L’ex asilo diventato tempio delle culture per un giorno

L’edificio ottocentesco era stato inaugurato come centro di aggregazione per le diverse comunità religiose di Palermo, ma non è mai stato utilizzato

di Giulio Giallombardo

Era stato battezzato due anni fa come “tempio dei culti e delle culture”, uno spazio di convivenza tra diverse religioni, dove ogni comunità presente a Palermo avrebbe potuto incontrarsi e pregare in armonia, ma non è mai stato aperto. Di fatto, la riapertura dell’ottocentesco ex asilo rurale Principe Umberto, tra via Sampolo e via Di Dio, è durata pochissimo, giusto il tempo di un’inaugurazione simbolica. Il rosso portone di quello che sarebbe dovuto diventare il luogo multiculturale per eccellenza, recuperato dalle maestranze del Coime, è oggi ancora sbarrato.

L’inaugurazione del Tempio delle Culture

Eppure sembrava cosa fatta, quando nel maggio del 2017, si aprirono le porte della struttura, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando e dell’allora vice, Emilio Arcuri, con i rappresentanti della Consulta delle Culture e delle diverse comunità religiose presenti a Palermo. Ma l’idea di dare nuova vita all’ex casina della famiglia Gioeni, duchi d’Angiò, poi diventato asilo rurale nella seconda metà dell’800, non si è ancora concretizzata. La struttura, fino a una decina di anni fa, era usata come asilo comunale, ma con poche classi. Poi fu chiuso per lavori di manutenzione e adeguamento e le attività didattiche furono trasferite nel nuovo asilo Peralta di via Fileti. Quando gli interventi terminarono, l’amministrazione annunciò di voler trasformare la struttura in uno spazio condiviso tra le varie comunità religiose presenti in città, che da tempo chiedevano un luogo dove poter pregare e svolgere attività ludiche per i più piccoli. Così, una domenica di maggio di due anni fa, l’amministrazione riaprì le porte dell’ex asilo, annunciando un’imminente riapertura, che però ancora si attende.

“Aspettiamo che la Consulta delle culture dia indicazione di come utilizzarlo – ha spiegato il sindaco Leoluca Orlando a Le Vie dei Tesori News – anche se si tratta di un un bene dell’amministrazione comunale, abbiamo pensato che debba essere gestito in base a un regolamento della Consulta. L’immobile è pronto, siamo, dunque, in attesa che venga fatta una proposta di utilizzo. L’unica condizione è che diventi uno spazio condiviso con la città, in cui le comunità migranti convivano con palermitani”. L’invito del sindaco è accolto dal presidente della Consulta delle Culture, Ibrahima Kobena che si è detto pronto ad attivarsi per la riapertura dello spazio. “Veniamo da una fase di passaggio di consegne – ha detto Kobena – il recente rimpasto in giunta ha un po’ rallentato le cose, adesso aspettiamo che entri in vigore la riorganizzazione degli uffici comunali prevista a giugno, per poter fare la nostra proposta”.

L’ex asilo rurale Principe Umberto

La riapertura dell’ex asilo, inoltre, era stata formalmente richiesta dal consigliere dell’ottava circoscrizione, Marcello Longo, con una mozione approvata dal Consiglio circoscrizionale lo scorso dicembre e che attualmente non ha avuto risposta. Nel documento si sollecita la restituzione alla città del bene, sia come annunciato “tempio delle culture”, che come centro aggregativo per le realtà associative del quartiere, come la vicina parrocchia di Maria Santissima Ausiliatrice, in via Sampolo, che prima aveva in gestione un oratorio, poi tornato in possesso della Prefettura. Richiesta che, in parte, si riaggancia alle polemiche di alcuni residenti, che, dopo l’annunciata apertura del “tempio delle culture”, misero in evidenza che il quartiere era povero di spazi pubblici e poteva essere usato come spazio aggregativo.

L’istituzione di quello che un tempo era l’asilo “Principe Umberto” si deve allora sindaco Emanuele Notarbartolo. Realizzato nel 1874 trasformando, grazie alle generose donazioni di Sophia e Joseph Whitaker, la casina D’Angiò, fu comprato dal Comune con un contributo del ministero dell’Interno e ospitò i piccoli che furono trasferiti dall’asilo rurale di Altarello di Baida. Oggi il suo futuro è in attesa di essere scritto.

L’edificio ottocentesco era stato inaugurato come centro di aggregazione per le diverse comunità religiose di Palermo, ma non è mai stato utilizzato

di Giulio Giallombardo

Era stato battezzato due anni fa come “tempio dei culti e delle culture”, uno spazio di convivenza tra diverse religioni, dove ogni comunità presente a Palermo avrebbe potuto incontrarsi e pregare in armonia, ma non è mai stato aperto. Di fatto, la riapertura dell’ottocentesco ex asilo rurale Principe Umberto, tra via Sampolo e via Di Dio, è durata pochissimo, giusto il tempo di un’inaugurazione simbolica. Il rosso portone di quello che sarebbe dovuto diventare il luogo multiculturale per eccellenza, recuperato dalle maestranze del Coime, è oggi ancora sbarrato.

L’inaugurazione del Tempio delle Culture

Eppure sembrava cosa fatta, quando nel maggio del 2017, si aprirono le porte della struttura, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando e dell’allora vice, Emilio Arcuri, con i rappresentanti della Consulta delle Culture e delle diverse comunità religiose presenti a Palermo. Ma l’idea di dare nuova vita all’ex casina della famiglia Gioeni, duchi d’Angiò, poi diventato asilo rurale nella seconda metà dell’800, non si è ancora concretizzata. La struttura, fino a una decina di anni fa, era usata come asilo comunale, ma con poche classi. Poi fu chiuso per lavori di manutenzione e adeguamento e le attività didattiche furono trasferite nel nuovo asilo Peralta di via Fileti. Quando gli interventi terminarono, l’amministrazione annunciò di voler trasformare la struttura in uno spazio condiviso tra le varie comunità religiose presenti in città, che da tempo chiedevano un luogo dove poter pregare e svolgere attività ludiche per i più piccoli. Così, una domenica di maggio di due anni fa, l’amministrazione riaprì le porte dell’ex asilo, annunciando un’imminente riapertura, che però ancora si attende.

“Aspettiamo che la Consulta delle culture dia indicazione di come utilizzarlo – ha spiegato il sindaco Leoluca Orlando a Le Vie dei Tesori News – anche se si tratta di un un bene dell’amministrazione comunale, abbiamo pensato che debba essere gestito in base a un regolamento della Consulta. L’immobile è pronto, siamo, dunque, in attesa che venga fatta una proposta di utilizzo. L’unica condizione è che diventi uno spazio condiviso con la città, in cui le comunità migranti convivano con palermitani”. L’invito del sindaco è accolto dal presidente della Consulta delle Culture, Ibrahima Kobena che si è detto pronto ad attivarsi per la riapertura dello spazio. “Veniamo da una fase di passaggio di consegne – ha detto Kobena – il recente rimpasto in giunta ha un po’ rallentato le cose, adesso aspettiamo che entri in vigore la riorganizzazione degli uffici comunali prevista a giugno, per poter fare la nostra proposta”.

L’ex asilo rurale Principe Umberto

La riapertura dell’ex asilo, inoltre, era stata formalmente richiesta dal consigliere dell’ottava circoscrizione, Marcello Longo, con una mozione approvata dal Consiglio circoscrizionale lo scorso dicembre e che attualmente non ha avuto risposta. Nel documento si sollecita la restituzione alla città del bene, sia come annunciato “tempio delle culture”, che come centro aggregativo per le realtà associative del quartiere, come la vicina parrocchia di Maria Santissima Ausiliatrice, in via Sampolo, che prima aveva in gestione un oratorio, poi tornato in possesso della Prefettura. Richiesta che, in parte, si riaggancia alle polemiche di alcuni residenti, che, dopo l’annunciata apertura del “tempio delle culture”, misero in evidenza che il quartiere era povero di spazi pubblici e poteva essere usato come spazio aggregativo.

L’istituzione di quello che un tempo era l’asilo “Principe Umberto” si deve allora sindaco Emanuele Notarbartolo. Realizzato nel 1874 trasformando, grazie alle generose donazioni di Sophia e Joseph Whitaker, la casina D’Angiò, fu comprato dal Comune con un contributo del ministero dell’Interno e ospitò i piccoli che furono trasferiti dall’asilo rurale di Altarello di Baida. Oggi il suo futuro è in attesa di essere scritto.

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La Rosa d’oro a Madison Cox, l’artista dei giardini

Torna dopo cinque anni il riconoscimento ideato da Jorge Luis Borges. Scelto per questa dodicesima edizione, l’architetto paesaggista americano che ha progettato oasi verdi in tutto il mondo

di Giulio Giallombardo

È il demiurgo del verde. Plasma la natura creando giardini in ogni parte del mondo. È stato uno dei disegnatori di Jardins du Nouveau Monde, nel 1986, al Castello di Blérancourt, prima di creare un giardino sperimentale per il Chelsea Flower Show di Londra, e adesso ha qualcosa in mente anche per Palermo. Arriva in città Madison Cox, architetto paesaggista americano, a cui è stato assegnata “La Rosa d’oro”, il riconoscimento ideato e istituito nel 1984 da Jorge Luis Borges e organizzato dalla casa editrice Novecento, diretta da Domitilla Alessi, giunto quest’anno alla dodicesima edizione.

Madison Cox

Il nome di Cox è stato annunciato questa mattina nel corso di un incontro nella libreria Novecento, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando. La cerimonia di consegna del riconoscimento, invece, è in programma il 17 maggio alle 11 a Villa Malfitano, alla presenza, fra gli altri, di Maria Kodama, moglie di Jorge Luis Borges, dello stesso sindaco Orlando, di Domitilla Alessi e, ovviamente, di Madison Cox. Come da tradizione, la personalità insignita è stata scelta tra una rosa di nomi proposta da chi ha ottenuto il riconoscimento nell’edizione precedente, in questo caso lo scrittore ed editore Roberto Calasso, fondatore della casa editrice Adelphi, che aveva ottenuto l’undicesima “La Rosa d’oro” nel 2014.

