Ex convento diventerà nuova sede del Conservatorio

Il progetto prevede il restauro del complesso di San Francesco d’Assisi, nel cuore di Palermo, con aule, uffici e un auditorium da 300 posti

di Giulio Giallombardo

Nelle sue sale si riunì il Parlamento rivoluzionario nel 1848, poi fu sede della Corte d’assise, fino diventare, in tempi più recenti, esattoria comunale. Ai tanti volti dell’ex convento di San Francesco d’Assisi, nel centro storico di Palermo, se ne aggiungerà presto uno nuovo: diventerà seconda sede del Conservatorio Scarlatti. L’istanza inviata al Miur è al vaglio della commissione ministeriale che si è riunita la scorsa settimana per valutare i progetti e definire una graduatoria che sarà pronta entro pochi mesi.

La scalinata d’accesso all’ex convento (foto da Facebook)

In ballo c’è un finanziamento di tre milioni di euro che lo Stato ha messo a disposizione agli istituti del comparto Afam, Alta formazione artistica musicale e coreutica, ovvero i conservatori, le accademie di belle arti e quelle di arte drammatica e danza. Dopo la concessione da parte del Comune dei locali che un tempo ospitavano le esattorie della Satris, società dei cugini Nino e Ignazio Salvo, il Conservatorio lo scorso febbraio ha formalizzato la domanda al Miur.

Adesso – come ha spiegato a Le Vie dei Tesori News, il presidente della scuola di musica, Gandolfo Librizzi – bisognerà aspettare ancora pochi mesi per l’ufficialità del finanziamento, che dovrebbe arrivare entro l’estate. Si tratta di un mutuo di 26 anni a tasso zero, da stipulare con la Cassa depositi e prestiti, con cui si potrà completare la ristrutturazione e l’adeguamento del complesso duecentesco, già in parte restaurato dal Comune 15 anni fa, ma mai aperto. “Sono molto ottimista, abbiamo tutte le carte in regola per ottenere il finanziamento – afferma Librizzi – dal momento che i requisiti sono vincolati alla ristrutturazione di nuove sedi, all’interno di beni nei centri storici. Dunque, aspettiamo solo l’ufficialità con la graduatoria dei progetti presentati, ma anche se saremo ultimi, potremo avere accesso ai fondi”.

Uno degli spazi dell’ex convento (foto da Facebook)

Se tutto va come previsto, entro l’autunno si potrà procedere col bando di gara e dopo qualche mese partiranno i lavori che dureranno due anni. Il progetto prevede sia lavori interni, come il restauro degli intonaci, dello scalone monumentale e delle decorazioni, sia la realizzazione di una nuova scalinata d’accesso esterna, su via del Parlamento. Ci saranno, ovviamente, nuove aule per gli studenti, stanze destinate agli uffici, impianti di riscaldamento, un ascensore, e – fiore all’occhiello dell’istituto – un auditorium da 300 posti dove sarà montato un soffitto con pannelli in legno per migliorare l’acustica.

Uno dei corridoi dell’ex convento (foto da Facebook)

“Superando la limitatezza della sede storica di via Squarcialupo – sottolinea Librizzi – il Conservatorio potrà ampliarsi e così potenziare, diversificare e arricchire l’offerta formativa ma anche sviluppare adeguate iniziative musicali e culturali quale fulcro e polo d’eccellenza nell’ambito del bacino euro-mediterraneo. Non sarà solo il Conservatorio il beneficiario di questa importante iniziativa, quanto l’intera città per via di una riqualificazione di un bene storico culturale destinato a una fruizione pubblica e sociale insieme. Aprire nel centro storico la nuova sede, significa, infatti, valorizzare uno straordinario contesto urbano, cuore antico di Palermo”.

Rinasce Maredolce, prove generali per l’Unesco

Firmata una convenzione tra la Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo e alcune cooperative sociali per la manutenzione delle aree verdi attorno al monumento normanno

di Giulio Giallombardo

Il sogno è quello di tornare ai fasti di una volta, quand’era un lussureggiante giardino, illuminato d’agrumeti e immaginato come riproduzione del paradiso coranico. Anche se il salto nel tempo è una missione impossibile, oggi il Parco della Favara, dove sorge il Castello di Maredolce, inizia una nuova vita. In attesa che si sblocchi l’iter dei lavori di restauro dell’antico palazzo normanno, finanziati dal Patto per il Sud, il parco che lo circonda si prepara a rinascere, aprendo uno spiraglio verso l’inserimento nel sito Unesco di Palermo arabo-normanna. È di oggi la firma della convenzione con cui la Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo dà in gestione per sei anni le aree verdi di Maredolce ad un’associazione temporanea di scopo, costituita da due cooperative sociali e un’associazione.

Castello di Maredolce

È il nuovo capitolo della storia di un bene depredato per anni, simbolo di abusivismo e abbandono, che oggi scrive una nuova pagina di riscatto per l’intero quartiere di Brancaccio, alla periferia sud della città. Si chiude, così, la trafila burocratica iniziata lo scorso agosto, quando la Soprintendenza pubblicò una manifestazione d’interesse rivolta a cooperative, organizzazioni di volontariato, fondazioni e consorzi che volessero occuparsi della manutenzione delle aree verdi di Maredolce, insieme a quelle di un altro bene bisognoso di cure, ovvero Villa Napoli (ve ne abbiamo parlato qui).

Così, da oggi, i sei ettari del Parco della Favara saranno curati dall’ats composta dalla cooperativa Sosvile, Solidarietà, Sviluppo e Legalità, che già gestisce un bene confiscato alla mafia nel territorio di Monreale; da Libera…mente, che si occupa di accoglienza di minori stranieri non accompagnati e di persone con disagio psichico; ed, infine, dall’Ada, Associazione diritti degli anziani. Durante i sei anni di concessione dell’area, le società si occuperanno della manutenzione prima di tutto del mandarineto storico, che versa parzialmente in pessimo stato. Poi sono in cantiere diverse attività che prevedono la cura di sentieri e la creazione di nuovi e la piantumazione dei terreni attualmente in abbandono, anche con il coinvolgimento di persone con disagio psichico e detenuti. Il piano di utilizzo delle aree è stato curato dall’architetto Manfredi Leone, docente all’Università di Palermo, con la supervisione di Giuseppe Barbera, direttore del Dipartimento di Culture arboree.

Interni di Maredolce dopo il restauro

Di tutte le novità in arrivo si discute il 29 maggio a partire dalle 16,30, a Maredolce, in un incontro con esperti e rappresentanti delle istituzioni. Presenti il sindaco Leoluca Orlando, anche in qualità di presidente del Comitato di pilotaggio del sito seriale Unesco; il dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali, Sergio Alessandro; il direttore della Fondazione Patrimonio Unesco Sicilia, Aurelio Angelini; la soprintendente dei Beni culturali di Palermo, Lina Bellanca e i docenti Manfredi Leone e Giuseppe Barbera, oltre ai rappresentanti dell’associazione temporanea d’imprese che gestirà le aree verdi. A chiusura dell’incontro, previsto anche un concerto eseguito dalla Cantoria del Teatro Massimo.

“Questa convenzione servirà a ridurre le spese di manutenzione e, nello stesso tempo, rendere produttivi questi terreni – spiega a Le Vie dei Tesori News, la soprintendente Lina Bellanca – . Finalmente il Parco di Maredolce tornerà ad essere curato e coltivato, e contestualmente daremo il via a iniziative per la valorizzazione del sito. In questo i privati ci daranno una mano, ma si tratta di attività soprattutto sociali, un modo per aprirsi al quartiere, alle scuole, con orti condivisi e altre idee in cantiere”

La cupola dei Santi Filippo e Giacomo

Spettatore interessato di tutta l’operazione di rilancio è Aurelio Angelini, in attesa di poter richiedere l’inserimento di Maredolce tra i monumenti del sito seriale dell’Unesco. “Questo è un deciso passo in avanti – afferma – ma potremo avviare una procedura di richiesta di riconoscimento solo in seguito alla realizzazione dei lavori. I requisiti sono molto rigidi e vengono svolte attente verifiche, noi in questa fase saremo spettatori e nello stesso tempo operativi in relazione a quelli che sono i nostri compiti”.

“Quello che gestiremo è un bene pubblico e il nostro obiettivo è fare in modo che torni fruibile per tutti i cittadini – afferma Luciano D’Angelo, rappresentante dell’ats e della cooperativa Sosvile, capofila del progetto – . Per prima cosa faremo una ricognizione dell’area, avviando la pulizia delle sterpaglie. Punteremo alla salvaguardia del mandarineto, creeremo percorsi accessibili a tutti, promuovendo attività di sostegno e inclusione di categorie sociali svantaggiate. Vogliamo che quello che un tempo era il regno dell’abusivismo, oggi diventi il regno di tutti i palermitani”.

Il sogno è quello di tornare ai fasti di una volta, quand’era un lussureggiante giardino, illuminato d’agrumeti e immaginato come riproduzione del paradiso coranico. Anche se il salto nel tempo è una missione impossibile, oggi il Parco della Favara, dove sorge il Castello di Maredolce, inizia una nuova vita. In attesa che si sblocchi l’iter dei lavori di restauro dell’antico palazzo normanno, finanziati dal Patto per il Sud, il parco che lo circonda si prepara a rinascere, aprendo uno spiraglio verso l’inserimento nel sito Unesco di Palermo arabo-normanna. È di oggi la firma della convenzione con cui la Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo dà in gestione per sei anni le aree verdi di Maredolce ad un’associazione temporanea di imprese, costituita da due cooperative sociali e un’associazione.

Castello di Maredolce

È il nuovo capitolo della storia di un bene depredato per anni, simbolo di abusivismo e abbandono, che oggi scrive una nuova pagina di riscatto per l’intero quartiere di Brancaccio, alla periferia sud della città. Si chiude, così, la trafila burocratica iniziata lo scorso agosto, quando la Soprintendenza pubblicò una manifestazione d’interesse rivolta a cooperative, organizzazioni di volontariato, fondazioni e consorzi che volessero occuparsi della manutenzione delle aree verdi di Maredolce, insieme a quelle di un altro bene bisognoso di cure, ovvero Villa Napoli (ve ne abbiamo parlato qui).

