Castelbuono si veste di musica

Da piazza Castello al chiostro di San Francesco, torna la rassegna “Castelbuono classica”, quattro giorni di concerti tra recital, ensemble e sperimentazioni di lirica

di Redazione

Castelbuono “inondata” di musica, da piazza Castello al chiostro di San Francesco. Torna la quarta edizione di “Castelbuono classica”, che quest’anno apre alla lirica, affrontata sia in chiave orchestrale che cameristica o rivisitata in un’inedita versione strumentale. A inaugurare oggi la rassegna sarà il recital di fisarmonica bayan “Flight beyond the time” del giovane musicista etneo Mario Romeo, che a partire dalle 21, nel Chiostro di San Francesco, proporrà un repertorio che spazia dal XVII al XXI secolo, da Vivaldi a Voytenko, passando per Scarlatti, Bach, Schubert, Skrjabin, Zolotarev e Makkonen.

Protagonisti delle serate successive saranno, venerdì 24 agosto, GliArchiEnsemble, compagine strumentale palermitana con all’attivo tournée in tutto il mondo, che eseguirà musiche di Rossini, Verdi e Dvorak, e, sabato 25, gli Italian Harmonists, gruppo vocale del Teatro alla Scala di Milano che presenterà il suo progetto “Classicheggiando”, in cui trovano posto grandi autori come Boccherini, Rossini, Schubert, Verdi, Schumann, Brahms, Puccini, Offenbach, Dvorak, Bernstein e C. Porter.

Italian Harmonists

A salire sul palco di piazza Castello per il gran finale della kermesse, domenica 26, sarà l’Orchestra Sinfonica Castelbuono Classica, diretta per l’occasione dal maestro libanese Toufic Maatouk e impreziosita dalle voci della soprano agrigentina Grazia Sinagra e del tenore di Cinisi Rosolino Claudio Cardile: in programma brani di Mozart, Donizetti, Bizet, Puccini, Rossini, Massenet e Verdi.

Come da tradizione, non mancheranno i concerti pomeridiani gratuiti, sempre mirati a valorizzare gli artisti siciliani, che dal 24 al 26 agosto saranno affidati all’Euphonia Brass Quintet, al WoodWind Trio e al progetto elettro-classico “Ecuba | Ifigenia” di Marco Betta, Giovanni Di Giandomenico e Luca Rinaudo a.k.a. Naiupoche.

Anche quest’anno Castelbuono Classica rinnova il suo legame con le altre arti: in occasione del festival, Putia Art Gallery ospita la mostra del pittore e ceramista taorminese Antonio Forlin, apprezzato per la sua capacità di trasmettere l’energia e il magnetismo della Sicilia grazie alla sapiente combinazione di colori fervidi e brillanti con forme ed espressioni che rispecchiano il carattere autentico dell’isola. Le immagini tratte da alcune sue opere in mostra sono state utilizzate per la comunicazione visiva dell’intera kermesse, per la quale Forlin, in collaborazione con Stefania Cordone e Adidì, ha realizzato anche parte degli elementi scenografici.

Castelbuono Classica è organizzato da Moger Arte e Cultura con il patrocinio del Comune di Castelbuono, con il supporto di Nuovoimaie e in partnership con il Museo Civico di Castelbuono, Almendra Music, Putia Art Gallery e Primo Spazio – Accademia di Arti Musicali di Castelbuono. Per info è possibile telefonare al numero 3206661258 o scrivere a info@castelbuonoclassica.it.

Da piazza Castello al chiostro di San Francesco, torna la rassegna “Castelbuono classica”, quattro giorni di concerti tra recital, ensemble e sperimentazioni di lirica

di Redazione

Castelbuono “inondata” di musica, da piazza Castello al chiostro di San Francesco. Torna la quarta edizione di “Castelbuono classica”, che quest’anno apre alla lirica, affrontata sia in chiave orchestrale che cameristica o rivisitata in un’inedita versione strumentale. A inaugurare oggi la rassegna sarà il recital di fisarmonica bayan “Flight beyond the time” del giovane musicista etneo Mario Romeo, che a partire dalle 21, nel Chiostro di San Francesco, proporrà un repertorio che spazia dal XVII al XXI secolo, da Vivaldi a Voytenko, passando per Scarlatti, Bach, Schubert, Skrjabin, Zolotarev e Makkonen.

Protagonisti delle serate successive saranno, venerdì 24 agosto, GliArchiEnsemble, compagine strumentale palermitana con all’attivo tournée in tutto il mondo, che eseguirà musiche di Rossini, Verdi e Dvorak, e, sabato 25, gli Italian Harmonists, gruppo vocale del Teatro alla Scala di Milano che presenterà il suo progetto “Classicheggiando”, in cui trovano posto grandi autori come Boccherini, Rossini, Schubert, Verdi, Schumann, Brahms, Puccini, Offenbach, Dvorak, Bernstein e C. Porter.

Italian Harmonists

A salire sul palco di piazza Castello per il gran finale della kermesse, domenica 26, sarà l’Orchestra Sinfonica Castelbuono Classica, diretta per l’occasione dal maestro libanese Toufic Maatouk e impreziosita dalle voci della soprano agrigentina Grazia Sinagra e del tenore di Cinisi Rosolino Claudio Cardile: in programma brani di Mozart, Donizetti, Bizet, Puccini, Rossini, Massenet e Verdi.

Come da tradizione, non mancheranno i concerti pomeridiani gratuiti, sempre mirati a valorizzare gli artisti siciliani, che dal 24 al 26 agosto saranno affidati all’Euphonia Brass Quintet, al WoodWind Trio e al progetto elettro-classico “Ecuba | Ifigenia” di Marco Betta, Giovanni Di Giandomenico e Luca Rinaudo a.k.a. Naiupoche.

