Capitale italiana della cultura 2025, in corsa anche Agrigento ed Enna

I due capoluoghi siciliani sono candidati al riconoscimento assegnato dal Mic. Entro il prossimo 13 settembre la consegna dei dossier e a novembre saranno rese note le città finaliste

di Antonio Messina

Tra le 16 città italiane che hanno presentato manifestazione d’interesse al Ministero della Cultura per ottenere il titolo di Capitale italiana della Cultura 2025, ci sono anche due città siciliane: Agrigento ed Enna. Ancora una volta l’Isola è protagonista dell’iniziativa volta a sostenere, incoraggiare e valorizzare la capacità progettuale delle città italiane nel campo della cultura, con particolare riguardo alla coesione sociale, alla conservazione delle identità, all’innovazione e allo sviluppo economico per il benessere individuale e collettivo.

Il Tempio di Eracle nella Valle dei Templi

La città di Agrigento per la propria candidatura, oltre alla riconosciuta storia millenaria, pone una grande attenzione sul valore paesaggistico della Valle dei Templi, che ha ottenuto il Premio Nazionale del Paesaggio nel 2016-2017 e la menzione speciale al Premio Europeo del Paesaggio del Consiglio d’Europa nel 2018. Al contempo, il Comune ha già posto in essere una serie di azioni utili a mettere in rete l’intero territorio agrigentino, con l’obiettivo di costruire un’offerta attrattiva in sinergia con le città della costa e con quelle dell’entroterra, dove Agrigento potrà diventare il centro trainante di un sistema più ampio, capace di offrire itinerari culturali ed esperienziali tali da raccontare e trasmettere la ricchezza millenaria del territorio, attraverso un approccio sempre più integrato alla contemporaneità.

I Capannicoli, sede del Museo del Mito

La candidatura di Enna, invece, giunge al termine di un lungo percorso compiuto dall’amministrazione comunale nel recupero di alcuni siti di interesse storico-architettonico di particolare pregio, che hanno consentito di ampliare il novero dei contenitori culturali da destinare a iniziative ed eventi e di arricchire l’offerta turistica del territorio. Il Comune di Enna, infatti, negli ultimi anni ha inaugurato il Museo del Mito e l’Ex Convento dei Cappuccini, dove verrà istituito il Museo delle Confraternite e un urban center, ha riqualificato il Castello di Lombardia e la Torre di Federico e ha riutilizzato gli spazi di Palazzo Chiaramonte per adibirlo a Palazzo della Cultura.  Attraverso la candidatura del capoluogo ennese, il Comune intende incentivare l’utilizzo dei siti recuperati, con specifiche azioni finalizzate alla promozione del territorio, della sua storia, della sua vocazione e delle sue tradizioni. Anche Enna pone grande attenzione alla cooperazione virtuosa del territorio, con il coinvolgimento attivo della cittadinanza, delle associazioni di categoria, delle associazioni culturali e delle istituzioni accademiche.

Enna, Torre di Federico

Le due città capoluogo sono già impegnate nell’elaborazione di un proprio dossier di candidatura, da presentare entro il prossimo 13 settembre per essere valutato da una commissione di sette esperti di chiara fama nella gestione dei beni culturali. Successivamente, entro il 15 novembre le candidature ammesse saranno esaminate dalla Giuria, che selezionerà dieci progetti finalisti, mentre entro il 20 dicembre le città finaliste saranno convocate ad un’audizione pubblica di presentazione del dossier: il 17 gennaio del 2023 la giuria comunicherà al ministro della Cultura il nome della città che sarà insignita del titolo di Capitale Italiana della Cultura nel 2025.

Sguardo vivo e posa trionfante: a Cerami risplende un Cristo del Settecento

L’opera è custodita all’interno della Chiesa dell’Abbazia di San Benedetto, antica sede delle suore benedettine e oggi di proprietà del Fec

di Antonio Messina

Nel piccolo centro abitato di Cerami, in provincia di Enna, i restauratori Michele Chiovetta e Salvatore Giordano hanno restituito alla comunità un Cristo Risorto ligneo, risalente al XVIII-XIX secolo. L’opera è custodita all’interno della Chiesa dell’Abbazia di San Benedetto, antica sede delle suore benedettine e oggi di proprietà del Fec, e versava in un mediocre stato di conservazione, a causa di un’aggressione da parte del comune tarlo del legno.

