Un’oasi tra mare e terra: Punta Bianca diventa riserva naturale

Dopo un lungo iter, l’area è stata adesso formalmente inserita nel Piano regionale dei parchi e delle riserve. Resta da superare lo scoglio del vicinissimo poligono militare di Drasy

di Marco Russo

Dopo battaglie ambientaliste durate più di vent’anni, nasce la Riserva naturale orientata “Punta Bianca, Monte Grande e Scoglio Patella”, tra Agrigento e Palma di Montechiaro. Con l’iconica collina di marna che, come la prua di una nave, si immerge nel mare e su cui si poggia la diroccata casa dei doganieri, il promontorio si trova nel limite orientale del golfo di Agrigento, a pochi chilometri dalla Valle dei Templi, segnando il confine con il territorio di Palma. Dopo un lungo iter, entrato nel vivo lo scorso novembre con la delimitazione dei confini con il vicinissimo poligono militare di Drasy, l’area è stata adesso formalmente inserita nel Piano regionale dei parchi e delle riserve.

La scogliera di marna a Punta Bianca L’ex casa dei doganieri a Punta Bianca (foto Davide Mauro, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

A renderlo noto, tra gli altri, il sindaco di Agrigento, Franco Miccichè, ma anche gli ambientalisti che da anni si battono per l’istituzione della riserva, come Mareamico Agrigento, insieme a Marevivo. “È una grande vittoria che faccio anche mia, – commenta il primo cittadino – fin dal mio insediamento mi sono impegnato per raggiungere, unitamente al sindaco di Palma di Montechiaro, questo obiettivo fondamentale per lo sviluppo ecosostenibile del sito che potrà incrementare l’offerta turistica del territorio”.

“Con una nota del dirigente del servizio dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente Francesco Picciotto, indirizzata al sindaco di Palma di Montechiaro, Stefano Castellino, – fa sapere Leandro Janni, presidente di Italia Nostra Sicilia – è stato reso noto formalmente il riconoscimento e l’inserimento di una delle aree naturali più suggestive della Sicilia, a cavallo dei territori di Agrigento e Palma di Montechiaro, nel Piano regionale dei parchi e delle riserve naturali”.

Cartografia della riserva di Punta Bianca (foto Mareamico, da Facebook)

Di fatto, il decreto firmato dall’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Toto Cordaro, modifica il Piano regionale dei parchi e delle riserve con l’inserimento, in variante, della Riserva di Punta Bianca, Monte Grande e Scoglio Patella, per un’estensione di 437 ettari. Un plauso arriva anche da Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia, e Daniele Gucciardo del circolo Rabat di Agrigento: “Negli anni ’90 ci siamo battuti, vincendo, per salvare Monte Grande da una grossa speculazione immobiliare. Oggi siamo contenti dell’inserimento della Riserva Punta Bianca, Montegrande, Scoglio Patella nel Piano regionale dei parchi e delle riserve”.

“Il provvedimento – sottolineano gli ambientalisti – era stato da noi sollecitato con la campagna PrezioseXNatura per contribuire a raggiungere il 30 per cento di territorio regionale sottoposto a tutela. Entro un anno la riserva dovrà essere istituita con l’approvazione del regolamento e l’individuazione dell’ente gestore. In questi mesi abbiamo partecipato alle riunioni presso il Comitato regionale per la Protezione del patrimonio naturale e alla sedute della Commissione ambiente dell’Ars, nelle quali abbiamo presentato delle osservazioni sulla modifica della perimetrazione dell’area da sottoporre a tutela naturalistica”.

L’ex casa dei doganieri a Punta Bianca (foto Davide Mauro, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

Resta, infatti, da superare lo scoglio del vicinissimo poligono dove da decenni si svolgono le esercitazioni militari dell’Esercito, con danni importanti all’ambiente. Tra le osservazioni di Legambiente, “l’inserimento, in zona di preriserva, del limitrofo poligono militare, in modo da favorirne la progressiva dismissione sino alla scadenza dell’intesa quinquennale concessa il 31 luglio 2018 dalla Presidenza della Regione; l’estensione della zona A in modo da ricomprendere aree in cui, secondo i più recenti censimenti, sono presenti importanti habitat e dare inoltre continuità territoriale alle due zone A già individuate”.

Punta Bianca (foto Davide Mauro, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

“La zona di Punta Bianca – Monte Grande, conosciuta dai più per le sue spiagge incontaminate e per il suo mare cobalto-cristallino, si trova al centro di un’area naturalistica e paesaggistica di incomparabile bellezza – si legge sul sito internet della Valle dei Templi – . Affascinante è la vegetazione tipica della macchia mediterranea con ferule, mentastri, salvie, palme nane e lentischi. L’avifauna che vi alberga e gli uccelli migratori che vi sostano non mancheranno di attirare gli amanti del birdwatching. Un richiamo irresistibile per gli amanti dell’archeologia è il santuario castellucciano di epoca preistorica, testimonianza straordinaria del commercio dello zolfo in epoca micenea. Dall’alto di Monte Grande si gode di una vista magnifica. Lo sguardo spazia da un lato verso San Leone, Agrigento, Punta Grande e Capo Rossello. Dall’altro verso il Castello di Montechiaro, Palma  e la Punta Ciotta”.

