Immaginario arabo-normanno, al via la mostra al Salinas

Esposte quaranta opere che hanno partecipato alla nuova edizione del contest organizzato dalla Fondazione Unesco Sicilia

di Redazione

Guardare Palermo, Monreale e Cefalù. Scoprendone i vicoli e gli angoli, le statue e i palazzi, i castelli e i giardini. Ritrovando città lontane che affondavano le loro radici in un melting pot di culture e di stili, a cui convergeva tutto il Mediterraneo. Anche quest’anno – e siamo già alla terza edizione – la Fondazione Patrimonio Unesco Sicilia ha bandito un nuovo contest sull’immaginario arabo-normanno: è stato chiesto agli artisti (professionisti e non) e alle scuole, di inviare i propri elaborati che raccontino – qualunque sia il supporto scelto, tela, immagine, video o altro – il modo in cui vengono percepiti i nove monumenti che fanno parte del sito seriale protetto dall’Unesco.

Sui tetti della Cattedrale (foto Alessandro Montemagno)

Ogni partecipante ha quindi interpretato a suo modo, secondo la propria creatività, il concetto di Unesco, patrimonio, monumento, sito. Sono arrivati oltre sessanta elaborati e tra questi, sono stati scelti quaranta lavori che hanno ricevuto il maggior numero di “like” sulla pagina Facebook della Fondazione:  sono opere che andranno a comporre la mostra che si inaugurerà venerdì prossimo, 13 dicembre alle 10 al Museo Archeologico Salinas, a Palermo dove resterà fino al 5 gennaio. E sempre venerdì – alla presenza del sindaco Leoluca Orlando, nella sua qualità di presidente del Comitato di Pilotaggio, dell’assessore comunale alle CulturE Adham Darawsha, del direttore dei Fondazione Unesco Sicilia Aurelio Angelini e del direttore del Museo Salinas Caterina Greco – si svolgerà la premiazione dei vincitori del contest, scelti da una giuria composta da esperti.

Gioco da tavolo (Istituto comprensivo Ficarazzi)

Sono previste tre categorie – Fotografia; Video; Illustrazione e altro – più il premio Community Unesco per le scuole. I vincitori riceveranno abbonamenti alle stagioni del Teatro Massimo, del Teatro Biondo e della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana. La scuola vincitrice riceverà un buono da spendere in cartoleria o informatica. La mostra seguirà gli orari di visita del museo e l’ingresso è gratuito.

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Libri tattili in mostra al Farm Cultural Park

La collettiva itinerante “Mare Fest. Vietato non toccare”, in ricordo di Sebastiano Tusa, arriva a Favara. Saranno esposte opere nate da laboratori a cui hanno partecipato bimbi non vedenti

di Redazione

Una mostra all’insegna dell’inclusione sociale e della fruizione dei beni culturali, che coniuga arte contemporanea, cultura e valorizzazione del mare. Questo il tema di “Mare Fest. Vietato non toccare”, la collettiva itinerante di Villaggio Letterario, in ricordo di Sebastiano Tusa, che approda dal 10 al 14 dicembre al Farm Cultural Park di Favara.

Farm Cultural Park

Esposti libri tattili ecologici, frutto di laboratori a cui hanno partecipato bambini non vedenti, realizzando in sinergia con gli altri partecipanti, opere da percepire con il tatto, indispensabile per un non vedente, ma altrettanto importante per i vedenti. La ricerca dei materiali e la scelta di utilizzarli per i libri tattili hanno definito in modo inequivocabile il mondo interiore di ciascun bambino. I laboratori che si sono svolti a Palermo hanno stimolato la condivisione, lasciando spazio alle espressioni più intime e individuali che fanno di ogni libro tattile una piccola opera d’arte.

Il laboratorio Mare Fest

Sarà presente anche una sala per laboratori e sarà organizzato un focus sull’arte, sulla creatività e sulle tematiche sociali legate alla fruizione dell’arte degli ipovedenti e non vedenti. Accanto ai 36 libri tattili realizzati dagli alunni dell’Istituto Sciascia e dai piccoli utenti dell’Istituto ciechi Florio e Salamone di Palermo, in mostra le opere di Vincenzo Patti e Giovanni Proietto, artisti affermati e noti al pubblico internazionale, e altre opere dei giovani artisti Alfonso Elia Amato, Vincenzo Raffaele Barba, Serena Etiopia, Valentina Matranga, Giorgia Emily Militello, Melissa Muscarnera, Valeria Rubino.

