Rinascono i tesori di Mozia, al via il restauro dei monumenti

Nuova fase di lavori sull’isola, dove sono in corso interventi di riqualificazione per aumentare l’attrattività turistica del sito archeologico e naturalistico

di Marco Russo

Mozia si prepara a risplendere. Finalmente può cominciare la nuova fase di lavori relativa agli interventi di restauro nella piccola isola di San Pantaleo, nello Stagnone di Marsala, che un tempo ospitava l’antica colonia fenicia. La Regione Siciliana, attraverso la Soprintendenza dei Beni culturali di Trapani, ha stipulato con la ditta aggiudicataria – la Ar Arte e restauro – il contratto per l’intervento di riqualificazione ambientale, di restauro archeologico e di valorizzazione del sito. Lo ha annunciato il governatore Nello Musumeci, che lo scorso settembre si era recato a Mozia e aveva parlato dei progetti portati avanti per il rilancio dell’isola, dove sono in corso i lavori avviati da Sebastiano Tusa, con un investimento di 4 milioni e mezzo.

Nello Musumeci a Mozia

“A questi altri lavori – spiega il presidente Musumeci – abbiamo destinato le risorse del Po Fesr 2014-2020 per oltre un milione e 600mila euro. Mozia rappresenta un unicum di eccezionale valore nel panorama mondiale dell’archeologia, come testimonianza ancora integra della civiltà fenicia, ma è anche allo stesso tempo uno dei contesti ambientali e paesaggistici meglio conservati. Qui la laguna, le saline, le vigne, la flora e la fauna di terra e di mare esercitano da sempre un fortissimo richiamo per i turisti provenienti da ogni parte del mondo. Si tratta, senza dubbio, di una delle tante perle naturali del nostro territorio che bisogna proteggere e valorizzare”.

La Porta Sud

I nuovi interventi – fanno sapere dalla Regione – riguarderanno principalmente i monumenti archeologici, agendo anzitutto sulle strutture murarie: dal “Luogo di arsione” al “Santuario di Cappiddazzu”, dalla zona di “Porta Nord” a quella delle “Fortificazioni”. E, ancora, la “Casa dei Mosaici”, la “Casermetta”, la zona di “Porta Sud”, le zone Zone A e B dell’isola e il “Kothon”. I primi lavori sono già in fase avanzata di realizzazione e riguardano il rilevamento topografico, la sistemazione del verde e degli arredi esterni, nuovi sentieri in terra battuta e anche una rete dati wi-fi. Il progetto prevede, inoltre, la realizzazione di un archivio informatico su base cartografica per la gestione dei dati archeologici territoriali.

La necropoli

A ciò si aggiungono una serie di servizi finalizzati a migliorare la gestione e a potenziare la capacità di attrazione turistica: la creazione di una rete geodetica, utile alla realizzazione di tutte le infrastrutture informatiche; l’esecuzione di un rilievo aerofotogrammetrico dell’intera isola; la creazione di un Sistema informativo territoriale (Sit); il posizionamento in punti strategici di alcuni cannocchiali Focus, strumenti per l’osservazione naturale assistita con relativa banca dati ipermediale multilingue. È previsto, inoltre, un servizio di bike-sharing con due tipologie di mezzi: la classica bici a pedali e quella a pedalata assistita. Le biciclette saranno tutte dotate di antenna Gps ed equipaggiate con telecamera per un’esperienza innovativa: sarà infatti possibile girare per Mozia con il mezzo ecologico per eccellenza e, grazie a un’App, condividere i contenuti video sulle piattaforme social. “Non abbiamo trascurato alcun aspetto – conclude Musumeci – per preservare il grande patrimonio che ha reso celebre Mozia in tutto il mondo e per dotarla, allo stesso tempo, di strumenti moderni che consentano di apprezzarla fino in fondo, rendendola ancora più interessante e confortevole”.

