Il canto dei pesci nel mare che è tornato a vivere

Si è conclusa la campagna di Marevivo lungo le coste, sub hanno registrato i suoni dei fondali e scoperto una grande rete abbandonata al largo di Porticello

di Maria Laura Crescimanno

I sessanta giorni di quarantena ormai è chiaro a tutti, non sono bastati a risanare il nostro mare segnato in modo indelebile da reti abbandonate, plastiche, rifiuti, scarichi inquinanti, ma sono stati sufficienti a lanciarci un segnale forte sulla necessità di arrestarsi davanti all’uso indiscriminato dell’ambiente marino. I risultati delle 100 ore di immersioni lungo le coste italiane, inclusi alcuni punti di costa siciliana, effettuate da Marevivo con l’ausilio delle forze di polizia nell’ambito della campagna “Il mare ai tempi del coronavirus”, sono stati coordinati per la parte scientifica da Ferdinando Boero, professore ordinario di zoologia dell’Università Federico II di Napoli e da Enzo Saggiomo, direttore della Fondazione Dohrn.

La rete trovata nella Secca della Formica (foto Riccardo Cingillo)

In Sicilia, positivo di sicuro l’aumento del numero dei pesci che sono tornati sotto costa – hanno sottolineato i biologi – e straordinaria la registrazione dei suoni, effettuata dagli idrofoni posizionati nei fondali in un mare in perfetto silenzio. Aragoste, particolarmente nei fondali siciliani, corvine, cernie e saraghi hanno fatto ascoltare i loro suoni, la loro voce. Grave invece, il ritrovamento di una rete di circa 50 metri nuova, che i sub hanno trovato incastrata sulla Secca della Formica, ad un miglio dalla marineria di Porticello, a Santa Flavia, un vero santuario per i subacquei con grotte ed anfratti che ospitano un grandissima varietà di vita marina. Il 15 giugno è già prevista una missione di Marevivo Sicilia che, con l’ausilio della polizia di Stato, andrà a rimuoverla per liberare il fondale coralligeno che in quella zona risulta essere interdetto all’ancoraggio ed alla pesca, dunque protetto.

Sub nel corso del monitoraggio (foto Riccardo Cingillo)

I siti d’immersione documentati in Sicilia nell’ambito della campagna Marevivo, sono stati: la secca della Formica, Isola delle Femmine e Capo Gallo e Capo Milazzo. Adesso filmati e dati raccolti saranno analizzati e confrontati con immagini delle stesse aree dell’anno scorso, da un team di biologi marini ed esperti di bio-acustica, per rilevare la presenza di eventuali specie poco conosciute.

L’idrofono calato nei fondali (foto Riccardo Cingillo)

Ha spiegato Riccardo Cingillo, cineoperatore sub, che ha effettuato le immersioni: ”A nove miglia dal porto di Palermo, ci siamo tuffati in acqua ed abbiamo istallato l’idrofono del laboratorio di Bioacustica del Cnr di Capo Granitola per cominciare a registrare l’audio subacqueo, ma il silenzio del mare è durato solo sino a fine maggio. L’assenza di disturbo da parte delle barche e dell’uomo ha consentito ai pesci di riappropriarsi del loro mare, e di farci ascoltare i suoni emessi, le pareti sono apparse colorate piene di gorgonie rosse, gialle, spugne, posidonia. Continuando l’immersione tra pareti e anfratti sono rimasto basito dalla quantità di aragoste che ho incontrato, il mare ha ripreso a vivere anche sotto costa a basse profondità, un segnale di cui l’uomo dovrà tener conto”.

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Pedalare sulle Madonie, itinerari in bici nel Parco

Il massiccio montuoso offre molte soluzioni per una vacanza sportiva in mezzo alla natura, da sentieri pianeggianti e accessibili a percorsi più impegnativi

di Maria Laura Crescimanno

Potrebbe essere l’estate post covid quella in cui, come già avviene da anni in Trentino ed in Toscana, scopriremo la bellezza di una vacanza sportiva nella natura, e sceglieremo di andare in bicicletta. Su sterrati fuoripista, con o senza una guida, in piccoli gruppi, su terreni pianeggianti e collinari, ma sempre in mezzo a scenari montani e collinari di immensa bellezza. Il territorio delle Madonie, con la sua straordinaria varietà, formazioni geologiche e carsiche, boschi e vallate, offre moltissime soluzioni, dai percorsi di montagna in zona A del Parco, a Piano Battaglia, con itinerari attorno al monte Mufara, oppure i sentieri più dolci che si dipartono da Collesano, Caltavuturo, e dai piccoli borghi sui diversi versanti, come quello di Pollina e San Mauro Castelverde.

