Ricostruito ad Avola il volto dello pseudo-Sofocle

Un centro di ricerca dedicato allo studio dell’antropologia forense ha scoperto che il cranio attribuito al grande drammaturgo è in realtà un falso storico

di Marco Russo

Dare il volto a un cranio di un uomo vissuto millenni fa. Ricostruirne i lineamenti, la forma del viso, fino al colore degli occhi, della pelle e dei capelli. È un lavoro che gli scienziati conducono ormai da anni, grazie anche al supporto di avanzate tecnologie. Ma lo studio che ha portato a termine un centro internazionale di ricerca di Avola, nel Siracusano, ha un valore aggiunto: svelare che il cranio attribuito a Sofocle, di cui si iniziò a parlare nel 1893, non appartiene in realtà al grande drammaturgo ateniese.

Il volto dello pseudo Sofocle nella ricostruzione del Fapab

È la scoperta del Fapab research center, centro siciliano specializzato nello studio dell’antropologia forense, della paleopatologia e della bioarcheologia, guidato da Francesco Maria Galassi, professore associato alla Flinders University in Australia. Il cranio trovato ad Atene dal funzionario danese Ludwig Münter alla fine dell’800 –  ha spiegato il paleopatologo –  apparteneva a un individuo adulto ma certamente non in età senile e tantomeno di 90 anni, età in cui morì Sofocle. Poi, il ricercatore fa notare che sull’osso parietale destro è presente una frattura causata da un trauma che potrebbe essere all’origine del decesso dell’individuo, quando invece, secondo diverse tradizioni, Sofocle sarebbe morto strozzato da un acino d’uva.

Francesco Maria Galassi

Dunque, l’attribuzione del cranio al tragediografo, sebbene mai provata scientificamente, sarebbe in realtà un clamoroso falso. Oggi, dopo l’approssimazione facciale eseguita dall’archeologo Michael Habicht della Flinders University e coautore dello studio, e grazie alla collaborazione con l’esperto artista forense brasiliano Cicero Moraes, si è riusciti a ottenere il vero volto dello pseudo-Sofocle. “L’applicazione delle tecniche scientifiche più all’avanguardia, sempre nel rispetto delle discipline storiche e archeologiche – ha dichiarato Galassi – ci permette di acclarare aspetti controversi della nostra storia”.

Un articolo scientifico sulla ricostruzione facciale, ultimo atto di una ricerca durata oltre un anno, verrà pubblicato nei primi mesi dell’anno prossimo negli atti del convegno dell’associazione SiciliAntica, che si è svolto a Caltanissetta pochi mesi fa, dove era stata annunciata la scoperta.

Reperti ossei studiati al Fapab

Il Fapab, inaugurato lo scorso marzo, è il primo centro dedicato allo studio dei resti scheletrici, antichi e moderni del Sud Italia. Si trova ad Avola in uno storico palazzo che si affaccia su piazza Umberto I. Il centro – che può contare sulla convenzione con la Casa di cura Santa Lucia di Siracusa per effettuare diagnostica radiologica e già su circa 15 collaboratori del territorio e internazionali – si dedica alla antropologia forense, disciplina che studia l’identificazione di individui scomparsi e sconosciuti, alla bioarcheologia, lo studio dei resti biologici in contesto archeologico, alla paleopatologia, ossia lo studio delle malattie nel passato e, in parte, anche alla storia della medicina.

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Riaperto il parco delle Terme di Sciacca

L’area sarà destinata ad attività culturali e sarà fruibile da cittadini e turisti grazie a lavori di manutenzione effettuati dalla Regione Siciliana

di Marco Russo

Un primo spiraglio verso la rinascita delle Terme di Sciacca, chiuse ormai da quattro anni. Con l’apertura del cancello che dà sul promontorio che si affaccia sul mare, il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci ha ufficialmente riconsegnato ieri pomeriggio al Comune in provincia di Agrigento il parco delle Terme, da anni abbandonato a incuria e degrado. Il governatore, accompagnato dall’assessore all’Economia Gaetano Armao, è stato accolto dal sindaco di Sciacca Francesca Valenti e ha percorso i viali del complesso termale, soffermandosi sullo scenografico anfiteatro.

