Un anno gratis a Sambuca in una “casa a un euro” di design

Il colosso dell’home sharing Airbnb cerca una persona disposta a trasferirsi nel borgo agrigentino per gestire una residenza ristrutturata nel centro storico

di Marco Russo

Vivere un anno gratuitamente in una casa trasformata in residenza di design, tra i vicoli di uno dei borghi più belli della Sicilia. Un sogno a portata di mano a Sambuca di Sicilia, in una delle “case a un euro”, completamente ristrutturata e pronta all’accoglienza di visitatori da tutto il mondo. È la proposta lanciata dal colosso dell’home sharing Airbnb che ha scelto il piccolo centro dell’Agrigentino, pioniere del rilancio del centro storico per combattere lo spopolamento e valorizzare il patrimonio immobiliare.

Salotto

Tutti possono candidarsi. Basta avere più di 18 anni e essere disponibili a trasferirsi a Sambuca per almeno 3 mesi consecutivi a partire dal prossimo 30 giugno e avere una buona conoscenza della lingua inglese. Tutto a una sola condizione: diventare host, ovvero colui che gestisce la casa e le prenotazioni, ed affittare una delle stanze pubblicando un annuncio sul portale della piattaforma. La persona selezionata avrà la possibilità di trasferirsi con un’altra persona oppure la famiglia (per un massimo di due adulti e due bambini in totale), soggiornando gratuitamente nella casa e trattenendo per sé tutti i ricavi derivanti dall’affitto della stanza sulla piattaforma.

Sambuca di Sicilia

“La bellezza di questo progetto – ha commentato il sindaco di Sambuca, Leo Ciaccio – sta nel fatto che offre una nuova vita non solo ad una casa un tempo abbandonata nel cuore del nostro borgo, ma anche alla persona che vi si trasferirà. Siamo alla ricerca di qualcuno che abbia voglia di immergersi nel contesto locale e vivere tutti i momenti importanti della comunità, dalla vendemmia alla raccolta delle olive”.

 

La casa disponibile è un gioiello di eleganza. Una ristrutturazione firmata dallo Studio Didea, lo studio di architettura palermitano incaricato da Airbnb.  Si tratta di una storica dimora abbandonata, a pochi passi dal belvedere di Sambuca, trasformata in un’abitazione di design, che unisce le nuove esigenze dell’abitare contemporaneo con il fascino dell’architettura siciliana, nel pieno rispetto delle preesistenze strutturali, materiche e cromatiche tipiche del borgo siciliano.

Esterno della casa

L’edificio si sviluppa su tre piani ed è composto da molteplici spazi, strutturati in modo da consentire l’affitto di una delle stanze su Airbnb, mantenendo al contempo la privacy degli abitanti della casa: al piano terra sono presenti un piccolo soggiorno e la camera da letto padronale con il relativo bagno. Al primo piano si trovano il soggiorno, la cucina, uno studio, due bagni e un soppalco con un letto matrimoniale. Al secondo e ultimo piano si trova un ulteriore spazio living con un divano letto. La persona selezionata avrà quindi una ampia possibilità di scegliere quali stanze tenere per sé e quali dedicare all’ospitalità, mettendole a disposizione dei viaggiatori di tutto il mondo.

Per inviare la propria candidatura, c’è tempo fino al 18 febbraio. Per consultare i termini di selezione e completare il modulo visitare il sito airbnb.it/1eurohouse.

Marco Betta è il nuovo sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo

La nomina del compositore ratificata dal ministro della Cultura, Dario Franceschini. Prende il posto di Francesco Giambrone, che ha assunto l’incarico al Teatro dell’Opera di Roma

di Redazione

Adesso è arrivato anche il sigillo del governo nazionale: Marco Betta è il nuovo sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo. Dopo la decisione del Consiglio di Indirizzo della Fondazione lirica che pochi giorni fa aveva designato all’unanimità il compositore come soprintendente, è arrivata la ratifica della nomina da parte del ministro della Cultura, Dario Franceschini. Betta prende il posto di Francesco Giambrone, che ha lasciato dopo una lunga esperienza nel tempio palermitano della lirica, assumendo l’incarico al Teatro dell’Opera di Roma.

Marco Betta al pianoforte

“Sono onorato di lavorare al servizio di un teatro bellissimo, luogo simbolo, custode e promotore dei valori più profondi dell’identità culturale e artistica del nostro Paese – dichiara Marco Betta – . Cercherò di continuare i cammini intrapresi, i percorsi del teatro sociale, le sperimentazioni e le osservazioni del sentimento artistico della contemporaneità. Siamo in cammino, ci attende l’inaugurazione della nuova stagione con Les Vêpres Siciliennes di Giuseppe Verdi, capolavoro riletto e interpretato profondamente da Omer Meir Wellber e da Emma Dante ascoltando la voce del nostro tempo”.

