Il ponte nascosto dove il tempo si è fermato

Nel cuore della Sicilia, ai confini del Parco delle Madonie, c’è un antico ponte che ha resistito al passare dei secoli. Si trova a ridosso delle colline di Blufi e della sua storia si sa poco o nulla. Ora potrebbe entrare a far parte di un itinerario lungo il fiume Imera ed i suoi mulini

di Giulio Giallombardo

Sembra spuntare fuori da una pittura romantica, sospeso su un corso d’acqua e avvolto dal verde. Nel cuore della Sicilia, ai confini del Parco delle Madonie, c’è un antico ponte che ha resistito al passare dei secoli. Si trova a ridosso delle colline di Blufi, del quale segna il confine nord, a crocevia con i comuni di Petralia Sottana e Soprana. Nella zona è noto come “ponte romano”, anche se le origini sono incerte e molto più probabilmente risalgono all’età medievale.

Raggiungerlo non è particolarmente agevole e soltanto di recente la segnaletica turistica è stata maggiormente valorizzata. La strada è parzialmente percorribile con l’auto, l’ultimo tratto soltanto a piedi o a bordo di una quattro per quattro. Ma all’arrivo, la scena ripaga la discesa a tratti un po’ impervia. Il ponte a tre arcate, che forse è più corretto definire “romanico”, si presenta circondato da una fitta vegetazione ripariale, seppure in parte sepolto da detriti fluviali. Sotto la sua arcata principale, scorre ancora l’Imera meridionale, dando al paesaggio un aspetto ancor più pittoresco.

Lo storico Francesco Maria Emanuele, marchese di Villabianca, nel suo “Ponti sui fiumi di Sicilia”, lo cataloga col numero 35 e così lo descrive: “Ponte di Belufi, seu di Petralia Sottana, nel territorio di detta,… Tiene di sotto un dè rami del grande fiume Salso, volgarmente di Madonia, e che va a morire presso le mura della città di Licata”. In tempi più recenti, nel 2005, dopo una richiesta da parte del comune di Blufi, la Soprintendenza dei Beni Culturali di Palermo finanzia ed esegue un intervento urgente di messa in sicurezza della struttura muraria, ricostruendo il concio mancante nella spalla sinistra, con mattoni pieni e pietrame, ripristinando le murature, ricucendo lesioni e tratti della pavimentazione in basole.

Per quanto riguarda, poi, la futura valorizzazione del bene, è allo studio un possibile itinerario integrato alle porte del Parco delle Madonie, lungo il fiume Imera ed i suoi mulini. “L’intervento della Soprintendenza sul ponte – spiega a Le Vie dei Tesori News, l’architetto Vincenzo Vaccarella, responsabile dell’Area tecnica del Comune di Blufi – seppure non risolutore,  ha consentito di salvaguardare un bene che versava in uno stato di totale abbandono. Risulta chiaro ed evidente oggi, l’importanza e la necessità di assicurare una tutela ed una conservazione più attiva possibile, di tale complesso, che per l’unità, per l’integrazione nel paesaggio, per l’architettura, riveste un valore eccezionale dal punto di vista paesaggistico-storico-architettonico, ed una importanza non indifferente per la comunità non solo madonita”.

Va in questa direzione, la proposta di ampliamento del Parco delle Madonie, ancora al vaglio dell’assessorato regionale Territorio e Ambiente, avanzata dai comuni di Bompietro, Blufi, Alimena, Gangi, Lascari. Nei nuovi confini del Parco, rientrerebbe gran parte del territorio del Comune di Blufi, compresa l’area del ponte romanico, cosa che – conclude l’architetto – “potrebbe sicuramente determinare un’azione più ampia e qualificata di valorizzazione anche economica”.

Nel cuore della Sicilia, ai confini del Parco delle Madonie, c’è un antico ponte che ha resistito al passare dei secoli. Si trova a ridosso delle colline di Blufi e della sua storia si sa poco o nulla. Ora potrebbe entrare a far parte di un itinerario lungo il fiume Imera ed i suoi mulini

di Giulio Giallombardo

Sembra spuntare fuori da una pittura romantica, sospeso su un corso d’acqua e avvolto dal verde. Nel cuore della Sicilia, ai confini del Parco delle Madonie, c’è un antico ponte che ha resistito al passare dei secoli. Si trova a ridosso delle colline di Blufi, del quale segna il confine nord, a crocevia con i comuni di Petralia Sottana e Soprana. Nella zona è noto come “ponte romano”, anche se le origini sono incerte e molto più probabilmente risalgono all’età medievale.

Raggiungerlo non è particolarmente agevole e soltanto di recente la segnaletica turistica è stata maggiormente valorizzata. La strada è parzialmente percorribile con l’auto, l’ultimo tratto soltanto a piedi o a bordo di una quattro per quattro. Ma all’arrivo, la scena ripaga la discesa a tratti un po’ impervia. Il ponte a tre arcate, che forse è più corretto definire “romanico”, si presenta circondato da una fitta vegetazione ripariale, seppure in parte sepolto da detriti fluviali. Sotto la sua arcata principale, scorre ancora l’Imera meridionale, dando al paesaggio un aspetto ancor più pittoresco.

Lo storico Francesco Maria Emanuele, marchese di Villabianca, nel suo “Ponti sui fiumi di Sicilia”, lo cataloga col numero 35 e così lo descrive: “Ponte di Belufi, seu di Petralia Sottana, nel territorio di detta,… Tiene di sotto un dè rami del grande fiume Salso, volgarmente di Madonia, e che va a morire presso le mura della città di Licata”. In tempi più recenti, nel 2005, dopo una richiesta da parte del comune di Blufi, la Soprintendenza dei Beni Culturali di Palermo finanzia ed esegue un intervento urgente di messa in sicurezza della struttura muraria, ricostruendo il concio mancante nella spalla sinistra, con mattoni pieni e pietrame, ripristinando le murature, ricucendo lesioni e tratti della pavimentazione in basole.

Per quanto riguarda, poi, la futura valorizzazione del bene, è allo studio un possibile itinerario integrato alle porte del Parco delle Madonie, lungo il fiume Imera ed i suoi mulini. “L’intervento della Soprintendenza sul ponte – spiega a Le Vie dei Tesori News, l’architetto Vincenzo Vaccarella, responsabile dell’Area tecnica del Comune di Blufi – seppure non risolutore,  ha consentito di salvaguardare un bene che versava in uno stato di totale abbandono. Risulta chiaro ed evidente oggi, l’importanza e la necessità di assicurare una tutela ed una conservazione più attiva possibile, di tale complesso, che per l’unità, per l’integrazione nel paesaggio, per l’architettura, riveste un valore eccezionale dal punto di vista paesaggistico-storico-architettonico, ed una importanza non indifferente per la comunità non solo madonita”.

Va in questa direzione, la proposta di ampliamento del Parco delle Madonie, ancora al vaglio dell’assessorato regionale Territorio e Ambiente, avanzata dai comuni di Bompietro, Blufi, Alimena, Gangi, Lascari. Nei nuovi confini del Parco, rientrerebbe gran parte del territorio del Comune di Blufi, compresa l’area del ponte romanico, cosa che – conclude l’architetto – “potrebbe sicuramente determinare un’azione più ampia e qualificata di valorizzazione anche economica”.

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Parole e canti sulle tracce del Gagini

Una passeggiata diventa modello per il rilancio turistico e culturale della Valle del Fitalia, tra il verde nei Nebrodi e il blu del Tirreno. Tutto è nato da una tesi di laurea

di Giulio Giallombardo

Antonello Gagini è diventato Virgilio per un giorno. Ma niente gironi infernali o cieli del Paradiso, in questo caso il viaggio si è svolto tra il verde dei Nebrodi e il blu del Tirreno. Una tesi di laurea dedicata allo scultore rinascimentale palermitano diventa modello per il rilancio turistico e culturale del territorio. L’idea è di Giusy Scurria, promotrice del territorio siciliano e dipendente comunale di San Salvatore di Fitalia, che ha organizzato lo scorso luglio un “viaggio nella bellezza” – come l’ha definito – attraverso un itinerario tra le opere di Gagini nei sei paesi della Valle del Fitalia.

