Balconi come atelier e musei virtuali, l’arte non si arrende

In questi giorni difficili gli artisti trovano nuovi modi per leggere il nostro tempo, adattando il loro linguaggio all’emergenza

di Marco Russo

Se i musei sono chiusi, i balconi diventano gallerie d’arte, oppure si inaugurano musei virtuali in 3D in attesa di poter tornare a visitare quelli reali. I creativi al tempo del virus, dall’isolamento delle loro case, interpretano questi giorni difficili, come meglio sanno fare: adattando i mille modi in cui l’arte si manifesta per leggere il nostro tempo. Così, da Milano, epicentro dei contagi, è partito pochi giorni fa un appello a tutti gli artisti urban, pop, della nuova figurazione italiana che operano in Italia e si trovano in quarantena, a partecipare alla prima mostra di urban art ai tempi dell’emergenza globale da Covid 19. Si chiama “Covidart2020 artedacasa” e alla chiamata hanno già risposto in tanti.

L’opera sul terrazzo del Laboratorio Saccardi (foto da Facebook)

Agli artisti – spiegano gli organizzatori di Comunicarearte Atelier Spazio Xpo di Milano – è stato chiesto di fotografare un’opera a tema o realizzarla ad hoc entro il 30 aprile, invitando a usare le finestre o il portone di casa o dello studio, o i brevi tragitti di prossimità nei quali ci si può muovere con autocertificazione per esporre un’opera o una stampa ispirata alla pandemia, che dovrebbe essere ben visibile da strada o dagli altri condomini vicini e geotaggata o con indirizzo. L’invito è stato raccolto anche a Palermo, dal collettivo Laboratorio Saccardi. I due artisti Marco Leone Barone e Vincenzo Profeta hanno esposto sul loro terrazzo “Apocalisse a Palermo”, una grande tela di due metri ispirata al Trionfo della Morte di Palazzo Abatellis.

“Apocalisse a Palermo”, Laboratorio Saccardi

Sempre a Palermo, il collettivo “Ex Voto”, composto da artisti e operatori culturali ha proiettato sui palazzi un’immagine che raffigura Santa Rosalia, con tanto di mascherina, invitando tutti a fare lo stesso (ve ne abbiamo parlato qui). Mentre l’associazione culturale Creative Spaces di Caltanissetta, inaugura oggi un vero e proprio museo virtuale con opere di decine di artisti. È il Co.Vi.3D, acronimo di visioni contemporanee in 3D. Il progetto propone la rappresentazione di un enorme edificio, un vero e proprio museo virtuale, dentro il quale saranno ospitati artisti da ogni provenienza ad esporre le proprie opere e i propri contributi, dalla pittura alla scultura alla fotografia alla poesia.

Il museo virtuale di Creative Spaces

“Ogni sala del museo – fanno sapere da Creative Spaces – sarà dedicata a diversi artisti e letterati siciliani, da Morici a Greco a Quasimodo a Camilleri. L’edificio sarà corredato di finezze architettoniche con l’intento di donare calore e intimità ai visitatori, per potersi immergere in una realtà propria. La porzione esterna principale sarà arricchita con un murales ad opera di Roberto Collodoro dal titolo ‘Highlander’. La visita consisterà in un tour a 360 gradi nello spazio e ogni artista sarà corredato da una scheda personale con la possibilità di ammirare ciascun contributo anche individualmente. All’interno del museo – concludono – saranno allestite attività future, mostre collettive, esperienze ricreative, con andamento ciclico, cadenzato e calendarizzato nella piena autenticità di un’impalcatura che tra i pixel possiede l’anima di chi con dedizione, professionalità e competenza le sta pensando”.

Il museo virtuale è visitabile dal 4 aprile alle 18 a questo link: asscreativespaces.wixsite.com/creativespaces/covid3dgallery

Hai letto questi articoli?

La Santuzza di Van Dyck in “quarantena” a New York

Il dipinto che raffigura Santa Rosalia è uno dei più importanti della mostra celebrativa dei 150 anni del Met, adesso chiuso per la pandemia

di Marco Russo

Volge il suo sguardo rapito verso il cielo, circondata da uno stuolo di cherubini e illuminata da una luce divina. In basso c’è Palermo flagellata dalla peste, che si prepara al miracolo della rinascita. In questi giorni in cui il mondo intero combatte contro un nuovo flagello, anche la Santuzza è in “quarantena”. Il dipinto di Antoon van Dyck che raffigura Santa Rosalia che intercede contro la peste, si staglia nel silenzio del Metropolitan Museum of Art di New York, sua casa ormai da 150 anni. L’opera, realizzata dal pittore fiammingo nella tarda estate del 1624 a Palermo, quando la città era in preda al morbo, si stava preparando a risaltare in tutta la sua bellezza in occasione della mostra “Making the Met: 1870-2020”, dedicata alle celebrazioni per i 150 anni del museo.

