Riapre la riserva dello Zingaro a otto mesi dall’incendio

L’area protetta era stata chiusa per motivi di sicurezza, adesso è nuovamente fruibile dopo gli interventi di manutenzione

di Marco Russo

La rinascita dopo la devastante furia delle fiamme. La natura si sta riprendendo il suo spazio nella riserva dello Zingaro, paradiso naturalistico più volte minacciato dalla mano dell’uomo. Gli effetti dell’incendio dello scorso agosto sono ancora tangibili, ma la vegetazione della prima riserva naturale siciliana, nel tratto di costa che va da San Vito Lo Capo a Castellammare del Golfo ha saputo ancora una volta essere più forte delle azioni criminali dei piromani.

L’ingresso della riserva

Lo Zingaro ha riaperto ufficialmente dopo otto mesi dal terribile rogo che ha distrutto 1400 ettari di macchia mediterranea. La riserva era stata chiusa dalla Regione Siciliana per motivi di sicurezza, ma ieri una delegazione di rappresentanti delle istituzioni ha fatto un sopralluogo per verificare i lavori effettuati in questi mesi, dando il via libera alla fruizione di gran parte della riserva, con la riapertura dell’ingresso sud, dal lato di Scopello, e da quello nord, vicino a San Vito Lo Capo.

Il centro visitatori

Nei mesi scorsi il Corpo forestale della Regione si è occupato del controllo dell’area, mentre il dipartimento Sviluppo rurale ha operato per mettere in sicurezza i sentieri. Saranno fruibili il sentiero medio-basso e quello alto, mentre quello costiero solo nei due tronconi iniziali che conducono alle calette più vicine ai rispettivi ingressi, Cala Capreria e Tonnarella dell’Uzzo.

da sinistra, Francesca De Luca, Giuseppe Peraino, Toni Scilla, Toto Cordaro, Nicolò Rizzo, Mario Candore

Presenti alla riapertura della riserva, l’assessore regionale del Territorio e dell’Ambiente, Toto Cordaro; l’assessore regionale dell’Agricoltura, Toni Scilla, e il dirigente generale del dipartimento Sviluppo rurale e territoriale, Mario Candore. Insieme a loro anche i sindaci di Castellammare del Golfo, Nicolò Rizzo, e di San Vito Lo Capo, Giuseppe Peraino, e l’assessore all’Ambiente di San Vito Lo Capo, Francesca De Luca.

Uno scorcio della riserva

“È un momento di grande gioia, perché, con l’impegno di vari rami dell’amministrazione regionale, siamo riusciti a mettere in sicurezza e restituire ai visitatori uno dei gioielli naturalistici della nostra Isola – dichiarano i due esponenti del governo regionale – . La Riserva dello Zingaro attrae ogni anno migliaia di escursionisti e appassionati della natura. Difendiamo questi luoghi, proteggiamoli dalla violenza sconsiderata di chi non ha a cuore l’ambiente e il territorio”.

Verso un maxi centro congressi nell’ex Fiera del Mediterraneo

Aggiudicata la progettazione per trasformare il Padiglione 20 in uno spazio con quattromila posti a sedere, servizi e salette

di Marco Russo

Oggi è il quartier generale per l’emergenza sanitaria a Palermo, un tempo era il cuore pulsante della Fiera del Mediterraneo. Il Padiglione 20 guarda al futuro del dopo-Covid, sognando di diventare un centro congressi all’avanguardia che possa trainare il rilancio dell’area dell’ex campionaria tanto amata dai palermitani. Sono stati infatti aggiudicati, al raggruppamento di professionisti F&M Ingegneria SpA di Mirano, in provincia di Venezia, i servizi di progettazione del Padiglione 20. Per l’esecuzione dei lavori nel suo complesso – fanno sapere dalla Regione – sono stati già stanziati quindici milioni di euro.

L’ingresso principale della Fiera del Mediterraneo

Il padiglione ha una superficie di circa cinquemila metri quadrati (di cui tremila di superficie espositiva) e potrà ospitare fino a quattromila persone a sedere, con tutti i servizi e le salette annesse, e si candida a essere una delle strutture per eventi di maggior capienza in tutta la Sicilia. Per la redazione del progetto esecutivo sono stati concessi quattro mesi. Mentre per l’esecuzione dei lavori occorreranno dodici mesi circa. La progettazione e la realizzazione dell’opera è stata curata dal dipartimento regionale tecnico, che fungerà anche da stazione appaltante, operando in sinergia con l’area tecnica della rigenerazione urbana e delle opere pubbliche del Comune di Palermo. Le modalità di gestione del Centro congressi saranno definite appena la struttura sarà pronta.

