Un patto per valorizzare i tesori dell’antica Noto

Firmata una convenzione per la tutela e promozione della vecchia città sul Monte Alveria distrutta dal terremoto del 1693

di Redazione

Un sinergia per Noto Antica. In occasione dei festeggiamenti per i cinquant’anni dell’Isvna, l’Istituto per lo studio e la valorizzazione di Noto Antica, è stata firmata una convenzione a tre per la tutela, valorizzazione e promozione dell’antica città situata sul Monte Alveria e distrutta dal terremoto del 1693. Coinvolti il Comune di Noto, la Soprintendenza di Siracusa e l’Isvna, ciascuno per le sue competenze.

Il Castello (foto Mikenorton, Wikipedia)

Il Comune – fanno sapere dall’amministrazione comunale – si impegnerà a realizzare un progetto di fruizione per consentire ai visitatori di conoscere il sito sul Monte Alveria, curandone la manutenzione ordinaria e prevedendo le disposizioni per disciplinare il transito veicolare. La Soprintendenza si occuperà, dopo un primo anno di fruizione sperimentale, di un progetto generale di interventi, sia a livello di scavi sia a livello di infrastrutture. L’Isvna, invece, metterà a disposizione di Comune e Soprintendenza conoscenze, ricerche storiche ed archivio fotografico, collaborando attivamente nell’attuazione del progetto di fruizione sperimentale.

Chiesa dei Gesuiti (foto Codas2, Wikipedia)

“In pochi anni – ha commentato il sindaco Corrado Bonfanti – abbiamo azzerato decenni di tentennamenti ma dobbiamo ancora fare di più. Questo compleanno è si celebrativo, ma allo stesso tempo ti trasferisce il rammarico come istituzioni, di non aver viaggiato alla stessa velocità dell’Isvna”. La convenzione è stata firmata durante la serata organizzata dall’Isvna per i suoi primi 50 anni di attività. Fondatori e soci si sono ritrovati al Teatro Tina Di Lorenzo per celebrare le numerose iniziative – tra cui convegni, pubblicazioni e altre attività – portate avanti in mezzo secolo di storia. Tutto riassunto in un documentario che ha ripercorso le tappe più importanti dell’associazione.

Ruderi del Palazzo Landolina (foto Codas2, Wikipedia)

Noto Antica ovvero Netum, è l’antico abitato di Noto distrutto a seguito del terremoto dell’11 gennaio 1693. Municipium sotto il dominio dei Romani, capovalle dalla dominazione araba in poi e fregiata del titolo di Civitas ingegnosa da Ferdinando il Cattolico, fu patria di molti elementi di spicco fra il XIV e il XVI secolo, nonché uno dei principali centri culturali, militari ed economici della Sicilia sud-orientale. Circondata da imponenti mura (molte delle quali ancora in piedi) e da profonde vallate del Monte Alveria, non fu mai presa con la forza. Solo il violento terremoto del 1693 riuscì a distruggerla, causando nel Val di Noto oltre 60mila vittime.

I “paesaggi umani” di Fabrizio Villa, cinque scatti in mostra

Si inaugura a Catania la personale del fotografo che ama osservare ciò che lo circonda dall’alto: da un elicottero, da un grattacielo o dal palco di un teatro

di Redazione

Ritratti collettivi o “paesaggi umani” in cui cercare dettagli, volti, forme in una moltitudine di colori. Cinque opere del fotografo Fabrizio Villa sono in mostra dall’1 al 27 febbraio alla galleria KōArt unconventional place di Catania. Tra le foto della personale, curata da Aurelia Nicolosi e Marilina Giaquinta, c’è anche “Chef all’Opera”, lo scatto selezionato dal New York Times tra i più rappresentativi del 2019, che sarà presentato al pubblico per la prima volta.

