Il mito di Ulisse e la Sicilia rivivrà in una mostra a Gela

Reperti siciliani provenienti da diversi musei archeologici regionali saranno presenti a un’esposizione analoga che si inaugura a Forlì

di Redazione

Un mito che da tremila anni domina la cultura dell’area mediterranea ed è oggi universale. All’archetipo di Ulisse e alla Sicilia sarà dedicata una grande mostra a Gela, da agosto a novembre, organizzata dalla Regione Siciliana, in collaborazione con i Musei San Domenico, la Cassa dei risparmi e il Comune di Forlì.

Cothon corinzio recuperato a Gela

Proprio la Sicilia sarà anche presente a una mostra analoga che il 15 febbraio aprirà i battenti in Emilia Romagna, nei Musei San Domenico di Forlì. Si tratta della mostra “Ulisse, l’arte e il mito”, a cui la Sicilia sta fornendo reperti archeologici provenienti da vari musei regionali. In particolare, per quattro mesi fino a giugno, saranno esposti anche alcuni pezzi della Nave arcaica rinvenuta nei fondali di Gela, che saranno successivamente conservati nel nuovo Museo del mare di Bosco Littorio, per il quale il presidente della Regione, Nello Musumeci, nei giorni scorsi, ha consegnato i lavori alla ditta aggiudicataria.

Lingotti in oricalco provenienti dai fondali di Gela

Una porzione della chiglia, il paramezzale e sette madieri – parte dell’ossatura dell’imbarcazione – e un cesto in fibre vegetali assieme a un tripode in bronzo – recipiente con sostegni a forma di zampa leonina – verranno mostrati mediante un supporto trasparente appositamente realizzato che permetterà ai visitatori di ammirare la nave e la tecnica di costruzione. “Una mostra dove la grande arte non appare ancella, per quanto meravigliosa, della storia e del mito e non ne è mera illustrazione – sottolinea Gianfranco Brunelli, responsabile dei progetti espositivi della Fondazione Cassa dei risparmi – . Ma evidenzia come dalla diretta relazione tra arte e mito, attraverso la figura paradigmatica di Ulisse, nasca e si rinnovi il racconto. Perché l’arte, figurandolo, ha trasformato il mito. E il mito ha raccontato la forma dell’arte”.

Un concerto per gli 800 anni della chiesa di Sant’Antonio Abate

Si esibirà l’ensemble Cordes et Vent con l’obiettivo di raccogliere i fondi per il restauro del cinquecentesco dipinto su ardesia raffigurante la Madonna delle Grazie

di Redazione

Il 2020 si apre con i festeggiamenti per una delle più antiche chiese di Palermo, Sant’Antonio Abate nota come Ecce Homo. In occasione dell’ottocentenario, domenica 26 gennaio alle 18, l’ensemble Cordes et Vent diretto da Roberta Faja, terrà un concerto benefico con lo scopo di raccogliere i fondi necessari per il restauro del cinquecentesco dipinto su ardesia raffigurante la Madonna delle Grazie. Promossa dalle sinergie dell’Associazione Amici dei Musei Siciliani, da monsignor Gaetano Tulipano e supportato dall’ensemble Cordes et Vent, il concerto “Les airs des castrats” è inserito all’interno del fitto calendario di eventi per i festeggiamenti dell’ottocentenario di Sant’Antonio Abate.

L’ensemble Cordes et Vent

L’ensemble Cordes et Vent è composto dai violininisti Salvatore Guiscardo, Annalisa Scalia, Giuseppe Cusumano, Martina de Sensi, Roberta Miano, Jacopo Bignone; poi alla viola Riccardo Botta; al violoncello Giorgio Garofalo; al contrabbasso Michele Li Puma; alla tiorba Silvio Natoli; al clavicembalo Licia Tani. Controtenore è Giuseppe Montagno. L’orchestra ha l’obbiettivo di divulgare l’idea della musica vista non solo come semplice momento di esecuzione, ma come strumento per rappresentare l’atmosfera di un periodo assai felice della storia della musica qual è l’epoca barocca.