Leoluca Orlando e Domitilla Alessi

Ispirato dallo stilista Yves Saint Laurent e dall’imprenditore e mecenate Pierre Bergé, con cui ha condiviso un legame profondo, Madison Cox, ha dato vita a suggestive oasi verdi negli Stati Uniti, in Europa e nel Nord Africa, e i suoi clienti sono sparsi per tutto il mondo. È responsabile dei Giardini Majorelle di Marrakech, e direttore dei Musei Saint Laurent di Parigi e di Marrakech e presidente della Fondazione Pierre Bergé – Yves Saint Laurent, dalla morte di Bergé nel settembre 2017. Adesso, l’architetto paesaggista lega il suo nome a Palermo con alcuni progetti in cantiere che saranno presto svelati e con “La Rosa d’oro”, riconoscimento toccato negli anni a personalità del calibro di Henry Cartier Bresson, Giulio Einaudi, Pierre Boulez, Peter Stein, Yves Saint Laurent e Bob Wilson, tanto per citarne alcuni.

The Sanya Edition, Cina (da “Madison Cox”, ed. Novecento)

Questa edizione de “La Rosa d’oro”, inoltre, prevede alcuni appuntamenti collaterali: sabato 18 maggio alle 11, all’Orto Botanico, è in programma un incontro di Madison Cox, Piero Zanetov e Giuseppe Barbera con gli studenti. Seguirà una visita guidata all’Orto e l’esposizione di dieci pannelli fotografici di giardini di Madison Cox. Dal 30 maggio al 10 giugno, poi, alla Galleria Novecento di Palermo, si svolgerà una mostra intitolata “David Hockney Performance Theater”: manifesti originali per i teatri lirici disegnati da Hockney, pittore, disegnatore, fotografo e scenografo britannico, che ha ottenuto il riconoscimento nel 2004.

“Torna un riconoscimento prestigioso che ha dato, sin dalla sua istituzione, grande contributo al cammino di Palermo nel suo percorso per essere Città di Culture – dice il sindaco Orlando – coinvolgendo artisti ed intellettuali di primo piano nel panorama mondiale. Non posso che esprimere apprezzamento per la scelta di Madison Cox. Il suo amore per la cultura, le culture e per l’arte, unito alla sua maestria nel realizzare giardini trovano naturale collocazione a Palermo, definita da Manifesta, la biennale migrante tenutasi nella nostra città nel 2018, giardino planetario di pacifica coesistenza”.

Torna dopo cinque anni il riconoscimento ideato da Jorge Luis Borges. Scelto per questa dodicesima edizione, l’architetto paesaggista americano che ha progettato oasi verdi in tutto il mondo

di Giulio Giallombardo

È il demiurgo del verde. Plasma la natura creando giardini in ogni parte del mondo. È stato uno dei disegnatori di Jardins du Nouveau Monde, nel 1986, al Castello di Blérancourt, prima di creare un giardino sperimentale per il Chelsea Flower Show di Londra, e adesso ha qualcosa in mente anche per Palermo. Arriva in città Madison Cox, architetto paesaggista americano, a cui è stato assegnata “La Rosa d’oro”, il riconoscimento ideato e istituito nel 1984 da Jorge Luis Borges e organizzato dalla casa editrice Novecento, diretta da Domitilla Alessi, giunto quest’anno alla dodicesima edizione.

Madison Cox

Il nome di Cox è stato annunciato questa mattina nel corso di un incontro nella libreria Novecento, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando. La cerimonia di consegna del riconoscimento, invece, è in programma il 17 maggio alle 11 a Villa Malfitano, alla presenza, fra gli altri, di Maria Kodama, moglie di Jorge Luis Borges, dello stesso sindaco Orlando, di Domitilla Alessi e, ovviamente, di Madison Cox. Come da tradizione, la personalità insignita è stata scelta tra una rosa di nomi proposta da chi ha ottenuto il riconoscimento nell’edizione precedente, in questo caso lo scrittore ed editore Roberto Calasso, fondatore della casa editrice Adelphi, che aveva ottenuto l’undicesima “La Rosa d’oro” nel 2014.

Leoluca Orlando e Domitilla Alessi

Ispirato dallo stilista Yves Saint Laurent e dall’imprenditore e mecenate Pierre Bergé, con cui ha condiviso un legame profondo, Madison Cox, ha dato vita a suggestive oasi verdi negli Stati Uniti, in Europa e nel Nord Africa, e i suoi clienti sono sparsi per tutto il mondo. È responsabile dei Giardini Majorelle di Marrakech, e direttore dei Musei Saint Laurent di Parigi e di Marrakech e presidente della Fondazione Pierre Bergé – Yves Saint Laurent, dalla morte di Bergé nel settembre 2017. Adesso, l’architetto paesaggista lega il suo nome a Palermo con alcuni progetti in cantiere che saranno presto svelati e con “La Rosa d’oro”, riconoscimento toccato negli anni a personalità del calibro di Henry Cartier Bresson, Giulio Einaudi, Pierre Boulez, Peter Stein, Yves Saint Laurent e Bob Wilson, tanto per citarne alcuni.

The Sanya Edition, Cina (da “Madison Cox”, ed. Novecento)

Questa edizione de “La Rosa d’oro”, inoltre, prevede alcuni appuntamenti collaterali: sabato 18 maggio alle 11, all’Orto Botanico, è in programma un incontro di Madison Cox, Piero Zanetov e Giuseppe Barbera con gli studenti. Seguirà una visita guidata all’Orto e l’esposizione di dieci pannelli fotografici di giardini di Madison Cox. Dal 30 maggio al 10 giugno, poi, alla Galleria Novecento di Palermo, si svolgerà una mostra intitolata “David Hockney Performance Theater”: manifesti originali per i teatri lirici disegnati da Hockney, pittore, disegnatore, fotografo e scenografo britannico, che ha ottenuto il riconoscimento nel 2004.

“Torna un riconoscimento prestigioso che ha dato, sin dalla sua istituzione, grande contributo al cammino di Palermo nel suo percorso per essere Città di Culture – dice il sindaco Orlando – coinvolgendo artisti ed intellettuali di primo piano nel panorama mondiale. Non posso che esprimere apprezzamento per la scelta di Madison Cox. Il suo amore per la cultura, le culture e per l’arte, unito alla sua maestria nel realizzare giardini trovano naturale collocazione a Palermo, definita da Manifesta, la biennale migrante tenutasi nella nostra città nel 2018, giardino planetario di pacifica coesistenza”.

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Rinasce il velodromo tra musica e legalità

L’ottava edizione dell’Unlocked Music Festival inaugura, dopo sei anni di chiusura, la struttura sportiva palermitana, pronta ad accogliere migliaia di spettatori

di Giulio Giallombardo

Si riaccendono i riflettori del velodromo di Palermo. Le luci tornano a illuminare l’impianto sportivo dello Zen, dopo sei anni di buio. Un’agonia che s’interrompe nel segno della musica e della legalità con l’ottava edizione dell’Unlocked Music Festival, che con le sue sonorità elettroniche fa ballare ogni anno migliaia di persone provenienti da tutta Europa. Il festival, una macchina che ogni anno dà lavoro a più di 300 persone, sbarcherà in città l’8 e il 9 giugno, portando con sé i ritmi dance di Gigi D’Agostino o degli Eiffel 65, quelli techno di Fisher e il trap italiano del giovanissimo Capo Plaza. Questi sono solo alcuni degli artisti che si esibiranno in occasione del festival, presentato questo pomeriggio a Palazzo delle Aquile.

I nuovi seggiolini del velodromo

La riapertura dell’impianto di via Lanza di Scalea, che potrà accogliere tra gradinate e tribune 11.155 spettatori, era stata già anticipata lo scorso marzo, dopo un sopralluogo del sindaco Leoluca Orlando e del suo vice Fabio Giambrone. Tutti i lavori sono stati eseguiti in house, senza appalti esterni se non quelli per l’acquisto dei materiali. La spesa complessiva ammonta a circa un milione di euro euro, utilizzati soprattutto per ripristinare le gradinate, la pista bike, il prato sintetico, gli impianti idrici e quelli elettrici, danneggiati da continui atti vandalici. Sono stati ristrutturati anche i servizi igienici sotto le tribune ed è stato installato un impianto di videosorveglianza attorno e all’interno della struttura. Inoltre, il prato in erba sintetica, grande 10.600 metri quadri che potrà ospitare oltre 5mila persone, sarà omologato e potrà essere utilizzato sia per gli incontri di calcio, che per il football americano e il rugby. Sono stati sostituiti tutti i seggiolini, oltre 500 metri quadri di cancelli perimetrali, ripresi oltre 2mila metri quadri di aree verdi e smaltiti oltre 600 metri cubi tra plastica, legno e ferro.

Ma in attesa dello sport, spazio intanto alla musica ed anche alla legalità. È, infatti, testimonial dell’evento Valeria Grasso, l’imprenditrice e testimone di giustizia che con le sue denunce si è ribellata al pizzo e ha dichiarato guerra alla mafia. Non è un caso che l’evento di giugno si svolgerà nel rinato impianto dedicato a Paolo Borsellino, un primo assaggio in attesa della fine dei lavori nella tribuna coperta previsti per il prossimo ottobre, quando l’intera struttura sarà a regime. “Là abbiamo fatto la prima festa quando sono tornata dalla località segreta – ha detto Valeria Grasso, che oggi è delegata per i rapporti istituzionali del sottosegretario al Ministero della Salute, Armando Bartolazzi – e là vogliamo portare avanti quello che abbiamo iniziato. La mia forza sono sempre stati i giovani, gli imprenditori, le donne. Voglio che la mia storia, il mio vissuto, sia uno stimolo capace di infondere il coraggio necessario per opporsi a soprusi illeciti, violenti e mafiosi. I ragazzi sono il faro di questa terra, voglio dire loro di non avere paura”.

Lavori al velodromo

Su questa scia, il tema di quest’ottava edizione dell’Unlocked Music Festival, nato dalle idee di Fabrizio Lo Cascio, Vincenzo Grasso e Luca Norato, è dedicato alla sensibilizzazione delle nuove generazioni alla legalità, al problema dell’abuso e delle dipendenze. Palermo sarà solo la prima tappa di un progetto itinerante che approderà la prossima estate a Roma, quella dopo ancora a Milano e il prossimo 17 agosto anche al parco archeologico di Selinunte.

