Si torna a scavare tra le case romane di Villa Bonanno

L’ultima ricerca nell’area archeologica palermitana risale a quasi vent’anni fa. Oggi un nuovo intervento condotto dal Polo regionale e dall’Università

di Giulio Giallombardo

Era l’inizio del nuovo millennio quando si chiuse l’ultima campagna di scavi nell’area archeologica di Villa Bonanno, nel cuore di Palermo. Da allora un lungo silenzio, con più ombre che luci, che però oggi tornano a illuminare i resti delle case romane a due passi dal Palazzo Reale. Da pochi giorni, muniti di pale, picconi e altri attrezzi del mestiere, nove studenti del Laboratorio di archeologia del Dipartimento Culture e Società dell’Università di Palermo, sono impegnati in uno scavo didattico tra le due domus romane di piazza della Vittoria, un complesso residenziale unico nel contesto cittadino, arricchito da preziosi mosaici che testimoniano possibili culti praticati nell’area occidentale della Sicilia.

Studenti al lavoro nell’area archeologica di Villa Bonanno

Gli scavi, iniziati il 3 giugno e che dureranno in tutto 15 giorni, fanno parte di un progetto avviato dal Polo regionale di Palermo per i parchi e i musei archeologici, in collaborazione con il Laboratorio dell’ateneo. A guidare gli studenti, la direttrice del Polo regionale e del Museo Salinas, Francesca Spatafora, e l’architetto Gilberto Montali, che gestisce il Laboratorio archeologico.

Reperti trovati a Villa Bonanno

Pur non trattandosi di un grosso intervento di ricerca, lo scavo riaccende i riflettori su un’area archeologica per troppo tempo abbandonata e in cui l’ultima attività si svolse tra il 2000 e il 2002, sempre grazie all’archeologa, direttrice del Salinas, allora responsabile del Servizio Beni archeologici della Soprintendenza. “È un piccolo campo scuola, ma è comunque importante perché si torna a scavare in un sito che non veniva studiato da tempo – spiega a Le Vie dei Tesori News, Francesca Spatafora – stiamo facendo dei saggi nell’edificio A, quello più recente del terzo secolo dopo Cristo, e da cui provengono tutti i mosaici conservati al Salinas, staccati alla fine dell’800 quando furono scoperti i resti di quest’abitazione”.

Pulizia del Mosaico della Caccia

L’obiettivo dell’attuale ricerca è di scoprire se sotto il pavimento su cui erano posti i mosaici esiste una struttura più antica, dal momento che l’altra casa, il cosiddetto edificio B, studiato precedentemente, risale al secondo secolo avanti Cristo. Tra le due domus dunque, c’è una differenza di cinque secoli e gli studiosi adesso vogliono indagare su un possibile edificio più antico che potrebbe trovarsi in uno strato più profondo. Inoltre, gli studenti hanno dato una “rinfrescata” al mosaico della Caccia di Alessandro, nella domus B, pulendo le tessere che lo compongono e altri materiali rinvenuti durante lo scavo.

Prossima tappa del Laboratorio sarà, nei prossimi mesi, nell’area archeologica di Monte Maranfusa, a Roccamena, dove è stato scoperto un centro abitato della fine del IV secolo avanti Cristo ed anche graffiti preistorici in una grotta.

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Prende forma il centro di eccellenza del mare

Passi avanti verso la realizzazione del polo per i beni culturali marini siciliani nell’ex istituto Roosevelt di Palermo. È una delle tante eredità lasciate dall’archeologo e assessore Sebastiano Tusa

di Giulio Giallombardo

Era uno dei sogni di Sebastiano Tusa. Creare un centro all’avanguardia per la documentazione dei beni culturali subacquei della Regione Siciliana nel padiglione dell’ex istituto Roosevelt dell’Addaura, a Palermo, dove attualmente si trova una delle sedi della Soprintendenza del Mare. Una delle tante eredità lasciate dall’archeologo e assessore palermitano, scomparso tre mesi fa, inizia adesso a farsi concreta. Si tratta del centro di eccellenza per la documentazione, informatizzazione e promozione dei beni culturali marini siciliani, finanziato con 2.200.000 euro di fondi del Patto per il Sud. L’intero importo per il progetto è stato accertato per il triennio 2019-2021, mentre per l’esercizio finanziario 2019 sono stati già accertati poco più di 675mila euro, con un decreto firmato pochi giorni fa dal dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali, Sergio Alessandro.

Sebastiano Tusa

Dunque, si è già messa in moto la macchina burocratica per dare vita al centro di eccellenza del Roosevelt, nel piano terra del padiglione Tresca, un tempo adibito prima a convitto per gli orfani di guerra e poi a colonia. “Il progetto è ormai esecutivo, aspettiamo soltanto alcune autorizzazioni, – spiega a Le Vie dei Tesori News, Adriana Fresina, soprintendente del Mare, – ce la stiamo mettendo tutta, anche perché Sebastiano Tusa teneva molto a questo progetto, insieme a quello del Museo del Mare dell’Arsenale, a cui stiamo lavorando parallelamente”.

L’Arsenale della Marina Regia

Il progetto redatto dall’architetto Stefano Zangara prevede il potenziamento e l’aggiornamento del Sistema informativo territoriale della Soprintendenza del Mare e la creazione di un servizio Gis-web, ovvero sistemi informativi geografici messi online, a cui gli utenti potranno accedere attivando un’interfaccia, che renderà possibile la consultazione in sola lettura delle informazioni cartografiche e dei dati immessi in rete. Un servizio che sarà disponibile non solo per l’amministrazione, ma anche per altri utenti pubblici o privati. Saranno previsti anche stage formativi per università e centri di ricerca, conferenze ed iniziative culturali ad alto contenuto tecnologico e giornate di studio a tema. Il centro, inoltre, darà supporto a progetti per la creazione di itinerari culturali subacquei e a ricerche in alto e basso fondale. Con il materiale video-fotografico, elaborato dal centro dati, saranno create installazioni multimediali da esporre nelle strutture museali, per contribuire all’attrazione di un turismo destagionalizzato, legato a contenuti scientifici, culturali ed ambientali.