Anche quest’anno Castelbuono Classica rinnova il suo legame con le altre arti: in occasione del festival, Putia Art Gallery ospita la mostra del pittore e ceramista taorminese Antonio Forlin, apprezzato per la sua capacità di trasmettere l’energia e il magnetismo della Sicilia grazie alla sapiente combinazione di colori fervidi e brillanti con forme ed espressioni che rispecchiano il carattere autentico dell’isola. Le immagini tratte da alcune sue opere in mostra sono state utilizzate per la comunicazione visiva dell’intera kermesse, per la quale Forlin, in collaborazione con Stefania Cordone e Adidì, ha realizzato anche parte degli elementi scenografici.

Castelbuono Classica è organizzato da Moger Arte e Cultura con il patrocinio del Comune di Castelbuono, con il supporto di Nuovoimaie e in partnership con il Museo Civico di Castelbuono, Almendra Music, Putia Art Gallery e Primo Spazio – Accademia di Arti Musicali di Castelbuono. Per info è possibile telefonare al numero 3206661258 o scrivere a info@castelbuonoclassica.it.

A Ustica incontri tra libri e autori

Un viaggio letterario, tra evasione e impegno con giornalisti, attori e scrittori. Senza dimenticare le testimonianze da quell’inferno a due passi che è la Libia

di Redazione

Dalle odissee dei migranti ai romanzi d’avventura, in un viaggio speciale da fare con giornalisti, attori e scrittori: entra nel vivo “Libro fest”, la rassegna ideata da Anna Russolillo, Franco Foresta Martin e Lucia Vincenti nell’ambito di “Ustica Villaggio Letterario”, in corso a Punta Spalmatore. Domani, alle 18.30 è la volta di “Azzurro ma non troppo” della giornalista Raffaella De Rosa, con l’attore Massimiliano Buzzanca, Lucia Vincenti e, a moderare, Rossella Diaco.

Mercoledì 22 alle 18.30 si presenta il libro “Che cinema la vita”, di Massimiliano Buzzanca, mentre giovedì 23 agosto, sempre alle 18.30, sarà presentato il volume dei giornalisti Francesco Viviano e Alessandra Ziniti: “Non lasciamoli soli – Storie e testimonianze dall’inferno della Libia”. A moderare l’incontro saranno Lucia Vincenti, Raffaella De Rosa e Rossella Diaco, mentre Massimiliano Buzzanca leggerà un brano.

“Ustica Villaggio Letterario” è organizzato dalle associazioni Lunaria A2 Onlus e Villaggio letterario. Fitto il cartello di realtà che collaborano alla realizzazione della manifestazione: dalla Soprintendenza del Mare all’assessorato regionale dei Beni culturali, dall’Accademia internazionale di scienze subacquee al Polo museale regionale di Arte moderna della Regione siciliana, dal centro studi e documentazione di Ustica, al laboratorio-museo di Scienza della terra di Ustica, fino alla Federalberghi di Palermo.

Un viaggio letterario, tra evasione e impegno con giornalisti, attori e scrittori. Senza dimenticare le testimonianze da quell’inferno a due passi che è la Libia

di Redazione

Dalle odissee dei migranti ai romanzi d’avventura, in un viaggio speciale da fare con giornalisti, attori e scrittori: entra nel vivo “Libro fest”, la rassegna ideata da Anna Russolillo, Franco Foresta Martin e Lucia Vincenti nell’ambito di “Ustica Villaggio Letterario”, in corso a Punta Spalmatore. Domani, alle 18.30 è la volta di “Azzurro ma non troppo” della giornalista Raffaella De Rosa, con l’attore Massimiliano Buzzanca, Lucia Vincenti e, a moderare, Rossella Diaco.

Mercoledì 22 alle 18.30 si presenta il libro “Che cinema la vita”, di Massimiliano Buzzanca, mentre giovedì 23 agosto, sempre alle 18.30, sarà presentato il volume dei giornalisti Francesco Viviano e Alessandra Ziniti: “Non lasciamoli soli – Storie e testimonianze dall’inferno della Libia”. A moderare l’incontro saranno Lucia Vincenti, Raffaella De Rosa e Rossella Diaco, mentre Massimiliano Buzzanca leggerà un brano.

“Ustica Villaggio Letterario” è organizzato dalle associazioni Lunaria A2 Onlus e Villaggio letterario. Fitto il cartello di realtà che collaborano alla realizzazione della manifestazione: dalla Soprintendenza del Mare all’assessorato regionale dei Beni culturali, dall’Accademia internazionale di scienze subacquee al Polo museale regionale di Arte moderna della Regione siciliana, dal centro studi e documentazione di Ustica, al laboratorio-museo di Scienza della terra di Ustica, fino alla Federalberghi di Palermo.

La “danza” dei fulmini sulla Sicilia

C’è uno spettacolo impareggiabile offerto dalla natura in queste ore sull’Isola: sono i temporali estivi, maestosi e scenografici in questi scampoli di fine estate. Noi vi proponiamo le splendide immagini di Salvo Gravano, e vi lanciamo un invito. Da cogliere “al volo”

di Redazione

Solenni, suggestivi, emozionanti: i temporali, specialmente in estate, interrompono la monotonia delle afose giornate siciliane, regalandoci istantanee così particolari, da farci desiderare di stare con il viso all’insù a godere dello scenario della natura.

