Una “galassia” per Marsala, tela di Sanfilippo donata alla città

L’opera “Blu Verde”, una tempera del 1963, arricchirà la collezione d’arte contemporanea di Palazzo Grignani. È stata esposta al Convento del Carmine per la mostra “L’avventura del segno”

di Redazione

Si arricchisce la collezione di arte contemporanea della città di Marsala. L’Archivio Accardi-Sanfilippo ha infatti comunicato all’Ente Mostra “Città di Marsala” la concessione in comodato gratuito di uno dei capolavori del maestro Antonio Sanfilippo, esposto dallo scorso mese di settembre nel Convento del Carmine nell’ambito della mostra “L’avventura del segno” dedicata ai due protagonisti dell’arte astratta del Novecento. L’opera destinata a Marsala – e che verrà accolta nell’esposizione permanente d’arte contemporanea di Palazzo Grignani insieme a tele di Guccione, Sarnari, Accardi, Sironi, Cagli, Isgrò, Consagra e molti altri ancora – è “Blu Verde”, una tempera su tela del 1963 di grandi dimensioni e il cui valore assicurativo ammonta a 80.000 euro.

“Blu Verde” di Sanfilippo

La notizia, preannunciata da qualche giorno con la riapertura del Convento del Carmine dopo lo stop imposto dalle misure anti-covid dello scorso mese di novembre, è stata accolta con grande entusiasmo dai vertici dell’ente, che hanno organizzato la mostra “Accardi-Sanfilippo” in collaborazione con l’omonimo archivio che ha sede a Roma. “Siamo felicemente orgogliosi – ha commentato il direttore dell’Ente Mostra, Felice Licari – per questo importantissimo contributo che la Pinacoteca consegna da oggi a Marsala e alla sua comunità arricchendo il patrimonio di opere d’arte raccolto in questi anni di appassionato lavoro, supportato dalla consulenza scientifica di professionisti del settore, come lo storico dell’arte Sergio Troisi. Con l’arrivo dell’opera di Sanfilippo, la collezione di arte contemporanea di Palazzo Grignani cresce in qualità e quantità e conferma il posizionamento di Marsala fra le mete di viaggio preferite di turisti italiani e stranieri d’alto profilo attratti non solo dal mare, dal paesaggio e dalle storiche cantine, ma anche dai suoi beni culturali che, dall’archeologia all’arte contemporanea, sono declinati in un ampio arco temporale”.

Alcune opere della mostra “L’avventura nel segno”

Dell’opera “Blu Verde”, realizzata da Antonio Sanfilippo nel 1963, parla Sergio Troisi, curatore della mostra che oggi a Marsala chiude i battenti dopo una strategica proroga al 28 febbraio che tuttavia non può usufruire dei weekend (avrebbe dovuto concludersi il 10 gennaio scorso, con i musei chiusi da novembre 2020).  La tela si inquadra in un ciclo produttivo collocato temporalmente agli inizi degli anni Sessanta: “Sanfilippo rimpicciolisce il segno – scrive in catalogo Troisi – fase che successivamente definirà ‘del segno piccolo esclusivamente’, strutturando le sue usuali nubi e galassie con una maggiore evidenza grafica a ellisse e facendola vibrare internamente del movimento generato dal colore (…) Sanfilippo organizza queste nuvole in un modo che ricorda quasi quello dei fumetti, al punto da essere accostato da alcuni critici del tempo alla cosiddetta ‘nuova figurazione’”.

Un network per la bellezza con 42 comuni siciliani: ecco i Borghi dei Tesori

Sotto l’egida della Fondazione Le Vie dei Tesori, con Sambuca di Sicilia capofila, nasce una rete per partecipare al bando del Mibact “Borghi in Festival”

di Redazione

Dai siti archeologici alle fortezze saracene, dalle miniere abbandonate alle concerie fantasma, dai castelli aggrappati al cielo agli acquedotti seminterrati, dagli ipogei ai palazzi nobiliari. E ancora, artigiani dalle arcaiche mani d’oro, ricette che affondano sia nelle povere cucine contadine che nei sontuosi monasteri, esperienze, percorsi guidati. I piccoli comuni nascondono miniere sconfinate di storie e tradizioni, e adesso, 42 borghi siciliani in gran parte sotto i cinquemila abitanti – in qualche caso poco più grandi, sotto i diecimila – in tutte e nove le province dell’Isola, hanno deciso di fare rete e si strutturano in un network sotto l’egida della Fondazione Le Vie dei Tesori, che ha condotto, con la loro collaborazione, un primo censimento del patrimonio: castelli, abbazie, chiese, miniere abbandonate, musei gioiello, conventi, osservatori astronomici, siti rupestri, grotte, cave, fari. Ma anche tesori immateriali: sapienze antiche custodite dagli ultimi artigiani – veri tesori viventi – ricette tradizionali, tradizioni.

La Chiesa Madre di Sambuca

Insieme, capofila il Comune di Sambuca di Sicilia con la Fondazione Le Vie dei Tesori, hanno partecipato al bando del Mibact “Borghi in Festival”, con un progetto che punta alla realizzazione del Festival Le Vie dei Tesori in sei fine settimana compresi tra il 29 maggio e il 5 luglio con circa 210 luoghi aperti, 70 esperienze collaterali, e il coinvolgimento di 500 giovani del territorio, adeguatamente formati. Un vero Festival della narrazione incardinato su itinerari naturalistici, artistici, letterari, enogastronomici, in grado sia di interconnettere i luoghi: per questo si stanno disegnando percorsi tematici trasversali e orizzontali tra i borghi. Ma la Fondazione e i 42 Comuni hanno anche scelto di strutturarsi – oltre la partecipazione al bando per il Festival – in modo stabile per portare avanti politiche di rigenerazione, valorizzazione, lotta allo spopolamento.

