Spunta un cannone del Cinquecento dal mare di Agrigento

Il reperto è stato rinvenuto sommerso nei fondali a circa 300 metri dalla costa di Maddalusa, luogo di passaggio di importanti rotte mercantili

di Redazione

Il mare di Agrigento restituisce un prezioso cannone del tardo Cinquecento. A portarlo in luce è stata la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana che, nei giorni scorsi, ha avviato una ricerca nello specchio d’acqua davanti a Maddalusa, portando in superficie lo storico reperto. Si tratta di un cannone di epoca storica che – fanno sapere dalla Regione – è stato rinvenuto dal sub Gianluca Lopez nello specchio d’acqua prospiciente il porto della città di Agrigento e per il quale la Soprintendenza del Mare ha coinvolto la Capitaneria di Porto Empedocle.

Particolare del cannone (foto: Crew Lopez)

Il sito di Maddalusa, già noto per aver restituito nel 2007 un altro cannone del tardo XVI secolo, ha costituito sin dall’antichità un luogo di passaggio di importanti rotte mercantili, come testimoniano i numerosi ritrovamenti fino ad oggi documentati. Il manufatto ritrovato in questi giorni si trovava ad una distanza di circa 300 metri dalla costa, in corrispondenza della foce del fiume Akragas ad una profondità di 7 metri, semi-sommerso in un fondale limaccioso. Il cannone, che è stato recuperato dal nucleo subacqueo della Soprintendenza del Mare e dal Roan della Guardia di finanza di Palermo con il supporto tecnico logistico e operativo della Lega Navale di Agrigento, è stato sollevato con l’ausilio di palloni e poi salpato con una gru alla presenza della soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni, che ha evidenziato come il reperto costituisca un’importante testimonianza per la sua tipologia. “Proseguiamo – evidenzia la soprintendente – nel solco tracciato da Sebastiano Tusa in un momento difficile in cui tutto viene fatto con spirito di sacrificio e con il prezioso supporto delle forze dell’ordine”.

Il cannone nel fondale

Ad una prima ispezione, il cannone si conferma simile al precedente, rendendo verosimile l’ipotesi della dispersione in quello specchio di mare di un carico di artiglieria destinato alla vendita. Il reperto è stato trasferito nei locali del laboratorio di restauro del Parco archeologico della Valle dei Templi dove, affidato al direttore Roberto Sciarratta, verrà sottoposto ad intervento di restauro. Come previsto in tutti gli interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio subacqueo, il secondo cannone di Maddalusa rimarrà in esposizione nel territorio di ritrovamento, dove sarà reso fruibile alla cittadinanza.

Sub al lavoro per il recupero del cannone (foto: Crew Lopez)

Alle operazioni ha partecipato Mauro Sinopoli, ricercatore biologo ed ecologo marino della sede di Palermo della Stazione zoologica Anton Dohrn il quale, attraverso lo studio degli organismi presenti nelle concrezioni dei reperti e l’uso di carotaggi fatti in prossimità dell’area del recupero, sarà in grado di ricostruire il ritmo con cui i reperti sono stati coperti e sono riemersi dai fondi mobili. Per questa ricerca saranno usate tecniche analitiche complesse come la datazione tramite l’uso del radiocarbonio. L’unità di ricerca è stata costituita dall’archeologa della Soprintendenza del Mare, Francesca Oliveri, dal responsabile del Gruppo subacqueo della Soprintendenza del Mare, Stefano Vinciguerra, dai volontari subacquei di BcSicilia: Gaetano Lino, Salvatore Ferrara, Alessandro Urbano, Francesco Cassarino, dal segnalatore Gianluca Lopez, e dai volontari Luigi Bisulca, Antonina Lo Porto, Francesco Urso.

Sub recupera il cannone

“Mentre il mondo della cultura subisce le conseguenze delle restrizioni e degli stop dovuti all’emergenza covid – sottolinea l’assessore dei Beni Cuturali, Alberto Samonà, commentando il ritrovamento – il mare siciliano continua a ricordarci l’etica della ricerca e della memoria. Viviamo in un’isola ricca di preziose testimonianze che a mare, come in terraferma, ci ricordano che la Sicilia sin dai tempi più lontani è stata crocevia di rotte culturali e commerciali, rendendo la nostra isola un unicum a livello mondiale. Continua il grande lavoro della Soprintendenza del mare per portare alla luce il nostro straordinario patrimonio sommerso”.