Oggi vi portiamo a spasso tra le nuvole, grazie alle suggestive foto di Salvo Gravano, che ha magistralmente ripreso il cielo sopra Marina di Caronia, mentre il temporale colpiva le isole Eolie. E così quel mare “nero di pece, a monte/stracci di nubi chiare” come recitava Pascoli, ci fa riscoprire la meraviglia del tornare bambini, col naso magari appiccicato al vetro di una finestra, a scrutare l’orizzonte.

E voi? Quante volte vi siete fermati a osservare un temporale, affascinati da questo spettacolo naturale? Se volete condividere con noi il gusto di questo viaggio insolito, inviateci i vostri scatti all’indirizzo email: redazione@leviedeitesori.it o alla posta della pagina Facebook de Le vie dei Tesori. Le  foto più belle saranno pubblicate sul nostro sito!
Grazie e… buona visione!

C’è uno spettacolo impareggiabile offerto dalla natura in queste ore sull’Isola: sono i temporali estivi, maestosi e scenografici in questi scampoli di fine estate. Noi vi proponiamo le splendide immagini di Salvo Gravano, e vi lanciamo un invito. Da cogliere “al volo”

di Redazione

Solenni, suggestivi, emozionanti: i temporali, specialmente in estate, interrompono la monotonia delle afose giornate siciliane, regalandoci istantanee così particolari, da farci desiderare di stare con il viso all’insù a godere dello scenario della natura.

Oggi vi portiamo a spasso tra le nuvole, grazie alle suggestive foto di Salvo Gravano, che ha magistralmente ripreso il cielo sopra Marina di Caronia, mentre il temporale colpiva le isole Eolie. E così quel mare “nero di pece, a monte/stracci di nubi chiare” come recitava Pascoli, ci fa riscoprire la meraviglia del tornare bambini, col naso magari appiccicato al vetro di una finestra, a scrutare l’orizzonte.

E voi? Quante volte vi siete fermati a osservare un temporale, affascinati da questo spettacolo naturale? Se volete condividere con noi il gusto di questo viaggio insolito, inviateci i vostri scatti all’indirizzo email: redazione@leviedeitesori.it o alla posta della pagina Facebook de Le vie dei Tesori. Le  foto più belle saranno pubblicate sul nostro sito!
Grazie e… buona visione!

L'area archeologica di Tindari con il santuario sullo sfondo (foto Giulio Giallombardo)

Un viaggio alla scoperta dell’antica Tindari

Visite guidate e spettacoli itineranti nei luoghi simbolo della città: piazza Quasimodo, il Gymnasium ed il teatro greco

di Redazione

L'area archeologica di Tindari con il santuario sullo sfondo (foto Giulio Giallombardo)

La storia dell’antica Tindari in uno spettacolo itinerante che farà tappa nei luoghi simbolo della città. L’evento è “Tyndaris Augustea – un viaggio nel tempo” e la “partenza” è fissata per il 21 agosto. Attraverso il racconto delle guide delle associazioni “Tindari” e “Officina delle Idee” si potrà andare alla scoperta dell’antica città, dalle origini leggendarie e mitiche alle avvincenti battaglie di Sesto Pompeo, passando per l’epoca gloriosa di Ottaviano Augusto. Durante il percorso, i visitatori potranno assistere a tre performances che racconteranno la storia dell’antica colonia in tre luoghi simbolo: piazza Quasimodo, il Gymnasium ed il teatro greco.

Si tratta di spettacoli allestiti per l’occasione ed ispirati a vicende realmente accadute come riportate nelle orazioni di Cicerone. La prima tappa in piazza Quasimodo, antistante al Santuario della Madonna Nera, dove sarà messa in scena “La Leggenda di Donna Villa, la ‘Circe’ di Tindari” a cura di Anna Ricciardi. La seconda sosta avverrà al Gymnasium dove saranno recitati brani tratti da Cicerone: “In Verrem: Cicerone a Tindari contro Verre”, per la traduzione ed adattamento del regista Paolo Gazzarra.  Il viaggio terminerà al teatro greco dove sarà messo in scena un adattamento de “La Donna di Samo” a cura del regista Rocco Mortelliti per un tour dal mito greco alla commedia che vedrà la partecipazione di Cinzia Maccagnano, Antonio Silvia, Miriam Palma, Alessandro Scaretti ed Elio Crifò con musiche originali di Salvo Nigro. Le visite guidate partiranno, invece, alle 20,30 e alle 22.

“È un evento per conoscere e riscoprire la bellezza infinita di una terra che fece innamorare i greci, che i romani resero lussureggiante e che incantò tutti i viaggiatori stranieri che dal ‘500 non avrebbero potuto assolutamente evitare di visitarla”, spiega il direttore artistico del festival, Anna Ricciardi. “Vuole essere un omaggio alla grandezza di questa terra, – prosegue il direttore artistico – alla sua storia, ai suoi monumenti, e si inchina al senso di infinito e all’eleganza sovrana che trapela da un luogo-dimora della divinità. La forza magnetica di Tindari è quasi inspiegabile: si viene accolti dai colori vividi e benefici di una natura attraente, dura come le sue rocce scolpite dal vento e abbagliante come i colori del suo mare divino”.

L’evento è realizzato in collaborazione con la Sovrintendenza ai beni Culturali e ambientali di Messina, l’assessorato ai Beni culturali della Regione Siciliana, l’Unità operativa di Patti del Servizio turistico regionale di Messina e l’Università Ecampus.

