Ragusa tra campanili di notte e tesori del gusto

Torna nel capoluogo ibleo la manifestazione Scale del Gusto, dedicata alle eccellenze enogastronomiche del territorio. In sinergia con Le Vie dei Tesori si potranno visitare tre torri campanarie in notturna

di Giulio Giallombardo

Una sinergia che mette insieme bellezza, cultura ed eccellenze enogastronomiche di un territorio tra i più ricchi in Sicilia. Torna a Ragusa, per il quinto anno consecutivo, Scale del Gusto, la kermesse che riscopre il mondo rurale e le sue tradizioni, attraverso un percorso sensoriale lungo le antiche scalinate che dalla città superiore scendono fino a Ibla, la culla del Barocco. Ma questa nuova edizione è ancora più speciale, perché si svolge in contemporanea con l’ultimo weekend del festival Le Vie dei Tesori a Ragusa, Modica e Scicli, dal 18 al 20 ottobre.

Scale del Gusto a Ragusa

Dall’unione delle due manifestazioni nasce l’esperienza unica delle Scale dei Tesori, una visita speciale in notturna, dalle 18 a mezzanotte, di tre campanili storici con vista mozzafiato su Ragusa. Si potrà salire sulle torri campanarie della chiesa dell’Itria, del Purgatorio e, per la prima volta in assoluto, sul campanile di Santa Maria delle Scale, posta tra la città superiore e Ibla, al limite dei due centri (qui per saperne di più).

Un momento di una passata edizione

“Spesso nelle città della nostra area iblea non si riesce a fare una regia unica degli eventi – commenta Giovanni Gurrieri, presidente di Sud Tourism, l’associazione che organizza Scale del Gusto – . Quest’anno abbiamo anzitempo ovviato a questo problema e dai due format de Le Vie dei Tesori e di Scale del Gusto, è nata questa serata eccezionale durante la quale i tre campanili saranno fruibili e visitabili contemporaneamente, cosa che non era mai avvenuta prima d’ora”. Un motivo in più, dunque, per visitare Ragusa e fare un salto anche nelle vicine Modica e Scicli, che nei primi due weekend del festival hanno messo insieme quasi 16mila visite.

Una delle “cene con vista”

Dunque, due progetti che si incontrano con l’obiettivo comune e complementare di esaltare da un lato il patrimonio culturale e dall’altro i tesori della tavola. Le Scale del Gusto si srotolerà in tre giornate e tante sezioni. Da “Prodotti e produttori”, con gli assaggi delle eccellenze agroalimentari del territorio, alle “cene con vista” che trasformano i luoghi tra il capoluogo ragusano e il suo quartiere barocco in speciali teatri del gusto dove verranno serviti piatti cucinati da noti chef. Cene in programma in largo Santa Maria, nel belvedere della Chiesa Santa Lucia, e alla corte del palazzo Sortino Trono.

Visite e degustazioni con le Scale del Gusto

Cucina e libri al centro degli incontri dedicati al “gusto della letteratura”, e ancora spazio alle “esperienze del gusto”, ovvero masterclass, incontri, laboratori e approfondimenti e alle “strade del vino” per un percorso tra le cantine del territorio insieme ai sommelier. Infine, tra le novità di quest’anno c’è il “villaggio del gusto”, con un occhio di riguardo agli ingredienti e delle materie prime della cultura enogastronomica locale, guardando allo street food più tipico. “Scale del Gusto è un modello di rigenerazione del patrimonio urbano – sottolinea Gurrieri – . È il sogno che diventa realtà, almeno in questi giorni, ovvero la possibilità di vivere questi luoghi quotidianamente con chiese aperte, palazzi accessibili, vicoli adeguatamente sistemati e proni a raccontarsi al visitatore. Insomma una manifestazione che dice anche oltre i giorni in cui si svolge, per essere da ulteriore stimolo che sottoponiamo all’attenzione dell’intera collettività”.

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Chiese, conventi e cripte: aprono i tesori della Curia

Oltre mille persone hanno visitato Santa Caterina, con il suo chiostro, nel primo weekend del festival. Ma sono tantissimi gli altri gioielli dell’Arcidiocesi da scoprire

di Giulio Giallombardo

Un cammino sulle orme del sacro, costellato di chiese, oratori e cripte. Sono tantissimi e più degli altri anni i beni dell’Arcidiocesi di Palermo che aprono le loro porte in occasione del festival Le Vie dei Tesori. Ci sono ancora quattro weekend, fino al 3 novembre, per scoprire 31 chiese, cinque oratori e altrettante cripte. “Il nostro obiettivo è di riuscire ad aprire il più possibile le tante strutture che abbiamo, anche se non sempre è facile anche per motivi di sicurezza”, spiega padre Giuseppe Bucaro, direttore dell’Ufficio Beni culturali dell’Arcidiocesi. “Il progetto de Le Vie dei Tesori – prosegue padre Bucaro – entra esattamente nello spirito della nostra visione, ovvero ciò che abbiamo non è nostro, ma è della comunità e quindi bisogna fare il possibile per renderlo disponibile nel modo migliore”.

