Alla ricerca del ponte medievale sommerso

Avviata una campagna per documentare lo stato di salute del monumento trecentesco che si trova in fondo al lago Rosamarina di Caccamo

di Giulio Giallombardo

È sommerso da trent’anni in fondo a un lago. Il trecentesco ponte Brancato è ormai come un relitto o un naufrago lasciato annegare. È coperto dall’acqua della diga Rosamarina di Caccamo, invaso artificiale che dall’inizio degli anni ’90 del secolo scorso è una delle fonti d’approvvigionamento idrico del territorio palermitano. Il ponte, fatto costruire nel 1307, da Manfredi I di Chiaramonte, signore del castello di Caccamo, fu inondato dall’acqua durante i lavori di realizzazione della diga.

La diga Rosamarina

Ma adesso il sindaco Nicasio Di Cola ha disposto una spedizione per documentare lo stato di salute del monumento. Una campagna di monitoraggio iniziata pochi giorni fa, nata su impulso della giornalista Mimma Lo Martire, che da anni si occupa del ponte Brancato e condotta dal Blue Aura diving club di Santa Flavia, guidato da Monica Restivo, che da tempo lavora sui beni culturali sommersi. L’obiettivo della missione è quello di localizzare il ponte chiaramontano, mappando l’area con sonar a scansione laterale, verificarne le attuali condizioni e capire se ci sono speranze concrete di recuperare il monumento, smontandolo e rimontandolo fuori dall’acqua. Ipotesi già presa in considerazione trent’anni fa, prima che il ponte fosse inondato, ma poi – scrive Lo Martire sul blog Mediaeviaggi – “scartata dal Consiglio regionale dei Beni culturali per non alterare l’immagine storica dei luoghi”.

Il team del Blue Aura Diving Club durante il sopralluogo

Il primo intervento si è limitato a esplorare l’area con un ecoscandaglio, cercando di verificare variazioni di profondità nei fondali. “Non è stato facile perché la torbidità dell’acqua era talmente forte da rendere impossibile un’immersione”, spiega a Le Vie dei Tesori News, Monica Restivo, che ha fatto il sopralluogo insieme a Riccardo Cingillo, Giuseppe Cipolla e Roberto Riolo, gestore del club nautico sul lago. “Il nostro è un lavoro a titolo completamente gratuito – sottolinea la responsabile del Blue Aura Diving Club – ed è stato difficile anche riuscire a procurarci un ecoscandaglio. Speriamo quanto prima di riuscire a recuperare un side-scan sonar con cui poter avere una visione morfologica del lago. Immergersi alla cieca in acque così torbide, può essere pericoloso. In alternativa, saremo costretti a rinviare tutto alla prossima estate, quando le condizioni di visibilità saranno migliori”.

Il Lago Rosamarina

Attualmente, l’unico elemento riscontrato dai sommozzatori è una variazione di profondità, in alcuni punti, da 27 a 13 metri. Ma è troppo poco per poter affermare che sia da ricondurre alla presenza del ponte sommerso. “Per quanto ne sappiamo – aggiunge Restivo – il ponte potrebbe anche non esserci più o resistere solo in parte, anche se l’acqua spesso può preservare anziché corrompere. In questa fase, noi abbiamo solo il compito di localizzare il monumento e realizzare delle riprese subacque di ciò che eventualmente individuiamo. Ma per farlo è necessario avere strumentazioni adatte”. Per questo l’appello lanciato è quello di reperire le attrezzature adeguate per proseguire le ricerche. Nel frattempo, il ponte resterà nel suo lungo oblio sommerso, attraversato soltanto dai pesci del lago.

(In alto un’immagine d’epoca del ponte durante i lavori della costruzione della diga. Foto di Giulio Marguglio)

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I tesori della Soprintendenza del Mare in Danimarca

Dieci reperti provenienti dai fondali siciliani fanno parte di una mostra sull’eruzione di Pompei che sta facendo il giro del mondo

di Giulio Giallombardo

C’è uno dei rostri della battaglia delle Egadi, e poi lingotti, anfore, elmi e altri tesori provenienti dai fondali siciliani. Sono dieci i reperti della Soprintendenza del Mare inseriti nella mostra “Escape from Pompei. The Untold roman rescue”, che si è inaugurata al Moesgaard Museum di Aarhus in Danimarca. Seconda tappa europea dopo quella francese di Nîmes (ma in cui i gioielli siciliani non erano presenti) e dopo le precedenti esposizioni fuori dal Vecchio Continente a Hong Kong e a Sydney e Freemantle, in Australia.

