La conferenza sui beni culturali torna dopo 28 anni

La prima si svolse nell’aprile del 1991, la seconda edizione sarà il prossimo settembre come annunciato dal governatore Nello Musumeci

di Marco Russo

Era l’aprile del 1991 quando si svolse la prima e finora unica conferenza regionale sui beni culturali. Il presidente della Regione era Rino Nicolosi e teatro dell’incontro fu l’Albergo delle Povere di Palermo. Adesso, a distanza di 28 anni, a fine settembre si svolgerà la seconda edizione della conferenza, che avrà l’obiettivo di dare nuove risposte a un settore strategico come quello dei beni culturali, sempre in continua evoluzione.

La conferenza è stata annunciata dal governatore Nello Musumeci, nel corso di un incontro che si è svolto pochi giorni fa a Palazzo d’Orleans, con i nove soprintendenti dell’Isola. “Occorre avviare una fase di programmazione e di riorganizzazione del settore – ha detto il presidente – nella consapevolezza di una necessaria inversione di tendenza e la seconda conferenza regionale prevista, nell’ultima decade di settembre di quest’anno, a distanza di ventotto anni dalla prima che si tenne nell’aprile del 1991, assume un valore ancora più importante”.

Un momento dell’incontro con i soprintendenti

Tra i temi trattati durante la riunione – alla quale erano presenti anche l’assessore al Territorio, Toto Cordaro e i dirigenti generali dei dipartimenti ai Beni culturali, all’Ambiente e allo Sviluppo rurale, Sergio Alessandro, Beppe Battaglia e Mario Candore – l’applicazione dei piani paesaggistici, nelle more dell’approvazione del disegno di legge sulla riforma urbanistica. Ma anche le iniziative da promuovere per una nuova politica dei beni culturali in grado di accompagnare, nel migliore dei modi, il tasso di crescita che si registra nel turismo, in una prospettiva di razionalizzazione delle risorse attraverso un’interlocuzione continua con gli enti locali tramite una concertazione preventiva.

“L’obiettivo da raggiungere – ha concluso Musumeci – è individuare progetti qualificanti da condividere e da sostenere con risorse e mezzi predefiniti e, in quest’ottica, la conferenza dei soprintendenti, che si terrà periodicamente, sarà lo strumento utile per elaborare sinergie e azioni, per una gestione e valorizzazione del nostro patrimonio culturale, all’insegna dell’efficienza e delle nuove esigenze”.

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Catania riabbraccia il suo “Colosseo”, riapre l’anfiteatro

Finora fruibile solo una volta a settimana, adesso il monumento torna visitabile quasi tutti i giorni, in attesa di una completa riqualificazione

di Marco Russo

È uno dei più grandi d’Italia, dopo il Colosseo e l’Arena di Verona. Finora fruibile solo un giorno a settimana, da oggi l’Anfiteatro romano di Catania riapre ai visitatori dal martedì al sabato, sia mattina che pomeriggio. È un altro passo in avanti verso una migliore fruizione del monumento, tra i più importanti della città, per troppo tempo dimenticato. Lo ha deciso la direttrice del Polo, Gioconda Lamagna, rispondendo a una richiesta del governatore Nello Musumeci e disponendo, così, l’impiego di personale di custodia da un altro monumento, attualmente in cantiere per lavori di restauro.

Ingresso da piazza Stesicoro

Il presidente Musumeci – si legge in una nota della Regione – ha voluto compiere un sopralluogo nell’antico sito, risalente ai primi secoli dopo Cristo, per verificare lo stato dei luoghi. “Il primo passo – sottolinea il governatore – è stato compiuto, con l’apertura al pubblico in cinque giorni su sette. Presto dovremo riuscirci anche per la domenica e i giorni festivi. Ma c’è ancora tanto altro da fare. Occorre rendere pulita tutta l’area, predisporre un impianto di illuminazione adeguato, rifare la segnaletica interna ed esterna, sostituire i dissuasori in legno, rimuovere la fatiscente cabina all’ingresso, riqualificare la recinzione in ferro battuto. E, ancora serve un servizio di biglietteria per i visitatori, depliant esplicativi in più lingue e, soprattutto, penso serva collocare lungo il percorso degli schermi per la ricostruzione virtuale tridimensionale del teatro romano”.