Il chiostro di Santa Caterina

Tra i luoghi più amati e quest’anno aperta per tutti i weekend, dal venerdì a domenica, dalle 10 alle 17,30, c’è senza dubbio la chiesa di Santa Caterina, che si affaccia su piazza Bellini e su piazza Pretoria. Il monumento è stato il più visitato a Palermo nel primo weekend del festival, con oltre mille persone che hanno ammirato il trionfo di stucchi di Procopio Serpotta e gli splendidi marmi mischi. Ma lo stesso numero di visitatori ha anche scelto il monastero di clausura annesso alla chiesa, con l’oratorio, la sala della Priora, la grande sacrestia, il refettorio e il “comunichino”, l’ex chiesa di san Matteo e la sala capitolare.

Cappella di Maria Santissima di Soledad

“Ho ceduto con grandi difficoltà l’apertura di Santa Caterina per tutti e cinque i weekend – confessa Bucaro – , si può visitare il chiostro, la chiesa e la parte museale del piano terra, dove c’è la stanza della priora e il refettorio. È una sfida che abbiamo portanto avanti tra mille problemi, soprattutto per quanto riguarda il personale, però ci tenevamo molto e siamo felici di aver garantito una maggiore fruibilità del complesso rispetto all’anno scorso”.

Chiesa dell’Immacolata Concezione al Capo

Ma sono tantissime le chiese visitabili, molte già aperte nel corso delle passate edizioni del festival: dalla Cappella di Maria Santissima della Soledad alla Badia Nuova, dalla Chiesa dell’Origlione all’oratorio del Santissimo Salvatore, passando dalla Gancia, Santa Maria in Valverde, l’Immacolata Concezione al Capo, i Santissimi Quaranta Martiri alla Guilla, fino alla piccola chiesetta di San Giovanni Decollato, che fa il suo debutto nel festival. Tra i progetti in cantiere per il prossimo anno, c’è, inoltre, il restauro dell’unica chiesa disegnata da Ernesto Basile, Santa Rosalia, in via Marchese Ugo, edificata nel 1924 in coincidenza con il terzo centenario della scoperta su Monte Pellegrino delle ossa attribuite alla Santa. “È l’unico edificio religioso della città dove il famoso architetto ha lasciato traccia del suo passaggio – conclude Bucaro – . Speriamo di poterla inserire nel circuito del festival già dal prossima edizione”.

Per tutte le informazioni sul festival a Palermo cliccare qui. Per restare aggiornati su tutte le iniziative, visite e appuntamenti, visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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Aprono i cunicoli nascosti della Casina Cinese

Visite speciali nei weekend de Le Vie dei Tesori. Si potranno attraversare i tunnel che portavano alle antiche cucine della palazzina. Un percorso normalmente non aperto al pubblico

di Giulio Giallombardo

È il simbolo del gusto stravagante e bizzarro di un’epoca. Il rifugio di un sovrano dall’indole capricciosa ed eccentrica che amava gli esotismi e i marchingegni. La Casina Cinese di Palermo, il “giocattolo” che si fece costruire Ferdinando IV di Borbone e dove visse con la moglie Maria Carolina, in fuga da Napoli nel 1798, è un trionfo orientaleggiante di guglie, specchi, ghirigori, arredi insoliti ed affreschi. Un gioiello di chinoiserie che, in occasione del festival Le Vie dei Tesori, si arricchisce di un percorso di visita normalmente non accessibile al pubblico. Durante i cinque weekend della manifestazione, da oggi fino al 3 novembre, si potranno, infatti, percorrere i cunicoli sotterranei che collegavano la Casina alle cucine, situate dove attualmente si trovano gli edifici del museo Pitrè, un tempo alloggi della servitù.

Interni della Casina Cinese

Si tratta di una visita speciale su prenotazione (qui per prenotare), che oltre agli ambienti della Casina, include anche il passaggio nei tunnel fino a raggiungere le due cucine, la cosiddetta rustica e quella reale (anche se quest’ultima si potrà ammirare dal prossimo weekend). Questi ambienti furono separati dalla piccola “reggia cinese” perché il sovrano non voleva sentire gli odori che provenivano dalle cucine. Ma non contento, grazie ad un ingegnoso meccanismo ligneo dotato di fune, pulegge e carrucole, Ferdinando fece sì che i piatti sbucassero direttamente sulla tavola già apparecchiata, senza il girovagare della servitù nella sala da pranzo. Questo grazie alla sorprendente “tavola matematica”, una table muovant ispirata a quella inventata da Loriot e fatta installare da Luigi XV nel Petit Trianon, nei giardini della reggia di Versailles.

La cucina rustica

Dopo aver attraversato i cunicoli, dunque, si potranno visitare anche le due cucine, che si trovano nel museo Pitrè, attualmente chiuso per lavori di riallestimento interno. La prima, quella rustica, è una ricostruzione d’ambiente voluta dal primo direttore del museo Giuseppe Cocchiara. Riproduce la cucina popolare, con fuochi, utensili, cucine, pentole, ma anche pezzi particolari come la pietra scanalata che serviva per frantumare le fave di cioccolato. L’altra cucina, quella reale, aperta dal prossimo weekend, è stata ritrovata, invece, durante i lavori di restauro. Nascosta dall’allestimento dei presepi, la stanza è stata conservata così com’era, con l’aggiunta soltanto di qualche stoviglia e piatto. Le due cucine erano separate perché adibite alla lavorazione di alimenti diversi.