Alcuni dei reperti in mostra

Pezzi di Sicilia per una mostra che, attraverso i reperti esposti provenienti da diversi parchi archeologici italiani, racconta del mondo romano in età imperiale e della catastrofica eruzione di quel fatidico 24 agosto del 79 dopo Cristo. Una tragedia vissuta in prima persona da Plinio il Vecchio, uomo di lettere e comandante della flotta di stanza a Miseno, nella penisola flegrea, che – come racconta il nipote Plinio il Giovane – dopo l’eruzione, inviò 12 navi per salvare gli abitanti di Pompei, partecipando in prima persona alla missione e morendo, con molta probabilità, a causa delle inalazioni. Un sacrificio da molti considerato come il primo caso nella storia dell’uomo di salvataggio di civili da parte di una forza militare.

I reperti siciliani – fanno sapere dalla Soprintendenza del Mare – pur non essendo tutti coevi all’epoca dell’eruzione, sono comunque rappresentativi della forza militare romana. “Quelli che abbiamo voluto esporre – spiega a Le Vie dei Tesori News, Fabrizio Sgroi, archeologo della Soprintendenza del Mare – sono oggetti attinenti al commercio di Roma e alla talassocraziona dell’impero nel Mediterraneo, oggetti connessi alla forza militare, dal momento che nella mostra si parla di quello che è considerato il primo intervento di protezione civile nei confronti della popolazione”.

L’ancora in piombo rinvenuta nelle Eolie

Così, tra i pezzi in mostra che resteranno in Danimarca fino al 10 maggio prossimo, c’è uno dei rostri della Battaglia delle Egadi e un elmo di tipo montefortino proveniente dallo stesso sito. Poi, due lingotti di piombo, con timbri impressi del produttore e del commerciante dell’epoca, rinvenuti a Porto Palo di Capo Passero. E ancora un’anfora romana con corallo, trovata nel relitto di Levanzo, un piatto in ceramica sigillata africana, recuperato a Punta Secca e altre due anfore ripescate dal mare di Mazara del Vallo risalenti al primo secolo dopo Cristo. Infine, c’è anche una particolare ancora in piombo rinvenuta nelle Eolie su cui compare in rilievo l’iscrizione ribaltata “salutem”, scritta al contrario a causa di un errore sullo stampo in fase di fabbricazione. Reperto questo già esposto a Palermo, in occasione della mostra “Mirabilia maris” nel 2016.

“Grazie a Plinio – spiegano ancora dalla Soprintendenza del Mare – il racconto si amplia e il visitatore ha la possibilità di approfondire la conoscenza dell’Impero Romano non solo come incontrastata potenza di terra, dominatrice delle importanti province romane, ma come grande potenza di mare. La baia di Napoli fa sempre da sfondo a questo racconto, con Miseno, sede della potente flotta militare, con i porti commerciali di Pozzuoli e Napoli, favorirono lo sviluppo dell’intero territorio”.

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Riappaiono i cavalieri teutonici della Magione

Le lastre tombali dei monaci-guerrieri, che prima si trovavano all’interno della chiesa, da oggi sono esposte in un nuovo percorso museale

di Giulio Giallombardo

Fu per tre secoli la “casa” dei cavalieri teutonici, adesso ospita le loro sepolture che riappaiono parzialmente in un nuovo percorso di visita. Le lastre tombali dei monaci-guerrieri, che prima si trovavano all’interno della chiesa della Magione, da oggi sono esposte in una parte del chiostro della basilica palermitana nel cuore della Kalsa. Un inedito allestimento museale, curato dalla Soprintendenza dei Beni culturali, che si inaugura oggi insieme alle installazioni artistiche di Bam, la Biennale Arcipelago Mediterraneo (ve ne abbiamo parlato anche qui).

Parte del nuovo allestimento museale

Un percorso che comprende una quindicina di lastre tombali, alcune delle quali appartenute alle sepolture dei cavalieri, altre di epoche più recenti. “Si tratta di coperture che furono restaurate tempo fa e ricollocate sul pavimento della chiesa, adesso sono state risistemate così da potere essere meglio fruite – spiega a Le Vie dei Tesori News, Maria Reginella, storica dell’arte della Soprintendenza, che ha curato l’allestimento museale – . Ce ne sono alcune cinquecentesche che erano quelle dei cavalieri teutonici, e poi altre risalenti al ‘700 che si sono aggiunte nel tempo alla pavimentazione, di alcune si sono conservati soltanto frammenti, altre invece sono ancora in buone condizioni”.

Sarcofago del quarto secolo avanti Cristo

Ma esposto insieme alle lastre, c’è anche un antico sarcofago del quarto secolo dopo Cristo, che è stato donato da un collezionista alla Soprintendenza. “È un pezzo molto pregiato che faceva parte della collezione Daneo, famiglia di antiquari palermitani – aggiunge Reginella – un sarcofago in tufo proveniente dalla Sardegna, che adesso potrà essere ammirato in questo nuovo percorso di visita”. Intanto, proseguono nel complesso della Magione, i lavori di restauro e consolidamento. “Stiamo lavorando per cercare di valorizzare al meglio il sito – ha sottolineato la soprintendente Lina Bellanca – si tratta, all’interno, di opere di manutenzione sui tetti e all’esterno al prospetto che si affaccia sul chiostro”.