Il Teatro Massimo

Les vêpres siciliennes che giovedì 20 gennaio alle 19 inaugura la stagione 2022 del Teatro Massimo è proposto per la prima volta a Palermo nella versione originale francese in cinque atti ed è realizzato in coproduzione con il Teatro San Carlo di Napoli, il Teatro Comunale di Bologna e il Teatro Real di Madrid.

Marco Betta al Teatro Massimo

Marco Betta è nato ad Enna nel 1964. Grazie ad Eliodoro Sollima intraprende gli studi di composizione e sotto la sua guida si diploma al Conservatorio di Palermo. Successivamente frequenta i corsi di perfezionamento tenuti a Firenze da Armando Gentilucci e a Città Di Castello da Salvatore Sciarrino.  È Docente di Composizione al Conservatorio di Palermo, professore di Teoria e Tecnica della colonna sonora alla Luiss Creative Business Center a Roma e membro del Consiglio dei Garanti dell’Università Kore di Enna. La sua musica viene trasmessa ed eseguita in molti paesi d’Europa, negli Stati Uniti, Canada, ex Unione Sovietica, Argentina e Brasile.

La sala del Teatro Massimo

Tra i suoi ultimi lavori “Il quadro nero” opera per musica e film con Roberto Andò da Renato Guttuso e Andrea Camilleri rappresentata il 7 febbraio 2015 al Teatro Massimo di Palermo, l’opera “Notte per me luminosa” su testo di Dario Oliveri dedicata all’Orlando furioso di Ludovico Ariosto andata in scena al Teatro di Modena il 2 dicembre 2016, le musiche per i film “Paolo Borsellino essendo stato” (2016) di Ruggero Cappuccio, “Veleni” (2017) di Nadia Baldi, “Una storia senza nome” (2018) di Roberto Andò e le opere inchiesta “Le Parole Rubate” (2017) e “I Traditori” (2019) di Gery Palazzotto e Salvo Palazzolo. Le sue musiche sono edite da Ricordi Milano e Casa Musicale Sonzogno.

Finanziati i lavori di messa in sicurezza del Castello di Lombardia

L’intervento voluto da governo regionale prevede il ripristino e la rifunzionalizzazione della storica fortezza medievale, simbolo di Enna. Il cantiere opererà sotto la direzione della Soprintendenza

di Marco Russo

È una delle fortezze medievali più grandi d’Italia ed ebbe la fama di essere una delle più inespugnabili. Fu una roccaforte d’assoluta eccellenza in cui, per due volte, si riunì il Parlamento del Regno di Sicilia. Il Castello di Lombardia di Enna e l’area archeologica circostante, adesso, si preparano agli attesi lavori di messa in sicurezza. L’intervento è finanziato dal governo regionale, che ha accolto la richiesta del Comune per il ripristino, la rifunzionalizzazione e la fruizione della fortezza medievale, simbolo della città. Il cantiere opererà sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni culturali di Enna.

Castello di Lombardia

Lo scorso luglio, inoltre, il bene era stato dichiarato d’interesse culturale con un decreto dell’assessorato e del dipartimento dei Beni culturali della Regione Siciliana (ve ne abbiamo parlato qui). La dichiarazione è arrivata in seguito alla richiesta di verifica indirizzata alla Soprintendenza di Enna da parte dell’Agenzia del Demanio, dopo un passaggio di proprietà del Castello dal Demanio dello Stato a quello della Regione.

Le mura esterne del castello

L’edificio, di grande valore storico e architettonico, con i suoi 26mila metri quadri di superficie, fu costruito in cima alla montagna, a 970 metri sul livello del mare, sul punto più alto della città. Secondo alcuni, il nome deriverebbe dalla presenza di una guarnigione di soldati lombardi che, in epoca normanna, erano a guardia della fortezza. Luogo del santuario di Demetra e Kore in epoca classica, sede di un castrum bizantino e successivamente fortilizio arabo, solo nel 13esimo secolo il castello è rinnovato per volere di Federico II di Svevia, dotandolo di imponenti cortine murarie intervallate da torri, che racchiudono tre grandi cortili e il palatium, mentre all‘erede Manfredi si attribuisce l’edificazione della Torre Pisana, oggi la più alta, bella e meglio conservata fra le 6 torri sveve sopravvissute delle 20 della Cittadella.

La Rocca di Cerere e il Castello di Lombardia

Per secoli usato anche come prigione, il castello oggi è il monumento più importante della città e uno dei più visitati dell’entroterra siciliano. Nell’atrio o piazzale degli Armati, tra muraglie in pietra antica e torri, si svolge il “Teatro più vicino alle Stelle”, particolare per ambientazione e scenografia, con esibizioni di star della musica leggera e della lirica.