Un momento della visita

L’area sarà destinata ad attività culturali e aggregative e sarà fruibile da cittadini e turisti grazie a importanti lavori di manutenzione straordinaria effettuati dalla Regione Siciliana d’intesa con il Comune. Il parco delle terme mette in relazione alcuni beni patrimoniali del complesso: lo stabilimento, il Grand Hotel delle Terme e l’impianto delle piscine coperte. Il parco è parte integrante dello stabilimento con percorsi pedonali interni che collegano le varie strutture. Al centro sorge l’imponente vasca-fontana, che nel progetto di sistemazione del parco funge da sorgente per percorsi d’acqua artificiali che vanno ad incrociarsi con i sentieri pedonali.

Le Terme di Sciacca

“Cominciamo da qui, dal parco delle Terme di Sciacca – ha detto Musumeci – perché è più facile per il Comune gestirlo e non diventa un onere insopportabile. E perché diventa un segnale di ripresa. Smettiamo di piangere sul solito muro del pianto e cominciamo a rimboccarci le maniche, dopo avere finalmente razionalizzato una procedura che per anni non era stata tra le priorità di chi ci ha preceduto”. Nel corso di un vertice, tenutosi nelle scorse settimane a Palazzo d’Orleans, su iniziativa del presidente Musumeci, era stato deciso che il parco verrà formalmente consegnato dalla Regione al Comune, che dovrà occuparsi delle attività di manutenzione ordinaria. Il dipartimento regionale dello Sviluppo Rurale, invece, ha curato le operazioni di discerbamento e sistemazione del verde.

Uno dei viali del parco

“Sciacca e Acireale – ha aggiunto il presidente della Regione – cammineranno di pari passo, anche se con qualche differenza perchè le realtà sono differenti. Riteniamo di potere pubblicare, già ai primi di settembre, il bando (elaborato dall’assessorato all’Economia, dopo una laboriosa ricostruzione dei dati catastali) per trovare il soggetto adeguato a rilanciare e gestire una struttura complessa che ha fatto la storia dell’economia di Sciacca e che può diventare uno straordinario punto di riferimento per l’economia del turismo termale in Sicilia”.

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Il teatro di Eraclea sarà liberato da tubi e pannelli

Annunciato un concorso di idee per il restauro del monumento, con l’ipotesi di rimozione della copertura “provvisoria” installata negli anni ’90

di Marco Russo

Riflettori accesi sul teatro greco di Eraclea Minoa. Si torna a parlare del rilancio del monumento nell’area archeologica agrigentina, con un concorso internazionale di idee per il restauro e, soprattutto, con l’ipotesi di rimozione della copertura installata negli anni ’90 del secolo scorso. Una struttura che doveva essere “provvisoria”, in sostituzione della precedente copertura realizzata negli anni ’60 dall’archistar Franco Minissi, ma che ormai mostra i segni del tempo, rendendo di fatto invisibile il teatro.

La cavea del teatro

Se ne è discusso pochi giorni fa durante un sopralluogo fatto dal direttore del Parco della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta, e dal soprintendente dei Beni culturali di Agrigento, Michele Benfari. “Alla fine del sopralluogo – si legge in una nota – si è concordato di rivedere l’attuale struttura di protezione che, ormai obsoleta e non in grado di assolvere ai compiti cui era stata demandata, necessita di uno studio ed analisi complessiva sulla conoscenza del sottosuolo, analisi micro-climatologiche e verifica dello stato di conservazione delle superfici lapidee del teatro. Successivamente sarà predisposto e pubblicato un bando per il concorso internazionale di idee finalizzato al progetto di restauro e conservazione del sito”.

L’ingresso dell’area archeologica

La tutela del fragilissimo teatro ha una storia lunga e travagliata. Negli anni ’50 un primo intervento dell’Istituto centrale del restauro, che applicò una resina speciale per rendere i gradoni impermeabili. Ma l’esperimento non riuscì, dunque nel 1960 la Soprintendenza chiamò Minissi, architetto specializzato in conservazione dei beni culturali, che ideò una protezione in plexiglas, con l’obiettivo – osservò lo stesso archistar – di una rappresentazione del modello originario.

