Torna il Premio Mondello, cerimonia finale con i vincitori

Due giorni di eventi e incontri che si svolgeranno a Palermo, tra le sale di Palazzo Branciforte e della Società Siciliana di Storia Patria

di Redazione

Tutto pronto per la cerimonia conclusiva della 45esima edizione del Premio Letterario Internazionale Mondello. Due giorni di eventi e incontri con gli autori premiati, che si svolgeranno il 13 e 14 novembre a Palermo, tra le sale di Palazzo Branciforte e della Società Siciliana di Storia Patria. Come già annunciato in precedenza, gli autori premiati, per la sezione Opera italiana, sono Giulia Corsalini con “La lettrice di Čechov” (Nottetempo), Marco Franzoso con “L’innocente” (Mondadori) e Andrea Gentile con “I vivi e i morti” (minimumfax); Raffaele Manica con “Praz” (Italo Svevo) premiato invece per la sezione Mondello Critica.

Giulia Corsalini

I vincitori del Premio Opera Italiana e del Premio Mondello Critica sono stati scelti, con la presidenza di Giovanni Puglisi, da un comitato di selezione composto dallo scrittore e critico letterario Massimo Onofri, dal docente e scrittore Gianluigi Simonetti e dalla scrittrice e giornalista Bianca Stancanelli. Il Premio Mondello è promosso dalla Fondazione Sicilia e dal 2012 in collaborazione con il Salone Internazionale del Libro di Torino. Per il secondo anno consecutivo l’evento finale è realizzato insieme con la Fondazione Circolo dei lettori di Torino e d’intesa con la Fondazione Premio Mondello e la Fondazione Andrea Biondo.

Marco Franzoso

Mercoledì 13 novembre, alle 18 a Palazzo Branciforte, i vincitori incontrano il pubblico di Palermo e giovedì 14 novembre, alle 11.30, si svolgerà la conferenza stampa. Lo stesso giorno, alle 17, nelle sale della Società Siciliana di Storia Patria, in piazza San Domenico, si terrà la cerimonia di premiazione durante la quale verranno proclamati i vincitori del SuperMondello e del Mondello Giovani.

Andrea Gentile

I tre romanzi vincitori del Premio Opera Italiana sono stati sottoposti al giudizio di 120 lettori qualificati, indicati da ventiquattro librerie dislocate in tutta Italia, scelte in partnership con Domenica – Il Sole 24 Ore. Le loro preferenze, espresse tramite votazione online da giugno a ottobre, decreteranno il vincitore assoluto, cui andrà il Premio SuperMondello. Parallelamente, una giuria di 180 studenti di 18 scuole secondarie di secondo grado, 12 di Palermo e 6 di Agrigento, Enna, Marsala, Caltanissetta, Catania e Santa Teresa di Riva (Messina), decreterà il vincitore del Premio Mondello Giovani. Gli studenti hanno letto i tre libri in gara e votato il loro romanzo preferito, motivando la scelta con un testo critico. Il Comitato di Selezione assegnerà a tre studenti siciliani il Premio alla Migliore Motivazione, fra quelle espresse dagli studenti giurati per votare il vincitore del Mondello Giovani. Nel corso della cerimonia saranno, infine, assegnati i tre Premi speciali “Amici della Fondazione Sicilia”.

Raffaele Manica

Alla cerimonia di premiazione interverranno, oltre ai vincitori: Raffaele Bonsignore, presidente della Fondazione Sicilia; Giovanni Puglisi, presidente della Giuria e professore emerito di Letterature Comparate; Nicola Lagioia, direttore editoriale del Salone Internazionale del Libro di Torino; Maurizia Rebola, direttore della Fondazione Circolo dei lettori; Francesco Paolo Ursi, associazione Teatro Scuola; i membri del comitato di selezione, Bianca Stancanelli, Gianluigi Simonetti e Massimo Onofri; e Giorgio Fontana, giudice monocratico del Premio Autore Straniero.

Hai letto questi articoli?

Le Vie dei Tesori sempre più in alto: chiude con 404mila visite

Bilancio finale della tredicesima edizione del festival, con un indice di gradimento che supera il 91 per cento. Nella sola Palermo 272mila presenze

di Redazione

Portare la cultura fuori dalle aule, dalle accademie, dai salotti. E sistemarla comodamente sulle gambe di volontari e ragazzi che raccontano la loro città. In maniera facile, smart, preparata. Le Vie dei Tesori quest’anno ha raggiunto numeri veramente alti, che la consolidano tra i festival più importanti d’Italia. La tredicesima edizione – dedicata all’assessore ed archeologo Sebastiano Tusa – chiude sfiorando i 404mila visitatori: 272mila a Palermo – ancora in crescita rispetto allo scorso anno – quasi 26mila a Catania (funestata dal maltempo), oltre 24mila nel Ragusano; più oltre 77mila nelle altre dieci città siciliane alla fine di settembre; e 4200 a Mantova, dove il festival è ritornato per un’edizione “gioiello” che ha però ospitato la riapertura (molto attesa) del palazzo del Podestà. Un festival, costruito da un gruppo di giornalisti, che sa come raccontare i siti, sfruttandone curiosità e segreti; e che sa come funziona il web, visto che tra portale e magazine, i numeri parlano di un pubblico di quasi 400mila utenti unici e cinque milioni e mezzo di pagine viste, senza contare l’attività di ticketing. Ma quella che risulta molto interessante è la radiografia “sociale” ed “economica”: un indice di gradimento che supera il 91 per cento – quasi la totalità quindi -, i turisti che non soltanto “minacciano” di tornare ma chiedono che il festival venga ripetuto durante l’anno.