Dal 1988 Villa si dedica al fotogiornalismo con servizi che raccontano storie, uomini, avvenimenti del suo tempo. Le sue fotografie sono documentazioni per immagini del disagio sociale ed esistenziale dell’uomo contemporaneo, grandi eventi, scenari bellici e fenomeni naturali, spesso legati alla sua terra, come le eruzioni dell’Etna. L’autore ama osservare ciò che lo circonda dall’alto: da un elicottero, dalla terrazza di un grattacielo, dal palco di un teatro. La sua è una prospettiva totalizzante e spesso inedita: si allontana dal soggetto per osservarlo nella sua complessità.

Fabrizio Villa, “Chef all’Opera”

“La sua visione dall’alto – si legge in una nota – sembra voler cercare l’uomo e descrivere il suo rapporto tormentato con la terra e la natura. Un’indagine a tutto tondo che racconta l’Antropocene nelle sue molteplici stratigrafie. Ecco che la mostra diventa un racconto sintetizzato in cinque scatti di grandi dimensioni in cui è racchiuso tutto lo spirito dell’artista, che, con verismo e lealtà, ritrae contemporaneamente la magnificenza e la fragilità della nostra società. Immagini indelebili della trasformazione contemporanea”.

“Fabrizio Villa – scrive nel suo testo, la curatrice Marilina Giaquinta – rappresenta la ‘gente’ come puntini lontani e indistinguibili, sparsi su frecce direzionali, quasi un pendant di colore con le acque scure del lago (e non importa se si tratta del ponte galleggiante sul Lago d’Iseo dell’artista Christo Yavachev), come fiume straripante di devoti che ricopre la piazza e la via in un magma arginato dall’austerità delle chiese e dei palazzi barocchi, come corpi inerti fissi immobili, distesi al sole o sotto ombrelloni variopinti, come volti chiusi e addormentati di mamme e bambini in mezzo a stracci e a coperte di risulta, come angeli candidi in mezzo al velluto rosso del teatro lirico, quasi disegni di un tromp l’oeil, che rammentano i merletti del Teatro Olimpico palladiano. Puntini, colori, magma, coperte, biancore, senza volti, senza sembianze, folla unita e separata allo stesso tempo, mare della vacanza e mare della disperazione stanca, religione che non è preghiera ma culto, che non è spirito ma devozione”.

La mostra è visitabile dal lunedì al sabato, dalle 16,30 alle 20,30. Domenica su appuntamento chiamando il numero 3391190585. L’ingresso è libero.

“Liberty, l’invenzione fin de siécle”: ciclo di conferenze a Palermo

Una rassegna di dieci incontri, da gennaio a giugno, su uno dei periodi più fervidi che hanno animato la vita artistica e culturale della città

di Redazione

“Liberty, l’invenzione fin de siécle”. Questo il titolo di un ciclo di conferenze sull’arte, l’architettura e il design tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, organizzato dalla storica dell’arte, Daniela Brignone. Una rassegna che prevede dieci incontri, da gennaio a giugno, su uno dei periodi più fervidi che hanno animato la vita artistica e culturale di Palermo. Si comincia oggi, 28 gennaio, col primo incontro dal titolo “Il liberty tra creatività e produzione” a cura del presidente dell’Ordine degli Architetti, Francesco Miceli, in programma nella sede dell’Ordine a partire dalle 17. La conferenza è dedicata al rapporto tra l’arte, l’architettura ed il mondo della produzione industriale, artigianale e dell’arte applicata che costituiscono una peculiarità della stagione del Liberty a Palermo.

Villino Favaloro

Si proseguirà il 5 febbraio con l’incontro dal titolo “Alle origini del Liberty, il villino Favaloro di Palermo come architettura narrativa”, con Eliana Mauro, architetto dirigente storico dell’architettura dell’assessorato regionale Beni Culturali. Il 26 febbraio lo storico Rosario Lentini, parlerà di “economia palermitana tra Modernismo e recessione”, mentre il 19 marzo Daniela Brignone si occuperà di “creatività e sperimentazione nella produzione in vetro nell’età del Liberty”. Si proseguirà il 9 aprile con il docente dell’Accademia di Belle arti di Macerata, Francesco Parisi, che curerà l’incontro “Aspetti dell’incisione in Italia all’alba del nuovo secolo”, mentre lo storico dell’arte Mario Finazzi parlerà di “riflessi liberty nell’opera e nella prassi di Balla futurista”.