La copertura del teatro

“La ricostruzione è perfettamente incolore e trasparente – si legge in un testo descrittivo del progetto – . Sui disegni di precisi rilievi sono state rigorosamente modellate, in lastre stampate e poi saldate, le sue forme architettoniche originali. In quest’opera sono stati adottati tutti gli accorgimenti possibili affinché le istanze di questo nuovissimo procedimento conservativo fossero adeguatamente risolte: dalla perfetta tenuta delle saldature delle lastre all’isolamento termico e alla areazione della camera d’aria risultante tra le superfici del monumento e la copertura in perspex, dai sistemi per evitare ogni infiltrazione di acqua e di vento a quelli per impedire deformazioni o rotture delle lastre in dipendenza delle variazioni climatiche, fino alla praticabilità delle gradinate da parte dei visitatori”.

Ma anche in questo caso le cose non andarono come previsto. I pannelli, in pochi anni, si rovinarono, e i gradini del teatro furono invasi da sterpaglie. Dopo un parziale smantellamento, alla fine degli anni ’90 la copertura di Minissi fu sostituita da un’altra fatta da tubi e pannelli che doveva essere provvisoria, per consentire interventi di manuntenzione della cavea, ma che non è stata mai smantellata. Adesso, dopo tanti annunci e promesse, la speranza è che si realizzino seri interventi per la salvaguardia del bene.

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Il gigante verde di piazza Marina torna a respirare

Terminati i lavori di restyling nell’area davanti al maestoso Ficus di Villa Garibaldi, a Palermo. Gli interventi serviranno a far crescere meglio l’albero

di Marco Russo

Una boccata d’ossigeno per il maestoso Ficus di Villa Garibaldi. Sono terminati i lavori di restyling dell’area di piazza Marina, davanti al gigantesco albero bicentenario inserito nell’elenco degli Alberi monumentali italiani. Si chiude, così, il cantiere inaugurato lo scorso marzo con l’obiettivo di “far respirare” il monumento della natura e permettergli di crescere ancora. L’intervento delle maestranze del Coime e del Settore Verde ha permesso la realizzazione di una passerella e di alcuni cercini, aperture nel basolato che permetteranno alle radici aeree di crescere regolarmente, fornendo così sostegno ai rami orizzontali. I lavori sono stati eseguiti in raccordo con il Corpo forestale della Regione Siciliana e con la Sovrintendenza, cui sarà sottoposto il piano di manutenzione periodica.

Il Ficus di Villa Garibaldi e la nuova passerella

“Questo piccolo ma significativo intervento – commentano il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore al Decoro, Fabio Giambrone – restituisce alla piena fruizione questa porzione della piazza che era stata chiusa per motivi di sicurezza, ma soprattutto mostra che si possono, anzi a volte si devono, programmare e realizzare degli interventi che partono dalla necessità dei nostri monumenti, in questo caso di un albero monumentale, che sono parte fondamentale della nostra storia, della nostra cultura, del nostro patrimonio”.

Le aperture nelle basole per le radici

I lavori sono stati eseguiti su progetto di Giuseppe Barbera, ordinario di Culture arboree all’Università degli Studi di Palermo. “Ad un albero eccezionale, attenzioni eccezionali – ha commentato l’agronomo – . Un intervento che accompagna la prodigiosa crescita dell’albero, dà maggiore sicurezza ai passanti e rende possibile l’ancoraggio delle radici aeree su porzioni di marciapiede liberate da alcune basole verso le quali sarà indirizzata la loro crescita. Con la passerella provvisoria e con il previsto impianto di illuminazione, il ficus può finalmente mostrare appieno il suo valore di albero monumentale noto in tutto il mondo. L’università di Palermo, gli arboricoltori e i paesaggisti che hanno donato il progetto, mantengono il loro impegno per la piena valorizzazione del verde storico cittadino”.

La passerella davanti al ficus

Il Ficus macrophylla è sicuramente l’attrazione principale di Villa Garibaldi, essendo considerato uno fra i più grandi d’Europa, con un’altezza di 30 metri, una circonferenza del tronco che supera i 21 metri ed una chioma con diametro di 50 metri.

