A Palazzo Mirto tra gli sfarzi dell’aristocrazia siciliana

Una speciale visita teatralizzata con guide turistiche in costume in quella che è stata per secoli la dimora della famiglia Filangeri

di Marco Russo

Un viaggio nel Settecento siciliano tra saloni sfarzosi e arredi d’epoca. Torna domenica prossima, 25 ottobre, dalle 15 alle 17,30, la visita teatralizzata a Palazzo Mirto, condotta per il festival Le Vie dei Tesori dalle guide multilingue dell’associazione Gta di Palermo (qui per prenotare). Una visita speciale in cui le guide indossano costumi dell’epoca accogliendo i visitatori come fossero i padroni di casa, per scoprire quella che è stata per secoli la dimora della famiglia Filangeri. C’è il principe Bernardo, mecenate che ristrutturò e ampliò l’antica dimora, poi la sua sposa, la principessa Vittoria Alliata di Villafranca, la madre e il vicerè dell’epoca che si passano il testimone, svelando stanza dopo stanza i tesori del piano nobile.

Un momento della visita teatralizzata

Così, cinque guide diventano attori mostrando i saloni affrescati e arredati con sfarzo e gusto originale che danno l’idea di come viveva la nobiltà nei secoli scorsi. Il piano nobile custodisce collezioni di porcellane, di orologi, di arazzi, ma si possono ammirare anche le collezioni di abiti d’epoca della famiglia Filangeri, cinque livree e marsine settecentesche. Nel salottino chiamato Diana una nicchia girevole con la statua di Apollo cela un passaggio segreto; mentre, al primo piano c’è il particolarissimo organo di Beyer – un rarissimo organo a cilindro del XIX secolo, costruito dal viennese Anton Beyer, “meccanico di corte” del Regno delle due Sicilie – e su al secondo piano c’è anche il prezioso salottino restaurato da Le Vie dei Tesori.

Palazzo Mirto

Nel piano nobile, si susseguono ambienti sontuosamente arredati, intorno ad un cortile pensile con una splendida fontana barocca e culminanti nel Salone del Baldacchino e nel Salone degli Arazzi. In quest’ultimo si svolgevano le feste e tutte le cerimonie ufficiali che scandivano la vita nobiliare e che tendevano ad esaltare l’eccellenza del casato, il suo indiscutibile prestigio, ma soprattutto rappresentavano l’occasione per ribadire l’appartenenza ad un ceto esclusivo.

Guida in costume d’epoca

L’edificio è il risultato di numerose trasformazioni che si sono succedute nei secoli: del palazzo seicentesco è rimasto poco perché nel 1793 l’edificio venne radicalmente trasformato, con la risistemazione dell’intero primo piano e la realizzazione del prospetto sulla via Lungarini e del portale sulla via Merlo. Altri rimaneggiamenti furono eseguiti nel corso dell’Ottocento a causa di nuove esigenze abitative dopo il matrimonio di Vittoria Filangeri con Ignazio Lanza avvenuto nel 1830, e poi nel 1876 quando fu rifatta la facciata sulla via Merlo e quella sul cortile, dove il nuovo ingresso creato verrà sottolineato da una pensilina, secondo la moda parigina di fine secolo.

La visita alla fontana barocca

Alla visita teatralizzata di domenica prossima, che arriva dopo la prima dell’11 ottobre, seguirà quella dell’ultima domenica del festival, l’8 novembre. “La prima visita è stata un successo, la gente era entusiasta e questo ci riempie di soddisfazione – dice Giovanni Masaniello, presidente dell’associazione Gta – i turni erano tutti pieni e si sono svolti in totale sicurezza, seguendo le regole del distanziamento sociale imposte dalla normative. Siamo pronti a questa seconda giornata con l’amore e la passione che mettiamo sempre nel nostro lavoro, ricordando però che non siamo attori, ma guide turistiche”.

Per tutte le informazioni e prenotazioni del festival visitare il sito www.leviedeitesori.com. È attivo, inoltre, il centro informazioni al numero 0918420000, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, compresi il sabato e la domenica.

A Trapani è ancora Festival tra passeggiate e visite

Dall’elegante Villa Aula, che torna ad aprire le sue porte, all’amatissimo Castello della Colombaia. Torna anche il tour di Luigi Biondo tra mito e storia

di Marco Russo

Un’ultima “coda settembrina” del Festival arricchirà il primo weekend di ottobre. In un’ideale staffetta le città protagoniste della prima parte de Le Vie dei Tesori che si è appena conclusa, passeranno il testimone alle nuove, recuperando e programmando visite, passeggiate e esperienze, alcune delle quali rinviate per il maltempo dei giorni scorsi.