Dopo la laurea conseguita nel 2011, la 54enne promotrice turistica ha reso concreto quello che aveva descritto nella sua tesi, facendo vivere in prima persona, davanti a una trentina di persone, il suo personale itinerario gaginiano. Partiti in pullman da Rocca di Caprileone, i partecipanti hanno visitato San Salvatore di Fitalia, Galati Mamertino, Longi, Frazzanò, Mirto e Caprileone, scoprendo le opere d’arte custodite nelle chiese storiche, accompagnati da canti, “cunti” e preghiere della tradizione orale, interpretati dalla cantante e musicista messinese Oriana Civile. Mentre ha fatto da guida ai partecipanti, la stessa Giusy Scurria.

Il viaggio, organizzato dall’associazione Pegaso, è partito da San Salvatore, dove nella Basilica del Salvador Mundi è custodito un trittico marmoreo di Antonello Gagini che, durante i lavori di ristrutturazione della chiesa, era stato relegato in un altare laterale. Adesso è possibile ammirarlo sul fondo del presbiterio al centro di un’arcata in stucco, così come la delicata statua marmorea della Madonna della Neve anch’essa opera di Gagini, collocata nella navata destra in un altare ligneo barocco.

Poi ci si è spostati a Galati Mamertino. Nella chiesa Madre dedicata alla Madonna Assunta, si trova una delle opere gaginiane più importanti: il gruppo della Trinità (prima custodita nella Chiesa di San Luca) e quello dell’Annunziata. Quindi, tappa nella chiesa Madre di Longi, ad ammirare una Madonna marmorea attribuita al Gagini e nella chiesa della Santissima Annunziata, che custodisce un’altra statua della Vergine, opera commissionata ad Antonello e completata dai figli Antonino e Giacomo Gagini.

Il viaggio è proseguito a Frazzanò, dove, anche in questo caso nella chiesa dell’Assunta, è presente una Madonna attribuita al nipote Giuseppe Gagini, e poi a Mirto, ad ammirare la Madonna della Catena. Ultima tappa dell’itinerario, la chiesa dell’Annunziata di Caprileone, dove al suo interno spicca sull’altare maggiore un prezioso busto della Beata Vergine, realizzato tra il 1533 e il 1534, probabilmente una delle ultime opere dello scultore siciliano.

“È stato un sogno che si è realizzato – confessa a Le Vie dei Tesori News, Giusy Scurria – . L’idea mi frullava per la testa, ne ho parlato con Oriana Civile, proponendole di fare insieme il percorso. L’anno scorso abbiamo girato tutti i paesi della Valle, parlando con i più anziani, alla ricerca di storie, canzoni e preghiere della tradizione, per cercare poi di drammatizzare il nostro itinerario. Speriamo quanto prima di ripetere questa esperienza anche nei prossimi mesi”.

Si è trattato, in effetti, di una vera e propria messa in scena, con musica e parole, nata da un lavoro di ricerca dei canti tradizionali, associati ad ogni tappa dell’itinerario. “È stata un’esperienza bellissima – racconta la cantante Oriana Civile – le persone sono rimaste stupite, anche perché non hanno idea del nostro patrimonio culturale. Abbiamo cercato di far sposare ad ogni luogo un canto o una preghiera che potesse caratterizzarlo al meglio. Non si è trattato di rielaborazioni, ma di interpretazioni fedeli all’originale, riproposte solo con la voce”. Una vera e propria contaminazione dei sensi tra capolavori rinascimentali.

Una passeggiata diventa modello per il rilancio turistico e culturale della Valle del Fitalia, tra il verde nei Nebrodi e il blu del Tirreno. Tutto è nato da una tesi di laurea

di Giulio Giallombardo

Antonello Gagini è diventato Virgilio per un giorno. Ma niente gironi infernali o cieli del Paradiso, in questo caso il viaggio si è svolto tra il verde dei Nebrodi e il blu del Tirreno. Una tesi di laurea dedicata allo scultore rinascimentale palermitano diventa modello per il rilancio turistico e culturale del territorio. L’idea è di Giusy Scurria, promotrice del territorio siciliano e dipendente comunale di San Salvatore di Fitalia, che ha organizzato lo scorso luglio un “viaggio nella bellezza” – come l’ha definito – attraverso un itinerario tra le opere di Gagini nei sei paesi della Valle del Fitalia.

Dopo la laurea conseguita nel 2011, la 54enne promotrice turistica ha reso concreto quello che aveva descritto nella sua tesi, facendo vivere in prima persona, davanti a una trentina di persone, il suo personale itinerario gaginiano. Partiti in pullman da Rocca di Caprileone, i partecipanti hanno visitato San Salvatore di Fitalia, Galati Mamertino, Longi, Frazzanò, Mirto e Caprileone, scoprendo le opere d’arte custodite nelle chiese storiche, accompagnati da canti, “cunti” e preghiere della tradizione orale, interpretati dalla cantante e musicista messinese Oriana Civile. Mentre ha fatto da guida ai partecipanti, la stessa Giusy Scurria.

Il viaggio, organizzato dall’associazione Pegaso, è partito da San Salvatore, dove nella Basilica del Salvador Mundi è custodito un trittico marmoreo di Antonello Gagini che, durante i lavori di ristrutturazione della chiesa, era stato relegato in un altare laterale. Adesso è possibile ammirarlo sul fondo del presbiterio al centro di un’arcata in stucco, così come la delicata statua marmorea della Madonna della Neve anch’essa opera di Gagini, collocata nella navata destra in un altare ligneo barocco.

Poi ci si è spostati a Galati Mamertino. Nella chiesa Madre dedicata alla Madonna Assunta, si trova una delle opere gaginiane più importanti: il gruppo della Trinità (prima custodita nella Chiesa di San Luca) e quello dell’Annunziata. Quindi, tappa nella chiesa Madre di Longi, ad ammirare una Madonna marmorea attribuita al Gagini e nella chiesa della Santissima Annunziata, che custodisce un’altra statua della Vergine, opera commissionata ad Antonello e completata dai figli Antonino e Giacomo Gagini.

Il viaggio è proseguito a Frazzanò, dove, anche in questo caso nella chiesa dell’Assunta, è presente una Madonna attribuita al nipote Giuseppe Gagini, e poi a Mirto, ad ammirare la Madonna della Catena. Ultima tappa dell’itinerario, la chiesa dell’Annunziata di Caprileone, dove al suo interno spicca sull’altare maggiore un prezioso busto della Beata Vergine, realizzato tra il 1533 e il 1534, probabilmente una delle ultime opere dello scultore siciliano.

“È stato un sogno che si è realizzato – confessa a Le Vie dei Tesori News, Giusy Scurria – . L’idea mi frullava per la testa, ne ho parlato con Oriana Civile, proponendole di fare insieme il percorso. L’anno scorso abbiamo girato tutti i paesi della Valle, parlando con i più anziani, alla ricerca di storie, canzoni e preghiere della tradizione, per cercare poi di drammatizzare il nostro itinerario. Speriamo quanto prima di ripetere questa esperienza anche nei prossimi mesi”.

Si è trattato, in effetti, di una vera e propria messa in scena, con musica e parole, nata da un lavoro di ricerca dei canti tradizionali, associati ad ogni tappa dell’itinerario. “È stata un’esperienza bellissima – racconta la cantante Oriana Civile – le persone sono rimaste stupite, anche perché non hanno idea del nostro patrimonio culturale. Abbiamo cercato di far sposare ad ogni luogo un canto o una preghiera che potesse caratterizzarlo al meglio. Non si è trattato di rielaborazioni, ma di interpretazioni fedeli all’originale, riproposte solo con la voce”. Una vera e propria contaminazione dei sensi tra capolavori rinascimentali.

