Si completa la “rambla” tra il Cassaro e via Maqueda

Nuovo piano del traffico approvato con una delibera dalla giunta comunale per la pedonalizzazione del centro storico. Previsto anche il doppio senso in via Roma

di Marco Russo

Nuova rivoluzione del traffico nel centro storico di Palermo. Si completa la pedonalizzazione di via Maqueda e via Vittorio Emanuele, con la contestuale istituzione del doppio senso di marcia in via Roma. È il nuovo piano del traffico approvato con una delibera dalla giunta comunale, che prevede il completamento della pedonalizzazione del Cassaro basso, dai Quattro Canti a via Porto Salvo, e di via Maqueda fino in piazza Giulio Cesare. La delibera è stata approvata ieri dalla giunta, su proposta del dirigente del Servizio Trasporto pubblico di massa e Piano urbano del traffico, condivisa dall’assessore al ramo, Giusto Catania.

Ztl in centro storico

“Nel programma del sindaco – si legge nella delibera – è stata riservata una particolare attenzione alle problematiche riguardanti la restituzione ai cittadini di particolari spazi urbani, individuando nuove aree di intervento da adibire, in particolare, alla fruibilità pedonale”, individuando “il centro storico, le zone ad esso adiacenti e le borgate storiche, quali polarità nelle quali avviare concrete iniziative di sviluppo sostenibile, perseguendo decise politiche di alleggerimento del traffico e di introduzione di isole pedonali, finalizzate alla riqualificazione ambientale”.

Via Maqueda

Il provvedimento prevede di istituire le stesse modalità vigenti negli spazi stradali della “Ztl Maqueda” e “Ztl Palermo Arabo-Normanna”, ovvero con limitazioni del traffico dalle 10 alle 7. Il transito sarà consentito, alla velocità massima di 10 chilometri orari, soltanto ai mezzi delle forze dell’ordine, alle ambulanze, ai residenti del tratto interessato e delle vie adiacenti, ai taxi, alle auto del car sharing e ai bus turistici. Adesso l’ufficio Traffico del Comune, dovrà predisporre un’apposità ordinanza entro il 30 luglio.

“Un nuovo importante provvedimento – dichiarano il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore alla Mobilità, Giusto Catania – che è certamente pratico, ma che esprime il profondissimo cambiamento culturale della nostra città. Oggi sono stati i residenti e i commercianti di queste vie a chiedere a gran voce la pedonalizzazione. Quegli stessi residenti e commercianti che sei anni fa avevano annunciato – e, a volte, fatto – le barricate contro le pedonalizzazioni. Tutti hanno finalmente compreso come la vivibilità non sia soltanto utile per respirare meglio ma sia anche conveniente per creare e rafforzare condizioni economiche e di sviluppo”.

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Il cuore di Sebastiano Tusa batte nei fondali di Ustica

Calata in mare, all’inizio del percorso archeologico subacqueo, una scultura di Giacomo Rizzo, in ricordo dell’assessore scomparso

di Marco Russo

Sono ormai tantissimi i tributi in ricordo dell’archeologo e assessore Sebastiano Tusa, scomparso lo scorso marzo nel disastro aereo in Etiopia. L’ultimo, forse il più toccante e simbolico, è stato celebrato a Ustica, isola che Tusa amava moltissimo, nel corso della 60esima della Rassegna internazionale delle attività subacque.

La scultura di Giacomo Rizzo dedicata a Sebastiano Tusa

D’ora in poi, un cuore di marmo, collocato nei fondali dell’isola, ricorderà l’amore che l’assessore ai Beni culturali aveva per il mare e in particolare per l’isola palermitana. La scultura – commissionata dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci e realizzata da Giacomo Rizzo – è stata calata in acqua, all’inizio del percorso archeologico subacqueo, nel corso della rassegna dedicata proprio all’illustre studioso.

La scultura di Giacomo Rizzo viene calata in mare

“Il cuore di Sebastiano Tusa – afferma con emozione l’assessore al Territorio Toto Cordaro, che in rappresentanza del governo regionale ha ricordato il collega di giunta nel corso della manifestazione che per tanti anni il compianto assessore aveva guidato – continuerà a pulsare fra quei tesori del mare che, grazie alla sua competente dedizione e alla sua geniale intuizione, costituiscono oggi, e per sempre, patrimonio di tutti”.