Una delle lastre tombali esposte alla Magione

Così, da oggi, alla Magione l’arte antica e quella contemporanea si mescolano insieme. Il convento e il chiostro, fino all’8 dicembre, fa parte del circuito dei luoghi di Bam, festival internazionale di teatro, musica e arti visive dedicato ai popoli e alle culture dei paesi che si affacciano sul mare. Insieme alle antiche lastre tombali dei cavalieri, sono esposte opere dell’artista palestinese Emily Jacir, della libanese Zena el Khalil, di Francesco Arena, dell’israeliana Gili Lavy e del collettivo francese Claire Fontaine. Un ponte tra passato e presente in una delle più antiche chiese della città.

(Foto di Dario Di Vincenzo)

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La villa romana sepolta tra le Madonie

Dopo quattro anni si è tornato a scavare nell’area archeologica di contrada Santa Marina, a Petralia Soprana, dove si trova un grande complesso di età imperiale

di Giulio Giallombardo

Un enorme edificio che duemila anni fa era cuore nevralgico delle Madonie. Dopo quattro anni si è tornato a scavare nell’area archeologica di contrada Santa Marina, a Petralia Soprana, dove tempo fa è stata scoperta una grande villa rustica di età imperiale. Un insediamento che un tempo doveva essere strategico per i traffici commerciali del territorio. Un complesso che comprende, oltre alla dimora del padrone di casa, le stalle, i magazzini, e un colonnato parzialmente conservato, segno dell’agiatezza di chi abitava nella villa. Per tutto il mese di settembre, dieci volontari provenienti da tutta la Sicilia e reclutati dall’associazione “Gaetano Messineo” hanno scavato nella zona, con la supervisione della Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo e coordinati da Santino Ferraro. Adesso l’area degli scavi sarà ricoperta per proteggerli dal maltempo, in attesa di nuove ricerche.

I volontari al lavoro

I risultati della campagna di scavi, interamente finanziata da un privato, saranno presentati a Petralia Soprana il 23 novembre, ma già trapelano nuove scoperte che confermano l’importanza storica del sito. “Abbiamo rinvenuto sul lato sinistro dell’edificio alcune stanze, con le soglie e i relativi cardini, un tempo probabilmente destinate a magazzino – racconta a Le Vie dei Tesori News Carmela Burgio, presidente dell’associazione Gaetano Messineo – poi abbiamo fatto altri saggi e ritrovato anche diversi frammenti, tra cui reperti di vetro, materiale molto prezioso in quell’epoca, posseduto soltanto dalla classi più agiate. Data la grandezza dell’insediamento, non siamo ancora riusciti ad arrivare al limite del prospetto, ma vorremmo riprendere gli scavi già il prossimo maggio, con la speranza di trovare qualcuno disposto a finanziarli”.

L’area della villa romana

Tra gli altri ritrovamenti, poi, una pinzetta in bronzo per la cura del corpo, due tombe di epoca medioevale, dischi fittili e vari frammenti di ceramica. Ma sono tante ancora le domande senza risposta che ruotano attorno all’antica villa, di certo importante per l’economia della zona. Non è chiaro, infatti, il motivo per cui tra i reperti non siano stati rinvenuti finora oggetti integri, ma soltanto frammenti. Neanche perché nell’edificio siano presenti in più punti elementi che farebbero pensare a dei crolli. “Non sappiamo se per un terremoto oppure a causa di saccheggi – spiega ancora Carmela Burgio – la villa sembrerebbe sia stata abbandonata e poi riutilizzata in epoca bizantina, come si evince da alcuni ritrovamenti più superificiali fatti negli ultimi anni”.

L’area archeologica di Santa Marina

Ma la zona era abitata già nel sesto secolo avanti Cristo, come testimoniano i primi ritrovamenti effettuati da Gaetano Messineo, archeologo petralese e funzionario della Soprintendenza di Roma, scomparso nel 2010 e primo ad avere avviato la campagna di scavi alla ricerca dell’antica Petra. Adesso, l’associazione che porta il suo nome ha intenzione di proseguire il suo progetto, ma le risorse scarseggiano e senza fondi non sarà facile. “Abbiamo dovuto interrompere le ricerche sul più bello, proprio quando stavano venendo fuori elementi interessanti – conclude Burgio – . Ci auguriamo di poter continuare a scavare stavolta per un periodo un po’ più lungo”.

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Turista stregato da Palermo, c’è il festival e non va più via

Davide Tencati, 52enne bergamasco, è arrivato in città, con l’intenzione di fermarsi solo per qualche giorno, ma poi ha deciso di restare scoprendo Le Vie dei Tesori

di Giulio Giallombardo

Un colpo di fulmine tra gli stucchi del Serpotta e i tetti del centro storico. Doveva essere una vacanza di pochi giorni a Palermo, ma si è trasformata in un viaggio lungo un mese e mezzo. Non è certo un turista “mordi e fuggi” Davide Tencati, 52enne bergamasco che è arrivato il 18 settembre scorso, con l’intenzione di passare qualche giorno nel capoluogo siciliano, e che poi ha deciso di fermarsi fino a ottobre, per scandagliare, una ad una, le bellezze della città durante il festival Le Vie dei Tesori.