La cucina reale

“Stiamo lavorando alacremente per la riapertura del museo Pitrè – spiega a Le Vie dei Tesori News la direttrice Eliana Calandra – gli allestimenti sono a buon punto e le vetrine sono quasi pronte, rimangono solo da completare alcuni lavori e contiamo di riaprire tra qualche mese. Intanto, siamo contenti di rinnovare la collaborazione con Le Vie dei Tesori, perché è nostro interesse aprire il più possibile i luoghi della cultura. Il fatto che ci sia un festival che li valorizzi, e che riesca a richiamare tanti visitatori è sicuramente qualcosa di positivo e che trova tutta la nostra adesione”.

Per tutte le informazioni sul festival a Palermo cliccare qui. Per restare aggiornati su tutte le iniziative, visite e appuntamenti, visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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La magia della chitarra tra gli stucchi del Serpotta

Al via “Le Corde di Palermo”, una piccola rassegna di concerti curata dal chitarrista Dario Macaluso, che rientra tra gli eventi della 13esima edizione del festival Le Vie dei Tesori

di Giulio Giallombardo

Un intreccio tra musica, archittettura e arte. Corde che vibrano illuminando con luce nuova antichi scrigni barocchi di Palermo. Quattro concerti per due oratori e una chiesa, in cui protagonista è la chitarra, strumento dal suono delicato e intimo, che riecheggiando in ambienti raccolti dà il meglio di sé. È il ciclo “Le Corde di Palermo”, il mini-cartellone dei “Concerti nei Tesori”, una piccola rassegna musicale curata dal chitarrista Dario Macaluso, che rientra tra gli eventi della 13esima edizione del festival Le Vie dei Tesori, al suo ritorno a Palermo, da venerdì 4 ottobre fino al 3 novembre (ve ne abbiamo parlato qui).

Giulio Tampalini (foto Facebook)

Ogni venerdì, dal 4 al 25 ottobre alle 21, una serata di musica da camera tra gli stucchi del Serpotta, negli oratori di San Mercurio, San Lorenzo e nella chiesa di Santa Maria del Piliere. Si comincia il 4 ottobre con il concerto “Trame sonore spagnole” che vede protagonista il virtuoso bresciano Giulio Tampalini, uno dei più affermati chitarristi italiani, che si esibirà nell’oratorio di San Mercurio (qui per prenotare). Un artista trasversale, aperto anche a contaminazioni folk, che si esibirà in un programma d’ispirazione iberica, con musiche dalla forte impronta ritmica spesso calate nelle forme tipiche delle danze spagnole. Si potranno ascoltare pagine di autori come Coste, Aguado e una raffinata rielaborazione dei Valses poeticos op. 10 di Granados, Llobet, Barrios e Tarrega.

Sculture di Serpotta nell’oratorio di San Lorenzo

Il tango, invece, sarà protagonista del secondo concerto nell’oratorio di San Lorenzo. Venerdì 11 ottobre, la flautista Ester Prestia e il chitarrista Paolo Romano spazieranno in un vario repertorio, proponendo col concerto “Tonos de Tango” alcune delle pagine più belle scritte per questo duo strumentale: dalla suite di Piazzolla a Pujol, per passare alle malinconie della milonga di Tavolaro e agli affreschi di Marino (qui per prenotare). Dal duo si passa al trio nel terzo concerto dal titolo “La chitarra nel classicismo viennese”, venerdì 18 ottobre nell’oratorio di San Mercurio (qui per prenotare). In scena il flauto di Luigi Sollima, la chitarra di Dario Macaluso e la viola di Christian Cutrona, che faranno dialogare insieme i tre strumenti in un perfetto equilibrio, tipico della tradizione musicale a cavallo tra Settecento e Ottocento. In programma il Notturno op. 21 del boemo Wenzel Matiegka, poi il trio di Kreutzer op. 16, per finire con le evanescenti atmosfere negli acquerelli argentini di Pujol.

La chiesa di Santa Maria del Piliere

La mini-rassegna si conclude venerdì 25 ottobre, nella chiesa di Santa Maria del Piliere, con “Il belcanto chitarristico” (qui per prenotare). Protagonista il duo Macaluso-Romano che proporrà un programma ispirato al repertorio operistico, riadattato e trascritto per due chitarre. Si potranno ascoltare i temi della Gazza Ladra e del Barbiere di Siviglia di Rossini negli arrangiamenti di Giuliani, oppure, di altro respiro, la Fantasia op. 54 del catalano Sor e i freschi duetti dell’op. 1 di Gragnani.

Dario Macaluso

“L’idea è quella di far scoprire al pubblico uno strumento come la chitarra, in una veste diversa da quella folk più conosciuta – spiega a Le Vie dei Tesori News, Dario Macaluso – . Per questo abbiamo scelto un programma piccolo, ma variegato, cercando di conservare la tradizione colta della letteratura per chitarra, ma con un occhio anche ad altri generi, per abbracciare diversi gusti musicali. Sarà emozionante suonare all’interno di questi monumenti, dove l’acustica è perfetta e uno strumento dal suono delicato come la chitarra può essere apprezzato in tutte le sue sfumature. Questo è un progetto pilota – conclude il chitarrista – , mi auguro che in un futuro possa essere ripetuto anche nelle altre città del festival”.