Così, da oggi, i sei ettari del Parco della Favara saranno curati dall’ats composta dalla cooperativa Sosvile, Solidarietà, Sviluppo e Legalità, che già gestisce un bene confiscato alla mafia nel territorio di Monreale; da Libera…mente, che si occupa di accoglienza di minori stranieri non accompagnati e di persone con disagio psichico; ed, infine, dall’Ada, Associazione diritti degli anziani. Durante i sei anni di concessione dell’area, le società si occuperanno della manutenzione prima di tutto del mandarineto storico, che versa parzialmente in pessimo stato. Poi sono in cantiere diverse attività che prevedono la cura di sentieri e la creazione di nuovi e la piantumazione dei terreni attualmente in abbandono, anche con il coinvolgimento di persone con disagio psichico e detenuti. Il piano di utilizzo delle aree è stato curato dall’architetto Manfredi Leone, docente all’Università di Palermo, con la supervisione di Giuseppe Barbera, direttore del Dipartimento di Culture arboree.

Interni di Maredolce dopo il restauro

Di tutte le novità in arrivo si discute il 29 maggio a partire dalle 16,30, a Maredolce, in un incontro con esperti e rappresentanti delle istituzioni. Presenti il sindaco Leoluca Orlando, anche in qualità di presidente del Comitato di pilotaggio del sito seriale Unesco; il dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali, Sergio Alessandro; il direttore della Fondazione Patrimonio Unesco Sicilia, Aurelio Angelini; la soprintendente dei Beni culturali di Palermo, Lina Bellanca e i docenti Manfredi Leone e Giuseppe Barbera, oltre ai rappresentanti dell’associazione temporanea d’imprese che gestirà le aree verdi. A chiusura dell’incontro, previsto anche un concerto eseguito dalla Cantoria del Teatro Massimo.

“Questa convenzione servirà a ridurre le spese di manutenzione e, nello stesso tempo, rendere produttivi questi terreni – spiega a Le Vie dei Tesori News, la soprintendente Lina Bellanca – . Finalmente il Parco di Maredolce tornerà ad essere curato e coltivato, e contestualmente daremo il via a iniziative per la valorizzazione del sito. In questo i privati ci daranno una mano, ma si tratta di attività soprattutto sociali, un modo per aprirsi al quartiere, alle scuole, con orti condivisi e altre idee in cantiere”

La cupola dei Santi Filippo e Giacomo

Spettatore interessato di tutta l’operazione di rilancio è Aurelio Angelini, in attesa di poter richiedere l’inserimento di Maredolce tra i monumenti del sito seriale dell’Unesco. “Questo è un deciso passo in avanti – afferma – ma potremo avviare una procedura di richiesta di riconoscimento solo in seguito alla realizzazione dei lavori. I requisiti sono molto rigidi e vengono svolte attente verifiche, noi in questa fase saremo spettatori e nello stesso tempo operativi in relazione a quelli che sono i nostri compiti”.

“Quello che gestiremo è un bene pubblico e il nostro obiettivo è fare in modo che torni fruibile per tutti i cittadini – afferma Luciano D’Angelo, rappresentante dell’ats e della cooperativa Sosvile, capofila del progetto – . Per prima cosa faremo una ricognizione dell’area, avviando la pulizia delle sterpaglie. Punteremo alla salvaguardia del mandarineto, creeremo percorsi accessibili a tutti, promuovendo attività di sostegno e inclusione di categorie sociali svantaggiate. Vogliamo che quello che un tempo era il regno dell’abusivismo, oggi diventi il regno di tutti i palermitani”.

Parte da Palermo un appello all’Europa per i migranti

Il documento sarà presentato nel corso di un congresso, arricchito da tavole rotonde, mostre, spettacoli e documentari dedicati a diritti e uguaglianza tra i popoli

di Giulio Giallombardo

È la ferita aperta del nuovo millennio. Un esodo infinito dal Sud del mondo verso la speranza di una vita diversa. Interi popoli che fuggono dalle loro case, senza avere la certezza di trovarne di nuove, per poi accorgersi che, chi dovrebbe accoglierli, non sempre è pronto ad aprire le braccia. Palermo si conferma città sensibile a un tema quanto mai attuale, con un grande convegno nazionale: “Migrare: diritti fondamentali e dignità della persona”, che da oggi e fino a mercoledì 22 maggio, in diverse sedi dell’Università degli Studi, vedrà alternarsi dibattiti, tavole rotonde, mostre, spettacoli e documentari dedicati al tema dei diritti e dell’uguaglianza dei migranti. La tre giorni, organizzata dall’ateneo palermitano, si concluderà con la presentazione dell’Appello all’Europa della Conoscenza, che verrà illustrato nella Sala delle Capriate dello Steri alle 19, alla presenza, tra gli altri, del rettore Fabrizio Micari, l’Arcivescovo di Palermo, dell’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, dell’assessore regionale alla Famiglia, Antonio Scavone e dell’assessore alle Culture del Comune di Palermo, Adham Darawsha.

Finestra dello Steri

Oggi le prime sessioni del convegno nella Sala delle Capriate e nell’aula magna della Scuola delle Scienze giuridiche ed economico-sociali. Si discute di diritti umani e politiche migratorie, minori stranieri non accompagnati e sfruttamento dei migranti. Questa sera, alle 21, spazio alla mostra fotografica dal titolo “Il sacro degli altri. Culti e pratiche rituali dei migranti in Sicilia”, in collaborazione con la Fondazione Buttitta. Alle 21.30 nella Sala delle Capriate, invece, si svolge una performance teatrale dal titolo “E l’Europa disumanizzò se stessa” di Giulia de Spuches. Domani si prosegue nell’aula magna della Scuola Politecnica e in quella di Scienze umane e del Patrimonio culturale con sessioni dedicate a clima, ambiente, mobilità, memoria e identità. Alle 21.30 la Sala delle Capriate ospita, invece, la proiezione del documentario “Bring the sun home” di Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini, in collaborazione con il Sole Luna Doc Film Festival.

Per finire, mercoledì, nell’aula “Maurizio Ascoli” del Policlinico si parla di vulnerabilità e salute globale, con una tavola rotonda dedicata ai bisogni di salute dei migranti e alle risposte della Regione Siciliana. I lavori proseguono allo Steri alle 18,30 con la lectio di Moni Ovadia sul tema “Migrazioni creatrici di umanità”, che precederà la presentazione dell’Appello all’Europa della Conoscenza, un documento elaborato dai docenti dell’università di Palermo e lanciato ai colleghi degli altri atenei europei, affinché si costituisca una rete di relazione e di buone pratiche sui aspetti principali che coinvolgono il tema della migrazione.

Migranti a Lampedusa

“Non è un caso che quest’appello parta da Palermo – ha detto a Le Vie dei Tesori News, Mari D’Agostino, ordinario di linguistica italiana all’Università di Palermo e direttrice di Itastra, la Scuola di lingua italiana per stranieri – una città che in questi anni sta cambiando volto, mostrando quello più accogliente e inclusivo. Con questo convegno ci si interroga sulla nostra capacità di rispondere e di contrastare linguaggi e politiche che oggi sembrano fare precipitare l’Europa verso modelli che abbiamo già conosciuto in passato. Per questo è necessario costituire un fronte comune che guardi agli studenti e alla loro crescita, ma soprattutto a tutta l’Europa, perché è su questi temi che si giocherà il futuro del Vecchio Continente”.

Lisca Bianca sull’onda del turismo solidale

Tornano i progetti sociali dell’associazione che ha ereditato la storica imbarcazione. Previste passeggiate in mare, campus didattici, aperitivi e concerti

di Giulio Giallombardo

Ha solcato gli oceani di tutto il mondo, diventando simbolo della più audace e romantica impresa marinara siciliana. Probabilmente Sergio e Licia Albeggiani, quando tra il 1984 e il 1987 realizzarono il loro sogno facendo il giro del mondo sull’amata Lisca Bianca, non sapevano che quella barca costruita a Porticello sarebbe stata per sempre avvolta da un’aura mitica. Oggi, dopo trent’anni d’abbandono, lo storico Carol Ketch di 11 metri realizzato dall’artigiano Carlo Treviso, tra il 1979 e il 1981, è diventato un vero e proprio monumento della città di Palermo.

Sergio Albeggiani durante il primo giro del mondo

Dopo la morte di Sergio Albeggiani, colpito da un malore a Las Palmas, dove si trovava con la moglie per il secondo viaggio intorno al mondo sulla Lisca Bianca, l’imbarcazione è stata abbandonata per molti anni, rischiando addirittura la demolizione. Nel 2014 è stata, quindi, ceduta dalla famiglia all’omonima associazione, con l’impegno, una volta ristrutturata, di destinarla ad attività sociali e di promozione della cultura marinara. Così ha inizio la rinascita di Lisca Bianca, oggi esempio di turismo solidale, ormeggiata alla Cala e “adottata” dagli studenti dell’istituto nautico “Gioeni Trabia” di Palermo, all’interno della 25esima edizione di “Panormus. La scuola adotta la città”.

L’associazione Lisca Bianca si prepara alla nuova stagione di attività, portando avanti i progetti di inclusione e inserimento lavorativo dei giovani svantaggiati, gli stessi che hanno contributo al restauro della storica imbarcazione. A partecipare alla rinascita dell’imbarcazione sono stati infatti i ragazzi dell’Istituto penale per i minorenni di Palermo e quelli della comunità di Sant’Onofrio, dedicata al recupero dei tossicodipendenti. I promotori da cui ha avuto origine il progetto sono stati l’Istituto Don Calabria e l’associazione Apriti Cuore onlus, che da anni si occupano di gestione di luoghi, comunità e iniziative in questo settore.

