Le grandi città italiane fanno rete per la cultura

A un anno dall’inizio della pandemia, gli assessori di dodici Comuni lanciano un appello al nuovo governo per azioni concrete a sostegno del comparto

di Marco Russo

Un filo diretto con il governo nazionale per rilanciare la cultura. A un anno dall’inizio della pandemia, le amministrazioni comunali delle grandi città italiane lanciano un appello al nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi per attivare azioni concrete a sostegno del comparto culturale. Lo hanno fatto con alcune proposte presentate questa mattina dagli assessori alla Cultura di dodici Comuni italiani, riuniti in coordinamento.

Torino

Da Torino a Napoli, da Milano a Bari, da Cagliari a Palermo, gli assessori hanno interloquito nei mesi scorsi sia con il Ministero che con l’Anci e la richiesta è unanime: un protocollo unico per le aperture di musei e luoghi della cultura, che venga sottratta alle mutevoli fasce di rischio indicate con i colori, giallo, arancione e rosso, a cui ormai si è abituati. Un’alleanza tra governo centrale e territori, in cui i Comuni vogliono condividere la propria conoscenza capillare del mondo culturale e delle sue problematiche, ponendo le basi e stabilendo insieme i protocolli per una ripresa il più possibile certa, rapida e omogenea in tutto il territorio nazionale.

Milano

A lavorare in sinergia sono gli assessori: Luca Bergamo (Roma), Filippo Del Corno (Milano), Francesca Leon (Torino), Ines Pierucci (Bari), Paola Mar (Venezia), Tommaso Sacchi (Firenze), Paolo Marasca (Ancona), Matteo Lepore (Bologna), Paola Piroddi (Cagliari), Eleonora De Majo (Napoli), Barbara Grosso (Genova), Mario Zito (Palermo). Le proposte presentate al governo, che ha riconfermato Dario Franceschini alla guida dei Ministero dei Beni Culturali, sono principalmente tre. La prima – come già detto – riguarda la garanzia dell’apertura dei luoghi di cultura con un protocollo unico. “Questo – hanno sottolineato gli assessori – eviterebbe la reversibilità delle aperture, a meno di situazioni particolarmente gravi, garantirebbe la continuità del presidio culturale sul territorio, assicurerebbe il lavoro e fiducia, darebbe sostanza al diritto inalienabile alla cultura”.

Napoli

Poi, le amministrazioni chiedono l’apertura degli istituti museali e dei luoghi di cultura anche nei weekend, nel rispetto di ogni norma prevista e in attesa dell’auspicato protocollo unico. “Un intervento necessario per la sostenibilità del lavoro culturale – sottolineano gli assessori – per garantire la continuità nella conservazione del patrimonio, per consentire l’accesso ai luoghi di cultura a tutti i lavoratori del Paese, e quindi il pieno rispetto del diritto alla cultura”. Poi, è auspicata la costituzione di un tavolo permanente degli enti locali in costante dialogo con il Ministero alla Cultura e, nell’ambito del nuovo assetto dei sottosegretariati ministeriali, la creazione di un sottosegretariato con delega ai rapporti con Anci e enti locali, come già avvenuto in passato per il turismo.

Palermo

Inoltre, gli assessori propongono la creazione di un fondo speciale destinato alla ripartenza delle città sul piano culturale. “Queste proposte nascono dall’esperienza di governo locale e dall’impegno continuo e costante nella tutela della produzione, della programmazione e del lavoro culturale – affermano – . Con il senso pratico che distingue il mondo delle città, a un anno dall’inizio della nostra collaborazione, vogliamo allinearci a quanto sostenuto dal presidente del Consiglio Mario Draghi nella replica al Senato: ‘Il rischio è di perdere un patrimonio che definisce la nostra identità. Molto è stato fatto, serve fare ancora di più’”.

La Sicilia diventa “gialla”: riaprono musei, mostre e parchi archeologici

Da Palermo a Agrigento, da Naxos a Marsala, porte aperte nei luoghi della cultura dopo tre mesi di chiusura al pubblico a causa della pandemia

di Marco Russo

La Sicilia riabbraccia i suoi luoghi della cultura. Dopo l’ingresso dell’Isola in zona gialla, da ieri, musei, mostre e parchi archeologici, tentano di ripartire dopo tre mesi di chiusura a causa della pandemia. Non tutti hanno riaperto, molti siti si stanno riorganizzando e il numero di visite e prenotazioni è ancora basso. Prove generali di normalità, ma – come prevede il Dpcm – con ingressi contingentati, dal lunedì al venerdì, chiusure nei festivi e distanziamento di almeno un metro.