(La prima foto grande in alto è stata concessa da Crew Lopez)

Sinergia per i beni culturali, patto tra Regione e Gal siciliani

L’ente si avvarrà dei Gruppi d’azione locale per costruire una rete che sia in grado di ottimizzare l’utilizzo dei canali di finanziamento comunitari

di Redazione

Una marcia in più per i percorsi di valorizzazione del patrimonio culturale siciliano. La Regione ha sottoscritto un accordo con i Gal dell’Isola, Gruppi di azione locale, per costituire una “rete cultura” in grado di garantire la valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale, e la promozione dei processi di identità culturale e di crescita sociale attraverso la trasmissione della memoria storica, artistico-letteraria, documentaria ed etnoantropologica.

La sede dell’assessorato regionale dei Beni culturali

La Regione – spiegano dall’assessorato regionale ai Beni culturali – si avvarrà della collaborazione dei Gal, riconosciuti dall’Unione Europea, come organismi intermedi, anche per ottimizzare l’utilizzo dei canali di finanziamento comunitari. L’accordo, stipulato dall’assessorato per il proprio ambito di competenza, si avvarrà dell’esperienza maturata dei Gal per la partecipazione a bandi, ad azioni a regia, a titolarità e ogni altra progettualità, nell’ambito dei fondi strutturali europei. La collaborazione servirà anche a velocizzare i processi amministrativi connessi alla spesa, consentendo di superare più agilmente quegli ostacoli che talvolta possono rallentare la realizzazione dei progetti.

Alberto Samonà

“La fluidità nella progettazione e nell’attuazione delle misure previste dai fondi economici messi a disposizione dall’Ue – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – diventa essenziale per migliorare la qualità complessiva dell’offerta turistico-culturale legata alla Sicilia. Quello di oggi è un punto di partenza che grazie all’azione che metteremo in campo insieme ai Gal, potrà diventare un’occasione preziosa di sviluppo per i nostri territori. I fondi comunitari rappresentano necessari strumenti di finanziamento per migliorare l’attrattività dei nostri siti; questo attraverso il miglioramento della qualità delle strutture e dei servizi offerti, il potenziamento di una consapevolezza ecoambientale, la promozione dei processi di identità culturale e di crescita sociale che partano dal recupero e dalla trasmissione alle giovani generazioni della consapevolezza culturale. È una partita importante che vogliamo giocare fino in fondo e nella quale i Gal, che sono già storicizzati e radicati nel territorio, diventano preziosi partner operativi”.

La nuova vita di Eraclea, al via il restyling dell’area archeologica

In attesa del bando per il teatro, nascerà la nuova biglietteria, con servizi, bookshop, caffetteria e un belvedere collegato a un sentiero

di Redazione

Da trent’anni è prigioniero di un’intelaiatura di tubi d’acciaio e pannelli in vetroresina. Una “gabbia” che col tempo è diventata anche pericolosa: non solo non è più una protezione, ma perde pezzi che volano via col vento, mettendo a rischio sia i visitatori che i custodi. Il teatro greco di Eraclea Minoa, come tutta l’area archeologica, è in attesa di rinascere insieme a un progetto di restyling che ridisegna il sito, rileggendolo anche come un tutto composito che guarda anche al lato green, al paesaggio che lo abbraccia e al mare che sembra proteggerlo da vicino.

L’ingresso dell’area archeologica

Quello di Eraclea fa parte dei 40 siti gestiti, valorizzati e salvaguardati dal Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento che ha deciso di impegnare risorse proprie – circa 300mila euro – in attesa di lanciare il bando internazionale per il restauro completo dell’area archeologica. Sito che non è soltanto il famoso teatro greco, costretto sotto l’ormai vetusto “relitto” della copertura, ma anche uno straordinario complesso di case del quartiere adiacente, con affreschi, mosaici e una delle cortine murarie tra le più interessanti della Sicilia occidentale: l’antica Heraclea citata da Erodoto e da Cicerone, fondata dai coloni greci di Selinunte nel VI secolo avanti Cristo, passata dalle mani dei romani, coinvolta in una serie di guerre e progressivamente abbandonata prima del I secolo dopo Cristo.