I partecipanti al laboratorio

All’inaugurazione prevista martedì 10 dicembre alle 11,30, insieme ai fondatori del Farm Cultural Park, Andrea Bartoli e Florinda Saieva, e della casa editrice Medinova, Antonio Liotta, saranno presenti il sindaco di Favara, Anna Alba; il vicesindaco Giuseppe Bennica; la fondatrice di Villaggio Letterario, Anna Russolillo; Nando Sutera, responsabile Centro di Consulenza Tiflodidattica di Catania; Maria Concetta Cusimano, tiflologa della Federazione nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus; Pasquale Palermo, artigiano e coordinatore dei laboratori d’arte di Mare Fest; Alessandra De Caro, architetto dirigente della Soprintendenza del Mare e Licia Corsale dell’Ingv di Palermo. Durante i quattro giorni della mostra, si susseguiranno incontri e presentazioni che vedranno la partecipazione di tutti gli istituti scolastici di Favara.

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L’altare ricostruito nella chiesa di Santa Lucia

La ricostruzione curata dalla Soprintendenza di Siracusa è stata realizzata rimettendo insieme tutti gli elementi ritrovati e ricollocandoli nella loro posizione originale

di Redazione

La chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, a Siracusa, si impreziosisce di un altare marmoreo, smontato nel 1912 per volere dell’arcivescovo Luigi Bignami e ricomposto e restaurato grazie a un intervento voluto e finanziato dalla Regione Siciliana che lo ha realizzato attraverso la soprintendenza aretusea. Le risorse utilizzate – fanno sapere dalla Regione – provengono dal Fondo di sviluppo e coesione 2014/2020 del Patto per il Sud Sicilia.

Fase iniziale iniziale del restauro

L’altare, che si trova nel Tempietto annesso alla chiesa, era disposto su tre piani con elementi policromi riccamente decorati ad intarsio. La parte inferiore era costituita da una mensola su cui poggiava un reliquiario a urna, fornito di faccia a vetro in modo da rendere visibili le reliquie della martire e sormontato da un coperchio piramidale. L’alzato si restringeva verso l’alto, contraffortato da due riccioli angolari, e accoglieva una teca contenente al suo interno la statua della Santa Martire dormiente, opera dello scultore fiorentino Gregorio Tedeschi che la realizzò nel 1634 in marmo bianco di Carrara. L’attico era costituito da un alto fregio architravato con putti angolari e due vasi posti alle estremità laterali. L’architrave sosteneva il timpano curvilineo spezzato, al centro del quale vi era un cherubino.

L’altare a restauro in corso

La ricostruzione – spiegano dalla Regione – è stata realizzata rimettendo insieme tutti gli elementi ritrovati e ricollocandoli nella loro posizione originale, così come risulta da una immagine storica. Comprendendo in itinere il corretto assemblaggio, sono stati effettuati gli incollaggi necessari con resine epossidiche e perni in fibra di carbonio. Per la sarcitura di giunti e di piccole e medie lacune sono state adoperate malte a base di calce idraulica e inerti selezionati per colore e granulometria. Ogni elemento è stato rilevato con laser scanner 3D, una tecnologia avanzata di rilievo che permette di ottenere una “nuvola dei punti” dell’oggetto restituendolo fedelmente nelle sue tre dimensioni.

Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro (foto Davide Mauro, Wikipedia)

“Passa anche attraverso il recupero di queste piccole ma magnifiche opere – spiega il governatore Nello Musumeci – il programma di tutela e di valorizzazione del nostro patrimonio artistico e monumentale. L’attenzione che rivolgiamo al passato, e ai tesori che ci ha tramandato, finisce sempre per ripagarci con l’ammirato stupore di chi ha fame d’arte e di bellezza e sceglie la nostra Isola per soddisfarla”.

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Le Vie dei Tesori restaura tre gioielli

Il contest online premia le Sfingi dell’Orto Botanico, l’olio su tela nella Cappella della Mortificazione e la cupola del Campanile del Carmine

di Redazione

Al termine della tredicesima edizione de Le Vie dei Tesori, tre gioielli torneranno a risplendere grazie al supporto di Lottomatica Holding, e con il coinvolgimento di giovani restauratori dell’Università di Palermo. Il contest online lanciato sul portale del Festival, che ha totalizzato oltre diecimila voti, ha premiato tre beni: un olio prezioso della Cappella della Mortificazione di Trapani, il Campanile del Carmine di Marsala, le Sfingi dell’Orto Botanico di Palermo.