Vista della scritta attribuita a Sant’Agata

“Dobbiamo dare un’anima a questo straordinario monumento, mai sufficientemente valorizzato – prosegue Musumeci – e non escludo la possibilità di avvalermi anche degli specialisti del Cnr che nel passato hanno studiato i reperti. Ho chiesto alla direttrice del Parco – conclude il presidente della Regione – di predisporre un apposito progetto, in tempi brevi, per operare di conseguenza. Purtroppo la condizione di abbandono e degrado che perdura da un decennio nell’Anfiteatro è comune a molti altri siti archeologici e museali, non solo della provincia etnea. Ma nello spazio di alcuni mesi affronteremo anche questi insoluti problemi”.

L’Anfiteatro – secondo gli archeologi – poteva ospitare ben 15mila spettatori tra seduti e in piedi e il fatto che fosse così grande permetteva la realizzazione di spettacoli di ogni genere. Qui infatti, ebbero luogo i combattimenti dei gladiatori, quelli di uomini contro animali feroci importati dall’Africa e dalle altre province dell’impero e persino le battaglie navali. Infatti gli esperti hanno ipotizzato che, grazie a dei meccanismi idraulici molto complessi, si riusciva a trasformare l’arena in una grande piscina e dar vita a sorprendenti spettacoli acquatici.

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Dai fasti all’abbandono: va all’asta il Palazzo dei Viceré

Pubblicato il bando per la vendita dello storico edificio di Milazzo, che versa oggi in condizioni fatiscenti. Da tempo si aspetta la riqualificazione

di Marco Russo

Era la sede del potere del Regno di Sicilia e vi soggiornarono governatori e luogotenenti soprattutto nel periodo in cui Milazzo fu capitale amministrativa, dopo la rivolta antispagnola di Messina del 1674. Oggi il Palazzo dei Viceré e dei Governatori è in totale abbandono ed è stato messo all’asta dall’ente proprietario, l’Opera Pia Istituto Regina Margherita di Milazzo. Il bando è stato reso pubblico pochi giorni fa, con un prezzo a base d’asta di 708.540 euro e scadrà il prossimo 31 luglio.

Prospetto di levante

L’iter di dismissione dello storico edificio è iniziata più di un anno fa, dopo aver incassato il nullaosta della Soprintendenza dei Beni culturali di Messina ed il parere di congruità dell’ufficio tecnico del Comune di Milazzo, che ha fissato il prezzo a base d’asta. Dopo il via libera dell’assessorato regionale dei Beni culturali, è stato preparato il bando che adesso è finalmente pronto.

Si parla da tempo di riqualificare il bene, uno dei più importanti del territorio, che versa ormai in condizioni fatiscenti. In passato, scuole e istituzioni locali hanno lanciato idee e proposte di recupero, ipotizzando la trasformazione del bene in centro musicale o spazio museale, con sala conferenze e cercando di individuare i possibili canali di finanziamento. Oggi, con la pubblicazione del bando, la speranza dei proprietari è di trovare presto investitori disponibili ad acquistare l’edificio, ristrutturarlo e riportarlo a nuova vita.

Mascherone della mensola del balcone centrale

Il Palazzo dei Governatori sorge nel Borgo antico di Milazzo e fu di proprietà della famiglia Baele, dalla seconda metà del ‘500 fino all’estinzione del ramo genealogico. Nel 1727 metà del palazzo fu lasciato in eredità ai religiosi del convento di San Francesco di Paola, l’altra metà passò ai Lucifero e ai Proto. Nel 1830 gli esponenti delle famiglie D’Amico, Rodriguez e Marullo acquistarono l’intero edificio. In età contemporanea, dal 1956 appartiene all’istituto “Regina Margherita”.