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Tornerà in piedi uno dei telamoni del Tempio di Zeus

Il progetto di ricostruzione della gigantesca statua rientra tra le iniziative per celebrare i 2600 anni della fondazione dell’antica Akragas

di Marco Russo

Sarà un 2020 speciale per Agrigento e la sua Valle dei Templi. Sono tanti gli eventi previsti per celebrare i 2600 anni della fondazione dell’antica Akragas. Tra le iniziative in programma, forse la più ambiziosa e simbolica, è la ricostruzione in posizione verticale di uno dei grandi telamoni del Tempio di Giove. Il progetto è stato annunciato dal sindaco Lillo Firetto pochi giorni fa.

Rovine del Tempio di Zeus (foto José Luiz Bernardes Ribeiro, da Wikipedia)

“Tra le attività in programma per il 2020, una grande opera: sarà visibile in posizione verticale uno dei telamoni del Tempio di Zeus – ha fatto sapere il primo cittadino di Agrigento – . Un elemento architettonico colossale che verrà ricostruito con reperti originali. Risorgerà uno dei giganti autentici che sorreggeva la trabeazione del tempio, e che, come tutti sanno, era uno dei più grandi dell’antichità. Tornerà in posizione verticale con i reperti che erano stati rinvenuti dagli archeologi nell’area di scavo. Sarà il modo migliore per celebrare il nuovo anno e i 2600 anni dalla fondazione della città di Akragas”.

Progetto di ricostruzione del Telamone (foto da Facebook)

Un progetto di cui si parla da anni e che adesso sembrerebbe prossimo alla realizzazione, insieme a una parziale ricostruzione dello stesso Tempio di Zeus. “Con l’intervento finanziario dal Parco archeologico – aggiunge Firetto – si realizza ciò che da tempo era stato auspicato da studiosi, appassionati e semplici cittadini. Agrigento celebra la grandezza dell’antica città con un’azione di recupero della propria memoria, attraverso cui fa rivivere il proprio senso di appartenenza a un territorio che da tutti merita profondo amore e rispetto. L’attrattività dell’area archeologica e della città ne sarà indubbiamente potenziata”.

Ricostruzione del Tempio di Zeus (foto poudou99, da Wikipedia)

Tornerà, così, in piedi una delle maestose statue alte quasi 8 metri che sostenevano il grande Tempio di Giove Olimpico, essa stessa una delle costruzioni più imponenti antichità. L’immensa piattaforma rettangolare, di cui oggi rimangono solo ruderi rilevanti, era rivolta ad oriente e misurava 113 metri in lunghezza e 56 in larghezza. Venne eretto dopo la vittoria di Himera sui Cartaginesi del 480-479 avanti Cristo, e oggi è ridotto a un campo di rovine. A partire dal Mediovevo iniziò progressivamente il suo declino a causa delle calamità naturali, terremoti, intemperie, ma anche per mano dell’uomo, poiché in epoca moderna, nel XVIII secolo, l’edificio venne usato come cava di pietra per la realizzazione dei moli di Porto Empedocle.

Rovine del Tempio di Zeus (foto Palickap, da Wikipedia)

L’aspetto complessivo del tempio è nelle grandi linee noto, ma sussistono ancora molte controversie su particolari importanti della ricostruzione dell’alzato, cui è dedicata un’intera sala del museo archeologico di Agrigento. Il solo Telamone, finora rimesso in piedi – ricomposto nel 1825 – si erge imponente all’interno del museo e, tra le rovine del tempio, si trova anche sua una riproduzione adagiata a terra.

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Tutti i numeri di Palermo Capitale della Cultura

Il riconoscimento ha generato un impatto economico diretto di oltre 16 milioni di euro, migliorando l’immagine della città e l’offerta ricettiva

di Marco Russo

Una ricaduta economica sul territorio di oltre 16 milioni di euro, 2.700 iniziative per un investimento complessivo di circa 39 milioni, che ha coinvolto ben 33 partner. Questi sono in sintesi i frutti raccolti da Palermo Capitale italiana della Cultura. I dati sono stati comunicati ieri nel corso di un incontro all’Archivio storico comunale, per presentare il report sulle attività che hanno visto protagonista la città nel 2018. Oltre al sindaco Leoluca Orlando, hanno partecipato all’incontro, Marta Rossi, delegata della Human Foundation, che ha redatto lo studio su incarico della Fondazione Sant’Elia; l’assessore alle Culture, Adham Darawsha e Andrea Cusumano, assessore al ramo nel periodo di Palermo Capitale della Cultura.

