Nei panni di Gesù in una Pasqua a porte chiuse

Il giovane Filippo Sapienza interpreta da anni la Passione di Cristo all’Albergheria, nel centro storico di Palemo. Ma questa volta la rappresentazione è stata fermata dalla pandemia

di Alessandra Turrisi

Per sette anni consecutivi il suo corpo e il suo viso sono stati rigati di sangue e ferite, le sue mani e i suoi piedi “inchiodati” alla croce. E, dall’alto di quel legno piantato sul palco alle spalle dell’Ospedale dei bambini di Palermo, ha avuto il privilegio di osservare quel tappeto di persone commosse e comprese nel rivivere, seppur in una talentuosa ricostruzione scenica, l’orrore per la morte di un uomo innocente che, per chi crede, è anche Figlio di Dio. “Tutto è compiuto” avrebbe dovuto ripetere ancora una volta Filippo Sapienza, 28 anni, figlio dell’Albergheria, ma la passione e la morte di Gesù quest’anno resteranno nell’intimo della fede di ciascuno.

Il fercolo col Cristo morto ai Fornai

Nessuna manifestazione religiosa, nessuna processione nella Settimana Santa della pandemia, in nessun punto dell’Italia, in nessun paese della Sicilia, in nessun quartiere di Palermo. La storia di Cristo, che per tradizione il Venerdì Santo riempie le strade, le colora di nero e viola, le veste di velluti e decori argentei, le profuma di rose e orchidee, le fa risuonare di lamenti e musica, di tamburi e preghiere, potrà solo essere letta e meditata. Le statue del Cristo morto e dell’Addolorata resteranno chiuse nelle rispettive chiese. Resta l’incredulità e la sofferenza di chi c’è dietro a quegli abiti antichi, sotto a quelle vare tirate a lucido, su quel palco in pieno centro storico dove un Calvario contemporaneo accoglie il grido di morte di Gesù sulla Croce.

Filippo Sapienza durante la “Passione”

“Vivo sentimenti contrastanti in questo momento. Mi manca tutto di questi giorni e delle settimane che normalmente li precedono: lo stress, le nottate per provare le scene e mettere a punto i costumi, l’adrenalina”, racconta Filippo Sapienza, che proprio nelle scorse settimane ha conseguito la laurea magistrale in Storia dell’arte all’Università di Palermo, con una tesi sulla nascita del culto della Madonna della Soledad, ma da sempre ha una vocazione per ogni espressione artistica, dalla pittura alla scultura sacra, e si occupa anche delle visite a Palazzo Alliata di Villafranca a piazza Bologni con l’associazione che cura il percorso.

 

Sapienza fa parte della confraternita Maria Santissima Addolorata del Venerdì santo in Sant’Isidoro agricola all’Albergheria, comunemente conosciuta come la confraternita dei Fornai, che organizza una delle storiche processioni per le strade del centro storico. Ma assieme a un’ottantina di persone, soprattutto giovani, ogni anno mette in scena una sacra rappresentazione, in via Cadorna, davanti alla Chiesa dei Fornai. Un momento intenso, in cui la Parola dei Vangeli prende vita nei volti, nei gesti e nell’interpretazione di tantissimi giovani del quartiere.

Filippo Sapienza interpreta Gesù

“La Settimana Santa è un periodo particolare, comincia con la Domenica delle Palme, un momento di gioia in cui noi, vestiti da Gesù e gli apostoli, andiamo nella parrocchia San Giuseppe Cafasso con tutti i bambini del quartiere e poi culmina nella festa principale della cristianità, la Pasqua – spiega Filippo Sapienza – . È un periodo che è sintesi dell’anno liturgico e della tradizione. E, invece, quest’anno sembra di vivere un lungo Venerdì Santo, un lungo silenzio in tutto il quartiere, ogni tanto interrotto dai megafoni con cui don Massimiliano Turturici ha condiviso le stazioni della Via Crucis o della Via Matris. Stiamo trasmettendo in diretta sui social tutte le celebrazioni, vediamo che partecipano in tanti, ma non è la stessa cosa”.

La chiesa di Sant’Isidoro

Il suo pensiero vola ai ricordi di questi anni vissuti da “protagonista”, lui è Gesù, tradito, umiliato, flagellato e crocifisso. “Ogni anno vengo fuori da questa esperienza in maniera diversa – confida – . Leggere il Vangelo e interpretarlo fa venire fuori tanti sentimenti, numerose domande: come avrebbe vissuto Gesù queste ore? Si è mai sentito in colpa per le sofferenze vissute dalla Madonna? E il terrore davanti a chi stava per piantagli i chiodi sulla carne? E poi essere tirato sulla croce, in una piazza gremita, sotto il sole cocente del primo pomeriggio, col vento o con il cielo cupo. Ho sempre cercato di impersonare un Cristo amorevole, fatto di carne, umano seppur divino”. Tutto questo stavolta non ci sarà. Un lungo digiuno. “Ma resta valido il valore della devozione – commenta Sapienza – . Molti hanno allestito a casa qualcosa che riguarda il nostro modo di vivere la Settimana Santa, ci mandano le foto dei bambini. Diciamo che è nata una devozione social. Quest’anno facciamo in modo che il tempo sia abitato in casa da Dio”.