L’ensemble ad oggi ha ottenuto un notevole riconoscimento da istituzioni sia nazionali che internazionali: dal Comune di Palermo all’Assemblea regionale siciliana, dalla Fondazione Teatro Massimo al Teatro di Lussemburgo. Da tempo Cordes et Vent porta avanti un progetto noto come Sublimazioni Barocche, nato da un’idea di Roberta Faja con l’intento di valorizzare la musica del ‘700 (strumentale e vocale) unita alle immagini di nuova generazione, nel territorio siciliano. L’evento si aprirà con la proiezione del cortometraggio Alto Giove, ideato, prodotto e diretto da Roberta Faja e farà da introduzione al concerto.

Per informazioni e prenotazioni telefonare allo 0916118168

Chiese e templi rivivono in 3D, studenti protagonisti

Un progetto ha visto protagonisti alunni, docenti ed esperti, che hanno realizzato schede, rilievi e scansioni di alcuni tesori trapanesi

di Redazione

Un percorso formativo per sensibilizzare alla bellezza del patrimonio culturale, artistico e paesaggistico del territorio trapanese, da Alcamo a Segesta, fino a Trapani. Un progetto a cui hanno partecipato 450 studenti e 36 esperti del settore, che hanno elaborato schede tecniche, rilievi video, rilievi fotogrammetrici e scansioni 3D di alcune chiese. “Il patrimonio culturale artistico e paesaggistico come sussidio alla didattica”, questo il titolo del progetto che sarà presentato venerdì 17 gennaio alle 9, nella Basilica di Santa Maria Assunta ad Alcamo, nel corso di un seminario a cui parteciperà, tra gli altri, il vescovo di Trapani, Pietro Maria Fragnelli.

Rilievo 3D della chiesa di Sant’Oliva ad Alcamo

Si tratta di un lavoro in sinergia tra l’Istituto tecnico economico e tecnologico “Girolamo Caruso” di Alcamo, diretto da Vincenza Mione; l’Istituto comprensivo “Sebastiano Bagolino” della stessa città, diretto da Antonino Provenza e l’Istituto di istruzione superiore “Sciascia e Bufalino” di Erice, diretto da Andrea Badalamenti. Nel corso degli incontri gli studenti si sono riappropriati degli spazi e dei luoghi urbani, sono usciti fuori dalle classi, hanno avuto un rapporto diretto con i beni culturali. La città e il territorio sono stati concepiti come aula esterna per costruire un percorso concreto di educazione alla legalità e alla bellezza. Gli alunni sono stati coinvolti in attività laboratoriali volte a promuovere la conoscenza e il senso di appartenenza al territorio attraverso approcci didattici innovativi, confrontandosi con le nuove tecnologie al servizio dei beni culturali.

Il Tempio di Segesta in 3D

Particolare attenzione è stata data ai percorsi sacri della città di Alcamo e Trapani. Gli studenti hanno visitato, studiato ed approfondito, ad Alcamo, il Santuario di Maria Santissima dei Miracoli, la Chiesa Sant’Oliva e la Basilica di Santa Maria Assunta; a Trapani, la Chiesa di San Nicolò ed ancora il Parco archeologico di Segesta. Gli alunni sono stati affiancati da esperti che hanno spiegato storie e aneddoti legati al culto mariano e la storia delle chiese. I percorsi formativi, articolati in 18 moduli, hanno consentito di redigere schede tecniche, rilievi video, rilievi fotogrammetrici e scansioni 3D delle chiese. “Le finalità del progetto – si legge in una nota – sono state quelle di far nascere negli allievi la consapevolezza che il patrimonio culturale è un insieme di risorse ereditate dal passato, che costituisce una fonte condivisa di ricordo, comprensione, identità, coesione e creatività”.

Incontri e passeggiate alla scoperta degli albanesi di Sicilia

Musicologi, iconografi, registi e rappresentanti delle istituzioni parteciperanno a un convegno dedicato alla cultura arbëreshë. Previsto anche un itinerario esperienziale

di Redazione

Due giornate dedicate alla cultura arbëreshë in Sicilia. È in memoria del compianto eparca di Piana degli Albanesi, monsignor Sotir Ferrrara, che l’Associazione culturale Brancaccio e Musica, in collaborazione con il Comune di Palermo – Sistema Bibliotecario, Spazi Etnoantropologici e Archivio Cittadino -, e gli Stati Generali delle Donne, darà vita a un ciclo di incontri dedicati all’arte, alla musica e alla letteratura arbëreshë. Il titolo dell’evento è “Arte, Cultura, Musica bizantina e arbëreshë in memoria di Sua Eccellenza Papàs Sotir Ferrara”.

