Rinasce Villino Favaloro, sarà museo della fotografia

Dopo un lungo stallo burocratico, il restauro dell’edificio liberty palermitano progettato da Giovan Battista Filippo Basile è finalmente pronto a partire

di Marco Russo

Se ne parla da tempo, ma questa volta il conto alla rovescia è iniziato davvero. Tra 18 mesi il Villino Favaloro, gioiello del liberty palermitano, diventerà il primo museo regionale della fotografia. Dopo un lungo stallo burocratico, il restauro dell’edificio progettato da Giovan Battista Filippo Basile e completato dal figlio Ernesto tra il 1913 e il 1914, è finalmente pronto a partire. Dopo la consegna dei lavori all’impresa aggiudicataria, avvenuta a opera dei funzionari dell’assessorato regionale dei Beni culturali, il cantiere sarà inaugurato nelle prossime settimane alla presenza del presidente della Regione Nello Musumeci. Il progetto, finanziato con 1,7 milioni di euro del Pon “Cultura e sviluppo”, prevede lavori che dureranno 18 mesi, per cui l’apertura al pubblico è prevista entro la fine dell’anno prossimo.

Villino Favaloro

“Siamo finalmente riusciti a dare il via al restauro di uno dei gioielli del patrimonio artistico, culturale e architettonico della nostra Regione – afferma il governatore Musumeci – . In questo modo rendiamo fruibile ai cittadini, e a chi visita la nostra Isola, un edifico storico di enorme pregio, oltre a esporre le attrezzature e il materiale fotografico attualmente conservati nel Centro regionale per il catalogo. L’impegno costante del dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali Sergio Alessandro e della responsabile del Centro del catalogo Caterina Greco servirà a realizzare con puntualità un obiettivo culturale di grande prestigio”.

Stilisticamente il villino è un punto di incontro tra stilemi tardo medievali e rinascimentali in equilibrata sintesi stilistica delle tendenze sperimentali dell’architetto palermitano. I pannelli a mosaico del piano superiore e della sala pompeiana sono verosimilmente opera di Carmelo Giarrizzo. I modi e le formule Liberty risalgono ad alcuni interventi del 1903 a cura di Ernesto Basile, lo stesso che nel 1914 ha effettuato l’ampliamento del Villino con la costruzione del torrino belvedere. Le decorazioni pittoriche interne e i mosaici sono stati realizzati da Salvatore Gregorietti.

Torretta del Villino Favaloro

Il percorso espositivo interno del Museo della fotografia – fanno sapere dalla Regione – è stato progettato secondo un criterio cronologico a partire dalla protofotografia (1839-1865) per proseguire con le produzioni dei fotografi eredi del Grand Tour (fine Ottocento-inizio Novecento) e con quelle del Naturalismo-Pittorialismo (prima metà del Novecento) e una prima ostensione documentaria della contemporanea attività fotografica da studio collocata in diverse sale. Al piano superiore saranno illustrate la fotografia del Novecento e la fotografia documentaria sui beni culturali delle città siciliane.

Nelle sale saranno esposti numerosi esemplari di dagherrotipi, calotipi, collodi e altri fototipi insieme a materiali documentali cartacei, lastre e pellicole stampe, album d’epoca, diapositive provenienti dai Fondi (Bronzetti, Di Dio, Seffer, Arezzo di Trifiletti) che comprendono fotografie di autori di rilievo quali i fratelli Alinari, Brogi, Incorpora, Intergugliemi, Cappellani. Previste anche due piccole camere oscure per la proiezione di brevi filmati e cortometraggi del Novecento scelti dalla Filmoteca. Sarà inoltre attrezzata una sala per mostre temporanee di fotografi che hanno lavorato in Sicilia, da Letizia Battaglia a Enzo Brai, da Dante Giuseppe Cappellani a Ferdinando Sciacca, fino a Enzo Sellerio e Giuseppe Tornatore.

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Palermo riabbraccia il Loggiato San Bartolomeo

Dopo sei anni di chiusura, il monumento torna fruibile per cittadini e turisti. Si inaugura con una mostra dell’artista cinese Zhang Hongmei

di Marco Russo

Uno spazio storico ritrovato che contribuirà ad animare la vita culturale della città, aperto a mostre, conferenze ed eventi. Palermo riabbraccia il Loggiato San Bartolomeo dopo sei anni di chiusura. È la mostra a cantiere aperto “Human Condition” con le opere dell’artista cinese Zhang Hongmei ad inaugurare lo spazio gestito dalla Fondazione Sant’Elia, martedì 14 maggio alle 18. La riapertura è stata resa possibile grazie all’aiuto di numerosi mecenati e aziende private che hanno contribuito con interventi di restauro, ripristino, pulizia, illuminazione. Ma c’è ancora molto da fare: per questo motivo, su iniziativa della Settimana delle Culture, il giorno della riapertura sarà avviata una campagna di crowdfunding che comprende l’ingresso all’inaugurazione della mostra che sarà aperta fino al 30 giugno.

Zhang Hangmei, “Human Condition”

“Human Condition”, curata da Giacomo Fanale e da Vincenzo Sanfo, presenta opere che cercano un confronto tra temi classici – i famosi guerrieri di terracotta – e una rilettura contemporanea, colorata, irridente, magari mitigata da tessuti, pezze, brandelli. Molto apprezzata nel suo Paese, Zhang Hongmei – che sarà presente all’inaugurazione – si è fatta conoscere all’estero per la sua estrema versatilità. Al Loggiato San Bartolomeo viene montata un’inedita installazione, una foresta di 48 alberi dalle cortecce colorate e fluo. Un inno alla vita e alla forza millenaria della natura.

Da ospedale per malati di sifilide ad orfanotrofio per neonati abbandonati sulla ruota degli esposti, il Loggiato San Bartolomeo è sempre stato parte integrante della vita della città. Semidistrutto sotto le bombe del ’43, viene recuperato e restaurato alla fine degli anni Novanta, ma infiltrazioni d’acqua e usura lo rendono presto pericoloso. Quindi la chiusura per sei interminabili anni. Assegnato alla Fondazione Sant’Elia dal 2013, non ci sono i fondi per restaurarlo e il Cda della Fondazione decide di ricorrere all’Art Bonus, la piattaforma del Ministero dei Beni Culturali che consente donazioni di mecenati per interventi di tutela del patrimonio pubblico, a fronte di detrazioni fiscali sino al 65 per cento degli importi. Così arrivano gli aiuti dei privati, una catena di mecenati ed aziende che in prima persona e a ritmo serrato, permettono la riapertura dopo aver completato interventi di restauro, ripristino, pulizia e illuminazione.

Il Loggiato San Bartolomeo danneggiato dai bombardamenti

Due mesi fa sono state raccolte le risorse necessarie per i primi lavori che, grazie alla collaborazione della Soprintendenza, sono stati realizzati in maniera rapida. “Riapre il Loggiato San Bartolomeo, un ulteriore contributo alla vita culturale della città e un’ulteriore bellezza architettonica restituita alla fruizione di cittadini e turisti”, dichiara il sindaco e presidente della Fondazione, Leoluca Orlando. “Ennesima conferma del cambio culturale di Palermo – prosegue il primo cittadino – che trova anche nel rapporto fra pubblico e privato un’occasione di promozione di cultura che è al tempo stesso crescita e sviluppo. Il mio apprezzamento a quanti si sono adoperati per questo risultato che è un traguardo ma soprattutto un nuovo punto di partenza per far rivivere uno spazio per troppo tempo chiuso”.

Adesso si sta lavorando al calendario delle esposizioni che sarà deliberato al prossimo Consiglio di amministrazione. Intanto il Loggiato sarà messo a reddito con un servizio di biglietteria, e la possibilità di utilizzare i suoi tre livelli inclusa la terrazza da cui si ha un colpo d’occhio straordinario, sul Foro Italico e sulla città, dal mare alla montagna.

Il Loggiato san Bartolomeo sarà aperto dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 20 (ultimo ingresso alle 19.30). Sabato e domenica dalle 10.30 alle 21 (ultimo ingresso 20.30). Biglietti: intero 6 euro, ridotto 5/3 euro. Biglietto cumulativo Loggiato S. Bartolomeo e Palazzo Sant’Elia: 10 euro

Dopo sei anni di chiusura, il monumento torna fruibile per cittadini e turisti. Si inaugura con una mostra dell’artista cinese Zhang Hongmei

di Marco Russo

Uno spazio storico ritrovato che contribuirà ad animare la vita culturale della città, aperto a mostre, conferenze ed eventi. Palermo riabbraccia il Loggiato San Bartolomeo dopo sei anni di chiusura. È la mostra a cantiere aperto “Human Condition” con le opere dell’artista cinese Zhang Hongmei ad inaugurare lo spazio gestito dalla Fondazione Sant’Elia, martedì 14 maggio alle 18. La riapertura è stata resa possibile grazie all’aiuto di numerosi mecenati e aziende private che hanno contribuito con interventi di restauro, ripristino, pulizia, illuminazione. Ma c’è ancora molto da fare: per questo motivo, su iniziativa della Settimana delle Culture, il giorno della riapertura sarà avviata una campagna di crowdfunding che comprende l’ingresso all’inaugurazione della mostra che sarà aperta fino al 30 giugno.