Le due sfingi tornate a risplendere, guardiane dell’Orto Botanico

Le due sculture restaurate dalle Vie dei Tesori sono uno dei simboli dell’edizione natalizia del Festival, in corso fino al 5 gennaio

di Marco Russo

Sono il simbolo delle incognite della scienza e della sfida ambigua che la sua conquista pone al genere umano. Stanno a guardia dell’Orto Botanico di Palermo, un vero e proprio biglietto da visita per chi arriva in questo storico polmone verde aperto sulla città. Le due sfingi in pietra di Billiemi – tornate a risplendere dopo un intervento di restauro promosso dalla Fondazione Le Vie dei Tesori poco più di un anno fa – sono uno dei simboli dell’edizione natalizia del Festival, in corso fino al 5 gennaio (qui il programma). Una rassegna costruita attorno al tema dei restauri portati avanti negli ultimi anni dalla Fondazione (qui per scoprirli tutti) e che contribuirà anche ai prossimi interventi. Infatti, il ricavato della metà dei coupon di questa edizione sarà devoluto ad altri restauri.

Una delle sfingi restaurate

Scolpite da Vitale Tuccio per l’ingresso del Gymnasium, le due sfingi furono realizzate tra il 1789 – quando iniziò la costruzione degli edifici principali dell’Orto Botanico – e il 1795, anno della sua inaugurazione. Rappresentano l’enigma della conoscenza, elemento ricorrente nell’Europa dell’Illuminismo, sia per la moda dell’Egitto dopo le prime scoperte archeologiche, sia per il diffondersi della massoneria con i suoi simboli. Le sfingi sono state oggetto di un delicato restauro – con l’aiuto di IGT – che colma le lacune e riporta la pietra al colore originario. L’intervento che è stato condotto dall’equipe di Giuseppe Inguì, ha riguardato la ripulitura da incrostazioni e danni dovuti soprattutto a agenti atmosferici e proliferare di muffe e licheni; sono state ripristinate e consolidate le parti mancanti. Con la ripulitura sono tornati alla luce anche i fori dei proiettili che colpirono le sfingi durante la guerra.

Restauratrici al lavoro

L’Orto botanico fu voluto da Francesco d’Aquino, principe di Caramanico, viceré di Sicilia, Gran Maestro di una loggia di ascendenza francese. Oltre a offrire 2100 onze come contributo personale, ottenne da re Ferdinando una donazione di ulteriori 9000 onze. L’Orto fu dotato di un Gymnasium e di due corpi laterali, Tepidarium e Calidarium, in stile neoclassico, su progetto dell’architetto francese Léon Dufourny, con Pietro Trombetta, Domenico Marabitti e Venanzio Marvuglia.

Lo scheletro della leonessa

Lo storico polmone verde di Palermo sarà visitabile con Le Vie dei Tesori, martedì 4 e mercoledì 5 gennaio, dalle 10 alle 16,30 (qui per prenotare). La visita comprende anche l’erbario storico e il Gabinetto scientifico, una vera wunderkammer con reperti dal Doderlein e dal Gemmellaro; esposta anche la ricostruzione dello scheletro di una leonessa africana ritrovato nell’800, altro intervento a cui hanno contribuito Le Vie dei Tesori (ve ne abbiamo parlato qui).

Il gabinetto scientifico dell’Orto Botanico

Tra i pezzi più interessanti, le lettere dell’architetto Venanzio Marvuglia e dello scultore Ignazio Marabitti, autore del famoso “Genio”, la fontana della vicina Villa Giulia; poi strumenti degli anni Trenta legati al mondo della botanica, moltissimi volumi ormai introvabili; e persino una poltroncina “Torino” firmata da Ernesto Basile, uno dei primissimi esempi di arredi prodotti in serie dalle famose fabbriche C. Golia & C. che poi diventarono i mobilifici Ducrot. Fu presentata come prototipo all’Esposizione d’Arte Decorativa Moderna di Torino, nel 1902.

Per informazioni sul programma e gli altri luoghi del Festival cliccare qui, oppure scrivere a info@leviedeitesori.it o telefonare allo 091745575 dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13.