La Sicilia regina del turismo nell’estate della ripartenza

L’Isola è tra le mete più gettonate del 2022, in una stagione che sta facendo registrare ovunque numeri precedenti alla pandemia. Secondo gli esperti del settore, per la prima volta la domanda sta superando l’offerta

di Marco Russo

La Sicilia si conferma tra le mete preferite per l’estate 2022. Nonostante la crisi economica, i venti di guerra, l’innalzamento dei costi e l’onda lunga dell’emergenza sanitaria, l’Isola sta tornando a numeri precedenti alla pandemia. Città d’arte e borghi sono presi d’assalto dai turisti; alberghi e bed and breakfast stracolmi; aeroporti nel caos, tra voli cancellati e scioperi, forse non preparati a questa ripresa più veloce del previsto. Palermo e Catania sono tra le prime dieci mete preferite dai turisti italiani e stranieri, con un boom di prenotazioni, secondo una recente ricerca di eDreams, una delle più importanti agenzie di viaggio online del mondo.

Turisti in via Vittorio Emanuele a Palermo

Che la Sicilia sia tra le Regioni italiane più gettonate, lo conferma anche una ricerca del Centro studi e ricerche per il Mezzogiorno. Quest’anno i flussi turistici in Sicilia potrebbero avvicinarsi ai numeri del 2019, anno precedente alla crisi pandemica. Nel 2022 il turismo nell’Isola potrebbe toccare i 14 milioni di presenze, il 92 per cento rispetto al record di oltre 15 milioni di visitatori raggiunto nel 2019. Secondo il report, il settore alberghiero e quello della ristorazione puntano a un fatturato di oltre quattro miliardi di euro, il 99 per cento rispetto al 2019, mentre il valore aggiunto del settore turistico sfiorerebbe i cinque miliardi, il 95 per cento rispetto al periodo pre-Covid.

Le Eolie e il santuario di Tindari

“Stiamo riscontrando un boom delle richieste a livelli che si avvicinano ai periodi pre-Covid e in alcuni casi li superano addirittura. Tutti i turisti non si stanno concentrando solamente nel mese di agosto, ma anche in questo luglio la risposta è davvero ottima. Confermiamo una grande preferenza per le isole, Sicilia, Sardegna e anche molto Grecia”. A dirlo all’Adnkronos è Giuseppe Pagliara, amministratore delegato di Valtur, a cui si aggiunge Marco Ferrini, responsabile commerciale booking di Cartorange, rete di consulenti di viaggio: “iIn Italia abbiamo la Sicilia che si attesta sui livelli altissimi dello scorso anno e c’è una crescita anche per la Sardegna, ma più dilatata nel tempo perché è molto piena anche a settembre, dove lo scorso anno si stava sgonfiando”.

L’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo

In questo scenario, spiega però Ferrini, “c’è però un turismo spezzato a metà: tantissime persone stanno facendo la corsa a prenotare” ma “ce ne sono molte che prenoteranno sotto data. È tornato il last minute, con richieste a luglio di partenze per luglio e ci aspettiamo lo stesso ad agosto. C’è la sensazione che il turismo non fosse pronto a questi numeri, è come se si fosse formato un collo di bottiglia, con una domanda che sta superando l’offerta ed è la prima volta nella storia del settore. Per tornare a soddisfare completamente la domanda dovremo aspettare anche tutto il 2024″.

Turisti nella Valle dei Templi

Ma in questa estate del 2022 è sempre più forte la voglia di vacanze all’aria aperta. Dall’inizio della pandemia per due italiani su tre è cresciuta la propensione per trascorrere ferie “open air”. Un comparto che negli ultimi anni ha saputo guadagnarsi e conquistare fette di mercato, grazie anche alla capacità di evolversi, intercettando necessità e richieste dei nuovi target di riferimento. Lo conferma la tendenza per questa estate ormai nel vivo, con il 25 per cento degli italiani che hanno scelto di andare in vacanza e di cui uno su cinque ha pianificato una vacanza outdoor. È quando conferma uno studio sul turismo all’aria aperta realizzato dall’Enit, Agenzia nazionale del turismo e Human Company, in collaborazione con Istituto Piepoli. Anche in questo caso, la Sicilia è tra le mete preferite. Sebbene sul podio ci siano Puglia, Toscana e Sardegna, rispettivamente con il 18, 11 e 10 per cento delle preferenze, l’Isola segue subito dopo con l’8 per cento, insieme a Lazio e Calabria.

La Scala dei Turchi di Realmonte

Conferma la ripresa anche Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti. “Durante la pandemia, con il turismo di prossimità, – osserva – gli italiani hanno riscoperto il piacere delle isole e questo è un segnale importantissimo. C’è una ripresa delle presenze in Sardegna e in Sicilia ma anche nelle isole minori”. Ma avverte: “La nostra speranza è il mese di settembre, quando ci sarà un vero banco di prova, perché se i flussi turistici dovessero confermarsi, allora vorrà dire che avremo veramente imboccato la strada della ripresa”.

Nella prima foto in alto uno scorcio di Taormina (foto Pixabay)

Parco nazionale degli Iblei, anni di attesa tra speranze e ostacoli

L’istituzione dell’area protetta resta ancora sulla carta, impantanata tra pareri contrastanti sulla perimetrazione che potrebbe ledere gli interessi di lavoratori e imprese del territorio

di Marco Russo

Passano gli anni ma l’atteso Parco nazionale degli Iblei ancora non esiste. Un iter complesso, con tanti attori chiamati in causa e un vivace dibattito in corso sulla perimetrazione, che – secondo alcuni – potrebbe ledere gli interessi dei lavoratori agricoli e dell’attività estrattiva della pietra.

