Torna la magia del Teatro del Fuoco

Tappe a Palermo, Gibellina e Zafferana Etnea per lo spettacolo che ogni anno mescola danza e acrobatica, mettendo in scena la clownerie tradizionale in armonia con la più sofisticata tecnologia

di Redazione

Un viaggio simbolico dal buio alla luce, intesa come conoscenza, rivelazione e scoperta. Torna anche quest’anno il Teatro del Fuoco, con una 12esima edizione interamente giocata sul tema della luce. L’1 agosto l’International Firedancing Festival farà una prima tappa al Teatro di Verdura di Palermo, per poi approdare il 2 agosto a Gibellina e il 3 a Zafferana Etnea. Come ogni anno, danzatori e acrobati si combineranno in perfetta sincronia, mettendo in scena la clownerie tradizionale in armonia con la più sofisticata tecnologia.

Si inizia dunque in quella Palermo, simbolo dell’accoglienza reduce dal successo di città capitale italiana della cultura 2018. Centro del Mediterraneo per geografia e vocazione, la città ha fatto dell’integrazione il proprio manifesto, anche con la scelta di campo di festeggiare il capodanno con un artista poliedrico come Goran Bregovic, e con Red Ronnie e, fra gli altri, gli artisti del Teatro del Fuoco. Lo show itinerante continua il suo tour in un altro luogo-simbolo: Gibellina, emblema della perseveranza nella ricerca del bello anche quando tutto sembra perduto, per concludere, il 3 agosto, a Zafferana Etnea, terra del vulcano-madre, simbolo di fertilità, creatività, irruenza. Un triangolo ideale, in cui confluiscono artisti provenienti da tutto il mondo, che lavorano insieme a un progetto comune: intorno al fuoco e più in generale alla luce, in una Sicilia illuminata dall’arte.

“Quella di Teatro del Fuoco è nata come una scommessa – afferma Amelia Bucalo Triglia, direttrice artistica del Festival – e ogni anno la sfida si rinnova per creare un evento spettacolare da una sapiente miscela di ingredienti: palcoscenici naturali fra i più belli del mondo, artisti pieni di talento, e il fuoco con la sua straordinaria forza evocativa. Un’esperienza unica, che ha qualificato il Festival come vettore di importanti ricadute turistiche per il territorio”.

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Una mostra dedicata ai “tesori” del Touring Club Italiano

Sono esposte nell’ex convento della Magione, a Palermo, guide, riviste, carte geografiche, collane, fotografie e atlanti dell’archivio dell’associazione

di Redazione

Una mostra di foto e pubblicazioni che racconta 125 anni di storia del turismo. Nell’ex convento della Magione, a Palermo, sono esposti, dal 25 maggio al 9 giugno, “I Tesori del Touring”: guide, riviste, carte geografiche, collane, fotografie e atlanti dell’archivio del Touring Club Italiano e dei suoi soci.

Atlanti e carte geografiche in mostra

“Il Touring Club Italiano da 125 anni ha una missione importante – afferma il presidente nazionale del Tci, Franco Iseppi – prendersi cura dell’Italia come bene comune perché sia più conosciuta, attrattiva, competitiva e accogliente, contribuendo a produrre conoscenza, tutelare e valorizzare il paesaggio, il patrimonio artistico e culturale e le eccellenze economico-produttive dei territori. Questa missione diventa pratica quotidiana nell’azione preziosa e insostituibile di migliaia di volontari Touring impegnati attivamente sul territorio come coloro che animano il Club di territorio di Palermo a cui si deve, a due anni esatti dalla costituzione, l’organizzazione di questa mostra”.

“La data scelta per l’inaugurazione è simbolica – aggiunge Fabio Rocca, console e coordinatore del Club di territorio di Palermo – coincide infatti col giorno in cui, nel 2017, a Villa Niscemi, fu costituito il nostro Club di territorio, che riunisce in un obiettivo comune, persone appassionate, desiderose di vivere attivamente l’associazione sul proprio territorio e impegnarsi per la valorizzazione dell’offerta turistica e culturale della città”.

In mostra i Tesori del Touring

L’inaugurazione è fissata alle 17. Previsti gli interventi di Lina Bellanca, soprintendente ai Beni Culturali di Palermo; Fabio Giambrone, vicesindaco di Palermo; Adham Darawsha, assessore comunale alle Culture; Alessandra De Caro della Soprintendenza del Mare e Giorgio Longo, del Touring Club Italiano. Introduce Fabio Rocca e Salvatore Vitale illustrerà la mostra.

La mostra è visitabile, domenica, lunedì, martedì e mercoledì, dalle 9 alle 13; giovedì sabato e domenica, dalle 9 alle 18. L’ingresso è libero.