La proposta progettuale per il Padiglione 20

“Vogliamo dotare la città di Palermo – sottolinea il presidente della Regione Nello Musumeci – di un centro congressi di grande prestigio, adeguato a introdurre il capoluogo regionale nel circuito internazionale del segmento turistico ricettivo. L’industria italiana dell’ospitalità, infatti, è ormai uno dei principali settori di attività economica per la creazione della ricchezza in Italia. È una concreta opportunità per tutta la Sicilia, finora rimasta fuori dai grandi circuiti mondiali. L’obiettivo è quello di lanciare il nuovo polo sul mercato interno ed estero per attrarre, soprattutto nella bassa stagione, le mega-aziende in occasione dei propri meeting, quando superata la pandemia, ci auguriamo il prima possibile, torneremo a vivere normalmente”.

Il centro di Palermo è sempre più pedonale

Disposta la chiusura al traffico per l’intero tratto delle vie Amari e Ruggero Settimo. Si va verso una grande area senz’auto dal porto alla Cattedrale

di Marco Russo

Una grande isola pedonale che dal porto arriva fino alla Cattedrale e alla stazione centrale. Il centro di Palermo è sempre più “rambla” con le nuove pedonalizzazioni a cui ha dato il via libera la giunta comunale. È stata, infatti, approvata una delibera che delimita le aree pedonali di via Emerico Amari, da via Crispi al Politeama e per l’intero tratto di via Ruggero Settimo, dal Politeama in via Cavour. Appena entreranno in vigore le ordinanze, il provvedimento sarà permanente per via Amari, mentre in via Ruggero Settimo è in forma sperimentale per 12 mesi. Le nuove isole pedonali si aggiungeranno a quelle già presenti nel centro storico, in via Maqueda e via Vittorio Emanuele.

Via Ruggero Settimo

“Il provvedimento – sottolineano dall’amministrazione comunale in una nota – è stato preceduto e sarà seguito, anche in vista delle specifiche ordinanze attuative, da una serie di incontri con le categorie produttive e i rappresentanti dei commercianti e dei cittadini che operano e vivono nelle aree interessate”. Prosegue, così, la pedonalizzazione del centro del capoluogo, già avviata negli anni precedenti, che punta a creare una accesso turistico per i crocieristi in arrivo al porto. Area pedonale, di fatto, a cui i palermitani sono già abituati, dopo le chiusure per il cantiere dell’anello ferroviario e che sarà completata con arredi, fioriere e panchine.

Via Amari

“Si tratta di un’area strategica per lo sviluppo e l’attrattività di una parte della città – ha detto il sindaco Leoluca Orlando – nel triangolo ‘ingresso Porto-Politeama-piazza Verdi’. La pedonalizzazione costituisce un’azione programmatoria cui dovranno seguire specifiche ordinanze che daranno conto di esigenze e proposte all’interno di una scelta fondamentale che connota la visione complessiva di governo di Palermo”.

Dissuasori in via Ruggero Settimo

“Si tratta di un progetto che unisce gli aspetti di decoro, vivibilità e attenzione all’impresa che ogni pedonalizzazione deve esprimere – affermano il vicesindaco Fabio Giambrone, l’assessore alla Mobilità, Giusto Catania e alle Attività produttive Leopoldo Piampiano -. La decisione presa oggi è frutto di un lungo percorso di dialogo e condivisione, che si esprime e prosegue anche con gli interventi in corso o già programmati anche nelle aree limitrofe, tutti destinati a rendere più vivibile e fruibile l’intera zona. Questa pedonalizzazione assume una valenza particolare perché, una volta realizzati gli interventi previsti, quest’area rappresenterà la ‘porta di ingresso’ in città per le migliaia di turisti e crocieristi che, speriamo presto, torneranno a visitare Palermo”.

I riti arbëreshë della primavera sognano l’Unesco

Presentata una proposta di candidatura a patrimonio immateriale per le culture e tradizioni degli albanesi d’Italia, dall’Abruzzo alla Sicilia

di Marco Russo

Culture e tradizioni degli albanesi d’Italia patrimonio universale. Canti, cerimonie, abiti, cibo e soprattutto la lingua e la ricca letteratura orale: tasselli di un mosaico antico da tutelare e valorizzare, che attraversa tutto il Mezzogiorno d’Italia, dall’Abruzzo alla Sicilia. Sono i riti delle comunità arbëreshë che si candidano a diventare patrimonio dell’Unesco. È l’idea lanciata dalla Fondazione universitaria “Francesco Solano”, istituita nel 2009 dall’Università della Calabria per promuovere la lingua e la cultura albanese in Italia.

Un momento della Pasqua di Piana degli Albanesi

La proposta è stata presentata dalla Fondazione alla Commissione nazionale Unesco; un progetto che vede la partecipazione di cinque atenei italiani: oltre a quello calabrese, c’è l’Università di Palermo, quella del Salento, poi la Ca’ Foscari di Venezia e la Statale di Milano. Un lungo lavoro di ricognizione sul campo per individuare una rete di tradizioni, realizzato grazie alla collaborazione di diversi esperti e custodi di questo patrimonio, sinora salvaguardato solo grazie all’impegno diretto dei gruppi di praticanti e all’attenzione delle comunità.