Alla cerimonia erano presenti anche i familiari dell’archeologo, la moglie Valeria Li Vigni con il figlio Andrea, e il sindaco di Ustica Salvatore Militello. Nel corso della rassegna, inoltre, sono stati donati alcuni volumi dedicati al mare che faranno parte di una libreria-biblioteca intestata all’archeologo (ve ne abbiamo parlato qui).

Un momento della cerimonia

La scultura, in marmo bianco di Carrara, adagiata a 25 metri di profondità, rappresenta la prima opera d’arte contemporanea posizionata in un’area archeologica sottomarina. “Sono onorato di questo mio piccolo gesto per ricordare un grande uomo – ha scritto in un post su Facebook, lo scultore Rizzo – La mia scultura, effige di un cuore umano, simboleggia l’amore e la passione per il mare che Sebastiano Tusa aveva messo nell’esplorazione subacquea. I suoi insegnamenti e scoperte archeologiche e scientifiche saranno sempre vivi, hanno tracciato e traccieranno una nuova era. Proprio Tusa aveva immaginato una mia opera nei fondali di Ustica”.

Quello di Ustica è solo l’ultimo dei tributi dedicati allo studioso. Un’altra scultura, raffigurante i tipici occhiali gialli che Tusa portava, realizzata dall’architetto Salvatore Gentile, è stata installata nel cortile Maqueda dell’Ars, poche settimane fa (leggi qui). Mentre, in occasione dei tre mesi dalla scomparsa, è stata celebrata una messa in Cattedrale, a Palermo, con parenti, amici, colleghi e rappresentati delle istituzioni, a cui è seguita una cerimonia a Palazzo d’Orleans (ve ne abbiamo parlato qui).

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Sacrifici nel santuario, ecco il volto più antico di Selinunte

Due corna di toro adulto e un palco di cervo perfettamente conservato sono stati trovati nel corso dell’ultima campagna di scavi nell’area archeologica trapanese

di Marco Russo

Fatta nuova luce sull’antico santuario urbano di Selinunte. Due corna di toro adulto di grandi dimensioni sono state scoperte recentemente nell’area archeologica trapanese. Si tratta della prima traccia che attesta il sacrificio di tori nel grande santuario. Rinvenuta, inoltre, la deposizione votiva di un palco di cervo rosso perfettamente conservato. Sono alcune delle scoperte della tredicesima campagna di scavi della New York University e dell’Università Statale di Milano, in convenzione con il Parco Archeologico di Selinunte, che si è svolta dal 7 giugno al 5 luglio.

Il Tempio C

Gli esiti della campagna, a cui hanno partecipato oltre 50 tra studenti ed esperti di archeologia di otto diversi paesi, sono stati illustrati, nel corso di una visita guidata, da Clemente Marconi, che ha diretto la missione archeologica. L’iniziativa rientra tra gli appuntamenti della manifestazione “Il Cantiere della Conoscenza”, promossa dall’architetto Bernardo Agrò, neo direttore del Parco archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria.

L’area del Tempio R

Lo scavo, che ha approfondito le due trincee aperte lo scorso anno tra il Tempio R e quello C, ha prodotto risultati importanti per ricostruire le fasi più antiche di occupazione greca del grande santuario urbano e alle attività associate alla costruzione dei due templi. I ricercatori hanno, così, portato alla luce una struttura rettilinea con fondazione in schegge di calcare e elevato in mattoni crudi. Il santuario, databile nell’ultimo quarto del VII secolo avanti Cristo, aveva una lunghezza di 4,5 metri, ed era posizionato subito a est del più recente Tempio R, con lo stesso orientamento est-ovest. I materiali ritrovati nella zona, tra i più antichi di fase greca rinvenuti a Selinunte, hanno spinto gli archeologi a ritenere che l’edificio svolgesse una funzione sacrale.

Il Tempio E

Per le fasi di costruzione e uso del Tempio R, due scoperte significative sono state due buche di palo, funzionali al sollevamento dei blocchi dell’edificio, e un altare cavo per libagioni perfettamente conservato. Oltre all’importante scoperta delle corna di toro e di cervo, il saggio tra Tempio R e Tempio C ha permesso di mettere completamente in luce le fondazioni di quest’ultimo edificio, rivelando come la pendenza attuale di questo settore dell’acropoli sia stata realizzata artificialmente in occasione della costruzione di questo tempio monumentale.