Antichi lingotti trovati nei fondali di Gela

Sono diverse le fasi di realizzazione del progetto. Si dovranno effettuare lavori di manutenzione dei locali non ancora utilizzabili del padiglione Tresca, dove saranno creati laboratori operativi ed aule didattiche per lo svolgimento di corsi di formazione del personale. Inoltre, all’interno degli stessi locali sarà anche ospitato un centro d’eccellenza per la documentazione dei siti Unesco presenti in Sicilia. Allo stesso tempo si dovrà provvedere all’acquisto di hardware, software e altre attrezzature, formando il personale all’utilizzo dei programmi applicativi. Il centro di eccellenza – si legge nel progetto – nasce “nell’ottica della lettura del mare come ‘museo diffuso’ di un patrimonio culturale subacqueo che, accanto a singolarità naturalistiche, offre episodi legati ai viaggi dell’uomo sul mare, i cui fondali, per la specificità siciliana di isola centro d’incontro e di scambio tra culture del Mediterraneo, costituiscono un luogo di grande interesse, ancora per buona parte da scoprire”.

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I resti di un’antica necropoli nascosti in un hotel

È stata valorizzata una piccola area archeologica di età ellenistica scoperta all’interno di un albergo di Cefalù. Presenti due monumenti funebri e un recinto in pietra

di Giulio Giallombardo

Rischiavano di essere distrutte durante i lavori di ristrutturazione di un albergo, ma furono salvate in tempo e oggi sono custodite lì dove erano state trovate. Due tombe, o meglio due segnacoli funerari di epoca ellenistica, sono adagiate in un piccolo spazio esterno dell’Hotel Artemis di Cefalù. Sono testimonianze della necropoli che si estendeva a sud-ovest della cittadina normanna. Gli epitymbia (questo il loro nome greco) furono scoperti dodici anni fa, in corrispondenza dell’area dove si stava scavando la tromba dell’ascensore dell’albergo, un tempo Villa Miceli. Subito furono fermati i lavori e grazie al supporto del proprietario dell’hotel, Giuseppe Calabrese, la Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo, avviò una ricerca nella zona, affidando la direzione scientifica all’archeologo Amedeo Tullio, che già da anni studiava la necropoli dell’antica Kephaloidion.

Gli epitymbia dell’Hotel Artemis di Cefalù

Dunque, quelle che sembrano due piccole piramidi, sono in realtà segnacoli monumentali che sormontavano le sepolture. Gli epitymbia trovati a Cefalù, risalenti alla fine del IV secolo avanti Cristo, furono smontati pezzo per pezzo e riassemblati dove si trovano adesso, nella stessa posizione relativa e con lo stesso orientamento a pochi metri di distanza. Adesso, l’area dell’hotel dove si trovano gli epitymbia è stata valorizzata ed arricchita da pannelli esplicativi. Pochi giorni fa l’inaugurazione dello spazio, liberamente fruibile a cittadini e turisti.

“Si tratta di una tipologia di tombe completamente ignorata in Sicilia fino a pochi anni fa – spiega a Le Vie dei Tesori News, Amedeo Tullio, già professore di metodologia e tecniche della ricerca archeologica all’Università di Palermo – , spesso venivano scambiate per muretti o altre strutture, in realtà, ho potuto verificare che siamo davanti a monumenti funerari. In Sicilia se ne contano circa 300 di cui oltre la metà sono nella necropoli di Cefalù. Per fortuna abbiamo potuto salvare questi reperti che si trovavano sotto la tromba dell’ascensore, dove lo scavo era previsto più in profondità”. Inoltre, all’interno dell’attuale garage dell’albergo, è custodito anche un recinto funerario rettangolare dove all’interno furono trovati resti del corredo funebre ed anche il cranio di un bovide, probabilmente usato per un sacrificio.

Il recinto funerario (foto: Armando Geraci su Facebook)

“Sono stati indagati vari livelli di stratificazione – prosegue Tullio – dai più recenti, ai primi impiantati sulla scogliera naturale. Abbiamo scoperto vari tipi di seppellimenti, da quelli in piena terra degli strati più antichi, a quelli, che si sono rivelati una caratteristica di questa necropoli, a semplici fosse ad incinerazione, sormontate, appunto, da segnacoli monumentali. Questi ultimi sono documentati in una ricca e articolata tipologia, dai più semplici costituiti da un blocco di calcare, a quelli con più o meno evidenti intenti figurativi”.

Gli studi e gli scavi nella necropoli di Cefalù, tutti realizzati tra il 1976 e il 2008 ad est dell’attuale via Roma, sotto un’area ormai urbanizzata della cittadina, hanno consentito di esplorare complessivamente poco meno di 800 sepolture. Alcuni dei reperti recuperati sono adesso custoditi nel Museo Mandralisca, all’antiquarium di Himera e nel Bastione Marchiafava, in attesa di essere esposti al pubblico.

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Sicilia “calamita” per i turisti: è la regione che cresce di più

L’Isola ha aumentato le presenze italiane del 9,5 per cento. La provincia di Messina è prima, seguita da Palermo, Trapani e Catania

di Giulio Giallombardo

Sono sempre di più i turisti che scelgono la Sicilia per trascorrere le loro vacanze. Anche l’Isola segue la scia positiva che l’anno scorso ha attraversato il resto d’Italia, dove i flussi turistici sono aumentati – secondo i dati provvisori dell’Istat – con un incremento pari a 428 milioni di presenze. La Sicilia è la regione italiana ad essere cresciuta di più, con un aumento di presenze italiane del 9,5 per cento. Il numero è tratto dalla relazione presentata dal direttore del dipartimento per la produzione statistica dell’Istat, Roberto Menducci, nel corso dell’audizione alla Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo della Camera dei deputati.

Il Teatro antico di Taormina

Sono cinque le regioni in cui si concentra oltre la metà delle presenze di italiani e il 64,7 per cento di quelle degli stranieri, secondo i dati Istat: il Veneto con uno share del 16,5 per cento sul totale presenze, il Trentino Alto Adige con l’11,9 per cento, la Toscana con il 10,9, l’Emilia Romagna con il 9,5 e la Lombardia con il 9,4. Tuttavia, la Sicilia è la regione migliore in termini di crescita, mentre sul podio per gli arrivi degli stranieri ci sono Sardegna, Puglia e Calabria.

I tetti della Cattedrale di Palermo

Secondo i dati provvisori dell’Istat, elaborati dall’Osservatorio del Dipartimento regionale Turismo, Sport e Spettacolo, il totale delle presenze turistiche in Sicilia nel 2018 si attesta a 15.136.705 con un aumento del 2,9 per cento rispetto al 2017. La provincia di Messina è prima per numero di presenze con 3.490.476, seguita da Palermo con 3.289.014, cresciuta del 10,3 per cento, e Trapani con 2.374.398. Seguono Catania (2.115.164), Siracusa (1.330.106), Ragusa (1.137.468), Agrigento (1.021.719), Caltanissetta (248.949) ed Enna (129.411).