La cavea del teatro nel 1982

Il Parco – si legge in una nota – ha deciso quindi di intervenire su più versanti, “rileggendo” il sito nel suo complesso, anche come un unicum dal punto di vista naturalistico. Un progetto che sarebbe già dovuto partire lo scorso febbraio, ma è stato ritardato dal primo lockdown. Se da un lato sono stati già sostituiti alcuni dei pannelli della copertura, mettendola in sicurezza – lavori costati 8.763 euro -, dall’altro il Parco è al lavoro, con CoopCulture concessionaria dei servizi aggiuntivi, per la sistemazione dell’intera area, la realizzazione dei nuovi bagni, il rifacimento delle biglietterie e dei desk di accesso, che verranno forniti di un bookshop e di una caffetteria con area ristoro (impegnati 170mila euro).

Rilievo 3D del teatro di Eraclea

Il Parco sta coinvolgendo i suoi archeologi per il completo riallestimento dell’Antiquarium che ospita reperti importanti, e per i nuovi materiali a supporto della visita. E siccome Eraclea Minoa gode di una posizione magnifica, affacciata sulla marna bianca che guarda il Mediterraneo, il progetto comprende anche l’allestimento di un percorso che condurrà ad un nuovo belvedere, da cui godere del panorama e, seguendo il sentiero, molto amato dagli sportivi, raggiungere la spiaggia sottostante. E, visto che Eraclea Minoa è ancora oggetto di scavi clandestini, con 35mila euro si è anche provveduto al sistema di videosorveglianza dell’area, finora mai pensato o realizzato.

Rilievo al laser scanner del teatro greco

Nel frattempo, si sta procedendo ai rilievi fotogrammetrici, all’analisi e consistenza del terreno, con studi di fattibilità e elaborazione di modelli 3D del teatro, dal momento che per definire al meglio di progetto, non si può lanciare un bando internazionale, se prima non si conosce perfettamente lo stato del luogo, sopra e sotto. “La nostra Sicilia – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – ha una prepotente bellezza accresciuta anche da importanti aree archeologiche, ma queste, purtroppo, non sempre sono state tenute in condizioni dignitose e, talvolta, luoghi unici al mondo sono stati poco valorizzati. Uno di questi è Eraclea Minoa che, dopo decenni, è pronta per rinascere a nuova vita, grazie a questi primi interventi che saranno in grado di migliorarne la fruizione”.

Il teatro di Eraclea sotto la copertura

“Il teatro greco di Eraclea Minoa è in un pessimo stato di conservazione – conferma il direttore del Parco archeologico della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta -. Ma è soltanto il più evidente tra i problemi che affliggono l’intera area archeologica, oggetto di restauri che, nonostante le migliori intenzioni e le più audaci intuizioni progettuali, non hanno fatto altro che ledere la già delicata conservazione del sito. Purtroppo, in assenza di un progetto complessivo di musealizzazione-protezione, il teatro è rimasto sotto l’ombrello della copertura di cantiere che doveva essere un intervento-tampone per avviare i lavori e invece è ancora lì, dopo trent’anni. Oggi non è più possibile aspettare”.

Il viaggio in Sicilia di Peter Stein sulle tracce di Goethe

Presentato in anteprima mondiale il film del regista tedesco selezionato in concorso al 38esimo Torino Film Festival

di Redazione

Un film che ripercorre dopo duecentotrent’anni le tracce del celebre “Viaggio in Sicilia” di Wolfgang Goethe. Lo ha realizzato il regista Peter Stein e adesso viene presentato in anteprima mondiale sulla piattaforma Mymovies.it. Da mercoledì 25 fino a venerdì 27 novembre, si potrà vedere il film “Sulle tracce di Goethe in Sicilia”, selezionato in concorso al 38esimo Torino Film Festival all’interno della sezione Tff/Doc Paesaggio, e realizzato con il sostegno dell’assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana attraverso la Sicilia Film Commission.

La locandina del film

Diretto e interpretato dal regista tedesco Peter Stein, è un documentario di creazione che ripercorre le tracce del “Viaggio in Sicilia” di Goethe, alla ricerca delle origini classiche della cultura europea, con le stesse modalità e tappe di quell’itinerario e con lo sguardo ironico e la capacità critica di un grande intellettuale contemporaneo. Il regista viaggia insieme alla sua troupe cinematografica da Agrigento a Taormina, dalle campagne dell’entroterra siciliano a Palermo, attraversando i luoghi e i paesaggi che incantarono Goethe, e incontrando studiosi e specialisti – come il germanista Michele Cometa, il geografo Vincenzo Guarrasi, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e tanti altri, che lo aiutano a comprendere la storia d’amore tra Goethe e la Sicilia, ma anche quel che rimane dell’isola visitata dal poeta, com’è cambiata e cosa attraverso gli anni è rimasto uguale.