I comuni dei Borghi dei tesori

“Un’iniziativa che si ricollega al Festival Le Vie dei Tesori, ma soprattutto ne raccoglie l’indicazione virtuosa – dice  l’assessore regionale alla Formazione e all’Istruzione Roberto Lagalla – . Non potrebbe esserci strumento operativo più efficace per tentare di realizzare un progetto organico di valorizzazione dei beni siciliani. È chiaro che dobbiamo integrare il progetto con infrastrutture e interventi, soprattutto per facilitare i collegamenti tra i Comuni e, al di là del bando del Ministero, devo dire che il governo regionale, su iniziativa del presidente Musumeci, ha già proposto un piano per il recupero dei borghi rurali”.

Portopalo di Capo Passero

“Pensavamo di costituire una rete di una decina di comuni per partecipare al bando del Mibact partendo dai borghi che da tempo ci chiedevano di partecipare al festival tradizionale di settembre-ottobre – dice Laura Anello, presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori – e ci siamo ritrovati con uno straordinario network che abbraccia tutta la Sicilia. Tutti a riconoscersi in un progetto che vede nel patrimonio la leva di crescita delle comunità, che è la mission della nostra organizzazione. Al di là della gratitudine per questo feedback, abbiamo ritenuto doveroso andare oltre il bando ministeriale e strutturare questa rete attraverso un partenariato stabile che possa sviluppare attività di rigenerazione, di valorizzazione, di lotta allo spopolamento, di nuovo turismo, attraverso la ricerca di altre risorse pubbliche e private. Siamo partiti quindi da un censimento delle risorse – monumenti, itinerari naturalistici, tradizioni, artigiani, saperi – che è una vera miniera di tesori”.

Una delle purrere di Sambuca

“Una comunità che è grande quanto l’isola – interviene Giuseppe Cacioppo, vicesindaco di Sambuca, comune capofila del progetto presentato al Mibact – . Il futuro è nei borghi, la gente è stanca delle città: mi piace fermare i turisti che arrivano a Sambuca e chiedere loro cosa li ha portati fin qui. Mi rispondono tutti che sono curiosi e che la dimensione del borgo li affascina. Dobbiamo partire da questa fascinazione”. “C’è stato un cambio di atteggiamento verso i borghi italiani – è intervenuto Alfonso Scarano, animatore di un network nazionale di esperti di rigenerazione dei borghi –  che fa il paio con la mutazione post Covid, oggi tendiamo al recupero della qualità della vita. Il Ministero per il Sud ha stanziato un miliardo e mezzo di euro per le aree interne ministero, fondi generali a cui bisogna dare una sostanza”.

ECCO I BORGHI DEI TESORI, PROVINCIA PER PROVINCIA

PALERMO – 13 borghi

Gangi

Si sale sulle Madonie per assaporare un vivere slow e vicino alla natura e all’arte. Si parte da Gangi dove si scoprono le mummie della Fossa di parrini, il carcere borbonico e i palazzi nobiliari oggi museo, i racconti delle confraternite, ma soprattutto un borgo con una vocazione insita per il turismo; la stessa che mostra Castelbuono, da sempre borgo letterato e intellettuale che ha aperto il Castello dei Ventimiglia all’arte contemporanea, per arrivare a Polizzi Generosa, che passa indenne dall’alta moda (forte è il legame con Domenico Dolce) al fagiolo badda, alle tantissime chiese colme di opere d’arte, al museo unico dedicato all’Abies Nebrodensis.

Petralia Soprana

C’è poi l’araba Vicari, arroccata sotto i resti del maniero fortificato dei Chiaramonte, dove ci sono ancora i laboratori golosi del dolci di mandorla, ma si può visitare la Cuba araba. E ancora, Geraci Siculo con il bellissimo Castello dei Ventimiglia e Cappella Palatina, ma soprattutto i suoi conventi dove il tempo sembra essersi fermato. O San Mauro Castelverde, comune sulle che va dai monti al mare, l’unico con tre chiese monumentali con opere del Gagini e gli ipogei della Badia; e quest’estate la loro inedita zip line sospesa sul vuoto, è stata una delle attrazioni più richieste dai giovani. Eccoci alle Petralie: Soprana è il comune più alto del Palermitano con le sue 33 frazioni, le chiese-gioiello colme di opere d’arte, i crocifissi di frate Umile, i palazzi nobiliari e l’affascinante miniera di salgemma con il suo museo. Poi c’è Sottana che invece apre le porte della centrale idroelettrica di Catarratti, delle cappelle antiche, dei santuari, ma conduce anche per mano sul sentiero degli agrifogli giganti, o alla ricerca degli ultimi scalpellini e liutai. A Caccamo non si può prescindere dal castello, certo, ma il borgo consiglia anche di raggiungere il lago Rosamarina o di assaggiare la salsiccia Pasqualora.

Rocca Busambra con la casina di caccia di Ferdinando

A Lercara Friddi si cammina invece sulle tracce di Frank Sinatra (c’è la casa dei nonni) a cui è dedicato un museo, aperto più in generale all’emigrazione siciliana all’estero. Ma è anche un paese votato al jazz, a Villa Rose sono conservati reperti archeologici di Colle Madore e delle miniere. Roccapalumba – dove si intrecciano ancora vimini, spighe e canne e si preparano conserve e sughi con il fico d’India – si stringe attorno al suo Planetario di ultima generazione, poi Godrano, ai piedi della Rocca Busambra e ai margini del bosco di Ficuzza: siamo negli antichi feudi di re Ferdinando IV di Borbone che qui aveva la sua riserva di caccia. Infine Castronovo di Sicilia, il comune green con  le grotte di Capelvenere e i boschi Cumuni e di Santa Caterina, l’itinerario tra fonti e antichi lavatoi, o gli assaggi di pitirri al finocchietto selvatico,  ‘mbriulati, tuma persa e pera coscia.

