Arte tra oriente e occidente nel Duomo di Monreale

In corso una mostra con le installazioni di Navid Azimi Sajadi e fotografie che raccontano i simboli degli oltre cento capitelli intarsiati del chiostro benedettino

di Antonio Schembri

Una produzione artistica geniale frutto del dialogo tra culture diverse. In questo aspetto della relazione tra mondo occidentale e mondo arabo, Palermo e la Sicilia sono celebri. Un laboratorio di straordinaria creatività realizzato nel periodo tra l’occupazione dell’isola da parte dei normanni nel 1061 e l’inizio del Regnum Siciliae, da questi fondato nella prima metà del 1.100, tre secoli dopo l’inizio della colonizzazione araba, alla cui tradizione artistica i conquistatori venuti dal nord mescolarono il proprio stile architettonico. Un’operazione generata dalla continua collaborazione sia con gli artisti formatisi in Sicilia nei due secoli di dominazione islamica sia con capi cantiere islamici e bizantini fatti arrivare appositamente dai paesi di origine, in particolare dalla Siria. Fase storica, quella di 900 anni fa, in cui Palermo mostrava già la sua collezione di strutture palaziali – tra chiese, cappelle e castelli votati ai sollazzi – dagli stilemi unici.

Il Duomo di Monreale

Stando solo ai grandi edifici della capitale di quello stato sovrano destinato a durare sette secoli, la carrellata dei più rilevanti va da San Giovanni dei Lebbrosi, la prima chiesa normanna costruita a Palermo alla più gloriosa Santa Maria dell’Ammiraglio (o della Martorana), fatta costruire dal generale siriano Giorgio d’Antiochia per conto del re normanno Ruggero II e la adiacente San Cataldo, edificata poco tempo dopo; dal palazzo della Zisa, top della suggestione architettonica con i giochi d’acqua dei suoi giardini all’interno del Genoardo, l’esoticoparco chiamato dagli Arabi “paradiso della terra”, al complesso monastico di Monreale, con il Duomo arabo normanno fatto costruire a tempo di record da Guglielmo II: ovvero il monumento più grande dello stile arabo-normanno, dominante Palermo dall’alto della Rocca, ma anche quello che rappresenta il “canto del cigno” di questa forma d’arte tra le più sincretiche del mondo.

Una delle installazioni in mostra

È proprio all’interno di questo complesso monumentale che è appena partita “Oriente e Occidente. Allegorie e simboli della tradizione mediterranea”, eclettica mostra organizzata dalla Soprintendenza per i Beni culturali di Palermo, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Monreale e con Mondo Mostre, tra i gruppi italiani capofila nell’ambito dell’organizzazione di eventi culturali. Un’esposizione che ruota su due poli d’attrazione: le installazioni di Navid Azimi Sajadi, trentottenne artista iraniano da tempo basato a Roma e le storie e i simboli degli oltre 100 capitelli intarsiati del chiostro benedettino adiacente al Duomo, rappresentati da 2 particolari sequenze di fotografie: uno è quella proveniente dall’archivio del Kunsthistorisches Institut in Florenz–Max Planck Institut mentre l’altra è un sorprendente allestimento di riletture fotografiche stampate su intonaco bagnato: una tecnica innovativa capace di rendere l’effetto di un affresco vero e proprio, sviluppata dal concept designer Francesco Ferla.

Ceramiche di Navid Azimi Sajadi

Ispirate all’iconografia del complesso monumentale, le opere di Navid Azimi Sajadi sono tre. Si possono guardare, nell’ordine, all’interno del Chiostro di Monreale, nella Cappella di San Benedetto ubicata dentro il Duomo normanno e in una sala del Museo Diocesano. Più in dettaglio si tratta, per quanto riguarda la prima installazione, di due pannelli adiacenti ispirati alle geometrie della Cappella Palatina, sopra i quali sono appese 10 ceramiche dette “a stella e a croce” con disegni che rimandano a forme e storie rappresentate nei capitelli del Chiostro (Mitra, Pavone, Fenice). Due le tecniche utilizzate da Sajadi per realizzarli: quella mediterranea dello sgraffito e quella persiana basata sugli smalti.

Installazioni fotografiche di Francesco Ferla

L’installazione della cappella benedettina, invece, è costituita da due pezzi incastrati ispirati ai serafini e agli angeli raffigurati nella cupola e da blocchi di polistirolo che richiamano l’immagine stilizzata della grande chiesa a sud ovest di Palermo. Riferimento principale di quest’opera è proprio il capitello che raffigura re Guglielmo nell’atto di donare la cattedrale alla Madonna con il Bambino. La terza opera, fa infine riferimento alle maschere funebri greche e alla cultura dei vasi siciliani con la geometria delle muqarnas della Cappella Palatina.

Una delle opere di Navid Azimi Sajadi

“Ho voluto creare un dialogo contemporaneo tra l’arte mediorientale e il mondo occidentale mediterraneo, utilizzando legno, ferro e soprattutto la ceramica, materiale che accomuna molto la Sicilia all’arte persiana”. spiega Navid Azimi Sajadi. “A febbraio di quest’anno, poco prima del lockdown – continua l’artista – sono venuto qui a Palermo per studiare a fondo l’arte arabo-normanna: uno stile che definisco ‘polifonico’, un’incredibile mescolanza di suoni e linguaggi diversi. Qui a Monreale ho immaginato questo mondo come qualcosa che fuoriesce, perfettamente amalgamata, come da un grande armadio con tanti cassetti, ciascuno contenente un proprio mondo. E ho cercato di declinare in chiave contemporanea il ‘sogno’ di Guglielmo II: realizzare una grandiosa cattedrale attraverso l’apertura, la comunicazione tra popoli differenti. Un messaggio che parte 9 secoli fa e che trovo ancora più contemporaneo dello stesso ambito di riferimento della mia formazione di artista concettuale”.

Navid Azimi Sajadi

Del resto – aggiunge – “anch’io vengo da un Paese che ha raggiunto il massimo livello del suo patrimonio artistico a causa delle numerose ‘invasioni culturali’ a cui è stato sottoposto, quindi reputo naturale la sovrapposizione di stili. Specie quando questa è capace di produrre una bellezza dal così favoloso equilibrio, come è quella che si trova a Monreale”. L’esposizione dell’artista di Teheran costituisce lo step iniziale di un percorso espositivo che sfocerà a Palermo, proprio al palazzo della Zisa con un evento ancora più particolare. Dal 24 novembre, infatti, nella Al Aziz ovvero “la splendida” residenza dei sollazzi costruita nel XII secolo fuori dalle mura della città, Sajadi creerà opere in situ coinvolgendo i visitatori durante le fasi della loro realizzazione. Ci saranno workshop e performance organizzate anche con altri artisti e giovani studenti che manipoleranno le sue ceramiche smaltate, le superfici in polvere d’oro e tutti i materiali con cui si creerà – spiega – “un ambiente metaforico che darà occasione di comprendere ‘live’ l’uso dei linguaggi artistici che testimoniano il sincretismo culturale durante il regno normanno di Sicilia”.

Il chiostro

Per fruire meglio la mostra di Monreale è stata Mondo Mostre ha approntato una app scaricabile dagli store di Apple e di Google. Si chiama Momo e consente a chi si trova nel chiostro di esplorare e leggere i dettagli delle quattro facce di alcuni capitelli puntando lo smartphone sul simbolo posto sulla colonna. Per chi invece non si trova a Monreale, l’app da remoto proporrà una visita virtuale del chiostro con focus sui capitelli accompagnati dalle note del maestro Pinuccio Pirazzoli.

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