“Visioni pandemiche”, foto e appunti dal lockdown

In mostra a Palermo gli scatti di Salvo Gravano, accompagnati da pensieri quotidiani che hanno scandito i giorni sospesi della quarantena

di Redazione

Una luce fuori dal tunnel, le tinte cangianti del mare al tramonto, il cielo illuminato di stelle, lo stupore negli occhi di un bambino, la luna piena accesa nel firmamento, nonostante tutto. Durante il lockdown, il fotografo Salvo Gravano ha scelto di raccontare per immagini un futuro possibile, un modo nuovo di guardare all’esperienza dell’isolamento forzato attraverso scatti che puntano dritto al cuore e infondono speranza, voglia di riprendere il cammino, amore per la vita. Nasce così “Visioni pandemiche”, una raccolta di 54 fotografie accompagnate da pensieri quotidiani che, giorno dopo giorno, hanno scandito quel tempo sospeso in un diario intimo e insieme condiviso sui social.

L’allestimento della mostra

Una selezione di 20 scatti diventa un’esposizione in mezzo al verde di “Al Fresco giardino e bistrot”, in vicolo Brugnò, nel centro storico di Palermo, a partire da sabato 11 luglio alle 19. Un luogo tutto da scoprire, un “giardino segreto” all’interno di Casa San Francesco, ex convento seicentesco che oggi accoglie diverse attività di natura sociale. Al Fresco è una di queste: è gestito infatti dall’impresa sociale Cotti in Fragranza, un laboratorio di prodotti da forno nato all’interno del carcere minorile Malaspina di Palermo, che qui ha la sua seconda sede operativa e che nelle attività del bistrot coinvolge detenuti ed ex detenuti, giovani migranti e persone accolte dai poli per i senza dimora.

Uno degli scatti in mostra

“Appena è scattato il lockdown, mi sono domandato come poter resistere all’isolamento, all’incertezza, alla paura e ho trovato nella fotografia la risposta – spiega Salvo Gravano – . Nel mio archivio ho cercato immagini che potessero infondere la speranza, ho provato a trovare ‘rifugio mentale’ dove possibile, mi sono lasciato ispirare da quelle immagini per elaborare brevi testi di riflessione. Quei momenti di ricerca quotidiana sono diventati linfa vitale per generare ottimismo e ho pensato di condividerli con i contatti di Facebook e Instagram, facendoli diventare riflessione partecipata”.

Al via il Taormina Film Fest diretto da Leo Gullotta

Tra gli ospiti Emmanuelle Seigner, Willem Dafoe, Nikolaj Coster-Waldau, Vittorio Storaro e gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana

di Redazione

Quattordici opere prime o seconde nel Concorso principale, 12 documentari, 11 produzioni indipendenti europee e 4 eventi speciali. Riparte così da una selezione ufficiale di oltre 40 anteprime il 66esimo Taormina FilmFest, diretto da Leo Gullotta e Francesco Calogero, che dall’11 al 19 luglio ritorna in sala e debutta in streaming, su MYmovies.it, prodotto e organizzato da Videobank, su concessione della Fondazione Taormina Arte Sicilia, sotto il patrocinio dell’Assessorato regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo. Rispettosa dei protocolli e del distanziamento sociale, la Sala A del Palazzo dei Congressi di Taormina ospiterà giornalmente la duplice proiezione alle 19 e alle 21.30 del Concorso internazionale, dedicato agli esordi, (qui il programma del Palazzo dei Congressi), il palinsesto online offrirà un’ancora più ricca programmazione, disponibile per 24 ore, corredata da una striscia quotidiana di approfondimento, con documenti video, immagini di archivio, suggestive riprese emozionali e interventi di ospiti, a parziale narrazione di un festival interamente virtuale.

Leo Gullotta (foto taorminafilmfest.it)

Rispettando a pieno nelle tre sezioni competitive la parità di genere tra i registi delle opere scelte – il 50 per cento esatto degli autori è costituito da donne – la selezione della principale categoria competitiva si dipana intorno a lungometraggi come “Our Own” di Jeanne Leblanc, “Critical Thinking” di John Leguizamo, “The Lunchroom” di Ezequiel Radusky e “The Cloud In Her Room” di Xinyuan Zheng Lu (qui tutti i film in programma). Tra le opere fuori concorso, nello spazio denominato “Filmmaker in Sicilia”, le proiezioni speciali di “Io lo so chi siete” di Alessandro Colizzi, docufilm dedicato alla memoria e alla ricerca della verità per la vittima di mafia Antonino Agostino; “La storia vergognosa” di Nella Condorelli, realizzato con materiali inediti, reperiti presso archivi audiovisivi e fotografici, e imperniato sulla grande emigrazione italiana nelle Americhe del primo Novecento; e infine il film di chiusura del festival “La regola d’oro”, opera seconda di Alessandro Lunardelli, in buona parte girata a Taormina, con Simone Liberati, Edoardo Pesce, Barbora Bobulova, Hadas Yaron.