È stato nei secoli dimora di diversi personaggi illustri. Nel 1571 vi soggiornò don Giovanni d’Austria, figlio dell’imperatore Carlo V d’Asburgo, quando i porti di Milazzo e Messina furono luoghi di concentramento delle flotte e delle armate appartenenti alla coalizione cristiana partecipante alla Battaglia di Lepanto. E ancora, ospitò il principe Emanuele Filiberto di Savoia, principe di Piemonte e nel 1583 il vicerè di Sicilia, Marcantonio Colonna. Poi gli spagnoli don Pedro Téllez-Girón y Velasco Guzmán y Tovar, una delle personalità più importanti e controverse del regno di Filippo III, e Fadrique Álvarez de Toledo y Ponce de León, marchese di Villafranca. Nel 1676 vi dimorò anche Michiel Adriaenszoon de Ruyter, ammiraglio olandese, coinvolto in qualità di condottiero durante gli scontri navali della rivolta antispagnola di Messina.

Il piano nobile

In epoca borbonica, da ricordare il duplice soggiorno, nel 1809 e nel 1810, di Luigi Filippo d’Orleans, futuro re dei francesi, con la consorte Maria Amelia di Borbone, ospiti a Milazzo durante l’esilio a Palermo. La presenza della coppia reale s’inserisce nella prolungata fuga riparatrice di Ferdinando III, in virtù della quale i sovrani e la corte borbonica, fuggiti con la conquista di Napoli da parte di Napoleone Bonaparte, si rifugiarono a Palermo, in permanenza stabile dal 1806 al 1815. Oggi, dopo qualche sporadico intervento di manutenzione, edificio aspetta il rilancio che merita.

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L’antica Naxos rivive in 3d e si proietta nel futuro

Realizzati quattro video che raccontano la vita nella colonia greca, descrivendo edifici civili e sacri. Ma tanti sono i progetti in cantiere per il Parco archeologico

di Marco Russo

C’è il santuario dedicato ad Afrodite, l’arsenale con navi da carico e triremi, abitazioni e strade. L’antica Naxos torna al suo splendore in una ricostruzione 3d realizzata dal Parco archeologico con l’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Cnr, diretto da Daniele Malfitana, e con un team di ricercatori della sede di Lecce coordinati dall’architetto Francesco Gabellone. Quattro video, che diverranno uno strumento didattico e informativo del Museo di Naxos, raccontano la vita nella colonia di Naxos nel V secolo avanti Cristo, consentendo ai visitatori di percepire gli spazi, gli edifici civili e sacri, di conoscere come erano fatte le navi dedite ai commerci e al trasporto di anfore per cibo e bevande e l’arsenale navale militare di Naxos.

Rendering del Giardino dei frutti dimenticati

È uno dei progetti portati a termine dal Parco archeologico Naxos Taormina, sotto la guida di Vera Greco, che dirigerà adesso il Parco di Morgantina e Villa romana del Casale, dopo la rotazione decisa pochi giorni fa dal governatore Nello Musumeci. Al suo posto arriverà Gabriella Tigano. In tre anni i visitatori del Parco di Naxos sono aumentati del 20 per cento, con il 22 per cento di fatturato in più. Oltre un milione di visitatori nel 2018, con incassi che superano i 7 milioni. Nei tre anni della direzione di Vera Greco, il flusso di visitatori nei vari siti gestiti dal Parco di Naxos Taormina – Teatro Antico, Isola Bella, Area archeologica e Museo di Naxos, villa Caronia e, di recente, Palazzo Ciampoli – è cresciuto di 170mila presenze (nel 2018 sono stati complessivamente 993.668, cui aggiungere i circa 150-160mila spettatori annui dei concerti serali), mentre il fatturato è aumentato di oltre 1,2 milioni di euro (7.151.443 nel 2018) piazzando il parco della riviera jonica al primo posto fra le strutture analoghe in Sicilia.

