La nuova vita di Villa Belmonte dopo il restauro

L’ottocentesco complesso monumentale di Palermo, alle falde di Monte Pellegrino, diventerà sede del Consiglio di giustizia amministrativa

di Giulio Giallombardo

Si prepara a rinascere un altro tesoro monumentale di Palermo. Dopo i recenti interventi di restauro e manutenzione, l’ottocentesca Villa Belmonte, uno dei più importanti esempi di architettura neoclassica in città, diventerà sede del Consiglio di giustizia amministrativa. Il complesso monumentale alle falde di Monte Pellegrino, che comprende la villa, i corpi accessori tra cui scuderia, ex cappella, ex casa del custode, parco e tempietto di Vesta, appartiene al demanio della Regione Siciliana, che ha da poco completato i lavori di adeguamento e restauro per trasferirvi gli uffici del Cga, attualmente ospitato in via Cordova.

Uno scorcio di Villa Belmonte

Dopo anni di incuria e abbandono, durante i quali la villa è stata preda dei vandali, adesso è pronta per tornare fruibile. I lavori, durati quasi due anni, per cui la Regione ha investito circa tre milioni di euro, hanno interessato sia l’interno che l’esterno. Si è provveduto alla manutenzione delle finestre e degli infissi, compresa la veranda di piano primo e le grate di protezione. Le sale interne sono state interamente ritinteggiate, ad eccezione di quelle affrescate, del cui restauro si dovrà occupare la Soprintendenza ai Beni culturali. È stato messo a punto l’adeguamento degli impianti elettrici, idrici e di condizionamento, ricavando una sessantina di postazioni di lavoro, con aula riunioni e spazi per gli archivi.

La veranda

Gli unici interventi finora rimasti fuori sono quelli di recupero degli elementi artistici, ovvero gli affreschi delle volte, l’emiciclo e le fontane con i leoni da restaurare. “Siamo partiti un po’ in ritardo, perché il vecchio progetto non comprendeva alcuni aspetti, come il restauro delle volte – spiega a Le Vie dei Tesori News, l’architetto Giovanni Rotondo, rup e dirigente del Servizio 2 del Dipartimento regionale tecnico – abbiamo poi trovato le travi delle stalle in pessime condizioni, per cui è stato fatto un lavoro supplementare. Poi anche alcuni tratti dell’impianto fognario erano in cattivo stato. Abbiamo recuperato un grande vano per fare una sala riunioni, anche questo non previsto in progetto, l’abbiamo pavimentato, ridipinto e rifatto il tetto. La facciata è in discreto stato, ma necessita di interventi di recupero, da fare magari in un secondo tempo. Le emergenze principali erano di carattere statico, soprattutto nelle volte e negli architravi delle finestre, che presentavano lesioni molto serie”.

Nello Musumeci

Bisognerà adesso capire se gli uffici del Cga si trasferiranno in breve tempo o se si dovrà aspettare il restauro degli affreschi ad opera della Soprintendenza. A decidere il trasferimento degli uffici giudiziari nel bene storico è stato il presidente della Regione, Nello Musumeci, che ha approvato recentemente una delibera nel corso di una seduta di giunta che si è svolta a Catania. Il provvedimento, di fatto, ha revocato una delibera del governo regionale, risalente alla precedente legislatura, ma di fatto mai attuata, con la quale era stata destinata al Consiglio di giustizia amministrativa un’ala dell’Albergo delle povere di corso Calatafimi. “I particolari lavori di manutenzione straordinaria eseguiti dalla Regione – ha affermato il governatore Nello Musumeci – oltre a riportare agli antichi splendori uno dei palazzi storici più prestigiosi della città, ci danno la possibilità di mettere a disposizione del Cga una sede autorevole”.

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Battaglia delle Egadi, verso il recupero di nuovi rostri

Sono riprese le attività di ricerca nei fondali a nord-ovest di Levanzo, dove sono tantissimi i reperti individuati tra cui anfore, elmi e oggetti di bordo delle navi

di Giulio Giallombardo

Si tornano a esplorare i fondali della Battaglia delle Egadi. Sono riprese le attività di ricerca subacquea tra i 75 e i 95 metri di profondità a nord-ovest dell’isola di Levanzo, dove l’anno scorso sono stati recuperati diversi reperti, tra cui un rostro romano decorato, unico nel suo genere, con un’incisione che raffigura una vittoria alata (ve ne abbiamo parlato qui). Ma sono tantissimi i reperti individuati e che aspettano solo di essere recuperati, tra cui anfore greco-italiche e puniche, oggetti di bordo, numerosi elmi e altri rostri, armi da guerra, montate nella parte anteriore delle navi per speronare le imbarcazioni nemiche.

