Addio a Lucio Tasca d’Almerita, padre nobile del vino siciliano

È morto a 82 anni l’imprenditore palermitano tra i primi nell’Isola a credere nel potenziale del territorio come produttore di qualità e di eccellenza

di Redazione

Scompare l’ambasciatore del vino siciliano nel mondo. È morto a 82 anni il conte Lucio Tasca d’Almerita, tra i primi nell’Isola a credere nel potenziale del territorio come produttore di qualità e di eccellenza e a contribuire profondamente alla conoscenza della viticoltura siciliana nel mondo.

Un grappolo d’uva (foto Michael Siebert da Pixabay)

Nato a Palermo nel 1940, nel 1961 fonda l’azienda Regaleali, che poi trasforma in Conte Tasca d’Almerita. La sua missione – sottolineano da Assovini Sicilia, di cui Tasca è stato ideatore e fondatore – è sempre stata quella di promuovere e migliorare la produzione e lo sviluppo imprenditoriale della Sicilia e rafforzare la competitività della regione all’interno del mercato mondiale. Agli inizi degli anni ’80 ha scelto di confrontarsi con le grandi varietà francesi producendo vini come Cabernet e Chardonnay, ma è grazie alla sua volontà di diffondere la conoscenza di varietà autoctone, come il Nero d’Avola, che la viticultura siciliana è stata riconosciuta nel mondo.

Calici di vino (foto Arek Socha da Pixabay)

Alla tenuta madre Regaleali, acquisita nel 1830 dai due fratelli Tasca, nell’antica Contea di Sclafani, negli anni si sono aggiunte altri terreni da un capo all’altro della Sicilia. Lucio Tasca è stato, inoltre, il primo nel mondo del vino ad introdurre l’uso della tecnologia nella gestione ordinaria della società, incluso un software di gestione vitivinicola per migliorare e controllare la conduzione dalla vigna allo scaffale del cliente con una particolare attenzione anche al tema della sostenibilità ambientale.

Il conte Tasca d’Almerita nel 1998 firma l’atto costitutivo di Assovini Sicilia, insieme a Diego Planeta e Giacomo Rallo. L’obiettivo è quello di riunire i produttori, grandi e piccoli, attraverso la condivisione degli stessi valori, e al tempo stesso far crescere tra le istituzioni la consapevolezza dell’importanza del mondo del vino.

Vigneto (foto Jill Wellington da Pixabay)

Tantissimi i messaggi di cordoglio. “Palermo saluta per sempre Lucio Tasca, lungimirante imprenditore del vino che ha fatto della Sicilia un brand internazionale”, ha detto il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, che si è detto vicino alla famiglia, come il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, e il Consiglio di Presidenza del Parlamento siciliano: “Innamorato della sua terra, con lui se ne va un’icona storica della nostra città, un punto di riferimento internazionale della migliore imprenditoria siciliana”. Cordoglio anche da Confindustria Sicilia: “La Sicilia perde un imprenditore illuminato, un uomo che del vino ha fatto cultura – ha dichiarato il presidente Alessandro Albanese – imprenditore che ha saputo guardare oltre e che con la sua visione coraggiosa ha avuto l’abilità di aprire nuove strade allo sviluppo della produzione e del mercato del vino in Sicilia”.

“Assovini Sicilia è nata grazie alla visione di tre grandi uomini – rileva Laurent Bernard De La Gatinais, presidente di Assovini Sicilia – Lucio ne è stato l’ideatore. Se tutti noi, imprenditori e manager delle aziende siciliane, rappresentiamo con forza e prestigio la Sicilia vitivinicola nel mondo intero è perché abbiamo raccolto l’eredità e gli insegnamenti di grandi uomini e maestri come Lucio”.

Domina Scicli dall’alto, al via la riqualificazione del convento della Croce

Un complesso monumentale tra i più importanti del territorio, che adesso sarà interessato da interventi di valorizzazione. Previsti interventi strutturali e nelle aree esterne, ma anche la ridefinizione dei percorsi nel sito archeologico di Castelluccio

di Redazione

È uno dei tesori più antichi di Scicli, che domina dall’alto del suo colle. Fondato dai frati minori francescani, il convento di Santa Maria della Croce offre una vista mozzafiato sulla cittadina iblea e sull’area rupestre di Chiafura. Un complesso monumentale tra i più importanti del territorio, che adesso sarà interessato da interventi di riqualificazione e valorizzazione portati avanti dall’amministrazione regionale. Consegnati nei giorni scorsi i lavori che interesseranno il convento e il sito archeologico di Castelluccio.

Cortile interno (foto Pequod76, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

Un progetto – fanno sapere dalla Regione – che prevede, oltre agli interventi strutturali, tra cui anche la totale revisione degli impianti, anche la sistemazione delle aree esterne e dell’ingresso del complesso conventuale. I lavori – finanziati con oltre un milione e 150mila euro di risorse del Psr 2014-2020 e realizzato dalla Isa restauri e costruzione di Mistretta – comprendono la sistemazione delle aree esterne, nuove coperture, la revisione degli infissi e verniciature, ma anche il restauro degli elementi lapidei e la ridefinizione dei percorsi nel sito di Castelluccio. La struttura sarà, inoltre, dotata di cartellonistica adeguata a orientare e informare i visitatori sulle caratteristiche e la storia del Convento della Croce.