Un momento dell’incontro all’Archivio storico comunale (foto Facebook)

Il report ha sostanzialmente analizzato l’iniziativa attraverso i criteri di rilevanza, sostenibilità, efficacia, processo ed efficienza, condotta su tre livelli, ovvero, l’indagine sugli effetti socio-economici e socio-culturali sul tessuto turistico-ricettivo locale; l’analisi del sistema di partenariato tra istituzioni culturali e una “sentiment analysis” tesa a identificare variazioni nella percezione della città di Palermo da parte dei suoi fruitori. Un lavoro realizzato anche attraverso interviste e questionari (qui il report completo).

Via Vittorio Emanuele

Il riconoscimento attribuito a Palermo – si legge nel report – ha generato un impatto economico diretto di 16.337.775 euro, in media 629 euro per visitatore, inserendosi in una scia positiva di incremento turistico. I 33 partner istituzionali hanno ricoperto un ruolo chiave, dichiarando un investimento complessivo di 38.565.419 euro, sostenuto per realizzare, promuovere o far confluire oltre 2.700 iniziative nel programma. Palermo Capitale della Cultura – osservano gli analisti – ha contribuito a sviluppare una domanda di turismo culturale, stimolando gli operatori economici locali a rafforzare e innovare le proprie attività. I turisti – secondo quanto diffuso nel report – si sono dichiarati soddisfatti dell’esperienza di visita anche grazie al rafforzamento dell’offerta ricettiva, mentre i residenti hanno riscontrato un rafforzamento nel proprio legame con il territorio, vissuto con più orgoglio.

I tetti della Cattedrale

Tra le raccomandazioni conclusive del report, c’è l’invito a superare nella programmazione delle risorse in ambito culturale, l’approccio dei bandi e degli avvisi competitivi, puntando invece sui meccanismi di co-progettazione, che andrebbero a far emergere processi di collaborazione. E ancora – raccomandano gli analisti – di procedere all’integrazione dell’offerta culturale, utilizzando ad esempio i canali web, affinché i visitatori possano fruire agevolmente del patrimonio storico-artistico del territorio. Infine, incrementare l’entità delle risorse destinate alle infrastrutture, anche attraverso il contributo di soggetti privati o della comunità; potenziare i meccanismi di partecipazione della comunità alla produzione e fruizione dell’offerta culturale e costituire un osservatorio permanente sulle politiche culturali che possa produrre e diffondere conoscenza sul tema.

La Fontana Pretoria

“I numeri e i dettagli emersi oggi dal report – ha dichiarato il sindaco Orlando – non solo conferma il nuovo percorso culturale e la nuova visione di comunità di cui gode Palermo, ma conferma anche che la cultura è economia. Oggi ci rendiamo conto del patrimonio ottenuto grazie a questa iniziativa e la città va ancora e sempre più avanti nonostante non sia più Capitale italiana della cultura, perché oramai la cultura è ben radicata e lo dimostra anche il sempre più crescente numero di turisti che decidono di visitare Palermo”.

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Via Roma si trasforma in teatro a cielo aperto

Nei tre weekend natalizi di dicembre, la strada e le piazze limitrofe ospiteranno una rassegna di 76 spettacoli, tra musica, danza, teatro e animazione

di Marco Russo

Spettacoli itineranti con giovani artisti per ridare lustro a via Roma. Da piazza Giulio Cesare a piazza Sant’Anna, passando da piazza Cassa di Risparmio, piazza San Domenico, via Bandiera e via Principe di Belmonte, in scena nel centro di Palermo 76 spettacoli, nell’arco dei tre weekend natalizi di dicembre. È la manifestazione “Via Roma on the road 2019”, organizzata dalla Agave Spettacoli, con la direzione artistica di Georgia Lo Faro e con la collaborazione con il Comune di Palermo, presentata questa mattina a Palazzo delle Aquile.