Costumi arbëreshë a San Benedetto Ullano

“Moti i Madh”, che tradotto in italiano significa “tempo grande”, questo il nome del progetto che formalmente punta a iscrivere nel Registro delle buone pratiche della convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, un insieme di usi e costumi cerimoniali ed eventi musicali, coreutici e teatrali, ispirati ai cicli delle feste della primavera delle diverse comunità italo-albanesi italiane. Minoranze storicamente presenti da circa sei secoli in 50 comunità di sette regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia.

Il dolce nuziale Kulaçi a San Costantino Albanese

La proposta, avviata e sostenuta dall’azione di ricerca e sensibilizzazione promossa dalle cattedre universitarie di Albanologia dell’Università della Calabria e di Palermo, è stata perfezionata grazie al concorso di un’equipe interdisciplinare, coordinata dalla Fondazione Solano e formata da studiosi di albanologia, di antropologia, di etnomusicologia e di storia delle culture, provenienti da vari atenei, oltre che da esperti giuristi e informatici.

Iconostasi della Cattedrale di Piana degli Albanesi

“La nostra proposta ha ricevuto in questi mesi un sensibile e fattivo segnale di attenzione dalla sottosegretaria del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Anna Laura Orrico, – afferma Francesco Altimari, presidente della Fondazione Solano – . Oltre alla lingua e alla ricca letteratura orale degli albanesi d’Italia, altre espressioni tipiche che rientrano nella proposta di candidatura sono le ‘Vàllet’, le ridde ovvero tipiche danze di Pasqua; la festa dei morti nella tradizione religiosa orientale; le suggestive pratiche cerimoniali legate ai riti nuziali, ma anche i canti tradizionali arbërisht, sia laici che religiosi, come pure i prodotti tipici dell’artigianato e i ricchi costumi femminili arbëreshë, ma anche i prodotti della tessitura nonché quelli dell’alimentazione, riferita sia ai cibi rituali che ai cibi tradizionali”.

Riccardo Muti diventa palermitano e lancia un appello per la cultura

Cittadinanza onoraria al direttore d’orchestra, in questi giorni nel capoluogo per dirigere il Requiem di Verdi al Teatro Massimo

di Marco Russo

Avrebbe dovuto dirigere il Requiem di Verdi davanti a una sala gremita di pubblico, ma lo farà in un teatro vuoto. Poi la registrazione andrà in streaming, dove ormai da troppo tempo, musica e teatro sono di casa. Riccardo Muti da domani sarà cittadino palermitano. Il maestro napoletano, in questi giorni nel capoluogo, è tornato dopo 50 anni al Teatro Massimo e, per l’occasione, il sindaco Leoluca Orlando gli conferirà la cittadinanza onoraria il 27 marzo, nel corso di una cerimonia in diretta streaming, alle 11,30, da Palazzo delle Aquile.

L’Orchestra Cherubini con Riccardo Muti

Il soggiorno palermitano del maestro è un susseguirsi di prove e concerti. Il 21 ha diretto la sua Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, nella Terza di Schubert e la Nona di Dvořák, concerto che sarà trasmesso in streaming sulla web tv del Massimo, domenica 28 marzo alle 11,30. Domani è il giorno dell’esecuzione del Requiem con l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo (ancora da definire la data della trasmissione in streaming) e, sempre domani, alle 10 incontrerà e dirigerà i giovani della Kids Orchestra.  “Riccardo Muti – fanno sapere dal Teatro Massimo – sta preparando il Requiem di Verdi in un clima straordinario di lavoro, tanto che sta discutendo per il suo ritorno sul podio del Massimo nei prossimi anni con un’opera”.

Riccardo Muti con il sovrintendente del Teatro Massimo Francesco Giambrone

Da vero fan di Federico II, Muti ha visitato la tomba dell’imperatore in Cattedrale, e da Palermo ha lanciato un appello per salvare i teatri e la cultura, durante un videocollegamento a “Sud – Progetti per ripartire”, la due giorni organizzata dal ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna. “Attendiamo giustizia per quello che riguarda il mondo della musica, dei teatri – ha detto il maestro – . Sto parlando da uno dei più bei teatri del mondo, il Teatro Massimo, dove c’è un’eccellente orchestra, un eccellente coro, eccellenti tecnici. È un’eccellenza italiana. Nel Sud ci sono uomini del teatro e della musica molto preparati che vengono messi da parte perché c’è poca attenzione per il mondo della cultura”.

