Giornata delle guide turistiche: le visite in Sicilia

Chiese, musei e palazzi aperti in occasione della manifestazione dedicata ai temi della tutela del patrimonio e del turismo sostenibile

di Marco Russo

Scoprire luoghi preziosi ma meno conosciuti, contribuire concretamente alla tutela del patrimonio e far conoscere una figura professionale nel suo ruolo di “ambasciatore” del territorio. Sono questi gli obiettivi della Giornata internazionale della guida turistica, che torna anche quest’anno con visite guidate in tutta Italia. La Giornata si celebra il 21 febbraio, ma dal 2013 le guide italiane scelgono anche un weekend in cui proporre ulteriori visite guidate gratuite a cittadini e turisti, con ottimi risultati di pubblico (mediamente 20mila visitatori).

L’acropoli di Selinunte

Quest’anno la manifestazione – istituita nel 1990 dalla World federation tourist guide Associations, è promossa Italia dall’Associazione nazionale guide turistiche (Angt) – sarà dedicata a Marcella Bagnasco, scomparsa nel 2019: donna colta e appassionata, socia fondatrice e per molti anni presidente di Angt, è sempre stata fiera sostenitrice di tutte le manifestazioni che danno risalto alla figura professionale della guida turistica abilitata. L’edizione 2020, anche a seguito dei danni provocati nello scorso autunno dall’acqua alta a Venezia e dal maltempo in molte regioni, è dedicata ai temi della tutela del patrimonio e del turismo sostenibile.

Il Duomo e il Municipio di Termini Imerese

Anche in Sicilia, come nel resto d’Italia, sono previsti diversi appuntamenti. Tra quelli in programma, in occasione della Giornata, l’associazione Gta – Guide turistiche abilitate, propone con una visita guidata tra le bellezze di Termini Imerese, nel Palermitano. Sono previsti due appuntamenti, sabato 29 febbraio e domenica 1 marzo, con visite alle 9,30, 10,30, 15 e 16, con appuntamento al pianoro della Chiesa Madre, davanti al Municipio. La passeggiata prevede la visita della Cammara picta, la sala con affreschi manieristi all’interno del palazzo municipale. Nei quattro fronti è possibile ammirare una sequenza di affreschi compiuti nel 1610 dal pittore termitano Vincenzo La Barbera. In queste pitture si illustrano gli avvenimenti principali di Himera e di Thermae Himeresenses. La giornata proseguirà con la visita al Duomo, alla Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, ai resti dell’anfiteatro e della curia, per finire tra le sale del Museo civico.

La Cattedrale di Noto

Nel Trapanese, l’1 marzo alle 10,30 e alle 11,30, l’Associazione Guide turistiche Trapani e Sicilia occidentale condurrà alla scoperta di Segesta e Selinunte, con ingressi gratuiti ai parchi archeologici in coincidenza con la prima domenica del mese. Appuntamenti anche a Noto, venerdì 21, sabato 29 febbraio e domenica 1 marzo, con la manifestazione “Storie di… ordinaria aristocrazia netina”. Le guide turistiche condurranno visite al Museo del Barocco, a Palazzo Impellizzeri, nelle chiese della Santissima Annunziata e di Santa Caterina, nel quartiere Agliastrello, e per finire nei palazzi Astuto e Trigona. La partenze è al Museo del Barocco di via Garibaldi.

La Cattedrale di Catania

A Catania, l’Associazione regionale Guide Sicilia e il Rotary Club Catania Est offriranno – sabato 22 febbraio alle 10, con appuntamento in piazza Duomo – una visita guidata di un paio d’ore nel centro della città alla scoperta di edifici del XVIII e del XIX secolo, tra cui anche la sede dell’Arciconfraternita dei Bianchi. Un’attenzione speciale sarà dedicata alle famiglie con bambini.

Per informazioni sulle visite a Termini Imerese, scrivere una email a info@guidepalermo.it o contattare via Whatsapp il 3358111954. Per Segesta e Selinunte telefonare al 3518559345. Per Noto prenotazioni all’infopoint, chiamando il 3394816218 o all’Associazione guide turistiche Noto al 3333494488. Per Catania scrivere a info@guidesicilia.com.