Molto ricco il programma musicale della due giorni. Si inizia l’8 giugno con Gigi D’Agostino, noto come Gigi Dag, l’eccentrico dj e produttore italiano con una carriera pluridecennale alle spalle. Si prosegue con Capo Plaza, uno dei nomi più in vista della scena trap italiana, già disco di platino ad appena 20 anni, e gli Eiffel 65, uno dei gruppi musicali eurodance più celebri al mondo arrivati al successo grazie al brano “Blue da ba dee”. Si prosegue il 9 giugno con Fisher, uno dei più apprezzati rappresentanti della musica techno, con una nomination come miglior disco dance ai Grammy Awards e agli Aria Music Award. Sul palco anche Nicole Moudaber, ribattezzata come “The queen of dark house”, prima dj ad aver portato la cultura clubbing a Beirut; Dubfire, uno dei più celebri dj techno e produttore iraniano quattro volte vincitore del Grammy Award; e Wade, maestro della musica elettronica entrato nel Beatport Tech-House top100 per ben 24 volte. Presenti, inoltre, il dj tech-house Carlo Lio; Othelloman, il rapper alter ego di Salvatore Petrotta; il dj emergente Daniele Travali e infine Cristian Viviano.

Un momento della conferenza stampa

Presenti questo pomeriggio alla conferenza stampa, oltre Valeria Grasso e gli organizzatori del festival, il sindaco Leoluca Orlando; l’assessore comunale al Coime e Decoro Urbano e vicesindaco Fabio Giambrone; il capo area del settore tecnico del Coime, Mario Scotto, e Anna Maria Maggio, responsabile dell’Unità di Strada del Dipartimento Salute Mentale dell’Asp Palermo. “Finalmente Palermo torna ad avere uno spazio pubblico adatto ai grandi eventi musicali – ha dichiarato Orlando – . Questa manifestazione sarà certamente soltanto la prima di una lunga serie, perché da ora il velodromo sarà non soltanto sempre aperto e fruibile, ma lo sarà sempre di più anche per gli eventi sportivi, grazie all’impegno del Coime e delle sue maestranze. Speriamo presto di poter rendere fruibile anche la tribuna, ma siamo certi che da subito questa struttura sarà piena e che ogni manifestazione che vi organizzeremo registrerà il tutto esaurito”.

L’ottava edizione dell’Unlocked Music Festival inaugura, dopo sei anni di chiusura, la struttura sportiva palermitana, pronta ad accogliere migliaia di spettatori

di Giulio Giallombardo

Si riaccendono i riflettori del velodromo di Palermo. Le luci tornano a illuminare l’impianto sportivo dello Zen, dopo sei anni di buio. Un’agonia che s’interrompe nel segno della musica e della legalità con l’ottava edizione dell’Unlocked Music Festival, che con le sue sonorità elettroniche fa ballare ogni anno migliaia di persone provenienti da tutta Europa. Il festival, una macchina che ogni anno dà lavoro a più di 300 persone, sbarcherà in città l’8 e il 9 giugno, portando con sé i ritmi dance di Gigi D’Agostino o degli Eiffel 65, quelli techno di Fisher e il trap italiano del giovanissimo Capo Plaza. Questi sono solo alcuni degli artisti che si esibiranno in occasione del festival, presentato questo pomeriggio a Palazzo delle Aquile.

I nuovi seggiolini del velodromo

La riapertura dell’impianto di via Lanza di Scalea, che potrà accogliere tra gradinate e tribune 11.155 spettatori, era stata già anticipata lo scorso marzo, dopo un sopralluogo del sindaco Leoluca Orlando e del suo vice Fabio Giambrone. Tutti i lavori sono stati eseguiti in house, senza appalti esterni se non quelli per l’acquisto dei materiali. La spesa complessiva ammonta a circa un milione di euro euro, utilizzati soprattutto per ripristinare le gradinate, la pista bike, il prato sintetico, gli impianti idrici e quelli elettrici, danneggiati da continui atti vandalici. Sono stati ristrutturati anche i servizi igienici sotto le tribune ed è stato installato un impianto di videosorveglianza attorno e all’interno della struttura. Inoltre, il prato in erba sintetica, grande 10.600 metri quadri che potrà ospitare oltre 5mila persone, sarà omologato e potrà essere utilizzato sia per gli incontri di calcio, che per il football americano e il rugby. Sono stati sostituiti tutti i seggiolini, oltre 500 metri quadri di cancelli perimetrali, ripresi oltre 2mila metri quadri di aree verdi e smaltiti oltre 600 metri cubi tra plastica, legno e ferro.

Ma in attesa dello sport, spazio intanto alla musica ed anche alla legalità. È, infatti, testimonial dell’evento Valeria Grasso, l’imprenditrice e testimone di giustizia che con le sue denunce si è ribellata al pizzo e ha dichiarato guerra alla mafia. Non è un caso che l’evento di giugno si svolgerà nel rinato impianto dedicato a Paolo Borsellino, un primo assaggio in attesa della fine dei lavori nella tribuna coperta previsti per il prossimo ottobre, quando l’intera struttura sarà a regime. “Là abbiamo fatto la prima festa quando sono tornata dalla località segreta – ha detto Valeria Grasso, che oggi è delegata per i rapporti istituzionali del sottosegretario al Ministero della Salute, Armando Bartolazzi – e là vogliamo portare avanti quello che abbiamo iniziato. La mia forza sono sempre stati i giovani, gli imprenditori, le donne. Voglio che la mia storia, il mio vissuto, sia uno stimolo capace di infondere il coraggio necessario per opporsi a soprusi illeciti, violenti e mafiosi. I ragazzi sono il faro di questa terra, voglio dire loro di non avere paura”.

Lavori al velodromo

Su questa scia, il tema di quest’ottava edizione dell’Unlocked Music Festival, nato dalle idee di Fabrizio Lo Cascio, Vincenzo Grasso e Luca Norato, è dedicato alla sensibilizzazione delle nuove generazioni alla legalità, al problema dell’abuso e delle dipendenze. Palermo sarà solo la prima tappa di un progetto itinerante che approderà la prossima estate a Roma, quella dopo ancora a Milano e il prossimo 17 agosto anche al parco archeologico di Selinunte.

Molto ricco il programma musicale della due giorni. Si inizia l’8 giugno con Gigi D’Agostino, noto come Gigi Dag, l’eccentrico dj e produttore italiano con una carriera pluridecennale alle spalle. Si prosegue con Capo Plaza, uno dei nomi più in vista della scena trap italiana, già disco di platino ad appena 20 anni, e gli Eiffel 65, uno dei gruppi musicali eurodance più celebri al mondo arrivati al successo grazie al brano “Blue da ba dee”. Si prosegue il 9 giugno con Fisher, uno dei più apprezzati rappresentanti della musica techno, con una nomination come miglior disco dance ai Grammy Awards e agli Aria Music Award. Sul palco anche Nicole Moudaber, ribattezzata come “The queen of dark house”, prima dj ad aver portato la cultura clubbing a Beirut; Dubfire, uno dei più celebri dj techno e produttore iraniano quattro volte vincitore del Grammy Award; e Wade, maestro della musica elettronica entrato nel Beatport Tech-House top100 per ben 24 volte. Presenti, inoltre, il dj tech-house Carlo Lio; Othelloman, il rapper alter ego di Salvatore Petrotta; il dj emergente Daniele Travali e infine Cristian Viviano.

Un momento della conferenza stampa

Presenti questo pomeriggio alla conferenza stampa, oltre Valeria Grasso e gli organizzatori del festival, il sindaco Leoluca Orlando; l’assessore comunale al Coime e Decoro Urbano e vicesindaco Fabio Giambrone; il capo area del settore tecnico del Coime, Mario Scotto, e Anna Maria Maggio, responsabile dell’Unità di Strada del Dipartimento Salute Mentale dell’Asp Palermo. “Finalmente Palermo torna ad avere uno spazio pubblico adatto ai grandi eventi musicali – ha dichiarato Orlando – . Questa manifestazione sarà certamente soltanto la prima di una lunga serie, perché da ora il velodromo sarà non soltanto sempre aperto e fruibile, ma lo sarà sempre di più anche per gli eventi sportivi, grazie all’impegno del Coime e delle sue maestranze. Speriamo presto di poter rendere fruibile anche la tribuna, ma siamo certi che da subito questa struttura sarà piena e che ogni manifestazione che vi organizzeremo registrerà il tutto esaurito”.

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Il Comune ci prova ancora: in vendita Palazzo Sammartino

L’amministrazione da anni vuole liberarsi dell’immobile nel centro storico di Palermo, ma le aste sono sempre andate deserte. Adesso un nuovo tentativo col prezzo che scende

di Giulio Giallombardo

Scende sempre di più il prezzo di Palazzo Sammartino. Il Comune di Palermo, che ne è proprietario, prova a venderlo da anni, ma nessuno sembra voler investire sullo storico edificio secentesco di via Lungarini, alle spalle di piazza Marina (ve ne abbiamo parlato qui). Dopo che la seconda asta lo scorso settembre è andata deserta, come la precedente di giugno, il settore delle Risorse immobiliari del Comune ha pubblicato ieri un avviso di manifestazione d’interesse per avviare una trattativa privata, previa gara ufficiosa, finalizzata alla vendita dell’immobile, con il criterio del miglior prezzo rispetto all’importo stabilito a base d’asta.

Il balcone sopra l’ingresso

Adesso chi vorrà comprare Palazzo Sammartino dovrà sborsare un milione e 296mila euro, più almeno altri cinque per ristrutturarlo, dal momento che l’immobile è ridotto quasi un rudere. Così da un milione e 600mila euro dell’asta dello scorso giugno, si è passati a un milione e 440mila euro a settembre, per arrivare al prezzo attuale, nella speranza di trovare un investitore o anche una cordata che voglia acquistarlo e ristrutturarlo.