Palazzo Reale

A Palermo, porte aperte al complesso monumentale del Palazzo Reale, con la Cappella Palatina e la mostra Terracqueo, che è stata prorogata fino al 31 maggio. Il sito è aperto dal lunedì al giovedì, dalle 8,30 alle 14,30, e il venerdì fino alle 16,30. “Abbiamo messo a punto una fruizione del sito – fanno sapere dalla Fondazione Federico II – che assicura ai visitatori un’elevata sicurezza nel rispetto delle disposizioni per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus covid-19 come da prescrizioni ministeriali”.

L’ingresso della mostra Terracqueo

La mostra Terracqueo, attraverso 324 reperti e 8 sezioni, è la narrazione di un immenso patrimonio archeologico che racconta dell’incontro e dello scontro tra popoli che hanno solcato il Mediterraneo e abitato le sue terre. L’ultima sezione, intitolata “Il Mediterraneo. Oggi”, è una mostra nella mostra. Un viaggio lungo otto mesi in 17 Paesi ha dato vita ad un reportage firmato dal giornalista Carlo Vulpio e dalla fotografa Lucia Casamassima, che nell’allestimento di Terracqueo diventa un’istallazione immersiva in grado di rituffare il visitatore nel presente: non solo attraverso i suoi 46mila chilometri di litorale, quello è solo l’affaccio sul mare, ma anche nelle aree interne e distanti dalle rive mediterranee.

Una delle sale della mostra di Banksy

Nel capoluogo siciliano riapre anche il museo archeologico Salinas, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18, con gruppi di 20 persone al massimo e visite ogni trenta minuti. Da ieri aperti anche i siti della Galleria regionale della Sicilia: Palazzo Abatellis e Palazzo Mirto sono visitabili dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 19, mentre l’Oratorio dei Bianchi è aperto dalle 10 alle 18. È visitabile, invece, solo fino a venerdì prossimo, la mostra “Ritratto d’ignoto. Un artista chiamato Banksy” al Loggiato San Bartolomeo e a Palazzo Trinacria. La mostra del discusso artista “invisibile”, con opere in prestito da importanti collezioni private, aveva chiuso i battenti appena un mese dopo l’inaugurazione, adesso è nuovamente visitabile ancora per pochi giorni, dalle 8,30 alle 21, a gruppi contingentati di soli 30 visitatori ogni 15 minuti.

David Bowie fotografato da Masayoshi Sukita

È stata, invece, prorogata fino al 30 aprile, “Heroes – Bowie By Sukita”, la mostra a Palazzo Sant’Elia, con oltre cento ritratti di David Bowie, immortalato dal fotograf giapponese Masayoshi Sukita. Ingressi, sempre dal lunedì al venerdì, dalle 9,30 alle 18, a gruppi contingentati di soli 40 visitatori ogni 15 minuti. Dal 22 febbraio, il giovedì e il venerdì la mostra sarà aperta fino alle 20. Prorogata fino al 2 marzo anche la mostra “Luce da Luce”, che oggi ha riaperto al Museo di arte contemporanea di Palazzo Riso, con le opere di Christian Boltansky in dialogo con le installazioni di Shay Frisch (ingressi dalle 9 alle 18).

Primi turisti nella Valle dei Templi

Ha riaperto dopo tre mesi anche il Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento. Nel primo lunedì “giallo” di febbraio, oltre quaranta visitatori, ad ingressi contingentati e con una grandissima attenzione alle norme di sicurezza. Tra i primi a varcare l’ingresso, due famiglie di stranieri, una californiana che vive a Catania e un gruppo di appassionati cinesi. Al lavoro dietro i vetri della biglietteria, sono tornati i giovani di Coopculture. “Un segno di ripartenza importante – dice il direttore della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta -. Speriamo di poter riaccogliere tutto il nostro pubblico al più presto”. Sono state, inoltre, prorogate per tre mesi le card annuali che permettono l’accesso illimitato alla Valle.

Il Tempio di Segesta

Riapre dalle 9 alle 18,30 anche il Parco archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato. Rimarranno momentaneamente chiusi soltanto gli antiquarium di Solunto per le necessarie operazioni di igienizzazione dei locali, e sarà invece garantita l’apertura dell’area del Parco archeologico di Solunto. Come si cerca di tornare alla normalità anche a Segesta, con aperture dalle 9 alle 18,30.

L’area archeologica di Naxos

Tra i siti gestiti dal Parco archeologico Naxos Taormina tornano accessibili il museo e l’area archeologica di Naxos (da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 16.30, e il Museo archeologico di Francavilla di Sicilia, l’ultimo “gioiellino” realizzato dal Parco insieme al Comune inaugurato a metà ottobre e chiuso come tutti i siti a inizio novembre in ossequio alle misure di sicurezza emanate dal Mibact per limitare gli effetti della nuova ondata di epidemia da Covid. In questi giorni è stata installata la versione inglese del video nella sala immersiva. L’ingresso al museo è gratuito, apertura da lunedì al venerdì, dalle 10 alle 18.