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Scavo archeologico diventa laboratorio d’integrazione

A Chiaramonte Gulfi, nel Ragusano, migranti richiedenti asilo e minori sottoposti a procedimento penale lavorano insieme ai ricercatori

di Marco Russo

Uno scavo archeologico si trasforma in laboratorio di integrazione sociale. Accade a Chiaramonte Gulfi, nel Ragusano, dove i migranti inseriti nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) e i minori sottoposti a procedimento penale, lavorano insieme agli archeologi allo scavo di contrada San Nicola Giglia, dove è stata scoperta una necropoli con ben 110 sepolture databili tra il III e gli inizi del V secolo dopo Cristo.

Migranti e ricercatori durante gli scavi (foto Unibo.it)

Il progetto avviato nel 2018 e che prosegue ancora adesso, è nato da una sinergia tra l’Università di Bologna, con i docenti Isabella Baldini e Salvatore Cosentino, la Soprintendenza archeologica di Ragusa, il Comune e la cooperativa sociale “Nostra Signora di Gulfi”, che è proprietaria dell’intera area di scavi estesa per oltre 12 ettari. Un lavoro importante dal punto di vista archeologico e sociale, che viene presentato il 12 febbraio nella Sala Rossa del Centro internazionale di Studi umanistici “Umberto Eco” di Bologna, alla presenza di esperti e rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sindaco di Chiaramonte Gulfi, Sebastiano Gurrieri, e il soprintendende dei Beni culturali di Ragusa, Giorgio Battaglia. L’attività rappresenta un esempio virtuoso d’intesa tra pubblico e privato perché, accanto a ricercatori e studenti, lavorano richiedenti asilo e minori, beneficiari delle borse-lavoro attivate dalla cooperativa, in un progetto di integrazione sociale che favorisce l’acquisizione di abilità professionali da spendere anche in futuro.

Una delle tombe (foto Unibo.it)

La necropoli di contrada San Nicola Giglia – si legge nel progetto archeologico dell’Università di Bologna – è parte di un grande insediamento rurale di epoca imperiale, tardoantica e, si presume, bizantina. Nell’area, nota anche grazie agli scritti redatti alla fine dell’Ottocento dal barone Corrado Melfi, sono stati rinvenuti, oltre alle tombe, numerosi oggetti di ornamento personale (orecchini, anelli e collane in bronzo, argento, oro o vetro), monete, contenitori di ceramica (coppe, piatti, brocche e lucerne) e metalli. Il sito costituisce un cantiere di lavoro eccezionalmente importante per l’ampiezza della necropoli e la consistenza dei resti umani che si stanno rinvenendo. Ciò ha consentito agli archeologi di impostare una ricerca antropologica paradigmatica sulla comunità.

I partecipanti alla campagna di scavo del 2019 (foto Unibo.it)

“Lo scavo di Chiaramonte Gulfi – commenta Maria Carmela Oliva, specializzanda in Beni archeologici all’Università di Bologna – è un’opportunità di crescita non soltanto dal punto di vista formativo, ma anche umano: offre la possibilità di interagire con un mondo differente da quello che fa parte della ruotine quotidiana. Gli studenti hanno l’occasione di maturare una visione differente della realtà, intesa in questo caso come diversità che integra ciò che di solito consideriamo dissimile. È un incontro di esperienze differenti che si completano sul lavoro”.

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La spiaggia “divorata”, Eraclea pronta a rinascere

Via libera alle analisi sulla sabbia destinata al ripristino del litorale agrigentino, da anni flagellato dall’erosione costiera

di Marco Russo

Un pezzo di costa ormai quasi sparita, risucchiata dal mare. Alberi crollati, stabilimenti balneari distrutti, strade danneggiate: sono le ferite aperte dell’erosione che da anni affligge la spiaggia di Eraclea Minoa, nell’Agrigentino. Una vera e propria emergenza ambientale su cui sono impegnati su più fronti, ambientalisti, enti locali, forze dell’ordine e istituzioni.