“Human Condition”, curata da Giacomo Fanale e da Vincenzo Sanfo, presenta opere che cercano un confronto tra temi classici – i famosi guerrieri di terracotta – e una rilettura contemporanea, colorata, irridente, magari mitigata da tessuti, pezze, brandelli. Molto apprezzata nel suo Paese, Zhang Hongmei – che sarà presente all’inaugurazione – si è fatta conoscere all’estero per la sua estrema versatilità. Al Loggiato San Bartolomeo viene montata un’inedita installazione, una foresta di 48 alberi dalle cortecce colorate e fluo. Un inno alla vita e alla forza millenaria della natura.

Zhang Hangmei, “Human Condition”

Da ospedale per malati di sifilide ad orfanotrofio per neonati abbandonati sulla ruota degli esposti, il Loggiato San Bartolomeo è sempre stato parte integrante della vita della città. Semidistrutto sotto le bombe del ’43, viene recuperato e restaurato alla fine degli anni Novanta, ma infiltrazioni d’acqua e usura lo rendono presto pericoloso. Quindi la chiusura per sei interminabili anni. Assegnato alla Fondazione Sant’Elia dal 2013, non ci sono i fondi per restaurarlo e il Cda della Fondazione decide di ricorrere all’Art Bonus, la piattaforma del Ministero dei Beni Culturali che consente donazioni di mecenati per interventi di tutela del patrimonio pubblico, a fronte di detrazioni fiscali sino al 65 per cento degli importi. Così arrivano gli aiuti dei privati, una catena di mecenati ed aziende che in prima persona e a ritmo serrato, permettono la riapertura dopo aver completato interventi di restauro, ripristino, pulizia e illuminazione.

Il Loggiato San Bartolomeo danneggiato dai bombardamenti

Due mesi fa sono state raccolte le risorse necessarie per i primi lavori che, grazie alla collaborazione della Soprintendenza, sono stati realizzati in maniera rapida. “Riapre il Loggiato San Bartolomeo, un ulteriore contributo alla vita culturale della città e un’ulteriore bellezza architettonica restituita alla fruizione di cittadini e turisti”, dichiara il sindaco e presidente della Fondazione, Leoluca Orlando. “Ennesima conferma del cambio culturale di Palermo – prosegue il primo cittadino – che trova anche nel rapporto fra pubblico e privato un’occasione di promozione di cultura che è al tempo stesso crescita e sviluppo. Il mio apprezzamento a quanti si sono adoperati per questo risultato che è un traguardo ma soprattutto un nuovo punto di partenza per far rivivere uno spazio per troppo tempo chiuso”.

Adesso si sta lavorando al calendario delle esposizioni che sarà deliberato al prossimo Consiglio di amministrazione. Intanto il Loggiato sarà messo a reddito con un servizio di biglietteria, e la possibilità di utilizzare i suoi tre livelli inclusa la terrazza da cui si ha un colpo d’occhio straordinario, sul Foro Italico e sulla città, dal mare alla montagna.

Il Loggiato san Bartolomeo sarà aperto dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 20 (ultimo ingresso alle 19.30). Sabato e domenica dalle 10.30 alle 21 (ultimo ingresso 20.30). Biglietti: intero 6 euro, ridotto 5/3 euro. Biglietto cumulativo Loggiato S. Bartolomeo e Palazzo Sant’Elia: 10 euro

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Ambelia, viaggio a cavallo tra natura e storia

È tutto pronto per la Fiera Mediterranea nella storica tenuta del Catanese, che ospiterà decine di razze equine, ma anche una mostra di reperti archeologici

di Marco Russo

Un’antica tenuta nelle campagne catanesi, fuori dai grandi circuiti turistici della Sicilia, per tre giorni diventa vetrina del variegato mondo equestre. È tutto pronto per la Fiera Mediterranea del Cavallo, che si svolgerà dal 10 al 12 maggio nella Tenuta Ambelia, a una trentina di chilometri da Catania. Una manifestazione che ospiterà decine di razze equine, in un suggestivo contesto di natura e arte.

Le campagne di Ambelia

Un evento che non ha precedenti nell’Italia meridionale e che si propone, essenzialmente, di raggiungere due obiettivi: rilanciare le razze degli equidi autoctone italiane e dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo; promuovere il territorio dell’Isola, soprattutto nei suoi itinerari “minori”, cioè quelli al di fuori delle guide ufficiali. L’iniziativa è della Regione Siciliana, che ha mobilitato gli assessorati per l’Agricoltura, il Turismo, le Attività produttive, i Beni culturali, dopo aver rimesso a nuovo l’antica Tenuta, che in età feudale apparteneva ai nobili del luogo, prima i Barresi e poi i Branciforte. Ambelia è stata sin dall’Unità d’Italia una Stazione di monta dello Stato attraverso il ministero della Guerra. Oggi è gestita dall’Istituto di incremento ippico, ente controllato dalla Regione e preposto alla tutela delle razze autoctone che in Sicilia sono essenzialmente quattro: il Cavallo orientale, il Cavallo sanfratellano, l’asino ragusano e l’asino di Pantelleria.

Acroterio di Camarina

La manifestazione si articolerà in iniziative di carattere sportivo, ludico e culturale. Ad Ambelia, raggiungibile da Catania anche a bordo di un treno storico del 1910, sarà possibile visitare anche una ricca esposizione archeologica che ripercorre il rapporto tra l’uomo e gli equidi attraverso sculture, pitture, raffigurazioni, graffiti, bassorilievi, monete e mosaici. Organizzata secondo un criterio cronologico, la mostra – curata dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Catania, guidata da Rosalba Panvini – illustra l’iconografia del cavallo presente nelle testimonianze archeologiche della Sicilia, dalla preistoria all’età romana.

Testa di cavallo trovata a Gela

Un excursus storico, che inizia dalle raffigurazioni di equidi incise nelle grotte della Sicilia, risalenti al Paleolitico Superiore (12mila anni fa), e si sofferma sulla straordinaria documentazione archeologica relativa alla colonizzazione dei greci e alla successiva conquista romana dell’Isola. In esposizione opere ritrovate nelle necropoli di Siracusa e connesse ai riti funerari (Cavallino bronzeo e Cratere con cavallo dalla necropoli del Fusco, VIII-VII secolo avanti Cristo), o rinvenute negli abitati e destinate all’infanzia (Cavallino giocattolo da Butera, VII secolo avanti Cristo). In mostra anche reperti archeologici scoperti nei santuari delle città, come le sculture che ornavano i templi (Acroterio con cavaliere da Camarina, VI secolo avanti cristo, Metopa con quadriga, Demetra e Kore da Selinunte, 560-550 avanti Cristo, teste fittili di Cavalli da Gela, V secolo avanti Cristo) e come i piccoli altari in terracotta (Arula in terracotta da Selinunte, 560-550 avanti Cristo).

Una delle scoperte archeologiche più recenti e significative, è costituita dal ritrovamento delle sepolture di cavalli e cavalieri, caduti nella battaglia di Himera del 480 avanti Cristo, che vide la vittoria dei Greci di Sicilia sui Cartaginesi e di cui si espone un cranio di cavallo con il morso in bronzo. Le testimonianze archeologiche più straordinarie provengono però dai mosaici delle Ville Romane del Casale di Piazza Armerina e del Tellaro di Noto, risalenti al IV secolo dopo Cristo, dove i cavalli vengono rappresentati con ricche bardature in scene di gare equestri al Circo Massimo di Roma e in grandiose scene di caccia.

È tutto pronto per la Fiera Mediterranea nella storica tenuta del Catanese, che ospiterà decine di razze equine, ma anche una mostra di reperti archeologici

di Marco Russo

Un’antica tenuta nelle campagne catanesi, fuori dai grandi circuiti turistici della Sicilia, per tre giorni diventa vetrina del variegato mondo equestre. È tutto pronto per la Fiera Mediterranea del Cavallo, che si svolgerà dal 10 al 12 maggio nella Tenuta Ambelia, a una trentina di chilometri da Catania. Una manifestazione che ospiterà decine di razze equine, in un suggestivo contesto di natura e arte.