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Un museo racconta la storia del Grande Cretto di Burri

È stato allestito nell’ex Chiesa di Santa Caterina, tra i ruderi della vecchia Gibellina. Si potranno ammirare fotografie, documentazioni storiche, plastici e proiezioni sulla nascita dell’opera

di Redazione

Un viaggio nella storia del Cretto. L’enorme sudario bianco di calce che ricopre le macerie della vecchia Gibellina, distrutta dal terremoto del Belice del 1968, avrà un suo museo. Lo spazio espositivo, che narra la genesi e la costruzione della grande opera di Alberto Burri, si inaugura il 24 maggio nell’ex Chiesa di Santa Caterina, nei ruderi della vecchia Gibellina. Il progetto museale, voluto dall’amministrazione comunale guidata da Salvatore Sutera, ideato e curato dall’assessore alla Cultura Tanino Bonifacio, prevede la realizzazione di un ampio apparato museografico costituito da fotografie, documentazioni storiche, plastici e proiezioni che raccontano la nascita del Grande Cretto, opera che viene considerata uno dei più grandi esempi di land art al mondo.

Particolare del Cretto

Il visitatore avrà così un importante supporto documentaristico per comprendere meglio e vivere l’opera che ha una genesi creativa originale e che ha alti significati simbolici sul piano artistico ed antropologico. Il museo è suddiviso in diverse sezioni narrative, una prima indaga su Gibellina prima del terremoto, un’altra dalla tragedia alla rinascita, infine è presente anche “spazio video” con la proiezione di due opere dedicate al “Grande Cretto” , quella di Petra Noordkamp, presentata nel 2015 dal Guggenheim Museum di New York, in occasione della grande retrospettiva dedicata a Burri “The Trauma of Painting” e il cortometraggio “Alberto Burri, la vita nell’Arte” di Davide Gambino e Dario Guarneri, una produzione del Centro Sperimentale di Cinematografia, sede Sicilia, del 2011. Saranno esposti, inoltre, due acquerelli raffiguranti il “Grande Cretto”, realizzati nel 1992 da Gianbecchina e donati al Comune di Gibellina da Alessandro Becchina, presidente dell’Archivio Gianbecchina.

Sui ruderi del terremoto tra il 1985 e il 1989, Alberto Burri ha steso un’enorme colata di cemento, trasformando le rovine in opera d’arte. I blocchi di cemento sono attraversati da spaccature regolari, che riproducono parte del sistema viario di Gibellina vecchia. L’opera, dunque, è un memoriale del terremoto del 15 gennaio 1968. Nel suo minimalismo, il Cretto rende omaggio alla città che non c’è più e riattiva la memoria e il ricordo.

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Tornano le visite guidate serali al Duomo di Monreale

Il percorso guiderà alla scoperta della chiesa e dei mosaici custoditi all’interno, per poi passare alla cappella del Crocifisso che accoglie il tesoro. Appuntamento tutti i venerdì dal 24 maggio

di Redazione

Torna “Monreale by night”, il suggestivo itinerario di visita che mette insieme il Duomo e il Chiostro, grazie alla collaborazione sinergica tra la Basilica Cattedrale di Monreale, la Soprintendenza ai Beni Culturali della Regione Siciliana, con il concessionario CoopCulture (che da dicembre  2017 gestisce i servizi aggiuntivi del Chiostro dei benedettini). Il percorso guiderà i visitatori nell’esplorazione del Duomo, leggerà il Vecchio e il Nuovo Testamento sui mosaici, ammirerà il Cristo Pantocratore e passerà quindi alla cappella del Crocifisso – meglio nota come Cappella Roano, dal nome del suo fondatore – che accoglie il Tesoro del Duomo; per concludere la passeggiata lungo gli ambulacri del chiostro.

Il Duomo di Monreale

“Una vera e propria visita privilegiata, per scoprire in tutta tranquillità un complesso straordinario, approfondirne i particolari, comprenderne la lettura. Sarà una visita di qualità, per un pubblico attento. E grazie al biglietto unico anche i visitatori hanno una idea concreta dell’intero complesso abbaziale”, spiega don Nicola Gaglio, parroco della Cattedrale. “Un’iniziativa che permette di apprezzare il sito e valorizzarlo al meglio – dice la soprintendente Lina Bellanca – . La visita guidata consentirà di apprezzare i contenuti delle singole opere dando un senso a questo itinerario complessivo”.

“La lunga esperienza, nella gestione di più di 200 fra i principali musei e monumenti italiani, ci insegna che le aperture straordinarie e le visite esclusive concorrono ad aumentare il fascino di un luogo di cultura – interviene Letizia Casuccio, direttore generale di CoopCulture per l’area centro-sud – . La visita viene personalizzata, i gruppi non sono numerosi e seguiti con cura, ogni volta è un’esperienza unica che resta nella memoria di chi la vive come un momento indimenticabile”.

A Monreale è previsto un unico itinerario di visita: con un solo biglietto è possibile visitare il chiostro ed il duomo, un intero percorso che racconta i tempi, la corte normanna, i monaci benedettini giunti da Cava dei Tirreni, il chiostro silenzioso e il tesoro della Chiesa. E poi ancora grazie ai restauri degli spazi della biglietteria del chiostro di Monreale, sponsorizzata da Coopculture e realizzata in sinergia con la Soprintendenza di Palermo, sono stati riportati alla luce gli affreschi di straordinaria bellezza.