Le passeggiate natalizie delle Vie dei Tesori: presepi, mercati e monumenti della natura

Quattro itinerari in programma per l’edizione speciale del Festival, dal 28 dicembre al 5 gennaio. Dalla Favorita alle botteghe artigiane

di Marco Russo

Si scoprirà l’ulivo “Patriarca” della Favorita e i tesori nascosti tra i sentieri del parco. Ma anche il quartiere degli argentieri e degli orafi, tra le botteghe degli artigiani, per poi visitare i presepi più belli, o perdersi tra i colori e i profumi del mercato del Capo. Sono quattro le passeggiate in programma per l’edizione natalizia delle Vie dei Tesori a Palermo (qui per prenotare tutte le passeggiate). Da martedì 28 dicembre fino al 5 gennaio, quattro itinerari che si aggiungeranno a visite e esperienze di una rassegna attraversata dal filo rosso dei restauri: il ricavato dei coupon, infatti, sarà devoluto per metà a sostenere interventi di restauro portati avanti dalla Fondazione Le Vie dei Tesori (qui per il programma completo).

Monte Pellegrino dalla Favorita

Si comincia il 28 dicembre alle 10 (ma si ripete anche giovedì 30 dicembre e mercoledì 5 gennaio alla stessa ora) con una passeggiata nella Real tenuta del parco della Favorita, all’interno della riserva naturale orientata di Monte Pellegrino. L’itinerario, si sviluppa per circa 4 chilometri, seguendo un vero anello nel Parco. Dalla Città dei Ragazzi, superato il Museo Pitrè, ci si inoltrerà fra i sentieri e i viali della Real Tenuta scoprendo il sistema d’irrigazione con le colonne d’acqua, la fontana d’Ercole, la Stele Egizia e l’abbeveratoio, fino al “patriarca della Favorita”, il monumentale ulivo millenario scoperto nel 2012. Poi le scuderie reali con i Torriglioni e si ritornerà sul piazzale della Casina Cinese.

La bottega di Amato

Il 28 dicembre alle 15 (ma anche giovedì 30 dicembre e mercoledì 5 gennaio alla stessa ora) si scoprirà il quartiere degli argentieri e degli orafi, un reticolo di viuzze che da piazza San Domenico scende fino alla Cala, luogo dalla lunga storia che si lega con quella dell’artigianato artistico palermitano, di cui oggi rimangono pochi laboratori. La passeggiata condurrà alla scoperta delle botteghe e degli artigiani che ancora oggi tengono viva un’arte antica, sarà l’occasione per visitare anche la Bottega di Giacomo Amato e Benedetto Gelardi.

Uno dei presepi

Mercoledì 29 dicembre e martedì 4 gennaio, alle 17, si andrà alla ricerca delle Natività più antiche, che ogni anno aggiungono pezzi inediti. La passeggiata partirà dal presepe della Congregazione dei Fornai della chiesa di Sant’Isidoro Agricola, uno dei più antichi della città visto che risale al 1700; poi si visiterà il presepe Mediterraneo della Cattedrale e si raggiungerà il laboratorio artigianale di Angela Tripi dove nascono personaggi dai visi che sembrano parlare. Infine, si arriva a San Giuseppe dei Teatini per la Natività che viene allestita ogni anno.

Mercato del Capo (foto Jorge Franganillo)

Due le passeggiate in programma al mercato del Capo, mercoledì 29 dicembre e giovedì 5 gennaio alle 10,30. Si entrerà da Porta Carini e passeggiando tra bancarelle, prodotti di “grascia” e “abbanniate”, si ritroverà un quartiere nato con gli arabi. L’hârat as Saqâlibah (quartiere degli Schiavoni) è sempre stato sede di mercanti e milizie mercenarie al servizio degli arabi, al di là delle rive del Papireto. Una zona popolare, detestata dai nobili ma amata dalla Chiesa che lo riempì di oratori e conventi, dall’Immacolata alla Mercede a Sant’Agostino. La passeggiata attraverserà l’antico Seralcadio, dove un tempo scorreva il Papireto, pieno di gallerie e luoghi sotterranee che il Natoli consegnò ai Beati Paoli incappucciati: gesta romanzesche, che affondano le radici nella storia.

Per informazioni sul programma e gli altri luoghi del Festival cliccare qui, oppure scrivere a info@leviedeitesori.it o telefonare allo 091745575 dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13.

Mazara del Vallo riabbraccia la Fontana di Consagra

Dopo sette mesi terminato il restauro della scultura realizzata dall’artista siciliano nel 1964. Un intervento frutto di un’azione sinergica tra istituzioni pubbliche e privati

di Marco Russo

Torna a scorrere l’acqua nella fontana di piazza Mokarta a Mazara del Vallo. La scultura realizzata da Pietro Consagra nel 1964 è rinata dopo sette mesi di lavori realizzati grazie a una sinergia tra pubblico e privato, messa in campo dal Comune con la Soprintendenza ai Beni Culturali di Trapani ed il contributo fondamentale delle imprese Chiraema e Rosario Marino che hanno finanziato per intero il progetto. Un’inaugurazione in due tempi, la settimana scorsa una  tavola rotonda nell’ex chiesa di San Carlo, mentre, sabato scorso l’installazione audiovisiva “Underfeet – Sotto i piedi” di Antonio D’Addio, artista visivo multimediale che vive tra Londra e Milano, e la performance teatrale “Sono un uomo e vengo dal mare” di Massimo Vinti, attore, autore e regista delle arti performative.