Il Teatro Massimo di Palermo

Il 30 aprile toccherà all’architetto Danilo Maniscalco con l’incontro “Il lessico floreale di Ernesto Basile attraverso il disegno dal vero”. Il 21 maggio due incontri su moda e costume all’opera: a confronto le serate inaugurali del Teatro Bellini di Catania e del Massimo di Palermo. Interverranno Vittorio Vicari, docente di Storia della Moda all’accademia di Belle Arti di Catania e Angela Chiara Cernuto, cultrice di Storia della Moda nella stessa Accademia. Chiuderà il ciclo di conferenze, il 4 giugno, Massimiliano Marafon Pecoraro, docente di Storia dell’Arte Moderna all’Emerson College di Boston, con un incontro dal titolo “Mondello: da palude a città balneare, storia di un progetto ambizioso incompiuto”.

La luna “invisibile” sui tetti di Modica foto del giorno della Nasa

È stata scattata dalla regista Alessia Scarso che ha immortalto la sottilissima falce al tramonto accanto alla chiesa di San Giovanni Evangelista

di Redazione

Una falce sottilissima, quasi invisibile, che affiora sopra i tetti di Modica al tramonto. È lo spicchio di luna crescente al 2 per cento, praticamente non percebile dall’occhio umano, sullo skyline della parte più alta della cittadina ragusana, con la splendida facciata della chiesa di San Giovanni Evangelista che si staglia sopra i tetti. La foto scattata dalla regista modicana Alessia Scarso è stata scelta come “Earth Picture of the Day”, ovvero foto della Terra del giorno, un servizio curato dalla Earth Science Division della Nasa e dall’Eos Project Science Office presso il Goddard Space Flight Center, in collaborazione con il consorzio Universities Space Research Association, che pubblica ogni giorno un’immagine commentata sulle scienze della Terra.

Eclissi di luna sull’Etna (foto Alessia Scarso)

Il 24 gennaio la Usra ha voluto premiare la foto scattata la sera del 27 dicembre scorso dalla regista del film “Italo”, appassionata di astrofotografia, già unica italiana selezionata nel concorso Astronomy Photographer of the Year 2019 con una veduta di un’eclissi di luna sull’Etna. “Alcune volte l’inaspettato regala sorprese piuttosto che compromettere opportunità – scrive la regista in un post su Facebook – . Grazie a qualche calcolo, sopralluoghi e molta pazienza, mi sono appostata su un campo aperto sulla collina davanti allo skyline, seduta sulla timpa, e ho aspettato. Le condizioni meteo non erano favorevoli perché una perturbazione ha chiuso l’orizzonte, ma all’ora esatta l’ammasso di nuvole si è alzato, ha schiarito la linea del tramonto e ha reso più suggestiva l’immagine finale”.

Alessia Scarso (foto da Facebook)

“Ci sono molte cose che abbiamo smesso di guardare – prosegue Alessia Scarso – . Non guardando non vediamo, non vedendo dimentichiamo, e dimenticando smettiamo di apprezzare. Esiste tutto un universo oltre noi, e una madre natura cui apparteniamo, che abbiamo nascosto con inquinamento luminoso, acustico, ambientale. Ci stiamo dimenticando che siamo parte e custodi di tutto questo, non abbiamo mai ricevuto alcun titolo di superiorità sul creato, se non il pensiero critico, che mi pare ultimamente non coincida con il prendersi cura. L’occhio nudo moderno fa fatica. Il pensiero contemporaneo è veloce e meno consapevole. Sento il bisogno di tenere vivo questo rapporto di stupore e contemplazione con gli elementi naturali, e nei limiti di ciò che mi è possibile, divulgarne la Bellezza. Rendere visibile, ciò che è diventato invisibile”.

