Il sorprendente fortino arabo che riaffiora dall’acqua

I ruderi del Mazzallakkar emergono dalla superficie del lago Arancio, a due passi da Sambuca di Sicilia. Un’architettura unica in un territorio che mescola natura e storia

di Lilia Ricca

Nella Valle dei Mulini, sulle sponde del lago Arancio, a sud di Zabut – l’odierna Sambuca di Sicilia – che gli arabi fondarono nel nono secolo come rocca a guardia della valle, sorge un sito dalla grande suggestione, unico in Sicilia: il fortino di Mazzallakkar. Testimonianza viva del periodo saraceno, un luogo millenario che sei mesi all’anno viene sommerso dalle acque del lago per poi riapparire come l’Araba Fenice. Siamo oltre le mura di Sambuca, Borgo dei Borghi 2016, ai piedi della Gran Montagna, con il suo lago artificiale, un invaso solcato dal fiume Rincione-Carboj che può contenere fino a 32 milioni di metri cubi di acqua, realizzato negli anni ’50 con la costruzione della diga omonima, per irrigare il territorio a valle.

Il Mazzallakkar sulle sponde del lago Arancio (foto Francesco Sciamè)

Punteggiato da una ricca flora, da garighe, tamerici, salici bianchi e giunchi, da decine di specie di uccelli migratori e da un ventennio anche da coppie di cicogne, il lago Arancio portò agli splendori Sambuca facendola divenire “mecca” dello sci nautico, gemellata con la capitale mondiale dello sport acquatico Winter Haven, in Florida, il 2 settembre 1983. Sulle sue acque si disputavano campionati internazionali di sci nautico e gare di canoa e windsurf. Oggi campeggia un edificio prefabbricato, foresteria e sede della Federazione italiana sci nautico. Una zona che negli ultimi anni ha goduto di momenti di gioiosa vitalità con eventi dedicati ai giovani, vicino alla diga, sulla strada che immette verso la Statale 188.

Una delle torri del Mazzallakkar (foto Franco Lo Vecchio)

Il fortino di Mazzallakkar dell’emiro Al Zabut, saluta più a nord i resti del castello dove oggi sorge la chiesa Madre, i caratteristici vicoli e i caseggiati dell’antica casbah, cuore della cittadina. Il fortino, che fu realizzato subito dopo il primo sbarco degli arabi in Sicilia, nell’830 dopo Cristo, guarda alla verdeggiante zona di villeggiatura di Adragna, al sito archeologico di Monte Adranone e alla Riserva naturale orientata di Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco.

Il fortino semisommerso (foto Francesco Sciamè)

Un capolavoro storico-architettonico unico in Sicilia quello di Mazzallakkar. Il fortino presenta un impianto quadrato e quattro torri angolari coperte da cupolette in pietra calcarea, dei torrioni forniti di feritoie e delle mura alte quattro metri circa. Su questa imponente testimonianza araba, da tenere in considerazione è la monografia della professoressa Anna Maria Schmidt, dell’Università di Palermo, pubblicata nel “Bollettino d’arte” del ministero della Pubblica Istruzione e oggetto di riflessione di illustri studiosi.

Ruderi del fortino (foto Franco Lo Vecchio)

Mazzallakkar, nato per difendere il territorio attorno il castello di Zabut, era adibito a ricovero di greggi e armenti fino agli anni ’50 del secolo scorso. Solo negli anni ’60 con la piantumazione di pregiati vigneti nel territorio circostante finanziata dalla locale Cassa Rurale, si fa indispensabile l’irrigazione dell’agro sambucese. Dopo il sisma del Belice, si fa forte la convinzione di sviluppare la produzione vitivinicola con una rete irrigua, per caduta. Sulle colline di Castellazzo vengono così realizzate delle vasche di adduzione del lago Arancio.