Davide Tencati

“Pensavo di fermarmi qualche giorno, poi è iniziato il festival e ho deciso di restare più a lungo, adesso in pratica ho superato il mese di permanenza a Palermo”, racconta Tencati, funzionario amministrativo della Città metropolitana di Napoli, laureato in economia e prossimo ad una seconda laurea in psicologia. “Sono molto contento di tutto quello che sto vedendo – prosegue – e la cosa divertente è che quando mando le foto dei quattro o cinque monumenti o siti che riesco a visitare in un giorno, tutti i miei amici al Nord o a Napoli restano stupiti per tutta la bellezza che c’è in questa città, nonostante io non sia neanche a un terzo dei luoghi che si possono visitare”.

Tencati nella cripta Lanza

Sono in tutto una cinquantina i siti visti finora dal turista, che, grazie un lungo periodo di ferie, ha pianificato giorno per giorno un itinerario diverso, ma tornando anche negli stessi luoghi per poterne apprezzare tutti i dettagli. “Ricordo la passione dei ragazzi che hanno raccontato alcuni luoghi, trasmettendo un’empatia come se fossero stati loro gli autori delle opere d’arte che descrivevano. È stato un ascolto bellissimo, penso alla chiesa di Sant’Orsola, alla chiesa degli Agonizzanti, a quella di San Matteo o alla cripta Lanza. Tra gli altri luoghi del festival che ho visitato ricordo anche con emozione il rifugio antiaereo sotto piazza Pretoria e la chiesa di San Giovanni Decollato, all’Albergheria, dove si svolgono attività sociali per i ragazzi disagiati, cosa che mi ha molto colpito”.

Panorama dalla cupola del Santissimo Salvatore

C’è poi la cupola del Santissimo Salvatore, dove Tencati è salito addirittura quattro volte: “Un luogo forse meno panoramico di altri campanili o torri, ma che mi dà una certa pace”, confessa. E ancora l’oratorio di San Domenico, quello di Santa Cita o oppure quello di San Lorenzo, “dove ti perdi tra gli angeli e statue del Serpotta e ogni volta, camminando piano e guardandoli con calma, puoi scoprire un particolare nuovo”.

Il viaggio di Davide a Palermo dovrebbe concludersi il prossimo weekend, con la visita, tra gli altri luoghi, alla Palazzina dei Quattro Pizzi all’Arenella. Nonostante in passato sia stato a Palermo per qualche weekend, l’occasione di aver potuto godere di centinaia di monumenti aperti nello stesso periodo dell’anno ha fatto la differenza. “Tutto questo mi ha molto emozionato, – conclude – ho scoperto una Palermo che non conoscevo. Vivo a Napoli da 16 anni e trovo che il sud restituisca un’emozione particolare, a cui si aggiunge però il calore unico del popolo siciliano, che ho trovato molto amabile in qualunque situazione. Un’esperienza davvero indimenticabile”.

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Ragusa tra campanili di notte e tesori del gusto

Torna nel capoluogo ibleo la manifestazione Scale del Gusto, dedicata alle eccellenze enogastronomiche del territorio. In sinergia con Le Vie dei Tesori si potranno visitare tre torri campanarie in notturna

di Giulio Giallombardo

Una sinergia che mette insieme bellezza, cultura ed eccellenze enogastronomiche di un territorio tra i più ricchi in Sicilia. Torna a Ragusa, per il quinto anno consecutivo, Scale del Gusto, la kermesse che riscopre il mondo rurale e le sue tradizioni, attraverso un percorso sensoriale lungo le antiche scalinate che dalla città superiore scendono fino a Ibla, la culla del Barocco. Ma questa nuova edizione è ancora più speciale, perché si svolge in contemporanea con l’ultimo weekend del festival Le Vie dei Tesori a Ragusa, Modica e Scicli, dal 18 al 20 ottobre.

Scale del Gusto a Ragusa

Dall’unione delle due manifestazioni nasce l’esperienza unica delle Scale dei Tesori, una visita speciale in notturna, dalle 18 a mezzanotte, di tre campanili storici con vista mozzafiato su Ragusa. Si potrà salire sulle torri campanarie della chiesa dell’Itria, del Purgatorio e, per la prima volta in assoluto, sul campanile di Santa Maria delle Scale, posta tra la città superiore e Ibla, al limite dei due centri (qui per saperne di più).