Rendering della Spiaggia dei greci e del Giardino dei frutti dimenticati

Ma tanti sono i progetti in cantiere, a partire dai nuovi scavi, sotto la guida di Costanza Lentini, già iniziati questa settimana nell’area di Naxos. E ancora, itinerari di trekking nelle valli fluviali e i progetti della Spiaggia dei Greci e il Giardino dei frutti dimenticati. Si tratta di interventi di architettura del paesaggio che recuperano la memoria del sito e ricuciono il legame fra il Parco, spazio urbano dell’antica Naxos, e il mare, cui si accederà da alcune fenditure nel muraglione eretto nell’Ottocento per difendere l’agrumeto dalla salsedine. Un camminamento in doghe di legno attraverserà il giardino del Parco popolato da essenze mediterranee, fiori e alberi da frutto fra cui alcune varietà pressoché scomparse.

“Sono stati tre anni faticosissimi – commenta Vera Greco – ma entusiasmanti. Sono orgogliosa di quanto realizzato per Naxos e Taormina e, indirettamente, per l’intero territorio: credo fermamente nel ruolo sociale dei parchi archeologici, veri hub culturali, centri propulsori di eventi e catalizzatori di energie e intelligenze dalle Università, dal mondo della scuola, delle imprese e dell’associazionismo. Buon lavoro dunque a Gabriella Tigano, alla quale lascio un Parco in ottima salute e con un patrimonio di progetti e nuovi beni, come il Castello di Schisò”.

 

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Villa Adriana riapre le sue porte e diventa un museo

L’idea è del collezionista Giacomo Callari, che ha voluto dare vita a uno spazio aperto ad artisti e artigiani siciliani, ma anche a progetti d’inclusione sociale

di Marco Russo

Fu una delle residenze nobiliari più importanti della Piana dei Colli, un tempo oasi per la villeggiatura degli aristocratici palermitani. Adesso Villa Statella Spaccaforno, poi Bordonaro, più nota come Villa Adriana, si prepara a riaprire le sue porte, ospitando il Museo della Sicilianità. L’idea è del collezionista d’arte Giacomo Callari, che sta realizzando un progetto coltivato per oltre 10 anni: quello di dare vita a un luogo in cui potere concentrare quanto di più bello possano esprimere l’arte e l’artigianato siciliani.

Particolare decorativo del prospetto

“È sempre stato il mio grande sogno – afferma Callari -. Da oltre dieci anni raccolgo opere d’arte, manufatti e quanto di più bello il nostro artigianato riesce a esprimere. Avevo bisogno di un luogo tanto ampio da potere raccogliere tutto e, dopo tanto cercare, ho avuto questa opportunità che ho colto al volo. I lavori di ristrutturazione sono stati tanti, ma siamo ormai del tutto pronti ad accogliere cittadini, scuole, istituzioni e realtà che desiderino conoscere Villa Adriana come quel polo culturale che diventerà nel giro di poco tempo”.

Una vera e propria operazione culturale quella che Giacomo Callari, presidente della cooperativa “Sicilia Isola dei Tesori”, sta per avviare dopo aver avuto il bene affidato dalle Suore Francescane dell’Eucaristia, che a Villa Adriana hanno la loro residenza. L’obiettivo è di offrire uno spazio anche a tutti quegli artisti che solitamente cercano un luogo per esporre le proprie opere, dando modo alle scolaresche di visitare mostre, partecipare a laboratori e, allo stesso tempo, conoscere la storia di questa villa. Per non parlare delle rassegne musicali e teatrali, delle presentazioni di libri, di eventi che guardano a 360 gradi alla cultura.