Interni di Villa Aula

C’è ancora tempo, dunque, per un ultimo scampolo di Festival a Trapani, dove a grande richiesta, domenica prossima 4 ottobre, dalle 10 alle 18, aprirà ancora le sue porte l’elegante Villa Aula (qui per prenotare i coupon). In tanti hanno visitato, negli scorsi weekend, la signorile residenza di fine Ottocento fatta edificare dall’architetto Gaspare Incagnone, amministratore delegato della famiglia Florio. Dunque, chi non è riuscito a farlo, potrà perdersi tra sale in stile impero, salotti barocchi, arredi di gusto neoclassico e Liberty, ammirando le splendide vetrate di Bevilacqua e Gregorietti.

Passeggiata condotta da Luigi Biondo

Sempre nella città falcata, domenica alle 10, si replica la passeggiata d’autore tra storia e mito condotta da Luigi Biondo (qui per prenotare), a lungo direttore del Polo regionale per i siti culturali trapanesi e oggi direttore del Museo Riso di Palermo. Il tour, che inizia dalla Torre di Ligny, parte dalle origini mitologiche della città, per poi proseguire nel medioevo e nel barocco fino ai giorni nostri .

La Colombaia

Infine, ancora pochi posti disponibili per la gettonatissima esperienza al Castello della Colombaia, luogo da sempre più amato di Trapani. Sempre domenica, dalle 10 alle 18, si potrà ammirare, raggiungendola in barca, la fortezza che sorge su un’isoletta all’estremità orientale del porto (prenotazioni al numero 0918420000). Fortificazione sotto Carlo V, successivamente, tra il 1821 e il 1860, con i Borbone, venne destinata a carcere e rimase prigione fino alla costruzione del nuovo carcere in città, nel 1965: la visita comprende alcuni ambienti adibiti a celle, lo spazio per la mensa e per le cucine.

Sono, invece, già sold out gli altri eventi extra: i voli in piper sullo Stagnone di Marsala; le due passeggiate di Caltanissetta sulle orme dei minatori e nel quartiere degli Angeli, e il tour lungo l’antica via del Dromo a Messina.

Il prossimo weekend inizia la seconda parte del Festival nelle città di ottobre: Palermo, Monreale, Catania, Sciacca, Noto, Ragusa e Scicli. Per tutte le informazioni e prenotazioni sul visitare il sito www.leviedeitesori.com. È attivo, inoltre, il centro informazioni del Festival al numero 0918420000, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, compresi il sabato e la domenica.

“Tessere Cultura”, Ragusa laboratorio a cielo aperto

È alle battute finali il progetto che animerà le strade della città barocca, sabato 26 e domenica 27 settembre. Un programma alla scoperta di spazi insoliti, con una speciale caccia al tesoro

di Marco Russo

Un mosaico che prende forma dopo quasi un anno di lavoro. Un intreccio di fili tessuti da 40 giovani che hanno trasformato Ragusa in un grande laboratorio culturale. È alle battute finali il progetto Tessere Cultura, che animerà le strade della città barocca, sabato 26 e domenica 27 settembre. Un programma articolato che farà rivivere spazi insoliti, giocare tra le strade della città e visitare luoghi di grande interesse: dalla Rotonda di Maria Occhipinti ai Giardini Iblei, passando da Cava Velardo, dalla chiesa di San Rocco e molti altri tesori del centro storico (qui il programma completo).

Alcuni dei ragazzi che hanno partecipato al progetto

Ci sarà spazio anche per un’originale “Caccia ai balconi”, una caccia ai “tesori” della città, tra indovinelli, curiosità e indizi tra i monumenti più belli di Ragusa e in luoghi insoliti e poco noti. Un itinerario che da Ragusa Superiore porterà fino a Ibla attraverso scalinate, tortuosi vicoli e magnifici monumenti, seguendo il “filo rosso” dei balconi, elementi architettonici significativi per la storia della città. Un’esperienza quella della “Caccia ai balconi”, che, inoltre, farà parte della prossima edizione del Festival Le Vie dei Tesori, che tornerà a Ragusa nei tre fine settimana che vanno dal 3 al 18 ottobre (qui il programma).