Un momento di una passata edizione

“Spesso nelle città della nostra area iblea non si riesce a fare una regia unica degli eventi – commenta Giovanni Gurrieri, presidente di Sud Tourism, l’associazione che organizza Scale del Gusto – . Quest’anno abbiamo anzitempo ovviato a questo problema e dai due format de Le Vie dei Tesori e di Scale del Gusto, è nata questa serata eccezionale durante la quale i tre campanili saranno fruibili e visitabili contemporaneamente, cosa che non era mai avvenuta prima d’ora”. Un motivo in più, dunque, per visitare Ragusa e fare un salto anche nelle vicine Modica e Scicli, che nei primi due weekend del festival hanno messo insieme quasi 16mila visite.

Una delle “cene con vista”

Dunque, due progetti che si incontrano con l’obiettivo comune e complementare di esaltare da un lato il patrimonio culturale e dall’altro i tesori della tavola. Le Scale del Gusto si srotolerà in tre giornate e tante sezioni. Da “Prodotti e produttori”, con gli assaggi delle eccellenze agroalimentari del territorio, alle “cene con vista” che trasformano i luoghi tra il capoluogo ragusano e il suo quartiere barocco in speciali teatri del gusto dove verranno serviti piatti cucinati da noti chef. Cene in programma in largo Santa Maria, nel belvedere della Chiesa Santa Lucia, e alla corte del palazzo Sortino Trono.

Visite e degustazioni con le Scale del Gusto

Cucina e libri al centro degli incontri dedicati al “gusto della letteratura”, e ancora spazio alle “esperienze del gusto”, ovvero masterclass, incontri, laboratori e approfondimenti e alle “strade del vino” per un percorso tra le cantine del territorio insieme ai sommelier. Infine, tra le novità di quest’anno c’è il “villaggio del gusto”, con un occhio di riguardo agli ingredienti e delle materie prime della cultura enogastronomica locale, guardando allo street food più tipico. “Scale del Gusto è un modello di rigenerazione del patrimonio urbano – sottolinea Gurrieri – . È il sogno che diventa realtà, almeno in questi giorni, ovvero la possibilità di vivere questi luoghi quotidianamente con chiese aperte, palazzi accessibili, vicoli adeguatamente sistemati e proni a raccontarsi al visitatore. Insomma una manifestazione che dice anche oltre i giorni in cui si svolge, per essere da ulteriore stimolo che sottoponiamo all’attenzione dell’intera collettività”.

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Chiese, conventi e cripte: aprono i tesori della Curia

Oltre mille persone hanno visitato Santa Caterina, con il suo chiostro, nel primo weekend del festival. Ma sono tantissimi gli altri gioielli dell’Arcidiocesi da scoprire

di Giulio Giallombardo

Un cammino sulle orme del sacro, costellato di chiese, oratori e cripte. Sono tantissimi e più degli altri anni i beni dell’Arcidiocesi di Palermo che aprono le loro porte in occasione del festival Le Vie dei Tesori. Ci sono ancora quattro weekend, fino al 3 novembre, per scoprire 31 chiese, cinque oratori e altrettante cripte. “Il nostro obiettivo è di riuscire ad aprire il più possibile le tante strutture che abbiamo, anche se non sempre è facile anche per motivi di sicurezza”, spiega padre Giuseppe Bucaro, direttore dell’Ufficio Beni culturali dell’Arcidiocesi. “Il progetto de Le Vie dei Tesori – prosegue padre Bucaro – entra esattamente nello spirito della nostra visione, ovvero ciò che abbiamo non è nostro, ma è della comunità e quindi bisogna fare il possibile per renderlo disponibile nel modo migliore”.

Il chiostro di Santa Caterina

Tra i luoghi più amati e quest’anno aperta per tutti i weekend, dal venerdì a domenica, dalle 10 alle 17,30, c’è senza dubbio la chiesa di Santa Caterina, che si affaccia su piazza Bellini e su piazza Pretoria. Il monumento è stato il più visitato a Palermo nel primo weekend del festival, con oltre mille persone che hanno ammirato il trionfo di stucchi di Procopio Serpotta e gli splendidi marmi mischi. Ma lo stesso numero di visitatori ha anche scelto il monastero di clausura annesso alla chiesa, con l’oratorio, la sala della Priora, la grande sacrestia, il refettorio e il “comunichino”, l’ex chiesa di san Matteo e la sala capitolare.

Cappella di Maria Santissima di Soledad

“Ho ceduto con grandi difficoltà l’apertura di Santa Caterina per tutti e cinque i weekend – confessa Bucaro – , si può visitare il chiostro, la chiesa e la parte museale del piano terra, dove c’è la stanza della priora e il refettorio. È una sfida che abbiamo portanto avanti tra mille problemi, soprattutto per quanto riguarda il personale, però ci tenevamo molto e siamo felici di aver garantito una maggiore fruibilità del complesso rispetto all’anno scorso”.

