A Catania una suite con mille polaroid di Nobuyoshi Araki

Il fotografo giapponese in mostra in un albergo del capoluogo etneo con migliaia di opere, dai ritratti femminili ai fiori policromi

di Livio Grasso

Ritratti in bianchi e nero, ispirati al tema dell’amore intimo, profondo e sensuale. Sono gli scatti del fotografo giapponese Nobuyoshi Araki, che dal 7 maggio è possibile ammirare al al Four Points Sheraton di Catania. La mostra “Suite of love” raccoglie migliaia di opere del maestro, tra i più celebrati al mondo, ed è visitabile fino al 13 giugno in una suite del primo piano, arredata con una grande raccolta di foto alle pareti.

La mostra allestita nell’albergo

L’evento culturale, promosso e prodotto dalla Fondazione Oelle Mediterraneo Antico, è stato curato da Filippo Maggia. La prima tappa del percorso inizia dalle mille polaroid, realizzate tra il 1995 e il 2005, che raffigurano una serie donne svestite e fotografate in posa frontale, di profilo, mezzo busto e primo piano. Poi, si va avanti con la cosiddetta serie “Suicide in Karuizawa” del 1996, che racchiude venti ritratti in bianco e nero ispirati al tema dell’amore intimo, profondo e sensuale. Rientra nel catalogo esposto anche la collezione “Flower Rond” del 1997, che riproduce una sequenza di fiori policromi e luminosi. Interessante anche la proiezione del film sulla vita dell’artista e sulla grande passione che lo lega alla fotografia. Araki ha contribuito ad innovare il mondo dell’arte fotografica, esaltando principalmente la caducità dell’esistenza, l’intensità di un singolo gesto e la carica emozionale dello sguardo.

 

Le sue realizzazioni artistiche sovrabbondano di dettagliati scorci urbani, scenari naturalistici, attimi passionali ed una notevole predilezione per la nudità. Colpisce anche il contrasto tra luci e ombre presente in tutti i suoi scatti, creando un effetto chiaroscurale di grande suggestione. “L’idea – ha detto Ornella Laneri, presidente della Fondazione Oelle e proprietaria dell’albergo –  è che questo  progetto diventi il primo di una serie di mostre intime da ospitare in suite e – perché no? – da trasferire in una sorta di staffetta anche in altri alberghi in Italia che siano interessati ad ospitarla. In un momento tanto complesso come l’attuale per il comparto del turismo e dell’ospitalità, credo sia fondamentale trovare nuovi modi per riproporsi, per cambiare la propria offerta ricettiva tradizionale”.

Le polaroid di Nobuyoshi

Da qui la decisione di trasformare una parte dell’albergo in un piccolo centro espositivo per progetti di respiro internazionale. “Come questo di Araki, – prosegue Laneri – a disposizione dei nostri ospiti e utenti in un momento in cui i musei sono chiusi o con aperture ridotte. Tra l’altro, con la possibilità più unica che rara, di poter dormire anche all’interno. È infatti possibile prenotare la Suite of Love del grande artista giapponese, altrimenti visibile su prenotazione con visita guidata gratuita”.

Riaffiora una necropoli romana nel centro di Catania

Durante i lavori per la posa di cavi elettrici, è emerso in via Androne un complesso di tombe risalenti al periodo tardo-imperiale, che aprono nuovi fronti di indagine

di Livio Grasso

Nuove scoperte archeologiche a Catania. Durante i lavori eseguiti dagli operai di Terna per i cavi dell’alta tensione, nell’area compresa tra la stazione elettrica di Misterbianco e la cabina primaria della Villa Bellini, è emerso un complesso di tombe risalente al periodo tardo-imperiale. La scoperta è avvenuta in via Androne nel corso del riassetto delle linee elettriche; lo studio e l’approfondimento dei reperti hanno beneficiato del contributo di Federico Caruso e di Alberto D’Agata, archeologo catanese che ha collaborato attivamente nella campagna di ricerca.

Lo scavo in via Androne (foto Michela Ursino)

Secondo quanto riportato dagli studiosi il perimetro indagato ha rivelato l’esistenza di quattro antichi tumuli. Una tomba cosiddetta a “cappuccina” è costituita da due tegoloni contrapposti che fungono da copertura del defunto; all’interno è stato individuato un residuo osseo che, a giudizio degli studiosi, apparterrebbe ad un bambino. Inoltre sono state recuperate una brocca, una moneta senza alcuna iscrizione leggibile e una serie di cerniere bronzee. Diverso il caso della seconda sepoltura che, a causa di difficoltà legate alla viabilità urbana, non è stata oggetto di uno studio approfondito; pertanto, al momento, sono stati rilevati solamente frammenti ossei.

Un tratto di via Androne

Particolare la tipologia tombale in muratura che si contraddistingue per la forma intonacata all’interno e all’esterno, dove sono state trovate due monete pregiate e un mucchio di ossa in ottimo stato di conservazione. L’ultimo esemplare sepolcrale, dentro cui sono stati individuati un busto umano e vari corredi bronzei, reca i danni provocati dal passaggio di altri sottoservizi che fino ad oggi non consentono di ampliare la portata dello scavo.