Lisca Bianca durante il varo del 1981

Così, con un aperitivo preparato dai ragazzi di Cottiinfragranza, laboratorio di prodotti da forno nato all’interno del Malaspina di Palermo, l’associazione festeggia, oggi alle 19 alla Cala, l’inizio della nuova stagione che, tra passeggiate in mare e campus didattici, si concluderà a fine settembre. Il calendario è ancora da definire, ma si partirà con un progetto già sperimentato lo scorso anno che coinvolge i piccoli pazienti del reparto di oncologia dell’Ospedale dei Bambini “Di Cristina”. Accompagnati da un tutor, vivranno l’esperienza di navigazione in barca a vela, che ha aspetti anche terapeutici. Con l’associazione di educazione ambientale “Palma Nana”, a luglio, previsti due mini-charter per ragazzi dagli 11 ai 14 e dai 14 ai 17 anni alla volta della riserva dello Zingaro, accompagnati da un biologo marino. E ancora, spazio, a due tipi di escursioni solidali: di mattina a Capo Zafferano o Mondello, e al pomeriggio, nelle ore del tramonto, verso la costa nord, in direzione Monte Pellegrino, con una sosta per fare un tuffo in mare e sorseggiare un aperitivo. Quest’anno, inoltre, saranno previste anche escursioni più lunghe, dai due ai quattro giorni, per vivere l’esperienza del pernottamento in barca. Una delle mete sarà Ustica. Infine, torneranno i concerti a bordo e altri appuntamenti legati ad eventi astronomici, come la notte di San Lorenzo, o a ricorrenze come il Festino di Santa Rosalia.

Lisca Bianca durante gli anni dell’abbandono – foto Filippo Mancuso

“Noi crediamo nel mare non solo come terapia, ma come strumento di coesione”, spiega a Le Vie dei Tesori News, lo skipper Marco Mancini, che fa parte dell’equipaggio e dell’associazione Lisca Bianca. “Le attività di turismo solidale che portiamo avanti – prosegue – entrano in un circolo virtuoso, perché chi viene da noi non solo fa una bella esperienza di navigazione in barca a vela, ma ci aiuta a proseguire le nostre attività sociali finalizzate al supporto delle comunità più fragili. In più, contribuisce a mantenere viva questa storica barca, che ha bisogno di continua manutenzione”.

Tornano i progetti sociali dell’associazione che ha ereditato la storica imbarcazione. Previste passeggiate in mare, campus didattici, aperitivi e concerti

di Giulio Giallombardo

Ha solcato gli oceani di tutto il mondo, diventando simbolo della più audace e romantica impresa marinara siciliana. Probabilmente Sergio e Licia Albeggiani, quando tra il 1984 e il 1987 realizzarono il loro sogno facendo il giro del mondo sull’amata Lisca Bianca, non sapevano che quella barca costruita a Porticello sarebbe stata per sempre avvolta da un’aura mitica. Oggi, dopo trent’anni d’abbandono, lo storico Carol Ketch di 11 metri realizzato dall’artigiano Carlo Treviso, tra il 1979 e il 1981, è diventato un vero e proprio monumento della città di Palermo.

Sergio Albeggiani durante il primo giro del mondo

Dopo la morte di Sergio Albeggiani, colpito da un malore a Las Palmas, dove si trovava con la moglie per il secondo viaggio intorno al mondo sulla Lisca Bianca, l’imbarcazione è stata abbandonata per molti anni, rischiando addirittura la demolizione. Nel 2014 è stata, quindi, ceduta dalla famiglia all’omonima associazione, con l’impegno, una volta ristrutturata, di destinarla ad attività sociali e di promozione della cultura marinara. Così ha inizio la rinascita di Lisca Bianca, oggi esempio di turismo solidale, ormeggiata alla Cala e “adottata” dagli studenti dell’istituto nautico “Gioeni Trabia” di Palermo, all’interno della 25esima edizione di “Panormus. La scuola adotta la città”.

L’associazione Lisca Bianca si prepara alla nuova stagione di attività, portando avanti i progetti di inclusione e inserimento lavorativo dei giovani svantaggiati, gli stessi che hanno contributo al restauro della storica imbarcazione. A partecipare alla rinascita dell’imbarcazione sono stati infatti i ragazzi dell’Istituto penale per i minorenni di Palermo e quelli della comunità di Sant’Onofrio, dedicata al recupero dei tossicodipendenti. I promotori da cui ha avuto origine il progetto sono stati l’Istituto Don Calabria e l’associazione Apriti Cuore onlus, che da anni si occupano di gestione di luoghi, comunità e iniziative in questo settore.

Lisca Bianca durante il varo del 1981

Così, con un aperitivo preparato dai ragazzi di Cottiinfragranza, laboratorio di prodotti da forno nato all’interno del Malaspina di Palermo, l’associazione festeggia, oggi alle 19 alla Cala, l’inizio della nuova stagione che, tra passeggiate in mare e campus didattici, si concluderà a fine settembre. Il calendario è ancora da definire, ma si partirà con un progetto già sperimentato lo scorso anno che coinvolge i piccoli pazienti del reparto di oncologia dell’Ospedale dei Bambini “Di Cristina”. Accompagnati da un tutor, vivranno l’esperienza di navigazione in barca a vela, che ha aspetti anche terapeutici. Con l’associazione di educazione ambientale “Palma Nana”, a luglio, previsti due mini-charter per ragazzi dagli 11 ai 14 e dai 14 ai 17 anni alla volta della riserva dello Zingaro, accompagnati da un biologo marino. E ancora, spazio, a due tipi di escursioni solidali: di mattina a Capo Zafferano o Mondello, e al pomeriggio, nelle ore del tramonto, verso la costa nord, in direzione Monte Pellegrino, con una sosta per fare un tuffo in mare e sorseggiare un aperitivo. Quest’anno, inoltre, saranno previste anche escursioni più lunghe, dai due ai quattro giorni, per vivere l’esperienza del pernottamento in barca. Una delle mete sarà Ustica. Infine, torneranno i concerti a bordo e altri appuntamenti legati ad eventi astronomici, come la notte di San Lorenzo, o a ricorrenze come il Festino di Santa Rosalia.

Lisca Bianca durante gli anni dell’abbandono – foto Filippo Mancuso

“Noi crediamo nel mare non solo come terapia, ma come strumento di coesione”, spiega a Le Vie dei Tesori News, lo skipper Marco Mancini, che fa parte dell’equipaggio e dell’associazione Lisca Bianca. “Le attività di turismo solidale che portiamo avanti – prosegue – entrano in un circolo virtuoso, perché chi viene da noi non solo fa una bella esperienza di navigazione in barca a vela, ma ci aiuta a proseguire le nostre attività sociali finalizzate al supporto delle comunità più fragili. In più, contribuisce a mantenere viva questa storica barca, che ha bisogno di continua manutenzione”.

Alberto Angela, laurea al “cantore” dei beni culturali

Lo scrittore e divulgatore scientifico ha ricevuto il riconoscimento dall’Università di Palermo in un’affollata cerimonia nella Sala delle Capriate dello Steri

di Giulio Giallombardo

“Questo è un riconoscimento alla bellezza del nostro patrimonio, io non faccio altro che descriverlo, portandolo nelle case di tutti”. Così Alberto Angela commenta la laurea “honoris causa” in Comunicazione del patrimonio culturale che gli è stata conferita questa mattina dall’Università di Palermo. Una cerimonia affollatissima, presa d’assalto da tanti giovani, che sin dalle prime ore della mattina si sono accalcati davanti ai cancelli dello Steri. Il paleontologo e scrittore che racconta come pochi altri storie, luoghi e monumenti del mondo, riuscendo a coniugare il rigore scientifico con la divulgazione di massa, è stato accolto calorosamente nella Sala delle Capriate, dopo aver visitato il soffitto ligneo della Sala Magna, che ha definito “una dichiarazione d’amore per l’arte”.

Fabrizio Micari e Alberto Angela (foto: Mario Virga)

Dopo i saluti del rettore Fabrizio Micari, di Girolamo Cusimano, presidente della Scuola di Scienze umane, e di Michele Cometa, direttore del Dipartimento Culture e Società, la cerimonia è entrata nel vivo con la lettura della motivazione da parte di Salvo Vaccaro, coordinatore del Consiglio dei corsi di studi in Scienze delle Comunicazione. “Quando abbiamo voluto trasformare in un volto, in un corpo, in una persona, il complesso dei processi comunicativi del patrimonio culturale – ha spiegato Vaccaro – è stato immediato e spontaneo individuare in Alberto Angela il personaggio esemplare oggi più accreditato in grado di comunicarci la vita del passato. Incorpora non solo lo scienziato capace di farci comprendere con parole sobrie tutta la complessa trama di relazioni che contornano quel bene di volta in volta presentato, ma anche l’umanista in grado di saperci comunicare quel soffio vitale che lega l’umano di oggi con quello di ieri”.

Un momento della cerimonia

Nella laudatio, invece, la docente di filosofia politica, Serena Marcenò, ha tracciato un completo profilo biografico di Angela, sottolineando la capacità creativa di dare vita a un modello che abbia come oggetto un patrimonio culturale “pane quotidiano da condividere, che produce un interesse sempre più diffuso per la bellezza e la tutela dei beni comuni”. Da qui l’esigenza di nuove figure professionali anche alla luce delle tante manifestazioni di promozione dei beni culturali che, negli ultimi anni, sono diventate sempre più importanti. A questo proposito, nel corso della “laudatio”, è stata citata l’esperienza del Festival Le Vie dei Tesori, nato tredici anni fa proprio all’interno dell’Università di Palermo e che – ha osservato la docente – “ormai si espande come attività professionale, curata e promossa, guarda caso, da un team di esperti della comunicazione”.

La cerimonia nella Sala delle Capriate

Infine, prima del conferimento della laurea da parte del rettore, la lectio magistralis di Alberto Angela, che ha puntato sull’importanza della divulgazione nel campo dei beni culturali. “È importante creare un ponte tra il mondo della ricerca e la gente comune – ha detto lo scrittore e divulgatore scientifico – . A questo proposito non è facile parlare di scienza in televisione, perché bisogna sempre tener conto degli ascolti che si fanno. Noi ci lanciamo in missioni impossibili, ma veniamo premiati dagli italiani. Ciò significa che siamo un popolo che ha il piacere della scoperta, la voglia d’imparare e di non essere inebetiti. Ma quello che mi fa più piacere è aver scoperto che a seguirci ci sono tantissimi giovani, come anche in questa sala e fuori, devo dire che questa è la più bella speranza. Possiamo tramandare quest’antico fuoco che è la cultura solo a menti attive che abbiano voglia di imparare, e io ne vedo tanti e ho molta fiducia in loro”.