(Foto: Giulio Giallombardo)

Visite guidate e spettacoli itineranti nei luoghi simbolo della città: piazza Quasimodo, il Gymnasium ed il teatro greco

di Redazione

L'area archeologica di Tindari con il santuario sullo sfondo (foto Giulio Giallombardo)

La storia dell’antica Tindari in uno spettacolo itinerante che farà tappa nei luoghi simbolo della città. L’evento è “Tyndaris Augustea – un viaggio nel tempo” e la “partenza” è fissata per il 21 agosto. Attraverso il racconto delle guide delle associazioni “Tindari” e “Officina delle Idee” si potrà andare alla scoperta dell’antica città, dalle origini leggendarie e mitiche alle avvincenti battaglie di Sesto Pompeo, passando per l’epoca gloriosa di Ottaviano Augusto. Durante il percorso, i visitatori potranno assistere a tre performances che racconteranno la storia dell’antica colonia in tre luoghi simbolo: piazza Quasimodo, il Gymnasium ed il teatro greco.

Si tratta di spettacoli allestiti per l’occasione ed ispirati a vicende realmente accadute come riportate nelle orazioni di Cicerone. La prima tappa in piazza Quasimodo, antistante al Santuario della Madonna Nera, dove sarà messa in scena “La Leggenda di Donna Villa, la ‘Circe’ di Tindari” a cura di Anna Ricciardi. La seconda sosta avverrà al Gymnasium dove saranno recitati brani tratti da Cicerone: “In Verrem: Cicerone a Tindari contro Verre”, per la traduzione ed adattamento del regista Paolo Gazzarra.  Il viaggio terminerà al teatro greco dove sarà messo in scena un adattamento de “La Donna di Samo” a cura del regista Rocco Mortelliti per un tour dal mito greco alla commedia che vedrà la partecipazione di Cinzia Maccagnano, Antonio Silvia, Miriam Palma, Alessandro Scaretti ed Elio Crifò con musiche originali di Salvo Nigro. Le visite guidate partiranno, invece, alle 20,30 e alle 22.

“È un evento per conoscere e riscoprire la bellezza infinita di una terra che fece innamorare i greci, che i romani resero lussureggiante e che incantò tutti i viaggiatori stranieri che dal ‘500 non avrebbero potuto assolutamente evitare di visitarla”, spiega il direttore artistico del festival, Anna Ricciardi. “Vuole essere un omaggio alla grandezza di questa terra, – prosegue il direttore artistico – alla sua storia, ai suoi monumenti, e si inchina al senso di infinito e all’eleganza sovrana che trapela da un luogo-dimora della divinità. La forza magnetica di Tindari è quasi inspiegabile: si viene accolti dai colori vividi e benefici di una natura attraente, dura come le sue rocce scolpite dal vento e abbagliante come i colori del suo mare divino”.

L’evento è realizzato in collaborazione con la Sovrintendenza ai beni Culturali e ambientali di Messina, l’assessorato ai Beni culturali della Regione Siciliana, l’Unità operativa di Patti del Servizio turistico regionale di Messina e l’Università Ecampus.

(Foto: Giulio Giallombardo)

Cerchiamo esploratori per visitare i Qanat

Per l’ultima domenica di agosto proponiamo di andare a conoscere gli antichi acquedotti arabi. Un affascinante viaggio nel passato

di Redazione

Quando ci si cala (solidamente imbracati) per quegli otto metri di profondità è come se si effettuasse un viaggio nel tempo. E in effetti ci si ritrova in un manufatto realizzato mille anni addietro dagli arabi. Si è nei qanat, acquedotti sotterranei che captavano le sorgenti dalle zone della Conca d’Oro e trasportavano ovunque l’acqua attraverso gallerie con una pendenza minima. Capolavori dell’ingegneria idraulica che consentivano a una città come Palermo, che in quell’epoca era una delle più popolose d’Europa, di avere acqua fresca e potabile nella sua gran parte.

Quello che si può visitare è il qanat Gesuitico Alto, promosso da Gerardo Alliata, cavaliere di Malta. Vi si cammina per 110 metri fino al pozzo di alimentazione, quindi si scende ancora di livello, per altri due metri, e si percorrono altri 120 metri in un scenario delicato e quasi incantato, fra stretti passaggi, gradini e “fontanelle”.

I “viaggiatori nel tempo” si ritrovano così a procedere mentre un flusso d’acqua scorre costantemente ai loro piedi, raggiungendo al massimo 40 centimetri di altezza. Acqua fresca da cui ci si “difende” grazie a un paio di solide calosce, mentre un caschetto da speleologo, con tanto di regolare lampadina anteriore, protegge la testa. Nella gran parte del percorso il condotto ha un’altezza di almeno 2 metri, ma in piccoli tratti si abbassa sino a un metro e settanta centimetri o si innalza sino ai 3 metri. Se volete farvi un’idea, guardate questo video

In quella Palermo che sapeva di gelsomini e limoni, alcuni qanat scorrevano in prossimità o addirittura al di sotto delle case dei più facoltosi. E così quelle dimore, proprio per la presenza di acqua corrente, potevano godere di un abbassamento della temperatura che offriva sollievo nelle calde giornate estive, soprattutto in quelle in cui la città era battuta dallo scirocco.

Il qanat visitabile è di proprietà dell’Amap, la società che si occupa di distribuzione dell’acqua a Palermo, ed è affidata da una ventina d’anni agli speleologi del Cai che lo curano e tutelano, conducendo anche il fascinoso “viaggio nel tempo”.