Riccardo Muti al Teatro Massimo

“Faccio un appello per i nostri teatri, i nostri musicisti che sono il vanto dell’Italia nel mondo ma che oggi piangono per una situazione che non sto qui a sottolineare – ha proseguito Muti – . Chi pensa, per esempio, alle bande che sono un vanto dell’Italia meridionale? Ragazze e ragazzi che oggi sono letteralmente alla fame. Non si dà nessuna importanza a quelle istituzioni musicali, e mi riferisco in questo caso alle bande, che sono state il veicolo della cultura operistica nel nostro Paese per cui i nostri vecchi erano in grado di cantare la Norma o il Rigoletto per averla sentita nelle strade queste bande oggi completamente abbandonate”.

Il Teatro Massimo di Palermo

“Ci sono regioni di questa Italia musicale dove non c’è un’orchestra, dove non c’è un teatro. Non dimentichiamo che una gloria del nostro passato e che ci fa rispettare nel mondo è dovuta ai musicisti, ai ballerini, ai coristi, ai tecnici. Istituzioni – conclude Muti – che hanno fatto grande l’Italia nel mondo sono abbandonate. Questa è una vergogna per noi”.

Il concerto con l’Orchestra Giovanile Cherubini resterà disponibile per trenta giorni sulla webTv del Teatro Massimo, ma anche su Ansa.it, grazie alla partnership con l’agenzia, nell’ambito del progetto “Ansa per la Cultura”, e su ravennafestival.live. La cerimonia di conferimento della cittadinanza sarà trasmessa in diretta streaming sul sito del Comune di Palermo (www.comune.palermo.it) e sulla WebTv del Teatro Massimo (https://www.teatromassimo.it/teatro-massimo-tv-567/)

Borgo dei Borghi 2020, la Sicilia fa il tifo per Geraci

Al via le votazioni online per il concorso nazionale targato Rai. Il piccolo comune madonita è l’unico in gara per l’Isola

di Marco Russo

La sfida è iniziata. Geraci Siculo sogna il titolo di Borgo dei Borghi 2020, correndo come unico comune siciliano in gara all’ottava edizione del concorso ideato dalla trasmissione Rai “Alle Falde del Kilimangiaro”. Il piccolo borgo delle Madonie prova arricchire il palmarès siciliano (e madonita in particolare) dopo le vittorie di Gangi nel 2014, Montalbano Elicona nel 2015, Sambuca di Sicilia nel 2016 e Petralia Soprana nel 2018 (ve ne abbiamo parlato qui).

Chiesa di Santo Stefano

Adesso la gara è entrata nel vivo perché da ieri è partito il voto online che potrebbe far salire Geraci sul gradino più alto del podio. C’è tempo fino a domenica 21 marzo per esprimere la propria preferenza (sul sito della Rai attraverso il portale www.rai.it/borgodeiborghi o su www.raiplay.it). Ogni preferenza va effettuata da una singola mail. Coloro i quali sono già in possesso di credenziali Raiplay possono effettuare direttamente il login al sito e, dopo l’autenticazione, esprimere la propria preferenza di voto. Gli utenti non ancora registrati per votare dovranno creare un’utenza Raiplay indicando username, password e indirizzo e-mail di riferimento. Il voto via rete è gratuito, ma votando in modo costante e continuo nelle prossime due settimane Geraci Siculo, e di conseguenza la Sicilia, avrà la possibilità di accedere alla finale di domenica 4 aprile, in prima serata su Raitre, con l’elezione del più bel borgo d’Italia di questa edizione.

Uno scorcio di Geraci

Intanto, sono in molti a fare il tifo per Geraci, che fa parte del club dei Borghi più belli d’Italia e in possesso del marchio di qualità come “Comune fiorito”. A partire dal governatore Nello Musumeci, che ha parlato del borgo madonita come di “un bellissimo esempio di quella Sicilia forse poco conosciuta, ma tanto amata perché espressione della nostra identità”. Anche l’Unione Madonie ha lanciato un appello, invitando a votare per Geraci: “Dopo la vittoria di Gangi, Montalbano Elicona, Sambuca di Sicilia e Petralia Soprana – ha affermato il presidente Pietro Macaluso –  non possiamo perdere l’opportunità di fare vincere Geraci Siculo, continuando così a tenere accesi i riflettori della Rai sulla Sicilia e sul nostro territorio che è ancora tutto da scoprire. Come tutti i paesi madoniti, Geraci Siculo è un autentico gioiello da mostrare e di cui andare fieri. Sosteniamolo”.