Nei fine settimana dal 13 al 29 dicembre – tutti i venerdì, sabato e domenica – si svolgerà un calendario di eventi con il coinvolgimento delle attività commerciali della zona (qui il programma completo) . L’asse di via Roma farà da cornice alla manifestazione con spettacoli itineranti di musica, danza, animazione per bambini, arti circensi, magia, con l’obiettivo di valorizzare una delle strade più importanti della città. “Il coinvolgimento delle attività commerciali – si legge nel progetto di Agave – sarà di primaria importanza. Il centro della città si trasformerà in una vera e propria festa nel recupero degli spazi in questione e nel rispetto dell’arte e della cultura”.

La presentazione a Palazzo delle Aquile

Gli organizzatori, inoltre, per organizzare il cartellone, hanno puntato su giovani artisti. “Il progetto – spiegano – vuole essere un modo per stimolare il senso di appartenenza dei giovani a questa città, grazie al mettersi in gioco in prima persona attraverso l’arte. Un collante, un rapporto diretto e senza barriere, tra gli artisti e ogni spettatore, mediante la creazione di un’atmosfera coinvolgente che inevitabilmente la musica, il teatro, il ballo, la pittura, trasmettono”.

Presenti all’incontro con i giornalisti, questa mattina, il sindaco Leoluca Orlando, l’assessore alle Culture, Adham Darawasha, la direttrice artistica di Agave, Georgia Lo Fato e gli artisti Gatto Matto Animazione, Angelo Daddelli & I Picciotti, Oldborn Brother, Two Giants Trio e The Sweet Virginia. “Va avanti l’azione di promozione della città da parte dell’amministrazione comunale, dopo gli interventi significativi in via Maqueda e corso Vittorio Emanuele. Adesso è la volta di via Roma, cosi come stiamo operando in tante altre parti della città. Il risveglio culturale è contagioso e anche via Roma sta per essere contagiata – ha detto il sindaco Leoluca Orlando -. Sono sicuro che tutti i palermitani e i turisti presenti in città in questi giorni sapranno apprezzare il cartellone proposto per questa manifestazione, cosi come sarà apprezzato il grande concerto di Capodanno”.

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Villa Igiea verso la riapertura, inizia il conto alla rovescia

Sono nel vivo i lavori di restyling della nuova proprietà che ha ufficializzato la data d’inaugurazione fissata per l’1 giugno 2020

di Marco Russo

Mancano ancora pochi mesi e Villa Igiea riaprirà le sue stanze. Mentre i lavori di restauro sono in piena attività, i nuovi proprietari dello storico albergo liberty di Palermo hanno ufficializzato da data di apertura, fissata per l’1 giugno 2020. Quella che un tempo fu una delle residenze della famiglia Florio, che ne fece centro nevralgico di mondanità internazionale, è stata acquistata all’asta un anno fa da Rocco Forte, il re degli hotel a 5 stelle, che ha deciso di rilanciare l’albergo dopo un lavoro di restyling. Adesso, la Rocco Forte Hotels ha fatto sapere in una nota che è già possibile prenotare le stanze in vista della prossima stagione estiva.

Una delle suite

I lavori di restyling sotto la guida di Olga Polizzi, direttore del design della Rocco Forte Hotels  – fanno sapere dalla catena alberghiera – “intendono valorizzare i dettagli Art nouveau dell’epoca, firmati da Ernesto Basile, inserendone la bellezza in un comfort coerente con le esigenze del tempo presente”. La ristrutturazione degli interni procede con la collaborazione di Paolo Moschino, noto interior designer italiano di stanza a Londra. Gli ospiti di Villa Igiea si muoveranno tra ambienti armonici, dove il forte senso estetico dei Florio torna a risplendere con vivacità.

La piscina

“La ristrutturazione di Villa Igiea è un dono – afferma Sir Rocco Forte, fondatore e chairman di Rocco Forte Hotels – . Elimineremo tutti gli elementi aggiunti dalle proprietà passate. Abbiamo a disposizione un patrimonio da aprire al mondo e ai palermitani. C’è una storia di orgoglio imprenditoriale e culturale che intendo preservare e raccontare attraverso questo albergo. Un nuovo hotel per me è un mondo e l’avvio di un dialogo; qui ci muoviamo con particolare sensibilità, consapevoli dell’intensità del progetto”.