Le riprese al teatro di Segesta

Il documentario, scritto da Markus Stein e prodotto da Rino Sciarretta per Zivago Film, è stato realizzato in collaborazione con Rai Cinema e con il sostegno dell’assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana, con la Sicilia Film Commission, guidata da pochi giorni dal nuovo dirigente Nicola Tarantino, che afferma: “Siamo grati a Peter Stein e a tutti coloro che scelgono la Sicilia come location d’eccellenza ma anche per avere coniugato l’immagine dell’isola con il suo immenso patrimonio culturale e paesaggistico, risorsa fondamentale di attrazione turistica”.

“Il viaggio di Goethe in Sicilia resta uno dei più grandi spot promozionali che uno scrittore, un intellettuale possa aver lasciato alla nostra Isola – dice Manlio Messina, assessore regionale del Turismo – . Goethe infatti rimase estasiato dal Tempio di Segesta e dalla Valle dei Templi di Agrigento così come dalla natura, dal paesaggio, dalla flora, dalle montagne, fino a dire che l’Italia senza la Sicilia non lascia immagine alcuna nello spirito. Non possiamo che essere felici che l’opera di Peter Stein sia stata selezionata in concorso al 38esimo Torino Film Festival e che venga presentata in anteprima mondiale”.

IL FILM E’ DISPONIBILE FINO AL 27 NOVEMBRE CLICCANDO QUI

Una mostra online racconta i 52 anni dal terremoto del Belice

L’iniziativa rappresenta l’Accademia di Belle Arti di Palermo alla quindicesima edizione del National Geographic Festival delle Scienze a Roma

di Redazione

Una tendopoli

Si chiama Belice Punto Zero ed è la mostra online che rappresenta l’Accademia di Belle Arti di Palermo alla XV edizione del National Geographic Festival delle Scienze in corso a Roma sino al 29 novembre, data posticipata rispetto al tradizionale appuntamento primaverile. La mostra in versione digitale, dettata dall’emergenza sanitaria, è realizzata in partnership con l’Istituto nazionale Geofisica e Vulcanologia, l’Università degli Studi di Catania e la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana “Alberto Bombace” di Palermo.

Salaparuta ieri e oggi

Questo progetto di collaborazione, iniziato circa un anno fa, ha avuto lo scopo di raccontare gli oltre cinquant’anni trascorsi dal catastrofico terremoto che colpì la Valle del Belìce, mettendo a confronto il ricco archivio del quotidiano L’Ora di Palermo (custodito oggi presso la Biblioteca centrale della Regione Siciliana e su concessione dell’assessorato regionale ai Beni Culturali) con le immagini contemporanee, con il contributo di geologi, geografi, sociologi e artisti che hanno cercato, attraverso le loro discipline e pratiche di fornire delle chiavi di lettura.

Sul sito del National Geographic, dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, e sui rispettivi canali social, è pubblicato un video della mostra online che riassume il progetto e anticipa l’uscita di un libro in corso di pubblicazione prevista tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, edito dall’Ingv. Questi risultati si intendono come primo momento di confronto di un progetto che, con molta probabilità, avrà ulteriori sviluppi e sempre con il coinvolgimento dell’Accademia e degli studenti. I docenti dell’Accademia che hanno lavorato al progetto sono: Maria Donata Napoli (Teoria e metodo dei Mass Media), Sandro Scalia (Fotografia), Paolo Di Vita (Graphic Design) e gli studenti Alessandra Cremone, Salvatore Geraci, Laura Poma, Francesca Zarba e Paolo Peloso.

CLICCA QUI PER IL VIDEO DELLA MOSTRA ONLINE 

Ex stazione ferroviaria diventerà spazio museale del Parco di Himera

I locali andranno ad ampliare offerta espositiva, con spazi aggiuntivi, biglietteria centralizzata, bookshop e area ristoro

di Redazione

L’ex stazione ferroviaria di Buonfornello, sulla linea ferrata Palermo-Messina, da anni in stato di abbandono, diventa di proprietà della Regione Siciliana. È stato stipulato l’atto di acquisto con cui la vecchia stazione, insieme ad alcuni locali accessori e alla stradella su cui trovavano alloggiamento i binari, sono passati dalla Rfi al patrimonio del Dipartimento dei Beni Culturali.