Per informazioni e prenotazioni, telefonare allo 0917489995, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18, e il sabato dalle 9 alle 14.

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L’estate del Teatro Massimo tra musica e danza

Tanti gli appuntamenti per una stagione itinerante, tra Palermo, il Teatro Antico di Segesta e la partecipazione al prestigioso Festival di Ravello, sulla Costiera Amalfitana

di Redazione

Un’estate che si apre nel segno di Rossini e di Verdi e della danza, con il ritorno in luoghi che sono già stati sede degli appuntamenti estivi del Teatro Massimo di Palermo nella scorsa stagione, consolidando i rapporti istituzionali e le collaborazioni già intessuti; ma anche un’estate che porterà l’Orchestra del Teatro Massimo al prestigioso Festival di Ravello, sulla Costiera Amalfitana, dove è stata invitata a suonare diretta da Gabriele Ferro. Una stagione estiva inoltre che vedrà impegnate tutte le formazioni del Teatro: Orchestra, Coro, Corpo di ballo, senza dimenticare i più giovani, cioè il Coro di voci bianche, la Cantoria e la Massimo Kids Orchestra, per i quali è in previsione anche un fitto calendario di appuntamenti che li vedranno esibirsi a Palermo e in Sicilia.

Chiara Amarù

La stagione estiva del Teatro Massimo si apre sabato 29 giugno alle 20.30 con la Petite Messe solennelle di Gioachino Rossini nel Chiostro della Galleria d’Arte Moderna, sede già l’anno scorso di concerti e dell’opera Don Pasquale. A dirigere la composizione sacra di Rossini sarà il maestro Piero Monti, che dirigerà l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo. I solisti saranno il soprano Shelley Jackson, il mezzosoprano palermitano Chiara Amarù, il tenore Francisco Brito e il basso Emanuele Cordaro.

Particolarmente intenso il primo fine settimana di luglio: sabato 6 luglio alle 21. L’Orchestra e Coro del Teatro Massimo saranno al Teatro antico di Segesta per un Verdi Gala. Sotto la direzione di Alessandro D’Agostini eseguiranno sinfonie e cori dalle opere di Verdi, con pagine famosissime come “Va’ pensiero” da Nabucco, “Patria oppressa” da Macbeth e il coro delle zingarelle da La traviata. Doppio appuntamento la domenica successiva. Domenica 7 luglio alle 21 al Teatro antico di Segesta, il Concerto Kids vedrà la Massimo Kids Orchestra, il Coro di voci bianche e la Cantoria del Teatro Massimo, le formazioni del Teatro Massimo costituite da bambini e ragazzi che comprendono in tutto più di 200 giovanissimi. Sotto la direzione di Michele De Luca eseguiranno un repertorio prevalentemente barocco. Sempre domenica 7, con repliche martedì 9 e venerdì 12 luglio, alle 20.30 nel Chiostro della Galleria d’Arte Moderna, andrà in scena “La Cenerentola” di Gioachino Rossini, diretta dalla bacchetta di Alessandro Cadario, con la regia di Alberto Cavallotti.

Cenerentola, dimora di Don Magnifico – Bozzetto di Christian Lanni

Il Corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo propone, venerdì 19 luglio alle 21.15 al Teatro di Verdura e domenica 21 luglio alle 21 al Teatro antico di Segesta una scelta di coreografie che ne testimoniano la versatilità nel passare dal repertorio classico a quello contemporaneo. Lo spettacolo “Danza d’autore… Bolero” si apre e si chiude con due coreografie di Valerio Longo, Plasma in apertura e Quadro Ravel in conclusione, creazione per il Corpo di ballo del Teatro Massimo presentata in prima assoluta sulle musiche di Ravel del Bolero e di Ma mère l’Oye eseguite dall’Orchestra del Teatro Massimo sotto la direzione di Simon Krečič.

Gabriele Ferro e l’Orchestra del Teatro Massimo

L’estate si conclude per l’Orchestra del Teatro Massimo e il suo direttore musicale Gabriele Ferro con una serata al prestigioso Ravello Festival: al Belvedere di Villa Rufolo, nell’eccezionale scenario di uno dei festival più antichi d’Italia che ha visto esibirsi le orchestre internazionali più affermate, l’Orchestra del Teatro Massimo diretta da Gabriele Ferro è stata invitata a partecipare alla sezione “Orchestra Italia”, che propone molte delle migliori orchestre sinfoniche italiane. Domenica 28 luglio alle 20 al Belvedere di Villa Rufolo l’Orchestra del Teatro Massimo diretta da Gabriele Ferro eseguirà, con il soprano Maida Hundeling e il baritono Thomas Gazheli, la Lyrische Symphonie op. 18 di Zemlinsky, rara pagina che l’Orchestra del Teatro Massimo e Gabriele Ferro avevano già proposto a Palermo per l’inaugurazione della Stagione concertistica 2018, la Sinfonia dall’opera Oceana di Antonio Smareglia e il finale della Salome di Richard Strauss.