Piana degli Albanesi

Il primo degli appuntamenti si svolgerà sabato 18 gennaio, alle 17 al’interno dell’Archivio storico comunale di Palermo, in via Maqueda. Si tratta di un convegno a cui parteciperanno musicologi, registi, iconografi, esperti di cultura arbëreshë, con uno spazio dedicato anche a poesia e costumi tradizionali. Saranno presenti anche i rappresenti all’incontro anche Adam Darawsha, assessore alle Culture del Comune di Palermo; Rosario Petta, sindaco di Piana Degli Albanesi; Leonardo Spera, sindaco di Contessa Entellina; Nicolò Granà, sindaco di Palazzo Adriano; Eliana Calandra, dirigente del Sistema bibliotecario del Comune di Palermo, e Teresa Milia, responsabile delle Biblioteche decentrate del Sistema bibliotecario.

Iconostasi della Cattedrale di Piana degli Albanesi (foto Demetrio46, da Wikipedia)

A rappresentare l’Eparchia di Piana degli Albanesi sarà il vicario generale, papàs Antonino Paratore. Tra i relatori: Giuseppe Sanfratello, docente di Musica bizantina all’ Università degli Studi di Catania e di Copenaghen; Giovanna Pia Ferrara, presidente dell’Associazione culturale Brancaccio e Musica, maestro di violino, direttore di coro e studiosa di musica bizantina e dell’Oriente cristiano; papàs Giovanni Pecoraro, parroco della Cattedrale di San Demetrio Megalomartire; Francesca Oliveri, regista di “Arbëria”; Giuseppe Barone, iconografo arbëreshë; Pier Paolo Petta, maestro di contrabasso, di musica Jazz, fisarmonicista e compositore di musica arbëreshë. Saranno presenti i costumi tradizionali arbëreshë indossati da Gabriele Petta, Gina Cusenza e Vittoria Camalò. A moderare l’incontro Maria Concetta Cefalù, componente del comitato scientifico degli Stati Generali delle donne.

Episcopio e seminario di Piana degli Albanesi (foto Gspata, da Wikipedia)

Sabato 25 gennaio, in programma invece “Icone e cannoli – Winter tour”, un itinerario culturale esperienziale, organizzato dalla cooperativa Korai, alla scoperta dell’arte, della cultura, delle tradizioni di Piana degli Albanesi, dove risiede la più grande delle cinque comunità arbëreshë in Sicilia. In compagnia di una guida locale, si potranno scoprire le molteplici sfaccettature di questo luogo denso di storia, in cui sono ancora vive le tradizioni del rito greco-bizantino e la memoria storica dell’antica Albania.

Ispica verso l’ingresso nel sito Unesco del Val di Noto

I gioielli barocchi della cittadina del Ragusano, dopo 18 anni, saranno finalmente inclusi nella lista dei Patrimoni dell’umanità

di Redazione

Si fa più vicino l’ingresso di Ispica nel sito Unesco del Val di Noto. I gioielli barocchi della cittadina del Ragusano, dopo 18 anni, saranno finalmente inclusi nella lista dei Patrimoni dell’umanità, insieme a quelli degli altri otto comuni che fanno parte del sito seriale “Le città tardo barocche del Val di Noto”.