Musei aperti, visite e mostre per il Giorno della Memoria

Dal Museo Salinas a Palazzo Abatellis, dal Villino Florio alla Biblioteca regionale, sono tante le iniziative per non dimenticare la tragedia dell’Olocausto

di Redazione

Mostre, visite, concerti e video per non dimenticare la tragedia dell’Olocausto. Sono tante le iniziative organizzate nei musei e nei luoghi della cultura regionali per celebrare il Giorno della Memoria. Gli eventi sono organizzati dal dipartimento dei Beni culturali diretto da Sergio Alessandro, su disposizione del governatore Nello Musumeci. Lunedì 27 gennaio, i quattro musei dove si terranno gli eventi rimarranno aperti per dare la possibilità di partecipare alle iniziative programmate. Anche nei giorni successivi, fino al 30 gennaio, verranno proposti eventi, visite guidate e proiezioni. I tre musei palermitani hanno dato il loro contributo all’iniziativa dell’Università di Palermo nell’ambito delle manifestazioni programmate il 27 gennaio.

Museo Salinas

Al Museo Salinas, dal 27 gennaio al primo marzo si potrà visitare la mostra “Documenti di storia ebraica dalle collezioni del Museo Salinas”, un’esposizione di monete, libri e fotografie. Nei pannelli e nel filmato appositamente realizzati verrà raccontata la storia degli ebrei a Palermo. Inoltre, due eventi saranno dedicati alle scuole, a cura di Coopculture. Alle 10, un’attività rivolta ai ragazzi della scuola primaria e secondaria di primo grado dal titolo “Tutti assieme si sta bene”. Gli studenti, accompagnati da una guida, faranno il percorso di visita all’interno del Museo per un’esperienza di scoperta dei valori dell’accoglienza e dell’integrazione. Alle 11.30 un percorso dedicato agli alunni della scuola secondaria di secondo grado dal titolo “Prossima fermata: per non dimenticare” vedrà protagonisti gli studenti che ascolteranno brani della letteratura dedicata alla Shoah e potranno visionare documenti fotografici dell’epoca.

Palazzo Abatellis

Sempre a Palermo, alla Galleria regionale di Palazzo Abatellis, il 27 gennaio alle ore 11, verrà presentata l’esposizione dei metalli islamici medievali con iscrizioni ebraiche e l’epigrafe ebraica su pietra. I materiali provengono dalla collezione di età mamellucca del XIV secolo sui quali sono state rilevate incisioni in caratteri ebraici. Dal lapidario di Palazzo Abatellis, proviene la pietra con iscrizione funeraria in ebraico del XV secolo ritrovata a San Marco D’Alunzio. Si tratta di opere in cui la scrittura diventa testimonianza di una presenza in profondità attraverso il tempo e le culture. Alle 18, nel salone del Trionfo della morte, il concerto “in memoriam”, dedicato ad Aldo Mausner, violinista del teatro Massimo di Palermo recentemente scomparso, sopravvissuto ad Auschwitz e testimone della Shoah. Brani di Girolamo Arrigo, Ernest Bloch, Marco Betta e Gavin Bryars, saranno eseguiti dal quatretto “Gli Archi Ensemble”. L’evento è realizzato in collaborazione con l’Istituto Siciliano di Studi Ebraici, il Festival delle letterature migranti e la Società del Quartetto di Palermo.

Museo Pepoli

Al Museo Agostino Pepoli di Trapani, lunedì 27 è prevista una visita guidata con la presentazione di tre iscrizioni ebraiche presenti nella sezione archeologica ovvero la chiave di volta di un edificio, un cippo funerario e un frammento di cippo funerario. Inoltre saranno esposti documenti del 1938 relativi a una corrispondenza relativa al censimento di impiegati ebrei intercorsa tra il ministro Bottai, il soprintendente Di Pietro, direttore del Museo Pepoli. Martedì 28, Chiara Camarda terrà una conferenza sul manoscritto della cultura ebraica di Avraham Abufalia attualmente conservato presso la Biblioteca Fardelliana di Trapani.

