Vacanze in Sicilia nei sogni degli italiani

Promozioni per chi arriva a Palermo in aereo che si aggiungono ai voucher della Regione. L’Isola si proietta al secondo posto tra le mete nazionali

di Giulio Giallombardo

L’estate è arrivata dopo una primavera in quarantena. Nonostante il virus abbia paralizzato il mondo, la bella stagione si presenta puntuale come se niente fosse accaduto. Invece è successo di tutto. Adesso la voglia di vacanze e di normalità sta straripando come un fiume in piena, e in Sicilia – dove si è scoperto che i contagiati sono cinque volte meno di quelli annunciati – l’estate si prepara a dare, come sempre, il meglio di sé. Così, nonostante molti alberghi, ristoranti e b&b resteranno chiusi, chi ha deciso di sfidare la tempesta post-Covid, spera almeno di perdere un po’ meno del previsto. La chiave per la ripartenza è affidata principalmente ai pernottamenti gratuiti “regalati” dalla Regione Siciliana, ma che ancora stentano a partire, anche se un recente tavolo tecnico ha definito il meccanismo di funzionamento. Soggiorni gratis a chi arriva in Sicilia anche dalla Città metropolitana di Palermo, che ha presentato a Palazzo Comitini un’iniziativa congiunta con la Gesap, società di gestione dell’aeroporto Falcone-Borsellino, e Federalberghi.

La presentazione dell’iniziativa a Palazzo Comitini

È la promozione battezzata “Fly to Palermo, book 4 nights, get 1 night free” e destinata ai passeggeri in arrivo all’aeroporto di Palermo con un volo di qualsiasi compagnia aerea, a partire dal 21 giugno e per tutto il 2020. I viaggiatori potranno ottenere una notte gratis di un pacchetto di quattro notti, grazie al loro biglietto aereo, che rappresenta il passepartout dell’iniziativa. Basterà collegarsi al sito dell’aeroporto, inserire il numero del biglietto, e scegliere tra le strutture aderenti suddivise per stelle, località e tipologia. Poi, la carta di imbarco dovrà essere esibita al personale della struttura ricettiva per ottenere la quarta notte gratuita. Inoltre, grazie a un accordo con le guide turistiche, sarà offerto un tour di benvenuto senza costi aggiuntivi.

La Scala dei Turchi a Realmonte (foto Pixabay)

La speranza è di una boccata d’ossigeno per il territorio, anche alla luce delle previsioni incoraggianti annunciate nel nuovo bollettino dell’Enit. Secondo l’Agenzia nazionale del Turismo, infatti, chi ha deciso di restare in Italia, ha scelto come principali destinazioni dell’estate, la Puglia (12,4 per cento), la Sicilia (11 per cento) e la Toscana (10,6 per cento), un podio che stacca le altre località in Trentino Alto Adige (7,2 per cento), in Sardegna (6,5 per cento) ed Emilia Romagna (6 per cento). Numeri che fanno ben sperare se si pensa che del 47,5 per cento di italiani che partiranno in estate, la maggior parte resterà in patria (83 per cento). Mentre la tanto invocata destagionalizzazione, potrebbe iniziare a concretizzarsi, con i viaggi che si allungano fino ad ottobre, distribuendo così i flussi su periodi normalmente poco battuti. C’è da dire, però, che per le vacanze sono molto richieste le abitazioni private (escluse dai voucher) e le case vacanza: il 16,5 per cento alloggerà in albergo preferendo dal 3 stelle in su, mentre una quota complessiva del 36,3 per cento di turisti si recherà nelle abitazioni private, divise tra locazioni turistiche, case di amici e parenti, o seconde abitazioni di villeggiatura.

Tavolo tecnico all’assessorato al Turismo

Intanto, anche la Regione si prepara a partire con gli attesi voucher, anche se ancora manca una data precisa. Mentre non si placano le polemiche per il logo di promozione turistica dell’Isola (ve ne abbiamo parlato qui) da tanti criticato perché molto simile ad altri già utilizzati, sono in via di definizione le procedure per l’attivazione dei servizi. Il governo regionale acquisterà dei pacchetti da operatori e professionisti del settore, strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere, agriturismi, agenzie di viaggio e tour operator, guide turistiche e cooperative. Sul piatto ci sono 75 milioni previsti dalla finanziaria per favorire la ripresa delle attività turistiche e dell’occupazione. Più precisamente – hanno fatto sapere dall’assessorato regionale al Turismo, dove si è svolto un tavolo tecnico con gli operatori – il Dipartimento Turismo pubblicherà un avviso per ricevere le manifestazioni di interesse da parte degli operatori dai quali acquistare un numero complessivo di posti letto e un altro avviso per acquistare i servizi professionali di guide, escursioni organizzate e servizi di diving.