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Fondi in arrivo per riportare alla luce il teatro di Tusa

La Regione Siciliana stanzierà un finanziamento per proseguire gli scavi nell’area archeologica di Halaesa, dove sono stati individuati anche i resti di tre templi

di Marco Russo

Il territorio di Tusa si conferma scrigno di tesori sepolti. Gli scavi archeologici nell’antica città greco-romana di Halaesa, iniziati tre anni fa, hanno consentito di individuare un teatro, scoperto l’anno scorso, e recentemente un grande podio rettangolare su cui sorgevano tre templi, di cui sono ancora visibili le tracce.

Sopralluogo di Musumeci nel sito di Halaesa

Queste importanti scoperte hanno spinto la Regione Siciliana a finanziare la prosecuzione degli scavi. Ieri il governatore Nello Musumeci ha fatto un sopralluogo nel centro nebroideo del Messinese per conoscere lo stato dei luoghi. Ad accogliere il presidente, il neo direttore del Parco, Salvatore Gueli, il vice presidente vicario della Commissione Cultura dell’Ars, Pino Galluzzo, il sindaco e l’assessore alla Cultura di Tusa, Luigi Miceli e Angelo Tudisca, oltre agli amministratori dei Comuni dell’hinterland. “Metteremo subito a disposizione – ha dichiarato Musumeci – un primo finanziamento di duecentomila euro. Dobbiamo, da un lato, procedere con la campagna di scavi, dall’altro migliore la qualità dei servizi per rendere il sito più accessibile e attrattivo per i turisti”

Uno degli archeologi della missione francese (foto Mission Archéologique Francaise d’Halaesa)

La terza campagna di ricerche, avviata il 24 giugno, è condotta da una missione italo-inglese, diretta dai professori Lorenzo Campagna e Jonathan Prag delle università di Messina e Oxford, nell’area del Santuario di Apollo e una francese, sotto la guida di Michela Costanzi dell’università de Picardie Jule Vern, nelle tre aree dell’abitato dell’antica città. Il coordinamento scientifico delle attività è curato da Alessio Toscano Raffa del Cnr-Ibam di Catania. Tre anni fa gli scavi sono ripresi a distanza di oltre sessanta dalla campagna che portò alla luce una parte dell’agorà e un’area sacra con i basamenti di due templi. Le ricerche si svolgono grazie alla concessione rilasciata dall’assessorato regionale dei Beni culturali, con la partecipazione del Parco archeologico di Tindari, della Soprintendenza peloritana e del Comune di Tusa.

L’area dove è sepolto il teatro

In questa terza campagna di scavi è stato integralmente messo in luce un grande podio rettangolare di 46 metri per 18 e alto circa 4 metri, in parte gradonato e realizzato con blocchi squadrati e blocchetti di pietra locale. Ai piedi del podio si sviluppava un’elegante pavimentazione realizzata con laterizi, in alcuni punti molto ben conservata. Le indagini hanno consentito di individuare anche la grande rampa di accesso che dalla “Via Sacra” della città, conduceva direttamente alla sommità del podio dove insistevano i principali edifici di culto del santuario. Le attività del 2019 hanno provato l’esistenza di tre templi, orientati in senso Est-Ovest, posti uno di fianco all’altro e separati da dei corridoi che si raccordavano a delle scale laterali, molto ben conservate, di cui sono ancora visibili i gradini e i rivestimenti parietali dipinti.

Dei tre templi, quello centrale è l’edificio più importante e grande del complesso (9 metri per 13). Conserva ancora parte della pavimentazione originaria con un mosaico a tessere bianche steso su una preparazione in cocciopesto e doveva presentare una cella con una fronte colonnata, caratterizzata da elaborate decorazioni architettoniche in pietra. Al suo interno è molto probabile che vi fossero delle statue, considerati i diversi frammenti recuperati nel corso dello scavo e il rinvenimento nell’area, negli anni ’50, di una statua raffigurante la dea Artemide, oggi conservata all’interno dell’Antiquarium del sito.

Si è chiarita anche l’organizzazione della parte sud del teatro, che costituisce uno snodo urbanistico, un trait d’union tra la collina meridionale e quella settentrionale del sito, dove c’è il santuario di Apollo, che rappresenta l’area sacra più importante della città, posto sull’Acropoli settentrionale che si affaccia sul Mar Tirreno.

