori e conferma i luoghi della fiction del Commissario Montalbano (il Municipio dove è ricostruita la stanza del Questore, 932 presenze), seguita dall’Antica Farmacia Cartia dove sono stati in 638 a cercare di districarsi tra albarelli, vasi, alambicchi e ampolle. Terzo posto per Palazzo Spadaro con 574 presenze, poi la Chiesa di san Matteo. Modica ha tallonato Scicli per tutto il festival e chiude a 5530 visitatori, che tra tutti i siti aperti, hanno preferito il Castello dei Conti affacciato sulla città con dove è rimasto intatto lo spirito dell’antica capitale (759 visitatori) e Palazzo Castro-Polara Grimaldi (599), vero spaccato della nobiltà modicana.

I “MAGNIFICI” NELLE ALTRE CITTA’

La Torre della Colombaia

Un grande successo per Le Vie dei Tesori che ha chiuso l’edizione delle prime dieci città siciliane – Trapani, Marsala, Naro, Sciacca, Sambuca, Caltanissetta, Noto, Siracusa, Acireale e Messina – con 77.368 presenze. La città più visitata in assoluto è dunque Trapani che chiude questa sua seconda partecipazione al festival a 16.506 presenze, mille in più dello scorso anno. Il sito più amato la Torre della Colombaia. Seconda città Messina, che conta 11.086 visitatori, dove trionfa il Forte San Salvatore; distanziata di pochissimo, e in netta crescita rispetto alla scorsa edizione, è Caltanissetta: i suoi 10.566 visitatori hanno preferito in assoluto Villa Testasecca. Siracusa tallona Caltanissetta con 10.326 presenze in tutto e due siti che svettano sugli altri: Castello Maniace e Chiesa di Santa Lucia alla Badia. Tra le “debuttanti” Marsala supera Noto e distanzia Sciacca; e infatti chiude 8322 presenze che hanno preferito la terrazza mozzafiato di Palazzo VII aprile. Noto mette insieme 7900 visitatori con un boom per il sontuoso Palazzo Nicolaci e Sciacca chiude i battenti a 4936 visitatori con Palazzo Lazzarini con il suo giardino segreto di aranci amari, preferito da 795 visitatori. Naro guida il terzetto finale, tre cittadine tutte al debutto ne Le Vie dei Tesori: e somma 2991 presenze superando Sambuca e Acireale. Il luogo più visitato è il castello Chiaramontano. I 2706 visitatori dell’antica Zabut (Sambuca) hanno frequentato, tra gli altri, il complesso di ambienti diversi e il giardino mediterraneo di Casa Amodeo. Acireale chiude il festival superando di poco le 2000 presenze, che hanno amato l’inedito palazzo Vescovile e la chiesa di santa Venera chiusa da oltre trent’anni.

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