Via Vittorio Emanuele a Palermo

“Dopo aver mappato le compagnie aeree che volano sugli scali siciliani – spiegano dall’assessorato – il Dipartimento stipula accordi con i vettori per acquistare buoni sconto da offrire come voucher al turista che acquista biglietti aerei con destinazione Sicilia. Poi, il Dipartimento pubblica un avviso per ricevere manifestazioni di interesse di agenzie di viaggi e tour operator che distribuiranno i voucher ai turisti”. Oltre ai soggiorni gratuiti (una notte gratis ogni tre prenotate), i voucher includeranno: visite guidate, escursioni, sconti sul prezzo dei biglietti aerei e ingressi gratuiti in musei e poli monumentali per un un totale di 600mila biglietti di ingresso. L’iniziativa promozionale potrà essere prorogata di un altro anno, ma non oltre il 31 dicembre 2022, quando ci si augura che quanto accaduto sia soltanto un lontano ricordo.

Affiora una croce dipinta nella Valle dei Templi

Il simbolo affrescato è stato scoperto durante gli scavi nel quartiere ellenistico-romano, si trova in una cisterna termale poi trasformata in tomba

di Giulio Giallombardo

Si intravede appena, nascosta in un angolo della Valle dei Templi. Il suo colore rosso ha resistito ai secoli e adesso riaffiora per raccontare una nuova storia. È la croce scoperta durante gli scavi nel complesso termale del quartiere ellenistico-romano, una testimonianza che gli archeologi conoscono da un paio d’anni, ma di cui finora si è discusso solo tra gli addetti ai lavori. È saltata fuori nel corso della campagna del 2018, quando si è scavato nel quarto isolato del quartiere ellenistico, che non era ancora stato oggetto di studio.

La cisterna dove si trova la croce

La croce riporta il monogramma di Cristo e dai due bracci pendono le lettere alfa e omega, che simboleggiano il principio e la fine. Quello su cui si stanno interrogando i ricercatori è cosa ci faccia un evidente simbolo cristiano sulla parete di una cisterna termale. L’ipotesi più accreditata è che in epoche successive gli ambienti del complesso siano stati utilizzati come chiesette funerarie o mausolei. “La scoperta dell’edificio termale è stata fatta nel 2014, quando il Parco ha ampliato le ricerche nel quartiere ellenistico-romano – spiega a Le Vie dei Tesori News, Valentina Caminneci, archeologa del Parco che si è occupata degli scavi insieme a Maria Concetta Parello e Maria Serena Rizzo – . Mentre i primi tre isolati sono stati portati alla luce negli anni ’50 del secolo scorso, la quarta insula è stata oggetto di scavi più recenti. Nel 2018, poi, abbiamo lavorato a un altro settore del complesso termale dove è stata scoperta la croce affrescata”.

Scavi al quartiere ellenistico della Valle dei Templi (foto Annalisa Marchionna)

Se il primo settore è stato datato con sicurezza al quarto secolo dopo Cristo, su quest’ultimo gli archeologi sono ancora incerti. “Non siamo ancora in grado di datare con precisione l’area proprio perché ci sono interventi successivi risalenti all’età bizantina e altomedievale, che hanno distrutto dei livelli d’uso dell’edificio termale – chiarisce Caminneci – . Possiamo solo dire che quest’area ha subito un sostanziale cambio di destinazione, anche perché in un’altra cisterna accanto abbiamo scoperto alcune sepolture. Pensiamo che questa croce si trovi in quella che doveva essere una tomba ricca, con una decorazione più preziosa rispetto a tutte le altre sepolture vicine. È un simbolo molto denso, che racchiude diversi significati, parecchio diffuso a partire dall’età paleocristiana”.

Terrazza inferiore nell’Insula IV

Una scoperta che si aggiunge all’immenso e stratificato patrimonio della Valle dei Templi, che dopo il buio degli ultimi mesi, sta ripartendo con tante novità. In attesa della campagna di scavi nell’area del Tempio di Giunone, in convenzione con la Scuola Normale di Pisa, il Parco sta gradualmente riprendendo le sue attività. “Approveremo presto il bilancio e entro questa estate sarà pronta la programmazione per i prossimi lavori che non interesseranno solo la Valle dei Templi – dice al nostro magazine il direttore del Parco della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta – . Faremo scavi anche a Licata, nell’area del Castello Sant’Angelo e inizieremo i lavori alla Villa Romana di Realmonte”. A breve, infine, il Parco inaugurerà il percorso per i disabili, cavallo di battaglia del direttore: “Nelle prossime settimane – spiega – partiremo con due carrozzine che metteremo all’ingresso del Tempio di Giunone. Il percorso è stato già mappato e avrà indicazioni chiare su come muoversi in assoluta sicurezza e soprattutto in autonomia, che è la cosa più importante”.

Alla scoperta del pozzo a gradini dell’Acquasanta

Si trova a Palermo nell’area dell’ottocentesca Villa Belmonte e serviva per raggiungere più facilmente le macchine idrauliche dell’ipogeo

di Giulio Giallombardo

Cento gradini che sprofondano a 25 metri sottoterra. Una lunga scalinata scavata nella roccia che si tuffa in un limpido specchio d’acqua, sotto le pendici di Monte Pellegrino. È il pozzo a gradini che si trova nell’area dell’ottocentesca Villa Belmonte, gioiello di architettura neoclassica, che domina la borgata marinara dell’Acquasanta, a Palermo. Il pozzo, che è attualmente in fase di studio, risale con molta probabilità alla fine dell’Ottocento e serviva per raggiungere più facilmente i macchinari idraulici del pozzo per gli interventi di manutenzione.