“Santa Rosalia in gloria, intercede per la fine della peste a Palermo”

L’inaugurazione era prevista per oggi – come riporta un articolo di pochi giorni del New York Times – ma tutto è rinviato a causa della pandemia che sta dilagando anche negli Stati Uniti. Così, la Santuzza di van Dyck, sarà in “isolamento”, almeno fino alla prossima estate, quando il Met prevede – se tutto andrà bene – di riaprire i battenti. Il lavoro per l’allestimento si è fermato a metà marzo, ma il quadro si trova già al posto previsto per la nuova mostra. L’opera del pittore fiammingo (una delle cinque “Rosalie” sparse tra Europa e Stati Uniti) fu una delle prime acquistate dal Met, un anno dopo la fondazione del museo nel 1870.

Particolare con Monte Pellegrino

Il dipinto cinque anni fa tornò temporaneamente dove era stato creato quattro secoli prima, in occasione del Festino del 2015. Fu possibile ammirarla a Palazzo Abatellis per pochi mesi, grazie agli accordi fra la Regione Siciliana, il Ministero per i Beni Culturali e il Metropolitan Museum di New York, siglati al tempo del rientro in Sicilia della Venere di Morgantina. La genesi dell’opera è strettamente legata all’epidemia di peste che nel 1624 si colpì la città. Giunto a Palermo nella primavera del 1624, Van Dyck è spettatore di avvenimenti cruciali per la storia della città. Infatti nella stessa primavera la città fu flagellata dalla peste, che, associata con il ritrovamento delle ossa di Santa Rosalia, la miracolosa cessazione del morbo e la proclamazione della santa a patrona cittadina, segnò l’inizio di una nuova sentita devozione e l’affermarsi del nuovo culto.

Un angelo incorona Santa Rosalia

Non stupisce dunque che tra i soggetti dipinti dal Van Dyck durante il soggiorno palermitano, protrattosi fino al settembre 1625, la liberatrice dalla peste fosse il più richiesto dai collezionisti locali, come risulta anche dai documenti d’archivio. Purtroppo la stragrande maggioranza di queste opere ha lasciato Palermo ed è entrata a far parte di collezioni museali estere, ma restano in Sicilia copie e derivazioni che testimoniano come con i suoi numerosi dipinti, raffiguranti la medesima modella ed eseguiti durante il soggiorno palermitano, Van Dyck abbia concorso a fissare l’iconografia di Santa Rosalia come una donna giovane e bella, dall’incarnato chiaro e dai lunghi capelli biondo-rossi, incoronata di rose e gigli, vestita di un bruno saio benedettino e sempre accompagnata dal teschio, allusivo alla peste ma anche alla meditazione e alla mortificazione.

Il Met (foto Arad, Wikipedia)

L’opera nel 1648 fu acquistata a Palermo dal nobile collezionista messinese don Antonio Ruffo, principe della Scaletta; rimasta in casa Ruffo almeno fino al 1750, comparve a Londra nel 1839 sul mercato antiquario e dopo numerosi passaggi in collezioni private tra Londra, Parigi e Bruxelles, fu acquistata dal Metropolitan Museum di New York nel 1871. La santa è raffigurata con lo sguardo rivolto verso l’alto, illuminata dalla luce divina e sollevata da putti angelici; uno di essi la incorona con rose e gigli, che alludono al suo nome, un altro porta il consueto teschio, mentre un terzo si tura il naso, “invenzione” che diventerà centrale nella celeberrima pala dipinta poco dopo per l’Oratorio del Rosario in San Domenico. In basso a destra, lo scorcio di paesaggio mostra il monte Pellegrino. Rosalia mostra gli effetti della peste e chiede l’intercessione divina.

Hai letto questi articoli?

Un anno senza Tusa, archeologo visionario

Sospesa la Giornata dei beni culturali nel primo anniversario della morte dell’archeologo e assessore siciliano. Sarà realizzato un monumento funerario nella chiesa di San Domenico

di Marco Russo

La prima Giornata dei beni culturali siciliani è stata sospesa. L’idea era quella di una festa della bellezza, con musei e parchi archeologici aperti gratuitamente, ma tutto è rimandato a quando l’emergenza sanitaria che sta paralizzando l’Italia sarà passata. Questo 10 marzo, irreale e spiazzante, è e rimane – nonostante tutto – il primo anniversario della morte di Sebastiano Tusa e la Giornata istituita dal governo regionale è dedicata proprio alla sua memoria (ve ne abbiamo parlato qui). Un anno è passato da quel 10 marzo, quando il volo dell’Ethiopian Airlines, partito da Addis Abeba e diretto a Nairobi, si schiantò sei minuti dopo il decollo. A bordo c’era anche l’archeologo e assessore che avrebbe dovuto partecipare ad una conferenza internazionale organizzata dall’Unesco a Malindi, in Kenya.