“Nel solco della filosofia e della organica riorganizzazione dei parchi archeologici di Sicilia voluta da Sebastiano Tusa e perseguita con grande passione dal presidente Nello Musumeci – spiega all’Ansa il direttore del Parco, Bernardo Agrò – , si inserisce la formula dei cantieri aperti, che costituisce un ruolo fondamentale della divulgazione delle nostre attività attraverso la metodica dell’archeologia partecipata”.

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Beni culturali, valzer di soprintendenti e direttori

Tante sono le novità, con alcune conferme e nuovi nomi. Caterina Greco prenderà il posto di Francesca Spatafora al Museo Salinas

di Marco Russo

Rivoluzione nei beni culturali siciliani, atto secondo. Dopo la maxi rotazione dei direttori dei parchi archeologici disposta dal governatore Nello Musumeci un paio di settimane fa (ve ne abbiamo parlato qui), arrivano le nuove nomine che riguardano i soprintendenti e i direttori dei musei dell’Isola. Tante sono le novità, con alcune conferme e nuovi arrivi.

Sebastiano Tusa e Caterina Greco

L’incarico, forse più atteso, è quello del nuovo direttore del Museo Salinas. Sarà Caterina Greco a prendere il posto di Francesca Spatafora, il cui trasferimento al parco di Solunto, Himera e Monte Jato ha sollevato non poche polemiche tra diversi esponenti del mondo della cultura, tanto da spingere 125 accademici a lanciare un appello a Musumeci perché potesse tornare sui suoi passi (qui per saperne di più). Ma la scelta è caduta sull’archeologa che fino a oggi ha diretto il Centro regionale per il catalogo.

La Soprintendenza di Ragusa verrà diretta dall’architetto Giorgio Battaglia, già dirigente della sezione per i Beni paesaggistici e demoetnoantropologici negli stessi uffici; termina l’interim di Salvatore Gueli a Caltanissetta dove viene nominata soprintendente Daniela Vullo, architetto, già dirigente della sezione per i Beni architettonici e storico-artistici; a Messina, il nuovo soprintendente è l’architetto Mirella Vinci, attuale responsabile della sezione per i Beni architettonici e storico-artistici; l’architetto Nicola Neri va a dirigere la Soprintendenza di Enna, dopo la sua esperienza alla sezione per i Beni architettonici e storico-artistici a Catania; l’architetto Giovanna Susan, dalla Villa del Casale di Piazza Armerina, passa a dirigere la Galleria regionale di Palazzo Bellomo di Siracusa; al Museo regionale Agostino Pepoli di Trapani va l’architetto Roberto Garufi, proveniente dall’assessorato al Turismo, mentre l’architetto Orazio Micali passa dalla Soprintendenza alla direzione del Museo di Messina. Sono stati confermati i direttori delle Biblioteche regionali: Carlo Pastena a Palermo, Carmelo Di Stefano a Catania.

Nello Musumeci

“Un nuovo assetto – dichiara in una nota il presidente della Regione – anche per dare risposte ai cittadini che ci chiedono trasparenza, efficienza e snellimento delle procedure burocratiche. Il cambiamento è un dovere verso i siciliani e l’indirizzo politico del mio governo è che Soprintendenze e Musei devono aprirsi sempre più ai cittadini ed essere al servizio della gente. Anche questo ricambio si rende necessario e utile, per un avvicendamento che certamente metterà in luce le potenzialità e l’esperienza di eccellenti dirigenti che hanno dimostrato in questi anni grande senso del dovere e professionalità in seconda linea. Nel contempo, i dirigenti apicali che hanno fatto bene potranno trasferire esperienze e prassi positive ad altre strutture”.

“Imprimere una svolta al sistema dei Beni culturali – ha aggiunto Musumeci – è un impegno che intendo portare avanti in prima persona, sia da presidente della Regione che da assessore ad interim. Con le nomine dei direttori dei Parchi archeologici, e oggi dei nuovi soprintendenti e dei direttori dei Musei, prende corpo la nuova governance, che passerà sempre più per riunioni collegiali e periodiche con i vertici dei nostri istituti. Un contatto operativo e costante – conclude Musumeci – necessario per monitorare nel tempo e continuare il percorso già intrapreso al servizio della comunità siciliana e di quanti visitano la nostra Isola”.