Un momento della conferenza stampa

“Con Le Vie dei Tesori continua l’effetto contaminazione di Palermo sul resto della Sicilia – dice il sindaco Leoluca Orlando alla conferenza stampa di chiusura della manifestazione all’Arsenale della Marina Regia, una delle “case” di Sebastiano Tusa – Veniamo da un passato ormai lontano, in cui questo effetto era negativo, ma da alcuni anni il ‘contagio’ è positivo. E riguarda non solo la Sicilia ma l’Italia: questa la più grande manifestazione per la valorizzazione dei beni culturali del Paese”. “Questo Festival è diventato una leva possibile dell’economia della felicità – interviene l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla – . Sappiamo bene che quanto stiamo discutendo oggi è già archiviato dagli organizzatori che al loro tavolo di lavoro già ragionano sulla prossima edizione. Qui vincono tutti: i giovani, i visitatori, e le istituzioni che concorrono al progetto”. Un festival che riesce a raccontare la Sicilia. “Ogni provincia dell’isola ha potuto beneficiare dell’effetto Le Vie dei Tesori, che ha trasformato il territorio in un unico museo diffuso” gli fa eco Raoul Russo, a nome dell’assessorato regionale al Turismo.

La conferenza stampa all’Arsenale della Marina Regia

Per il direttore del SiMuA, Paolo Inglese: “Le Vie dei Tesori sta “educando” il sistema istituzionale dei Beni culturali ad essere meno ingessato e più aperto e collaborativo”. Per la soprintendente ai Beni culturali Lina Bellanca “Il festival riesce a far ‘parlare’ i luoghi dove il pubblico si riversa. Anche lontani dal centro come può essere Maredolce”. Il successo della Chiesa e del Monastero di Santa Caterina – in assoluto i più visitati a Palermo – secondo il direttore dell’ufficio Beni culturali della Diocesi, padre Giuseppe Bucaro – si deve anche alle guide preparatissime: giovani che hanno voglia di partecipare e mettersi in gioco per la loro città”. Una novità apprezzata dai visitatori anche la sede del Provveditorato alle Opere Pubbliche, come spiega il provveditore Gianluca Ievolella, “è la prima volta che apriamo il palazzo, ma questa manifestazione ci ha ripagato dell’impegno”.

“Un festival che conta su oltre 300 partner tra istituzioni, enti, associazioni, cooperative, privati che collaborano a un grande progetto comunicativo e organizzativo – interviene Laura Anello, presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori onlus – che permette ai grandi di trascinare i piccoli, e viceversa, nel caso di tesori inediti. E che cammina sulle gambe di 1200 volontari e studenti. Li abbiamo visti ritornare, studiare, collaborare con noi: a loro va il nostro ringraziamento”.

L’assessore Lagalla con i ragazzi de Le Vie dei Tesori

Secondo la stima di Otie – Osservatorio sul Turismo delle isole europee, guidato a Giovanni Ruggieri – che ha studiato soprattutto l’effetto “Palermo”, a Le Vie dei Tesori, rispetto all’edizione precedente, sono giunti più turisti (57,8 per cento) rispetto ai cittadini: insomma il festival aumenta di anno in anno la sua capacità di attrazione. E non delude, visto che il 91 per cento degli intervistati si dice molto “soddisfatto” del programma e il 96 per cento consiglia di visitare Palermo durante la manifestazione; e il 62 per cento, la consiglierebbe come meta di un prossimo viaggio. Leggendo i dati, continua la sicurezza che il visitatore-tipo del festival è spesso una donna (63 per cento contro 37 per cento di uomini), e che molti siano gli studenti armati di smartphone e mappe, in giro per i luoghi. Il 69 per cento dei visitatori partecipa per la prima volta alla manifestazione. Ma è anche importante notare che è aumentato anche il numero di “affezionati”, ovvero di gente che ha deciso di ripetere l’esperienza e ritornare a Palermo per il festival: il 40 per cento dei visitatori ha già partecipato ad almeno due edizioni. Ed è molto interessante scorrere i dati che investono l’interesse dei turisti: il 42 per cento è arrivato a Palermo per partecipare a Le Vie dei Tesori.

I ragazzi de Le Vie dei Tesori a Catania

Tra le altre città coinvolte – tranne Catania che chiude sfiorando i 26mila visitatori in 50 siti lungo 5 weekend, con un incremento del 55 per cento – , fa un balzo in avanti Trapani che l’anno scorso aveva avuto un ottimo debutto, ma quest’anno supera i 16.500 visitatori; poi Ragusa (11.098) e Messina (11.086); Caltanissetta fa un volo in avanti (e chiude a 10.566), tallonata da Siracusa (10.326); poi Marsala, Noto, Scicli, Modica, Sciacca, Naro, Sambuca e Acireale. In percentuale, sia Caltanissetta che Siracusa hanno un aumento del 46 per cento. Alle città siciliane si aggiunge Mantova che ha rinnovato per il secondo anno la sua partecipazione: un’edizione-gioiello molto partecipata, dieci luoghi per due fine settimana che chiude a 4200 visitatori, ma che ospita la riconsegna alla città del Palazzo del Podestà, chiuso da anni. L’Otie ha individuato così visitatori “fedeli” alla manifestazione, turisti che ritornano in Sicilia per partecipare al Festival; che magari visitano luoghi vicini o organizzano brevi soggiorni in giro per l’Isola in questi giorni;  e amano “perdersi” tra luoghi nascosti da scoprire (effetto Herman Hesse).

Visite al cantiere di Villino Favaloro

Le Vie dei Tesori conta 1200 tra volontari, studenti universitari (alcuni dei quali hanno svolto così il proprio tirocinio formativo, grazie alle convenzioni con le Università di Palermo, e con l’Università e con l’Accademia di Belle Arti di Catania) e studenti delle scuole in Alternanza Scuola Lavoro, grazie al protocollo d’intesa con l’Ufficio scolastico regionale. Un format condivisibile ed esportabile: a oggi sono 38 i comuni siciliani che premono per poter partecipare alle prossime edizioni, apprezzandone il format consolidato dello storytelling che permette di scoprire i luoghi in maniera inedita; ma notando anche la sua ricaduta sul territorio in termini di indotto turistico e di attenzione mediatica. Questa edizione de Le Vie dei Tesori ha sviluppato un indotto di 5 milioni e mezzo in tutta l’Isola, di cui oltre 3 milioni solo a Palermo.