Restauratori al lavoro

Il Cristo Risorto alto poco più di 80 centimetri e in posa trionfante, ma statica e di impronta neoclassica, è di autore ignoto, seppure in passato attribuito a Filippo Quattrocchi. Da un recente confronto con altre quattro sculture simili individuate tra Catania e Pedara, sembrerebbe che l’opera possa essere attribuita ad una bottega catanese-acese, operante negli anni successivi al terremoto del 1693, quando un importante rinnovamento artistico portò gradualmente al passaggio dallo stile Barocco a quello Neoclassico. Una di queste sculture, inoltre, si trova proprio nel monastero delle Benedettine di Catania, a conferma di una committenza comune anche per la sede ceramese.

La statua restaurata del Cristo Risorto

L’intervento di restauro, finanziato da Salvatore Giordano, è stato autorizzato dalla Prefettura di Enna e si è svolto sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza di Enna, in accordo con l’Arciconfraternita di San Michele Arcangelo affidataria del bene. Le operazioni sono state eseguite attraverso una campagna fotografica preliminare a luce visibile UV, nonché con l’utilizzo di materiali compatibili e secondo il principio delle reversibilità, capace di garantire interventi futuri sull’opera lignea. Per mezzo di disinfestazione, pulitura, consolidamento, integrazione e protezione degli strati pittorici, si è resa possibile una rilettura dell’opera: la destra alzata, lo sguardo intenso sottolineato dalle grandi pupille, l’espressione di un corpo leggero, il vessillo della vittoria; tecnicamente ha però, nell’esecuzione materiale, i caratteri Neoclassici con spigoli vivi caratterizzati da linee spezzate.

Operazioni di pulitura della statua

Il restauro ha riguardato anche il vessillo in seta del XX secolo retto dal Cristo Risorto, attraverso un’accurata pulitura del tessuto e dei filamenti in oro da parte della restauratrice tessile Maddalena Cerasola. Il Cristo Risorto, oggi nuovamente esposto e fruibile nella Chiesa delle Benedettine di Cerami, non è che un esempio del vasto patrimonio storico-artistico ed ecclesiastici confluito nel Fondo edifici di culto del Ministero dell’Interno, testimone di antiche prassi liturgiche e di arte raffinata attraverso i canoni estetici del Seicento e del Settecento siciliano.

Rinascono a Enna le Sette Stanze sotto il Castello di Lombardia

Ripulite da cumuli di rifiuti le misteriose grotte ricavate sotto il costone su cui poggia il maniero normanno. In corso anche gli interventi di ripristino del percorso naturalistico e archeologico lungo la Via Sacra

di Antonio Messina

Un’area abbandonata e ridotta a discarica da qualche giorno è divenuta sito di interesse archeologico, grazie ai lavori di bonifica portati a termine dall’amministrazione comunale di Enna. Si tratta dell’area di contrada Santa Ninfa, sottostante il Castello di Lombardia e a pochi passi dalla Rocca di Cerere e dal Museo multimediale del Mito, inserita all’interno di un’azione progettuale più ampia che consentirà alla città di beneficiare di una grande area a vocazione culturale e turistica per il rilancio socioeconomico del capoluogo. È di qualche settimana fa, infatti, la notizia di un finanziamento di 3 milioni e 600mila euro, con fondi del Pnrr, per la valorizzazione degli spazi esterni al maniero normanno e prossimi alle emergenze archeologiche di epoca greco-romana e bizantina.

Le Sette Stanze prima degli interventi con i ruderi

In contrada Santa Ninfa, grazie agli interventi di demolizione di ruderi fatiscenti e alla completa ripulitura dell’area con lo smaltimento di materiale nocivo, sono state riportate alla luce le cosiddette Sette Stanze: si tratta di una serie di grotte antropizzate, ricavate sotto il costone roccioso su cui poggia il Castello di Lombardia, tra loro collegate da un corridoio centrale e accessibili attraverso due aperture arcuate poste sulla stessa parete, distanti più di dieci metri l’una dall’altra.

Contrada Santa Ninfa dopo la bonifica

Poco, o nulla, si conosce sulla loro origine e funzione, pretesto che ha stimolato la diffusione di una serie di aneddoti e racconti che fanno delle Sette Stanze un luogo ricco di fascino e mistero. È proprio attraverso la tradizione orale, infatti, che questi spazi sono noti alla popolazione ennese, ma che oggi si apprestano a divenire un importante sito a prevalente presenza turistica. Le Sette Stanze, liberate da un grande quantitativo di lamiere e rottami di ferro, oggi sono chiuse e protette dall’apposizione di cancelli, utili a prevenire gli atti vandalici e a permettere l’accessibilità agli ambienti rupestri solo in occasione di eventi o manifestazioni culturali.