Con il recupero del convento, si creeranno, peraltro le condizioni perché si possa prevedere la ricollocazione nelle pareti originarie degli affreschi che sono già stati restaurati e temporaneamente allocati nella chiesa di Santa Teresa d’Avila, sempre a Scicli.

Cortile porticato (foto Pequod76, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

Alla consegna dei lavori, oltre all’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà,  presenti il dirigente generale del Dipartimento dei Beni Culturali, Franco Fazio; il sindaco di Scicli, Mario Marino; il direttore del parco archeologico di Kamarina e Cava d’Ispica, Domenico Buzzone; il soprintendente dei Beni culturali di Ragusa, Antonino De Marco; il parlamentare dell’Assemblea regionale siciliana Orazio Ragusa. “Si tratta di un intervento molto importante – ha sottolineato l’assessore Samonà – che restituisce piena funzionalità a un complesso monumentale di straordinaria bellezza. Con la consegna dei lavori si porta a compimento un impegno che avevamo assunto con la comunità e si pongono le basi per una piena e compiuta valorizzazione delle testimonianze storico-culturali dell’area”.

Complesso di Santa Maria della Croce (foto Pequod76, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

Costruito sul colle omonimo e sui ruderi del castello intorno al 15esimo secolo dai Cordiglieri Francescani, frati del terzo ordine, il complesso conventuale fu abbellito dai conti di Modica Federico Henriquez e la consorte Anna Cabrera, gli stessi conti che a Modica costruirono la chiesa di Santa Maria di Gesù e il convento. La costruzione, avviata tra il 1480 e il 1490, fu completata nel 1528; notizie rispetto alla conclusione dei lavori si rilevano dal cartiglio intorno alla losanga a sinistra del portale dove sono indicati anche i nomi dei capomastri del tempo. Nel 1694 il nobile don Francesco Palermo-Naselli fu sepolto nella chiesa con un monumentale sarcofago marmoreo.

Nella prima foto in alto la chiesa di Santa Maria della Croce (foto Ludvig13, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0)

Nuova luce sui castelli siciliani: ecco dove arriveranno le illuminazioni artistiche

Pubblicata la graduatoria dei 60 progetti risultati finanziabili, un patrimonio immenso da un capo all’altro dell’Isola: da Mussomeli a Castelbuono, da Sperlinga a Licodia Eubea

di Redazione

C’è l’imponente castello Manfredonico di Mussomeli, un tutt’uno con la rocca che lo sorregge, o la torre del Maurolico di Pollina, che svetta sul teatro Pietra Rosa con un panorama indimenticabile. E ancora il Castello di Santapau di Licodia Eubea e quello di Lombardia a Enna, fino ai manieri di Montalbano Elicona, Castelbuono e Sperlinga. Sono sessanta, tra castelli, torri e manieri siciliani che presto brilleranno di nuova luce. È stata pubblicata la graduatoria dei 60 progetti risultati finanziabili rispetto all’avviso pubblicato dall’assessorato regionale ai Beni culturali, che riguarda l’illuminazione artistica di fortezze, torri, castelli  siciliani. La graduatoria – sottolineano dalla Regione – prevede 63 progetti ammissibili di cui 60 finanziati e 3 di possibile realizzazione con le eventuali economie. (qui tutti i siti in graduatoria). Un patrimonio immenso, non sempre valorizzato a dovere, che spazia da un capo all’altro dell’Isola (ve ne abbiamo parlato qui).

Il castello di Montalbano Elicona (foto Giulio Giallombardo)

Il bando, realizzato con la procedura “a sportello” prevede un investimento di 5 milioni di euro nel biennio 2022-2023 che la riprogrammazione dei Fondi del Piano sviluppo e Coesione da parte della giunta di governo, da ultimo con delibera del 2021, ha destinato ad interventi straordinari di riqualificazione del patrimonio immobiliare.

Il castello di Sperlinga

Si tratta – fanno sapere dalla Regione – del più grande investimento di questo tipo fatto fino ad oggi, che si aggiunge all’intervento di efficientamento energetico di oltre 90 siti regionali tra cui parchi archeologici ed edifici di interesse culturale di tutta la Sicilia partito già da qualche mese. In base al bando, a regia regionale, gli enti locali potevano presentare progetti di finanziamento per un singolo intervento per un importo massimo di 90mila euro con un contributo a fondo perduto fino a un limite del 90 per cento del costo ammissibile. La valutazione dei progetti è stata effettuata da parte di una commissione presieduta dalla soprintendente dei Beni culturali di Palermo, Selima Giorgia Giuliano, che è anche responsabile unico del procedimento.