Pulizie al Museo di Francavilla prima della riapertura

Restano chiusi, invece, il Teatro Antico di Taormina e Isola Bella. “Fino alla fine di febbraio – spiega Gabriella Tigano, direttore del Parco Naxos Taormina – siamo costretti a tenere chiuso il Teatro Antico a causa di indispensabili lavori alla cabina Enel che serve l’intera cittadina: interventi incompatibili con la presenza di visitatori sia pure in formato ridotto, stante l’attuale paralisi dei flussi turistici a causa della pandemia. In partenza, infine, i lavori all’Isola Bella dove nei prossimi giorni sarà allestito il cantiere dei lavori di manutenzione straordinaria che, oltre a ripristinare uffici e biglietteria, consentiranno il recupero di alcuni ambienti attualmente interdetti ai visitatori per ragioni di sicurezza”.

La mostra su Carla Accardi e Antonio Sanfilippo a Marsala

A Marsala, infine, ci sono appena nove giorni per visitare la mostra su Carla Accardi e Antonio Sanfilippo, inaugurata al Convento del Carmine a fine settembre e costretta alla chiusura dal 5 novembre. Riapre da oggi la mostra “Carla Accardi – Antonio Sanfilippo. L’avventura del segno”, prima indagine comparata fra due grandi protagonisti dell’arte astratta del Novecento a cura dello storico dell’arte Sergio Troisi e organizzata insieme con l’Archivio Accardi Sanfilippo di Roma.

Una delle sale della mostra

Riapre a Marsala anche Palazzo Grignani, che ospita la collezione permanente d’arte contemporanea costituita negli ultimi trent’anni di attività della Pinacoteca. Un’articolata raccolta che si arricchisce, come spiega il direttore dell’ente, Felice Licari, “con l’arrivo nelle prossime settimane di una delle opere di Antonio Sanfilippo donata alla città di Marsala dall’Archivio che custodisce l’intera produzione dei due maestri siciliani. La notizia ci è stata comunicata proprio in questi giorni”. Entrambi i siti saranno aperti dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19. La mostra, che avrebbe dovuto chiudere il 10 gennaio ed è stata prorogata al 28 febbraio e sarà visitabile insieme a Palazzo Grignani a ingresso gratuito.

Per le prenotazioni nei luoghi regionali della cultura accedere al portale Youline “La cultura riparte” a questo link 

Concorso di idee per Tindari, entra nel vivo la selezione

La commissione istituita dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Messina ha individuato cinque proposte per la riqualificazione dell’area archeologica e dell’antiquarium

di Marco Russo

Nuove idee per Tindari. Sono state selezionate le cinque migliori proposte che hanno partecipato al concorso internazionale di progettazione per la riqualificazione e valorizzazione dell’area archeologica e dell’antiquarium. La commissione istituita dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Messina ha concluso la prima fase della selezione, individuando le proposte che si sono classificate ex aequo per la partecipazione alla seconda fase.

La commissione al lavoro

Adesso – fanno sapere dalla Regione – i cinque progettisti avranno 60 giorni di tempo per elaborare un approfondimento del progetto e presentarlo per la definitiva valutazione a termine della quale il vincitore assumerà l’incarico per la redazione del progetto definitivo per un importo complessivo di 198mila euro. Le proposte progettuali riguardano l’aspetto architettonico per la parte strutturale e impiantistica dell’intero sito, ma anche il complessivo restyling del Parco per il quale è stato approvato un finanziamento di 5 milioni di euro da realizzare con risorse del Po Fesr 2014-2020.

Tindari

Le idee progettuali – si legge nel bando che era stato pubblicato lo scorso settembre – riguardano la valorizzazione integrata dell’area archeologica dell’antica Tyndaris, con azioni volte alla riqualificazione dei percorsi di visita, alla ridefinizione e ampliamento degli spazi per la fruizione, di quelli funzionali e di servizio. Le intenzioni sono quelle di consentire un’inedita fruibilità dell’antico impianto urbano, anche attraverso soluzioni tecnologiche innovative. Nelle proposte, spazio anche al potenziamento dello spazio espositivo dell’antiquarium, degli uffici, dei servizi annessi al sito archeologico e al teatro. Infine, occorre anche predisporre interventi tecnici sugli impianti, per l’adeguamento e ampliamento di reti e dotazioni.