Una delle camere

Sesta proprietà italiana di Rocco Forte Hotels, Villa Igiea rappresenta il secondo investimento in Sicilia dopo Verdura Resort a Sciacca. “Distanti tra loro poco meno di 90 minuti in macchina – concludono dalla catena alberghiera – entrambe disegneranno un inedito coast-to coast di altissimo livello, contribuendo sempre più ad affermare la Regione al centro delle mappe del turismo di qualità”.

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Castello di Mussomeli a rischio, si corre ai ripari

Dopo quattordici anni di attesa si interviene per consolidare la rupe su cui sorge il maniero, minacciato dal dissesto idrogeologico

di Marco Russo

Si staglia su una rupe alta quasi cento metri e le sue mura sembrano abbracciare la roccia. Il Castello manfredonico di Mussomeli, con la sua imponente mole dalla sagoma inconfondibile, è da anni minacciato da rischi di crolli del costone, causati soprattutto dalle infiltrazioni. Un dissesto idrogeologico di cui si parla da tempo e a cui il governo regionale vuole adesso porre un freno. È stata, infatti, finanziata la progettazione esecutiva per la messa in sicurezza della fortezza chiaramontana. Dopo quattordici anni di attesa – fanno sapere dalla Regione – si interviene per consolidare la rupe di natura calcarea sulla quale si staglia il maniero costruito tra il 1364 e il 1367 dal principe Manfredi di Chiaramonte e che sovrasta la vallata della cittadina nissena.

La rupe del castello

A farlo è la Struttura contro il dissesto idrogeologico – guidata dal presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci e diretta da Maurizio Croce – che ha affidato l’appalto al raggruppamento temporaneo di imprese di Messina coordinato dall’ingegnere Antonio Pio D’Arrigo. Un passaggio fondamentale in vista dei lavori che restituiranno la piena e sicura fruizione del bene che ha una classificazione R4 ossia di rischio molto elevato e che è meta di turisti e di scolaresche in tutti i mesi dell’anno.

Il Castello di Mussomeli

Il progetto – spiegano dalla Regione – prevede il decespugliamento del versante ad opera di esperti rocciatori e la successiva chiodatura di tutti i massi che sono in equilibrio instabile. In una seconda fase si procederà alla sigillatura delle fessurazioni presenti tra i vari massi con malta cementizia, in modo da evitare le infiltrazioni di acqua piovana, causa principale dello scostamento dei blocchi di pietra che minaccia le strutture murarie del castello e la bellezza della rocca. Tutte le lavorazioni saranno eseguite previo il montaggio di un ponteggio sulla porzione di costone da consolidare.

Sarà messo in sicurezza, così, uno dei castelli meglio conservati della Sicilia. Oltre alla sua mimetizzazione nella roccia calcarea, all’impervia e solitaria posizione, simile ad un nido d’aquila, il maniero fu rinomato, anche fuori della Sicilia, tanto che lo volle visitare anche il kaiser Guglielmo II di Germania.

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Capolavori perduti in mostra, visita serale a Palazzo Abatellis

Fino all’8 dicembre si possono ammirare sette importanti dipinti andati distrutti o di cui si sono perse le tracce, che adesso sono stati riprodotti fedelmente grazie a tecnologie all’avanguardia

di Marco Russo

Serata speciale per la mostra “Il ritorno dei capolavori perduti” in corso a Palermo, nelle sale di Palazzo Abatellis. I sette quadri di cui si sono perse le tracce, fedelmente riprodotti con sofisticate tecnologie digitali, si potranno ammirare eccezionalmente anche sabato 30 novembre di sera, con l’apertura straordinaria della mostra dalle 20 a mezzanotte (ultimo ingresso alle 23,30). Inoltre, presentando i coupon (esauriti o non) de Le Vie dei Tesori, o anche una guida del festival, è possibile usufruire di uno sconto del 50 per cento sul biglietto d’ingresso. Un’opportunità da cogliere al volo, non solo sabato sera, ma anche durante i consueti orari di visita, tutti i giorni, dalle 9 alle 19, fino all’8 dicembre.