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La notte delle stelle cadenti tra poesie e telescopi

Quest’anno l’evento si preannuncia ancor più spettacolare, grazie a un cielo senza luna. Ecco gli appuntamenti che abbiamo scelto per voi

di Giulio Giallombardo

Tutti con gli occhi all’insù, nella speranza che i desideri si avverino. Quest’anno la notte di San Lorenzo si preannuncia ancora più spettacolare, grazie ad un cielo senza luna. Il 10 agosto le “lacrime” del martire inizieranno a scorrere, solcando i cieli estivi, ma il picco è previsto in realtà tra il 12 e 13 agosto. Sarà allora che lo sciame meteorico delle Perseidi attraverserà l’atmosfera terrestre molto più intensamente del solito. Il momento ideale per godersi la magia delle stelle cadenti, poetica immagine di un fenomeno astronomico ben più prosaico, è nel cuore della notte, quando la costellazione di Perseo è ben alta nel cielo.

Dunque, in attesa che le scie di luce affollino la notte più ammirata dell’estate, vi proponiamo alcuni appuntamenti per godersi al meglio lo spettacolo. Non si può non cominciare dall’osservatorio astronomico di Isnello “Gal Hassin”, sulle Madonie, in cui, la sera del 12 agosto, si potrà scrutare il cielo con i telescopi. “Prevediamo l’arrivo di circa 200 persone che, divise in gruppi, si alterneranno in tre postazioni diverse – spiega a Le Vie dei Tesori News, l’astronomo Claudio Zellermayer – , la serata durerà circa tre ore e si articolerà tra l’osservazione al telescopio, al planetario e ad occhio nudo, sempre sotto la guida di un esperto”.

Spostandosi a Palermo, dove i cieli non sono sicuramente così limpidi come quelli delle Madonie, la visione delle stelle cadenti sarà accompagnata dall’undicesima edizione de “La Notte della poesia”, che si svolgerà simbolicamente nell’oratorio di San Lorenzo, il 10 agosto a partire dalle 22. Lettori, poeti, amatori saranno protagonisti, declamando una poesia, edita o inedita, che abbia come tema la notte, le stelle, i desideri, l’amore e le poesie del mondo. Il chiostro accoglierà i partecipanti, riproponendo, durante le letture, la proiezione delle foto della performance di Nora Turato, artista croata, che per Manifesta 12, ha creato un installazione all’interno dell’oratorio decorato da Giacomo Serpotta. Inoltre, la performer palermitana Martina Martire si esibirà con un’azione scenica accompagnata dal sitar di Davide Lopes e le percussioni di Ferdinando Dante.

Restando in città, si può scegliere anche di osservare il cielo da Villa Filippina, dove, la sera di San Lorenzo, il planetario sarà aperto ed offrirà un fitto programma di osservazioni speciali. Chi preferisce, invece, guardare in un sol colpo, il centro storico dall’alto e il cielo stellato, potrà salire sulla Torre di San Nicolò all’Albergheria e lanciare un palloncino esprimendo un desiderio. Chi vuole invece perdersi nei vicoli del cuore della città, prevista anche una passeggiata sotto le stelle durante la quale saranno raccontate storie e leggende di personaggi che risuonano nella memoria collettiva dei palermitani, da Procopio Cutò a Giovanna Bonanno, dalla regina Giovanna d’Angiò al comico Ferrazzano. Per non dimenticare i luoghi che hanno segnato la storia di Palermo, da piazza Croce dei Vespri a via Materassai. Appuntamento davanti al Teatro Massimo, il 10 agosto alle 20,45.

Facendo un salto fuori Palermo, invece, il Comune di Capaci, in collaborazione con l’Osservatorio astronomico del capoluogo, ha organizzato una serata per osservare le stelle dal belvedere di contrada Zercate. Sarà possibile ammirare Venere, Giove, Saturno e Marte, con i telescopi, insieme ad ammassi, nebulose e stelle cadenti, in compagnia dell’astrofisico Mario Giuseppe Guarcello. Nella vicina Isola delle Femmine, infine, si potrà assistere a “La notte di San Lorenzo alla Torre”, una sfilata in abiti medievali che partirà da piazza Vincenzo Enea e arriverà ai piedi della Torre del Senato, organizzata dall’associazione Bc Sicilia.

Quest’anno l’evento si preannuncia ancor più spettacolare, grazie a un cielo senza luna. Ecco gli appuntamenti che abbiamo scelto per voi

di Giulio Giallombardo

Tutti con gli occhi all’insù, nella speranza che i desideri si avverino. Quest’anno la notte di San Lorenzo si preannuncia ancora più spettacolare, grazie ad un cielo senza luna. Il 10 agosto le “lacrime” del martire inizieranno a scorrere, solcando i cieli estivi, ma il picco è previsto in realtà tra il 12 e 13 agosto. Sarà allora che lo sciame meteorico delle Perseidi attraverserà l’atmosfera terrestre molto più intensamente del solito. Il momento ideale per godersi la magia delle stelle cadenti, poetica immagine di un fenomeno astronomico ben più prosaico, è nel cuore della notte, quando la costellazione di Perseo è ben alta nel cielo.

Dunque, in attesa che le scie di luce affollino la notte più ammirata dell’estate, vi proponiamo alcuni appuntamenti per godersi al meglio lo spettacolo. Non si può non cominciare dall’osservatorio astronomico di Isnello “Gal Hassin”, sulle Madonie, in cui, la sera del 12 agosto, si potrà scrutare il cielo con i telescopi. “Prevediamo l’arrivo di circa 200 persone che, divise in gruppi, si alterneranno in tre postazioni diverse – spiega a Le Vie dei Tesori News, l’astronomo Claudio Zellermayer – , la serata durerà circa tre ore e si articolerà tra l’osservazione al telescopio, al planetario e ad occhio nudo, sempre sotto la guida di un esperto”.

Spostandosi a Palermo, dove i cieli non sono sicuramente così limpidi come quelli delle Madonie, la visione delle stelle cadenti sarà accompagnata dall’undicesima edizione de “La Notte della poesia”, che si svolgerà simbolicamente nell’oratorio di San Lorenzo, il 10 agosto a partire dalle 22. Lettori, poeti, amatori saranno protagonisti, declamando una poesia, edita o inedita, che abbia come tema la notte, le stelle, i desideri, l’amore e le poesie del mondo. Il chiostro accoglierà i partecipanti, riproponendo, durante le letture, la proiezione delle foto della performance di Nora Turato, artista croata, che per Manifesta 12, ha creato un installazione all’interno dell’oratorio decorato da Giacomo Serpotta. Inoltre, la performer palermitana Martina Martire si esibirà con un’azione scenica accompagnata dal sitar di Davide Lopes e le percussioni di Ferdinando Dante.

Restando in città, si può scegliere anche di osservare il cielo da Villa Filippina, dove, la sera di San Lorenzo, il planetario sarà aperto ed offrirà un fitto programma di osservazioni speciali. Chi preferisce, invece, guardare in un sol colpo, il centro storico dall’alto e il cielo stellato, potrà salire sulla Torre di San Nicolò all’Albergheria e lanciare un palloncino esprimendo un desiderio. Chi vuole invece perdersi nei vicoli del cuore della città, prevista anche una passeggiata sotto le stelle durante la quale saranno raccontate storie e leggende di personaggi che risuonano nella memoria collettiva dei palermitani, da Procopio Cutò a Giovanna Bonanno, dalla regina Giovanna d’Angiò al comico Ferrazzano. Per non dimenticare i luoghi che hanno segnato la storia di Palermo, da piazza Croce dei Vespri a via Materassai. Appuntamento davanti al Teatro Massimo, il 10 agosto alle 20,45.

Facendo un salto fuori Palermo, invece, il Comune di Capaci, in collaborazione con l’Osservatorio astronomico del capoluogo, ha organizzato una serata per osservare le stelle dal belvedere di contrada Zercate. Sarà possibile ammirare Venere, Giove, Saturno e Marte, con i telescopi, insieme ad ammassi, nebulose e stelle cadenti, in compagnia dell’astrofisico Mario Giuseppe Guarcello. Nella vicina Isola delle Femmine, infine, si potrà assistere a “La notte di San Lorenzo alla Torre”, una sfilata in abiti medievali che partirà da piazza Vincenzo Enea e arriverà ai piedi della Torre del Senato, organizzata dall’associazione Bc Sicilia.