L'area archeologica di Tindari con il santuario sullo sfondo (foto Giulio Giallombardo)
L’area archeologica di Tindari con il santuario sullo sfondo

“Stiamo molto investendo sulla riqualificazione del sito archeologico – sottolinea l’assessore regioale ai Beni culturali, Alberto Samonà – . L’inserimento di nuovi elementi attrattori e di servizio e il miglioramento delle condizioni generali dell’area archeologica, con l’ammodernamento della struttura con nuovi canoni di utilizzazione del sito, uniti alla recente inaugurazione del Lapidarium di Alesa Arconidea e la nomina di un nuovo direttore del Parco, sono tutti elementi che sanciscono una strategia di complessiva valorizzazione dell’area”.

Il teatro greco di Tindari

Sul bando interviene il neo direttore del Parco di Tindari, Domenico Targia: “Non potevo che salutare con entusiasmo, ad appena un giorno dal mio insediamento, la straordinaria notizia dell’iter del progetto di riqualificazione e valorizzazione del Parco archeologico di Tindari convinto, come sono, che questo sia il baricentro culturale di una vasta area di incantevole pregio archeologico e naturalistico che va da Cefalù a Milazzo”.

L’area archeologica di Tindari

La soprintendente di Messina, Mirella Vinci, assicura: “Tra sessanta giorni saremo in grado di valutare le proposte progettuali che perverranno dalle cinque ditte oggi selezionate e, da quel momento, prenderà il via la parte operativa del progetto grazie al quale avremo l’opportunità di fruire l’antico impianto urbano della città, utilizzando anche soluzioni tecnologiche innovative che aiuteranno a comprendere il complesso nella sua struttura morfologica originaria, incluso il particolare contesto paesaggistico, storico e antropico”.

C’era una volta Cefalù: online un archivio di foto storiche

Un gruppo su Facebook e un sito internet per raccontare vita quotidiana di un tempo, personaggi, eventi e tradizioni della cittadina normanna

di Marco Russo

Un archivio della memoria frutto di un lavoro corale. È la storia di Cefalù raccontata da vecchie fotografie tirate fuori dai cassetti. A ricomporre tutto, come pezzi di un puzzle, sono stati gli stessi cefaludesi, attraverso il gruppo di Facebook “Foto storiche di Cefalù”, nato dieci anni fa, e un sito internet da poco rinnovato.

La spiaggia di Cefalù

Amministratore del gruppo, che oggi conta 8.600 membri, è Serge Rajmondi, che nel 2011, cercando tra le vecchie foto del padre, decise di condividerle con la rete. “Ebbi così l’idea – racconta – di creare un gruppo su Facebook che potesse riportare alla memoria, vecchie tradizioni popolari e di famiglia attraverso le foto, concentrandomi soprattutto nel dare visibilità alla Cefalù di ieri, con tutti i particolari che la caratterizzavano. Subito la cosa piacque a tanti cefaludesi, in poco tempo ho avuto la disponibilità di altre persone pronte a collaborare; ciò ha reso il gruppo un punto di riferimento della città”.

L’abside del Duomo

Tra i cefaludesi innamorati della propria città, c’è Domenico Brocato, da molti anni residente nella provincia di Lecco. Nel 2012 realizza il sito internet “Foto storiche cefalù” (www.fotostorichecefalu.it) che adesso è stato ricostruito con nuovi contenuti e veste grafica. Diviso per sezioni, il sito raccoglie fotografie legate a avvenimenti storici, vita quotidiana di un tempo, tradizioni, luoghi, personaggi e panorami. “Un archivio della vita cefaludese, – conclude Rajmondi – in cui la nostra città potrà riconoscersi, trovando i fondamenti della propria identità sociale e culturale”.

Quel santuario tra le rocce nascosto nel cuore della Sicilia

Iniziati i lavori che porteranno al restauro della cappella di San Marco, a Sutera, decorata da antichissimi affreschi

di Marco Russo

Si nasconde su una collina nel centro della Sicilia. Conserva ancora antichi affreschi che aspettano di essere valorizzati come meritano. Sono iniziati i lavori per il recupero e il restauro del santuario rupestre di San Marco, a Sutera, nel Nisseno, dal 2014 uno dei Borghi più belli d’Italia.

Su un pianoro di pizzo San Marco, a circa un chilometro dal centro abitato, si trova un’area che sicani, greci e bizantini hanno scelto come luogo di culto. Sulle pareti di una cappella, scavata in rocce di gesso, si trovano degli affreschi dalla datazione che può spaziare dal decimo al 14esimo secolo dopo Cristo, quando sulla collina si rifugiarono gruppi arabo-normanni e monaci di rito greco-bizantino dediti alla vita eremitica o cenobitica.

Gli affreschi nella cappella di San Marco

Gli affreschi raffigurano i quattro evangelisti, Gesù, la Madonna e San Paolino, compatrono di Sutera. “Le raffigurazioni, pur avendo delle similitudini con altri siti del territorio siciliano – spiega Nino Pardi, dell’associazione God, da tempo impegnata per il recupero del sito – hanno delle unicità che tutt’ora gli storici stanno cercando di interpretare. Nella parete di sinistra sarebbero raffigurati, i santi Luca e Marco; nella parete di destra San Matteo e San Giovanni e al centro, a partire da sinistra, San Paolino, Gesù e la Madonna”.