Il rifugio di Valle Giumenta (foto Sandro Maniscalco)

Per evitare la fatica eccessiva, i meno allenati sceglieranno le bici a pedalata assistita, oppure semplicemente pedaleremo negli orari meno centrali della giornata. Un’offerta di natura slow, da integrare con la gastronomia locale e la visita ai molti borghi storici, che piacerebbe anche agli stranieri. La Sicilia, con i suoi paesaggi tra mare e monti, è infatti l’ideale per il suo clima, sino all’autunno inoltrato, quando il centro Europa è già avvolto dalla nebbia e dal freddo.

Panorama sul Carbonara e la Quacella (foto Sandro Maniscalco)

“Nel 2015 – racconta Alessandro Ficile di Sosvima, l’agenzia per il territorio madonita – abbiamo avviato due progetti su scala regionale per lanciare le vacanze in mountain bike nel Parco. Sulle Madonie sono nati due ampi percorsi, il primo che segue la Via Francigena da Caccamo a Gangi, il secondo, sul Sentiero Italia, che tocca le aree naturali e circa 10 comuni del Parco”. Grazie al progetto, quindici bici a pedalata assistita, sono oggi a disposizione dei turisti che possono affittarle richiedendo una guida naturalistica come accompagnatore partendo da alcuni punti strategici: Petralia Sottana ed il Parco Avventura, oppure a Caltavuturo, dove opera l’associazione Identità Madonita di Tommaso Muscarella, guida esperta di bici ed arrampicata, e a Piano Battaglia, nel centro di educazione ambientale Il Grifone.

Panorama su Caltavuturo

“Per gli amanti di mountain bike, i più allenati ai dislivelli montani, ma anche per gruppetti familiari con ragazzini dai dieci anni in sù – spiega la guida Giovanni Nicolosi dell’associazione Madonie a passo lento – proponiamo escursioni di media difficoltà in zona di Parco, come l’anello tra i boschi secolari del piano Cervi, oppure i sentieri di Serra Daino, tra ulivi e frassini attorno alle alture di Pollina, a poca distanza dalle gole di Tiberio, su percorsi puliti dalle guardie forestali. Siamo organizzati per portare i turisti in sicurezza, far trovare le bici sul punto di ritrovo: finalmente il turismo nella natura sta diventando una realtà concreta anche nei nostri territori”.

(La prima foto grande in alto è di Sandro Maniscalco)

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Sub e turismo, stagione al collasso per i diving siciliani

Gli operatori del settore sono in attesa di ripartire in vista dell’estate. Hanno chiesto alla Regione chiarimenti su come operare in sicurezza e aiuti economici

di Maria Laura Crescimanno

La subacquea ricreativa è uno sport per piccoli gruppi di nicchia che anche in Sicilia, negli ultimi anni, aveva registrato notevoli incrementi con l’arrivo dei turisti stranieri. Alla base di questo successo, l’unicità del brand legato al mare siciliano, ma anche l’ottimo stato di conservazione dei fondali marini nelle aree protette dell’Isola, molte delle quali ricadono negli arcipelaghi delle Egadi, Pelagie, Ustica e Pantelleria, dove al subacqueo sono assicurati gli scenari sottomarini più integri del Mediterraneo. Investimenti, ampliamenti, promozione nelle borse e fiere di settore all’estero, avevano di recente attratto un nuovo segmento di incoming, quello dei subacquei non solo italiani, ma anche stranieri dal centro e nord Europa, che con le famiglie al seguito, avevano garantito il difficile traguardo dei sei mesi di apertura stagionale.

Sub durante un’immersione (foto Andreas Schau, Pixabay)

Un comparto, il diving siciliano, che non è rappresentato da un’associazione di categoria, né tantomeno mappato nella sua crescente attività legata ad un indotto tecnico, che conta forse più di un centinaio di imprese regolarizzate secondo alcuni portali web nazionali, e che ai tempi del coronavirus, sta rischiando di perdere l’intera stagione. Nell’elenco regionale dei centri d’immersione e delle scuole di sub, aggiornato al 2018, i centri censiti e autorizzati erano 72, ma nel frattempo i numeri potrebbero essere cambiati.