La locandina del progetto

Il progetto Tessere Cultura ha l’obiettivo di valorizzare i beni di Ragusa e le attività delle associazioni giovanili locali per offrire ai giovani nuove opportunità di aggregazione e di espressione culturale. L’evento del prossimo weekend nasce dopo il lungo lavoro iniziato a novembre 2019 e proseguito senza sosta negli scorsi mesi, anche con incontri online durante il lockdown. Quaranta giovani hanno partecipato ai workshop formativi con esperti del settore culturale e si sono impegnati nei laboratori di produzione culturale che hanno come risultato le attività in programma sabato e domenica prossimi.

Uno scorcio di Ragusa Ibla

“L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha modificato i nostri piani. Abbiamo rallentato, ma non ci siamo fermati – spiega Federica Schembri, project manager di Tessere Cultura – . Durante il lockdown abbiamo spostato le nostre attività sul web con videoconferenze e strumenti digitali, appena è stato possibile ci siamo nuovamente incontrati. Non tutti i partecipanti hanno ricominciato subito a frequentare le attività, alcuni fino ad oggi, per motivi di salute, non hanno potuto rimettere il naso fuori casa. Stiamo adattando le nostre attività al momento storico che stiamo vivendo, nel rispetto delle misure anti-Covid19, perché crediamo sia giusto andare avanti”.

Vista su Ragusa dal campanile della cattedrale di San Giovanni

Il progetto è stato finanziato dalla Regione Siciliana e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è stato sviluppato dalle associazioni L’Argent e A.St.R.A.Co. insieme al Comune di Ragusa e al Libero Consorzio Comunale di Ragusa. “Abbiamo coinvolto tanti giovani tra i 17 e 35 anni, – racconta Armando Antista, presidente di A.St.R.A.Co. – abbiamo iniziato con un’attività di mappatura del territorio, individuando i punti più interessanti da far conoscere al grande pubblico, abbiamo lavorato ad un piano di comunicazione e ideato i contenuti culturali che saranno il fulcro dell’evento finale. Abbiamo dato loro strumenti e conoscenze per co-creare l’evento insieme”.

La Cava di Sabucina diventa teatro all’aperto

Il sito dove viene estratta ancora la pietra tipica di Caltanissetta, apre per la prima volta al pubblico con lo spettacolo “Al passo coi templi” di Marco Savatteri

di Marco Russo

Un luogo magico avvolto da leggende di tesori e storie di misteriosi mercati dove i frutti sono fatti d’oro. Un sito storico di Caltanissetta, sconosciuto ai cittadini, che adesso, per la prima volta, viene aperto al pubblico, trasformandosi per l’occasione in teatro all’aperto. La cava di Sabucina, dove ancora si estrae la preziosa pietra storicamente utilizzata per ville e palazzi della città, è un luogo tutto da scoprire, appena fuori dal centro abitato. In posizione strategica tra la riserva naturale di Capodarso, con le sue gole e le sue grotte, e l’area archeologica di Sabucina, dove sorgeva un villaggio costruito dai sicani e poi ampliato dai greci, la cava si prepara a una nuova vita.

Sopralluogo alla Cava di Sabucina

“Puntiamo molto su questo sito – spiega il vicesindaco e assessore alla Turismo di Caltanissetta, Grazia Giammusso – e il nostro obiettivo è di valorizzare un luogo che non è mai stato vissuto dai cittadini, pur essendo vicino a un’area archeologica e alla riserva naturale. È un sito di grande suggestione, inserito in un contesto paesaggistico unico, dove viene estratta una pietra caratteristica del nostro territorio che continua a vivere anche grazie alla lungimiranza di un imprenditore che sta tenendo viva la cava. Quello che ci auguriamo è che in questa zona possano nascere percorsi naturalistici, anche di cicloturismo, ad esempio, per valorizzare al meglio una zona periferica della città che molti nisseni non conoscono”.

Primo tassello della valorizzazione è lo spettacolo “Al passo coi templi – Il risveglio degli dei” di Marco Savatteri, andato in scena in anteprima assoluta all’alba, lo scorso 19 agosto, al Teatro Antico di Taormina, e adesso in programma alla Cava di Sabucina, domenica 20 settembre alle 18, promosso dal Comune e dal Consorzio Universitario e sostenuto dalla Regione Siciliana. Per raggiungere la Cava sarà messo a disposizione un bus-navetta con partenze a rotazione di 10 minuti fin dalle 16, nello spiazzo vicino alla chiesa della Madonna del Santo Rosario di Sabucina.