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Il “gioco” per la Santuzza tra le piazze di Palermo

Installazioni diffuse realizzate da alcuni artisti siciliani diventano un ludico omaggio che ripercorre simbolicamente la vita di Rosalia

di Alessandra Turrisi

Chi di noi non ha mai disegnato con un gessetto caselle e numeri sull’asfalto per poi cimentarsi in un vorticoso gioco di equilibrio con una gamba sola, gettando la pietrina sempre più avanti fino a gridare vittorioso? Niente gessetti, però, questa volta, ma strisce di foglia d’oro, e niente numeri, ma attributi umani e spirituali della Santuzza, protettrice e miracolosa, preziosa ed eremita, bedda e picciridda.

Un momento dell’inaugurazione

Unire la devozione a Santa Rosalia a uno dei giochi di strada più antichi è l’idea dell’artista Patrizio Travagli e di Stefania Morici, che in undici luoghi simbolici della città hanno curato un’installazione diffusa open air che riprende il “gioco della campana” (‘u sciancateddu, in dialetto), ma in maniera artistica. Vince, chi completa per primo il percorso. In questo caso giocare sarà come ripercorrere e partecipare metaforicamente alla vita di Rosalia, all’interno di un circuito aureo.

L’installazione in piazza Pretoria

Il progetto nasce dall’esigenza di mettere in relazione le persone attraverso il gioco. L’invito è chiaro: il percorso ha delle regole che si condividono anche con persone sconosciute provenienti dai quattro angoli del globo. E, nello stesso tempo, si valorizzano gli angoli più conosciuti della città, lontana da musei e collezioni. “Non arte da museo, quindi, ma arte votata alla nascita di nuove relazioni umane e alla diffusione di nuove e differenti idee e di una nuova consapevolezza del vivere la realtà e gli spazi quotidiani”, spiega Stefania Morici. Gli schemi di gioco appena inaugurati, sono collocati fino al 27 ottobre, in undici diverse piazze e luoghi, dal sagrato della Cattedrale a piazza Bologni, piazza Pretoria, piazza Bellini, piazza sant’Anna, piazza San Francesco, piazza San Domenico, Palazzo Branciforte, piazza Verdi, via Principe di Belmonte, piazza Politeama, in modo da creare un percorso e unire virtualmente tutta la città.

Piazza Sant’Anna

All’interno delle singole opere site specific di Patrizio Travagli, sono ospitate le immagini di Santa Rosalia realizzate da artisti siciliani, Desideria Burgio, Sergio Caminita, Anna Cottone, Laboratorio Saccardi, Igor Scalisi Palminteri, Domenico Pellegrino, Stefania Pia: ognuno ha seguito la propria vena artistica, ironica, narrativa, documentaria, grafica, per rendere omaggio alla Santuzza. A queste opere si aggiungono anche riproduzioni di tele e tavole di artisti del passato, del pittore romano Cedri, del manierista termitano Vincenzo La Barbera e del fiammingo Antoon Van Dyck, ospitate in chiese, oratori e musei della città. “Ho pensato a un caleidoscopio, perché è un progetto che va visto da una prospettiva diversa – sottolinea Travagli – . Non è un’installazione monumentale, ma appena una persona vi sale sopra, riesce ad assorbirla. Spero che alla fine sia la città a giocare con se stessa”.

Piazza San Francesco d’Assisi

Il progetto è patrocinato e supportato dalla Curia, dal Comune di Palermo e dalla Fondazione Sicilia, dalla Settimana delle Culture; nasce con la collaborazione di Fdr Architetti e Cialoma Eventi. Del team di lavoro fanno parte anche l’architetto Danilo Reale e Sergio Abbate. “Santa Rosalia è Palermo e Palermo è Santa Rosalia – dice il sindaco Leoluca Orlando – Il rapporto stretto che lega tutti noi alla patrona attraversa i secoli e unisce tutta la città e tutti i palermitani. Richiamare questo rapporto anche con degli eventi che uniscono arte e cultura ad un gioco popolare ce la rende ancora più vicina e amica”.

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Nasce un museo per l’Abete delle Madonie

Inaugurato a Polizzi Generosa, è dedicato ai pochissimi esemplari rimasti di questi alberi inclusi nella lista delle cinquanta specie più minacciate del Mediterraneo

di Alessandra Turrisi

Polizzi Generosa diventa la città dell’Abies nebrodensis, detto anche l’Abete delle Madonie, e gli dedica un museo in centro. Un viaggio virtuale e sensoriale nel bosco che custodisce gli unici esemplari al mondo di questa conifera inclusa nella lista delle cinquanta specie botaniche più minacciate del Mediterraneo.