Code all’ingresso del Palazzo Reale di Palermo

“La Sicilia inizia ad avere una propria autonomia grazie alla sua insularità”, spiega a Le Vie dei Tesori News, Giovanni Ruggieri, presidente dell’Otie, l’Osservatorio turistico delle isole europee e professore di Economia dell’Industria turistica all’Università di Palermo. “L’Isola comincia ad essere autonoma agli occhi del mondo come realtà insulare, – aggiunge Ruggieri – per questo ha aumentato il suo appeal. Il concetto di isola ha un’attrattiva molto forte che rende un luogo unico rispetto agli altri. Poi la crescita è dovuta anche agli eventi che la Sicilia ha ospitato e al fatto che è un luogo più sicuro rispetto agli altri paesi del Mediterraneo. Insomma, comincia a diventare un’isola non solo da visitare una volta, ma in cui si può tornare”.

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In vendita lo storico Palazzo del Credito italiano

Il grande edificio di via Roma è chiuso da pochi anni, i proprietari cercano qualcuno che voglia acquistarlo e ristrutturarlo per farlo rinascere

di Giulio Giallombardo

Fu uno dei cuori pulsanti della “nuova” via Roma, che oltre un secolo fa cambiò il volto di Palermo. Negli anni Trenta del Novecento, ospitò la storica sede della Banca nazionale di Credito, ma nelle sue stanze si trovavano anche gli uffici della Compagnia italiana turismo, e dal dopoguerra vi ebbe sede l’Inps e alcuni istituti scolastici statali. Adesso, il palazzo del Banco di Credito italiano, tra piazza delle Due Palme e il Palazzo delle Poste, è chiuso da qualche anno, dopo l’abbandono del complesso da parte di Unicredit. I proprietari hanno deciso di metterlo in vendita o in affitto, nella speranza che qualcuno sia disposto ad investire per dargli una nuova vita.

Palazzo del Credito Italiano in via Roma

L’edificio – si legge nell’annuncio pubblicato dall’agenzia immobiliare che cura la vendita – si sviluppa su più livelli per una quadratura complessiva di 6mila metri quadrati. Sul piano terra di 2mila metri quadrati si affacciano 17 vetrine e tra le possibili destinazioni d’uso, oltre che banca, ci sono quelle di albergo o ristorante. L’immobile – sottolineano dall’agenzia immobiliare – “necessita di importanti interventi di ristrutturazione” e la trattativa per la vendita o la locazione è rigorosamente riservata.

Il complesso così come lo vediamo oggi fu realizzato su progetto di Pietro Scibilia negli anni Venti del secolo scorso. Ma le sue origini sono ancora più antiche, poiché l’edificio ingloba parte del palazzo Monteleone, proprietà degli Aragona Pignatelli duchi di Monteleone che, già nel ‘700 avevano accorpato il palazzo dei Lanza di Mussomeli, tra via Torre di Gotto e via Monteleone. Anno cruciale fu il 1906, con la dichiarazione di pubblica utilità per l’apertura di quella che sarebbe diventata la via Roma. I beni dei Monteleone, nonostante le proteste, furono espropriati e parte degli edifici furono demoliti. La proprietà passò allora alla Società anonima per imprese e costruzioni “Roma”, che divenne in seguito Istituto immobiliare italiano.

Hall del Palazzo del Credito Italiano

Nel 1927 i lavori proseguirono con l’intervento di Scibilia, consulente tecnico del Credito italiano, che ristrutturò la parte orientale dell’edificio su via Roma come sede della Banca nazionale di Credito. Così, tra le due ali dell’edificio, fu realizzato il prospetto d’ingresso d’ispirazione neoclassica, mentre all’interno, dove prima c’era un giardino, fu ricavata una grande sala coperta da un soffitto a lucernario. Poi negli anni ’40 arrivarono ulteriori ampliamenti del complesso che ospitò diversi uffici e scuole, tra cui il magistrale “Camillo Finocchiaro Aprile” e la media “Benedetto D’Acquisto”. Oggi le sue vetrine vuote vanno ad aggiungersi alle tante altre che si affacciano su via Roma, in attesa che anche questa strada, un tempo brulicante di attività, possa tornare a vivere.

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Ex convento diventerà nuova sede del Conservatorio

Il progetto prevede il restauro del complesso di San Francesco d’Assisi, nel cuore di Palermo, con aule, uffici e un auditorium da 300 posti

di Giulio Giallombardo

Nelle sue sale si riunì il Parlamento rivoluzionario nel 1848, poi fu sede della Corte d’assise, fino diventare, in tempi più recenti, esattoria comunale. Ai tanti volti dell’ex convento di San Francesco d’Assisi, nel centro storico di Palermo, se ne aggiungerà presto uno nuovo: diventerà seconda sede del Conservatorio Scarlatti. L’istanza inviata al Miur è al vaglio della commissione ministeriale che si è riunita la scorsa settimana per valutare i progetti e definire una graduatoria che sarà pronta entro pochi mesi.

La scalinata d’accesso all’ex convento (foto da Facebook)

In ballo c’è un finanziamento di tre milioni di euro che lo Stato ha messo a disposizione agli istituti del comparto Afam, Alta formazione artistica musicale e coreutica, ovvero i conservatori, le accademie di belle arti e quelle di arte drammatica e danza. Dopo la concessione da parte del Comune dei locali che un tempo ospitavano le esattorie della Satris, società dei cugini Nino e Ignazio Salvo, il Conservatorio lo scorso febbraio ha formalizzato la domanda al Miur.

Adesso – come ha spiegato a Le Vie dei Tesori News, il presidente della scuola di musica, Gandolfo Librizzi – bisognerà aspettare ancora pochi mesi per l’ufficialità del finanziamento, che dovrebbe arrivare entro l’estate. Si tratta di un mutuo di 26 anni a tasso zero, da stipulare con la Cassa depositi e prestiti, con cui si potrà completare la ristrutturazione e l’adeguamento del complesso duecentesco, già in parte restaurato dal Comune 15 anni fa, ma mai aperto. “Sono molto ottimista, abbiamo tutte le carte in regola per ottenere il finanziamento – afferma Librizzi – dal momento che i requisiti sono vincolati alla ristrutturazione di nuove sedi, all’interno di beni nei centri storici. Dunque, aspettiamo solo l’ufficialità con la graduatoria dei progetti presentati, ma anche se saremo ultimi, potremo avere accesso ai fondi”.