Uno scorcio di Ustica (foto Maria Laura Crescimanno)

“Adesso – spiega Tatiana Geloso che gestisce uno dei maggiori diving di Ustica – viene fuori un problema irrisolto che la categoria italiana dei diving riuniti da gruppi Facebook discute in questi giorni, cioè l’assenza di una precisa collocazione d’impresa, al momento a cavallo tra il turismo e l’attività sportiva, che non dispone in questo momento di un codice ateco di riferimento. Di fatto per lo stato siamo assenti”. Per scongiurare lo scenario di un’intera stagione turistica in gravi perdite, molti diving siciliani tra medi e grandi, adesso chiedono alla Regione di sapere come riuscire a recuperare questa stagione che, per gran parte degli operatori è già compromessa. In una lettera controfirmata già da 48 diving, indirizzata all’assessore regionale al Turismo, Manlio Messina, molte delle imprese di diving chiederanno presto di conoscere le linee guida sulla sicurezza, almeno in generale, e quali supporti economici immediati potranno essere destinati alle famiglie impegnate nel settore della subacquea con guide, dive master e altre figure professionali, e dell’indotto che ruota attorno per garantire sicurezza e assistenza al turista.

La spiaggia di San Vito Lo Capo

Tre sono i quesiti principali – spiega Roberto Fermo, titolare di un diving center a San Vito Lo Capo, che normalmente è già attivo da aprile – “quando sarà previsto l’inizio attività per il settore e la riapertura della navigazione? E a quali normative dovrà fare riferimento la subacquea siciliana per operare in piena sicurezza, rispetto ai protocolli che si stanno mettendo a punto? Al centro c’è la questione dei voucher emessi dalla Regione, che i diving ad oggi non sanno se comprenderanno anche i pacchetti di subacquea, una possibilità concreta per dare respiro alle aziende più piccole, che magari non riusciranno a trovare le condizioni per riaprire, troppo stringenti e costose”.

Sub esplora i fondali (foto Joakant, Pixabay)

Una videoconferenza con l’assessore al Turismo è comunque attesa da un giorno all’altro, per dare le prime risposte ed approfondire la questione dei sostegni economici. Conclude Tatiana Geloso: “Siamo nella confusione più totale. La nostra clientela abituale non è fatta da siciliani, semmai da italiani affezionati della vacanza sub in Sicilia, e ormai sempre più da stranieri. Il Covid ci sta mettendo in ginocchio non tanto per gli altri standard di sicurezza, che già questa disciplina a livello internazionale prevede con precisi protocolli, quanto per l’impossibilità di prevedere almeno gli ultimi mesi della stagione estiva”.

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Alla scoperta di Scillato, il borgo dei mulini e dell’acqua

Sulle Madonie un itinerario da scoprire in vista di una stagione turistica da trascorrere restando in Sicilia. Una passeggiata tra torrenti e antiche tradizioni

di Maria Laura Crescimanno

Ripartire dal turismo verde di prossimità, che non necessita di lunghi spostamenti e garantisce spazi aperti senza contatti ravvicinati, prediligendo i piccoli borghi interni, dove la quarantena invernale è un’abitudine consolidata per gli abitanti, già prima dei tempi del Covid 19. Presto – se tutto andrà come previsto – potremo ricominciare a muoverci nelle nostre province in auto e distanziati: lo consentiranno le normative nazionali e regionali, ma lo suggerisce, prima di tutto, il buonsenso.

Un angolo di Scillato (foto Associazione Itinerari del Mediterraneo)

Le prime associazioni di trekking ed escursioni sul territorio, saranno già dalle prossime settimane pronte con nuovi calendari di uscite giornaliere fuori porta. Spiega Antonella Italia presidente dell’associazione Itinerari del Mediterraneo: “Ripartiremo da iniziative per piccoli gruppi, meglio se familiari, a patto di garantire le norme di sicurezza. Le Madonie costituiscono il polmone di verde più vicino alla città, un immenso parco naturale con borghi storici non sempre conosciuti a fondo. Subito prima del lockdown eravamo pronti per un’escursione alla scoperta dei mulini sopra il borgo di Scillato, un itinerario ideato da ‘Il Borgo ti accoglie’ insieme al Parco delle Madonie, a cura di Giovanna Gebbia e Ilena Arcieri, penso che ripartiremo da lì”.

Lavorazione della zabbara (foto Associazione Itinerari del Mediterraneo)

Scillato è un micro borgo collinare di circa 600 abitanti, a 60 chilometri dalla città, sulla direttrice lungo il fiume Imera, adagiato ai piedi del versante sud-occidentale del monte Fanusi, propaggine delle alte Madonie. Chi lo conosce, lo ha frequentato ai tempi d’oro della Targa Florio, oppure per la presenza delle sorgenti di acqua minerale, che alimenta l’acquedotto di Palermo. L’itinerario delle acque e dei mulini, alcuni dei quali conservano ancora l’aspetto originario, quando è organizzato dalle associazioni, permette anche di entrare in un piccolo museo ed assistere all’antica lavorazione della zabbara, i filamenti di agave con cui si realizzavano anticamente cordami per uso agricolo. La passeggiata si snoda tra i corsi d’acqua, seguendo i canali Agnello e Gulfone.

