Il disegno del maestro di Leonardo a Palazzo Abatellis

Un’opera attribuita al Verrocchio, che fa parte della collezione della Galleria regionale, è stata ufficialmente accolta tra quelle dell’artista fiorentino

di Redazione

Si chiude in bellezza l’anno di Leonardo. Il 2019 ha celebrato i cinquecento anni dalla morte del genio del Rinascimento in tutti i luoghi del mondo legati alla sua opera o al suo mito. Alla ricerca delle origini dell’arte di Leonardo, il 2019 è stato anche l’anno del Verrocchio, il poliedrico artista fiorentino del Quattrocento, considerato dalle fonti il maestro di Leonardo e pertanto anch’egli celebrato con due grandi esposizioni, una a Palazzo Strozzi a Firenze e l’altra in corso a Washington.

La Madonna in adorazione del Bambino del Verrocchio

Nell’anno di Leonardo, a Palermo, viene eccezionalmente esposto al pubblico un disegno del Verrocchio raffigurante la Madonna in adorazione del Bambino, che fa parte della collezione grafica di Palazzo Abatellis. L’opera si può ammirare giovedì 5 dicembre alle 17, nel museo palermitano, nel corso dell’incontro “Nell’anno di Leonardo il Verrocchio di Palazzo Abatellis”, a cui partecipa anche Johannes Nathan, uno dei massimi esperti dell’opera leonardesca, che ha per primo attribuito al Verrocchio il disegno dell’Abatellis.

Johannes Nathan

Il rigoroso lavoro di selezione effettuato per l’ultima mostra del Verrocchio, ha portato infatti ad accogliere come sua opera, il disegno delle collezioni della Galleria regionale, già in passato accostato alla cerchia, ma ora ammesso fra le poche di condivisa attribuzione, con la importanza che ne deriva in relazione all’influenza del Verrocchio su Leonardo che pose il disegno al centro della sua ricerca, scientifica e artistica. Il disegno delle collezioni Abatellis, pubblicato negli anni ’90 del secolo scorso come della cerchia del Verrocchio, solo dopo gli ultimi approfondimenti è stato accolto appieno e posto ad apertura del corpus dei disegni nella ricercatissima pubblicazione che costituisce il catalogo della mostra di Washington. Il viaggio di studio per rivedere l’opera da lui riconosciuta al Verrocchio, porta adesso nuovamente Johannes Nathan a Palazzo Abatellis, in occasione di una conversazione davanti all’opera che viene eccezionalmente esposta.

Ex stazione diventerà museo della Battaglia di Himera

La Regione acquisirà l’edificio di Rfi, ricadente nel perimetro del Parco archeologico. Saranno esposti i reperti recuperati durante lo scavo

di Redazione

L’ex stazione ferroviaria di Fiumetorto-Buonfornello, nel Comune di Termini Imerese, nel Palermitano, diventerà sede del museo da dedicare alla Battaglia di Himera del 480 avanti Cristo. Lo ha deciso il governo regionale che, su proposta del presidente Nello Musumeci, ha già deliberato lo stanziamento di 150mila euro per l’acquisizione dell’edificio da Rete ferroviaria italiana, ricadente nel perimetro del Parco archeologico di Himera, Solunto e Iato. La stazione e i quattro immobili sovrastanti saranno riconvertiti a spazio museale per accogliere i numerosi reperti provenienti dallo scavo effettuato dalla soprintendenza di Palermo in occasione della realizzazione del raddoppio della linea ferroviaria nel 2007. Il museo, sorgerà proprio nella località dove i Greci sconfissero i Cartaginesi, nel corso di una battaglia che rappresenta uno degli episodi più importanti per la storia della nostra Isola.

Fosse comuni a Himera

Il museo della Battaglia di Himera – fanno sapere dalla Regione – avrà una duplice valenza: sarà il luogo dove verranno presentati al pubblico gli straordinari reperti recuperati nello scavo archeologico e darà inoltre un senso ai luoghi teatro dello scontro. Sarà un museo tematico che per i visitatori rappresenta il valore aggiunto per la conoscenza del territorio e della storia che lo ha attraversato. Una musealizzazione moderna, con l’utilizzo di tecnologie e esperienze di realtà virtuale e immersiva, che consentirà di comunicare una storia antica che ha profondamente cambiato la nostra storia moderna. Dopo quello di Favignana sul sanguinoso scontro delle Egadi e quello di Catania sullo sbarco dell’estate del ‘43, la struttura di Buonfornello sarà il secondo museo dedicato a una battaglia, che il visitatore potrà rivivere in una realtà virtuale grazie all’utilizzo delle tecnologie più avanzate.