Chiesa dell’Immacolata Concezione al Capo

Ma sono tantissime le chiese visitabili, molte già aperte nel corso delle passate edizioni del festival: dalla Cappella di Maria Santissima della Soledad alla Badia Nuova, dalla Chiesa dell’Origlione all’oratorio del Santissimo Salvatore, passando dalla Gancia, Santa Maria in Valverde, l’Immacolata Concezione al Capo, i Santissimi Quaranta Martiri alla Guilla, fino alla piccola chiesetta di San Giovanni Decollato, che fa il suo debutto nel festival. Tra i progetti in cantiere per il prossimo anno, c’è, inoltre, il restauro dell’unica chiesa disegnata da Ernesto Basile, Santa Rosalia, in via Marchese Ugo, edificata nel 1924 in coincidenza con il terzo centenario della scoperta su Monte Pellegrino delle ossa attribuite alla Santa. “È l’unico edificio religioso della città dove il famoso architetto ha lasciato traccia del suo passaggio – conclude Bucaro – . Speriamo di poterla inserire nel circuito del festival già dal prossima edizione”.

Per tutte le informazioni sul festival a Palermo cliccare qui. Per restare aggiornati su tutte le iniziative, visite e appuntamenti, visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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Aprono i cunicoli nascosti della Casina Cinese

Visite speciali nei weekend de Le Vie dei Tesori. Si potranno attraversare i tunnel che portavano alle antiche cucine della palazzina. Un percorso normalmente non aperto al pubblico

di Giulio Giallombardo

È il simbolo del gusto stravagante e bizzarro di un’epoca. Il rifugio di un sovrano dall’indole capricciosa ed eccentrica che amava gli esotismi e i marchingegni. La Casina Cinese di Palermo, il “giocattolo” che si fece costruire Ferdinando IV di Borbone e dove visse con la moglie Maria Carolina, in fuga da Napoli nel 1798, è un trionfo orientaleggiante di guglie, specchi, ghirigori, arredi insoliti ed affreschi. Un gioiello di chinoiserie che, in occasione del festival Le Vie dei Tesori, si arricchisce di un percorso di visita normalmente non accessibile al pubblico. Durante i cinque weekend della manifestazione, da oggi fino al 3 novembre, si potranno, infatti, percorrere i cunicoli sotterranei che collegavano la Casina alle cucine, situate dove attualmente si trovano gli edifici del museo Pitrè, un tempo alloggi della servitù.

Interni della Casina Cinese

Si tratta di una visita speciale su prenotazione (qui per prenotare), che oltre agli ambienti della Casina, include anche il passaggio nei tunnel fino a raggiungere le due cucine, la cosiddetta rustica e quella reale (anche se quest’ultima si potrà ammirare dal prossimo weekend). Questi ambienti furono separati dalla piccola “reggia cinese” perché il sovrano non voleva sentire gli odori che provenivano dalle cucine. Ma non contento, grazie ad un ingegnoso meccanismo ligneo dotato di fune, pulegge e carrucole, Ferdinando fece sì che i piatti sbucassero direttamente sulla tavola già apparecchiata, senza il girovagare della servitù nella sala da pranzo. Questo grazie alla sorprendente “tavola matematica”, una table muovant ispirata a quella inventata da Loriot e fatta installare da Luigi XV nel Petit Trianon, nei giardini della reggia di Versailles.

La cucina rustica

Dopo aver attraversato i cunicoli, dunque, si potranno visitare anche le due cucine, che si trovano nel museo Pitrè, attualmente chiuso per lavori di riallestimento interno. La prima, quella rustica, è una ricostruzione d’ambiente voluta dal primo direttore del museo Giuseppe Cocchiara. Riproduce la cucina popolare, con fuochi, utensili, cucine, pentole, ma anche pezzi particolari come la pietra scanalata che serviva per frantumare le fave di cioccolato. L’altra cucina, quella reale, aperta dal prossimo weekend, è stata ritrovata, invece, durante i lavori di restauro. Nascosta dall’allestimento dei presepi, la stanza è stata conservata così com’era, con l’aggiunta soltanto di qualche stoviglia e piatto. Le due cucine erano separate perché adibite alla lavorazione di alimenti diversi.

La cucina reale

“Stiamo lavorando alacremente per la riapertura del museo Pitrè – spiega a Le Vie dei Tesori News la direttrice Eliana Calandra – gli allestimenti sono a buon punto e le vetrine sono quasi pronte, rimangono solo da completare alcuni lavori e contiamo di riaprire tra qualche mese. Intanto, siamo contenti di rinnovare la collaborazione con Le Vie dei Tesori, perché è nostro interesse aprire il più possibile i luoghi della cultura. Il fatto che ci sia un festival che li valorizzi, e che riesca a richiamare tanti visitatori è sicuramente qualcosa di positivo e che trova tutta la nostra adesione”.