Il Collegio di Maria

Geraci Siculo ci prova, dunque, giocando tutte le sue carte: natura, cultura, buon cibo e tradizioni antiche. “Una grandissima opportunità non solo per la nostra comunità, ma per l’intera Sicilia – afferma il sindaco di Geraci, Luigi Iuppa – . Adesso ci aspettano giorni impegnativi e dobbiamo cercare di far votare quante più persone possibili. Dipende da tutti noi”. Il Comune, inoltre, fa anche parte dei 42 borghi siciliani che hanno recentemente costituito il network “I Borghi dei Tesori”, sotto l’egida della Fondazione Le Vie dei Tesori. Ne è nato un primo censimento del patrimonio e la partecipazione al bando del Mibact “Borghi in Festival”, con un progetto che punta a realizzare un festival in sei fine settimana, tra il 29 maggio e il 5 luglio, con circa 210 luoghi aperti e 70 esperienze collaterali.

Il Salto dei Ventimiglia

E di tesori Geraci ne ha tanti. Dalla Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore, che guarda il settecentesco Collegio di Maria; e ancora Santo Stefano, col suo campanile decorato con maioliche, e la piccola chiesetta di Sant’Anna, che si ritiene essere la cappella palatina dei Ventimiglia, famiglia che governò la Contea di Geraci e che divenne uno dei più potenti casati nobiliari siciliani. Tra le attrazioni più insolite, inoltre, nascosto in un vicoletto, c’è un affaccio panoramico sulla vallata, chiamato Salto dei Ventimiglia, realizzato nel luogo che, secondo la tradizione, fu teatro della morte di Francesco I dei Ventimiglia. Da questo vicolo, il conte di Geraci, inseguito dalle truppe di Pietro d’Aragona, si sarebbe lanciato col suo cavallo, precipitando nel profondo dirupo.

Le grandi città italiane fanno rete per la cultura

A un anno dall’inizio della pandemia, gli assessori di dodici Comuni lanciano un appello al nuovo governo per azioni concrete a sostegno del comparto

di Marco Russo

Un filo diretto con il governo nazionale per rilanciare la cultura. A un anno dall’inizio della pandemia, le amministrazioni comunali delle grandi città italiane lanciano un appello al nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi per attivare azioni concrete a sostegno del comparto culturale. Lo hanno fatto con alcune proposte presentate questa mattina dagli assessori alla Cultura di dodici Comuni italiani, riuniti in coordinamento.

Torino

Da Torino a Napoli, da Milano a Bari, da Cagliari a Palermo, gli assessori hanno interloquito nei mesi scorsi sia con il Ministero che con l’Anci e la richiesta è unanime: un protocollo unico per le aperture di musei e luoghi della cultura, che venga sottratta alle mutevoli fasce di rischio indicate con i colori, giallo, arancione e rosso, a cui ormai si è abituati. Un’alleanza tra governo centrale e territori, in cui i Comuni vogliono condividere la propria conoscenza capillare del mondo culturale e delle sue problematiche, ponendo le basi e stabilendo insieme i protocolli per una ripresa il più possibile certa, rapida e omogenea in tutto il territorio nazionale.

Milano

A lavorare in sinergia sono gli assessori: Luca Bergamo (Roma), Filippo Del Corno (Milano), Francesca Leon (Torino), Ines Pierucci (Bari), Paola Mar (Venezia), Tommaso Sacchi (Firenze), Paolo Marasca (Ancona), Matteo Lepore (Bologna), Paola Piroddi (Cagliari), Eleonora De Majo (Napoli), Barbara Grosso (Genova), Mario Zito (Palermo). Le proposte presentate al governo, che ha riconfermato Dario Franceschini alla guida dei Ministero dei Beni Culturali, sono principalmente tre. La prima – come già detto – riguarda la garanzia dell’apertura dei luoghi di cultura con un protocollo unico. “Questo – hanno sottolineato gli assessori – eviterebbe la reversibilità delle aperture, a meno di situazioni particolarmente gravi, garantirebbe la continuità del presidio culturale sul territorio, assicurerebbe il lavoro e fiducia, darebbe sostanza al diritto inalienabile alla cultura”.

Napoli

Poi, le amministrazioni chiedono l’apertura degli istituti museali e dei luoghi di cultura anche nei weekend, nel rispetto di ogni norma prevista e in attesa dell’auspicato protocollo unico. “Un intervento necessario per la sostenibilità del lavoro culturale – sottolineano gli assessori – per garantire la continuità nella conservazione del patrimonio, per consentire l’accesso ai luoghi di cultura a tutti i lavoratori del Paese, e quindi il pieno rispetto del diritto alla cultura”. Poi, è auspicata la costituzione di un tavolo permanente degli enti locali in costante dialogo con il Ministero alla Cultura e, nell’ambito del nuovo assetto dei sottosegretariati ministeriali, la creazione di un sottosegretariato con delega ai rapporti con Anci e enti locali, come già avvenuto in passato per il turismo.