Castelbuono

“L’azione di recupero e valorizzazione dell’immenso patrimonio immobiliare di interesse culturale della nostra Isola – afferma il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci – continua a dare i suoi frutti. Abbiamo lavorato senza sosta per far tornare all’antico splendore i tanti castelli e manieri, le antiche torri e tutte quelle costruzioni di pregio che i nostri avi hanno disseminato su un territorio di incomparabile bellezza. Spesso, però, tutto questo restava, al calare del sole, totalmente e imperdonabilmente al buio. Oggi, l’illuminazione artistica esterna ridarà letteralmente luce a questi edifici storici perché piccoli e grandi tesori di Sicilia possano essere ammirati, di giorno come di notte”.

Pollina, la Torre Maurolico (foto Giulio Giallombardo)

“Castelli, manieri, fortezze o le tante torri che si trovano lungo la linea di costa della Sicilia – sottolinea l’assessore ai Beni culturali, Alberto Samonà – saranno illuminati da impianti artistici realizzati anche tenendo conto della sostenibilità ambientale e del basso consumo”.

Ritorna alla luce l’agorà di Selinunte: è la più grande del mondo

Riemerso un ampio spazio di 33mila metri quadrati, cuore dell’antica città. Gli scavi restituiscono amuleti, gioielli e un misterioso oggetto rituale

di Redazione

L’agorà più grande del mondo, quasi 33mila metri quadrati. È ritornata alla luce a Selinunte dove finalmente è stata delineata secondo le indicazioni degli archeologi. E sono balzati fuori anche gioielli e amuleti, e uno stampo che ha una storia a sé visto che è la seconda parte di un manufatto già scoperto dieci anni fa e che così ritorna perfettamente integro. A cosa serviva? Forse uno scettro, forse un oggetto rituale che non doveva assolutamente essere replicato e dunque lo stampo, diviso in due parti, era stato sepolto nel recinto sacro. Lo sta studiando Clemente Marconi, che guida una missione che vede insieme l’Institute of Fine Arts della New York University e l’Università degli Studi di Milano in collaborazione con l’Istituto Archeologico Germanico.

L’area dell’agorà interessata dagli scavi

Soltanto osservando le immagini realizzate con il drone ci si riesce a rendere conto dell’effettiva ampiezza di quello che doveva essere il cuore dell’antica Selinus, prima della distruzione cartaginese. Ma il mistero la avvolge ancora oggi: perché era così grande? A cosa era dovuta la forma perfettamente trapezoidale (che si può apprezzare meglio dall’alto) che sembra avesse un cuore nell’antica tomba di Pàmmilo, che gli archeologi indicano come fondatore della città? I sondaggi non hanno risolto l’enigma, attorno alla tomba e in profondità, non esiste nessuna struttura o tomba di epoca classica, solo piccole costruzioni posteriori, del periodo punico.

È stata necessaria un’imponente operazione di scerbatura, su indicazione degli archeologi della missione dell’Istituto Germanico di Roma, ma alla fine l’antica agorà è riemersa, al centro dell’abitato e circondata da quartieri residenziali ed edifici pubblici; il centro abitato era collegato all’acropoli da una stretta lingua di terra, e si sviluppò in buona parte verso Nord, sovrapponendosi, sembra pacificamente, a un villaggio preesistente di sicelioti. Nell’agorà si concentrava la vita civile della comunità e fungeva da snodo urbanistico tra le diverse parti della città.

L’agorà ripresa dal drone

Si pensa quindi ad un recinto sacro  per il culto degli antenati, con al centro un heroòn, un monumento commemorativo per un personaggio importante, un impianto che ricalca perfettamente – ampliandolo a dismisura, praticamente il doppio – quello di Mégara Hyblaea, cellula “madre” da cui provenivano i coloni greci che fondarono Selinunte; resti di strutture in pietra e ossa di animali fanno pensare ad altari dove venivano compiuti i riti per sancire i confini dei lotti e la loro ripartizione. Sempre su questo lato dell’agorà, intorno alla metà del VI secolo avanti Cristo, fu eretto un edificio in un unico grande vano, forse un hestiatòrion, una sala per banchetti rituali dove potevano trovare posto nove grandi klìnai, i lettini su cui i greci consumavano i pasti.

Con una diretta sulla pagina Facebook del Parco Archeologico di Selinunte, ieri sono stati infatti presentati i risultati degli scavi della missione diretta dall’archeologo Clemente Marconi, condotta dall’Institute of Fine Arts della New York University e dell’Università degli Studi di Milano, con grandi risultati, soprattutto sulle prime due generazioni di vita della colonia greca. La ricerca ha interessato, principalmente, lo spazio tra il Tempio A e il Tempio O, con una trincea che ha visto la collaborazione con l’Istituto Archeologico Germanico. Lo scopo era quello di datare i due templi, è stata invece individuata una sorgente vicino alle fondazioni del Tempio A: questo fa ragionevolmente ipotizzare che si tratti del primo insediamento in assoluto dei coloni di Megara Hyblaea, di fatto Selinus nasce in questo luogo.