La Natività del Caravaggio

In mostra ci sono sette capolavori di cui si sono perse le tracce, “scippati” da mani adunche di ladri, dal fuoco, dalla guerra. Ognuna ha la sua storia, e forse queste narrazioni sono anche più belle delle stesse opere: Sky Arte le ha raccolte in una serie di documentari che adesso si possono vedere on demand. Sette che diventano otto con la Natività del Caravaggio di cui è già stato realizzata la “ri-materializzazione” in altissima definizione, che ha preso il posto della tela rubata all’oratorio di San Lorenzo, a Palermo, una notte di cinquant’anni fa. La Natività non si muove dall’Oratorio ma, nell’ambito delle manifestazioni di Caravaggio50 organizzate dagli Amici dei Musei Siciliani, a Palazzo Abatellis sono esposte le sette riproduzioni digitali di altrettanti capolavori inestimabili.

Ogni dipinto è un tassello d’arte ma, nello stesso tempo, un capitolo di storia contemporanea: mentre raccontano la loro vicenda, i capolavori di Van Gogh, Vermeer, Monet, Sutherland, Klimt, Marc e de Lempicka – perduti per sempre – ritornano alla luce grazie alle più moderne tecnologie. Il lavoro di ri-materializzazione è firmato dal team di storici, artisti, restauratori ed esperti di software 3D di Factum Arte, l’organizzazione internazionale fondata da Adam Lowe a Madrid che, oltre a collaborare con alcuni tra i più famosi artisti contemporanei nella realizzazione delle loro opere, è impegnata nella valorizzazione del patrimonio artistico mondiale.

Gustave Klimt, Medicina

Le opere sono tutte straordinarie: “Medicina” (1900-1907) di Gustav Klimt, “Ninfee” (1914-1926) di Claude Monet, “Vaso con cinque girasoli” (1888) di Vincent Van Gogh, “Concerto a Tre” (1663-1666) di Jan Vermeer, “Ritratto di Winston Churchill” (1954) di Graham Sutherland, “Myrto” (1929) di Tamara de Lempicka e “La torre dei cavalli azzurri” (1913) di Franz Marc.

I documentari di Sky Arte riescono a narrare non soltanto la storia dei dipinti, ma si allargano alla loro genesi, in rapporto con la vicenda dell’artista, calati nel periodo attraversato. Tre delle tele sono – in maniera diversa – legate alla censura nazista: si va da una delle opere più controverse di Klimt, “Medicina” realizzata ad inizio ‘900, bruciata dalle SS al castello austriaco di Immendorf nel ’45; a “La Torre dei cavalli azzurri” di Marc, sequestrato da Hermann Goering e scomparso dalla fine degli anni ‘40; fino a “Myrto” di Tamara de Lempicka, rubato da un generale nazista a Parigi nel 1943 e mai più ritrovato. Quindi, il seicentesco “Concerto a Tre” di Vermeer rubato alla collezione Stewart-Gardner di Boston nel 1990 e mai recuperato.  Il “Ritratto di Winston Churchill” di Sutherland scatenò le ire del “soggetto” e la moglie lo bruciò in giardino nel 1954; fiamme anche per le “Ninfee” di Monet bruciate in un incendio al MoMa, provocato da un operaio disattento nel 1958. Fino al “Vaso con cinque girasoli” di Van Gogh acquistato da un mecenate giapponese e distrutto sotto le bombe che colpirono Osaka durante la Seconda Guerra Mondiale.

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Troina nella rete dei cieli più belli d’Italia

Il borgo dell’Ennese ha ottenuto il massimo riconoscimento da parte di Astronomitaly, circuito nazionale dedicato al turismo astronomico

di Marco Russo

Un brulicare di stelle tra i Nebrodi e l’Etna. Troina è entrata a far parte della rete dei cieli più belli d’Italia. La più antica capitale normanna della Sicilia è il primo borgo del Mezzogiorno ad aver ottenuto il riconoscimento da parte di Astronomitaly, circuito nazionale dedicato al turismo astronomico. Sono due, in particolare, i siti di interesse che hanno valso al borgo dell’Ennese il massimo riconoscimento della certificazione “I cieli più belli d’Italia”, con il livello Gold: il lago di Ancipa e la contrada Sambuchello, oggetto dei sopralluoghi e di un reportage fotografico da parte del team di Astronomitaly.