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La villa del “principe mago” torna a respirare

La storica residenza di Raniero Alliata di Pietratagliata, un tempo salotto mondano della nobiltà palermitana, dopo anni di abbandono e saccheggi, ha un nuovo proprietario

di Giulio Giallombardo

Era il regno esoterico del “principe mago” Raniero Alliata di Pietratagliata, adesso, dopo vent’anni di abbandono e saccheggi, potrebbe finalmente uscire dall’oblio. Da qualche mese la villa neogotica di via Serradifalco, a Palermo, ha un nuovo proprietario. È stata venduta all’asta lo scorso marzo, con un prezzo che partiva da 350mila euro, ma che pare sia lievitato fino a quasi 600mila. Chi l’ha acquistata non vuole ancora uscire allo scoperto, ma si tratterebbe di un imprenditore residente nella zona che ha voluto investire per dare un nuovo futuro a Villa Alliata di Pietratagliata, anche se sulla destinazione d’uso le bocche sono cucite.

Il primo segno tangibile di una possibile rinascita è, comunque, sotto gli occhi di tutti. Da un paio di settimane le piante infestanti che circondavano la villa sono sparite. Una squadra di giardinieri si è messa al lavoro per effettuare interventi di potatura e scerbatura nel giardino e adesso, seppur stretta tra i palazzi, la villa è tornata a respirare. Le operazioni di pulizia dovrebbero essere, comunque, propedeutiche alla stesura di un progetto di restauro, imprescindibile da qualunque tipo di utilizzo si voglia fare del bene. Sarebbe stato impossibile effettuare un qualsiasi rilievo sull’edificio, senza prima intervenire sulla vegetazione selvaggia che ormai aveva preso il sopravvento.

Nonostante la Regione non abbia più esercitato il diritto di prelazione, come aveva annunciato l’ex assessore ai Beni culturali, Vittorio Sgarbi, dopo la vendita all’asta, resta alta l’attenzione della Soprintendenza di Palermo. “Il bene è vincolato, dunque qualsiasi tipo di previsione sulla destinazione d’uso, dovrà essere compatibile con la natura del vincolo, – spiega il soprintendente Lina Bellanca a Le Vie dei Tesori News – ho incontrato il proprietario e avevamo già discusso della pulizia del giardino, adesso aspettiamo che il progetto di restauro diventi concreto. Il nostro auspicio, ovviamente, è che almeno il giardino o alcune parti del bene, possano essere fruite dai cittadini, sarebbe importante in un quartiere che non ha molti spazi da questo punto di vista e credo che l’intenzione del proprietario vada in questa direzione”.

Se la villa diventerà un museo, uno spazio culturale o addirittura una casa di riposo di lusso per anziani – come serpeggia sui social network, tra i commenti di una pagina dedicata al monumento –  ancora è prematuro dirlo. La cosa certa è che il “diamante” di via Serradifalco, in cui visse fino al 1979 il teosofo e spiritista Raniero, salotto mondano della nobiltà palermitana, frequentato da intellettuali del calibro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Lucio Piccolo e Bent Parodi, adesso ha un nuovo proprietario che sembra intenzionato a scrivere nuove pagine sul bene.

Villa Alliata, gioiello del neogotico palermitano, oggi è in agonia. L’edificio è fatiscente e gli interni sono stati depredati negli anni. Alla morte di Raniero, il bene fu ereditato dalla famiglia Chiaramonte Bordonaro e poi acquistato da Francesco Sbeglia, imprenditore in odor di mafia. Poi la villa fu sequestrata e posta in amministrazione giudiziaria. Più volte messa all’asta, soltanto adesso ha trovato un acquirente, ma per il restauro ci vorranno circa 2 milioni di euro. I fondi europei ci sarebbero, ciò di cui non si sa nulla sono le intenzioni della nuova proprietà. Un mistero nella residenza del “principe mago”.

La storica residenza di Raniero Alliata di Pietratagliata, un tempo salotto mondano della nobiltà palermitana, dopo anni di abbandono e saccheggi, ha un nuovo proprietario

di Giulio Giallombardo

Era il regno esoterico del “principe mago” Raniero Alliata di Pietratagliata, adesso, dopo vent’anni di abbandono e saccheggi, potrebbe finalmente uscire dall’oblio. Da qualche mese la villa neogotica di via Serradifalco, a Palermo, ha un nuovo proprietario. È stata venduta all’asta lo scorso marzo, con un prezzo che partiva da 350mila euro, ma che pare sia lievitato fino a quasi 600mila. Chi l’ha acquistata non vuole ancora uscire allo scoperto, ma si tratterebbe di un imprenditore residente nella zona che ha voluto investire per dare un nuovo futuro a Villa Alliata di Pietratagliata, anche se sulla destinazione d’uso le bocche sono cucite.

Il primo segno tangibile di una possibile rinascita è, comunque, sotto gli occhi di tutti. Da un paio di settimane le piante infestanti che circondavano la villa sono sparite. Una squadra di giardinieri si è messa al lavoro per effettuare interventi di potatura e scerbatura nel giardino e adesso, seppur stretta tra i palazzi, la villa è tornata a respirare. Le operazioni di pulizia dovrebbero essere, comunque, propedeutiche alla stesura di un progetto di restauro, imprescindibile da qualunque tipo di utilizzo si voglia fare del bene. Sarebbe stato impossibile effettuare un qualsiasi rilievo sull’edificio, senza prima intervenire sulla vegetazione selvaggia che ormai aveva preso il sopravvento.

Nonostante la Regione non abbia più esercitato il diritto di prelazione, come aveva annunciato l’ex assessore ai Beni culturali, Vittorio Sgarbi, dopo la vendita all’asta, resta alta l’attenzione della Soprintendenza di Palermo. “Il bene è vincolato, dunque qualsiasi tipo di previsione sulla destinazione d’uso, dovrà essere compatibile con la natura del vincolo, – spiega il soprintendente Lina Bellanca a Le Vie dei Tesori News – ho incontrato il proprietario e avevamo già discusso della pulizia del giardino, adesso aspettiamo che il progetto di restauro diventi concreto. Il nostro auspicio, ovviamente, è che almeno il giardino o alcune parti del bene, possano essere fruite dai cittadini, sarebbe importante in un quartiere che non ha molti spazi da questo punto di vista e credo che l’intenzione del proprietario vada in questa direzione”.

Se la villa diventerà un museo, uno spazio culturale o addirittura una casa di riposo di lusso per anziani – come serpeggia sui social network, tra i commenti di una pagina dedicata al monumento –  ancora è prematuro dirlo. La cosa certa è che il “diamante” di via Serradifalco, in cui visse fino al 1979 il teosofo e spiritista Raniero, salotto mondano della nobiltà palermitana, frequentato da intellettuali del calibro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Lucio Piccolo e Bent Parodi, adesso ha un nuovo proprietario che sembra intenzionato a scrivere nuove pagine sul bene.

Villa Alliata, gioiello del neogotico palermitano, oggi è in agonia. L’edificio è fatiscente e gli interni sono stati depredati negli anni. Alla morte di Raniero, il bene fu ereditato dalla famiglia Chiaramonte Bordonaro e poi acquistato da Francesco Sbeglia, imprenditore in odor di mafia. Poi la villa fu sequestrata e posta in amministrazione giudiziaria. Più volte messa all’asta, soltanto adesso ha trovato un acquirente, ma per il restauro ci vorranno circa 2 milioni di euro. I fondi europei ci sarebbero, ciò di cui non si sa nulla sono le intenzioni della nuova proprietà. Un mistero nella residenza del “principe mago”.