Il nuovo avviso – precisano dall’amministrazione – è soltanto esplorativo, non si tratta dunque di un’offerta pubblica, e le manifestazioni di interesse, qualora arrivassero, non comporterebbero per il Comune alcun obbligo nei confronti dei potenziali acquirenti. “Alla successiva procedura di gara finalizzata all’individuazione della migliore offerta – si legge nell’avviso – saranno invitati a partecipare tutti e soltanto i soggetti che hanno presentato manifestazione d’interesse attraverso l’avviso”. C’è tempo fino al 23 maggio per presentare la propria disponibilità all’acquisto.

Facciata di Palazzo Sammartino

L’edificio è da anni abbandonato e vandalizzato. I bombardamenti del 1943 hanno dato il colpo di grazia, distruggendo la corte interna e alcune sale, l’incuria poi ha fatto il resto. E pensare che proprio in quel palazzo, costruito nella seconda metà del Seicento da Giovanni Sammartino di Ramondetta e Reggio, nacque nel 1829 la poetessa Concettina Ramondetta Fileti, specchio del fervore risorgimentale e nota per i suoi inni patriottici. La donna, esaurita la vena rivoluzionaria, nella “stanza delle conversazioni” che si trovava all’interno del palazzo, ospitò diversi personaggi della cultura palermitana e scrittori di passaggio in città. Tra le altre, c’era anche una grande sala da ballo, decorata con gusto classicheggiante nel Settecento, con affreschi in finto marmo d’ispirazione floreale. Poi un bel pavimento in maioliche nel piano nobile, e ancora quadri e arredi ormai spariti nel nulla.

L’amministrazione da anni vuole liberarsi dell’immobile nel centro storico di Palermo, ma le aste sono sempre andate deserte. Adesso un nuovo tentativo col prezzo che scende

di Giulio Giallombardo

Scende sempre di più il prezzo di Palazzo Sammartino. Il Comune di Palermo, che ne è proprietario, prova a venderlo da anni, ma nessuno sembra voler investire sullo storico edificio secentesco di via Lungarini, alle spalle di piazza Marina (ve ne abbiamo parlato qui). Dopo che la seconda asta lo scorso settembre è andata deserta, come la precedente di giugno, il settore delle Risorse immobiliari del Comune ha pubblicato ieri un avviso di manifestazione d’interesse per avviare una trattativa privata, previa gara ufficiosa, finalizzata alla vendita dell’immobile, con il criterio del miglior prezzo rispetto all’importo stabilito a base d’asta.

Balcone sopra l’ingresso

Adesso chi vorrà comprare Palazzo Sammartino dovrà sborsare un milione e 296mila euro, più almeno altri cinque per ristrutturarlo, dal momento che l’immobile è ridotto quasi un rudere. Così da un milione e 600mila euro dell’asta dello scorso giugno, si è passati a un milione e 440mila euro a settembre, per arrivare al prezzo attuale, nella speranza di trovare un investitore o anche una cordata che voglia acquistarlo e ristrutturarlo.

Il nuovo avviso – precisano dall’amministrazione – è soltanto esplorativo, non si tratta dunque di un’offerta pubblica, e le manifestazioni di interesse, qualora arrivassero, non comporterebbero per il Comune alcun obbligo nei confronti dei potenziali acquirenti. “Alla successiva procedura di gara finalizzata all’individuazione della migliore offerta – si legge nell’avviso – saranno invitati a partecipare tutti e soltanto i soggetti che hanno presentato manifestazione d’interesse attraverso l’avviso”. C’è tempo fino al 23 maggio per presentare la propria disponibilità all’acquisto.

Facciata di Palazzo Sammartino

L’edificio è da anni abbandonato e vandalizzato. I bombardamenti del 1943 hanno dato il colpo di grazia, distruggendo la corte interna e alcune sale, l’incuria poi ha fatto il resto. E pensare che proprio in quel palazzo, costruito nella seconda metà del Seicento da Giovanni Sammartino di Ramondetta e Reggio, nacque nel 1829 la poetessa Concettina Ramondetta Fileti, specchio del fervore risorgimentale e nota per i suoi inni patriottici. La donna, esaurita la vena rivoluzionaria, nella “stanza delle conversazioni” che si trovava all’interno del palazzo, ospitò diversi personaggi della cultura palermitana e scrittori di passaggio in città. Tra le altre, c’era anche una grande sala da ballo, decorata con gusto classicheggiante nel Settecento, con affreschi in finto marmo d’ispirazione floreale. Poi un bel pavimento in maioliche nel piano nobile, e ancora quadri e arredi ormai spariti nel nulla.

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La Settimana delle Culture nel segno di Sebastiano Tusa

Cento luoghi e 270 eventi, tra mostre, passeggiate, teatro e arte, per l’ottava edizione della rassegna, quest’anno dedicata all’archeologo palermitano

di Giulio Giallombardo

Non poteva esserci luogo migliore per presentare la nuova edizione della Settimana delle Culture. L’Arsenale della Marina Regia, sede della Soprintendenza del Mare, creata da Sebastiano Tusa, resterà sempre la “casa” dell’archeologo palermitano, scomparso due mesi fa, a cui questa ottava edizione della Settimana è dedicata. Il ricordo dell’assessore serpeggia tra i tanti rappresentanti del mondo della cultura presenti questa mattina all’Arsenale e culmina quando Gabriella Renier Filippone, presidente onorario dell’associazione Settimana delle Culture, legge un messaggio di affetto che Tusa le aveva scritto qualche settimana prima di salire su quell’aereo in Etiopia dal quale, purtroppo, non sarebbe mai sceso.

L’Arsenale della Marina Regia

Così, nel segno dell’inesauribile amore per la cultura che caratterizzava l’assessore, questa ottava edizione della Settimana che sta per iniziare, si preannuncia ricchissima di appuntamenti. Cento luoghi e 270 eventi – 55 mostre, 45 spettacoli, 53 incontri, 15 proiezioni, e 25 altri eventi di genere diverso – con oltre 3000 persone coinvolte tra artisti, operatori, intellettuali, organizzatori: questi sono i numeri di quest’anno. Un cartellone a 360 gradi, presentato questa mattina dal neo presidente dell’associazione Bernardo Tortorici di Raffadali, che, dall’11 al 19 maggio accoglierà arte internazionale, teatro, musica, convegni, presentazioni e visite guidate in una Palermo tutta da scoprire.

Impossibile elencare tutti gli eventi, racchiusi in un programma suddiviso in aree tematiche ben precise: alcuni eventi riguarderanno l’impegno nel sociale, altri entreranno nel carcere Ucciardone, con i detenuti che lavorano da tempo sia nella falegnameria che nel pastificio, coltivano un orto, stanno persino costruendo il Carro del Festino. Spazio, poi, all’arte contemporanea, ma si scoprirà anche la città con diverse visite guidate, oltre ad “Ottocento nascosto”, una mostra che, dal 19 maggio, apre i depositi di Palazzo Abatellis e ne trae spettacolari dipinti del XIX secolo.

Un momento della conferenza stampa

Già l’inaugurazione regala una prima chicca. Sabato 11 maggio alle 11 nella Sala delle Lapidi di Palazzo delle Aquile, sarà presentata una particolare tela ritrovata e studiata dalla storica dell’arte Maria Antonietta Spadaro. L’opera, che verrà restaurata a cantiere aperto dalla Settimana delle Culture, è un ritratto di Marie-Thérèse Charlotte de France, la primogenita di Luigi XVI e Maria Antonietta, l’unica della famiglia reale a scampare alla morte durante la Rivoluzione Francese. La tela potrebbe essere giunta a Palermo con gli arredi e i tesori del reali Borbone Ferdinando e Carolina in fuga da Napoli.

Attesa anche l‘inaugurazione del Loggiato di San Bartolomeo, chiuso da anni e restituito alla città dopo i restauri. Lo spazio riaprirà il 14 maggio ospitando le sculture e le opere in tessuto di Zhang Hongmei, una delle più importanti artiste cinesi contemporanee, considerata dalla critica una sorta di poetessa del colore, portabandiera dell’orgoglio creativo femminile cinese. Arte dall’oriente anche a Palazzo Sant’Elia, che dall’11 maggio ospiterà “China Art Now”, una collettiva di venti artisti cinesi, a cura di Giacomo Fanale, anticipata con un primo assaggio due mesi fa. Spazio, poi, anche alla fotografia, con diverse mostre di scatti realizzati da Carlo Bevilacqua, Flaminia Fanale, Charley Fazio e Sebastiano Cosimo Auteri, che saranno esposti sempre a Palazzo Sant’Elia.

L’installazione “SaleSapienza” di Rosa Vetrano

E ancora, arte contemporanea con le mostre di Igor Scalisi Palminteri, che costruisce il suo “Convivio – Discorsi Inutili sull’Arte” dal 12 maggio da Arèa. Il giorno successivo, la collettiva di pittura, fotografia, video, installazioni “Art Studio Show” riapre al pubblico l’ex-cartiera Bellotti, trasformata in studio d’artista da Andrea Masu. Tra gli altri artisti protagonisti: Elisabhett Kos Kroyer, Andrea Parlato, Paolo Assenza, Adalberto Abbate e una retrospettiva su su Renato Mambor.

Tra le passeggiate, da segnalare una piccola anteprima del Festival Le Vie dei Tesori, che torna con la sua consueta formula dello storytelling sui luoghi. L’11, 12 e il 18 e 19 maggio, si potranno visitare il museo del caffè Morettino e quello dell’anice Tutone, i depositi della Gam, il rifugio antiaereo sotto Palazzo delle Aquile, Palazzo De Gregorio e la palazzina dei Quattro Pizzi all’Arenella. Inoltre, sarà possibile tornare a volare sulla città con un giro in Piper e salire su Monte Pellegrino attraverso la Scala Vecchia. Infine, spazio anche alle circoscrizioni, con diversi incontri dedicati a quartieri spesso dimenticati.