I MAGNIFICI DODICI A PALERMO

Code a Santa Caterina

La certezza è che tutta la zona che si apre attorno a piazza della Vergogna, è veramente il cuore della città, per i turisti e per i palermitani. La chiesa di Santa Caterina è il luogo più visitato dell’intero festival e in cinque weekend mette insieme 10505 visitatori, aggiungendo il monastero (che in ogni caso, da solo, è il secondo sito più visitato del festival) il complesso sale a 17.896 visitatori. Terzo sito più amato dal pubblico, quel Loggiato San Bartolomeo, da pochi mesi restituito alla città, dove è stata molto apprezzata la terrazza, anche per una foto ricordo affacciati sul mare: lo hanno scelto 5857 palermitani e turisti. Il rifugio antiaereo è sempre una certezza, ormai da tre anni è sempre ai primissimi posti del podio, in questa edizione è stato visitato da 5793 persone. E ancora, il complesso del Santissimo Salvatore: dalla cupola si può osservare l’intera città, da monte a mare, è un gioco riconoscere tutte le chiese, i campanili, i palazzi, sono saliti fin qui in 4649; la chiesa è un bellissimo esempio barocco recuperato: insieme mettono a segno 8121 visitatori. L’Oratorio di San Lorenzo, probabilmente trascinato dal cinquantenario dal furto della “Natività” del Caravaggio, ma non solo per questo, ha aperto le porte a 4508 visitatori. Visitatissima la Cattedrale, dove Le Vie dei Tesori ha aperto la cripta con le tombe dei re antichi, e le teche con il tesoro prezioso di ostensori, pianete e calici, ammirati da 4352 persone.

Villino Florio

Sull’asse di via Maqueda, ormai la “passeggiata” della città dal Teatro Massimo (che ha aperto il suo palcoscenico, per soli due weekend) ai Quattro Canti, si apre un sito poco conosciuto: ma il pubblico del festival, non se l’è lasciato scappare e in 3906 hanno salito i pochi gradini e sono entrati in uno strano cortile spoglio. Pochi passi ancora ed ecco lo splendore dell’oratorio della Carità di San Pietro ai Crociferi, completamente affrescato dal Borremans. Sempre attorno a piazza Pretoria, anche il Teatro Bellini che ha una bellissima storia da raccontare, tra grandi attori e l’incendio che lo devastò: l’hanno ascoltata in 3868. E amato (come sempre, non solo quest’anno) quel gioiello liberty leggero e delicato che è il Villino Florio che quest’anno per la prima volta ha ampliato la visita al giardino: lo hanno scelto in 3616. La particolarità delle Stanze al Genio è finita sulle maggiori riviste internazionali: maioliche e ceramiche, attaccate ovunque, per la gioia di 3516 visitatori.

Il refettorio dell’Educandato Maria Adelaide

Tra gli altri siti che, all’esordio, hanno ottenuto un’ottima performance ci sono di certo il pressoché sconosciuto Cimitero degli Inglesi; le scuole e i musei scolastici – 4000 visitatori -, con in testa l’Educandato Maria Adelaide dove i 1400 visitatori sono stati accolti dalle stesse allieve; i luoghi della Legalità: le scuole sono accorse alla Dia, sold out le visite alle due sedi della Prefettura, mentre la Questura ha avuto come guide privilegiate gli stessi agenti; i luoghi del sociale: le due Missioni di Biagio Conte, il museo sociale e il teatro di Danisinni, il complesso del Malaspina e il carcere Ucciardone, già sold out prima ancora dell’inizio del festival.

Molto apprezzato per il secondo anno, l’aeroporto di Boccadifalco con i suoi tre percorsi: quasi 5mila visitatori di cui 1200 per i voli in Piper. Che rientravano tra le “esperienze”, la novità di quest’anno: più di una visita, più di una sensazione, veri e propri percorsi di scoperta: oltre ai voli, i giri a cavallo nei maneggi storici, i viaggi lungo il waterfront sulla storica Lisca Bianca, le visite vis à vis con i pupari nei loro laboratori. Sold out quasi tutte le degustazioni Planeta, le cene gioiello, gli aperitivi nelle ville storiche, spesso riproposti a grande richiesta; sono piaciute molto gli assaggi di birra artigianale nell’abbazia di San Martino delle Scale.

Cunicoli della Casina cinese

Apprezzata la possibilità di scegliere giorni e orari per i luoghi gettonati: tra i siti più amati, la Casina Cinese che ha aperto cunicoli e cucine reali; e la palazzina ai Quattro Pizzi all’Arenella. Questo è stato anche il festival dei musei: piccoli, inediti, o grandi e imperiosi, aperti ad un pubblico curioso e preparato. E si sono messi in gioco quest’anno anche i direttori o comunque gli esperti. Frequentatissima la visita condotta dalla direttrice Caterina Greco alla scoperta dei reperti del Museo Salinas, lunghe code a Palazzo Mirto e un successo inaspettato per il percorso “fuori porta” nell’area archeologica di Monte Iato, anche qui condotto dalla direttrice Francesca Spatafora. E sold out anche le visite in notturna all’Orto Botanico, condotte dal direttore Rosario Schicchi o dall’esperto Manlio Speciale. Molto apprezzate le visite teatralizzate, tanto da richiedere dei turni integrativi (esemplare il caso di una comitiva di Gangi per la quale è stata interamente riproposta una delle visite): il racconto dei personaggi in qualche modo legati ai siti, veri o immaginati, apriva uno squarcio ulteriore sulla storia della città. Affidati a due attori di grande bravura come Stefania Blandeburgo e Pietro Massaro. Sold out quasi tutti i concerti di chitarra negli oratori preziosi.