Palermo

Inoltre, gli assessori propongono la creazione di un fondo speciale destinato alla ripartenza delle città sul piano culturale. “Queste proposte nascono dall’esperienza di governo locale e dall’impegno continuo e costante nella tutela della produzione, della programmazione e del lavoro culturale – affermano – . Con il senso pratico che distingue il mondo delle città, a un anno dall’inizio della nostra collaborazione, vogliamo allinearci a quanto sostenuto dal presidente del Consiglio Mario Draghi nella replica al Senato: ‘Il rischio è di perdere un patrimonio che definisce la nostra identità. Molto è stato fatto, serve fare ancora di più’”.

La Sicilia diventa “gialla”: riaprono musei, mostre e parchi archeologici

Da Palermo a Agrigento, da Naxos a Marsala, porte aperte nei luoghi della cultura dopo tre mesi di chiusura al pubblico a causa della pandemia

di Marco Russo

La Sicilia riabbraccia i suoi luoghi della cultura. Dopo l’ingresso dell’Isola in zona gialla, da ieri, musei, mostre e parchi archeologici, tentano di ripartire dopo tre mesi di chiusura a causa della pandemia. Non tutti hanno riaperto, molti siti si stanno riorganizzando e il numero di visite e prenotazioni è ancora basso. Prove generali di normalità, ma – come prevede il Dpcm – con ingressi contingentati, dal lunedì al venerdì, chiusure nei festivi e distanziamento di almeno un metro.

Palazzo Reale

A Palermo, porte aperte al complesso monumentale del Palazzo Reale, con la Cappella Palatina e la mostra Terracqueo, che è stata prorogata fino al 31 maggio. Il sito è aperto dal lunedì al giovedì, dalle 8,30 alle 14,30, e il venerdì fino alle 16,30. “Abbiamo messo a punto una fruizione del sito – fanno sapere dalla Fondazione Federico II – che assicura ai visitatori un’elevata sicurezza nel rispetto delle disposizioni per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus covid-19 come da prescrizioni ministeriali”.

L’ingresso della mostra Terracqueo

La mostra Terracqueo, attraverso 324 reperti e 8 sezioni, è la narrazione di un immenso patrimonio archeologico che racconta dell’incontro e dello scontro tra popoli che hanno solcato il Mediterraneo e abitato le sue terre. L’ultima sezione, intitolata “Il Mediterraneo. Oggi”, è una mostra nella mostra. Un viaggio lungo otto mesi in 17 Paesi ha dato vita ad un reportage firmato dal giornalista Carlo Vulpio e dalla fotografa Lucia Casamassima, che nell’allestimento di Terracqueo diventa un’istallazione immersiva in grado di rituffare il visitatore nel presente: non solo attraverso i suoi 46mila chilometri di litorale, quello è solo l’affaccio sul mare, ma anche nelle aree interne e distanti dalle rive mediterranee.

Una delle sale della mostra di Banksy

Nel capoluogo siciliano riapre anche il museo archeologico Salinas, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18, con gruppi di 20 persone al massimo e visite ogni trenta minuti. Da ieri aperti anche i siti della Galleria regionale della Sicilia: Palazzo Abatellis e Palazzo Mirto sono visitabili dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 19, mentre l’Oratorio dei Bianchi è aperto dalle 10 alle 18. È visitabile, invece, solo fino a venerdì prossimo, la mostra “Ritratto d’ignoto. Un artista chiamato Banksy” al Loggiato San Bartolomeo e a Palazzo Trinacria. La mostra del discusso artista “invisibile”, con opere in prestito da importanti collezioni private, aveva chiuso i battenti appena un mese dopo l’inaugurazione, adesso è nuovamente visitabile ancora per pochi giorni, dalle 8,30 alle 21, a gruppi contingentati di soli 30 visitatori ogni 15 minuti.

David Bowie fotografato da Masayoshi Sukita

È stata, invece, prorogata fino al 30 aprile, “Heroes – Bowie By Sukita”, la mostra a Palazzo Sant’Elia, con oltre cento ritratti di David Bowie, immortalato dal fotograf giapponese Masayoshi Sukita. Ingressi, sempre dal lunedì al venerdì, dalle 9,30 alle 18, a gruppi contingentati di soli 40 visitatori ogni 15 minuti. Dal 22 febbraio, il giovedì e il venerdì la mostra sarà aperta fino alle 20. Prorogata fino al 2 marzo anche la mostra “Luce da Luce”, che oggi ha riaperto al Museo di arte contemporanea di Palazzo Riso, con le opere di Christian Boltansky in dialogo con le installazioni di Shay Frisch (ingressi dalle 9 alle 18).