Ex stazione di Buonfornello

I nuovi locali che si trovano sulla pianura di Buonfornello, in prossimità del Tempio della Vittoria dell’antica città di Himera, – fanno sapere dalla Regione – andranno ad ampliare l’attuale offerta espositiva per il Parco archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato. Potenzieranno, inoltre, i servizi ricettivi e di accoglienza forniti dall’area archeologica di Himera di cui oggi fanno parte l’Antiquarium nella parte alta della collina e il museo Pirro Marconi, sulla pianura. Gli immobili che, grazie ad una delibera di giunta possono contare sulle risorse necessarie per far fronte agli interventi di ristrutturazione, accoglieranno nuovi spazi espositivi, la biglietteria centralizzata, un bookshop, un locale di ristoro e più moderni alloggi per il deposito dei reperti archeologici non esposti.

La strada che conduce all’ex stazione

Con la nuova acquisizione transitano al Parco archeologico di Himera il corpo di fabbrica principale in cui sorgeva la vecchia stazione che è un edificio su tre elevazioni di cui una cantinata (per una superficie di oltre 1300 metri quadrati) e altri cinque immobili di pertinenza disposti lungo la vecchia linea ferrata, trasformata in pista ciclabile. L’acquisizione dell’ex stazione rappresenta un primo passo per dotare il Parco di nuovi spazi museali nei quali potranno trovare adeguata collocazione parte dei numerosi reperti rinvenuti nel corso degli scavi effettuati nel 2007 in occasione della realizzazione del raddoppio ferroviario che mise in luce parte della necropoli della cosiddetta “Battaglia di Himera” del 480 avanti Cristo; reperti che non hanno trovato spazio all’interno del museo e che attualmente sono custoditi nei magazzini dell’Albergo delle Povere di Palermo.

Uno dei locali dell’ex stazione

“L’acquisizione dell’ex Stazione di Buonfornello – sottolinea l’assessore regionale ai Beni Culturali, Alberto Samonà – consentirà di aumentare gli spazi espositivi dell’attuale museo Pirro Marconi e di valorizzare la complessiva offerta turistico-culturale dell’area archeologica di Himera che è strategica per la vicinanza a centri turistici importanti come Cefalù e le Madonie e per la prossimità a un importante snodo autostradale. L’acquisto dell’ex stazione – aggiunge l’assessore – rientra nel progetto di ampliamento e valorizzazione delle strutture museali della Sicilia come luoghi che custodiscono l’identità e la storia della nostra terra”.

Il Tempio della Vittoria a Himera

“Con il nuovo useo – dice il direttore del Parco archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato, Stefano Zangara – riusciremo a realizzare nuovi servizi che renderanno l’area archeologica di Himera più funzionale ed attrattiva e contribuiranno a restituire dignità storica e culturale a tutto il territorio. I nuovi spazi espositivi ci consentiranno, inoltre, di realizzare una progettazione degli spazi espositivi idonea a dar adeguata visibilità al prezioso patrimonio archeologico recuperato attraverso gli scavi della necropoli e a rafforzare e migliorare l’offerta culturale complessiva di questa parte della Sicilia”.

Francesco Giambrone entra nel direttivo di Opera Europa

Il sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo entra a far parte dell’organizzazione internazionale che raccoglie tra i suoi associati più di 200 enti lirici europei

di Redazione

Francesco Giambrone, sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo e presidente dell’Anfols, l’Associazione nazionale delle fondazioni lirico sinfoniche italiane, è stato nominato membro del Board of directors di Opera Europa, l’organizzazione internazionale che ha sede a Bruxelles e che raccoglie tra i suoi associati più di 200 teatri d’opera europei. La nomina – fanno sapere dalla Fondazione Teatro Massimo – è avvenuta in occasione dell’Assemblea generale straordinaria dei soci di Opera Europa e della conferenza annuale in cui il sovrintendente è stato invitato dal direttore Nicholas Payne a presentare una relazione sui programmi del Teatro Massimo e in particolare sulle attività sociali create negli ultimi anni per il territorio.