Per tutte le informazioni sul festival a Palermo cliccare qui. Per restare aggiornati su tutte le iniziative, visite e appuntamenti, visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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Apre la torre del Carmine con il vescovo Mogavero

Il campanile di Marsala sarà fruibile dopo decenni in occasione del festival Le Vie dei Tesori, che debutta in città aprendo le porte di 21 siti, tra chiese, musei, monumenti e percorsi segreti

di Giulio Giallombardo

C’è una curiosa voglia di scoprire la città con occhi nuovi a Marsala. Chiese, monumenti, musei, percorsi segreti che si mostrano come mai prima d’ora. È l’effetto contagioso de Le Vie dei Tesori, il festival nato a Palermo 13 anni fa, ma che ormai si è allargato a tutta la Sicilia, trasformando le città in musei diffusi. Quest’anno, tra le altre, tocca anche alla cittadina trapanese, dove da oggi e per tutto il weekend, come per i successivi fino al 29 settembre, aprono le porte 21 siti alcuni dei quali inediti e nascosti (qui tutti i luoghi da visitare).

Il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero

A Marsala il debutto è in grande stile, con la riapertura oggi alle 16 del campanile dell’ex convento del Carmine, monumento da decenni chiuso al pubblico. A inaugurarlo sarà il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero. “Un monumento che per l’occasione è stato reso accessibile e che offre una testimonianza di fede, di architettura e di arte – ha detto il vescovo a Le Vie dei Tesori News – . Un bene finora ignorato da parte dei cittadini, che attraversavano piazza del Carmine. Abbiamo voluto che in questa occasione fosse riaperto uno scorcio inedito su Marsala, consentendo ai visitatori di potere ammirare un gioiello di architettura”.

La scala elicoidale del campanile

Il recupero della torre campanaria e la sistemazione interna è stata possibile grazie ai fondi dell’8 per 1000, con la supervisione della Soprintendenza ai beni culturali di Trapani. Sono state sistemate le finestre ed è stata installata una corda che riprende l’antica fune che serviva per far suonare le campane. “C’è tanta curiosità – prosegue il vescovo Mogavero – molti marsalesi passando da lì non facevano caso al monumento, adesso grazie a Le Vie dei Tesori si è acceso l’interesse e l’aspettativa è alta. I cittadini si sono accorti che Marsala possiede un gioiello di cui si ignorava il valore artistico, culturale e architettonico e che da oggi in poi potrà essere fruito”.

Il campanile del Carmine

Un tesoro non solo dal grande valore artistico, ma anche con una storia particolare (ve ne abbiamo parlato anche qui). Il Marchese di Villabianca, infatti, scriveva che quando il campanile suonava “a mortorio”, si muoveva, terrorizzando chi si trovava al suo interno. Proprio per questo suo leggendario moto oscillatorio, in epoca antica, era considerato uno dei monumenti più belli e insoliti dell’Isola. “Una storia – aggiunge il vescovo – che fin qui era rimasta chiusa nella memoria degli storici e di chi ha vissuto nelle nostre chiese e nei nostri conventi. Oggi finalmente sarà raccontata a chi vuole essere un fruitore intelligente, appassionato e amante delle cose belle”.

La cupola del campanile

Ma la riapertura del Campanile potrebbe essere solo la prima tappa di una collaborazione tra la Diocesi e l’associazione Le Vie dei Tesori. “È già un buon inizio, speriamo nel futuro di poter proseguire questa sinergia – dice Mogavero – . Da tempo lavoriamo per rendere fruibili chiese o monumenti chiusi, magari per mancanza di custodia o di risorse che ne consentissero il restauro. Riteniamo che questa collaborazione con Le Vie dei Tesori possa essere un’occasione per ravvivare l’interesse e anche, perché no, per ottenere dei finanziamenti pubblici o da sponsor privati. Speriamo nella bella riuscita di questa iniziativa che, alla luce dell’esperienza degli anni passati, dovrebbe essere assicurata”.

Il campanile del Carmine

Il campanile si potrà visitare su prenotazione tutti i venerdì, sabato e domenica, dal oggi al 29 settembre (qui per prenotare), ma – data la particolarità del monumento – si potrà salire soltanto due alla volta. Inoltre, la Diocesi di Mazara del Vallo ha previsto un regolamento da seguire per chi volesse visitare il campanile. Per salire i gradini della particolare scala elicoidale, non si potranno indossare ciabatte e scarpe col tacco. È vietato, inoltre, l’ingresso ai cardiopatici, alle donne incinte e ai minori di 14 anni. Bisognerà, infine, lasciare borse e zaini all’ingresso per garantire libertà di movimento.