 

L’intera area, risultata ricca di testimonianze archeologiche riportate alla luce dallo scavo di riqualificazione, si affaccia sulla Sicilia orientale ed è un punto di vista privilegiato sulla Rocca di Cerere e sulla Via Sacra. Sono in corso, infatti, anche gli interventi di ripristino del percorso naturalistico e archeologico che collega le pendici della città con l’area oggetto degli interventi.

Uno dei corridoi di accesso alle stanze interne

La Via Sacra, danneggiata da un incendio doloso la scorsa estate e tra le passeggiate che hanno registrato il sold-out durante l’edizione ennese del festival Le Vie dei Tesori, è caratterizzata dalla presenza di diverse emergenze archeologiche, come le edicole votive rupestri e la Grotta dei Santi, una laura bizantina con affreschi raffiguranti Cristo e la Vergine Maria tra i Santi venerati dalla Chiesa Orientale.

Quel santo in fuga da Kiev, un restauro che s’intreccia col presente

La tela proveniente dalla chiesa di San Domenico, a Enna, rievoca il miracolo della statua della Madonna che parlò a San Giacinto nella città ucraina assediata dai tartari nel 1240

di Antonio Messina

Nell’inverno del 1240 i tartari assediarono e conquistarono Kiev, provocando morte e distruzione. Una leggenda narra che il sacerdote domenicano Giacinto Odrovaz si apprestò a fuggire dalla città insieme ai suoi compagni, ma prima si recò al tabernacolo per portare con sé la pisside del Santissimo Sacramento, per sottrarla agli invasori. In quello stesso istante, una statua in alabastro raffigurante la Madonna con il Bambino parlò a Giacinto, pregandolo di salvarla dalla dissacrazione e, facendosi improvvisamente leggera, fu portata fuori dalle mura della città, sino a Cracovia.

La tela in fase di restauro

Sono passati quasi otto secoli dal prodigioso accadimento e i drammatici fatti della storia contemporanea sembrano intrecciarsi con il passato, riemergendo in un’antica pala d’altare della città di Enna, proprio in questi mesi oggetto di restauro. L’opera ennese, infatti, rappresenterebbe proprio San Giacinto in fuga da Kiev. L’olio su tela, pregiatissima opera pittorica di autore ignoto, fa parte dei beni mobili della chiesa di San Domenico, sede della parrocchia di San Giovanni Battista e patrimonio del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno. I lavori di restauro, infatti, hanno ricevuto il nulla osta della Prefettura di Enna, guidata da Matilde Pirrera, sono supportati dal parroco don Giacomo Zangara e finanziati dal Rotary Club di Enna. Il restauro del dipinto di San Giacinto è stato affidato alla restauratrice Sonia Sutera, iscritta all’albo dei professionisti dei Beni Culturali, ed è coordinato passo dopo passo da Paolo Russo, storico dell’arte della Soprintendenza per i Beni Culturali di Enna.

Particolare della statua della Madonna tratta in salvo da Kiev

La tela raffigura il santo polacco in abito domenicano, nell’atto di reggere la pisside e la statua miracolosa della Madonna. Ai suoi piedi un putto alato regge un drappo con un’iscrizione latina e la datazione dell’opera al 1723, mentre sullo sfondo si staglia un tipico paesaggio dell’Europa dell’Est. I risultati dei primi interventi hanno confermano che l’opera è stata realizzata da un pittore esperto, del quale purtroppo non si conosce il nome per la lacunosità dell’estremità sinistra della tela. La preparazione di base, infatti, conferisce ai pigmenti utilizzati una particolare brillantezza, con effetti chiaroscurali tipici del Settecento.

Particolare del centro fortificato dietro l’immagine di San Giacinto

La maestria del pittore è evidente anche nella resa dei panneggi e nello sguardo di San Giacinto, rivolto alla statua della Madonna con senso di fermezza e di fede. Il senso prospettico del dipinto richiama l’eleganza dei paesaggi, probabilmente quelli dell’attuale Ucraina, caratterizzati da laghi e montagne dai colori velati ben intrecciati tra quelli caldi e quelli freddi.

La pala raffigurante San Giacinto

Il restauro è ancora in corso e consentirà di beneficiare di un prezioso bene storico-artistico dell’entroterra, capace di valorizzare il patrimonio locale attraverso la riscoperta di antichi culti che legano la Sicilia anche al cuore dell’Europa. La tela del santo polacco dispensatore di miracoli, infatti, verrà ricollocata all’interno della chiesa di San Domenico, in uno degli altari che si affacciano sulle navate laterali dell’edificio di culto.