Uno degli Abies Nebrodensis

Quest’albero era stato considerato estinto, ma nel 1957 un gruppo di botanici lo ritrovarono in un’area del territorio di Polizzi, oggi zona A di riserva integrale del Parco delle Madonie, tra il Vallone Madonna degli Angeli, Monte Cavallo, Monte Pene e Monte Scalone, attorno ai 1600 metri di quota. Era l’inizio di un percorso di ricerca e di sensibilizzazione, ad opera di studiosi italiani e internazionali, di investimenti pubblici e progetti per la conservazione e la valorizzazione di questo tesoro verde diventato simbolo della Sicilia.

Teche del museo

La realizzazione del museo nel Palazzo municipale di Polizzi, il Collegio dei Gesuiti, è il fiore all’occhiello di questo cammino. “In cinque sale è stato ricostruito l’habitat in cui vive da sempre l’Abies nebrodensis – racconta con orgoglio il sindaco di Polizzi, Giuseppe Lo Verde – . Si viene risucchiati in un ambiente naturale virtuale, accompagnati dal canto degli uccelli. Tramite testi, immagini e video è possibile conoscere la storia di questo patrimonio che noi custodiamo da millenni. C’è anche un’aula didattica con una ricca banca dati”.

“Il progetto Life Natura e il successivo Apq ‘Conservazione di Abies nebrodensis e ripristino torbiere di Geraci Siculo’, attuato dall’ente Parco delle Madonie, dal dipartimento Saaf dell’Università di Palermo, dal Comune di Polizzi e dal Comune di Geraci – spiega il direttore dell’Orto botanico di Palermo, Rosario Schicchi, in una relazione – hanno sviluppato diverse azioni tecnico-scientifiche finalizzate sia alla salvaguardia degli individui della popolazione nativa, sia a favorire il processo di rinnovazione naturale”. Il risultato è che nel vivaio forestale di Piano Noce sono state prodotte alcune migliaia di piantine e ci sono concrete speranze di incrementare la popolazione di Abete delle Madonie sia in contesti forestali naturali, sia in ambienti antropizzati.

“Abbiamo intenzione di chiedere al vivaio del Parco 50 piantine dell’Abies per darle in adozione agli abitanti di via Garibaldi, che le metteranno in balcone, nel giardino – annuncia il sindaco – . Anche questo è un modo per animare il nostro territorio”.

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Le nocciole dei Nebrodi in Giappone in cerca d’identità

È arrivato a Osaka uno studio della Banca vivente del germoplasma di Ucrìa per individuare le diverse varietà di frutti presenti nel territorio

di Alessandra Turrisi

Non ha nulla da invidiare alle sorelle piemontesi, ma la nocciola dei Nebrodi non riesce ad affermarsi sul mercato perché finora non è stata messa a punto una metodologia che garantisca la tracciabilità del prodotto. Adesso gli studiosi siciliani stanno correndo ai ripari per conoscere le varietà esistenti sul territorio e scriverne una sorta di carta d’identità. È sbarcato a Osaka in Giappone, al terzo congresso mondiale “Plant Genomics and Plant Science”, lo studio elaborato dalla Banca vivente del germoplasma di Ucrìa e mirato a sviluppare una metodologia per la certificazione varietale del germoplasma coricolo dei Nebrodi.

Banca del germoplasma di Ucrìa

La Banca del germoplasma, nata con un progetto del Parco dei Nebrodi finanziato con 400mila euro con i fondi strutturali della Comunità europea, ha sede in un bel caseggiato con sala conferenze e laboratorio, ma può vantare anche un giardino botanico dedicato a padre Bernardino da Ucrìa, vissuto nel Settecento e celebre per le sue ricerche e per avere curato l’allestimento storico delle collezioni dell’Orto Botanico di Palermo.

Uno scorcio del Parco dei Nebrodi da Cesarò

Il lavoro scientifico, coordinato da Anna Scialabba del dipartimento Stebicef dell’Università di Palermo e da Maria Carola Fiore del Crea-Dc di Bagheria, ha portato avanti l’obiettivo di individuare le cultivar di nocciolo del territorio nebroideo. “Nel campo sperimentale della Banca di Ucrìa ci sono 41 piante diverse, per le quali si sta procedendo con l’identificazione dopo l’analisi genetica – spiega Anna Scialabba – . Adesso dobbiamo conoscere le proprietà organolettiche dal punto di vista biochimico per garantire la tracciabilità del prodotto lavorato”.

La coltivazione del nocciolo nei Nebrodi dal 1800 rappresenta un elemento cruciale per sostenere lo sviluppo economico locale e salvaguardare il territorio dal dissesto idrogeologico. Attualmente la produzione tradizionale è basata su antiche cultivar con frutti molto pregiati e apprezzati per l’aroma, il profumo e il sapore. L’analisi molecolare ha evidenziato un’elevata diversità genetica del nocciolo nel territorio nebroideo. Il presidente della Banca vivente del germoplasma dei Nebrodi, Gianluca Ferlito, sottolinea che “la genotipizzazione è uno strumento innovativo importante per sviluppare una strategia di recupero, salvaguardia e valorizzazione della produzione corilicola siciliana”.