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“Animal Farm”, l’ultima provocazione di Max Papeschi

L’ironico e irriverente artista ritorna in città con un progetto inedito nei giardini del Palazzo Reale, all’interno della rassegna “Palermo e le donne”

di Redazione

Uno schiaffo a tutti coloro che pensano alle donne come oggetti. Bellissimi, eleganti, torniti oggetti, magari all’ultima moda. È la nuova provocazione dell’artista Max Papeschi che ritorna a Palermo con un progetto inedito, “Animal Farm”, che da domani – mercoledì 22 maggio  – “invade” i giardini di Palazzo Reale, nuovo appuntamento di “Palermo delle Donne”, la rassegna ideata da Stefania Morici. Ironico ed irriverente, Papeschi ha abituato ad un’arte pop deflagrante che tira giù i miti dai capitelli e li getta nella polvere.

In questo caso, l’artista ha deciso di dire la sua sulla donna-oggetto: per Papeschi la mercificazione del corpo di donna, è affine allo sfruttamento degli animali negli allevamenti intensivi. E si butta ancora in avanti, colpendo l’uso del corpo femminile da parte dei brand dell’Haute Couture. Per questa nuova installazione Papeschi ha ideato otto wall paper sistemati sotto il “cappello” benedicente dell’enorme Ficus dei giardini reali: la Natura centenaria fa da sfondo alla testimonianza deflagrante di Papeschi. I corpi nudi e torniti di bellissime modelle sono sormontati da teste di animali da fattoria che guardano con occhi vuoti lo spettatore, in posizioni sensuali e ammiccanti, sullo sfondo di riconoscibilissimi loghi dell’alta moda.

Max Papeschi – Gucci Donkey

Papeschi approda nel mondo dell’arte contemporanea alla fine del 2008, dopo un’esperienza da autore e regista in ambito teatrale, televisivo e cinematografico. Il clamore mediatico sollevato da una sua opera gigante affissa sulla facciata di un palazzo nel centro di Poznan in Polonia lo proietta sulla scena internazionale, rendendolo in pochissimo tempo uno degli artisti italiani più conosciuti all’estero. In soli 9 anni di attività ha realizzato più di 60 mostre personali e partecipato a un centinaio di mostre collettive in giro per tutto il mondo. Nel 2014 è uscita in Italia la sua autobiografia “Vendere Svastiche e Vivere Felici”, seguita nel 2018 dal libro “Max vs Max”, con lo scrittore Massimiliano Parente. Dal 2016 sta portando in giro per il mondo il progetto culturale-umanitario Welcome to North Korea, vero e proprio precedente artistico realizzato in collaborazione con Amnesty International, che unisce arte digitale, performance e installazioni in un’operazione multimediale che attraverso una fittizia e parodistica propaganda di regime svela gli orrori perpetuati dal dittatore Kim Jong Un. Ha appena completato “Pyongyang Rhapsody – The Summit of Love”, bipersonale con Max Ferrigno, ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo.

“Animal Farm” nasce con il supporto della Fondazione Federico II, diretta da Patrizia Monterosso. La mostra sarà visibile fino al 9 giugno, negli orari di apertura di Palazzo Reale. Si accede con il biglietto di ingresso al complesso monumentale oppure con un tagliando di 2 euro per i soli giardini.

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La magia della Sicilia in sessanta secondi

Una dichiarazione d’amore per la Sicilia. Due minuti di immagini mozzafiato che raccontano l’Isola, racchiuse in “Sicily Magic Land 2019”, un video realizzato dalla visual designer Carmen Munafò. Dalla Valle dei Templi alle Gole dell’Alcantara, dalle Eolie a Palermo, dall’opera dei pupi al dolci tradizionali, il patrimonio della Sicilia incalza fotogramma dopo fotogramma. “Sei bella da togliere il fiato, e noi figli tuoi, abbiamo il dovere di raccontarti ai posteri con gli occhi di chi ti ama più di ogni altra cosa”, scrive l’artista nel testo che accompagna il video. “I tuoi colori raccontano gioia di vivere al mondo intero, ma solo noi ne conosciamo la profonda tristezza, nostalgia e rabbia che urli silenziosamente”.

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Una chiesa sconsacrata diventa museo del mare

San Francesco di Paola, a Marzamemi, verrà restaurata e ospiterà reperti di archeologia subacquea. Si realizza l’idea che era stata dell’assessore Sebastiano Tusa

di Redazione

Sarà restaurata e destinata ad accogliere una serie di reperti di archeologia subacquea la chiesetta sconsacrata di san Francesco di Paola di Marzamemi, borgo marinaro del Comune di Pachino, nel Siracusano. L’intervento, finanziato con seicentomila euro dalla Regione Siciliana, è stato affidato dalla Soprintendenza dei Beni culturali aretusea all’impresa Cavarra di Noto che dovrà completarlo entro sei mesi. Si tratta di risorse comunitarie del “Patto per la Sicilia – Fondo di Sviluppo e Coesione 20014-2020” che saranno impiegate per consolidare e riprendere tutte le strutture murarie, per ripristinare la zona absidale e ridare vita alle decorazioni interne. Previsto anche il recupero degli altari laterali, mentre sul prospetto principale sarà eseguito il restauro delle parti in pietra arenaria.