Il patrimonio culturale di Enna sbarca online con migliaia di foto

Gli esperti catalogatori della Soprintendenza sono impegnati nella digitalizzazione di oltre 2000 immagini d’archivio che vanno dalla fine del 1800 al 1970. In programma anche due mostre del fondo fotografico e il coinvolgimento attivo della comunità locale

di Antonio Messina

Ci sono le foto delle chiese demolite e non più esistenti, quelle di stucchi, decorazioni architettoniche e facciate monumentali, e ancora, le foto di tele, marmi e suppellettili sacre, talvolta scomparsi, gli scatti rubati agli abitanti di un tempo e le immagini di paesaggi, palazzi nobiliari, torri, castelli, edifici di culto e foto documentali delle attività di restauro. Questo inestimabile patrimonio fotografico sulla città di Enna e sui comuni del territorio provinciale, corredato da schede descrittive dettagliate, da pochi giorni è fruibile sul web in open source sul sito del Catalogo generale dei Beni Culturali del Ministero della Cultura (qui l’archivio online), grazie a un progetto della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Enna.

Enna – Palazzo Varisano di Pasquasia (1925-1950)

Le operazioni di digitalizzazione e catalogazione del Fondo fotografico dell’Archivio storico, su impulso del soprintendente Nicola Neri, sono dirette dalla Sezione Architettonica e storico artistica, con a capo Angelo Giunta. Gli esperti catalogatori dell’ente sono impegnati nella scansione ed elaborazione di 2200 foto e schede descrittive, che vanno dalla fine del 1800 al 1970, avvalendosi dell’utilizzo della piattaforma Sigecweb, fornita dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, che consente il periodico aggiornamento del materiale digitalizzato: attualmente sono state inserite oltre 500 schede.

Aidone – Campanile di San Michele (1925-1950)

“La digitalizzazione del fondo fotografico – spiega l’architetto Giunta – ha una doppia connotazione, poiché ci permette di studiare il documento storico in quanto tale e di riflettere sul valore dell’espressione artistica ravvisabile nelle foto documentarie d’epoca”. La Soprintendenza di Enna, infatti, intende ampliare il progetto in atto, puntando su un’esperienza di raccolta e digitalizzazione di ulteriore materiale fotografico proveniente da fondi privati o dalla collaborazione con associazioni culturali, con l’obiettivo di attivare un percorso di partecipazione attiva della comunità locale. In questo modo, il fondo istituzionale incrementerebbe il proprio patrimonio documentale, tutelando la memoria dei luoghi e offrendo all’utenza una consultazione più completa.

Enna – La Chiesa di San Giorgio, prima della demolizione, prima metà del XX secolo

Per dare rilievo all’iniziativa e promuovere la fruizione dell’archivio fotografico, nei prossimi mesi la Soprintendenza ha programmato due eventi, incentrati sul rapporto tra l’arte della fotografia e il ruolo della documentazione: ad Aidone sarà allestita una mostra con le antiche foto sui castelli della provincia di Enna, mentre a Troina, nel Museo della Fotografia di Robert Capa, agli scatti della Grande Guerra si affiancheranno quelli sui beni culturali locali intaccati dai bombardamenti, con le successive operazioni di restauro o demolizione. “Un progetto che programmiamo da tempo e che finalmente si concretizza, perché gli archivi della Soprintendenza sono per tutti e le porte devono essere aperte al pubblico”, aggiunge l’architetto Giunta, auspicando che il catalogo generale possa avvicinare anche i più giovani alla riscoperta delle trasformazioni del patrimonio architettonico, storico-artistico e paesaggistico locale.

(Nella prima foto in alto restauri alla chiesa di San Francesco (1966)

 

Agira – Rovine del Castello (1900-1925)

L’Aron più antico d’Europa si trova in Sicilia: passi avanti verso il restauro

Ad Agira sarà ristrutturata l’antica sinagoga di Santa Croce, dove tornerà dopo cinque secoli l’armadio sacro della tradizione ebraica, che custodiva i rotoli della Toràh

di Antonio Messina

Grazie a un finanziamento di 785mila euro, concesso dall’assessorato regionale alle Infrastrutture e Mobilità, ad Agira inizieranno i lavori di ristrutturazione del Bet Ha Midrash, ex sinagoga, e il restauro dell’Aron Ha Kodesh, antico arredo sacro della religione ebraica. Si tratta di un importante intervento, atteso da quasi trent’anni, che si inserisce nell’azione intrapresa dall’amministrazione comunale, volta alla valorizzazione del patrimonio del territorio e del rapporto secolare che la cultura agirina intrattiene con quella ebraica.