Villino Florio

Il Centro regionale per l’inventario e la catalogazione, dal 27 al 30 gennaio, propone una serie di iniziative al Villino Florio di Palermo, curate da Selima Giuliano e da Helga Marsala. Lunedì 27 verranno proiettati quattro video tratti da “The Maelstrom” del regista ungherese Peter Forgacs. Si tratta di immagini amatoriali di famiglia girate in Olanda prima e durante la seconda guerra mondiale che riguardano la famiglia Peereboom con colonna sonora originale dell’epoca. La storia di una famiglia ebrea che in un primo tempo vive inconsapevole nelle ombre dell’Olocausto e che successivamente tenta di conviverci, senza sapere a che cosa sta veramente andando incontro. Giorno 28 è la volta del documentario di Davide Ferrario “La strada di Levi”. Il giorno dopo sarà interamente dedicato alle scuole con la proiezione del cartone animato “La Stella di Andra e Tati” presentato dalle palermitane Rosalba Vitellaro e Alessandra Viola; un film di animazione che racconta la vera storia delle sorelle Andra e Tatiana Bucci, deportate ad Auschwitz-Birkenau durante la Seconda Guerra Mondiale all’età rispettivamente di quattro e sei anni insieme a parte della loro famiglia.

Giorno 30 sempre al Villino Florio di Palermo, sarà proiettato il video “Frammenti” di Salvo Cuccia sulla storia degli ebrei del ‘900 in Sicilia. Saranno presenti Alessandro Hoffman e Agata Bazzi, autori di due libri sulla storia delle famiglie ebree palermitane Arens e Hoffman. Laura Hoffman canterà tre brani del repertorio di musica ebraica. Interverrà il professore Giuseppe Savagnone, direttore dell’Ufficio della cultura della diocesi di Palermo.

Biblioteca regionale di Palermo

Anche le tre biblioteche della Regione Siciliana propongono l’esposizione di libri e documenti all’interno dei propri locali. A Palermo, lunedì 27, verrà allestita un’esposizione di libri sul tema della Shoah, al piano terra del complesso di corso Vittorio Emanuele a Palermo. La Biblioteca di Messina, mercoledì 29, oltre a presentare nella sala lettura le opere più rappresentative sulla Shoah custodite nell’Istituto, proporrà momenti di lettura di testi e l’illustrazione dei principali spettacoli teatrali e cinematografici legati all’evento. Saranno presenti per l’intera giornata le principali associazioni culturali messinesi che accompagneranno i visitatori in questo percorso di riscoperta della memoria. Anche la Biblioteca regionale di Catania lunedì 27 offrirà in visione ai visitatori i volumi dedicati alla memoria. Al termine della giornata verrà proiettato un documentario sul tema dell’Olocausto.

L’arte onirica di Nicola Pucci in mostra a Villa Zito

Saranno esposte opere realizzate negli ultimi vent’anni dal pittore palermitano, sempre sospeso tra surrealismo e figurativismo

di Redazione

Un viaggio in mondi onirici, popolati da figure che si muovono in contesti impossibili, o giocano con il mondo, cercando di riscrivere il proprio destino. All’arte di Nicola Pucci è dedicata una mostra personale che raccoglie gli ultimi vent’anni di lavoro. L’antologica del pittore palermitano, curata da Paola Nicita, si intitola “Nicola Pucci. Opere 1999 – 2019”, e si inaugura l’1 febbraio a Villa Zito, sede della Fondazione Sicilia a Palermo, che la ospita fino al 29 marzo. Il vernissage è in programma il 31 gennaio alle 18.

Lo studio di Nicola Pucci

È una pittura stratigrafica, quella di Pucci, dove ogni immagine è costruita alternando velature e pittura gestuale e materica, in una sequenza lunga e continuata nel tempo. Opere sfacciatamente surreali ed estremamente realistiche, nello stesso tempo, colme di energie catartiche. Il progetto espositivo, ideato dall’associazione Settimana delle Culture, realizzato con il sostegno della Fondazione Sicilia e il contributo della Presidenza dell’Assemblea regionale siciliana e di partner privati, permette di osservare l’evoluzione del linguaggio artistico di Pucci: da una pittura figurativa estremamente realistica, che da sempre strizza l’occhio ad un dato di surrealtà, slittata poi, negli anni più recenti, ad una sorta di cancellazione del linguaggio iperrealista, per approfondire alcuni aspetti maggiormente concettuali.