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La visionaria “officina” di Croce Taravella

Il pittore siciliano, dopo tanti anni, torna a esporre a Castellana Sicula, sulle Madonie, dove ha il suo atelier. Ci sono quadri e sculture realizzate nell’arco di vent’anni, che dialogano con lampade vintage, poltroncine in stile barocco, auto e manufatti siderurgici, esposti in un originale allestimento industriale

di Giulio Giallombardo

È l’antro di un alchimista metropolitano, dove macchie di colore diventano scorci urbani, volti e architetture che affiorano tra luci e ombre. L’allestimento, sospeso fra il barocco e il vintage, di “Contrazioni e Interazioni”, la nuova mostra che Croce Taravella ha inaugurato pochi giorni fa nella sua Castellana Sicula, non è un contenitore scisso dalle opere dell’artista, ma ne è parte integrante.

Il pittore siciliano, dopo tanti anni, torna dunque ad esporre nel paese madonita, dove ha il suo atelier e in cui è nata gran parte della sua produzione artistica. Fuori da ogni convenzione museale, le oltre cinquanta opere in mostra, “arredano” un’ex officina dismessa. Ci sono quadri e sculture realizzate nell’arco di vent’anni, che dialogano con lampade vintage, poltroncine in stile seicentesco, manufatti siderurgici, auto e parti di motore. Le ex officine Romano, nell’allestimento di Ninni Arcuri, si sono trasformate in uno spazio perturbante e visionario, eccessivo e claustrofobico, dove tele, allumini e carte dell’archivio personale del pittore, prendono nuova vita in una galleria d’arte dallo stile industriale.

In questo turbinio di pennellate dai cromatismi accesi, tipici dello stile espressionista di Taravella, spuntano anche due anteprime assolute. Si tratta di un paio di opere recenti mai esposte prima d’ora: un piccolo “preludio” della mostra personale “Cronotipi” che sarà allestita a settembre nelle sale di Palazzo Riso, a Palermo. “Saranno esposti i nuovi lavori realizzati negli ultimi due anni – spiega Taravella a Le Vie dei Tesori News – si tratta di spazi, volti, paesaggi, città, stessi luoghi ma visti da prospettive diverse e in tempi che poi vanno a ricongiungersi, come se fosse un po’ il racconto della mia vita”.

Intanto, in attesa del ritorno a Palermo, al vernissage della mostra castellanese, organizzata dall’amministrazione comunale, è stato presente il pubblico delle grandi occasioni: a tagliare il nastro, l’assessore regionale dei Beni culturali, Sebastiano Tusa, con la soprintendente di Palermo, Lina Bellanca e la direttrice del Polo museale regionale di arte moderna e contemporanea di Palazzo Riso, Valeria Li Vigni. “Il merito dell’originalità dell’allestimento – sottolinea Taravella – è di Ninni Arcuri cui ho messo a disposizione tutte le opere presenti nel mio atelier, dal ciclo delle Contrazioni urbane, fino a quello dei briganti o delle città. Così è nato un allestimento che, richiamando il titolo della mostra, ha l’obiettivo d’interagire con i visitatori”. Interazioni che diventano dialogo tra spazio, oggetti e colore.

Il pittore siciliano, dopo tanti anni, torna a esporre a Castellana Sicula, sulle Madonie, dove ha il suo atelier. Ci sono quadri e sculture realizzate nell’arco di vent’anni, che dialogano con lampade vintage, poltroncine in stile barocco, auto e manufatti siderurgici, esposti in un originale allestimento industriale

di Giulio Giallombardo

È l’antro di un alchimista metropolitano, dove macchie di colore diventano scorci urbani, volti e architetture che affiorano tra luci e ombre. L’allestimento, sospeso fra il barocco e il vintage, di “Contrazioni e Interazioni”, la nuova mostra che Croce Taravella ha inaugurato pochi giorni fa nella sua Castellana Sicula, non è un contenitore scisso dalle opere dell’artista, ma ne è parte integrante.

Il pittore siciliano, dopo tanti anni, torna dunque ad esporre nel paese madonita, dove ha il suo atelier e in cui è nata gran parte della sua produzione artistica. Fuori da ogni convenzione museale, le oltre cinquanta opere in mostra, “arredano” un’ex officina dismessa. Ci sono quadri e sculture realizzate nell’arco di vent’anni, che dialogano con lampade vintage, poltroncine in stile seicentesco, manufatti siderurgici, auto e parti di motore. Le ex officine Romano, nell’allestimento di Ninni Arcuri, si sono trasformate in uno spazio perturbante e visionario, eccessivo e claustrofobico, dove tele, allumini e carte dell’archivio personale del pittore, prendono nuova vita in una galleria d’arte dallo stile industriale.

In questo turbinio di pennellate dai cromatismi accesi, tipici dello stile espressionista di Taravella, spuntano anche due anteprime assolute. Si tratta di un paio di opere recenti mai esposte prima d’ora: un piccolo “preludio” della mostra personale “Cronotipi” che sarà allestita a settembre nelle sale di Palazzo Riso, a Palermo. “Saranno esposti i nuovi lavori realizzati negli ultimi due anni – spiega Taravella a Le Vie dei Tesori News – si tratta di spazi, volti, paesaggi, città, stessi luoghi ma visti da prospettive diverse e in tempi che poi vanno a ricongiungersi, come se fosse un po’ il racconto della mia vita”.

Intanto, in attesa del ritorno a Palermo, al vernissage della mostra castellanese, organizzata dall’amministrazione comunale, è stato presente il pubblico delle grandi occasioni: a tagliare il nastro, l’assessore regionale dei Beni culturali, Sebastiano Tusa, con la soprintendente di Palermo, Lina Bellanca e la direttrice del Polo museale regionale di arte moderna e contemporanea di Palazzo Riso, Valeria Li Vigni. “Il merito dell’originalità dell’allestimento – sottolinea Taravella – è di Ninni Arcuri cui ho messo a disposizione tutte le opere presenti nel mio atelier, dal ciclo delle Contrazioni urbane, fino a quello dei briganti o delle città. Così è nato un allestimento che, richiamando il titolo della mostra, ha l’obiettivo d’interagire con i visitatori”. Interazioni che diventano dialogo tra spazio, oggetti e colore.

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Lo scrigno nascosto dei beni culturali siciliani

Il Centro regionale per l’inventario e la catalogazione custodisce un patrimonio di fotografie, filmati, registrazioni sonore, libri e documenti che insieme costituiscono la memoria storica dell’Isola

di Giulio Giallombardo

È la memoria storica dei beni culturali siciliani. Custodisce un patrimonio di fotografie, filmati, registrazioni sonore, libri e documenti che, messi insieme come tanti tasselli di un unico mosaico, evocano la complessa e stratificata identità della Sicilia. Parliamo del Cricd, acronimo di Centro regionale per l’inventario, la catalogazione e la documentazione grafica, cartografica, fotografica, aerofotogrammetrica, audiovisiva della Regione Siciliana. Un nome lungo e articolato, come i tanti gioielli che custodisce al suo interno.

Tecnicamente è un organo scientifico alle dipendenze dell’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana e si occupa di studio, di ricerca e di organizzazione in materia di catalogazione e documentazione dei beni. È un organismo strumentale dotato di autonomia organizzativa e finanziaria, rappresentando sostanzialmente l’omologo dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione dello Stato.

Il Cricd, che si divide tra la sede dell’Albergo delle Povere, a Palermo, e quella di via Garzilli, ha il compito di coordinare le operazioni di catalogazione che vengono svolte nella Regione dagli istituti periferici che dipendono dal Dipartimento, cioè le soprintendenze, i musei e i poli museali. Custodisce tutti i vincoli apposti al patrimonio culturale siciliano ed è dotato di una serie di unità operative e servizi relativi alla fototeca regionale siciliana, la filmoteca, la nastroteca ed una biblioteca specializzata in catalogazione dei beni culturali.