L’Aron esposto alla Collegiata del Santissimo Salvatore di Agira

L’Aron Ha Kodesh, infatti, è tra le poche testimonianze della radicata presenza degli ebrei nell’entroterra della Sicilia, ma è anche il più antico d’Europa, con la rara caratteristica di essere stato costruito interamente in pietra arenaria locale e non in legno, come avveniva di consueto.  L’Aron di Agira, destinato a contenere i rotoli della Toràh, risalirebbe al 1454 ed era collocato nella sinagoga costruita nella parte alta del centro abitato, trasformata in oratorio cristiano nel 1492, dopo l’editto di Granada con il quale le comunità ebraiche furono espulse dai regni spagnoli.

Agira

L’Aron rimase all’interno della chiesa di Santa Croce fino agli anni ’70 del secolo scorso, quando fu spostato nella Collegiata del Santissimo Salvatore, dove si trova tutt’ora, per salvaguardarlo dallo stato di abbandono in cui versava. Il monumento, alto 5 metri e più volte scambiato per un portale aragonese, è in stile gotico-catalano e si sviluppa su due livelli, uno dei quali ospitante a basso rilievo lo stemma della casata degli Aragona di Sicilia.

Progetto di ricostruzione dell’antica sinagoga di Agira

Dopo più di cinque secoli, l’armadio sacro tornerà alla sua antica dimora, attraverso un articolato progetto voluto dal Comune di Agira e affidato all’architetto Alfio Musumeci, attraverso un dialogo costante con l’Ucei, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Il progetto di ristrutturazione della sinagoga prevede il recupero delle mura del 15esimo secolo con integrazioni di architettura contemporanea, differenziate da un profilo in acciaio corten. Le facciate saranno rivestite in pietra di Comiso o di Modica, mentre la copertura sarà costituita da strutture leggere e vetrate, capaci di illuminare gli ambienti interni durante il giorno.

Il livello superiore dell’Aron

Lo spazio sinagogale ospiterà proprio l’Aron, che in questa occasione verrà smontato con precisione e accuratezza dalla Chiesa del Santissimo Salvatore, e sottoposto a restauro conservativo attraverso propedeutiche analisi petrografiche, chimiche, biologiche e microbiologiche, con la supervisione dell’archeologa medievista Daniela Patti, docente all’Università Kore di Enna. L’Aron verrà sottoposto a studi scientifici, ricomposto e orientato a est, verso Gerusalemme, mentre delle teche posizionate lungo alcune pareti della sinagoga conterranno importanti reperti connessi alla cultura ebraica agirina. Una mensola sopra l’arca santa ospiterà la lampada simbolo della fiamma eterna, che nella notte illuminerà l’edificio, consentendone la visibilità a distanza.

I lavori, che partiranno nelle prossime settimane, sono stati presentati lo scorso settembre in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica: il sindaco Maria Greco insieme alla giunta, infatti, intravede nella ricostruzione della sinagoga un’occasione di rilancio del territorio, facendo della presenza dell’Aron l’inizio di un sodalizio culturale e religioso tra cristiani ed ebrei, capace di ripartire proprio dal centro della Sicilia.

Nuova luce sulle mummie bambine delle Catacombe di Palermo

Al via uno studio che indagherà sull’infanzia del passato, stili di vita, patologie e pratiche funerarie, grazie a un finanziamento di 70mila sterline dell’Arts and Humanities Research Council del Regno Unito

di Antonio Messina

Le Catacombe dei Cappuccini di Palermo tornano ad attirare l’attenzione dei ricercatori, attraverso un progetto biennale finanziato dall’Arts and Humanities Research Council del Regno Unito con uno stanziamento di 70mila sterline. Incentrato su 43 mummie di bambini vissuti nel 19esimo secolo, il progetto riguarda scienza, arte, cultura e formazione, interrogandosi sull’infanzia del passato, sul rapporto tra la morte dei più piccoli e le proprie famiglie e sulla funzione della loro esposizione, in rapporto alla contemporaneità.

Un corridoio delle Catacombe dei Cappuccini (foto Wikipedia, licenza CC BY-SA 4.0)

Le ricerche sono condotte da Kirsty Squires, bioarcheologa dell’università britannica di Staffordshire, e dall’antropologo siciliano Dario Piombino-Mascali, conservatore delle Catacombe dei Cappuccini e direttore del Progetto Mummie Siciliane, affiancati dai radiologi Mark Viner e Wayne Hoban e da Robert Loynes, medico e docente onorario all’università di Manchester. I lavori sono svolti sotto la supervisione della Soprintendenza ai Beni Culturali di Palermo, guidata da Selima Giuliano e supportati dal ministro provinciale dei Frati Cappuccini, frà Salvatore Zagone.