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La conferenza sui beni culturali torna dopo 28 anni

La prima si svolse nell’aprile del 1991, la seconda edizione sarà il prossimo settembre come annunciato dal governatore Nello Musumeci

di Marco Russo

Era l’aprile del 1991 quando si svolse la prima e finora unica conferenza regionale sui beni culturali. Il presidente della Regione era Rino Nicolosi e teatro dell’incontro fu l’Albergo delle Povere di Palermo. Adesso, a distanza di 28 anni, a fine settembre si svolgerà la seconda edizione della conferenza, che avrà l’obiettivo di dare nuove risposte a un settore strategico come quello dei beni culturali, sempre in continua evoluzione.

La conferenza è stata annunciata dal governatore Nello Musumeci, nel corso di un incontro che si è svolto pochi giorni fa a Palazzo d’Orleans, con i nove soprintendenti dell’Isola. “Occorre avviare una fase di programmazione e di riorganizzazione del settore – ha detto il presidente – nella consapevolezza di una necessaria inversione di tendenza e la seconda conferenza regionale prevista, nell’ultima decade di settembre di quest’anno, a distanza di ventotto anni dalla prima che si tenne nell’aprile del 1991, assume un valore ancora più importante”.

Un momento dell’incontro con i soprintendenti

Tra i temi trattati durante la riunione – alla quale erano presenti anche l’assessore al Territorio, Toto Cordaro e i dirigenti generali dei dipartimenti ai Beni culturali, all’Ambiente e allo Sviluppo rurale, Sergio Alessandro, Beppe Battaglia e Mario Candore – l’applicazione dei piani paesaggistici, nelle more dell’approvazione del disegno di legge sulla riforma urbanistica. Ma anche le iniziative da promuovere per una nuova politica dei beni culturali in grado di accompagnare, nel migliore dei modi, il tasso di crescita che si registra nel turismo, in una prospettiva di razionalizzazione delle risorse attraverso un’interlocuzione continua con gli enti locali tramite una concertazione preventiva.

“L’obiettivo da raggiungere – ha concluso Musumeci – è individuare progetti qualificanti da condividere e da sostenere con risorse e mezzi predefiniti e, in quest’ottica, la conferenza dei soprintendenti, che si terrà periodicamente, sarà lo strumento utile per elaborare sinergie e azioni, per una gestione e valorizzazione del nostro patrimonio culturale, all’insegna dell’efficienza e delle nuove esigenze”.

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Catania riabbraccia il suo “Colosseo”, riapre l’anfiteatro

Finora fruibile solo una volta a settimana, adesso il monumento torna visitabile quasi tutti i giorni, in attesa di una completa riqualificazione

di Marco Russo

È uno dei più grandi d’Italia, dopo il Colosseo e l’Arena di Verona. Finora fruibile solo un giorno a settimana, da oggi l’Anfiteatro romano di Catania riapre ai visitatori dal martedì al sabato, sia mattina che pomeriggio. È un altro passo in avanti verso una migliore fruizione del monumento, tra i più importanti della città, per troppo tempo dimenticato. Lo ha deciso la direttrice del Polo, Gioconda Lamagna, rispondendo a una richiesta del governatore Nello Musumeci e disponendo, così, l’impiego di personale di custodia da un altro monumento, attualmente in cantiere per lavori di restauro.

Ingresso da piazza Stesicoro

Il presidente Musumeci – si legge in una nota della Regione – ha voluto compiere un sopralluogo nell’antico sito, risalente ai primi secoli dopo Cristo, per verificare lo stato dei luoghi. “Il primo passo – sottolinea il governatore – è stato compiuto, con l’apertura al pubblico in cinque giorni su sette. Presto dovremo riuscirci anche per la domenica e i giorni festivi. Ma c’è ancora tanto altro da fare. Occorre rendere pulita tutta l’area, predisporre un impianto di illuminazione adeguato, rifare la segnaletica interna ed esterna, sostituire i dissuasori in legno, rimuovere la fatiscente cabina all’ingresso, riqualificare la recinzione in ferro battuto. E, ancora serve un servizio di biglietteria per i visitatori, depliant esplicativi in più lingue e, soprattutto, penso serva collocare lungo il percorso degli schermi per la ricostruzione virtuale tridimensionale del teatro romano”.