Primi turisti nella Valle dei Templi

Ha riaperto dopo tre mesi anche il Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento. Nel primo lunedì “giallo” di febbraio, oltre quaranta visitatori, ad ingressi contingentati e con una grandissima attenzione alle norme di sicurezza. Tra i primi a varcare l’ingresso, due famiglie di stranieri, una californiana che vive a Catania e un gruppo di appassionati cinesi. Al lavoro dietro i vetri della biglietteria, sono tornati i giovani di Coopculture. “Un segno di ripartenza importante – dice il direttore della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta -. Speriamo di poter riaccogliere tutto il nostro pubblico al più presto”. Sono state, inoltre, prorogate per tre mesi le card annuali che permettono l’accesso illimitato alla Valle.

Il Tempio di Segesta

Riapre dalle 9 alle 18,30 anche il Parco archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato. Rimarranno momentaneamente chiusi soltanto gli antiquarium di Solunto per le necessarie operazioni di igienizzazione dei locali, e sarà invece garantita l’apertura dell’area del Parco archeologico di Solunto. Come si cerca di tornare alla normalità anche a Segesta, con aperture dalle 9 alle 18,30.

L’area archeologica di Naxos

Tra i siti gestiti dal Parco archeologico Naxos Taormina tornano accessibili il museo e l’area archeologica di Naxos (da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 16.30, e il Museo archeologico di Francavilla di Sicilia, l’ultimo “gioiellino” realizzato dal Parco insieme al Comune inaugurato a metà ottobre e chiuso come tutti i siti a inizio novembre in ossequio alle misure di sicurezza emanate dal Mibact per limitare gli effetti della nuova ondata di epidemia da Covid. In questi giorni è stata installata la versione inglese del video nella sala immersiva. L’ingresso al museo è gratuito, apertura da lunedì al venerdì, dalle 10 alle 18.

Pulizie al Museo di Francavilla prima della riapertura

Restano chiusi, invece, il Teatro Antico di Taormina e Isola Bella. “Fino alla fine di febbraio – spiega Gabriella Tigano, direttore del Parco Naxos Taormina – siamo costretti a tenere chiuso il Teatro Antico a causa di indispensabili lavori alla cabina Enel che serve l’intera cittadina: interventi incompatibili con la presenza di visitatori sia pure in formato ridotto, stante l’attuale paralisi dei flussi turistici a causa della pandemia. In partenza, infine, i lavori all’Isola Bella dove nei prossimi giorni sarà allestito il cantiere dei lavori di manutenzione straordinaria che, oltre a ripristinare uffici e biglietteria, consentiranno il recupero di alcuni ambienti attualmente interdetti ai visitatori per ragioni di sicurezza”.

La mostra su Carla Accardi e Antonio Sanfilippo a Marsala

A Marsala, infine, ci sono appena nove giorni per visitare la mostra su Carla Accardi e Antonio Sanfilippo, inaugurata al Convento del Carmine a fine settembre e costretta alla chiusura dal 5 novembre. Riapre da oggi la mostra “Carla Accardi – Antonio Sanfilippo. L’avventura del segno”, prima indagine comparata fra due grandi protagonisti dell’arte astratta del Novecento a cura dello storico dell’arte Sergio Troisi e organizzata insieme con l’Archivio Accardi Sanfilippo di Roma.

Una delle sale della mostra

Riapre a Marsala anche Palazzo Grignani, che ospita la collezione permanente d’arte contemporanea costituita negli ultimi trent’anni di attività della Pinacoteca. Un’articolata raccolta che si arricchisce, come spiega il direttore dell’ente, Felice Licari, “con l’arrivo nelle prossime settimane di una delle opere di Antonio Sanfilippo donata alla città di Marsala dall’Archivio che custodisce l’intera produzione dei due maestri siciliani. La notizia ci è stata comunicata proprio in questi giorni”. Entrambi i siti saranno aperti dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19. La mostra, che avrebbe dovuto chiudere il 10 gennaio ed è stata prorogata al 28 febbraio e sarà visitabile insieme a Palazzo Grignani a ingresso gratuito.

Per le prenotazioni nei luoghi regionali della cultura accedere al portale Youline “La cultura riparte” a questo link 

Concorso di idee per Tindari, entra nel vivo la selezione

La commissione istituita dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Messina ha individuato cinque proposte per la riqualificazione dell’area archeologica e dell’antiquarium

di Marco Russo

Nuove idee per Tindari. Sono state selezionate le cinque migliori proposte che hanno partecipato al concorso internazionale di progettazione per la riqualificazione e valorizzazione dell’area archeologica e dell’antiquarium. La commissione istituita dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Messina ha concluso la prima fase della selezione, individuando le proposte che si sono classificate ex aequo per la partecipazione alla seconda fase.

La commissione al lavoro

Adesso – fanno sapere dalla Regione – i cinque progettisti avranno 60 giorni di tempo per elaborare un approfondimento del progetto e presentarlo per la definitiva valutazione a termine della quale il vincitore assumerà l’incarico per la redazione del progetto definitivo per un importo complessivo di 198mila euro. Le proposte progettuali riguardano l’aspetto architettonico per la parte strutturale e impiantistica dell’intero sito, ma anche il complessivo restyling del Parco per il quale è stato approvato un finanziamento di 5 milioni di euro da realizzare con risorse del Po Fesr 2014-2020.