La locandina dello spettacolo

La performance, che intreccia insieme le diverse arti dello spettacolo con momenti di danza rituale e divinatoria, vede in scena cinquanta interpreti, tra cui le cantanti applauditissime a Taormina: il soprano lirico internazionale Rossana Potenza e Antonella Anastasi, nota al grande pubblico per la partecipazione a The Voice. In scena anche l’attore catanese Silvio Laviano nei panni di Ulisse e Zeus, Gianleo Licata in quelli di Fauno, gli artisti della Casa del Musical e ad alcuni studenti del progetto Arché, il corso di formazione artistica promosso dal Consorzio Universitario di Agrigento.

La cava di Sabucina

Un spettacolo al tramonto, tra le gesta di eroi e dei della mitologia, in un luogo carico di leggende. Come quella del pastorello che, cercando la sua pecora tutto il giorno, si addormentò in una caverna a Sabucina. Svegliato a mezzanotte da un vociare di gente, si ritrovò nel bel mezzo di una fiera dove acquistò delle arance che sotto la buccia erano fatte d’oro. Oppure l’altra storia di uno sfortunato barone che cercando il tesoro nascosto dentro a una grotta, rimase intrappolato nell’oscurità, lasciando fuori i suoi muli carichi d’oro. Leggende che hanno attraversato i secoli, creando un’aura di mistero intorno alla cava, che adesso si prepara a una nuova vita.

L’ingresso è gratuito con posti limitati. Per prenotazioni www.comune.caltanissetta.it.

I chioschi di piazza Verdi dichiarati beni di interesse culturale

Firmato un decreto della Regione che riconosce il valore storico e artistico dei piccoli gioielli liberty progettati da Ernesto Basile

di Marco Russo

Sono i due “custodi” del Teatro Massimo. Piccoli gioielli liberty da oltre un secolo punti di ritrovo per i palermitani. I chioschi Ribaudo e Vicari, progettati da Ernesto Basile, sono stati riconosciuti beni di interesse culturale dalla Regione Siciliana, con un decreto del Dipartimento regionale dei Beni culturali. La verifica era stata richiesta dal Comune di Palermo, proprietario degli storici chioschi, e dopo il parere positivo della Soprintendenza, è arrivato il decreto del Dipartimento, che sottolinea – si legge nel documento – come i due beni siano di “interesse storico, artistico e demoetnoantropologico, in quanto pregevoli esempi di microstruttura urbana, ancora oggi punto di riferimento per i palermitani”.

Chiosco Ribaudo

Il chiosco Ribaudo nella sua cupola conserva la cifra delle future costruzioni del Basile, così particolare da sembrare futurista, e invece risale a fine Ottocento, precisamente al 1894. Quella cupola, tipica delle torri carioca, era un omaggio-vezzo al viaggio in Brasile fatto dall’architetto palermitano, ma a rendere particolare lo stile sono anche i “merletti” in ferro battuto che fanno da contrasto con il rosso che fa da sfondo e su cui si staglia, in caratteri dorati, il nome Ribaudo. Una zona dove il Basile ha disseminato con il suo stile uno degli angoli più belli della città. Inizialmente adibito alla vendita di bibite, il chiosco – progettato in stretto dialogo con il teatro Massimo – vendeva soprattutto acqua e anice, molto in voga per i tempi, ma era anche biglietteria ed edicola. Poi ha iniziato a vendere tabacco e caramello, finendo per consolidarsi come tabaccheria.

Chiosco Vicari

Dall’altro lato, il chiosco Vicari, invece, costruito nel 1897, è un omaggio all’arte islamica, ispirato a un gusto eclettico di matrice neomoresca. Coniuga elementi attinti dalla tradizione locale con citazioni tratte dall’architettura coloniale vittoriana. Come nel precedente chiosco, la base è in marmo di Billiemi e la struttura è percorsa da un intarsio in legno abbinato a elementi in ferro battuto.