Il logo dell’edizione 2020

E con due appuntamenti si riaccenderanno le luci del grande cinema internazionale anche nella cornice millenaria del Teatro Antico, per l’occasione nuovamente fruibile e adibito a eventi di spettacolo, seppur in una inedita veste scenografica. Domenico Dolce e Stefano Gabbana saranno ospiti della Regione Siciliana e del Taormina FilmFest in occasione dell’anteprima mondiale del film “Devotion”, diretto da Giuseppe Tornatore, con le musiche inedite di Ennio Morricone e prodotto da Dolce&Gabbana. La serata si svolgerà al Teatro Antico di Taormina il 18 luglio 2020.

Emmanuelle Seigner

La cerimonia di chiusura dell’edizione – con la partecipazione dell’Orchestra Sinfonica Siciliana e della band The Magic Door – avrà quindi luogo il 19 luglio e vedrà protagonisti i vincitori delle tre sezioni competitive, con la consegna dei tradizionali premi Cariddi e Maschere di Polifemo, alla presenza della giuria internazionale. Ed eccezionalmente sarà proprio Leo Gullotta ad accompagnare l’affezionato pubblico dell’evento in occasione della serata, che accoglierà un nutrito parterre di ospiti: tra gli altri spiccano i nomi di Emmanuelle Seigner, del tre volte Premio Oscar Vittorio Storaro – che ritirerà il Cariddi d’Oro alla Carriera – così come quelli di Willem Dafoe e Nikolaj Coster-Waldau, che riceveranno il tradizionale Taormina Arte Award.

Dall’Egitto alla Sicilia: restaurato un antico lino funerario

Un frammento di benda con cui si avvolgevano le mummie è stato presentato al Museo del Papiro di Siracusa che ha riaperto dopo il lockdown

di Redazione

Avvolgeva il corpo di un personaggio illustre, probabilmente uno straniero, sepolto nella necropoli di Saqqara, una delle più importanti d’Egitto. È il frammento di lino funerario presentato pochi giorni fa al Museo del Papiro “Corrado Basile” di Siracusa, che ha riaperto dopo i mesi di quarantena. Si tratta di un pezzo di benda con cui si ricoprivano le mummie, che riporta una scrittura in geroglifico e ieratico. Risalta anche una decorazione figurata che si ispira a quella leggibile sui rotoli di papiro contenenti capitoli del libro dei morti. Il prezioso lino, che risale al VI secolo avanti Cristo, è stato recentemente studiato dall’egittologa Gloria Rosati, dell’Università di Firenze, e restaurato da Corrado Basile e Anna Di Natale, del Museo del papiro.

Particolare del lino funerario

Il reperto – fanno sapere dal museo – è assai eccezionale per la finezza della rappresentazione iconografica, per la qualità delle vignette e per il tratto sicuro del disegno ad inchiostro nero, mentre l’impiego del lino, supporto noto in Egitto fin dall’epoca predinastica, ma raramente usato nella stesura del libro dei morti, documenta l’esecuzione del tessuto in una bottega di alto livello. Lo studio preliminare di Gloria Rosati ha permesso, tra l’altro, di stabilire la pertinenza del frammento ad un tessuto più grande destinato a coprire il corpo mummificato di un personaggio di alto rango, probabilmente sepolto nella necropoli di Saqqara al tempo della XXVI Dinastia.

La presentazione del reperto

Per l’egittologia Rosati, la scena illustrata a tutta pagina è tipica di un particolare capitolo del cosiddetto libro dei morti conosciuto nei rotoli di papiro, ma non trovato in un supporto di lino; il tessuto stesso è finissimo, tanto da potersi considerare come un esempio di quel “lino regio”, che in tutti i testi antichi è giudicato il più pregiato. Il lino ha un interesse davvero speciale da diversi punti di vista, ma quello che senza dubbio per ora non ha confronti è l’eccezionale finezza e raffinatezza del disegno.