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Tempo di Festino, così Palermo saluterà la Santuzza

Presentata l’edizione numero 395 che avrà come tema l’inquietudine. Il carro, ideato da Fabrizio Lupo, sarà realizzato dai detenuti. Torna lo spettacolo de La Fura dels Baus

di Alessandra Turrisi

Per il Festino di Santa Rosalia numero 395 è l’anno dell’inquietudine, quella che riesce a diventare motore del cambiamento, che riesce a superare l’eterno duello tra bene e male, che suscita attese e speranze, senza dimenticare chi vive ai margini della società.

Fabrizio Lupo illustra il carro

Ci saranno artisti palermitani, nazionali e internazionali, a dare vita la sera del 14 luglio alla storia della Santuzza, che liberò Palermo dalla peste nel 1624 e che attraverserà trionfante il Cassaro verso il mare, non su un vascello ma su un enorme carro decorato secondo la tradizione siciliana, ideato dallo scenografo Fabrizio Lupo e realizzato, per la prima volta nella storia, all’interno della casa di reclusione Ucciardone dai detenuti, dagli allievi dell’Accademia di belle arti e dalle maestranze della VM Agency. Un carro “dinamico”, che si svelerà aprendosi lungo la strada, con in cima la statua della vergine in abiti mondani, ma strappate dall’anelito verso l’eremitaggio, che sarà la sua vocazione.

Un momento della conferenza stampa

È pronto il programma del Festino targato ancora una volta Lollo Franco e Letizia Battaglia, presentato al Palazzo arcivescovile dal sindaco Leoluca Orlando e dall’arcivescovo monsignor Corrado Lorefice. La manifestazione di popolo avvolgerà il centro, da Palazzo dei Normanni a Porta Felice, passando per la Cattedrale e i Quattro canti, in un grande melodramma. Cantanti, ballerini, musicisti, attori riempiranno le quattro tappe di atmosfere d’altri tempi.

Riproduzione del carro trionfale

Si comincerà alle 21, sul piano di Palazzo Reale, col grande spettacolo che rievocherà, in chiave simbolica, la nascita di Rosalia. Si esibirà la compagnia catalana La Fura dels Baus, che sarà protagonista anche ai Quattro canti con una performance aerea inedita in Italia, presentata a Palermo in prima nazionale dopo la prima mondiale in Corea. Sul piano della Cattedrale, debutta al Festino la compagnia Transe Express, pionieri dell’arte di strada che dal 1982 si sono esibiti in 50 Paesi del mondo: presenteranno una performance che sarà un dialogo tra cielo e terra. Qui un confronto, per la prima volta, tra la Santa e il Genio di Palermo, emblema della città. A Porta Felice l’acrobata Stefania Controneo e il Ballo delle vergini con Miriam Palma, il coro e gli attori-detenuti dell’Ucciardone.

Ma il Festino non è soltanto la notte del 14, è anche il programma religioso che dall’8 luglio culmina nella processione delle reliquie della Patrona di Palermo, custodite nell’urna argentea in Cattedrale, nel pomeriggio del 15 luglio. E, ancora, il Festinello a piazza Monte di Pietà, dal 10 al 13 luglio, con gli attori-detenuti protagonisti, concerti e danze lungo l’itinerario arabo-normanno.

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Un gioiello barocco torna splendere all’Abatellis

Il dipinto che raffigura “Perseo e Andromeda”, realizzato dal Cavalier d’Arpino, ha riacquistato i suoi colori originari dopo il restauro

di Alessandra Turrisi

Formatore di alcuni fuoriclasse come Guido Reni e Caravaggio, impegnato nella decorazione delle Logge Vaticane, della sala degli Orazi e dei Curiazi in Campidoglio, delle chiese di San Luigi de’ Francesi, Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano e San Pietro a Roma, il Cavalier d’Arpino ha un posto d’onore nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis.

Perseo e Andromeda

Con un restauro finanziato dal Rotaract Palermo Agorà, presieduto da Tiziana Di Trapani, è tornato a splendere nei suoi colori originari, il dipinto su tavola di “Perseo e Andromeda”, uno della decina di esemplari oggi distribuiti tra Europa e Stati Uniti che, tra fine Cinquecento e inizio Seicento, il conterraneo di Cicerone decide di dedicare al mito raccontato da Ovidio. Forse per la celebre traduzione in italiano delle Metamorfosi ad opera di Giovanni Andrea dell’Anguillara, l’impresa di Perseo che, folgorato dalla bellezza di Andromeda incatenata ad uno scoglio, decide di salvarla dalle grinfie di un mostro marino inviato da Poseidone per vendicarsi della vanità di Cassiopea, madre della sfortunata giovane, diventa di moda nei salotti della nobiltà europea del tempo. Alcuni committenti la vogliono realizzata in miniatura su lapislazzuli o su pietra paesina.