Il rilievo della cappella che ospiterà il monumento funerario per Tusa

“Un anno senza Sebastiano – ha detto il governatore Nello Musumeci – è un anno di tristezza per l’assenza dell’amico, dell’uomo di grande cultura e dell’assessore appassionato, che nella sua missione al servizio di questa terra, da lui amata profondamente, aveva saputo mettere uno straordinario impegno, con idee forti e vincenti. La Giornata dei beni culturali siciliani, istituita in sua memoria, è stata sospesa per l’emergenza che sta interessando tutta la Nazione, ma oggi, in modo particolare, egli è presente nella mente e nel cuore di tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di lavorare insieme a lui. Presto – annuncia il governatore – nella cappella del Santissimo Crocifisso, che si trova all’interno della basilica di San Domenico a Palermo, sarà realizzato un monumento funerario in cui verranno accolte le sue spoglie e dove verrà installata una lapide per contribuire a tenere per sempre vivo il suo ricordo ed il suo esempio”.

Sebastiano Tusa

Una vita dedicata alla ricerca, che si è fermata a 66 anni, lasciando un vuoto enorme nel mondo della cultura. Appassionato come pochi, Tusa è stato uno dei più importanti studiosi dell’antichità siciliana, con competenze che spaziavano dalla preistoria all’archeologia subacquea. Allo stesso tempo, è stato anche un autorevole esponente dell’amministrazione regionale, prima come sovritendente del Mare e poi come assessore alla Cultura. Proprio la Soprintendenza del Mare fu una sua intuizione, istituita nel 2004, come ultima tappa di un percorso iniziato nel 1999 con la creazione di un gruppo per la ricerca archeologica subacquea istituito dal Dipartimento regionale dei Beni culturali.

Tusa durante un’immersione

Impossibile ricordare tutti gli studi e le ricerche portate avanti dall’archeologo, ricordato da molti per la sua indole visionaria, ma concreta allo stesso tempo. Tante le missioni organizzate in giro per il mondo, tra Italia, Pakistan, Iran e Iraq. Nel 2005 guida gli scavi a Mozia, riportando alla luce, sulla strada sommersa che conduce all’isoletta, alcune strutture identificabili come banchine. Nel 2008 realizza un film documentario con Folco Quilici sulla preistoria mediterranea a Pantelleria. Gli scavi da lui promossi, e condotti sul campo da Fabrizio Nicoletti e Maurizio Cattani, avrebbero poi confermato il ruolo di Pantelleria come “crocevia per i mercanti” in epoca antichissima.

Uno dei rostri della Battaglia delle Egadi

Tra le sue scoperte più importanti di Tusa, poi, l’esatta localizzazione della battaglia delle Egadi, lo scontro navale con i cartaginesi che determinò la vittoria romana nella prima guerra punica nel 241 avanti Cristo. E proprio a questo violento scontro navale, che è considerato uno dei più importanti eventi bellici della storia, è dedicato l’ultimo libro di Tusa, uscito postumo la scorsa estate, con una prima tiratura limitata di 150 copie. La pubblicazione di oltre 300 pagine era stata consegnata all’editore L’erma di Bretschneider, direttamente dall’autore, prima della tragedia del volo della Ethiopian Airlines.

Valeria Patrizia Li Vigni

Adesso, la sua eredità sarà portata avanti da una fondazione a lui intitolata. Ad annunciarne la nascita, lo scorso novembre alla Borsa mediterranea del Turismo archeologico di Paestum, Valeria Patrizia Li Vigni, vedova dell’archeologo e sua compagna di studi, adesso alla guida della Soprintendenza del mare. L’istituzione della Fondazione “Sebastiano Tusa” è stata inserita nella legge di stabilità varata recentemente dal governo regionale. L’idea è di proseguire le ricerche dell’archeologo, celebrandone la memoria anche attraverso seminari, borse di studio e altre attività. Un modo per ricordare un instancabile e raffinato intellettuale, innamorato della Sicilia come pochi, il cui lascito immenso è patrimonio di tutti.

Hai letto questi articoli?