Il team di ricercatori al lavoro

Le indagini sono condotte dalla Soprintendenza del Mare in collaborazione con la Rpm Nautical Foundation e i subacquei altofondalisti della Gue, Global underwater explorer. Lo stesso team che l’anno scorso indagò nell’area di quello che viene considerato il più grande conflitto navale dell’antichità, combattuto nel 241 avanti Cristo, da circa 200mila uomini, con i romani vittoriosi da un lato e i cartaginesi sconfitti dall’altro. Una ricerca su cui lavorava da anni l’assessore e archeologo Sebastiano Tusa, scomparso il 10 marzo scorso nel disastro aereo in Etiopia, per ironia della sorte, lo stesso giorno della Battaglia delle Egadi.

Il rostro decorato

Quest’anno le indagini, iniziate un paio di settimane fa e che proseguiranno fino al 31 agosto, si concentrano proprio nell’area ritenuta più importante per numero di reperti individuati durante la campagna effettuata nella scorsa estate dalla nave oceaonografica Hercules della statunitense Rpm, con il supporto di moderni sonar a scansione laterale, strumenti che permettono di effettuare rilievi più approfonditi, e con multibeam, un tipo di sonar utilizzato per mappare il fondale marino.

Rostri esposti a Favignana

Le ricerche sono appena all’inizio e si è ancora in una fase preliminare. Ma il tentativo sarà di tirare fuori dal mare altri rostri individuati l’anno scorso, che si andranno ad aggiungere agli altri 19 già recuperati, insieme ai 22 elmi e alle numerose anfore. La speranza è che si tratti di reperti preziosi come il rostro decorato con la vittoria alata, chiamato “Egadi 18”, ma è ancora presto per fare ipotesi. “Le indagini sono in corso – spiega a Le Vie dei Tesori News la soprintendente del Mare, Adriana Fresina –  i fondalisti lavorano ogni giorno e la ricerca sta dando risultati interessanti, ma in questo momento non è possibile dire di più. L’idea è quella di recuperare altri rostri, ma non è un’operazione facile. Tutto dipende da una serie di variabili, tra cui le condizioni meteo, per cui bisogna ancora capire quando e se sarà possibile recuperarli. Faremo il possibile, nella speranza di trovare anche altri tesori sommersi”.

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Addio Camilleri, Tiresia dei nostri tempi

Lo scrittore empedoclino è morto lasciando una vasta eredità letteraria, dove la Sicilia è protagonista indiscussa, tra ironia e disincanto

di Giulio Giallombardo

“Penso al paradiso: il paesaggio rasenterebbe la sicilianità visiva. Montalbano me lo immagino disoccupato, circondato da un placido volteggiare di anatre. E una tazzina di caffè fumante”. Parola di Andrea Camilleri, in un articolo di qualche anno fa pubblicato sul Corriere della Sera. Un’immagine dell’aldilà intrisa dell’Isola dove era nato e che amava visceralmente. Lo scrittore empedoclino, a un mese esatto dal ricovero per arresto cardiaco all’ospedale Santo Spirito di Roma, è morto questa mattina. Aveva 93 anni e lascia la moglie e le tre figlie che lo hanno assistito fino all’ultimo.

“Non ho paura di morire. Accogliere la morte come un atto dovuto è saggezza, farlo invece con timore e ritrosia è come essere già morti”. Aveva confessato lo scrittore in un’intervista radiofonica, con quel disincanto che lo contraddistingueva. Un compagno di vita con cui aveva convissuto insieme all’ironia, che scorre tra le righe dei suoi libri. Ma la vocazione artistica di Camilleri era una soltanto: raccontare storie. Farlo con lucidità e spirito critico, ma non senza nostalgia e dolcezza. Una missione che ha voluto portare avanti non solo nei tantissimi libri, tutti pubblicati in età matura, ma anche con le numerose interviste, che generosamente rilasciava (qui un’intervista inedita che abbiamo pubblicato l’anno scorso).

