Art Bonus in Sicilia, tutti i numeri del flop

Sono trascorsi quattro anni dall’introduzione delle agevolazioni fiscali per i privati che investono nei beni culturali, ma nell’Isola sono pochissimi quelli che hanno contribuito con donazioni. Tanti i potenziali beneficiari ancora a secco

di Giulio Giallombardo

I mecenati non vivono in Sicilia. Sono passati quattro anni dall’introduzione dell’Art Bonus, il credito d’imposta che consente ai privati di sostenere il patrimonio culturale con una detrazione fiscale del 65 per cento, ma nell’Isola non vuole proprio saperne di decollare. Sono stati raccolti poco meno di 230mila euro, briciole in confronto agli oltre 70 milioni della Lombardia o i 30 milioni del Veneto.

In attesa di capire quali saranno le strategie della Regione per rilanciare una delle più vantaggiose misure fiscali in Europa a favore del mecenatismo, non resta che contare i tanti zeri nelle casse dei potenziali beneficiari siciliani. Quelli in lista sono ventidue, di cui solo in cinque hanno raccolto qualche donazione, più o meno cospicua.

L’ente che ha ricavato di più è la Fondazione Teatro Massimo di Palermo. Gli interventi con raccolta chiusa, tra il 2016 e il 2017, sono stati complessivamente di 74.600 euro, donati da diverse imprese private tra cui la Sais Trasporti, l’istituto clinico Locorotondo, l’azienda vinicola Tasca d’Almerita e imprenditori come Angelo Morettino. La donazione finora fatta, con raccolta ancora aperta, ammonta invece a 10.300 euro, di cui 10mila donati dal collezionista d’arte Annibale Berlingieri, lo stesso che ha acquistato il ritratto di Franca Florio di Giovanni Boldrini. Tra i mecenati palermitani, anche il gruppo Riolo, che ha donato 20mila euro per ristrutturare la facciata trecentesca di Palazzo Sclafani.

Il Giardino della Kolymbethra

Segue il Giardino della Kolymbethra, nella Valle dei Templi di Agrigento, che ha raccolto 47mila euro per la manutenzione del verde e 15mila euro per il nuovo percorso di visita, per un totale di 62mila euro su una previsione di spesa di 40mila. Poi c’è l’Acropoli di Selinunte, che ha ricevuto 47.625 euro su una spesa prevista di ben 942mila euro per il restauro ed il progetto illuminotecnico del Tempio C e la sistemazione dei percorsi di visita. La parte del leone, in questo caso, l’hanno fatta le Cantine Settesoli che hanno donato 42mila euro.

A sorpresa, il Teatro Naselli di Comiso ha ricevuto 32.900 euro a fronte dei 34.700 euro di spesa complessiva per i previsti interventi di manutenzione all’interno dell’edificio. Fanalino di coda, un altro teatro, il “Vittorio Alfieri” di Naso, sui Nebrodi: solo un piccolo regalo di 300 euro sui 150mila previsti per il completamento e l’efficientamento energetico.

Ci sono, poi, quelli rimasti a zero. Tra gli esclusi eccellenti, il Teatro Greco di Siracusa: nessun mecenate ha versato un centesimo per il progetto di salvaguardia della cavea. Dall’altra parte della Sicilia, a Palermo, a secco il Museo d’arte moderna e contemporanea di Palazzo Belmonte Riso per cui servirebbero circa 126mila euro per la realizzazione degli impianti; lo stesso vale per il Teatro Garibaldi, una delle sedi della Biennale d’arte Manifesta 12, che avrebbe bisogno di 480mila euro per lavori edili di manutenzione e impianti, interventi di climatizzazione e trattamenti ignifughi delle coperture lignee. Sempre a Palermo, infine, a bocca asciutta anche l’Associazione per la conservazione delle tradizioni orali, che gestisce il Museo delle Marionette “Antonio Pasqualino” di Palermo, che chiede 65mila euro per la conservazione ed il restauro della collezione.

Il Tempio E di Selinunte

A Catania nessuna donazione per il restauro degli affreschi dell’ex convento di Santa Caterina, sede dell’Archivio di Stato, così come per il Zo Centro Culture Contemporanee, Scenario Pubblico Compagnia Zappalà Danza ed il Festival internazionale del Val di Noto Magie Barocche. Tanti i beni ignorati a Milazzo: il Duomo antico “Città Murata”, il chiostro della chiesa del Santissimo Rosario, il Teatro Trifiletti, il Teatro estivo “Città Murata”, il Bastione Santa Maria e Villa Vaccarino. Infine, stessa sorte, a Enna, per il Castello di Lombardia e per quattro dipinti ad olio su tela e una scultura lignea nella chiesa di San Marco, come per il castello manfredonico di Mussomeli.

Come si spiega l’assenza di mecenati in una regione dal patrimonio artistico sconfinato? Di certo, in Sicilia i potenziali investitori non mancano, eppure nessuno si spende per i beni culturali. Forse, anche negli imprenditori di casa nostra, resiste l’atavica convinzione che il restauro di un monumento o la valorizzazione di un sito sia solo di competenza della pubblica amministrazione. Idea dura a scomparire, che di certo non fa bene ad un’isola che di cultura potrebbe vivere per sempre.