Non passa in secondo piano la collaborazione dell’archeologa Michela Ursino che, sotto la supervisione della soprintendente di Catania, Donatella Aprile, ha presenziato alle attività svolte dall’équipe di Terna. L’archeologa ha apprezzato lo spirito di cooperazione tra tecnici e ricercatori, capaci di portare a termine in maniera ottimale sia la riparazione della linee elettriche cittadine, che la ricognizione archeologica. L’insieme dei rinvenimenti, prima di essere rimossi, sono stati accuratamente misurati e fotografati; quanto ai materiali ossei e ai corredi funerari, la Soprintendenza ha richiesto che venissero trasferiti in appositi laboratori per una analisi tecnico-scientifica affidata ad un gruppo di esperti antropologi e archeologi. Al termine delle ricognizioni il sito archeologico è stato ricoperto interamente per ragioni di tutela e salvaguardia.

(Nella prima foto grande in alto, una delle sepolture scoperte in via Androne. Foto: Michela Urso)

L’ex Manifattura tabacchi diventerà nuovo polo culturale di Catania

Vanno avanti i lavori di riqualificazione nel complesso di via Garibaldi, destinato a diventare museo archeologico del capoluogo etneo

di Livio Grasso

Proseguono i lavori di riqualificazione nell’ex Manifattura tabacchi di Catania per la realizzazione del museo interdisciplinare, voluto dalla Regione Siciliana. La struttura, in origine caserma della cavalleria borbonica, successivamente divenne una fabbrica di sigari al cui interno lavoravano un migliaio di addetti. Il complesso edilizio, che si trova in via Garibaldi, è stato individuato dalla Soprintendenza di Catania come futuro centro d’esposizione del proprio patrimonio archeologico.

Il complesso dell’ex Manifattura tabacchi di Catania

Le fonti storiche rilevano che la Manifattura fu operativa dal 1893, divenendo sede stabile di lavoro per tante operaie catanesi impegnate, a partire dai primi anni del Novecento, alla realizzazione di svariate tipologie di sigari: i cosiddetti “Toscani”, le sigarette “spagnolette”, le note “Macedonia”. Il grande edificio è articolato in tre piani; individuati anche dei terrazzi che conferiscono maggiore spaziosità al complesso, la cui superficie si estende per 7.200 metri quadrati.

L’ingresso su via Garibaldi

L’obiettivo della Regione è di arricchire il patrimonio monumentale catanese, con la valorizzazione di un sito da riscoprire e per il quale sono stati stanziati circa 5 milioni di euro di fondi europei. Tra gli interventi in programma, l’allestimento degli antichi macchinari di fabbrica ottocenteschi, ancora in corso di restauro. La pianificazione funzionale del palazzo prevede una suddivisione delle aree in specifiche unità operative: laboratori, sale espositive dedicate a conferenze e convegni, aule adibite a collezioni di reperti archeologici, ma anche di opere d’arte contemporanea.

Una mostra allestita nel complesso (foto Polo regionale di Catania)

“Si avvia alla conclusione un antico sogno che io accarezzavo già quando ero presidente di questa provincia: dare al capoluogo etneo un museo archeologico degno di questo nome – ha dichiarato il governatore Nello Musumeci in occasione della consegna dei lavori lo scorso ottobre – . Oltre a riqualificare uno storico edificio ottocentesco, vogliamo che diventi un cuore pulsante di cultura, capace di raccontare l’anima di quei luoghi, ma anche di contenere spazi pubblici di aggregazione che, se non fossero riqualificati e rivissuti, potrebbero inesorabilmente andare perduti”. Secondo l’assessore regionale ai Beni Culturali, Alberto Samonà,  “riqualificare l’ex Manifattura, significa, anche, rimodulare un rapporto nuovo con i quartieri storici di Catania, come il Fortino, San Cristoforo, Angeli Custodi, luoghi, cioè, in degrado e a rischio, da recuperare come patrimoni di cultura e fulcro di identità”.

Uno scorcio di Catania

“Il progetto di rifunzionalizzazione, nel rispetto dell’identità storica dell’edificio -si legge nella relazione tecnica redatta dal gruppo di progettazione Rtp formato da Progen, Tosto Architetti e Gwg di Catania – si pone l’obiettivo di rivitalizzarlo sia nel contesto urbano, che socio-culturale, facendone un focus, un cuore pulsante di cultura. Gli spazi saranno essenzialmente mantenuti nella loro configurazione e stratificazione che la loro storia ha formato, evidenziando il carattere e l’anima dei luoghi, che verrano così ripuliti, rifunzionalizzati e resi vivibili, in modo da costituire il supporto logistico di una serie di attività e laboratori, che funzioneranno come delle vere e proprie officine che accompagneranno la principale attività, quella di esporre il grande patrimonio archeologico di cui è dotata la città di Catania”.

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