Il restauratore Franco Fazzio col quadro

L’opera custodita a Palermo è una tavoletta di 52 centimetri per 38, “probabilmente di legno africano di grande compattezza e qualità, tanto che il Cavalier d’Arpino non sente la necessità di creare uno strato preparatorio in gesso – spiega il restauratore Franco Fazzio – Osservandola nel dettaglio, si vede che ogni pennellata è al punto giusto”. Un’affermazione che rivela la perizia artistica di Giuseppe Cesari, molto apprezzato da papa Clemente VIII Aldobrandini, chiamato a lavorare anche in Francia e a cui Rodolfo II d’Asburgo chiede di realizzare proprio una interpretazione di “Perseo e Andromeda”, che oggi è custodita a Vienna, come raccontano Conny Catalano, segretario del Rotaract Palermo Agorà e storica dell’arte, e Valeria Sola di Palazzo Abatellis.

Un momento della presentazione a Palazzo Abatellis

Il quadro, liberato dalla patina di vernice di un precedente restauro ottocentesco, è stato collocato nella stanza numero 17 della galleria regionale di via Alloro, dove è giunto parecchi anni fa da collezione privata. “Il restauro è una forma di conoscenza approfondita di un’opera – sottolinea Evelina De Castro, direttore di Palazzo Abatellis – Il fatto che la sponsorizzazione da parte di associazioni e club service diventi un evento che si ripete è davvero un bel segnale per il mondo dell’arte e della cultura”.

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Restauro in arrivo per i tetti della Cattedrale

Prevista la sostituzione di un’intera capriata, la manutenzione delle cupolette delle navate e interventi di tinteggiatura delle pareti

di Alessandra Turrisi

Pronto un progetto da circa 2 milioni di euro per il restauro delle coperture della Cattedrale di Palermo, dedicata a Maria Santissima Assunta. L’occasione per sintetizzare in 26 gigantografie esposte nella navata sinistra della chiesa il “tempio” come non è mai stato ammirato prima. I tetti della principale chiesa della diocesi, inserita dal 2015 nell’itinerario arabo-normanno dell’Unesco, soffrono di cedimenti, avvallamenti, infiltrazioni d’acqua, umidità diffusa.

Interno del tetto della Cattedrale

Il finanziamento del ministero dei Beni culturali e di quello delle Infrastrutture sarà utilizzato per la sostituzione di un’intera capriata fortemente danneggiata, di un’ampiezza di circa undici metri, la sistemazione delle cupolette delle navate laterali sia all’esterno dove ci sono maioliche danneggiate, sia all’interno; uno studio dettagliato delle quindici capriate; la tinteggiatura delle pareti interne della Cattedrale, risolvendo anche i problemi di umidità nelle cappelle laterali.

Abside della Cattedrale

Questi importanti interventi promossi dal Provveditorato delle Opere pubbliche Sicilia e Calabria si presentano oggi, assieme alla ditta appaltatrice, nel salone Filangeri del Palazzo Arcivescovile, alla presenza dei ministri delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, e dei Beni culturali, Alberto Bonisoli.

Copertina del volume “Divino Tempio”

Il grande piano di restauro è stato redatto da un pool di professionisti, col contributo dell’Ateneo palermitano, della Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo e dell’autorità ecclesiastica. Ma il progetto è diventato occasione per una pubblicazione d’arte, “Divino Tempio. Un pezzo di cielo in terra”, edito da Panastudio, 230 pagine con tavole e foto esclusive. E in Cattedrale è allestita e visitabile da oggi la mostra fotografica e di rilievi scientifici intitolata “Palermo19/The Cathedral”.

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Il tesoro della Cattedrale come non l’avete mai visto

I preziosi ori, argenti e paramenti sacri vengono presentati in un nuovo percorso espositivo. Si potrà ammirare l’antica abside sinistra della chiesa, mai aperta finora

di Alessandra Turrisi

La corona dell’imperatrice torna nei luoghi che usava frequentare all’inizio del 1200. È la calotta coperta di filigrana d’oro e decorata con gemme preziose e perle il pezzo più prezioso del tesoro della Cattedrale di Palermo, che dedica a questo monile realizzato nell’opificio di Palazzo Reale per Costanza d’Aragona, la prima moglie di Federico II, la nuova sala del nuovo allestimento.

Calice e mitra (foto: Salvo Gravano)

La teca espositiva è posta al centro dell’antica abside sinistra dell’edificio normanno, mai aperta fino a questo momento, perché per secoli vietata alla vista da solai e superfetazioni. È questa la scoperta più bella che troveranno i visitatori del percorso che dalla cripta conduce al tesoro, passando dall’abside che il grande restauro in stile neoclassico di Ferdinando Fuga avviato nel 1781 ha tagliato fuori, nascondendola dietro alla cappella del Santissimo Sacramento. Il nuovo percorso espositivo viene presentato oggi alle 18,30 alla presenza, tra gli altri, dell’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice.

Recenti opere di restauro della Soprintendenza ai beni culturali di Palermo e i lavori voluti e finanziati dal parroco della Cattedrale, monsignor Filippo Sarullo, hanno consentito di riscoprire pitture normanne negli archetti di un alto loggiato, riaprire le grandi finestre sulla parete che guarda via dell’Incoronazione, recuperare ed esporre porzioni dell’originale trono normanno e altri reperti dell’epoca a cui risale l’impianto del monumento inserito nell’itinerario arabo-normanno patrimonio dell’Unesco.