Il pozzo a gradini dell’Acquasanta (Foto Pietro Todaro)

“Le macchine di fine Ottocento erano molto ingombranti e si realizzavano queste scale accessorie che consentivano di intervenire per lavori di sostituzione o riparazione”, spiega a Le Vie dei Tesori News, Pietro Todaro, geologo tra i maggiori esperti del sottosuolo della città. “Le pompe a stantuffo erano molto grandi – prosegue – ed era impossibile intervenire calandosi dalla camera del pozzo, così gli operai scavavano questi pozzi”. Quello dell’Acquasanta, a differenza di altri pozzi della stessa tipologia presenti a Palermo, è particolarmente profondo. Conta precisamente 102 gradini scolpiti in un blocco di calcarenite, che conducono in un bacino di 16 metri quadrati pieno di acqua freatica, (chiamato “scammaratu” in siciliano), probabilmente mista ad acqua di mare, data la vicinanza con la costa.

Scorcio di Monte Pellegrino con Villa Belmonte

“Dalla fine dell’Ottocento e ancora nel Novecento – spiega Todaro in un post pubblicato su Facebook – l’acqua era pompata in superficie per irrigare le sopravvivenze dei terreni della tenuta del principe di Belmonte e si racconta anche di un tentativo di allevare anguille nello ‘scammaratu’, sfruttando la caratteristica che queste preferiscono vivere nelle fessure delle rocce, nel fango e predare nelle ore notturne”.

Villa Belmonte

In questo momento il pozzo non è visitabile, ma in futuro, con i dovuti accorgimenti di sicurezza, potrebbe essere reso fruibile. Soprattutto alla luce dei lavori di restauro di Villa Belmonte completati un anno fa dalla Regione Siciliana per il trasferimento degli uffici del Consiglio di giustizia amministrativa (ve ne abbiamo parlato qui). Il complesso monumentale, che appartiene al demanio della Regione, comprende la villa, i corpi accessori tra cui scuderia, ex cappella, ex casa del custode, parco e tempietto di Vesta. “In un prossimo futuro – immagina Todaro – messo in sicurezza e attrezzato l’ipogeo, che è in comunicazione anche con una vasta ‘pirrera’ e stalla sotterranea, il sistema potrà costituire una risorsa turistica aperta alle visite di leggero speleo-trek assistito, in grado di consentire anche osservazioni geologiche e paleontologiche sul sottosuolo della nostra città”.

La mostra "Mapping" di Julien Friedler (foto Giulio Giallombardo)

Inaugurata la prima mostra dopo il lockdown

Al Loggiato San Bartolomeo una personale di Julien Friedler con uno speciale percorso di visita all’insegna della sicurezza

di Giulio Giallombardo

La mostra "Mapping" di Julien Friedler (foto Giulio Giallombardo)

Niente baci o strette di mano, ma un lungo abbraccio con l’arte. Un’esplosione di colori fa vibrare il Loggiato San Bartolomeo, sede della prima mostra allestita a Palermo dopo il letargo avvelenato dal virus. Per uno scherzo del destino, ciò che rimane del seicentesco ospedale che si affaccia sul Foro Italico, diventa oggi simbolo di rinascita e di una nuova “guarigione”. La cura è affidata alle pennellate visionarie di Julien Friedler, eclettico artista e scrittore belga, che nel suo percorso creativo ha intrecciato filosofia, psicanalisi e pittura. Sono esposti da oggi 31 dei 59 quadri che compongono “Mapping”, la mostra di opere recenti dell’artista, divisa tra Palermo, con visite fino al prossimo 7 luglio, e Villa Lagarina, in provincia di Trento, dove sarà inaugurata il 25 luglio a Palazzo Libera.

La mostra "Mapping" di Julien Friedler (foto Giulio Giallombardo)
La mostra “Mapping” di Julien Friedler

Il Loggiato, che nei giorni scorsi è diventato un vero e proprio cantiere di studio per la riapertura in sicurezza, questa mattina, in occasione dell’inaugurazione, ha aperto le porte a un pubblico ordinato e rispettoso dei riti a cui la pandemia ci ha ormai abituato. Ingressi contingentati, rigorosamente con mascherine e solo dopo aver superato la prova dei termoscanner. Il percorso della mostra, voluta dalla Fondazione Sant’Elia e organizzata da Mlc Comunicazione, è disseminato di nastri e indicazioni sul pavimento, e procede a sensi unici di percorrenza. All’ingresso un monitor segnala la presenza di visitatori e i tempi di attesa, supportato da un nuovo impianto di videocamere. Un’attenzione particolare è stata posta anche sull’areazione della sala, con un sistema di apertura degli infissi che privilegia la ventilazione naturale rispetto a quella artificiale degli impianti di climatizzazione.