Pantalica, la Grotta dei Pipistrelli (foto Giulio Giallombardo)

Era il 2019 quando la Regione Siciliana annunciava il via libera all’istituzione del Parco, a conclusione dei lavori di un tavolo tecnico interprovinciale, formato dall’assessorato regionale all’Ambiente, dalla Città metropolitana di Catania e dai Liberi consorzi dei Comuni di Ragusa e di Siracusa. Un momento di confronto che – riferivano dalla Regione – aveva portato “alla condivisione di un documento cartografico unitario”, tenendo conto “delle specificità territoriali e delle relative perimetrazioni”.

Uno scorcio di Ragusa Ibla

Ma ancora il Parco resta soltanto sulla carta, impantanato tra concertazioni e pareri contrastanti, quando ormai si dovrebbe trasmettere al Ministero la documentazione definitiva. A chiedere recentemente un’accelerazione è stata l’amministrazione comunale di Ragusa, con l’assessore al Verde pubblico Giovanni Iacono, che, confermando la perimetrazione per il territorio di competenza comunale inviata al Libero Consorzio nel 2015, ha ribadito che, nello stesso anno, “con l’ampliamento della delimitazione del Parco, il Comune di Ragusa inserì le zone naturalisticamente più importanti e pregiate dell’intera zona, come Cava Misericordia, Cava Paradiso, cava Volpe, l’alto corso dell’Irminio, il lago di Santa Rosalia, la valle delle Monache, Costa dell’Angelo, zone tutte di tutela 3 del piano paesaggistico, SIC e di codice natura 2000, tutte incredibilmente escluse dalla delimitazione del Parco effettuata nel 2010”.

Licodia Eubea

“Il Parco Nazionale – ha proseguito Iacono – rientra in un progetto di sviluppo sostenibile che contraddistinguerà Ragusa, città dell’agricoltura di qualità e dei parchi naturali e con i polmoni verdi delle cave che l’attraversano, con il marchio di eccellenza essendo parte integrante del Parco Nazionale degli Iblei e capitale della biodiversità, con enormi vantaggi per il turismo e per tutti i comparti produttivi. Ritengo totalmente infondate – ha sottolineato l’assessore – le notizie relative ad intoppi burocratici per le imprese, causate dal parco per la semplice ragione che le cave naturalistiche sono già zone protette (le industrie si fanno nelle zone industriali) e quindi ciò che si potrà effettuare all’interno del Parco sarà stabilito dall’Ente Parco (sindaci) e dal relativo regolamento”.

La riunione congiunta all’Ars (foto Facebook)

La richiesta di una nuova perimetrazione, rivedendo la prassi concertativa con il territorio, è emersa durante una riunione congiunta della Terza e Quarta commissione, rispettivamente Attività produttive e Ambiente, che si è svolta nei giorni scorsi all’Ars, a cui sono intervenuti diversi sindaci, rappresentanti delle associazioni e delle organizzazioni di categoria. A darne notizia è stato Orazio Ragusa, presidente della Terza commissione, che ha ribadito come durante l’incontro sia emerso “il timore per la mummificazione delle attività produttive che ricadrebbero nella perimetrazione del Parco e il rischio che uno dei siti più importanti a livello nazionale potrebbe rappresentare tutto il contrario di un valore aggiunto per quanti hanno investito sul territorio”.

“È stato portato come esempio, tra gli altri – continua Ragusa – l’attività estrattiva della pietra. Se finisse dentro la perimetrazione, non potrebbe più andare avanti. È una sfida importante quella che ci stiamo intestando, ne siamo ben consapevoli, e nessuno condanna a priori il Parco degli Iblei. Ma sono necessari ulteriori approfondimenti”.

Pantalica, sorgente del fiume Anapo (foto Andrew Malone, licenza CC BY 2.0)

Alla luce della riunione congiunta, l’amministrazione comunale di Ragusa ha chiarito la sua posizione, ribadendo l’importanza dell’istituzione del Parco ritenuto “un riconoscimento di valore per il territorio ed una grande occasione di crescita, di sviluppo sostenibile ed economico, nel rispetto delle esigenze del comparto agricolo”. L’ente ha anche sottolineato in una nota che: “Eventuali estensioni del Parco rispetto alla delimitazione del 2015, su proposta del Ministero dell’Ambiente, necessitano di approfondimenti e di ulteriore confronto con i portatori di interesse. L’iter Istituzionale non prevede tempi illimitati ma una breve durata, per concludersi entro settembre-ottobre 2022”.

Sulla vicenda è intervenuta anche Legambiente Sicilia, che ha stigmatizzato l’approccio che sta portando a dilatare enormemente i tempi di approvazione del Parco. “Dopo quasi 15 anni dalla legge che ne indica la possibile istituzione, – dichiara Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia – riteniamo che bisogna essere chiari ed onesti fino in fondo e dire chiaramente, invece di continuare con queste manfrine e perdite di tempo, e cioè se si è a favore o contrari all’istituzione del Parco degli Iblei. Noi ribadiamo con forza che non c’è più tempo e che il Parco degli Iblei deve nascere subito, ora, per dare una speranza di futuro, una prospettiva seria di crescita delle comunità e di lavoro a questi nostri meravigliosi territori”.

(Nella prima foto i laghetti di Cavagrande del Cassibile – foto Wolf Gang, licenza CC BY-SA 2.0)

La gestione della Scala dei Turchi affidata al Comune di Realmonte

Dopo diverse polemiche tra privati e istituzioni, trovato l’accordo per la tutela della bianca scogliera di marna dell’Agrigentino

di Marco Russo

Con l’estate ormai nel vivo e i tantissimi turisti che si stanno riversando in Sicilia, trovato un accordo per tutelare uno dei siti più amati e contesi dell’Isola. La gestione della Scala dei Turchi viene affidata per un anno al Comune di Realmonte, in attesa del trasferimento definitivo della titolarità alla stessa amministrazione. Questa la soluzione resa nota dalla Regione e individuata da tutti i soggetti privati e istituzionali coinvolti nella risoluzione dell’annosa questione riguardante la gestione della scogliera di marna bianca nell’Agrigentino.