Alla scoperta dei giardini storici siciliani

Da Palermo a Catania, aumentano i gioielli “verdi” della rete italiana che promuove il turismo orticulturale, tra parchi, vivai e paradisi botanici

di Marco Russo

Ci sono luoghi dove natura e storia si fondono, dando vita a un immenso patrimonio artistico e botanico. Sono i grandi giardini storici che negli ultimi anni sono stati sempre più alla ribalta, ritagliandosi una fetta importante nel settore turistico. Non è un caso che il turismo orticulturale ha portato, l’anno scorso, più di 8 milioni e mezzo di visitatori, non solo stranieri, a visitare e prendere coscienza delle meraviglie del paesaggio italiano, spesso poco noto. Per far conoscere e rilanciare i giardini storici italiani, è nato nel 1997 il circuito Grandi Giardini Italiani, fondato da Judith Wade, che in più di vent’anni è diventato sempre più grande. Oggi sono 140 le meraviglie “verdi” d’Italia divise in 14 regioni che fanno parte del network, un polo di eccellenza non soltanto per i numeri messi in campo, ma anche per aver dato una spinta decisiva alla qualità dell’offerta turistica e creato posti di lavoro.

Una delle sfingi del Gymnasium dell’Orto Botanico di Palermo

Fra i 20 giardini del Sud Italia, ben 12 sono in Sicilia, concentrati da un capo all’altro dell’Isola e divisi tra orti botanici, giardini storici, artistici, paesaggistici e moderni. Due si trovano a Palermo, primo fra tutti l’Orto botanico, una delle più importanti istituzioni accademiche italiane. Vanta un’attività di oltre duecento anni che ha consentito lo studio e la diffusione, in Sicilia, in Europa e in tutto il bacino mediterraneo, di innumerevoli specie vegetali molte originarie delle regioni tropicali e subtropicali. Poi c’è l’ottocentesco giardino di Villa Tasca, dove sono presenti alcuni degli esemplari fra i più grandi della città di Cycas revoluta, un pino di Norfolk mozzafiato, e un buon numero di specie diverse di palme. Infine, fuori città, a Sclafani Bagni, c’è la Tenuta Regaleali, un mosaico di morbide colline decorate con filari di vigne, olivi, che vanta una variegata flora esotica, così invitante per il grande contrasto con le distese di grano e le aride colline circostanti.

L’Orto botanico di Catania

Spostandoci a Catania, i tesori “verdi” non sono da meno, con l’Orto botanico dell’Università, la cui fondazione risale al 1858 ad opera di Francesco Tornabene Roccaforte. Conserva ancora oggi intatta la struttura originaria, sia nel disegno del giardino, sia nell’architettura dell’edificio neoclassico. Poi ci sono le Stanze in fiore di Canalicchio, un giardino contemporaneo fiorito dove si fondono circa 1000 specie di rare piante tropicali e sub tropicali. Fuori città, a San Giovanni La Punta, c’è il Parco d’Arte della Fondazione La Verde La Malfa, che ospita numerose sculture e installazioni d’arte contemporanea ed è sede di spettacoli teatrali, concerti, performance e attività didattiche. A Mascalucia, c’è il giardino di Villa Trinità, con il suo agrumeto irrigato ancora con le antiche saie, un impianto di irrigazione costituito da canali fuori terra che permettono, oggi come allora, la distribuzione delle acque irrigue mediante caratteristiche chiuse. Nel cuore di Acireale, resiste ancora il Giardino di Casa Pennisi, impiantato alla fine dell’Ottocento, a fare da sfondo e da cornice al prestigioso Grand Hotel des Bains.

Terrazza di Casa Cuseni

Nel circuito dei Grandi Giardini Italiani, non può mancare il parco botanico Radicepura di Giarre, nato dalla volontà della famiglia Faro che mette a disposizione di tutti la sua storica esperienza nel florovivaismo internazionale con la sua collezione privata, organizzando anche un festival biennale del giardino mediterraneo. A Taormina, nel Messinese, c’è poi Casa Cuseni, un vero e proprio scrigno d’arte, con la celebre dining-room di Sir Frank Brangwyn, che disegnò anche il giardino utilizzando le prospettive ed il paesaggio quali elementi decorativi. Infine, a Melilli, nel Siracusano, si trova il Giardino del Biviere, che si affaccia sul lago, e il Giardino di San Giuliano, a Villasmundo Melilli, proprietà del marchese di San Giuliano, appartenente alla famiglia da oltre otto secoli e immerso in sessanta ettari di aranceti.

Hai letto questi articoli?