Quasi 4mila bambini hanno frequentato i laboratori del progetto Kids con Babyplanner.it e in migliaia hanno partecipato alle passeggiate, e non solo a Palermo. Circa duemila visitatori hanno raggiunto gli studi d’artista che hanno invece aperto in notturna per l’Itinerario contemporaneo curato da Paola Nicita. I due siti di Aréa e di Spazio Rivoluzione sono stati i più frequentati, anche supportandosi a vicenda vista la prossimità.

I “MAGNIFICI” A CATANIA E NEL RAGUSANO

Uno scorcio di Catania

In contemporanea al festival palermitano, Catania ha aperto 50 luoghi – raggiungendo i 26 mila visitatori complessivi – e Ragusa, Modica e Scicli ne hanno aggiunti, insieme, altri 53, visitati da 24.148 turisti e cittadini. Catania ha dovuto fare i conti con il maltempo, ma per questo suo secondo anno ha raggiunto alla fine ottimi numeri. Nella città etnea il festival ha avuto il supporto della Regione, del Comune, dell’Università, della Diocesi e di molte associazioni ed enti pubblici e privati, camminando sulle gambe di 110 giovani, in maggior parte volontari. Il preferito è stato Palazzo Biscari, narrato dal principe Ruggero Moncada in persona, con 2350 visitatori; segue San Nicolò l’Arena, la chiesa più grande dell’isola con la lunga scala a chiocciola di 141 gradini che conduce alla terrazza: l’hanno scoperta in 1650. Al terzo posto, un testa a testa fino alla fine: ma hanno vinto i fossati di Castello Ursino con 1246 visitatori, contro i 1228 che invece si sono riversati a Palazzo Asmundo di Gisira, oggi trasformato in un esempio di haute hotellerie. Poco più indietro (ma veramente di poco) ecco la grotta dell’Amenano, il fiume che scorre sotto Catania, Villa Manganelli e il sontuoso e straordinario palazzo Manganelli, proprietà dei Borghese, che ha aperto solo pochi giorni con lunghissime code.

Palazzo Arezzo di Trifiletti

Il Ragusano ha rinnovato la sua partecipazione a Le Vie dei Tesori e raccolto successi: Ragusa è la “regina”, esattamente con 11.098 presenze. Il più visitato è stato il bellissimo palazzo Arezzo di Trifiletti (1286 visitatori) che supera di pochissimo il Circolo di conversazione (1129), il raduno dei nobili signori del luogo, seguiti dal minuscolo ma perfetto e neoclassico Teatro Donnafugata – 952 presenze –, ma anche Palazzo La Rocca coni suoi 686 visitatori. Tra i tre campanili aperti in notturna – in collaborazione con Le Scale del Gusto, solo nell’ultimo weekend -, quello più visitato è stato Santa Maria delle Scale con 555 presenze.

Interni del municipio di Scicli

Scicli mette insieme 7500 visitatori e conferma i luoghi della fiction del Commissario Montalbano (il Municipio dove è ricostruita la stanza del Questore, 932 presenze), seguita dall’Antica Farmacia Cartia dove sono stati in 638 a cercare di districarsi tra albarelli, vasi, alambicchi e ampolle. Terzo posto per Palazzo Spadaro con 574 presenze, poi la Chiesa di san Matteo. Modica ha tallonato Scicli per tutto il festival e chiude a 5530 visitatori, che tra tutti i siti aperti, hanno preferito il Castello dei Conti affacciato sulla città con dove è rimasto intatto lo spirito dell’antica capitale (759 visitatori) e Palazzo Castro-Polara Grimaldi (599), vero spaccato della nobiltà modicana.

I “MAGNIFICI” NELLE ALTRE CITTA’

La Torre della Colombaia

Un grande successo per Le Vie dei Tesori che ha chiuso l’edizione delle prime dieci città siciliane – Trapani, Marsala, Naro, Sciacca, Sambuca, Caltanissetta, Noto, Siracusa, Acireale e Messina – con 77.368 presenze. La città più visitata in assoluto è dunque Trapani che chiude questa sua seconda partecipazione al festival a 16.506 presenze, mille in più dello scorso anno. Il sito più amato la Torre della Colombaia. Seconda città Messina, che conta 11.086 visitatori, dove trionfa il Forte San Salvatore; distanziata di pochissimo, e in netta crescita rispetto alla scorsa edizione, è Caltanissetta: i suoi 10.566 visitatori hanno preferito in assoluto Villa Testasecca. Siracusa tallona Caltanissetta con 10.326 presenze in tutto e due siti che svettano sugli altri: Castello Maniace e Chiesa di Santa Lucia alla Badia. Tra le “debuttanti” Marsala supera Noto e distanzia Sciacca; e infatti chiude 8322 presenze che hanno preferito la terrazza mozzafiato di Palazzo VII aprile. Noto mette insieme 7900 visitatori con un boom per il sontuoso Palazzo Nicolaci e Sciacca chiude i battenti a 4936 visitatori con Palazzo Lazzarini con il suo giardino segreto di aranci amari, preferito da 795 visitatori. Naro guida il terzetto finale, tre cittadine tutte al debutto ne Le Vie dei Tesori: e somma 2991 presenze superando Sambuca e Acireale. Il luogo più visitato è il castello Chiaramontano. I 2706 visitatori dell’antica Zabut (Sambuca) hanno frequentato, tra gli altri, il complesso di ambienti diversi e il giardino mediterraneo di Casa Amodeo. Acireale chiude il festival superando di poco le 2000 presenze, che hanno amato l’inedito palazzo Vescovile e la chiesa di santa Venera chiusa da oltre trent’anni.

Hai letto questi articoli?