L’appuntamento anche per questo mese è per l’ultima domenica. Il 26 agosto i nostri amici del Cai apriranno le porte del Qanat per una imperdibile visita. Per prenotare clicca qui. Ti  aspettiamo a fondo Micciulla, zona Corso Calatafimi oltre la Circonvallazione

Per l’ultima domenica di agosto proponiamo di andare a conoscere gli antichi acquedotti arabi. Un affascinante viaggio nel passato

di Redazione

Quando ci si cala (solidamente imbracati) per quegli otto metri di profondità è come se si effettuasse un viaggio nel tempo. E in effetti ci si ritrova in un manufatto realizzato mille anni addietro dagli arabi. Si è nei qanat, acquedotti sotterranei che captavano le sorgenti dalle zone della Conca d’Oro e trasportavano ovunque l’acqua attraverso gallerie con una pendenza minima. Capolavori dell’ingegneria idraulica che consentivano a una città come Palermo, che in quell’epoca era una delle più popolose d’Europa, di avere acqua fresca e potabile nella sua gran parte.

Quello che si può visitare è il qanat Gesuitico Alto, promosso da Gerardo Alliata, cavaliere di Malta. Vi si cammina per 110 metri fino al pozzo di alimentazione, quindi si scende ancora di livello, per altri due metri, e si percorrono altri 120 metri in un scenario delicato e quasi incantato, fra stretti passaggi, gradini e “fontanelle”.

I “viaggiatori nel tempo” si ritrovano così a procedere mentre un flusso d’acqua scorre costantemente ai loro piedi, raggiungendo al massimo 40 centimetri di altezza. Acqua fresca da cui ci si “difende” grazie a un paio di solide calosce, mentre un caschetto da speleologo, con tanto di regolare lampadina anteriore, protegge la testa. Nella gran parte del percorso il condotto ha un’altezza di almeno 2 metri, ma in piccoli tratti si abbassa sino a un metro e settanta centimetri o si innalza sino ai 3 metri. Se volete farvi un’idea, guardate questo video

In quella Palermo che sapeva di gelsomini e limoni, alcuni qanat scorrevano in prossimità o addirittura al di sotto delle case dei più facoltosi. E così quelle dimore, proprio per la presenza di acqua corrente, potevano godere di un abbassamento della temperatura che offriva sollievo nelle calde giornate estive, soprattutto in quelle in cui la città era battuta dallo scirocco.

Il qanat visitabile è di proprietà dell’Amap, la società che si occupa di distribuzione dell’acqua a Palermo, ed è affidata da una ventina d’anni agli speleologi del Cai che lo curano e tutelano, conducendo anche il fascinoso “viaggio nel tempo”.

L’appuntamento anche per questo mese è per l’ultima domenica. Il 26 agosto i nostri amici del Cai apriranno le porte del Qanat per una imperdibile visita. Per prenotare clicca qui. Ti  aspettiamo a fondo Micciulla, zona Corso Calatafimi oltre la Circonvallazione

Il piano di Valentina si fa in tre

L’artista ucraina Lisitsa si esibirà  alla Gam, due volte, e allo Steri. Un tour de force motivato dal grande affetto che la circonda a Palermo. Con lei il celebre violinista israeliano Guy Braunstein

di Redazione

Si fa in tre.  Questa volta Valentina Lisitsa supera se stessa. La pianista ucraina quest’anno ha deciso non solo di bissare il suo appuntamento con Palermo Classica, ma addirittura di triplicarlo: da sola, con l’orchestra e in duo con il violinista israeliano Guy Braunstein. Per il recital solistico dedicato a Tchaikovskij si è seduta al pianoforte (alla GAM) in un programma dall’intensità inesauribile, ricco di passione, destrezza e abilità tecnica.

Domenica la Lisitsa affiancherà la Palermo Classica Symphony Orchestra diretta dal nuovo direttore artistico del festival, Arman Tigranyan, in un programma interamente dedito a Beethoven, che comprende il “Quarto concerto per pianoforte e orchestra in Sol Maggiore”, uno dei meno conosciuti del compositore, dove i tradizionali rapporti tra solista e orchestra vengono rivoluzionati lasciando allo strumento pianoforte l’esposizione del primo tema ripreso in seguito dall’orchestra nel primo tempo. Il concerto si srotolerà poi lungo la “Terza sinfonia, l’Eroica”, vero esempio di sinfonismo delle masse, colonna sonora di chi crede nei propri ideali.

Martedì Valentina Lisitsa sarà invece allo Steri, in duo con il celebre violinista israeliano Guy Braunstein, il più giovane Primo Violino di tutti i tempi ad essere ingaggiato dalla Berliner  Philharmoniker, incarico mantenuto dal 2000 per dodici anni prima di dedicarsi alla carriera da solista. Il loro sarà un vero e proprio “confronto” musicale  in un programma fresco e disteso che nella prima parte schiera Mozart e Beethoven. E si volge in riflessione e ripiegamento introspettivo nella “Sonata n. 2, Op. 100” di Brahms. Infine, la poesia tratta dall’Evgeny Onegin di Tchaikovsky, con un arrangiamento per violino e pianoforte (dello stesso Braunstein) su uno dei brani più celebri dell’opera, “Letter scene” (Act I).

L’artista ucraina Lisitsa si esibirà  alla Gam, due volte, e allo Steri. Un tour de force motivato dal grande affetto che la circonda a Palermo. Con lei il celebre violinista israeliano Guy Braunstein

di Redazione

Si fa in tre.  Questa volta Valentina Lisitsa supera se stessa. La pianista ucraina quest’anno ha deciso non solo di bissare il suo appuntamento con Palermo Classica, ma addirittura di triplicarlo: da sola, con l’orchestra e in duo con il violinista israeliano Guy Braunstein. Per il recital solistico dedicato a Tchaikovskij si è seduta al pianoforte (alla GAM) in un programma dall’intensità inesauribile, ricco di passione, destrezza e abilità tecnica.