Per tutte le informazioni sul festival a Palermo cliccare qui. Per restare aggiornati su tutte le iniziative, visite e appuntamenti, visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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La magia della chitarra tra gli stucchi del Serpotta

Al via “Le Corde di Palermo”, una piccola rassegna di concerti curata dal chitarrista Dario Macaluso, che rientra tra gli eventi della 13esima edizione del festival Le Vie dei Tesori

di Giulio Giallombardo

Un intreccio tra musica, archittettura e arte. Corde che vibrano illuminando con luce nuova antichi scrigni barocchi di Palermo. Quattro concerti per due oratori e una chiesa, in cui protagonista è la chitarra, strumento dal suono delicato e intimo, che riecheggiando in ambienti raccolti dà il meglio di sé. È il ciclo “Le Corde di Palermo”, il mini-cartellone dei “Concerti nei Tesori”, una piccola rassegna musicale curata dal chitarrista Dario Macaluso, che rientra tra gli eventi della 13esima edizione del festival Le Vie dei Tesori, al suo ritorno a Palermo, da venerdì 4 ottobre fino al 3 novembre (ve ne abbiamo parlato qui).

Giulio Tampalini (foto Facebook)

Ogni venerdì, dal 4 al 25 ottobre alle 21, una serata di musica da camera tra gli stucchi del Serpotta, negli oratori di San Mercurio, San Lorenzo e nella chiesa di Santa Maria del Piliere. Si comincia il 4 ottobre con il concerto “Trame sonore spagnole” che vede protagonista il virtuoso bresciano Giulio Tampalini, uno dei più affermati chitarristi italiani, che si esibirà nell’oratorio di San Mercurio (qui per prenotare). Un artista trasversale, aperto anche a contaminazioni folk, che si esibirà in un programma d’ispirazione iberica, con musiche dalla forte impronta ritmica spesso calate nelle forme tipiche delle danze spagnole. Si potranno ascoltare pagine di autori come Coste, Aguado e una raffinata rielaborazione dei Valses poeticos op. 10 di Granados, Llobet, Barrios e Tarrega.

Sculture di Serpotta nell’oratorio di San Lorenzo

Il tango, invece, sarà protagonista del secondo concerto nell’oratorio di San Lorenzo. Venerdì 11 ottobre, la flautista Ester Prestia e il chitarrista Paolo Romano spazieranno in un vario repertorio, proponendo col concerto “Tonos de Tango” alcune delle pagine più belle scritte per questo duo strumentale: dalla suite di Piazzolla a Pujol, per passare alle malinconie della milonga di Tavolaro e agli affreschi di Marino (qui per prenotare). Dal duo si passa al trio nel terzo concerto dal titolo “La chitarra nel classicismo viennese”, venerdì 18 ottobre nell’oratorio di San Mercurio (qui per prenotare). In scena il flauto di Luigi Sollima, la chitarra di Dario Macaluso e la viola di Christian Cutrona, che faranno dialogare insieme i tre strumenti in un perfetto equilibrio, tipico della tradizione musicale a cavallo tra Settecento e Ottocento. In programma il Notturno op. 21 del boemo Wenzel Matiegka, poi il trio di Kreutzer op. 16, per finire con le evanescenti atmosfere negli acquerelli argentini di Pujol.

La chiesa di Santa Maria del Piliere

La mini-rassegna si conclude venerdì 25 ottobre, nella chiesa di Santa Maria del Piliere, con “Il belcanto chitarristico” (qui per prenotare). Protagonista il duo Macaluso-Romano che proporrà un programma ispirato al repertorio operistico, riadattato e trascritto per due chitarre. Si potranno ascoltare i temi della Gazza Ladra e del Barbiere di Siviglia di Rossini negli arrangiamenti di Giuliani, oppure, di altro respiro, la Fantasia op. 54 del catalano Sor e i freschi duetti dell’op. 1 di Gragnani.

Dario Macaluso

“L’idea è quella di far scoprire al pubblico uno strumento come la chitarra, in una veste diversa da quella folk più conosciuta – spiega a Le Vie dei Tesori News, Dario Macaluso – . Per questo abbiamo scelto un programma piccolo, ma variegato, cercando di conservare la tradizione colta della letteratura per chitarra, ma con un occhio anche ad altri generi, per abbracciare diversi gusti musicali. Sarà emozionante suonare all’interno di questi monumenti, dove l’acustica è perfetta e uno strumento dal suono delicato come la chitarra può essere apprezzato in tutte le sue sfumature. Questo è un progetto pilota – conclude il chitarrista – , mi auguro che in un futuro possa essere ripetuto anche nelle altre città del festival”.