Conclusi i lavori a San Giovanni degli Eremiti

Scoperta durante gli scavi una necropoli musulmana, poi sistemata la passerella all’interno della struttura e installati nuovi pannelli illustrativi che descrivono gli interventi effettuati

di Redazione

Sono terminati lavori di scavo e fruizione dei percorsi nel complesso medievale di San Giovanni degli Eremiti a Palermo, finanziati dalla Regione Siciliana. La Soprintendenza ai Beni culturali ha già allestito i pannelli illustrativi che descrivono gli interventi effettuati, durante i quali le visite non sono state interrotte.

Il chiostro di San Giovanni degli Eremiti

Le opere – all’interno di una delle chiese normanne più importanti del capoluogo siciliano, a poche centinaia di metri da Palazzo Orleans – hanno riguardato la sistemazione della passerella all’interno della struttura e la realizzazione di una cartellonistica rinnovata e aggiornata nei contenuti, oltre a due saggi di scavo. Il primo per la verifica con metodologia archeologica della sezione stratigrafica, visibile in corrispondenza dell’abside da circa un trentennio, sia con finalità di documentazione e analisi scientifica delle varie fasi di frequentazione del luogo e delle vicende costruttive degli edifici, sia per la futura fruizione per gli studiosi ed i visitatori. Il secondo, eseguito in prossimità delle mura di fortificazione, si è rivelato di grande interesse per ricostruire la storia di un complesso monumentale di grande importanza per l’archeologia medievale di Palermo. Nel corso dei lavori, infatti, è stata scoperta una necropoli musulmana, antecedente alla chiesa, con tre tombe, resti umani e altri oggetti.

Interno della chiesa

“Quello di San Giovanni degli Eremiti –  evidenzia il presidente della Regione Nello Musumeci – è il sesto degli otto cantieri attivati in tutta l’Isola che si conclude. Prosegue, quindi, l’impegno per le campagne di ricerca, scavo, messa in sicurezza e miglioramento della fruizione nei principali antichi insediamenti siciliani. La valorizzazione del patrimonio archeologico regionale è una priorità e per questo sono stati stanziati complessivamente cinquecentomila euro per far ripartire gli interventi dopo dieci anni. Abbiamo avviato una nuova stagione per consentire alla nostra terra di poter arricchire l’offerta del nostro immenso giacimento culturale oltre a conservare la nostra memoria”.

Hai letto questi articoli?

“Intermezzo” a Villa Zito, arriva l’arte di Elisabetta Benassi

Terzo appuntamento con la rassegna a cura di Agata Polizzi, racconti al femminile che diventano mappe per decifrare il contemporaneo

di Redazione

Un racconto struggente, un film in bianco e nero in pellicola 16 millimetri datato 1935. Un trampolino di lancio per ripensare il rapporto dell’uomo con la natura, ma anche per fare il punto sul presente e sul passato, e sull’importanza delle azioni compiute (e da compiere). Il terzo appuntamento con la rassegna Intermezzo 2019 prosegue con “That’s me in the picture”, di Elisabetta Benassi, che si inaugura a Palermo, a Villa Zito, giovedì 7 novembre alle 18.30 e sarà visitabile fino all’8 dicembre.

In questo lavoro, l’artista proietta la cattura e l’uccisione di un gorilla da parte di un gruppo di cacciatori tribali nella foresta africana. Elisabetta Benassi ha, però, tagliato le sequenze che mostrano gli uomini. Il risultato è un lavoro di immagini quasi astratte, in cui le telecamere riprendono fugacemente la maestosa e a tratti sfuggente creatura della foresta. Dialogherà con l’artista Giusi Diana.

Villa Zito

Dopo “Poor Poor Jerry” di Rä di Martino e “Unopertreugualesette” di Lina Fucà, questo è il terzo appuntamento per la rassegna di videoarte curata da Agata Polizzi per Fondazione Sicilia. In questa seconda edizione, il punto di partenza è lo sguardo di artiste: un racconto al femminile che diventa mappa per decifrare il contemporaneo. “La rassegna di videoarte ospitata a Villa Zito – afferma Raffaele Bonsignore, presidente di Fondazione Sicilia – ha conquistato l’attenzione di un pubblico qualificato e attento. Quella di Elisabetta Benassi è una riflessione che riguarda la manipolazione della natura e il rapporto che l’uomo è chiamato a ricreare con essa. Temi cruciali, che riguardano tutti noi”.

L’opera è inserita all’interno del programma della seconda edizione di BAM Biennale Arcipelago Mediterraneo, a Palermo dal 6 novembre all’8 dicembre 2019. Il prossimo appuntamento con Intermezzo 2019 sarà con Gili Lavy il 20 dicembre.

Hai letto questi articoli?

Il fascino dei gioielli liberty alla Palazzina dei Quattro Pizzi

Un incontro che ripercorre la storia di preziosi monili testimoni di un’epoca, che furono al centro di un importante commercio tra la Sicilia e il resto d’Europa

di Redazione

Furono testimonianza affascinante della moda e del gusto artistico di un’epoca. Sono i gioielli liberty di cui la Sicilia fu laboratorio di produzione unico in Europa. Piccoli capolavori protagonisti di un incontro, sabato 9 novembre alle 18, che sarà ospitato nella storica Palazzina ai Quattro Pizzi all’Arenella, uno degli scrigni liberty di Palermo. “Gioielli e gioiellieri: la produzione Liberty sullo sfondo di un’Europa fin de siècle”, questo il titolo della conferenza tenuta dalla storica dell’arte e curatrice di I-design Daniela Brignone, che sarà introdotta dal padrone di casa Chico Paladino Florio, erede della storica famiglia di imprenditori.

