Esplorazioni sonore con basso e chitarra per Curva Minore

Con il progetto speciale Super Luminum del duo australiano formato da Cat Hope e Lisa Annette Mackinney si conclude la stagione concertistica della rassegna RIeVoluzione, curata da Lelio Giannetto

di Redazione

Saranno due virtuose musiciste australiane a concludere il festival RIeVoluzione, organizzato da Curva minore contemporary sounds per la direzione artistica di Lelio Giannetto. Sabato 9 novembre alle 21,30 al Teatro Garibaldi di Palermo, il duo formato da Cat Hope al basso elettrico e Lisa Annette Mackinney alla chitarra elettrica saranno protagoniste del concerto Super Luminum.

Il Teatro Garibaldi

Si tratta di un atipico duo che approda a in Europa per la prima volta. Dopo dieci anni di collaborazione artistica, Cate Hope, già a Palermo con Decibel ensemble, e Lisa MacKinney (collaborazioni con i più importanti compositori e gruppi internazionali come Taipan Tiger Girls, Hospital Pass, Mystic Eyes), daranno vita a questo nuovo progetto che è frutto delle influenze di Rhys Chatam (lo ricordiamo ancora a Palermo con il suo ensemble di 100 chitarre) ed Eliane Radigue: due compositori di grande rilievo della nuova estetica musicale legata all’impiego costruttivo del muro del suono.

In Super Luminium, MacKinney e Hope creano trame forti, euforiche e vorticose che spesso presentano tecniche di gioco esplorativo e incorporano feedback, rumore e tonalità sperimentali. Muri sonori di chitarra e basso elettrico con effetti speciali, grondanti di feedback e intrecciate con suoni distorti ma di grande afflato affettivo che avvolgono il pubblico in abbracci senza tempo e senza età. Il duo affronterà i suoni del rock messi a confronto con una visione estatica quasi rivolta alla meditazione trascendentale: un ossimoro naturale. Una possibile congiunzione degli opposti.

Hai letto questi articoli?

Ritrovato a Gela sarcofago con l'”obolo di Caronte”

All’interno della sepoltura è stato rinvenuto uno scheletro e dentro al cranio la moneta con cui simbolicamente si pagava il passaggio nell’Ade

di Redazione

Nuova scoperta archeologica a Gela. Nel corso di lavori di scavo per la posa di cavi condotti dall’Enel sotto l’alta sorveglianza dell’assessorato regionale dei Beni culturali, è stato portato alla luce un sarcofago in terracotta con coperchio a spioventi, all’interno del quale è stato rinvenuto uno scheletro integro, presumibilmente appartenente a un maschio adulto di circa un metro e sessanta centimetri di altezza. Non sono stati rinvenuti al momento elementi del corredo funerario, poiché lo scavo si trova in una fase iniziale. Dopo la rimozione dello scheletro e i necessari lavori di rilievo, le indagini proseguiranno per accertare la presenza di ulteriori evidenze archeologiche.

Il cranio trovato nel sarcofago

Ma l’eccezionalità della scoperta – fanno sapere dalla Regione – consiste nel ritrovamento di una moneta che documenta il rituale funerario del cosiddetto “obolo di Caronte”, cioè il pedaggio simbolico che il defunto avrebbe pagato al traghettatore infernale per il passaggio nell’Ade, l’oltretomba per la mitologia classica. La moneta, non ancora analizzata e quindi datata, è stata rinvenuta all’interno del cranio, probabilmente in seguito al crollo del coperchio del sarcofago, trovato frantumato.

La coppetta in terracotta trovata nella zona

Nei giorni scorsi, all’esterno della tomba, era stata rinvenuta una mezza coppetta in ceramica verniciata a bande di colore rossiccio, di un tipo comune databile ad età ellenistica (IV secolo avanti Cristo) che rappresenta, al momento, l’unico elemento utile per una datazione orientativa della tomba. La datazione trova conferma anche nel rinvenimento di alcuni unguentari in terracotta, contenitori di profumi tipici dell’età ellenistica, ritrovati in prossimità del sarcofago, e in connessione con un gruppo di ulteriori sepolture presumibilmente appartenenti alla stessa necropoli, e che saranno oggetto di indagini successive.

Lo scavo in via Butera

Già negli anni Sessanta del secolo scorso, il famoso archeologo Piero Orlandini aveva individuato poco lontano, in località Costa Zampogna, una piccola necropoli ellenistica probabilmente connessa all’attuale ritrovamento. Grazie alla collaborazione dei carabinieri della stazione di Gela, durante tutta la durata degli scavi, soprattutto nelle ore notturne, è stata assicurata la sorveglianza al prezioso sito che tanto dirà della storia antica della colonia greca della città di Gela.

“La città di Gela – dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci – continua a restituire preziose testimonianze della civiltà greca. Gela per il mio governo rappresenta un luogo privilegiato di investimenti nel campo dei beni culturali come modello di sviluppo alternativo e risarcitorio delle ferite che in questi anni il territorio ha subito”.

Hai letto questi articoli?

I castelli siciliani si mettono in mostra a Londra

L’associazione che riunisce undici comuni dell’Isola ha inaugurato un proprio spazio all’interno dello stand della Regione Siciliana al “World travel market”

di Redazione

I castelli siciliani sbarcano al “World travel market” (Wtm) di Londra. La Rete dei castelli, nata nel gennaio di quest’anno con l’obiettivo di promuovere e valorizzare queste realtà storiche dell’Isola, ha inaugurato un proprio spazio all’interno dello stand della Regione Siciliana all’evento di Londra. A fare gli onori di casa è stato il sindaco di Salemi, Domenico Venuti, in rappresentanza anche degli altri comuni e castelli privati aderenti alla Rete: Castelbuono (Comune capofila), Alcamo, Burgio, Caccamo, Cammarata, Carini, Collesano, Giuliana, Marineo, Monreale, Montelepre, Mussomeli, Piazza Armerina, Taormina e Vicari.

La Rete dei castelli siciliani nello stand della Regione al Wtm

“L’intesa che ha dato vita alla Rete dei castelli produce i suoi primi frutti – afferma Venuti -. Siamo presenti a uno degli appuntamenti più importanti per il settore turistico, dove vengono presentate numerose destinazioni a un pubblico specializzato. Sono onorato di rappresentare i territori che hanno deciso di mettersi in rete e puntare sul rilancio turistico con una strategia ad hoc sui castelli”.