Reperti all’Antiquarium di Himera

L’antica colonia greca di Himera sorgeva sulla costa tirrenica della Sicilia, tra il fiume Torto e l’Himera settentrionale, in provincia di Palermo. La polis era costituita dalla “città bassa”, sita sulla vasta pianura costiera, e dalla “città alta” sulla collina retrostante. Gli ultimi scavi archeologici hanno messo in luce quello che rimane di Himera della città bassa, delle fortificazioni e del luogo della battaglia. Grazie agli studi condotti dagli archeologi siciliani, si ha la certezza che l’accampamento cartaginese doveva occupare il territorio costiero, lungo la riva orientale del fiume Torto, arrivando fino alle colline di fronte alle mura della città. Gli scavi hanno messo in evidenza il campo di battaglia con la scoperta di innumerevoli resti scheletrici di uomini e cavalli dei due eserciti.

Scavi nell’area archeologica di Himera

Questa importante scoperta, avvalora il racconto di Diodoro Siculo che a tal proposito affermava: “(Amilcare dopo lo sbarco a Palermo) si spinse con l’esercito contro Himera e la flotta lo fiancheggiava navigando. Quando giunse nei pressi della città, che abbiamo prima citato, vi pose due accampamenti, uno per l’esercito di terra ed uno per la forza navale. Tirò a secco tutte le navi da guerra e le circondò con un profondo fossato e con una palizzata di legno, fortificò l’accampamento dell’esercito di terra che aveva sistemato proprio di fronte alla città, e aveva prolungato dalla trincea navale fino alle colline sovrastanti”.

“La Battaglia di Himera – dichiara il governatore Musumeci – è un passaggio storico della nostra civiltà. L’acquisizione dell’ex stazione ferroviaria rappresenta il primo passo per dotare il Parco archeologico di uno spazio museale in cui troveranno la giusta allocazione le migliaia di reperti oggi temporaneamente ospitati nei magazzini dell’Albergo delle povere di Palermo dopo anni di deposito precario in container. Un nuovo Museo è quindi un momento di dignità storica e culturale. È un progetto che avevamo programmato col compianto assessore Tusa”.

“Tra i sentieri dell’Opra”, spettacoli e mostre con Cuticchio

Un mese di eventi all’insegna dei pupi siciliani, con un cartellone che mette insieme allestimenti tradizionali e nuove produzioni

di Redazione

Un mese di spettacoli tradizionali, cunti, serate speciali, mostre e incontri all’insegna del Teatro dell’Opra. Mimmo Cuticchio e l’associazione Figli d’Arte Cuticchio organizzano, da sabato 30 novembre a lunedì 30 dicembre, nella sede del Teatro dei Pupi e nel vicino laboratorio di via Bara all’Olivella, a Palermo, la rassegna “Tra i sentieri dell’Opra”.  Un cartellone che mette insieme spettacoli tradizionali, a cominciare dal ciclo di Orlando dalla nascita alla sua morte, il cunto di Mimmo Cuticchio e anche una nuova produzione “Alì Babà e i 40 ladroni”, che riprende il percorso delle “Mille e una notte”, pensata da Cuticchio come una “serata speciale” per il pubblico dei bambini, ma non solo.

Mimmo Cuticchio

Un modo per accostare la cultura occidentale a quella orientale e riprendere anche il tema della convivenza delle diversità, della multiculturalità e della pace che sta anche alla base della mostra allestita nel laboratorio di via Bara dal 7 al 30 dicembre (dalle 10 alle 13) dal titolo “Paladini e saraceni insieme per un Natale di pace”: i pupi saranno esposti senza le loro spade in nome della pace.