Daniela Brignone

Nel corso dell’incontro si ripercorrerà la storia di gioielli e gioiellieri, illustrando i motivi e i materiali utilizzati, la moda e i simbolismi. Atmosfere e repertori che la Sicilia assorbì ampiamente, arricchendoli con propri notevoli contributi, i cui caratteri sono ancora oggi visibili. Testimonianza affascinante di un’epoca, i gioielli liberty sono entrati a far parte di quegli oggetti che meritano un’attenzione particolare per il loro valore storico, artistico e collezionistico.

Pendente con viso donna realizzato da Lalique

Gioielli smaltati o in pietre preziose o semipreziose, indicativi di un certo status sociale suscitarono un particolare interesse sul finire dell’Ottocento che sfociò nella creazione di un importante commercio e di grandi fabbriche e nell’organizzazione di esposizioni, tra le quali si annoverano l’Exposition universelle de 1900 di Parigi e l’Esposizione internazionale d’arte decorativa moderna svoltasi a Torino nel 1902, alla quale parteciparono anche noti designer e artisti siciliani.

I gioiellieri liberty riuscirono a far assumere alla materia, metallo e pietre, le forme sinuose tipiche dello stile, annullando ogni durezza, prendendo in prestito dalla natura motivi floreali o rappresentando soggetti ispirati alle più delicate o alle più spaventose creature o alle forme femminili nella sua ambivalenza fra torbida seduzione (la femme fatale) e purezza.

L’ingresso alla conferenza è libero.

Hai letto questi articoli?

Esplorazioni sonore con basso e chitarra per Curva Minore

Con il progetto speciale Super Luminum del duo australiano formato da Cat Hope e Lisa Annette Mackinney si conclude la stagione concertistica della rassegna RIeVoluzione, curata da Lelio Giannetto

di Redazione

Saranno due virtuose musiciste australiane a concludere il festival RIeVoluzione, organizzato da Curva minore contemporary sounds per la direzione artistica di Lelio Giannetto. Sabato 9 novembre alle 21,30 al Teatro Garibaldi di Palermo, il duo formato da Cat Hope al basso elettrico e Lisa Annette Mackinney alla chitarra elettrica saranno protagoniste del concerto Super Luminum.

Il Teatro Garibaldi

Si tratta di un atipico duo che approda a in Europa per la prima volta. Dopo dieci anni di collaborazione artistica, Cate Hope, già a Palermo con Decibel ensemble, e Lisa MacKinney (collaborazioni con i più importanti compositori e gruppi internazionali come Taipan Tiger Girls, Hospital Pass, Mystic Eyes), daranno vita a questo nuovo progetto che è frutto delle influenze di Rhys Chatam (lo ricordiamo ancora a Palermo con il suo ensemble di 100 chitarre) ed Eliane Radigue: due compositori di grande rilievo della nuova estetica musicale legata all’impiego costruttivo del muro del suono.

In Super Luminium, MacKinney e Hope creano trame forti, euforiche e vorticose che spesso presentano tecniche di gioco esplorativo e incorporano feedback, rumore e tonalità sperimentali. Muri sonori di chitarra e basso elettrico con effetti speciali, grondanti di feedback e intrecciate con suoni distorti ma di grande afflato affettivo che avvolgono il pubblico in abbracci senza tempo e senza età. Il duo affronterà i suoni del rock messi a confronto con una visione estatica quasi rivolta alla meditazione trascendentale: un ossimoro naturale. Una possibile congiunzione degli opposti.

Hai letto questi articoli?

Ritrovato a Gela sarcofago con l'”obolo di Caronte”

All’interno della sepoltura è stato rinvenuto uno scheletro e dentro al cranio la moneta con cui simbolicamente si pagava il passaggio nell’Ade

di Redazione

Nuova scoperta archeologica a Gela. Nel corso di lavori di scavo per la posa di cavi condotti dall’Enel sotto l’alta sorveglianza dell’assessorato regionale dei Beni culturali, è stato portato alla luce un sarcofago in terracotta con coperchio a spioventi, all’interno del quale è stato rinvenuto uno scheletro integro, presumibilmente appartenente a un maschio adulto di circa un metro e sessanta centimetri di altezza. Non sono stati rinvenuti al momento elementi del corredo funerario, poiché lo scavo si trova in una fase iniziale. Dopo la rimozione dello scheletro e i necessari lavori di rilievo, le indagini proseguiranno per accertare la presenza di ulteriori evidenze archeologiche.

Il cranio trovato nel sarcofago

Ma l’eccezionalità della scoperta – fanno sapere dalla Regione – consiste nel ritrovamento di una moneta che documenta il rituale funerario del cosiddetto “obolo di Caronte”, cioè il pedaggio simbolico che il defunto avrebbe pagato al traghettatore infernale per il passaggio nell’Ade, l’oltretomba per la mitologia classica. La moneta, non ancora analizzata e quindi datata, è stata rinvenuta all’interno del cranio, probabilmente in seguito al crollo del coperchio del sarcofago, trovato frantumato.

La coppetta in terracotta trovata nella zona

Nei giorni scorsi, all’esterno della tomba, era stata rinvenuta una mezza coppetta in ceramica verniciata a bande di colore rossiccio, di un tipo comune databile ad età ellenistica (IV secolo avanti Cristo) che rappresenta, al momento, l’unico elemento utile per una datazione orientativa della tomba. La datazione trova conferma anche nel rinvenimento di alcuni unguentari in terracotta, contenitori di profumi tipici dell’età ellenistica, ritrovati in prossimità del sarcofago, e in connessione con un gruppo di ulteriori sepolture presumibilmente appartenenti alla stessa necropoli, e che saranno oggetto di indagini successive.

Lo scavo in via Butera

Già negli anni Sessanta del secolo scorso, il famoso archeologo Piero Orlandini aveva individuato poco lontano, in località Costa Zampogna, una piccola necropoli ellenistica probabilmente connessa all’attuale ritrovamento. Grazie alla collaborazione dei carabinieri della stazione di Gela, durante tutta la durata degli scavi, soprattutto nelle ore notturne, è stata assicurata la sorveglianza al prezioso sito che tanto dirà della storia antica della colonia greca della città di Gela.