Lo scrittore e divulgatore scientifico ha ricevuto il riconoscimento dall’Università di Palermo in un’affollata cerimonia nella Sala delle Capriate dello Steri

di Giulio Giallombardo

“Questo è un riconoscimento alla bellezza del nostro patrimonio, io non faccio altro che descriverlo, portandolo nelle case di tutti”. Così Alberto Angela commenta la laurea “honoris causa” in Comunicazione del patrimonio culturale che gli è stata conferita questa mattina dall’Università di Palermo. Una cerimonia affollatissima, presa d’assalto da tanti giovani, che sin dalle prime ore della mattina si sono accalcati davanti ai cancelli dello Steri. Il paleontologo e scrittore che racconta come pochi altri storie, luoghi e monumenti del mondo, riuscendo a coniugare il rigore scientifico con la divulgazione di massa, è stato accolto calorosamente nella Sala delle Capriate, dopo aver visitato il soffitto ligneo della Sala Magna, che ha definito “una dichiarazione d’amore per l’arte”.

Fabrizio Micari e Alberto Angela (foto: Mario Virga)

Dopo i saluti del rettore Fabrizio Micari, di Girolamo Cusimano, presidente della Scuola di Scienze umane, e di Michele Cometa, direttore del Dipartimento Culture e Società, la cerimonia è entrata nel vivo con la lettura della motivazione da parte di Salvo Vaccaro, coordinatore del Consiglio dei corsi di studi in Scienze delle Comunicazione. “Quando abbiamo voluto trasformare in un volto, in un corpo, in una persona, il complesso dei processi comunicativi del patrimonio culturale – ha spiegato Vaccaro – è stato immediato e spontaneo individuare in Alberto Angela il personaggio esemplare oggi più accreditato in grado di comunicarci la vita del passato. Incorpora non solo lo scienziato capace di farci comprendere con parole sobrie tutta la complessa trama di relazioni che contornano quel bene di volta in volta presentato, ma anche l’umanista in grado di saperci comunicare quel soffio vitale che lega l’umano di oggi con quello di ieri”.

Un momento della cerimonia

Nella laudatio, invece, la docente di filosofia politica, Serena Marcenò, ha tracciato un completo profilo biografico di Angela, sottolineando la capacità creativa di dare vita a un modello che abbia come oggetto un patrimonio culturale “pane quotidiano da condividere, che produce un interesse sempre più diffuso per la bellezza e la tutela dei beni comuni”. Da qui l’esigenza di nuove figure professionali anche alla luce delle tante manifestazioni di promozione dei beni culturali che, negli ultimi anni, sono diventate sempre più importanti. A questo proposito, nel corso della “laudatio”, è stata citata l’esperienza del Festival Le Vie dei Tesori, nato tredici anni fa proprio all’interno dell’Università di Palermo e che – ha osservato la docente – “ormai si espande come attività professionale, curata e promossa, guarda caso, da un team di esperti della comunicazione”.

La cerimonia nella Sala delle Capriate

Infine, prima del conferimento della laurea da parte del rettore, la lectio magistralis di Alberto Angela, che ha puntato sull’importanza della divulgazione nel campo dei beni culturali. “È importante creare un ponte tra il mondo della ricerca e la gente comune – ha detto lo scrittore e divulgatore scientifico – . A questo proposito non è facile parlare di scienza in televisione, perché bisogna sempre tener conto degli ascolti che si fanno. Noi ci lanciamo in missioni impossibili, ma veniamo premiati dagli italiani. Ciò significa che siamo un popolo che ha il piacere della scoperta, la voglia d’imparare e di non essere inebetiti. Ma quello che mi fa più piacere è aver scoperto che a seguirci ci sono tantissimi giovani, come anche in questa sala e fuori, devo dire che questa è la più bella speranza. Possiamo tramandare quest’antico fuoco che è la cultura solo a menti attive che abbiano voglia di imparare, e io ne vedo tanti e ho molta fiducia in loro”.

L’ex asilo diventato tempio delle culture per un giorno

L’edificio ottocentesco era stato inaugurato come centro di aggregazione per le diverse comunità religiose di Palermo, ma non è mai stato utilizzato

di Giulio Giallombardo

Era stato battezzato due anni fa come “tempio dei culti e delle culture”, uno spazio di convivenza tra diverse religioni, dove ogni comunità presente a Palermo avrebbe potuto incontrarsi e pregare in armonia, ma non è mai stato aperto. Di fatto, la riapertura dell’ottocentesco ex asilo rurale Principe Umberto, tra via Sampolo e via Di Dio, è durata pochissimo, giusto il tempo di un’inaugurazione simbolica. Il rosso portone di quello che sarebbe dovuto diventare il luogo multiculturale per eccellenza, recuperato dalle maestranze del Coime, è oggi ancora sbarrato.

L’inaugurazione del Tempio delle Culture

Eppure sembrava cosa fatta, quando nel maggio del 2017, si aprirono le porte della struttura, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando e dell’allora vice, Emilio Arcuri, con i rappresentanti della Consulta delle Culture e delle diverse comunità religiose presenti a Palermo. Ma l’idea di dare nuova vita all’ex casina della famiglia Gioeni, duchi d’Angiò, poi diventato asilo rurale nella seconda metà dell’800, non si è ancora concretizzata. La struttura, fino a una decina di anni fa, era usata come asilo comunale, ma con poche classi. Poi fu chiuso per lavori di manutenzione e adeguamento e le attività didattiche furono trasferite nel nuovo asilo Peralta di via Fileti. Quando gli interventi terminarono, l’amministrazione annunciò di voler trasformare la struttura in uno spazio condiviso tra le varie comunità religiose presenti in città, che da tempo chiedevano un luogo dove poter pregare e svolgere attività ludiche per i più piccoli. Così, una domenica di maggio di due anni fa, l’amministrazione riaprì le porte dell’ex asilo, annunciando un’imminente riapertura, che però ancora si attende.

“Aspettiamo che la Consulta delle culture dia indicazione di come utilizzarlo – ha spiegato il sindaco Leoluca Orlando a Le Vie dei Tesori News – anche se si tratta di un un bene dell’amministrazione comunale, abbiamo pensato che debba essere gestito in base a un regolamento della Consulta. L’immobile è pronto, siamo, dunque, in attesa che venga fatta una proposta di utilizzo. L’unica condizione è che diventi uno spazio condiviso con la città, in cui le comunità migranti convivano con palermitani”. L’invito del sindaco è accolto dal presidente della Consulta delle Culture, Ibrahima Kobena che si è detto pronto ad attivarsi per la riapertura dello spazio. “Veniamo da una fase di passaggio di consegne – ha detto Kobena – il recente rimpasto in giunta ha un po’ rallentato le cose, adesso aspettiamo che entri in vigore la riorganizzazione degli uffici comunali prevista a giugno, per poter fare la nostra proposta”.

L’ex asilo rurale Principe Umberto

La riapertura dell’ex asilo, inoltre, era stata formalmente richiesta dal consigliere dell’ottava circoscrizione, Marcello Longo, con una mozione approvata dal Consiglio circoscrizionale lo scorso dicembre e che attualmente non ha avuto risposta. Nel documento si sollecita la restituzione alla città del bene, sia come annunciato “tempio delle culture”, che come centro aggregativo per le realtà associative del quartiere, come la vicina parrocchia di Maria Santissima Ausiliatrice, in via Sampolo, che prima aveva in gestione un oratorio, poi tornato in possesso della Prefettura. Richiesta che, in parte, si riaggancia alle polemiche di alcuni residenti, che, dopo l’annunciata apertura del “tempio delle culture”, misero in evidenza che il quartiere era povero di spazi pubblici e poteva essere usato come spazio aggregativo.

L’istituzione di quello che un tempo era l’asilo “Principe Umberto” si deve allora sindaco Emanuele Notarbartolo. Realizzato nel 1874 trasformando, grazie alle generose donazioni di Sophia e Joseph Whitaker, la casina D’Angiò, fu comprato dal Comune con un contributo del ministero dell’Interno e ospitò i piccoli che furono trasferiti dall’asilo rurale di Altarello di Baida. Oggi il suo futuro è in attesa di essere scritto.

L’edificio ottocentesco era stato inaugurato come centro di aggregazione per le diverse comunità religiose di Palermo, ma non è mai stato utilizzato

di Giulio Giallombardo

Era stato battezzato due anni fa come “tempio dei culti e delle culture”, uno spazio di convivenza tra diverse religioni, dove ogni comunità presente a Palermo avrebbe potuto incontrarsi e pregare in armonia, ma non è mai stato aperto. Di fatto, la riapertura dell’ottocentesco ex asilo rurale Principe Umberto, tra via Sampolo e via Di Dio, è durata pochissimo, giusto il tempo di un’inaugurazione simbolica. Il rosso portone di quello che sarebbe dovuto diventare il luogo multiculturale per eccellenza, recuperato dalle maestranze del Coime, è oggi ancora sbarrato.

L’inaugurazione del Tempio delle Culture

Eppure sembrava cosa fatta, quando nel maggio del 2017, si aprirono le porte della struttura, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando e dell’allora vice, Emilio Arcuri, con i rappresentanti della Consulta delle Culture e delle diverse comunità religiose presenti a Palermo. Ma l’idea di dare nuova vita all’ex casina della famiglia Gioeni, duchi d’Angiò, poi diventato asilo rurale nella seconda metà dell’800, non si è ancora concretizzata. La struttura, fino a una decina di anni fa, era usata come asilo comunale, ma con poche classi. Poi fu chiuso per lavori di manutenzione e adeguamento e le attività didattiche furono trasferite nel nuovo asilo Peralta di via Fileti. Quando gli interventi terminarono, l’amministrazione annunciò di voler trasformare la struttura in uno spazio condiviso tra le varie comunità religiose presenti in città, che da tempo chiedevano un luogo dove poter pregare e svolgere attività ludiche per i più piccoli. Così, una domenica di maggio di due anni fa, l’amministrazione riaprì le porte dell’ex asilo, annunciando un’imminente riapertura, che però ancora si attende.

“Aspettiamo che la Consulta delle culture dia indicazione di come utilizzarlo – ha spiegato il sindaco Leoluca Orlando a Le Vie dei Tesori News – anche se si tratta di un un bene dell’amministrazione comunale, abbiamo pensato che debba essere gestito in base a un regolamento della Consulta. L’immobile è pronto, siamo, dunque, in attesa che venga fatta una proposta di utilizzo. L’unica condizione è che diventi uno spazio condiviso con la città, in cui le comunità migranti convivano con palermitani”. L’invito del sindaco è accolto dal presidente della Consulta delle Culture, Ibrahima Kobena che si è detto pronto ad attivarsi per la riapertura dello spazio. “Veniamo da una fase di passaggio di consegne – ha detto Kobena – il recente rimpasto in giunta ha un po’ rallentato le cose, adesso aspettiamo che entri in vigore la riorganizzazione degli uffici comunali prevista a giugno, per poter fare la nostra proposta”.