Il programma parte il 30 novembre alle 18,30 con le “Avventure di Orlandino” (anche domenica 1 dicembre alle 18,30). Si continua sabato 7 e domenica 8 dicembre, alle 18,30 con “Prime imprese di Orlando”. L’appuntamento di sabato 14 e domenica 15 novembre alle 18,30 è con “La pazzia di Orlando”, per finire con il quarto e ultimo appuntamento del ciclo degli spettacoli tradizionali sabato 21 e domenica 22 dicembre alle 18,30, con “La morte di Orlando”. Gli spettacoli tradizionali vanno tutti in scena con la musica dal vivo, scritta da Giacomo Cuticchio e interpretata dal Giacomo Cuticchio Ensemble: violini Marco Badami e Filippo Di Maggio, sax Nicola Mogavero e Gehanghir Baghchighi, trombone: Fabio Piro.

La rassegna riprende anche il lavoro di Mimmo Cuticchio sulle “Mille e una notte” e prevede una nuova produzione, una “serata speciale” come quelle che a partire dall’ultimo ventennio dell’Ottocento, gli opranti-pupari più impegnati cominciarono a inserire nei loro programmi, proponendo al pubblico storie diverse dal tradizionale ciclo carolingio e avvicinandosi di più al repertorio dei cantastorie che a quello dei contastorie. I temi spaziavano dalla religione all’amore, dalle storie popolari all’avventura. È così per “Alì Babà e i 40 ladroni” che debutta sabato 28 dicembre alle 18,30 al Teatro dei Pupi di via Bara all’Olivella (con repliche il 29 e il 30 dicembre alla stessa ora). Uno spettacolo che sconfina dal classico della tradizione per condividere il gioco, la cultura, gli spazi, le regole, senza più barriere ed emarginazioni dovute a differenze culturali, etniche o religiose.

Giovedì 19 e giovedì 26 dicembre alle 18,30 appuntamento con il cunto di Mimmo Cuticchio nel laboratorio di via Bara all’Olivella: “Aladino e la sua lampada magica” è costruito da Cuticchio come accadimento straordinario e proposto a un pubblico di ragazzi e adulti. Oltre alla mostra “Paladini e saraceni insieme per un Natale di pace”, in programma ci sono anche due videoproiezioni nella sede del laboratorio di via Bara all’Olivella: “L’infanzia d’Orlando” giovedì 5 dicembre alle 18 e “L’urlo del mostro” giovedì 12 dicembre alle 18.  Gli incontri sono un elemento essenziale del programma. Incentrati sugli spettacoli, diventano l’occasione per una riflessione metanarrativa intorno ad alcune rappresentazioni che hanno costituito una svolta significativa per l’Opera dei Pupi.

Performance con 50 artisti a Selinunte tra musica e danza

È l’evento “Suoni senza confine”, un’esperienza sensoriale itinerante dedicata alla caduta del Muro di Berlino e ideata dal contrabbassista Lelio Giannetto

di Redazione

Una performace sensoriale, tra canti, danze e musica, nel Parco archeologico di Selinunte, ricordando la caduta del Muro di Berlino. È l’evento “Suoni senza confine – Haus der Kulturen der Welt, ovvero la notte in cui cadde il muro”, un’esperienza sensoriale itinerante, su musiche di Johann Sebastian Bach, pensata appositamente per l’area archeologica con cinquanta performer tra attori, musicisti, danzatori, pittori e scrittori. Si tratta di progetto dell’associazione Curva Minore, ideato dal contrabbassista Lelio Giannetto, che ne cura anche la drammaturgia, nell’ambito di Bam, la Biennale arcipelago mediterraneo. L’evento andrà in scena domenica 8 dicembre, al tramonto, dalle 16 alle 17.

La locandina dell’evento

“Il pubblico itinerante – spiegano da Curva Minore – si aggira tra i performer alla ricerca del suono liberato. I performer bendati enunciano micro-storie sulla notte in cui cadde il Muro. Un velo sonoro rappresenta la cortina, mentre i danzatori si troveranno costretti o ingabbiati su superfici limitatissime e i pittori evocheranno le storie sul Muro. Eruzioni sonore condurranno a esecuzioni di musiche di liberazione con canti e danze evocando la festa spontanea creatasi a Berlino il 9 novembre 1989”.