TRAPANI – 1 borgo

Santuario di Custonaci

Un solo borgo nel Trapanese, ma vale la pena raggiungere Custonaci: il paese delle cave di marmo, dei tramonti sul mare, di Monte Cofano affacciato sull’acqua, del borgo nel borgo scavato nella roccia che ospita un bellissimo presepe vivente. Ma questa è soprattutto terra Mariana, devota alla Madonna di Custonaci, rappresentata in quel quadro che si dice sia arrivato dal mare.

AGRIGENTO – 3 borghi

Uno scorcio di Naro

Si parte da Sambuca di Sicilia, il comune capofila del network, è ormai abituata a sentir parlare di sé: le “case a 1 euro” sono state imitate ovunque, ma hanno attirato visitatori che si muovono tra i vicoli saraceni che riflettono la luce dorata, o salgono fino al sito archeologico più alto della Sicilia, quel Monte Adranone ancora misterioso. A Comitini si potrà scoprire la Petra di Calathansuderj (roccia di 30 metri su cui patrioti issarono il primo Tricolore nel 1859) e il suo straordinario parco minerario con 70 miniere arcaiche. La microscopica Naro,  la fulgentissima, non scherza: protetta dal castello ancora intatto, srotola un particolare barocco tra palazzi nobiliari e conventi.

CALTANISSETTA – 3 borghi

Butera

Butera dove si respira ancora la Sicilia araba con la fortezza saracena di Muculufa, il quartiere Consi, le ultime impastatrici della pasta co meli (con il miele); Montedoro paese di stelle e miniere, sulle tracce del Ciaula pirandelliano; con l’Osservatorio astronomico e le solfare dai nomi di sogno; Sutera, inserita tra i borghi più belli d’Italia, con le case in gesso che abbracciano la collina e gli “ascichi” (terrazze) arabi del quartiere Rabato.

ENNA – 2 borghi

Il castello di Sperlinga

La piccola Sperlinga arroccata intorno al suo castello che da solo vale il viaggio: dalle sale baronali ai magazzini alle carceri, fino alla scala insidiosa che un tempo, complici particolari trabocchetti, permetteva di liberarsi di ospiti indesiderati. Centuripe, il borgo delle cento rupi con le sue chiese, il museo, gli straordinari vasi barocchi i ceramisti, ma anche i piatti della tradizione contadina come la frascatula di cicerchia che qui è diversa da ogni altro paese.

RAGUSA – 2 borghi

Monterosso Almo

Proprio sul filo del confine tra le province di Ragusa e Catania, ecco Monterosso Almo, il comune più alto sugli Iblei, dove vanno recuperati gli itinerari francescani e la storia dei Cocuzza, ricchi imprenditori, che nulla avevano da invidiare ai nobili Florio dell’altro lato dell’Isola. Invece a Chiaramonte Gulfi non si può saltare l’itinerario dei frantoi. Perché da queste parti l’olio extravergine sono una cosa seria e si può anche partecipare a cooking class a tema.

SIRACUSA – 2 borghi

Buccheri

Raggiungendo la punta estrema dell’isola, si arriva a Portopalo di Capo Passero, proprio dove s’incontrano i due mari: borgo marinaro sin dalle sue origini, ospita ancora una grande comunità di pescatori. Ma tra loro si nasconde anche una famiglia, i Romeo, che da quattro generazioni fabbrica “nasse” ricavate dai giunchi. Anche a Buccheri troverete le “neviere”, anzi è possibile seguire un percorso che ne tocca quattro diverse, a grotta, a cupola e quadrata.

CATANIA – 4 borghi

Licodia Eubea

Siamo nel cuore orientale dell’isola, in borghi arrampicati sui costoni, dalle tradizioni antiche, patria di letterati, artigiani, nuovi imprenditori. Dagli affreschi medievali della Grotta dei santi di Licodia Eubea, guardata a vista dai ruderi del castello di Santa Pau (qui provate la Patacò, la minestra di broccoli e cicerchia, o il torrone particolare senza zucchero) si fanno pochi chilometri per raggiungere Militello in Val di Catania, la “piccola capitale” dei potenti Branciforte, tutto un susseguirsi di monasteri, palazzi, chiese. Se invece si sale verso il vulcano, ecco Zafferana Etnea, dove i 700 apicoltori producono il 15 per cento di tutta la produzione nazionale di miele e dove è bello perdersi tra degustazioni di dolci tipici, ville, alberi secolari. Su Vizzini, “l’Obbedientissima” aleggia l’anima di Verga e dei suoi personaggi in punta di penna, ma ci si perde tra quartieri ebraici, ipogei cristiani, chiese rupestri, e la Cunziria, il villaggio fantasma dei conciai.

MESSINA – 12 borghi.

Il castello di Montalbano Elicona

Montalbano Elicona, dove sembra possa sbucare da un minuto all’altro un cavaliere medievale, con il castello, le chiese, lo straordinario Parco dell’Argimusco con le sue rocce enigmatiche. Santa Lucia del Mela, l’antica Makarru dei Sicani, immersa nel verde, dove gli escursionisti partono alla ricerca della felce preistorica. Il borgo d’arte di Savoca, arroccato sotto i ruderi del castello di Pentefur, è un susseguirsi di cappelle nobiliari e cripte: in quella del convento dei Cappuccini, gli studiosi stanno analizzando le 17 mummie ritrovate. San Marco d’Alunzio è anch’esso arroccato sui Nebrodi e viene raccontato da Cicerone nelle Verrine: dai ruderi del castello di Roberto il Guiscardo si scende tra i vicoli alla ricerca delle chiese medievali e del museo bizantino.