Salemi è inoltre presente al Wtm di Londra come Comune che ha aderito all’accordo di marketing per la promozione della destinazione West Sicily del Distretto turistico Sicilia Occidentale: “Un’altra grande opportunità di rilancio di quest’area che deve tornare ai numeri registrati qualche anno fa – conclude Venuti -. Il mondo già conosce le bellezze straordinarie della Sicilia occidentale, bisogna mettersi in rete e promuoverle per fare in modo che un settore decisivo come quello turistico possa guidare l’economia di questo territorio”.

Lo stand al Wtm

L’associazione temporanea di scopo per “la promozione e valorizzazione culturale dei castelli di Sicilia”, riunisce undici comuni con l’obiettivo mettere in rete le varie attività culturali, che si svolgono nei rispettivi castelli, attraverso l’attivazione di progetti condivisibili. Ma anche attraverso la realizzazione di eventi culturali quali rappresentazioni teatrali, mostre, rappresentazioni storiche, concerti ed eventi enogastronomici che arricchiranno l’offerta di ogni singolo comune. La Rete – fanno sapere dall’ats – “intende lavorare in sinergia con aziende private nel settore del marketing e della programmazione regionale, nazionale ed europea per accedere a finanziamenti comunitari. In tal senso saranno predisposti progetti di fruizione turistica internazionale che coinvolgano tour-operator, associazioni culturali, enti, scuole e singoli cittadini che vogliono vivere un’esperienza culturale e turistica dentro la rete dei castelli”.

Hai letto questi articoli?

Torna la Biennale Arcipelago Mediterraneo, tra arte e accoglienza

Palermo ospita la seconda edizione del festival internazionale dedicato ai popoli e alle culture dei paesi che si affacciano sul mare. Un mese di eventi trasversali tra musica, teatro e mostre

di Redazione

Apertura, accoglienza e unione, sono questi alcuni dei temi centrali attorno ai quali nasce e si sviluppa BAM, la Biennale Arcipelago Mediterraneo, che alzerà il sipario domani, 6 novembre, a Palermo, che vede ancora una volta il capoluogo siciliano in prima linea come città-modello di un luogo d’incontro e di scambio. La seconda edizione della manifestazione, dal titolo ÜberMauer è stata presentata questa mattina nell’aula consiliare del Palazzo delle Aquile e fino all’8 dicembre animerà e coinvolgerà tutte le realtà interculturali cittadine e non necessariamente solo spazi dedicati all’arte e alla cultura, con un programma a cura della Fondazione Merz, di European Alternatives al fianco dei quali si svilupperanno eventi e sinergie con il territorio grazie all’iniziativa BAM – Palermo (qui il programma completo della manifestazione).

Un momento della presentazione

Alla presentazione dell’evento hanno partecipato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; l’assessore alle Culture, Adham Darawsha; l’ideatore e direttore artistico di BAM, Andrea Cusumano; la presidente della Fondazione Merz e curatrice del programma Punte Brillanti di Lance, Beatrice Merz; il fondatore di European Alternatives e curatore di Transeuropa Festival, Lorenzo Marsili, la soprintendente dei Beni culturali di Palermo, Lina Bellanca e il direttore del Sistema Museale di Ateneo, Paolo Inglese.

Quello di BAM è un festival internazionale di teatro, musica e arti visive dedicato ai popoli e alle culture dei Paesi che si affacciano sul mare, incentrato sulle tematiche dell’accoglienza e del dialogo. Tantissime location sparse nel centro storico di Palermo, faranno da basi a un grande evento diffuso all’insegna della contaminazione, del dialogo, capace di abbracciare i popoli del mondo, attraverso esperienze ricche di significato provenienti da: Turchia, Germania, Olanda, Iraq, Gran Bretagna, Cuba, Palestina, Libano, Messico, Cile, India, Iran, Israele e Albania.

La locandina della manifestazione

Nel titolo di questa seconda edizione ÜberMauer, parafrasando il nietzschiano Übermensch, c’è già l’invito all’unione e alla condivisione, a quella necessità di apertura verso l’altro, andare dunque oltre ogni muro, non a caso il mese di inizio della Biennale è stato scelto per ricordare la caduta del muro di Berlino avvenuta il 9 novembre del 1989. A tal proposito, il logo di quest’anno è proprio una taurocatapsia minoica che introduce già visivamente l’idea di una città come Palermo che prende il toro per le corna.

L’edizione di quest’anno si arricchisce della partecipazione di Transeuropa Festival, uno dei festival artistici e politici transnazionali più longevi d’Europa. Fondato nel 2007 a Londra, Transeuropa si svolge ogni due anni in una città europea diversa. Dopo Belgrado (2015) e Madrid (2017), l’edizione del 2019 approderà a Palermo in collaborazione con BAM, a testimonianza dell’impegno della città sui temi dell’accoglienza e del dialogo. Tra le tante iniziative, la mostra multimediale, New Unions, di Jonas Staal e il teatro sociale di Milo Rau, con il live-act Il Nuovo Vangelo.

Un’opera di Alfredo Jaar

La Fondazione Merz porterà in scena 18 artisti internazionali, italiani e del territorio che hanno elaborato progetti site-specific, costruiti ad hoc per la città di Palermo. Artisti come Alfredo Jaar, Shilpa Gupta, Shirin Neshat, Damián Ortega, Emily Jacir, Michal Rovner, Driant Zeneli, Patrizio Di Massimo, Claire Fontaine, Gili Lavy, Francesco Arena, Zena el Khalil Giuseppe Lana, occuperanno una decina di spazi pubblici, non necessariamente legati al mondo dell’arte, sottolineando ancora una volta l’apertura e la voglia di coinvolgimento e sinergia alla base dell’iniziativa. A questi si affiancheranno artisti del territorio che per l’occasione apriranno i loro studi, così come verranno coinvolti oltre 60 soggetti che si occupano di cultura a Palermo.

Immagine tratta da un video di Driant Zeneli

“Palermo apre le braccia al Mediterraneo – afferma il sindaco Orlando – . Questa biennale parte dalla concezione che il Mediterraneo non sia un mare che divide ma un arcipelago o un continente di acqua che unisce e che sempre più deve unire i popoli che lo abitano. L’arte ci ha dimostrato troppe volte di essere più avanti della politica, essa esprime libertà e promuove convivenza pacifica fra gli esseri umani, perché tenta costantemente di coglierne la natura, tutti diversi perché esseri umani e tutti uguali perché esseri umani”.