In scena un gruppo corale di artisti che daranno vita alla performance. Ci sarà la danzatrice Sofia Kakouri, poi tra i musicisti, il contrabbassista Peter Jacquemyn e il violoncellista Mauro Cottone che si esibiranno insieme a Gianneto e alla Sicilian Improvisers Orchestra e al Curva minore performing ensemble. Poi i pittori Igor Scalisi Palminteri, Linda Randazzo, Toni Costagliola, Alice Sanzillo e Paola Giattini.

L’area del Tempio R

La compagine degli attori sarà formata da: Simona Martelli, Silvia Di Blasi, Valeria Sara Lo Bue, Alma Passarelli Pula, Rosalba Santoro, Diego Aiello, Caterina Pantaleo, Marisa Moretti, Giuseppe Distefano, Ornella Scibilia, Rosaria Tranchida, Isabelle Gandolfi, Anna Valenti, Rosanna Costantino, Marco Russo, Salvatore Insalaco, Bernardo Quaranta, Geraldina Albegiani, Egle Mazzamuto e Ilenia Modica.

Le danzatrici saranno Emilia Guarino, Mara Rubino, Lucia Poma, Laura Strack e Marta Kaja Romanszka e infine i musicisti: Eva Geraci, Alessandra Pipitone, Alessandro Librio, Dario Compagna, Marcello Cinà, Giuseppe Viola, Gandolfo Pagano, Benedetto Basile, Giuseppe Greco, Gabriele Sutera, Vincenzo Bono, Bintu Badiane, Faber Gray, Domenico Sabella, Claudia Piccione, Giuseppe Marco Zammuto, Maria Merlino e Fabrizio Pezzino Calogero Genco.

L’ingresso alla performance è libero.

Si chiude la mostra dei capolavori perduti, ultima apertura serale

Fino all’8 dicembre a Palazzo Abatellis si possono ammirare sette importanti dipinti andati distrutti o di cui si sono perse le tracce, che adesso sono stati riprodotti fedelmente grazie a tecnologie all’avanguardia

di Redazione

Gran finale per la mostra “Il ritorno dei capolavori perduti” in corso a Palermo, nelle sale di Palazzo Abatellis. Ultima apertura serale per ammirare i sette quadri di cui si sono perse le tracce, fedelmente riprodotti con sofisticate tecnologie digitali. Sabato 7 dicembre la mostra sarà visitabile dalle 20 a mezzanotte (ultimo ingresso alle 23,30), prima del finissage dell’8 dicembre, quando sarà aperta come di consueto, dalle 9 alle 19. Inoltre, presentando i coupon (esauriti o non) de Le Vie dei Tesori, o anche una guida del festival, è possibile usufruire di uno sconto del 50 per cento sul biglietto d’ingresso. Un’opportunità da cogliere al volo, non solo sabato sera, ma anche nel giorno dell’Immacolata.

La Natività del Caravaggio

In mostra ci sono sette capolavori di cui si sono perse le tracce, “scippati” da mani adunche di ladri, dal fuoco, dalla guerra. Ognuna ha la sua storia, e forse queste narrazioni sono anche più belle delle stesse opere: Sky Arte le ha raccolte in una serie di documentari che adesso si possono vedere on demand. Sette che diventano otto con la Natività del Caravaggio di cui è già stato realizzata la “ri-materializzazione” in altissima definizione, che ha preso il posto della tela rubata all’oratorio di San Lorenzo, a Palermo, una notte di cinquant’anni fa. La Natività non si muove dall’Oratorio ma, nell’ambito delle manifestazioni di Caravaggio50 organizzate dagli Amici dei Musei Siciliani, a Palazzo Abatellis sono esposte le sette riproduzioni digitali di altrettanti capolavori inestimabili.

Ogni dipinto è un tassello d’arte ma, nello stesso tempo, un capitolo di storia contemporanea: mentre raccontano la loro vicenda, i capolavori di Van Gogh, Vermeer, Monet, Sutherland, Klimt, Marc e de Lempicka – perduti per sempre – ritornano alla luce grazie alle più moderne tecnologie. Il lavoro di ri-materializzazione è firmato dal team di storici, artisti, restauratori ed esperti di software 3D di Factum Arte, l’organizzazione internazionale fondata da Adam Lowe a Madrid che, oltre a collaborare con alcuni tra i più famosi artisti contemporanei nella realizzazione delle loro opere, è impegnata nella valorizzazione del patrimonio artistico mondiale.