Uno degli spazi dell’ex convento (foto da Facebook)

Se tutto va come previsto, entro l’autunno si potrà procedere col bando di gara e dopo qualche mese partiranno i lavori che dureranno due anni. Il progetto prevede sia lavori interni, come il restauro degli intonaci, dello scalone monumentale e delle decorazioni, sia la realizzazione di una nuova scalinata d’accesso esterna, su via del Parlamento. Ci saranno, ovviamente, nuove aule per gli studenti, stanze destinate agli uffici, impianti di riscaldamento, un ascensore, e – fiore all’occhiello dell’istituto – un auditorium da 300 posti dove sarà montato un soffitto con pannelli in legno per migliorare l’acustica.

Uno dei corridoi dell’ex convento (foto da Facebook)

“Superando la limitatezza della sede storica di via Squarcialupo – sottolinea Librizzi – il Conservatorio potrà ampliarsi e così potenziare, diversificare e arricchire l’offerta formativa ma anche sviluppare adeguate iniziative musicali e culturali quale fulcro e polo d’eccellenza nell’ambito del bacino euro-mediterraneo. Non sarà solo il Conservatorio il beneficiario di questa importante iniziativa, quanto l’intera città per via di una riqualificazione di un bene storico culturale destinato a una fruizione pubblica e sociale insieme. Aprire nel centro storico la nuova sede, significa, infatti, valorizzare uno straordinario contesto urbano, cuore antico di Palermo”.

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Rinasce Maredolce, prove generali per l’Unesco

Firmata una convenzione tra la Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo e alcune cooperative sociali per la manutenzione delle aree verdi attorno al monumento normanno

di Giulio Giallombardo

Il sogno è quello di tornare ai fasti di una volta, quand’era un lussureggiante giardino, illuminato d’agrumeti e immaginato come riproduzione del paradiso coranico. Anche se il salto nel tempo è una missione impossibile, oggi il Parco della Favara, dove sorge il Castello di Maredolce, inizia una nuova vita. In attesa che si sblocchi l’iter dei lavori di restauro dell’antico palazzo normanno, finanziati dal Patto per il Sud, il parco che lo circonda si prepara a rinascere, aprendo uno spiraglio verso l’inserimento nel sito Unesco di Palermo arabo-normanna. È di oggi la firma della convenzione con cui la Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo dà in gestione per sei anni le aree verdi di Maredolce ad un’associazione temporanea di scopo, costituita da due cooperative sociali e un’associazione.

Castello di Maredolce

È il nuovo capitolo della storia di un bene depredato per anni, simbolo di abusivismo e abbandono, che oggi scrive una nuova pagina di riscatto per l’intero quartiere di Brancaccio, alla periferia sud della città. Si chiude, così, la trafila burocratica iniziata lo scorso agosto, quando la Soprintendenza pubblicò una manifestazione d’interesse rivolta a cooperative, organizzazioni di volontariato, fondazioni e consorzi che volessero occuparsi della manutenzione delle aree verdi di Maredolce, insieme a quelle di un altro bene bisognoso di cure, ovvero Villa Napoli (ve ne abbiamo parlato qui).

Così, da oggi, i sei ettari del Parco della Favara saranno curati dall’ats composta dalla cooperativa Sosvile, Solidarietà, Sviluppo e Legalità, che già gestisce un bene confiscato alla mafia nel territorio di Monreale; da Libera…mente, che si occupa di accoglienza di minori stranieri non accompagnati e di persone con disagio psichico; ed, infine, dall’Ada, Associazione diritti degli anziani. Durante i sei anni di concessione dell’area, le società si occuperanno della manutenzione prima di tutto del mandarineto storico, che versa parzialmente in pessimo stato. Poi sono in cantiere diverse attività che prevedono la cura di sentieri e la creazione di nuovi e la piantumazione dei terreni attualmente in abbandono, anche con il coinvolgimento di persone con disagio psichico e detenuti. Il piano di utilizzo delle aree è stato curato dall’architetto Manfredi Leone, docente all’Università di Palermo, con la supervisione di Giuseppe Barbera, direttore del Dipartimento di Culture arboree.

Interni di Maredolce dopo il restauro

Di tutte le novità in arrivo si discute il 29 maggio a partire dalle 16,30, a Maredolce, in un incontro con esperti e rappresentanti delle istituzioni. Presenti il sindaco Leoluca Orlando, anche in qualità di presidente del Comitato di pilotaggio del sito seriale Unesco; il dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali, Sergio Alessandro; il direttore della Fondazione Patrimonio Unesco Sicilia, Aurelio Angelini; la soprintendente dei Beni culturali di Palermo, Lina Bellanca e i docenti Manfredi Leone e Giuseppe Barbera, oltre ai rappresentanti dell’associazione temporanea d’imprese che gestirà le aree verdi. A chiusura dell’incontro, previsto anche un concerto eseguito dalla Cantoria del Teatro Massimo.

“Questa convenzione servirà a ridurre le spese di manutenzione e, nello stesso tempo, rendere produttivi questi terreni – spiega a Le Vie dei Tesori News, la soprintendente Lina Bellanca – . Finalmente il Parco di Maredolce tornerà ad essere curato e coltivato, e contestualmente daremo il via a iniziative per la valorizzazione del sito. In questo i privati ci daranno una mano, ma si tratta di attività soprattutto sociali, un modo per aprirsi al quartiere, alle scuole, con orti condivisi e altre idee in cantiere”

La cupola dei Santi Filippo e Giacomo

Spettatore interessato di tutta l’operazione di rilancio è Aurelio Angelini, in attesa di poter richiedere l’inserimento di Maredolce tra i monumenti del sito seriale dell’Unesco. “Questo è un deciso passo in avanti – afferma – ma potremo avviare una procedura di richiesta di riconoscimento solo in seguito alla realizzazione dei lavori. I requisiti sono molto rigidi e vengono svolte attente verifiche, noi in questa fase saremo spettatori e nello stesso tempo operativi in relazione a quelli che sono i nostri compiti”.

“Quello che gestiremo è un bene pubblico e il nostro obiettivo è fare in modo che torni fruibile per tutti i cittadini – afferma Luciano D’Angelo, rappresentante dell’ats e della cooperativa Sosvile, capofila del progetto – . Per prima cosa faremo una ricognizione dell’area, avviando la pulizia delle sterpaglie. Punteremo alla salvaguardia del mandarineto, creeremo percorsi accessibili a tutti, promuovendo attività di sostegno e inclusione di categorie sociali svantaggiate. Vogliamo che quello che un tempo era il regno dell’abusivismo, oggi diventi il regno di tutti i palermitani”.