Cappella della Mortificazione

Il più votato in assoluto è stato l’olio della Cappella della Mortificazione, un dipinto realizzato tra il XVI e il XVII secolo da autore ignoto, che raffigura “La Pietà con le sante Lucia e Agata”. Si trova sulla parete di ingresso della cappella, un piccolo scrigno di architettura e di arte, inglobato nel complesso dei Domenicani, dietro l’abside della chiesa di San Domenico.  Il dipinto ha urgente bisogno del recupero che permetterà di rileggere le figure. La pellicola pittorica in più punti è compromessa (alterata oppure ossidata dagli agenti atmosferici) o addirittura caduta.

La cupola del campanile del Carmine

La tela è stata scelta dal 41,50 per cento dei votanti, distaccando di pochissimo la cupola del campanile del Carmine di Marsala – uno dei siti più curiosi e intriganti aperti durante il festival, per sole due persone alla volta –  che lo ha tallonato per tutto il contest e ha chiuso con il 40,9 per cento dei voti. Il campanile, a base ottagonale, colpisce per la sua scala interna elicoidale in arenaria, un vero capolavoro soprattutto quando la luce si infrange sui gradini e crea particolari effetti cromatici. Fa parte del complesso dell’Annunziata dei frati Carmelitani; spicca da lontano per la sua cupoletta, ricoperta da maioliche verdi. E proprio quest’ultima ha urgente bisogno di restauro: la Diocesi di Mazara di recente ha consolidato la struttura per permetterne l’apertura al pubblico, e sono stati ripristinati gli infissi originari, ormai ossidati. Necessita però del consolidamento degli intonaci della calotta interna, che non vanno raschiati o asportati (sono antichi e di bellissima fattura) ma spazzolati, puliti e trattati in maniera adeguata. Inoltre va pulita e impermeabilizzata la base d’appoggio della calotta esterna della cupola, per evitare altri danni e infiltrazioni all’interno.

Una delle sfingi del Gymnasium dell’Orto Botanico

Terze – con l’8,9 per cento dei votanti – le maestose Sfingi settecentesche in pietra di Billiemi dell’Orto Botanico di Palermo. Scolpite da Vitale Tuccio per l’ingresso del Gymnasium, alla fine del ‘700. Simboleggiano le incognite della scienza e la sfida ambigua che la sua progressiva conquista pone al genere umano. Nell’Europa dell’Illuminismo un elemento ricorrente, sia per la moda dell’Egitto dopo le prime scoperte archeologiche, sia per il diffondersi della massoneria con i suoi simboli. Le sfingi necessitano di un delicato restauro che colmi le lacune e riporti la pietra al colore originario. 

La scala del campanile del Carmine

Adesso per i tre beni si prepara il cantiere di restauro, in collaborazione con l’Università di Palermo e il coinvolgimento di studenti formati e in formazione, per una scelta precisa del Festival che punta a dare opportunità ai giovani. Quest’anno, accanto allo staff che lavora tutto l’anno, sono stati oltre 500 i collaboratori del Festival, cui si sono aggiunti i volontari, i tirocinanti universitari, gli studenti in alternanza scuola-lavoro delle scuole, tutti formati e assicurati. “Ragazzi straordinari – dice Laura Anello, presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori – ai quali cerchiamo di offrire opportunità, nello spirito di una manifestazione nata da un gruppo di professionisti che ha fatto una scelta di cittadinanza attiva per la propria terra. Ragazzi che riscoprono attraverso l’esperienza del Festival la consapevolezza delle potenzialità di un Sud orgoglioso della propria storia, fuori da logiche di rassegnazione, per un grande progetto di educazione al patrimonio. Adesso saranno adesso coinvolti in questa campagna di restauri di beni che hanno un forte valore identitario per le comunità. Ringrazio Lottomatica che ha condiviso la nostra mission affiancandoci in questo progetto, e che ha deciso di sostenere i restauri”.