Presentata l’ottava edizione della Settimana delle Culture

Presenti questa mattina all’Arsenale, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; l’assessore alle Culture, Adham Darawsha; il rettore dell’ateneo palermitano, Fabrizio Micari; il sindaco di Enna, Maurizio Dipietro, che ha sottolineato come la “Settimana Federiciana” da quest’anno è gemellata con il festival palermitano e l’attore Salvo Piparo, che ha presentato un nuovo video dedicato ai “muri di Palermo”. In occasione della presentazione, sono inoltre state inaugurate questa mattina due mostre: “SaleSapienza”, installazione di Rosa Vetrano e “Il Viaggio della Vita. Interrotto”, sculture di Tommaso Domina che ricorda il naufragio di Lampedusa. “La Settimana delle Culture è un progetto trasversale che accoglie arte, musica, teatro, in dialogo tra loro – hanno sottolineato il sindaco Orlando e l’assessore Darawsha – . Dopo il grande contributo al successo di Palermo Capitale Italiana della Cultura, la Settimana guarda ad una città aperta alle contaminazioni con una storica vocazione all’accoglienza e oggi proiettata naturalmente verso i grandi temi del terzo millennio: pace, legalità, solidarietà e partecipazione”.

Cento luoghi e 270 eventi, tra mostre, passeggiate, teatro e arte, per l’ottava edizione della rassegna, quest’anno dedicata all’archeologo palermitano

di Giulio Giallombardo

Non poteva esserci luogo migliore per presentare la nuova edizione della Settimana delle Culture. L’Arsenale della Marina Regia, sede della Soprintendenza del Mare, creata da Sebastiano Tusa, resterà sempre la “casa” dell’archeologo palermitano, scomparso due mesi fa, a cui questa ottava edizione della Settimana è dedicata. Il ricordo dell’assessore serpeggia tra i tanti rappresentanti del mondo della cultura presenti questa mattina all’Arsenale e culmina quando Gabriella Renier Filippone, presidente onorario dell’associazione Settimana delle Culture, legge un messaggio di affetto che Tusa le aveva scritto qualche settimana prima di salire su quell’aereo in Etiopia dal quale, purtroppo, non sarebbe mai sceso.

L’Arsenale della Marina Regia

Così, nel segno dell’inesauribile amore per la cultura che caratterizzava l’assessore, questa ottava edizione della Settimana che sta per iniziare, si preannuncia ricchissima di appuntamenti. Cento luoghi e 270 eventi – 55 mostre, 45 spettacoli, 53 incontri, 15 proiezioni, e 25 altri eventi di genere diverso – con oltre 3000 persone coinvolte tra artisti, operatori, intellettuali, organizzatori: questi sono i numeri di quest’anno. Un cartellone a 360 gradi, presentato questa mattina dal neo presidente dell’associazione Bernardo Tortorici di Raffadali, che, dall’11 al 19 maggio accoglierà arte internazionale, teatro, musica, convegni, presentazioni e visite guidate in una Palermo tutta da scoprire.

Impossibile elencare tutti gli eventi, racchiusi in un programma suddiviso in aree tematiche ben precise: alcuni eventi riguarderanno l’impegno nel sociale, altri entreranno nel carcere Ucciardone, con i detenuti che lavorano da tempo sia nella falegnameria che nel pastificio, coltivano un orto, stanno persino costruendo il Carro del Festino. Spazio, poi, all’arte contemporanea, ma si scoprirà anche la città con diverse visite guidate, oltre ad “Ottocento nascosto”, una mostra che, dal 19 maggio, apre i depositi di Palazzo Abatellis e ne trae spettacolari dipinti del XIX secolo.

Un momento della conferenza stampa

Già l’inaugurazione regala una prima chicca. Sabato 11 maggio alle 11 nella Sala delle Lapidi di Palazzo delle Aquile, sarà presentata una particolare tela ritrovata e studiata dalla storica dell’arte Maria Antonietta Spadaro. L’opera, che verrà restaurata a cantiere aperto dalla Settimana delle Culture, è un ritratto di Marie-Thérèse Charlotte de France, la primogenita di Luigi XVI e Maria Antonietta, l’unica della famiglia reale a scampare alla morte durante la Rivoluzione Francese. La tela potrebbe essere giunta a Palermo con gli arredi e i tesori del reali Borbone Ferdinando e Carolina in fuga da Napoli.

Attesa anche l‘inaugurazione del Loggiato di San Bartolomeo, chiuso da anni e restituito alla città dopo i restauri. Lo spazio riaprirà il 14 maggio ospitando le sculture e le opere in tessuto di Zhang Hongmei, una delle più importanti artiste cinesi contemporanee, considerata dalla critica una sorta di poetessa del colore, portabandiera dell’orgoglio creativo femminile cinese. Arte dall’oriente anche a Palazzo Sant’Elia, che dall’11 maggio ospiterà “China Art Now”, una collettiva di venti artisti cinesi, a cura di Giacomo Fanale, anticipata con un primo assaggio due mesi fa. Spazio, poi, anche alla fotografia, con diverse mostre di scatti realizzati da Carlo Bevilacqua, Flaminia Fanale, Charley Fazio e Sebastiano Cosimo Auteri, che saranno esposti sempre a Palazzo Sant’Elia.

“SaleSapienza”, installazione di Rosa Vetrano

E ancora, arte contemporanea con le mostre di Igor Scalisi Palminteri, che costruisce il suo “Convivio – Discorsi Inutili sull’Arte” dal 12 maggio da Arèa. Il giorno successivo, la collettiva di pittura, fotografia, video, installazioni “Art Studio Show” riapre al pubblico l’ex-cartiera Bellotti, trasformata in studio d’artista da Andrea Masu. Tra gli altri artisti protagonisti: Elisabhett Kos Kroyer, Andrea Parlato, Paolo Assenza, Adalberto Abbate e una retrospettiva su su Renato Mambor.

Tra le passeggiate, da segnalare una piccola anteprima del Festival Le Vie dei Tesori, che torna con la sua consueta formula dello storytelling sui luoghi. L’11, 12 e il 18 e 19 maggio, si potranno visitare il museo del caffè Morettino e quello dell’anice Tutone, i depositi della Gam, il rifugio antiaereo sotto Palazzo delle Aquile, Palazzo De Gregorio e la palazzina dei Quattro Pizzi all’Arenella. Inoltre, sarà possibile tornare a volare sulla città con un giro in Piper e salire su Monte Pellegrino attraverso la Scala Vecchia. Infine, spazio anche alle circoscrizioni, con diversi incontri dedicati a quartieri spesso dimenticati.

Presentata l’ottava edizione della Settimana delle Culture

Presenti questa mattina all’Arsenale, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; l’assessore alle Culture, Adham Darawsha; il rettore dell’ateneo palermitano, Fabrizio Micari; il sindaco di Enna, Maurizio Dipietro, che ha sottolineato come la “Settimana Federiciana” da quest’anno è gemellata con il festival palermitano e l’attore Salvo Piparo, che ha presentato un nuovo video dedicato ai “muri di Palermo”. In occasione della presentazione, sono inoltre state inaugurate questa mattina due mostre: “SaleSapienza”, installazione di Rosa Vetrano e “Il Viaggio della Vita. Interrotto”, sculture di Tommaso Domina che ricorda il naufragio di Lampedusa. “La Settimana delle Culture è un progetto trasversale che accoglie arte, musica, teatro, in dialogo tra loro – hanno sottolineato il sindaco Orlando e l’assessore Darawsha – . Dopo il grande contributo al successo di Palermo Capitale Italiana della Cultura, la Settimana guarda ad una città aperta alle contaminazioni con una storica vocazione all’accoglienza e oggi proiettata naturalmente verso i grandi temi del terzo millennio: pace, legalità, solidarietà e partecipazione”.

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Troppi beni culturali, la Regione li passa ai comuni

Approvato un elenco di dodici siti che potranno essere trasferiti agli enti territoriali con una convenzione, per renderli più produttivi e fruibili

di Giulio Giallombardo

Un patrimonio monumentale enorme fatto di castelli, palazzi, musei e aree archeologiche. Sono tanti, troppi i beni culturali di proprietà della Regione Siciliana che non sempre sono gestiti al meglio, anche per carenza di personale e di risorse economiche. Per rendere più produttivi e fruibili alcuni di questi siti, il governatore Nello Musumeci, in qualità di assessore ad interim per i Beni culturali, e l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, hanno firmato un decreto con cui è stato approvato un elenco di dodici siti “minori” di proprietà della Regione, che potranno essere trasferiti in gestione ai Comuni di competenza.

Villa De Pasquale a Messina

È un primo passaggio di un progetto più vasto che – secondo quanto riferito a Le Vie dei Tesori News dall’assessore Armao – porterà nei prossimi mesi la Regione a mettere in vendita parte del suo patrimonio culturale. “Predisporremo più avanti un bando per la dismissione dei beni, – ha detto l’assessore regionale all’Economia – abbiamo messo a bilancio introiti per la vendita di alcuni siti, ma ci vorrà qualche mese, in questo momento stiamo ancora definendo gli elenchi”.

Intanto si comincia con un piccola lista di dodici beni di interesse culturale che possono essere trasferiti in comodato d’uso gratuito agli enti territoriali, attraverso una convezione da stipulare tra Regione e comuni. Nella provincia di Palermo, i beni sono tre: il castello Beccadelli di Marineo, quello di Caccamo e le terme arabe di Cefala Diana. C’è poi Villa De Pasquale, gioiello liberty di Messina, il castello Bauso di Villafranca Tirrena e quello cinquecentesco di Spadafora, entrambi nel Messinese. A Palazzolo Acreide, nel Siracusano, c’è Palazzo Cappellani, sede del museo archeologico, e ancora il museo delle Croci di Scicli, nel Ragusano, il museo archeologico di Marianopoli, nel Nisseno, e l’ex stabilimento Florio di Favignana. Già in comodato d’uso sono, infine, i palazzi Grignani e Fici a Marsala.

L’interno del museo archeologico di Marianopoli

Il decreto fa riferimento al Codice dei beni culturali e del paesaggio che prevede la possibilità di stipulare accordi tra Stato, regioni o altri enti pubblici per definire strategie di valorizzazione dei beni pubblici. “Gli accordi – si legge nel Codice – possono essere conclusi su base regionale o subregionale, in rapporto ad ambiti territoriali definiti, e promuovono altresì l’integrazione, nel processo di valorizzazione concordato, delle infrastrutture e dei settori produttivi collegati”.