Il sogno è quello di tornare ai fasti di una volta, quand’era un lussureggiante giardino, illuminato d’agrumeti e immaginato come riproduzione del paradiso coranico. Anche se il salto nel tempo è una missione impossibile, oggi il Parco della Favara, dove sorge il Castello di Maredolce, inizia una nuova vita. In attesa che si sblocchi l’iter dei lavori di restauro dell’antico palazzo normanno, finanziati dal Patto per il Sud, il parco che lo circonda si prepara a rinascere, aprendo uno spiraglio verso l’inserimento nel sito Unesco di Palermo arabo-normanna. È di oggi la firma della convenzione con cui la Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo dà in gestione per sei anni le aree verdi di Maredolce ad un’associazione temporanea di imprese, costituita da due cooperative sociali e un’associazione.

Castello di Maredolce

È il nuovo capitolo della storia di un bene depredato per anni, simbolo di abusivismo e abbandono, che oggi scrive una nuova pagina di riscatto per l’intero quartiere di Brancaccio, alla periferia sud della città. Si chiude, così, la trafila burocratica iniziata lo scorso agosto, quando la Soprintendenza pubblicò una manifestazione d’interesse rivolta a cooperative, organizzazioni di volontariato, fondazioni e consorzi che volessero occuparsi della manutenzione delle aree verdi di Maredolce, insieme a quelle di un altro bene bisognoso di cure, ovvero Villa Napoli (ve ne abbiamo parlato qui).

Così, da oggi, i sei ettari del Parco della Favara saranno curati dall’ats composta dalla cooperativa Sosvile, Solidarietà, Sviluppo e Legalità, che già gestisce un bene confiscato alla mafia nel territorio di Monreale; da Libera…mente, che si occupa di accoglienza di minori stranieri non accompagnati e di persone con disagio psichico; ed, infine, dall’Ada, Associazione diritti degli anziani. Durante i sei anni di concessione dell’area, le società si occuperanno della manutenzione prima di tutto del mandarineto storico, che versa parzialmente in pessimo stato. Poi sono in cantiere diverse attività che prevedono la cura di sentieri e la creazione di nuovi e la piantumazione dei terreni attualmente in abbandono, anche con il coinvolgimento di persone con disagio psichico e detenuti. Il piano di utilizzo delle aree è stato curato dall’architetto Manfredi Leone, docente all’Università di Palermo, con la supervisione di Giuseppe Barbera, direttore del Dipartimento di Culture arboree.

Interni di Maredolce dopo il restauro

Di tutte le novità in arrivo si discute il 29 maggio a partire dalle 16,30, a Maredolce, in un incontro con esperti e rappresentanti delle istituzioni. Presenti il sindaco Leoluca Orlando, anche in qualità di presidente del Comitato di pilotaggio del sito seriale Unesco; il dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali, Sergio Alessandro; il direttore della Fondazione Patrimonio Unesco Sicilia, Aurelio Angelini; la soprintendente dei Beni culturali di Palermo, Lina Bellanca e i docenti Manfredi Leone e Giuseppe Barbera, oltre ai rappresentanti dell’associazione temporanea d’imprese che gestirà le aree verdi. A chiusura dell’incontro, previsto anche un concerto eseguito dalla Cantoria del Teatro Massimo.

“Questa convenzione servirà a ridurre le spese di manutenzione e, nello stesso tempo, rendere produttivi questi terreni – spiega a Le Vie dei Tesori News, la soprintendente Lina Bellanca – . Finalmente il Parco di Maredolce tornerà ad essere curato e coltivato, e contestualmente daremo il via a iniziative per la valorizzazione del sito. In questo i privati ci daranno una mano, ma si tratta di attività soprattutto sociali, un modo per aprirsi al quartiere, alle scuole, con orti condivisi e altre idee in cantiere”

La cupola dei Santi Filippo e Giacomo

Spettatore interessato di tutta l’operazione di rilancio è Aurelio Angelini, in attesa di poter richiedere l’inserimento di Maredolce tra i monumenti del sito seriale dell’Unesco. “Questo è un deciso passo in avanti – afferma – ma potremo avviare una procedura di richiesta di riconoscimento solo in seguito alla realizzazione dei lavori. I requisiti sono molto rigidi e vengono svolte attente verifiche, noi in questa fase saremo spettatori e nello stesso tempo operativi in relazione a quelli che sono i nostri compiti”.

“Quello che gestiremo è un bene pubblico e il nostro obiettivo è fare in modo che torni fruibile per tutti i cittadini – afferma Luciano D’Angelo, rappresentante dell’ats e della cooperativa Sosvile, capofila del progetto – . Per prima cosa faremo una ricognizione dell’area, avviando la pulizia delle sterpaglie. Punteremo alla salvaguardia del mandarineto, creeremo percorsi accessibili a tutti, promuovendo attività di sostegno e inclusione di categorie sociali svantaggiate. Vogliamo che quello che un tempo era il regno dell’abusivismo, oggi diventi il regno di tutti i palermitani”.

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Parte da Palermo un appello all’Europa per i migranti

Il documento sarà presentato nel corso di un congresso, arricchito da tavole rotonde, mostre, spettacoli e documentari dedicati a diritti e uguaglianza tra i popoli

di Giulio Giallombardo

È la ferita aperta del nuovo millennio. Un esodo infinito dal Sud del mondo verso la speranza di una vita diversa. Interi popoli che fuggono dalle loro case, senza avere la certezza di trovarne di nuove, per poi accorgersi che, chi dovrebbe accoglierli, non sempre è pronto ad aprire le braccia. Palermo si conferma città sensibile a un tema quanto mai attuale, con un grande convegno nazionale: “Migrare: diritti fondamentali e dignità della persona”, che da oggi e fino a mercoledì 22 maggio, in diverse sedi dell’Università degli Studi, vedrà alternarsi dibattiti, tavole rotonde, mostre, spettacoli e documentari dedicati al tema dei diritti e dell’uguaglianza dei migranti. La tre giorni, organizzata dall’ateneo palermitano, si concluderà con la presentazione dell’Appello all’Europa della Conoscenza, che verrà illustrato nella Sala delle Capriate dello Steri alle 19, alla presenza, tra gli altri, del rettore Fabrizio Micari, l’Arcivescovo di Palermo, dell’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, dell’assessore regionale alla Famiglia, Antonio Scavone e dell’assessore alle Culture del Comune di Palermo, Adham Darawsha.