Firma della convenzione per la Scala dei Turchi

È di ieri la firma della convenzione tra il sindaco di Realmonte, Sabrina Lattuca, e il legale rappresentante del proprietario Ferdinando Sciabbarrà, avvocato Giuseppe Scozzari, davanti all’assessore regionale al Territorio e all’Ambiente, Toto Cordaro, nei locali della Presidenza della Regione. L’accordo stabilisce che l’amministrazione comunale avrà il compito, per dodici mesi, di custodire il sito e adottare ogni intervento idoneo alla custodia, alla gestione e all’uso temporaneo, per evitare pericoli nei confronti di bagnanti e soggetti terzi che usufruiscono di questo luogo. Una soluzione temporanea, in attesa che l’Agenzia delle Entrate possa esprimere un parere richiesto riguardo al trattamento fiscale da applicare prima di procedere alla transazione definitiva del bene al Comune di Realmonte.

La Scala dei Turchi

“La sinergia istituzionale arriva alle soluzioni quando c’è la volontà di cooperare nell’interesse della Sicilia – dichiara il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – Il governo regionale è stato fortemente impegnato nella composizione di una vicenda complessa legata alla titolarità di un bene di grande pregio naturalistico, nell’interesse esclusivo della sua tutela e della sua valorizzazione. Attraverso l’Ufficio contro il dissesto idrogeologico e la Protezione civile, inoltre, è impegnato  da anni con cospicui investimenti, assieme ad altre istituzioni, nella salvaguardia dell’integrità di questo meraviglioso angolo della Sicilia”.

La scogliera di marna (foto fab. Wikimedia Commons, licenza CC-BY-2.0)

“Nel percorso di ripristino della legalità e di tutela e valorizzazione di un tesoro ambientale straordinario come la Scala dei Turchi – sottolinea l’assessore Cordaro – la giornata di oggi costituisce un tassello importante e ulteriore, perché si affida, con la supervisione del governo della Regione, la fruizione regolamentata del sito al Comune di Realmonte. Un grazie a chi ha siglato la convenzione per lo spirito di collaborazione dimostrato, al fine di condurre l’intera vicenda a una conclusione positiva”.

La Scala dei Turchi vandalizzata

Una scogliera tanto bella quanto contesa e vandalizzata negli anni, quella che si affaccia sulle coste agrigentine. L’ennesimo atto vandalico lo scorso inverno quando il sito naturalistico fu deturpato con grandi chiazze di intonaco rosso, poi cancellate nel giro di due giorni grazie all’intervento di decine di volontari (ve ne abbiamo parlato qui). Spesso al centro di accese polemiche tra pubblico e privato, come lo scorso maggio quando provocatoriamente il proprietario Sciabbarrà ipotizzò di mettere all’asta la scogliera, sperando che fosse magari Elon Musk a comprarla (ve ne abbiamo parlato qui). Adesso, con la firma dell’accordo, la speranza è che il sito che ambisce a far parte dei patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, possa finalmente essere custodita e valorizzata come merita.

(Nella prima foto in alto, particolare della Scala dei Turchi – foto Michal Osmenda, Wikipedia, licenza CC BY-SA 2.0)

Dalla Villa del Casale ai templi di Agrigento, arriva il videogioco dei tesori archeologici siciliani

Presentato il progetto Augustus, per far conoscere i principali siti di interesse artistico e culturale dell’Isola, attraverso l’utilizzo di nuove metodologie di educazione al patrimonio

di Marco Russo

C’è la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, ma anche la Valle dei Templi di Agrigento, l’antica Naxos e il complesso di Santa Caterina d’Alessandria a Palermo. Sono i luoghi di Augustus, videogioco tutto italiano creato per far conoscere i tesori archeologici siciliani. Il nome, oltre a richiamare lo storico imperatore romano, è anche l’acronimo di AUgmented Game for Sicilian ToUrism marketing Solutions, un progetto finanziato attraverso il Po Fesr Sicilia 2014-2020, per far conoscere i principali siti di interesse artistico e culturale siciliani, attraverso l’utilizzo di nuove metodologie di educazione al patrimonio culturale, come il mondo dei videogiochi.

Il Teatro Antico di Taormina nel videogioco

Capofila del progetto è Ett Spa, industria digitale e creativa internazionale che si occupa dello sviluppo della app e delle componenti di realtà aumentata e virtuale. Il progetto si avvale del contributo di enti pubblici di ricerca e di aziende private esperte nei settori di riferimento: il Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche dell’Università di Palermo, per l’analisi e studio socio-economico del contesto applicativo del progetto e la definizione di un modello di business per lo sfruttamento commerciale dei risultati del progetto; ma anche l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Cnr, per l’analisi e lo studio delle dinamiche di fruizione avanzata del patrimonio culturale; Red Raion Srl per la progettazione e sviluppo del videogame; AdMeridiem Srl per la promozione e valorizzazione del progetto di ricerca.