Cattedrale di San Bartolomeo

L’amministrazione comunale – si legge in una nota – il 31 gennaio parteciperà ufficialmente ad un incontro convocato dal sindaco di Noto, Corrado Bonfanti, nella sua qualità di capofila del sito: inizierà così il percorso che porterà all’allargamento del sito esistente ad Ispica e ad altri comuni per i quali sarà riconosciuta l’uniformità culturale e architettonica che si espresse dopo il terremoto del 1693. Decisivo per la svolta l’incontro che si è svolto ad Ispica il 6 gennaio scorso fra le amministrazioni comunali di Ispica, rappresentata dal vice sindaco e assessore all’Unesco, Gianni Stornello, Acireale e Mazzarino, comuni che chiederanno di rientrare nella lista dei Beni dell’Umanità. Presenti anche la vice presidente dell’Ars Angela Foti, e i deputati iblei Nello Dipasquale e Marialucia Lorefice. “In un successivo incontro al ministero dei Beni Culturali – fanno sapere dall’amminstrazione comunale di Ispica – i deputati hanno ottenuto il benestare all’avvio della procedura di allargamento. Primo adempimento sarà il consenso formale che dovranno esprimere i sindaci degli otto comuni ricedenti nel sito: Noto, Modica, Ragusa, Scicli, Palazzolo Acreide, Militello in Val di Catania, Catania e Caltagirone”.

Partecipanti all’incontro del 6 gennaio

“È questo un risultato importante – afferma il sindaco Pierenzo Muraglie – se consideriamo le chiusure iniziali dell’Unesco rispetto ad ipotesi di allargamento e le difficoltà di interlocuzione con il ministero che abbiamo avuto all’inizio del nostro percorso. Sono certo che i sindaci degli altri comuni ricadenti nel sito Unesco coglieranno il valore dell’allargamento ad Ispica e a quei comuni che avranno riconosciute le caratteristiche architettoniche in linea con lo stile tardo-barocco del Val di Noto”.

Chiesa dell’Annunziata

“Siamo all’inizio di una nuova fase di questa sfida – dichiara il vice sindaco Gianni Stornello – per la quale dovremo continuare a lavorare sodo per fare valere le evidenze scientifiche che stanno alla base della nostra richiesta di ingresso nel sito. Ispica è geograficamente, culturalmente e architettonicamente parte del Val di Noto: il tardo-barocco del loggiato del Sinatra e della basilica di Santa Maria Maggiore sono lì a chiedere che venga colmata una lacuna. Aggiungo che con la Fondazione Unesco abbiamo anche avviato la valutazione di altri monumenti, come la basilica della Santissima Annunziata e la chiesa di Santa Maria di Gesù del convento dei frati minori. Consideriamo inoltre molto importante il fatto che nell’ipotesi di Piano di gestione che gli otto comuni stanno preparando, si lasci spazio all’inserimento di altri centri: segno che l’allargamento del sito è una possibilità tenuta in seria considerazione”.

Mestieri da tutelare: nasce il museo del lattoniere

A Chiaramonte Gulfi inaugurato uno spazio espositivo, sede di laboratori con docenti e studenti, dedicato allo storico stagnaio Rosario Bentivegna

di Redazione

Un mestiere antico che rischia di sparire si consegna nelle mani delle nuove generazioni. L’arte della lattoneria, ovvero la lavorazione di lamiere metalliche da trasformare in oggetti per usi più disparati, ha adesso il suo museo. Si trova a Chiaramonte Gulfi, borgo del Ragusano, ed è stato inaugurato pochi giorni fa dall’amministrazione comunale. Si tratta di un laboratorio-museo dedicato alla figura del lattoniere, o stagnaio, e si va ad aggiungere agli altri dieci dieci musei che sono stati realizzati nel Comune ibleo negli ultimi anni. L’iniziativa fa parte del progetto “Botteghe dei mestieri”, promosso dall’amministrazione comunale e presentato al Teatro Sciascia prima dell’inaugurazione del museo.

La presentazione del progetto “Botteghe dei mestieri” (foto da Facebook)

Il museo si trova nell’antico quartiere San Giovanni, vicino all’Arco dell’Annunziata, ed è dedicato a Rosario Bentivegna, storico lattoniere siciliano, nato nel 1922, che possedeva una piccola bottega nella cittadina, in via Corallo. Lo spazio, che nasce grazie al sostegno del geometra Nannino Pulichino, benefattore e amante della città che ne ha finanziato l’allestimento, raccoglie una straordinaria collezione di piccoli e grandi oggetti d’arte lavorati artigianalmente da Bentivegna e donati dalla sorella Angelina.