Castelmola

Mirto dove è nato un particolarissimo e unico Museo del Costume, con la collezione Miraudo con lasciti delle grandi sartorie che fornivano abiti e accessori alle nobili signorine di provincia. Sopra la frequentatissima Taormina, si scopre Castelmola, l’antica Mylai, la fortezza naturale con il suo panorama straordinario: il castello dove si esibiscono i falconieri, le cappelle rupestri, il fantasma di Lady Chatterley. Roccavaldina ha un nome nobile e si raccoglie attorno al castello: c’è un’antica farmacia del 1628 con la sua straordinaria collezione di oltre 200 maioliche urbinate, albarelli, vasi per pozioni e medicamenti. A pochi chilometri da Frazzanò, si trova l’abbazia basiliana di San Filippo di Fragalà da cui arriva il più antico documento cartaceo in Europa, il diploma in greco e arabo della regina Adelasia. Dal minuscolo Condrò bisogna assolutamente passare per perdersi tra albicocchi e ulivi, scoprendo i ruderi dell’antico convento dei Frati Minimi, mentre a Graniti ci si deve immergere tra i murales dai colori squillanti che lo rendono unico, insieme alle case con stipiti di pietra di contrada Roccachiacchiera.

San Piero Patti

Se volete scoprire cosa sia un cubbùro dovete raggiungere il combattivo borgo San Piero Patti – ha una lunga storia di resistenza al potere e qui si parla ancora il dialetto gallo-italico – dove esistono esempi di questi antichi dolmen pastorali. Oltre all’enorme altare di San Calogero, alto più di 10 metri, a San Salvatore di Fitalia, “antico principato della Chiesa”, va assolutamente percorso l’itinerario del museo diffuso, dal museo delle tradizioni religiose in un antico convento, attraverso opere contemporanee e murales fino alla Rocca Pietra Giuda, dove ci sono tracce dell’antico insediamento ebraico, prima che il paese fosse conquistato dai Normanni. Da quassù lo sguardo arriva fino alle Eolie.

Le Vie dei Tesori con Malìa Vibes nelle grotte dell’Addaura chiuse da 24 anni

Due visite speciali online sul profilo Instagram del Festival alla scoperta dei graffiti paleolitici e delle collezioni del museo archeologico Salinas di Palermo

di Redazione

Sono chiuse da 24 anni e adesso si potranno ammirare in una speciale diretta su Instagram con un nuovo appuntamento del format Le Vie dei Tesori On Air. Un’occasione unica per riscoprire i graffiti paleolitici delle grotte dell’Addaura, alle falde di Monte Pellegrino, a Palermo, incise 13mila anni fa da uno (o più) uomini primitivi. Richiuse le grotte paleolitiche, ci si sposterà al museo archeologico Salinas per partecipare virtualmente ad una visita guidata dalla direttrice, Caterina Greco.

La grotta delle incisioni

Protagoniste saranno ancora le Malìa Vibes, ovvero Marta e Giulia, le due giovani appassionate di Palermo che sono diventate in breve tempo un piccolo fenomeno social con le loro visite guidate da migliaia di visualizzazioni. Dopo i primi quattro appuntamenti de Le Vie dei Tesori On Air, le nuove visite in programma sono sabato 27 febbraio alle 10,30, in diretta sul canale Instagram de Le Vie dei Tesori (a questo il link), alle grotte dell’Addaura, dove le Malìa Vibes entreranno con l’archeologa Costanza Polizzi, che racconterà la storia del sito. Domenica, sempre alle 10,30, Marta e Giulia entreranno al museo archeologico per ascoltare dalla voce della direttrice, la storia di reperti, collezioni, tesori. Anche per questi due appuntamenti ci sarà la possibilità di interagire con le Malìa Vibes, sia prima che durante le visite, sia sul loro profilo Instagram che commentando in diretta.

LE GROTTE DELL’ADDAURA

Figure antropomorfe

Le grotte vennero scoperte nella primavera del 1952: Giosuè Meli, giovane assistente della Soprintendenza, esplorava la zona con un suo amico medico. Meli cercava proprio grotte, sulla scia di scoperte analoghe di qualche anno prima a Levanzo; durante i suoi giri, incontra un pastore, Giovanni Cusimano, a cui chiede se ha mai visto antri con “pupazzi e disegni”. E il pastore lo porta nella grotta: una scoperta straordinaria e poco dopo Meli è davanti Iole Bovio Marconi, archeologa e direttrice del Salinas, per raccontarle la sua scoperta. La Bovio Marconi quasi non ci crede: nel ’47 con Bernabò Brea aveva condotto degli scavi proprio nella stessa zona, ma la grotta non era stata indagata, anzi era stata addirittura usata come magazzino degli attrezzi.

L’ingresso della grotta

Circola la voce che lo scoppio accidentale di alcune granate della seconda guerra mondiale, abbia portato alla luce i graffiti: poco importa, ma si iniziano a studiare le figure disegnate, corpi giovani e atletici, tra bovidi, cavalli selvatici e cervi; fanno parte di una scena complessa e denotano una mano già rodata. Alcuni archeologi – tra cui Sebastiano Tusa – indicarono nella scena, un sacrificio umano o una cerimonia “di iniziazione, dalla pubertà alla giovinezza” come può essere quello di un accennato “incaprettamento” (né più né meno ciò che sarebbe diventato in ambienti mafiosi, anche se il rito aveva ovviamente un significato del tutto diverso); altri studiosi, tra cui la Bovio Marconi, individuano invece acrobati o atleti durante riti di significato simbolico e magico.

Marta delle Malìa Vibes con l’archeologa Costanza Polizzi

Le grotte sono chiuse al pubblico da 24 anni, quando l’ingresso divenne pericoloso perché cadevano massi dalla montagna. Si sta lavorando ad un progetto interistituzionale per la messa in sicurezza del costone roccioso, della strada di accesso alle grotte e per la valorizzazione delle grotte affidata proprio al Museo Salinas. “Una vera cattedrale paleolitica”, spiega la direttrice Caterina Greco; che potrebbe diventare uno dei luoghi più visitati della città, attirando visitatori appassionati da tutto il mondo.