Novità di quest’anno, inoltre, sono i viaggi giornalieri in pullman da Palermo verso alcune delle città del festival. Dunque, chi dal capoluogo siciliano volesse andare alla scoperta dei tesori di Marsala, potrà farlo domenica 29 settembre (qui per prenotare il pullman). Sarà l’occasione per visitare, oltre il campanile del Carmine, alcuni dei 21 luoghi aperti in città per questa edizione del festival (qui per il programma completo a Marsala). Per prenotare il pullman da Palermo a Marsala cliccare quiPer restare aggiornati su tutte le altre iniziative, visite e appuntamenti visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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Salvato il ponte normanno che rischiava di crollare

Ricostruite le parti mancanti dell’antico monumento di Altavilla Milicia, messa in sicurezza la struttura e ripristinato il camminamento nella parte superiore

di Giulio Giallombardo

Quel poco rimasto in piedi era destinato a sparire del tutto. Adesso è stato completato il restauro e la messa in sicurezza del ponte normanno di Altavilla Milicia. L’antico passaggio usato dai monaci del vicino complesso di Santa Maria di Campogrosso per raggiungere Palermo, era ridotto ormai a un rudere, ma un intervento urgente della Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo, ha scongiurato il peggio. I lavori, costati poco meno di 100mila euro, hanno permesso di ricostruire le parti crollate del ponte, mettere in sicurezza la struttura, e ripristinare la parte superiore, che era totalmente ricoperta di terra e erbacce (ve ne avevamo parlato qui).

Sopra il ponte restaurato, in basso prima del restauro

“La situazione era difficile – ha spiegato a Le Vie dei Tesori News, la soprintendente Lina Bellanca – una parte dell’arcata era già quasi crollata, dunque abbiamo tentato di recuperare il materiale venuto giù e messo in sicurezza la struttura muraria per evitare che potesse crollare del tutto. Il rivestimento era ormai perduto, soprattutto quello sul lato monte, ed era staccata anche una parte della muratura portante. Sinceramente, speravamo di trovare un po’ di materiale originale proveniente dal crollo, ma non c’era molto, dunque si sono integrate le parti mancanti con pietra nuova per ricostruire parte del paramento che era ormai tutto crollato”.

Lavori al ponte normanno

È stato reso agibile, inoltre, il camminamento con la costruzione di un muretto di parapetto per rendere più fruibile il percorso, che era diventato impraticabile per la presenza di sterpaglie e parti di muratura mancanti. “Se avessimo avuto un po’ più di fondi a disposizione, avremmo cercato di patinare la pietra nuova per renderla più vicina come aspetto a quella antica, in questo momento la differenza cromatica si nota e ci vorrà del tempo perché diventi omogenea. Ma si è trattato di un intervento di somma urgenza per salvare il monumento, e non potevamo fare di più”.

La pavimentazione prima del restauro

Visibile percorrendo la statale 113, poco dopo lo svincolo di Altavilla, il ponte ha origini molto antiche, dal momento che la sua prima attestazione risale al 1248, anche se non si può escludere che sia stato costruito su un basamento preesistente di epoca romana. La struttura è a schiena d’asino ad una sola arcata ogivale con duplice ghiera. I paramenti sono in conci di tufo ben squadrati, mentre la muratura interna è in ciottoli fluviali, così come la pavimentazione sopra la volta.

Ruderi della Chiesa di Santa Maria di Campogrosso

Così, adesso, il ponte San Michele di Campogrosso, dopo diversi appelli da parte di associazioni e cittadini, è finalmente salvo. Destino diverso quello della cosiddetta “chiesazza”, una delle prime chiese normanne in Sicilia, i cui ruderi si trovano poco più sopra e che si stanno sbriciolando, anno dopo anno (ve ne abbiamo parlato qui). In questo caso, il progetto di restauro e messa in sicurezza è ancora in attesa di copertura finanziaria. Il ponte e la chiesa di Santa Maria di Campogrosso insieme potrebbero costituire le tappe di un itinerario normanno per il rilancio turistico e culturale del territorio di Altavilla Milicia. Un primo piccolo passo è stato fatto, nonostante la strada sia ancora lunga.

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La nuova vita dei borghi rurali abbandonati

Passi avanti per la riqualificazione degli insediamenti costruiti negli anni Quaranta del secolo scorso nelle aree interne della Sicilia

di Giulio Giallombardo

Un itinerario di storia e natura tra le campagne siciliane. Un percorso lungo 200 chilometri che si snoda da un capo all’altro dell’Isola, attraverso i borghi rurali abbandonati, con percorsi a cavallo, piste ciclabili e sentieri, alla scoperta di luoghi sconosciuti e non battuti dai tradizionali circuiti turistici. È un sogno iniziato una decina di anni fa, con l’ambizioso progetto “Le vie dei borghi” dell’Ente Sviluppo Agricolo della Regione Siciliana, e che adesso inizia a farsi concreto, seppur tra mille difficoltà.

Borgo Schirò

L’obiettivo ribadito in più occasioni dall’amministrazione regionale, è quello di proseguire il piano di riqualificazione per recuperare gli insediamenti costruiti negli anni Quaranta del secolo scorso dall’Ente di colonizzazione del latifondo siciliano, ampliati con la riforma agraria negli anni Cinquanta e assorbiti dall’Ente di sviluppo agricolo nel 1965. Un progetto, però, che richiede un importante sforzo economico, perché i borghi rurali, col passare degli anni, si sono trasformati in città fantasma, con edifici ormai fatiscenti e totalmente da ristrutturare.