Le campagne di Ambelia

Un evento che non ha precedenti nell’Italia meridionale e che si propone, essenzialmente, di raggiungere due obiettivi: rilanciare le razze degli equidi autoctone italiane e dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo; promuovere il territorio dell’Isola, soprattutto nei suoi itinerari “minori”, cioè quelli al di fuori delle guide ufficiali. L’iniziativa è della Regione Siciliana, che ha mobilitato gli assessorati per l’Agricoltura, il Turismo, le Attività produttive, i Beni culturali, dopo aver rimesso a nuovo l’antica Tenuta, che in età feudale apparteneva ai nobili del luogo, prima i Barresi e poi i Branciforte. Ambelia è stata sin dall’Unità d’Italia una Stazione di monta dello Stato attraverso il ministero della Guerra. Oggi è gestita dall’Istituto di incremento ippico, ente controllato dalla Regione e preposto alla tutela delle razze autoctone che in Sicilia sono essenzialmente quattro: il Cavallo orientale, il Cavallo sanfratellano, l’asino ragusano e l’asino di Pantelleria.

Acroterio di Camarina

La manifestazione si articolerà in iniziative di carattere sportivo, ludico e culturale. Ad Ambelia, raggiungibile da Catania anche a bordo di un treno storico del 1910, sarà possibile visitare anche una ricca esposizione archeologica che ripercorre il rapporto tra l’uomo e gli equidi attraverso sculture, pitture, raffigurazioni, graffiti, bassorilievi, monete e mosaici. Organizzata secondo un criterio cronologico, la mostra – curata dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Catania, guidata da Rosalba Panvini – illustra l’iconografia del cavallo presente nelle testimonianze archeologiche della Sicilia, dalla preistoria all’età romana.

Un excursus storico, che inizia dalle raffigurazioni di equidi incise nelle grotte della Sicilia, risalenti al Paleolitico Superiore (12mila anni fa), e si sofferma sulla straordinaria documentazione archeologica relativa alla colonizzazione dei greci e alla successiva conquista romana dell’Isola. In esposizione opere ritrovate nelle necropoli di Siracusa e connesse ai riti funerari (Cavallino bronzeo e Cratere con cavallo dalla necropoli del Fusco, VIII-VII secolo avanti Cristo), o rinvenute negli abitati e destinate all’infanzia (Cavallino giocattolo da Butera, VII secolo avanti Cristo). In mostra anche reperti archeologici scoperti nei santuari delle città, come le sculture che ornavano i templi (Acroterio con cavaliere da Camarina, VI secolo avanti cristo, Metopa con quadriga, Demetra e Kore da Selinunte, 560-550 avanti Cristo, teste fittili di Cavalli da Gela, V secolo avanti Cristo) e come i piccoli altari in terracotta (Arula in terracotta da Selinunte, 560-550 avanti Cristo).

Testa di cavallo trovata a Gela

Una delle scoperte archeologiche più recenti e significative, è costituita dal ritrovamento delle sepolture di cavalli e cavalieri, caduti nella battaglia di Himera del 480 avanti Cristo, che vide la vittoria dei Greci di Sicilia sui Cartaginesi e di cui si espone un cranio di cavallo con il morso in bronzo. Le testimonianze archeologiche più straordinarie provengono però dai mosaici delle Ville Romane del Casale di Piazza Armerina e del Tellaro di Noto, risalenti al IV secolo dopo Cristo, dove i cavalli vengono rappresentati con ricche bardature in scene di gare equestri al Circo Massimo di Roma e in grandiose scene di caccia.

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Le tragedie classiche rivivono al Teatro Antico

È tutto pronto a Catania per l’Amenanos Festival, un cartellone di quattro spettacoli, da Eschilo a Shakespeare, che tornano simbolicamente nel loro luogo originario

di Marco Russo

Il Teatro Antico di Catania rivive nel segno delle tragedie classiche. Un cartellone di quattro spettacoli animerà, dal 3 al 19 maggio, il monumento risalente al II secolo che si trova nel cuore della città etnea. È tutto pronto per l’Amenanos Festival, un programma di rappresentazioni, da Eschilo a Shakespeare, pensate per valorizzare il fiume Amenano, che scorre sotto la cavea e il palco, e che verrà adeguatamente coperto da strutture trasparenti in plexiglass.

La locandina dell’Amenanos Festival

Si comincia con “Prometheus”, tratto dalla tragedia di Eschilo, che andrà in scena in prima assoluta dal 3 al 6 maggio alle 19, con la regia di Daniele Salvo, unico ad aver diretto quattro tragedie al Teatro greco di Siracusa. Poi sarà la volta di “Choros”, in scena il 10 e 11 maggio alle 21. Si tratta di un concerto per soli, coro, strumenti e voci recitanti, ideato e diretto da Marco Podda, che ripropone le musiche originali scritte per il teatro antico dal 2005 al 2016. Spazio, dunque, a Shakespeare, il 17 e 18 maggio alle 19, con lo spettacolo “Sonetti d’Amore”, firmato da Melania Giglio e prodotto dal Globe Theatre Roma di Gigi Proietti. Quattro personaggi daranno voce e corpo ad alcune tra le più belle composizioni del “Bardo”. La rassegna si chiude ancora nel segno di Shakespeare con “William and Elizabeth”, in scena il 19 maggio alle 19, uno spettacolo dedicato al rapporto tra il drammaturgo e la regina Elisabetta I. La regia è sempre di Melania Giglio, con la produzione del Globe.

Michele Di Dio

“Finalmente, per la prima volta dopo la riapertura, il Teatro Antico ospiterà un ciclo spettacoli classici”. È soddisfatto Michele Di Dio, presidente dell’associazione Dide, che ha organizzato il festival e sognava da tempo di mettere in scena spettacoli tragici nel teatro antico di Catania. “Il paradosso è che non si sia fatto prima – confessa Di Dio a Le Vie dei Tesori News – . Questo festival vuole rappresentare l’anno zero, l’inizio di un percorso che vede la Sicilia orientale come fulcro di un circuito culturale che, con Taormina e Siracusa, ha tre teatri antichi nel raggio di 130 chilometri, predisposti alla fruizione di spettacoli. Un unicum che non esiste da nessuna altra parte del mondo”.

Così, adesso, il teatro greco-romano si prepara a ospitare di nuovo spettacoli classici. Per l’occasione il proscenio sarà coperto con un policarbonato trasparente, progettato dagli architetti Luca Fauzia e Salvatore Ciantia, attraverso cui si potrà vedere scorrere l’acqua del fiume Amenano. “Finalmente riparte la programmazione al Teatro Antico con questa bellissima rassegna – ha detto l’assessore alla Cultura del Comune di Catania, Barbara Mirabella – un’iniziativa che riporta le tragedie nel loro luogo naturale, facendo conoscere questo straordinario monumento a cittadini e turisti”.

È tutto pronto a Catania per l’Amenanos Festival, un cartellone di quattro spettacoli, da Eschilo a Shakespeare, che tornano simbolicamente nel loro luogo originario

di Marco Russo

Il Teatro Antico di Catania rivive nel segno delle tragedie classiche. Un cartellone di quattro spettacoli animerà, dal 3 al 19 maggio, il monumento risalente al II secolo che si trova nel cuore della città etnea. È tutto pronto per l’Amenanos Festival, un programma di rappresentazioni, da Eschilo a Shakespeare, pensate per valorizzare il fiume Amenano, che scorre sotto la cavea e il palco, e che verrà adeguatamente coperto da strutture trasparenti in plexiglass.

La locandina dell’Amenanos Festival

Si comincia con “Prometheus”, tratto dalla tragedia di Eschilo, che andrà in scena in prima assoluta dal 3 al 6 maggio alle 19, con la regia di Daniele Salvo, unico ad aver diretto quattro tragedie al Teatro greco di Siracusa. Poi sarà la volta di “Choros”, in scena il 10 e 11 maggio alle 21. Si tratta di un concerto per soli, coro, strumenti e voci recitanti, ideato e diretto da Marco Podda, che ripropone le musiche originali scritte per il teatro antico dal 2005 al 2016. Spazio, dunque, a Shakespeare, il 17 e 18 maggio alle 19, con lo spettacolo “Sonetti d’Amore”, firmato da Melania Giglio e prodotto dal Globe Theatre Roma di Gigi Proietti. Quattro personaggi daranno voce e corpo ad alcune tra le più belle composizioni del “Bardo”. La rassegna si chiude ancora nel segno di Shakespeare con “William and Elizabeth”, in scena il 19 maggio alle 19, uno spettacolo dedicato al rapporto tra il drammaturgo e la regina Elisabetta I. La regia è sempre di Melania Giglio, con la produzione del Globe.