Hai letto questi articoli?

Il Piccolo Teatro Patafisco compie 10 anni, al via la nuova stagione

Il primo appuntamento è con lo spettacolo “Con sorte” di Giacomo Guarneri, poi torna l’appuntamento con “A cena dagli Ubu, e ancora in scena Domenico Bravo, la compagnia Tedacà di Torino, per finire con il festival SorsiCorti

di Redazione

“Non importa quanto vai piano, l’importante è che non ti fermi”, con questa massima di Confucio parte una nuova stagione al Piccolo Teatro Patafisico di via Gaetano La Loggia a Palermo, la decima per l’esattezza. Infatti, il 21 gennaio 2020 il Piccolo Teatro Patafisico compirà dieci anni di attività. Questa nuova stagione sarà più snella delle precedenti ma in quasi tutti gli spettacoli, il teatro é coinvolto a diverso titolo nella produzione. Quest’anno così ci saranno un totale di cinque eventi destinati ai più grandi, mentre più ricca che mai invece sarà la stagione per i bambini, attesissima dai più piccoli e dalle loro famiglie.

Si riparte con la residenza della compagnia di Giacomo Guarneri che si concluderà con lo spettacolo, da lui scritto e diretto, “Con sorte”,prodotto dall’associazione culturale Pentola Nera di Palermo, presentato al Torino Fringe Festival 2019. Lo spettacolo andrà per due fine settimana, venerdì 8 e sabato 9 alle 21 e domenica 10 alle 18 e poi ancora venerdì 15 e sabato 16 alle 21 e domenica 17 alle 18. Oriana Martucci è protagonista del testo di Guarneri, storia di ordinaria follia nella Sicilia dei ricatti e delle intimidazioni di Cosa Nostra. Due piccoli commercianti sono schiacciati dalla violenza del sistema mafioso: lei si piega, lui no.

Una scena dello spettacolo “Con sorte”

A dicembre tornano i banchetti luculliani del Natale quando si replicherà più volte il Terzo capitolo di “A cena dagli Ubu”, lo spettacolo che serve sul piatto prelibatezze satiriche in salsa patafisica. Ad aprile sarà la volta dello spettacolo “1943 – n° 392” di Domenico Bravo, dedicato all’affascinante figura della scultrice Camille Claudelle e al suo sofferto percorso artistico. L’atteso “Carillon” della compagnia Tedacà di Torino chiuderà il programma di prosa, mentre a maggio, come ogni anno, tornerà la ricca selezione di corti internazionali prescelti per la XIV edizione del festival SorsiCorti.

“Quest’anno la stagione teatrale patafisica é meno affollata, – spiega Rossella Pizzuto, fondatrice insieme a Laura Scavuzzo del Piccolo Teatro Patafisico – abbiamo scelto di proporre una selezione ristretta di spettacoli in cui, vale quasi per tutti, siamo coinvolti a diverso titolo nel processo di creazione artistica e nella produzione. Continuiamo con tenacia il nostro lavoro per avvicinare il teatro ai più giovani e a chi solitamente non ci va, convinte come non mai della sua forza culturale e di resistenza. Appuntamento che a malincuore salteremo quest’anno è quello con il Minimo Teatro Festival, sperando di poter tornare l’anno prossimo con nuove energie e nuove sfide”.

Hai letto questi articoli?

Le Vie dei Tesori fa 307mila visite in cinque weekend

Nell’ultimo fine settimana in 57mila hanno scelto Palermo, in testa sempre la chiesa e il monastero di Santa Caterina. Oltre 6mila, invece, a Catania dove Palazzo Biscari è il luogo più visitato

di Redazione

Le Vie dei Tesori chiude la sua tredicesima edizione e mette insieme numeri da record. I dati definitivi si avranno la prossima settimana, ma già adesso si può parlare di record. Con una corsa, un affettuoso “assalto” nelle ultime ore della manifestazione, soprattutto a Palermo dove si sono registrate lunghe code nei siti più amati. Palermo quindi “chiude” il suo ultimo fine settimana con 57mila visitatori, Catania migliora le performance dell’ultimo weekend e aggiunge 6mila visitatori. In totale i cinque weekend di questa seconda tranche del festival hanno messo insieme il numero enorme di 307mila a Palermo e Catania, aggiungendo anche Ragusa, Modica e Scicli, presenti nei primi tre fine settimana di ottobre. Ma vanno aggiunti i numeri della prima tranche del festival, a cui hanno partecipato altre dieci città siciliane.

Visitatori in attesa a Catania

“È il successo delle città. Delle istituzioni pubbliche, delle associazioni, delle cooperative, dei privati che mettono a disposizione i loro luoghi per quello che è prima di tutto un grande laboratorio collettivo di narrazione – dice Laura Anello, presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori onlus – È il successo dei 500 ragazzi impegnati nel progetto a Palermo e dei 150 a Catania:  collaboratori, tirocinanti e studenti universitari, studenti in alternanza scuola-lavoro sulle cui parole ha viaggiato il racconto della città. Il successo degli artisti che hanno teatralizzato e musicato le visite. Il successo dello straordinario staff del Festival che lavora ogni giorno dell’anno – già da domani per il 2020 – nella progettazione, nell’organizzazione, nella formazione, nella comunicazione, della manifestazione con un impegno indefesso. Il successo dei cittadini, che diventano protagonisti nella propria città e parte di questa narrazione urbana. Il successo delle città del Sud, che sfidano quello che Tomasi di Lampedusa chiamava ‘il peccato di fare'”.

Visita all’Orto Botanico in notturna

Quello che si nota in questa edizione è che il pubblico è “spalmato” tra i diversi siti: non si sono viste le lunghe code dei primissimi festival, il pubblico è organizzato, si muove con mappe e smartphone, organizza il percorso di visita studiando prima i luoghi e le vie di accesso. I numeri sono cresciuti, ma anche la voglia di riappropriarsi di chiese, oratori e palazzi, alcuni del tutto inediti. E’ stata molto apprezzata la possibilità di visitare, senza l’assillo di orari e code, alcuni luoghi dove erano stati organizzati eventi particolari: piace l’idea dei siti su prenotazione, sono esaurite le esperienze, le visite teatralizzate nei palazzi e negli oratori, gli aperitivi sulle cupole e i concerti barocchi, tutti sold out.