Andrea Camilleri

Ogni occasione era buona per raccontare aneddoti, curiosità, ricordi, dove la Sicilia era quasi sempre, se non protagonista, almeno sullo sfondo.  Fino all’ultimo grande racconto, l’anno scorso, a Siracusa, dove con la sua “Conversazione su Tiresia” aveva incantato i diecimila spettatori del Teatro Greco. La cecità dell’indovino tebano, punito perché rivelava i segreti degli dei, era la stessa che aveva afflitto lo scrittore negli ultimi anni. Un’affinità elettiva da cui scaturisce una riflessione ad alta voce sul tempo, sulla memoria e sulla profezia. “Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista – scriveva – questa volta a novant’anni, ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità e solo venendo qui posso intuirla, solo su queste pietre eterne”.

Luca Zingaretti interpreta il commissario Montalbano

Ma la vera fortuna letteraria del “grande vecchio” di Porto Empedocle inizia nel 1994, anno di nascita del commissario Montalbano, nelle pagine de “La forma dell’acqua”. Quattro anni dopo, anche grazie alla serie televisiva con Luca Zingaretti, che ha dato corpo e volto al personaggio, esplode uno dei casi editoriali più importanti degli ultimi anni. La Sicilia di Camilleri mette da parte lo stereotipo di terra di mafia, intesa come “impero del male totalizzante”, come ha osservato il giornalista Francesco La Licata, per non cadere nella trappola di una celebrazione indiretta di Cosa nostra. “La mafia non emerge nei racconti con il commissario Montalbano – osserva La Licata – nel senso che il mafioso non è mai il protagonista delle storie. Tuttavia l’onorata società non è che non esista nelle trame: c’è ma non sta in primo piano per esplicita volontà dell’autore che dichiara apertamente di non voler contribuire al consolidamento del mito della mafia”.

Lo scrittore è morto a 93 anni

Così risalta la Sicilia del mare cristallino, del sole abbagliante e della buona tavola, un po’ da souvenir a dire il vero, ma comunque autentica e senza artifici. Diventano comuni a tutta Italia (e non solo) anche certe parole in vernacolo siciliano di cui sono disseminati i trenta romanzi che hanno come protagonista il commissario di Vigata. Complementari al filone di Montalbano, ci sono poi i saggi e romanzi storici a partire da “Un filo di fumo”, pubblicato nel 1980, passando per “La strage dimenticata”, “La stagione della caccia” e “Il birraio di Preston”, fino ad arrivare a “La presa di Macallè”, ambientati, tranne quest’ultimo, soprattutto nella Sicilia di fine Ottocento.

Scompare una penna eclettica e sagace, sempre ancorata all’attualità, che non aveva risparmiato recentemente critiche al governo, suscitando non poche polemiche. Un intellettuale a tutto tondo, che parlava senza fronzoli, dicendo sempre quello che pensava. “Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio ‘cunto’, passare tra il pubblico con la coppola in mano”. Aveva detto Camilleri. Appena due giorni fa, il 15 luglio, avrebbe dovuto narrare alle Terme di Caracalla la sua “Autodifesa di Caino”, spettacolo poi annullato visto l’aggravarsi delle condizioni di salute. Una storia che adesso, forse, sta raccontando altrove, tra il cielo e il mare della sua Vigata.

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Il Comune vuole fare cassa e vende nel centro storico

L’amministrazione porta avanti il piano delle alienazioni. Disponibili appartamenti, magazzini e corpi bassi da Ballarò al Capo, dalla Vucciria al Papireto

di Giulio Giallombardo

Pezzi di centro storico in vendita per fare cassa. Il Comune di Palermo porta avanti il piano delle alienazioni, approvato alla fine dello scorso anno, nella speranza di trovare acquirenti disposti a rilevare immobili da ristrutturare. Da Ballarò al Capo, dalla Vucciria al Papireto, sono una dozzina i lotti, tra appartamenti, corpi bassi e magazzini, che l’amministrazione comunale spera di dismettere, per guadagnare dalla vendita una cifra che si aggirerebbe al massimo intorno ai 450mila euro.

Vicolo Santa Chiara

Il bando, firmato poco meno di un mese fa dal dirigente del settore Risorse Immobiliari, Domenico Verona, passato adesso ai Servizi culturali, scade il 22 luglio. I beni di proprietà comunale saranno messi all’asta, con presentazione di offerte segrete, uguali o maggiori del prezzo base indicato nel bando. Si tratta, per lo più, di immobili di non particolare pregio storico e bisognosi di importanti interventi di ristrutturazione, ma inseriti comunque in un tessuto urbano, come quello del centro storico di Palermo, interessato, negli ultimi anni, da una progressiva riqualificazione.