Volontari de Le Vie dei Tesori

La votazione on line ha fatto seguito alla grande partecipazione collettiva delle città al Festival, che quest’anno ha registrato oltre 400mila ingressi: Trapani è già alla sua seconda edizione e quest’anno ha visto una crescita importante raggiungendo i 16.506 visitatori, mille in più dello scorso anno. E Marsala non è stata da meno: prima tra le “debuttanti” con 8.322 presenze. In tutte e due le città c’è stato un vero passaparola tra i follower e in tantissimi hanno voluto partecipare al contest: il restauro dei beni apparterrà virtualmente a tutti i cittadini.

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Il disegno del maestro di Leonardo a Palazzo Abatellis

Un’opera attribuita al Verrocchio, che fa parte della collezione della Galleria regionale, è stata ufficialmente accolta tra quelle dell’artista fiorentino

di Redazione

Si chiude in bellezza l’anno di Leonardo. Il 2019 ha celebrato i cinquecento anni dalla morte del genio del Rinascimento in tutti i luoghi del mondo legati alla sua opera o al suo mito. Alla ricerca delle origini dell’arte di Leonardo, il 2019 è stato anche l’anno del Verrocchio, il poliedrico artista fiorentino del Quattrocento, considerato dalle fonti il maestro di Leonardo e pertanto anch’egli celebrato con due grandi esposizioni, una a Palazzo Strozzi a Firenze e l’altra in corso a Washington.

La Madonna in adorazione del Bambino del Verrocchio

Nell’anno di Leonardo, a Palermo, viene eccezionalmente esposto al pubblico un disegno del Verrocchio raffigurante la Madonna in adorazione del Bambino, che fa parte della collezione grafica di Palazzo Abatellis. L’opera si può ammirare giovedì 5 dicembre alle 17, nel museo palermitano, nel corso dell’incontro “Nell’anno di Leonardo il Verrocchio di Palazzo Abatellis”, a cui partecipa anche Johannes Nathan, uno dei massimi esperti dell’opera leonardesca, che ha per primo attribuito al Verrocchio il disegno dell’Abatellis.

Johannes Nathan

Il rigoroso lavoro di selezione effettuato per l’ultima mostra del Verrocchio, ha portato infatti ad accogliere come sua opera, il disegno delle collezioni della Galleria regionale, già in passato accostato alla cerchia, ma ora ammesso fra le poche di condivisa attribuzione, con la importanza che ne deriva in relazione all’influenza del Verrocchio su Leonardo che pose il disegno al centro della sua ricerca, scientifica e artistica. Il disegno delle collezioni Abatellis, pubblicato negli anni ’90 del secolo scorso come della cerchia del Verrocchio, solo dopo gli ultimi approfondimenti è stato accolto appieno e posto ad apertura del corpus dei disegni nella ricercatissima pubblicazione che costituisce il catalogo della mostra di Washington. Il viaggio di studio per rivedere l’opera da lui riconosciuta al Verrocchio, porta adesso nuovamente Johannes Nathan a Palazzo Abatellis, in occasione di una conversazione davanti all’opera che viene eccezionalmente esposta.

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Ex stazione diventerà museo della Battaglia di Himera

La Regione acquisirà l’edificio di Rfi, ricadente nel perimetro del Parco archeologico. Saranno esposti i reperti recuperati durante lo scavo

di Redazione

L’ex stazione ferroviaria di Fiumetorto-Buonfornello, nel Comune di Termini Imerese, nel Palermitano, diventerà sede del museo da dedicare alla Battaglia di Himera del 480 avanti Cristo. Lo ha deciso il governo regionale che, su proposta del presidente Nello Musumeci, ha già deliberato lo stanziamento di 150mila euro per l’acquisizione dell’edificio da Rete ferroviaria italiana, ricadente nel perimetro del Parco archeologico di Himera, Solunto e Iato. La stazione e i quattro immobili sovrastanti saranno riconvertiti a spazio museale per accogliere i numerosi reperti provenienti dallo scavo effettuato dalla soprintendenza di Palermo in occasione della realizzazione del raddoppio della linea ferroviaria nel 2007. Il museo, sorgerà proprio nella località dove i Greci sconfissero i Cartaginesi, nel corso di una battaglia che rappresenta uno degli episodi più importanti per la storia della nostra Isola.