Michele Di Dio

“Finalmente, per la prima volta dopo la riapertura, il Teatro Antico ospiterà un ciclo spettacoli classici”. È soddisfatto Michele Di Dio, presidente dell’associazione Dide, che ha organizzato il festival e sognava da tempo di mettere in scena spettacoli tragici nel teatro antico di Catania. “Il paradosso è che non si sia fatto prima – confessa Di Dio a Le Vie dei Tesori News – . Questo festival vuole rappresentare l’anno zero, l’inizio di un percorso che vede la Sicilia orientale come fulcro di un circuito culturale che, con Taormina e Siracusa, ha tre teatri antichi nel raggio di 130 chilometri, predisposti alla fruizione di spettacoli. Un unicum che non esiste da nessuna altra parte del mondo”.

Così, adesso, il teatro greco-romano si prepara a ospitare di nuovo spettacoli classici. Per l’occasione il proscenio sarà coperto con un policarbonato trasparente, progettato dagli architetti Luca Fauzia e Salvatore Ciantia, attraverso cui si potrà vedere scorrere l’acqua del fiume Amenano. “Finalmente riparte la programmazione al Teatro Antico con questa bellissima rassegna – ha detto l’assessore alla Cultura del Comune di Catania, Barbara Mirabella – un’iniziativa che riporta le tragedie nel loro luogo naturale, facendo conoscere questo straordinario monumento a cittadini e turisti”.

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Musica, incontri e mostre nel segno dell’arte sacra

Torna “Invisibilia”, la rassegna organizzata dall’Arcidiocesi di Palermo che prevede un mese di appuntamenti nelle chiese del centro storico

di Marco Russo

Concerti, incontri, visite guidate e performance all’insegna dell’arte e della spiritualità. Torna anche quest’anno “Invisibilia”, la rassegna di appuntamenti culturali nel centro storico di Palermo dedicati alle parole, alle immagini e ai suoni del sacro. La manifestazione è organizzata dall’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Palermo, in collaborazione con l’Università degli Studi, con l’Accademia delle Belle Arti, con il Conservatorio Scarlatti, insieme ad alcune confraternite mariane, e con l’Orchestra e il Coro Quattrocanti.

La locandina della rassegna

Un fitto mese di eventi che inizia il 2 maggio per concludersi l’1 giugno, in cui si alterneranno momenti di preghiera in musica, incontri, concerti e mostre, tra cui quella sui beni culturali di Ciminna (qui il programma completo). L’evento inaugurale s’intitola “Spazi di luce a Santa Caterina d’Alessandria”, una performance di lighting design, musica e parole per scoprire la storia e i significati teologici nascosti nel monastero che si affaccia su piazza Bellini e piazza Pretoria. La performance, a cura dell’Accademia di Belle Arti, in collaborazione col Conservatorio di Palermo e l’ufficio dei Beni Culturali dell’Arcidiocesi, si svolgerà giovedì 2 maggio alle 21, con repliche alla stessa ora il 3, 4, 5, 10, 11 e 12 maggio. La performance è ideata e diretta da Maria Antonietta Malleo, mentre le luci sono a cura di Massimo Tomasino. I testi sono interpretati dall’attrice Giusva Pecoraino e le ricerche teologiche sono state condotte da Nicole Oliveri. Parteciperà anche l’ensemble di strumenti antichi del Conservatorio Scarlatti.

Tra i concerti, il primo sarà dedicato alla musica ebraica, venerdì 10 maggio, all’Oratorio di San Lorenzo; un altro, venerdì 17 maggio all’Oratorio di Santa Cita, prevede canti religiosi siciliani; spazio anche ad un omaggio a José Antonio Abreu, compositore ed educatore venezuelano, curato dall’orchestra e coro multietnico Quattrocanti, che si esibiranno al Politeama Garibaldi giovedì 30 maggio. La chiesa di Santa Caterina, invece, ospiterà quattro messe che ripercorrono la storia dei suoni del sacro: dai canti gregoriani (domenica 12 maggio), passando per il Barocco (domenica 19 maggio) e la Petite Messe di Gioachino Rossini (domenica 26 maggio), fino alla prima assoluta di Messa in lingua italiana, una composizione originale firmata da Simone Piraino, alunno del Conservatorio di Palermo (sabato 1 giugno).

Il presbiterio di Santa Caterina

Saranno, inoltre, tre gli appuntamenti dedicati alla scoperta dei monasteri della città: una passeggiata lungo via Vittorio Emanuele (domenica 19 maggio) e due visite in notturna a Santa Caterina (venerdì 24 e 31 maggio). Previste anche visite e conversazioni tematiche per scoprire i significati spirituali che si celano tra le bellezze artistiche di Palermo e altri momenti di preghiera a cura delle confraternite degli oratori del Rosario del Serpotta e altri appuntamenti di parole e musica, per entrare nella spiritualità di San Filippo Neri, del Carmelo e di San Francesco d’Assisi, attraverso la lettura dei testi dei fondatori. Rientra nella rassegna, anche “Il circuito del sacro”, un itinerario artistico che si muove trasversalmente tra i numerosi edifici del centro storico. Fuori programma, il 25 giugno (ma la data potrebbe subire variazioni) anche una conferenza su Leonardo a cura di Vittorio Sgarbi che si svolgerà nella chiesa di San Francesco d’Assisi.

Per informazioni telefonare allo 0912713833.

Torna “Invisibilia”, la rassegna organizzata dall’Arcidiocesi di Palermo che prevede un mese di appuntamenti nelle chiese del centro storico

di Marco Russo

Concerti, incontri, visite guidate e performance all’insegna dell’arte e della spiritualità. Torna anche quest’anno “Invisibilia”, la rassegna di appuntamenti culturali nel centro storico di Palermo dedicati alle parole, alle immagini e ai suoni del sacro. La manifestazione è organizzata dall’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Palermo, in collaborazione con l’Università degli Studi, con l’Accademia delle Belle Arti, con il Conservatorio Scarlatti, insieme ad alcune confraternite mariane, e con l’Orchestra e il Coro Quattrocanti.

La locandina della rassegna

Un fitto mese di eventi che inizia il 2 maggio per concludersi l’1 giugno, in cui si alterneranno momenti di preghiera in musica, incontri, concerti e mostre, tra cui quella sui beni culturali di Ciminna (qui il programma completo). L’evento inaugurale s’intitola “Spazi di luce a Santa Caterina d’Alessandria”, una performance di lighting design, musica e parole per scoprire la storia e i significati teologici nascosti nel monastero che si affaccia su piazza Bellini e piazza Pretoria. La performance, a cura dell’Accademia di Belle Arti, in collaborazione col Conservatorio di Palermo e l’ufficio dei Beni Culturali dell’Arcidiocesi, si svolgerà giovedì 2 maggio alle 21, con repliche alla stessa ora il 3, 4, 5, 10, 11 e 12 maggio. La performance è ideata e diretta da Maria Antonietta Malleo, mentre le luci sono a cura di Massimo Tomasino. I testi sono interpretati dall’attrice Giusva Pecoraino e le ricerche teologiche sono state condotte da Nicole Oliveri. Parteciperà anche l’ensemble di strumenti antichi del Conservatorio Scarlatti.

Tra i concerti, il primo sarà dedicato alla musica ebraica, venerdì 10 maggio, all’Oratorio di San Lorenzo; un altro, venerdì 17 maggio all’Oratorio di Santa Cita, prevede canti religiosi siciliani; spazio anche ad un omaggio a José Antonio Abreu, compositore ed educatore venezuelano, curato dall’orchestra e coro multietnico Quattrocanti, che si esibiranno al Politeama Garibaldi giovedì 30 maggio. La chiesa di Santa Caterina, invece, ospiterà quattro messe che ripercorrono la storia dei suoni del sacro: dai canti gregoriani (domenica 12 maggio), passando per il Barocco (domenica 19 maggio) e la Petite Messe di Gioachino Rossini (domenica 26 maggio), fino alla prima assoluta di Messa in lingua italiana, una composizione originale firmata da Simone Piraino, alunno del Conservatorio di Palermo (sabato 1 giugno).

Il presbiterio di Santa Caterina

Saranno, inoltre, tre gli appuntamenti dedicati alla scoperta dei monasteri della città: una passeggiata lungo via Vittorio Emanuele (domenica 19 maggio) e due visite in notturna a Santa Caterina (venerdì 24 e 31 maggio). Previste anche visite e conversazioni tematiche per scoprire i significati spirituali che si celano tra le bellezze artistiche di Palermo e altri momenti di preghiera a cura delle confraternite degli oratori del Rosario del Serpotta e altri appuntamenti di parole e musica, per entrare nella spiritualità di San Filippo Neri, del Carmelo e di San Francesco d’Assisi, attraverso la lettura dei testi dei fondatori. Rientra nella rassegna, anche “Il circuito del sacro”, un itinerario artistico che si muove trasversalmente tra i numerosi edifici del centro storico. Fuori programma, il 25 giugno (ma la data potrebbe subire variazioni) anche una conferenza su Leonardo a cura di Vittorio Sgarbi che si svolgerà nella chiesa di San Francesco d’Assisi.