Vista della scritta attribuita a Sant’Agata

“Dobbiamo dare un’anima a questo straordinario monumento, mai sufficientemente valorizzato – prosegue Musumeci – e non escludo la possibilità di avvalermi anche degli specialisti del Cnr che nel passato hanno studiato i reperti. Ho chiesto alla direttrice del Parco – conclude il presidente della Regione – di predisporre un apposito progetto, in tempi brevi, per operare di conseguenza. Purtroppo la condizione di abbandono e degrado che perdura da un decennio nell’Anfiteatro è comune a molti altri siti archeologici e museali, non solo della provincia etnea. Ma nello spazio di alcuni mesi affronteremo anche questi insoluti problemi”.

L’Anfiteatro – secondo gli archeologi – poteva ospitare ben 15mila spettatori tra seduti e in piedi e il fatto che fosse così grande permetteva la realizzazione di spettacoli di ogni genere. Qui infatti, ebbero luogo i combattimenti dei gladiatori, quelli di uomini contro animali feroci importati dall’Africa e dalle altre province dell’impero e persino le battaglie navali. Infatti gli esperti hanno ipotizzato che, grazie a dei meccanismi idraulici molto complessi, si riusciva a trasformare l’arena in una grande piscina e dar vita a sorprendenti spettacoli acquatici.

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Dai fasti all’abbandono: va all’asta il Palazzo dei Viceré

Pubblicato il bando per la vendita dello storico edificio di Milazzo, che versa oggi in condizioni fatiscenti. Da tempo si aspetta la riqualificazione

di Marco Russo

Era la sede del potere del Regno di Sicilia e vi soggiornarono governatori e luogotenenti soprattutto nel periodo in cui Milazzo fu capitale amministrativa, dopo la rivolta antispagnola di Messina del 1674. Oggi il Palazzo dei Viceré e dei Governatori è in totale abbandono ed è stato messo all’asta dall’ente proprietario, l’Opera Pia Istituto Regina Margherita di Milazzo. Il bando è stato reso pubblico pochi giorni fa, con un prezzo a base d’asta di 708.540 euro e scadrà il prossimo 31 luglio.

Prospetto di levante

L’iter di dismissione dello storico edificio è iniziata più di un anno fa, dopo aver incassato il nullaosta della Soprintendenza dei Beni culturali di Messina ed il parere di congruità dell’ufficio tecnico del Comune di Milazzo, che ha fissato il prezzo a base d’asta. Dopo il via libera dell’assessorato regionale dei Beni culturali, è stato preparato il bando che adesso è finalmente pronto.

Si parla da tempo di riqualificare il bene, uno dei più importanti del territorio, che versa ormai in condizioni fatiscenti. In passato, scuole e istituzioni locali hanno lanciato idee e proposte di recupero, ipotizzando la trasformazione del bene in centro musicale o spazio museale, con sala conferenze e cercando di individuare i possibili canali di finanziamento. Oggi, con la pubblicazione del bando, la speranza dei proprietari è di trovare presto investitori disponibili ad acquistare l’edificio, ristrutturarlo e riportarlo a nuova vita.

Mascherone della mensola del balcone centrale

Il Palazzo dei Governatori sorge nel Borgo antico di Milazzo e fu di proprietà della famiglia Baele, dalla seconda metà del ‘500 fino all’estinzione del ramo genealogico. Nel 1727 metà del palazzo fu lasciato in eredità ai religiosi del convento di San Francesco di Paola, l’altra metà passò ai Lucifero e ai Proto. Nel 1830 gli esponenti delle famiglie D’Amico, Rodriguez e Marullo acquistarono l’intero edificio. In età contemporanea, dal 1956 appartiene all’istituto “Regina Margherita”.

È stato nei secoli dimora di diversi personaggi illustri. Nel 1571 vi soggiornò don Giovanni d’Austria, figlio dell’imperatore Carlo V d’Asburgo, quando i porti di Milazzo e Messina furono luoghi di concentramento delle flotte e delle armate appartenenti alla coalizione cristiana partecipante alla Battaglia di Lepanto. E ancora, ospitò il principe Emanuele Filiberto di Savoia, principe di Piemonte e nel 1583 il vicerè di Sicilia, Marcantonio Colonna. Poi gli spagnoli don Pedro Téllez-Girón y Velasco Guzmán y Tovar, una delle personalità più importanti e controverse del regno di Filippo III, e Fadrique Álvarez de Toledo y Ponce de León, marchese di Villafranca. Nel 1676 vi dimorò anche Michiel Adriaenszoon de Ruyter, ammiraglio olandese, coinvolto in qualità di condottiero durante gli scontri navali della rivolta antispagnola di Messina.