Borgo Lupo

Qualcosa, però, inizia a muoversi. A partire dalle attività di progettazione annunciate recentemente dall’Esa e in parte già finanziate, che intercettano contributi nazionali, finanziamenti comunitari, regionali e di fondazioni private. Tra questi progetti, che ammontano complessivamente a 23 milioni di euro già finanziati, ci sono anche quelli dedicati ad alcuni dei luoghi inseriti nell’itinerario de “Le vie dei borghi”. A partire da Borgo Lupo, che ricade nel territorio di Mineo, e Borgo Libertinia, a Ramacca, entrambi nel Catanese (ve ne abbiamo parlato qui), e ancora Borgo Borzellino, vicino a San Cipirello, nel Palermitano e Borgo Schisina, a Francavilla di Sicilia, nel Messinese. Già finanziati con circa 11 milioni, dei 17,5 milioni previsti, gli interventi nei borghi Lupo e Borzellino.

Borgo Bruca

Poi, in graduatoria, ma ancora non finanziato, il progetto da 200mila euro per la creazione di un centro etnobotanico nei locali dell’ex delegazione comunale di Borgo Bruca, a Buseto Palizzolo, nel Trapanese, e, in attesa di decreto, previsti 950mila euro per il progetto Porta del Bosco, che prevede interventi di riqualificazione dei sentieri e di valorizzazione turistica del Bosco di Scorace, sempre a Buseto Palizzolo. Finanziati, inoltre, due progetti per Borgo Petilia, frazione di Caltanissetta, e Borgo Giuliano, nel territorio di San Teodoro, nel Messinese (quest’ultimo in attesa del decreto), per un importo complessivo di 840mila euro. Inoltre, tra le attività che l’Esa vorrebbe realizzare, anche un evento in collaborazione con l’università e il polo museale regionale di Palermo, dedicato ai borghi rurali, con seminari, mostre fotografiche e anche la pubblicazione di un volume.

L’ingresso di Borgo Schirò

Un capitolo a parte, poi, spetta a Borgo Schirò, a pochi chilometri da Corleone (ve ne abbiamo parlato anche qui), di cui si è tornato a parlare recentemente nel corso di un incontro che si è svolto nella cittadina del Palermitano a Palazzo Provenzano e a cui hanno partecipato i vertici dell’Esa con le amministrazioni comunali di Corleone e Monreale, da cui dipende il borgo. Anche in questo caso, le intenzioni sono quelle di avviare progetti di recupero per il piccolo insediamento rurale, cercando di sfruttare tutte le risorse disponibili.

La fontana di Borgo Schirò

“L’attenzione dell’amministrazione regionale è molto alta – ha detto a Le Vie dei Tesori News, il direttore dell’Esa, Fabio Marino – stiamo provando in tutti i modi a portare avanti i nostri progetti e avere recuperato 23 milioni, che potrebbero diventare 43, per le nostre attività, è già un grande risultato. Riguardo alla valorizzazione dei borghi rurali, la speranza è che, sebbene con ritardo, si possa arrivare ad un investimento complessivo più ad ampio raggio. I segnali positivi ci sono e vanno tutti nella stessa direzione. Dopo tanti anni, finalmente, c’è un’idea organica sui borghi e questo è un importante punto di partenza”.

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Si riaccendono i riflettori sul Teatro del Sole

Pronto un finanziamento per la riqualificazione del Parco Libero Grassi di Acqua dei Corsari, a Palermo. Nasceranno nuovi alberi e anche un boschetto

di Giulio Giallombardo

Si affaccia sul golfo di Palermo abbracciando il mare. Battezzato, ma di fatto mai venuto alla luce, da anni aspetta di nascere, come tutta la costa sud della città. Adesso, però, lo stallo in cui è finito il Parco Libero Grassi, con il suo Teatro del Sole incastonato davanti al blu del mare di Acqua dei Corsari, sembra destinato a sbloccarsi. Alla vigilia dell’anniversario della morte dell’imprenditore, ucciso dalla mafia il 29 agosto del 1991, tornano ad accendersi i riflettori sull’area verde a lui intitolata nel 2013, ma ancora in attesa di bonifica e riqualificazione.

Il Teatro del Sole visto dall’alto

La strada per la rinascita passa attraverso un tortuoso iter burocratico, che vede coinvolti Comune e Regione, incalzati dai comitati dei cittadini e associazioni, che da anni si battono per l’apertura del parco. Un primo segnale l’aveva lanciato quasi un anno fa l’amministrazione comunale, quando, lo scorso novembre, la giunta aveva approvato un progetto di fattibilità per la partecipazione ad un bando della Regione Siciliana, finalizzato alla bonifica di aree inquinate grazie all’uso di fondi comunitari. L’area individuata era proprio quella del Parco Libero Grassi, che si estende per circa 11 ettari. Il progetto, che ammonta a circa 11 milioni di euro, prevede la realizzazione di interventi che permettano di poter fruire dell’area in sicurezza, con barriere passive, membrane e strati di copertura che impediscano sia i rischi per l’uomo, sia l’infiltrazione degli agenti inquinanti verso il mare. Prevista, inoltre, la piantumazione di alberi e la creazione di un boschetto.

L’area del Parco Libero Grassi

Dopo i primi interventi di sistemazione, l’area era stata oggetto di un’analisi per verificare il grado di inquinamento e l’eventuale pericolo per la fruizione. A seguito dei controlli era stata effettivamente verificata la presenza di agenti inquinanti, ma – secondo quanto aveva assicurato dall’assessore regionale all’Ambiente, Toto Cordaro – “si tratta di percentuali irrisorie, dello zero virgola, non tali da pregiudicare la fruizione”. Così, lo scorso febbraio è arrivata la firma del decreto regionale con cui è stata approvata la graduatoria dei progetti di recupero ambientale ammessi a finanziamento con fondi del Po Fesr 2014-2020, tra cui c’è anche il Parco Libero Grassi. Da allora un silenzio di alcuni mesi, interrotto soltanto adesso, dopo che il deputato Aldo Penna, esponente del comitato per la riapertura del parco, ha annunciato lo sciopero della fame “per sollecitare l’amministrazione comunale sulla necessità di velocizzare i tempi per la presentazione del progetto del bando di bonifica”, ha dichiarato.