Finestra dello Steri

Oggi le prime sessioni del convegno nella Sala delle Capriate e nell’aula magna della Scuola delle Scienze giuridiche ed economico-sociali. Si discute di diritti umani e politiche migratorie, minori stranieri non accompagnati e sfruttamento dei migranti. Questa sera, alle 21, spazio alla mostra fotografica dal titolo “Il sacro degli altri. Culti e pratiche rituali dei migranti in Sicilia”, in collaborazione con la Fondazione Buttitta. Alle 21.30 nella Sala delle Capriate, invece, si svolge una performance teatrale dal titolo “E l’Europa disumanizzò se stessa” di Giulia de Spuches. Domani si prosegue nell’aula magna della Scuola Politecnica e in quella di Scienze umane e del Patrimonio culturale con sessioni dedicate a clima, ambiente, mobilità, memoria e identità. Alle 21.30 la Sala delle Capriate ospita, invece, la proiezione del documentario “Bring the sun home” di Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini, in collaborazione con il Sole Luna Doc Film Festival.

Per finire, mercoledì, nell’aula “Maurizio Ascoli” del Policlinico si parla di vulnerabilità e salute globale, con una tavola rotonda dedicata ai bisogni di salute dei migranti e alle risposte della Regione Siciliana. I lavori proseguono allo Steri alle 18,30 con la lectio di Moni Ovadia sul tema “Migrazioni creatrici di umanità”, che precederà la presentazione dell’Appello all’Europa della Conoscenza, un documento elaborato dai docenti dell’università di Palermo e lanciato ai colleghi degli altri atenei europei, affinché si costituisca una rete di relazione e di buone pratiche sui aspetti principali che coinvolgono il tema della migrazione.

Migranti a Lampedusa

“Non è un caso che quest’appello parta da Palermo – ha detto a Le Vie dei Tesori News, Mari D’Agostino, ordinario di linguistica italiana all’Università di Palermo e direttrice di Itastra, la Scuola di lingua italiana per stranieri – una città che in questi anni sta cambiando volto, mostrando quello più accogliente e inclusivo. Con questo convegno ci si interroga sulla nostra capacità di rispondere e di contrastare linguaggi e politiche che oggi sembrano fare precipitare l’Europa verso modelli che abbiamo già conosciuto in passato. Per questo è necessario costituire un fronte comune che guardi agli studenti e alla loro crescita, ma soprattutto a tutta l’Europa, perché è su questi temi che si giocherà il futuro del Vecchio Continente”.

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Lisca Bianca sull’onda del turismo solidale

Tornano i progetti sociali dell’associazione che ha ereditato la storica imbarcazione. Previste passeggiate in mare, campus didattici, aperitivi e concerti

di Giulio Giallombardo

Ha solcato gli oceani di tutto il mondo, diventando simbolo della più audace e romantica impresa marinara siciliana. Probabilmente Sergio e Licia Albeggiani, quando tra il 1984 e il 1987 realizzarono il loro sogno facendo il giro del mondo sull’amata Lisca Bianca, non sapevano che quella barca costruita a Porticello sarebbe stata per sempre avvolta da un’aura mitica. Oggi, dopo trent’anni d’abbandono, lo storico Carol Ketch di 11 metri realizzato dall’artigiano Carlo Treviso, tra il 1979 e il 1981, è diventato un vero e proprio monumento della città di Palermo.

Sergio Albeggiani durante il primo giro del mondo

Dopo la morte di Sergio Albeggiani, colpito da un malore a Las Palmas, dove si trovava con la moglie per il secondo viaggio intorno al mondo sulla Lisca Bianca, l’imbarcazione è stata abbandonata per molti anni, rischiando addirittura la demolizione. Nel 2014 è stata, quindi, ceduta dalla famiglia all’omonima associazione, con l’impegno, una volta ristrutturata, di destinarla ad attività sociali e di promozione della cultura marinara. Così ha inizio la rinascita di Lisca Bianca, oggi esempio di turismo solidale, ormeggiata alla Cala e “adottata” dagli studenti dell’istituto nautico “Gioeni Trabia” di Palermo, all’interno della 25esima edizione di “Panormus. La scuola adotta la città”.

L’associazione Lisca Bianca si prepara alla nuova stagione di attività, portando avanti i progetti di inclusione e inserimento lavorativo dei giovani svantaggiati, gli stessi che hanno contributo al restauro della storica imbarcazione. A partecipare alla rinascita dell’imbarcazione sono stati infatti i ragazzi dell’Istituto penale per i minorenni di Palermo e quelli della comunità di Sant’Onofrio, dedicata al recupero dei tossicodipendenti. I promotori da cui ha avuto origine il progetto sono stati l’Istituto Don Calabria e l’associazione Apriti Cuore onlus, che da anni si occupano di gestione di luoghi, comunità e iniziative in questo settore.

Lisca Bianca durante il varo del 1981

Così, con un aperitivo preparato dai ragazzi di Cottiinfragranza, laboratorio di prodotti da forno nato all’interno del Malaspina di Palermo, l’associazione festeggia, oggi alle 19 alla Cala, l’inizio della nuova stagione che, tra passeggiate in mare e campus didattici, si concluderà a fine settembre. Il calendario è ancora da definire, ma si partirà con un progetto già sperimentato lo scorso anno che coinvolge i piccoli pazienti del reparto di oncologia dell’Ospedale dei Bambini “Di Cristina”. Accompagnati da un tutor, vivranno l’esperienza di navigazione in barca a vela, che ha aspetti anche terapeutici. Con l’associazione di educazione ambientale “Palma Nana”, a luglio, previsti due mini-charter per ragazzi dagli 11 ai 14 e dai 14 ai 17 anni alla volta della riserva dello Zingaro, accompagnati da un biologo marino. E ancora, spazio, a due tipi di escursioni solidali: di mattina a Capo Zafferano o Mondello, e al pomeriggio, nelle ore del tramonto, verso la costa nord, in direzione Monte Pellegrino, con una sosta per fare un tuffo in mare e sorseggiare un aperitivo. Quest’anno, inoltre, saranno previste anche escursioni più lunghe, dai due ai quattro giorni, per vivere l’esperienza del pernottamento in barca. Una delle mete sarà Ustica. Infine, torneranno i concerti a bordo e altri appuntamenti legati ad eventi astronomici, come la notte di San Lorenzo, o a ricorrenze come il Festino di Santa Rosalia.