Acqua convogliata in un canale (foto Associazione Itinerari del Mediterraneo)

Scillato offre la vista su paesaggi di mezza collina tra frutteti e agrumeti di straordinaria bellezza, adesso che la natura esplode di colori e profumi. L’itinerario racconta la storia di questo abitato, le cui origini si fanno risalire a gruppi di ateniesi fuggiti dalla distruzione di Troia. Di sicuro, una pergamena del 1196, attesta la concessione di un mulino da parte della normanna Contessa Adelasia alla Diocesi di Cefalù: si evince con chiarezza che la fonte si trovava “Apud Xillatum”. La vita del borgo è legata all’acqua sorgiva che proviene dalle alte montagne: lo si capisce subito arrivati nella minuscola piazza del paese, dove ci si ferma per bere alla vecchia fontana.

Campanile della Chiesa Madre (foto Associazione Itinerari del Mediterraneo)

Sulla piazza si apre un piccolo negozio di alimentari, dove si trovano i prodotti di qualità biologici che una nuova azienda agricola e di trasformazione creata da giovani del posto “Terre di Carusi”, sta mettendo da alcuni anni sul mercato nazionale. Ripropone gli autentici sapori della frutta madonita nelle confetture, le grosse albicocche, le mandorle, le arance tarocco e sanguinella, e le locali bionde, una varietà autoctona che stava scomparendo, ma anche l’eccellente olio extra vergine di queste colline. Scillato è tutta qui, un’oasi di pace e silenzio, poche casette di pietra, il municipio e in basso lungo un vicolo la Chiesa madre. Un panificio ed un caseificio a conduzione familiare, che produce in loco le tipiche caciotte, ma anche deliziose, ricottine, mozzarelle e caprini, completano il viaggio gastronomico, capace di riportare i ricordi alle villeggiature di campagna, indietro nel tempo.

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Le isole siciliane si preparano alla “fase due”

Mentre la Regione pensa a incentivi e bonus per i turisti, nelle piccole “oasi” in mezzo al mare si studiano strategie per convivere col virus in vista della bella stagione

di Maria Laura Crescimanno

L’estate è alle porte, e l’industria turistica è in ginocchio. Mentre a livello nazionale si discute sull’idea del bonus di 500 euro a famiglia per le vacanze, all’assessorato regionale al Turismo si lavora ad una strategia di incremento dei flussi di incoming con un piano di iniziative volte ad incoraggiare il turista che sceglie la Sicilia e le sue località sicure, con agevolazioni di bonus sui servizi e pacchetti che, acquistati dalla Regione, saranno poi offerti gratuitamente come incentivo con un effetto definito moltiplicatore. La proposta dell’assessore Manlio Messina è stata inserita nella nuova legge finanziaria.

Faro di Punta Omo Morto a Ustica (foto Maria Laura Crescimanno)

Nelle isole minori siciliane, che hanno goduto durante l’inverno di un isolamento naturale, l’effetto covid è stato pressoché assente, anche grazie ai controlli delle forze dell’ordine. Si sono registrati solo alcuni casi isolati. Un virus che, seppur ancora poco conosciuto dai virologi, sembra non destare preoccupazioni per la sua presenza in mare. Spiega infatti il biologo marino Franco Andaloro che in mare vivono già altri coronavirus non patogeni e che, allo stato delle conoscenze attuali ed in assenza di future mutazioni adattative del virus, il covid 19 non può sopravvivere a lungo in acqua, dove, in ogni caso, avrebbe enormi diluizioni al fine del contagio.

La spiaggia di Pollara a Salina

Adesso, come sarà la stagione balneare nei piccoli eden isolani, dove il mare grazie all’effetto lockdown di queste settimane si è rigenerato con effetti che sono sotto gli occhi di tutti, è un rebus sul quale molti in queste ore si stanno cimentando; di sicuro i sindaci locali che si riuniscono via skype per confrontarsi su possibili soluzioni da proporre. L’intento comune, in attesa del nuovo decreto del governo in materia di sicurezza, è quello di far partire la stagione 2020 forse più avanti del solito, ma proteggendo sia i residenti da eventuali contagi che i lavoratori e i turisti nelle strutture.