Lago Arancio (foto Francesco Sciamè)

Siamo in un territorio dalle grandi potenzialità turistiche ed economiche. Tante sono state nel tempo le proposte per un rilancio della zona del lago: da una struttura ricettiva per il turismo sociale ad un parco divertimenti sull’acqua, a cui si aggiunge l’idea di una piantumazione di piante lacustri, un galoppatoio nella fascia di rispetto dello specchio d’acqua e una strada circumlacuale, in parte realizzata. Il fortino è poi circondato dal Parco della Risinata, con la sua area attrezzata con barbecue, servizi e giochi per bambini, dove insiste un palmento scavato nella roccia viva, usato per la produzione del vino e risalente ai fenici.

Il Mazzallakkar (foto Franco Lo Vecchio)

Il fortino viene sommerso parzialmente durante l’anno e si va lentamente danneggiando, sottoposto a continue escursioni termiche e depressioni idrogeologiche. Un sito che merita di essere salvato e recuperato e che si presta a ospitare eventi culturali, sportivi e turistici. È stato uno dei luoghi dell’edizione 2019 del Festival Le Vie dei Tesori a Sambuca, sosta ideale per sorseggiare un bicchiere di vino nel baglio cinquecentesco delle cantine Planeta, il fortino è raggiungibile a piedi attraversando il sentiero naturalistico “La Segreta”, che si snoda tra vigneti e panorami mozzafiato lambiti dalle acque del lago.

(La prima foto grande in alto è di Francesco Sciamè)

Alla scoperta dei fari siciliani, viaggio tra le sentinelle del mare

Sono 42 le torri luminose sparse lungo le coste dell’Isola, avamposti raccontati in un itinerario a tappe che parte e ritorna a Palermo, tra storie, aneddoti e leggende

di Lilia Ricca

Fin dai tempi più antichi i fari sono simbolo di guida e protezione, posti sui dei promontori naturali o sulle torri per indicare la rotta ai naviganti, negli angoli più remoti della Terra o per i popoli in difesa dalle invasioni degli eserciti nemici. La Sicilia è ricca di questi monumenti che si stagliano verso il cielo e la guida “Fari della Sicilia – viaggio lungo la costa”, di Dario Faro e Aurora Picone è un vero e proprio scrigno per la scoperta di queste “silenziose sentinelle del mare”.

Faro di Scoglitti

Tutto inizia nell’estate del 2016 quando Dario e Aurora decidono di percorrere l’intera costa siciliana, oltre 1.000 chilometri di litorale, toccando sette delle nove province siciliane, in un viaggio che parte da Palermo, in senso orario, per ritornare a Palermo. Ogni faro – sono 42 in totale – è inserito in un diverso contesto geografico, da scoprire con un trekking urbano o una passeggiata naturalistica. Alcuni si possono raggiungere in macchina, altri a piedi o in bicicletta. Per gli amanti del viaggio si può arrivare in questi luoghi con un itinerario unico, dividendo le tappe per provincia o raggiungendo i siti più vicini in un’unica giornata.

La copertina del libro

La guida “Fari della Sicilia”, fatta di testo e immagini è in formato tascabile ed è il primo vero lavoro di tipo esperienziale sui fari siciliani. Un racconto di viaggio, un’avventura fatta di storia, aneddoti e leggende, che nasce dall’amore per la Sicilia, con l’idea di realizzare una collana sui fari italiani. “La prossima tappa sarà la Sardegna, poi la costa tirrenica e quella adriatica”, racconta Dario, che fa parte del tour operator catanese “Sicilia InComing” e ha già programmato un tour tra i fari per il mese di maggio.

Faro Capo Santa Croce ad Augusta

Ogni faro è unico per la luce che emana. Nella guida troviamo i dettagli del segnalamento, la portata luminosa e vari riferimenti architettonici. Quello che una volta era il mestiere di custode, oggi non esiste più ma rivive nel racconto degli abitanti. Sulla cancellata d’ingresso del faro di Capo Santa Croce ad Augusta è affisso un articolo di giornale che racconta le vicende di Tony, l’ultimo farista che ha lavorato fino al 2008. Raggiungendo la sommità di uno scosceso e ripido sentiero di montagna ci si trova davanti a una bassa costruzione che mantiene intatte le tracce di vita del guardiano del faro di Capo Rossello a Realmonte, che fino a qualche anno fa viveva qui insieme alla sua famiglia.