Danni a uno stabilimento

Un nuovo passo avanti verso il recupero della spiaggia arriva dal via libera alle analisi sulla sabbia destinata al ripristino del litorale. L’Ufficio contro il dissesto idrogeologico, guidato dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, – fanno sapere dalla Regione – ha affidato le analisi sulla sabbia da estrarre dal porto di Siculiana Marina e che dovrà essere utilizzata per ripristinare la spiaggia di Eraclea. Ad effettuarle sarà il Cibm (Consorzio per il centro interuniversitario di Livorno), che si è aggiudicato la gara bandita dalla Struttura commissariale diretta da Maurizio Croce. Si tratta di un passaggio indispensabile per dare il via libera ai lavori di dragaggio e, quindi, al ripascimento della spiaggia che – è stato calcolato – arretra ogni anno di circa 13 metri.

Alberi sradicati sulla spiaggia

La caratterizzazione dei sedimenti marini, che dovrà ricevere il benestare dalla commissione Via/Vas dell’assessorato del Territorio e ambiente, non sembra comunque un ostacolo: in passato, per ben due volte – nel 2008 e nel 2017 – le analisi hanno sancito l’assenza di tossicità e la compatibilità con le caratteristiche fisiche della sabbia del litorale di Eraclea Minoa.

Erosione costiera a Eraclea Minoa

Si procede a grandi passi, dunque, per porre fine a quella che il Piano di assetto idrogeologico, redatto dall’Arta Sicilia nel 2006, definì una condizione di rischio e di pericolosità per quasi tre chilometri di costa aggrediti da un accentuato fenomeno di erosione che, recentemente, ha coinvolto pure alcuni tratti della retrostante pineta, oltre a danneggiare diverse strutture turistiche. Le risorse stanziate ammontano ad oltre quattro milioni di euro e l’intervento prevede anche la realizzazione di tre pennelli a mare costituiti da massi ciclopici.

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Restauro alla Cuba, un progetto per i padiglioni

Finanziamenti in arrivo per recuperare gli edifici attorno al monumento normanno. Previste anche nuove indagini archeologiche

di Marco Russo

Ridare lustro al complesso monumentale della Cuba, uno dei sollazzi normanni di Palermo. È l’obiettivo di un progetto della Soprintendenza dei Beni culturali, recentemente ammesso a un finanziamento di un milione di euro, con fondi del Po Fesr 2014-2020, come si legge in un decreto firmato dal dirigente del Dipartimento dei Beni culturali, Sergio Alessandro. Si tratta di uno stralcio di un progetto più complessivo curato dall’Unità operativa archeologica che riguarda gli edifici che circondano l’antica peschiera, quello che un tempo era lo specchio d’acqua su cui “sorgeva” il padiglione.

Muqarnas all’interno della Cuba (foto Sebastian Fischer, Wikipedia)

Il progetto, che prevede sia lavori di restauro che indagini archeologiche, ha l’obiettivo di  recuperare i fabbricati che si affacciano su corso Calatafimi, accanto al portone d’ingresso. “Gli interventi di manutenzione che abbiamo fatto in passato non hanno impedito la ricrescita dell’erba e un generale effetto di trascuratezza interna ed esterna, sia su corso Calatafimi, sia sul fronte interno antistante la Cuba – spiega a Le Vie dei Tesori News, la soprintendente Lina Bellanca – . Si tratta di un progetto che, oltre al recupero dei fabbricati, si abbina anche a ulteriori indagini di natura archeologica sul sito”. I lavori, concluso l’iter per il finanziamento, non riguarderanno, dunque, direttamente il monumento normanno, che – sottolinea ancora la soprintendente – gode di “una buona conservazione anche grazie ai precedenti restauri fatti anni fa, con interventi limitati, ma assolutamente appropriati, che hanno avuto una buona resa nel tempo”.