Palazzetto Sandron in via Sampolo

L’unico immobile d’interesse culturale, come attestato dalla Soprintendenza, si trova però fuori dal centro storico, precisamente nel tratto in cui via Sampolo si restringe, terminando davanti al carcere Ucciardone. Si tratta di un locale al pianterrenno di Palazzetto Sandron, edificio legato al nome di Remo Sandron, erede della storica casa editrice fondata a Palermo nel 1839 e pioniere nella divulganzione del pensiero scientifico e filosofico del Positivismo e delle scienze umane. Le Officine Grafiche Sandron avevano la loro sede nel piano dell’Ucciardone e furono seriamente danneggiate da un’alluvione negli anni ’20 del secolo scorso. Oggi ospitano il quartier generale e gli uffici di un importante brand della moda.

Palazzo in piazza Sant’Eligio

Il pianterreno in vendita, ampio poco meno di 100 metri quadrati, ha un prezzo a base d’asta di 72mila euro. L’alienazione è stata autorizzata dalla Soprintendenza, a patto che la prossima destinazione d’uso – si legge in un parere firmato dalla soprintendente Lina Bellanca – “sia compatibile con il carattere storico ed artistico del monumento e tale da non recare danno alla sua conservazione. Per quanto attiene la futura destinazione, le attività ammissibili sono del tipo bottega artigianale o studio d’artista”.

Gli altri immobili che il Comune sta cercando di vendere si trovano in piazza Sant’Eligio, alla Vucciria, con due lotti da 53 e 69mila euro; poi in vicolo Santa Chiara, a Ballarò, dove già sono stati ristrutturati alcuni edifici (qui il prezzo sale a 126mila euro); e ancora quattro magazzini in vicolo della Pila, dalle parti di via Papireto; un piccolo spazio in via delle Case Nuove, traversa di via Maqueda e tre immobili in via Maestro Cristofaro, vicino al mercato del Capo.

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L’arte di Pippo Cafarella inaugura il Salina Festival

Due collage del poeta e pittore ispirati al tema “Arcipelaghi umani”, titolo dell’edizione di quest’anno, saranno esposti nel Faro di Punta Lingua

di Giulio Giallombardo

Corpi, volti e sguardi in ascensione. Collage di immagini che diventano colonne di colore. Morbidi cromatismi in cui lo sguardo si perde tra ritagli di giornale, disegni e vecchie foto. Sono le due nuove opere con cui il pittore e poeta salinaro Pippo Cafarella inaugurerà la 13esima edizione del Salina Festival, dal titolo “Arcipelaghi umani”, in programma dal 24 al 28 luglio nell’isola delle Eolie.

Opera della serie “Il mio mare ferito”

“Opere che tentano di stimolare l’immaginazione di chi le guarda – spiega Cafarella – attraverso una serie di immagini che si affastellano dal basso verso l’alto, come una colonna”. Le opere, che saranno esposte al Faro di Punta Lingua, fanno parte di un dittico realizzato con tecnica mista, a cui si aggiungeranno altre due mostre visitabili nelle sale dell’infopoint dell’isola. La prima dal titolo “Il mio mare ferito”, mette insieme opere materiche realizzate su legno e cartone bruciato, ispirate al mare e già esposte in altre personali. La seconda mostra, invece, trae ispirazione dall’ormai celebre casa dell’artista in contrada Pollara, dove è stato girato il film “Il postino”. Si intitola “La casa color poesia” e raccoglie alcuni disegni dallo stile evanescente, in cui si intravedono dettagli della casa, sfumati con i colori del tramonto.

Opera della serie “La casa color poesia”

Il festival, realizzato dall’associazione culturale Onde, fondata dal direttore artistico dell’evento, Massimo Cavallaro, prevede un calendario di concerti, incontri e escursioni, che si alterneranno per cinque giorni. Come gli altri anni, spazio al Premio Cinemaremusica, quest’anno attribuito a Pietro Bartolo, medico di Lampedusa, adesso eurodeputato, noto per aver accolto e curato tantissimi migranti sbarcati nell’isola delle Pelagie. Previste passeggiate sonore, escursioni con i diving per verificare lo stato di salute dei fondali, un incontro sullo sviluppo sostenibile legato al mare, e ancora concerti con la “Street Jazz Band” per le vie del paese e con la Artchipel Orchestra, nell’ambito del progetto Parco Acustico, nato con lo scopo di educare la cultura dell’ecologia acustica, che studia la relazione tra uomo e ambiente.