Per informazioni telefonare allo 0912713833.

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Si celebra l’Earth Day, inno d’amore per la Terra

Da Palermo a Cefalù, fino a Marsala e Capo D’Orlando, sono tanti gli appuntamenti all’insegna della sostenibilità ambientale

di Marco Russo

È la più grande manifestazione ambientale mondiale. È tornato anche quest’anno l’Earth Day, l’unico momento in cui tutti i cittadini del Pianeta si uniscono per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia. La Giornata della Terra, momento fortemente voluto dal senatore statunitense Gaylord Nelson e promosso ancor prima dal presidente John Fitzgerald Kennedy, coinvolge ogni anno fino a un miliardo di persone in ben 192 paesi del mondo.

Il Calidarium dell’Orto Botanico

Anche la Sicilia partecipa alla manifestazione con una serie di eventi che, a partire dal 22 e fino al 28 aprile, interessano diverse parti dell’Isola. Si parte da Palermo, dove all’Orto Botanico, il 27 e 28 aprile alle 10 alle 21, si festeggerà la Giornata della Terra con una manifestazione che conta diverse sezioni: culturale, convegnistica, laboratoriale, enogastronomica, sport e benessere (qui il programma). Per la sezione culturale, da segnalare in prima nazionale la proiezione di “Strattu, Film/Concerto per Grano, Pomodorini Mandorle e Strumenti” che sarà musicato dal vivo da Giulia Tagliavia trio; poi una retrospettiva su Steve Reich con “Clapping Music e Music for Pieces of Wood” e i due video di Reich/Korot “Bikini” e Dolly” che sviluppano il tema fra etica e scienza in relazione all’ambiente e all’esistenza umana, curata da Dario Oliveri.

Cefalù

Per la sezione enogastronomica, ci sarà una tavola rotonda sul pane, che prevede un laboratorio di panificazione con grani antichi siciliani, coaudivata dal gastroenterologo Giuseppe Iacono. E per la parte dedicata al benessere, un convegno sulla salute materno-infantile. Poi tanti i laboratori per bambini e adulti, tra riciclo, origami, e lezioni gratuite di yoga, mindfulness e nordic walking. Restando nel Palermitano, appuntamento anche a Bagheria, dove il 28 aprile a Villa Coglitore Galioto, l’associazione culturale Argelia, presenterà proiezioni, intermezzi musicali e interventi di personaggi legati al mondo della cultura, oltre al concorso letterario che avrà come tema i cambiamenti climatici. È la serata conclusiva della terza edizione di Primavera in festa “Calliope e Gaia”. A Cefalù, invece, è in corso una manifestazione organizzata dal Comune di Cefalù, in collaborazione con Earth Day Italia e Fare Ambiente Cefalù-Madonie, iniziata il 20 e che si conclude il 25 aprile (qui il programma). Un grande contenitore di iniziative sportive, con escursioni naturalistiche guidate nel parco urbano della Rocca di Cefalù, prove a cavallo per grandi e piccini e voli in parapendio.

Capo D’Orlando

Ma appuntamenti si sono svolti e si svolgeranno anche a Marsala, nel Trapanese, con l’infiorata nel quartiere spagnolo che si inaugura il 26 aprile e le visite nei bagli storici a cura del Fai, previste domenica 28 (qui il programma). Infine, a Capo d’Orlando, nel Messinese, dal 26 al 28 aprile, per il quinto anno consecutivo l’associazione “Gentili con la Terra” e il Comune celebrano la Terra con tre giorni all’insegna della sostenibilità e della solidarietà (qui il programma). Grazie a volontari, associazioni, enti ed istituti scolastici, la cittadina si tinge di verde e dedica un vasto cartellone di attività a sostegno del territorio e di appuntamenti nella natura per grandi e piccini. All’interno della manifestazione non mancheranno i momenti di educazione e sensibilizzazione all’ecologia, grazie anche ai volontari di “We Are Drops” ed all’artista Giuseppe La Spada. E ancora mercatini, escursioni, mostre fotografiche, yoga, pulizia delle spiagge e dei fondali, picnic e laboratori per bambini.

Da Palermo a Cefalù, fino a Marsala e Capo D’Orlando, sono tanti gli appuntamenti all’insegna della sostenibilità ambientale

di Marco Russo

È la più grande manifestazione ambientale mondiale. È tornato anche quest’anno l’Earth Day, l’unico momento in cui tutti i cittadini del Pianeta si uniscono per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia. La Giornata della Terra, momento fortemente voluto dal senatore statunitense Gaylord Nelson e promosso ancor prima dal presidente John Fitzgerald Kennedy, coinvolge ogni anno fino a un miliardo di persone in ben 192 paesi del mondo.

Il Calidarium dell’Orto Botanico

Anche la Sicilia partecipa alla manifestazione con una serie di eventi che, a partire dal 22 e fino al 28 aprile, interessano diverse parti dell’Isola. Si parte da Palermo, dove all’Orto Botanico, il 27 e 28 aprile alle 10 alle 21, si festeggerà la Giornata della Terra con una manifestazione che conta diverse sezioni: culturale, convegnistica, laboratoriale, enogastronomica, sport e benessere (qui il programma). Per la sezione culturale, da segnalare in prima nazionale la proiezione di “Strattu, Film/Concerto per Grano, Pomodorini Mandorle e Strumenti” che sarà musicato dal vivo da Giulia Tagliavia trio; poi una retrospettiva su Steve Reich con “Clapping Music e Music for Pieces of Wood” e i due video di Reich/Korot “Bikini” e Dolly” che sviluppano il tema fra etica e scienza in relazione all’ambiente e all’esistenza umana, curata da Dario Oliveri.

Cefalù

Per la sezione enogastronomica, ci sarà una tavola rotonda sul pane, che prevede un laboratorio di panificazione con grani antichi siciliani, coaudivata dal gastroenterologo Giuseppe Iacono. E per la parte dedicata al benessere, un convegno sulla salute materno-infantile. Poi tanti i laboratori per bambini e adulti, tra riciclo, origami, e lezioni gratuite di yoga, mindfulness e nordic walking. Restando nel Palermitano, appuntamento anche a Bagheria, dove il 28 aprile a Villa Coglitore Galioto, l’associazione culturale Argelia, presenterà proiezioni, intermezzi musicali e interventi di personaggi legati al mondo della cultura, oltre al concorso letterario che avrà come tema i cambiamenti climatici. È la serata conclusiva della terza edizione di Primavera in festa “Calliope e Gaia”. A Cefalù, invece, è in corso una manifestazione organizzata dal Comune di Cefalù, in collaborazione con Earth Day Italia e Fare Ambiente Cefalù-Madonie, iniziata il 20 e che si conclude il 25 aprile (qui il programma). Un grande contenitore di iniziative sportive, con escursioni naturalistiche guidate nel parco urbano della Rocca di Cefalù, prove a cavallo per grandi e piccini e voli in parapendio.

Capo D’Orlando

Ma appuntamenti si sono svolti e si svolgeranno anche a Marsala, nel Trapanese, con l’infiorata nel quartiere spagnolo che si inaugura il 26 aprile e le visite nei bagli storici a cura del Fai, previste domenica 28 (qui il programma). Infine, a Capo d’Orlando, nel Messinese, dal 26 al 28 aprile, per il quinto anno consecutivo l’associazione “Gentili con la Terra” e il Comune celebrano la Terra con tre giorni all’insegna della sostenibilità e della solidarietà (qui il programma). Grazie a volontari, associazioni, enti ed istituti scolastici, la cittadina si tinge di verde e dedica un vasto cartellone di attività a sostegno del territorio e di appuntamenti nella natura per grandi e piccini. All’interno della manifestazione non mancheranno i momenti di educazione e sensibilizzazione all’ecologia, grazie anche ai volontari di “We Are Drops” ed all’artista Giuseppe La Spada. E ancora mercatini, escursioni, mostre fotografiche, yoga, pulizia delle spiagge e dei fondali, picnic e laboratori per bambini.

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Mozia si fa ancora più bella, restauro in arrivo

L’isola è protagonista di un intervento riqualificazione da 4 milioni e mezzo finanziato dal Po Fesr Sicilia. Pronto il bando per i mosaici

di Marco Russo

È un piccolo lembo di terra che affiora dal mare, con dentro un grande tesoro di storia e natura. L’isola di San Pantaleo, che un tempo ospitava, l’antica colonia fenicia di Mozia, nello Stagnone di Marsala, racchiude nei suoi 45 ettari, preziose testimonianze archeologiche: dal cothon, raro esempio di bacino di ormeggio punico, alla strada punica sommersa; dal tophet, l’area sacra per i sacrifici umani, alla necropoli, ai mosaici, fino all’elegante statua del Giovinetto, conservata al Museo Whithaker.