“Il risanamento – aggiunge l’assessore Armao – passa anche attraverso la razionalizzazione delle dotazioni patrimoniali. La Sicilia ha un patrimonio vastissimo che va più opportunamente selezionato, tenendo quello che serve e alienando quello che non serve. L’azione di risanamento che stiamo avviando è passata attraverso la riduzione del debito, lo stop ai derivati e prosegue anche con la dismissione immobiliare. È una strategia complessiva di miglioramento che alleggerirà i bilanci della Regione”.

Approvato un elenco di dodici siti che potranno essere trasferiti agli enti territoriali con una convenzione, per renderli più produttivi e fruibili

di Giulio Giallombardo

Un patrimonio monumentale enorme fatto di castelli, palazzi, musei e aree archeologiche. Sono tanti, troppi i beni culturali di proprietà della Regione Siciliana che non sempre sono gestiti al meglio, anche per carenza di personale e di risorse economiche. Per rendere più produttivi e fruibili alcuni di questi siti, il governatore Nello Musumeci, in qualità di assessore ad interim per i Beni culturali, e l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, hanno firmato un decreto con cui è stato approvato un elenco di dodici siti “minori” di proprietà della Regione, che potranno essere trasferiti in gestione ai Comuni di competenza.

Villa De Pasquale a Messina

È un primo passaggio di un progetto più vasto che – secondo quanto riferito a Le Vie dei Tesori News dall’assessore Armao – porterà nei prossimi mesi la Regione a mettere in vendita parte del suo patrimonio culturale. “Predisporremo più avanti un bando per la dismissione dei beni, – ha detto l’assessore regionale all’Economia – abbiamo messo a bilancio introiti per la vendita di alcuni siti, ma ci vorrà qualche mese, in questo momento stiamo ancora definendo gli elenchi”.

Intanto si comincia con un piccola lista di dodici beni di interesse culturale che possono essere trasferiti in comodato d’uso gratuito agli enti territoriali, attraverso una convezione da stipulare tra Regione e comuni. Nella provincia di Palermo, i beni sono tre: il castello Beccadelli di Marineo, quello di Caccamo e le terme arabe di Cefala Diana. C’è poi Villa De Pasquale, gioiello liberty di Messina, il castello Bauso di Villafranca Tirrena e quello cinquecentesco di Spadafora, entrambi nel Messinese. A Palazzolo Acreide, nel Siracusano, c’è Palazzo Cappellani, sede del museo archeologico, e ancora il museo delle Croci di Scicli, nel Ragusano, il museo archeologico di Marianopoli, nel Nisseno, e l’ex stabilimento Florio di Favignana. Già in comodato d’uso sono, infine, i palazzi Grignani e Fici a Marsala.

L’interno del museo archeologico di Marianopoli

Il decreto fa riferimento al Codice dei beni culturali e del paesaggio che prevede la possibilità di stipulare accordi tra Stato, regioni o altri enti pubblici per definire strategie di valorizzazione dei beni pubblici. “Gli accordi – si legge nel Codice – possono essere conclusi su base regionale o subregionale, in rapporto ad ambiti territoriali definiti, e promuovono altresì l’integrazione, nel processo di valorizzazione concordato, delle infrastrutture e dei settori produttivi collegati”.

“Il risanamento – aggiunge l’assessore Armao – passa anche attraverso la razionalizzazione delle dotazioni patrimoniali. La Sicilia ha un patrimonio vastissimo che va più opportunamente selezionato, tenendo quello che serve e alienando quello che non serve. L’azione di risanamento che stiamo avviando è passata attraverso la riduzione del debito, lo stop ai derivati e prosegue anche con la dismissione immobiliare. È una strategia complessiva di miglioramento che alleggerirà i bilanci della Regione”.

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Il futuro del Teatro Garibaldi in attesa del rilancio

L’intenzione del Comune è quella di lasciare la gestione alla Fondazione Manifesta 12 Palermo, che si occuperà dei lavori di adeguamento

di Giulio Giallombardo

È stato il quartier generale di Manifesta, la biennale che l’anno scorso ha trasformato Palermo in capitale dell’arte contemporanea. A cinque mesi dalla fine della manifestazione, il futuro del Teatro Garibaldi resta sospeso, ancora in cerca di un’identità perduta. Il Comune, proprietario del monumento, lo scorso dicembre, non aveva ritenuto all’altezza le quattro proposte per la gestione del teatro, arrivate da associazioni che avevano risposto al bando predisposto dall’amministrazione. Al momento, l’intenzione è quella di lasciare il teatro in gestione fino alla fine dell’anno alla Fondazione Manifesta 12 Palermo, costituita dal Comune per la realizzazione della manifestazione.

Il palco del Teatro Garibaldi

Va in questa direzione la delibera di giunta approvata pochi giorni fa, che ha preso atto della convenzione tra Comune e Fondazione Manifesta 12 per eseguire lavori d’adeguamento nel teatro, dichiarandola immediatamente eseguibile. Nei prossimi giorni la Fondazione presenterà alla Regione Siciliana il progetto per il finanziamento dei lavori, attingendo ai fondi previsti dal bando sui teatri approvato dal Dipartimento regionale dei Beni culturali, che prevede contributi fino a 300mila euro per interventi nelle sedi dello spettacolo, sia pubbliche che private. I lavori, che secondo il cronoprogramma dovranno essere ultimati entro il 2019, prevedono interventi di manutenzione al soffitto ligneo, adeguamenti agli impianti e la dotazione di un service tecnico stabile, con luci, audio e proiettori.

La convenzione stipulata tra il Comune e la Fondazione Manifesta, necessaria per la presentazione della domanda di contributo, prevede, tra l’altro, che la destinazione d’uso del Teatro Garibaldi come sede di spettacoli, venga mantenuta per almeno dieci anni dalla data di conclusione dei lavori, come indicato nel bando regionale. D’altro canto, la Fondazione nominerà tutte le figure tecniche e professionali necessarie per l’attuazione del progetto, impegnandosi a richiedere preventivamente tutti i pareri agli uffici comunali competenti.

Ingresso del Teatro Garibaldi

Nel frattempo, il Teatro Garibaldi resterà comunque aperto, ospitando incontri ed eventi, ma senza una vera e propria programmazione artistica. “Il nostro obiettivo – spiega il direttore della Fondazione Manifesta 12, Roberto Albergoni, a Le Vie dei Tesori News – è quello di riconsegnare il teatro al Comune in condizioni perfettamente funzionanti, in modo che possa essere utilizzato secondo i criteri che poi l’ente deciderà. Intanto, vogliamo continuare a tenerlo aperto. Per questo abbiamo stilato un regolamento di utilizzo del teatro da parte di terzi, così che lo spazio continui a vivere. Il teatro è già in condizioni migliori rispetto a quando l’abbiamo preso, ma bisogna risolvere tutte le criticità che ancora ci sono per una fruizione più idonea”.

L’intenzione del Comune è quella di lasciare la gestione alla Fondazione Manifesta 12 Palermo, che si occuperà dei lavori di adeguamento

di Giulio Giallombardo

È stato il quartier generale di Manifesta, la biennale che l’anno scorso ha trasformato Palermo in capitale dell’arte contemporanea. A cinque mesi dalla fine della manifestazione, il futuro del Teatro Garibaldi resta sospeso, ancora in cerca di un’identità perduta. Il Comune, proprietario del monumento, lo scorso dicembre, non aveva ritenuto all’altezza le quattro proposte per la gestione del teatro, arrivate da associazioni che avevano risposto al bando predisposto dall’amministrazione. Al momento, l’intenzione è quella di lasciare il teatro in gestione fino alla fine dell’anno alla Fondazione Manifesta 12 Palermo, costituita dal Comune per la realizzazione della manifestazione.

Il palco del Teatro Garibaldi

Va in questa direzione la delibera di giunta approvata pochi giorni fa, che ha preso atto della convenzione tra Comune e Fondazione Manifesta 12 per eseguire lavori d’adeguamento nel teatro, dichiarandola immediatamente eseguibile. Nei prossimi giorni la Fondazione presenterà alla Regione Siciliana il progetto per il finanziamento dei lavori, attingendo ai fondi previsti dal bando sui teatri approvato dal Dipartimento regionale dei Beni culturali, che prevede contributi fino a 300mila euro per interventi nelle sedi dello spettacolo, sia pubbliche che private. I lavori, che secondo il cronoprogramma dovranno essere ultimati entro il 2019, prevedono interventi di manutenzione al soffitto ligneo, adeguamenti agli impianti e la dotazione di un service tecnico stabile, con luci, audio e proiettori.

La convenzione stipulata tra il Comune e la Fondazione Manifesta, necessaria per la presentazione della domanda di contributo, prevede, tra l’altro, che la destinazione d’uso del Teatro Garibaldi come sede di spettacoli, venga mantenuta per almeno dieci anni dalla data di conclusione dei lavori, come indicato nel bando regionale. D’altro canto, la Fondazione nominerà tutte le figure tecniche e professionali necessarie per l’attuazione del progetto, impegnandosi a richiedere preventivamente tutti i pareri agli uffici comunali competenti.

Ingresso del Teatro Garibaldi

Nel frattempo, il Teatro Garibaldi resterà comunque aperto, ospitando incontri ed eventi, ma senza una vera e propria programmazione artistica. “Il nostro obiettivo – spiega il direttore della Fondazione Manifesta 12, Roberto Albergoni, a Le Vie dei Tesori News – è quello di riconsegnare il teatro al Comune in condizioni perfettamente funzionanti, in modo che possa essere utilizzato secondo i criteri che poi l’ente deciderà. Intanto, vogliamo continuare a tenerlo aperto. Per questo abbiamo stilato un regolamento di utilizzo del teatro da parte di terzi, così che lo spazio continui a vivere. Il teatro è già in condizioni migliori rispetto a quando l’abbiamo preso, ma bisogna risolvere tutte le criticità che ancora ci sono per una fruizione più idonea”.