Epigrafe della Cuba (foto Stendhal55, Wikipedia)

Costruita nel 1180 per il re Guglielmo II al centro del Genoardo – il grande parco normanno – la Cuba era uno dei “sollazzi” in cui il sovrano e la sua corte trascorrevano ore piacevoli al fresco delle fontane e dei giardini di agrumi, riposandosi nelle ore diurne o con feste e cerimonie la sera. Le notizie sul committente e sulla data di costruzione sono esatte grazie all’epigrafe posta sul muretto d’attico dell’edificio. La parte più importante, quella sul committente, era dispersa e fu ritrovata da Michele Amari nel XIX secolo, scavando ai piedi della Cuba. Nei secoli successivi, la Cuba fu destinata agli usi più vari. Il lago fu prosciugato e sulle rive furono costruiti dei padiglioni, usati come lazzaretto dalla peste del 1576 al 1621. Poi fu alloggio per una compagnia di mercenari borgognoni ed infine proprietà dello Stato nel 1921. Passato alla Regione Siciliana, negli anni ’80 del secolo scorso, comincia il restauro che riporta alla luce le strutture del XII secolo. Oggi è in attesa di essere inserita tra i monumenti dell’itinerario Unsco arabo-normanno di Palermo, Cefalù e Monreale.

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I sentieri del Parco delle Madonie si rifanno il look

Dopo anni di attesa, inizieranno i lavori di manutenzione di alcuni dei percorsi. Previsti punti d’acqua, cartelli turistici, muretti a secco, staccionate e ponticelli

di Marco Russo

Una rete capillare che attraversa 40mila ettari di natura. Sono i sentieri del Parco delle Madonie, una sessantina di percorsi che permettono di addentrarsi in una delle aree protette più ricche di biodiverità dell’intera Sicilia. Dopo anni di attesa, la rete sentieristica del Parco potrà essere nuovamente all’altezza del territorio che attraversa. Il Comitato esecutivo dell’Ente Parco delle Madonie ha, infatti, approvato il progetto di “manutenzione e ripristino della rete sentieristica”, che porterà all’avvio dei lavori su quattordici sentieri realizzati dal Dipartimento dello Sviluppo Rurale e Territoriale della Regione Siciliana, verosimilmente entro la prossima estate.

Uno scorcio delle Madonie

Risale all’ormai lontano 1999 – fanno sapere dal Parco – la sottoscrizione della convenzione tra lo stesso ente, l’assessorato regionale Territorio e Ambiente e l’Azienda regionale Foreste per l’avvio dei lavori di manutenzione della rete sentieristica, che si sarebbero dovuti realizzare, così come previsti nell’ambito del Programma triennale ambiente 1994-1996 del Ministero dell’Ambiente, all’interno delle aree demaniali ricadenti in area protetta.

Uno dei sentieri del Parco

Il finanziamento concesso all’Ente Parco, ammonta a 1.095.319 euro oltre alla quota di cofinanziamento dello stesso ente di circa 400mila euro per interventi di comunicazione e promozione. Il progetto approvato prevede la sistemazione di 14 sentieri, la tabellazione e la realizzazione di diversi pagliai, punti d’acqua, staccionate, ponticelli in legno, muretti a secco ed opere di ingegneria naturalistica per più di 100 chilometri di sviluppo. L’apposizione di idonea segnaletica darà agli escursionisti tutti i dati necessari circa la percorribilità e la fruizione degli stessi in condizioni di garanzia e sicurezza ambientale.

Il laghetto di Piano Zucchi

“I lavori di recupero e di valorizzazione della sentieristica – ha sottolineato il commissario straordinario, Salvatore Caltagirone – hanno in sé un chiaro interesse collettivo, integrandosi con il sistema economico e culturale dell’intero territorio e diventando parte di un ampio programma di promozione delle diverse risorse naturali e culturali. Si tratta di un altro passo in avanti nella realizzazione di opere infrastrutturali nel Parco e un vantaggio per le economie locali”.

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Rinascono i tesori di Mozia, al via il restauro dei monumenti

Nuova fase di lavori sull’isola, dove sono in corso interventi di riqualificazione per aumentare l’attrattività turistica del sito archeologico e naturalistico

di Marco Russo

Mozia si prepara a risplendere. Finalmente può cominciare la nuova fase di lavori relativa agli interventi di restauro nella piccola isola di San Pantaleo, nello Stagnone di Marsala, che un tempo ospitava l’antica colonia fenicia. La Regione Siciliana, attraverso la Soprintendenza dei Beni culturali di Trapani, ha stipulato con la ditta aggiudicataria – la Ar Arte e restauro – il contratto per l’intervento di riqualificazione ambientale, di restauro archeologico e di valorizzazione del sito. Lo ha annunciato il governatore Nello Musumeci, che lo scorso settembre si era recato a Mozia e aveva parlato dei progetti portati avanti per il rilancio dell’isola, dove sono in corso i lavori avviati da Sebastiano Tusa, con un investimento di 4 milioni e mezzo.