Fosse comuni a Himera

Il museo della Battaglia di Himera – fanno sapere dalla Regione – avrà una duplice valenza: sarà il luogo dove verranno presentati al pubblico gli straordinari reperti recuperati nello scavo archeologico e darà inoltre un senso ai luoghi teatro dello scontro. Sarà un museo tematico che per i visitatori rappresenta il valore aggiunto per la conoscenza del territorio e della storia che lo ha attraversato. Una musealizzazione moderna, con l’utilizzo di tecnologie e esperienze di realtà virtuale e immersiva, che consentirà di comunicare una storia antica che ha profondamente cambiato la nostra storia moderna. Dopo quello di Favignana sul sanguinoso scontro delle Egadi e quello di Catania sullo sbarco dell’estate del ‘43, la struttura di Buonfornello sarà il secondo museo dedicato a una battaglia, che il visitatore potrà rivivere in una realtà virtuale grazie all’utilizzo delle tecnologie più avanzate.

Reperti all’Antiquarium di Himera

L’antica colonia greca di Himera sorgeva sulla costa tirrenica della Sicilia, tra il fiume Torto e l’Himera settentrionale, in provincia di Palermo. La polis era costituita dalla “città bassa”, sita sulla vasta pianura costiera, e dalla “città alta” sulla collina retrostante. Gli ultimi scavi archeologici hanno messo in luce quello che rimane di Himera della città bassa, delle fortificazioni e del luogo della battaglia. Grazie agli studi condotti dagli archeologi siciliani, si ha la certezza che l’accampamento cartaginese doveva occupare il territorio costiero, lungo la riva orientale del fiume Torto, arrivando fino alle colline di fronte alle mura della città. Gli scavi hanno messo in evidenza il campo di battaglia con la scoperta di innumerevoli resti scheletrici di uomini e cavalli dei due eserciti.

Scavi nell’area archeologica di Himera

Questa importante scoperta, avvalora il racconto di Diodoro Siculo che a tal proposito affermava: “(Amilcare dopo lo sbarco a Palermo) si spinse con l’esercito contro Himera e la flotta lo fiancheggiava navigando. Quando giunse nei pressi della città, che abbiamo prima citato, vi pose due accampamenti, uno per l’esercito di terra ed uno per la forza navale. Tirò a secco tutte le navi da guerra e le circondò con un profondo fossato e con una palizzata di legno, fortificò l’accampamento dell’esercito di terra che aveva sistemato proprio di fronte alla città, e aveva prolungato dalla trincea navale fino alle colline sovrastanti”.

“La Battaglia di Himera – dichiara il governatore Musumeci – è un passaggio storico della nostra civiltà. L’acquisizione dell’ex stazione ferroviaria rappresenta il primo passo per dotare il Parco archeologico di uno spazio museale in cui troveranno la giusta allocazione le migliaia di reperti oggi temporaneamente ospitati nei magazzini dell’Albergo delle povere di Palermo dopo anni di deposito precario in container. Un nuovo Museo è quindi un momento di dignità storica e culturale. È un progetto che avevamo programmato col compianto assessore Tusa”.

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“Tra i sentieri dell’Opra”, spettacoli e mostre con Cuticchio

Un mese di eventi all’insegna dei pupi siciliani, con un cartellone che mette insieme allestimenti tradizionali e nuove produzioni

di Redazione

Un mese di spettacoli tradizionali, cunti, serate speciali, mostre e incontri all’insegna del Teatro dell’Opra. Mimmo Cuticchio e l’associazione Figli d’Arte Cuticchio organizzano, da sabato 30 novembre a lunedì 30 dicembre, nella sede del Teatro dei Pupi e nel vicino laboratorio di via Bara all’Olivella, a Palermo, la rassegna “Tra i sentieri dell’Opra”.  Un cartellone che mette insieme spettacoli tradizionali, a cominciare dal ciclo di Orlando dalla nascita alla sua morte, il cunto di Mimmo Cuticchio e anche una nuova produzione “Alì Babà e i 40 ladroni”, che riprende il percorso delle “Mille e una notte”, pensata da Cuticchio come una “serata speciale” per il pubblico dei bambini, ma non solo.

Mimmo Cuticchio

Un modo per accostare la cultura occidentale a quella orientale e riprendere anche il tema della convivenza delle diversità, della multiculturalità e della pace che sta anche alla base della mostra allestita nel laboratorio di via Bara dal 7 al 30 dicembre (dalle 10 alle 13) dal titolo “Paladini e saraceni insieme per un Natale di pace”: i pupi saranno esposti senza le loro spade in nome della pace.