L’assessore Lagalla con i ragazzi de Le Vie dei Tesori

Tra il pubblico palermitano, anche l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla che ha assistito alla visita condotta al laboratorio e al teatro dell’Opra da Mimmo e Giacomo Cuticchio; e ha “scoperto” con interesse l’oratorio della Carità di San Pietro ai Crociferi con la splendida cappella affrescata dal Borremans. “Le Vie dei Tesori è una iniziativa straordinaria che è entrata di diritto tra i grandi eventi della Regione Siciliana – ha detto l’assessore Lagalla – . Ho il piacere di averla tenuta a battesimo anche negli anni in cui ero rettore, confermando l’appoggio dell’Università. Il festival gode dell’appoggio del Fondo sociale europeo che serve ad avviare i giovani all’alternanza scuola lavoro e alla prospettiva dell’occupazione. Un banco di prova importante per mettere a frutto le competenze acquisite nei percorsi formativi e contribuire alla promozione della Sicilia e delle sue bellezze”.

Code a Santa Caterina

Palermo è la regina incontrastata: 57mila visitatori, tra palermitani e tantissimi turisti, un “esercito” accolto ovunque da volontari, guide, studenti. La chiesa e il convento di Santa Caterina sono (insieme) il luogo più visitato dell’intero festival: soltanto in questo fine settimana hanno messo insieme oltre cinquemila visitatori, un successo straordinario, con la gente “arrampicata” sulla scalinata d’accesso per ore, affascinata dalla chiesa immensa, dai marmi mischi, dallo splendore delle cappelle; e in tantissimi hanno scelto di proseguire verso il monastero, alla ricerche delle suore di clausura che fino a qualche decina di anni fa vivevano ancora tra queste mura silenziose.

Caterina Greco al Museo Salinas

Ma se chiesa e monastero hanno tenuto il podio per tutta la durata del festival, hanno comunque superato il migliaio di visitatori in un solo weekend, altri sette luoghi di Palermo: dal Loggiato San Bartolomeo, da pochi mesi restituito alla città, dove è stata molto apprezzata la terrazza, anche per una foto ricordo affacciati sul mare; al rifugio antiaereo, a cui si accede da una scaletta dalla guardiola di Palazzo delle Aquile, e dove è possibile ascoltare l’appassionato racconto della città bombardata; all’Oratorio di San Lorenzo, probabilmente trascinato dal cinquantenario dal furto della “Natività” del Caravaggio, di certo uno dei siti più amati dai turisti. E ancora, la cupola e la chiesa del Santissimo Salvatore: dalla cupola si può osservare l’intera città, da monte a mare, un gioco riconoscere tutte le chiese, i campanili, i palazzi; la chiesa è un bellissimo esempio barocco recuperato. Visitatissima la Cattedrale, dove Le Vie dei Tesori ha aperto la cripta con le tombe dei re antichi, e le teche con il tesoro prezioso di ostensori, pianete e calici; e amato (come sempre, non solo quest’anno) quel gioiello liberty leggero e delicato che è il Villino Florio. Questo è stato anche il fine settimana dei musei: frequentatissima la visita condotta dalla direttrice Caterina Greco alla scoperta dei reperti del Museo Salinas, lunghe code a Palazzo Mirto e un successo inaspettato per il percorso “fuori porta” all’area archeologica di Monte Iato,  anche qui condotto dalla direttrice Francesca Spatafora.

Molto apprezzate le visite teatralizzate: addirittura su richiesta di un folto gruppo di escursionisti in arrivo da Gangi, è stata replicata fuori programma, la performance di Stefania Blandeburgo che ha vestito i panni di una cortigiana seicentesca dentro la cripta delle Repentite. Gettonate anche le due mostre: “Look up!”, immagini “a naso in su” di Salvo Gravano, che hanno introdotto la visita a Palazzo Zingone Trabia, ai “Capolavori perduti”, la rimaterializzazione di tele disperse di Van Gogh, Monet o Tamara de Lempika, nel sottocoro di Palazzo Abatellis, che resterà aperta fino all’8 dicembre.

Palazzo Biscari

Catania aumenta i numeri degli scorsi weekend e supera i seimila visitatori spalmati tra chiese e palazzi. Palazzo Biscari guadagna il podio in assoluto: sontuoso, elegante, con i saloni che sembrano uscire da un film. Qui la visita è stata condotta dal principe Ruggero Moncada, narratore più dei narratori. Il secondo sito più visitato a Catania resta San Nicolò l’Arena, la chiesa più grande dell’isola con la lunga scala a chiocciola di 141 gradini che conduce alla terrazza da dove lo sguardo arriva a Siracusa. È comunque tallonato da Palazzo Asmundo di Gisira, dimora nobiliare elegante oggi trasformato in un esempio di haute hotellerie: qui i visitatori hanno apprezzato la collezione di arte contemporanea e si sono affacciati dalla terrazza; segue da presso Castello Ursino che ha invece aperto i fossati dove era possibile passeggiare respirando la storia antica della città. Tra i siti “riscoperti” dagli stessi catanesi, Sant’Agata al Carcere, dove tradizione vuole che vi fu rinchiusa la Patrona durante il martirio; la cupola della Badia di Sant’Agata e la terrazza del monastero di San Giuliano, oltre alla passeggiata su Porta Uzeda da cui si ottiene una doppia visuale, da un lato la Pescheria e il mare, e dall’altro, si allunga la passeggiata di via Etnea.

Hai letto questi articoli?

Le Vie dei Tesori al gran finale, ultimo weekend tutto da vivere

Ritornano musei e palazzi istituzionali. Apre Palazzo Mirto. Le visite guidate dei direttori e il tour in notturna all’Orto Botanico. Si raggiungono i ruderi di Monte Iato e si votano i beni da restaurare

di Redazione

Le Vie dei Tesori si prepara al suo ultimo fine settimana. Ed è già scattata la corsa ad “accaparrarsi” l’ultimo sito da visitare, l’ultima cripta da scoprire, l’ultimo castello normanno balzato fuori come per gioco, l’ultima cupola su cui arrampicarsi e da lassù abbracciare le città. Il festival che apre e narra i siti culturali – che nei primi quattro weekend di ottobre ha già messo insieme 244 mila visitatori – si accinge all’exploit finale, a Palermo e a Catania. Da domani (venerdì 1 novembre) a domenica, riaprono i battenti, castelli e cupole, chiese nascoste e musei gioiello, palazzi sontuosi e Porte maestose. Si scoprono gli stucchi degli oratori, i marmi mischi delle chiese, si scende nei bunker della guerra e si sale per scale ripide fino a terrazze nascoste per godere di panorami inediti, popolati da personaggi lillipuziani, sia che ci si trovi a Palermo sia che si passeggi per Catania. Ovunque è un abbraccio collettivo, i cittadini si riappropriano dei siti, i turisti li scoprono armati di piantine e domande, ascoltando uno storytelling affascinante affidato a volontari e ragazzi.