Salina vista dall’alto

Spiega Clara Rametta, sindaco di Malfa, nell’isola di Salina, proprietaria dell’hotel Signum: “Sino a ieri sera con i soci del consorzio Salina Isola Verde, che riunisce oltre venti operatori di strutture pubbliche, siamo stati in video conferenza per cercare di definire un protocollo di possibile riapertura in sicurezza, dal nostro punto di vista, da sottoporre poi insieme agli altri sindaci, alla Regione. L’idea è di farci trovare pronti per inizio giugno, prima sarebbe rischioso per tutti, residenti, lavoratori e visitatori. Ancora le soluzioni sono aperte alla discussione per arrivare ad un regolamento comune. Oltre alle distanze sociali ed all’uso di mascherine, stiamo ragionando sull’ipotesi di tamponi da poter fare nei porti d’ingresso ai turisti, a carico della pubblica amministrazione, per chi arriva agli imbarchi e non sia provvisto di screening di immunità o di altra documentazione che escluda la presenza di virus in corso. Per i lavoratori degli hotel e ristoranti invece, pensiamo ad un controllo a spese dei gestori da ripetere ogni 15 giorni. Escludiamo comunque le soluzioni che prevedano schermi di plexiglass sulle spiagge e nei luoghi di ritrovo all’aperto”.

Uno scorcio di Ustica (foto Maria Laura Crescimanno)

Sull’isola di Ustica, meta di subacquei nazionali ed internazionali che di solito cominciano ad arrivare da maggio per la stagione, nessuno si sbilancia in previsioni. I diving infatti non intravedono facili soluzioni alla questione del distanziamento sociale da mantenere sulle barche e nei gommoni. Il sindaco Salvatore Militello, spiega: “Stiamo lavorando anche noi alla nota congiunta con le altre isole minori, anche se personalmente la stagione turistica mi pare piuttosto compromessa. È d’obbligo molta prudenza in questo momento, anche perché il tema della sicurezza da mantenere per gli abitanti è primario. Sull’isola non abbiamo avuto casi di contagio, l’inverno è trascorso in una segregazione che per noi è abbastanza usuale”.

Il centro di accoglienza dell’Area marina protetta di Ustica

“Ho proposto l’abbattimento tariffario del 40 per cento del costo del biglietto di aliscafo, che dovrebbe essere pagato dalla Regione – prosegue il sindaco – , quando un protocollo di sicurezza comune sarà condiviso e comunicato a livello regionale. Sulla piccola isola di Ustica, area marina protetta, ci sarà anche un problema di accessi al mare, già pochi e regolamentati dalle prescrizioni dell’Amp. Un’idea potrebbe essere quella di aprire altri accessi al mare nella zona dello Spalmatore, per assicurare ancor più le distanze tra le persone. Per il turismo subacqueo non abbiamo soluzioni attuative al momento, si attendono linee guida dal Ministero, da cui comunque dipende l’Area marina protetta”.

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Verso la nascita del centro di eccellenza del mare

Dopo un’odissea durata anni, i lavori di ristrutturazione nell’ex Istituto Roosevelt, a Palermo, inizieranno subito dopo la fine dell’emergenza sanitaria

di Maria Laura Crescimanno

L’ex Istituto Roosevelt, il complesso sul mare dell’Addaura, è uno di quegli spazi inutilizzati della città, che il mondo sarebbe pronto ad invidiarci per la splendida posizione rivolta al mare tra Palermo e la spiaggia di Mondello. La sua storia e perfino l’origine del nome sono quasi sconosciuti a molti palermitani. Il centro nasce nel Dopoguerra come colonia per gli orfani di guerra, dopo diviene il Cantiere navale Roma, ed in seguito viene affidato ai Padri vocazionisti. L’Istituto Roosevelt fu inaugurato nel 1948 da Giuseppe Saragat, vice presidente del Consiglio dei Ministri, un regalo dell’amministrazione americana dedicato all’istruzione dei figli dei lavoratori italiani morti in guerra. Da tempo, l’intenzione del governo regionale è di trasformare l’ex istituto in un centro di eccellenza del mare, un’odissea che finalmente vedrà nei prossimi mesi la luce.

Il team della Soprintendenza del Mare al lavoro (foto Stefano Vinciguerra)

La gara d’appalto sarà infatti aggiudicata in via definitiva tra qualche mese ed i cantieri riapriranno ad emergenza Covid conclusa, spiegano all’assessorato regionale dei Beni Culturali. Negli anni, Sebastiano Tusa, accanto a molte associazioni cittadine che volevano realizzare un parco urbano lungo tutta la costa palermitana, aveva lanciato diversi appelli perché si procedesse al risanamento dei locali abbandonati e saccheggiati. Nel 2014, si raggiunse un primo protocollo d’intenti tra la Regione ed i principali istituti di ricerca per individuarlo come sede strategica per il progetto ambizioso di un polo di ricerca da dedicare al mare. Il progetto del centro di eccellenza del Roosvelt incappa tuttavia subito in incredibili pastoie burocratiche, tra assegnazione di spazi e sequestri e dissequestri.