Lisca Bianca durante gli anni dell’abbandono – foto Filippo Mancuso

“Noi crediamo nel mare non solo come terapia, ma come strumento di coesione”, spiega a Le Vie dei Tesori News, lo skipper Marco Mancini, che fa parte dell’equipaggio e dell’associazione Lisca Bianca. “Le attività di turismo solidale che portiamo avanti – prosegue – entrano in un circolo virtuoso, perché chi viene da noi non solo fa una bella esperienza di navigazione in barca a vela, ma ci aiuta a proseguire le nostre attività sociali finalizzate al supporto delle comunità più fragili. In più, contribuisce a mantenere viva questa storica barca, che ha bisogno di continua manutenzione”.

Tornano i progetti sociali dell’associazione che ha ereditato la storica imbarcazione. Previste passeggiate in mare, campus didattici, aperitivi e concerti

di Giulio Giallombardo

Ha solcato gli oceani di tutto il mondo, diventando simbolo della più audace e romantica impresa marinara siciliana. Probabilmente Sergio e Licia Albeggiani, quando tra il 1984 e il 1987 realizzarono il loro sogno facendo il giro del mondo sull’amata Lisca Bianca, non sapevano che quella barca costruita a Porticello sarebbe stata per sempre avvolta da un’aura mitica. Oggi, dopo trent’anni d’abbandono, lo storico Carol Ketch di 11 metri realizzato dall’artigiano Carlo Treviso, tra il 1979 e il 1981, è diventato un vero e proprio monumento della città di Palermo.

Sergio Albeggiani durante il primo giro del mondo

Dopo la morte di Sergio Albeggiani, colpito da un malore a Las Palmas, dove si trovava con la moglie per il secondo viaggio intorno al mondo sulla Lisca Bianca, l’imbarcazione è stata abbandonata per molti anni, rischiando addirittura la demolizione. Nel 2014 è stata, quindi, ceduta dalla famiglia all’omonima associazione, con l’impegno, una volta ristrutturata, di destinarla ad attività sociali e di promozione della cultura marinara. Così ha inizio la rinascita di Lisca Bianca, oggi esempio di turismo solidale, ormeggiata alla Cala e “adottata” dagli studenti dell’istituto nautico “Gioeni Trabia” di Palermo, all’interno della 25esima edizione di “Panormus. La scuola adotta la città”.

L’associazione Lisca Bianca si prepara alla nuova stagione di attività, portando avanti i progetti di inclusione e inserimento lavorativo dei giovani svantaggiati, gli stessi che hanno contributo al restauro della storica imbarcazione. A partecipare alla rinascita dell’imbarcazione sono stati infatti i ragazzi dell’Istituto penale per i minorenni di Palermo e quelli della comunità di Sant’Onofrio, dedicata al recupero dei tossicodipendenti. I promotori da cui ha avuto origine il progetto sono stati l’Istituto Don Calabria e l’associazione Apriti Cuore onlus, che da anni si occupano di gestione di luoghi, comunità e iniziative in questo settore.

Lisca Bianca durante il varo del 1981

Così, con un aperitivo preparato dai ragazzi di Cottiinfragranza, laboratorio di prodotti da forno nato all’interno del Malaspina di Palermo, l’associazione festeggia, oggi alle 19 alla Cala, l’inizio della nuova stagione che, tra passeggiate in mare e campus didattici, si concluderà a fine settembre. Il calendario è ancora da definire, ma si partirà con un progetto già sperimentato lo scorso anno che coinvolge i piccoli pazienti del reparto di oncologia dell’Ospedale dei Bambini “Di Cristina”. Accompagnati da un tutor, vivranno l’esperienza di navigazione in barca a vela, che ha aspetti anche terapeutici. Con l’associazione di educazione ambientale “Palma Nana”, a luglio, previsti due mini-charter per ragazzi dagli 11 ai 14 e dai 14 ai 17 anni alla volta della riserva dello Zingaro, accompagnati da un biologo marino. E ancora, spazio, a due tipi di escursioni solidali: di mattina a Capo Zafferano o Mondello, e al pomeriggio, nelle ore del tramonto, verso la costa nord, in direzione Monte Pellegrino, con una sosta per fare un tuffo in mare e sorseggiare un aperitivo. Quest’anno, inoltre, saranno previste anche escursioni più lunghe, dai due ai quattro giorni, per vivere l’esperienza del pernottamento in barca. Una delle mete sarà Ustica. Infine, torneranno i concerti a bordo e altri appuntamenti legati ad eventi astronomici, come la notte di San Lorenzo, o a ricorrenze come il Festino di Santa Rosalia.

Lisca Bianca durante gli anni dell’abbandono – foto Filippo Mancuso

“Noi crediamo nel mare non solo come terapia, ma come strumento di coesione”, spiega a Le Vie dei Tesori News, lo skipper Marco Mancini, che fa parte dell’equipaggio e dell’associazione Lisca Bianca. “Le attività di turismo solidale che portiamo avanti – prosegue – entrano in un circolo virtuoso, perché chi viene da noi non solo fa una bella esperienza di navigazione in barca a vela, ma ci aiuta a proseguire le nostre attività sociali finalizzate al supporto delle comunità più fragili. In più, contribuisce a mantenere viva questa storica barca, che ha bisogno di continua manutenzione”.

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Alberto Angela, laurea al “cantore” dei beni culturali

Lo scrittore e divulgatore scientifico ha ricevuto il riconoscimento dall’Università di Palermo in un’affollata cerimonia nella Sala delle Capriate dello Steri

di Giulio Giallombardo

“Questo è un riconoscimento alla bellezza del nostro patrimonio, io non faccio altro che descriverlo, portandolo nelle case di tutti”. Così Alberto Angela commenta la laurea “honoris causa” in Comunicazione del patrimonio culturale che gli è stata conferita questa mattina dall’Università di Palermo. Una cerimonia affollatissima, presa d’assalto da tanti giovani, che sin dalle prime ore della mattina si sono accalcati davanti ai cancelli dello Steri. Il paleontologo e scrittore che racconta come pochi altri storie, luoghi e monumenti del mondo, riuscendo a coniugare il rigore scientifico con la divulgazione di massa, è stato accolto calorosamente nella Sala delle Capriate, dopo aver visitato il soffitto ligneo della Sala Magna, che ha definito “una dichiarazione d’amore per l’arte”.