Il Museo del Papiro

Nel corso della presentazione Anna Di Natale e Corrado Basile, curatori del Museo del Papiro, hanno illustrato la storia dell’acquisizione del reperto, rivelando anche la straordinaria scoperta del cartoncino, su cui era fissato il lembo di lino, riferibile ad uno dei disegni eseguiti durante la spedizione franco-toscana in Egitto, condotta da Jean-François Champollion e Ippolito Rosellini nel 1828-29. Come ha sottolineato Massimo Cultraro – dirigente di ricerca del Cnr-Ispc intervenuto durante la presentazione – il finissimo lino potrebbe essere appartenuto ad uno straniero, come si ricava da alcuni elementi iconografici documentati nelle vignette, che risultano estranei alla tradizione egizia. Ha chiuso l’incontro Lorenzo Guzzardi, direttore del Parco archeologico di Leontinoi, che ha tracciato la storia delle lunghe relazioni tra Sicilia e mondo nilotico dalla preistoria fino allo sviluppo della cultura ellenistica che legò in maniera indissolubile Alessandria con Siracusa.

Scoperto un relitto romano nei fondali di Ustica

Nel corso delle indagini condotte dalla Soprintendenza del Mare è stato individuato anche il carico di anfore che l’imbarcazione trasportava

di Redazione

È incastonato a 70 metri di profondità, nei fondali di Ustica. Trasportava un carico di anfore databili tra il II e il I secolo avanti Cristo, ancora in gran parte integre e ben visibili. È il relitto di epoca romana scoperto in questi giorni dalla Soprintendenza del Mare, durante un’operazione di monitoraggio e rimessa in ordine dell’itinerario subacqueo. Un ritrovamento importante arrivato durante tre giornate di lavoro, tra ricerche strumentali con ecoscandaglio e immersioni, che proseguiranno adesso con saggi, rilievi videofotografici, e analisi diagnostiche sui reperti recuperati.

Il gruppo della Soprintendenza del Mare al lavoro

Le indagini preliminari sono state condotte con il supporto tecnico-logistico della Guardia di finanza, con la sezione Operativa navale e il Nucleo subacqueo. Presente la soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni, e altri funzionari responsabili degli itinerari e del nucleo subacqueo. Le immersioni sono state effettuate dal segnalatore e altofondalista Riccardo Cingillo. “Abbiamo ripreso le attività di ricerca e di manutenzione degli itinerari sommersi – dichiara la soprintendente Li Vigni – grazie all’assessore Alberto Samonà che ha manifestato la volontà di rimettere al centro dell’attenzione la Soprintendenza del Mare che rappresenta tutt’oggi un organo di ricerca, tutela e valorizzazione unico in Europa e che prosegue la propria attività in tutti i mari di Sicilia”.

Una delle anfore individuate

“Proseguire e potenziare le ricerche in mare ispirate dall’entusiasmo ancora vivido di Sebastiano Tusa – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà – non è solo un atto di rispettosa memoria verso un uomo che ha investito gran parte della propria vita a valorizzare la Sicilia e il mondo sommerso, ma è soprattutto un investimento in termini di capacità di generare valore, attraverso il potenziamento di un segmento dell’offerta culturale connessa al patrimonio storico-archeologico sottomarino, in linea con i principi dettati dalla convenzione Unesco sulla fruizione del patrimonio culturale. Ho dato un preciso input alla soprintendenza del Mare – prosegue il componente del governo Musumeci – perché prosegua nella ricerca sottomarina e possano ampliarsi le occasioni di conoscenza e divulgazione del patrimonio storico e archeologico custodito dal mare”.

Risplende la “miracolosa” Madonna delle Grazie

Restaurato il cinquecentesco dipinto custodito nella chiesa dell’Ecce Homo, per secoli cappella sacramentaria del Senato palermitano

di Redazione

Un restauro per celebrare gli 800 anni di una delle chiese più antiche di Palermo. È tornato al suo antico splendore, nella chiesa di Sant’Antonio Abate, nota anche come Ecce Homo, un cinquecentesco dipinto che raffigura la Madonna delle Grazie. Completamente oscurata dal nero del fumo dei ceri devozionali, l’immagine sacra adesso è nuovamente visibile grazie al restauro dello studio Kéramos, che ha fatto riemergere i colori originari del manto della Vergine di un blu intenso e il candido volto del Bambino.