Al suo interno si trovano centinaia di foto storiche, come i fondi Sommer, Arezzo Di Trifiletti, Bronzetti e Rutelli, per quanto riguarda la fotografia storica della seconda metà dell’Ottocento e dei primi del Novecento. Molto ricco anche il patrimonio di documentazione filmica, come gli archivi dei fondi Ugo Saitta e Vittorio De Seta, o della Panaria Film, pionieristica esperienza cinematografica avviata dal principe Francesco Alliata negli anni ’50. Recentemente, – come vi abbiamo già raccontato – l’archivio si è arricchito anche del materiale audiovisivo del giornalista Mauro Rostagno, donato dalla sorella.

Preziosa anche la nastroteca che conserva importanti documenti sonori, come quelli dei concerti del Brass Group di Palermo, dagli anni ’70 ai ’90, o ancora, bobine in cui sono registrati canti popolari acquisiti dal Folkstudio.

Capitolo a parte, infine, la collaborazione del Cricd con il festival Le Vie dei Tesori nell’ultimo biennio. “Abbiamo documentato le attività di promozione svolte dal festival, in ambito palermitano – spiega il direttore del Cricd, Caterina Greco – seguendo le diverse aperture dei monumenti e raccogliendo del materiale documentario che adesso fa parte dei nostri archivi. Condividiamo lo spirito di raccordo costante tra il settore pubblico e il privato per valorizzare e far conoscere il patrimonio, compito che non può essere delegato solo alla pubblica amministrazione”.

Il Centro regionale per l’inventario e la catalogazione custodisce un patrimonio di fotografie, filmati, registrazioni sonore, libri e documenti che insieme costituiscono la memoria storica dell’Isola

di Giulio Giallombardo

È la memoria storica dei beni culturali siciliani. Custodisce un patrimonio di fotografie, filmati, registrazioni sonore, libri e documenti che, messi insieme come tanti tasselli di un unico mosaico, evocano la complessa e stratificata identità della Sicilia. Parliamo del Cricd, acronimo di Centro regionale per l’inventario, la catalogazione e la documentazione grafica, cartografica, fotografica, aerofotogrammetrica, audiovisiva della Regione Siciliana. Un nome lungo e articolato, come i tanti gioielli che custodisce al suo interno.

Tecnicamente è un organo scientifico alle dipendenze dell’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana e si occupa di studio, di ricerca e di organizzazione in materia di catalogazione e documentazione dei beni. È un organismo strumentale dotato di autonomia organizzativa e finanziaria, rappresentando sostanzialmente l’omologo dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione dello Stato.

Il Cricd, che si divide tra la sede dell’Albergo delle Povere, a Palermo, e quella di via Garzilli, ha il compito di coordinare le operazioni di catalogazione che vengono svolte nella Regione dagli istituti periferici che dipendono dal Dipartimento, cioè le soprintendenze, i musei e i poli museali. Custodisce tutti i vincoli apposti al patrimonio culturale siciliano ed è dotato di una serie di unità operative e servizi relativi alla fototeca regionale siciliana, la filmoteca, la nastroteca ed una biblioteca specializzata in catalogazione dei beni culturali.

Al suo interno si trovano centinaia di foto storiche, come i fondi Sommer, Arezzo Di Trifiletti, Bronzetti e Rutelli, per quanto riguarda la fotografia storica della seconda metà dell’Ottocento e dei primi del Novecento. Molto ricco anche il patrimonio di documentazione filmica, come gli archivi dei fondi Ugo Saitta e Vittorio De Seta, o della Panaria Film, pionieristica esperienza cinematografica avviata dal principe Francesco Alliata negli anni ’50. Recentemente, – come vi abbiamo già raccontato – l’archivio si è arricchito anche del materiale audiovisivo del giornalista Mauro Rostagno, donato dalla sorella.

Preziosa anche la nastroteca che conserva importanti documenti sonori, come quelli dei concerti del Brass Group di Palermo, dagli anni ’70 ai ’90, o ancora, bobine in cui sono registrati canti popolari acquisiti dal Folkstudio.

Capitolo a parte, infine, la collaborazione del Cricd con il festival Le Vie dei Tesori nell’ultimo biennio. “Abbiamo documentato le attività di promozione svolte dal festival, in ambito palermitano – spiega il direttore del Cricd, Caterina Greco – seguendo le diverse aperture dei monumenti e raccogliendo del materiale documentario che adesso fa parte dei nostri archivi. Condividiamo lo spirito di raccordo costante tra il settore pubblico e il privato per valorizzare e far conoscere il patrimonio, compito che non può essere delegato solo alla pubblica amministrazione”.

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L’eredità di Rostagno in un archivio “ritrovato”

Si avvicina il trentennale dell’omicidio del giornalista e la sua memoria è custodita nell’archivio della Filmoteca regionale siciliana: si tratta di 500 videocassette con le sue inchieste. E non solo…

di Giulio Giallombardo

Una vita racchiusa in metri e metri di nastri, dall’intimità familiare alle inchieste scomode che hanno portato alla morte. Si avvicina il trentennale dell’omicidio di Mauro Rostagno e la sua memoria, custodita nell’archivio della Filmoteca regionale siciliana con oltre 500 videocassette tutte digitalizzate, torna ad affiorare tra i chiaroscuri del nuovo millennio.

Il 26 settembre del 1988, il giornalista e sociologo torinese, ma trapanese “per scelta” – come amava definirsi – fu freddato con due colpi di fucile da caccia ed altrettanti sparati da una pistola calibro 38, in un agguato mafioso, mentre era a bordo della sua Fiat Duna. Da qualche anno, il suo materiale di lavoro, ore e ore d’inchieste e servizi andati in onda sull’emittente trapanese Rtc, ma anche tanti appunti scritti che rischiavano di finire nell’oblio, è stato donato dalla sorella Carla Rostagno al Cricd, il Centro regionale per l’inventario e la catalogazione della Regione Siciliana.

Quest’anno, in vista dell’anniversario dell’omicidio, sarà per la prima volta proiettato pubblicamente a Palermo, il documentario “La rivoluzione in onda”, girato nel 2015 dal regista siciliano Alberto Castiglione, che ripercorre le tappe salienti della vita di Rostagno, raccontandone l’attività giornalistica e prendendo spunto dal ritrovamento di alcune cassette che erano sparite nel nulla, smagnetizzate e scomparse insieme ad altri documenti sensibili. Tutto materiale che adesso fa parte dell’archivio del Cricd.

ll documentario è stato già presentato un paio di anni fa nel capoluogo siciliano, nel corso di un incontro all’Ordine dei giornalisti di Sicilia, dunque rivolto ad una platea più ristretta. Quest’anno, invece, l’intenzione è quella di proiettarlo con un evento aperto a tutti, in occasione del trentennale della morte del giornalista.

“Vorremmo regalare ai cittadini palermitani la visione di questo importante documentario su Rostagno – spiega a Le Vie dei Tesori News, Laura Cappugi, direttrice della Filmoteca regionale siciliana – presentato in anteprima nazionale al Dig Awards nel 2015. È un’opera fondamentale per far conoscere il lavoro del giornalista, custodito oggi nel nostro archivio. Conserviamo molte inchieste che Rostagno realizzò sul degrado ambientale, sul problema dell’approvvigionamento idrico, e anche diversi servizi dedicati alla politica, come quello legato allo scandalo del bilancio segreto del Comune di Trapani”.

Nel corpus del Fondo Rostagno, anche una storica intervista a Leonardo Sciascia, sulle Brigate Rosse e gli “anni di piombo” e un’altra a Paolo Borsellino sulla famigerata raffineria della droga ad Alcamo. Storie di un altro secolo, ma che conservano l’eternità dei classici, raccontate con lo stile diretto e asciutto di una voce critica che ha smesso fin troppo presto di parlare.

Si avvicina il trentennale dell’omicidio del giornalista e la sua memoria è custodita nell’archivio della Filmoteca regionale siciliana: si tratta di 500 videocassette con le sue inchieste. E non solo…

di Giulio Giallombardo

Una vita racchiusa in metri e metri di nastri, dall’intimità familiare alle inchieste scomode che hanno portato alla morte. Si avvicina il trentennale dell’omicidio di Mauro Rostagno e la sua memoria, custodita nell’archivio della Filmoteca regionale siciliana con oltre 500 videocassette tutte digitalizzate, torna ad affiorare tra i chiaroscuri del nuovo millennio.