La mummia della piccola Rosalia Lombardo (foto Wikipedia)

Un’importante sessione di studio sarà dedicata all’utilizzo di metodi non invasivi attraverso le radiografie delle mummie bambine e lo studio dei dati che ne deriveranno, per stabilire stili di vita, patologie e pratiche funerarie applicate, ai quali si aggiungeranno le informazioni reperite negli archivi. “Siamo felici di portare avanti un progetto multidisciplinare – afferma Kirsty Squires – che permetterà di fare nuova luce su un processo costoso come la mummificazione nel 19esimo secolo a Palermo. Potremo capire molto dell’infanzia in quel periodo: la salute, lo sviluppo, l’identità sociale e perfino il modo di concepire la vita”.

Macchinari per radiografie

Sulla base dei dati prodotti verrà stilato un questionario per i visitatori delle Catacombe, per comprendere la percezione che genera oggi l’esposizione delle mummie bambine, generando un proficuo confronto tra passato e presente, tra vita e morte. “Una prassi, quella della mummificazione – afferma l’antropologo Dario Piombino-Mascali – che nei secoli 18esimo e 19esimo era ampiamente diffusa tra le classi più abbienti, perché costituiva un prolungamento del legame tra i genitori e i loro figli scomparsi anzitempo”. Per l’assessore regionale ai Beni Culturali, Alberto Samonà quest’ultimo progetto dell’antropologo Piombino-Mascali, rappresenta “un’importante iniziativa che consente di approfondire i dati in nostro possesso relativamente a un patrimonio storico-culturale unico e ineguagliabile”.

L’ingresso delle Catacombe

Il progetto prevede il coinvolgimento dell’artista statunitense Eduardo Hernandez che, per il divieto di fotografare i corpi nel rispetto dei defunti, attraverso il proprio estro artistico riprodurrà le piccole mummie e la loro vita quotidiana. Questo materiale riproporrà uno spaccato dell’essere bambini nell’età moderna in Sicilia, diffuso attraverso convegni e pubblicazioni scientifiche e disponibile in open source per le scuole e gli istituti di formazione di tutto il mondo, che potranno scaricare gratuitamente gli elaborati dal sito delle Università di Staffordshire e di Vilnius, in italiano e in inglese. Le opere realizzate da Hernandez verranno donate alla città di Palermo: “Ancora una volta la città di Palermo conferma la sua attrattività internazionale grazie a questo progetto di studio – commenta il sindaco, Leoluca Orlando – in un luogo ricco di storia, fascino e mistero che attira non soltanto turisti, ma anche esperti e studiosi da tutto il mondo”.

Dario Piombino-Mascali al lavoro

Le mummie delle Catacombe dei Cappuccini sono oggetto di studio da più di quindici anni e il finanziamento appena arrivato conferma la singolarità di questo luogo e del processo di mummificazione operato in Sicilia. Attraverso il Progetto Mummie Siciliane, l’antropologo Piombino-Mascali, infatti, auspica che nei prossimi anni si possano portare a compimento importanti progetti di ricerca sul patrimonio mummificato dei siti siciliani, che stanno restituendo importanti informazioni, tali da attirare gli interessi di accademici e istituti di ricerca stranieri. Basti pensare alla valenza storica e religiosa di questo patrimonio e alla necessità di operare concrete azioni di tutela, anche attraverso l’istituzione dell’Osservatorio del Patrimonio mummificato della Sicilia, con sede a Santa Lucia del Mela.

Enna, il centro storico cambia volto: rinascerà il Palazzo delle Benedettine

In arrivo un finanziamento di 20 milioni di euro per quattro progetti di rigenerazione urbana. Oltre all’atteso restauro del complesso seicentesco, interventi anche nell’area archeologica del Castello di Lombardia, all’ex Mulino e al vecchio ospedale civico

di Antonio Messina

Pioggia di milioni in arrivo per il centro storico di Enna. Quattro progetti di rigenerazione urbana sono stati dichiarati ammissibili dai ministeri dell’Interno, dell’Economia, delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile, per un finanziamento complessivo di 20 milioni di euro con fondi del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Una volta firmati i protocolli d’intesa tra il Comune di Enna e i ministeri, si darà esecutività ai progetti, volti al recupero e alla valorizzazione di importanti aree e immobili del centro storico e in un periodo compreso tra il 2022 e il 2026. Un’occasione unica e imperdibile per il capoluogo dell’entroterra, la cui amministrazione punta, ancora una volta, sulla cultura e sulla creazione di spazi aggregativi e comunitari nel cuore della città, cercando di contrastarne l’abbandono che si registra da diversi anni, soprattutto da parte delle nuove generazioni.