Protagonista è il primo imperatore romano, Augusto, attraverso cui il giocatore scoprirà le bellezze della Sicilia. Nel gioco ci sono diverse prove da affrontare ed enigmi basati su avvenimenti storici reali, che permetteranno ai partecipanti di vivere in prima persona una storia di scoperta e conquista. Scopo del gioco è aiutare l’imperatore a ricostruire la sua Camera Mirabilia, esplorando i siti turistici siciliani e recuperando i reperti perduti.

Il progetto Augustus è stato presentato nei giorni scorsi a Palermo, nell’aula informatica della facoltà di Economia. Nel corso della giornata si è svolta una tavola rotonda alla quale hanno preso parte diversi protagonisti del settore videoludico regionale e nazionale come Daniele Ferdani, Fabio Viola, Andrea Dresseno, Maurizio Amoroso, Marco Vigelini, Davide Leone, con la moderazione dell’economista e docente universitario Ludovico Solima, e di Elisa Bonacini, archeologa esperta di comunicazione culturale con le nuove tecnologie. Nel pomeriggio, gli appassionati si sono cimentati nelle sessioni di playshow dedicate al videogioco.

Augustus

“È stata l’occasione per fare il punto sulla ‘gamification’ in un contesto, quello siciliano, che cerca di stare al passo con la stessa attenzione che a questa pratica si rivolge a livello nazionale e internazionale – spiegano gli organizzatori – . Il crescente interesse per l’applicazione dei videogiochi nel settore culturale è giustificato non solo dalle evidenti e ben dimostrate ricadute in ambito didattico, ma anche dagli effetti sull’economia e sul turismo. A tal proposito, prova tangibile dell’efficacia dei videogiochi in ambito di promozione e marketing territoriale si è largamente dimostrato il fenomeno del cosiddetto ‘turismo ludico’, che consiste nell’aumento dei flussi turistici verso le località in cui sono ambientati i videogiochi come una vera e propria ‘strategia’ messa in atto per attirare turisti e migliorare la loro esperienza in una specifica destinazione”.

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Pioggia di milioni per parchi, chiese e teatri siciliani

Il ministero della Cultura ha assegnato le risorse del Pnrr per valorizzare centinaia di beni del patrimonio italiano. Tanti i progetti finanziati anche nell’Isola

di Marco Russo

Una boccata d’ossigeno per musei, teatri, chiese e giardini storici. Il ministero della Cultura ha assegnato le risorse previste dal Pnrr, il Piano nazionale di resistenza e resilienza. Un investimento di 1,8 miliardi di euro per valorizzare centinaia di beni del patrimonio culturale italiano. Fondi per rendere più belli 134 parchi e giardini storici; per l’adeguamento sismico e messa in sicurezza di 257 luoghi di culto, torri e campanili e per il restauro di 286 chiese del patrimonio del Fec, Fondo edifici di culto del Ministero dell’Interno. E ancora fondi per per migliorare l’efficienza energetica di 274 cinema, 348 teatri e 120 musei e per rendere più attrattivi 310 borghi.

Villa Tasca

Tra gli interventi sui beni siciliani ammessi a finanziamento, nell’elenco dei parchi e giardini storici di Palermo ci sono Villa Tasca, il Giardino Inglese e l’Orto Botanico. Per loro in arrivo un contributo di 2 milioni di euro (poco meno per l’Orto Botanico). Stessa cifra per il Parco del Castello di Donnafugata, nel Ragusano; il giardino storico di Villa Paternò del Toscano, a Sant’Agata Li Battiati, nel Catanese e Villa Bellini a Catania. Al giardino del Balio di Erice assegnato poco più di 1 milione e 600mila euro, mentre 1 milione e 243mila euro andranno a Villa Cuseni, polo museale di Taormina.

L’orchestra e il coro del Teatro Bellini

Tra i teatri spiccano la Fondazione Teatro Massimo di Palermo (416mila euro); il Teatro Greco di Siracusa (650mila euro); Teatro Vittorio Emanuele di Messina (400mila euro): il Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania, con quasi 250mila euro, e sempre a Catania il Centro Zo Culture Contemporanee con 220mila euro. Fondi assegnati anche al Teatro Regina Margherita di Caltanissetta (160mila euro), al Teatro comunale di Nicolosi (quasi 200mila euro) e al Teatro Placido Mandanici di Barcellona Pozzo di Gotto (400mila euro).

La facciata della chiesa di Santa Caterina

Sono tantissime, circa 100 le chiese siciliane del Fec ammesse al contributo per lavori di adeguamento e messa in sicurezza sismica. Impossibile elencarli tutti, ma tra gli interventi più significativi, a Palermo, previsti 2 milioni per il complesso monastico di Santa Caterina d’Alessandria e 1,2 milioni per la chiesa di San Domenico. A Trapani finanziati lavori per San Domenico (1.318.219 milioni), Santa Maria del Soccorso (1.481.470 milioni), San Francesco d’Assisi (1.585.735 milioni). Stanziati 2,1 milioni per interventi di restauro conservativo e consolidamento della chiesa di San Francesco d’Assisi all’Immacolata a Siracusa e 2,3 milioni la chiesa di Santa Maria Maddalena con annesso convento dei Cappuccini a Vittoria. Ma sono tantissime anche le chiese del Messinese, della provincia di Enna e di Agrigento, come i luoghi di culto, torri e campanili, tra cui spicca la chiesa di Sant’Agostino di Troina che riceve 2,4 milioni di euro.