Faro di Marina di Ragusa

In Sicilia ci sono ancora fari funzionanti e altri ormai in disuso. Alcuni sono stati ripensati in una funzione diversa mantenendo però la loro identità. Un esempio è il faro di Marina di Ragusa trasformato in piccolo ristorantino diurno e pub serale nelle stanze che ospitavano gli alloggi del farista, oltre ai locali tecnici di servizio al faro, che oggi continua a funzionare in maniera automatizzata. La sua terrazza è diventata solarium estivo e zona relax serale. Oppure il faro di Scoglitti, che oltre a rappresentare il simbolo della località, con la festa popolare della Lanterna, in cui una “pupa” di cartapesta portata in processione viene poi data alle fiamme sulla spiaggia, è stato trasformato in un piccolo museo del mare dedicato alla flora e alla fauna mediterranea con installazioni multimediali dinamiche, teche ed acquari.

Faro di Capo Gallo a Palermo

Ci sono fari che hanno anche un valore storico. Quello di Capo Gallo a Palermo, per esempio, può essere considerato un monumento poiché è stato attivato già nel 1854 durante il regno di Ferdinando II. Il faro del Castello Maniace a Siracusa è legato a Federico II di Svevia, che sulla punta estrema dell’isola di Ortigia fece erigere uno dei suoi maestosi castelli. Il faro della Colombaia a Trapani per la sua forma ottagonale è attribuito allo stesso Federico II. Il faro di Capo Scalambri a Santa Croce Camerina viene raccontato da Omero come uno dei tanti approdi siciliani dei viaggi di Ulisse, oggi importante meta turistica grazie alla serie televisiva “Il Commissario Montalbano”.

Faro di Rasocolmo a Messina

Ci sono, poi, storie legate al vino, con il faro della banchina Cristoforo Colombo a Marsala, di fronte agli ingressi delle Cantine Florio, punto di riferimento per le imbarcazioni della famiglia che scelse la città per installare le sue cantine consacrando il porto come rampa di commercio verso l’Europa. O il faro di Rasocolmo a Messina, nella località omonima, con i suoi celebri vigneti che hanno dato vita al vino “Faro”, con un riconoscimento Doc ricevuto alla fine degli anni Settanta. Un’inquietante leggenda narra la storia di un fantasma, da decenni all’interno del faro di Capo Peloro a Messina. Una donna muore di agonia aspettando il ritorno del marito da una battuta di pesca affacciandosi ogni sera dalla terrazza della lanterna. Ancora oggi, ogni sera, con l’accensione del faro, leggenda vuole che il suo fantasma si sporga dalla terrazza piangendo e sperando di poter rivedere la barca che riporta il marito a casa.

Faro di Cefalù

Alcuni dei fari più suggestivi sono quelli di Cefalù (80 metri sul livello del mare) alle pendici della rocca dedicata alla dea Diana, e di Capo Murro di Porco a Siracusa, all’interno del parco naturalistico del Plemmirio, posto a 35 metri di altezza sul livello del mare, su una lunghissima scogliera a strapiombo, dove si scorgono panorami mozzafiato, da raggiungere a piedi o in bicicletta. La maggior parte dei fari siciliani, però, è in stato di abbandono, e alcuni sono presidiati dalla Marina Militare. Come il faro del Molo del Bersagliere, alla Cala di Palermo, rimosso qualche mese fa per istituire degli uffici della Marina. Il faro di Pozzallo è, invece, l’unico faro storico non più in funzione ma in buono stato di conservazione.  Il faro di San Giacomo, simbolo della città di Licata è fruibile alle visite turistiche, mentre quello di San Vito Lo Capo è la miniatura più venduta nei negozi di souvenir e uno dei più conosciuti in Sicilia. Raggiunge un record luminoso rispetto agli altri della costa: la sua luce infatti è visibile sia da Trapani che da Punta Raisi, in direzione del capoluogo siciliano.