Fabrizio Micari e Alberto Angela (foto: Mario Virga)

Dopo i saluti del rettore Fabrizio Micari, di Girolamo Cusimano, presidente della Scuola di Scienze umane, e di Michele Cometa, direttore del Dipartimento Culture e Società, la cerimonia è entrata nel vivo con la lettura della motivazione da parte di Salvo Vaccaro, coordinatore del Consiglio dei corsi di studi in Scienze delle Comunicazione. “Quando abbiamo voluto trasformare in un volto, in un corpo, in una persona, il complesso dei processi comunicativi del patrimonio culturale – ha spiegato Vaccaro – è stato immediato e spontaneo individuare in Alberto Angela il personaggio esemplare oggi più accreditato in grado di comunicarci la vita del passato. Incorpora non solo lo scienziato capace di farci comprendere con parole sobrie tutta la complessa trama di relazioni che contornano quel bene di volta in volta presentato, ma anche l’umanista in grado di saperci comunicare quel soffio vitale che lega l’umano di oggi con quello di ieri”.

Un momento della cerimonia

Nella laudatio, invece, la docente di filosofia politica, Serena Marcenò, ha tracciato un completo profilo biografico di Angela, sottolineando la capacità creativa di dare vita a un modello che abbia come oggetto un patrimonio culturale “pane quotidiano da condividere, che produce un interesse sempre più diffuso per la bellezza e la tutela dei beni comuni”. Da qui l’esigenza di nuove figure professionali anche alla luce delle tante manifestazioni di promozione dei beni culturali che, negli ultimi anni, sono diventate sempre più importanti. A questo proposito, nel corso della “laudatio”, è stata citata l’esperienza del Festival Le Vie dei Tesori, nato tredici anni fa proprio all’interno dell’Università di Palermo e che – ha osservato la docente – “ormai si espande come attività professionale, curata e promossa, guarda caso, da un team di esperti della comunicazione”.

La cerimonia nella Sala delle Capriate

Infine, prima del conferimento della laurea da parte del rettore, la lectio magistralis di Alberto Angela, che ha puntato sull’importanza della divulgazione nel campo dei beni culturali. “È importante creare un ponte tra il mondo della ricerca e la gente comune – ha detto lo scrittore e divulgatore scientifico – . A questo proposito non è facile parlare di scienza in televisione, perché bisogna sempre tener conto degli ascolti che si fanno. Noi ci lanciamo in missioni impossibili, ma veniamo premiati dagli italiani. Ciò significa che siamo un popolo che ha il piacere della scoperta, la voglia d’imparare e di non essere inebetiti. Ma quello che mi fa più piacere è aver scoperto che a seguirci ci sono tantissimi giovani, come anche in questa sala e fuori, devo dire che questa è la più bella speranza. Possiamo tramandare quest’antico fuoco che è la cultura solo a menti attive che abbiano voglia di imparare, e io ne vedo tanti e ho molta fiducia in loro”.

Lo scrittore e divulgatore scientifico ha ricevuto il riconoscimento dall’Università di Palermo in un’affollata cerimonia nella Sala delle Capriate dello Steri

di Giulio Giallombardo

“Questo è un riconoscimento alla bellezza del nostro patrimonio, io non faccio altro che descriverlo, portandolo nelle case di tutti”. Così Alberto Angela commenta la laurea “honoris causa” in Comunicazione del patrimonio culturale che gli è stata conferita questa mattina dall’Università di Palermo. Una cerimonia affollatissima, presa d’assalto da tanti giovani, che sin dalle prime ore della mattina si sono accalcati davanti ai cancelli dello Steri. Il paleontologo e scrittore che racconta come pochi altri storie, luoghi e monumenti del mondo, riuscendo a coniugare il rigore scientifico con la divulgazione di massa, è stato accolto calorosamente nella Sala delle Capriate, dopo aver visitato il soffitto ligneo della Sala Magna, che ha definito “una dichiarazione d’amore per l’arte”.

Fabrizio Micari e Alberto Angela (foto: Mario Virga)

Dopo i saluti del rettore Fabrizio Micari, di Girolamo Cusimano, presidente della Scuola di Scienze umane, e di Michele Cometa, direttore del Dipartimento Culture e Società, la cerimonia è entrata nel vivo con la lettura della motivazione da parte di Salvo Vaccaro, coordinatore del Consiglio dei corsi di studi in Scienze delle Comunicazione. “Quando abbiamo voluto trasformare in un volto, in un corpo, in una persona, il complesso dei processi comunicativi del patrimonio culturale – ha spiegato Vaccaro – è stato immediato e spontaneo individuare in Alberto Angela il personaggio esemplare oggi più accreditato in grado di comunicarci la vita del passato. Incorpora non solo lo scienziato capace di farci comprendere con parole sobrie tutta la complessa trama di relazioni che contornano quel bene di volta in volta presentato, ma anche l’umanista in grado di saperci comunicare quel soffio vitale che lega l’umano di oggi con quello di ieri”.

Un momento della cerimonia

Nella laudatio, invece, la docente di filosofia politica, Serena Marcenò, ha tracciato un completo profilo biografico di Angela, sottolineando la capacità creativa di dare vita a un modello che abbia come oggetto un patrimonio culturale “pane quotidiano da condividere, che produce un interesse sempre più diffuso per la bellezza e la tutela dei beni comuni”. Da qui l’esigenza di nuove figure professionali anche alla luce delle tante manifestazioni di promozione dei beni culturali che, negli ultimi anni, sono diventate sempre più importanti. A questo proposito, nel corso della “laudatio”, è stata citata l’esperienza del Festival Le Vie dei Tesori, nato tredici anni fa proprio all’interno dell’Università di Palermo e che – ha osservato la docente – “ormai si espande come attività professionale, curata e promossa, guarda caso, da un team di esperti della comunicazione”.

La cerimonia nella Sala delle Capriate

Infine, prima del conferimento della laurea da parte del rettore, la lectio magistralis di Alberto Angela, che ha puntato sull’importanza della divulgazione nel campo dei beni culturali. “È importante creare un ponte tra il mondo della ricerca e la gente comune – ha detto lo scrittore e divulgatore scientifico – . A questo proposito non è facile parlare di scienza in televisione, perché bisogna sempre tener conto degli ascolti che si fanno. Noi ci lanciamo in missioni impossibili, ma veniamo premiati dagli italiani. Ciò significa che siamo un popolo che ha il piacere della scoperta, la voglia d’imparare e di non essere inebetiti. Ma quello che mi fa più piacere è aver scoperto che a seguirci ci sono tantissimi giovani, come anche in questa sala e fuori, devo dire che questa è la più bella speranza. Possiamo tramandare quest’antico fuoco che è la cultura solo a menti attive che abbiano voglia di imparare, e io ne vedo tanti e ho molta fiducia in loro”.

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