La Fontana prima del restauro

Da decenni la fontana era a secco e l’impianto idrico originario di rame si era guastato. Poi nel 2005 l’Istituto d’arte di Mazara del Vallo aveva realizzato un intervento tampone con alcuni tubi in pvc. Ora l’originario impianto di rame è stato restaurato dal giovane impiantista mazarese Alessandro Campana nell’ambito del primo intervento di restauro pubblico-privato finanziato dall’azienda Chiraema per 39mila euro.

La Fontana dopo il restauro

“Dopo sette mesi di complesso lavoro – ha dichiarato l’assessore comunale alla Cultura Germana Abbagnato – restituiamo alla nostra città la Fontana per piazza Mokarta realizzata nel 1964 dal nostro illustre concittadino, lo scultore Pietro Consagra che nel giorno della collocazione indicò l’opera quale rappresentazione de ‘Gli uomini che vengono dal mare’. Celebriamo la restituzione alla città dell’opera, che versava da anni in una situazione di degrado”.

Restauratori al lavoro sulla fontana

Un lavoro certosino di ricostruzione di micro parti della condotta inserita all’interno dei quattro elementi di bronzo che Consagra – originario di Mazara del Vallo – volle collocare proprio al limite del mare per sottolineare l’esistenza di quel passaggio attraverso il quale una moltitudine di uomini nel corso della storia sono passati e passano anche oggi. Nell’ambito dell’intervento di restauro, sono state rimosse le concrezioni biancastre che si erano formate sul bronzo dapprima con microscalpellini e poi con l’uso di reagenti chimici

La Fontana prima del restauro

La tavola rotonda dal titolo “Restauro come restituzione”, ha visto la partecipazione, oltre che delle autorità cittadine e regionali, i protagonisti del restauro: a partire da Camilla Mazzola, docente all’Accademia di Belle arti di Brera. È intervenuto, tra gli altri, anche il saggista e drammaturgo Luca Scarlini, docente universitario a Brera e in altre istituzioni italiane e straniere. Il suo contributo alla tavola rotonda è stato dedicato al tema “l’acqua della memoria”, discorso sull’arte pubblica in Italia. Scarlini, nella considerazione che la Fontana di Consagra rientra tra le 24 opere d’arte pubbliche dell’artista presenti nel mondo incluse le città di Strasburgo, Minneapolis e Seul, ha offerto il suo punto di vista sull’opera sottolineando la funzione sociale della scultura stessa, gettando un ponte tra l’artista e il pubblico.

Passi avanti verso la riserva naturale di Punta Bianca

Approvata la proposta di perimetrazione, passo propedeutico all’istituzione dell’area protetta che nascerà attorno alla scogliera di marna sulla costa di Agrigento

di Marco Russo

La sua bianca marna è stata più volte presa di mira dai vandali. Imbrattata con vernice rossa, incisa con scritte e disegni, addirittura scolpita da un ignoto che ha ricavato un volto sulla roccia. Non ha avuto pace in questi anni Punta Bianca, la splendida scogliera sulla costa di Agrigento, poco distante dalla “sorella” Scala dei Turchi. Ma adesso, finalmente, è stato fatto un decisivo passo avanti verso l’istituzione della riserva.

Punta Bianca (foto Davide Mauro, Wikipedia)

Il Consiglio regionale per la Protezione del patrimonio naturale, presieduto dall’assessore regionale al Territorio e all’Ambiente, Toto Cordaro, ha approvato la proposta di perimetrazione presentata dal dipartimento regionale Ambiente per l’istituzione della riserva di Punta Bianca e scoglio Patella, esprimendosi favorevolmente – fanno sapere dalla Regione – sull’inserimento della proposta nel Piano regionale dei parchi e delle riserve. Si tratta di un’area di circa 300 ettari ricadenti tra Agrigento e Palma di Montechiaro.

Da sinistra, l’assessore Toto Cordaro, Fabio Galluzzo di Mare Vivo Sicilia e Claudio Lombardo di Mareamico

Questa decisione segue l’incontro di qualche settimana fa tra l’assessore Cordaro, il generale Maurizio Scardino, comandante militare dell’Esercito in Sicilia, i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, Fabio Galluzzo di Mare Vivo Sicilia e Claudio Lombardo di Mareamico, propedeutico alla decisione della perimetrazione.