(Foto di Aurora Picone)

Effetto Màkari, la Sicilia torna protagonista in tv

È andata in onda la prima puntata della nuova serie della Rai, ispirata ai racconti gialli di Gaetano Savatteri e girata negli angoli più suggestivi del Trapanese

di Lilia Ricca

I riflettori del piccolo schermo si accendono ancora una volta sulla Sicilia. Arriva “Màkari”, la nuova serie di Rai Uno, ispirata ai racconti gialli di Gaetano Savatteri, per rivelare scorci di Sicilia fatti di bellezza. Una terra di gran lunga distante da quella restituita da film come “La Piovra”, o da serie tv come “Il capo dei capi”, “L’onore e il rispetto” o “Squadra Antimafia”.

La riserva di Monte Cofano

Siamo nella Sicilia occidentale, in uno degli angoli più suggestivi del Trapanese, a molti sconosciuto. Mare cristallino, a 4 chilometri da San Vito Lo Capo, tra le riserve di Monte Cofano e dello Zingaro, vicino al piccolo borgo marinaro, che conta 450 abitanti e dà il titolo alla serie. Come per “Il Commissario Montalbano”, che si è concluso la scorsa settimana, c’è già chi scommette in un forte ritorno d’immagine di questa parte di Sicilia.

Claudio Gioè

La Sicilia di Màkari è contemporanea, incontaminata, diversa da quella di Camilleri. Il detective per caso Saverio Lamanna – ha detto all’Ansa Claudio Gioè, l’attore palermitano che lo interpreta – “ha un atteggiamento molto sciasciano, ha bisogno di immergersi nella realtà, nella Sicilia contemporanea. Lamanna indaga, ma non in modo convenzionale, sul territorio, allo stesso tempo fa un percorso interiore. Le sue sono indagini quasi ideologiche, socio culturali”.

La tonnara di Scopello

L’attore, per la sua storia personale, si rispecchia nei panni che riveste. Tanti anni vissuti fuori, prima di tornare nella sua Palermo, un po’ come il Lamanna di Savatteri, giornalista con il “vizio” dell’investigazione, che ritorna in Sicilia dopo aver perso il lavoro, a Roma, come portavoce del sottosegretario al Ministero dell’Interno. E si reinventa. Con il peso della sconfitta sulle spalle, torna nei luoghi dell’infanzia, nella casa estiva di famiglia, da tempo disabitata, invece di raggiungere il padre che vive a Palermo. È a Màkari che Saverio riscopre l’amicizia, quella vera, un sogno dimenticato, quello di diventare uno scrittore, e forse anche l’amore. Quello della giovane Suleima, che vive a Firenze ed è in Sicilia per un lavoro stagionale come cameriera.

Riprese davanti al Tempio di Segesta

Le riprese di “Màkari” sono iniziate a Palermo, lo scorso agosto, per spostarsi poi nella provincia di Trapani nei mesi successivi, nel pieno rispetto delle normative anti Covid. Tra i luoghi della fiction ci sono anche Custonaci, Castellammare del Golfo, Segesta ed Erice. Màkari è una serie in quattro puntate. Ieri è andata in onda la prima “I colpevoli sono matti”; questa sera tocca a “La regola dello svantaggio”; la terza puntata “È solo un gioco” è prevista per il 22 marzo, mentre quella conclusiva “La fabbrica delle stelle”, andrà in onda il 29 marzo.

La spiaggia di San Vito Lo Capo

“Il nostro meraviglioso territorio entra nelle case degli italiani sulla rete ammiraglia della Rai per quattro prime serate – hanno dichiarato il sindaco di San Vito Lo Capo Giuseppe Peraino e l’assessore al Turismo Nino Ciulla -. È un risultato importantissimo in termini di visibilità, promozione e attrattività di una destinazione turistica, già conosciuta come San Vito Lo Capo, ma che attraverso una storia, dei personaggi ed una regia di livello mostrerà al grande pubblico panoramiche, scorci e ambientazioni sorprendenti e inedite”.