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Il Palazzo delle Finanze è pronto a risorgere

Dopo decenni di abbandono, l’edificio nel cuore di Palermo passerà dallo Stato alla Regione Siciliana che si occuperà del restauro, per poi trasformarlo in sede della Corte dei Conti

di Giulio Giallombardo

Il conto alla rovescia è iniziato. Mancano ormai pochi giorni e l’ex Palazzo delle Finanze, da decenni abbandonato nel centro storico di Palermo, passerà dallo Stato alla Regione Siciliana che è pronta a restaurarlo e a trasferirvi gli uffici della Corte dei Conti. Il passaggio di consegne del monumento è nell’elenco all’esame della Commissione paritetica Stato-Regione, presieduta da Enrico La Loggia, che si riunirà il 5 e 6 maggio. Dopo anni di tentativi andati a vuoto, dunque, lo storico palazzo di proprietà del ministero delle Finanze e assegnato in custodia all’Agenzia del Demanio, sarà acquisito a titolo gratuito dalla Regione.

Particolare della facciata

Un’idea che risale al 2011, quando il governo regionale era presieduto da Raffaele Lombardo ed era assessore all’Economia, Gaetano Armao, che oggi è tornato a ricoprire lo stesso incarico nella giunta Musumeci e a rilanciare il progetto. “Per noi è un’operazione assai vantaggiosa – ha spiegato Armao a Le Vie dei Tesori News – perché attualmente spendiamo circa un milione e 700mila euro all’anno di affitti, mentre per i lavori ci vorranno circa 17 milioni di euro. Di solito la capitalizzazione che si fa per le opere di ristrutturazione è a 20 anni, in questo caso acquisiremo direttamente l’immobile a titolo gratuito, risparmiando 35 milioni di affitto e spendendone 17 per il restauro. Ciò significa che già in 10 anni abbiamo ammortizzato i costi”.

Così, dopo quasi 30 anni di abbandono e saccheggi, è pronto a risorgere Palazzo Vicaria, edificio neoclassico in stile dorico-siculo, in via Vittorio Emanuele, davanti a piazza Marina, sorto dalla ristrutturazione delle carceri della Vicaria, edificate negli ultimi anni del Cinquecento e danneggiate più volte nel corso dei secoli. Dopo la costruzione delle nuove carceri borboniche nel piano dell’Ucciardone, all’inizio dell’800, il palazzo cambiò destinazione d’uso e fu ristrutturato tra il 1840 e il 1844 sotto la direzione dell’architetto Emanuele Palazzotto, per ospitare pochi anni dopo il Banco Regio dei Reali Domini, l’Intendenza delle Finanze e, in seguito, l’Agenzia delle Entrate.

Vecchio cartello dell’Agenzia delle Entrate

Quando gli uffici furono trasferiti agli inizi del 1990, iniziò un lento e inesorabile abbandono, costellato di saccheggi e vandalismi, che portò al sequestro preventivo nel 2013 da parte del nucleo Tutela del Patrimonio artistico della polizia municipale di Palermo. Nel corso degli anni furono rubati parecchi infissi dalla facciata rivolta verso il mare, parte della cancellata storica fu divelta o asportata, trasformando il palazzo in ricovero per senzatetto. Gli interni, poi, furono danneggiati pesantemente, con il furto di cavi e impianti elettrici, ma anche di fregi e elementi decorativi, come la grande statua raffigurante la Vittoria alata, opera di Antonio Ugo, rubata nel 2013, poi ritrovata in un deposito nel quartiere Danisinni e recentemente restaurata e esposta a Palazzo Ajutamicristo (ve ne abbiamo parlato qui). Adesso la Vicaria potrebbe lasciarsi alle spalle gli anni bui per sempre.

Dopo decenni di abbandono, l’edificio nel cuore di Palermo passerà dallo Stato alla Regione Siciliana che si occuperà del restauro, per poi trasformarlo in sede della Corte dei Conti

di Giulio Giallombardo

Il conto alla rovescia è iniziato. Mancano ormai pochi giorni e l’ex Palazzo delle Finanze, da decenni abbandonato nel centro storico di Palermo, passerà dallo Stato alla Regione Siciliana che è pronta a restaurarlo e a trasferirvi gli uffici della Corte dei Conti. Il passaggio di consegne del monumento è nell’elenco all’esame della Commissione paritetica Stato-Regione, presieduta da Enrico La Loggia, che si riunirà il 5 e 6 maggio. Dopo anni di tentativi andati a vuoto, dunque, lo storico palazzo di proprietà del ministero delle Finanze e assegnato in custodia all’Agenzia del Demanio, sarà acquisito a titolo gratuito dalla Regione.

Particolare della facciata

Un’idea che risale al 2011, quando il governo regionale era presieduto da Raffaele Lombardo ed era assessore all’Economia, Gaetano Armao, che oggi è tornato a ricoprire lo stesso incarico nella giunta Musumeci e a rilanciare il progetto. “Per noi è un’operazione assai vantaggiosa – ha spiegato Armao a Le Vie dei Tesori News – perché attualmente spendiamo circa un milione e 700mila euro all’anno di affitti, mentre per i lavori ci vorranno circa 17 milioni di euro. Di solito la capitalizzazione che si fa per le opere di ristrutturazione è a 20 anni, in questo caso acquisiremo direttamente l’immobile a titolo gratuito, risparmiando 35 milioni di affitto e spendendone 17 per il restauro. Ciò significa che già in 10 anni abbiamo ammortizzato i costi”.

Così, dopo quasi 30 anni di abbandono e saccheggi, è pronto a risorgere Palazzo Vicaria, edificio neoclassico in stile dorico-siculo, in via Vittorio Emanuele, davanti a piazza Marina, sorto dalla ristrutturazione delle carceri della Vicaria, edificate negli ultimi anni del Cinquecento e danneggiate più volte nel corso dei secoli. Dopo la costruzione delle nuove carceri borboniche nel piano dell’Ucciardone, all’inizio dell’800, il palazzo cambiò destinazione d’uso e fu ristrutturato tra il 1840 e il 1844 sotto la direzione dell’architetto Emanuele Palazzotto, per ospitare pochi anni dopo il Banco Regio dei Reali Domini, l’Intendenza delle Finanze e, in seguito, l’Agenzia delle Entrate.

Vecchio cartello dell’Agenzia delle Entrate

Quando gli uffici furono trasferiti agli inizi del 1990, iniziò un lento e inesorabile abbandono, costellato di saccheggi e vandalismi, che portò al sequestro preventivo nel 2013 da parte del nucleo Tutela del Patrimonio artistico della polizia municipale di Palermo. Nel corso degli anni furono rubati parecchi infissi dalla facciata rivolta verso il mare, parte della cancellata storica fu divelta o asportata, trasformando il palazzo in ricovero per senzatetto. Gli interni, poi, furono danneggiati pesantemente, con il furto di cavi e impianti elettrici, ma anche di fregi e elementi decorativi, come la grande statua raffigurante la Vittoria alata, opera di Antonio Ugo, rubata nel 2013, poi ritrovata in un deposito nel quartiere Danisinni e recentemente restaurata e esposta a Palazzo Ajutamicristo (ve ne abbiamo parlato qui). Adesso la Vicaria potrebbe lasciarsi alle spalle gli anni bui per sempre.

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Palermo riabbraccia il suo Genio fresco di restauro

Riconsegnata alla città la fontana di piazza della Rivoluzione, il cui recupero è stato finanziato da “Opera tua”, il progetto di Coop Alleanza 3.0 che sostiene la valorizzazione dei beni culturali italiani

di Giulio Giallombardo

È l’alter ego laico di Santa Rosalia, nume tutelare archetipico e ancestrale, che vive sotto la pelle dei palermitani. Tiene in braccio un serpente che nutre al suo petto, simbolo di rinascita, prudenza e conoscenza. Con la sua lunga barba, il volto austero sormontato da una corona, seduto sul suo scettro, appare in diversi luoghi della città, tutti dall’alto valore simbolico. Uno di questi è piazza della Rivoluzione, dove da oggi il Genio di Palermo che troneggia sulla sua fontana è tornato a risplendere, dopo tre mesi di restauro.

La cerimonia in piazza Rivoluzione

Il lavoro di recupero, realizzato da Lares Restauri, è stato finanziato grazie a Opera Tua, il progetto di Coop Alleanza 3.0 che dal 2017 sostiene il restauro di beni culturali in giro per l’Italia, scelti dai soci con una votazione online. Un investimento che ammonta a 150mila euro suddivisi per sette opere d’arte restaurate, selezionate con Fondaco Italia, società attiva nella valorizzazione dei beni culturali, in collaborazione con le istituzioni territoriali.

Annerita da una patina scura che ne aveva alterato il colore originale, la fontana era piena di incrostazioni, in alcuni casi talmente estese che avevano completamente ricoperto la pietra. Per non parlare di muschi e alghe che proliferavano a causa dell’acqua. L’intervento di restauro, ha riguardato gli elementi lapidei e la cancellata. Nel dettaglio, sono state eliminate le incrostazioni che si erano depositate sulla pietra, mettendo a rischio la loro conservazione. Le scaglie che stavano per staccarsi sono state fissate con microiniezioni di una speciale resina fluida, provvedendo al consolidamento delle parti più a rischio soggette a polverizzazioni o microfessurizzazioni.

Sono state estirpate, inoltre, le piante infestanti presenti sulla roccia e rimossi con un microincisore tutti i sedimenti. Infine, sono state incollate le porzioni distaccate, smontate quelle in procinto di cadere e, al termine dei lavori, è stato applicato un trattamento protettivo invisibile con prodotti idrorepellenti, per proteggere il monumento dall’acqua. Pulita anche la cancellata in tutte le superfici, sigillate eventuali lesioni, con l’applicazione finale di una soluzione per preservarla dalla corrosione.

La conferenza stampa per il restauro della fontana

L’opera fresca di restauro è stata inaugurata questa mattina, nel corso di una cerimonia a cui hanno partecipato il sindaco Leoluca Orlando; l’assessore comunale alle Culture, Adham Darawsha; il coordinatore Politiche sociali di Coop Alleanza 3.0, Enrico Quarello; il presidente di Fondaco Italia, Enrico Bressan; la docente Antonella Chiazza e Mario Massimo Cherido, amministratore unico di Lares. “Si tratta di un progetto di grande importanza – ha commentato il sindaco nel corso della conferenza stampa nella sede dell’assessorato comunale alle Attività sociali – perché rappresenta l’ennesima conferma della rinascita culturale della città, che si è lasciata alle spalle la pesantezza degli anni bui. È un intervento di alto valore perché mostra come la vera cultura non sia rappresentata soltanto dal monumento in sé, ma da ciò che quel monumento esprime. In questo caso, il Genio ci ricorda come sia importante per una città avere un nume tutelare laico, insieme a quello religioso, che oscilla tra mitologia e storia”.