Gustave Klimt, Medicina

Le opere sono tutte straordinarie: “Medicina” (1900-1907) di Gustav Klimt, “Ninfee” (1914-1926) di Claude Monet, “Vaso con cinque girasoli” (1888) di Vincent Van Gogh, “Concerto a Tre” (1663-1666) di Jan Vermeer, “Ritratto di Winston Churchill” (1954) di Graham Sutherland, “Myrto” (1929) di Tamara de Lempicka e “La torre dei cavalli azzurri” (1913) di Franz Marc.

I documentari di Sky Arte riescono a narrare non soltanto la storia dei dipinti, ma si allargano alla loro genesi, in rapporto con la vicenda dell’artista, calati nel periodo attraversato. Tre delle tele sono – in maniera diversa – legate alla censura nazista: si va da una delle opere più controverse di Klimt, “Medicina” realizzata ad inizio ‘900, bruciata dalle SS al castello austriaco di Immendorf nel ’45; a “La Torre dei cavalli azzurri” di Marc, sequestrato da Hermann Goering e scomparso dalla fine degli anni ‘40; fino a “Myrto” di Tamara de Lempicka, rubato da un generale nazista a Parigi nel 1943 e mai più ritrovato. Quindi, il seicentesco “Concerto a Tre” di Vermeer rubato alla collezione Stewart-Gardner di Boston nel 1990 e mai recuperato.  Il “Ritratto di Winston Churchill” di Sutherland scatenò le ire del “soggetto” e la moglie lo bruciò in giardino nel 1954; fiamme anche per le “Ninfee” di Monet bruciate in un incendio al MoMa, provocato da un operaio disattento nel 1958. Fino al “Vaso con cinque girasoli” di Van Gogh acquistato da un mecenate giapponese e distrutto sotto le bombe che colpirono Osaka durante la Seconda Guerra Mondiale.

Suoni, parole e musica all’Oratorio dei Bianchi

Sei artisti interpretano le opere e i luoghi del monumento palermitano in una performance itinerante che fa parte del cartellone di Bam, Biennale arcipelago mediterraneo

di Redazione

Un laboratorio creativo in uno spazio storico della città. Una costruzione estemporanea d’immagini, musica, danza e parole, in cui sei artisti-performer saranno invitati attraverso altrettante performance dal vivo a raccontare e interpretare le opere e i luoghi dell’Oratorio dei Bianchi. Questo è il tema della Notte dei Bianchi, una grande installazione, una “mostra vivente”, a cui si potrà assistere sabato 7 dicembre dalle 21 a mezzanotte.

La locandina dell’evento

Si tratta di una performance itinerante, ideata e curata da Alfio Scuderi, che fa parte del cartellone di Bam, Biennale arcipelago mediterraneo. Un percorso originale in cui i linguaggi del contemporaneo si fonderanno con l’arte classica e con la storia della città, per ribadire con forza l’unicità dell’arte e delle arti, fuori da schemi e da categorie. Le performances degli artisti si fonderanno con le opere d’arte esposte, con i luoghi dell’Oratorio e con la loro storia, provando a diventare per una notte un’opera unica. I linguaggi del contemporaneo si mischieranno in unica creazione, in un inedito percorso per quadri dentro lo spazio.

Alla serata organizzata dalla Galleria regionale di Palazzo Abatellis parteciperanno: Angelo Sicurella, che si esibirà con performance di musica elettronica; il sassofonista Gianni Gebbia; l’attrice Silvia Ajelli; il pittore Igor Scalisi Palminteri; il percussionista Dario Sulis e la danzatrice Giovanna Velardi.

Soffitto affrescato del salone Fumagalli

L’Oratorio dei Bianchi esprime la sua identità di palinsesto, sintesi della storia di Palermo, dalle testimonianze della cittadella fortificata della Kalsa medioevale, alla monumentalità barocca, alla odierna realtà museale unica per gli arredi e le collezioni che racchiude, volta a cogliere anche dai segni del contemporaneo la varietà di linguaggi ed espressioni artistiche visive, musicali, letterarie, teatrali, in dialogo con il principio dell’unità delle arti che fu alla base dell’estetica barocca.

L’ingresso alla serata è libero.