L’agorà di Selinunte dall’alto

È stata scoperta, inoltre, la seconda porzione di uno stampo che finalmente si ricompone, visto che la prima parte era stata rinvenuta dieci anni fa. Gli archeologi ipotizzano che servisse per uno scettro prezioso, un oggetto unico e infatti lo stampo, dopo la prima e unica fusione, era stato diviso nelle sue due componenti e seppellito nell’area sacra. È in programma un’indagine metallografica per comprendere che tipo di metallo (probabilmente bronzo) sia stato utilizzato per la fusione, e replicarlo. L’ultima scoperta ha avuto luogo in laboratorio: è stato infatti ricomposto perfettamente da frammenti trovati nel 2017 in uno scavo nel Tempio R, un ciondolo in avorio a forma di sirena, databile alla metà del VI secolo avanti Cristo.

Rinvenuto anche un piccolo amuleto che raffigura un falcone in pasta di vetro blu, prodotto in Egitto tra la fine del VII e l’inizio del VI secolo avanti Cristo. “È l’immagine del dio Horus (divinità del cielo e del sole) – spiega Marconi -, è uno dei più importanti oggetti di produzione egizia scoperti in Sicilia e dà l’idea della ricchezza delle dediche alla dea del tempio R”.

Idee a confronto per rilanciare il turismo sulle Madonie

Al via a Isnello la seconda edizione del MeT, tre giorni di dibatti con l’obiettivo di sondare le opportunità che il territorio può offrire tutto l’anno

di Redazione

Tre giorni di dibatti, incontri e approfondimenti dedicati alle nuove prospettive del turismo per la valorizzazione del territorio madonita. Al via a Isnello, la seconda edizione del MeT, Madonie & Turismo, l’evento sul turismo esperienziale nelle Madonie. Una tre giorni, dal 22 al 24 luglio nell’aula del Centro sociale di Isnello, a partire dalle 16,30, per comprendere come mettere a sistema tutte le infrastrutture, gli attrattori e le energie produttive e umane presenti nelle comunità al fine di cogliere e sfruttare al meglio le opportunità legate alla ripresa economica e sociale nell’era post-Covid.

Isnello, chiesa di Santa Maria Maggiore (foto Davide Mauro, Wikipedia)

Confronti e sessioni aperte ai cittadini, alle comunità e alle realtà associative e produttive madonite, agli addetti ai lavori o interessati del settore, con l’obiettivo di sondare le opportunità che il paesaggio delle Madonie, con i suoi borghi, le sue storie, la sua natura, le sue esperienze e professionalità può offrire tutto l’anno, in ogni stagione.

Il Parco Gal Hassin (foto Vincenzo Sapienza)

Il tema della prima giornata è “Destinazione Madonie, futuro e prospettive di una destinazione turistica d’eccellenza”. Si parlerà dello sviluppo del comprensorio madonita, valorizzando anche gli aspetti culturali e umani dei luoghi.  Interverranno: Giuseppe Mogavero e Sabrina Masiero, rispettivamente presidente e responsabile scientifico del Gal Hassin – Centro Internazionale per le Scienze Astronomiche; Giovanni Battista Meli, sindaco di Comune di Collesano e presidente del Consorzio Targa Florio; Mario Fiorino, presidente della Pro Loco Isnello; Marina Ambrosecchio, presidente dell’Uet – Scuola Universitaria Europea per il Turismo; Sabrina Milone della Delegazione Fai Palermo; Marco Coico dell’associazione Borghi dei Tesori, nata in seno alla Fondazione Le Vie dei Tesori; Sofia Cimino di Visit Gratteri; Giovanna Gebbia, di Pm Turismo Cas’Antica Soprana; Francesco Ippolito di Madonie Travel Service. Modera l’incontro Luciana Cusimano, assessore ai Servizi Turistici del Comune di Isnello.

Madonie, monte Mufara da Piano Cervi

Sabato 23 luglio di parlerà di eccellenze enogastronomiche con due sessioni di approfondimento. Argomento portante il gusto per la valorizzazione del territorio madonita. A moderare le due sessioni saranno Teresa Armetta di Comunità Slow Food-Botteghe di Quartiere e Giovanni Messina del Caseificio Bompietro. Interverranno: Piero Sardo e Francesco Sottile di Slow Food Italia; Giuseppe Giaimo di Agricola Giaimo – Condotta Slow Food Alte Madonie; Giovanni Tumminello di Biscotti Tumminello; Angelo Armetta di Gastronomia Armetta; Santina Grisanti di Sapori Siculi – Apicultura e Miele; Carlo Gugliuzza di Società agricola Sorelle Lo Re.

Sentieri delle Madonie

La seconda edizione del MeT si chiude, domenica 24 luglio con una giornata dedicata all’importanza dell’ospitalità. Ci si confronterà su come sviluppare delle competenze e delle strategie mirate nel settore dell’accoglienza per offrire un’opportunità di sviluppo personale e per il territorio. L’ospitalità diffusa, l’accoglienza extra-alberghiera e la promozione delle strutture ricettive anche online sono le nuove frontiere per un turismo sostenibile di qualità. Così come importanti sono le strutture pubbliche in grado di offrire servizi turistici per le esperienze che è possibile sperimentare sul territorio.