Domenica la Lisitsa affiancherà la Palermo Classica Symphony Orchestra diretta dal nuovo direttore artistico del festival, Arman Tigranyan, in un programma interamente dedito a Beethoven, che comprende il “Quarto concerto per pianoforte e orchestra in Sol Maggiore”, uno dei meno conosciuti del compositore, dove i tradizionali rapporti tra solista e orchestra vengono rivoluzionati lasciando allo strumento pianoforte l’esposizione del primo tema ripreso in seguito dall’orchestra nel primo tempo. Il concerto si srotolerà poi lungo la “Terza sinfonia, l’Eroica”, vero esempio di sinfonismo delle masse, colonna sonora di chi crede nei propri ideali.

Martedì Valentina Lisitsa sarà invece allo Steri, in duo con il celebre violinista israeliano Guy Braunstein, il più giovane Primo Violino di tutti i tempi ad essere ingaggiato dalla Berliner  Philharmoniker, incarico mantenuto dal 2000 per dodici anni prima di dedicarsi alla carriera da solista. Il loro sarà un vero e proprio “confronto” musicale  in un programma fresco e disteso che nella prima parte schiera Mozart e Beethoven. E si volge in riflessione e ripiegamento introspettivo nella “Sonata n. 2, Op. 100” di Brahms. Infine, la poesia tratta dall’Evgeny Onegin di Tchaikovsky, con un arrangiamento per violino e pianoforte (dello stesso Braunstein) su uno dei brani più celebri dell’opera, “Letter scene” (Act I).

Segesta diventa grande, ecco il Parco archeologico

Il nuovo ente da ora in avanti avrà la sua autonomia scientifica, gestionale, amministrativa e finanziaria. È il quarto nato in Sicilia, dopo quelli di Agrigento, Naxos-Taormina e Selinunte-Cave di Cusa. In attesa ce ne sono altri 16

di Redazione

Il Parco archeologico di Segesta diventa realtà. L’assessore regionale dei Beni culturali, Sebastiano Tusa, ha firmato il decreto che istituisce il nuovo ente: d’ora in avanti, avrà la sua autonomia scientifica, gestionale, amministrativa e finanziaria. Dall’approvazione della legge regionale del 2000 che ha previsto i parchi archeologici, si tratta del quarto nato in Sicilia, dopo quelli di Agrigento, Naxos-Taormina e Selinunte-Cave di Cusa. Il prossimo dovrebbe essere quello di Pantelleria, per il quale si sta lavorando a tappe forzate, e poi previsti altri sedici, da un capo all’altro dell’Isola: da Gela alla Valle dell’Aci, da Monte Iato a Kamarina, passando per Solunto, Lentini, fino alle Eolie.

In 18 anni, soltanto al Parco della Valle dei Templi sono stati applicati i criteri che lo rendono realmente autonomo dal punto di vista finanziario e scientifico. Ciò ha consentito quella marcia in più che l’ente agrigentino ha avuto in questi anni rispetto gli altri parchi, raggiungendo il milione di visitatori e ricevendo quest’anno il Premio del paesaggio del Consiglio d’Europa. Adesso potrà ambire a traguardi simili anche Segesta, rimettendosi al passo per una più adeguata valorizzazione del suo patrimonio archeologico.

Secondo il presidente della Regione, Nello Musumeci, è proprio Agrigento il modello da seguire: “Una buona pratica che ha dato risultati eccellenti. Nel 2007 e nel 2013 sono stati istituiti formalmente anche i parchi di Naxos e Selinunte, ma in realtà non godono ancora della piena autonomia. Assieme agli altri a breve avranno la stessa dignità”.

Il nuovo modello – secondo le intenzioni dell’amministrazione regionale – consentirà la crescita sia in termini di qualità dei servizi che di richiamo turistico per quelle aree archeologiche che per natura, estensione e interesse, necessitano di un’amministrazione autonoma sotto il profilo della tutela, anche dal punto di vista paesaggistico. In questo modo, il Parco potrà utilizzare in proprio le cospicue entrate che derivano dalla vendita dei biglietti d’ingresso e che si traduce in azioni immediate di valorizzazione, manutenzione del territorio, attività di promozione, scavi archeologici, attività scientifiche: un percorso integrato di tutela e di forte connotazione dell’Identità siciliana.

“Vincere questa sfida – dichiara l’assessore Sebastiano Tusa – è lo stimolo per continuare il processo di cambiamento avviato. La Sicilia deve avere tutti i Parchi previsti e in breve tempo. È un impegno che sento di dovere onorare nella convinzione che la rinascita dei Beni culturali siciliani non può che passare per un sistema di gestione moderno e snello. Questo quello che la Sicilia e i siciliani meritano”.

Il nuovo ente da ora in avanti avrà la sua autonomia scientifica, gestionale, amministrativa e finanziaria. È il quarto nato in Sicilia, dopo quelli di Agrigento, Naxos-Taormina e Selinunte-Cave di Cusa. In attesa ce ne sono altri 16

 

di Redazione

Il Parco archeologico di Segesta diventa realtà. L’assessore regionale dei Beni culturali, Sebastiano Tusa, ha firmato il decreto che istituisce il nuovo ente: d’ora in avanti, avrà la sua autonomia scientifica, gestionale, amministrativa e finanziaria. Dall’approvazione della legge regionale del 2000 che ha previsto i parchi archeologici, si tratta del quarto nato in Sicilia, dopo quelli di Agrigento, Naxos-Taormina e Selinunte-Cave di Cusa. Il prossimo dovrebbe essere quello di Pantelleria, per il quale si sta lavorando a tappe forzate, e poi previsti altri sedici, da un capo all’altro dell’Isola: da Gela alla Valle dell’Aci, da Monte Iato a Kamarina, passando per Solunto, Lentini, fino alle Eolie.