 

Una rilettura dello spazio, adeguato alle norme di sicurezza, che va di pari passo con la mappatura che dà il titolo alla mostra. Opere dal cromatismo a tratti soffuso a tratti vivace, stratificate, popolate da figure fantasmagoriche, oniriche e primordiali. “È un progetto che sottende molti aspetti di rinascita e rigenerazione, per questo molto attuale – ha spiegato Gianluca Marziani, curatore della mostra insieme a Dominique Stella – . Friedler è un artista che da circa vent’anni lavora in modo costante sui legami tra cultura bianca occidentale e esperienze antropologiche legate al continente africano. Proprio in Africa ha diversi presidi di studio, ma anche di supporto alle comunità locali e la mappatura rappresentata nella sua arte è un lavoro di stratificazione e sulle possibili sinergie tra culture diverse”.

La mostra "Mapping" di Julien Friedler (foto Giulio Giallombardo)
Opere in mostra

Così, questa magmatica cartografia immaginaria, fatta di segni, macchie di colore e graffiti si traduce in opere dalla grande libertà espressiva. Paesaggi interiori che deflagrano lasciando affiorare nuove particelle di vita. “È un lavoro dove c’è davvero l’idea di un uomo nuovo – ha sottolineato ancora il curatore – di pulizia catartica da tutta una serie di mitologie e iconografie che ci siamo portati dietro soprattutto durante il ‘900, caratterizzato da questo grande travisamento in chiave colonialista della cultura africana. Qui siamo davanti a una forma di post-colonialismo molto intelligente e rigenerativo, soprattutto oggi quando ciò che abbiamo vissuto, ci ha messo davanti a limiti e debolezze che come umanità dobbiamo affrontare in maniera diversa”.

Leoluca Orlando alla mostra "Mapping" (foto Giulio Giallombardo)
Leoluca Orlando alla mostra “Mapping”

“L’arte esprime e rinnova la libertà dell’anima, raccoglie il segno dei tempi, ci impone di confrontarci con il cambiamento che questa catastrofe globale ci ha imposto”, ha commentato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, presente all’inaugurazione insieme al curatore e al soprintendente della Fondazione Sant’Elia, Antonino Ticali. “Questa mostra è una straordinaria operazione che mette insieme espressione artistica e sistemi di sicurezza avanzati per la tutela della salute – ha aggiunto il sindaco – . Possiamo godere davanti al nostro Mediterraneo opere di un autore che pur essendo belga ha grande sensibilità per l’Africa, continente che rappresenta in questo momento il vero futuro del mondo”.

La mostra è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20. Per informazioni telefonare allo 0917747695.

(Foto Giulio Giallombardo)

In volo sulle Madonie: nasce la prima zipline siciliana

Tutto pronto per l’inaugurazione dell’impianto a San Mauro Castelverde, un cavo lungo 1650 metri per volare tra monti e valli

di Giulio Giallombardo

Volare a cento chilometri orari tra le valli delle Madonie. Un minuto e mezzo di pura adrenalina sospesi nel vuoto a trecento metri d’altezza. Sono emozioni forti quelle che promette la prima zipline siciliana, un cavo lungo 1650 metri che farà di San Mauro Castelverde, borgo delle esperienze estreme. Si spiccherà il volo da una postazione installata vicino all’ex convento dei Benedettini, alla periferia del paese, per “atterrare” lungo la strada provinciale che dal centro abitato conduce alla frazione di Borrello, in contrada Pero.

La partenza sulla zipline

Dopo anni di annunci e attese, l’impianto – costato circa un milione di euro – è pronto a essere inaugurato. “Stiamo predisponendo il bando di gara che sarà ultimato entro il 15 giugno, così da affidare la zipline intorno alla metà luglio, per inaugurarla alla fine dello stesso mese”, ha assicurato il sindaco di San Mauro, Giuseppe Minutilla, a Le Vie dei Tesori News. Il “volo dell’angelo” sarà, dunque, l’attrattiva dell’estate del piccolo centro madonita. Una teleferica d’acciaio, con una pendenza del 16 per cento, tirata tra due punti diversi a cui ci si aggancia su una carrucola fornita di dispositivi frenanti. Una corsa tra le nuvole in tutta sicurezza, che – spiega il sindaco – “potranno fare anche i diversamente abili con una speciale imbracatura”.

San Mauro Castelverde

La zip-line di San Mauro, infatti, offre tre modalità di volo: la prima, quella classica a pancia in giù; poi si potrà scegliere di stare seduti, aggrappati alla carrucola e, infine, previsto anche un sistema di sicurezza dedicato ai disabili. “La nostra zip-line è stata realizzata da una ditta di Belluno specializzata in impianti di questo tipo – aggiunge il sindaco Minutilla – è una tecnologia tutta italiana con un sistema di frenaggio magnetico, molto efficiente. Il cavo d’acciaio è stato realizzato in un’unica fusione in Austria e poi intrecciato in Italia. Siamo davanti a un impianto sicuro al cento per cento, che quando entrerà a regime farà volare circa 10mila persone all’anno”.