“La città di Gela – dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci – continua a restituire preziose testimonianze della civiltà greca. Gela per il mio governo rappresenta un luogo privilegiato di investimenti nel campo dei beni culturali come modello di sviluppo alternativo e risarcitorio delle ferite che in questi anni il territorio ha subito”.

Hai letto questi articoli?

I castelli siciliani si mettono in mostra a Londra

L’associazione che riunisce undici comuni dell’Isola ha inaugurato un proprio spazio all’interno dello stand della Regione Siciliana al “World travel market”

di Redazione

I castelli siciliani sbarcano al “World travel market” (Wtm) di Londra. La Rete dei castelli, nata nel gennaio di quest’anno con l’obiettivo di promuovere e valorizzare queste realtà storiche dell’Isola, ha inaugurato un proprio spazio all’interno dello stand della Regione Siciliana all’evento di Londra. A fare gli onori di casa è stato il sindaco di Salemi, Domenico Venuti, in rappresentanza anche degli altri comuni e castelli privati aderenti alla Rete: Castelbuono (Comune capofila), Alcamo, Burgio, Caccamo, Cammarata, Carini, Collesano, Giuliana, Marineo, Monreale, Montelepre, Mussomeli, Piazza Armerina, Taormina e Vicari.

La Rete dei castelli siciliani nello stand della Regione al Wtm

“L’intesa che ha dato vita alla Rete dei castelli produce i suoi primi frutti – afferma Venuti -. Siamo presenti a uno degli appuntamenti più importanti per il settore turistico, dove vengono presentate numerose destinazioni a un pubblico specializzato. Sono onorato di rappresentare i territori che hanno deciso di mettersi in rete e puntare sul rilancio turistico con una strategia ad hoc sui castelli”.

Salemi è inoltre presente al Wtm di Londra come Comune che ha aderito all’accordo di marketing per la promozione della destinazione West Sicily del Distretto turistico Sicilia Occidentale: “Un’altra grande opportunità di rilancio di quest’area che deve tornare ai numeri registrati qualche anno fa – conclude Venuti -. Il mondo già conosce le bellezze straordinarie della Sicilia occidentale, bisogna mettersi in rete e promuoverle per fare in modo che un settore decisivo come quello turistico possa guidare l’economia di questo territorio”.

Lo stand al Wtm

L’associazione temporanea di scopo per “la promozione e valorizzazione culturale dei castelli di Sicilia”, riunisce undici comuni con l’obiettivo mettere in rete le varie attività culturali, che si svolgono nei rispettivi castelli, attraverso l’attivazione di progetti condivisibili. Ma anche attraverso la realizzazione di eventi culturali quali rappresentazioni teatrali, mostre, rappresentazioni storiche, concerti ed eventi enogastronomici che arricchiranno l’offerta di ogni singolo comune. La Rete – fanno sapere dall’ats – “intende lavorare in sinergia con aziende private nel settore del marketing e della programmazione regionale, nazionale ed europea per accedere a finanziamenti comunitari. In tal senso saranno predisposti progetti di fruizione turistica internazionale che coinvolgano tour-operator, associazioni culturali, enti, scuole e singoli cittadini che vogliono vivere un’esperienza culturale e turistica dentro la rete dei castelli”.

Hai letto questi articoli?

Torna la Biennale Arcipelago Mediterraneo, tra arte e accoglienza

Palermo ospita la seconda edizione del festival internazionale dedicato ai popoli e alle culture dei paesi che si affacciano sul mare. Un mese di eventi trasversali tra musica, teatro e mostre

di Redazione

Apertura, accoglienza e unione, sono questi alcuni dei temi centrali attorno ai quali nasce e si sviluppa BAM, la Biennale Arcipelago Mediterraneo, che alzerà il sipario domani, 6 novembre, a Palermo, che vede ancora una volta il capoluogo siciliano in prima linea come città-modello di un luogo d’incontro e di scambio. La seconda edizione della manifestazione, dal titolo ÜberMauer è stata presentata questa mattina nell’aula consiliare del Palazzo delle Aquile e fino all’8 dicembre animerà e coinvolgerà tutte le realtà interculturali cittadine e non necessariamente solo spazi dedicati all’arte e alla cultura, con un programma a cura della Fondazione Merz, di European Alternatives al fianco dei quali si svilupperanno eventi e sinergie con il territorio grazie all’iniziativa BAM – Palermo (qui il programma completo della manifestazione).

Un momento della presentazione

Alla presentazione dell’evento hanno partecipato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; l’assessore alle Culture, Adham Darawsha; l’ideatore e direttore artistico di BAM, Andrea Cusumano; la presidente della Fondazione Merz e curatrice del programma Punte Brillanti di Lance, Beatrice Merz; il fondatore di European Alternatives e curatore di Transeuropa Festival, Lorenzo Marsili, la soprintendente dei Beni culturali di Palermo, Lina Bellanca e il direttore del Sistema Museale di Ateneo, Paolo Inglese.

Quello di BAM è un festival internazionale di teatro, musica e arti visive dedicato ai popoli e alle culture dei Paesi che si affacciano sul mare, incentrato sulle tematiche dell’accoglienza e del dialogo. Tantissime location sparse nel centro storico di Palermo, faranno da basi a un grande evento diffuso all’insegna della contaminazione, del dialogo, capace di abbracciare i popoli del mondo, attraverso esperienze ricche di significato provenienti da: Turchia, Germania, Olanda, Iraq, Gran Bretagna, Cuba, Palestina, Libano, Messico, Cile, India, Iran, Israele e Albania.