Interverranno: Angelo Merlino, presidente dell’Ente Parco delle Madonie; Laura Lo Mascolo e Maica Di Giovanni, rispettivamente ceo e senior manager di Interlude hotels & resorts; Antonella Italia, presidente di Itimed – Itinerari del Mediterraneo; Nino Crapa di A.C. Social Life; Alessandro D’Alessandro di Planetario Star Freedom; Rosario Genchi, progettista; Renato Autore, presidente dell’Aps See Isnello. Modera l’incontro Luciana Cusimano.

Alle 19.30, inoltre, in programma una passeggiata al tramonto fino al sagrato della chiesa di Santa Maria Maggiore e una visita speciale alla chiesa di San Michele Arcangelo candidata come “Luogo del Cuore 2022” del Fai, Fondo Ambiente Italiano. La diretta degli incontri sarà trasmessa sulla pagina Facebook e sul canale Youtube di See Isnello.

Il gigante svedese affondato nei mari siciliani: la storia del relitto di Gliaca

Ha finalmente un nome l’imbarcazione scoperta nel 2019 al largo della spiaggia di Piraino. Si tratta del piroscafo “Cambria”, lungo 70 metri, la più grande nave a vapore costruita nei paesi nordici nel 1858

di Redazione

Fu il primo piroscafo svedese ad attraversare l’Atlantico e l’equatore nel 1861 per poi tornare in patria, dopo aver girato il mondo. Per uno scherzo del destino, affondò otto anni dopo davanti alla costa messinese di Gliaca, frazione marinara di Piraino, borgo medievale affacciato sul Tirreno. Il relitto segnalato per la prima volta nel 2019 dal subacqueo messinese Carmelo La Monica, che si trova tra i 6 e i 10 metri di profondità, ha finalmente un nome e una storia. Si tratta di una svedese, del tipo “steamshi”p (ovvero battello a vapore), dal nome “Cambria”, ex “Ernst Merck”, realizzata interamente in ferro a propulsione mista vapore e vela di oltre 1500 tonnellate, lunga 69,9 metri e larga 10,4, costruita a Nyköping nel 1858.

Particolare del relitto (foto Claudio Di Franco)

La ricostruzione dell’identità del relitto – fanno sapere dalla Regione – si deve al lavoro certosino e di ricerca storico-documentale del subacqueo Giuseppe Condipodero Marchetta e dell’ispettore onorario della Soprintendenza del Mare per i Beni culturali subacquei della provincia di Messina, Gianmichele Iaria, i quali grazie anche a numerosi rilievi subacquei che hanno potuto risalire all’esatta individuazione del relitto che era stato individuato in un primo momento come una presunta motozattera della Regia Marina.

I piani di costruzione dell’imbarcazione

Sullo sfondo delle grandi trasformazioni industriali della prima metà del 19esimo secolo, che hanno dettato una profonda evoluzione della marineria e delle rotte marittime, l’innovativo progetto della nave a vapore più grande costruita nei paesi nordici in quell’anno, prese il nome dal banchiere Ernst Merck, console generale d’Austria ad Amburgo, che ne finanziò la costruzione.

Una delle eliche del relitto (foto Claudio Di Franco)

Fu la prima “steam ship” svedese ad attraversare l’oceano Atlantico e l’equatore e nell’autunno del 1861 tornò in Svezia dove fu ampliata e convertita in nave passeggeri. Dopo il suo ultimo viaggio per portare migranti svedesi in Nord-America nel 1864, il fallimento dell’armatore Johan Holm ne determinò la vendita a J. Tomson, T. Bonar & Co a Londra.

Nonostante la vita della “Ernst Merck” sia stata fin dall’inizio abbastanza travagliata e costellata da incidenti e danneggiamenti di rilievo, nel dicembre del 1868 viene cambiato il nome in “Cambria”. La scaramanzia e la superstizione attribuiscono a questo episodio l’affondamento dell’imbarcazione per avaria e maltempo, avvenuto davanti alla costa di Gliaca di Piraino nel 1869.

Il modello dell’imbarcazione

“Analogamente a quanto recentemente avvenuto per il piroscafo giapponese ‘Taikosan Maru’ di Acireale, anche in questo caso, – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – la passione e la perseveranza profuse a beneficio della ricostruzione della verità storica restituiscono tasselli preziosi per la narrazione delle vicende dello scorso secolo. Un lavoro prezioso di indagine in cui la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana è costantemente impegnata nel tentativo di valorizzare la Sicilia sommersa”.

“Il relitto della ‘Cambria’ – spiega il soprintendente del Mare Ferdinando Maurici – giace oggi ad una profondità variabile tra i 6 e i 10 metri su un fondale sabbioso e reca quali elementi maggiormente significativi della sua struttura originaria, l’elica a quattro pale con il suo asse, la caldaia a vapore e la parte poppiera dello scafo in acciaio con doppio fondo”, Con il supporto dell’Autorità marittima e per le finalità di tutela, anche per questo relitto verrà chiesta l’emissione di un’ordinanza di regolamentazione dell’accesso al sito subacqueo.