L’ex caserma della Guardia costiera su Punta Bianca (foto Davide Mauro, Wikipedia)

Il passaggio successivo sarà la pubblicazione del perimetro agli albi pretori dei Comuni interessati, Agrigento e Palma di Montechiaro, per un periodo di trenta giorni, per le osservazioni da parte del pubblico, come previsto dalla norma, cui faranno seguito l’audizione in quarta commissione dell’Ars e il decreto assessoriale di modifica del Piano. L’inserimento nel Piano costituisce il fondamentale passaggio affinché la riserva possa essere istituita, seguendo l’iter previsto dall’articolo 6 della legge regionale 98 del 1991.

Il sito era già stato identificato come area di “notevole interesse pubblico” nel 2001 da un decreto dell’allora assessorato regionale ai Beni culturali e ambientali. I Comuni di Agrigento e di Palma di Montechiaro, nella primavera di quest’anno, avevano già aderito alla proposta di istituzione della riserva. “L’impegno assunto dal presidente della Regione Siciliana sarà mantenuto – afferma l’assessore Cordaro – . Faremo in modo che l’iter venga concluso in tempi rapidi, affinché entro la prossima primavera la riserva di Punta Bianca diventi realtà”.

(La prima foto grande in alto è di Davide Mauro, da Wikipedia)

Non solo Rosalia, quei martiri giapponesi che proteggono Palermo

Paolo Miki, Giovanni Soan di Goto, Giacomo Kisai sono tre martiri gesuiti compatroni della città, a cui è dedicata anche una pala d’altare a Casa Professa. Una conferenza-spettacolo ne celebra il ricordo

di Marco Russo

Una storia di devozione e sacrificio che lega il Sol Levante a Palermo. A proteggere la città, insieme alla Santuzza, e alle note Santa Ninfa, Cristina, Agata e San Benedetto il Moro, ci sono anche tre protomartiri gesuiti giapponesi, uccisi nel febbraio del 1597 a Nagasaki, insieme ad altri 23 religiosi proclamati santi. A loro è dedicata una pala d’altare custodita al centro della cappella dei Santissimi Confessori a Casa Professa e per ricordarli, nella stessa chiesa, venerdì 3 dicembre alle 21, è in programma anche una conferenza-spettacolo, realizzata dal Gonzaga Campus, con il sostegno della Città Metropolitana di Palermo.

Casa Professa (foto Fabio P., Wikipedia)

L’evento, a cui è collegata anche una mostra visitabile fino al prossimo 12 dicembre, s’intitola “La luce dei martiri” e fa parte delle celebrazioni in tutto il mondo dell’Anno Ignaziano, in occasione del quattrocentesimo anniversario della canonizzazione dei santi Ignazio di Loyola e Francesco Saverio e il cinquecentesimo della conversione di Sant’Ignazio.

Un dipinto ritrae la crocifissione di Paolo Miki e dei suoi compagni (foto Chiesadimilano.it)

Paolo Miki, Giovanni Soan di Goto, Giacomo Kisai – questi i nomi dei santi giapponesi compatroni di Palermo – sono stati condannati alla crocifissione, durante la persecuzione anticristiana in Giappone. Un’ostilità che raggiunge il suo culmine nel 1596, quando si scatena una “caccia” agli occidentali, quasi tutti religiosi, e ai cristiani, considerati traditori. Paolo Miki, nato vicino a Kyōto da una nobile famiglia giapponese, riceve il battesimo a 5 anni e a 22 entra nei gesuiti come novizio: dopo lo studio nei collegi dell’ordine, diventa un missionario.

La cupola di Casa Professa (foto Effems, Wikipedia)

La diffusione del Cristianesimo viene in un primo tempo tollerata dalle autorità locali, ma nel 1587 il daimyō Toyotomi Hideyoshi muta il suo atteggiamento nei confronti degli occidentali ed emana un decreto di espulsione dei missionari stranieri. Così Paolo, nel dicembre del 1596, viene arrestato con gli altri due compagni gesuiti, insieme a sei frati missionari spagnoli e ai loro diciassette discepoli locali, terziari francescani. Vengono crocifissi sulla collina di Tateyama, vicino a Nagasaki. Secondo la tradizione, Paolo continuò a predicare anche sulla croce, fino alla morte.

La notizia dell’efferato martirio colpisce anche i religiosi della Compagnia di Gesù di Palermo, come pure grande è stata l’impressione suscitata nel vicerè e nell’amministrazione cittadina. Così, dopo la canonizzazione dei Santi Ignazio di Loyola e di Francesco Saverio e dopo il miracolo dello scampato pericolo della peste a Palermo nel 1625, celebrato con la prima grande festa in onore di Santa Rosalia, il Senato di Palermo, memore del sacrificio dei tre gesuiti giapponesi, decide di proclamare i tre protomartiri compatroni della città insieme a Santa Rosalia, Sant’Agata, Santa Ninfa e Santa Cristina.