Il dipinto dopo il restauro

L’opera è stata svelata pochi giorni fa nel corso di una celebrazione eucaristica officiata dal parrocco della chiesa, Gaetano Tulipano, che è stato fautore degli interventi di restauro. Il dipinto su ardesia fa parte dei preziosi quadri e opere d’arte che la chiesa custodisce da secoli, tesori che rinsaldano il legame con la città, di quella che fu la cappella sacramentaria del Senato palermitano sin dal 1220. Il restauro del quadro, considerato miracoloso dai fedeli e realizzato da un autore ignoto, è durato diverse settimane ed è stato condotto da Francesco Bertolino e Roberto Raineri. L’intervento di recupero è stato, inoltre, supportato dall’ensemble Cordes et Vent, diretto da Roberta Faja, che ha tenuto un concerto benefico a gennaio di quest’anno e dall’attività di promozione dell’Associazione Amici dei Musei Siciliani.

La chiesa di Sant’Antonio Abate (foto Giulio Giallombardo)

La chiesa di Sant’Antonio Abate sorge nell’attuale via Roma, nel punto in cui, nell’epoca della Sicilia islamica, era situata la Porta di Mare, detta anche Porta dei Patitelli, per via della presenza di alcuni artigiani fabbricanti di zoccoli. Le strutture del tempio costituivano approssimativamente l‘estremità orientale della primitiva neapolis ovvero la lunga penisola delimitata a settentrione dal fiume Papireto e dal Kemonia a mezzogiorno, striscia di terra che all’epoca si estendeva lungo direttrice configurabile con l’odierno Cassaro. Nel 1302, per volontà della famiglia Chiaramonte nella figura di Manfredi I Chiaramonte, furono avviati i lavori di costruzione di una torre da affiancare alla chiesa. Essa fu completata nel 1313. Nella torre si trova la campana chiamata “Pretoria”, attualmente non funzionante, la quale veniva utilizzata dal Senato cittadino per convocare il popolo (ve ne abbiamo parlato qui).

La campana della torre civica (foto Giulio Giallombardo)

Nel 1536 la chiesa fu rinnovata acquisendo l’odierno assetto architettonico, successivamente, nel 1709, in piena età barocca, fu aggiunto il presbiterio con degli stalli e due seggi, atti ad ospitare i membri del Senato palermitano, il suo presidente ed il parroco, insignito dal titolo di “protonotaro apostolico”. La chiesa subì un nuovo e profondo intervento di restauro a seguito del terremoto del 1823, che conferì all’edificio l’attuale aspetto neogotico.

A Ustica una passeggiata archeologica al tramonto

Dal paese fino alla rocca della Falconiera, tra degustazioni di lenticchie e zibibbo, si scoprirà la storia e la gastronomia dell’isola

di Redazione

Ustica festeggia la ripresa della stagione turistica con una passeggiata al tramonto. Un percorso archeologico dal paese fino alla rocca della Faconiera, da cui si godono gli scorci più suggestivi dell’isola. Appuntamento sabato 11 luglio per l’evento organizzato dall’associazione Visit Ustica e la locale condotta Slow food.

Uno scorcio di Ustica (foto Maria Laura Crescimanno)

La rocca della Falconiera, un tempo punto di avvistamento privilegiato, presenta numerose testimonianze delle civiltà che si sono avvicendate su questo piccolo fazzoletto di terra. Frutto dell’ultima eruzione vulcanica, l’area è di notevole interesse anche dal punto di vista geologico. La cooperativa Ciprea, che offre servizi di escursioni sull’isola, intratterrà i partecipanti con approfondimenti sugli aspetti storici e naturalistici dell’isola.

Faro di Punta Omo Morto

Durante la passeggiata sarà possibile ristorarsi con bevande fresche e frutta di stagione, per riscoprire l’enogastronomia dell’isola: dalle famose lenticchie presidio Slow Food al passito di zibibbo, davanti al panorama dell’isola al tramonto. Il percorso della passeggiata sarà aperto dalle 18,30 alle 20,30, con punto d’incontro alla fine di via Calvario, mentre il ritorno si effettuerà dalla strada che porta al cimitero. Il percorso ha una durata di circa un’ora e 30 minuti e i partecipanti si sposteranno tra i punti di degustazione. Sarà cura degli organizzatori gestire l’accesso in modo da evitare eventuali affollamenti e garantire il distanziamento.

Per informazioni telefonare al 3283633776 oppure al 3397436043.