LE VIE DEI TESORI ON AIR

Malia Vibes a Villa Virginia

Le Vie dei Tesori On Air è il nuovo progetto che vede collaborare con la Fondazione organizzatrice del festival, le Malìa Vibes, due appassionate come Marta e Giulia, milanese l’una, romana l’altra, che sono arrivate a Palermo prima dello scorso lockdown e hanno deciso di rimanerci, stregate dalla città, diventando in breve tempo un piccolo fenomeno social con il loro profilo Instagram grazie al quale portano i loro follower alla scoperta di luoghi e storie. Le Vie dei Tesori ha messo sul piatto la conoscenza della città e il grande seguito della sua community; le due giovani instagrammers uno stile sciolto, la simpatia, le gag, il coinvolgimento nello storytelling. Il risultato ha superato ogni aspettativa: migliaia di  visualizzazioni nelle prime quattro visite a gennaio. E adesso si continua.

Restauri e sviluppo urbano, finanziati progetti per oltre 5 milioni

Da Agrigento a Catania, fino a Siracusa e Ragusa, previsti sette interventi di riqualificazione e valorizzazione turistica

di Redazione

Sette progetti di riqualificazione, restauro e valorizzazione turistica nelle aree urbane di Agrigento, Siracusa, Catania e Ragusa. Sono state approvate dal Dipartimento regionale dei Beni culturali, le graduatorie definitive per interventi che ammontano a 5 milioni e 390mila euro, all’interno di Agenda Urbana, lo strumento di programmazione comunitaria, che interessa i poli metropolitani dell’Isola e le aggregazioni di comuni che superano i 100mila abitanti.

Ex Collegio dei Filippini

Le graduatorie – spiegano dalla Regione – si riferiscono al Po Fesr 2014-2020 e i progetti previsti hanno l’obiettivo di favorire lo sviluppo urbano per l’ammodernamento delle strutture, l’informatizzazione e la sostenibilità ambientale. Per Agrigento, previsti interventi per un milione e 400 mila euro destinati a due progetti: il restauro dell’ex Collegio dei Padri Filippini e l’allestimento, all’interno degli stessi locali, del Museo della Città, realizzato anche grazie all’intervento dell’Ufficio speciale per la progettazione di Palazzo d’Orleans, che ha lavorato alla rifunzionalizzazione e all’allestimento degli spazi espositivi.

Il Teatro Greco di Siracusa

A Siracusa andranno 900mila euro per interventi di riqualificazione e bonifica della Latomia dei Cappuccini e per il recupero del Teatro Grande e del Teatro Piccolo; due diverse architetture che riflettono modi differenti di concepire e vivere il teatro. Il Teatro Greco (Teatro Grande), chiaro esempio di architettura interamente scavata nella roccia, è sede delle rappresentazioni e degli spettacoli classici, mentre il Teatro Comunale (Teatro Piccolo), realizzato nel 1872 costituisce il teatro-monumento della città.

L’area della Timpa di Acireale

A Catania-Acireale è stato assegnato un finanziamento di 990mila euro per un progetto denominato #aroundCatania, che riguarda l’informatizzazione degli itinerari di valorizzazione dell’interland, con particolare riguardo alla Riserva naturale della Timpa, per favorire una maggiore conoscenza e fruizione dell’ambiente circostante la città di Catania. A Ragusa-Modica andranno, infine, un milione e centomila euro per opere di ristrutturazione del Castello di Donnafugata e un milione di euro per i lavori di recupero e consolidamento del Palazzo dei Mercedari a Modica.

Palazzo della Mercede a Modica

“Grazie a questi interventi – evidenzia l’assessore ai Beni culturali, Alberto Samonà – si potranno attivare importanti azioni di riqualificazione del territorio e di valorizzazione del patrimonio culturale. I progetti finanziati dall’Agenda Urbana intervengono nell’ambito di un vasto processo di miglioramento dell’offerta culturale e riguardano attività volte alla salvaguardia, alla riqualificazione e alla migliore fruizione”.

Vista su Ragusa dal campanile della cattedrale di San Giovanni

“Con la sottoscrizione delle convenzioni tra la Regione e le Autorità urbane individuate in base ai rigidi parametri definiti a livello comunitario – dice il dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali, Sergio Alessandro – si conclude un percorso di co-progettazione che parte da lontano e che presenta importanti caratteri di innovazione nello sviluppo urbano. I comuni destinatari degli interventi, assumendo il ruolo di organismi intermedi dell’Autorità di gestione potranno dare ora attuazione ai progetti finanziati”.

Borghi dei tesori, nasce il network di 42 piccoli comuni siciliani

Si presenta il censimento del patrimonio artistico, naturalistico e artigianale dei paesi, strutturati in un network sotto l’egida della Fondazione Le Vie dei Tesori

di Redazione

Sono 42 borghi siciliani sotto i cinquemila abitanti, in qualche caso poco più grandi, sotto i diecimila, di tutte le nove province dell’Isola. Custodi di centinaia di tesori artistici, naturalistici, umani, artigianali che raccontano millenni di storia, dalle testimonianze archeologiche fino al Novecento. E possono essere una delle risposte alla vita e al turismo post-pandemia.

I comuni dei Borghi dei tesori

Adesso, consapevoli della necessità di fare sistema, si strutturano in un network sotto l’egida della Fondazione Le Vie dei Tesori, che ha condotto, con la loro collaborazione, un censimento del patrimonio: castelli, abbazie, chiese, miniere, piccoli musei, conventi, osservatori astronomici, siti rupestri, grotte, cave, fari. Ma anche tesori immateriali: sapienze antiche custodite dagli ultimi artigiani – veri tesori viventi – ricette tradizionali, tradizioni. Insieme, capofila il Comune di Sambuca di Sicilia con la Fondazione Le Vie dei Tesori, hanno partecipato al bando del Mibact “Borghi in Festival”, con un progetto che punta alla realizzazione del Festival Le Vie dei Tesori nei sei fine settimana compresi tra il 29 maggio e il 5 luglio con 210 luoghi aperti, 70 esperienze collaterali, e il coinvolgimento di 500 giovani del territorio, adeguatamente formati.