Nasce la Giornata dei beni culturali in ricordo di Tusa

Ogni 10 marzo, giorno della scomparsa dell’archeologo e assessore, si potrà entrare gratuitamente in musei e parchi archeologici siciliani

di Marco Russo

Una festa di cultura e bellezza nel ricordo di Sebastiano Tusa. È stata istituita la Giornata dei beni culturali siciliani, dedicata all’archeologo e assessore scomparso un anno fa, nel disastro aereo di Addis Abeba, in Etiopia. In occasione dell’anniversario della morte di Tusa, ogni 10 marzo a partire da quest’anno, si potrà entrare gratuitamente in tutti i luoghi della cultura della Regione Siciliana. Lo ha deciso il governatore Nello Musumeci, anche in qualità di assessore ad interim per i Beni culturali, che ha firmato un decreto pochi giorni fa, istituendo formalmente la Giornata. “Il Dipartimento regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana – si legge nel decreto – in tale data, promuove la pubblica fruizione del patrimonio culturale regionale, materiale e immateriale, attraverso l’organizzazione di iniziative culturali negli istituti e nei luoghi della cultura regionali”.

Sebastiano Tusa

Un omaggio, dunque, a uno dei più importanti studiosi dell’antichità siciliana, con competenze che spaziavano dalla preistoria all’archeologia subacquea. Un autorevole esponente dell’amministrazione, prima come sovritendente del Mare e poi come assessore alla Cultura, che la Regione vuole ricordare, promuovendo – si legge ancora nel decreto – “ogni azione utile alla diffusione della sua eredità scientifica e intellettuale, anche tramite iniziative volte alla fruizione del patrimonio culturale della Regione Siciliana”.

Valeria Patrizia Li Vigni

Passi avanti, inoltre, verso la nascita della fondazione intitolata a Sebastiano Tusa, annunciata lo scorso novembre a Paestum alla Borsa mediterranea del Turismo archeologico, da Patrizia Li Vigni, vedova dell’archeologo e sua compagna di studi, che ne ha raccolto il testimone alla Soprintendenza del mare. La legge di stabilità, varata dal governo e adesso al vaglio dell’Ars, prevede – oltre all’istituzione della Giornata dei beni culturali siciliani – anche la nascita della Fondazione “Sebastiano Tusa”, che porterà avanti le ricerche dell’archeologo e ne celebrerà la memoria anche attraverso seminari, borse di studio e altre attività.

Tusa con uno dei rostri della Battaglia delle Egadi

Tra le scoperte più importanti di Tusa, frutto di anni di meticoloso lavoro, l’esatta localizzazione della battaglia delle Egadi, lo scontro navale con i cartaginesi che determinò la vittoria romana nella prima guerra punica nel 241 avanti Cristo. E proprio a questo violento scontro navale, che è considerato uno dei più importanti eventi bellici della storia, è dedicato l’ultimo libro di Tusa, uscito postumo la scorsa estate, con una prima tiratura limitata di 150 copie. La pubblicazione di oltre 300 pagine era stata consegnato all’editore L’erma di Bretschneider, direttamente dall’autore, prima della tragedia del volo della Ethiopian Airlines in cui perse la vita.

Hai letto questi articoli?

Giornata delle guide turistiche: le visite in Sicilia

Chiese, musei e palazzi aperti in occasione della manifestazione dedicata ai temi della tutela del patrimonio e del turismo sostenibile

di Marco Russo

Scoprire luoghi preziosi ma meno conosciuti, contribuire concretamente alla tutela del patrimonio e far conoscere una figura professionale nel suo ruolo di “ambasciatore” del territorio. Sono questi gli obiettivi della Giornata internazionale della guida turistica, che torna anche quest’anno con visite guidate in tutta Italia. La Giornata si celebra il 21 febbraio, ma dal 2013 le guide italiane scelgono anche un weekend in cui proporre ulteriori visite guidate gratuite a cittadini e turisti, con ottimi risultati di pubblico (mediamente 20mila visitatori).

L’acropoli di Selinunte

Quest’anno la manifestazione – istituita nel 1990 dalla World federation tourist guide Associations, è promossa Italia dall’Associazione nazionale guide turistiche (Angt) – sarà dedicata a Marcella Bagnasco, scomparsa nel 2019: donna colta e appassionata, socia fondatrice e per molti anni presidente di Angt, è sempre stata fiera sostenitrice di tutte le manifestazioni che danno risalto alla figura professionale della guida turistica abilitata. L’edizione 2020, anche a seguito dei danni provocati nello scorso autunno dall’acqua alta a Venezia e dal maltempo in molte regioni, è dedicata ai temi della tutela del patrimonio e del turismo sostenibile.