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Pioggia di fondi in arrivo per gli archivi di Stato siciliani

Previsti interventi di restauro e conservazione dei documenti, adeguamenti alle scaffalature e manutenzione degli edifici

di Marco Russo

Grandi lavori negli archivi di Stato siciliani. Da Palermo a Messina, fino a Enna, Trapani e Agrigento, i luoghi custodi della storia e della memoria del territorio riceveranno dal Ministero per i Beni e le attività culturali fondi che ammontano complessivamente a quasi 1,3 milioni di euro, per avviare interventi di restauro e conservazione del patrimonio archivistico, adeguamenti alle scaffalature e manutenzione degli edifici. Si tratta di fondi che rientrano nel programma biennale 2019-2020, approvato dal mininistro Alberto Bonisoli, finanziato con risorse derivanti dalla legge di stabilità del 2015, e che comprende in totale 595 interventi in tutta Italia, per una spesa di 180 milioni di euro.

Archivio di Stato di Agrigento

Le cifre più significative in Sicilia sono destinate alla movimentazione dei fondi archivistici dalla vecchia alla nuova sede dell’Archivio di Stato di Agrigento, agli interventi di conservazione – ossia al restauro, la spolveratura e la disinfestazione della documentazione – e all’acquisto delle scaffalature per un importo di 400mila euro. Sono, invece, 350mila euro, i fondi riservati al completamento della nuova scaffalatura compatta per i depositi dell’Archivio di Stato di Palermo e agli interventi di restauro del fondo “Archivi notarili”, serie notai, secoli XV – XVI. Somma analoga anche per l’Archivio di Stato di Trapani, nell’ex Convento Sant’Anna, dove il Mibac provvederà al consolidamento, al restauro e all’adeguamento impiantistico del terzo lotto, così come completamento del salone, alla copertura e al recupero del giardino passeggiata Mura di Tramontana. Prevista, inoltre, la sostituzione delle scaffalture non a norma nell’Archivio di Stato di Enna e l’arrivo di altre compattabili nei depositi dell’Archivio di Messina.

L’Archivio di Trapani

“Un’attenzione al patrimonio che necessita di interventi di tutela – ha dichiarato il ministro Bonisoli in riferimento al programma biennale – e che è frutto di un puntuale lavoro di ricognizione sui territori, attraverso il coinvolgimento di tutti gli istituti periferici del Ministero. Tra le priorità, il restauro dei beni culturali, in particolare quelli colpiti da calamità naturali; il recupero di aree paesaggistiche degradate, la prevenzione contro i rischi sistemici e ambientali, ma anche l’efficientamento energetico e il miglioramento dell’accessibilità, intesa come obiettivo per la partecipazione e l’inclusione sociale”.

Archivio di Stato di Messina

Sono in tutto quattordici gli archivi di Stato presenti in Sicilia. Quello di Palermo, che comprende anche la sezione distaccata di Termini Imerese, conserva circa 370mila unità archivistiche tra volumi, registri e buste, e 6.167 pergamene. L’archivio include una biblioteca con 12.376 volumi e opuscoli, nonché una scuola d’archivistica, diplomatica e paleografia latina e un laboratorio di fotoriproduzione, legatoria e restauro. L’archivio di Stato di Trapani, si compone di fondi di diversa natura versati dagli uffici statali periferici della provincia. L’Istituto conserva inoltre archivi di enti amministrativi e giudiziari di “Antico regime” e dell’epoca della Restaurazione e documentazione proveniente da enti soppressi. In quello di Enna i fondi conservati ammontano a circa 52mila pezzi dislocati su circa 4mila metri di scaffalatura, mentre l’Archivio di Messina possiede molti fondi lacunosi e frammentari a causa di un incendio a seguito dei bombardamenti del 1943, che causò la distruzione di 100mila pezzi, compromettendo irrimediabilmente il patrimonio documentario custodito.