Valeria Li Vigni (foto Stefano Vinciguerra)

“Ma la storia della palazzina del Roosevelt, dove oggi la Soprintendenza lavora – spiega la sovrintendente del Mare, Valeria Li Vigni – dei suoi restauri ed adeguamenti a laboratori di ricerca, era un punto fisso nella futura programmazione di Sebastiano Tusa, che nonostante le vicende burocratiche e gli ostacoli, riuscì a farsi consegnare, dall’allora assessore del Territorio, il piano terra per lo svolgimento delle attività di archeologia subacquea. Il progetto di ristrutturazione non andò subito in gara, ma lui come era nel suo stile, continuò la battaglia, che ora si può dire vinta e conclusa”.

Sebastiano Tusa

Soltanto nel 2013 viene risolta l’assegnazione dei locali da parte del demanio marittimo della Regione Siciliana, sottoscritto poi nell’estate 2014 per l’istituzione di un Polo di eccellenza per la tutela ambientale e culturale del Mediterraneo, attraverso un protocollo d’intesa tra i molti partner coinvolti. Il progetto viene riformulato e presentato nuovamente dalla Soprintendenza del Mare sul Fondo di Sviluppo e Coesione 2014/2020 “Patto per la Sicilia” e per un importo di 2.200.000 euro, per il biennio finanziario 2019 – 2020. Prevede il restauro del piano terra del padiglione Tresca, il rifacimento degli impianti e l’arredo degli uffici e dei laboratori. Soltanto oggi a distanza di 20 anni, finalmente si chiude il cerchio con la prossima apertura dei cantieri per i lavori di ristrutturazione, quando l’emergenza da epidemia Covid sarà superata.

Il team della Soprintendenza del Mare (foto Stefano Vinciguerra)

Il centro sarà dotato di attrezzature e locali idonei alla documentazione dei beni culturali subacquei, al loro studio, al restauro e alla ricerca in alto fondale. La struttura sarà anche un punto di riferimento per gli studiosi, le università, gli istituti di ricerca e si doterà di un nuovo Sistema informativo territoriale per la gestione e lo studio dei beni sommersi. Il Centro, oltre agli uffici, comprenderà aule multimediali, una sala congressi e laboratori per la ricerca. Le attività saranno rivolte anche alla formazione esterna, con l’organizzazione di corsi specialistici. È previsto anche lo sviluppo delle ricerche subacquee in alto fondale con l’acquisto di strumentazioni tecnologiche per le indagini profonde.

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Addio a Rizzuto, una vita al servizio dei beni culturali

È morto il direttore del Parco archeologico di Siracusa, lasciando diversi progetti in cantiere. L’architetto non è sopravvissuto al coronavirus

di Maria Laura Crescimanno

Lo avevamo cercato ed intervistato al telefono il 3 marzo scorso e lui era lì, al suo posto, al servizio dei beni culturali della sua provincia. Ci coglie come una doccia fredda la notizia di oggi della morte per coronavirus del direttore del Parco archeologico di Siracusa, l’architetto Calogero Rizzuto di 65 anni, nato a Sambuca di Sicilia, che era stato soprintendente a Ragusa e Siracusa. Rizzuto non è sopravvissuto alla furia del virus. Arrivano in queste ore i messaggi di cordoglio per un funzionario di grande competenza e dedizione verso il patrimonio siciliano e la sua salvaguardia.

Calogero Rizzuto (foto da Facebook)

Un dirigente pragmatico, animato da forte senso pratico nell’affrontare le emergenze legate al turismo culturale, in un territorio ed in un parco archeologico regionale come quello di Siracusa, di grande importanza strategica. Rizzuto recentemente aveva fatto riferimento al grave problema delle strade provinciali impraticabili ed interrotte lungo l’asse costiero, ma anche alle nuove progettualità per far ritornare fruibili siti archeologici meno noti, che pure erano sotto la sua giurisdizione, come il Parco di Eloro e la Villa del Tellaro. A questo proposito, ci aveva parlato dei recenti finanziamenti, nell’ordine di circa 3 milioni di euro, e dei primi possibili interventi che aveva allo studio per mettere al più presto in sicurezza gli accessi, l’illuminazione e la sorveglianza. Adesso, ci auguriamo che il suo lavoro venga ripreso e continuato al meglio e con l’incisività che lui avrebbe voluto.