Il programma parte il 30 novembre alle 18,30 con le “Avventure di Orlandino” (anche domenica 1 dicembre alle 18,30). Si continua sabato 7 e domenica 8 dicembre, alle 18,30 con “Prime imprese di Orlando”. L’appuntamento di sabato 14 e domenica 15 novembre alle 18,30 è con “La pazzia di Orlando”, per finire con il quarto e ultimo appuntamento del ciclo degli spettacoli tradizionali sabato 21 e domenica 22 dicembre alle 18,30, con “La morte di Orlando”. Gli spettacoli tradizionali vanno tutti in scena con la musica dal vivo, scritta da Giacomo Cuticchio e interpretata dal Giacomo Cuticchio Ensemble: violini Marco Badami e Filippo Di Maggio, sax Nicola Mogavero e Gehanghir Baghchighi, trombone: Fabio Piro.

La rassegna riprende anche il lavoro di Mimmo Cuticchio sulle “Mille e una notte” e prevede una nuova produzione, una “serata speciale” come quelle che a partire dall’ultimo ventennio dell’Ottocento, gli opranti-pupari più impegnati cominciarono a inserire nei loro programmi, proponendo al pubblico storie diverse dal tradizionale ciclo carolingio e avvicinandosi di più al repertorio dei cantastorie che a quello dei contastorie. I temi spaziavano dalla religione all’amore, dalle storie popolari all’avventura. È così per “Alì Babà e i 40 ladroni” che debutta sabato 28 dicembre alle 18,30 al Teatro dei Pupi di via Bara all’Olivella (con repliche il 29 e il 30 dicembre alla stessa ora). Uno spettacolo che sconfina dal classico della tradizione per condividere il gioco, la cultura, gli spazi, le regole, senza più barriere ed emarginazioni dovute a differenze culturali, etniche o religiose.

Giovedì 19 e giovedì 26 dicembre alle 18,30 appuntamento con il cunto di Mimmo Cuticchio nel laboratorio di via Bara all’Olivella: “Aladino e la sua lampada magica” è costruito da Cuticchio come accadimento straordinario e proposto a un pubblico di ragazzi e adulti. Oltre alla mostra “Paladini e saraceni insieme per un Natale di pace”, in programma ci sono anche due videoproiezioni nella sede del laboratorio di via Bara all’Olivella: “L’infanzia d’Orlando” giovedì 5 dicembre alle 18 e “L’urlo del mostro” giovedì 12 dicembre alle 18.  Gli incontri sono un elemento essenziale del programma. Incentrati sugli spettacoli, diventano l’occasione per una riflessione metanarrativa intorno ad alcune rappresentazioni che hanno costituito una svolta significativa per l’Opera dei Pupi.

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Performance con 50 artisti a Selinunte tra musica e danza

È l’evento “Suoni senza confine”, un’esperienza sensoriale itinerante dedicata alla caduta del Muro di Berlino e ideata dal contrabbassista Lelio Giannetto

di Redazione

Una performace sensoriale, tra canti, danze e musica, nel Parco archeologico di Selinunte, ricordando la caduta del Muro di Berlino. È l’evento “Suoni senza confine – Haus der Kulturen der Welt, ovvero la notte in cui cadde il muro”, un’esperienza sensoriale itinerante, su musiche di Johann Sebastian Bach, pensata appositamente per l’area archeologica con cinquanta performer tra attori, musicisti, danzatori, pittori e scrittori. Si tratta di progetto dell’associazione Curva Minore, ideato dal contrabbassista Lelio Giannetto, che ne cura anche la drammaturgia, nell’ambito di Bam, la Biennale arcipelago mediterraneo. L’evento andrà in scena domenica 8 dicembre, al tramonto, dalle 16 alle 17.

La locandina dell’evento

“Il pubblico itinerante – spiegano da Curva Minore – si aggira tra i performer alla ricerca del suono liberato. I performer bendati enunciano micro-storie sulla notte in cui cadde il Muro. Un velo sonoro rappresenta la cortina, mentre i danzatori si troveranno costretti o ingabbiati su superfici limitatissime e i pittori evocheranno le storie sul Muro. Eruzioni sonore condurranno a esecuzioni di musiche di liberazione con canti e danze evocando la festa spontanea creatasi a Berlino il 9 novembre 1989”.