I LUOGHI SU PRENOTAZIONE

Villa Ahrens

Se per la stragrande maggioranza dei luoghi basta andare sul posto senza prenotazione, per alcuni serve la prenotazione online, con la possibilità di andare sul posto nel caso non i turni non siano esauriti: a Palermo si va dal secondo percorso dentro l’aeroporto di Boccadifalco (se volete affacciarvi dalla torre di controllo, qui per prenotare) alla medievale camera dello scirocco di Villa Naselli (qui per prenotarealle assolutamente inaspettate sorgenti del Gabriele (solo domenica, qui per prenotare), dalla Casina Cinese dove sono stati scoperti gli antichi cunicoli (qui per prenotare), ai depositi segreti della Galleria d’arte moderna (qui per prenotare); da Villa Ahrens, dove hanno sede gli uffici della Dia (qui per prenotare) al Grand Hotel Piazza Borsa (qui per prenotare), dalla palazzina dei Quattro Pizzi sulle tracce di Vincenzo Florio (qui per prenotare), dal museo Anice Tutone dove si recupera la famosa acqua e zammù (qui per prenotare) a Palazzo Branciforte restaurato da Gae Aulenti (qui per prenotare).

VISITE CON GUIDE D’ECCEZIONE

Casa a peristilio su Monte Iato

Domenica torneranno visitabili i siti istituzionali, che partecipano alle “Domeniche al museo”. Al Museo archeologico Salinas domenica alle 11 la visita sarà condotta dalla stessa direttrice, Caterina Greco che promette di ripetere il successo del primo weekend del festival luoghi, quando il suo racconto è andato sold out. Ma sarà anche disponibile – ed è una sorpresa di questa ultima tranche – una bellissima visita “fuori porta” all’area archeologica di Monte Iato dove attende i visitatori del festival, la direttrice Francesca Spatafora. Si raggiungerà il sito con una navetta (qui per prenotare).

CENTINAIA DI LUOGHI APERTI

Code a Palazzo Mirto

Tra gli altri siti che riaprono le porte in questa ultima domenica, ci sono il palazzo arabo-normanno della Zisa, il Castello a Mare con le sue mille storie di rinascita, la Cuba, la chiesa e il chiostro di San Giovanni degli Eremiti, e il Museo di arte contemporanea Riso, tutti dalle 10 alle 17,30. E soltanto domenica (e su prenotazione) si riaprono le porte di quel gioiello sontuoso che è Palazzo Mirto. Tra gli altri cento siti vi consigliamo di non perdere la biblioteca Bombace (solo domani, ultima possibilità di visita), nell’ex collegio Massimo dei Gesuiti che nasconde un milione di volumi e antichi codici, ma anche un bunker della guerra (che si visita con un coupon a parte).

Il Teatro Massimo dall’ex Provveditorato alle Opere pubbliche

E si consiglia la visita anche ad un palazzo neoclassico che pochi conoscono: l’ex provveditorato alle opere pubbliche che ha aperto le porte per la prima volta proprio per il festival: notate le due state all’esterno, la Meccanica e l’Ingegneria del De Lisi. La cinquecentesca chiesa di San Francesco di Paola (apre solo domenica), appena restaurata, che sarà felice di mostrare il suo interno gotico catalano colmo di affreschi e stucchi. Del tutto diversa, austera, medievale, è invece la Magione di cui non bisogna dimenticare l’antico chiostro, unico rimasto dell’originario monastero. Aperto a Pallavicino, il Giardino della Concordia, dove ad ogni pianta corrisponde un nome, una data, una targa, aperte le due sedi della Missione di Biagio Conte. E la mattina di domenica correte a Villa De Cordova dove scoprirete un esotico “salone cinese”.

Andiamo per torri: da Sant’Antonio Abate da cui si scopre quanto sia ancora formicolante la Vucciria, alla trecentesca San Nicolò di Bari da dove si domina l’Albergheria alla cupola del Santissimo Salvatore che invece si apre sul Cassaro, ma scopre anche tutti i tetti del centro storico. Se invece volete affacciarvi sul mare, raggiungete Porta Felice e capirete che l’asse verso Porta Nuova, è veramente un tracciato perfetto. Pochi passi ed eccovi al Loggiato San Bartolomeo: è una finestra aperta sulla Cala, e il sito è stato recuperato di recente con l’aiuto dei privati. Anzi, partecipa anche alb per le attività finanziate tramite Art Bonus: bisogna votare, assolutamente.

SI VOTA IL BENE DA RESTAURARE

Una delle sfingi del Gymnasium dell’Orto Botanico

E visto che di votazione qui si parla, Le Vie dei Tesori è pronto a recuperare – come è ormai un’abitudine da due anni – brandelli della storia più autentica della città. Come ogni anno, il festival chiede direttamente al suo pubblico di scegliere il bene (i beni) da restaurare. e questa volta i restauri saranno sostenuti da Lottomatica Holding. È stata quindi avviata la votazione online che consentirà di restaurare tre beni presenti nei luoghi che hanno partecipato a quest’ultima edizione. Tre tesori da scegliere fra sei candidati (qui per votare) a Palermo, “concorrono” le due imponenti sfingi settecentesche in pietra di Billiemi, all’entrata del Gymnasium dell’Orto Botanico, e l’antichissima porta conservata nei magazzini della Soprintendenza, che gli storici ritengono chiudesse Porta di Castro oppure uno degli accessi del Castello a mare. Catania propone il portale ligneo settecentesco interno della chiesa di san Benedetto, da cui escono le monache che ogni anno cantano al passaggio del fercolo di sant’Agata; all’Inda di Siracusa, si potrebbero restaurare così l’affresco di Amorelli a Palazzo Greco e dieci manifesti delle Tragedie realizzati tra gli anni ’50 e ’60. Gli ultimi due “candidati” arrivano da Marsala – la cupola del famoso campanile del Carmine, il sito più curioso aperto dal festival – e da Trapani – un olio su tavola conservato nella stranissima cappella della Mortificazione.