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L’alba del mondo in una roccia nel cuore della Sicilia

A due passi da Leonforte si trova un geosito tra i più importanti della Terra. Studiato da anni, adesso sarà avviato l’iter per la valorizzazione

di Giulio Giallombardo

Emerge in un lembo di terra nel cuore della Sicilia. Quello che potrebbe sembrare a prima vista un semplice agglomerato roccioso, è in realtà uno degli affioramenti più importanti del mondo sotto il profilo geologico. È il geosito di contrada Vignale, alle pendici di Monte Altesina, a due passi da Leonforte. Si tratta di una roccia di origine magmatica risalente a 220 milioni di anni fa, possibile precursore di quello che gli esperti chiamano Camp, ovvero Central atlantic magmatic province, un’enorme bolla magmatica da cui poi si è frammentata la Pangea, generando i continenti così come li conosciamo.

Il geosito di contrada Vignale

Il sito, tecnicamente un sill basaltico triassico, studiato tra il 2012 e il 2016, fa attualmente parte del Geoparco Rocca di Cerere, sotto l’egida dell’Unesco, e adesso si prepara a essere valorizzato come merita, grazie a un progetto di fruizione realizzato dal Comune di Leonforte. Un primo passo si realizza con l’installazione di un cartello turistico in italiano e inglese che sarà scoperto il 13 luglio nel corso di una giornata di geo-trekking con seminario organizzata dall’Ecomuseo “La Terra delle Dee”, in collaborazione con l’Università di Catania e il Comune di Leonforte. Nella prima parte della mattina prevista un’escursione al geosito, guidata da esperti, con la scopertura del cartellone da parte del sindaco Salvatore Barbera. Segue il seminario a Palazzo Branciforte, sempre nella cittadina ennese, con diversi interventi di studiosi che metteranno in evidenza l’importanza del sito e i progetti di rilancio.

Uno scorcio di Leonforte

Il sito è stato individuato nel 1998 da Mario Grasso, docente del dipartimento di Geologia dell’Università di Catania, che iniziò a studiarne l’origine. Ma gran parte delle informazioni sull’affioramento, riconosciuto dalla Regione Siciliana tra i geositi d’interesse mondiale, si deve a Rosolino Cirrincione, professore di petrologia nell’ateneo catanese, che accompagnerà l’escursione e sarà presente al seminario. “Le caratteristiche chimiche e isotopiche di questa roccia indicano che ci sono delle possibilità veramente molto serie che da questa massa magmatica sia venuto fuori il Camp – spiega Cirrincione a Le Vie dei Tesori News – . Aver trovato un elemento che sia il precursore di questa enorme provincia grande migliaia e migliaia di chilometri quadrati, per noi è di fondamentale importanza. Oggi abbiamo avuto modo di studiare questa roccia con tecniche geochimiche nuove e più raffinate rispetto a quando fu scoperta, ma la ricerca è in continua evoluzione – conclude il geologo – e può darsi che tra qualche anno, da qualche altra parte del mondo, si trovi una roccia di questo tipo ancora più antica”.

Intanto, si lavora alla valorizzazione di un sito poco conosciuto, se non dagli addetti al lavori. La roccia si trova all’interno di una proprietà privata, ma questo non sarà un impedimento per la fruizione del bene. “Siamo in contatto con i proprietari che si sono detti disponibili a vendere o cedere la particella di terreno interessata, anche con un rapporto di comodato – afferma Giuseppe Messina, presidente dell’Ecomuseo ‘La Terra delle Dee’ – . Siamo nella fase iniziale di acquisizione di un patrimonio che interessa l’intera Sicilia e ci sono tutti i presupposti affinché il sito venga valorizzato nel miglior modo possibile”.

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Quella miniera dove il sale diventa arte

Torna la biennale del Macss. La galleria nascosta nel sito di contrada Raffo, a Petralia Soprana, si arricchisce di nuove opere di scultori provenienti da tutto il mondo

di Giulio Giallombardo

Una galleria d’arte e salgemma nel ventre delle Madonie. Otto anni sono passati da quando un tunnel dismesso della miniera di contrada Raffo, a Petralia Soprana, si è trasformato in un piccolo museo di sculture di sale. Sono stati tanti gli artisti provenienti da tutto il mondo che, nel corso di quattro biennali, hanno sfidato enormi blocchi di sale, materia complessa da scolpire, trasformandoli in opere d’arte permanenti che, via via, hanno arricchito la galleria. Un percorso ciclico lungo il quale macigni pesanti migliaia di chili, estratti dalla miniera, dopo pochi giorni sono tornati con una forma nuova, lì dove giacevano da sei milioni di anni.