Petralia Sottana

Ma la Fondazione e i 42 Comuni hanno anche scelto di strutturarsi – oltre la partecipazione al bando per il Festival – in modo stabile per portare avanti politiche di rigenerazione, valorizzazione, lotta allo spopolamento. Il progetto sarà presentato con una conferenza stampa in streaming sulla piattaforma Zoom, venerdì 26 febbraio alle 11. Partecipano l’assessore regionale alla Formazione e all’Istruzione Roberto Lagalla; il presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori, Laura Anello; Giuseppe Cacioppo, vicesindaco di Sambuca, comune capofila del progetto presentato al Mibact; sindaci e amministratori di tutti i 42 comuni coinvolti. Verrà divulgata la mappa dei tesori censiti.

Al via i lavori al Castello Svevo di Augusta: diventerà un museo

Gli interventi più significativi riguardano il consolidamento delle fondazioni e delle strutture poste al piano terra nell’ala federiciana e il ripristino delle volte

di Redazione

Prenderanno il via a giorni i lavori di ristrutturazione e restauro dell’imponente Castello Svevo di Augusta destinato a diventare nuova sede museale. I lavori – spiegano dalla Regione – dureranno due anni al termine dei quali l’edificio potrà tornare ad essere restituito alla comunità di Augusta.

Lesioni alla base del castello

Gli interventi più significativi riguardano il consolidamento delle fondazioni e delle strutture poste al piano terra nell’ala federiciana, ancora oggi ben visibile, e il ripristino delle volte. Il restauro del Castello inciderà su entrambe le componenti storico-architettoniche: le strutture relative al periodo federiciano e a quello spagnolo. Gli interventi prevedono anche la realizzazione dell’impiantistica e di quanto necessario alla nuova destinazione di spazio museale.

Le volte del Castello Svevo

Le opere di consolidamento strutturale e di restauro, finanziate con risorse del Fondo di Sviluppo e coesione del Patto per il Sud, sono state aggiudicate all’associazione temporanea di imprese tra la Lares Lavori di Restauro srl di Venezia e la società cooperativa Ara, con sede nel Senese, per un importo complessivo di 3.294.066 oltre Iva. Il castello, attualmente affidato alla Soprintendenza dei Beni Culturali di Siracusa, è stato posto sotto sequestro nel 2016 dalla Procura della Repubblica di Siracusa per lo stato di fatiscenza, abbandono e pericolosità in cui versa.

Il Castello Svevo dall’alto

“Dopo anni di abbandono, comincia oggi una nuova stagione per il Castello Svevo e il territorio di Augusta. L’edificio – sottolinea l’assessore ai Beni culturali, Alberto Samonà – è un elemento fortemente caratterizzante del patrimonio culturale e identitario di Augusta e la destinazione a spazio museale, in contrapposizione alla chiusura che la fortezza ha avuto nel corso della storia, annuncia un nuovo rinascimento con la volontà di riappropriarsi dello spazio e della storia, nella prospettiva di un recupero della memoria”.

Cortile interno (foto dal progetto di demolizione)

Realizzato da Federico nel 1232 come fortezza, il castello ha avuto sempre una destinazione difensiva anche in relazione al suo posizionamento sul mare. L’edificio, chiuso da tempo, si trova in uno stato di generale degrado con notevoli e vistose fratture, che ne minacciano la staticità, soprattutto nella parte prospiciente il mare.

Antica pianta del Castello Svevo

Il castello ha subito nel 1680 imponenti opere di fortificazione progettate da Grunemberg con la creazione del fossato, del ponte, dei rivellini di Santo Stefano e di Sant’Anna e dell’opera a corno sull’istmo. Nel 1693 lo scoppio della polveriera a causa del terremoto creò gravi danni fronteggiati nel 18esimo secolo con una prima significativa opera di restauro e consolidamento. Solo nel 1890 il castello fu dismesso dall’uso militare per essere trasformato in carcere, funzione che ha svolto fino al 1978. Il terremoto del dicembre 1990 ha inciso, infine sul già precario stato di salute dell’edificio rendendo necessarie azioni di puntellamento.

A Petralia Soprana i terreni abbandonati diventano orti sociali

La giunta comunale ha approvato un progetto per affidare gratuitamente appezzamenti incolti ai cittadini che li coltiveranno

di Redazione

Far rivivere pezzi di terra abbandonati, trasformandoli in piccoli orti sociali. È il progetto “Coltiviamo insieme” che nasce a Petralia Soprana, sulle Madonie, dove l’amministrazione comunale vuole affidare gratuitamente ai cittadini alcuni appezzamenti di terreni nei quali potere realizzare dei veri e propri orti. L’idea ha lo scopo di sostenere alcune categorie sociali più deboli che possono integrare il proprio reddito attraverso l’approvvigionamento diretto di alcune derrate alimentari e allo stesso tempo di riqualificare un’area non utilizzata; di agevolare l’impiego del tempo libero e contestualmente favorire la diffusione e la valorizzazione di un sano stile di vita.

Uno scorcio di Petralia Soprana

Dieci i lotti che saranno assegnati gratuitamente a chi ne farà richiesta e secondo delle precise condizioni. Sono a carico dell’amministrazione le lavorazioni principali necessarie per l’attivazione degli orti e cioè l’aratura e la prima vangatura; sarà cura dell’assegnatario provvedere alle successive lavorazioni colturali. Naturalmente l’orto non è cedibile, trasmissibile a terzi e non potrà essere in nessun caso acquisibile dall’affidatario. Sull’appezzamento di terreno concesso non potrà essere svolta attività diversa da quella della coltivazione degli ortaggi e non potrà essere effettuata la vendita dei prodotti della coltivazione. Inoltre, l’assegnatario dovrà rispettare precise norme definite dal contratto di affidamento ed è sempre responsabile di tutto ciò che avviene nel fondo.