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Si completa la “rambla” tra il Cassaro e via Maqueda

Nuovo piano del traffico approvato con una delibera dalla giunta comunale per la pedonalizzazione del centro storico. Previsto anche il doppio senso in via Roma

di Marco Russo

Nuova rivoluzione del traffico nel centro storico di Palermo. Si completa la pedonalizzazione di via Maqueda e via Vittorio Emanuele, con la contestuale istituzione del doppio senso di marcia in via Roma. È il nuovo piano del traffico approvato con una delibera dalla giunta comunale, che prevede il completamento della pedonalizzazione del Cassaro basso, dai Quattro Canti a via Porto Salvo, e di via Maqueda fino in piazza Giulio Cesare. La delibera è stata approvata ieri dalla giunta, su proposta del dirigente del Servizio Trasporto pubblico di massa e Piano urbano del traffico, condivisa dall’assessore al ramo, Giusto Catania.

Ztl in centro storico

“Nel programma del sindaco – si legge nella delibera – è stata riservata una particolare attenzione alle problematiche riguardanti la restituzione ai cittadini di particolari spazi urbani, individuando nuove aree di intervento da adibire, in particolare, alla fruibilità pedonale”, individuando “il centro storico, le zone ad esso adiacenti e le borgate storiche, quali polarità nelle quali avviare concrete iniziative di sviluppo sostenibile, perseguendo decise politiche di alleggerimento del traffico e di introduzione di isole pedonali, finalizzate alla riqualificazione ambientale”.

Via Maqueda

Il provvedimento prevede di istituire le stesse modalità vigenti negli spazi stradali della “Ztl Maqueda” e “Ztl Palermo Arabo-Normanna”, ovvero con limitazioni del traffico dalle 10 alle 7. Il transito sarà consentito, alla velocità massima di 10 chilometri orari, soltanto ai mezzi delle forze dell’ordine, alle ambulanze, ai residenti del tratto interessato e delle vie adiacenti, ai taxi, alle auto del car sharing e ai bus turistici. Adesso l’ufficio Traffico del Comune, dovrà predisporre un’apposità ordinanza entro il 30 luglio.

“Un nuovo importante provvedimento – dichiarano il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore alla Mobilità, Giusto Catania – che è certamente pratico, ma che esprime il profondissimo cambiamento culturale della nostra città. Oggi sono stati i residenti e i commercianti di queste vie a chiedere a gran voce la pedonalizzazione. Quegli stessi residenti e commercianti che sei anni fa avevano annunciato – e, a volte, fatto – le barricate contro le pedonalizzazioni. Tutti hanno finalmente compreso come la vivibilità non sia soltanto utile per respirare meglio ma sia anche conveniente per creare e rafforzare condizioni economiche e di sviluppo”.

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Il cuore di Sebastiano Tusa batte nei fondali di Ustica

Calata in mare, all’inizio del percorso archeologico subacqueo, una scultura di Giacomo Rizzo, in ricordo dell’assessore scomparso

di Marco Russo

Sono ormai tantissimi i tributi in ricordo dell’archeologo e assessore Sebastiano Tusa, scomparso lo scorso marzo nel disastro aereo in Etiopia. L’ultimo, forse il più toccante e simbolico, è stato celebrato a Ustica, isola che Tusa amava moltissimo, nel corso della 60esima della Rassegna internazionale delle attività subacque.

La scultura di Giacomo Rizzo dedicata a Sebastiano Tusa

D’ora in poi, un cuore di marmo, collocato nei fondali dell’isola, ricorderà l’amore che l’assessore ai Beni culturali aveva per il mare e in particolare per l’isola palermitana. La scultura – commissionata dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci e realizzata da Giacomo Rizzo – è stata calata in acqua, all’inizio del percorso archeologico subacqueo, nel corso della rassegna dedicata proprio all’illustre studioso.

La scultura di Giacomo Rizzo viene calata in mare

“Il cuore di Sebastiano Tusa – afferma con emozione l’assessore al Territorio Toto Cordaro, che in rappresentanza del governo regionale ha ricordato il collega di giunta nel corso della manifestazione che per tanti anni il compianto assessore aveva guidato – continuerà a pulsare fra quei tesori del mare che, grazie alla sua competente dedizione e alla sua geniale intuizione, costituiscono oggi, e per sempre, patrimonio di tutti”.

Alla cerimonia erano presenti anche i familiari dell’archeologo, la moglie Valeria Li Vigni con il figlio Andrea, e il sindaco di Ustica Salvatore Militello. Nel corso della rassegna, inoltre, sono stati donati alcuni volumi dedicati al mare che faranno parte di una libreria-biblioteca intestata all’archeologo (ve ne abbiamo parlato qui).