Interni di Villa Adriana

Il nuovo corso inizia sabato 15 giugno alle 18 con l’inaugurazione delle attività. Un evento al quale parteciperanno tutti coloro i quali hanno contribuito alla nascita del progetto. Ci saranno anche i compagni di viaggio di “Ri-coltiviAmo”, progetto sostenuto da Fondazione con il Sud ed Enel Cuore Onlus nell’ambito dell’iniziativa “Terre Colte 2017”, che tra i suoi sette partner ha anche “Sicilia Isola dei tesori”. Un percorso di inclusione sociale attraverso interventi di agricoltura che renderanno produttivi – grazie alla coltivazione di grani, ortaggi, ulivi e piante officinali – terreni incolti nella zona del Golfo di Castellammare che verranno lavorati da soggetti con disabilità psichica e disagio sociale come da giovani immigrati, rivolgendosi anche a donne che hanno vissuto l’esperienza del cancro.

Villa Adriana, in “Ri-coltiviAmo”, sarà il luogo in cui saranno organizzati corsi di cucina che nasceranno dalle azioni di sensibilizzazione alla sana alimentazione. Sarà, però, anche lo spazio in cui potere dare vita a incontri con studenti, cittadini e consumatori per favorire un approccio antropologico alle colture, gustando allo stesso tempo i prodotti che nasceranno dai terreni coltivati.

Uno degli affreschi

La dimora settecentesca fu costruita fuori città, in fondo a quello che oggi è viale Strasburgo, dal marchese Giacomo Mariano Bajada. In seguito, ceduta al marchese di Spaccaforno, principe del Cassaro e, infine, ai Chiaramonte Bordonaro. Il nome Adriana deriva da quello della moglie di Alessandro Chiaramonte Bordonaro. Nell’ultimo scorcio del XVIII secolo la villa fu rinnovata, rifacendo i prospetti in stile Luigi XVI e abbellendo gli interni con eleganti stucchi rococò dai riferimenti classici. Durante la Seconda Guerra mondiale, l’esercito si appropriò di terreni e dipendenze alle spalle della Villa, che fu pure occupata dalle truppe. Prezioso l’affresco con l’“Allegoria del giorno e della notte”, da molti studiosi attribuito a Vito D’Anna.

L’ingresso è gratuito ma a inviti. Per prenotare telefonare al 3892158948.

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Arriva una nuova pista ciclabile lunga 4 chilometri

Approvato il progetto dalla giunta comunale di Palermo per realizzare il percorso con stazioni di bikesharing, telecamere, stalli per biciclette e postazioni di gonfiaggio

di Marco Russo

Palermo diventa sempre più ciclabile. Sono pronti a essere realizzati quasi quattro chilometri di percorsi ciclabili previsti da un progetto approvato dalla giunta comunale. Una nuova pista che partirà da via Praga, fino ad arrivare in via Principe di Villafranca, attraversando via Ausonia, viale Emilia, viale Campania, via Boris Giuliano, via Leopardi e via Mattarella. Lo ha annunciato il sindaco Leoluca Orlando, spiegando di aver approvato anche un progetto che prevede anche contributi pubblici fino a 150 euro per l’acquisto di biciclette e l’installazione di nuove stazioni del bikesharing. “Ora aspettiamo che il ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare approvi la sua quota di contributo – ha spiegato il sindaco – mentre il Comune di Palermo e Amat hanno già stanziato circa 800mila euro”.