“L’orto sociale è un progetto ambizioso legato alla sua funzione educativa, civica ed etica – afferma il sindaco Pietro Macaluso – . L’orto, nella sua semplicità, non ha mai perso il suo fascino perché esprime il legame con la natura e con i prodotti della terra nell’ottica di uno stile di vita sano che è uno degli elementi distintivi del nostro borgo più bello d’Italia. Questo progetto è un altro punto del nostro programma elettorale che viene definito.”

“Per la realizzazione dell’orto – afferma il consigliere comunale Damiano Macaluso che ha seguito tutto l’iter – abbiamo individuato dei terreni di proprietà comunale in una zona facilmente accessibile, limitrofa al centro storico, servita da una strada comunale carrabile in terra battuta. L’obiettivo infatti è anche quello di recuperare e migliorare un’area non utilizzata che ritornerà a vivere.”

Un contest per promuovere le eccellenze siciliane

Si chiama “La tua azienda, il tuo territorio” ed è dedicato alla promozione dell’Isola attraverso le sue produzioni agroalimentari di qualità

di Redazione

Valorizzare il rapporto delle aziende siciliane con il loro territorio. Questo l’obiettivo del contest “La tua azienda, il tuo territorio”, che sarà presentato giovedì 25 febbraio nell’ambito dell’incontro online “Food4Excellence: valorizzare il territorio”, organizzato da UniCredit in collaborazione con la società Feedback  e dedicato al tema della promozione della Sicilia attraverso le sue eccellenze agroalimentari.

Contest “La tua azienda, il tuo territorio”

All’appuntamento interverranno Salvatore Malandrino, regional Manager Sicilia di UniCredit, e Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico. A seguire si svolgerà una tavola rotonda alla quale parteciperanno Alessio Planeta, owner Planeta Vini; Pino Cuttaia, presidente “Le soste di Ulisse”, e Marcello Canzio Orlando, ceo Feedback srl. La tavola rotonda sarà moderata da Vittorio La Placa, responsabile Retail Business Sicilia di UniCredit.

Il contest “La tua azienda, il tuo territorio” è rivolto alle aziende siciliane che dovranno caricare, sulla piattaforma www.food4excellence.it, la foto che più rappresenta il legame tra la loro realtà imprenditoriale e il territorio dove operano. La partecipazione al contest è gratuita. “UniCredit – sottolinea Salvatore Malandrino –  è fortemente impegnata nel fornire supporto alle imprese siciliane nelle sfide della crescita e della competitività offrendo loro strumenti e supporti per affermarsi.

Le imprese siciliane dell’ agroalimentare sono un target strategico di questa mission e siamo convinti che, per realizzare un salto di qualità, sia necessario sviluppare e potenziare i canali di vendita digitale. La pandemia ha accelerato un processo già in atto e ha reso il ricorso all’e-commerce cruciale per sostenere le vendite. Organizzare un canale di vendita e-commerce non è tuttavia così semplice per le imprese. Questo il motivo per cui, grazie alla collaborazione tra UniCredit e Google, è nato UniCredit Easy Commerce, il negozio online pensato per le piccole, micro e medie imprese commerciali italiane che consente di avere, in modo rapido, semplice e personalizzato, un sito E-Commerce ‘plug and play’ per aumentare la visibilità dell’impresa e vendere direttamente online i propri prodotti a clienti in tutta Italia e in Europa”. Il progetto Food4Excellence ha portato alla realizzazione di una piattaforma digitale, www.food4excellence. it, rivolta alle aziende dell’agrifood siciliano che, attraverso la presentazione di prodotti di qualità, vogliono farsi conoscere, creare nuove occasioni di business, promuoversi e fare rete.

Dalla sua messa on line, avvenuta ad agosto 2020, la piattaforma ha raccolto un interesse crescente da parte dei visitatori, ma soprattutto da parte delle aziende che hanno riconosciuto in essa uno strumento per lo sviluppo del proprio business. Ad oggi sono iscritte alla piattaforma 230 aziende dell’agrifood siciliano facenti parte di dieci categorie: bibite, liquori, birre; caffè; caseifici; conserve e prodotti finiti; ortofrutta; pastifici, lavorazioni grani; prodotti ittici; salumi e carni; ristoranti e agriturismi; vini. L’apertura alle ultime due categorie è avvenuta da qualche settimana per ampliare il percorso sull’eccellenza eno-gastronomica del territorio regionale.

Il sito food4excellence, ideato e sviluppato dall’agenzia Feedback, ha già registrato 68.000 utenti unici, sono state visualizzate oltre 190.000 pagine e il traffico è stato per il 90 per cento da “mobile”. Per i due contest “Presenta la tua azienda” e “Il tuo Prodotto Ambassador”, svolti nel 2020, sono state espresse oltre 236.000 preferenze.

Art bonus all’Orto botanico per restaurare le serre gemelle

Saranno destinate a ospitare attività didattiche per ragazzi, corsi di giardinaggio e collezioni di piante tropicali

di Redazione

Far rinascere due serre dove svolgere lezioni di giardinaggio e custodire le collezioni di piante carnivore. È il nuovo progetto dell’Orto botanico di Palermo che vuole recuperare le due strutture con l’Art bonus. Per farlo – fanno sapere dalla direzione – serviranno 80mila euro, i lavori partiranno appena raggiunta la metà della somma necessaria. È pronta a partire una campagna social rivolta alle aziende che sceglieranno di avvalersi dell’Art bonus (qui il regolamento), strumento di recupero del credito d’imposta, in cambio di donazioni in denaro per interventi di restauro o di nuovi progetti in favore della cultura e del patrimonio storico-artistico italiano.