Un momento della cerimonia

La scultura, in marmo bianco di Carrara, adagiata a 25 metri di profondità, rappresenta la prima opera d’arte contemporanea posizionata in un’area archeologica sottomarina. “Sono onorato di questo mio piccolo gesto per ricordare un grande uomo – ha scritto in un post su Facebook, lo scultore Rizzo – La mia scultura, effige di un cuore umano, simboleggia l’amore e la passione per il mare che Sebastiano Tusa aveva messo nell’esplorazione subacquea. I suoi insegnamenti e scoperte archeologiche e scientifiche saranno sempre vivi, hanno tracciato e traccieranno una nuova era. Proprio Tusa aveva immaginato una mia opera nei fondali di Ustica”.

Quello di Ustica è solo l’ultimo dei tributi dedicati allo studioso. Un’altra scultura, raffigurante i tipici occhiali gialli che Tusa portava, realizzata dall’architetto Salvatore Gentile, è stata installata nel cortile Maqueda dell’Ars, poche settimane fa (leggi qui). Mentre, in occasione dei tre mesi dalla scomparsa, è stata celebrata una messa in Cattedrale, a Palermo, con parenti, amici, colleghi e rappresentati delle istituzioni, a cui è seguita una cerimonia a Palazzo d’Orleans (ve ne abbiamo parlato qui).

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Sacrifici nel santuario, ecco il volto più antico di Selinunte

Due corna di toro adulto e un palco di cervo perfettamente conservato sono stati trovati nel corso dell’ultima campagna di scavi nell’area archeologica trapanese

di Marco Russo

Fatta nuova luce sull’antico santuario urbano di Selinunte. Due corna di toro adulto di grandi dimensioni sono state scoperte recentemente nell’area archeologica trapanese. Si tratta della prima traccia che attesta il sacrificio di tori nel grande santuario. Rinvenuta, inoltre, la deposizione votiva di un palco di cervo rosso perfettamente conservato. Sono alcune delle scoperte della tredicesima campagna di scavi della New York University e dell’Università Statale di Milano, in convenzione con il Parco Archeologico di Selinunte, che si è svolta dal 7 giugno al 5 luglio.

Il Tempio C

Gli esiti della campagna, a cui hanno partecipato oltre 50 tra studenti ed esperti di archeologia di otto diversi paesi, sono stati illustrati, nel corso di una visita guidata, da Clemente Marconi, che ha diretto la missione archeologica. L’iniziativa rientra tra gli appuntamenti della manifestazione “Il Cantiere della Conoscenza”, promossa dall’architetto Bernardo Agrò, neo direttore del Parco archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria.

L’area del Tempio R

Lo scavo, che ha approfondito le due trincee aperte lo scorso anno tra il Tempio R e quello C, ha prodotto risultati importanti per ricostruire le fasi più antiche di occupazione greca del grande santuario urbano e alle attività associate alla costruzione dei due templi. I ricercatori hanno, così, portato alla luce una struttura rettilinea con fondazione in schegge di calcare e elevato in mattoni crudi. Il santuario, databile nell’ultimo quarto del VII secolo avanti Cristo, aveva una lunghezza di 4,5 metri, ed era posizionato subito a est del più recente Tempio R, con lo stesso orientamento est-ovest. I materiali ritrovati nella zona, tra i più antichi di fase greca rinvenuti a Selinunte, hanno spinto gli archeologi a ritenere che l’edificio svolgesse una funzione sacrale.

Il Tempio E

Per le fasi di costruzione e uso del Tempio R, due scoperte significative sono state due buche di palo, funzionali al sollevamento dei blocchi dell’edificio, e un altare cavo per libagioni perfettamente conservato. Oltre all’importante scoperta delle corna di toro e di cervo, il saggio tra Tempio R e Tempio C ha permesso di mettere completamente in luce le fondazioni di quest’ultimo edificio, rivelando come la pendenza attuale di questo settore dell’acropoli sia stata realizzata artificialmente in occasione della costruzione di questo tempio monumentale.