Riapre a Siracusa il museo “Paolo Orsi”

Chiuso da mesi a causa della pandemia, custodisce preziose opere di arte greca e romana, ceramiche, marmi e decorazioni architettoniche

di Marco Russo

È uno dei musei archeologici più importanti d’Europa, che custodisce preziose opere di arte greca e romana, ceramiche, marmi e decorazioni architettoniche. Chiuso da mesi a causa della pandemia, riapre da oggi al pubblico il Museo regionale “Paolo Orsi” di Siracusa, che, inoltre, ospiterà nelle prossime settimane la mostra “Il kouros ritrovato”, già stata allestita prima a Palermo e poi all’interno del Castello Ursino a Catania. La riapertura – fanno sapere dall’assessorato regionale ai Beni culturali – arriva dopo i necessari adeguamenti sanitari, per garantire le visite in tutta sicurezza.

Il Museo “Paolo Orsi” di Siracusa

Nel rispetto della normativa, ovvero con uso della mascherina e rilevazione della temperatura, saranno visitabili i settori C e D e il Medagliere nel seminterrato. Nel settore C sono esposti reperti delle sub-colonie di Siracusa: Akrai, Kasmenai, Camarina e Eloro. Nonché reperti provenienti da altri centri della Sicilia orientale e da Gela ed Agrigento. Il settore D, invece, posto al primo piano, contiene i reperti di epoca ellenistico-romana. Al suo interno sono contenuti alcuni tra i reperti più celebri del museo: la Venere Landolina, una statua di Eracle in riposo e uno spazio dedicato ai culti di epoca ellenistica a Siracusa. Vi sono inoltre alcuni oggetti d’oreficeria e monete siracusane.

La sala del Medagliere

Nel piano interrato, infine, è presente il medagliere dell’epoca antica aperto nel 2010, con preziosissime monete siracusane, gioielli e altre monete provenienti dalle aree limitrofe. Il medagliere è di assoluto valore vista la fattura e la qualità delle monete siracusane antiche. Tuttavia la collezione non si ferma solo all’epoca greca, ma giunge anche all’età moderna. “Restituire alla fruibilità il Paolo Orsi – dice l’assessore ai Beni culturali, Alberto Samonà – è un atto dovuto per la città, oltre che un modo attraverso cui il governo regionale può onorare al meglio la memoria del compianto Calogero Rizzuto, direttore del Parco archeologico di Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro e di Silvana Ruggeri, funzionaria del Museo Paolo Orsi, entrambi uccisi dal Covid”.

Il museo sarà aperto dal martedì al sabato dalle 9 alle 19 con orario continuato, la domenica e i festivi dalle 9 alle 14. La prenotazione è obbligatoria per garantire il rispetto delle procedure di sicurezza e potrà essere effettuata cliccando qui

Dallo Zen allo Sperone, la nuova vita delle periferie

Grazie ai fondi ex Gescal saranno riqualificate scuole, realizzati spazi aggregativi, sportivi, culturali e nuove aree verdi

di Marco Russo

Fondi chiusi nel cassetto da anni che adesso serviranno per ridare vita alle periferie di Palermo. Zen, Sperone, Borgo Nuovo, sono i quartieri che beneficeranno delle risorse provenienti dal fondo ex Gescal (acronimo di Gestione Case per i Lavoratori), destinato alla costruzione ed alla assegnazione di case ai lavoratori. Risorse di competenza regionale che erano bloccate da anni e recuperate grazie al Patto per Palermo del governo Renzi. Si tratta di un fondo complessivo di quasi 60 milioni di cui 28,7 andranno allo Zen, 24,7 allo Sperone e 5,1 a Borgo Nuovo.

Render del parco verde attrezzato di via Giuseppe Di Vittorio

Nel dettaglio, gli interventi previsti nei quartieri Sperone e San Filippo Neri (nome ufficiale dello Zen) sono stati presentati recentemente dall’assessore comunale alla Rigenerazione urbana, Maria Prestigiacomo a Palazzo delle Aquile. Per quanto riguarda Sperone, i progetti in tutto sono otto, e comprendono la riqualificazione di tre scuole, la costruzione di nuove strade e la realizzazione di un grosso spazio a verde attrezzato. Si tratta in particolare – fanno sapere dall’amministrazione comunale – dell’intervento di riqualificazione di via De Felice, dove si procederà alla realizzazione di spazi comuni e magazzini e alla realizzazione di alloggi a fini sociali, e quello di via Di Vittorio, dove su un’ampia area sarà realizzato del verde attrezzato con spazi sportivi (un campo polivalente e due piscine, di cui una riservata ai bambini) e spazi per attività culturali e sociali.