“La figura di San Paolino vescovo è sovrapposta ad altro più antico affresco – prosegue Pardi – facendo pensare che in un successivo momento era stato più opportuno sostituire il santo (di cui emerge la sagoma di un libro) con il santo protettore di Sutera. Si hanno precise notizie, che fino a poco più di due secoli addietro, vi si portavano in processione, nel primo martedì dopo Pasqua, le reliquie dei santi compatroni di Sutera: Sant’Onofrio e San Paolino, vescovo di Nola. Resta, dunque, l’enigma della figura sacrificata a favore del più recente San Paolino”.

Sutera

Da circa un anno l’associazione God di Sutera ha promosso iniziative per la  valorizzazione della cappella. Lo scorso luglio ha siglato un protocollo d’intesa con il proprietario e il Comune di Sutera per avviare il restauro del santurario, lanciando successivamente una campagna di donazione per recuperare i preziosi affreschi. “Con la collaborazione e alta sorveglianza della soprintendente ai Beni culturali di Caltanissetta, Daniela Vullo, – conclude Pardi – i lavori per il recupero e restauro, affidati alla restauratrice Belinda Giambra, sono già iniziati per quel che riguarda la rilevazione del sito, ma a marzo cominceranno materialmente quelle sugli affreschi”.

Terapia forestale sulle Madonie per rinascere dopo la pandemia

Al via un progetto per trasformare l’area naturale del Palermitano in oasi per la “forest therapy”, puntando sul valore terapeutico della vegetazione autoctona

di Marco Russo

Immersioni nel verde come rimedi terapeutici per ritrovare il benessere dopo la pandemia. Le Madonie diventano laboratorio di medicina forestale, disciplina bio-naturale che fa del rapporto con la natura uno strumento terapeutico. L’Ente Parco delle Madonie ha sottoscritto recentemente un protocollo d’intesa con l’Aimef, l’Associazione italiana di medicina forestale, per promuovere la conoscenza e la divulgazione delle caratteristiche terapeutiche del Parco delle Madonie, all’interno del progetto “Forest Bathing Center”.

Uno scorcio delle Madonie

Tra gli obiettivi dell’accordo – firmato dal presidente del Parco, Angelo Merlino e dal presidente dell’Aimef, Paolo Zavarella – la sensibilizzare sull’importanza del rapporto consapevole con la natura e le aree verdi. L’idea è di caratterizzare il Parco delle Madonie, come luogo deputato a “immersioni forestali”, puntando sul valore terapeutico della vegetazione autoctona per la presenza e la diversa tipologia dei B-Voc (Biogenic Volatile organic compounds, ovvero composti organici volatili di origine biogenica). Saranno organizzati uno o più moduli didattici esperienziali della scuola di medicina forestale e forest therapy oltre a diversi stage di tirocinio. Saranno, inoltre, realizzati percorsi e installazioni specifiche, adatte a effettuare diverse attività di “forest therapy” e immersioni forestali per diverse categorie di cittadini, una “naturalistic & green spa”o più specifiche installazioni di benessere realizzate in natura e anche il cd “I Giardini musicali del Parco delle Madonie”.

La firma del del protocollo d’intesa con l’Associazione Pura Vita

Attraverso questo protocollo d’intesa – ha spiegato il presidente del Parco delle Madonie – “si favorirà l’istituzione, la cura e la tutela degli spazi verdi, degli orti cittadini pubblici e privati gestiti con criteri ecosostenibili, nonché dei boschi e delle foreste urbane, delle aree naturali, degli alberi secolari e monumentali, dei percorsi di medicina forestale, dei bagni e le immersioni nella natura, dei concerti vegetali terapeutici, oltre che favorire la divulgazione della medicina forestale. Crediamo che in periodo di post pandemia, questo potrà essere da richiamo per chi ha sofferto maggiormente il periodo di lockdown”.

Intanto, è stato sottoscritto lo stesso accordo con l’Associazione Pura Vita di Polizzi Generosa, presieduta da Emanuela D’Agostino, naturopata ed esperta in medicina forestale, che si impegna a condurre e diffondere le attività collegate all’Aimef nel territorio madonita.