Nello Musumeci a Mozia

“A questi altri lavori – spiega il presidente Musumeci – abbiamo destinato le risorse del Po Fesr 2014-2020 per oltre un milione e 600mila euro. Mozia rappresenta un unicum di eccezionale valore nel panorama mondiale dell’archeologia, come testimonianza ancora integra della civiltà fenicia, ma è anche allo stesso tempo uno dei contesti ambientali e paesaggistici meglio conservati. Qui la laguna, le saline, le vigne, la flora e la fauna di terra e di mare esercitano da sempre un fortissimo richiamo per i turisti provenienti da ogni parte del mondo. Si tratta, senza dubbio, di una delle tante perle naturali del nostro territorio che bisogna proteggere e valorizzare”.

La Porta Sud

I nuovi interventi – fanno sapere dalla Regione – riguarderanno principalmente i monumenti archeologici, agendo anzitutto sulle strutture murarie: dal “Luogo di arsione” al “Santuario di Cappiddazzu”, dalla zona di “Porta Nord” a quella delle “Fortificazioni”. E, ancora, la “Casa dei Mosaici”, la “Casermetta”, la zona di “Porta Sud”, le zone Zone A e B dell’isola e il “Kothon”. I primi lavori sono già in fase avanzata di realizzazione e riguardano il rilevamento topografico, la sistemazione del verde e degli arredi esterni, nuovi sentieri in terra battuta e anche una rete dati wi-fi. Il progetto prevede, inoltre, la realizzazione di un archivio informatico su base cartografica per la gestione dei dati archeologici territoriali.

La necropoli

A ciò si aggiungono una serie di servizi finalizzati a migliorare la gestione e a potenziare la capacità di attrazione turistica: la creazione di una rete geodetica, utile alla realizzazione di tutte le infrastrutture informatiche; l’esecuzione di un rilievo aerofotogrammetrico dell’intera isola; la creazione di un Sistema informativo territoriale (Sit); il posizionamento in punti strategici di alcuni cannocchiali Focus, strumenti per l’osservazione naturale assistita con relativa banca dati ipermediale multilingue. È previsto, inoltre, un servizio di bike-sharing con due tipologie di mezzi: la classica bici a pedali e quella a pedalata assistita. Le biciclette saranno tutte dotate di antenna Gps ed equipaggiate con telecamera per un’esperienza innovativa: sarà infatti possibile girare per Mozia con il mezzo ecologico per eccellenza e, grazie a un’App, condividere i contenuti video sulle piattaforme social. “Non abbiamo trascurato alcun aspetto – conclude Musumeci – per preservare il grande patrimonio che ha reso celebre Mozia in tutto il mondo e per dotarla, allo stesso tempo, di strumenti moderni che consentano di apprezzarla fino in fondo, rendendola ancora più interessante e confortevole”.

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Tornerà in piedi uno dei telamoni del Tempio di Zeus

Il progetto di ricostruzione della gigantesca statua rientra tra le iniziative per celebrare i 2600 anni della fondazione dell’antica Akragas

di Marco Russo

Sarà un 2020 speciale per Agrigento e la sua Valle dei Templi. Sono tanti gli eventi previsti per celebrare i 2600 anni della fondazione dell’antica Akragas. Tra le iniziative in programma, forse la più ambiziosa e simbolica, è la ricostruzione in posizione verticale di uno dei grandi telamoni del Tempio di Giove. Il progetto è stato annunciato dal sindaco Lillo Firetto pochi giorni fa.