Nicola Pucci

Pucci, nato a Palermo nel 1966, dopo la maturità classica, si trasferisce a Roma dove frequenta un corso quadriennale di illustrazione pubblicitaria all’Istituto europeo del design. Successivamente trascorre un breve periodo a Vipiteno disegnando copertine per i celebri quaderni Pigna. Tornato a Roma, inizia a dedicarsi a tempo pieno alla pittura. In questo periodo frequenta assiduamente lo studio del maestro Bruno Caruso, che lo incoraggia e scrive un testo per la sua prima mostra che terrà a Palermo nel 1994. Dal 1995 ad oggi, il suo lavoro è stato esposto in Italia, Gran Bretagna, Francia e gli Stati Uniti e si è guadagnata l’attenzione di personalità del mondo dell’arte di fama mondiale. Il suo atelier di Palermo è stato inserito nell’Itinerario contemporaneo della scorsa edizione del festival Le Vie dei Tesori. Sue opere sono state in mostra al Museo Palazzo Collicola Arti Visive a Spoleto, al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese a Roma, e alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto. I suoi quadri di Pucci fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

Una passeggiata in abiti d’epoca a Isola delle Femmine

Sfilate in diverse strade del paese dedicate all’arte del vestire, dal Settecento ai nostri giorni. Si potranno ammirare anche vestiti da sposa dei primi del Novecento

di Redazione

Ci saranno abiti da sposa dei primi del Novecento e altri ispirati allo stile di epoche ancora più antiche. Una passeggiata indietro nel tempo a Isola delle Femmine con abiti e auto di una volta. È l’evento “Promenade à l’île des Femmes. Passeggiata a Isola delle Femmine nell’arte del vestire dal Settecento ai nostri giorni”, in programma domenica 26 gennaio alle 10,30 in piazza Pittsburg.

L’iniziativa, organizzata dall’associazione BcSicilia, si snoderà per le vie principali del paese. Prevede una sfilata di abiti sposa del Novecento, provenienti dalla collezione privata di Agata Sandrone, presidente della sezione BcSicilia di Isola delle Femmine. Insieme sfileranno gli abiti ispirati allo stile del ‘700 e ‘800 della stilista Marisa Orefice e Rosy Rosmarì Purpura, presidente di Carisma moda e Spettacolo. Ci saranno, poi, le creazioni dei designer Mikifrà, Michele Bassetta e Francesco Lombardo, con una rilettura grafica e coloristica siciliana nei tessuti e negli accessori, e infine una mostra di veicoli d’epoca, a cura del Circolo Vernagallo auto e moto d’epoca.

“Una passeggiata domenicale nei luoghi più caratteristici di Isola delle Femmine con dame e cavalieri che indosseranno abiti in stile ‘700 e ‘800, spose in abiti originali del ‘900 e modelle che percorreranno le strade e le piazze principali – fanno sapere da BcSicilia – . Tre defilè per conoscere e soprattutto apprezzare e difendere il nostro patrimonio artistico e culturale anche sotto l’aspetto stilistico della moda dal passato. Palcoscenici principali saranno il mercato del pesce, il mercato del contadino, piazza Pittsburgh e la via Cristoforo Colombo dove si terrà la mostra delle auto d’epoca”.

Al via il restauro dei bozzetti e gessi di Antonio Ugo

L’iniziativa rientra tra le attività promosse per celebrare i 150 anni dalla nascita dello scultore palermitano

di Redazione

Visse, sognò, lavoro e progettò nella sua Palermo: in cui era nato nel 1870 e in cui nel 1950 si spense. Questo intenso rapporto con la città – di cui l’emblema è anche la collaborazione con Ernesto Basile – non ha però impedito ad Antonio Ugo, scultore e accademico di grande pregio, di ricevere apprezzamenti e riconoscimenti anche in ambito nazionale. Dall’Accademia di Brera, che lo fece socio onorario, alla Biennale di Venezia, di cui fu più volte giudice.