In 18 anni, soltanto al Parco della Valle dei Templi sono stati applicati i criteri che lo rendono realmente autonomo dal punto di vista finanziario e scientifico. Ciò ha consentito quella marcia in più che l’ente agrigentino ha avuto in questi anni rispetto gli altri parchi, raggiungendo il milione di visitatori e ricevendo quest’anno il Premio del paesaggio del Consiglio d’Europa. Adesso potrà ambire a traguardi simili anche Segesta, rimettendosi al passo per una più adeguata valorizzazione del suo patrimonio archeologico.

Secondo il presidente della Regione, Nello Musumeci, è proprio Agrigento il modello da seguire: “Una buona pratica che ha dato risultati eccellenti. Nel 2007 e nel 2013 sono stati istituiti formalmente anche i parchi di Naxos e Selinunte, ma in realtà non godono ancora della piena autonomia. Assieme agli altri a breve avranno la stessa dignità”.

Il nuovo modello – secondo le intenzioni dell’amministrazione regionale – consentirà la crescita sia in termini di qualità dei servizi che di richiamo turistico per quelle aree archeologiche che per natura, estensione e interesse, necessitano di un’amministrazione autonoma sotto il profilo della tutela, anche dal punto di vista paesaggistico. In questo modo, il Parco potrà utilizzare in proprio le cospicue entrate che derivano dalla vendita dei biglietti d’ingresso e che si traduce in azioni immediate di valorizzazione, manutenzione del territorio, attività di promozione, scavi archeologici, attività scientifiche: un percorso integrato di tutela e di forte connotazione dell’Identità siciliana.

“Vincere questa sfida – dichiara l’assessore Sebastiano Tusa – è lo stimolo per continuare il processo di cambiamento avviato. La Sicilia deve avere tutti i Parchi previsti e in breve tempo. È un impegno che sento di dovere onorare nella convinzione che la rinascita dei Beni culturali siciliani non può che passare per un sistema di gestione moderno e snello. Questo quello che la Sicilia e i siciliani meritano”.

L’Aquila di Bonelli sceglie la Sicilia, scoperti altri due esemplari

La nuova “famiglia” non era nota agli esperti e la scoperta è avvenuta nel corso di un sopralluogo per la verifica delle condizioni di un altro volatile “scomparso dai radar”

di Redazione

Volano nel cuore della Sicilia altri due esemplari adulti di aquila di Bonelli, fino a ieri sconosciuti. La scoperta – fanno sapere dal Wwf – è stata fatta questa settimana dai tecnici Stefania Merlino e Salvo Manfrè dell’équipe del progetto Life ConRaSi.

Le aquile sono state osservate insieme ad un giovane esemplare, figlio della coppia, involatosi dal nido quest’estate. La nuova “famiglia” di aquile non era nota agli esperti e la scoperta è avvenuta nel corso di un sopralluogo per la verifica delle condizioni di un altro esemplare, “scomparso dai radar” del progetto e probabilmente in difficoltà.

I dati aggiornati della popolazione siciliana di questo rapace contano 27 coppie di aquile che nel 2018 hanno fatto involare 40 giovani. Si tratta di record: è il maggior numero di aquilotti che, dal 1990 ad oggi, sono riusciti a spiccare il loro primo volo dal nido.

L’Aquila di Bonelli è in Italia una specie a rischio d’estinzione che si riproduce solo in Sicilia. Nell’Isola è in corso un importante sforzo di conservazione, guidato dal Wwf, per scongiurare il pericolo della sua scomparsa. Oggi sono19 i giovani di Aquila di Bonelli equipaggiati dal progetto Life ConRaSi con trasmettitori satellitari e monitorati quotidianamente dagli esperti.

Analizzando giornalmente i dati provenienti dai piccoli Gps posti sul dorso degli animali i ricercatori studiano ogni esemplare. Se il segnale risulta provenire da uno stesso punto per più di 12 ore, i tecnici raggiungono il luogo indicato dalle coordinate trasmesse dagli apparecchi, per verificare le condizioni dell’animale e per procedere eventualmente al ritrovamento e al recupero per le cure. Questa tecnologia permettendo di seguire costantemente i voli esplorativi delle giovani aquile sul territorio siciliano facilita la conoscenza delle abitudini di vita, dell’alimentazione e dei pericoli che metterebbero a rischio la specie.

La nuova “famiglia” non era nota agli esperti e la scoperta è avvenuta nel corso di un sopralluogo per la verifica delle condizioni di un altro volatile “scomparso dai radar”

di Redazione

Volano nel cuore della Sicilia altri due esemplari adulti di aquila di Bonelli, fino a ieri sconosciuti. La scoperta – fanno sapere dal Wwf – è stata fatta questa settimana dai tecnici Stefania Merlino e Salvo Manfrè dell’équipe del progetto Life ConRaSi.

Le aquile sono state osservate insieme ad un giovane esemplare, figlio della coppia, involatosi dal nido quest’estate. La nuova “famiglia” di aquile non era nota agli esperti e la scoperta è avvenuta nel corso di un sopralluogo per la verifica delle condizioni di un altro esemplare, “scomparso dai radar” del progetto e probabilmente in difficoltà.

I dati aggiornati della popolazione siciliana di questo rapace contano 27 coppie di aquile che nel 2018 hanno fatto involare 40 giovani. Si tratta di record: è il maggior numero di aquilotti che, dal 1990 ad oggi, sono riusciti a spiccare il loro primo volo dal nido.