Il 26 settembre del 1988, il giornalista e sociologo torinese, ma trapanese “per scelta” – come amava definirsi – fu freddato con due colpi di fucile da caccia ed altrettanti sparati da una pistola calibro 38, in un agguato mafioso, mentre era a bordo della sua Fiat Duna. Da qualche anno, il suo materiale di lavoro, ore e ore d’inchieste e servizi andati in onda sull’emittente trapanese Rtc, ma anche tanti appunti scritti che rischiavano di finire nell’oblio, è stato donato dalla sorella Carla Rostagno al Cricd, il Centro regionale per l’inventario e la catalogazione della Regione Siciliana.

Quest’anno, in vista dell’anniversario dell’omicidio, sarà per la prima volta proiettato pubblicamente a Palermo, il documentario “La rivoluzione in onda”, girato nel 2015 dal regista siciliano Alberto Castiglione, che ripercorre le tappe salienti della vita di Rostagno, raccontandone l’attività giornalistica e prendendo spunto dal ritrovamento di alcune cassette che erano sparite nel nulla, smagnetizzate e scomparse insieme ad altri documenti sensibili. Tutto materiale che adesso fa parte dell’archivio del Cricd.

ll documentario è stato già presentato un paio di anni fa nel capoluogo siciliano, nel corso di un incontro all’Ordine dei giornalisti di Sicilia, dunque rivolto ad una platea più ristretta. Quest’anno, invece, l’intenzione è quella di proiettarlo con un evento aperto a tutti, in occasione del trentennale della morte del giornalista.

“Vorremmo regalare ai cittadini palermitani la visione di questo importante documentario su Rostagno – spiega a Le Vie dei Tesori News, Laura Cappugi, direttrice della Filmoteca regionale siciliana – presentato in anteprima nazionale al Dig Awards nel 2015. È un’opera fondamentale per far conoscere il lavoro del giornalista, custodito oggi nel nostro archivio. Conserviamo molte inchieste che Rostagno realizzò sul degrado ambientale, sul problema dell’approvvigionamento idrico, e anche diversi servizi dedicati alla politica, come quello legato allo scandalo del bilancio segreto del Comune di Trapani”.

Nel corpus del Fondo Rostagno, anche una storica intervista a Leonardo Sciascia, sulle Brigate Rosse e gli “anni di piombo” e un’altra a Paolo Borsellino sulla famigerata raffineria della droga ad Alcamo. Storie di un altro secolo, ma che conservano l’eternità dei classici, raccontate con lo stile diretto e asciutto di una voce critica che ha smesso fin troppo presto di parlare.

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Ballarò diventa una tela da dipingere

Inaugurate le “Cartoline da Ballarò”, cinque pitture urbane realizzate nel centro storico di Palermo. Il progetto, nato da un’idea di Igor Scalisi Palminteri e Andrea Buglisi, ha coinvolto alcuni artisti della scena pittorica palermitana: oltre agli stessi ideatori, a realizzare i murales sono stati anche Fulvio Di Piazza, Alessandro Bazan e Angelo Crazyone. Le opere monumentali degli artisti sono state pensate e progettate per dialogare, ciascuna a suo modo, con il tessuto urbano e la comunità residente del quartiere.

Inaugurate le “Cartoline da Ballarò”, cinque pitture urbane realizzate nel centro storico di Palermo. Il progetto, nato da un’idea di Igor Scalisi Palminteri e Andrea Buglisi, ha coinvolto alcuni artisti della scena pittorica palermitana: oltre agli stessi ideatori, a realizzare i murales sono stati anche Fulvio Di Piazza, Alessandro Bazan e Angelo Crazyone. Le opere monumentali degli artisti sono state pensate e progettate per dialogare, ciascuna a suo modo, con il tessuto urbano e la comunità residente del quartiere.

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Selinunte, il grano va a nozze con la storia

Al via la mietitura all’interno del Parco archeologico, il raccolto servirà a produrre semola per cous cous, farina, pasta e anche legumi

di Giulio Giallombardo

Una festa del grano all’ombra dei templi. E’ il “Selinunte Day”, che ha dato il via alla mietitura all’interno del Parco archeologico. Un rito antico che guarda al futuro, perché il grano raccolto servirà per produrre semola per cous cous, farina e pasta con il logo del Parco. Ben nove ettari di grano duro siciliano, della varietà Russello, Tumminia, Perciasacchi e l’antichissimo Monococco, ritrovato all’interno della Grotta dell’Uzzo, uno dei più importanti siti preistorici della Sicilia, nella Riserva dello Zingaro.

Ma la produzione non riguarda solo il grano, perché quest’anno, protagonisti saranno anche i legumi, con ceci della varietà Sultano e Pascià, e anche lenticchie seminate per oltre un ettaro di terreno. La raccolta, tra grano e legumi, interessa complessivamente ben 10 ettari di terreno. Un vero e proprio valore aggiunto, fiore all’occhiello di una delle aree archeologiche più grandi d’Europa.

Quello appena celebrato è un vero e proprio matrimonio tra agricoltura e archeologia. Da un lato, l’esaltazione del legame con la terra e i suoi frutti, dall’altro la presentazione dei nuovi “tesori” dell’antica Selinus. L’archeologo Clemente Marconi della New York University e della Statale di Milano, ha illustrato i risultati dell’ultima campagna di scavi che si è conclusa pochi giorni fa. “Sono state portate alla luce – spiega – due nuove installazioni cultuali in prossimità del Tempio R con materiale votivo. Si tratta di una struttura rettangolare e una circolare, subito davanti alla fronte del Tempio R, con associata abbondante ceramica locale e d’importazione risalente alla prima generazione di vita della colonia greca, oggetti di ornamento personale in bronzo e un frammento di un idioletto femminile in terracotta”.

Ha puntato invece sul legame tra cibo e storia, il direttore del Parco archeologico di Selinunte, Enrico Caruso: “Recuperare ciò che hanno mangiato i nostri antenati non sarebbe male – ha affermato – . La logica è quella di fare del vasto e  grande territorio selinuntino un’azienda che produca. Il paesaggio agricolo che noi riportiamo nuovamente al centro dell’attenzione ci consente di dare a Selinunte la cornice giusta, tra archeologia e agricoltura”.

Al via la mietitura all’interno del Parco archeologico, il raccolto servirà a produrre semola per cous cous, farina, pasta e anche legumi

di Giulio Giallombardo

Una festa del grano all’ombra dei templi. E’ il “Selinunte Day”, che ha dato il via alla mietitura all’interno del Parco archeologico. Un rito antico che guarda al futuro, perché il grano raccolto servirà per produrre semola per cous cous, farina e pasta con il logo del Parco. Ben nove ettari di grano duro siciliano, della varietà Russello, Tumminia, Perciasacchi e l’antichissimo Monococco, ritrovato all’interno della Grotta dell’Uzzo, uno dei più importanti siti preistorici della Sicilia, nella Riserva dello Zingaro.

Ma la produzione non riguarda solo il grano, perché quest’anno, protagonisti saranno anche i legumi, con ceci della varietà Sultano e Pascià, e anche lenticchie seminate per oltre un ettaro di terreno. La raccolta, tra grano e legumi, interessa complessivamente ben 10 ettari di terreno. Un vero e proprio valore aggiunto, fiore all’occhiello di una delle aree archeologiche più grandi d’Europa.

Quello appena celebrato è un vero e proprio matrimonio tra agricoltura e archeologia. Da un lato, l’esaltazione del legame con la terra e i suoi frutti, dall’altro la presentazione dei nuovi “tesori” dell’antica Selinus. L’archeologo Clemente Marconi della New York University e della Statale di Milano, ha illustrato i risultati dell’ultima campagna di scavi che si è conclusa pochi giorni fa. “Sono state portate alla luce – spiega – due nuove installazioni cultuali in prossimità del Tempio R con materiale votivo. Si tratta di una struttura rettangolare e una circolare, subito davanti alla fronte del Tempio R, con associata abbondante ceramica locale e d’importazione risalente alla prima generazione di vita della colonia greca, oggetti di ornamento personale in bronzo e un frammento di un idioletto femminile in terracotta”.