Sono trascorsi quattro anni dall’introduzione delle agevolazioni fiscali per i privati che investono nei beni culturali, ma nell’Isola sono pochissimi quelli che hanno contribuito con donazioni. Tanti i potenziali beneficiari ancora a secco

di Giulio Giallombardo

I mecenati non vivono in Sicilia. Sono passati quattro anni dall’introduzione dell’Art Bonus, il credito d’imposta che consente ai privati di sostenere il patrimonio culturale con una detrazione fiscale del 65 per cento, ma nell’Isola non vuole proprio saperne di decollare. Sono stati raccolti poco meno di 230mila euro, briciole in confronto agli oltre 70 milioni della Lombardia o i 30 milioni del Veneto.

In attesa di capire quali saranno le strategie della Regione per rilanciare una delle più vantaggiose misure fiscali in Europa a favore del mecenatismo, non resta che contare i tanti zeri nelle casse dei potenziali beneficiari siciliani. Quelli in lista sono ventidue, di cui solo in cinque hanno raccolto qualche donazione, più o meno cospicua.

L’ente che ha ricavato di più è la Fondazione Teatro Massimo di Palermo. Gli interventi con raccolta chiusa, tra il 2016 e il 2017, sono stati complessivamente di 74.600 euro, donati da diverse imprese private tra cui la Sais Trasporti, l’istituto clinico Locorotondo, l’azienda vinicola Tasca d’Almerita e imprenditori come Angelo Morettino. La donazione finora fatta, con raccolta ancora aperta, ammonta invece a 10.300 euro, di cui 10mila donati dal collezionista d’arte Annibale Berlingieri, lo stesso che ha acquistato il ritratto di Franca Florio di Giovanni Boldrini. Tra i mecenati palermitani, anche il gruppo Riolo, che ha donato 20mila euro per ristrutturare la facciata trecentesca di Palazzo Sclafani.

Il Giardino della Kolymbethra di Agrigento

Segue il Giardino della Kolymbethra, nella Valle dei Templi di Agrigento, che ha raccolto 47mila euro per la manutenzione del verde e 15mila euro per il nuovo percorso di visita, per un totale di 62mila euro su una previsione di spesa di 40mila. Poi c’è l’Acropoli di Selinunte, che ha ricevuto 47.625 euro su una spesa prevista di ben 942mila euro per il restauro ed il progetto illuminotecnico del Tempio C e la sistemazione dei percorsi di visita. La parte del leone, in questo caso, l’hanno fatta le Cantine Settesoli che hanno donato 42mila euro.

A sorpresa, il Teatro Naselli di Comiso ha ricevuto 32.900 euro a fronte dei 34.700 euro di spesa complessiva per i previsti interventi di manutenzione all’interno dell’edificio. Fanalino di coda, un altro teatro, il “Vittorio Alfieri” di Naso, sui Nebrodi: solo un piccolo regalo di 300 euro sui 150mila previsti per il completamento e l’efficientamento energetico.

Ci sono, poi, quelli rimasti a zero. Tra gli esclusi eccellenti, il Teatro Greco di Siracusa: nessun mecenate ha versato un centesimo per il progetto di salvaguardia della cavea. Dall’altra parte della Sicilia, a Palermo, a secco il Museo d’arte moderna e contemporanea di Palazzo Belmonte Riso per cui servirebbero circa 126mila euro per la realizzazione degli impianti; lo stesso vale per il Teatro Garibaldi, una delle sedi della Biennale d’arte Manifesta 12, che avrebbe bisogno di 480mila euro per lavori edili di manutenzione e impianti, interventi di climatizzazione e trattamenti ignifughi delle coperture lignee. Sempre a Palermo, infine, a bocca asciutta anche l’Associazione per la conservazione delle tradizioni orali, che gestisce il Museo delle Marionette “Antonio Pasqualino” di Palermo, che chiede 65mila euro per la conservazione ed il restauro della collezione.

Il Tempio E di Selinunte

A Catania nessuna donazione per il restauro degli affreschi dell’ex convento di Santa Caterina, sede dell’Archivio di Stato, così come per il Zo Centro Culture Contemporanee, Scenario Pubblico Compagnia Zappalà Danza ed il Festival internazionale del Val di Noto Magie Barocche. Tanti i beni ignorati a Milazzo: il Duomo antico “Città Murata”, il chiostro della chiesa del Santissimo Rosario, il Teatro Trifiletti, il Teatro estivo “Città Murata”, il Bastione Santa Maria e Villa Vaccarino. Infine, stessa sorte, a Enna, per il Castello di Lombardia e per quattro dipinti ad olio su tela e una scultura lignea nella chiesa di San Marco, come per il castello manfredonico di Mussomeli.

Come si spiega l’assenza di mecenati in una regione dal patrimonio artistico sconfinato? Di certo, in Sicilia i potenziali investitori non mancano, eppure nessuno si spende per i beni culturali. Forse, anche negli imprenditori di casa nostra, resiste l’atavica convinzione che il restauro di un monumento o la valorizzazione di un sito sia solo di competenza della pubblica amministrazione. Idea dura a scomparire, che di certo non fa bene ad un’isola che di cultura potrebbe vivere per sempre.

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