Arco a tutto sesto all’interno del Palazzo

A beneficiare di un consistente finanziamento di 11 milioni di euro sarà il Palazzo delle Benedettine, il cui impianto seicentesco include importanti testimonianze comprese tra il 12esimo e il 18esimo secolo. Annesso all’antica chiesa di San Benedetto, oggi di San Giuseppe, ospita al suo interno un arco a tutto sesto con cornici bastonate e ricchi capitelli decorati con figure intrecciate di animali e vegetali, probabilmente un portale d’ingresso ad un ambiente religioso risalente al 12esimo secolo, nonché un altro arco a sesto acuto con ghiere bastonate e altri elementi architettonici di interesse storico-artistico databili al 14esimo e al 15esimo secolo.

Decorazioni dell’arco

L’immobile, che si affaccia con la sua possente architettura sulla via Roma e che ad oggi versa in condizioni di degrado, con il costante rischio di crolli irreversibili, è da sempre al centro dell’attenzione della cittadinanza, tanto che la notizia di una sua rigenerazione imminente ha destato grande entusiasmo. Con i fondi stanziati se ne opererà il restauro, mirato alla rifunzionalizzazione degli spazi interni e alla valorizzazione degli elementi architettonici più antichi. Il Palazzo delle Benedettine diverrà un centro polifunzionale all’interno del quale troveranno spazio le attività dedicate ai giovani, alle famiglie e ai più anziani, non venendo meno l’interesse culturale legato all’immobile.

Progetto di recupero del piazzale Castello

Ben 3 milioni e 600mila euro, invece, riguarderanno l’intera area esterna al Castello di Lombardia, simbolo per eccellenza della città di Enna, permettendo l’avvio dell’iter necessario alla creazione di un grande parco archeologico sul luogo dell’antica acropoli, comprendente il monumento ai caduti, il maniero normanno, la Rocca di Cerere, il Museo del Mito e la Via Sacra. Il progetto, infatti, prevede l’edificazione di due importanti immobili che ospiteranno biglietteria, bookshop, area ristorazione e servizi.

Rendering dell’area servizi nel Parco archeologico

Previsti interventi di ristrutturazione anche per l’ex Mulino adiacente al Palazzo di Città in piazza Coppola. Con 2 milioni e 600mila euro si provvederà a rendere sicuro e fruibile il bene, da destinarsi ad attività sociali, didattiche e culturali, nonché alla creazione di un’area attrezzata per incentivare all’utilizzo di monopattini e biciclette, con una ciclofficina comunale gratuita. I restanti contributi verranno adoperati per il recupero di un’ala del primo ospedale civico ennese, ormai in disuso. L’immobile verrà riqualificato per essere destinato alle associazioni cittadine, divenendo uno spazio di condivisione e creatività, volto alla definizione di sinergie utili a migliorate le attività del Terzo Settore.

Il chiostro del Palazzo delle Benedettine

Il finanziamento appena ricevuto conferma la linea di indirizzo dell’amministrazione del sindaco Maurizio Dipietro che, in continuità con il suo precedente mandato e attraverso il costante impegno della giunta municipale, persegue l’obiettivo del rilancio socioeconomico della città attraverso la valorizzazione dei beni culturali, materiali e immateriali ennesi.

Il Castello di Lombardia dichiarato bene di interesse culturale

Decreto di vincolo dell’assessorato e del dipartimento dei Beni culturali per la fortezza simbolo di Enna, da anni al centro di un lavoro di riqualificazione

di Antonio Messina

Il Castello di Lombardia di Enna è stato dichiarato d’interesse culturale con un decreto dell’assessorato e del dipartimento dei Beni culturali della Regione Siciliana emanato lo scorso 2 luglio, anche se sul maniero gravavano già tutti gli effetti giuridici di un bene vincolato ope legis. La dichiarazione oggetto del decreto, ai sensi dell’articolo 10 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, si deve alla richiesta di verifica dell’interesse culturale indirizzata alla Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali di Enna da parte dell’Agenzia del Demanio, a seguito di un passaggio di proprietà del Castello di Lombardia dal demanio dello Stato al demanio della Regione Siciliana.

Castello di Lombardia innevato

Il Castello di Lombardia, si legge, “costituisce il simbolo architettonico della città di Enna e testimonianza unica e significativa di interesse storico, artistico e archeologico e rappresenta una singolarità dell’architettura castellana nel più ampio panorama castellologico nazionale”, motivo per il quale viene confermata la necessità di essere sottoposto a tutte le prescrizioni di tutela contenute nel Codice dei Beni Culturali e nel decreto emesso dalla Regione. Sono vietate, di conseguenza, tutte le azioni atte a modificare lo status quo del bene monumentale, anche quelle di carattere temporaneo, con l’obbligo di sottoporre ogni tipo di intervento al Servizio per i Beni archeologici della Soprintendenza di Enna.