Maria Concetta Di Natale, Filippo Sarullo e Lina Bellanca (foto: Salvo Gravano)

“In questo modo si potranno visitare i tetti, la cripta, il tesoro e le absidi dell’epoca normanna senza dover tornare indietro una volta avviato il percorso”, afferma la soprintendente Lina Bellanca. E sarà d’obbligo immergersi nello splendore di calici, reliquiari e ostensori, esposti nelle sale del tesoro dedicate principalmente al culto di Santa Rosalia, la patrona di Palermo, con un filo conduttore pensato dalla curatrice scientifica Maria Concetta Di Natale, che esclama: “Abbiamo svuotato le casseforti della Cattedrale”.

I preziosi ori, argenti e paramenti sacri vengono presentati in un nuovo percorso espositivo. Si potrà ammirare l’antica abside sinistra della chiesa, mai aperta finora

di Alessandra Turrisi

La corona dell’imperatrice torna nei luoghi che usava frequentare all’inizio del 1200. È la calotta coperta di filigrana d’oro e decorata con gemme preziose e perle il pezzo più prezioso del tesoro della Cattedrale di Palermo, che dedica a questo monile realizzato nell’opificio di Palazzo Reale per Costanza d’Aragona, la prima moglie di Federico II, la nuova sala del nuovo allestimento.

Calice e mitra (foto: Salvo Gravano)

La teca espositiva è posta al centro dell’antica abside sinistra dell’edificio normanno, mai aperta fino a questo momento, perché per secoli vietata alla vista da solai e superfetazioni. È questa la scoperta più bella che troveranno i visitatori del percorso che dalla cripta conduce al tesoro, passando dall’abside che il grande restauro in stile neoclassico di Ferdinando Fuga avviato nel 1781 ha tagliato fuori, nascondendola dietro alla cappella del Santissimo Sacramento. Il nuovo percorso espositivo viene presentato oggi alle 18,30 alla presenza, tra gli altri, dell’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice.

Maria Concetta Di Natale, Filippo Sarullo e Lina Bellanca (foto: Salvo Gravano)

Recenti opere di restauro della Soprintendenza ai beni culturali di Palermo e i lavori voluti e finanziati dal parroco della Cattedrale, monsignor Filippo Sarullo, hanno consentito di riscoprire pitture normanne negli archetti di un alto loggiato, riaprire le grandi finestre sulla parete che guarda via dell’Incoronazione, recuperare ed esporre porzioni dell’originale trono normanno e altri reperti dell’epoca a cui risale l’impianto del monumento inserito nell’itinerario arabo-normanno patrimonio dell’Unesco.

“In questo modo si potranno visitare i tetti, la cripta, il tesoro e le absidi dell’epoca normanna senza dover tornare indietro una volta avviato il percorso”, afferma la soprintendente Lina Bellanca. E sarà d’obbligo immergersi nello splendore di calici, reliquiari e ostensori, esposti nelle sale del tesoro dedicate principalmente al culto di Santa Rosalia, la patrona di Palermo, con un filo conduttore pensato dalla curatrice scientifica Maria Concetta Di Natale, che esclama: “Abbiamo svuotato le casseforti della Cattedrale”.

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Franzella e Tripi, i pionieri del souvenir

Da una minuscola “Boutique del regalo” è nato il primo negozio di souvenir, dove ha fatto tappa anche Lucio Dalla. E dove fare un viaggio nel tempo

di Alessandra Turrisi

Quando intuì che i visitatori della Valle dei templi non avrebbero resistito a portare via con loro un pezzettino di quel sogno millenario ammirato a occhi aperti, rifornì di oggettini-ricordo un carretto dei gelati con vista sul tempio della Concordia. In meno di una settimana andò a ruba merce per 100 mila lire e il gelataio mise su la prima bancarella di souvenir. Erano i primissimi anni Settanta, ma Damiano Franzella aveva visto lungo e, complice la creatività artistica della moglie Angela Tripi (ceramista di fama nell’ambito dei presepi soprattutto), può ben definirsi il “pioniere dei souvenir”. Incontrarlo nel suo negozio storico di corso Vittorio Emanuele 450, a Palermo, incastonato nel cinquecentesco palazzo Castrone-Santa Ninfa, è come trovarsi davanti a una macchina del tempo, capace di far rivivere l’atmosfera di cinquant’anni fa, quando l’entusiasmo del giovane commerciante, unito al gusto della bellezza, fece da motore a un’impresa che, tra alti e bassi, dura ancora oggi.

I paladini e i carretti siciliani, i ventagli e i tamburelli la fanno da padrone in quel negozio di fronte alla Cattedrale, ma non c’è oggetto di uso comune (un tappo, una mattonella, un portachiavi, un fazzoletto) che non sia diventato un piccolo portabandiera dei profumi e dei colori palermitani e siciliani. Damiano e Angela, nel 1969 rilevarono una minuscola “Boutique del regalo” e la trasformarono nel primo negozio di souvenir. Ogni disegno era originale, creato per un determinato prodotto, declinato con i soggetti caratteristici delle varie città dell’Isola, da Taormina a Cefalù, da Agrigento a Selinunte.