Opere in mostra

Uno spazio dinamico lungo 500 metri che negli anni cambia volto e dove attualmente sono esposte una trentina di sculture di artisti come Domenico Pellegrino, Giuseppe Agnello, Oki Izumi, Daniele Nitti Sotres, Philippe Berson, Giacomo Rizzo, Momò Calascibetta e Laboratorio Saccardi, solo per citarne alcuni. Adesso, la galleria del Macss, Museo di arte contemporanea delle sculture di salgemma, sta per arricchirsi di nuove opere, in vista della quinta biennale che si svolgerà dal 26 luglio al 5 agosto, promossa dall’associazione Sottosale ed Arte e memoria del territorio, con la direzione artistica di Alba Romano Pace.

La galleria del Macss

Il tema di questa edizione si ispira ad una frase di André Breton, tratta dalla raccolta di poemi Chiaro di terra del 1923: “Libertà colore dell’uomo”. La nuova biennale – fanno sapere dall’associazione – è dedicata “alla celebrazione della libertà come essenza dell’essere umano, alla libertà intesa come i diritti di ogni individuo di vivere ed esprimersi apertamente, al riconoscimento delle minoranze, alla protezione dei più fragili, ai diritti tra cui quelli dell’infanzia, delle donne e dei lavoratori, infine all’inconscio luogo della libertà assoluta”. Un tema quanto mai trasversale e ampio che permetterà agli artisti, anche quest’anno provenienti da diversi angoli del mondo, di spaziare nella loro ricerca, lavorando fianco a fianco a Villa Sgadari, sede della biennale insieme alla miniera gestita dall’Italkali. La direzione artistica sta completando il programma di quest’anno che sarà presentato il 26 luglio nella miniera e che prevede il consueto format di mostre, performance, convegni e allestimenti originali.

Una delle opere esposte al Macss

“Ogni due anni chiediamo ad artisti di tutto il mondo di cimentarsi con un materiale per loro nuovo – spiega a Le Vie dei Tesori News, Carlo Li Puma, presidente dell’associazione Sottosale – nello stesso blocco di sale possono trovare parti più dure e delle parti più friabili, così l’artista non ha mai la certezza di vedere completata la sua opera, se non prima di aver dato un ultimo colpo di scalpello. La sfida che gli artisti accettano è proprio questa, lavorare una materia sconosciuta, mettendosi continuamente in discussione. In passato c’è stato anche chi, giunto quasi alla fine dell’opera, l’ha vista disgregarsi davanti ai propri occhi”.

Le cave della miniera

Così, la sfida tra uomo e natura si rinnova, in un gioco di scatole cinesi. Un gioiello geologico ramificato lungo ottanta gallerie scavate nella montagna, su dodici livelli che sprofondano per 400 metri, custodisce al suo interno un piccolo scrigno di sculture uniche al mondo. Un’opera d’arte che ne contiene altre, cullandole nel suo grembo.

È possibile visitare il museo, aperto solo il sabato, contattando l’associazione Sottosale al numero 3663878751.

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Sant’Erasmo cambia volto, lavori in dirittura d’arrivo

Procede spedito il cantiere per la riqualificazione del porticciolo sulla costa palermitana. Un nuovo tassello che ricuce in parte il legame tra il mare e la città

di Giulio Giallombardo

Un altro angolo di Palermo è quasi pronto a riaffacciarsi sul mare. Sono in dirittura d’arrivo i lavori per la riqualificazione del porticciolo di Sant’Erasmo. L’inaugurazione prevista inizialmente a giugno è slittata per qualche inciampo burocratico, ma – salvo imprevisti – già alla fine di luglio l’area sarà pronta per il taglio del nastro. Un progetto realizzato in tempo record dall’Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia Occidentale, sotto la guida di Pasqualino Monti, che ha anche condiviso e portato avanti le istanze di associazioni e cittadini, riuniti nel Comitato per la rinascita della costa e del mare, coordinato da Carlo Pezzino Rao.

Lavori a Sant’Erasmo (foto Massimo Giaconia su Facebook)

È un nuovo tassello che contribuisce a ricucire in parte il legame tra il mare e la città, rapporto poco idilliaco e quasi completamente da rifondare, come nel caso della costa che parte proprio da Sant’Erasmo, attraversa Romagnolo, Bandita, fino a Acqua dei Corsari. Così, tra poche settimane, cittadini e turisti potranno godere di una nuova “rambla” vicino al mare. Il progetto realizzato dallo studio Provenzano Architetti Associati prevede il rifacimento della pavimentazione, riutilizzando le basole storiche già esistenti, e che saranno integrate con altre in pietra di Billiemi, come nel tratto del porticciolo e nel piazzale davanti all’istituto di Padre Messina, dove sarà realizzato un chiosco che ospiterà un bar. Il grande ficus sarà salvato e spostato di pochi metri, al suo posto verranno messe a dimora diverse eritrine, come suggerito dall’agronomo Giuseppe Barbera, consulente botanico per gli spazi verdi della nuova area. Arriveranno anche dieci palme, che in parte sono state già piantate.