La necropoli

Oggi Mozia è protagonista di un intervento di riqualificazione e valorizzazione con un progetto finanziato dal Po Fesr Sicilia 2014-2020. Un intervento da 4 milioni e mezzo di euro complessivi, finalizzato al restauro archeologico e alla riqualificazione ambientale e paesaggistica, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo sostenibile nel settore turistico-culturale. L’intervento è suddiviso in tre parti: si comincia dai lavori di rilevamento topografico (già appaltati attraverso una manifestazione di interesse con base d’asta di 199.867 euro), per proseguire con la realizzazione di percorsi, sistemazione del verde e degli arredi esterni e l’attivazione della rete dati wi-fi (anche questi già appaltati con base d’asta di 999.700 euro), per finire con i lavori di restauro archeologico, attualmente in fase di appalto, con un bando che scadrà il 6 maggio prossimo.

Porta Sud

Lo scorso marzo la Soprintendenza per i Beni culturali di Trapani, beneficiaria del progetto, ha avviato la procedura di gara telematica per i lavori di restauro conservativo delle strutture archeologiche, con una base d’asta di 2.165.252 euro. Il restauro è incentrato sui mosaici presenti nell’isola, sulle strutture murarie in calcarenite e in mattoni crudi, spesso preservate per almeno un metro di altezza. Dal Tofet alla necropoli, dal Santuario di Cappiddazzu alla Casa dei mosaici, dalla casermetta alla Porta del Sud e al Khoton, i lavori saranno legati alla riqualificazione anche del paesaggio isolano, con la sistemazione dei percorsi di visita, migliorando i sentieri in terra battuta e creando un’adeguata segnaletica relativa non solo ai siti archeologici, ma anche alla fauna e alla flora.

Il Giovinetto

Alle esigenze di protezione e tutela di alcuni monumenti archeologici, particolarmente esposti alle intemperie, saranno coniugate quelle della produzione di energia da fonti rinnovabili: si prevede, infatti, la realizzazione di nuove coperture archeologiche. Il progetto prevede poi la predisposizione di un archivio informatico su base cartografica per la gestione dei dati archeologici territoriali, che possa funzionare da piattaforma per la comunicazione su vasta scala delle informazioni prodotte nell’ambito delle attività di ricerca archeologica sull’isola.

È previsto, infine, il posizionamento in punti strategici di alcuni cannocchiali Focus, per l’osservazione naturale assistita, con relativa banca dati ipermediale multilingue. Sarà attivato, infine, un servizio di bike-sharing, con due tipologie di mezzi, la classica bici a pedali e quella a pedalata assistita, tutte dotate di antenna gps ed equipaggiate con telecamera Gopro.

L’isola è protagonista di un intervento riqualificazione da 4 milioni e mezzo finanziato dal Po Fesr Sicilia. Pronto il bando per i mosaici

di Marco Russo

È un piccolo lembo di terra che affiora dal mare, con dentro un grande tesoro di storia e natura. L’isola di San Pantaleo, che un tempo ospitava, l’antica colonia fenicia di Mozia, nello Stagnone di Marsala, racchiude nei suoi 45 ettari, preziose testimonianze archeologiche: dal cothon, raro esempio di bacino di ormeggio punico, alla strada punica sommersa; dal tophet, l’area sacra per i sacrifici umani, alla necropoli, ai mosaici, fino all’elegante statua del Giovinetto, conservata al Museo Whithaker.

La necropoli

Oggi Mozia è protagonista di un intervento di riqualificazione e valorizzazione con un progetto finanziato dal Po Fesr Sicilia 2014-2020. Un intervento da 4 milioni e mezzo di euro complessivi, finalizzato al restauro archeologico e alla riqualificazione ambientale e paesaggistica, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo sostenibile nel settore turistico-culturale. L’intervento è suddiviso in tre parti: si comincia dai lavori di rilevamento topografico (già appaltati attraverso una manifestazione di interesse con base d’asta di 199.867 euro), per proseguire con la realizzazione di percorsi, sistemazione del verde e degli arredi esterni e l’attivazione della rete dati wi-fi (anche questi già appaltati con base d’asta di 999.700 euro), per finire con i lavori di restauro archeologico, attualmente in fase di appalto, con un bando che scadrà il 6 maggio prossimo.

Porta Sud

Lo scorso marzo la Soprintendenza per i Beni culturali di Trapani, beneficiaria del progetto, ha avviato la procedura di gara telematica per i lavori di restauro conservativo delle strutture archeologiche, con una base d’asta di 2.165.252 euro. Il restauro è incentrato sui mosaici presenti nell’isola, sulle strutture murarie in calcarenite e in mattoni crudi, spesso preservate per almeno un metro di altezza. Dal Tofet alla necropoli, dal Santuario di Cappiddazzu alla Casa dei mosaici, dalla casermetta alla Porta del Sud e al Khoton, i lavori saranno legati alla riqualificazione anche del paesaggio isolano, con la sistemazione dei percorsi di visita, migliorando i sentieri in terra battuta e creando un’adeguata segnaletica relativa non solo ai siti archeologici, ma anche alla fauna e alla flora.

Il Giovinetto

Alle esigenze di protezione e tutela di alcuni monumenti archeologici, particolarmente esposti alle intemperie, saranno coniugate quelle della produzione di energia da fonti rinnovabili: si prevede, infatti, la realizzazione di nuove coperture archeologiche. Il progetto prevede poi la predisposizione di un archivio informatico su base cartografica per la gestione dei dati archeologici territoriali, che possa funzionare da piattaforma per la comunicazione su vasta scala delle informazioni prodotte nell’ambito delle attività di ricerca archeologica sull’isola.

È previsto, infine, il posizionamento in punti strategici di alcuni cannocchiali Focus, per l’osservazione naturale assistita, con relativa banca dati ipermediale multilingue. Sarà attivato, infine, un servizio di bike-sharing, con due tipologie di mezzi, la classica bici a pedali e quella a pedalata assistita, tutte dotate di antenna gps ed equipaggiate con telecamera Gopro.

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Quell’antica tela della Passione trovata per caso

Scoperto in una cassa e adesso esposto davanti all’altare di Santa Caterina, a Palermo, un prezioso drappo del 1823 raffigurante la morte di Cristo

di Marco Russo

Cadrà giù la notte del Sabato Santo, lasciando apparire l’altare col Cristo risorto. È l’antica tela quaresimale il nuovo tesoro scoperto in una cassa nel monastero di Santa Caterina, in piazza Pretoria a Palermo. L’opera, presentata pochi giorni fa, porta la firma di Giovanni Patricolo, rettore della chiesa, che l’ha realizzata nel 1823. La grande tela, che raffigura la morte di Cristo, è stata appesa davanti all’altare centrale e si potrà ammirare fino a sabato prossimo.

La tela quaresimale di Santa Caterina

Assolutamente casuale la scoperta di quest’opera, che era custodita in una cassa insieme al tosello, il paramento di seta ricamato in oro, diviso in tre pezzi. La tela è giunta fino a noi in perfette condizioni grazie anche alla cura delle suore del monastero, che l’hanno conservata con lungimirante perizia. “Ci siamo accorti che la tela era avvolta in assi di legno con attorno del pepe – ha spiegato a Le Vie dei Tesori News Giuseppe Bucaro, direttore dell’Ufficio Beni culturali dell’Arcidiocesi di Palermo e rettore di Santa Caterina – grazie a questa accortezza, la spezia ha tenuto lontani gli insetti che avrebbero potuto danneggiare la stoffa, contribuendo a mantenere allo stesso tempo una certa elasticità del tessuto”.

L’opera descrive l’attimo esatto della morte di Cristo crocifisso, quando – secondo il Vangelo – “il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono”. È il momento del giudizio, simboleggiato in alto da due angeli, uno con la spada, l’altro con la bilancia. “La conseguenza delle proprie scelte – prosegue Bucaro – è rappresentata dai due ladroni, il primo al buio preso dalla disperazione e con il corpo contorto, l’altro più sereno con uno sfondo luminoso. Quindi la tela nel momento in cui racconta la morte di Cristo, già fa intravedere simbolicamente la speranza della resurrezione”.

Santa Caterina

La tela quaresimale ritrovata è l’ennesimo gioiello di quello scrigno di tesori che è il monastero di Santa Caterina. Dopo l’apertura delle celle delle monache, la visita alla cupola con lo splendido panorama su Palermo e la mostra “Sacra et pretiosa”, con l’allestimento delle opere più significative della produzione orafa e argentiera siciliana, adesso prorogata fino a fine maggio, l’antico convento sta vivendo un momento d’oro.

Un altro appuntamento per scoprire il monumento è in arrivo il 2 maggio, in occasione della nuova edizione della rassegna “Invisibilia” dedicata all’arte sacra. Alle 21 all’interno della chiesa si svolgerà una performance di luci, musica e parole, con attori e musicisti, in collaborazione con l’Accademia di Belle arti di Palermo, con cui verranno illustrati i significati teologici e artistici nascosti nel monastero. Una visita guidata non convenzionale per scoprire una delle chiese più belle di Palermo.