Gole di Tiberio (foto Rosario Vecchio, Wikipedia)

I “voli” partiranno dalle 9 fino alle 20 durante la stagione estiva, anche se la fruibilità sarà legata alle condizioni meteorologiche: in presenza di vento, infatti, l’impianto sarà chiuso. Inoltre, nella postazione d’arrivo, è previsto un servizio di navetta che porterà i visitatori fino al punto di partenza. “Abbiamo scommesso molto su quest’impianto, che darà lavoro a una dozzina di persone, più l’indotto – sottolinea il sindaco – . Un investimento che darà una mano ai nostri i giovani e diventerà volano dello sviluppo del territorio. Insieme alle Gole di Tiberio, la zip-line sarà l’attrattiva di punta del nostro borgo, anche se abbiamo in cantiere la realizzazione di un ‘villaggio delle fate’, ovvero alcune case sugli alberi che nasceranno su un colle vicino al paese. Vogliamo che San Mauro diventi luogo di attrattiva turistica per una vacanza fuori dagli schemi, tra natura, cibo e cultura”.

Nasce il porto del futuro: un ponte tra il mare e la città

Affidati i lavori per le demolizioni che faranno spazio a nuovi edifici e terminal: così sarà ridisegnato il volto dello scalo marittimo di Palermo

di Giulio Giallombardo

La città “tutta porto” alla ricerca del suo mare. Per troppo tempo negato, spesso violato e sempre ammirato come un’oasi nel deserto. Palermo vuole rinsaldare il legame con l’immenso blu che le sta davanti, rituffarsi nell’acqua che la bagna e recuperare la memoria perduta. In questi giorni è stato posto un altro piccolo tassello del porto del futuro, uno dei tanti passi fatti negli ultimi anni verso ciò che diventerà una città nella città. L’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale ha da poco affidato i lavori per la demolizione di sette edifici che ostacolano la vista del mare ad esclusione delle palazzine che ospitano la Capitaneria di Porto e l’Agenzia delle Dogane, in corrispondenza del Varco Sammuzzo.

Il porto di Palermo

Si tratta di immobili – si legge nel bando – “totalmente privi di valore storico e architettonico, costruiti nell’ultimo quarantennio in modo disordinato senza seguire alcuna specifica tipologia costruttiva e con destinazione d’uso diversa da quella (impropria) alla quale sono oggi adibiti”. Con questo nuovo appalto, saranno demoliti l’ex sala pompe, il magazzino frigo, il locale ormeggiatori, gli uffici di Grandi navi veloci, il deposito bagagli, l’ex “bar del porto” e il basamento del capannone “Atlantica”, per una superficie complessiva stimata di 2.673 metri quadrati.

I silos del molo Piave durante la demolizione

Dopo la demolizione due anni fa dei grandi silos del molo Piave, che per mezzo secolo hanno custodito il grano che arrivava in città con le navi, prosegue la trasformazione del porto. Un progetto ambizioso portato avanti dall’Autorità di Sistema portuale, che nel 2018 ha bandito un concorso internazionale di idee per cambiare il volto dello scalo marittimo palermitano, aggiudicato al raggruppamento guidato dalla società Valle 3.0 di Roma, del quale fanno parte Ets spa Engineering and Technical Service, De Biasio Progetti e Hipro. Il bando aveva previsto, inoltre, la progettazione di due nuovi terminal, uno crocieristico e l’altro Ro-Ro, riservato ai traghetti (a cui si aggiungerà anche un terminal per gli aliscafi), e di un edificio che funzioni da interfaccia tra la città e il porto.

Pasqualino Monti

“È un grande progetto di riqualificazione che porta con sé la necessità di ricollocare in maniera più adeguata tutte le funzioni che in modo disordinato si svolgevano all’interno del porto – ha spiegato a Le Vie dei Tesori News, Pasqualino Monti, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale – . Demoliremo diversi edifici le cui funzioni sono state oggi ricollocate altrove. Altri, invece, saranno demoliti in futuro quando sul molo Piave sarà costruito il nuovo terminal in fase di progettazione definitiva, che sarà consegnata a giorni”. Le prossime demolizioni libereranno, dunque, gli spazi per la grande interfaccia che si affaccerà lungo la via Crispi, vera e propria porta di accesso e luogo di mediazione tra il sistema portuale e il tessuto urbano. Un progetto complessivo da 78 milioni di euro che interesserà una superficie di 44mila metri quadrati.

Render del dispositivo interfaccia città-porto (foto Valle 3.0)

“L’interazione tra città e porto – secondo il progetto della Valle 3.0 – è rappresentata da un sistema di spazi pubblici e giardini che disegnano la soglia a livello stradale rendendolo permeabile e fruibile, generando delle visuali attraverso gli assi di intersezione del tessuto urbano e dando vita a un nuovo paesaggio urbano”. Una struttura con terrazze e sopraelevazioni da cui, in un solo colpo d’occhio, si abbraccerà il mare e la città. “I percorsi in quota dell’interfaccia in piena continuità con il livello urbano – spiegano ancora i progettisti – piegano poi verso gli edifici della Stazione marittima e dei due nuovi terminal attraverso tre passerelle che connettono il dispositivo interfaccia con le strutture portuali viste come nuove ‘permanenze’ della città di Palermo”.