Sfuma il sogno di Trapani Capitale italiana della cultura

Vince Procida, scelta tra le dieci finaliste, ma il lavoro corale svolto in questi tempi difficili dall’intera provincia trapanese, non andrà disperso

di Marco Russo

Un sogno che sfuma, ma un altro che prende vita. Non sarà Trapani la Capitale italiana della cultura 2022, la commissione di esperti nominata dal  Mibact e presieduta da Stefano Baia Curioni, ha premiato Procida, scelta tra le dieci finaliste. Ma il lavoro corale svolto in questi tempi difficili da un territorio intero, non andrà disperso. A partire dal patto per la cultura trapanese, sottoscritto da tutti 24 sindaci della provincia (ve ne abbiamo parlato qui), un impegno per la creazione di una rete che ha l’obiettivo di condividere politiche e strategie culturali per tutto il territorio.

Uno scorcio di Trapani

Una sinergia che si sintetizza nell’articolato dossier della candidatura, presentato venerdì scorso davanti alla commissione del Mibact, dal sindaco Giacomo Tranchida e dall’assessore comunale alla Cultura, Rosalia D’Alì. Un insieme di circa 100 progetti, che avranno un’unica cabina di regia, e che coinvolgono 150 partner, tra istituzioni, associazioni, fondazioni, attori della filiera culturale, organizzazioni sindacali, ma anche tessuto imprenditoriale, senza dimenticare talenti creativi, giovani e scuole.

Basilica di Maria Santissima Annunziata a Trapani (foto Francesco Ferla)

“Arte e Cultura, Vento di Rigenerazione” è il titolo del dossier, suddiviso in cinque quadri che hanno in comune il concetto di “policromie”: dell’arte, della musica, della natura, del gusto e della scienza. A supportare la candidatura di Trapani, ci sono stati testimonial, influencer, opinion leader del mondo della cultura, dello spettacolo, dello sport, della gastronomia che hanno un legame particolare con il territorio. Una visione strategica e corale, che unisce persone ed energie diverse per una rinascita all’insegna della cultura. Una sintesi raccontata attraverso il video “Noi siamo il vento”, presentato nel corso dell’audizione.

La Tonnara di Bonagia

Una candidatura che è stata – ha sottolineato il sindaco Tranchida – “frutto di un lavoro lungo e intenso, fatto di passione e dedizione che non può essere perso e che noi tutti abbiamo il dovere di salvaguardare e valorizzare. Questo è un punto di partenza che vedrà sviluppare una serie di progettualità da condividere con tutti gli enti e le istituzioni della città e del territorio, con il Patto della Cultura Trapanese, ma anche con tutti coloro che vorranno far parte di questo percorso”.

La Torre della Colombaia

“È stata un’occasione molto emozionante per chi ha lavorato al progetto e per chi lo ha seguito da vicino – ha detto l’assessore alla Cultura Rosalia D’ Alì, ricordando le tappe del percorso che hanno portato alla candidatura – il percorso è stato bellissimo e molto partecipato. Il nostro lavoro e il dossier, coordinato dalla professoressa Ignazia Bartholini, hanno ricevuto i complimenti da parte del Mibact che ha sottolineato il ruolo attivo della comunità nel processo di candidatura”.

I ruderi di Montevago diventano museo all’aperto

In occasione dell’anniversario del terremoto del Belice, si inaugura un percorso artistico nell’antico borgo, tra murales e giochi di luce

di Marco Russo

L’arte rianima l’antica Montevago. A 53 anni dal terremoto del Belice, i ruderi del piccolo centro agrigentino si trasformano in un museo all’aperto, con murales e giochi di luce che danno nuova vita al vecchio borgo. È il progetto “Percorsi visivi”, che si inaugura oggi, alla vigilia del devastante sisma che, nella notte tra il 14 e 15 gennaio 1968, sconvolse la Sicilia. In poco meno di un mese, l’area dove si trovano i ruderi è stata prima ripulita e le pareti delle vecchie abitazioni si sono popolate di murales realizzati da quattro artisti che hanno lavorato in queste settimane, facendo dialogare le loro opere con lo spazio circostante.

Murale di Ligama

Così, la vecchia Montevago si è colorata con i murales di Ligama, 34enne artista catanese che da anni lavora sui ruderi del paesaggio siciliano; e anche delle opere di Bruno D’Arcevia, pittore neomanierista, noto, tra l’altro, per aver realizzato nel 2013 l’affresco col Cristo Pantocratore nell’abside della Cattedrale di Noto. Presenti anche opere di Pascal Catherine, artista francese ma trapiantato da anni in Sicilia, che ama dipingere il multiforme paesaggio siciliano. Infine, ha partecipato ai “Percorsi visivi” di Montevago anche Patrick Ray Pugliese, pittore con alle spalle diverse esperienze in tv.

“Percorsi visivi” a Montevago

Il percorso si snoda tra le vie del vecchio centro partendo da corso Umberto I, fermandosi ad ammirare uno scorcio della Valle del Belice dalla antica piazza Belvedere, ripulita e riqualificata, fino ad arrivare alla piazza centrale dove si possono ammirare i resti del Duomo di Montevago. È un vero e proprio percorso sensoriale tra murales, dipinti, giochi di luce, che comprenderà anche laboratori creativi, eventi culturali ed enogastronomici, mostre e opere di artisti contemporanei.