Il litorale di Acqua dei Corsari

Una prima risposta alla protesta del deputato nazionale del Movimento 5 Stelle, arriva dall’assessore comunale all’Ambiente, Urbanistica e Mobilità, Giusto Catania. “Auspichiamo che al più presto il Dipartimento regionale per l’acqua e i rifiuti ci trasmetta la bozza di convenzione da sottoscrivere, passaggio senza il quale non si può andare avanti nell’importante percorso per il recupero e la fruibilità del Parco Libero Grassi – ha fatto sapere Catania – . Il Comune è pronto alla sottoscrizione della convenzione, ma la stesura del documento è compito del Dipartimento regionale che, ci risulta, in atto è privo di un dirigente. Soltanto dopo la stipula della convenzione, la Regione potrà emettere il decreto di finanziamento e si potrà quindi dare avvio alla progettazione e realizzazione dei lavori”.

Pronta la replica dell’assessore regionale all’Energia, Alberto Pierobon, che rassicura sul rispetto dei tempi. “La Regione ha già finanziato a Palermo 11 milioni e mezzo di euro per la messa in sicurezza e il ripristino ambientale dell’ex discarica di Acqua dei corsari – ha puntualizzato Pierobon – . Ho verificato con gli uffici l’iter per realizzare la bonifica e da parte della Regione, nell’ambito delle proprie competenze, c’è la volontà che i lavori possano partire i prima possibile. Siamo disponibili a collaborare in maniera fattiva con il Comune per aiutarlo a superare ogni criticità. Gli uffici mi assicurano che non c’è alcun grave ritardo anche perché nel frattempo il Comune deve preparare il progetto di bonifica esecutivo che deve andare in conferenza di servizi. Ho sentito il dirigente generale del dipartimento Acque e rifiuti, Salvo Cocina, e mi ha assicurato che l’iter va avanti. Il Servizio non è privo di dirigenti perché una volta scaduto il contratto del vecchio responsabile si è subito insediato il nuovo. Per arrivare al decreto di finanziamento il Comune deve rispettare tutta una serie di adempimenti. Nel frattempo lavoriamo per arrivare alla firma della convenzione con il Comune e a riguardo ho sollecitato il dipartimento nella ridefinizione degli assetti organizzativi. L’avanzamento dell’iter resta però vincolato alla definizione del progetto esecutivo da parte del Comune. Restiamo vigili e monitoriamo l’iter costantemente per raggiungere il duplice obiettivo di onorare la memoria di Libero Grassi e restituire alla collettività quest’area”.

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La “magica” abbazia di San Giorgio, tra storia e leggenda

Restauro in vista per i ruderi della chiesa, a pochi chilometri dal centro abitato di Gratteri. Fu uno dei più importanti centri monastici normanni in Sicilia

di Giulio Giallombardo

Potrebbe sembrare, a prima vista, un rudere come tanti, ma è una pietra miliare della dominazione normanna in Sicilia. Circondati dai boschi di Gratteri, sulle Madonie, sorgono gli imponenti resti dell’abbazia di San Giorgio, un luogo magico, intriso di leggende che si intrecciano alla storia. Oggi l’abbazia fa parte del patrimonio del Comune di Gratteri, che si prepara al restauro del monumento, grazie a un finanziamento stanziato dal Cipe, con l’obiettivo ambizioso di portare il bene all’interno del sito Unesco arabo-normanno.

Ruderi dell’abbazia di San Giorgio (foto: Vacuamoenia)

È di pochi giorni fa il bando per un’indagine di mercato, con cui il Comune vuole acquisire manifestazioni d’interesse da parte di operatori economici a cui affidare il restauro, la riqualificazione ambientale e anche alcune indagini archeologiche nell’abbazia. I lavori, per cui l’importo a base d’asta ammonta a poco meno di 600mila euro, comprendono – si legge nel bando – la demolizione delle superfetazioni edilizie esistenti, interventi di consolidamento e restauro dell’abbazia e delle superfici parietali, indagini archeologiche e la sistemazione della stradella di accesso al complesso monumentale.

L’interno dell’abbazia (foto: Vacuamoenia)

Un passo in avanti verso il progressivo recupero del monumento, dopo i precedenti interventi di restauro del Comune, che hanno sottratto in parte i ruderi dell’abbazia al degrado in cui erano finiti. Protagonisti della rinascita dell’abbazia anche gli studenti del plesso “Gratteri” dell’istituto comprensivo “Nicola Botta” di Cefalù, che hanno “adottato” il monumento, aggiudicandosi la medaglia d’oro, nell’anno scolastico 2017-2018, tra le scuole secondarie di primo grado del concorso nazionale indetto dal Miur sui monumenti adottati.