Montevago abbraccia l’antica Cattedrale: dai ruderi alla rinascita

Prosegue il recupero della Chiesa Madre con l’obiettivo di realizzare un percorso museale, che culminerà nella ricostruzione artistica della facciata

di Lilia Ricca

Recuperare la bellezza di un tempo. A distanza di 53 anni dal terremoto del ’68, che colpì la Valle del Belìce, tornano a rivivere i ruderi di Montevago e della sua Chiesa Madre. Insieme a Gibellina, Poggioreale e Salaparuta, Montevago è uno dei comuni che ha pagato il prezzo più alto dai danni del Sisma: con 92 vite spezzate ed un intero centro raso al suolo. I fondi regionali, destinati ai comuni del Belìce, giunti in questi mesi, sono un segnale importante, dopo mezzo secolo, per ridare vita a questo pezzo di Sicilia, dalla forte memoria storica.

Ruderi della Chiesa Madre di Montevago

Un percorso di recupero, già avviato da qualche anno, dal comune belicino, con una bonifica ambientale dei luoghi, l’inaugurazione del Baglio Ingoglia e con il museo en plein air “Percorsi visivi”, battezzato il 14 gennaio (ve ne abbiamo parlato qui). Poi la riqualificazione, in corso, con gli aiuti della Regione, della Chiesa Matrice o dei santi Pietro e Paolo, con la rimozione delle macerie, insieme ad altre tappe in programma. Uno stanziamento regionale di 10 milioni di euro per un piano di interventi di riqualificazione urbana, che interessa i comuni colpiti dal sisma del ’68.

Elementi architettonici tra i ruderi

“È passato mezzo secolo e non è poco. Il mio desiderio è ridare vita ad ogni pietra rimasta in piedi”, dichiara il sindaco di Montevago, Margherita La Rocca Ruvolo. “Tanta è la commozione, dei cittadini, in questi mesi. L’obiettivo è recuperare la memoria e rendere fruibile l’intera zona, con un percorso museale, da vivere a piedi”. Si parte dal museo della street art, con il suo belvedere, con una vista su Poggioreale, Salaparuta e sul cretto di Burri, per arrivare alla Chiesa Madre. Lì vicino, da qui a poco, nascerà un’altra opera di Ligama, in abitazioni diroccate ma ripulite.

Lapide sul pavimento della chiesa

Nella storica Chiesa Matrice o dei santi Pietro e Paolo, inaugurata nel 1826 dal cardinale Pietro Gravina, luogo autentico e dal legame ancora vivo con il territorio, sono riemersi il basamento e l’altare maggiore, tre altari laterali, alcuni capitelli con l’effige della chiesa, il sarcofago con la lapide del fratello del cardinale Gravina, diversi elementi architettonici, oltre ai resti del portone e della scala a chiocciola che conduce al campanile. “L’obiettivo è mettere in sicurezza le colonne rimaste, fare in modo che si possa fruire dell’interno, quindi arrivare al pavimento, e recuperare quanto più possibile. C’è anche un processo di catalogazione dei massi”, spiega il primo cittadino.

Al lavoro per la rimozione delle pietre

“Quello di Montevago è un territorio che guarda al presente, proiettandosi al futuro, di forte richiamo turistico, nel segno della memoria del ‘68”, dichiara il giovane vicesindaco e assessore allo Sport, Turismo, Spettacolo e Attività culturali di Montevago, Calogero Armato. “Tra le prossime tappe, ma è presto per parlarne – conclude Armato – c’è la ricostruzione della facciata della Chiesa Madre, affidata all’artista che lavora con acciaio e luci, quotato in tutto il mondo, Edoardo Tresoldi, tramite bando del Ministero dei Beni Culturali, grazie alla Facoltà di Architettura e Storia dell’Arte, dell’Università di Agrigento. Oltre a ricreare, con i massi recuperati e numerati, secondo un’idea dell’architetto e direttore dei lavori, Alfonso Cimino, alcune ambientazioni e contesti del sito”.