Il lago di Ancipa (foto Astronomitaly)

Il Lago di Ancipa – anche noto come “Lago Sartori” – è il bacino artificiale più alto della Sicilia con 944 metri sul livello del mare da cui è possibile godere di una vista panoramica unica sull’Etna. Da questo sito, lo staff di Astronomitaly ha potuto filmare il movimento apparente delle stelle dietro l’Etna, durante l’eruzione dello scorso primo ottobre. Contrada Sambuchello, invece, è un’area naturale presente all’interno del Parco dei Nebrodi in cui sorgerà un ecoresort che potrà accogliere sotto le stelle i viaggiatori in cerca di avventure nella natura.

Uno scorcio di Troina (foto Astronomitaly)

“Tra le risorse della Sicilia c’è sempre stato il cielo stellato – spiega Fabrizio Marra, fondatore di Astronomitaly – . Oggi questa risorsa naturale è oggetto di interesse da parte della pubblica amministrazione. Si tratta di un momento importante, dimostrazione di un diverso approccio alla tutela e utilizzo delle risorse naturali in ottica sostenibile. Abbiamo voluto premiare quindi sia la qualità del cielo dei siti osservativi individuati, sia le innovazioni che il Comune ha in programma di realizzare. Tra queste vi è l’impegno a migliorare gli impianti di illuminazione per ridurre l’inquinamento luminoso e tutelare quindi il patrimonio celeste, requisito essenziale per il mantenimento del riconoscimento assegnato e per garantire ai futuri ospiti un’esperienza sotto le stelle ancor più appagante”.

La certificazione “I cieli più belli d’Italia” è il primo riconoscimento italiano di questo tipo, ideata da Astronomitaly per valorizzare i luoghi che ambiscono a diventare destinazioni d’eccellenza per l’astroturismo, attraverso servizi dedicati e l’impegno a tutelare il patrimonio celeste.

(Foto Fabrizio Marra, Astronomitaly)

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Isnello vola nello spazio, c’è l’asteroide Gal Hassin

Il corpo celeste scoperto dall’astrofisica Maura Tombelli porta il nome del Centro internazionale per le scienze astronomiche del borgo madonita

di Marco Russo

Il Centro internazionale per le scienze astronomiche di Isnello vola sempre più alto. Un asteroide scoperto dall’astrofisica Maura Tombelli, una delle più importanti “cacciatrici” di asteroidi al mondo, da oggi porta lo stesso nome del centro astronomico delle Madonie. L’asteroide (28007) 1997 XO10 si chiamerà adesso 28007 Gal Hassin.

Maura Tombelli

L’8 settembre scorso – fanno sapere dal centro internazionale di Isnello – in occasione dell’evento annuale Gal Hassin, Maura Tombelli aveva annunciato la sua proposta al Minor Planet Center di assegnare a uno dei suoi numerosi asteroidi scoperti, il nome del centro di Isnello, che entrato anche a far parte della rete mondiale di osservatori astronomici professionali e amatoriali, riconosciuti dalla International Astronomical Union, ente che unisce le società astronomiche del mondo e che assegna i nomi a stelle, pianeti, asteroidi e altri corpi celesti.

Il centro Gal Hassin (foto Alessandro Nastasi)

Gli scienziati che scoprono i corpi celesti, infatti, propongono direttamente i nomi che inizialmente sono apposti in via provvisoria dal Minor Planet Center. Per essere accettate, le proposte vengono vagliate da un comitato dell’International Astronomical Union e, se accettate, vengono pubblicate sulla newsletter mensile. Così è stato per l’asteroide Gal Hassin, scoperto da Maura Tombelli e all’astronomo (all’epoca studente universitario) Andrea Boattini nel 1997, quando stavano osservando il cielo da Cima Ekar, nell’Osservatorio astrofisico di Asiago.