In scena un gruppo corale di artisti che daranno vita alla performance. Ci sarà la danzatrice Sofia Kakouri, poi tra i musicisti, il contrabbassista Peter Jacquemyn e il violoncellista Mauro Cottone che si esibiranno insieme a Gianneto e alla Sicilian Improvisers Orchestra e al Curva minore performing ensemble. Poi i pittori Igor Scalisi Palminteri, Linda Randazzo, Toni Costagliola, Alice Sanzillo e Paola Giattini.

L’area del Tempio R

La compagine degli attori sarà formata da: Simona Martelli, Silvia Di Blasi, Valeria Sara Lo Bue, Alma Passarelli Pula, Rosalba Santoro, Diego Aiello, Caterina Pantaleo, Marisa Moretti, Giuseppe Distefano, Ornella Scibilia, Rosaria Tranchida, Isabelle Gandolfi, Anna Valenti, Rosanna Costantino, Marco Russo, Salvatore Insalaco, Bernardo Quaranta, Geraldina Albegiani, Egle Mazzamuto e Ilenia Modica.

Le danzatrici saranno Emilia Guarino, Mara Rubino, Lucia Poma, Laura Strack e Marta Kaja Romanszka e infine i musicisti: Eva Geraci, Alessandra Pipitone, Alessandro Librio, Dario Compagna, Marcello Cinà, Giuseppe Viola, Gandolfo Pagano, Benedetto Basile, Giuseppe Greco, Gabriele Sutera, Vincenzo Bono, Bintu Badiane, Faber Gray, Domenico Sabella, Claudia Piccione, Giuseppe Marco Zammuto, Maria Merlino e Fabrizio Pezzino Calogero Genco.

L’ingresso alla performance è libero.

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Si chiude la mostra dei capolavori perduti, ultima apertura serale

Fino all’8 dicembre a Palazzo Abatellis si possono ammirare sette importanti dipinti andati distrutti o di cui si sono perse le tracce, che adesso sono stati riprodotti fedelmente grazie a tecnologie all’avanguardia

di Redazione

Gran finale per la mostra “Il ritorno dei capolavori perduti” in corso a Palermo, nelle sale di Palazzo Abatellis. Ultima apertura serale per ammirare i sette quadri di cui si sono perse le tracce, fedelmente riprodotti con sofisticate tecnologie digitali. Sabato 7 dicembre la mostra sarà visitabile dalle 20 a mezzanotte (ultimo ingresso alle 23,30), prima del finissage dell’8 dicembre, quando sarà aperta come di consueto, dalle 9 alle 19. Inoltre, presentando i coupon (esauriti o non) de Le Vie dei Tesori, o anche una guida del festival, è possibile usufruire di uno sconto del 50 per cento sul biglietto d’ingresso. Un’opportunità da cogliere al volo, non solo sabato sera, ma anche nel giorno dell’Immacolata.

La Natività del Caravaggio

In mostra ci sono sette capolavori di cui si sono perse le tracce, “scippati” da mani adunche di ladri, dal fuoco, dalla guerra. Ognuna ha la sua storia, e forse queste narrazioni sono anche più belle delle stesse opere: Sky Arte le ha raccolte in una serie di documentari che adesso si possono vedere on demand. Sette che diventano otto con la Natività del Caravaggio di cui è già stato realizzata la “ri-materializzazione” in altissima definizione, che ha preso il posto della tela rubata all’oratorio di San Lorenzo, a Palermo, una notte di cinquant’anni fa. La Natività non si muove dall’Oratorio ma, nell’ambito delle manifestazioni di Caravaggio50 organizzate dagli Amici dei Musei Siciliani, a Palazzo Abatellis sono esposte le sette riproduzioni digitali di altrettanti capolavori inestimabili.

Ogni dipinto è un tassello d’arte ma, nello stesso tempo, un capitolo di storia contemporanea: mentre raccontano la loro vicenda, i capolavori di Van Gogh, Vermeer, Monet, Sutherland, Klimt, Marc e de Lempicka – perduti per sempre – ritornano alla luce grazie alle più moderne tecnologie. Il lavoro di ri-materializzazione è firmato dal team di storici, artisti, restauratori ed esperti di software 3D di Factum Arte, l’organizzazione internazionale fondata da Adam Lowe a Madrid che, oltre a collaborare con alcuni tra i più famosi artisti contemporanei nella realizzazione delle loro opere, è impegnata nella valorizzazione del patrimonio artistico mondiale.