Interventi di riqualificazione nel cortile del castello

Il decreto giunge in un periodo fortunato per il castello ennese, in quanto al centro di una politica di valorizzazione voluta, da più di cinque anni, dall’attuale amministrazione comunale. Attraverso una serie di iniziative volte alla riqualificazione e alla messa in sicurezza dei tre cortili interni, infatti, da due anni il bene è fruibile a migliaia di visitatori attraverso il pagamento di ticket e nel corso della stagione estiva è tornato ad essere il “Teatro più Vicino alle Stelle”, ospitando importanti artisti del panorama musicale internazionale.

Interno del castello

Il Castello di Lombardia si estende su una vasta area nella parte orientale della città di Enna, dominando sulle valli della Sicilia e annoverandosi tra i manieri medievali più grandi d’Europa. Luogo del santuario di Demetra e Kore in epoca classica, sede di un castrum bizantino e successivamente fortilizio arabo, solo nel 13esimo secolo il castello è rinnovato per volere di Federico II di Svevia, dotandolo di imponenti cortine murarie intervallate da torri, che racchiudono tre grandi cortili e il palatium, mentre all‘erede Manfredi si attribuisce l’edificazione della Torre Pisana.

Le mura esterne del castello

Nel XIV secolo Federico III d’Aragona scelse il castello di Enna come luogo in cui dimorare in alcuni periodi dell’anno, mentre dal XV secolo in poi il bene è stato al centro di numerosi eventi che ne hanno mutato l’uso e gli spazi, sino a registrarsi un progressivo stato di abbandono, oggi superato dall’investimento di numerose risorse per continuare a farne un simbolo da tutelare, preservare e valorizzare per l’intera comunità.

Il castello illuminato

A Enna si restaurano i libri degli antichi monasteri

Al via un progetto di conservazione preventiva di pregiati volumi del fondo antico della Biblioteca comunale

di Antonio Messina

All’interno della Biblioteca comunale di Enna sono iniziati gli interventi mirati alla conservazione preventiva di 1298 volumi appartenenti al cosiddetto fondo antico, che raccoglie i beni librari provenienti dalle biblioteche degli antichi monasteri della città confiscati dopo il 1860 dal Regno d’Italia. Il progetto è stato finanziato grazie ai fondi del bilancio partecipato, bandito dal Comune di Enna per il 2020, e affidato alla società cooperativa Properart che, presieduta da Maurizio e Roberta Campo, si avvale di un team di professionisti nel settore della conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale. I lavori, infatti, sono eseguiti da Marco Di Bella, Viviana Elisa Nicoletti e Claudio De Benedictis, abilitati nel restauro di materiale libraio, archivistico, manufatti cartacei e pergamenacei.

Cinquecentina con coperta in carta marmorizzata

I volumi oggetto di conservazione preventiva si dividono in 35 manoscritti, 111 incunaboli e 1152 edizioni del Cinquecento, riguardanti argomenti di natura ecclesiastica, ma anche medica e filosofica. Si tratta di libri di pregio, per la maggior parte rilegati con coperte originali in pergamena e pelle, capaci di restituire tutta una serie di importanti informazioni circa la carta utilizzata, nonché il tipo di legatura e cucitura.

 

I principali interventi consistono nella spolveratura e nel rilevamento dello stato di conservazione dei manufatti librari, attraverso la redazione di una scheda bilingue (italiano-inglese) e un’adeguata documentazione fotografica digitale. Per i volumi che risulteranno in uno stato di conservazione precario, invece, è prevista la realizzazione di contenitori in cartone, su misura e a lunga conservazione. Sarà proprio l’analisi dello stato di salute di ciascuno dei volumi a permettere una pianificazione di potenziali interventi di restauro, per preservare l’inestimabile patrimonio della biblioteca ennese di Palazzo Chiaramonte.

Esempio di riuso

Tuttavia, questa iniziativa è anche occasione per uno studio più accurato della collezione libraria, in quanto le operazioni di conservazione vanno di pari passo con l’acquisizione di informazioni di carattere storico, utili a perfezionare il lavoro di catalogazione, anche al fine di predisporre il fondo antico ad eventuali progetti di digitalizzazione e divulgazione. Inoltre, per circa un anno gli ambienti della Biblioteca comunale di Enna saranno sottoposti a monitoraggio dei parametri ambientali, per reperire informazioni indispensabili sulle condizioni di conservazione dei beni librari. Iniziati il 14 giugno, gli interventi si concluderanno nell’autunno di quest’anno.

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