Riconsegnata alla città la fontana di piazza della Rivoluzione, il cui recupero è stato finanziato da “Opera tua”, il progetto di Coop Alleanza 3.0 che sostiene la valorizzazione dei beni culturali italiani

di Giulio Giallombardo

È l’alter ego laico di Santa Rosalia, nume tutelare archetipico e ancestrale, che vive sotto la pelle dei palermitani. Tiene in braccio un serpente che nutre al suo petto, simbolo di rinascita, prudenza e conoscenza. Con la sua lunga barba, il volto austero sormontato da una corona, seduto sul suo scettro, appare in diversi luoghi della città, tutti dall’alto valore simbolico. Uno di questi è piazza della Rivoluzione, dove da oggi il Genio di Palermo che troneggia sulla sua fontana è tornato a risplendere, dopo tre mesi di restauro.

Il lavoro di recupero, realizzato da Lares Restauri, è stato finanziato grazie a Opera Tua, il progetto di Coop Alleanza 3.0 che dal 2017 sostiene il restauro di beni culturali in giro per l’Italia, scelti dai soci con una votazione online. Un investimento che ammonta a 150mila euro suddivisi per sette opere d’arte restaurate, selezionate con Fondaco Italia, società attiva nella valorizzazione dei beni culturali, in collaborazione con le istituzioni territoriali.

La cerimonia in piazza Rivoluzione

Annerita da una patina scura che ne aveva alterato il colore originale, la fontana era piena di incrostazioni, in alcuni casi talmente estese che avevano completamente ricoperto la pietra. Per non parlare di muschi e alghe che proliferavano a causa dell’acqua. L’intervento di restauro, ha riguardato gli elementi lapidei e la cancellata. Nel dettaglio, sono state eliminate le incrostazioni che si erano depositate sulla pietra, mettendo a rischio la loro conservazione. Le scaglie che stavano per staccarsi sono state fissate con microiniezioni di una speciale resina fluida, provvedendo al consolidamento delle parti più a rischio soggette a polverizzazioni o microfessurizzazioni.

Sono state estirpate, inoltre, le piante infestanti presenti sulla roccia e rimossi con un microincisore tutti i sedimenti. Infine, sono state incollate le porzioni distaccate, smontate quelle in procinto di cadere e, al termine dei lavori, è stato applicato un trattamento protettivo invisibile con prodotti idrorepellenti, per proteggere il monumento dall’acqua. Pulita anche la cancellata in tutte le superfici, sigillate eventuali lesioni, con l’applicazione finale di una soluzione per preservarla dalla corrosione.

Un momento della conferenza stampa

L’opera fresca di restauro è stata inaugurata questa mattina, nel corso di una cerimonia a cui hanno partecipato il sindaco Leoluca Orlando; l’assessore comunale alle Culture, Adham Darawsha; il coordinatore Politiche sociali di Coop Alleanza 3.0, Enrico Quarello; il presidente di Fondaco Italia, Enrico Bressan; la docente Antonella Chiazza e Mario Massimo Cherido, amministratore unico di Lares. “Si tratta di un progetto di grande importanza – ha commentato il sindaco nel corso della conferenza stampa nella sede dell’assessorato comunale alle Attività sociali – perché rappresenta l’ennesima conferma della rinascita culturale della città, che si è lasciata alle spalle la pesantezza degli anni bui. È un intervento di alto valore perché mostra come la vera cultura non sia rappresentata soltanto dal monumento in sé, ma da ciò che quel monumento esprime. In questo caso, il Genio ci ricorda come sia importante per una città avere un nume tutelare laico, insieme a quello religioso, che oscilla tra mitologia e storia”.

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Tornano insieme gli arredi barocchi ritrovati

Esposti all’Oratorio dei Bianchi, a Palermo, i pezzi lignei che ornavano la chiesa di Santa Maria della Grotta e del Collegio Massimo sul Cassaro

di Giulio Giallombardo

Un tempo decoravano l’antico complesso gesuitico del Cassaro, oggi sede della Biblioteca regionale e in parte del convitto nazionale. Adesso per la prima volta gli arredi lignei barocchi della chiesa di Santa Maria della Grotta e del Collegio Massimo, espressione del dominio della cultura che l’ordine detenne dalla metà del Cinquecento al 1767, sono riuniti tutti insieme nella settecentesca chiesa superiore del complesso dell’Oratorio dei Bianchi in via dello Spasimo, a Palermo.

Cariatidi lignee

Saranno esposti a partire da oggi una ventina di pezzi, tra cui sei inginocchiatoi decorati con storie della Passione di Cristo, nove ante monumentali che appartenevano agli armadi della sacrestia, un bancone da farmacia e alcune cariatidi che separavano le ante dell’armadiatura. La storia di questi arredi è stata molto travagliata. Parte dei pezzi era custodita nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis, dove erano arrivati dal museo nazionale. Altri pezzi, come le grandi ante decorate con storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, sono stati trafugati alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, durante il passaggio dal museo nazionale alla nuova sede dell’Abatellis. Le ante erano stato in seguito ritrovate dal Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri, poi consegnate alla Soprintendenza ai Beni culturali, che ha curato il recupero e le ha custodite fino a oggi.

Gli arredi del Collegio Massimo si andranno, così, ad aggiungere ai settecenteschi stucchi di Giacomo Serpotta, conservati nella parte inferiore dell’oratorio e provenienti dalla chiesa del convento delle Stimmate, successivamente demolita alla fine dell’800 per la costruzione del Teatro Massimo. Si tratta di arredi lignei di grande pregio, realizzati a partire dal 1673 fino al primo decennio del XVIII secolo, da una collaudata équipe di intagliatori tra i quali Pietro Marabitti, su un progetto architettonico ampio e unitario che ebbe Paolo Amato come riferimento propulsore.

L’Oratorio dei Bianchi

Questa mattina all’Oratorio dei Bianchi presentano gli arredi lignei il direttore della Galleria regionale di Palazzo Abatellis, Evelina De Castro; il soprintendente per i Beni culturali di Palermo, Lina Bellanca; la storica dell’arte di Palazzo Abatellis, Valeria Sola, e l’antropologo Claudio Paterna, del Centro regionale di progettazione e restauro. “Abbiamo voluto riunire insieme questi preziosissimi arredi che una volta si trovavano tutti nello stesso luogo, pezzi bellissimi che hanno avuto storie e vicende diverse – ha detto a Le Vie dei Tesori News, Evelina De Castro – . Con questa acquisizione, mettiamo insieme due grandi cantieri e committenti artistici della città. Sono manufatti che collegano la cultura alta alla devozione popolare e alla tradizione dei misteri, che in Sicilia è sempre stata molto radicata molto radicata. Opere oltre che pregiate da un punto di vista artistico, anche dall’alto valore storico e antropologico”.

Esposti all’Oratorio dei Bianchi, a Palermo, i pezzi lignei che ornavano la chiesa di Santa Maria della Grotta e del Collegio Massimo sul Cassaro

di Giulio Giallombardo

Un tempo decoravano l’antico complesso gesuitico del Cassaro, oggi sede della Biblioteca regionale e in parte del convitto nazionale. Adesso per la prima volta gli arredi lignei barocchi della chiesa di Santa Maria della Grotta e del Collegio Massimo, espressione del dominio della cultura che l’ordine detenne dalla metà del Cinquecento al 1767, sono riuniti tutti insieme nella settecentesca chiesa superiore del complesso dell’Oratorio dei Bianchi in via dello Spasimo, a Palermo.

Cariatidi lignee

Saranno esposti a partire da oggi una ventina di pezzi, tra cui sei inginocchiatoi decorati con storie della Passione di Cristo, nove ante monumentali che appartenevano agli armadi della sacrestia, un bancone da farmacia e alcune cariatidi che separavano le ante dell’armadiatura. La storia di questi arredi è stata molto travagliata. Parte dei pezzi era custodita nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis, dove erano arrivati dal museo nazionale. Altri pezzi, come le grandi ante decorate con storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, sono stati trafugati alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, durante il passaggio dal museo nazionale alla nuova sede dell’Abatellis. Le ante erano stato in seguito ritrovate dal Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri, poi consegnate alla Soprintendenza ai Beni culturali, che ha curato il recupero e le ha custodite fino a oggi.

L’Oratorio dei Bianchi

Gli arredi del Collegio Massimo si andranno, così, ad aggiungere ai settecenteschi stucchi di Giacomo Serpotta, conservati nella parte inferiore dell’oratorio e provenienti dalla chiesa del convento delle Stimmate, successivamente demolita alla fine dell’800 per la costruzione del Teatro Massimo. Si tratta di arredi lignei di grande pregio, realizzati a partire dal 1673 fino al primo decennio del XVIII secolo, da una collaudata équipe di intagliatori tra i quali Pietro Marabitti, su un progetto architettonico ampio e unitario che ebbe Paolo Amato come riferimento propulsore.

Questa mattina all’Oratorio dei Bianchi presentano gli arredi lignei il direttore della Galleria regionale di Palazzo Abatellis, Evelina De Castro; il soprintendente per i Beni culturali di Palermo, Lina Bellanca; la storica dell’arte di Palazzo Abatellis, Valeria Sola, e l’antropologo Claudio Paterna, del Centro regionale di progettazione e restauro. “Abbiamo voluto riunire insieme questi preziosissimi arredi che una volta si trovavano tutti nello stesso luogo, pezzi bellissimi che hanno avuto storie e vicende diverse – ha detto a Le Vie dei Tesori News, Evelina De Castro – . Con questa acquisizione, mettiamo insieme due grandi cantieri e committenti artistici della città. Sono manufatti che collegano la cultura alta alla devozione popolare e alla tradizione dei misteri, che in Sicilia è sempre stata molto radicata molto radicata. Opere oltre che pregiate da un punto di vista artistico, anche dall’alto valore storico e antropologico”.

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