Il Teatro Massimo di Palermo

Insieme a Francesco Giambrone sono stati nominati Martin Glaser, general director del National Theatre di Brno; Laura Berman, sovrintendente dello Staatstheater di Hannover e Dubravka Vrgoc, general director del Hnk di Zagabria. Sono associate a Opera Europa tutte le fondazioni liriche italiane mentre, oltre a Francesco Giambrone, una sola altra italiana fa parte del board, in qualità di vicepresidente, Anna Maria Meo, general manager del Teatro Regio Parma. Le fondazioni e i teatri aderenti a Opera Europa, in rappresentanza di 43 paesi diversi, beneficiano di molteplici opportunità condividendo tra loro database di piani di produzione e casting, volti a incentivare un mercato collaborativo di coproduzioni e scambi oltre a occasioni di networking specialistico e attività di advocacy professionale.

“Una istituzione culturale che vuole dialogare con la città e con tutte le componenti del suo specifico territorio, deve avere visione, la più ampia possibile, e aprire  lo sguardo al confronto con l’Europa, oggi più che mai. Per questo – ha dichiarato Leoluca Orlando sindaco di Palermo e presidente della Fondazione Teatro Massimo – il riconoscimento della professionalità di Francesco Giambrone è un riconoscimento a tutto il Teatro Massimo di Palermo, da oggi impegnato con maggiore responsabilità e prestigio internazionale”.

Palermo sempre più ciclabile, si allunga la nuova pista

Dopo la realizzazione del primo tratto dell’asse Nord-Sud, proseguono i lavori per il prolungamento da viale Campania fino in viale Praga

di Redazione

Si allunga la pista ciclabile che attraversa il centro di Palermo fino a proiettarsi ai quartieri settentrionali. Dopo il primo tratto inaugurato non senza polemiche, da via Principe di Villafranca fino in viale Piemonte, prosegue l’asse Nord-Sud con il secondo tratto che attraverserà viale Campania, viale Emilia, via Ausonia fino a raggiungere viale Praga. Lo ha reso noto l’amministrazione comunale, facedo riferimento all’ordinanza del dirigente del Servizio Mobilità, Dario Di Gangi, che ha disposto l’istituzione in via sperimentale della pista ciclabile bidirezionale.

La pista ciclabile all’altezza di piazza Unità d’Italia

Cresce, dunque, la rete ciclabile cittadina, connettendo i tratti ciclabili già esistenti in viale Piemonte, viale Lazio e viale Strasburgo e qualificando le postazioni del servizio bike sharing, presenti in via Emilia e via Praga. Il discusso primo tratto della pista ciclabile dell’asse Nord-Sud, sfruttando una porzione della carreggiata stradale esistente parte da via Principe di Villafranca, all’angolo con via Dante, prosegue per via Piersanti Mattarella, via Leopardi, via Boris Giuliano, fino a fermarsi alla fine di viale Piemonte, all’incrocio con viale Lazio. Adesso si completerà l’asse Nord-Sud fino in viale Praga per una lunghezza complessiva di 3 chilometri e 800 metri.

Planimetrie delle nuove piste

La pista ciclabile – fanno sapere dall’amministrazione comunale – avrà una sezione trasversale di 2 metri e mezzo e sarà fisicamente delimitata da moduli spartitraffico longitudinali, interrotti in corrispondenza degli attraversamenti pedonali, dei passi carrabili autorizzati, degli stalli di sosta riservati ai disabili e in altri tratti dove sarà necessario. La regolamentazione della sosta viene confermata, in parallelo sul lato sinistro rispetto al senso di marcia e traslata a destra della pista ciclabile.

Ciclisti ai Quattro Canti

“Prosegue – dichiara il sindaco Leoluca Orlando – un intervento che mira a dare razionalità e sicurezza anche alla mobilità dolce, che in questo particolare periodo ha assunto ancora maggiore importanza nella nostra comunità. Il completamento di questo percorso rappresenterà un ulteriore passo per dotare la città di una rete di mobilità sostenibile, secondo il piano approvato di recente anche dal ministero”.