Rovine del Tempio di Zeus (foto José Luiz Bernardes Ribeiro, da Wikipedia)

“Tra le attività in programma per il 2020, una grande opera: sarà visibile in posizione verticale uno dei telamoni del Tempio di Zeus – ha fatto sapere il primo cittadino di Agrigento – . Un elemento architettonico colossale che verrà ricostruito con reperti originali. Risorgerà uno dei giganti autentici che sorreggeva la trabeazione del tempio, e che, come tutti sanno, era uno dei più grandi dell’antichità. Tornerà in posizione verticale con i reperti che erano stati rinvenuti dagli archeologi nell’area di scavo. Sarà il modo migliore per celebrare il nuovo anno e i 2600 anni dalla fondazione della città di Akragas”.

Progetto di ricostruzione del Telamone (foto da Facebook)

Un progetto di cui si parla da anni e che adesso sembrerebbe prossimo alla realizzazione, insieme a una parziale ricostruzione dello stesso Tempio di Zeus. “Con l’intervento finanziario dal Parco archeologico – aggiunge Firetto – si realizza ciò che da tempo era stato auspicato da studiosi, appassionati e semplici cittadini. Agrigento celebra la grandezza dell’antica città con un’azione di recupero della propria memoria, attraverso cui fa rivivere il proprio senso di appartenenza a un territorio che da tutti merita profondo amore e rispetto. L’attrattività dell’area archeologica e della città ne sarà indubbiamente potenziata”.

Ricostruzione del Tempio di Zeus (foto poudou99, da Wikipedia)

Tornerà, così, in piedi una delle maestose statue alte quasi 8 metri che sostenevano il grande Tempio di Giove Olimpico, essa stessa una delle costruzioni più imponenti antichità. L’immensa piattaforma rettangolare, di cui oggi rimangono solo ruderi rilevanti, era rivolta ad oriente e misurava 113 metri in lunghezza e 56 in larghezza. Venne eretto dopo la vittoria di Himera sui Cartaginesi del 480-479 avanti Cristo, e oggi è ridotto a un campo di rovine. A partire dal Mediovevo iniziò progressivamente il suo declino a causa delle calamità naturali, terremoti, intemperie, ma anche per mano dell’uomo, poiché in epoca moderna, nel XVIII secolo, l’edificio venne usato come cava di pietra per la realizzazione dei moli di Porto Empedocle.

Rovine del Tempio di Zeus (foto Palickap, da Wikipedia)

L’aspetto complessivo del tempio è nelle grandi linee noto, ma sussistono ancora molte controversie su particolari importanti della ricostruzione dell’alzato, cui è dedicata un’intera sala del museo archeologico di Agrigento. Il solo Telamone, finora rimesso in piedi – ricomposto nel 1825 – si erge imponente all’interno del museo e, tra le rovine del tempio, si trova anche sua una riproduzione adagiata a terra.

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Tutti i numeri di Palermo Capitale della Cultura

Il riconoscimento ha generato un impatto economico diretto di oltre 16 milioni di euro, migliorando l’immagine della città e l’offerta ricettiva

di Marco Russo

Una ricaduta economica sul territorio di oltre 16 milioni di euro, 2.700 iniziative per un investimento complessivo di circa 39 milioni, che ha coinvolto ben 33 partner. Questi sono in sintesi i frutti raccolti da Palermo Capitale italiana della Cultura. I dati sono stati comunicati ieri nel corso di un incontro all’Archivio storico comunale, per presentare il report sulle attività che hanno visto protagonista la città nel 2018. Oltre al sindaco Leoluca Orlando, hanno partecipato all’incontro, Marta Rossi, delegata della Human Foundation, che ha redatto lo studio su incarico della Fondazione Sant’Elia; l’assessore alle Culture, Adham Darawsha e Andrea Cusumano, assessore al ramo nel periodo di Palermo Capitale della Cultura.

Un momento dell’incontro all’Archivio storico comunale (foto Facebook)

Il report ha sostanzialmente analizzato l’iniziativa attraverso i criteri di rilevanza, sostenibilità, efficacia, processo ed efficienza, condotta su tre livelli, ovvero, l’indagine sugli effetti socio-economici e socio-culturali sul tessuto turistico-ricettivo locale; l’analisi del sistema di partenariato tra istituzioni culturali e una “sentiment analysis” tesa a identificare variazioni nella percezione della città di Palermo da parte dei suoi fruitori. Un lavoro realizzato anche attraverso interviste e questionari (qui il report completo).