Scultura raffigurante Giacomo Serpotta (foto Sicilarch, da Wikipedia)

Tra le attività promosse per celebrare i 150 anni dalla nascita di Antonio Ugo, che culmineranno in una grande mostra prevista nel prossimo mese di ottobre, la Fondazione Sicilia, in collaborazione con la Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo e con i discendenti dell’artista, organizza a Palazzo Branciforte la presentazione del progetto “Antonio Ugo. Scultore (1870-1950)”, in programma mercoledì 22 gennaio alle 18. In questa occasione verranno presentati alcuni bozzetti e modelli in gesso, di proprietà dei discendenti dell’artista, che testimoniano un’importante quanto rara fase progettuale della realizzazione di alcune delle opere presenti nella collezione della Fondazione Sicilia, e che saranno restaurati nel corso dei prossimi mesi a Palazzo Branciforte.

Busto di Giuseppe Verdi

Alla presentazione dei lavori parteciperanno la soprintendente di Palermo, Lina Bellanca, e il presidente della Fondazione Sicilia, Raffaele Bonsignore. Saranno presenti anche i discendenti di Antonio Ugo. “La Fondazione Sicilia – afferma Raffaele Bonsignore – con lo spirito di promuovere e valorizzare il patrimonio artistico siciliano, in occasione del 150esimo anniversario della nascita di Antonio Ugo, ha deciso di restaurare i modelli in gesso di alcune delle opere presenti nella collezione di bronzi esposta a Palazzo Branciforte. Il restauro sarà realizzato a cantiere aperto, a Palazzo Branciforte”. Il progetto di restauro sarà coordinato dalla competente unità operativa della Soprintendenza di Palermo, nelle persone di Carolina Griffo, Maria Reginella e Mauro Sebastianelli.

Nella sua lunga attività, Antonio Ugo espresse un linguaggio inizialmente aderente al simbolismo allegorico, poi dal sapore preraffaellita, giunse all’Art Nouveau con qualche accento di verismo meridionale che culminò nel periodo più tardo, a partire dagli anni venti, ad una progressiva semplificazione delle masse plastiche e l’accostamento al Novecento, con un monumentalismo accademico.

(Nella foto in alto il modello in gesso della Vittoria Alata)

L’accessibilità nel patrimonio architettonico, esperti a confronto

Giornata di studi a Palermo dedicata a progetti di comunicazione inclusiva e rigenerazione urbana e alla fruizione di siti archeologici e centri storici

di Redazione

“L’accessibilità nel patrimonio architettonico: approcci ed esperienze tra tecnologia e restauro”. Questo il titolo della giornata di studi organizzata dalla Sitda, Società italiana della tecnologia dell’architettura, in programma venerdì 24 gennaio, dalle 9 alle 18,30, nell’aula magna del Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo. Nell’arco di tre sessioni di lavoro, diversi esperti si confronteranno sull’accessibilità nei siti archeologici e su progetti di rigenerazione urbana e comunicazione inclusiva. Si discuterà del progetto I-Access Italia-Malta e una sessione, inoltre, sarà dedicata all’accessibilità nelle aree storiche delle città e nei centri minori. Obiettivo della giornata di studi è raccogliere approcci metodologici e orientamenti sull’argomento, così importante per il patrimonio e per la collettività, soprattutto allo scopo di delineare future comuni strategie di ricerca (qui il programma completo).

Il Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo

“L’accessibilità dell’ambiente costruito ha implicazioni di carattere sociale, economico e morale la cui rilevanza aumenta considerando la sfera pubblica – si legge in una nota della Sitda – . Tale requisito resta pertinente e rilevante quando l’ambiente costruito, per specifici interessi, assume il significato di patrimonio architettonico. Il ruolo attribuito all’accessibilità nel riconoscimento nella Unesco World Heritage List dimostra il consolidato interesse globale per la questione. Nel nostro Paese non sono mancate le strategie governative: con riferimento agli obblighi normativi, oggi sono ormai definitivamente superati la logica della deroga e l’alibi della rimovibilità. Parallelamente, negli ultimi anni, si è manifestato un crescente approfondimento teoretico e metodologico, apprezzabile nella produzione scientifica nazionale”.