Sant’Ignazio di Loyola in un dipinto di Pieter Paul Rubens

Adesso Palermo ricorda i suoi “protettori” del Sol Levante con una conferenza-spettacolo curata da Giovanni Isgrò, docente di storia del teatro e dello spettacolo, storico ed esperto di drammaturgia sacra gesuitica. Lo spettacolo sarà realizzato dagli attori dell’associazione culturale B-Laterale, una giovane compagnia teatrale formata da attori diplomati all’Accademia del Dramma Antico di Siracusa, impegnati nel campo della drammaturgia contemporanea.

Casa Professa (foto tango7174, Wikipedia)

“Desideriamo fare conoscere ai cittadini una parte della storia di Palermo che è legata proprio alle figure di questi tre gesuiti. In particolare, l’evento culturale si inserisce in un contesto di performance dove si racconta l’avventura gesuitica in Giappone che inizia proprio con i tre protomartiri giapponesi – afferma Isgrò – che vennero uccisi insieme ad altri 23 cristiani con il martirio della croce. Noi cerchiamo di mettere in evidenza, con pochi segmenti pre-teatrali, quale è stato il significato di questo martirio. Lo spettacolo viene reso con lo stile della drammaturgia gesuitica che non tutti conoscono. Oggi la spina dorsale delle dinamiche drammaturgiche dell’età moderna è proprio ritrovabile nel teatro gesuitico”.

“Con questo incontro vogliamo lanciare il messaggio – spiega Giovanni Notari, padre gesuita, presidente del Cda del Gonzaga Campus – che noi gesuiti siamo il presente grazie all’impegno e alla testimonianza di tutti coloro che ci hanno preceduto. Pertanto, vogliamo offrire alla città una testimonianza pubblica dell’azione dei gesuiti a partire da queste testimonianze che danno luce al nostro impegno di oggi”.

Lavori in corso per il primo Parco dello Stile di Vita Mediterraneo

Cinque giornate a Caltanissetta, tra tavole rotonde e dibattiti, a cui partecipano accademici, esperti di turismo e rappresentanti delle istituzioni, per la promozione operativa del progetto che mette insieme agricoltura e turismo

di Marco Russo

Agricoltura e turismo sono i due pilastri di un progetto ambizioso che punta al rilancio culturale, sociale ed economico della Sicilia centrale. Ha preso il via oggi a Caltanissetta la quinta tappa per la promozione operativa del “Primo Parco dello Stile di Vita Mediterraneo”. Cinque giorni con 10 sedute in programma che si terranno al Teatro Margherita, il 27 e 28 novembre e il 2, 3 e 4 dicembre (qui il programma completo).

Scorcio di campagne siciliane

La manifestazione dal titolo “Tradizione, Innovazione e Generatività” vedrà alternarsi diversi relatori, tra cui accademici, esperti di turismo, rappresentanti delle istituzioni che, in questa tappa, lavoreranno per definire identità e assetto organizzativo, giuridico e funzionale del Parco, procedendo dalla formula preliminare dell’associazione alla fondazione di comunità. Più nel dettaglio, il primo giorno si tratterà di modello, governance ed organizzazione del Parco. Il secondo giorno si individueranno i requisiti di accesso al Parco e gli standard richiesti. La terza giornata sarà dedicata a nuovi stili di vita e comunità, poi si discuterà di valorizzazione tra la cultura intangibile e le eccellenze locali e, infine, il quinto giorno sarà dedicato alla formazione dello stile di vita mediterraneo.

 

Nel corso delle cinque giornate, saranno presenti, tra gli altri: il sottosegretario alle Infrastrutture, Giancarlo Cancelleri; il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci; l’assessore regionale alla Formazione, Roberto Lagalla; il vicepresidente dell’Ars, Angela Foti; il prefetto, Chiara Armenia; il sindaco di Campodipietra, Giuseppe Notartomaso; il sindaco di Acquaviva delle Fonti, Davide Carlucci; i sindaci di Agrigento ed Enna ed i Liberi Consorzi di Agrigento, Caltanissetta ed Enna. E ancora, il vescovo di Caltanissetta, monsignor Mario Russotto, i rettori delle Università degli Studi di Palermo, Catania ed Enna, i presidenti dei Consorzi Universitari di Agrigento, Caltanissetta e Ragusa i rappresentanti delle Accademie delle Belle Arti di Catania e Palermo.