Derubata in passato di ogni ornamento barocco, la chiesa di San Francesco di Paola, sottoposta a vincolo monumentale nel 2001, potrà dunque entrare presto nel circuito dei siti museali dell’Isola. Era stato l’assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa a immaginare di trasformarla in un Museo del Mare anche per la sua vicinanza con la Tonnara di Marzamemi, anch’essa oggetto di un progetto di restauro che partirà a breve. “Ho visitato l’immobile nell’estate dello scorso anno – sottolinea il presidente della Regione Nello Musumeci – e ho assunto l’impegno di recuperare un progetto fermo da tempo. A lavori ultimati, la chiesetta riqualificata non potrà che impreziosire il borgo marinaro e diventare uno spazio culturale identitario”.

San Francesco di Paola, a Marzamemi, verrà restaurata e ospiterà reperti di archeologia subacquea. Si realizza l’idea che era stata dell’assessore Sebastiano Tusa

di Redazione

Sarà restaurata e destinata ad accogliere una serie di reperti di archeologia subacquea la chiesetta sconsacrata di san Francesco di Paola di Marzamemi, borgo marinaro del Comune di Pachino, nel Siracusano. L’intervento, finanziato con seicentomila euro dalla Regione Siciliana, è stato affidato dalla Soprintendenza dei Beni culturali aretusea all’impresa Cavarra di Noto che dovrà completarlo entro sei mesi. Si tratta di risorse comunitarie del “Patto per la Sicilia – Fondo di Sviluppo e Coesione 20014-2020” che saranno impiegate per consolidare e riprendere tutte le strutture murarie, per ripristinare la zona absidale e ridare vita alle decorazioni interne. Previsto anche il recupero degli altari laterali, mentre sul prospetto principale sarà eseguito il restauro delle parti in pietra arenaria.

Derubata in passato di ogni ornamento barocco, la chiesa di San Francesco di Paola, sottoposta a vincolo monumentale nel 2001, potrà dunque entrare presto nel circuito dei siti museali dell’Isola. Era stato l’assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa a immaginare di trasformarla in un Museo del Mare anche per la sua vicinanza con la Tonnara di Marzamemi, anch’essa oggetto di un progetto di restauro che partirà a breve. “Ho visitato l’immobile nell’estate dello scorso anno – sottolinea il presidente della Regione Nello Musumeci – e ho assunto l’impegno di recuperare un progetto fermo da tempo. A lavori ultimati, la chiesetta riqualificata non potrà che impreziosire il borgo marinaro e diventare uno spazio culturale identitario”.

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I Quattro Pizzi raccontano le donne di casa Florio

Tutto pronto per il secondo e ultimo weekend di visite che Le Vie dei Tesori ha ideato per la Settimana delle Culture, con quattro luoghi da scoprire e due passeggiate

di Redazione

Eleganti, invidiate, le donne di casa Florio erano sempre un passo avanti, pur restando al fianco dei loro uomini, fossero imprenditori illuminati come Ignazio o sportivi bohémiens come Vincenzo. Alla Palazzina dei Quattro Pizzi, all’Arenella, sarà possibile scorrere le immagini di una dinastia profondamente legata alla storia siciliana: fil rouge sono queste figure femminili, finora messe in ombra dalla sfavillante donna Franca Florio. Siamo al secondo weekend di visite che Le Vie dei Tesori ha costruito per la Settimana delle Culture: i luoghi su prenotazione – scelti dall’ampio bouquet di siti che poi sarà composto per il tradizionale appuntamento di ottobre – sono quattro più due passeggiate che “saliranno” a salutare la Santuzza. Erano disponibili anche le visite ai Qanat sotterranei e i giri aerei in Piper, ma i posti disponibili sono  già esauriti.

Museo del Caffè Morettino

Apriranno quindi le porte il profumatissimo Museo del caffè Morettino (con un’insolita quanto attesa visita in notturna, domani, sabato 18 maggio, dalle 21, qui per prenotare); il Museo dell’anice Tutone dove si scoprirà la nascita della famosa acqua ‘e zammù (aperto sia sabato che domenica, dalle 10 alle 12, per tre turni di visita, qui per prenotare); il rifugio sotterraneo sotto piazza Pretoria (sabato e domenica, dalle 10 alle 18, qui per prenotare) dove sarà possibile rivivere il dramma di chi correva a rifugiarsi sotto le bombe del 1943, e temeva alla fine dei raid americani, di non trovare più in piedi la propria casa. Le Vie dei Tesori ha organizzato anche due passeggiate di Astrid Natura, in partenza sia sabato che domenica, sempre alle 9, dalle falde di Monte Pellegrino: un percorso lungo la strada utilizzata dai fedeli per raggiungere il Santuario, che consentirà di immergersi, tra natura e storia, nelle bellezze del territorio palermitano. La passeggiata è facile ed accessibile a tutti (per prenotare la passeggiata di sabato cliccare qui, mentre per quella di domenica cliccare qui).