I siti Unesco della Sicilia sud-orientale fanno rete

Con la revisione dei Piani di gestione, affidata a Civita Sicilia, entra nel vivo il progetto del Mibact, co-finanziato dalla Regione Siciliana

di Redazione

I tesori Unesco della Sicilia sud-orientale fanno rete e rilanciano un modello di governo che punti alla tutela e alla valorizzazione. Con la revisione dei Piani di gestione dei tre siti “Le Città tardo barocche del Val di Noto”, “Siracusa e le Necropoli rupestri di Pantalica” e la “Villa romana del Casale di Piazza Armerina” entra nel vivo il progetto finanziato dal Mibact e co-finanziato dalla Regione Siciliana sui siti Unesco del Sud Est. Ad essersi aggiudicata la gara per la revisione dei Piani di gestione è la società Civita Sicilia.

Un momento dell’incontro

Il progetto, che sancisce ancora una volta un sodalizio strategico tra i comuni dove ricadono i siti Unesco, è articolato in cinque azioni ed ha ricevuto il finanziamento di un milione di euro da parte del Mibact e 100mila euro dalla Regione. I punti salienti sono stati illustrati, questa mattina, nel corso di una conferenza stampa a Siracusa al Salone Borsellino di Palazzo Vermexio, dai sindaci di Siracusa, Francesco Italia e di Noto, Corrado Bonfanti.

Palazzo Ducezio a Noto

“Questo meraviglioso viaggio rimarrà nella storia del Sud Est siciliano – ha sottolineato Bonfanti -. Avere avuto l’opportunità di costruire un percorso di revisione dei Piani di gestione di tre importantissimi siti ci conduce consapevolmente verso una lettura identitaria unica denominata Val di Noto”. Gli ha fatto eco anche il primo cittadino di Siracusa: “Il Mibact e la Regione – ha detto Italia – ci offrono la possibilità di rinnovare la strategia delle nostre azioni in favore del territorio. Tutti sanno che io credo nelle politiche di area vasta e nell’importanza di valorizzare le nostre specificità nell’ambito di un’offerta integrata capace di esaltare la valenza storica e culturale di questa parte di Sicilia”.

Il Duomo di Siracusa

I Piani di gestione si pongono come strumento strategico e operativo, capace di promuovere e realizzare progetti di tutela e valorizzazione coordinati, condivisi dai vari soggetti operanti nel territorio per la salvaguardia dei beni e in grado di favorire l’ottimizzazione delle risorse e la razionalizzazione degli investimenti economici. “Sono stato sempre uno strenuo sostenitore dell’importanza dei Piani di gestione – afferma il presidente di Civita Sicilia, Giovanni Puglisi – anche prima della loro codificazione, in ragione del fatto che ‘stare’ in una lista Unesco, oggi in particolare, non rappresenta più uno status symbol, bensì una vetrina di bellezza, efficienza e fruibilità”.

Pantalica

Ad illustrare i contenuti del progetto è stato Guido Meli, referente per la Legge 77 del Dipartimento regionale dei Beni culturali. L’azione 5, in particolare, denominata “Le forme dell’identità”, si basa sulla didattica e la valorizzazione, con una particolare attenzione ai temi dell’accessibilità. Infatti è in fase di lancio il concorso “ID Stamp”, in collaborazione con l’Accademia di belle Arti di Siracusa – Made Program, aperto alle scuole medie superiori di primo e secondo grado, in collaborazione con gli uffici scolastici provinciali. Il francobollo come carta di identità dei luoghi sarà il frutto della rielaborazione creativa di ogni singolo studente, accompagnato alla scoperta dei luoghi in cui vive.

La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina

Tra le azioni per il territorio avviate, poi, “Raccontami una storia” in collaborazione con l’Agesci: un laboratorio, anche a cielo aperto, nel quale la narrazione diventa elemento d’unione tra passato e presente, attraverso innumerevoli storie che risvegliano l’identità dei luoghi. Tra le altre iniziative “Artigiani in piazza: le botteghe dell’identità” in collaborazione con Confartigianato, “Profili di paesaggio”, in collaborazione con la Facoltà di Architettura, il corso di formazione per guide turistiche di prossimo avvio. Sarà presto online anche il sito web sui Siti Unesco del Sud Est Sicilia, www.sitiunescosiciliasudest.it, dove convergeranno i punti più salienti del progetto.