“Tuttavia – si legge ancora – lo scenario delle realizzazioni rimane disomogeneo, l’accessibilità del patrimonio architettonico resta obiettivo lontano, così come la fruibilità inclusiva dell’ambiente costruito più ordinario. L’emergere di temi come inclusione, partecipazione, comunicazione, ai quali fa da sfondo un ruolo rinnovato dell’utente, conferma l’attualità del tema e la necessità di ulteriori approfondimenti, rendendo opportuno aggiornare su una base condivisa i ragionamenti già sviluppati negli ultimi lustri da numerosi ricercatori italiani afferenti ai settori della tecnologia dell’architettura e del restauro architettonico”.

Arte e fotografia, scatti inediti di Ugo Mulas all’Orto Botanico

Si inaugura una mostra fotografica sulla protesta del 1968 di artisti e studenti dell’Accademia di Belle Arti contro la Biennale di Venezia

di Redazione

Uno spaccato sulle proteste del 1968, quando il mondo dell’arte si ribellò allo statuto della Biennale di Venezia, giudicato fascista ed esempio di mercificazione. Ci saranno anche scatti inediti alla mostra di Ugo Mulas all’Orto Botanico di Palermo, una retrospettiva sul fotografo ufficiale della Biennale di Venezia, che ha narrato il fermento culturale creato da artisti, critici e intellettuali dal secondo dopoguerra, visto da quel palcoscenico particolare e immenso che è stata l’Esposizione Internazionale d’arte tra il 1954 e il 1970.

Ugo Mulas, Giò Pomodoro partecipa alla manifestazione

Il 24 gennaio alle 18, nell’ottocentesco Tineo, apre la mostra “Ugo Mulas – Arte e fotografia. Non apriamo sotto queste condizioni!”, a cura di Maria Chiara Di Trapani e aperta fino al 14 marzo. Una selezione di 60 stampe originali vintage del fotografo bresciano scomparso nel 1973, fotografie da collezione privata, in gran parte inedite o mostrate soltanto alla Biennale di Liverpool nel 2014. Anni che hanno cambiato la scena artistica contemporanea: gli scatti di Mulas permetteranno di rivivere un periodo importante, tumultuoso, colmo di ideali, quello dei giorni di apertura della 34esima Biennale d’arte di Venezia, nel 1968; della storica protesta degli artisti e della chiusura integrale dei padiglioni espositivi (italiano, svedese, francese, inglese) in rivolta contro il vecchio sistema culturale sancito dallo statuto della Mostra. Molti artisti avrebbero  esposto le loro tele capovolte, o celate sotto gli imballaggi, coperti da slogan in tutte le lingue: “Sotto le condizioni presenti alla Biennale non vogliamo aprire la nostra esposizione”.

Ugo Mulas, Pasolini durante le riprese di “Teorema”

Fissati su celluloide, memorie e ritratti dei protagonisti di quel periodo: artisti, curatori, critici e intellettuali come Cy Twombly, Emilio Vedova, Enrico Baj, Titina Maselli, Mario Schifano, Carla Lonzi e Gillo Dorfles, Pietro Consagra, Arnaldo Pomodoro, Philippe King e molti altri. Immagini che possiedono la forza e l’immediatezza del reportage, la compattezza e l’emozione ancora vivida, per ricordare un momento cruciale nella storia dell’arte italiana e la relazione dinamica tra il sistema dell’arte e la fotografia. Sarà proiettato anche un video realizzato con inediti dai servizi dai telegiornali realizzati nel 1968, custoditi nelle Teche Rai. Arricchisce il percorso della mostra, una galleria di ritratti dei principali intellettuali militanti esponenti della scena culturale italiana di quel periodo, dal regista Pier Paolo Pasolini – colto durante le riprese di “Teorema”- ai poeti Eugenio Montale e Giuseppe Ungaretti, all’attrice Claudia Cardinale, agli scrittori Elio Vittorini e Goffredo Parise.

Le Vie dei Tesori News

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