Oggetti esposti nel museo (foto da Facebook)

Una collezione di piccoli e grandi oggetti d’arte che adesso diventano focus centrale dell’esposizione all’interno del laboratorio-museo che verrà animato settimanalmente dai docenti del liceo artistico Carducci di Comiso pronti a coinvolgere i ragazzi della terza media dell’istituto Serafino Amabile Guastella di Chiaramonte Gulfi per la fase di orientamento scolastico in vista della scelta di un indirizzo professionalizzante. A curare la progettazione e l’allestimento è stato Raffaele Catania, con la supervisione di Iano Catania, mentre l’ingegnere Giovanni Ravalli ha contribuito all’individuazione del sito e della logistica.

Sebastiano Gurrieri (foto da Facebook)

“Un piccolo museo che non sarà statico ma vivo grazie al coinvolgimento dei giovani – spiega il sindaco Sebastiano Gurrieri – . Un progetto che fa parte del nostro programma elettorale e che ha diverse finalità, sia quella culturale che sociale. Non a caso nasce in un quartiere centrale del nostro Comune che sarà oggetto di riqualificazione anche attraverso il nuovo piano regolatore generale che è in dirittura d’arrivo. Un’operazione complessiva che guarda al culto della bellezza che non è il nostalgico ricordo delle cose passate ma la consapevolezza che solo difendendo le nostre tradizioni e il patrimonio che ne è derivato, potremo trovare nuove energie per il futuro. Con questo nuovo laboratorio-museo – conclude il primo cittadino – stiamo riportando l’arte nel cuore della città e con l’apertura di questo giacimento culturale, abbiamo rafforzato ed arricchito l’identità estetica e civile di Chiaramonte Gulfi”.

Viaggio alla scoperta dell’ebraico, la lingua che visse due volte

Un incontro a Castelbuono per approfondire una cultura antica, aspettando il Giorno della Memoria nel ricordo delle vittime dell’Olocausto

di Redazione

Un’occasione per scoprire la lingua ebraica, le parole chiave della Genesi, le lettere dell’alfabeto, aspettando il Giorno della Memoria nel ricordo delle vittime dell’Olocausto. Se ne discuterà domenica 19 gennaio allo Spazio Scena di Castelbuono, durante l’incontro “Viaggio alla scoperta dell’ebraico, la lingua che visse due volte”, curato da Camillo Palmeri, docente di lettere.

“Scoprire e capire l’ebraico può essere una cosa strana, lontana e eccessivamente specialistica, riservata solo ad alcuni. In realtà questa lingua e questa cultura ci sono vicine più di quello che pensiamo – si legge in una nota – . Molti aspetti possiamo ritrovarli nel nostro inconscio e il loro studio diventa un metodo, un cammino, per trovare proprio una parte di questo inconscio nascosto in noi stessi come nella nostra civiltà.
È un processo analitico per arrivare alla profondità della nostra esistenza, un po’ simile a una psicoanalisi”.

“Scoprire l’ebraico – si legge ancora – è un lavoro che apre una porta per arrivare a radici profonde e non comporta necessariamente una premessa religiosa o di fede, perché molti elementi sono semplicemente una base comune della nostra esistenza. Accostarsi all’ebraico è in qualche modo anche un evento comunitario, perché restituisce la ‘realtà rimossa per eccellenza’ dalla nostra cultura e (per i credenti) dalla nostra fede. La base di ogni fondamento, il punto di partenza, della cultura ebraica sono le 22 lettere dell’alfabeto che sono, secondo la tradizione, anche gli elementi fondamentali di tutta la creazione. Quindi ogni lettera dell’alfabeto ha, per così dire, una sua origine, una sua storia, un suo significato ed una sua personalità. Il mistero di ciascuna di queste lettere è inoltre non soltanto nella forma o in ciò che rappresenta, ma anche nella maniera in cui avviene il tracciato della sua scrittura; così ‘la parola’, che è alla base di tutta la genesi dell’universo, si è conservata proprio in queste lettere ed ogni lettera a sua volta ripete il miracolo della creazione stessa ogni volta che viene riprodotta e ricomposta”.