Annina Alliata di Montereale, prima moglie di Vincenzo Florio

Ritorniamo all’Arenella, per quella che fu l’ultima residenza di Vincenzo Florio, la Palazzina dei Quattro Pizzi (sabato aperta dalle 13 alle 17,30 e domenica dalle 10 alle 17.30, qui per prenotare): qui gli eredi hanno allestito una piccola ma preziosissima mostra su ‘’Le donne di Casa Florio: volti di una Sicilia Divina”. Dalla forte ed elegante nobildonna ottocentesca Giovanna D’Ondes Trigona, moglie del capostipite, Ignazio Florio senior, e madre di Ignazio e Vincenzo: era famoso il salotto della nobildonna all’Olivuzza, frequentato da  Matilde Serao, Gabriele D’Annunzio, Giovanni Boldini, Thomas Lipton, Nathaniel Rothschild; ma Giovanna restò sempre nell’ombra, un passo dietro il marito imprenditore, ma non lasciò mai che i due figli, come era usanza dei tempi, venissero cresciuti da nutrici e governanti. Ed Ignazio e Vincenzo le resteranno sempre molto legati, seguendone i suoi consigli anche da adulti.

Di Franca Florio, invece, si sa tutto: della collana famosa simbolo di tradimenti, dell’amore per le corse, dell’amicizia con D’Annunzio e il Kaiser; questi scatti sbiaditi aprono la scatola dei ricordi, ci sono i viaggi nelle capitali europee e gli amici illustri, le passioni e le manifestazioni a cui partecipava; altre immagini raccontano invece le sue figlie Igiea (che diede il nome al famoso albergo palermitano) e Giulia: Ignazio e Franca Florio persero tre dei cinque figli, ed erano legatissimi alle due bimbe che li accompagnavano dappertutto. Dal lato del fratello Vincenzo, ecco invece le fotografie che ritraggono la prima moglie, la bellissima Annina Alliata di Montereale, morta due anni appena dopo il matrimonio. Il vedovo si risposa con la splendida e charmante Lucie Henry, donna moderna e, come Vincenzo, proiettata nel futuro, artista e musa di grandi pittori: una figura importante nella Palermo che si stava rialzando dopo la guerra e che ambiva a riconquistare il suo posto di rilievo. Gli scatti – alcuni a colori – raccontano la sua eleganza (di certo non seconda a quella della cognata), l’amore per l’arte, le imprese sportive accanto al marito, i primi anni della Targa Florio.

Per tutte le informazioni e prenotazioni, cliccare qui: http://leviedeitesori.com/settimana-delle-culture/.

Tutto pronto per il secondo e ultimo weekend di visite che Le Vie dei Tesori ha ideato per la Settimana delle Culture, con quattro luoghi da scoprire e due passeggiate

di Redazione

Eleganti, invidiate, le donne di casa Florio erano sempre un passo avanti, pur restando al fianco dei loro uomini, fossero imprenditori illuminati come Ignazio o sportivi bohémiens come Vincenzo. Alla Palazzina dei Quattro Pizzi, all’Arenella, sarà possibile scorrere le immagini di una dinastia profondamente legata alla storia siciliana: fil rouge sono queste figure femminili, finora messe in ombra dalla sfavillante donna Franca Florio. Siamo al secondo weekend di visite che Le Vie dei Tesori ha costruito per la Settimana delle Culture: i luoghi su prenotazione – scelti dall’ampio bouquet di siti che poi sarà composto per il tradizionale appuntamento di ottobre – sono quattro più due passeggiate che “saliranno” a salutare la Santuzza. Erano disponibili anche le visite ai Qanat sotterranei e i giri aerei in Piper, ma i posti disponibili sono  già esauriti.

Museo del Caffè Morettino

Apriranno quindi le porte il profumatissimo Museo del caffè Morettino (con un’insolita quanto attesa visita in notturna, domani, sabato 18 maggio, dalle 21, qui per prenotare); il Museo dell’anice Tutone dove si scoprirà la nascita della famosa acqua ‘e zammù (aperto sia sabato che domenica, dalle 10 alle 12, per tre turni di visita, qui per prenotare); il rifugio sotterraneo sotto piazza Pretoria (sabato e domenica, dalle 10 alle 18, qui per prenotare) dove sarà possibile rivivere il dramma di chi correva a rifugiarsi sotto le bombe del 1943, e temeva alla fine dei raid americani, di non trovare più in piedi la propria casa. Le Vie dei Tesori ha organizzato anche due passeggiate di Astrid Natura, in partenza sia sabato che domenica, sempre alle 9, dalle falde di Monte Pellegrino: un percorso lungo la strada utilizzata dai fedeli per raggiungere il Santuario, che consentirà di immergersi, tra natura e storia, nelle bellezze del territorio palermitano. La passeggiata è facile ed accessibile a tutti (per prenotare la passeggiata di sabato cliccare qui, mentre per quella di domenica cliccare qui).