Il Duomo e il Municipio di Termini Imerese

Anche in Sicilia, come nel resto d’Italia, sono previsti diversi appuntamenti. Tra quelli in programma, in occasione della Giornata, l’associazione Gta – Guide turistiche abilitate, propone con una visita guidata tra le bellezze di Termini Imerese, nel Palermitano. Sono previsti due appuntamenti, sabato 29 febbraio e domenica 1 marzo, con visite alle 9,30, 10,30, 15 e 16, con appuntamento al pianoro della Chiesa Madre, davanti al Municipio. La passeggiata prevede la visita della Cammara picta, la sala con affreschi manieristi all’interno del palazzo municipale. Nei quattro fronti è possibile ammirare una sequenza di affreschi compiuti nel 1610 dal pittore termitano Vincenzo La Barbera. In queste pitture si illustrano gli avvenimenti principali di Himera e di Thermae Himeresenses. La giornata proseguirà con la visita al Duomo, alla Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, ai resti dell’anfiteatro e della curia, per finire tra le sale del Museo civico.

La Cattedrale di Noto

Nel Trapanese, l’1 marzo alle 10,30 e alle 11,30, l’Associazione Guide turistiche Trapani e Sicilia occidentale condurrà alla scoperta di Segesta e Selinunte, con ingressi gratuiti ai parchi archeologici in coincidenza con la prima domenica del mese. Appuntamenti anche a Noto, venerdì 21, sabato 29 febbraio e domenica 1 marzo, con la manifestazione “Storie di… ordinaria aristocrazia netina”. Le guide turistiche condurranno visite al Museo del Barocco, a Palazzo Impellizzeri, nelle chiese della Santissima Annunziata e di Santa Caterina, nel quartiere Agliastrello, e per finire nei palazzi Astuto e Trigona. La partenze è al Museo del Barocco di via Garibaldi.

La Cattedrale di Catania

A Catania, l’Associazione regionale Guide Sicilia e il Rotary Club Catania Est offriranno – sabato 22 febbraio alle 10, con appuntamento in piazza Duomo – una visita guidata di un paio d’ore nel centro della città alla scoperta di edifici del XVIII e del XIX secolo, tra cui anche la sede dell’Arciconfraternita dei Bianchi. Un’attenzione speciale sarà dedicata alle famiglie con bambini.

Per informazioni sulle visite a Termini Imerese, scrivere una email a info@guidepalermo.it o contattare via Whatsapp il 3358111954. Per Segesta e Selinunte telefonare al 3518559345. Per Noto prenotazioni all’infopoint, chiamando il 3394816218 o all’Associazione guide turistiche Noto al 3333494488. Per Catania scrivere a info@guidesicilia.com.

Hai letto questi articoli?

Scavo archeologico diventa laboratorio d’integrazione

A Chiaramonte Gulfi, nel Ragusano, migranti richiedenti asilo e minori sottoposti a procedimento penale lavorano insieme ai ricercatori

di Marco Russo

Uno scavo archeologico si trasforma in laboratorio di integrazione sociale. Accade a Chiaramonte Gulfi, nel Ragusano, dove i migranti inseriti nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) e i minori sottoposti a procedimento penale, lavorano insieme agli archeologi allo scavo di contrada San Nicola Giglia, dove è stata scoperta una necropoli con ben 110 sepolture databili tra il III e gli inizi del V secolo dopo Cristo.

Migranti e ricercatori durante gli scavi (foto Unibo.it)

Il progetto avviato nel 2018 e che prosegue ancora adesso, è nato da una sinergia tra l’Università di Bologna, con i docenti Isabella Baldini e Salvatore Cosentino, la Soprintendenza archeologica di Ragusa, il Comune e la cooperativa sociale “Nostra Signora di Gulfi”, che è proprietaria dell’intera area di scavi estesa per oltre 12 ettari. Un lavoro importante dal punto di vista archeologico e sociale, che viene presentato il 12 febbraio nella Sala Rossa del Centro internazionale di Studi umanistici “Umberto Eco” di Bologna, alla presenza di esperti e rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sindaco di Chiaramonte Gulfi, Sebastiano Gurrieri, e il soprintendende dei Beni culturali di Ragusa, Giorgio Battaglia. L’attività rappresenta un esempio virtuoso d’intesa tra pubblico e privato perché, accanto a ricercatori e studenti, lavorano richiedenti asilo e minori, beneficiari delle borse-lavoro attivate dalla cooperativa, in un progetto di integrazione sociale che favorisce l’acquisizione di abilità professionali da spendere anche in futuro.

Una delle tombe (foto Unibo.it)

La necropoli di contrada San Nicola Giglia – si legge nel progetto archeologico dell’Università di Bologna – è parte di un grande insediamento rurale di epoca imperiale, tardoantica e, si presume, bizantina. Nell’area, nota anche grazie agli scritti redatti alla fine dell’Ottocento dal barone Corrado Melfi, sono stati rinvenuti, oltre alle tombe, numerosi oggetti di ornamento personale (orecchini, anelli e collane in bronzo, argento, oro o vetro), monete, contenitori di ceramica (coppe, piatti, brocche e lucerne) e metalli. Il sito costituisce un cantiere di lavoro eccezionalmente importante per l’ampiezza della necropoli e la consistenza dei resti umani che si stanno rinvenendo. Ciò ha consentito agli archeologi di impostare una ricerca antropologica paradigmatica sulla comunità.