Intervento artistico all’interno di una vecchia abitazione

Promossa dall’associazione culturale locale “La smania addosso”, e patrocinata dal comune di Montevago, dalla presidenza dell’Ars, dall’assessorato regionale al Turismo e dall’Enit (Agenzia nazionale italiana del turismo), l’idea del museo “open air” di Montevago ha permesso di riportare alla luce pavimenti, percorsi, edifici e strutture riadattate per ospitare forme d’arte contemporanea, ma anche iniziative culturali.

Il sindaco durante i lavori del percorso

“Il nostro museo – afferma il sindaco di Montevago, Margherita La Rocca Ruvolo in una nota dell’Ansa – sarà l’occasione di un riscatto dal passato per produrre nuovo valore e momento celebrativo di vita, arte e senso della comunità. Crediamo che il nostro comune possa diventare punto d’approdo di nuove forme d’arte e centro propulsore di uno sviluppo del Belice che guarda al ciò che è stato come momento di consapevolezza e crescita. In un momento storico in cui l’emergenza sanitaria da Covid-19 toglie spazi all’arte ed agli artisti – conclude il sindaco – questa mostra vuole essere un esempio di resilienza, che prende vita grazie allo spirito costruttivo di una comunità che crede nella cultura come fucina di progresso e mezzo di promozione turistica”.

Torna la “Stella di Betlemme”: splenderà in cielo come 800 anni fa

Distanti ma uniti, così appariranno Giove e Saturno nella storica congiunzione di lunedì 21 dicembre, la più ravvicinata tra i due pianeti da molti secoli

di Marco Russo

Un solstizio d’inverno così non si vedeva da secoli. Dopo 800 anni, la “Stella cometa” di Betlemme torna a illuminare i cieli nei giorni di Natale. Un evento astronomico molto raro che accompagnerà l’ultimo scorcio del 2020, nella speranza che il nuovo anno sia migliore di quello che sta per finire. In realtà, non si tratta di una stella, ma della “grande congiunzione” tra i due “giganti” del nostro sistema solare, Giove e Saturno, che culmina proprio oggi pomeriggio, 21 dicembre, e si ripeterà soltanto nel 2080. Per un effetto prospettico i due corpi celesti, in realtà distanti centinaia di milioni di chilometri l’uno dall’altro, appariranno separati da un solo decimo di grado, un quinto del diametro della luna piena nel cielo.

Giove

Per osservare i due pianeti congiunti, basterà guardare il cielo poco dopo il tramonto, a partire dalle 17, in direzione sud-ovest. A occhio nudo saranno quasi indistinguibili l’uno dall’altro, ma già utilizzando un binocolo o un piccolo telescopio sarà possibile individuare i due pianeti e anzi osservarli – occasione davvero unica – nello stesso campo visivo. Giove e Saturno si avvicinano regolarmente nelle loro orbite ogni vent’anni circa, ma non tutte le congiunzioni producono effetti tanto spettacolari per chi osserva dalla Terra. L’ultima congiunzione così ravvicinata – fanno sapere dall’Inaf, l’Istituto nazionale di astrofisica –  è avvenuta circa 400 anni fa, il 16 luglio 1623. In quell’occasione, secondo i calcoli, i due pianeti si trovavano però troppo vicini al Sole nel cielo per poter essere osservati. Occorre risalire al basso medioevo, precisamente al 4 marzo 1226, per ritrovare un evento celeste di simile portata, potenzialmente visibile nei cieli terrestri.

Congiunzione storica di Giove e Saturno

La congiunzione assume una simbologia natalizia perché una delle ipotesi più accreditate per spiegare la “Stella di Betlemme” sarebbe proprio una di queste congiunzioni, avvenuta nel 7-6 avanti Cristo. “Pensiamo all’emozione di un Galileo se puntasse oggi il suo telescopio sulla coppia Giove-Saturno in incredibile congiunzione – commenta Marco Tavani, presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica – . All’epoca, 13 anni prima della ultima grande congiunzione del 1623, Saturno gli apparve ‘triplice’ e incomprensibile (non poteva distinguere la forma degli anelli che deformavano la struttura puntiforme del pianeta). Invece Giove si rivelò con i suoi piccoli satelliti, un mirabolante sistema planetario in miniatura che nessuno aveva anticipato e che dimostrava che i pianeti potevano essere dotati di lune, addirittura quattro”.