Murale sui palazzi dello Sperone

“Questi progetti, di cui il primo ad essere avviato sarà quello di via De Felice che è già esecutivo, mirano a rispondere alla domanda di spazi sociali e di aggregazione nel quartiere – ha detto l’assessore Prestigiacomo -. Una volta che i lavori saranno ultimati sarà fondamentale il ruolo che il tessuto sociale del territorio, con la Circoscrizione, le associazioni, le parrocchie e i comitati spontanei dei cittadini, potranno e dovranno svolgere per la gestione e la salvaguardia di questi nuovi beni comuni”.

Le palazzine dello Zen

I progetti previsti nel quartiere San Filippo Neri, invece – ha spiegato l’assessore – comprendono “la riqualificazione di due scuole già presenti nel quartiere, la costruzione di un nuovo asilo nido e la ristrutturazione del Baglio Mercadante che comprenderà un’area attrezzata a verde, un centro di quartiere, una ludoteca, una biblioteca, uno spazio per giovani e anziani, e un’area dedicata alle persone fragili. La cifra stanziata per questi interventi – ha aggiunto – è pari a 28 milioni, di cui 18 ex gescal e 10 del fondo Mercadante che il Comune ha fatto finanziare, ricorrendo a un altro fondo europeo, cofinananziando l’intera opera con 500mila euro attraverso la Cassa Depositi e Prestiti”.

Il quartiere San Filippo Neri

Già esecutivo il progetto che riguarda il baglio Mercadante, che andrà in gara dopo la firma del presidente della Regione. “Per le altre opere – ha continuato l’assessore Prestigiacomo – il Comune sta stipulando un accordo istituzionale con il Provveditorato per le opere pubbliche, che ci seguirà nelle progettazioni che non sono esecutive, oltre a un accordo con gli ordini professionali, possibile grazie alla nuova normativa introdotta dal cosiddetto ‘Decreto rilancio’ post Covid. Con la realizzazione di questi progetti – ha concluso – nasceranno molti spazi di aggregazione che renderanno il quartiere molto più vivibile: finalmente il San Filippo Neri diventerà centro, non sarà più periferia”.

In marcia su Monte Cofano per dire “no” agli incendi

Associazioni e cittadini si sono dati appuntamento nella riserva devastata dalle fiamme per protestare contro i roghi e la mancanza di prevenzione

di Marco Russo

Un cammino simbolico e di protesta tra scorci di natura arsa dal fuoco. L’obiettivo è sensibilizzare istituzioni e cittadini per dire “no” al triste e puntuale rito che ogni anno accompagna l’estate. È la marcia contro gli incendi, fissata per domenica 9 agosto, nella riserva di Monte Cofano, dove dieci giorni fa un violento rogo a distrutto diversi ettari macchia mediterranea (ve ne abbiamo parlato qui). L’appuntamento, organizzato da Legambiente Sicilia, con Agesci, Anci, Flai Cgil e Coldiretti, è alle 17 all’ingresso della riserva trapanese, lato Macari, via Frassino, nel territorio di Custonaci. La passeggiata sì svolgerà lungo la strada sterrata della riserva fino a dove sarà possibile, tenendo conto dei divieti di accesso presenti. Alla manifestazione hanno in pochi giorni aderito molte associazioni, tra cui il Wwf Sicilia e la sezione Nord Occidentale, Lipu, Cgil, Cai Sicilia, Italia Nostra, Rangers d’Italia, Ecomuseo del Mare, Arci e tante altre.

Monte Cofano in fiamme (foto Adriano Drago)

“Vanno in fumo ettari ed ettari di bellezza del nostro patrimonio naturalistico, di boschi e di macchia mediterranea – denunciano da Legambiente – . Non è il momento di indicare responsabilità, ritardi, disorganizzazione nella macchina degli interventi e soprattutto dell’atavica assenza di prevenzione. È il momento di dire ai siciliani, a tutti i siciliani, che è ora di reagire e dire basta. Non si può più accettare questa inerzia e questa passività. Bisogna prendere coscienza che questi delinquenti che appiccano le fiamme stanno bruciando il futuro di intere generazioni, stanno cancellando la speranza”.