Via Vittorio Emanuele

Il riconoscimento attribuito a Palermo – si legge nel report – ha generato un impatto economico diretto di 16.337.775 euro, in media 629 euro per visitatore, inserendosi in una scia positiva di incremento turistico. I 33 partner istituzionali hanno ricoperto un ruolo chiave, dichiarando un investimento complessivo di 38.565.419 euro, sostenuto per realizzare, promuovere o far confluire oltre 2.700 iniziative nel programma. Palermo Capitale della Cultura – osservano gli analisti – ha contribuito a sviluppare una domanda di turismo culturale, stimolando gli operatori economici locali a rafforzare e innovare le proprie attività. I turisti – secondo quanto diffuso nel report – si sono dichiarati soddisfatti dell’esperienza di visita anche grazie al rafforzamento dell’offerta ricettiva, mentre i residenti hanno riscontrato un rafforzamento nel proprio legame con il territorio, vissuto con più orgoglio.

I tetti della Cattedrale

Tra le raccomandazioni conclusive del report, c’è l’invito a superare nella programmazione delle risorse in ambito culturale, l’approccio dei bandi e degli avvisi competitivi, puntando invece sui meccanismi di co-progettazione, che andrebbero a far emergere processi di collaborazione. E ancora – raccomandano gli analisti – di procedere all’integrazione dell’offerta culturale, utilizzando ad esempio i canali web, affinché i visitatori possano fruire agevolmente del patrimonio storico-artistico del territorio. Infine, incrementare l’entità delle risorse destinate alle infrastrutture, anche attraverso il contributo di soggetti privati o della comunità; potenziare i meccanismi di partecipazione della comunità alla produzione e fruizione dell’offerta culturale e costituire un osservatorio permanente sulle politiche culturali che possa produrre e diffondere conoscenza sul tema.

La Fontana Pretoria

“I numeri e i dettagli emersi oggi dal report – ha dichiarato il sindaco Orlando – non solo conferma il nuovo percorso culturale e la nuova visione di comunità di cui gode Palermo, ma conferma anche che la cultura è economia. Oggi ci rendiamo conto del patrimonio ottenuto grazie a questa iniziativa e la città va ancora e sempre più avanti nonostante non sia più Capitale italiana della cultura, perché oramai la cultura è ben radicata e lo dimostra anche il sempre più crescente numero di turisti che decidono di visitare Palermo”.

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Via Roma si trasforma in teatro a cielo aperto

Nei tre weekend natalizi di dicembre, la strada e le piazze limitrofe ospiteranno una rassegna di 76 spettacoli, tra musica, danza, teatro e animazione

di Marco Russo

Spettacoli itineranti con giovani artisti per ridare lustro a via Roma. Da piazza Giulio Cesare a piazza Sant’Anna, passando da piazza Cassa di Risparmio, piazza San Domenico, via Bandiera e via Principe di Belmonte, in scena nel centro di Palermo 76 spettacoli, nell’arco dei tre weekend natalizi di dicembre. È la manifestazione “Via Roma on the road 2019”, organizzata dalla Agave Spettacoli, con la direzione artistica di Georgia Lo Faro e con la collaborazione con il Comune di Palermo, presentata questa mattina a Palazzo delle Aquile.

Nei fine settimana dal 13 al 29 dicembre – tutti i venerdì, sabato e domenica – si svolgerà un calendario di eventi con il coinvolgimento delle attività commerciali della zona (qui il programma completo) . L’asse di via Roma farà da cornice alla manifestazione con spettacoli itineranti di musica, danza, animazione per bambini, arti circensi, magia, con l’obiettivo di valorizzare una delle strade più importanti della città. “Il coinvolgimento delle attività commerciali – si legge nel progetto di Agave – sarà di primaria importanza. Il centro della città si trasformerà in una vera e propria festa nel recupero degli spazi in questione e nel rispetto dell’arte e della cultura”.