I partecipanti alla campagna di scavo del 2019 (foto Unibo.it)

“Lo scavo di Chiaramonte Gulfi – commenta Maria Carmela Oliva, specializzanda in Beni archeologici all’Università di Bologna – è un’opportunità di crescita non soltanto dal punto di vista formativo, ma anche umano: offre la possibilità di interagire con un mondo differente da quello che fa parte della ruotine quotidiana. Gli studenti hanno l’occasione di maturare una visione differente della realtà, intesa in questo caso come diversità che integra ciò che di solito consideriamo dissimile. È un incontro di esperienze differenti che si completano sul lavoro”.

Hai letto questi articoli?

La spiaggia “divorata”, Eraclea pronta a rinascere

Via libera alle analisi sulla sabbia destinata al ripristino del litorale agrigentino, da anni flagellato dall’erosione costiera

di Marco Russo

Un pezzo di costa ormai quasi sparita, risucchiata dal mare. Alberi crollati, stabilimenti balneari distrutti, strade danneggiate: sono le ferite aperte dell’erosione che da anni affligge la spiaggia di Eraclea Minoa, nell’Agrigentino. Una vera e propria emergenza ambientale su cui sono impegnati su più fronti, ambientalisti, enti locali, forze dell’ordine e istituzioni.

Danni a uno stabilimento

Un nuovo passo avanti verso il recupero della spiaggia arriva dal via libera alle analisi sulla sabbia destinata al ripristino del litorale. L’Ufficio contro il dissesto idrogeologico, guidato dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, – fanno sapere dalla Regione – ha affidato le analisi sulla sabbia da estrarre dal porto di Siculiana Marina e che dovrà essere utilizzata per ripristinare la spiaggia di Eraclea. Ad effettuarle sarà il Cibm (Consorzio per il centro interuniversitario di Livorno), che si è aggiudicato la gara bandita dalla Struttura commissariale diretta da Maurizio Croce. Si tratta di un passaggio indispensabile per dare il via libera ai lavori di dragaggio e, quindi, al ripascimento della spiaggia che – è stato calcolato – arretra ogni anno di circa 13 metri.

Alberi sradicati sulla spiaggia

La caratterizzazione dei sedimenti marini, che dovrà ricevere il benestare dalla commissione Via/Vas dell’assessorato del Territorio e ambiente, non sembra comunque un ostacolo: in passato, per ben due volte – nel 2008 e nel 2017 – le analisi hanno sancito l’assenza di tossicità e la compatibilità con le caratteristiche fisiche della sabbia del litorale di Eraclea Minoa.

Erosione costiera a Eraclea Minoa

Si procede a grandi passi, dunque, per porre fine a quella che il Piano di assetto idrogeologico, redatto dall’Arta Sicilia nel 2006, definì una condizione di rischio e di pericolosità per quasi tre chilometri di costa aggrediti da un accentuato fenomeno di erosione che, recentemente, ha coinvolto pure alcuni tratti della retrostante pineta, oltre a danneggiare diverse strutture turistiche. Le risorse stanziate ammontano ad oltre quattro milioni di euro e l’intervento prevede anche la realizzazione di tre pennelli a mare costituiti da massi ciclopici.

Hai letto questi articoli?

Restauro alla Cuba, un progetto per i padiglioni

Finanziamenti in arrivo per recuperare gli edifici attorno al monumento normanno. Previste anche nuove indagini archeologiche

di Marco Russo

Ridare lustro al complesso monumentale della Cuba, uno dei sollazzi normanni di Palermo. È l’obiettivo di un progetto della Soprintendenza dei Beni culturali, recentemente ammesso a un finanziamento di un milione di euro, con fondi del Po Fesr 2014-2020, come si legge in un decreto firmato dal dirigente del Dipartimento dei Beni culturali, Sergio Alessandro. Si tratta di uno stralcio di un progetto più complessivo curato dall’Unità operativa archeologica che riguarda gli edifici che circondano l’antica peschiera, quello che un tempo era lo specchio d’acqua su cui “sorgeva” il padiglione.