Architetture barocche in mostra al Museo Diocesano

Fa tappa a Palermo la mostra di paliotti in argento e corallo già esposta a Catania, un allestimento che precede l’inaugurazione del nuovo percorso di visita

di Redazione

Una carrellata di arredi sacri in argento e corallo per la riapertura del Museo Diocesano di Palermo. Fa tappa nel capoluogo siciliano la mostra già allestita a Catania, al Castello Ursino, “Architetture barocche in argento e corallo”, ideata e coordinata da Rosalba Panvini e Salvatore Rizzo per la Soprintendenza di Catania, con la collaborazione della Soprintendenza di Palermo, diretta da Lina Bellanca. L’esposizione, che si inaugura il 10 luglio e sarà visitabile fino al 9 ottobre prossimo, è costituita da una ventina di capolavori in argento, corallo e filato d’oro realizzati tra il 1650 e il 1772 nei laboratori artistici della Sicilia da maestranze trapanesi e messinesi.

Una delle opere in mostra

La mostra, che accoglie anche due paliotti provenienti dalla distrutta chiesa di Santa Rosalia di Palermo e custoditi nei depositi Mudipa, prelude al riallestimento del museo, con l’apertura di nuove sale e inediti percorsi di visita. Il percorso espositivo si focalizza proprio sul paliotto, quel particolare elemento d’arredo sacro che durante l’affermazione dello stile barocco, in Sicilia, costituì il fulcro degli apparati decorativi della chiesa: nella mostra tra gli esemplari di paliotto più suggestivi ci sono alcuni interamente realizzati in argento e altri mobili con supporto tessile ricamato in cui i principali materiali usati sono l’oro e l’argento, per i filati, i fili di seta policroma, ma anche le perle, le gemme, tra le quali il corallo.

Sala Borremans nel Museo Diocesano

L’allestimento dislocato in undici sale, propone diversi pezzi, suddivisi per temi, con il corredo di pannelli didattici esplicativi e con un allestimento, curato da Salvatore Rizzo e Angelo Bruccheri, che trasfigura i saloni del palazzo rivestendoli interamente di nero, consentendo così ai paliotti di splendere nelle loro vetrine opportunamente illuminate e al pubblico di percepirne al massimo la definizione più minuta, limitando al massimo i riflessi. Le fastose opere, poste sul fronte degli altari nelle occasioni di solenni festeggiamenti, ripropongono il tema della bellezza nel sacro, rammentando le eccellenti capacità degli artisti e delle maestranze siciliane nell’ambito delle arti decorative.

Paliotto in mostra

L’esposizione arriva a Palermo per volontà del comitato promotore di cui fanno parte anche l’Arcidiocesi di Palermo, la Presidenza della Regione Siciliana, l’assessorato regionale ai Beni culturali, le Soprintendenze di Catania e di Palermo, l’Ufficio Beni culturali della Curia e il Museo Diocesano di Palermo.

Torna allo Spasimo il Sole Luna Festival con 40 proiezioni

Al via la quindicesima edizione della rassegna internazionale del documentario d’autore, divisa tra i giovani e gli archivi del passato

di Redazione

I giovani, i loro sogni e il coraggio nelle lotte per la libertà di opinione e per i diritti umani. E gli archivi con le immagini e i ricordi del passato, per riscoprire cosa abbiamo perso per strada e cosa può servirci oggi per ripartire dopo la pandemia. Torna dal 6 al 12 luglio al Complesso di Santa Maria dello Spasimo di Palermo, Sole Luna Doc Film Festival, la rassegna internazionale del documentario d’autore, giunta quest’anno alla XV edizione. “Giovani” e “Archivi” sono le parole chiave dell’edizione 2020 pensata dai direttori artistici Chiara Andrich e Andrea Mura, dalla presidente Lucia Gotti Venturato e dalla direttrice scientifica Gabriella D’Agostino per uscire dal tempo sospeso dell’emergenza Covid.

Uno degli incontri dell’edizione 2019

Sette serate dedicate al cinema del reale (qui il programma completo) con 40 proiezioni, 25 film in concorso tra lungometraggi e corti, 16 première e novità importanti come la sezione “Sicilia Doc”, realizzata in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia e la piattaforma europea Tënk, e rivolta ai giovani registi diplomati del corso di regia del documentario. Arricchiscono il festival i concerti in collaborazione con la Fondazione The Brass Group presieduta dal maestro Ignazio Garcia, che apriranno tutte le serate del festival alle 20,30 e che vedranno protagonisti i giovani allievi della Scuola Popolare di Musica, per poi lasciare spazio ai film a partire dalle 21.