Render della riqualificazione del Molo trapezoidale

La città rinsalderà il legame con il suo porto anche sul Molo trapezoidale, che diventerà la “marina bay” di Palermo. Un quadrilatero di verde con bar, ristoranti e attività commerciali Dopo il porticciolo di Sant’Erasmo, un altro pezzo di mare restituito alla città, frutto di un progetto per cui è quasi pronto il bando di gara e che presto sarà presentato nei dettagli.

Il nuovo porto dall’alto (foto Valle 3.0)

E in attesa che tornino le navi da crociera, che, prima della pandemia, avevano fatto sbarcare a Palermo frotte di turisti, sono già tornati operativi tutti i 51 cantieri attivi nello scalo marittimo. “Quello delle crociere è un prodotto vincente sul quale abbiamo investito molto – sottolinea Monti – e sono convinto che pian piano riprenderanno. Noi, per conto nostro, cercheremo di dare ogni supporto possibile all’industria crocieristica. Non dimentichiamo che a Palermo presto, quando sarà ultimato il bacino, si costruiranno navi da crociera, non si faranno soltanto le manutenzioni come avviene adesso, avremo così tutta la filiera all’interno”.

Lavori in corso alla Stazione marittima

Cantieri spediti, dopo il lockdown, anche per la Stazione marittima, dove sono in corso i lavori di riqualificazione che la trasformeranno in una moderna struttura con uffici, biglietterie, bar e negozi. “Stiamo cercando di correre ripartendo con i mesi di ritardo causati dalla pandemia, ma siamo ormai alla fine – ha assicurato Monti – abbiamo dovuto cambiare tutti i piani di sicurezza, se prima potevamo impiegare venti operai, adesso col distanziamento ne lavorano soltanto sette. Ma questi ritardi non ci spaventano, andiamo come sempre avanti, impegnati, al di là degli annunci, a realizzare concretamente i nostri progetti”.

Cappelle e misteriose iscrizioni su Monte Pellegrino

Lungo il sentiero della Valle del Porco si trovano i ruderi di un edificio dove, secondo la tradizione, sostò Santa Rosalia. Le pareti sono piene di incisioni ed ex voto

di Giulio Giallombardo

La montagna sacra di Palermo è una selva di storie e segni nascosti che affiorano dal passato. Antichi sentieri devozionali, ruderi, graffiti, piccole edicole votive: un incrocio di tasselli che fanno di Monte Pellegrino un teatro di energie spirituali che attraversano i secoli. Basta, ad esempio, percorrere il sentiero rupestre che si inerpica lungo la Valle del Porco e che conduce prima al gorgo e poi al santuario di Santa Rosalia, per scoprire un vecchio rifugio trasformato in cappella di cui restano in piedi solo alcune porzioni.

Iscrizione devozionale nella cappella della Valle del Porco

È un edificio di cui si sa molto poco, ma secondo la tradizione lì si sarebbe fermata la Santuzza prima di raggiungere la grotta. Il sentiero della Valle del Porco, che ha il suo punto di partenza alle spalle delle ex scuderie reali, in viale Diana, era quello che anticamente si percorreva per devozione prima che fosse costruita la cosiddetta “Scala vecchia”, l’attuale percorso che in molti fanno in occasione della tradizionale “acchianata”. A confermare l’ipotesi della sacralità di questa quasi sconosciuta cappella, è un’iscrizione che ancora si può leggere sotto una delle edicole votive presenti: “Su queste balze santificate dall’orme della Santa Vergine, fermati o pellegrino”.

Cappella della Valle del Porco (foto Vincenzo Profetto)

Le pareti, poi, sono piene di incisioni di nomi e invocazioni, con alcuni ex voto ancora appesi. “Non sappiamo nulla su questo edificio – dice a Le Vie dei Tesori News, don Gaetano Ceravolo, reggente del santuario diocesano di Monte Pellegrino – secondo quanto raccontavano i pastori, si tratterebbe di un rifugio per i pecorai poi trasformato in cappella. Ma gli storici non hanno dato indicazioni più precise. In molti lasciano lì gli ex voto, e quest’usanza è andata avanti nel tempo”.

Scritta bizantina (foto Giuseppe Ippolito)

Poi, tra i tesori nascosti della Valle del Porco, oltre a tracce di mura puniche, c’è anche un’antica iscrizione bizantina incisa su una roccia lungo il sentiero, studiata e tradotta dall’archeologo Nicola Bonacasa nel secolo scorso. È una scritta in greco, risalente ai primi decenni del VII secolo, che recita: “Sii glorificato ovunque sempre, o Dio”, alla cui sinistra è rappresentata una croce su un triangolo tra le lettere I e S.