Da Linosa a Pozzallo, nuove scoperte nei mari siciliani: c’è anche un relitto

Individuato un ceppo in piombo di ancora e un’anfora apparentemente intatta. In una zona di secche frequentata da pescatori in apnea segnalati resti di un’antica nave

di Redazione

Nuove segnalazioni di reperti sommersi sono giunte in questi giorni alla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, diretta da Ferdinando Maurici. Il primo reperto è stato segnalato da Marcello Consiglio, dipendente dell’assessorato regionale dei Beni culturali che, durante un’immersione nell’isola di Linosa, ha individuato sul fondale un ceppo in piombo di ancora e un’anfora apparentemente intatta, forse di età tardo romana (potrebbe ipoteticamente essere una Keay XXIII/Lusitania IV/Almagro 51 di fine III-IV secolo dopo Cristo). Sono già state attivate le indagini per un approfondimento sul ritrovamento.

Rilievo del relitto di Pozzallo (elaborazione BC Sicilia)

Un secondo reperto a Pozzallo, in provincia di Ragusa, dove le “Secche di Circe” continuano a restituire tracce degli innumerevoli naufragi avvenuti fin dall’antichità. In una zona delle secche, abitualmente frequentata da pescatori in apnea, infatti Antonino Giunta, collaboratore volontario della Soprintendenza del Mare e componente del Gruppo Subacqueo dell’associazione culturale BCsicilia, ha individuato quelle che sembrerebbero essere a un primo sguardo le tracce di un relitto. Su autorizzazione della Soprintendenza del Mare, l’associazione con Gaetano Lino e Antonino Giunta ha effettuato una serie di prospezioni subacquee documentando, con un rilievo tridimensionale, che evidenzierebbero un sito lungo circa 14 metri e largo 5.

Sub (foto David Mark, Pixabay)

Il ritrovamento, che sembra essere costituito da legni lavorati e rivestiti da lamine di piombo, diversi elementi plumbei e tavole di fasciame affioranti tra le pietre di zavorra, induce la Soprintendenza ad avviare ulteriori indagini subacquee per stabilirne la consistenza. Il subacqueo, a seguito dell’individuazione di un ammasso di pietre, diverse concrezioni metalliche e alcuni elementi lignei affioranti, aveva tempestivamente avvertito l’archeologo della Soprintendenza del Mare, Fabrizio Sgroi e il nucleo navale della Guardia di Finanza di Pozzallo.

“La stagione estiva – evidenzia l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – aumenta il numero delle segnalazioni di reperti archeologici marini pervenute alla Soprintendenza del Mare e arricchisce di nuovi elementi il patrimonio culturale della Regione. È importante ricordare a tutti quegli amatori che durante un’immersione dovessero imbattersi in un ritrovamento che, come previsto dalla normativa, chiunque rinvenga un bene culturale sott’acqua, è obbligato a darne tempestiva comunicazione all’autorità: alla Soprintendenza del Mare o alle forze dell’ordine o al sindaco del Comune di pertinenza, entro le 24 ore”.

“Ulisse in Sicilia”, in mostra a Gela oltre 80 reperti e la nave greca ricomposta

Un percorso espositivo, allestito dalla Soprintendenza di Caltanissetta e visitabile dal 22 luglio al 10 ottobre, che racconta il passaggio dell’eroe greco nell’Isola

di Redazione

“Ulisse in Sicilia. I luoghi del Mito” è il titolo della mostra organizzata dalla Regione Siciliana e presentata oggi all’interno del Parco archeologico di Bosco Littorio a Gela. Un percorso espositivo, allestito dalla Soprintendenza dei Beni culturali di Caltanissetta e visitabile dal 22 luglio al 10 ottobre, che racconta il passaggio dell’eroe greco in Sicilia. Opera centrale è la “Nave di Gela”, databile tra il VI e il V secolo avanti Cristo, rinvenuta nei fondali antistanti la costa di Bulala della cittadina rivierasca, che per la prima volta viene parzialmente ricomposta ed esposta al pubblico in Sicilia, dopo la mostra di Forlì del 2020.

Il governatore Musumeci e la soprintendente Vullo

La presentazione è avvenuta nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il presidente della Regione Nello Musumeci, l’assessore ai Beni culturali Alberto Samonà, il sindaco di Gela Lucio Greco, la soprintendente dei Beni culturali Daniela Vullo e il direttore Parco archeologico Luigi Maria Gattuso. Presenti, tra gli altri, i deputati regionali Giuseppe Arancio e Concetta Damante e il dirigente generale del dipartimento regionale dei Beni culturali Franco Fazio.

Lekytos

Sono otto le sezioni tematiche, all’interno delle quali complessivamente sono esposti oltre 80 pezzi provenienti da musei regionali, nazionali ed esteri tra i quali il Museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia; il Museo Etrusco Guarnacci di Volterra; il Museo nazionale di Villa Giulia a Roma; il Museo nazionale di Sperlonga e i Musei archeologici greci di Delfi ed Eleutherna. Le sezioni della mostra sono: La presenza greca in Sicilia e nel Mediterraneo; La nave greca di Gela; Il concilio degli Dei; Il viaggio di Ulisse; La terra dei ciclopi e Polifemo; L’isola di Eolo, le Sirene, Scilla e Cariddi; Il ritorno a Itaca; Il mito moderno.