Muqarnas all’interno della Cuba (foto Sebastian Fischer, Wikipedia)

Il progetto, che prevede sia lavori di restauro che indagini archeologiche, ha l’obiettivo di  recuperare i fabbricati che si affacciano su corso Calatafimi, accanto al portone d’ingresso. “Gli interventi di manutenzione che abbiamo fatto in passato non hanno impedito la ricrescita dell’erba e un generale effetto di trascuratezza interna ed esterna, sia su corso Calatafimi, sia sul fronte interno antistante la Cuba – spiega a Le Vie dei Tesori News, la soprintendente Lina Bellanca – . Si tratta di un progetto che, oltre al recupero dei fabbricati, si abbina anche a ulteriori indagini di natura archeologica sul sito”. I lavori, concluso l’iter per il finanziamento, non riguarderanno, dunque, direttamente il monumento normanno, che – sottolinea ancora la soprintendente – gode di “una buona conservazione anche grazie ai precedenti restauri fatti anni fa, con interventi limitati, ma assolutamente appropriati, che hanno avuto una buona resa nel tempo”.

Epigrafe della Cuba (foto Stendhal55, Wikipedia)

Costruita nel 1180 per il re Guglielmo II al centro del Genoardo – il grande parco normanno – la Cuba era uno dei “sollazzi” in cui il sovrano e la sua corte trascorrevano ore piacevoli al fresco delle fontane e dei giardini di agrumi, riposandosi nelle ore diurne o con feste e cerimonie la sera. Le notizie sul committente e sulla data di costruzione sono esatte grazie all’epigrafe posta sul muretto d’attico dell’edificio. La parte più importante, quella sul committente, era dispersa e fu ritrovata da Michele Amari nel XIX secolo, scavando ai piedi della Cuba. Nei secoli successivi, la Cuba fu destinata agli usi più vari. Il lago fu prosciugato e sulle rive furono costruiti dei padiglioni, usati come lazzaretto dalla peste del 1576 al 1621. Poi fu alloggio per una compagnia di mercenari borgognoni ed infine proprietà dello Stato nel 1921. Passato alla Regione Siciliana, negli anni ’80 del secolo scorso, comincia il restauro che riporta alla luce le strutture del XII secolo. Oggi è in attesa di essere inserita tra i monumenti dell’itinerario Unsco arabo-normanno di Palermo, Cefalù e Monreale.

Hai letto questi articoli?

I sentieri del Parco delle Madonie si rifanno il look

Dopo anni di attesa, inizieranno i lavori di manutenzione di alcuni dei percorsi. Previsti punti d’acqua, cartelli turistici, muretti a secco, staccionate e ponticelli

di Marco Russo

Una rete capillare che attraversa 40mila ettari di natura. Sono i sentieri del Parco delle Madonie, una sessantina di percorsi che permettono di addentrarsi in una delle aree protette più ricche di biodiverità dell’intera Sicilia. Dopo anni di attesa, la rete sentieristica del Parco potrà essere nuovamente all’altezza del territorio che attraversa. Il Comitato esecutivo dell’Ente Parco delle Madonie ha, infatti, approvato il progetto di “manutenzione e ripristino della rete sentieristica”, che porterà all’avvio dei lavori su quattordici sentieri realizzati dal Dipartimento dello Sviluppo Rurale e Territoriale della Regione Siciliana, verosimilmente entro la prossima estate.

Uno scorcio delle Madonie

Risale all’ormai lontano 1999 – fanno sapere dal Parco – la sottoscrizione della convenzione tra lo stesso ente, l’assessorato regionale Territorio e Ambiente e l’Azienda regionale Foreste per l’avvio dei lavori di manutenzione della rete sentieristica, che si sarebbero dovuti realizzare, così come previsti nell’ambito del Programma triennale ambiente 1994-1996 del Ministero dell’Ambiente, all’interno delle aree demaniali ricadenti in area protetta.

Uno dei sentieri del Parco

Il finanziamento concesso all’Ente Parco, ammonta a 1.095.319 euro oltre alla quota di cofinanziamento dello stesso ente di circa 400mila euro per interventi di comunicazione e promozione. Il progetto approvato prevede la sistemazione di 14 sentieri, la tabellazione e la realizzazione di diversi pagliai, punti d’acqua, staccionate, ponticelli in legno, muretti a secco ed opere di ingegneria naturalistica per più di 100 chilometri di sviluppo. L’apposizione di idonea segnaletica darà agli escursionisti tutti i dati necessari circa la percorribilità e la fruizione degli stessi in condizioni di garanzia e sicurezza ambientale.

Il laghetto di Piano Zucchi

“I lavori di recupero e di valorizzazione della sentieristica – ha sottolineato il commissario straordinario, Salvatore Caltagirone – hanno in sé un chiaro interesse collettivo, integrandosi con il sistema economico e culturale dell’intero territorio e diventando parte di un ampio programma di promozione delle diverse risorse naturali e culturali. Si tratta di un altro passo in avanti nella realizzazione di opere infrastrutturali nel Parco e un vantaggio per le economie locali”.

Hai letto questi articoli?
Le vie dei Tesori News

Send this to a friend