L’ex asilo rurale Principe Umberto

La riapertura dell’ex asilo, inoltre, era stata formalmente richiesta dal consigliere dell’ottava circoscrizione, Marcello Longo, con una mozione approvata dal Consiglio circoscrizionale lo scorso dicembre e che attualmente non ha avuto risposta. Nel documento si sollecita la restituzione alla città del bene, sia come annunciato “tempio delle culture”, che come centro aggregativo per le realtà associative del quartiere, come la vicina parrocchia di Maria Santissima Ausiliatrice, in via Sampolo, che prima aveva in gestione un oratorio, poi tornato in possesso della Prefettura. Richiesta che, in parte, si riaggancia alle polemiche di alcuni residenti, che, dopo l’annunciata apertura del “tempio delle culture”, misero in evidenza che il quartiere era povero di spazi pubblici e poteva essere usato come spazio aggregativo.

L’istituzione di quello che un tempo era l’asilo “Principe Umberto” si deve allora sindaco Emanuele Notarbartolo. Realizzato nel 1874 trasformando, grazie alle generose donazioni di Sophia e Joseph Whitaker, la casina D’Angiò, fu comprato dal Comune con un contributo del ministero dell’Interno e ospitò i piccoli che furono trasferiti dall’asilo rurale di Altarello di Baida. Oggi il suo futuro è in attesa di essere scritto.

La Rosa d’oro a Madison Cox, l’artista dei giardini

Torna dopo cinque anni il riconoscimento ideato da Jorge Luis Borges. Scelto per questa dodicesima edizione, l’architetto paesaggista americano che ha progettato oasi verdi in tutto il mondo

di Giulio Giallombardo

È il demiurgo del verde. Plasma la natura creando giardini in ogni parte del mondo. È stato uno dei disegnatori di Jardins du Nouveau Monde, nel 1986, al Castello di Blérancourt, prima di creare un giardino sperimentale per il Chelsea Flower Show di Londra, e adesso ha qualcosa in mente anche per Palermo. Arriva in città Madison Cox, architetto paesaggista americano, a cui è stato assegnata “La Rosa d’oro”, il riconoscimento ideato e istituito nel 1984 da Jorge Luis Borges e organizzato dalla casa editrice Novecento, diretta da Domitilla Alessi, giunto quest’anno alla dodicesima edizione.

Madison Cox

Il nome di Cox è stato annunciato questa mattina nel corso di un incontro nella libreria Novecento, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando. La cerimonia di consegna del riconoscimento, invece, è in programma il 17 maggio alle 11 a Villa Malfitano, alla presenza, fra gli altri, di Maria Kodama, moglie di Jorge Luis Borges, dello stesso sindaco Orlando, di Domitilla Alessi e, ovviamente, di Madison Cox. Come da tradizione, la personalità insignita è stata scelta tra una rosa di nomi proposta da chi ha ottenuto il riconoscimento nell’edizione precedente, in questo caso lo scrittore ed editore Roberto Calasso, fondatore della casa editrice Adelphi, che aveva ottenuto l’undicesima “La Rosa d’oro” nel 2014.

Leoluca Orlando e Domitilla Alessi

Ispirato dallo stilista Yves Saint Laurent e dall’imprenditore e mecenate Pierre Bergé, con cui ha condiviso un legame profondo, Madison Cox, ha dato vita a suggestive oasi verdi negli Stati Uniti, in Europa e nel Nord Africa, e i suoi clienti sono sparsi per tutto il mondo. È responsabile dei Giardini Majorelle di Marrakech, e direttore dei Musei Saint Laurent di Parigi e di Marrakech e presidente della Fondazione Pierre Bergé – Yves Saint Laurent, dalla morte di Bergé nel settembre 2017. Adesso, l’architetto paesaggista lega il suo nome a Palermo con alcuni progetti in cantiere che saranno presto svelati e con “La Rosa d’oro”, riconoscimento toccato negli anni a personalità del calibro di Henry Cartier Bresson, Giulio Einaudi, Pierre Boulez, Peter Stein, Yves Saint Laurent e Bob Wilson, tanto per citarne alcuni.

The Sanya Edition, Cina (da “Madison Cox”, ed. Novecento)

Questa edizione de “La Rosa d’oro”, inoltre, prevede alcuni appuntamenti collaterali: sabato 18 maggio alle 11, all’Orto Botanico, è in programma un incontro di Madison Cox, Piero Zanetov e Giuseppe Barbera con gli studenti. Seguirà una visita guidata all’Orto e l’esposizione di dieci pannelli fotografici di giardini di Madison Cox. Dal 30 maggio al 10 giugno, poi, alla Galleria Novecento di Palermo, si svolgerà una mostra intitolata “David Hockney Performance Theater”: manifesti originali per i teatri lirici disegnati da Hockney, pittore, disegnatore, fotografo e scenografo britannico, che ha ottenuto il riconoscimento nel 2004.

“Torna un riconoscimento prestigioso che ha dato, sin dalla sua istituzione, grande contributo al cammino di Palermo nel suo percorso per essere Città di Culture – dice il sindaco Orlando – coinvolgendo artisti ed intellettuali di primo piano nel panorama mondiale. Non posso che esprimere apprezzamento per la scelta di Madison Cox. Il suo amore per la cultura, le culture e per l’arte, unito alla sua maestria nel realizzare giardini trovano naturale collocazione a Palermo, definita da Manifesta, la biennale migrante tenutasi nella nostra città nel 2018, giardino planetario di pacifica coesistenza”.

Torna dopo cinque anni il riconoscimento ideato da Jorge Luis Borges. Scelto per questa dodicesima edizione, l’architetto paesaggista americano che ha progettato oasi verdi in tutto il mondo

di Giulio Giallombardo

È il demiurgo del verde. Plasma la natura creando giardini in ogni parte del mondo. È stato uno dei disegnatori di Jardins du Nouveau Monde, nel 1986, al Castello di Blérancourt, prima di creare un giardino sperimentale per il Chelsea Flower Show di Londra, e adesso ha qualcosa in mente anche per Palermo. Arriva in città Madison Cox, architetto paesaggista americano, a cui è stato assegnata “La Rosa d’oro”, il riconoscimento ideato e istituito nel 1984 da Jorge Luis Borges e organizzato dalla casa editrice Novecento, diretta da Domitilla Alessi, giunto quest’anno alla dodicesima edizione.

Madison Cox

Il nome di Cox è stato annunciato questa mattina nel corso di un incontro nella libreria Novecento, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando. La cerimonia di consegna del riconoscimento, invece, è in programma il 17 maggio alle 11 a Villa Malfitano, alla presenza, fra gli altri, di Maria Kodama, moglie di Jorge Luis Borges, dello stesso sindaco Orlando, di Domitilla Alessi e, ovviamente, di Madison Cox. Come da tradizione, la personalità insignita è stata scelta tra una rosa di nomi proposta da chi ha ottenuto il riconoscimento nell’edizione precedente, in questo caso lo scrittore ed editore Roberto Calasso, fondatore della casa editrice Adelphi, che aveva ottenuto l’undicesima “La Rosa d’oro” nel 2014.

Leoluca Orlando e Domitilla Alessi

Ispirato dallo stilista Yves Saint Laurent e dall’imprenditore e mecenate Pierre Bergé, con cui ha condiviso un legame profondo, Madison Cox, ha dato vita a suggestive oasi verdi negli Stati Uniti, in Europa e nel Nord Africa, e i suoi clienti sono sparsi per tutto il mondo. È responsabile dei Giardini Majorelle di Marrakech, e direttore dei Musei Saint Laurent di Parigi e di Marrakech e presidente della Fondazione Pierre Bergé – Yves Saint Laurent, dalla morte di Bergé nel settembre 2017. Adesso, l’architetto paesaggista lega il suo nome a Palermo con alcuni progetti in cantiere che saranno presto svelati e con “La Rosa d’oro”, riconoscimento toccato negli anni a personalità del calibro di Henry Cartier Bresson, Giulio Einaudi, Pierre Boulez, Peter Stein, Yves Saint Laurent e Bob Wilson, tanto per citarne alcuni.

The Sanya Edition, Cina (da “Madison Cox”, ed. Novecento)

Questa edizione de “La Rosa d’oro”, inoltre, prevede alcuni appuntamenti collaterali: sabato 18 maggio alle 11, all’Orto Botanico, è in programma un incontro di Madison Cox, Piero Zanetov e Giuseppe Barbera con gli studenti. Seguirà una visita guidata all’Orto e l’esposizione di dieci pannelli fotografici di giardini di Madison Cox. Dal 30 maggio al 10 giugno, poi, alla Galleria Novecento di Palermo, si svolgerà una mostra intitolata “David Hockney Performance Theater”: manifesti originali per i teatri lirici disegnati da Hockney, pittore, disegnatore, fotografo e scenografo britannico, che ha ottenuto il riconoscimento nel 2004.

“Torna un riconoscimento prestigioso che ha dato, sin dalla sua istituzione, grande contributo al cammino di Palermo nel suo percorso per essere Città di Culture – dice il sindaco Orlando – coinvolgendo artisti ed intellettuali di primo piano nel panorama mondiale. Non posso che esprimere apprezzamento per la scelta di Madison Cox. Il suo amore per la cultura, le culture e per l’arte, unito alla sua maestria nel realizzare giardini trovano naturale collocazione a Palermo, definita da Manifesta, la biennale migrante tenutasi nella nostra città nel 2018, giardino planetario di pacifica coesistenza”.