Rendering del progetto di riqualificazione a Sant’Erasmo

L’edificio rettangolare accanto all’istituto, che ricadeva in un’area di proprietà demaniale, è stato abbattuto e al suo posto si sta realizzando una struttura più piccola, con un cortile al centro, pensato come un contenitore di varie attività. Al piano rialzato, probabilmente ci sarà un bar-ristorante, mentre al piano terra, tra le proposte, c’è quella di realizzare una scuola di canottaggio aperta alla città, o comunque uno spazio dove ospitare attività sportive legate al mare. Tutte proposte al vaglio dell’Autorità portuale, che dovrà dare in gestione le attività tramite regolare gara d’appalto. È prevista anche la demolizione del distributore di benzina, che consentirà di dare continuità al marciapiede lungo la strada. Panchine, spazi verdi e nuovi arredi urbani, completeranno la riqualificazione, frutto di lavori iniziati lo scorso dicembre, che ammontano a 4 milioni di euro, interamente a carico dell’Autorità portuale.

Lavori in corso a Sant’Erasmo (foto Massimo Giaconia su Facebook)

“Questo dovrebbe essere l’inizio di una riqualificazione di tutto il Foro Italico, oggi molto trascurato e in un sostanziale abbandono – ha dichiarato Carlo Pezzino Rao – che dovrà iniziare con lo spostamento in luoghi idonei di alcuni ambulanti abusivi che ormai permanentemente vi stazionano, benché la legge lo vieti. Quindi presenteremo una richiesta ufficiale al Comune con cui già abbiamo iniziato una interlocuzione informale. La riqualificazione comprenderà anche la piazza Tonnarazza, antistante il porticciolo di Sant’Erasmo, dove insistono diverse piccole costruzioni abusive che dovranno essere dismesse, unitamente a distributori di carburanti, per far posto, così come previsto nell’attuale Piano regolatore, ad un giardino”.

Intanto, in attesa dell’inaugurazione, l’8 luglio il porticciolo di Sant’Erasmo ospiterà “Immagini da Sant’Erasmo, verso un nuovo borgo marinaro”,  un’intera giornata dedicata al tema della riqualificazione dell’area tra mostre diffuse, dibattiti e l’inaugurazione del murale di Igor Scalisi Palminteri realizzato sulla facciata dell’ex pastificio Virga in via Ponte di Mare. La giornata, sostenuta dal Flag dei Golfi di Castellammare e Carini, organizzata da Onibi, Casa Cooperazione ed UpPalermo, sarà l’occasione per approfondire i processi di rinascita di uno dei litorali più belli della città.

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Verso il restauro di Villa Raffo, gioiello in agonia

Pronti i progetti per la riqualificazione della dimora settecentesca nella Piana dei Colli di Palermo, negli anni depredata e vandalizzata

di Giulio Giallombardo

Passi avanti per il restauro di Villa Raffo, uno dei gioielli della Piana dei Colli di Palermo, dimora settecentesca negli anni depredata quasi di tutto. Chiamata anche “villa dei quattro pilastri”, per la doppia corte d’ingresso, è stata segnata da una lenta agonia, interrotta solo da alcuni interventi della Soprintendenza dei Beni culturali, avviati negli anni ’90 del secolo scorso, poco tempo dopo che parte del bene fu acquisito dalla Regione, che voleva farne un museo etnoantropologico.

Villa Raffo

Ma finora, troppo poco è stato fatto. Mentre da un lato venivano trafugate maioliche del settecento, infissi, fili della luce, e gli affreschi imbrattati da vandali e piccioni, dall’altro si lavorava al cantiere per costruire il centro commerciale che adesso sorge proprio accanto alla villa. Una stridente convivenza che sa di beffardo, tra passato dimenticato e presente, in un certo modo, fagocitante.