Questa mattina è stato anche tracciato un bilancio delle attività realizzate finora nell’ambito del progetto, le gare che verranno a breve espletate, come quella che riguarda la sistematizzazione delle conoscenze del patrimonio dei siti Unesco e l’istituzione del relativo archivio unico, la progettazione e attuazione della comunicazione dedicata, il piano di cartellonistica. Tra le iniziative che partiranno nelle prossime settimane anche i corsi di marketing turistico per operatori commerciali.

La Regione vuole comprare l’Albergo delle Povere

Il governo è disponibile ad acquistare la parte dell’edificio di proprietà dell’Ipab che aveva già manifestato l’intenzione di vendere i propri spazi

di Redazione

Un’occasione di rilancio per l’Albergo delle Povere di Palermo. La Regione Siciliana, già proprietaria di una parte del bene, intende acquistare anche la restante porzione dell’edificio che oggi è di proprietà dell’Ipab “Principe di Palagonia e Conte di Ventimiglia”. Lo ha deciso il governo regionale dopo che lo scorso cinque novembre l’Istituto, in precarie condizioni economiche, aveva pubblicato un avviso per dichiarare la propria disponibilità all’affitto, anche frazionato, della porzione dell’immobile che le appartiene, circa 9.500 metri quadrati.

Il prospetto dell’Albergo delle Povere

Sono stati avviati, a livello informale – fanno sapere dalla Regione – contatti con il Consiglio di amministrazione dell’Ipab che ha già manifestato disponibilità a vendere i propri spazi all’assessorato dei Beni culturali. L’importo dovrà essere determinato dal dipartimento regionale tecnico. In ogni caso, qualora non dovesse essere raggiunto un accordo, la Regione disporrà comunque l’acquisizione dell’immobile mediante espropriazione per pubblica utilità. Un’azione che, oltre a rispondere a evidenti interessi di tutela e di conservazione del complesso edilizio, risulta quantomai stringente proprio per la volontà manifestata dall’Ipab di affittare i propri locali anche in modo frazionato.

Chiesa di Santa Maria della Purificazione, all’interno dell’Albergo delle Povere

L’ipotesi di affitto dell’edificio paventata dall’Ipab – ha affermato il governatore Nello Musumeci – “potrebbe avere nefande conseguenze per il prestigioso edificio già ridotto, in quella porzione, in uno stato di completo abbandono. L’acquisizione dell’intero complesso, invece, oltre a valorizzare la parte già di proprietà della Regione Siciliana, consentirebbe, con i suoi saloni di rappresentanza e i suoi ampi spazi interni, di realizzare un ampio spazio culturale ed espositivo di cui Palermo ha bisogno”.

L’Albergo delle Povere, che fino ai primi anni dell’800 si chiamava “Real albergo dei poveri”, fu progettato dall’architetto Orazio Furetto nel 1746 e venne inaugurato nel 1772 con lo scopo di accogliere i disabili meno abbienti, giovani vagabondi e orfani. Nel gennaio del 2004 è stato dichiarato dalla Regione di interesse culturale.

Scoperta una necropoli a Gela con decine di reperti

Durante gli scavi sono state individuate due sepolture e decine di reperti. Si ritiene che possa trattarsi di uno dei primissimi insediamenti greci della città

di Redazione

Gela restituisce nuove straordinarie testimonianze del passato, a due settimane dall’ultimo importante ritrovamento del sarcofago e dello scheletro integro effettuato in quella che certamente è una necropoli greca (ve ne abbiamo parlato qui). Nel corso dei lavori realizzati per la posa della fibra ottica in via Di Bartolo, sotto la sorveglianza della soprintendenza di Caltanissetta, è stato individuato un lembo di necropoli di età arcaica, risalente a un’epoca compresa tra il VII e il VI secolo avanti Cristo.

Cantiere di scavo

Durante gli scavi – fanno sapere dalla Regione – sono state individuate due sepolture delle quali, la più antica è costituita da un’hydria (un vaso con collo e corpo di diversa dimensione, normalmente utilizzato come contenitore d’acqua ma anche come urna cineraria) con fine decorazione a onda continua sull’orlo. Quest’ultima, in questo caso, è stata riutilizzata come urna per accogliere le piccola ossa di un neonato ritrovate all’interno. Il livello di frequentazione della necropoli appare ricchissimo per la presenza di innumerevoli frammenti di stile proto corinzio, corinzio e attico.