Rinasce il velodromo tra musica e legalità

L’ottava edizione dell’Unlocked Music Festival inaugura, dopo sei anni di chiusura, la struttura sportiva palermitana, pronta ad accogliere migliaia di spettatori

di Giulio Giallombardo

Si riaccendono i riflettori del velodromo di Palermo. Le luci tornano a illuminare l’impianto sportivo dello Zen, dopo sei anni di buio. Un’agonia che s’interrompe nel segno della musica e della legalità con l’ottava edizione dell’Unlocked Music Festival, che con le sue sonorità elettroniche fa ballare ogni anno migliaia di persone provenienti da tutta Europa. Il festival, una macchina che ogni anno dà lavoro a più di 300 persone, sbarcherà in città l’8 e il 9 giugno, portando con sé i ritmi dance di Gigi D’Agostino o degli Eiffel 65, quelli techno di Fisher e il trap italiano del giovanissimo Capo Plaza. Questi sono solo alcuni degli artisti che si esibiranno in occasione del festival, presentato questo pomeriggio a Palazzo delle Aquile.

I nuovi seggiolini del velodromo

La riapertura dell’impianto di via Lanza di Scalea, che potrà accogliere tra gradinate e tribune 11.155 spettatori, era stata già anticipata lo scorso marzo, dopo un sopralluogo del sindaco Leoluca Orlando e del suo vice Fabio Giambrone. Tutti i lavori sono stati eseguiti in house, senza appalti esterni se non quelli per l’acquisto dei materiali. La spesa complessiva ammonta a circa un milione di euro euro, utilizzati soprattutto per ripristinare le gradinate, la pista bike, il prato sintetico, gli impianti idrici e quelli elettrici, danneggiati da continui atti vandalici. Sono stati ristrutturati anche i servizi igienici sotto le tribune ed è stato installato un impianto di videosorveglianza attorno e all’interno della struttura. Inoltre, il prato in erba sintetica, grande 10.600 metri quadri che potrà ospitare oltre 5mila persone, sarà omologato e potrà essere utilizzato sia per gli incontri di calcio, che per il football americano e il rugby. Sono stati sostituiti tutti i seggiolini, oltre 500 metri quadri di cancelli perimetrali, ripresi oltre 2mila metri quadri di aree verdi e smaltiti oltre 600 metri cubi tra plastica, legno e ferro.

Ma in attesa dello sport, spazio intanto alla musica ed anche alla legalità. È, infatti, testimonial dell’evento Valeria Grasso, l’imprenditrice e testimone di giustizia che con le sue denunce si è ribellata al pizzo e ha dichiarato guerra alla mafia. Non è un caso che l’evento di giugno si svolgerà nel rinato impianto dedicato a Paolo Borsellino, un primo assaggio in attesa della fine dei lavori nella tribuna coperta previsti per il prossimo ottobre, quando l’intera struttura sarà a regime. “Là abbiamo fatto la prima festa quando sono tornata dalla località segreta – ha detto Valeria Grasso, che oggi è delegata per i rapporti istituzionali del sottosegretario al Ministero della Salute, Armando Bartolazzi – e là vogliamo portare avanti quello che abbiamo iniziato. La mia forza sono sempre stati i giovani, gli imprenditori, le donne. Voglio che la mia storia, il mio vissuto, sia uno stimolo capace di infondere il coraggio necessario per opporsi a soprusi illeciti, violenti e mafiosi. I ragazzi sono il faro di questa terra, voglio dire loro di non avere paura”.

Lavori al velodromo

Su questa scia, il tema di quest’ottava edizione dell’Unlocked Music Festival, nato dalle idee di Fabrizio Lo Cascio, Vincenzo Grasso e Luca Norato, è dedicato alla sensibilizzazione delle nuove generazioni alla legalità, al problema dell’abuso e delle dipendenze. Palermo sarà solo la prima tappa di un progetto itinerante che approderà la prossima estate a Roma, quella dopo ancora a Milano e il prossimo 17 agosto anche al parco archeologico di Selinunte.

Molto ricco il programma musicale della due giorni. Si inizia l’8 giugno con Gigi D’Agostino, noto come Gigi Dag, l’eccentrico dj e produttore italiano con una carriera pluridecennale alle spalle. Si prosegue con Capo Plaza, uno dei nomi più in vista della scena trap italiana, già disco di platino ad appena 20 anni, e gli Eiffel 65, uno dei gruppi musicali eurodance più celebri al mondo arrivati al successo grazie al brano “Blue da ba dee”. Si prosegue il 9 giugno con Fisher, uno dei più apprezzati rappresentanti della musica techno, con una nomination come miglior disco dance ai Grammy Awards e agli Aria Music Award. Sul palco anche Nicole Moudaber, ribattezzata come “The queen of dark house”, prima dj ad aver portato la cultura clubbing a Beirut; Dubfire, uno dei più celebri dj techno e produttore iraniano quattro volte vincitore del Grammy Award; e Wade, maestro della musica elettronica entrato nel Beatport Tech-House top100 per ben 24 volte. Presenti, inoltre, il dj tech-house Carlo Lio; Othelloman, il rapper alter ego di Salvatore Petrotta; il dj emergente Daniele Travali e infine Cristian Viviano.

Un momento della conferenza stampa

Presenti questo pomeriggio alla conferenza stampa, oltre Valeria Grasso e gli organizzatori del festival, il sindaco Leoluca Orlando; l’assessore comunale al Coime e Decoro Urbano e vicesindaco Fabio Giambrone; il capo area del settore tecnico del Coime, Mario Scotto, e Anna Maria Maggio, responsabile dell’Unità di Strada del Dipartimento Salute Mentale dell’Asp Palermo. “Finalmente Palermo torna ad avere uno spazio pubblico adatto ai grandi eventi musicali – ha dichiarato Orlando – . Questa manifestazione sarà certamente soltanto la prima di una lunga serie, perché da ora il velodromo sarà non soltanto sempre aperto e fruibile, ma lo sarà sempre di più anche per gli eventi sportivi, grazie all’impegno del Coime e delle sue maestranze. Speriamo presto di poter rendere fruibile anche la tribuna, ma siamo certi che da subito questa struttura sarà piena e che ogni manifestazione che vi organizzeremo registrerà il tutto esaurito”.

L’ottava edizione dell’Unlocked Music Festival inaugura, dopo sei anni di chiusura, la struttura sportiva palermitana, pronta ad accogliere migliaia di spettatori

di Giulio Giallombardo

Si riaccendono i riflettori del velodromo di Palermo. Le luci tornano a illuminare l’impianto sportivo dello Zen, dopo sei anni di buio. Un’agonia che s’interrompe nel segno della musica e della legalità con l’ottava edizione dell’Unlocked Music Festival, che con le sue sonorità elettroniche fa ballare ogni anno migliaia di persone provenienti da tutta Europa. Il festival, una macchina che ogni anno dà lavoro a più di 300 persone, sbarcherà in città l’8 e il 9 giugno, portando con sé i ritmi dance di Gigi D’Agostino o degli Eiffel 65, quelli techno di Fisher e il trap italiano del giovanissimo Capo Plaza. Questi sono solo alcuni degli artisti che si esibiranno in occasione del festival, presentato questo pomeriggio a Palazzo delle Aquile.

I nuovi seggiolini del velodromo

La riapertura dell’impianto di via Lanza di Scalea, che potrà accogliere tra gradinate e tribune 11.155 spettatori, era stata già anticipata lo scorso marzo, dopo un sopralluogo del sindaco Leoluca Orlando e del suo vice Fabio Giambrone. Tutti i lavori sono stati eseguiti in house, senza appalti esterni se non quelli per l’acquisto dei materiali. La spesa complessiva ammonta a circa un milione di euro euro, utilizzati soprattutto per ripristinare le gradinate, la pista bike, il prato sintetico, gli impianti idrici e quelli elettrici, danneggiati da continui atti vandalici. Sono stati ristrutturati anche i servizi igienici sotto le tribune ed è stato installato un impianto di videosorveglianza attorno e all’interno della struttura. Inoltre, il prato in erba sintetica, grande 10.600 metri quadri che potrà ospitare oltre 5mila persone, sarà omologato e potrà essere utilizzato sia per gli incontri di calcio, che per il football americano e il rugby. Sono stati sostituiti tutti i seggiolini, oltre 500 metri quadri di cancelli perimetrali, ripresi oltre 2mila metri quadri di aree verdi e smaltiti oltre 600 metri cubi tra plastica, legno e ferro.

Ma in attesa dello sport, spazio intanto alla musica ed anche alla legalità. È, infatti, testimonial dell’evento Valeria Grasso, l’imprenditrice e testimone di giustizia che con le sue denunce si è ribellata al pizzo e ha dichiarato guerra alla mafia. Non è un caso che l’evento di giugno si svolgerà nel rinato impianto dedicato a Paolo Borsellino, un primo assaggio in attesa della fine dei lavori nella tribuna coperta previsti per il prossimo ottobre, quando l’intera struttura sarà a regime. “Là abbiamo fatto la prima festa quando sono tornata dalla località segreta – ha detto Valeria Grasso, che oggi è delegata per i rapporti istituzionali del sottosegretario al Ministero della Salute, Armando Bartolazzi – e là vogliamo portare avanti quello che abbiamo iniziato. La mia forza sono sempre stati i giovani, gli imprenditori, le donne. Voglio che la mia storia, il mio vissuto, sia uno stimolo capace di infondere il coraggio necessario per opporsi a soprusi illeciti, violenti e mafiosi. I ragazzi sono il faro di questa terra, voglio dire loro di non avere paura”.

Lavori al velodromo

Su questa scia, il tema di quest’ottava edizione dell’Unlocked Music Festival, nato dalle idee di Fabrizio Lo Cascio, Vincenzo Grasso e Luca Norato, è dedicato alla sensibilizzazione delle nuove generazioni alla legalità, al problema dell’abuso e delle dipendenze. Palermo sarà solo la prima tappa di un progetto itinerante che approderà la prossima estate a Roma, quella dopo ancora a Milano e il prossimo 17 agosto anche al parco archeologico di Selinunte.

Molto ricco il programma musicale della due giorni. Si inizia l’8 giugno con Gigi D’Agostino, noto come Gigi Dag, l’eccentrico dj e produttore italiano con una carriera pluridecennale alle spalle. Si prosegue con Capo Plaza, uno dei nomi più in vista della scena trap italiana, già disco di platino ad appena 20 anni, e gli Eiffel 65, uno dei gruppi musicali eurodance più celebri al mondo arrivati al successo grazie al brano “Blue da ba dee”. Si prosegue il 9 giugno con Fisher, uno dei più apprezzati rappresentanti della musica techno, con una nomination come miglior disco dance ai Grammy Awards e agli Aria Music Award. Sul palco anche Nicole Moudaber, ribattezzata come “The queen of dark house”, prima dj ad aver portato la cultura clubbing a Beirut; Dubfire, uno dei più celebri dj techno e produttore iraniano quattro volte vincitore del Grammy Award; e Wade, maestro della musica elettronica entrato nel Beatport Tech-House top100 per ben 24 volte. Presenti, inoltre, il dj tech-house Carlo Lio; Othelloman, il rapper alter ego di Salvatore Petrotta; il dj emergente Daniele Travali e infine Cristian Viviano.