Annina Alliata di Montereale, prima moglie di Vincenzo Florio

Ritorniamo all’Arenella, per quella che fu l’ultima residenza di Vincenzo Florio, la Palazzina dei Quattro Pizzi (sabato aperta dalle 13 alle 17,30 e domenica dalle 10 alle 17.30, qui per prenotare): qui gli eredi hanno allestito una piccola ma preziosissima mostra su ‘’Le donne di Casa Florio: volti di una Sicilia Divina”. Dalla forte ed elegante nobildonna ottocentesca Giovanna D’Ondes Trigona, moglie del capostipite, Ignazio Florio senior, e madre di Ignazio e Vincenzo: era famoso il salotto della nobildonna all’Olivuzza, frequentato da  Matilde Serao, Gabriele D’Annunzio, Giovanni Boldini, Thomas Lipton, Nathaniel Rothschild; ma Giovanna restò sempre nell’ombra, un passo dietro il marito imprenditore, ma non lasciò mai che i due figli, come era usanza dei tempi, venissero cresciuti da nutrici e governanti. Ed Ignazio e Vincenzo le resteranno sempre molto legati, seguendone i suoi consigli anche da adulti.

Di Franca Florio, invece, si sa tutto: della collana famosa simbolo di tradimenti, dell’amore per le corse, dell’amicizia con D’Annunzio e il Kaiser; questi scatti sbiaditi aprono la scatola dei ricordi, ci sono i viaggi nelle capitali europee e gli amici illustri, le passioni e le manifestazioni a cui partecipava; altre immagini raccontano invece le sue figlie Igiea (che diede il nome al famoso albergo palermitano) e Giulia: Ignazio e Franca Florio persero tre dei cinque figli, ed erano legatissimi alle due bimbe che li accompagnavano dappertutto. Dal lato del fratello Vincenzo, ecco invece le fotografie che ritraggono la prima moglie, la bellissima Annina Alliata di Montereale, morta due anni appena dopo il matrimonio. Il vedovo si risposa con la splendida e charmante Lucie Henry, donna moderna e, come Vincenzo, proiettata nel futuro, artista e musa di grandi pittori: una figura importante nella Palermo che si stava rialzando dopo la guerra e che ambiva a riconquistare il suo posto di rilievo. Gli scatti – alcuni a colori – raccontano la sua eleganza (di certo non seconda a quella della cognata), l’amore per l’arte, le imprese sportive accanto al marito, i primi anni della Targa Florio.

Per tutte le informazioni e prenotazioni, cliccare qui: http://leviedeitesori.com/settimana-delle-culture/.

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Il sud del mondo farà ballare San Vito Lo Capo

Tutto pronto per la prima edizione di Mondo Sounds Festival, tre giorni di musica per un viaggio tra Africa, Americhe, Mediterraneo e Sicilia

di Redazione

Due palchi, venti artisti provenienti da tutto il mondo e dieci differenti generi musicali per la prima edizione di Mondo Sounds Festival che si svolgerà dal 28 al 30 giugno a San Vito lo Capo. Tre giorni di musica, spettacoli e concerti per celebrare le identità sonore del sud del mondo in un viaggio tra Africa, Americhe, Mediterraneo e Sicilia al ritmo di afrobeat, highlife, cumbia, afroblues, folk, tropical ed elettronica. Immersi tra la natura mediterranea e la spiaggia “caraibica” di San Vito Lo Capo si andrà alla scoperta di suoni e culture esotiche, guardando anche alla valorizzazione della musica siciliana dalle radici fino alla nuova scena contemporanea.

Chancha Via Circuito

Tra gli artisti che parteciperanno al festival, Dele Sosimi con la sua Afrobeat Orchestra, tastierista storico degli Egypt 80 di Fela Kuti che insieme ai suoi musicisti forma una delle band ambasciatrici nel mondo di questo genere musicale, e Benin International Musical in anteprima assoluta in Italia, collettivo che si distingue per le sonorità tra voodoo, rock ed elettronica. Si vola in Argentina con Chancha Via Circuito, il produttore che negli ultimi 10 anni ha fatto esplodere la nuova musica elettronica sudamericana e poi ancora La Yegros, considerata la regina della nuova cumbia, che porta da Buenos Aires la sua miscela di folklore andino, dancehall giamaicana ed elettronica.

La dimensione elettronica si manifesta con Roni Size, inglese di origini giamaicane, si resta in Uk con Auntie Flo uno degli artisti di spicco della nuova world club music. Poi si ritorna in Sicilia con la nuova idea di sonorità dell’isola, espressa da Alessio Bondì, definito un artista a metà tra Jeff Buckley e Rosa Balistreri, firma le sue liriche in una lingua intima: il dialetto siciliano. Una lingua arcaica e contemporanea che ispira anche Chris Obehi, polistrumentista nigeriano, arrivato a Palermo giovanissimo dopo aver attraversato l’Africa ed essere approdato a Lampedusa, nella sua musica una singolare sinergia tra folk, indie, reggae e pop fa da ponte tra Africa e le sonorità tradizionali siciliane. Le stesse che vengono riproposte da Matilde Politi & Simona Di Gregorio che accostano i canti dalla tradizione orale siciliana a brani originali.