La locandina della manifestazione

Nel titolo di questa seconda edizione ÜberMauer, parafrasando il nietzschiano Übermensch, c’è già l’invito all’unione e alla condivisione, a quella necessità di apertura verso l’altro, andare dunque oltre ogni muro, non a caso il mese di inizio della Biennale è stato scelto per ricordare la caduta del muro di Berlino avvenuta il 9 novembre del 1989. A tal proposito, il logo di quest’anno è proprio una taurocatapsia minoica che introduce già visivamente l’idea di una città come Palermo che prende il toro per le corna.

L’edizione di quest’anno si arricchisce della partecipazione di Transeuropa Festival, uno dei festival artistici e politici transnazionali più longevi d’Europa. Fondato nel 2007 a Londra, Transeuropa si svolge ogni due anni in una città europea diversa. Dopo Belgrado (2015) e Madrid (2017), l’edizione del 2019 approderà a Palermo in collaborazione con BAM, a testimonianza dell’impegno della città sui temi dell’accoglienza e del dialogo. Tra le tante iniziative, la mostra multimediale, New Unions, di Jonas Staal e il teatro sociale di Milo Rau, con il live-act Il Nuovo Vangelo.

Un’opera di Alfredo Jaar

La Fondazione Merz porterà in scena 18 artisti internazionali, italiani e del territorio che hanno elaborato progetti site-specific, costruiti ad hoc per la città di Palermo. Artisti come Alfredo Jaar, Shilpa Gupta, Shirin Neshat, Damián Ortega, Emily Jacir, Michal Rovner, Driant Zeneli, Patrizio Di Massimo, Claire Fontaine, Gili Lavy, Francesco Arena, Zena el Khalil Giuseppe Lana, occuperanno una decina di spazi pubblici, non necessariamente legati al mondo dell’arte, sottolineando ancora una volta l’apertura e la voglia di coinvolgimento e sinergia alla base dell’iniziativa. A questi si affiancheranno artisti del territorio che per l’occasione apriranno i loro studi, così come verranno coinvolti oltre 60 soggetti che si occupano di cultura a Palermo.

Immagine tratta da un video di Driant Zeneli

“Palermo apre le braccia al Mediterraneo – afferma il sindaco Orlando – . Questa biennale parte dalla concezione che il Mediterraneo non sia un mare che divide ma un arcipelago o un continente di acqua che unisce e che sempre più deve unire i popoli che lo abitano. L’arte ci ha dimostrato troppe volte di essere più avanti della politica, essa esprime libertà e promuove convivenza pacifica fra gli esseri umani, perché tenta costantemente di coglierne la natura, tutti diversi perché esseri umani e tutti uguali perché esseri umani”.

Hai letto questi articoli?

Il Piccolo Teatro Patafisco compie 10 anni, al via la nuova stagione

Il primo appuntamento è con lo spettacolo “Con sorte” di Giacomo Guarneri, poi torna l’appuntamento con “A cena dagli Ubu, e ancora in scena Domenico Bravo, la compagnia Tedacà di Torino, per finire con il festival SorsiCorti

di Redazione

“Non importa quanto vai piano, l’importante è che non ti fermi”, con questa massima di Confucio parte una nuova stagione al Piccolo Teatro Patafisico di via Gaetano La Loggia a Palermo, la decima per l’esattezza. Infatti, il 21 gennaio 2020 il Piccolo Teatro Patafisico compirà dieci anni di attività. Questa nuova stagione sarà più snella delle precedenti ma in quasi tutti gli spettacoli, il teatro é coinvolto a diverso titolo nella produzione. Quest’anno così ci saranno un totale di cinque eventi destinati ai più grandi, mentre più ricca che mai invece sarà la stagione per i bambini, attesissima dai più piccoli e dalle loro famiglie.

Si riparte con la residenza della compagnia di Giacomo Guarneri che si concluderà con lo spettacolo, da lui scritto e diretto, “Con sorte”,prodotto dall’associazione culturale Pentola Nera di Palermo, presentato al Torino Fringe Festival 2019. Lo spettacolo andrà per due fine settimana, venerdì 8 e sabato 9 alle 21 e domenica 10 alle 18 e poi ancora venerdì 15 e sabato 16 alle 21 e domenica 17 alle 18. Oriana Martucci è protagonista del testo di Guarneri, storia di ordinaria follia nella Sicilia dei ricatti e delle intimidazioni di Cosa Nostra. Due piccoli commercianti sono schiacciati dalla violenza del sistema mafioso: lei si piega, lui no.

Una scena dello spettacolo “Con sorte”

A dicembre tornano i banchetti luculliani del Natale quando si replicherà più volte il Terzo capitolo di “A cena dagli Ubu”, lo spettacolo che serve sul piatto prelibatezze satiriche in salsa patafisica. Ad aprile sarà la volta dello spettacolo “1943 – n° 392” di Domenico Bravo, dedicato all’affascinante figura della scultrice Camille Claudelle e al suo sofferto percorso artistico. L’atteso “Carillon” della compagnia Tedacà di Torino chiuderà il programma di prosa, mentre a maggio, come ogni anno, tornerà la ricca selezione di corti internazionali prescelti per la XIV edizione del festival SorsiCorti.

“Quest’anno la stagione teatrale patafisica é meno affollata, – spiega Rossella Pizzuto, fondatrice insieme a Laura Scavuzzo del Piccolo Teatro Patafisico – abbiamo scelto di proporre una selezione ristretta di spettacoli in cui, vale quasi per tutti, siamo coinvolti a diverso titolo nel processo di creazione artistica e nella produzione. Continuiamo con tenacia il nostro lavoro per avvicinare il teatro ai più giovani e a chi solitamente non ci va, convinte come non mai della sua forza culturale e di resistenza. Appuntamento che a malincuore salteremo quest’anno è quello con il Minimo Teatro Festival, sperando di poter tornare l’anno prossimo con nuove energie e nuove sfide”.

Hai letto questi articoli?
Le vie dei Tesori News

Send this to a friend