Coppa fittile con decorazione lineare

Tra le tante testimonianze scoperte, si evidenziano circa venti reperti ceramici appartenenti allo stile di Fikellura, prodotta a Rodi tra il 560 ed il 495 avanti Cristo. Il reperto più antico è una bellissima coppa su piede proto corinzia databile tra il 700 ed il 651 avanti Cristo. Probabilmente fu deposta durante il rito funebre, accompagnato da macellazione e cottura di animali di grossa taglia dei quali sono stati ritrovati alcuni resti. Si ritiene che possa trattarsi di uno dei primissimi nuclei insediativi di greci giunti da Rodi e Creta per fondare la colonia di Gela e quindi, le sepolture assumono particolare rilevanza poiché accolgono coloro che giunsero tra i primi nella nuova colonia insieme alle ricche ceramiche da loro importate.

“Ancora una volta – dichiara il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – Gela si conferma come uno dei luoghi siciliani che può raccontare una parte importante della nostra storia antica. È la conferma di come venga tenuta alta l’attenzione sul territorio gelese che ritengo essere un prezioso scrigno di testimonianze archeologiche. È mia intenzione continuare l’opera di valorizzazione sul territorio, seguendo personalmente gli sviluppi di questi ultimi ritrovamenti, intraprendendo azioni che possano fornire occasione di riscatto culturale e sociale per un territorio troppo a lungo mortificato”.

La Vucciria di Guttuso in mostra a Montecitorio

Il celebre dipinto del pittore bagherese si trasferisce a Roma in occasione un’esposizione promossa dall’Università degli Studi di Palermo e dalla Fondazione Sicilia

di Redazione

Una delle icone di Palermo entra nel cuore di Montecitorio. “La Vucciria” di Renato Guttuso, uno dei capolavori del pittore bagherese, dipinto nel 1974 e donato due anni dopo all’Ateneo della città, vola a Roma, dove, dal 29 novembre al 12 gennaio, è in mostra nella sala della Lupa di Palazzo Montecitorio. Considerato il dipinto più celebre di Guttuso, l’olio su tela custodito nella Sala Magna dello Steri di Palermo, si trasferisce nella Capitale in occasione un’esposizione promossa dall’Università degli Studi di Palermo e dalla Fondazione Sicilia. Si tratta di un momento di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale siciliano, che farà da apripista a un ciclo di appuntamenti in cui saranno protagoniste anche le altre regioni italiane.

La sala della Lupa (foto: Camera.it)

Così, dopo essere approdato nel Padiglione Italia all’Expo di Milano del 2015, il celebre quadro di Guttuso, arriva anche nella prestigiosa sede della Camera di Deputati. All’inaugurazione dell’esposizione, giovedì 28 novembre alle 16, partecipa il presidente della Camera, Roberto Fico, con gli interventi di Raffaele Bonsignore, presidente della Fondazione Sicilia; Fabrizio Micari, rettore dell’Università degli studi di Palermo; Paolo Inglese, direttore del Sistema museale dell’Ateneo; Marco Carapezza, vicepresidente degli Archivi Guttuso; e Alberto Rossetti, presidente di Civita mostre e musei.

Lo Steri di Palermo

L’opera è esposta al pubblico da venerdì 29 novembre a venerdì 10 gennaio 2020, dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso ore 17,30) dal lunedì al venerdì. Previste anche due aperture straordinarie domenica 1 dicembre e domenica 12 gennaio in occasione di Montecitorio a porte aperte.

Il quadro con realismo crudo e sanguigno, come le carni esposte nell’omonimo mercato di Palermo, esprime una delle tante anime della città siciliana, ed è talmente forte il segno dell’artista e il senso del colore che sembra sprigionare il vocio e la cantilena quasi araba dei vanniaturi del celebre mercato ed emanare i profumi dei prodotti tipici, frutta e verdura, esposti sulle bancarelle. L’evento è promosso dall’Università di Palermo, dalla Fondazione Sicilia e organizzato da Civita, con il contributo di Igea Banca.

Le Vie dei Tesori News

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