Giusto Catania

“La ciclopolitana di Palermo – sottolinea l’assessore alla Mobilità, Giusto Catania – prosegue il suo percorso e giungerà fino in via Praga, così come prevista dal Piano della Mobilità dolce. La prima parte, al netto di piccole modifiche che saranno attuate nei prossimi giorni, è stata completata ed è evidente che la scelta progettuale di una pista bidirezionale protetta da cordoli ha riscontrato il favore della cittadinanza, infatti sono aumentati i ciclisti che la percorrono. Il collegamento tra il centro città e la zona nord è uno degli assi di attraversamento più importanti della città e la scelta di investire su questa tipologia di pista ciclabile sta contribuendo a decongestionare il traffico veicolare privato, offrendo una valida alternativa negli spostamenti casa-lavoro”.

Nuovi tesori affiorano dal mare di Gela, recuperati reperti greci

La recente missione di ricerca in località “Bulala” ha portato alla scoperta di coppe e frammenti architettonici nascosti dei fondali

di Redazione

Il mare di Gela continua a rivelarsi uno scrigno di straordinari tesori archeologici. Ancora una volta i rinvenimenti arrivano dalla contrada “Bulala” dove gli operatori della Soprintendenza del Mare – fanno sapere dall’assessorato regionale ai Beni culturali – hanno portato in luce preziosi reperti del periodo greco.

Kotyle (foto Stefano Vinciguerra)

Il sito, già noto per la presenza del relitto “Gela 2” ancora da investigare, oggi restituisce altri reperti che lo collocano sempre più fermamente nell’ambito cronologico del VI secolo avanti Cristo. Tra gli oggetti recuperati un kotyle e uno skyphos, tipiche coppe greche da bevanda con due anse orizzontali: l’una con vasca bassa, l’altra profonda, entrambe acrome (non colorate). Altro reperto è un frammento architettonico in pietra costituito da una base quadrata su cui si imposta una piccola colonna a base circolare, lacunosa nella parte superiore. Lo stato di conservazione al momento non consente di dire altro, tranne che le piccole dimensioni potrebbero riferirsi ad una statuetta di bordo, proprietà personale di un membro dell’equipaggio.

Pilastrino (foto Stefano Vinciguerra)

La missione di ricerca – a cui hanno contribuito Guardia di finanza, Guardia costiera e i sub di BcSicilia – è stata coordinata da Stefano Vinciguerra, responsabile Gruppo subacqueo della Soprintendenza del Mare che, nei giorni scorsi, approfittando delle buone condizioni di visibilità del mare si è recato nell’area di Gela, in località “Bulala”, per la documentazione fotografica e il rilievo tridimensionale di un carro armato sommerso che, però, è risultato coperto da almeno un metro di sabbia, che ha vanificato l’impresa. L’impossibilità di effettuare le riprese ha spostato la ricerca su un’area vicina dove è stata individuata un’ancora in ferro, infissa per metà nel fondale sabbioso, in prossimità della quale sono state rilevate una ciotola fittile integra e una porzione di colonna marmorea con figure a rilievo, oltre a reperti minori che sono stati prelevati in considerazione dell’alto rischio di trafugamento.

Kotyle (foto Stefano Vinciguerra)

“Ancora una volta – dichiara il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – Gela si conferma come uno scrigno che racconta una parte importante della nostra storia antica. Il ritrovamento, da parte della Soprintendenza del Mare, dimostra l’impegno costante portato avanti dalla Regione. Continua, quindi, l’opera di valorizzazione di un’area con interventi che possano fornire occasione di riscatto culturale e sociale a un territorio che per troppo tempo è stato mortificato”.

“L’azione svolta dalla Soprintendenza del Mare – dice l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – continua incessante su più fronti: da un lato c’è l’attività di indagine che porta a scandagliare i fondali alla ricerca di sempre nuove testimonianze e reperti, dall’altra l’attività di vigilanza con la costante opera di ricognizione e tutela degli areali per garantire anche l’illecita sottrazione dei ritrovamenti”.

Valeria Li Vigni

“Malgrado le difficoltà oggettive dovute alla scarsa visibilità del mare di Gela – dice la soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni – ogni intervento dei subacquei riesce a regalarci emozioni e scoperte sempre nuove. Grazie alla segnalazione del nostro referente, il sub gelese Franco Cassarino, siamo pervenuti in questi giorni al ritrovamento di interessanti reperti recuperati che erano nascosti nei fondali. Questo mentre continua il lavoro di ricerca relativamente al relitto ‘Gela 2’ con uno scavo sistematico, che sarà in grado di fornire nuove e fondamentali tessere del variegato mosaico della cultura del Mediterraneo che già nella stessa area ha dato luogo all’importante ritrovamento del relitto navale greco più antico di tutta la Sicilia”.