Il Teatro Greco di Siracusa (foto Andrew Malone, Wikipedia)

ll presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci ha espresso profondo cordoglio per la morte del direttore del Parco archeologico di Siracusa. “Lo avevo conosciuto alcuni mesi fa – dice il governatore – apprezzandone, da subito, le sue qualità umane e professionali, per questo motivo lo avevo nominato per rilanciare l’area archeologica aretusea. Con la sua scomparsa, la Regione perde un dirigente serio e capace. Alla famiglia vanno le condoglianze del governo regionale”. L’assessore alla cultura della città di Siracusa, Fabio Granata e il sindaco Francesco Italia in un messaggio ufficiale dell’amministrazione comunale esprimono “grande dolore per la sua scomparsa”, e affermano che “la cultura siciliana subisce una gravissima perdita alla luce della personalità e professionalità di Calogero Rizzuto, dal tratto umano raro, ci impegniamo non appena la fase drammatica sarà passata, stringendoci attorno alla famiglia, ad onorarne la memoria”.

L’Ara di Ierone II (foto Victoria, da Wikipedia)

“Era un uomo buono e disponibile, instancabile nel lavoro e presente sempre, dando esempio a tutti noi dell’amore e dell’orgoglio di appartenere a questa Istituzione – si legge sulla fanpage di Facebook del Parco archeologico di Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro -. È riuscito in pochi mesi a portare a termine e a intraprendere progetti importantissimi per il nostro territorio. La sua forza, la sua caratteristica era il voler dare ascolto a tutti nell’idea complessiva di un futuro di eccellenza che doveva coinvolgere ogni ramo della nostra società civile. Lui si definiva un guerriero dai grandi sogni e aveva visto alcuni di questi realizzarsi”.

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Sulla rotta dello zolfo: l’Antiquarium tra i templi

All’inizio della prossima estate, sarà pronto anche il nuovo itinerario subacqueo nelle acque di San Leone, che consentirà l’esplorazione del relitto dello scoglio Bottazza

di Maria Laura Crescimanno

C’è una storia poco raccontata che riguarda i principali porti della costa meridionale agrigentina, lungo la quale si sviluppò un florido commercio dello zolfo dall’antichità sino alla Seconda guerra mondiale. Una storia tutta da scoprire, che parte dalla visita del piccolo Antiquarium della Valle dei Templi, fortemente voluto da Sebastiano Tusa, realizzato dai tecnici della Soprintendenza del Mare, in collaborazione con la Soprintendenza agrigentina ed inaugurato a giugno scorso. Il piccolo museo è dedicato al tecnico subacqueo Daniele Valenti, cui si devono molti dei ritrovamenti fatti su questi fondali.

Reperti esposti all’Antiquarium del Mare

Per l’inizio dell’estate, inoltre, come già annunciato dalla soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni, sarà pronto anche il nuovo itinerario subacqueo nelle acque di San Leone, che consentirà in condizioni meteo favorevoli l’esplorazione del relitto dello scoglio Bottazza, a pochi metri dal litorale, grazie alla collaborazione con il Parco archeologico della Valle dei Templi e la locale Lega navale. Il direttore del Parco, Roberto Sciarratta, conferma la sua disponibilità, con un piccolo finanziamento di circa sedicimila euro già disponibili, a far partire i lavori per la realizzazione dell’itinerario a mare, collegandolo all’offerta turistica attuale con nuovi strumenti di promozione.

L’idea di legare il mare alla terra, era già evidentemente ben chiara nel pensiero di Tusa, di cui tra poco ricorre un anno dalla scomparsa nell’incidente aereo in Etiopia a marzo scorso. Come spiegano i suoi più stretti collaboratori, quando nacque nel 2004 la Soprintendenza del Mare, oltre agli itinerari archeologici subacquei, l’archeologo pensava già ad una rete di piccoli antiquarium a terra, nei pressi del luogo dei rinvenimenti provenienti dagli scavi subacquei, per rispettare il contesto storico e territoriale e per arricchire il turismo culturale dei centri minori. Da qui l’intuizione di legare i relitti rinvenuti lungo la costa agrigentina, limacciosa e spesso agitata da forti correnti, che conserva quindi con molta probabilità altri relitti ancora tutti da scoprire, con uno dei parchi archeologici più frequentati del Mediterraneo, quello della Valle dei Templi.