Saturno

Lo spettacolo astronomico sarà tanto imperdibile quanto fugace: i due pianeti restano visibili meno di due ore prima di scomparire dietro la linea dell’orizzonte, e già dalla sera successiva cominceranno di nuovo ad allontanarsi lentamente nel cielo, procedendo lungo le loro orbite. Per l’occasione, alcune sedi Inaf distribuite in tutta la penisola – Bologna, Roma, Padova, Palermo e Trieste – hanno unito le loro forze e realizzeranno in diretta l’evento “Giove e Saturno: l’incontro dei giganti”, che sarà possibile seguire a partire dalle 17 di questo pomeriggio sui canali Facebook e YouTube di EduInaf. Durante la diretta streaming saranno trasmesse le osservazioni della congiunzione planetaria, effettuate dai vari osservatori coinvolti, insieme a immagini raccolte in questi giorni, tutto con il commento delle astronome e degli astronomi dell’Inaf. Gli approfondimenti spazieranno dalla rilevanza storica di questo evento celeste, alle scoperte più recenti nel campo della fisica planetaria, rese possibili grazie a numerosi strumenti all’avanguardia, da terra e dallo spazio.

Ristorazione e territorio: a tu per tu con le eccellenze

Entra nel vivo il ciclo di webinar dell’Università di Palermo che permette agli studenti di incontrare professionisti del settore

di Marco Russo

Un ciclo di webinar per indagare il rapporto tra alimentazione ed eccellenze del territorio e, nello stesso tempo, un’occasione di incontro e scambio tra gli studenti e i professionisti della ristorazione. Entrano nel vivo gli appuntamenti del progetto “Ristorazione e territorio: il sistema dell’eccellenza”, organizzato dal corso interclasse in “Food Science and Technology” del Dipartimento Saaf-Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Palermo. Oggi e domani gli ultimi incontri in programma. Il primo, giovedì 17 dicembre alle 11,15 (qui per seguire il webinar), ha protagonista Andrea Graziano di Fud Bottega Sicula. Gallerista d’arte, cuoco, foodblogger e imprenditore della ristorazione, Graziano, con la sua attività, ha “sicilianizzato” il più americano dei prodotti, l’hamburger, sia nel prodotto che nel linguaggio, tutto anni luce lontano da ogni ipotesi di folklore alimentare. A moderare l’incontro interverranno Gianfranco Marrone e Aldo Todaro. A seguire, alle 14,30 si terrà un webinar al nuovo regolamento europeo sulla sicurezza e l’igiene delle filiere agroalimentari.

Il Museo dell’Acciuga di Aspra

Venerdì 18 dicembre alle 11,15, invece, chiude il ciclo di webinar Michelangelo Balistreri, imprenditore del comparto ittico e fondatore del Museo dell’acciuga di Aspra (qui per partecipare). L’azienda di famiglia fu creata ad Aspra nel 1947 da “nonno Battista” e si specializza nella produzione di acciughe sott’olio e salate, ottenute selezionando le migliori acciughe, pescate esclusivamente nelle coste siciliane e spagnole. L’azienda è oggi divenuta una piccola industria la cui qualità è riconosciuta a livello europeo. Ha creato un luogo straordinario, per la cultura alimentare siciliana, che è il Museo dell’acciuga di Aspra (tra i luoghi dell’ultima edizione del Festival Le Vie dei Tesori a Bagheria). Modera l’incontro Maria Concetta Messina.

Nicola Fiasconaro

I primi due incontri si sono svolti il 14 e 16 dicembre. Nel primo si è discusso di alimentazione e cancro, con approfondimenti sulla dieta mediterranea, gli alimenti funzionali e nuovi sviluppi sul microbiota intestinale. Protagonista del secondo webinar è stato, invece, Nicola Fiasconaro, cavaliere del Lavoro, che gestisce con i fratelli l’omonima azienda dolciaria che nasce nel 1953 a Castelbuono, grazie al padre Mario. “I seminari  – ha spiegato al blog dell’Ersu Paolo Inglese, coordinatore del Corso di laurea magistrale in scienze e tecnologie degli alimenti mediterranei e del Corso di laurea in scienze e tecnologie agroalimentari – sono da considerare  tra le attività utili all’avviamento al lavoro e consentono agli studenti di incontrare i migliori tra i professionisti e le imprese legate al mondo della ristorazione”.

“Questo ciclo di webinar – ha detto il presidente dell’Ersu, Giuseppe Di Miceli – mette in luce l’importanza strategica della ristorazione e il valore del territorio di riferimento, nel nostro caso la Sicilia terra a vocazione agroalimentare. E l’Ersu, che in condizione di normalità eroga circa 500mila pasti l’anno, sta andando proprio nella direzione della valorizzazione dei prodotti del territorio e verso il chilometro zero, avendo scelto un capitolato per il catering destinato agli studenti in cui ciò costituisce uno degli elementi di pregio”.

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