Un momento della conferenza stampa

Presenti questo pomeriggio alla conferenza stampa, oltre Valeria Grasso e gli organizzatori del festival, il sindaco Leoluca Orlando; l’assessore comunale al Coime e Decoro Urbano e vicesindaco Fabio Giambrone; il capo area del settore tecnico del Coime, Mario Scotto, e Anna Maria Maggio, responsabile dell’Unità di Strada del Dipartimento Salute Mentale dell’Asp Palermo. “Finalmente Palermo torna ad avere uno spazio pubblico adatto ai grandi eventi musicali – ha dichiarato Orlando – . Questa manifestazione sarà certamente soltanto la prima di una lunga serie, perché da ora il velodromo sarà non soltanto sempre aperto e fruibile, ma lo sarà sempre di più anche per gli eventi sportivi, grazie all’impegno del Coime e delle sue maestranze. Speriamo presto di poter rendere fruibile anche la tribuna, ma siamo certi che da subito questa struttura sarà piena e che ogni manifestazione che vi organizzeremo registrerà il tutto esaurito”.

Il Comune ci prova ancora: in vendita Palazzo Sammartino

L’amministrazione da anni vuole liberarsi dell’immobile nel centro storico di Palermo, ma le aste sono sempre andate deserte. Adesso un nuovo tentativo col prezzo che scende

di Giulio Giallombardo

Scende sempre di più il prezzo di Palazzo Sammartino. Il Comune di Palermo, che ne è proprietario, prova a venderlo da anni, ma nessuno sembra voler investire sullo storico edificio secentesco di via Lungarini, alle spalle di piazza Marina (ve ne abbiamo parlato qui). Dopo che la seconda asta lo scorso settembre è andata deserta, come la precedente di giugno, il settore delle Risorse immobiliari del Comune ha pubblicato ieri un avviso di manifestazione d’interesse per avviare una trattativa privata, previa gara ufficiosa, finalizzata alla vendita dell’immobile, con il criterio del miglior prezzo rispetto all’importo stabilito a base d’asta.

Il balcone sopra l’ingresso

Adesso chi vorrà comprare Palazzo Sammartino dovrà sborsare un milione e 296mila euro, più almeno altri cinque per ristrutturarlo, dal momento che l’immobile è ridotto quasi un rudere. Così da un milione e 600mila euro dell’asta dello scorso giugno, si è passati a un milione e 440mila euro a settembre, per arrivare al prezzo attuale, nella speranza di trovare un investitore o anche una cordata che voglia acquistarlo e ristrutturarlo.

Il nuovo avviso – precisano dall’amministrazione – è soltanto esplorativo, non si tratta dunque di un’offerta pubblica, e le manifestazioni di interesse, qualora arrivassero, non comporterebbero per il Comune alcun obbligo nei confronti dei potenziali acquirenti. “Alla successiva procedura di gara finalizzata all’individuazione della migliore offerta – si legge nell’avviso – saranno invitati a partecipare tutti e soltanto i soggetti che hanno presentato manifestazione d’interesse attraverso l’avviso”. C’è tempo fino al 23 maggio per presentare la propria disponibilità all’acquisto.

Facciata di Palazzo Sammartino

L’edificio è da anni abbandonato e vandalizzato. I bombardamenti del 1943 hanno dato il colpo di grazia, distruggendo la corte interna e alcune sale, l’incuria poi ha fatto il resto. E pensare che proprio in quel palazzo, costruito nella seconda metà del Seicento da Giovanni Sammartino di Ramondetta e Reggio, nacque nel 1829 la poetessa Concettina Ramondetta Fileti, specchio del fervore risorgimentale e nota per i suoi inni patriottici. La donna, esaurita la vena rivoluzionaria, nella “stanza delle conversazioni” che si trovava all’interno del palazzo, ospitò diversi personaggi della cultura palermitana e scrittori di passaggio in città. Tra le altre, c’era anche una grande sala da ballo, decorata con gusto classicheggiante nel Settecento, con affreschi in finto marmo d’ispirazione floreale. Poi un bel pavimento in maioliche nel piano nobile, e ancora quadri e arredi ormai spariti nel nulla.

L’amministrazione da anni vuole liberarsi dell’immobile nel centro storico di Palermo, ma le aste sono sempre andate deserte. Adesso un nuovo tentativo col prezzo che scende

di Giulio Giallombardo

Scende sempre di più il prezzo di Palazzo Sammartino. Il Comune di Palermo, che ne è proprietario, prova a venderlo da anni, ma nessuno sembra voler investire sullo storico edificio secentesco di via Lungarini, alle spalle di piazza Marina (ve ne abbiamo parlato qui). Dopo che la seconda asta lo scorso settembre è andata deserta, come la precedente di giugno, il settore delle Risorse immobiliari del Comune ha pubblicato ieri un avviso di manifestazione d’interesse per avviare una trattativa privata, previa gara ufficiosa, finalizzata alla vendita dell’immobile, con il criterio del miglior prezzo rispetto all’importo stabilito a base d’asta.

Balcone sopra l’ingresso

Adesso chi vorrà comprare Palazzo Sammartino dovrà sborsare un milione e 296mila euro, più almeno altri cinque per ristrutturarlo, dal momento che l’immobile è ridotto quasi un rudere. Così da un milione e 600mila euro dell’asta dello scorso giugno, si è passati a un milione e 440mila euro a settembre, per arrivare al prezzo attuale, nella speranza di trovare un investitore o anche una cordata che voglia acquistarlo e ristrutturarlo.

Il nuovo avviso – precisano dall’amministrazione – è soltanto esplorativo, non si tratta dunque di un’offerta pubblica, e le manifestazioni di interesse, qualora arrivassero, non comporterebbero per il Comune alcun obbligo nei confronti dei potenziali acquirenti. “Alla successiva procedura di gara finalizzata all’individuazione della migliore offerta – si legge nell’avviso – saranno invitati a partecipare tutti e soltanto i soggetti che hanno presentato manifestazione d’interesse attraverso l’avviso”. C’è tempo fino al 23 maggio per presentare la propria disponibilità all’acquisto.

Facciata di Palazzo Sammartino

L’edificio è da anni abbandonato e vandalizzato. I bombardamenti del 1943 hanno dato il colpo di grazia, distruggendo la corte interna e alcune sale, l’incuria poi ha fatto il resto. E pensare che proprio in quel palazzo, costruito nella seconda metà del Seicento da Giovanni Sammartino di Ramondetta e Reggio, nacque nel 1829 la poetessa Concettina Ramondetta Fileti, specchio del fervore risorgimentale e nota per i suoi inni patriottici. La donna, esaurita la vena rivoluzionaria, nella “stanza delle conversazioni” che si trovava all’interno del palazzo, ospitò diversi personaggi della cultura palermitana e scrittori di passaggio in città. Tra le altre, c’era anche una grande sala da ballo, decorata con gusto classicheggiante nel Settecento, con affreschi in finto marmo d’ispirazione floreale. Poi un bel pavimento in maioliche nel piano nobile, e ancora quadri e arredi ormai spariti nel nulla.

La Settimana delle Culture nel segno di Sebastiano Tusa

Cento luoghi e 270 eventi, tra mostre, passeggiate, teatro e arte, per l’ottava edizione della rassegna, quest’anno dedicata all’archeologo palermitano

di Giulio Giallombardo

Non poteva esserci luogo migliore per presentare la nuova edizione della Settimana delle Culture. L’Arsenale della Marina Regia, sede della Soprintendenza del Mare, creata da Sebastiano Tusa, resterà sempre la “casa” dell’archeologo palermitano, scomparso due mesi fa, a cui questa ottava edizione della Settimana è dedicata. Il ricordo dell’assessore serpeggia tra i tanti rappresentanti del mondo della cultura presenti questa mattina all’Arsenale e culmina quando Gabriella Renier Filippone, presidente onorario dell’associazione Settimana delle Culture, legge un messaggio di affetto che Tusa le aveva scritto qualche settimana prima di salire su quell’aereo in Etiopia dal quale, purtroppo, non sarebbe mai sceso.

L’Arsenale della Marina Regia

Così, nel segno dell’inesauribile amore per la cultura che caratterizzava l’assessore, questa ottava edizione della Settimana che sta per iniziare, si preannuncia ricchissima di appuntamenti. Cento luoghi e 270 eventi – 55 mostre, 45 spettacoli, 53 incontri, 15 proiezioni, e 25 altri eventi di genere diverso – con oltre 3000 persone coinvolte tra artisti, operatori, intellettuali, organizzatori: questi sono i numeri di quest’anno. Un cartellone a 360 gradi, presentato questa mattina dal neo presidente dell’associazione Bernardo Tortorici di Raffadali, che, dall’11 al 19 maggio accoglierà arte internazionale, teatro, musica, convegni, presentazioni e visite guidate in una Palermo tutta da scoprire.

Impossibile elencare tutti gli eventi, racchiusi in un programma suddiviso in aree tematiche ben precise: alcuni eventi riguarderanno l’impegno nel sociale, altri entreranno nel carcere Ucciardone, con i detenuti che lavorano da tempo sia nella falegnameria che nel pastificio, coltivano un orto, stanno persino costruendo il Carro del Festino. Spazio, poi, all’arte contemporanea, ma si scoprirà anche la città con diverse visite guidate, oltre ad “Ottocento nascosto”, una mostra che, dal 19 maggio, apre i depositi di Palazzo Abatellis e ne trae spettacolari dipinti del XIX secolo.

Un momento della conferenza stampa

Già l’inaugurazione regala una prima chicca. Sabato 11 maggio alle 11 nella Sala delle Lapidi di Palazzo delle Aquile, sarà presentata una particolare tela ritrovata e studiata dalla storica dell’arte Maria Antonietta Spadaro. L’opera, che verrà restaurata a cantiere aperto dalla Settimana delle Culture, è un ritratto di Marie-Thérèse Charlotte de France, la primogenita di Luigi XVI e Maria Antonietta, l’unica della famiglia reale a scampare alla morte durante la Rivoluzione Francese. La tela potrebbe essere giunta a Palermo con gli arredi e i tesori del reali Borbone Ferdinando e Carolina in fuga da Napoli.