Per tutte le informazioni sul festival a Palermo cliccare qui. Per restare aggiornati su tutte le iniziative, visite e appuntamenti, visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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Apre la torre del Carmine con il vescovo Mogavero

Il campanile di Marsala sarà fruibile dopo decenni in occasione del festival Le Vie dei Tesori, che debutta in città aprendo le porte di 21 siti, tra chiese, musei, monumenti e percorsi segreti

di Giulio Giallombardo

C’è una curiosa voglia di scoprire la città con occhi nuovi a Marsala. Chiese, monumenti, musei, percorsi segreti che si mostrano come mai prima d’ora. È l’effetto contagioso de Le Vie dei Tesori, il festival nato a Palermo 13 anni fa, ma che ormai si è allargato a tutta la Sicilia, trasformando le città in musei diffusi. Quest’anno, tra le altre, tocca anche alla cittadina trapanese, dove da oggi e per tutto il weekend, come per i successivi fino al 29 settembre, aprono le porte 21 siti alcuni dei quali inediti e nascosti (qui tutti i luoghi da visitare).

Il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero

A Marsala il debutto è in grande stile, con la riapertura oggi alle 16 del campanile dell’ex convento del Carmine, monumento da decenni chiuso al pubblico. A inaugurarlo sarà il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero. “Un monumento che per l’occasione è stato reso accessibile e che offre una testimonianza di fede, di architettura e di arte – ha detto il vescovo a Le Vie dei Tesori News – . Un bene finora ignorato da parte dei cittadini, che attraversavano piazza del Carmine. Abbiamo voluto che in questa occasione fosse riaperto uno scorcio inedito su Marsala, consentendo ai visitatori di potere ammirare un gioiello di architettura”.

La scala elicoidale del campanile

Il recupero della torre campanaria e la sistemazione interna è stata possibile grazie ai fondi dell’8 per 1000, con la supervisione della Soprintendenza ai beni culturali di Trapani. Sono state sistemate le finestre ed è stata installata una corda che riprende l’antica fune che serviva per far suonare le campane. “C’è tanta curiosità – prosegue il vescovo Mogavero – molti marsalesi passando da lì non facevano caso al monumento, adesso grazie a Le Vie dei Tesori si è acceso l’interesse e l’aspettativa è alta. I cittadini si sono accorti che Marsala possiede un gioiello di cui si ignorava il valore artistico, culturale e architettonico e che da oggi in poi potrà essere fruito”.

Il campanile del Carmine

Un tesoro non solo dal grande valore artistico, ma anche con una storia particolare (ve ne abbiamo parlato anche qui). Il Marchese di Villabianca, infatti, scriveva che quando il campanile suonava “a mortorio”, si muoveva, terrorizzando chi si trovava al suo interno. Proprio per questo suo leggendario moto oscillatorio, in epoca antica, era considerato uno dei monumenti più belli e insoliti dell’Isola. “Una storia – aggiunge il vescovo – che fin qui era rimasta chiusa nella memoria degli storici e di chi ha vissuto nelle nostre chiese e nei nostri conventi. Oggi finalmente sarà raccontata a chi vuole essere un fruitore intelligente, appassionato e amante delle cose belle”.

La cupola del campanile

Ma la riapertura del Campanile potrebbe essere solo la prima tappa di una collaborazione tra la Diocesi e l’associazione Le Vie dei Tesori. “È già un buon inizio, speriamo nel futuro di poter proseguire questa sinergia – dice Mogavero – . Da tempo lavoriamo per rendere fruibili chiese o monumenti chiusi, magari per mancanza di custodia o di risorse che ne consentissero il restauro. Riteniamo che questa collaborazione con Le Vie dei Tesori possa essere un’occasione per ravvivare l’interesse e anche, perché no, per ottenere dei finanziamenti pubblici o da sponsor privati. Speriamo nella bella riuscita di questa iniziativa che, alla luce dell’esperienza degli anni passati, dovrebbe essere assicurata”.

Il campanile del Carmine

Il campanile si potrà visitare su prenotazione tutti i venerdì, sabato e domenica, dal oggi al 29 settembre (qui per prenotare), ma – data la particolarità del monumento – si potrà salire soltanto due alla volta. Inoltre, la Diocesi di Mazara del Vallo ha previsto un regolamento da seguire per chi volesse visitare il campanile. Per salire i gradini della particolare scala elicoidale, non si potranno indossare ciabatte e scarpe col tacco. È vietato, inoltre, l’ingresso ai cardiopatici, alle donne incinte e ai minori di 14 anni. Bisognerà, infine, lasciare borse e zaini all’ingresso per garantire libertà di movimento.

Novità di quest’anno, inoltre, sono i viaggi giornalieri in pullman da Palermo verso alcune delle città del festival. Dunque, chi dal capoluogo siciliano volesse andare alla scoperta dei tesori di Marsala, potrà farlo domenica 29 settembre (qui per prenotare il pullman). Sarà l’occasione per visitare, oltre il campanile del Carmine, alcuni dei 21 luoghi aperti in città per questa edizione del festival (qui per il programma completo a Marsala). Per prenotare il pullman da Palermo a Marsala cliccare quiPer restare aggiornati su tutte le altre iniziative, visite e appuntamenti visitare il sito www.leviedeitesori.com. È operativo anche il call center allo 0918420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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