(La foto grande in alto è di Stefano Vinciguerra)

Arrivano i custodi dell’acqua in ascolto del fiume Oreto

È entrata nel vivo la prima fase di un progetto dell’Ecomuseo Mare Memoria Viva che culminerà in un’installazione partecipativa tra arte e ambiente

di Redazione

Ascoltare il fiume, proteggerlo e interrogarsi sul suo futuro. È entrata nel vivo la prima fase del progetto U-DATInos (nome che tradotto dal greco antico significa “acquatico”), un’opera d’arte “infoestetica”, fra dati, sensori e workshop, nata dal desiderio di prendersi cura della costa sud-est di Palermo e del fiume Oreto. Il progetto dell’Ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva e firmato dal duo di artisti-ricercatori Iaconesi-Persico è il vincitore del bando Creative Living Lab II edizione, promosso dalla Direzione generale Creatività contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

Ecomuseo Mare Memoria Viva

Si tratta di un’installazione meditativa per “ascoltare” l’acqua di Palermo, una piattaforma di espressione e attivazione per gli abitanti e le comunità della città, un luogo d’incontro per godere della bellezza dell’arte e del paesaggio. Un’azione artistica partecipativa in cui i dati si incarnano nello spazio pubblico per farsi esperienza condivisa e accessibile, cultura diffusa e conoscenza agibile dai cittadini e non più solo dagli esperti. I dati, concepiti come questione esistenziale e spazio di espressione, diventano la porta di accesso per entrare in contatto con questioni complesse come lo stato delle acque di una città e riuscire a farne esperienza.

La foce dell’Oreto

Il progetto si articola in quattro fasi. La prima dedicata ai workshop che si concluderanno il 21 novembre, in cui quindici persone, tra cittadini e studenti dell’Accademia di Belle arti, diventeranno i “custodi dell’acqua” di Palermo. Muniti di sensori e della conoscenza per usarli, impareranno a rilevare dati sullo stato dell’acqua, a trasmetterli e a comunicarli. La seconda fase è quella dell’elaborazione dei dati raccolti durante il monitoraggio, per poi passare alla realizzazione dell’opera alimentata dai dati della raccolta. Un’opera d’arte “generativa” che si animerà di suoni e luci, dando voce alle acque della città, informando e tenendo aggiornati sulle condizioni delle acque in base ai dati emersi dalla raccolta. Infine, ultima fase, l’apertura dell’opera al pubblico che sarà l’occasione di confrontarsi con cittadini, ricercatori, studenti e istituzioni per discutere come dati, arte e computazione possono aiutare ad affrontare i fenomeni complessi della società, quali l’inquinamento, il cambiamento climatico o la pandemia, con lo sguardo rivolto al futuro del fiume Oreto.

Un tratto dell’Oreto vicino al Ponte Corleone

“L’Ecomuseo si trova proprio accanto alla foce del fiume Oreto – osserva Cristina Alga, project manager U-DATInos e coordinatrice del dream team di Mare Memoria Viva – . Il fiume è qualcosa che ci riguarda, è presenza: sappiamo quanta biodiversità c’è e quanto movimento scorre tra cemento, canneti, uccelli migratori e rifiuti. La proposta artistica di Iaconesi-Persico interpreta perfettamente ciò che l’Ecomuseo Mare Memoria Viva vuole essere e fare per il fiume, le acque, il territorio. Essere ‘custodi’ non significa preservare nell’isolamento, significa farsi facilitatori, aprire a possibilità di vita, far conoscere, far comprendere, far sentire”.

Sorgente dell’Oreto nel bosco di Costalunga

“Il progetto parte dalle persone e dal metterle in condizione di generare dati, ma anche di prendersene cura, criticarli e goderne”, sottolineano Iaconesi e Persico. “I quindici partecipanti dei workshop – proseguono gli artisti-ricercatori – riceveranno dei sensori per impararare a raccogliere dati non come pratica estrattiva, ma come pratica generativa che nasce nella reciprocità e collaborazione. L’opera si nutrirà di questo processo: sulla foce dell’Oreto proveremo a sperimentare nuove ritualità che ci connettano alle acque di Palermo, per diventare sensibili all’ambiente e immaginare nuove alleanze tra attori umani e non umani, arte e scienza, innovazione e società”.

Le Vie dei Tesori News

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