Attesa anche l‘inaugurazione del Loggiato di San Bartolomeo, chiuso da anni e restituito alla città dopo i restauri. Lo spazio riaprirà il 14 maggio ospitando le sculture e le opere in tessuto di Zhang Hongmei, una delle più importanti artiste cinesi contemporanee, considerata dalla critica una sorta di poetessa del colore, portabandiera dell’orgoglio creativo femminile cinese. Arte dall’oriente anche a Palazzo Sant’Elia, che dall’11 maggio ospiterà “China Art Now”, una collettiva di venti artisti cinesi, a cura di Giacomo Fanale, anticipata con un primo assaggio due mesi fa. Spazio, poi, anche alla fotografia, con diverse mostre di scatti realizzati da Carlo Bevilacqua, Flaminia Fanale, Charley Fazio e Sebastiano Cosimo Auteri, che saranno esposti sempre a Palazzo Sant’Elia.

L’installazione “SaleSapienza” di Rosa Vetrano

E ancora, arte contemporanea con le mostre di Igor Scalisi Palminteri, che costruisce il suo “Convivio – Discorsi Inutili sull’Arte” dal 12 maggio da Arèa. Il giorno successivo, la collettiva di pittura, fotografia, video, installazioni “Art Studio Show” riapre al pubblico l’ex-cartiera Bellotti, trasformata in studio d’artista da Andrea Masu. Tra gli altri artisti protagonisti: Elisabhett Kos Kroyer, Andrea Parlato, Paolo Assenza, Adalberto Abbate e una retrospettiva su su Renato Mambor.

Tra le passeggiate, da segnalare una piccola anteprima del Festival Le Vie dei Tesori, che torna con la sua consueta formula dello storytelling sui luoghi. L’11, 12 e il 18 e 19 maggio, si potranno visitare il museo del caffè Morettino e quello dell’anice Tutone, i depositi della Gam, il rifugio antiaereo sotto Palazzo delle Aquile, Palazzo De Gregorio e la palazzina dei Quattro Pizzi all’Arenella. Inoltre, sarà possibile tornare a volare sulla città con un giro in Piper e salire su Monte Pellegrino attraverso la Scala Vecchia. Infine, spazio anche alle circoscrizioni, con diversi incontri dedicati a quartieri spesso dimenticati.

Presentata l’ottava edizione della Settimana delle Culture

Presenti questa mattina all’Arsenale, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; l’assessore alle Culture, Adham Darawsha; il rettore dell’ateneo palermitano, Fabrizio Micari; il sindaco di Enna, Maurizio Dipietro, che ha sottolineato come la “Settimana Federiciana” da quest’anno è gemellata con il festival palermitano e l’attore Salvo Piparo, che ha presentato un nuovo video dedicato ai “muri di Palermo”. In occasione della presentazione, sono inoltre state inaugurate questa mattina due mostre: “SaleSapienza”, installazione di Rosa Vetrano e “Il Viaggio della Vita. Interrotto”, sculture di Tommaso Domina che ricorda il naufragio di Lampedusa. “La Settimana delle Culture è un progetto trasversale che accoglie arte, musica, teatro, in dialogo tra loro – hanno sottolineato il sindaco Orlando e l’assessore Darawsha – . Dopo il grande contributo al successo di Palermo Capitale Italiana della Cultura, la Settimana guarda ad una città aperta alle contaminazioni con una storica vocazione all’accoglienza e oggi proiettata naturalmente verso i grandi temi del terzo millennio: pace, legalità, solidarietà e partecipazione”.

Cento luoghi e 270 eventi, tra mostre, passeggiate, teatro e arte, per l’ottava edizione della rassegna, quest’anno dedicata all’archeologo palermitano

di Giulio Giallombardo

Non poteva esserci luogo migliore per presentare la nuova edizione della Settimana delle Culture. L’Arsenale della Marina Regia, sede della Soprintendenza del Mare, creata da Sebastiano Tusa, resterà sempre la “casa” dell’archeologo palermitano, scomparso due mesi fa, a cui questa ottava edizione della Settimana è dedicata. Il ricordo dell’assessore serpeggia tra i tanti rappresentanti del mondo della cultura presenti questa mattina all’Arsenale e culmina quando Gabriella Renier Filippone, presidente onorario dell’associazione Settimana delle Culture, legge un messaggio di affetto che Tusa le aveva scritto qualche settimana prima di salire su quell’aereo in Etiopia dal quale, purtroppo, non sarebbe mai sceso.

L’Arsenale della Marina Regia

Così, nel segno dell’inesauribile amore per la cultura che caratterizzava l’assessore, questa ottava edizione della Settimana che sta per iniziare, si preannuncia ricchissima di appuntamenti. Cento luoghi e 270 eventi – 55 mostre, 45 spettacoli, 53 incontri, 15 proiezioni, e 25 altri eventi di genere diverso – con oltre 3000 persone coinvolte tra artisti, operatori, intellettuali, organizzatori: questi sono i numeri di quest’anno. Un cartellone a 360 gradi, presentato questa mattina dal neo presidente dell’associazione Bernardo Tortorici di Raffadali, che, dall’11 al 19 maggio accoglierà arte internazionale, teatro, musica, convegni, presentazioni e visite guidate in una Palermo tutta da scoprire.

Impossibile elencare tutti gli eventi, racchiusi in un programma suddiviso in aree tematiche ben precise: alcuni eventi riguarderanno l’impegno nel sociale, altri entreranno nel carcere Ucciardone, con i detenuti che lavorano da tempo sia nella falegnameria che nel pastificio, coltivano un orto, stanno persino costruendo il Carro del Festino. Spazio, poi, all’arte contemporanea, ma si scoprirà anche la città con diverse visite guidate, oltre ad “Ottocento nascosto”, una mostra che, dal 19 maggio, apre i depositi di Palazzo Abatellis e ne trae spettacolari dipinti del XIX secolo.

Un momento della conferenza stampa

Già l’inaugurazione regala una prima chicca. Sabato 11 maggio alle 11 nella Sala delle Lapidi di Palazzo delle Aquile, sarà presentata una particolare tela ritrovata e studiata dalla storica dell’arte Maria Antonietta Spadaro. L’opera, che verrà restaurata a cantiere aperto dalla Settimana delle Culture, è un ritratto di Marie-Thérèse Charlotte de France, la primogenita di Luigi XVI e Maria Antonietta, l’unica della famiglia reale a scampare alla morte durante la Rivoluzione Francese. La tela potrebbe essere giunta a Palermo con gli arredi e i tesori del reali Borbone Ferdinando e Carolina in fuga da Napoli.

Attesa anche l‘inaugurazione del Loggiato di San Bartolomeo, chiuso da anni e restituito alla città dopo i restauri. Lo spazio riaprirà il 14 maggio ospitando le sculture e le opere in tessuto di Zhang Hongmei, una delle più importanti artiste cinesi contemporanee, considerata dalla critica una sorta di poetessa del colore, portabandiera dell’orgoglio creativo femminile cinese. Arte dall’oriente anche a Palazzo Sant’Elia, che dall’11 maggio ospiterà “China Art Now”, una collettiva di venti artisti cinesi, a cura di Giacomo Fanale, anticipata con un primo assaggio due mesi fa. Spazio, poi, anche alla fotografia, con diverse mostre di scatti realizzati da Carlo Bevilacqua, Flaminia Fanale, Charley Fazio e Sebastiano Cosimo Auteri, che saranno esposti sempre a Palazzo Sant’Elia.

“SaleSapienza”, installazione di Rosa Vetrano

E ancora, arte contemporanea con le mostre di Igor Scalisi Palminteri, che costruisce il suo “Convivio – Discorsi Inutili sull’Arte” dal 12 maggio da Arèa. Il giorno successivo, la collettiva di pittura, fotografia, video, installazioni “Art Studio Show” riapre al pubblico l’ex-cartiera Bellotti, trasformata in studio d’artista da Andrea Masu. Tra gli altri artisti protagonisti: Elisabhett Kos Kroyer, Andrea Parlato, Paolo Assenza, Adalberto Abbate e una retrospettiva su su Renato Mambor.

Tra le passeggiate, da segnalare una piccola anteprima del Festival Le Vie dei Tesori, che torna con la sua consueta formula dello storytelling sui luoghi. L’11, 12 e il 18 e 19 maggio, si potranno visitare il museo del caffè Morettino e quello dell’anice Tutone, i depositi della Gam, il rifugio antiaereo sotto Palazzo delle Aquile, Palazzo De Gregorio e la palazzina dei Quattro Pizzi all’Arenella. Inoltre, sarà possibile tornare a volare sulla città con un giro in Piper e salire su Monte Pellegrino attraverso la Scala Vecchia. Infine, spazio anche alle circoscrizioni, con diversi incontri dedicati a quartieri spesso dimenticati.

Presentata l’ottava edizione della Settimana delle Culture

Presenti questa mattina all’Arsenale, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; l’assessore alle Culture, Adham Darawsha; il rettore dell’ateneo palermitano, Fabrizio Micari; il sindaco di Enna, Maurizio Dipietro, che ha sottolineato come la “Settimana Federiciana” da quest’anno è gemellata con il festival palermitano e l’attore Salvo Piparo, che ha presentato un nuovo video dedicato ai “muri di Palermo”. In occasione della presentazione, sono inoltre state inaugurate questa mattina due mostre: “SaleSapienza”, installazione di Rosa Vetrano e “Il Viaggio della Vita. Interrotto”, sculture di Tommaso Domina che ricorda il naufragio di Lampedusa. “La Settimana delle Culture è un progetto trasversale che accoglie arte, musica, teatro, in dialogo tra loro – hanno sottolineato il sindaco Orlando e l’assessore Darawsha – . Dopo il grande contributo al successo di Palermo Capitale Italiana della Cultura, la Settimana guarda ad una città aperta alle contaminazioni con una storica vocazione all’accoglienza e oggi proiettata naturalmente verso i grandi temi del terzo millennio: pace, legalità, solidarietà e partecipazione”.

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