“Nel solco della filosofia e della organica riorganizzazione dei parchi archeologici di Sicilia voluta da Sebastiano Tusa e perseguita con grande passione dal presidente Nello Musumeci – spiega all’Ansa il direttore del Parco, Bernardo Agrò – , si inserisce la formula dei cantieri aperti, che costituisce un ruolo fondamentale della divulgazione delle nostre attività attraverso la metodica dell’archeologia partecipata”.

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Beni culturali, valzer di soprintendenti e direttori

Tante sono le novità, con alcune conferme e nuovi nomi. Caterina Greco prenderà il posto di Francesca Spatafora al Museo Salinas

di Marco Russo

Rivoluzione nei beni culturali siciliani, atto secondo. Dopo la maxi rotazione dei direttori dei parchi archeologici disposta dal governatore Nello Musumeci un paio di settimane fa (ve ne abbiamo parlato qui), arrivano le nuove nomine che riguardano i soprintendenti e i direttori dei musei dell’Isola. Tante sono le novità, con alcune conferme e nuovi arrivi.

Sebastiano Tusa e Caterina Greco

L’incarico, forse più atteso, è quello del nuovo direttore del Museo Salinas. Sarà Caterina Greco a prendere il posto di Francesca Spatafora, il cui trasferimento al parco di Solunto, Himera e Monte Jato ha sollevato non poche polemiche tra diversi esponenti del mondo della cultura, tanto da spingere 125 accademici a lanciare un appello a Musumeci perché potesse tornare sui suoi passi (qui per saperne di più). Ma la scelta è caduta sull’archeologa che fino a oggi ha diretto il Centro regionale per il catalogo.

La Soprintendenza di Ragusa verrà diretta dall’architetto Giorgio Battaglia, già dirigente della sezione per i Beni paesaggistici e demoetnoantropologici negli stessi uffici; termina l’interim di Salvatore Gueli a Caltanissetta dove viene nominata soprintendente Daniela Vullo, architetto, già dirigente della sezione per i Beni architettonici e storico-artistici; a Messina, il nuovo soprintendente è l’architetto Mirella Vinci, attuale responsabile della sezione per i Beni architettonici e storico-artistici; l’architetto Nicola Neri va a dirigere la Soprintendenza di Enna, dopo la sua esperienza alla sezione per i Beni architettonici e storico-artistici a Catania; l’architetto Giovanna Susan, dalla Villa del Casale di Piazza Armerina, passa a dirigere la Galleria regionale di Palazzo Bellomo di Siracusa; al Museo regionale Agostino Pepoli di Trapani va l’architetto Roberto Garufi, proveniente dall’assessorato al Turismo, mentre l’architetto Orazio Micali passa dalla Soprintendenza alla direzione del Museo di Messina. Sono stati confermati i direttori delle Biblioteche regionali: Carlo Pastena a Palermo, Carmelo Di Stefano a Catania.

Nello Musumeci

“Un nuovo assetto – dichiara in una nota il presidente della Regione – anche per dare risposte ai cittadini che ci chiedono trasparenza, efficienza e snellimento delle procedure burocratiche. Il cambiamento è un dovere verso i siciliani e l’indirizzo politico del mio governo è che Soprintendenze e Musei devono aprirsi sempre più ai cittadini ed essere al servizio della gente. Anche questo ricambio si rende necessario e utile, per un avvicendamento che certamente metterà in luce le potenzialità e l’esperienza di eccellenti dirigenti che hanno dimostrato in questi anni grande senso del dovere e professionalità in seconda linea. Nel contempo, i dirigenti apicali che hanno fatto bene potranno trasferire esperienze e prassi positive ad altre strutture”.

“Imprimere una svolta al sistema dei Beni culturali – ha aggiunto Musumeci – è un impegno che intendo portare avanti in prima persona, sia da presidente della Regione che da assessore ad interim. Con le nomine dei direttori dei Parchi archeologici, e oggi dei nuovi soprintendenti e dei direttori dei Musei, prende corpo la nuova governance, che passerà sempre più per riunioni collegiali e periodiche con i vertici dei nostri istituti. Un contatto operativo e costante – conclude Musumeci – necessario per monitorare nel tempo e continuare il percorso già intrapreso al servizio della comunità siciliana e di quanti visitano la nostra Isola”.

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Le vie dei Tesori News

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