Il piano nobile

In epoca borbonica, da ricordare il duplice soggiorno, nel 1809 e nel 1810, di Luigi Filippo d’Orleans, futuro re dei francesi, con la consorte Maria Amelia di Borbone, ospiti a Milazzo durante l’esilio a Palermo. La presenza della coppia reale s’inserisce nella prolungata fuga riparatrice di Ferdinando III, in virtù della quale i sovrani e la corte borbonica, fuggiti con la conquista di Napoli da parte di Napoleone Bonaparte, si rifugiarono a Palermo, in permanenza stabile dal 1806 al 1815. Oggi, dopo qualche sporadico intervento di manutenzione, edificio aspetta il rilancio che merita.

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L’antica Naxos rivive in 3d e si proietta nel futuro

Realizzati quattro video che raccontano la vita nella colonia greca, descrivendo edifici civili e sacri. Ma tanti sono i progetti in cantiere per il Parco archeologico

di Marco Russo

C’è il santuario dedicato ad Afrodite, l’arsenale con navi da carico e triremi, abitazioni e strade. L’antica Naxos torna al suo splendore in una ricostruzione 3d realizzata dal Parco archeologico con l’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Cnr, diretto da Daniele Malfitana, e con un team di ricercatori della sede di Lecce coordinati dall’architetto Francesco Gabellone. Quattro video, che diverranno uno strumento didattico e informativo del Museo di Naxos, raccontano la vita nella colonia di Naxos nel V secolo avanti Cristo, consentendo ai visitatori di percepire gli spazi, gli edifici civili e sacri, di conoscere come erano fatte le navi dedite ai commerci e al trasporto di anfore per cibo e bevande e l’arsenale navale militare di Naxos.

Rendering del Giardino dei frutti dimenticati

È uno dei progetti portati a termine dal Parco archeologico Naxos Taormina, sotto la guida di Vera Greco, che dirigerà adesso il Parco di Morgantina e Villa romana del Casale, dopo la rotazione decisa pochi giorni fa dal governatore Nello Musumeci. Al suo posto arriverà Gabriella Tigano. In tre anni i visitatori del Parco di Naxos sono aumentati del 20 per cento, con il 22 per cento di fatturato in più. Oltre un milione di visitatori nel 2018, con incassi che superano i 7 milioni. Nei tre anni della direzione di Vera Greco, il flusso di visitatori nei vari siti gestiti dal Parco di Naxos Taormina – Teatro Antico, Isola Bella, Area archeologica e Museo di Naxos, villa Caronia e, di recente, Palazzo Ciampoli – è cresciuto di 170mila presenze (nel 2018 sono stati complessivamente 993.668, cui aggiungere i circa 150-160mila spettatori annui dei concerti serali), mentre il fatturato è aumentato di oltre 1,2 milioni di euro (7.151.443 nel 2018) piazzando il parco della riviera jonica al primo posto fra le strutture analoghe in Sicilia.

Rendering della Spiaggia dei greci e del Giardino dei frutti dimenticati

Ma tanti sono i progetti in cantiere, a partire dai nuovi scavi, sotto la guida di Costanza Lentini, già iniziati questa settimana nell’area di Naxos. E ancora, itinerari di trekking nelle valli fluviali e i progetti della Spiaggia dei Greci e il Giardino dei frutti dimenticati. Si tratta di interventi di architettura del paesaggio che recuperano la memoria del sito e ricuciono il legame fra il Parco, spazio urbano dell’antica Naxos, e il mare, cui si accederà da alcune fenditure nel muraglione eretto nell’Ottocento per difendere l’agrumeto dalla salsedine. Un camminamento in doghe di legno attraverserà il giardino del Parco popolato da essenze mediterranee, fiori e alberi da frutto fra cui alcune varietà pressoché scomparse.

“Sono stati tre anni faticosissimi – commenta Vera Greco – ma entusiasmanti. Sono orgogliosa di quanto realizzato per Naxos e Taormina e, indirettamente, per l’intero territorio: credo fermamente nel ruolo sociale dei parchi archeologici, veri hub culturali, centri propulsori di eventi e catalizzatori di energie e intelligenze dalle Università, dal mondo della scuola, delle imprese e dell’associazionismo. Buon lavoro dunque a Gabriella Tigano, alla quale lascio un Parco in ottima salute e con un patrimonio di progetti e nuovi beni, come il Castello di Schisò”.

