Arrivano i custodi dell’acqua in ascolto del fiume Oreto

È entrata nel vivo la prima fase di un progetto dell’Ecomuseo Mare Memoria Viva che culminerà in un’installazione partecipativa tra arte e ambiente

di Redazione

Ascoltare il fiume, proteggerlo e interrogarsi sul suo futuro. È entrata nel vivo la prima fase del progetto U-DATInos (nome che tradotto dal greco antico significa “acquatico”), un’opera d’arte “infoestetica”, fra dati, sensori e workshop, nata dal desiderio di prendersi cura della costa sud-est di Palermo e del fiume Oreto. Il progetto dell’Ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva e firmato dal duo di artisti-ricercatori Iaconesi-Persico è il vincitore del bando Creative Living Lab II edizione, promosso dalla Direzione generale Creatività contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

Ecomuseo Mare Memoria Viva

Si tratta di un’installazione meditativa per “ascoltare” l’acqua di Palermo, una piattaforma di espressione e attivazione per gli abitanti e le comunità della città, un luogo d’incontro per godere della bellezza dell’arte e del paesaggio. Un’azione artistica partecipativa in cui i dati si incarnano nello spazio pubblico per farsi esperienza condivisa e accessibile, cultura diffusa e conoscenza agibile dai cittadini e non più solo dagli esperti. I dati, concepiti come questione esistenziale e spazio di espressione, diventano la porta di accesso per entrare in contatto con questioni complesse come lo stato delle acque di una città e riuscire a farne esperienza.

La foce dell’Oreto

Il progetto si articola in quattro fasi. La prima dedicata ai workshop che si concluderanno il 21 novembre, in cui quindici persone, tra cittadini e studenti dell’Accademia di Belle arti, diventeranno i “custodi dell’acqua” di Palermo. Muniti di sensori e della conoscenza per usarli, impareranno a rilevare dati sullo stato dell’acqua, a trasmetterli e a comunicarli. La seconda fase è quella dell’elaborazione dei dati raccolti durante il monitoraggio, per poi passare alla realizzazione dell’opera alimentata dai dati della raccolta. Un’opera d’arte “generativa” che si animerà di suoni e luci, dando voce alle acque della città, informando e tenendo aggiornati sulle condizioni delle acque in base ai dati emersi dalla raccolta. Infine, ultima fase, l’apertura dell’opera al pubblico che sarà l’occasione di confrontarsi con cittadini, ricercatori, studenti e istituzioni per discutere come dati, arte e computazione possono aiutare ad affrontare i fenomeni complessi della società, quali l’inquinamento, il cambiamento climatico o la pandemia, con lo sguardo rivolto al futuro del fiume Oreto.

Un tratto dell’Oreto vicino al Ponte Corleone

“L’Ecomuseo si trova proprio accanto alla foce del fiume Oreto – osserva Cristina Alga, project manager U-DATInos e coordinatrice del dream team di Mare Memoria Viva – . Il fiume è qualcosa che ci riguarda, è presenza: sappiamo quanta biodiversità c’è e quanto movimento scorre tra cemento, canneti, uccelli migratori e rifiuti. La proposta artistica di Iaconesi-Persico interpreta perfettamente ciò che l’Ecomuseo Mare Memoria Viva vuole essere e fare per il fiume, le acque, il territorio. Essere ‘custodi’ non significa preservare nell’isolamento, significa farsi facilitatori, aprire a possibilità di vita, far conoscere, far comprendere, far sentire”.

Sorgente dell’Oreto nel bosco di Costalunga

“Il progetto parte dalle persone e dal metterle in condizione di generare dati, ma anche di prendersene cura, criticarli e goderne”, sottolineano Iaconesi e Persico. “I quindici partecipanti dei workshop – proseguono gli artisti-ricercatori – riceveranno dei sensori per impararare a raccogliere dati non come pratica estrattiva, ma come pratica generativa che nasce nella reciprocità e collaborazione. L’opera si nutrirà di questo processo: sulla foce dell’Oreto proveremo a sperimentare nuove ritualità che ci connettano alle acque di Palermo, per diventare sensibili all’ambiente e immaginare nuove alleanze tra attori umani e non umani, arte e scienza, innovazione e società”.

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