ITINERARIO CONTEMPORANEO

Nicola Pucci

Torniamo a questo ultimo weekend: saranno disponibili i cinque siti dell’Itinerario contemporaneo: case-studio dove gli artisti vivono e lavorano, aperti in notturna – con lo stesso coupon dei luoghi – dalle 18 alle 22, tranne Officine Calderai dove si vedono nascere pezzi di design dalle mani degli artigiani, domani e sabato dalle 10 alle 18. Gli altri quattro sono da cercare: da piazza Rivoluzione, da Arèa, studio dove lavora Giovanni Lo Verso al vicino Spazio Rivoluzione dove c’è Adalberto Abbate, a piazza XIII vittime per le due sculture en plein air di Daniele Franzella e Clemens Botho Goldbach. Ma spingetevi lontano dal centro:  a pochi passi dall’Ucciardone, nella parte più antica delle Fabbriche Sandron, il pittore Nicola Pucci vive e lavora in “strana” compagnia.

PASSEGGIATE, ESPERIENZE E VISITE TEATRALIZZATE

Visita all’Orto Botanico in notturna

Non solo luoghi, ma partendo dai luoghi. Perché Le vie dei Tesori non perderà mai il gusto di raccontare. Lo fanno i volontari che aprono i siti, i ragazzi che li studiano e li narrano, e le guide d’eccezione, dal direttore di museo al botanico, all’appassionato. Per questo non sono da perdere le passeggiate (qui per prenotarle tutte): sabato e domenica si percorreranno le antiche strade dei mercanti, si scopriranno le mille vite della Palermo romana, normanna e spagnola; dalle ingegnose torri d’acqua ai segreti di Villa Giulia, fino alle tappe fuori città al castello di Carini, oltre alle consuete gite nel verde da Monte Pellegrino a San Martino, fino ai lecci e sugheri nascosti di Ficuzza. Restando in città, non perdete le ultime possibilità per visitare i laboratori dei pupari, da quello di Mimmo Cuticchio nei vicoli del Massimo a quello di Salvo Bumbello nel cuore del Papireto. Tra le esperienze, sono poche quelle non esaurite: restano poche possibilità per fare un giro a cavallo nelle scuderie settecentesche del principe di Cottone.

Uno dei viali dell’Orto Botanico

E siccome le richieste erano tantissime, è stata aggiunta in corsa un terzo tour in notturna (sabato alle 20,30) all’Orto Botanico (qui per prenotare). Le ultime due visite teatralizzate sono sabato: alle 17,30, Stefania Blandeburgo vestirà il costume succinto di un’autentica cortigiana settecentesca nella cripta delle Repentite (qui per prenotare); e Pietro Massaro sarà l’oste della taverna di Sant’Antonino, che appare nel convento del quartiere raccontando la sua vicenda personale e intrecciandola a quella di alluvioni, terremoti, feste, usi e cibi (qui per prenotare).

Per restare aggiornati su tutte le iniziative, visite e appuntamenti, visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

Hai letto questi articoli?

Catania si mette in mostra, ecco il meglio dell’ultimo weekend

Nel palazzo sontuoso con la guida del principe, poi terme antiche, cripte nascoste, raffinerie dimenticate e musei “gioiello”. Questo fine settimana aperitivo e visita guidata al Parco dell’arte

di Redazione

Metti che incontri un principe, uno vero, e che lui ti racconti della sua casa di 600 stanze, dove ti muovi sotto affreschi dorati da cui si affacciano dei e dee che richiamano i volti dei nobili antenati. Metti che entri in un altro palazzo e invece ti ritrovi in un piccolo museo di arte contemporanea, abbracciato ad un fenicottero rosa. Le Vie dei Tesori si prepara all’ultimo weekend a Catania, come a Palermo – da venerdì 1 a domenica 3 novembre – e promette tre giorni colmi di bellezza. Lo scorso fine settimana sono stati oltre 4 mila: quasi tutti in un solo giorno, domenica scorsa, quando Catania si è risvegliata dopo l’allerta meteo.

Camminamento di Porta Uzeda

Armati di smartphone e cartine, agguerriti alla ricerca del palazzo sontuoso, della cripta nascosta, del camminamento da cui si scopre l’antico mercato, da un lato, e via Etnea dall’altro. Ma sommati ai weekend precedenti, portano i numeri di Catania abbastanza in avanti, a sfiorare finora i 20 mila visitatori. I luoghi aperti sono veramente tanti (qui per scoprirli tutti), dai tre antichi complessi termali (Rotonda, Indirizzo e le Achilliane, sotto la cattedrale) ai due Bastioni; solo sabato mattina si entra in Cattedrale, nei tre siti aperti per il festival, e si sale alle terrazze. Non perdete l’antica raffineria alle Ciminiere, né i musei “gioiello” dedicati a quel genio di Bellini (nella sua casa natale) e a Emilio Greco, il disegnatore amato da Picasso. Se invece raggiungerete il Parco dell’Arte – il giardino naturale inserito del la fondazione La Verde La Malfa, a San Giovanni La Punta, creato dalla mecenate Elena La Verde, dove le installazioni d’arte sbucano a sorpresa tra piante e fiori – sarete accolti da un aperitivo offerto dai padroni di casa dopo la visita guidata. Sarà una vera “esperienza” sabato e  domenica dalle 9 alle 13 e dalle 15,30 alle 18 (qui per prenotare).

Il principe Ruggero Moncada

Il percorso inizia dalla delicata Villa Manganelli, l’unica villa disegnata in città da Ernesto Basile, “infiltrato” palermitano tra i gattopardi catanesi: sarà aperta sabato e domenica dalle 10 alle 16. Sempre domenica non perdete la visita al sontuoso Palazzo Biscari dove vi capiterà di incontrare il principe Ruggero Moncada in persona. Anfitrione illustre e narratore nato, calamita l’attenzione del pubblico che lo ascolta affascinato mentre racconta di antenati illustri, feste e personaggi che hanno segnato la vita di Catania. Sono aperti anche Palazzo Asmundo di Gisira, trasformato in haute hotellerie ma con un occhio all’arte contemporanea (dalle 12 alle 17,30, ma a piccoli gruppi); e Palazzo degli Elefanti, la sede del Comune, aperta ogni mattina fino alle 12,30: vi mostreranno la lettera “A” che il Vaccarini aggiunse come omaggio a sant’Agata.