La presentazione a Palazzo delle Aquile

Gli organizzatori, inoltre, per organizzare il cartellone, hanno puntato su giovani artisti. “Il progetto – spiegano – vuole essere un modo per stimolare il senso di appartenenza dei giovani a questa città, grazie al mettersi in gioco in prima persona attraverso l’arte. Un collante, un rapporto diretto e senza barriere, tra gli artisti e ogni spettatore, mediante la creazione di un’atmosfera coinvolgente che inevitabilmente la musica, il teatro, il ballo, la pittura, trasmettono”.

Presenti all’incontro con i giornalisti, questa mattina, il sindaco Leoluca Orlando, l’assessore alle Culture, Adham Darawasha, la direttrice artistica di Agave, Georgia Lo Fato e gli artisti Gatto Matto Animazione, Angelo Daddelli & I Picciotti, Oldborn Brother, Two Giants Trio e The Sweet Virginia. “Va avanti l’azione di promozione della città da parte dell’amministrazione comunale, dopo gli interventi significativi in via Maqueda e corso Vittorio Emanuele. Adesso è la volta di via Roma, cosi come stiamo operando in tante altre parti della città. Il risveglio culturale è contagioso e anche via Roma sta per essere contagiata – ha detto il sindaco Leoluca Orlando -. Sono sicuro che tutti i palermitani e i turisti presenti in città in questi giorni sapranno apprezzare il cartellone proposto per questa manifestazione, cosi come sarà apprezzato il grande concerto di Capodanno”.

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Villa Igiea verso la riapertura, inizia il conto alla rovescia

Sono nel vivo i lavori di restyling della nuova proprietà che ha ufficializzato la data d’inaugurazione fissata per l’1 giugno 2020

di Marco Russo

Mancano ancora pochi mesi e Villa Igiea riaprirà le sue stanze. Mentre i lavori di restauro sono in piena attività, i nuovi proprietari dello storico albergo liberty di Palermo hanno ufficializzato da data di apertura, fissata per l’1 giugno 2020. Quella che un tempo fu una delle residenze della famiglia Florio, che ne fece centro nevralgico di mondanità internazionale, è stata acquistata all’asta un anno fa da Rocco Forte, il re degli hotel a 5 stelle, che ha deciso di rilanciare l’albergo dopo un lavoro di restyling. Adesso, la Rocco Forte Hotels ha fatto sapere in una nota che è già possibile prenotare le stanze in vista della prossima stagione estiva.

Una delle suite

I lavori di restyling sotto la guida di Olga Polizzi, direttore del design della Rocco Forte Hotels  – fanno sapere dalla catena alberghiera – “intendono valorizzare i dettagli Art nouveau dell’epoca, firmati da Ernesto Basile, inserendone la bellezza in un comfort coerente con le esigenze del tempo presente”. La ristrutturazione degli interni procede con la collaborazione di Paolo Moschino, noto interior designer italiano di stanza a Londra. Gli ospiti di Villa Igiea si muoveranno tra ambienti armonici, dove il forte senso estetico dei Florio torna a risplendere con vivacità.

La piscina

“La ristrutturazione di Villa Igiea è un dono – afferma Sir Rocco Forte, fondatore e chairman di Rocco Forte Hotels – . Elimineremo tutti gli elementi aggiunti dalle proprietà passate. Abbiamo a disposizione un patrimonio da aprire al mondo e ai palermitani. C’è una storia di orgoglio imprenditoriale e culturale che intendo preservare e raccontare attraverso questo albergo. Un nuovo hotel per me è un mondo e l’avvio di un dialogo; qui ci muoviamo con particolare sensibilità, consapevoli dell’intensità del progetto”.

Una delle camere

Sesta proprietà italiana di Rocco Forte Hotels, Villa Igiea rappresenta il secondo investimento in Sicilia dopo Verdura Resort a Sciacca. “Distanti tra loro poco meno di 90 minuti in macchina – concludono dalla catena alberghiera – entrambe disegneranno un inedito coast-to coast di altissimo livello, contribuendo sempre più ad affermare la Regione al centro delle mappe del turismo di qualità”.

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Le vie dei Tesori News

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