Scoperto in una cassa e adesso esposto davanti all’altare di Santa Caterina, a Palermo, un prezioso drappo del 1823 raffigurante la morte di Cristo

di Marco Russo

Cadrà giù la notte del Sabato Santo, lasciando apparire l’altare col Cristo risorto. È l’antica tela quaresimale il nuovo tesoro scoperto in una cassa nel monastero di Santa Caterina, in piazza Pretoria a Palermo. L’opera, presentata pochi giorni fa, porta la firma di Giovanni Patricolo, rettore della chiesa, che l’ha realizzata nel 1823. La grande tela, che raffigura la morte di Cristo, è stata appesa davanti all’altare centrale e si potrà ammirare fino a sabato prossimo.

La tela quaresimale

Assolutamente casuale la scoperta di quest’opera, che era custodita in una cassa insieme al tosello, il paramento di seta ricamato in oro, diviso in tre pezzi. La tela è giunta fino a noi in perfette condizioni grazie anche alla cura delle suore del monastero, che l’hanno conservata con lungimirante perizia. “Ci siamo accorti che la tela era avvolta in assi di legno con attorno del pepe – ha spiegato a Le Vie dei Tesori News Giuseppe Bucaro, direttore dell’Ufficio Beni culturali dell’Arcidiocesi di Palermo e rettore di Santa Caterina – grazie a questa accortezza, la spezia ha tenuto lontani gli insetti che avrebbero potuto danneggiare la stoffa, contribuendo a mantenere allo stesso tempo una certa elasticità del tessuto”.

L’opera descrive l’attimo esatto della morte di Cristo crocifisso, quando – secondo il Vangelo – “il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono”. È il momento del giudizio, simboleggiato in alto da due angeli, uno con la spada, l’altro con la bilancia. “La conseguenza delle proprie scelte – prosegue Bucaro – è rappresentata dai due ladroni, il primo al buio preso dalla disperazione e con il corpo contorto, l’altro più sereno con uno sfondo luminoso. Quindi la tela nel momento in cui racconta la morte di Cristo, già fa intravedere simbolicamente la speranza della resurrezione”.

Santa Caterina

La tela quaresimale ritrovata è l’ennesimo gioiello di quello scrigno di tesori che è il monastero di Santa Caterina. Dopo l’apertura delle celle delle monache, la visita alla cupola con lo splendido panorama su Palermo e la mostra “Sacra et pretiosa”, con l’allestimento delle opere più significative della produzione orafa e argentiera siciliana, adesso prorogata fino a fine maggio, l’antico convento sta vivendo un momento d’oro.

Un altro appuntamento per scoprire il monumento è in arrivo il 2 maggio, in occasione della nuova edizione della rassegna “Invisibilia” dedicata all’arte sacra. Alle 21 all’interno della chiesa si svolgerà una performance di luci, musica e parole, con attori e musicisti, in collaborazione con l’Accademia di Belle arti di Palermo, con cui verranno illustrati i significati teologici e artistici nascosti nel monastero. Una visita guidata non convenzionale per scoprire una delle chiese più belle di Palermo.

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Riflettori accesi sulla nave romana di Marausa

A circa un mese dalla scomparsa, vede la luce uno dei più importanti progetti culturali al quale ha lavorato Sebastiano Tusa. Il relitto sarà esposto a Marsala, in una sala di Baglio Anselmi

di Marco Russo

La lunga attesa è terminata. Finalmente la nave romana recuperata al largo di Marausa, sulle coste trapanesi, sarà esposta a Marsala, all’interno del Museo archeologico regionale “Baglio Anselmi”, che già dal 1986 ospita anche un relitto punico della metà del III secolo avanti Cristo. A circa un mese dalla scomparsa, vede la luce uno dei più importanti progetti culturali al quale ha lavorato l’assessore regionale ai Beni Culturali Sebastiano Tusa, protagonista del ritrovamento e del restauro di uno dei più grandi relitti romani recuperati in Sicilia.

Il relitto di Marausa

L’allestimento espositivo della nave romana di Marausa, pensato appositamente per Baglio Anselmi, sarà inaugurato sabato 13 aprile alle 10,30, alla presenza del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, con gli interventi del dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali, Sergio Alessandro; del direttore del Polo regionale di Trapani, Marsala per i siti culturali, Luigi Biondo, e del soprintendente del Mare, Adriana Fresina. “Il relitto di Marausa – come aveva spiegato Sebastiano Tusa – contribuisce ad approfondire le conoscenze sulle intense relazioni commerciali tra la Sicilia e l’Africa in epoca tardo-romana, offrendo un quadro di integrazione economica soprattutto nell’ambito della produzione agricola”. Il completamento del più ampio percorso espositivo del Museo Lilibeo di Marsala, prevede oltre alla Nave di Marausa, la nave punica e i relitti medievali di Lido Signorino.

Sebastiano Tusa davanti ai legni della nave

Lo scafo è stato ricostruito su una struttura in acciaio, montato però in due sezioni distinte. Una porzione, la più corposa, è stata riassemblata così come appariva un tempo, prima di arenarsi, forse a causa di una manovra sbagliata o un colpo di vento, nei bassi fondali del fiume Birgi, che allora era navigabile. L’altra sezione è stata lasciata in piano, così come è stata trovata, così da dare l’idea del complesso lavoro di recupero che si è svolto in questi 20 anni. Fra le due sezioni è stata realizzata una passerella sollevata da terra per poter apprezzare meglio l’allestimento e si può girare attorno alla nave per ammirarla sia all’esterno che all’interno. A completare l’allestimento sono cinque vetrine che custodiscono tutti i reperti trovati vicino alla nave, ceramiche, frammenti di vetro e metallo, anfore, chiodi, così da dare l’idea del carico che lo scafo trasportava.

Sarà presente anche un ricco apparato multimediale, un sistema di realtà aumentata e panelli didattico-illustrativi. Sarà, infine, trasmesso un video realizzato per l’occasione che racconta tutte le tappe della vicenda: dall’affondamento al ritrovamento, poi il recupero e infine la musealizzazione. Il museo rimarrà aperto, con ingresso gratuito, per tutta la giornata di sabato e la domenica mattina, quando alle 10,30 è prevista una visita guidata.

A circa un mese dalla scomparsa, vede la luce uno dei più importanti progetti culturali al quale ha lavorato Sebastiano Tusa. Il relitto sarà esposto a Marsala, in una sala di Baglio Anselmi

di Marco Russo

La lunga attesa è terminata. Finalmente la nave romana recuperata al largo di Marausa, sulle coste trapanesi, sarà esposta a Marsala, all’interno del Museo archeologico regionale “Baglio Anselmi”, che già dal 1986 ospita anche un relitto punico della metà del III secolo avanti Cristo. A circa un mese dalla scomparsa, vede la luce uno dei più importanti progetti culturali al quale ha lavorato l’assessore regionale ai Beni Culturali Sebastiano Tusa, protagonista del ritrovamento e del restauro di uno dei più grandi relitti romani recuperati in Sicilia.

Relitto di Marausa

L’allestimento espositivo della nave romana di Marausa, pensato appositamente per Baglio Anselmi, sarà inaugurato sabato 13 aprile alle 10,30, alla presenza del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, con gli interventi del dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali, Sergio Alessandro; del direttore del Polo regionale di Trapani, Marsala per i siti culturali, Luigi Biondo, e del soprintendente del Mare, Adriana Fresina. “Il relitto di Marausa – come aveva spiegato Sebastiano Tusa – contribuisce ad approfondire le conoscenze sulle intense relazioni commerciali tra la Sicilia e l’Africa in epoca tardo-romana, offrendo un quadro di integrazione economica soprattutto nell’ambito della produzione agricola”. Il completamento del più ampio percorso espositivo del Museo Lilibeo di Marsala, prevede oltre alla Nave di Marausa, la nave punica e i relitti medievali di Lido Signorino.

Sebastiano Tusa davanti ai legni della nave

Lo scafo è stato ricostruito su una struttura in acciaio, montato però in due sezioni distinte. Una porzione, la più corposa, è stata riassemblata così come appariva un tempo, prima di arenarsi, forse a causa di una manovra sbagliata o un colpo di vento, nei bassi fondali del fiume Birgi, che allora era navigabile. L’altra sezione è stata lasciata in piano, così come è stata trovata, così da dare l’idea del complesso lavoro di recupero che si è svolto in questi 20 anni. Fra le due sezioni è stata realizzata una passerella sollevata da terra per poter apprezzare meglio l’allestimento e si può girare attorno alla nave per ammirarla sia all’esterno che all’interno. A completare l’allestimento sono cinque vetrine che custodiscono tutti i reperti trovati vicino alla nave, ceramiche, frammenti di vetro e metallo, anfore, chiodi, così da dare l’idea del carico che lo scafo trasportava.