Una coppia indissolubile nel lavoro e nella vita, che ha sgranocchiato con orgoglio i confetti rivestiti d’oro lo scorso 5 giugno, festeggiando con i quattro figli (Giuseppe, Alessandro, Daniele e Loredana) e le rispettive famiglie. Anzi, proprio sul lavoro si conobbero negli anni Sessanta, quando Angela, poi diventata celebre e raffinata ceramista, entrò come dattilografa nello stesso negozio di tessuti a piazza Santa Cecilia, alla Fieravecchia, in cui stava facendo strada un giovanissimo Damiano. 

L’intraprendente fidanzato chiese un aumento, che non gli fu concesso, e decise di cambiare lavoro: cominciò a vendere corredi porta a porta nei paesi. Un’attività che pensò di far diventare residenziale cercando un locale a Palermo. “Era il 1969, in corso Vittorio Emanuele si cedeva un’attività di souvenir, dove si vendevano quattro cosette. Pensai di mettere su il mio negozio, ma c’erano troppi esercizi di corredi e tessuti nella zona e mi dissi: ma se lasciamo solo i souvenir? – racconta Damiano Franzella, 74 anni, nel suo ufficio sommerso di conti, raccoglitori di fatture, scatole e numeri – Mia moglie Angela si annoiava, cominciò a decorare tamburelli, aveva imparato da ragazza. Poi nei carrettini siciliani metteva le lucine. Io andavo nei paesi a vendere corredi e contemporaneamente chiedevo agli artigiani di realizzare piccoli oggetti a tema”.

Il resto lo fece Angela Tripi, decorando in maniera originale gli oggetti con soggetti delle varie località turistiche siciliane, poi nel 1972-73 decise di aprire un laboratorio di ceramica proprio nell’atrio del palazzo, che divenne un punto di riferimento per tutta la città. “Il primo ventaglio tipico siciliano, con decorazioni originali, l’ho fatto realizzare io – dice Damiano – prima erano quelli generici che venivano dalla Spagna. Fino a vent’anni fa i fornitori producevano i souvenir per me e io li vendevo in tutta la Sicilia”.

Tante persone famose hanno fatto capolino in questo negozio, magari passeggiando in incognito sul Cassaro. Lucio Dalla scelse uno scacciapensieri per portare con sé il suono della Trinacria. Damiano continua a lavorare dalla mattina alla sera, la concorrenza oggi è agguerrita, i prodotti cinesi si sono fatti largo del mercato, “ma io sono un Leone”.

 

(Foto di Salvatore Gravano)

Da una minuscola “Boutique del regalo” è nato il primo negozio di souvenir, dove ha fatto tappa anche Lucio Dalla. E dove fare un viaggio nel tempo

di Alessandra Turrisi

Quando intuì che i visitatori della Valle dei templi non avrebbero resistito a portare via con loro un pezzettino di quel sogno millenario ammirato a occhi aperti, rifornì di oggettini-ricordo un carretto dei gelati con vista sul tempio della Concordia. In meno di una settimana andò a ruba merce per 100 mila lire e il gelataio mise su la prima bancarella di souvenir. Erano i primissimi anni Settanta, ma Damiano Franzella aveva visto lungo e, complice la creatività artistica della moglie Angela Tripi (ceramista di fama nell’ambito dei presepi soprattutto), può ben definirsi il “pioniere dei souvenir”. Incontrarlo nel suo negozio storico di corso Vittorio Emanuele 450, a Palermo, incastonato nel cinquecentesco palazzo Castrone-Santa Ninfa, è come trovarsi davanti a una macchina del tempo, capace di far rivivere l’atmosfera di cinquant’anni fa, quando l’entusiasmo del giovane commerciante, unito al gusto della bellezza, fece da motore a un’impresa che, tra alti e bassi, dura ancora oggi.

I paladini e i carretti siciliani, i ventagli e i tamburelli la fanno da padrone in quel negozio di fronte alla Cattedrale, ma non c’è oggetto di uso comune (un tappo, una mattonella, un portachiavi, un fazzoletto) che non sia diventato un piccolo portabandiera dei profumi e dei colori palermitani e siciliani. Damiano e Angela, nel 1969 rilevarono una minuscola “Boutique del regalo” e la trasformarono nel primo negozio di souvenir. Ogni disegno era originale, creato per un determinato prodotto, declinato con i soggetti caratteristici delle varie città dell’Isola, da Taormina a Cefalù, da Agrigento a Selinunte.

Una coppia indissolubile nel lavoro e nella vita, che ha sgranocchiato con orgoglio i confetti rivestiti d’oro lo scorso 5 giugno, festeggiando con i quattro figli (Giuseppe, Alessandro, Daniele e Loredana) e le rispettive famiglie. Anzi, proprio sul lavoro si conobbero negli anni Sessanta, quando Angela, poi diventata celebre e raffinata ceramista, entrò come dattilografa nello stesso negozio di tessuti a piazza Santa Cecilia, alla Fieravecchia, in cui stava facendo strada un giovanissimo Damiano. 