Il Parco astronomico Gal Hassin (foto Vincenzo Montalbano)

“Centro internazionale per l’astronomia a Isnello – si legge nella motivazione che accompagna l’assegnazione – che svolge attività didattiche e divulgative nel campo dell’astronomia, oltre a una ricerca avanzata nello stesso ambito. Quest’ultima verrà particolarmente sviluppata con il quasi ultimato Wide-field Mufara Telescope. Questa facility sarà principalmente dedicata alle osservazioni dei Neo”. Il riferimento è al telescopio che sarà installato in cima a Monte Mufara, a 1860 metri d’altezza. Lo strumento sarà alto circa due metri e mezzo e con uno specchio largo un metro e permetterà di osservare una porzione di cielo grande circa 28 volte la luna piena, una dimensione molto ampia di osservazione, che consentirà di monitorare oggetti che cambiano la luminosità e la loro posizione, come asteroidi, detriti e anche pianeti fuori dal Sistema solare.

(La foto grande in alto è di Vincenzo Sapienza)

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Nuovi percorsi nella Valle dei Templi tra storia e natura

Due itinerari vanno ad arricchire l’esperienza di visita nell’area archeologica agrigentina. Si tratta di un circuito paleocristiano e un itinerario ambientale tra ulivi secolari

di Marco Russo

Passeggiare tra alberi d’ulivo secolari nel cuore della Valle dei Templi e ammirare i tesori paleocristiani custoditi al suo interno. Sono i nuovi percorsi che intrecciano storia e natura, realizzati nel Parco archeologico agrigentino. Due itinerari che vanno ad arricchire l’esperienza di visita di una delle aree storiche più importanti della Sicilia. Si tratta di un circuito paleocristiano e un itinerario ambientale realizzati dal Parco con fondi dell’Unione europea.

Il primo percorso è già fruibile ed è stato finanziato con 330mila euro, di cui 240mila messi a disposizione dalla Regione Sicilia e dall’Unione europea attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale. L’itinerario paleocristiano attraversa l’ingresso della necropoli Fragapane e della necropoli paleocristiana, e comprende anche un fabbricato demaniale restaurato che è stato trasformato in zona di sosta e relax dei visitatori. Un’area alla quale si accede passando per un pergolato con rampicante munito di un sistema che diffonde acqua nebulizzata a pressione. Il percorso, inoltre, è collegato con il Tempio della Concordia e le circostanti sepolture e, passando lungo la scalinata, fino a Casa Barbadoro, con la necropoli Giambertoni (che comprende tombe di epoca imperiale) e con villa Aurea.

La necropoli paleocristiana di Villa Aurea

Il secondo, quello ambientale che però non è ancora fruibile, è un itinerario lungo cinque chilometri attraverso i “patriarchi”, antichi e giganteschi alberi d’ulivo e il “Giardino mediterraneo” di Villa Aurea. Per realizzarlo è stato investito quasi un milione e mezzo di euro, di cui 815mila messi a disposizione dell’Unione europea. Dal Tempio di Vulcano, dove sono stati restaurati due immobili che ospiteranno i laboratori didattici sul paesaggio, si passa al Giardino della Kolymbethra, a Casa Barbadoro, al giardino di Villa Aurea per arrivare fino al Cardo I e Casa Sanfilippo ed ancora, dopo aver superato l’area del cimitero Bonamorone, giungere fino al santuario di Demetra.

Roberto Sciarratta

“L’itinerario ambientale non è ancora fruibile – ha spiegato all’Ansa il direttore del Parco archeologico Roberto Sciarratta – . Stiamo predisponendo il bando per affidarne la gestione. Non è certamente un itinerario che si può percorrere da soli, si tratta di un percorso di cinque chilometri che, però, abbiamo diviso in due”. L’itinerario prevede anche la visita alla collezione di piante del “Museo del mandorlo e delle altre specie tipiche dell’arboricoltura siciliana” e al laboratorio del germoplasma, dove vengono eseguiti studi e indagini sul patrimonio genetico delle specie.

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