Grotta dell’Amenano

Chissà quante storie potrebbe raccontare l’Amenano se potesse parlare.  Il fiume che scorre sotto Catania rotola delicato e canterino: se arrivate in piazza Currò troverete una scaletta che porta nelle viscere della terra, passando attraverso un pub rispettoso del sito. Questo weekend apriranno celle, cunicoli e cripte. Per scoprire che a Sant’Agata la Vetere (aperta sabato e domenica fino alle 18) ci sono due cripte diverse con i colatoi integri, una più povera ed austera per i frati francescani, e un’altra quasi sontuosa per i nobili; una cripta c’è anche sotto San Giuseppe al Transito (9-13 e 16-19), mentre a Sant’Agata al Carcere (10-12 e 16-18, solo su prenotazione) si visita la cella in cui fu rinchiusa la giovinetta martire.

Bastione del Tindaro

Domenica sarà anche l’ultima occasione per visitare il tabernacolo artistico  del santuario di Maria Santissima Annunziata al Carmine, la chiesa dei Carmelitani distrutta dal terremoto e ricostruita nel 1729; il tabernacolo è ospitato nella cappella della Madonna. Sabato e domenica, visite ai due bastioni: il bastione degli Infetti così chiamato perché ospitò il lazzaretto durante l’epidemia di peste a fine Cinquecento; e il bastione del Tindaro, parte della cinta muraria di Carlo V, di cui sono rimaste pochissime tracce; visite anche alle Ciminiere dove, oltre alle collezioni, è visitabile quel bellissimo esempio dia archeologia industriale che è l’antica raffineria. È sarà anche un’occasione per riscoprire due piccoli ma interessantissimi musei “gioiello” di Catania: la casa natale di Vincenzo Bellini dove sono raccolti cimeli, spartiti, foto e strumenti del compositore, e persino la sua maschera funeraria; e il museo dedicato all’opera grafica di Emilio Greco, considerato da Picasso “il più grande disegnatore che abbiamo in Europa”.

Per restare aggiornati su tutte le iniziative, visite e appuntamenti, visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

Hai letto questi articoli?

Le Vie dei Tesori a Mantova chiude con 4100 visitatori

Dieci luoghi aperti per due weekend e boom di 700 visitatori per il Palazzo del Potestà. Molto visitati anche palazzo Andreasi e lo stabilimento idrovoro di Ponte Arlotto

di Redazione

Visite al Palazzo del Podestà

Un bellissimo successo che supera i 4100 visitatori in due soli weekend, in cui Le Vie dei Tesori è giunto per la seconda volta a Mantova. Il festival che da tredici edizioni racconta il patrimonio culturale della Sicilia – 185mila visitatori in soli tre weekend a Palermo, Catania e nel Ragusano, e 80 mila in altre dieci città dell’isola – da due anni è infatti sbarcato in Lombardia.  Lo scorso weekend si era marciato verso i duemila visitatori in nove siti, in questo secondo fine settimana i numeri sono saliti molto perché ha riaperto le porte l’atteso Palazzo del Podestà, una residenza immensa in restauro da sei anni per i danni provocati dal terremoto. La riapertura è diventata così un simbolo di rinascita e di riappropriazione del territorio. Gli oltre 700 visitatori hanno potuto accedere soltanto in alcune sale, con misure di sicurezza, a gruppi di poche persone alla volta munite di caschetto protettivo. Ma il pubblico è accorso, soprattutto mantovani che da tempo vedevano chiuso il palazzo. Code ordinate, pubblico felice e incuriosito.

Palazzo del Podestà

“Siamo riusciti ad aprire a cantiere in corso, un palazzo che per Mantova ha un significato particolare – dice il sindaco Mattia Palazzi – e abbiamo ottenuto un successo straordinario. Siamo contenti che questa iniziativa unisca Palermo e Mantova sulla stessa linea della riappropriazione del patrimonio culturale. Dimostra, al Nord come al Sud, che le città hanno bisogno della loro memoria, che si devono sforzare per recuperare i siti e per difenderli. Le Vie dei Tesori è un’iniziativa bella, importante e siamo felici del successo”.

“La prima intuizione de Le Vie dei Tesori nacque in me nel lontano 2005 proprio a Mantova, quando – stregata dalla bellezza della città e dalla partecipazione del pubblico a eventi come il Festivaletteratura – pensai di ideare un format a Palermo che unisse bellezza e partecipazione -spiega il presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori onlus, Laura Anello – . Il successo a Mantova quindi mi emoziona doppiamente e chiude un cerchio. Grazie a questa meravigliosa città ispiratrice, grazie alle istituzioni, grazie alla Fidam, grazie ai ragazzi narratori, grazie ai visitatori che hanno fatto loro lo slogan di quest’anno: Scopri la bellezza che ti appartiene”.

Apre il cantiere del Palazzo del Podestà

Il sabato del secondo weekend ha chiuso ad oltre mille visitatori, oggi molti di più, e di questi soltanto 700 per il Palazzo del Potestà, marcato stretto dal cinquecentesco Palazzo Andreasi (oltre 600 presenze) che il nobile Girolamo, signore di Rivalta, volle costruire per la moglie, Ippolita Gonzaga. Podio di bronzo dei tre siti più visitati, il particolarissimo stabilimento idrovoro di Ponte Arlotto (500 visitatori), la garanzia di Mantova contro le esondazioni. Visitarlo sarà un viaggio prezioso alla scoperta del sistema di protezione dall’acqua che nel 1929, quando lo ideò l’ingegner Pietro Ploner, fu considerato uno dei più all’avanguardia d’Europa.

L’Archivio di Stato

Le Vie dei Tesori a Mantova ha quindi superato i 4000 visitatori. “Siamo felicissimi perché le persone sono arrivate già con il loro abbonamento, acquistato in precedenza – dice Italo Scaietta, a capo della Fidam, la Federazione italiana Amici dei musei, che ha organizzato la tappa mantovana del festival, sotto il patrocinio del Comune e con partner l’Associazione Amici di Palazzo Te e dei Musei mantovani – questo vuol dire che è stato compreso lo spirito del festival. È piaciuto molto questo mix tra volontari e ragazzi che ha permesso di far riscoprire una città già ricca di suo, ma molto legata alla consuetudine dei luoghi. La curiosità del pubblico ci ha fatto comprendere ancora di più che siamo sulla buona strada: Mantova ha ancora tantissimo da mostrare. E ringraziamo di cuore i ragazzi, bravissimi e competenti, che ci hanno aiutato”.