Il tempio dei Dioscuri

Al piccolo Antiquarium del mare si accede dalla porta V del Parco, dal lato del tempio dei Dioscuri. Il museo raccoglie solo una minima parte dei reperti trovati in mare, molto altro si trova ancora nei magazzini attigui. Colpisce all’ingresso una postazione video con l’intervista a Tusa realizzata dal videomaker Stefano Vinciguerra, che racconta di questa epopea legata alla rotta agrigentina dello zolfo e del complicato lavoro svolto dagli archeologi della Soprintendenza del Mare su questi fondali in corrente e di scarsa visibilità. Entrando nel museo, si è subito colpiti da un grosso cannone medievale con una parte della ruota in legno ancora ben visibile. Nella prima vetrina fa bella mostra la campana in bronzo rinvenuta dai tecnici della Soprintendenza, appartenuta al relitto del XVII secolo. All’epoca, le campane a bordo erano di straordinaria importanza per segnalare i pericoli all’equipaggio, e per regolare la vita di bordo.

Uno dei reperti dell’Antiquarium

In mostra anche alcune ancore romane con iscrizioni ancora leggibili, anfore di varia forma e provenienza, alcune forse legate a commerci con Lampedusa, ma anche i curiosi panetti di zolfo trasportati dal relitto, per secoli seminascosti nei sedimenti, che dimostrano quanto fosse alto l’interesse commerciale per questo minerale di cui la provincia di Agrigento e Caltanissetta furono, dal passato sino agli anni tra le due guerre, grandissimi produttori ed esportatori in tutto il Mediterraneo.

L’Antiquarium “Daniele Valenti” è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 14.

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Il Teatro Massimo “entra” all’Hotel delle Palme

Un concerto dedicato al compositore tedesco in occasione dell’inaugurazione dello storico albergo di Palermo prevista il prossimo luglio

di Maria Laura Crescimanno

Nel segno di Wagner. Riaprirà a luglio a Palermo nel centro cittadino a pochi passi dal Teatro Massimo, lo storico Grand Hotel Des Palmes dove nel 1881 soggiornò il compositore tedesco per lavorare alla sua ultima grande opera, il Parsifal. E sarà un’apertura in grande stile, affidata agli orchestrali del Massimo. Lo conferma il soprintendente Francesco Giambrone: “La partnership con l’Hotel delle Palme nasce nel segno della musica e di Richard Wagner. È per questo motivo che sono particolarmente contento del fatto che in occasione della riapertura dell’Hotel delle Palme il Teatro Massimo sarà presente con un concerto, portando la musica nei luoghi dove il grande compositore ha vissuto e completato Parsifal, l’opera che ha inaugurato la nuova stagione di opere del Teatro Massimo”.

Decori in una delle sale dell’albergo

Il Grand Hotel Des Palmes è infatti il primo albergo che entra a far parte dei soci privati della Fondazione Teatro Massimo, presieduta dal sindaco della città Leoluca Orlando, che proprio in questi giorni ha riportato sulle scene un Parsifal wagneriano estremamente moderno e dirompente, con la nuova direzione musicale dell’israeliano Omer Meir Wellber. Secondo l’accordo presentato alla stampa, la nuova proprietà dell’albergo, la romana Amt Real Estate insieme alle società che si sono fatte carico dell’intervento di ristrutturazione, la Zyz e Mare Resort, contribuiranno con una cifra pari a 205mila euro erogati in tre anni, finalizzati per lo più a progetti di promozione sociale di educazione musicale a beneficio di soggetti affetti da autismo e altre patologie.

Restauro delle decorazioni

Dopo un lungo restyling che sta rivelando autentiche meraviglie, e grazie ad un attento restauro in collaborazione con la Soprintendenza (ve ne abbiamo parlato qui), stanno tornando in questi giorni a nuova luce le colonne policrome dei saloni, i soffitti lignei intarsiati, gli stucchi, i dipinti originali. La nuova struttura, che porterà la firma dello studio palermitano dell’architetto Giuseppe Corvaia, nel frattempo ha riassorbito i trenta vecchi dipendenti avviati ad un corso di formazione professionale. La struttura apparirà radicalmente rinnovata negli ampi spazi recuperati ed ospiterà oltre 100 camere tra standard, suite e super suite con terrazza. Offrirà tre ristoranti, una spa, una piscina coperta, e piccole aree a verde ricreate con ovviamente palme in bella mostra. Un ampio roof garden è stato realizzato sui tetti per creare un ambiente speciale che sarà dedicato all’alta ristorazione a firma di uno chef stellato siciliano d’eccellenza.

Una delle stanze dell’albergo

Spiega il progettista, l’architetto Giuseppe Corvaia: ”Abbiamo lavorato in ottimo accordo con la Soprintendenza per realizzare un restauro puntuale delle emergenze liberty, come i disegni firmati dall’architetto Basile. L’hotel occupa un intero stabile in posizione ideale, alle spalle della via Ruggero Settimo e dalla centrale piazza Verdi ed offre spazi di grande respiro. Punteremo ad un lusso autentico e sulla ristorazione stellata, per offrire il meglio della tradizione siciliana”.

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