Caltanissetta

La riuscita della manifestazione si deve anche all’integrazione del percorso promozionale del Parco con il progetto Interreg Md.net, che vede il Comune di Caltanissetta come capofila siciliano all’interno di una vasta rete formata da 13 partner del Mediterraneo con 9 paesi coinvolti (Italia, Portogallo, Croazia, Creta, Bosnia-Erzegovina, Spagna, Slovenia, Albania, Cipro), che è la proiezione internazionale del progetto del Parco.

La pasta alimento cardine della dieta mediterranea

“Nei pomeriggi – fanno sapere gli organizzatori – in collegamento i partner internazionali del progetto Interreg Md.net sulla Dieta Mediterranea a testimonianza delle buone pratiche e dei rappresentanti del grande partenariato pubblico, privato e sociale del Parco che animeranno i dibattiti sui temi proposti. La manifestazione rappresenta una svolta nella costruzione del Parco e sarà un momento importante per consolidare la nostra comunità e canalizzare le bellissime energie che si sono via via aggiunte al nostro percorso”.

L’albero dell’anno è siciliano: vince il Castagno dei Cento Cavalli

Il millenario monumento della natura vicino a Sant’Alfio, alle pendici dell’Etna, è arrivato primo nel concorso “Tree of the year 2021″

di Marco Russo

Leggenda vuole che fu rifugio per cento cavalieri durante un temporale. Riempì i taccuini dei viaggiatori del Grand Tour, che ne rimasero affascinati. È stato dichiarato Monumento Messaggero di pace durante un convegno internazionale dell’Unesco. È tra gli alberi più grandi del mondo, se non il più grande, se si potesse dimostrare che i tre fusti appartengono allo stesso corpo. È abituato ai primati il Castagno dei Cento Cavalli di Sant’Alfio, alle pendici dell’Etna, che oggi aggiunge una nuova medaglia al suo palmarès: l’albero siciliano è il vincitore del concorso “Tree of the year 2021″. La proclamazione del vincitore è avvenuta ieri a Buttrio, in provincia di Udine, in occasione della “Giornata nazionale dell’albero”.

Il Castagno dei Cento Cavalli

Arrivato tra i quattro finalisti, il castagno millenario di Sant’Alfio ha conquistato il pubblico con i suoi 28 metri di altezza e 68 di diametro della chioma. Sul diametro del tronco il dibattito è aperto: si presenta costituito da tre fusti, rispettivamente di 13, 20 e 21 metri; dunque la circonferenza potrebbe arrivare ad oltre 50 metri se si potesse affermare che i tre grossi fusti che compongono la sua struttura appartengono ad uno stesso albero. In questo caso sarebbe anche l’albero più grosso al mondo.

La targa dell’Italian Tree of the Year 2021

Nella votazione on line, ha raccolto 36.210 preferenze, distaccandosi di molto dal secondo classificato, il castagno di Grisolia di Cosenza, e adesso rappresenterà l’Italia nel 2022 per il titolo di “European Tree of the Year”. Gli altri alberi in gara erano il castagno di Nardo, che si trova nel bosco vicino a Morrice, sul confine tra Abruzzo e Molise, e quello di Laion, vicino a Bolzano, uno dei più grandi del Nord Italia. Scopo del concorso annuale, organizzato da Giant Trees Foundation onlus in collaborazione e con il patrocino del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, è puntare l’attenzione sulle bellezze naturalistiche della Penisola, sottolineando l’importanza dei vecchi alberi, patrimonio naturale e culturale.

Il Castagno dei Cento Cavalli dipinto da Jean-Pierre Houël

Un monumento verde la cui storia si fonde con la leggenda. Come quella di una misteriosa regina (che gli studiosi identificano in Giovanna d’Angiò o un secolo dopo d’Aragona) e di cento cavalieri con i loro destrieri, che, si narra, trovarono riparo da un temporale sotto le sue enormi fronde. È stato ritratto da molti viaggiatori del Grand Tour, fra i quali Patrick Brydone e Jean Houel, che nel 1787 rimase impressionato dalla sua grandezza: “La sua mole è tanto superiore a quella degli altri alberi, – scrive nel Voyage de la Sicile, de Malta e Lipari – che mai si può esprimere la sensazione provata nel descriverlo”.

Il tronco dell’albero

“Il monumentale ‘Castagno dei 100 cavalli’ del Comune di Sant’Alfio vince la sfida dell’anno e con lui vince la Sicilia e il suo patrimonio arboreo, legato alla popolazione e al territorio, che va sempre più tutelato e protetto – dice l’assessore regionale all’Ambiente, Toto Cordaro – adesso il plurimillenario castagno andrà a rappresentare l’Italia per il titolo europeo ‘European tree of the year per il 2022′”.

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