“Questa mostra – sottolinea il presidente Musumeci – non è solo un importante evento culturale, ma costituisce anche l’avvio di una nuova stagione finalizzata a restituire alla città di Gela il ruolo che la sua millenaria storia le ha assegnato: tappa fra le più interessanti nel panorama archeologico dell’Isola. L’istituzione del Parco archeologico, la riqualificazione del vecchio Museo e la costruzione, all’interno del prezioso Bosco Littorio, del nuovo spazio dedicato alla nave greca, possono fare della città costiera un potente polo di attrazione, non solo per gli addetti ai lavori. Un patrimonio che deve essere messo a rete, in modo che con tutta probabilità nel giro di qualche anno Gela non sia solo considerata la città della raffineria, ma anche una delle tappe più importanti del turismo culturale del Mediterraneo”

L’urna di Volterra

L’allestimento si trova in un padiglione appositamente realizzato all’interno del Parco archeologico, in prossimità del Museo dei relitti greci, struttura in costruzione destinata ad ospitare definitivamente il relitto recuperato dalla Soprintendenza grazie agli studi effettuati dal compianto Sebastiano Tusa, che indicò in quella località l’antica colonia dorica di Gela.

“L’inserimento della Sicilia in una rete di scambi a lunga distanza –  afferma l’assessore Samonà – è da sempre un segno distintivo della nostra terra. Essere qui, oggi, proprio per celebrare Ulisse e il suo viaggio è il modo per ricordare tutto questo, ma è anche il segno di una sfida contemporanea: incontrare noi stessi in un viaggio ancora più affascinante, quello della vita, che a partire dal cuore del Mediterraneo, rappresentato dalla Sicilia, ci dona uno sguardo universale in grado di leggere l’esistente sotto una nuova luce”.

Un momento della conferenza stampa

“Il valore e le potenzialità del turismo come settore strategico per la crescita della nostra Regione – evidenzia l’assessore regionale al Turismo, Manlio Messina – sono ormai dati acquisiti e per incrementarlo e affermarlo sempre più nel contesto internazionale è necessario agire con il concorso coordinato di tutte le energie e le risorse disponibili. I beni culturali ed architettonici di cui è ricca la nostra terra sono tra i più grandi attrattori turistici in grado di favorire il turismo nella nostra regione. Il mercato del turismo è in continua evoluzione e proprio per questo dobbiamo puntare ad un’offerta turistica ampia e differenziata».

“La nave greca più antica al mondo – aggiunge il sindaco Greco – arricchisce il patrimonio archeologico di Gela gia consistente. Vogliamo approfittare di questa mostra, di questa opportunità per rilanciare il settore del turismo archeologico. Non abbiano piu alibi: turismo, ecologia e accoglienza devono essere bandiere di rinascita di questa città. Ringrazio il presidente Musumeci e il governo regionale per l’impegno profuso per realizzare questa mostra, così come la soprintendente Vullo e il direttore del Parco Gattuso”.

La mostra sarà inaugurata venerdì 22 luglio alle ore 18 e resterà poi aperta (fino al 10 ottobre) dal martedì alla domenica (festivi compresi) dalle 10 alle 20 (ultimo ingresso 19.30).

Al via lavori di riqualificazione nei siti del Parco archeologico di Gela

Previsti nuovi impianti d’illuminazione, interventi di rifacimento energetico con fonti rinnovabili e pulitura per una migliore fruizione dei beni

di Redazione

Nuova illuminazione e fonti rinnovabili e a basso impatto per gli impianti. E ancora interventi di pulitura e diserbo per una migliore fruizione e potenziamento della videosorveglianza. Avviati i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria e di efficientamento energetico nei siti del Parco archeologico di Gela, diretto dall’architetto Luigi Maria Gattuso.

Vista panoramica dalle mura di Gela (foto fab. gela, Wikipedia, licenza CC BY 2.0)

Gli interventi saranno effettuati, in particolare, – fanno sapere dalla Regione – al museo interdisciplinare di Caltanissetta dove saranno definitivamente risolti problemi di tipo strutturale con interventi anche alle coperture dell’edificio. Significativi lavori di manutenzione straordinaria anche al museo delle Solfare di Trabia Tallarita, al museo regionale di Marianopoli, nell’area archeologica Palmintelli e nelle aree archeologiche di Sabucina, Vassallaggi, nonché alle Mura Timoleontee di Capo Soprano a Gela.

Gli interventi riguarderanno, in particolare, il rifacimento energetico con l’utilizzazione di fonti rinnovabili e a basso impatto e consumo che consentiranno di fornire i siti del Parco di un’illuminazione più adeguata e, soprattutto, permetteranno il potenziamento degli impianti di videosorveglianza, necessari a proteggere i siti durante le ore notturne, quando risultano più esposti a rischi. Con la collaborazione del Dipartimento Regionale dello sviluppo rurale e territoriale sono in corso, inoltre, le operazioni di ripulitura e diserbamento necessari a prevenire il rischio di incendi e rendere i siti ad agevolare la visita dei luoghi.