La Gulfa porta del Belìce: così rinascerà l’ex stazione ferroviaria

Sorgerà un complesso destinato a servizi per il territorio, con sala convegni, campi di padel e aree dedicate a fiere e mercati

di Lilia Ricca

Oltre cinquant’anni fa quella di contrada Gulfa, a Santa Margherita di Belìce, era una delle stazioni di servizio della ferrovia che collegava i comuni di Burgio e San Carlo con Castelvetrano. L’intero tratto ferroviario, oggi dismesso, di circa 80 chilometri, che copriva le province di Agrigento, Palermo e Trapani, realizzato tra il 1910 e il 1931, chiuso definitivamente il 16 agosto 1972, è visibile oggi in quasi tutta la sua estensione, utilizzata per lo più come strada campestre, tranne il tratto Santa Margherita di Belìce-Salaparuta, cancellato dalla realizzazione della strada statale 624 Palermo-Sciacca.

Uno degli edifici dell’ex stazione

Alla fermata di Contrada Gulfa, in un tratto di ferrovia di circa 28,5 chilometri, a pochi passi da Sambuca – punto di scalo, oggi, per le autolinee Gallo dirette a Palermo, al servizio dei comuni limitrofi – sorgerà nel giro di poco tempo un intero complesso infrastrutturale destinato a servizi per il territorio, su un’area di cui fanno parte un fabbricato principale, che in passato ospitava la stazione, e altri secondari che erano rimesse e officine. “Una biglietteria, un posteggio, un’area mercatale, prevista in prima battuta tramite bando del Gal, a sostegno delle filiere e dei sistemi produttivi locali, una sala convegni, due campi di padel e tanta accoglienza”, dichiara Franco Valenti, sindaco di Santa Margherita.

Planimetria dell’edificio

Il Comune ha partecipato ad un bando pubblico di ristrutturazione e rifunzionalizzazione del patrimonio immobiliare del Belìce, per un finanziamento di 500.000 euro da parte del Gal – Valle del Belìce, per il recupero di uno degli immobili dell’ex complesso ferroviario. L’edificio che verrà ristrutturato e sistemato, anche all’esterno, si trova su due livelli, con un unico ingresso che immette in un disimpegno. Una scala conduce al piano superiore, dove ci sono due porte, da cui si accede a due vani, con soffitto a volta e camino in pietra. Il secondo piano comprende due ambienti, disposti ai lati della scala e due ripostigli.

Camino

Uno dei locali del piano terra diventerà una biglietteria, mentre l’area esterna ospiterà eventi fieristici o piccole manifestazioni rurali, o commerciali, di prodotti tipici locali. “Contemporaneamente – spiega ancora il primo cittadino – aspettiamo un progetto esecutivo di finance, a cui lavoriamo da più di un anno, per un importo di 3 milioni di euro, per riqualificare l’intera area della Gulfa”. Tutta la zona d’intervento si estende su un territorio prevalentemente pianeggiante, nei pressi dello svincolo della statale 624 Palermo-Sciacca, punto di collegamento verso Santa Margherita, Sambuca e Montevago. Il progetto che vuole riqualificare il patrimonio storico, architettonico e naturalistico della zona belicina, permetterà alla Gulfa di diventare una delle porte del Belìce, luogo strategico con ricadute economiche, sociali e culturali per il territorio.

Palermo e il suo cuore verde, torna “La Domenica Favorita”

Presentata la quarta edizione della manifestazione dedicata al grande parco urbano, con un ricco calendario di eventi, passeggiate e visite guidate

di Lilia Ricca

Cinque giorni per andare alla scoperta di uno dei più grandi parchi urbani d’Italia. È stata presentata a Palazzo Comitini, a Palermo, la quarta edizione de “La Domenica Favorita”, la manifestazione che da quattro anni anima il Parco della Favorita, con attività culturali, sportive e passeggiate, e che quest’anno si svilupperà in cinque date: 8 marzo, 5 e 19 aprile, 3 e 10 maggio, più degli eventi extra che caratterizzano la novità del 2020.

Un momento della presentazione

In occasione della Festa della Donna è prevista, dunque, l’inaugurazione della manifestazione (qui il programma completo della giornata), che ha permesso ai palermitani e ai turisti di riscoprire le bellezze architettoniche e naturali all’interno del parco reale realizzato, alla fine del Settecento, da Ferdinando III di Borbone. Si comincia alle 10,15 con la celebrazione eucaristica all’interno della Cappella del Museo Pitrè. Alla funzione religiosa, oltre alle autorità cittadine, saranno presenti i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni coinvolte. Al termine della celebrazione la Fanfara dei bersaglieri eseguirà l’inno nazionale.