Iscrizione lungo la Scala vecchia (foto Toni Ingrassia)

Ma ci sono altre incisioni che potrebbero rivelare delle sorprese. Sono state notate e fotografate lungo il sentiero della Scala vecchia da un escursionista, che ha pubblicato le foto su Facebook, attirando la curiosità di molti. Si tratta di segni incisi sul lastricato, che si trovano a circa metà percorso, e sembrerebbero scritte in latino. Tra le ipotesi avanzate tra i commenti del post pubblicato sul gruppo “Palermo di una volta”, si fa riferimento a messaggi e scritte lasciate dagli operai che costruirono la strada, c’è anche chi ha azzardato una parziale traduzione e altri sostengono si tratti di iscrizioni devozionali dell’antico percorso.

Santuario di Santa Rosalia (foto Giulio Giallombardo)

“Mi è stata segnalata questa fotografia, che ho subito sottoposto all’attenzione del nostro paleografo Gerry Mazzola, nei prossimi giorni forse sapremo di più – prosegue don Ceravolo – . Anche a me è capitato di notare in altre zone di Monte Pellegrino, incisioni particolari sulle rocce. In alcune ci sono nomi e date molto antiche, in un’altra addirittura c’è il profilo di un uomo dalle grandi labbra, molto probabilmente si tratta di incisioni realizzate da chi lavorò alla realizzazione delle strade, come a voler mettere la firma, ma meriterebbero senz’altro degli studi più approfonditi”.

(La prima foto in alto è di Vincenzo Profetto)

Case medievali di salita Sant'Antonio (foto Giulio Giallombardo)

Si riaccendono i riflettori sulle case medievali

Gli edifici che si trovano in salita Sant’Antonio sono stati dichiarati di interesse culturale, ma la strada per il restauro è ancora lunga

di Giulio Giallombardo

Case medievali di salita Sant'Antonio (foto Giulio Giallombardo)

Sono nascoste in un vicolo del centro storico di Palermo, avvolte da travi di ferro che ne impediscono il crollo. Le case medievali di salita Sant’Antonio stanno in piedi per miracolo, ma ancora trasudano bellezza, scolpita nel ritmo delle arcate e nella straordinaria fascia di pietra su cui poggiano: un intrecciarsi di foglie e volti da ammirare passo dopo passo. In attesa di un restauro in cerca di finanziamento, gli edifici sono stati formalmente dichiarati di interesse culturale, come stabilisce un recente decreto firmato dal dirigente del Dipartimento regionale dei Beni culturali, Sergio Alessandro, che comprende anche l’adiacente chiesa di San Matteo al Cassaro.

Case medievali di salita Sant'Antonio (foto Giulio Giallombardo)
Uno degli archi che decorano i prospetti (foto Giulio Giallombardo)

Un riconoscimento di un bene di proprietà della Curia fino a ieri vincolato soltanto ope legis, ovvero in via presuntiva e provvisoria, e adesso confermato dalla verifica di interesse condotta dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo. “È un atto che mancava – spiega a Le Vie dei Tesori News, la soprintendente Lina Bellanca – i nostri tecnici hanno condotto un lungo lavoro di valutazione dell’immobile nel suo insieme, sotto l’aspetto storico e artistico, come è giusto che sia in casi come questo. Sono stati verificati, di volta in volta, i dati catastali di identificazione di tutte le parti che potevano essere comprese all’interno di questo unico vincolo di dichiarazione di interesse culturale, un lavoro complicato perché collegato anche allo studio di tutto il complesso di San Matteo”.

 

Così, oggi un primo piccolo passo verso il recupero delle case medievali è stato fatto, almeno sotto il profilo burocratico. Un’azione di tutela chiesta a gran voce da cittadini e associazioni, amplificata pochi mesi fa sui social con una campagna lanciata sul gruppo Facebook “Salviamo le case medievali di Palermo” e una raccolta di firme per chiedere il restauro. “È una testimonianza unica e significativa di epoca medievale formata da tre fabbriche conosciute come ‘casa del beneficiale di San Matteo’ in quanto da molti secoli in uso ai chierici di San Matteo – si legge nella petizione avviata dall’architetto Beppe Cosentino – . Si tratta di tre edifici del XIII secolo, ognuno caratterizzato da bifore e finestre originarie, fasce lapidee marcapiano a motivi antropomorfi e fitomorfi, con cornici, ghiere, rosoni, unici nel loro insieme. Costituiscono una rara ed insostituibile testimonianza dell’età medievale in città e necessitano di urgenti ed improrogabili interventi di consolidamento e salvaguardia”.

Case medievali di salita Sant'Antonio (foto Giulio Giallombardo)
Salita Sant’Antonio (foto Giulio Giallombardo)

In attesa di reperire i fondi per il restauro, poco prima dell’emergenza sanitaria, la Curia aveva provveduto alla pulizia dei prospetti, da cui sbucavano erbacce infestanti. “Conosciamo bene lo stato delle case medievali – afferma Giuseppe Bucaro, direttore dell’ufficio Beni culturali dell’Arcidiocesi di Palermo – il progetto di restauro è stato fatto, adesso speriamo che possa essere finanziato. Prima che scoppiasse la pandemia abbiamo fatto in tempo a pulire i prospetti, adesso l’emergenza covid ha rallentato tutto. Ci auguriamo quanto prima di poter reperire risorse per avviare i lavori”.