Sezione trasversale del progetto della nuova pista ciclabile

Il progetto prevede l’utilizzazione di una porzione della carreggiata stradale esistente, tra la corsia veicolare e il marciapiede, fisicamente separata attraverso moduli spartitraffico longitudinali. Nel dettaglio, si tratta di 3,8 chilometri di nuova pista ciclabile protetta, che intercetta diversi poli scolastici, uffici pubblici e aree verdi; sarà a doppio senso di marcia con larghezza della pista di 2,5 metri protetti da cordolo. “La logica adottata per la scelta dei tracciati ciclabili – si legge nel progetto – vuole rimarcare un ruolo molto importante agli spostamenti in bicicletta, potendosi avvalere dell’integrazione e connessione con gli itinerari ciclabili esistenti in via Giusti, in via Dante e con le corsie riservate dove è consentito il transito alle biciclette in promiscuo con il Tpl esistente in viale Strasburgo e in via Notarbartolo, valorizzando anche il servizio di bikesharing presente lungo gli assi viari”.

Il costo totale dell’opera ammonta ad 1.468.974 euro di cui 599.934 euro sono a carico del ministero dell’Ambiente. La giunta ha manifestato la propria disponibilità a a cofinanziare il progetto per la quota del costo complessivo non coperta dal cofinanziamento ministeriale, pari a 747.039 euro attraverso i fondi stanziati nell’ambito del contratto di servizio vigente con Amat destinati alla segnaletica stradale; un’ulteriore quota del progetto, pari a 122.000 euro verrà cofinanziata da Amat con fondi propri.

Corsia ciclabile in via Libertà

La durata prevista per la completa realizzazione dell’opera è di 12 mesi. Lungo il percorso saranno realizzate quattro stazioni del bikesharing da 12 posti ciascuna, per un totale di ulteriori 48 postazioni cittadine. Previsti stalli di sosta per le biciclette private con l’installazione di 23 rastrelliere per un totale di 184 posti bici. Saranno, installati, inoltre tre punti di deposito biciclette automatizzati da 10 posti ciascuno. La nuova pista sarà dotata di un sistema di videosorveglianza con 11 telecamere, di cui tre montate su postazioni con alimentazione fotovoltaica ed 8 collegate alla rete delle ciclostazioni di bikesharing. Saranno collocati 1300 marker stradali solari a led (luce fissa o lampeggiante) in alluminio, che consentiranno l’illuminazione e la delimitazione del percorso ciclabile e degli attraversamenti con gli incroci stradali e 16 stazioni di gonfiaggio.

Per l’assessore all’Ambiente, Giusto Catania, “il progetto di questa pista ciclabile si inserisce in un complessivo ragionamento per stimolare e rendere più facile il passaggio dal mezzo privato ad una mobilità dolce e sostenibile. Ne è prova il fatto che oltre alla pista ciclabile vera e propria questo è un pacchetto di provvedimenti che favoriranno in generale l’utilizzo delle due ruote da parte di sempre più cittadini”.

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Piazza Mondello si rifà il look, ecco come cambierà

Approvato dal Consiglio comunale e dalla giunta un progetto di riqualificazione che prevede il rifacimento della pavimentazione e degli arredi, lo spostamento della fontana, nuova illuminazione e interventi sul verde

di Marco Russo

È tempo di restyling a Mondello. Quando è tutto pronto per l’apertura dell’area pedonale di viale Regina Elena, a Valdesi, decorata con una distesa di colori sulla strada, come elemento di arredo principale, oggi il Consiglio comunale e la giunta hanno approvato un progetto di riqualificazione della piazza di Mondello. La proposta è arrivata dal vicesindaco e assessore al Decoro urbano, Fabio Giambrone e dell’assessore all’Ambiente Giusto Catania. Il progetto, che sarà presentato per il finanziamento alla Regione nell’ambito del programma per il “Miglioramento delle condizioni di contesto sociale ed economico dei sistemi urbani e territoriali”, in caso di approvazione avrà un costo di circa 1,5 milioni di euro, interamente a valere sul bando regionale.