Gustave Klimt, Medicina

Le opere sono tutte straordinarie: “Medicina” (1900-1907) di Gustav Klimt, “Ninfee” (1914-1926) di Claude Monet, “Vaso con cinque girasoli” (1888) di Vincent Van Gogh, “Concerto a Tre” (1663-1666) di Jan Vermeer, “Ritratto di Winston Churchill” (1954) di Graham Sutherland, “Myrto” (1929) di Tamara de Lempicka e “La torre dei cavalli azzurri” (1913) di Franz Marc.

I documentari di Sky Arte riescono a narrare non soltanto la storia dei dipinti, ma si allargano alla loro genesi, in rapporto con la vicenda dell’artista, calati nel periodo attraversato. Tre delle tele sono – in maniera diversa – legate alla censura nazista: si va da una delle opere più controverse di Klimt, “Medicina” realizzata ad inizio ‘900, bruciata dalle SS al castello austriaco di Immendorf nel ’45; a “La Torre dei cavalli azzurri” di Marc, sequestrato da Hermann Goering e scomparso dalla fine degli anni ‘40; fino a “Myrto” di Tamara de Lempicka, rubato da un generale nazista a Parigi nel 1943 e mai più ritrovato. Quindi, il seicentesco “Concerto a Tre” di Vermeer rubato alla collezione Stewart-Gardner di Boston nel 1990 e mai recuperato.  Il “Ritratto di Winston Churchill” di Sutherland scatenò le ire del “soggetto” e la moglie lo bruciò in giardino nel 1954; fiamme anche per le “Ninfee” di Monet bruciate in un incendio al MoMa, provocato da un operaio disattento nel 1958. Fino al “Vaso con cinque girasoli” di Van Gogh acquistato da un mecenate giapponese e distrutto sotto le bombe che colpirono Osaka durante la Seconda Guerra Mondiale.

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Suoni, parole e musica all’Oratorio dei Bianchi

Sei artisti interpretano le opere e i luoghi del monumento palermitano in una performance itinerante che fa parte del cartellone di Bam, Biennale arcipelago mediterraneo

di Redazione

Un laboratorio creativo in uno spazio storico della città. Una costruzione estemporanea d’immagini, musica, danza e parole, in cui sei artisti-performer saranno invitati attraverso altrettante performance dal vivo a raccontare e interpretare le opere e i luoghi dell’Oratorio dei Bianchi. Questo è il tema della Notte dei Bianchi, una grande installazione, una “mostra vivente”, a cui si potrà assistere sabato 7 dicembre dalle 21 a mezzanotte.

La locandina dell’evento

Si tratta di una performance itinerante, ideata e curata da Alfio Scuderi, che fa parte del cartellone di Bam, Biennale arcipelago mediterraneo. Un percorso originale in cui i linguaggi del contemporaneo si fonderanno con l’arte classica e con la storia della città, per ribadire con forza l’unicità dell’arte e delle arti, fuori da schemi e da categorie. Le performances degli artisti si fonderanno con le opere d’arte esposte, con i luoghi dell’Oratorio e con la loro storia, provando a diventare per una notte un’opera unica. I linguaggi del contemporaneo si mischieranno in unica creazione, in un inedito percorso per quadri dentro lo spazio.

Alla serata organizzata dalla Galleria regionale di Palazzo Abatellis parteciperanno: Angelo Sicurella, che si esibirà con performance di musica elettronica; il sassofonista Gianni Gebbia; l’attrice Silvia Ajelli; il pittore Igor Scalisi Palminteri; il percussionista Dario Sulis e la danzatrice Giovanna Velardi.

Soffitto affrescato del salone Fumagalli

L’Oratorio dei Bianchi esprime la sua identità di palinsesto, sintesi della storia di Palermo, dalle testimonianze della cittadella fortificata della Kalsa medioevale, alla monumentalità barocca, alla odierna realtà museale unica per gli arredi e le collezioni che racchiude, volta a cogliere anche dai segni del contemporaneo la varietà di linguaggi ed espressioni artistiche visive, musicali, letterarie, teatrali, in dialogo con il principio dell’unità delle arti che fu alla base dell’estetica barocca.

L’ingresso alla serata è libero.

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Le Vie dei Tesori News

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