La spiaggia di San Vito Lo Capo

E poi ancora sarà la volta di Sergio Beercock, metà inglese metà siciliano, attore e autore teatrale, cantante e polistrumentista che con il suo “one-man-show” rappresenta la costruzione di una multiculturalità sonora e identitaria, partendo dal folk inglese e arrivando ai canti argentini e cileni, passando per il soul e la black music. Un’identità forte quella proposta anche da The Daggs una giovane band che canta e scrive in arbëreshe, l’antica lingua ancora parlata a Piana degli Albanesi, comune siciliano nel quale si mantiene viva la secolare cultura degli albanesi di Sicilia.

Sono due i luoghi scelti per il Festival: “Santuario Stage”, nel cuore del centro storico, con ben tre concerti gratuiti al giorno, qui dal tramonto in poi si potrà fare festa al ritmo di Afrobeat, Highlife, Cumbia, Afroblues e Folk e “Antròpico Stage”, dove si esibiranno dj internazionali e locali. La direzione artistica di Mondo Sounds è di Fabio Rizzo e Francesca Perricone, palermitana, ma di base a San Francisco dove lavora alla produzione di eventi musicali internazionali.

Tutto pronto per la prima edizione di Mondo Sounds Festival, tre giorni di musica per un viaggio tra Africa, Americhe, Mediterraneo e Sicilia

di Redazione

Due palchi, venti artisti provenienti da tutto il mondo e dieci differenti generi musicali per la prima edizione di Mondo Sounds Festival che si svolgerà dal 28 al 30 giugno a San Vito lo Capo. Tre giorni di musica, spettacoli e concerti per celebrare le identità sonore del sud del mondo in un viaggio tra Africa, Americhe, Mediterraneo e Sicilia al ritmo di afrobeat, highlife, cumbia, afroblues, folk, tropical ed elettronica. Immersi tra la natura mediterranea e la spiaggia “caraibica” di San Vito Lo Capo si andrà alla scoperta di suoni e culture esotiche, guardando anche alla valorizzazione della musica siciliana dalle radici fino alla nuova scena contemporanea.

Chancha Via Circuito

Tra gli artisti che parteciperanno al festival, Dele Sosimi con la sua Afrobeat Orchestra, tastierista storico degli Egypt 80 di Fela Kuti che insieme ai suoi musicisti forma una delle band ambasciatrici nel mondo di questo genere musicale, e Benin International Musical in anteprima assoluta in Italia, collettivo che si distingue per le sonorità tra voodoo, rock ed elettronica. Si vola in Argentina con Chancha Via Circuito, il produttore che negli ultimi 10 anni ha fatto esplodere la nuova musica elettronica sudamericana e poi ancora La Yegros, considerata la regina della nuova cumbia, che porta da Buenos Aires la sua miscela di folklore andino, dancehall giamaicana ed elettronica.

La dimensione elettronica si manifesta con Roni Size, inglese di origini giamaicane, si resta in Uk con Auntie Flo uno degli artisti di spicco della nuova world club music. Poi si ritorna in Sicilia con la nuova idea di sonorità dell’isola, espressa da Alessio Bondì, definito un artista a metà tra Jeff Buckley e Rosa Balistreri, firma le sue liriche in una lingua intima: il dialetto siciliano. Una lingua arcaica e contemporanea che ispira anche Chris Obehi, polistrumentista nigeriano, arrivato a Palermo giovanissimo dopo aver attraversato l’Africa ed essere approdato a Lampedusa, nella sua musica una singolare sinergia tra folk, indie, reggae e pop fa da ponte tra Africa e le sonorità tradizionali siciliane. Le stesse che vengono riproposte da Matilde Politi & Simona Di Gregorio che accostano i canti dalla tradizione orale siciliana a brani originali.

La spiaggia di San Vito Lo Capo

E poi ancora sarà la volta di Sergio Beercock, metà inglese metà siciliano, attore e autore teatrale, cantante e polistrumentista che con il suo “one-man-show” rappresenta la costruzione di una multiculturalità sonora e identitaria, partendo dal folk inglese e arrivando ai canti argentini e cileni, passando per il soul e la black music. Un’identità forte quella proposta anche da The Daggs una giovane band che canta e scrive in arbëreshe, l’antica lingua ancora parlata a Piana degli Albanesi, comune siciliano nel quale si mantiene viva la secolare cultura degli albanesi di Sicilia.

Sono due i luoghi scelti per il Festival: “Santuario Stage”, nel cuore del centro storico, con ben tre concerti gratuiti al giorno, qui dal tramonto in poi si potrà fare festa al ritmo di Afrobeat, Highlife, Cumbia, Afroblues e Folk e “Antròpico Stage”, dove si esibiranno dj internazionali e locali. La direzione artistica di Mondo Sounds è di Fabio Rizzo e Francesca Perricone, palermitana, ma di base a San Francisco dove lavora alla produzione di eventi musicali internazionali.

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