Riqualificazione di viale Regina Elena (foto Pino Cappello)

L’idea è quella di un rifacimento totale della pavimentazione e degli arredi della piazza, la cui superficie pedonale sarà ampliata, restringendo ad una sola carreggiata sia il percorso a monte sia quello a valle, aggiungendo a quest’ultimo anche una pista ciclabile. Nell’intera area pedonale – fanno sapere dal Comune – sarà rimosso l’asfalto, sostituito da conci di pietra di colore grigio chiaro, simili al marmo di Billiemi usato nel centro storico ed oggi di difficile reperimento. Il progetto prevede inoltre la ricollocazione della fontana della “Sirenetta”, la cui attuale posizione centrale fu inizialmente voluta in funzione del previsto uso carrabile dell’intera piazza, oggi non più previsto.

Progetto di riqualificazione di piazza Mondello

La fontana sarà quindi ricollocata leggermente più a monte, anche per favorire l’utilizzo della piazza per eventi che accolgano grande pubblico. La stessa fontana sarà oggetto di un rifacimento, mantenendo comunque centrale l’elemento della Sirenetta e ricostituendone la seduta esterna. Ancora in funzione della fruibilità della piazza per manifestazioni, i nuovi arredi prevedono l’installazione di panchine a monte, lungo la via Gallo ed il rifacimento dell’illuminazione. Non mancheranno gli interventi sul verde, sia all’interno della piazza sia lungo la linea del mare, con la piantumazione di alberi e piante compatibili con l’ambiente costiero. Infine un intervento “invisibile” ma essenziale riguarderà il potenziamento del sistema di smaltimento delle acque piovane e della rete fognaria.

“Gli uffici hanno lavorato per redigere un progetto – affermano gli assessori Giambrone e Catania – in linea con la volontà dell’amministrazione di rendere la piazza di Mondello sempre più fruibile dai cittadini a servizio non solo della borgata e dei residenti, così come delle attività economica della zona. Una ampia zona fruibile dai cittadini, che potrà ospitare manifestazioni e che darà sempre maggiore lustro ad uno dei luoghi più attraenti per turisti e palermitani”. Il sindaco Leoluca Orlando afferma che “per Mondello questa è certamente una opportunità, ma sicuramente non è l’unica anche perché sono tanti i fronti sui quali l’amministrazione sta intervenendo anche con fondi comunali, sia per i servizi ai residenti e alle attività commerciali, sia per aumentare ulteriormente la sua attrattività turistica, che è uno dei motori trainanti del turismo cittadino”.

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Droni sottomarini alla scoperta dei tesori sommersi

Si è conclusa nel mare di Gela una prima campagna di ricerche e mappatura del sito archeologico davanti al litorale di contrada Bubala

di Marco Russo

Occhi ipertecnologici scrutano i fondali di Gela. L’area archeologica sottomarina davanti al litorale di contrada Bulala è stata scandagliata da un drone di nuova generazione, a conclusione di una prima campagna di ricerche avviata lo scorso novembre. Si tratta del “Gela Project – Underwater Archaeology Research”, voluto dall’allora assessore regionale del Beni culturali, Sebastiano Tusa, e reso possibile grazie a una convenzione stipulata dallo stesso assessorato, con la Soprintendenza del Mare guidata da Adriana Fresina, l’Unité d’Archéologie classique dell’Università di Ginevra e la Hublot Explorations.

Campagna di ricerca a Gela

Così, dopo tre anni di lavoro, il drone subacqueo “Bubblot”, uno dei tre brevettati dalla “Hublot Xplorations” si è immerso per la prima volta in acqua, nel mare di Gela. Questa prima campagna, che ha rappresentato soltanto un vero e proprio test delle apparecchiature e un primo approccio diretto al sito – spiegano dalla Soprintendenza del Mare – ha consentito di avviare la mappatura dell’area archeologica. Durante questi primi 12 giorni di ricerca, è stata collocata una griglia sottomarina, realizzata con paletti in ferro, a cui se ne aggiungeranno altre fino alla copertura di un’area più ampia nel corso della prossima campagna. Il progressivo inserimento all’interno delle griglie, dei reperti già noti e recuperati nel corso degli ultimi dieci anni, contribuirà a definire il relativo contesto storico-archeologico di rinvenimento.