Un fotogramma di “Palermo 1953”

Un’edizione importante che celebra i 15 anni di attività e raddoppia l’offerta per rafforzare il rapporto col pubblico. Il festival si svolgerà infatti in presenza, con la rassegna dal vivo, calibrata assicurando il distanziamento sociale previsto dalle misure anti Covid, e online consentendo la visione dei film in concorso anche attraverso il sito www.solelunadoc.org su tutto il territorio italiano. Ad inaugurare il festival il 6 luglio sarà l’evento speciale “Palermo 1953”, una première di Sole Luna 2020 in collaborazione con la Filmoteca regionale siciliana e il Brass Group – Scuola Popolare di Musica.

Una delle proiezioni nei giardini dello Spasimo

Sul grande schermo della Navata centrale della Chiesa dello Spasimo, scorreranno le immagini del film di montaggio “Palermo 1953” (Italia 2020, 30’) a cura di Laura Cappugi, Marcello Alajmo e Maurizio Spadaro, sonorizzate dal vivo dai giovani della Brass Youth Jazz Orchestra: Edoardo Donato (sax alto), Bruno Crescente (chitarra) e Arabella Rustico (basso). Materiali in gran parte inediti tratti dal Fondo Sicilia Home Movies della Filmoteca del Cricd che riunisce centinaia di pellicole amatoriali e filmati di famiglia. Chiuderà il XV Sole Luna Doc Film Festival, la cerimonia di premiazione e la proiezione dei film vincitori.

L’ingresso alla manifestazione è gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili.

Conto alla rovescia per l’apertura del Museo del Mito

Dopo la quarantena causata dalla pandemia, sono ripresi i lavori per la realizzazione del sito espositivo, che avrà un allestimento multimediale e immersivo. L’inaugurazione prima della fine dell’estate

di Redazione

Sarà un museo interamente multimediale, destinato a essere uno spazio di incontro tra cultura, uomo e tecnologia. Dopo la quarantena causata dalla pandemia, sono ripresi i lavori per la realizzazione del Museo del Mito di Enna. Il Comune, a partire dal sindaco Maurizio Dipietro, e Sarterìa, la startup culturale incaricata della produzione e dell’allestimento, sono impegnati senza sosta nelle attività di preparazione dei contenuti e di progettazione esecutiva degli spazi del museo che, superata l’emergenza sanitaria dei mesi scorsi, vedrà la luce prima della fine dell’estate.

I Capannicoli, sede del Museo del Mito

L’intervento ha l’obiettivo di rivitalizzare l’area archeologica della città, trasformandola in modello museale dall’impronta fortemente innovativa; un sito espositivo costruito sull’arte multimediale e immersiva con i contenuti che da sempre sono la ricchezza di Enna: storia, archeologia, tradizioni popolari. Il progetto riporterà attenzione su un sito di alto valore patrimoniale, partendo dalla tradizionale vocazione dello stesso: il mito e il culto di Demetra e Kore – divinità legate ai cicli della natura – la sua universale fonte d’ispirazione filosofica e letteraria, la sua capacità comunicativa e aggregativa, la propria modernità.

La Rocca di Cerere

Il centro nevralgico del Museo multimediale del Mito, che comprende i Capannicoli, la Rocca di Cerere e il Castello di Lombardia, sarà l’importante componente tecnica. Grazie a proiezioni video immersive, all’audio spaziale e alla suggestione del video-racconto del mito, lo spettatore sarà avvolto in un’esperienza completa e appagante, in un ambiente virtuale che diviene concreto e tangibile. L’intervento mira a valorizzare il patrimonio storico e culturale della città nel cuore della Sicilia, innescando un processo di sviluppo eco-sistemico del sito. Ne deriveranno esternalità positive di lungo termine, in grado di rendere fruibile uno spazio multifunzionale destinato a ospitare incontri ed eventi, e divenire un luogo di riferimento per la vita culturale di Enna.

Uno scorcio di Enna

Nell’ambito delle attività relative alla realizzazione del Museo del Mito, il sindaco Dipietro, ha nominato un’equipe di professionisti composta da archeologi, architetti, docenti, ricercatori e guide naturalistiche che, a titolo gratuito, contribuiscono al progetto con funzione consultiva. “Sin dall’inizio di questa esperienza amministrativa – commenta il sindaco – abbiamo investito tempo e risorse nelle politiche culturali, per dare a Enna un’occasione di rilancio e di sviluppo. Per questa ragione ho voluto seguire personalmente le politiche culturali, curando i percorsi avviati in questa direzione. Abbiamo, quindi, lavorato con impegno per dare nuovo lustro alle nostre tradizioni e ai beni artistici e monumentali del territorio”.

Le Vie dei Tesori News

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