“Le prime due lettere dell’alfabeto ebraico sono Aleph e Beth – si legge ancora sulla nota di presentazione dell’incontro – e per conseguenza tradizionalmente con la parola ‘alephbeth’ si intende tutto l’alfabeto. In seguito i greci, una volta importati i segni dai fenici, li chiameranno ‘alphàbetos’, proprio sull’esempio della tradizione mediorientale. Oggi paradossalmente l’ebraismo è tornato di moda. E non nel senso che si può credere. Nel senso purtroppo che stiamo nuovamente ricadendo negli errori (orrori) storici dell’antisemitismo. Ma da sempre l’antidoto alla cultura primitiva della violenza e dell’intolleranza è la conoscenza. E allora se l’ignoranza del terzo millennio ci vuole imporre tutta la sua inconsistente arretratezza, il modo migliore per reagire è mettersi a studiare”.

Orto botanico da record, boom di visite e novità

Lo storico giardino palermitano è tra i primi siti culturali per numero di accessi della città, dopo il Palazzo dei Normanni e il Teatro Massimo

di Redazione

Quello appena trascorso è stato un anno da incorniciare per l’Orto botanico di Palermo. Nel 2019 record di presenze di visitatori paganti nel giardino storico, oasi di grande biodiversità vegetale tra i più importanti in Europa e inserito tra i siti del Simua, il Sistema museale dell’Università di Palermo. Da alcuni anni ha avviato una nuova politica di apertura al pubblico attirando tra i suoi viali cittadini, turisti e scolaresche con un ricco programma di eventi scientifici e culturali, facendo registrare un vero boom.

La Zagara all’Orto botanico (foto Eliana Lombardo)

Sono stati infatti 130.653 gli ingressi paganti, spiegano i responsabili di Coopculture che gestiscono i servizi di ingresso e biglietteria. Un incasso annuale record superiore dell’8.5 per cento rispetto a quello del 2018, che supera anche le aspettative previste dal piano strategico dell’ateneo palermitano, da cui l’Orto dipende, e che sarà reinvestito in interventi di manutenzione e miglioramento di cui l’orto ha continuo bisogno.

Una delle sfingi del Gymnasium dell’Orto botanico

Soddisfatto il direttore del Sistema museale di Unipa, Paolo Inglese: “I motivi di questo boom di presenze, che ci pone tra i primi siti palermitani visitati dopo il Palazzo dei Normanni ed il teatro Massimo, – spiega – sono sicuramente da legare ai grandi eventi che si tengono da alcuni anni all’Orto. Momenti di forte partecipazione, se si esclude la straordinarietà ed il target internazionale di Manifesta, sono di sicuro la mostra mercato che si tiene due volte all’anno, La Zagara di Primavera e di Autunno, che sfiora le 50.000 presenze ad edizione, ma anche altri eventi culturali come Una Marina di Libri, ma anche i concerti serali, che hanno portato all’Orto un nuovo pubblico di scrittori, musicisti, artisti, giornalisti e visitatori da tutto il mondo. Speriamo di fare meglio nella programmazione di nuovi appuntamenti per le scuole: obiettivo per il 2020 è migliorare le presenze nei mesi primaverili ed estivi da maggio in poi, e grazie ad una illuminazione migliore, rendere sempre più fruibile l’Orto nelle serate estive”.

Visita all’Orto botanico in notturna

Il direttore dell’Orto botanico, Rosario Schicchi, rivela alcune novità per il nuovo anno, all’insegna della cultura scientifica e del patrimonio di immenso valore che il giardino palermitano custodisce ed intende valorizzare al meglio: “Per la prossima Zagara prevista il 27, 28 e 29 di marzo, sarà possibile visitare anche il nuovo piccolo museo scientifico all’interno delle stanze del Ginnasio. Per gli studenti di Unipa, metteremo a disposizione gli spazi della biblioteca, mentre speriamo che da marzo potrà essere aperta anche la nuova caffetteria, per migliorare l’accoglienza dei nostri visitatori. Sul fronte delle manutenzioni delle piante e del patrimonio storico, ci stiamo impegnando parecchio per garantire potature e sistemazione delle pavimentazioni dei viali. Speriamo anche di aprire entro la primavera la nuova serra delle farfalle, un omaggio alla biodiversità naturale di cui l’orto palermitano è da secoli espressione, mentre continuano le cure alla storica Vigna del Gallo con le doc del vino siciliano, impiantata l’anno scorso”.