Un nuovo intervento di restauro della villa e degli affreschi è tra quelli previsti dagli interventi del Patto per il Sud. E adesso, finalmente, qualcosa sembra muoversi nella direzione giusta. Un decreto di pochi giorni fa firmato dal dirigente generale del dipartimento regionale dei Beni culturali, Sergio Alessandro, assegna, di fatto, al Servizio Patrimonio dell’assessorato gli interventi di finanziamento per la ristrutturazione del bene, che ammontano a un milione di euro per il restauro e la valorizzazione del piano nobile della villa, e 500mila per il recupero degli affreschi. Un provvedimento che fa ben sperare per attuare i progetti già esecutivi stilati dalla Soprintendenza.

Una delle terrazze di Villa Raffo

“Aspettiamo soltanto il via libera della Regione per poter preparare le gare d’appalto per i lavori – conferma a Le Vie dei Tesori News, il soprintendente Lina Bellanca – . Si tratta, più precisamente, di un intervento di restauro artistico delle pitture interne nei saloni del primo piano, e di un altro di carattere generale che completa i lavori della parte di proprietà della Regione, predisponendo una verifica sui tetti, la sistemazione degli intonaci esterni, infissi, pavimenti e impianti. I nostri progetti sono pronti, speriamo presto di completare il recupero che avevamo avviato e che purtroppo si è fermato”.

Ingresso occidentale di Villa Raffo

Costruita nella seconda metà del Settecento da Giuseppe Maria Cugino, barone di Giattino e del Guasto, su un fondo appartenuto in precedenza ai padri Gesuiti, la villa fu acquistata nell’Ottocento dalla famiglia Raffo da cui prende il nome. Elegante esempio di dimora aristocratica di campagna in stile Luigi VXI, ha il suo fulcro nel piano nobile, che comprende camere ed eleganti saloni, tra cui una sala da pranzo, affacciata su una delle terrazze, e decorata con scene agresti e di caccia, e il grande salone da ballo con pavimento maiolicato. Inoltre, durante i precedenti lavori di restauro è stato scoperto un particolare sistema idrico fatto di pozzi e gallerie sotterranee, usato per l’irrigazione e per il rifornimento d’acqua. Un tassello in più che si aggiunge a un mosaico prezioso in attesa di splendere ancora.

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Sono stati identificati i resti di Sebastiano Tusa

La famiglia dell’archeologo scomparso lo ha appreso da una telefonata della Farnesina. Al termine delle indagini, le spoglie potranno rientrare a Palermo

di Giulio Giallombardo

È stata una notte di emozione per la famiglia di Sebastiano Tusa. Una telefonata dall’Unità di crisi della Farnesina ha comunicato che sono stati identificati alcuni frammenti del corpo dell’archeologo e assessore, rimasto vittima del disastro aereo in Etiopia, lo scorso 10 marzo. Una notizia che la famiglia aspettava da tempo, almeno per poter sperare in una bara su cui piangere.

Sebastiano Tusa

Non è stato comunicato dalla Farnesina cosa di preciso sia stato trovato, potrebbe trattarsi anche soltanto di un piccolo frammento di pelle. La cosa certa è che – come riporta una nota diffusa questa notte – si tratta dei primi dati ufficiali ottenuti dalle comparazioni del Dna sui tremila resti analizzabili raccolti sul luogo dell’impatto. Si attendono adesso altri riscontri, così da sperare di raccogliere quanti più frammenti possibili del corpo dell’assessore. La società inglese incaricata delle analisi ha stimato che entro il prossimo ottobre si concluderanno tutte le comparazioni con il Dna fornito dalle famiglie delle vittime, così finalmente da poter restituire quello che resta dei corpi dei loro cari. La vedova dell’archeologo, Valeria Patrizia Li Vigni, ha preferito non commentare la notizia, ma da quel tragico giorno di marzo, l’unica speranza della famiglia è stata di poter dare almeno l’ultimo saluto al loro congiunto. Speranza che oggi è più concreta.

Un momento della cerimonia in Cattedrale

Ma in questi mesi, non sono mancate le celebrazioni in memoria di Sebastiano Tusa. Appena un paio di settimane fa, in occasione dei tre mesi dalla scomparsa, con una messa in Cattedrale, celebrata dall’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, parenti, amici, colleghi e rappresentanti delle istituzioni, lo avevano ricordato, proseguendo la cerimonia anche a Palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione (ve ne abbiamo parlato qui). Tantissime sono state le testimonianze, i racconti, i pensieri espressi per l’archeologo e assessore, esponente di spicco nel mondo della ricerca e apprezzato da tutti. Adesso, le spoglie potranno lasciare l’Africa e tornare a Palermo per avere il giusto addio che meritano.

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