Serra delle Orchidee

Diverse e di notevole valore storico sono le serre presenti all’interno dell’Orto botanico dell’Università di Palermo.  L’obiettivo dell’intervento è quello di restaurare una delle due piccole serre per trasformarla in laboratorio didattico, l’altra invece, che si trova tra il viale delle Ceiba speciosa e la più nota serra Carolina progettata da Carlo Giachery nel 1857, dopo il restauro ospiterà la collezione di piante carnivore dell’Orto. A breve infatti – spiegano dalla direzione dell’Orto palermitano – partiranno i nuovi corsi di giardinaggio che formeranno nuovi giardinieri e la serra sarà utilizzata per molte delle lezioni in calendario.

Orchidee dell’Orto botanico

L’Orto ha anche in programma la partecipazione delle scuole elementari e della prima infanzia a momenti di avvicinamento al mondo del giardino. I bambini guidati dai loro insegnanti e dagli allievi della scuola potranno imparare a mettere le mani nella terra, seminando e rinvasando piantine ed impareranno a riconoscere piante, fiori, frutti, semi e cortecce.

Il Gymnasium dell’Orto Botanico

La prima serra – spiega il direttore Rosario Schicchi – “è attualmente inagibile e diventerà, dopo l’intervento, la serra didattica dell’Orto. All’interno si effettueranno corsi e lezioni di giardinaggio per bambini ed adulti, attività culturali ed incontri di cultura botanica che avvicinino il pubblico alla conoscenza delle magnifiche collezioni custodite. La seconda serra invece, sarà ripristinata per ospitare al proprio interno la collezione di piante carnivore e del genere Stapelia”.

La serra Carolina

Le serre gemelle dette anche “ananasserie”, torneranno comunque ad accogliere entrambe piante tropicali. L’intervento di restauro della serra didattica prevede, nel dettaglio, la manutenzione straordinaria del basamento e dei bancali, con l’eventuale risanamento dei ferri danneggiati e la ritinteggiatura, il restauro completo dello scheletro in ferro, la sistemazione di tutti gli ingranaggi e delle leve destinate alla movimentazione dei vetri laterali e del tetto, la sostituzione degli attuali vetri con vetri di sicurezza anti scheggia, il ripristino dell’impianto di irrigazione sui bancali e del telo ombreggiante e l’istallazione dell’impianto di illuminazione e di condizionamento.

Il sogno di Tusa prende forma: così nascerà il Museo del Mare

Stipulato un protocollo di progettazione con l’Ordine degli architetti di Palermo per la ristrutturazione e l’allestimento dell’ex Arsenale borbonico

di Redazione

Sempre più vicina la realizzazione del Museo del Mare e della navigazione della Sicilia, che avrà la sede nei locali dell’antico arsenale della Marina Regia di Palermo. L’intervento, che – fanno sapere dalla Regione – costerà 4 milioni e 587mila euro di risorse del Fondo di Sviluppo e coesione del Patto per il Sud, riguarda la complessiva ristrutturazione dell’edificio, sia per gli aspetti strutturali che per l’impiantistica e l’allestimento degli spazi espositivi con le più avanzate tecnologie.

Lingotti e elmi recuperati a Gela

Grazie ad un protocollo d’intesa sottoscritto in questi giorni con l’Ordine degli architetti di Palermo (ve ne abbiamo parlato qui), sarà possibile in breve tempo acquisire il progetto esecutivo attraverso un concorso di progettazione aperto alle migliori risorse del territorio, che svilupperà il progetto di massima predisposto in house dall’architetto Eliana Mauro, dirigente della Regione. Il museo, che accoglierà i reperti provenienti dal mare, recuperati in questi anni dalla Soprintendenza, racconterà la lunga storia della navigazione che ha interessato la Sicilia: dalla preistoria ai primi del Novecento, quando i migranti siciliani salpavano verso le Americhe a bordo dei bastimenti. Una storia che si intreccia con quella del porto di Palermo, dei suoi cantieri navali e del rapporto della città con il mare.

Lingotti recuperati nei fondali di Gela

“Quando mi chiedono quale sia per me il senso dell’eredità lasciata da Sebastiano Tusa – sottolinea Alberto Samonà, assessore regioale ai Beni culturali – credo che la grande sfida sia di poterne cogliere la visione e realizzarne alcune idee. Era davvero innaturale che una città come Palermo non avesse un proprio luogo per celebrare il mare. E quindi, come esponente del governo regionale sono felice di poter mettere la prima pietra nella realizzazione di un luogo di cultura immaginato da Sebastiano Tusa e che cambierà per sempre rapporto della nostra terra con il mare”.

Rendering del Museo del Mare

“Il progetto preliminare – dice la soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni – si basa sulla ricerca storico-architettonica approfondita da Eliana Mauro nella fase di predisposizione del progetto. Il museo sarà un luogo caro ai siciliani, il luogo fisico in cui si raccoglieranno suggestioni legate al mare: dai reperti archeologici alle testimonianze umane. Per me, che da moglie e compagna di lavoro, ho condiviso il sogno di Sebastiano, è davvero straordinario vedere realizzata, un’opera che raccoglierà le testimonianze, interviste, oggetti e storie che ci aiuteranno a comprendere meglio chi siamo oggi e qual è la nostra storia”. Sulla prossima nascita del Museo del Mare è intervenuto anche il presidente dell’Ordine degli Architetti di Palermo, Francesco Miceli, che ha sottolineato come costituisca “la premessa per avviare un processo inedito di rigenerazione urbana e recupero del waterfront grazie al quale si potrà ricucire uno strappo”.

Le Vie dei Tesori News

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