Sant’Angelo Muxaro

Sono quasi quaranta, invece, i borghi siciliani che potranno godere dei finanziamenti del Pnrr. Quasi 20 milioni andranno al Comune di Vizzini, nel Catanese, per il progetto di rigenerazione della Cunziria, borgo fantasma del Settecento. Mentre risorse che vanno da uno a oltre 2,5 milioni di euro saranno messi a disposizione di piccoli centri sparsi tra le province di Palermo, Messina, Agrigento, Trapani, Enna e Siracusa. Da segnalare, tra gli altri, nel Palermitano, i borghi madoniti Polizzi Generosa, Gratteri, Isnello e San Mauro Castelverde, ma anche Santo Stefano Quisquina, Sant’Angelo Muxaro, San Biagio Platani e Bivona, nell’Agrigentino; Ucria, Castel di Lucio, Santa Lucia del Mela, Alcara Li Fusi, Roccavaldina e Novara di Sicilia, nel Messinese; Assoro in provincia di Enna e Buscemi nel Siracusano.

Sala cinematografica

Infine, per migliorare l’efficienza energetica di cinema, teatri e musei, tra i progetti finanziati più significativi troviamo 376mila euro per il Cityplex Tiffany e 500mila euro per il Metropolitan a Palermo; la multisala Politeama di Caltagirone (400mila euro) e la multisala Grillo di Mazara del Vallo (400mila euro) e il Cityplex Metropolitan di Palermo. “L’Italia è il Paese europeo che più ha investito in cultura i fondi del proprio Pnrr facendo del settore il cardine della propria ripresa – commenta il ministro della Cultura Dario Franceschini – . È la dimostrazione del ruolo strategico che il governo affida alla cultura come strumento economico di crescita sostenibile per il Paese”.

Scoperta a Centuripe una necropoli scavata nella roccia

Un sistema di nove tombe a camera è stato individuato dal sindaco Salvatore La Spina insieme ad alcuni volontari, nel territorio di Carcaci, frazione del borgo ennese

di Marco Russo

Un tesoro preistorico si aggiunge al ricco patrimonio archeologico di Centuripe. Nel territorio del borgo dell’Ennese, che già custodisce il Riparo Cassataro (ve ne abbiamo parlato qui), con le sue pitture rupestri di età neolitica tra le più enigmatiche della Sicilia, è stato scoperto un complesso composto da un sistema di nove tombe a camera, scavate nella roccia. A renderlo noto è il sindaco di Centuripe, Salvatore La Spina, che si è imbattuto causalmente nell’insediamento prestorico, insieme ad alcuni volontari delle associazioni del borgo.

La necropoli scoperta in contrada Carcaci

Il complesso si trova in un’area collinare, in zona Carcaci, in un terreno di proprietà privata, e presuppone la presenza di un vero e proprio villaggio ancora da scavare. Le immagini del luogo – fa sapere il primo cittadino di Centuripe – sono state già segnalate alla Soprintendenza ai Beni Culturali di Enna. L’area presenta alcune tombe di forma rettangolare che risalgono molto probabilmente all’età del ferro, mentre quelle a forma circolare all’età del bronzo. Altre, invece, sono di certo ancora più antiche.

L’interno del complesso

Inoltre, l’area archeologica si trova in una zona ad alto valore ecologico, adiacente a un territorio appartenente al Comune di Randazzo, ma territorialmente al Comune di Centuripe. Proprio lì dove – fanno sapere dall’amministrazione comunale di Centuripe – “la Srr Catania provincia nord realizzerà la propria discarica pubblica”. Esente da particolari vincoli, la zona è tuttavia attraversata da un’infrastruttura idrica (che da Ancipa e Pozzillo porta acqua nel Simeto e a Catania) e da diversi ruscelli. Il progetto interessa terreni privati, perlopiù pascoli biologici, nelle contrade Quartodanaro e Bauze dell’isola amministrativa di Spanò, “exclave” randazzese fra Bronte, Centuripe, Regalbuto e Troina.

Le campagne di Centuripe

“L’eccezionale scoperta aggiunge valore al ricco patrimonio archeologico già presente nel nostro territorio – sottolinea il sindaco La Spina – . Trovo assurdo che si possa concepire e pianificare una struttura del genere, senza aver prima controllato il territorio, già importante, non solo dal punto di vista ecologico ma soprattutto agricolo e zootecnico. Oltre 500 persone vivono intorno all’area designata per la realizzazione della discarica e migliaia di capi, tra ovini e bovini, pascolano su quei terreni. Un danno incalcolabile per l’economia e per l’agricoltura del territorio. Che ancora nel 2022 si pensi a delle discariche in luoghi densamente agricoli, non ha alcun senso. Pronti, quindi, insieme ai comuni limitrofi, agli allevatori ed agli agricoltori della zona, a lottare contro questo sfregio all’ambiente”.

Professionisti dei beni culturali, al via un master all’Università di Palermo

Obiettivo del corso è la formazione di manager, imprenditori e consulenti attraverso un percorso didattico sostenuto da fondazioni, enti, associazioni del terzo settore ed aziende dell’industria creativa

di Marco Russo

Nuovi manager dell’industria culturale, ma anche imprenditori capaci di creare economia dalla valorizzazione del patrimonio e consulenti gestionali. Figure professionali di cui il mondo della cultura ha sempre più bisogno, soprattutto se adeguatamente formate. Questi gli obiettivi del master di secondo livello in Economia e Management dei Beni culturali e del Patrimonio Unesco, che ormai da diversi anni organizza l’Università degli Studi di Palermo.

Il Museo Salinas

È già disponibile il bando per la settima edizione del master – coordinato da Marcantonio Ruisi e rivolto a professionisti, dipendenti pubblici, neolaureati – formato da un corpo docenti provenienti, oltre che dall’ateneo di Palermo, anche dalle università di Bari, Napoli, Pavia, Perugia e del Salento. Un lungo percorso formativo, da luglio fino a marzo dell’anno prossimo, attraverso 400 ore di didattica, 225 di tirocinio e 75 di esperienze dal svolgersi in musei, fondazioni, enti e imprese delle industrie culturali e creative.