Case medievali di salita Sant'Antonio (foto Giulio Giallombardo)
Il prospetto con le fasce protettive (foto Giulio Giallombardo)

Intanto, oggi gli accessi risultano murati, alcuni solai all’interno sono già crollati e l’intero immobile è a rischio, tanto da essere stato inserito nella “Lista Rossa 2020” di Italia Nostra, che comprende i beni culturali in pericolo. Se a questo si aggiunge che i costi di recupero sarebbero molto alti e i lavori altrettanto difficili, date le delicatissime condizioni statiche del bene, la strada per il restauro resta tutta in salita. “Abbiamo predisposto una verifica di spesa per il consolidamento e restauro in modo da rimuovere le attuali puntellature, utili certamente, ma non belle da vedere – ha aggiunto la soprintendente Bellanca – . Purtroppo non abbiamo ancora trovato un canale di finanziamento che possa supportare questo progetto. Sicuramente siamo davanti a un esempio architettonico importante, non ce ne sono tanti a Palermo di questo tipo. Al di là delle finestre e degli archi, la bellezza di questa fascia decorata è davvero notevole e merita di essere salvaguardata”. Inseguendo il sogno di trasformare il complesso nel museo della Palermo medievale.

Riaprono tre chiese storiche: la bellezza si risveglia

Dopo il lockdown, la Cattedrale, Santa Caterina e l’Immacolata Concezione al Capo sono visitabili gratuitamente per tutto il mese di maggio

di Giulio Giallombardo

Un regalo alla città nel segno della ripartenza. Nel giorno in cui sembra di esserci risvegliati da un grande incubo, riabbracciando una libertà che mancava da più di due mesi, riaprono i loro portoni tre tesori di Palermo. In attesa che tornino i turisti, da oggi i palermitani potranno tornare a varcare la soglia della Cattedrale, della chiesa di Santa Caterina e dell’Immacolata Concezione al Capo. Tre chiese monumentali che per tutto il mese di maggio saranno visitabili gratuitamente, come deciso dall’Arcidiocesi di Palermo. “Sono quelle in cui possiamo garantire con più facilità il distanziamento previsto dalla legge, ma contiamo da giugno di aprire molti altri siti”, spiega a Le Vie dei Tesori News, Giuseppe Bucaro, direttore dell’Ufficio Beni culturali dell’Arcidiocesi.

L’abside della Cattedrale di Palermo

Così, nella Cattedrale normanna, oltre alla chiesa, si potranno visitare liberamente le tombe reali, per cui normalmente è previsto il pagamento del ticket. Mentre restano ancora chiusi, per motivi di sicurezza, sia il museo, con il tesoro, che i tetti, fino a qualche tempo fa, presi d’assalto da tantissimi turisti e cittadini. Percorsi obbligati a Santa Caterina, diventata negli ultimi anni una delle chiese più amate della città. I visitatori, dopo aver ammirato il tripudio di marmi mischi dello scrigno barocco, potranno anche fare tappa alla dolceria, dove i ragazzi di una cooperativa hanno “resuscitato” i dolci che le monache realizzavano nel monastero, per poi sostare nel chiostro prima di uscire. Per adesso, sono ancora inaccessibili, come per la Cattedrale, i tetti della chiesa, vera e propria terrazza panoramica sul centro storico, e il convento.

Chiesa dell’Immacolata Concezione al Capo (foto Manuelarosi, Wikipedia)

Le due chiese si potranno visitare tutti i giorni sia la mattina che il pomeriggio, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Aperta, invece, soltanto la mattina, dalle 10 alle 12, dal lunedì al sabato, l’Immacolata Concezione al Capo, nel cuore dello storico mercato a due passi da Porta Carini. Anche in questo caso, un gioiello barocco che custodisce all’interno dell’unica navata un trionfo di decorazioni policrome marmoree, con il soffitto a botte ricco di stucchi dorati e affreschi settecenteschi.

Santa Caterina

“Il mondo in cui viviamo ha bisogno di bellezza per non cadere nella disperazione”. Cita Paolo VI, padre Giuseppe Bucaro, spiegando i motivi che hanno spinto la Diocesi ad aprire, con cautela, i tre siti monumentali. “Stiamo facendo questo sforzo per liberarci dalla cappa in cui abbiamo vissuto negli ultimi mesi – conclude il sacerdote – . Dobbiamo tornare a respirare la bellezza per ricominciare a guardare al futuro con speranza. Presto dovremo poter essere in grado di riaprire altri nostri siti. Diamo un senso a questa nuova fase di apertura con un piccolo gesto di carità, così da tornare a sognare”.

Le Vie dei Tesori News

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