Sarà presente anche un ricco apparato multimediale, un sistema di realtà aumentata e panelli didattico-illustrativi. Sarà, infine, trasmesso un video realizzato per l’occasione che racconta tutte le tappe della vicenda: dall’affondamento al ritrovamento, poi il recupero e infine la musealizzazione. Il museo rimarrà aperto, con ingresso gratuito, per tutta la giornata di sabato e la domenica mattina, quando alle 10,30 è prevista una visita guidata.

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Riapre il parco archeologico di Solunto dopo quattro mesi

L’antica città ellenistica è di nuovo fruibile, dopo la chiusura disposta lo scorso novembre per rischio di frana sulla strada d’accesso alle rovine

di Marco Russo

Torna fruibile l’area archeologica di Solunto. Dopo quattro mesi di chiusura, le rovine dell’antica città ellenistica su Monte Catalfano, nel territorio di Santa Flavia, a due passi da Palermo, saranno nuovamente visitabili a partire da domani. Il sito era stato chiuso lo scorso novembre per rischio di frana sulla strada d’accesso, la provinciale 56, adesso i lavori di consolidamento sono terminati e l’area può finalmente riaprire al pubblico. Dunque, cancelli aperti a Solunto, dal lunedì al sabato, dalle 9,30 alle 19, la domenica e i festivi fino alle 14, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.

Panorama di Solunto

Era da tempo che si aspettava la riapertura del sito, entrato recentemente nel sistema dei parchi archeologici voluto dal compianto assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa. Quello di Solunto è stato però accorpato, nell’unico parco della provincia di Palermo che comprende anche i siti di Himera e Monte Jato. Una “fusione” che ha interessato anche altri parchi archeologici sparsi per la Sicilia, che rispetto ai 20 previsti sono adesso complessivamente 14, compresi quelli già istituti. Un accorpamento formalizzato dal governatore Nello Musumeci, che ha assunto l’interim ai Beni culturali, dopo la morte di Tusa, sulla scia di una correzione che lo stesso assessore aveva paventato, per ragioni economiche.

Altare sacro con vasca

Così da domani, cittadini e turisti potranno nuovamente ammirare i tesori della più antica tra le aree di proprietà demaniale direttamente gestite dalla Soprintendenza di Palermo. Solunto, il cui antico nome deriverebbe da quello del brigante Solus, ucciso da Eracle, fu una delle tre colonie fenicie fondate nella Sicilia occidentale, insieme a Mozia e Palermo. Sono pochissime le notizie dell’origine del sito. Secondo Tucidide, il luogo sarebbe stato occupato dai fenici, al momento della prima colonizzazione greca. Dell’originario abitato punico sul promontorio di Solanto, rimangono oggi poche tracce a causa della recente crescita edilizia. Dopo essere stata saccheggiata e distrutta, insieme ad altre città fedeli ai cartaginesi, la nuova Solunto ellenistica viene ricostruita, dopo il 368 avanti Cristo, sul Monte Catalfano, dove rimase la sua sede definitiva. Nel 254, durante la prima guerra punica, la città, come tante altre, passò ai Romani. La notizia più tarda si ricava dall’unica iscrizione latina scoperta a Solunto, una dedica della res publica Soluntinorum a Fulvia Plautilla, moglie di Caracalla. A giudicare dai materiali archeologici sembra che il sito, semideserto e in decadenza già dal I secolo, sia stato definitivamente abbandonato poco più tardi.

Mosaico nella Casa di Leda

Oggi le rovine dell’antica città sono ben conservate. Attraversando un percorso su un impianto regolare, le vie si diramano ai lati di una larga strada principale lastricata che attraversa tutta l’area, giungendo all’agorà e alla zona pubblica. L’architettura domestica si presenta di notevole interesse con case organizzate su più piani e ambienti distribuiti intorno a peristili. Tra le abitazioni, spicca la Casa di Leda, per la sua ampiezza e per i pavimenti in opus signinum e mosaico. L’agorà, invece, è delimitata da una cisterna pubblica di fronte alla quale è posizionato un complesso termale con pavimenti a mosaico. Dalla piazza poi è possibile accedere direttamente alle rovine del teatro, un tempo decorato con cariatidi e che poteva contare su una capienza di 1200 spettatori.

Infine nell’Antiquarium è possibile visionare la maggior parte dei reperti, nel padiglione A vengono presentati i temi connessi all’urbanistica e all’architettura pubblica e domestica, mentre nel padiglione B è presente tutta la documentazione prodotta dai nuovi scavi e quella relativa alla cultura materiale della città, dal periodo punico sino all’epoca romano-imperiale.

L’antica città ellenistica è di nuovo fruibile, dopo la chiusura disposta lo scorso novembre per rischio di frana sulla strada d’accesso alle rovine

di Marco Russo

Torna fruibile l’area archeologica di Solunto. Dopo quattro mesi di chiusura, le rovine dell’antica città ellenistica su Monte Catalfano, nel territorio di Santa Flavia, a due passi da Palermo, saranno nuovamente visitabili a partire da domani. Il sito era stato chiuso lo scorso novembre per rischio di frana sulla strada d’accesso, la provinciale 56, adesso i lavori di consolidamento sono terminati e l’area può finalmente riaprire al pubblico. Dunque, cancelli aperti a Solunto, dal lunedì al sabato, dalle 9,30 alle 19, la domenica e i festivi fino alle 14, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.

Panorama di Solunto

Era da tempo che si aspettava la riapertura del sito, entrato recentemente nel sistema dei parchi archeologici voluto dal compianto assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa. Quello di Solunto è stato però accorpato, nell’unico parco della provincia di Palermo che comprende anche i siti di Himera e Monte Jato. Una “fusione” che ha interessato anche altri parchi archeologici sparsi per la Sicilia, che rispetto ai 20 previsti sono adesso complessivamente 14, compresi quelli già istituti. Un accorpamento formalizzato dal governatore Nello Musumeci, che ha assunto l’interim ai Beni culturali, dopo la morte di Tusa, sulla scia di una correzione che lo stesso assessore aveva paventato, per ragioni economiche.

Altare sacro con vasca

Così da domani, cittadini e turisti potranno nuovamente ammirare i tesori della più antica tra le aree di proprietà demaniale direttamente gestite dalla Soprintendenza di Palermo. Solunto, il cui antico nome deriverebbe da quello del brigante Solus, ucciso da Eracle, fu una delle tre colonie fenicie fondate nella Sicilia occidentale, insieme a Mozia e Palermo. Sono pochissime le notizie dell’origine del sito. Secondo Tucidide, il luogo sarebbe stato occupato dai fenici, al momento della prima colonizzazione greca. Dell’originario abitato punico sul promontorio di Solanto, rimangono oggi poche tracce a causa della recente crescita edilizia. Dopo essere stata saccheggiata e distrutta, insieme ad altre città fedeli ai cartaginesi, la nuova Solunto ellenistica viene ricostruita, dopo il 368 avanti Cristo, sul Monte Catalfano, dove rimase la sua sede definitiva. Nel 254, durante la prima guerra punica, la città, come tante altre, passò ai Romani. La notizia più tarda si ricava dall’unica iscrizione latina scoperta a Solunto, una dedica della res publica Soluntinorum a Fulvia Plautilla, moglie di Caracalla. A giudicare dai materiali archeologici sembra che il sito, semideserto e in decadenza già dal I secolo, sia stato definitivamente abbandonato poco più tardi.

Mosaico nella Casa di Leda

Oggi le rovine dell’antica città sono ben conservate. Attraversando un percorso su un impianto regolare, le vie si diramano ai lati di una larga strada principale lastricata che attraversa tutta l’area, giungendo all’agorà e alla zona pubblica. L’architettura domestica si presenta di notevole interesse con case organizzate su più piani e ambienti distribuiti intorno a peristili. Tra le abitazioni, spicca la Casa di Leda, per la sua ampiezza e per i pavimenti in opus signinum e mosaico. L’agorà, invece, è delimitata da una cisterna pubblica di fronte alla quale è posizionato un complesso termale con pavimenti a mosaico. Dalla piazza poi è possibile accedere direttamente alle rovine del teatro, un tempo decorato con cariatidi e che poteva contare su una capienza di 1200 spettatori.

Infine nell’Antiquarium è possibile visionare la maggior parte dei reperti, nel padiglione A vengono presentati i temi connessi all’urbanistica e all’architettura pubblica e domestica, mentre nel padiglione B è presente tutta la documentazione prodotta dai nuovi scavi e quella relativa alla cultura materiale della città, dal periodo punico sino all’epoca romano-imperiale.

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