L’intraprendente fidanzato chiese un aumento, che non gli fu concesso, e decise di cambiare lavoro: cominciò a vendere corredi porta a porta nei paesi. Un’attività che pensò di far diventare residenziale cercando un locale a Palermo. “Era il 1969, in corso Vittorio Emanuele si cedeva un’attività di souvenir, dove si vendevano quattro cosette. Pensai di mettere su il mio negozio, ma c’erano troppi esercizi di corredi e tessuti nella zona e mi dissi: ma se lasciamo solo i souvenir? – racconta Damiano Franzella, 74 anni, nel suo ufficio sommerso di conti, raccoglitori di fatture, scatole e numeri – Mia moglie Angela si annoiava, cominciò a decorare tamburelli, aveva imparato da ragazza. Poi nei carrettini siciliani metteva le lucine. Io andavo nei paesi a vendere corredi e contemporaneamente chiedevo agli artigiani di realizzare piccoli oggetti a tema”.

Il resto lo fece Angela Tripi, decorando in maniera originale gli oggetti con soggetti delle varie località turistiche siciliane, poi nel 1972-73 decise di aprire un laboratorio di ceramica proprio nell’atrio del palazzo, che divenne un punto di riferimento per tutta la città. “Il primo ventaglio tipico siciliano, con decorazioni originali, l’ho fatto realizzare io – dice Damiano – prima erano quelli generici che venivano dalla Spagna. Fino a vent’anni fa i fornitori producevano i souvenir per me e io li vendevo in tutta la Sicilia”.

Tante persone famose hanno fatto capolino in questo negozio, magari passeggiando in incognito sul Cassaro. Lucio Dalla scelse uno scacciapensieri per portare con sé il suono della Trinacria. Damiano continua a lavorare dalla mattina alla sera, la concorrenza oggi è agguerrita, i prodotti cinesi si sono fatti largo del mercato, “ma io sono un Leone”.

 

(Foto di Salvatore Gravano)

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Le meraviglie di cera tra argenti e coralli

Luigi Arini, nella sua bottega nel centro storico di Palermo, realizza presepi e immagini sacre, ispirandosi ad antiche tradizioni seicentesche di cesellatura. In ogni singola opera, si attiene rigorosamente ai Canoni Tridentini

di Alessandra Turrisi

Il Bambinello dormiente, il San Giorgio che trafigge il drago, la Santuzza Patrona di Palermo vengono rigorosamente scolpiti a mano e coreografati con coralli, argenti e pietre, rendendo unica ogni singola opera. Come gli antichi bambinai, Luigi Arini realizza presepi e immagini sacre in cera e decorazioni preziose, mettendo insieme tre antiche tradizioni siciliane, la ceroplastica, l’arte del corallo e quella degli argenti. Domus Artis è un’impresa familiare a due passi da Casa Professa e Ballarò, che perpetua le antiche tecniche seicentesche di cesellatura e lucidatura della cera. Nella realizzazione di ogni singola opera l’officina d’arte si attiene rigorosamente ai Canoni Tridentini, dove furono stabiliti materiali, colori e simbologia per l’iconografia religiosa cristiana.

Nel piccolo laboratorio di via Nino Basile 6, Luigi e la moglie Tiziana, con pazienza, amore e sapiente cesellatura, danno vita a rappresentazioni della Sacra Famiglia e presepi, uova pasquali e capezzali, madonne e bambinelli di ogni foggia. I corpi e i visi non sono stati sottoposti a pittura, lavorazione che testimonia l’alta qualità delle rifiniture, del successivo lavoro di cesellatura e lucidatura della cera. La struttura viene arricchita con foglia oro, rametti di corallo, madreperla, turchese e perla. Alcune opere sono racchiuse in una campana di vetro che funge da protezione all’opera stessa.

Il precursore della ceroplastica siciliana è Gaetano Zummo (o Zumbo), siracusano della seconda metà del Seicento, un artista di grandissimo ingegno e di bizzarra fantasia, le cui opere esprimono una bellezza erotica, forme flessuose, il dramma dell’esistenza umana. In Sicilia i lavori in ceroplastica vengono eseguiti dai “cirari”, specializzati nell’esecuzione di figure a carattere religioso. Opere che iniziano ad avere carattere popolare ed entrano a far parte dell’arredo domestico. Gesù Bambino viene raffigurato dormiente, orante, benedicente con le braccia aperte e col cuore in mano, su culle, troni, altarini, sdraiato in mezzo a ghirlande di fiori e frutta, a volte vestito di abiti di stoffe preziose e decorate con perline, fili d’oro e argento, finemente coreografati con addobbi floreali eseguiti con mollica di pane, dentro teche, campane di vetro e “scaffarate” o scarabattole.

Ma Arini è anche capace di recuperare situazioni disperate, come quei bambinelli che gli vengono portati ormai ridotti in mille pezzi, ma con pazienza e uso sapiente del calore possono tornare come nuovi.

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