Canadair in azione (foto Vincenzo Russo)

“Quest’anno, come ogni anno – si legge in una nota del Wwf Sicilia Nord Occidentale –  stiamo assistendo ad una sequenza impressionante di incendi in tutta la Sicilia che per le modalità con le quali si sono verificati e per i luoghi e i tempi scelti sono senza dubbio dolosi. Le cause saranno molteplici ma hanno in comune una caratteristica, la dolosità criminale. Da anni denunciamo questo fenomeno assieme ad altre associazioni ma rimaniamo inascoltati e nulla vediamo nascere per fronteggiare, anche parzialmente questa tragedia”.

Uno dei roghi delle ultime settimane (foto Giorgio De Simone)

Alla marcia, a cui sono attese centinaia di persone, aderisce anche il Comune di Palermo, come reso noto dal sindaco Leoluca Orlando. “Come tanti anni fa, quando la mobilitazione dei cittadini salvò quella che è oggi divenuta la riserva dello Zingaro – afferma Orlando – ad oggi devono essere i cittadini ad assumere in prima persona un ruolo attivo per combattere questa piaga sociale e ambientale. Le centinaia di incendi dolosi che colpiscono la Sicilia ogni anno, che sono favoriti e a loro volta favoriscono temperature sempre più torride e sempre maggiore riscaldamento globale, danneggiano in modo sempre più violento tutta la nostra regione, causando devastazioni, lutti e impoverimento. Occorre affiancare a vere politiche di tutela delle nostre aree naturali, di rimboschimento e di rinaturalizzazione, un’efficace azione di promozione culturale perché tutti comprendano che ogni albero, ogni ettaro di terreno bruciato, costituisce un’ipoteca sul futuro dei nostri figli e nipoti”.

Recuperato un rostro della battaglia delle Egadi

Un’operazione condotta dalla Soprintendenza del Mare, che ha anche un significato simbolico perché avvenuta il giorno del compleanno di Sebastiano Tusa

di Marco Russo

Il mare siciliano ha restituito un altro tesoro. Un rostro della battaglia delle Egadi è stato recuperato ieri al largo di Levanzo. Un’operazione che, oltre al grande valore archeologico, ha anche un significato simbolico perché avvenuta il 2 agosto, giorno del compleanno di Sebastiano Tusa, che aveva dato avvio alle ricerche sulla storica battaglia tra romani e cartaginesi.

Il rostro tirato fuori dal mare

Il rostro – arma da sfondamento che veniva montata sulle navi per affondare le imbarcazioni nemiche – giaceva nei fondali a nord ovest dell’isola di Levanzo. L’operazione, a bordo di un guardacoste della Guardia di finanza, è stata condotta dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana con il Nucleo sommozzatori dei finanzieri di Palermo, in collaborazione con i subacquei altofondalisti della Gue, Global underwater explorer, guidati da Francesco Spaggiari e Mario Arena. Sulla motovedetta, presenti l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà; la soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni; il gruppo subacqueo della Soprintendenza del Mare e i militari delle Fiamme gialle.

Il rostro recuperato al largo di Levanzo

Insieme al rostro, che insieme agli altri ritrovati, era stato scoperto da Sebastiano Tusa, sono state anche portate in superficie una spada e diverse monete. Al termine delle operazioni, il rostro è stato trasportato a Favignana, dove la delegazione, guidata dall’assessore Samonà, è stata accolta dal vicesindaco Lorenzo Ceraulo. Il rostro è adesso custodito nell’ex Stabilimento Florio dell’isola, dove, in una sala allestita con elementi multimediali, sono esposti i rostri e gli elmi recuperati nelle campagne precedenti. La storia della battaglia è completata da una proiezione immersiva su sei schermi che racconta il tragico scontro tra le due flotte dal punto di vista dei due comandanti, Lutazio Catulo e Annone.

Il rostro recuperato con il suppporto dei finanzieri

“Il recupero di oggi – sottolinea Samonà – conferma la volontà del governo Musumeci di continuare la preziosa attività dell’indimenticabile Sebastiano Tusa e di dare la giusta rilevanza alle ricerche e alle indagini sul vasto patrimonio sommerso, di cui il nostro mare è custode”.