 

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Villa Adriana riapre le sue porte e diventa un museo

L’idea è del collezionista Giacomo Callari, che ha voluto dare vita a uno spazio aperto ad artisti e artigiani siciliani, ma anche a progetti d’inclusione sociale

di Marco Russo

Fu una delle residenze nobiliari più importanti della Piana dei Colli, un tempo oasi per la villeggiatura degli aristocratici palermitani. Adesso Villa Statella Spaccaforno, poi Bordonaro, più nota come Villa Adriana, si prepara a riaprire le sue porte, ospitando il Museo della Sicilianità. L’idea è del collezionista d’arte Giacomo Callari, che sta realizzando un progetto coltivato per oltre 10 anni: quello di dare vita a un luogo in cui potere concentrare quanto di più bello possano esprimere l’arte e l’artigianato siciliani.

Particolare decorativo del prospetto

“È sempre stato il mio grande sogno – afferma Callari -. Da oltre dieci anni raccolgo opere d’arte, manufatti e quanto di più bello il nostro artigianato riesce a esprimere. Avevo bisogno di un luogo tanto ampio da potere raccogliere tutto e, dopo tanto cercare, ho avuto questa opportunità che ho colto al volo. I lavori di ristrutturazione sono stati tanti, ma siamo ormai del tutto pronti ad accogliere cittadini, scuole, istituzioni e realtà che desiderino conoscere Villa Adriana come quel polo culturale che diventerà nel giro di poco tempo”.

Una vera e propria operazione culturale quella che Giacomo Callari, presidente della cooperativa “Sicilia Isola dei Tesori”, sta per avviare dopo aver avuto il bene affidato dalle Suore Francescane dell’Eucaristia, che a Villa Adriana hanno la loro residenza. L’obiettivo è di offrire uno spazio anche a tutti quegli artisti che solitamente cercano un luogo per esporre le proprie opere, dando modo alle scolaresche di visitare mostre, partecipare a laboratori e, allo stesso tempo, conoscere la storia di questa villa. Per non parlare delle rassegne musicali e teatrali, delle presentazioni di libri, di eventi che guardano a 360 gradi alla cultura.

Interni di Villa Adriana

Il nuovo corso inizia sabato 15 giugno alle 18 con l’inaugurazione delle attività. Un evento al quale parteciperanno tutti coloro i quali hanno contribuito alla nascita del progetto. Ci saranno anche i compagni di viaggio di “Ri-coltiviAmo”, progetto sostenuto da Fondazione con il Sud ed Enel Cuore Onlus nell’ambito dell’iniziativa “Terre Colte 2017”, che tra i suoi sette partner ha anche “Sicilia Isola dei tesori”. Un percorso di inclusione sociale attraverso interventi di agricoltura che renderanno produttivi – grazie alla coltivazione di grani, ortaggi, ulivi e piante officinali – terreni incolti nella zona del Golfo di Castellammare che verranno lavorati da soggetti con disabilità psichica e disagio sociale come da giovani immigrati, rivolgendosi anche a donne che hanno vissuto l’esperienza del cancro.

Villa Adriana, in “Ri-coltiviAmo”, sarà il luogo in cui saranno organizzati corsi di cucina che nasceranno dalle azioni di sensibilizzazione alla sana alimentazione. Sarà, però, anche lo spazio in cui potere dare vita a incontri con studenti, cittadini e consumatori per favorire un approccio antropologico alle colture, gustando allo stesso tempo i prodotti che nasceranno dai terreni coltivati.

Uno degli affreschi

La dimora settecentesca fu costruita fuori città, in fondo a quello che oggi è viale Strasburgo, dal marchese Giacomo Mariano Bajada. In seguito, ceduta al marchese di Spaccaforno, principe del Cassaro e, infine, ai Chiaramonte Bordonaro. Il nome Adriana deriva da quello della moglie di Alessandro Chiaramonte Bordonaro. Nell’ultimo scorcio del XVIII secolo la villa fu rinnovata, rifacendo i prospetti in stile Luigi XVI e abbellendo gli interni con eleganti stucchi rococò dai riferimenti classici. Durante la Seconda Guerra mondiale, l’esercito si appropriò di terreni e dipendenze alle spalle della Villa, che fu pure occupata dalle truppe. Prezioso l’affresco con l’“Allegoria del giorno e della notte”, da molti studiosi attribuito a Vito D’Anna.

L’ingresso è gratuito ma a inviti. Per prenotare telefonare al 3892158948.

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