Tombe a grotticelle di Sabucina (foto Clemensfranz, Wikipedia, licenza CC BY 2.5)

I lavori realizzati sulla base di diversi progetti predisposti dal Parco di Gela e deliberati dal governo regionale, sono realizzati dalla ditta Ati M.B. costruzioni s.r.l. e dalla Conpat Scarl di Catania di per un importo di 1 milione e 700mila euro. Direttore dei Lavori è l’architetto Pedro Angelo Spinnato, mentre la gara è stata curata dal Dipartimento Regionale Tecnico. Gli interventi di efficientamento energetico sono realizzati dal Dipartimento Energia e rientrano nel progetto di complessiva revisione dei sistemi energetici regionali che interessa oltre 90 siti culturali in tutta la Sicilia.

“Un intervento complesso – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – che affronta le problematiche legate alla sicurezza, all’accessibilità e alla fruizione dei siti del Parco archeologico, migliorando complessivamente l’offerta di una significativa parte della Sicilia centrale”.

Rinascono gli itinerari archeologici nei fondali di Pantelleria

Si può ammirare parte di un antico scafo e una gran quantità di anfore e ancore in un contesto naturalistico incontaminato. A trenta metri di profondità installato un sistema di videocontrollo subacqueo

di Redazione

Gli itinerari archeologici sommersi di Pantelleria tornano ad essere fruibili grazie alla campagna di messa in sicurezza e collocazione delle boe di ormeggio realizzata dalla Soprintendenza del Mare in collaborazione con i diving center presenti nell’Isola.

Itinerario Gadir (foto Salvo Emma)

L’attività di manutenzione – fanno sapere dalla Regione – è stata effettuata, in particolare, grazie alla collaborazione e al supporto del Diving Center Divex di Edoardo Famularo, ispettore onorario per i Beni culturali sommersi dell’Isola di Pantelleria, che ha affiancato con il suo staff la Soprintendenza del Mare nella riattivazione degli itinerari, collocando le boe in prossimità dei percorsi così da fornire ai sub un ormeggio sicuro e un ingresso in acqua in sicurezza.

L’itinerario di Cala Gadir, si sviluppa all’interno dell’insenatura del piccolo porticciolo con due tipologie di visita. La prima, che si sviluppa fino ai 18 metri di profondità, prevede una comoda entrata da terra e un percorso che parte con un primo reperto, una parte lignea di un antico scafo a circa 12 metri di profondità, per poi proseguire fino ad un pianoro alla profondità di 18 metri dove si possono ammirare una grande quantità di anfore di varia tipologia ed epoca.

La boa di ormeggio a Punta Tracino

La seconda parte dell’itinerario è riservata a subacquei in possesso di brevetto di secondo livello. Dalla boa di ormeggio, si scende in piena sicurezza lungo la catena e si arriva su un pianoro a 30 metri di profondità in prossimità di un grosso ceppo d’ancora in piombo di epoca romana del III-II secolo avanti Cristo. Si prosegue lungo un percorso che consente di ammirare un’ancora in pietra di grosse dimensioni e numerose anfore che vanno dal III secolo avanti Cristo al II secolo dopo Cristo. L’immersione prosegue, infine, fino al pianoro dei 18 metri in un susseguirsi di anfratti e cadute ricchi di flora e fauna che offrono un contesto naturalistico incontaminato.

Nella parte più profonda dell’itinerario, a 30 metri di profondità, è collocato un sistema di videocontrollo subacqueo che consente la visione delle immagini in diretta dal fondo del mare. Si tratta di un sistema realizzato per garantire la tutela del sito archeologico ma anche per rendere fruibile il patrimonio sommerso regalando l’emozione della scoperta anche a chi non si immerge. Il sistema, in fase di manutenzione, verrà ripristinato a breve.

Anfora lungo l’itinerario Gadir (foto Salvo Emma)

A poche miglia dal primo itinerario, in prossimità di Punta Tracino e a poca distanza da Cala Levante e Cala Tramontana, un secondo itinerario si sviluppa partendo dalla boa di ormeggio collocata su un fondale di 12 metri. Da qui si segue un percorso che consente di vedere da vicino una serie di ancore all’interno di un arco cronologico molto vasto, e che quindi dà l’opportunità di ammirare l’evoluzione della tipologia di ancore, da quelle in pietra a tre fori a quelle in piombo, fino alle recenti “bizantine”, testimoni dell’utilizzo del ridosso come luogo di ancoraggio in diverse epoche. Completano l’itinerario un’anfora Dressel 1B, una Keay25 e un gruppo di lingotti in piombo.

Per tutti gli itinerari della Soprintendenza del Mare, è consentita la visita esclusivamente accompagnati dai diving center autorizzati. Sono previste, in prossimità dell’inizio percorso, boe di ormeggio che consentono di effettuare l’immersione in piena sicurezza.

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