L’erbarium dell’Orto Botanico

La prospettiva del master è di connettere tra loro gli elementi attrattori del territorio e le istituzioni, anche con la creazione di startup innovative o la progettazione e realizzazione di attività dell’industria culturale. In questo senso, trasversali possono essere gli sbocchi lavorativi, sia come manager chiamati a operare nel mondo delle istituzioni culturali pubbliche e private; sia come imprenditori in grado di avviare attività economiche capaci di offrire servizi orientati alla valorizzazione dei beni culturali; sia, ancora, come manager o consulenti in ambito gestionale e commerciale o nella comunicazione.

Il Teatro Massimo

Un percorso di alta formazione sostenuto da università, fondazioni, enti e associazioni del terzo settore ed aziende appartenenti all’industria culturale e creative. Tra gli enti partner, la Fondazione Le Vie dei Tesori, la Fondazione Unesco Sicilia, l’assessorato dei Beni culturali della Regione Siciliana, la Fondazione Teatro Massimo e la Federico II, il Museo internazionale delle Marionette A. Pasqualino, il museo Salinas, il Sistema Museale d’Ateneo con l’Orto Botanico di Palermo. Ai dipendenti pubblici che intendono specializzarsi sono riservate 4 borse di studio Inps. Il master sarà presentato martedì 7 giugno dalle 15 alle 17 nell’Edificio 19 del campus dell’Università di Palermo.

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Palermo città d’acqua e di storia: le passeggiate dell’ultimo weekend del Genio

Sabato 4 e domenica 5 giugno in programma tour guidati da docenti universitari ed esperti. Dai quartieri a sud a Barcarello al tramonto, dai luoghi dell’Oreto a quelli dei cartari, fino al waterfront che rinasce

di Marco Russo

C’è la Palermo di mare e di fiume, poi i quartieri sud che stanno diventando vere e proprie “città nella città” e le borgate marinare più a nord, da scoprire al tramonto. Sarà un weekend ricco di passeggiate il terzo e ultimo in programma per il Genio di Palermo, l’edizione primaverile delle Vie dei Tesori organizzata insieme all’Università (qui il programma).

La foce dell’Oreto

Sei passeggiate concentrate quasi tutte sabato 4 giugno dalla mattina al tramonto, che saranno guidate da docenti universitari, esperti e giornalisti. Si comincia alle 10,30 con l’architetto Daniele Ronsivalle, docente al Dipartimento di architettura dell’ateneo di Palermo con un itinerario che racconta il legame tra il fiume Oreto e la città, attraverso un percorso urbano che dal ponte dell’Ammiraglio porta a Borgo Ulivia, quartiere residenziale di edilizia pubblica (qui per prenotare).

Antiche carte da gioco

Con l’urbanista Maurizio Carta, ordinario di urbanistica e pianificazione territoriale all’Università di Palermo, ci si sposta ancora più a sud. Appuntamento sempre sabato alle 11 allo Stand Florio per una passeggiata ispirata all’alleanza tra città e natura, tra centri e margini, tra mare e vegetazione per cambiare il punto di vista sulle periferie di Palermo, da fragili margini a quartieri della città policentrica (qui per prenotare). Alla stessa ora, da piazza San Domenico, parte la passeggiata condotta dal giornalista Mario Pintagro tra i luoghi dei cartari, le maestranze di artigiani che producevano le carte da gioco (qui per prenotare).

Barcarello al tramonto

Ultima passeggiata di sabato in programma alle 18,30 a Sferracavallo, sul lungomare Barcarello, tra i profumi e i colori della riserva naturale. La docente di pedagogia all’Università di Palermo, Elena Mignosi, che è anche terapeuta di danza-movimento terapia dell’Apid, guiderà un’esperienza di ascolto profondo e di simbiosi con la natura attraverso respirazione e movimenti. Una pratica utile a promuovere le risorse creative personali per incentivare il benessere personale e sociale (qui per prenotare). Annullata invece la passeggiata prevista per sabato pomeriggio con lo storico dell’arte Sergio Intorre tra i luoghi del Genio nei diari del Grand Tour.

Il porto di Palermo

Infine, domenica 5 giugno alle 10,30, torna l’urbanista Maurizio Carta, raccontando questa volta i progetti in corso e le prospettive di rigenerazione del waterfront di Palermo. Passeggiando lungo il porto e fino alle prime parti della costa Sud si dialogherà sul rapporto della città con il mare come elemento di identità e prosperità (qui per prenotare).

Per tutte le altre informazioni sul Festival Genio di Palermo, telefonare allo 091 7745575, dalle 10 alle 18, o visitare il sito www.leviedeitesori.com.

Scoprire Palermo dal cielo al mare, tutte le esperienze del Genio

Voli in piper o tour in barca a vela, tra i viali dell’Orto Botanico al tramonto e alla bottega dell’artista Domenico Pellegrino. Ma anche visite a Villa Malfitano sorseggiando Marsala o Museo del Risorgimento scoprendo la storia di un falso clamoroso. Tanti gli appuntamenti dell’edizione primaverile delle Vie dei Tesori

di Marco Russo

Si potrà volare sulla città su un piper cercando il Genio dall’alto, o andar per mare lungo la costa alla scoperta di cupole e torri; entrare al tramonto all’Orto Botanico o ascoltare al Museo del Risorgimento la storia di uno dei più machiavellici inghippi letterari; entrare nello studio d’artista di chi che il Genio l’ha interpretato in chiave contemporanea, come Domenico Pellegrino, o visitare la residenza che fu dei Whitaker, e alla fine assaporare il dolce Marsala che tanto piaceva agli inglesi.