L’abside (foto: Vacuamoenia)

Le origini dell’abbazia sono antichissime e ancora, in parte, da decifrare, con la fondazione che viene attribuita a papa Innocenzo II intorno al 1140. Secondo altre fonti storiche, invece, la chiesa sembrerebbe essere esistente già qualche anno prima, se ad essa si riferisce una bolla del 1115, in cui il re Guglielmo I concede “alla venerabile e sacra mansione di San Giorgio dei Crateri” alcune terre di Petralia. C’è chi sostiene che si tratti della prima fondazione cistercense nel regno di Sicilia, poiché fu affidata da Ruggero II ai monaci premostratensi, agostiniani riformati provenienti dalla Normandia, che ne fecero il loro unico monastero in Sicilia e uno dei tre in Europa. L’affidamento si inserisce nell’ambito dell’appoggio che i normanni diedero in Sicilia al monachesimo occidentale, in opposizione a quello orientale, che si era diffuso con la dominazione bizantina.

L’arco che sormonta l’ingresso (foto: Vacuamoenia)

Ma già agli inizi del 1300, l’abbazia iniziò il suo lento declino: la canonica fu eliminata e i frati espulsi. Viene in seguito citata una “commenda” definitivamente abbandonata nel 1645 e alla metà del XIX secolo l’abate Vito Amico cita la chiesa, ancora aperta al culto, come appartenente all’ordine dei cavalieri di Malta. L’edificio, caduto in rovina, fu poi riutilizzato dai contadini come stalla e deposito di fieno. Secondo alcune credenze popolari, i monaci, prima di andare via, avrebbero nascosto un tesoro vicino all’abbazia, lanciando un sortilegio: se lo sarebbe assicurato chi, giunto sul luogo esatto apparso in sogno, sarebbe riuscito a mangiare una focaccia senza far cadere le briciole. Leggende a parte, l’unico tesoro vero è oggi ciò che resta dell’abbazia, considerata una delle espressioni più alte dell’architettura romanica in Sicilia.

(Foto: Vacuamoenia)

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Scoperto in Ucraina uno dei “mostri” di Villa Palagonia

Una scultura di tufo raffigurante una chimera, proveniente dalla dimora settecentesca di Bagheria, si trova esposta nelle sale di un museo di Odessa

di Giulio Giallombardo

Una chimera tiene strette tra le sue fauci Bagheria e Odessa. Un viaggio di sola andata, da Villa Palagonia alle sale di un museo della città ucraina, ha portato uno dei “mostri” di tufo lontano dal regno incantato del principe Ferdinando Francesco Gravina. Non si sa bene come vi sia finita, ma una delle bizzarre statue della settecentesca villa di Bagheria, si trova esposta nel Museo dell’arte occidentale e orientale di Odessa. La scoperta si deve a Dario Piombino-Mascali, antropologo messinese e ispettore onorario dei beni culturali della Regione Siciliana.

Sculture sulla cinta muraria della villa

Si tratta di una scultura lunga circa un metro che raffigura una chimera, creatura leggendaria il cui corpo era composto da parti di diversi animali. Nella targhetta che accompagna la statua è chiaramente indicata la provenienza da Villa Palagonia, che ospita nella cinta muraria tantissime opere stilisticamente simili. Non si sa nulla su come l’opera dalla Sicilia sia arrivata in Ucraina. Secondo quanto riferito da un responsabile del museo all’antropologo, la chimera sarebbe stata acquistata ad un’asta pubblica. Troppo poco per ricostruire le tappe di un viaggio di cui non erano al corrente neanche gli attuali amministratori della dimora bagherese.

Dario Piombino-Mascali

La scoperta, che risale a due anni fa, ma resa nota soltanto adesso, è stata fatta casualmente durante uno dei tanti viaggi dell’antropologo messinese, tra i maggiori esperti di mummie siciliane, che presto inizierà a studiare alcune mummie egizie presenti tra Kiev e Odessa. “Passeggiando tra le sale del museo, mi sono imbattuto in questa statua e sono rimasto sorpreso – ha detto Piombino-Mascali a Le Vie dei Tesori News – . C’è un pezzo di Villa Palagonia in Ucraina e nessuno lo sa, non sappiamo neanche se tornerà mai a casa. Subito dopo la scoperta, ho scritto un’email alla Soprintendenza di Palermo e al Servizio tutela e acquisizioni dei beni culturali della Regione, anche solo per informarli della presenza di quella statua a Odessa, ma non ho avuto alcun riscontro”.

Villa Palagonia

Nonostante altre statue manchino all’appello, l’insolito “gemellaggio” con il museo di Odessa era sconosciuto anche a Bagheria. “Ho già scritto alla direzione del museo chiedendo copia della documentazione relativa alla statua e allo stesso stempo dichiarandoci disponibili a una collaborazione per uno scambio culturale”, ha spiegato Nino Mineo, amministratore della fondazione che gestisce Villa Palagonia. Mentre dalla Soprintendenza hanno fatto sapere che avvieranno opportune verifiche per saperne di più. Una delle ipotesi più accreditate è che la statua di Odessa non sia una di quelle mancanti sulle mura, ma si trovasse nel giardino. Come tante altre, potrebbe essere stata venduta dal principe a un collezionista, per poi iniziare il suo lungo viaggio fino alle sponde del Mar Nero.

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Le vie dei Tesori News

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