Il drone Bubblot in mare

“L’inserimento dei punti Gps nella piattaforma Gis del ‘Gela_Project’ – aggiungono dalla Soprintendenza del Mare – è stato realizzato tramite trasmissione vocale diretta tra l’archeologa responsabile Alessia Mistretta, che ha curato in tempo reale il loro posizionamento, e l’operatore subacqueo Alexandros Sotiriou, impiegando due cuffie trasmettici”.

Un altro obiettivo della campagna è stato quello di avviare la documentazione grafica e fotografica dei reperti rinvenuti nel mare di contrada Bulala, dove sono stati rinvenuti elmi corinzi, numerosi lingotti di oricalco, pezzi di ancora e altri oggetti che facevano parte del carico di tre navi affondate durante una tempesta. Si tratta dei tesori scoperti nel corso degli ultimi dieci anni e conservati nel Museo archeologico regionale di Gela. In questo caso, il gruppo di lavoro è stato composto, oltre che dalla stessa archeologa Alessia Mistretta, dal maestro d’arte Antonino Cellura e dal fotografo Jürg Zbinden.

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Nascerà il Mosaico della Pace davanti alla Zisa

Si tratta di un’installazione che sarà al contempo elemento di arredo urbano, realizzata insieme ad un’area verde con cinque esemplari di Ginko Biloba

di Marco Russo

Un grande affresco con un cuore verde e composto da mille tessere, ognuna a simboleggiare una città diversa. È il Mosaico della Pace che sorgerà davanti ai giardini della Zisa, a ribadire la centralità di Palermo, capitale del Mediterraneo, e il suo abbraccio simbolico a tutti i popoli del mondo. Si tratta di un’installazione che sarà al contempo elemento di arredo urbano, realizzata insieme ad un’area verde. Questa mattina sono state presentate le prime tre tessere di Palermo, Beirut e Istanbul, ed è per questo che all’evento di presentazione ha assistito anche l’ambasciatrice del Libano, Mira Daher.

Presentato il Mosaico della Pace

L’iniziativa, oltre che il patrocinio del Comune, vede il supporto di diversi organismi internazionali pubblici e privati e dell’Unicef ed è stata promossa da CostaMed, associazione privata che mira alla promozione dei territori attraverso approcci integrati e alla collaborazione fra pubblico e privato. Alla presenza del vicesindaco Fabio Giambrone è stata inoltre presentata l’iniziativa dei “Gilet Verdi”, volontari che per conto di CostaMed cureranno l’area verde nella quale sorgerà il mosaico in funzione anche di “educatori civici” che promuoveranno il rispetto del decoro e la fruizione dell’area.

L’area dove sorgerà il Mosaico della Pace

Lo spazio immaginato come location per la realizzazione dell’installazione è un lembo di verde non curato, all’incrocio delle vie Guglielmo il Buono e Michele Piazza, condiviso con uno spazio usato come parcheggio e una pompa di benzina. “L’idea – spiegano da Costamed – è quella di generare una riqualificazione complessiva con un progetto di landscape integrato, capace di fondere la componente materica del mosaico, con un nuovo impianto arboreo di grande suggestione. L’area di circa 2.500 metri quadrati sarà caratterizzata dall’impianto policromo del mosaico, posato a correre con fughe aperte coltivate a prato, al cui centro sorgerà un’area verde caratterizzata dall’impianto arboreo di cinque esemplari di Ginko Biloba già adulti”.

“Questa iniziativa – ha affermato il sindaco Leoluca Orlando – ci ricorda che Palermo è una città mediterranea, una città che ha legami storici e culturali con le altre grandi città del Mediterraneo e che vede in questo grande mare non un elemento di divisione fra i popoli quanto piuttosto un ponte fra culture e persone”.

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Le vie dei Tesori News

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