Ha puntato invece sul legame tra cibo e storia, il direttore del Parco archeologico di Selinunte, Enrico Caruso: “Recuperare ciò che hanno mangiato i nostri antenati non sarebbe male – ha affermato – . La logica è quella di fare del vasto e  grande territorio selinuntino un’azienda che produca. Il paesaggio agricolo che noi riportiamo nuovamente al centro dell’attenzione ci consente di dare a Selinunte la cornice giusta, tra archeologia e agricoltura”.

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Torna a pulsare il cuore del Castello Maniace

Riaperta al pubblico, dopo il restauro e l’adeguamento sismico, la sala ipostila del maniero siracusano. Un progetto da 3,6 milioni di euro che ha reso più ricco il patrimonio monumentale della città

di Giulio Giallombardo

Un gioco di luci e ombre, tra colonne e volte a crociera. Torna a “pulsare”, dopo il restauro e l’adeguamento sismico, il cuore del Castello Maniace di Siracusa: la sala ipostila, ovvero l’area centrale dell’edificio il cui tetto è sorretto da pilastri, il termine, infatti, deriva dal greco e significa letteralmente “sotto le colonne”. La sala è stata riaperta grazie al Dipartimento della Protezione civile, che ha finanziato un progetto da 3,6 milioni di euro, realizzato dalla Soprintendenza dei Beni culturali di Siracusa.

Nel 2009 i protagonisti furono i capi di Stato del G8 Ambiente, riuniti nel salone dello storico maniero federiciano. Questa volta sono stati i cittadini siracusani ad ammirare capitelli, intarsi e decori lapidei della sala, restaurati con moderne tecnologie laser. Un complesso equilibrio di forze contrapposte a contenere le spinte della volta, è stato alla base del lavoro dell’architetto Mariella Muti e dell’ingegnere Ranieri Meloni, funzionari della Soprintendenza che hanno elaborato il progetto antisismico.

In un primo momento era stata prevista, al posto di una parte del volume murario degli speroni settecenteschi, una nuova struttura metallica capace di aumentare la stabilità del monumento. Successivamente, in corso d’opera, è stato elaborato, per ridurre l’impatto, un ulteriore intervento per il rafforzamento della facciata, eseguito insieme alla facoltà di architettura dell’Università di Siracusa, con cui era stata stipulata una convenzione. Ai lati di ogni contrafforte, dunque, sono state installate coppie di barre d’acciaio, per contenerne la spinta. Inoltre, è stato realizzato un camminamento nel fossato, tra il piazzale del castello e l’area della Vignazza, e tra la porta sud e i bastioni. Nel corso dell’inaugurazione, infine, è stata scoperta una stele fatta realizzare dal comitato degli Stauferfreunde e dedicata a Federico II, “nume tutelare” del castello.

“Questa inaugurazione segna un importante traguardo per le opere che da un trentennio interessano il monumento svevo più significativo della Sicilia orientale – afferma Rosalba Panvini, soprintendente ai Beni culturali di Siracusa – . Il restauro è soprattutto conservazione e da oggi, un altro fondamentale obbiettivo può considerarsi pienamente conseguito, ovvero il consolidamento strutturale. Non c’è un punto di arrivo conclusivo in materia di restauro ed in questo caso, meno che mai, data la ricchezza e complessità di Castello Maniace. Sono in programma altri progetti di restauro e valorizzazione per rendere fruibili quelle specificità che permettono di annoverare il monumento tra le architetture medievali di maggiore rilievo artistico. Si tratterà di piccoli cantieri che si spera di potere rendere visitabili anche in corso d’opera”.

Tornano, dunque, ad accendersi i riflettori, su uno dei simboli più noti di Siracusa. Il Castello Maniace, che sorge strategicamente sull’ultimo lembo dell’isolotto di Ortigia, è quotidianamente meta di centinaia di turisti. L’anno scorso il monumento, inserito tra i siti del festival “Le Vie dei Tesori”, è stato il più visitato nel capoluogo aretuseo. Il restauro della sala ipostila, adesso, è un ennesimo tassello che va ad aggiungersi al ricco patrimonio monumentale della città.

Riaperta al pubblico, dopo il restauro e l’adeguamento sismico, la sala ipostila del maniero siracusano. Un progetto da 3,6 milioni di euro che ha reso più ricco il patrimonio monumentale della città

di Giulio Giallombardo

Un gioco di luci e ombre, tra colonne e volte a crociera. Torna a “pulsare”, dopo il restauro e l’adeguamento sismico, il cuore del Castello Maniace di Siracusa: la sala ipostila, ovvero l’area centrale dell’edificio il cui tetto è sorretto da pilastri, il termine, infatti, deriva dal greco e significa letteralmente “sotto le colonne”. La sala è stata riaperta grazie al Dipartimento della Protezione civile, che ha finanziato un progetto da 3,6 milioni di euro, realizzato dalla Soprintendenza dei Beni culturali di Siracusa.

Nel 2009 i protagonisti furono i capi di Stato del G8 Ambiente, riuniti nel salone dello storico maniero federiciano. Questa volta sono stati i cittadini siracusani ad ammirare capitelli, intarsi e decori lapidei della sala, restaurati con moderne tecnologie laser. Un complesso equilibrio di forze contrapposte a contenere le spinte della volta, è stato alla base del lavoro dell’architetto Mariella Muti e dell’ingegnere Ranieri Meloni, funzionari della Soprintendenza che hanno elaborato il progetto antisismico.

In un primo momento era stata prevista, al posto di una parte del volume murario degli speroni settecenteschi, una nuova struttura metallica capace di aumentare la stabilità del monumento. Successivamente, in corso d’opera, è stato elaborato, per ridurre l’impatto, un ulteriore intervento per il rafforzamento della facciata, eseguito insieme alla facoltà di architettura dell’Università di Siracusa, con cui era stata stipulata una convenzione. Ai lati di ogni contrafforte, dunque, sono state installate coppie di barre d’acciaio, per contenerne la spinta. Inoltre, è stato realizzato un camminamento nel fossato, tra il piazzale del castello e l’area della Vignazza, e tra la porta sud e i bastioni. Nel corso dell’inaugurazione, infine, è stata scoperta una stele fatta realizzare dal comitato degli Stauferfreunde e dedicata a Federico II, “nume tutelare” del castello.

“Questa inaugurazione segna un importante traguardo per le opere che da un trentennio interessano il monumento svevo più significativo della Sicilia orientale – afferma Rosalba Panvini, soprintendente ai Beni culturali di Siracusa – . Il restauro è soprattutto conservazione e da oggi, un altro fondamentale obbiettivo può considerarsi pienamente conseguito, ovvero il consolidamento strutturale. Non c’è un punto di arrivo conclusivo in materia di restauro ed in questo caso, meno che mai, data la ricchezza e complessità di Castello Maniace. Sono in programma altri progetti di restauro e valorizzazione per rendere fruibili quelle specificità che permettono di annoverare il monumento tra le architetture medievali di maggiore rilievo artistico. Si tratterà di piccoli cantieri che si spera di potere rendere visitabili anche in corso d’opera”.

Tornano, dunque, ad accendersi i riflettori, su uno dei simboli più noti di Siracusa. Il Castello Maniace, che sorge strategicamente sull’ultimo lembo dell’isolotto di Ortigia, è quotidianamente meta di centinaia di turisti. L’anno scorso il monumento, inserito tra i siti del festival “Le Vie dei Tesori”, è stato il più visitato nel capoluogo aretuseo. Il restauro della sala ipostila, adesso, è un ennesimo tassello che va ad aggiungersi al ricco patrimonio monumentale della città.

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