L’Aquila di Bonelli è in Italia una specie a rischio d’estinzione che si riproduce solo in Sicilia. Nell’Isola è in corso un importante sforzo di conservazione, guidato dal Wwf, per scongiurare il pericolo della sua scomparsa. Oggi sono19 i giovani di Aquila di Bonelli equipaggiati dal progetto Life ConRaSi con trasmettitori satellitari e monitorati quotidianamente dagli esperti.

Analizzando giornalmente i dati provenienti dai piccoli Gps posti sul dorso degli animali i ricercatori studiano ogni esemplare. Se il segnale risulta provenire da uno stesso punto per più di 12 ore, i tecnici raggiungono il luogo indicato dalle coordinate trasmesse dagli apparecchi, per verificare le condizioni dell’animale e per procedere eventualmente al ritrovamento e al recupero per le cure. Questa tecnologia permettendo di seguire costantemente i voli esplorativi delle giovani aquile sul territorio siciliano facilita la conoscenza delle abitudini di vita, dell’alimentazione e dei pericoli che metterebbero a rischio la specie.

Nuova vita per il sipario del teatro Massimo

Torna a nuova vita il sipario storico realizzato da Giuseppe Sciuti al teatro Massimo di Palermo, che potrà cosi tornare al suo posto e accogliere gli spettatori all’ingresso in sala

di Redazione

Tornerà a risplendere il sipario storico realizzato da Giuseppe Sciuti al teatro Massimo di Palermo, che potrà cosi tornare al suo posto e accogliere gli spettatori all’ingresso in sala. L’intervento di restauro sarà finanziato dalla compagnia aerea Volotea con l’autorizzazione e la vigilanza della Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Palermo.

Realizzato tra il 1894 e il 1896 da Giuseppe Sciuti, il sipario del Teatro Massimo fu utilizzato in occasione di ogni rappresentazione a partire dall’inaugurazione del 1897 fino al 1974, quando il teatro fu chiuso. La struttura, che misura 14 metri di larghezza per 12 di altezza, rappresenta il Corteo di re Ruggero che esce dal Palazzo reale per recarsi in Cattedrale nel giorno dell’incoronazione e fu realizzato da Giuseppe Sciuti come parte integrante della sala.

Molte fasi propedeutiche e finali legate alla ricollocazione dell’opera saranno a cura della Fondazione che impiegherà il proprio personale tecnico, altamente specializzato nella disciplina della scenotecnica e grande spazio sarà dato all’indagine diagnostica ed all’uso della tecnologia virtuale.

“Il rispetto e la promozione di sensibilità artistiche e una visione culturale producono effetti positivi anche sul versante economico e del lavoro, come peraltro accadeva a Palermo nell’epoca dei Florio”, ha detto il sindaco Orlando.

Per il sovrintendente Francesco Giambrone “L’ intervento della compagnia aerea ci permette di restituire alla fruizione uno straordinario pezzo del nostro patrimonio, che sarà di nuovo possibile per il pubblico vedere all’inizio degli spettacoli. La convenzione appena stipulata ci permetterà altri importanti collaborazioni anche in futuro”, Infine il commento di Carlos Muñoz, presidente e fondatore di Volotea: “Non appena ci è stata proposta la possibilità di contribuire al restauro del sipario originale del Teatro Massimo di Giuseppe Sciuti, uno dei simboli di Palermo, abbiamo accettato senza esitare”.

Nella foto Lannino un particolare del sipario

di Redazione

Tornerà a risplendere il sipario storico realizzato da Giuseppe Sciuti al teatro Massimo di Palermo, che potrà cosi tornare al suo posto e accogliere gli spettatori all’ingresso in sala. L’intervento di restauro sarà finanziato dalla compagnia aerea Volotea con l’autorizzazione e la vigilanza della Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Palermo.

Realizzato tra il 1894 e il 1896 da Giuseppe Sciuti, il sipario del Teatro Massimo fu utilizzato in occasione di ogni rappresentazione a partire dall’inaugurazione del 1897 fino al 1974, quando il teatro fu chiuso. La struttura, che misura 14 metri di larghezza per 12 di altezza, rappresenta il Corteo di re Ruggero che esce dal Palazzo reale per recarsi in Cattedrale nel giorno dell’incoronazione e fu realizzato da Giuseppe Sciuti come parte integrante della sala.

Molte fasi propedeutiche e finali legate alla ricollocazione dell’opera saranno a cura della Fondazione che impiegherà il proprio personale tecnico, altamente specializzato nella disciplina della scenotecnica e grande spazio sarà dato all’indagine diagnostica ed all’uso della tecnologia virtuale.

“Il rispetto e la promozione di sensibilità artistiche e una visione culturale producono effetti positivi anche sul versante economico e del lavoro, come peraltro accadeva a Palermo nell’epoca dei Florio”, ha detto il sindaco Orlando.

Per il sovrintendente Francesco Giambrone “L’ intervento della compagnia aerea ci permette di restituire alla fruizione uno straordinario pezzo del nostro patrimonio, che sarà di nuovo possibile per il pubblico vedere all’inizio degli spettacoli. La convenzione appena stipulata ci permetterà altri importanti collaborazioni anche in futuro”, Infine il commento di Carlos Muñoz, presidente e fondatore di Volotea: “Non appena ci è stata proposta la possibilità di contribuire al restauro del sipario originale del Teatro Massimo di Giuseppe Sciuti, uno dei simboli di Palermo, abbiamo accettato senza esitare”.

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