Riapre dopo cinque anni il viadotto Himera

Inaugurato il ponte dell’A19 che nell’aprile del 2015 si inclinò a causa di una frana. La nuova opera ha comportato un investimento di 12,5 milioni

di Marco Russo

Ci sono voluti cinque anni di lavori, rinvii e polemiche, ma alla fine il viadotto Himera è nuovamente aperto al traffico. Questa mattina l’inaugurazione del ponte sull’A19 Palermo-Catania, che nell’aprile del 2015 si inclinò appoggiandosi all’altra carreggiata, a causa di una frana che provocò il cedimento di tre piloni. Al taglio del nastro oggi hanno partecipato, tra gli altri, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, il viceministro Giancarlo Cancelleri, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e l’amministratore delegato di Anas, Massimo Simonini. Hanno disertato l’inaugurazione, in polemica per i ritardi nella consegna dell’opera, i rappresentanti del governo della Regione Siciliana.

Il taglio del nastro

Il nuovo viadotto Himera, che ha comportato un investimento complessivo di 12,5 milioni, è stato realizzato in acciaio, con tre campate di grande luce per uno sviluppo complessivo di 270 metri. La campata centrale, volutamente progettata con una luce di 130 metri, consente di scavalcare la frana che interessa l’area, mentre le due pile e le relative fondazioni sono state posizionate ai margini della stessa e dimensionate per resistere al complesso quadro geomorfologico esistente sui versanti. La realizzazione del viadotto – sottolineano dall’Anas – è stato un percorso complesso che ha visto scontare “le criticità legate all’iter per autorizzazioni, durato 37 mesi, alla crisi finanziaria delle aziende incaricate dei lavori, e nella fase finale alle difficoltà di reperimento di uomini e materie prime a causa del lockdown”.

Il viadotto dopo la frana

Un’accelerazione è stata impressa al termine del periodo di quarantena: già all’inizio di giugno erano state avviate le fasi propedeutiche al varo del nuovo impalcato, quali la chiusura della bretella in by-pass al viadotto e, nella seconda metà di giugno, è stato effettuato il varo in quota dei sette conci. Nelle settimane successive, si è poi proceduto all’installazione delle predalles, lastre piane utilizzate per la realizzazione delle solette dell’impalcato sulle quali è stato eseguito, in due nottate differenti per gestire al meglio il peso, il getto di calcestruzzo.

Il ministro De Micheli durante l’inaugurazione

“Noi oggi in Sicilia e nel paese intero abbiamo fatto un grandissimo investimento su sicurezza e manutenzione – ha detto il ministro De Micheli nel corso dell’inaugurazione – . Abbiamo introdotto nuove norme sulle sicurezza che per la prima volta rendono il paese uguale siamo all’inizio di questa attività. Per la Sicilia – ha aggiunto – ci sono a disposizione quasi 18 miliardi tra strade e autostrade e undici miliardi per le ferrovie”. Sui ritardi che hanno accompagnato i lavori, il ministro ha chiarito: “Nel caso specifico di questo viadotto ci sono state situazioni legate all’impresa che ha vinto la gara. Abbiamo nel decreto semplificazione una modalità per la quale nel caso dovessero accadere in altri cantieri situazioni di questo tipo sarà consentito ad Anas di potere cambiare le aziende rapidamente per non sospendere i cantieri”.

Il viadotto prima della demolizione

Il viceministro Cancelleri ammette che il viadotto “per troppo tempo ha rappresentato una grande vergogna alla nostra terra”, sottolineando però che “le lamiere che oggi costituiscono il ponte, sono arrivate in cantiere smontante il 31 dicembre del 2019, fate il conto in quanti mesi abbiamo costruito questo poste. Questo significa che le cose si possono fare bene e velocemente”. Il sindaco Orlando, invece, ha ribadito l’importanza della sinergia tra le istituzioni per il completamento dell’opera. “Certamente oggi non siamo qui per festeggiare – ha dichiarato Orlando – ma per confermare una fattiva collaborazione tra le istituzioni e, soprattutto, per chiedere che si accerti la responsabilità dei ritardi. Ci siamo trovati infatti di fronte a tanti progetti sbagliati qui e altrove”.

Il viadotto Himera pochi giorni prima dell’inaugurazione

“La costruzione del nuovo viadotto – ha dichiarato infine Simonini – rientra nell’ambito del grande piano di manutenzione da 870 milioni di euro in corso lungo tutta l’autostrada, piano che è compreso nel totale degli investimenti complessivi di Anas per la Sicilia, pari a 4,4 miliardi di euro, sia per la manutenzione programmata che per le nuove opere, a testimonianza del grande impegno dell’azienda per l’isola”.

Le Vie dei Tesori News

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