Sono alcune delle esperienze del Genio di Palermo, il festival primaverile delle Vie dei Tesori – organizzato congiuntamente dalla Fondazione Le Vie dei Tesori e dall’Università di Palermo – e ispirato al nume tutelare laico della città (ve ne abbiamo parlato qui). Dopo il primo weekend, il festival torna sabato 28 e domenica 29 maggio, e il fine settimana successivo 4 e 5 giugno.

L’Orto Botanico

Dopo il primo appuntamento, sabato scorso, con il direttore del Sistema museale d’Ateneo, Paolo Inglese, tornano le visite al tramonto all’Orto Botanico con guide d’eccezione. Sabato 28 maggio, dalle 19 alle 21, uno dei turni sarà guidato da Manlio Speciale, curatore dello storico giardino, mentre il 4 giugno toccherà al direttore al direttore Rosario Schicchi (qui per prenotare). Si percorreranno i viali di questo polmone vede che ospita la flora di tutti i continenti con eccezionali esemplari, fino ad arrivare alla serra che ospita da due anni la statua contemporanea del Genio creata da Domenico Pellegrino, simbolicamente in linea con il Genio della fontana della vicina Villa Giulia, realizzato nel 1778 da Ignazio Marabitti.

Lo studio di Domenico Pellegrino

Ma lo scultore Domenico Pellegrino sarà presente, questa volta anche fisicamente, in un’altra esperienza da non perdere. Sabato 28 e domenica 29 maggio, e poi il 4 e 5 giugno, dalle 10 alle 18,30, l’artista aprirà le porte del suo studio, il luogo segreto dove crea le opere, offrendo al pubblico un posto in prima fila per scoprire il suo processo creativo (qui per prenotare). La visita allo studio, che si trova in via Giusti 20, sarà condotta da Pellegrino che aprirà le porte della sala dove ha creato il suo Genius Panormi: dal bozzetto al mood board con le immagini, agli schizzi, agli studi preparatori. Alla fine della visita sarà possibile creare un elemento proprio della scultura del Genio, sperimentando la tecnica e portandosi a casa uno speciale ricordo di questa esperienza.

Il libro del Consiglio d’Egitto

Da non perdere sabato 28 maggio alle 18 la visita speciale al Museo del Risorgimento con Salvatore Savoia, segretario generale della Società siciliana per la Storia Patria. Lo storico tratteggerà la figura dell’abate Vella, vero “genio del male”, autore della celebre “impostura” narrata da Sciascia (qui per prenotare). I visitatori entrerà dal chiostro domenicano e raggiungeranno lo studio di Giovanni Meli, con gli arredi originali. Su un leggio, un esemplare sopravvissuto del grande “falso”, appunto, del Consiglio d’Egitto. Qui Savoia racconterà la storia dell’abate di San Pancrazio, grande mistificatore del secolo dei Lumi, che per una beffa del destino è seppellito nella chiesa di San Matteo accanto al canonico Gregorio che denunciò pubblicamente la sua truffa.

Voli in Piper

Tornano anche il prossimo weekend, sabato e domenica dalle 10,30 alle 17,30, i voli in piper sui luoghi del Genio, con partenza dall’Aero Club dell’aeroporto di Boccadifalco (qui per prenotare). Si sorvoleranno (alla minima quota prevista per i voli civili) i luoghi del nume tutelare della città, e dunque Villa Giulia, piazza Rivoluzione, Palazzo delle Aquile, per poi proseguire verso Mondello e ritornare a Boccadifalco.

Lisca Bianca

Ma oltre che dal cielo, si potrà scoprire la città anche dal mare. Sabato e domenica dalle 9,30 alle 18, la leggendaria barca a vela Lisca Bianca salperà dal porto navigando verso le borgate marinare dell’Acquasanta e dell’Arenella o, al contrario, verso Sant’Erasmo (a decidere in che direzione si potrà andare sarà lo skipper sulla base del vento). Un’opportunità da non perdere per guardare paesaggi che ricordano le marine dei grandi vedutisti ottocenteschi, da Lojacono a Leto (qui per prenotare).

La tavola matematica

Durante il weekend, dalle 16 alle 20, apriranno le porte anche le Stanze al Genio, preziosa casa-museo a Palazzo Torre Pirajno, in via Giuseppe Garibaldi, con la ricca collezione di antiche mattonelle di maiolica che saranno illustrate dal proprietario Pio Mellina (qui per prenotare). Domenica, dalle 10 alle 17,30, si potranno visitare le cucine reali della Casina Cinese e scoprire la sorprendente tavola matematica al cui restauro ha contribuito anche la Fondazione Le Vie dei Tesori: un vero esempio di ingegneria meccanica che garantiva ai sovrani l’agognata privacy, con i piatti che giungevano a tavola direttamente dalle cucine sotterranee (qui per prenotare). Infine, sempre domenica, dalle 11 alle 18, porte aperte a Villa Malfitano, residenza esclusiva dei Whitaker, dove si potrà gustare dell’ottimo vino Marsala con la guida di un esperto (qui per prenotare).

Per informazioni sul Festival Genio di Palermo visitare il sito www.leviedeitesori.com o telefonare allo 0917745575, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

Le Vie dei Tesori News

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