Oltre al Palazzo del Podestà di Mantova, hanno aperto le porte altri nove siti tra chiese, residenze, complessi gesuiti, in collaborazione con associazioni culturali, Comune, Università, Diocesi, Demanio, Consorzio di bonifica. Le visite e l’accoglienza sono state curate dagli studenti del liceo artistico Giulio Romano, del liceo classico Virgilio, del liceo scientifico Belfiore, dell’istituto Bonomi-Mazzolari, dell’istituto superiore Fermi, del Politecnico-Facoltà di Architettura-Polo di Mantova. Hanno aperto le porte anche l’Archivio di Stato, la Biblioteca Comunale Teresiana, la medievale chiesa di sant’Apollonia, l’antichissima chiesa di San Martino, la seicentesca chiesa di Sant’Orsola, palazzo Aldegatti e il Liceo Ginnasio Virgilio.

Hai letto questi articoli?

Le Vie dei Tesori fa 244mila visite in quattro weekend

Questo fine settimana, altri 55mila a Palermo e oltre 4mila in una Catania colpita dal maltempo. Nel capoluogo siciliano, la chiesa di Santa Caterina resta in testa alla classifica, ma a sorpresa è secondo il Teatro Massimo che ha aperto il palcoscenico

di Redazione

Le Vie dei Tesori continua la sua corsa straordinaria e promette di raggiungere numeri molto alti, visto che nei quattro fine settimana di ottobre ha messo insieme 244mila visitatori. E se sono sempre confermati i 55mila visitatori che ogni weekend assediano i 170 luoghi aperti a Palermo, è una bellissima notizia il numero dei 4mila che ha sfidato il maltempo e si è riversato nei siti aperti a Catania: nel capoluogo etneo, venerdì scorso l’allerta rossa ha bloccato il festival, sabato timidamente molti siti hanno aperto le porte e domenica si è registrato ovunque il pienone.

Fornaci Maiorana

Oltre 55mila visitatori, quindi, anche questo weekend hanno scelto Palermo, tra palermitani e turisti tra oratori, chiese, bunker, voli, salotti: accolti ovunque da volontari, guide, studenti. La chiesa di Santa Caterina guadagna come sempre il podio, ormai è il sito sovrano di quest’anno, e questo fine settimana conteggia 2100 visitatori. Ma al secondo posto c’è una sorpresa: il Teatro Massimo ha aperto il palcoscenico solo questo weekend e ha messo insieme 1800 visite, con il pubblico felice di entrare nel retro palcoscenico per carpire i segreti di scenografi e tecnici. Terzo sito più amato è il monastero di Santa Caterina (1600 visitatori), con il suo chiostro nascosto, lontano dai rumori dei mondo circostante. Quarto sito scelto dal pubblico è il Loggiato San Bartolomeo (1400 visitatori), da pochi mesi restituito alla città: molto apprezzata la terrazza, anche per una foto ricordo affacciati sul mare. Tallona da presso il rifugio antiaereo (1250) sotto Palazzo delle Aquile – quest’anno visitabile soltanto il sabato e la domenica – con l’appassionato racconto della città bombardata. Ma un’altra sorpresa sta da queste parti: trascinato dal racconto sul cinquantenario dal famoso furto della “Natività”, ha registrato un picco di visite anche l’Oratorio di San Lorenzo che mette insieme 1050 presenze, accanto alla cupola del Santissimo Salvatore (1020) da cui si ottiene una vista a trecentosessanta gradi sull’intero centro storico.

Piccoli musicisti a Boccadifalco

Va sempre benissimo l’aeroporto di Boccadifalco che questa domenica ha accolto i suoi mille visitatori, con una sorpresa “sonora”: i giovanissimi strumentisti dell’orchestra nata in seno all’Istituto comprensivo “Don Rizzo” di Ciminna, con i “colleghi” dell’Istituto superiore “D’Alessandro”, hanno accompagnato le visite al suono dell’inno nazionale e di valzer gattopardeschi. Stefania Blandeburgo e Pietro Massaro hanno continuato con le loro visite teatralizzate e navigano sul sold out. Apprezzata anche la mostra che racchiude la rimaterializzazione di tele disperse di Van Gogh, Monet o Tamara de Lempika, nel sottocoro di Palazzo Abatellis, che apre (con un coupon diverso) anche le terrazze e i laboratori di arazzi.

Palazzo Manganelli

Catania funestata dal maltempo, ha comunque retto e con onore. Sbarrati i luoghi il venerdì per l’allerta meteo, hanno aperto (ma non tutti) il sabato, ma già domenica erano assediati dai cittadini catanesi e dai turisti. E nonostante il maltempo, la città della lava mette insieme comunque 4mila visitatori, spalmati tra gli amatissimi e sontuosi palazzi, i due Bastioni e le chiese antiche. È stata l’ultima occasione per visitare Palazzo Manganelli che i Borghese, che oggi ne sono i proprietari, aprono soltanto di rado e per eventi selezionati: i catanesi lo sanno e si sono messi in coda sin dal mattino. Ogni visita era sold out, oltre 700 visitatori sono sciamati nei saloni affrescati, hanno ammirato il dipinto di Giuseppe Sciuti, l’antico biliardo, le specchiere, le tappezzerie in seta provenienti dalle manifatture dei Manganelli che devono il loro secondo titolo al fuso per tessere, appunto “il manganello”.

Palazzo Biscari

Palazzi amati: podio d’argento per Palazzo Biscari (500 visitatori) dove le visite erano condotte dal principe Ruggero Moncada in persona. Anfitrione illustre e narratore nato che il pubblico ha ascoltato affascinato. Il terzo sito più visitato a Catania è invece a sorpresa Villa Manganelli, residenza illustre, l’unica realizzata dall’architetto Ernesto Basile nel capoluogo etneo. Bellissime le visite anche alla chiesa di San Benedetto, dell’antico monastero di clausura delle monache benedettine. Ed è proprio qui il portale in legno che il pubblico de Le Vie dei Tesori può scegliere di restaurare: tra sei beni proposti – che saranno votati tramite i social – ne verranno scelti tre che rinasceranno grazie al festival.

Per restare aggiornati su tutte le iniziative, visite e appuntamenti, visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

Hai letto questi articoli?
Le vie dei Tesori News

Send this to a friend