Restyling in arrivo per i parchi archeologici siciliani

Saranno realizzati lavori di riqualificazione, tra cui recinzioni, impianti di videosorveglianza, infopoint e illuminazioni artistiche

di Redazione

Si fa più vicina la riqualificazione dei parchi archeologici siciliani. Con uno stanziamento di tre milioni di euro – fanno sapere dalla Regione – il dipartimento regionale Tecnico, grazie all’accordo stipulato con il dipartimento dei Beni culturali, gestirà le procedure finalizzate alla progettazione esecutiva e direzione dei lavori, mettendo a disposizione le figure professionali necessarie. Altri diciasette milioni di euro, già impegnati, serviranno per realizzare recinzioni, videosorveglianza, servizi igienici, segnaletica, punti informazioni, illuminazione artistica.

Il Parco archeologico Lilibeo

In questi primi mesi dall’istituzione dei nuovi parchi archeologici, il dipartimento dei Beni culturali – sottolineano ancora dalla Regione – ha avviato una costante azione di affiancamento e coordinamento. In seguito a una ricognizione e alla predisposizione di apposite schede di progetto per i parchi di nuova istituzione, si sono individuate le prime necessità in fase di start-up. Saranno quindi realizzati lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché migliorie all’interno delle aree archeologiche e delle loro zone dipendenti, per rendere l’accessibilità e la fruizione di livello adeguato al gran numero di turisti che in ogni stagione dell’anno li visitano.

La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina

I parchi in cui sono previsti gli interventi sono: Lilibeo a Marsala; Gela; Kamarina e Cave Ispica; Leontinoi; Himera, Solunto e Iato; Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro; Tindari; Isole Eolie; Morgantina e Villa Romana del Casale; Catania e Valle dell’Aci. Stanziati per questi interventi 17 milioni di euro che il governo regionale ha voluto destinare al primo avvio delle nuove strutture istituite dal governatore Nello Musumeci nello scorso mese di aprile. I lavori verranno realizzati dall’assessorato dei Beni culturali. Grande attenzione, inoltre, sarà dedicata ai siti dipendenti dai parchi, spesso a torto considerati minori, ma che sia dal punto di vista storico-archeologico che per il territorio su cui insistono, rivestono un ruolo importante e determinante per lo sviluppo socio-economico di zone ingiustamente finora poco valorizzate.

Il Tempio della Vittoria a Himera

“Entra nel vivo – dichiara Musumeci – la fase di rinnovo del sistema dei nuovi parchi archeologici, chiave di volta per lo sviluppo del territorio e del turismo culturale che porta sempre più turisti nella nostra Isola. Uno strumento che si sta rivelando vincente, lo dicono i numeri: l’obiettivo è quello di consentire ai nuovi parchi di poter raggiungere quelli di più antica istituzione, per un’offerta culturale di livello che possa attrarre sempre più visitatori”.

Un volo sopra Piano Zucchi, cuore verde delle Madonie

C’è una cascata che scorre tra le rocce. Poi, fitti boschi con tutte le sfumature di verde. Il laghetto di Mandria del Conte incastonato in un paesaggio quasi irreale. È la natura incontaminata di Piano Zucchi, sulle Madonie. Uno spettacolo da ammirare a volo d’uccello grazie a un video girato con un drone, realizzato da Guglielmo Francavilla.

Piano Zucchi è immerso in piena zona A del Parco delle Madonie, con vista sul mar Tirreno, a cinque chilometri in linea d’aria e a 35 chilometri da Cefalù. Si trova poco distante dalle cime più alte del massiccio madonita, come Pizzo Carbonara e Monte Cervi ed è posto su un cocuzzolo ricco di boschi di faggio, pini, querce secolari, abeti, sambuchi e lecci. Dal punto di vista naturalistico sono interessanti alcuni esemplari di leccio che raggiungono notevoli dimensioni. Suggestivo anche il piccolo lago di Mandria del Conte, bacino artificiale creato a metà degli anni Settanta del secolo scorso, deviando le acque del Torrente Madonie.

Le Vie dei Tesori News

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