La Casina cinese

Ancora l’8 marzo, una particolare attenzione sarà dedicata alle donne, nel corso della giornata. Villa Niscemi farà da sfondo a “Ritratto di Donna”, un’iniziativa che vedrà la fotografa professionista, Floriana Di Carlo, eseguire ritratti in tempo reale alle donne presenti e donarli loro in formato digitale. Ancora tra Villa Niscemi e la Palazzina Cinese, sempre in omaggio alle donne, ci sarà un’itinerante parata folk in abiti della tradizione popolare siciliana a cura del Teatro Ditirammu. Domenica 8 marzo il Parco sarà aperto al traffico e le attività si concentreranno su un’area limitata a Villa Niscemi e alla Palazzina Cinese. Nelle successive domeniche, il 5 e 19 aprile, 3 e 10 maggio, le attività si svolgeranno nell’intera area del Parco che verrà chiuso al traffico dalle 9 alle 14.

Cartello d’ingresso al Bosco Niscemi

Sarà protagonista un’area ricca di edifici storici e di siti di interesse paesaggistico e naturalistico. In particolare, della Favorita fanno parte i giardini della Casina cinese, l’agrumeto storico di Villa Niscemi, il Pipiniere (gli antichi vivai), e ancora i boschi Niscemi e di Diana, e poi, l’ulivo millenario, soprannominato il “Patriarca”. “La Domenica Favorita non è solo un evento sportivo, ludico e culturale, ma un evento civico, – ha detto il sindaco Leoluca Orlando –  perchè riguarda tutta la città e tutte le realtà cittadine. Da ottobre La Domenica Favorita vivrà una nuova stagione, grazie ad un protocollo di intesa tra la Città  e la Città Metropolitana di Palermo per valorizzare una dimensione sovracittadina, una delle attrattive turistiche della nostra città. Quindi il Parco della Favorita sarà arricchito con attrattive ludiche, sportive turistiche e civiche in generale, per l’intero anno e non solo per 5 domeniche”.

La colonna della fontana di Ercole

Quaranta eventi ludici, sportivi e culturali più degli appuntamenti extra. Tra le novità di quest’anno ci sono “I Mercoledi didattici”, 8 e 22 aprile, 6 e 13 maggio, dedicati alle scolaresche per trasferire una conoscenza più approfondita del Parco alle nuove generazioni, la sua valorizzazione e per favorire il rispetto dell’ambiente. Inoltre il Parco sarà sede della staffetta podistica “Stra-Papà” destinata alle scuole medie superiori. “La Domenica Favorita è un progetto che abbiamo fatto nascere quattro anni fa, insieme all’Amministrazione Comunale – aggiungono Nicola Tricomi, Nicola Fabio Corsini e Marco Lampasona, soci fondatori del Comitato ‘La Domenica Favorita’ – e che abbiamo visto crescere nel tempo grazie al supporto incondizionato di tutti i principali attori del territorio. Un tesoro, quello della Favorita, che a poco a poco stiamo ritrovando e scoprendo grazie anche alle tante attività ludiche, sportive e culturali di cui si compone questa iniziativa.  Quest’anno La Domenica Favorita si amplia, con tante altre attività e si svolge in altri giorni della settimana, andando incontro alla nostra visione originaria che prevede, come punto di arrivo, la valorizzazione del Parco 365 all’anno”.

La Favorita da Monte Pellegrino

Tra le novità ci sono, ancora, le visite naturalistiche e culturali nei weekend, oltre ai classici cinque eventi domenicali. Il Parco sarà dotato di un’offerta stabile di visite naturalistiche e aperitivi tutti i fine settimana dal 14 marzo al 13 maggio. Per finire, “La Start Up Favorita”: per la prima volta il Parco diventa sede di un contest per selezionare una start up con un progetto innovativo sul salute e benessere e per la valorizzazione delle aree di pregio naturalistico e culturale.

Le Vie dei Tesori News

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