Tindari

Le idee progettuali – si legge nel bando che era stato pubblicato lo scorso settembre – riguardano la valorizzazione integrata dell’area archeologica dell’antica Tyndaris, con azioni volte alla riqualificazione dei percorsi di visita, alla ridefinizione e ampliamento degli spazi per la fruizione, di quelli funzionali e di servizio. Le intenzioni sono quelle di consentire un’inedita fruibilità dell’antico impianto urbano, anche attraverso soluzioni tecnologiche innovative. Nelle proposte, spazio anche al potenziamento dello spazio espositivo dell’antiquarium, degli uffici, dei servizi annessi al sito archeologico e al teatro. Infine, occorre anche predisporre interventi tecnici sugli impianti, per l’adeguamento e ampliamento di reti e dotazioni.

L'area archeologica di Tindari con il santuario sullo sfondo (foto Giulio Giallombardo)
L’area archeologica di Tindari con il santuario sullo sfondo

“Stiamo molto investendo sulla riqualificazione del sito archeologico – sottolinea l’assessore regioale ai Beni culturali, Alberto Samonà – . L’inserimento di nuovi elementi attrattori e di servizio e il miglioramento delle condizioni generali dell’area archeologica, con l’ammodernamento della struttura con nuovi canoni di utilizzazione del sito, uniti alla recente inaugurazione del Lapidarium di Alesa Arconidea e la nomina di un nuovo direttore del Parco, sono tutti elementi che sanciscono una strategia di complessiva valorizzazione dell’area”.

Il teatro greco di Tindari

Sul bando interviene il neo direttore del Parco di Tindari, Domenico Targia: “Non potevo che salutare con entusiasmo, ad appena un giorno dal mio insediamento, la straordinaria notizia dell’iter del progetto di riqualificazione e valorizzazione del Parco archeologico di Tindari convinto, come sono, che questo sia il baricentro culturale di una vasta area di incantevole pregio archeologico e naturalistico che va da Cefalù a Milazzo”.

L’area archeologica di Tindari

La soprintendente di Messina, Mirella Vinci, assicura: “Tra sessanta giorni saremo in grado di valutare le proposte progettuali che perverranno dalle cinque ditte oggi selezionate e, da quel momento, prenderà il via la parte operativa del progetto grazie al quale avremo l’opportunità di fruire l’antico impianto urbano della città, utilizzando anche soluzioni tecnologiche innovative che aiuteranno a comprendere il complesso nella sua struttura morfologica originaria, incluso il particolare contesto paesaggistico, storico e antropico”.

C’era una volta Cefalù: online un archivio di foto storiche

Un gruppo su Facebook e un sito internet per raccontare vita quotidiana di un tempo, personaggi, eventi e tradizioni della cittadina normanna

di Marco Russo

Un archivio della memoria frutto di un lavoro corale. È la storia di Cefalù raccontata da vecchie fotografie tirate fuori dai cassetti. A ricomporre tutto, come pezzi di un puzzle, sono stati gli stessi cefaludesi, attraverso il gruppo di Facebook “Foto storiche di Cefalù”, nato dieci anni fa, e un sito internet da poco rinnovato.

La spiaggia di Cefalù

Amministratore del gruppo, che oggi conta 8.600 membri, è Serge Rajmondi, che nel 2011, cercando tra le vecchie foto del padre, decise di condividerle con la rete. “Ebbi così l’idea – racconta – di creare un gruppo su Facebook che potesse riportare alla memoria, vecchie tradizioni popolari e di famiglia attraverso le foto, concentrandomi soprattutto nel dare visibilità alla Cefalù di ieri, con tutti i particolari che la caratterizzavano. Subito la cosa piacque a tanti cefaludesi, in poco tempo ho avuto la disponibilità di altre persone pronte a collaborare; ciò ha reso il gruppo un punto di riferimento della città”.

L’abside del Duomo

Tra i cefaludesi innamorati della propria città, c’è Domenico Brocato, da molti anni residente nella provincia di Lecco. Nel 2012 realizza il sito internet “Foto storiche cefalù” (www.fotostorichecefalu.it) che adesso è stato ricostruito con nuovi contenuti e veste grafica. Diviso per sezioni, il sito raccoglie fotografie legate a avvenimenti storici, vita quotidiana di un tempo, tradizioni, luoghi, personaggi e panorami. “Un archivio della vita cefaludese, – conclude Rajmondi – in cui la nostra città potrà riconoscersi, trovando i fondamenti della propria identità sociale e culturale”.

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