Appello per salvare l’Istituto Gramsci, nasce un comitato: “È un bene comune”

Sull’istituzione culturale palermitana pesa la minaccia di uno sfratto dai Cantieri alla Zisa. Avviata una raccolta fondi per scongiurare la chiusura

di Marco Russo

Una biblioteca di 40mila volumi, con un imponente archivio che conserva la memoria storica dei partiti e dei movimenti democratici e popolari. Ma anche la sede di convegni, seminari, mostre, produzione di documentari e dibattiti su temi di attualità. L’Istituto Gramsci torna a lanciare un appello per non chiudere i battenti, su cui pesa la minaccia di sfratto dai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo.

Tutto è nato quando l’amministrazione comunale ha reclamato un credito di circa 90mila euro per il pagamento di una “indennità di occupazione” del padiglione dove ha attualmente sede l’istituto. A sostegno dell’ormai storica istituzione culturale cittadina è nato anche un comitato presieduto da Giuseppe Silvestri, ex rettore dell’Università di Palermo, che sta promuovendo una sottoscrizione e una campagna di incontri e manifestazioni (per informazioni cliccare qui).

Un incontro all’Istituto Gramsci (foto comune.palermo.it)

“Un’istituzione così attiva e prestigiosa – si legge nell’appello lanciato nei giorni scorsi dal comitato – rischia oggi di chiudere per la deliberata volontà del Comune di Palermo di non applicare più all’Istituto, dal 2009 in poi, e dopo 9 anni di vigenza, quel rapporto di compensazione tra concessione di spazi pubblici e servizi resi alla comunità, che pure è previsto dal Regolamento comunale. Ciò ha comportato la pretesa del pagamento di una insostenibile ‘indennità di occupazione’ che non tiene in alcun conto i servizi da sempre forniti dall’Istituto, peraltro certificati dal punto di vista finanziario dal Dipartimento di Economia dell’Università di Palermo”.

“Il centro culturale – sottolineano dal comitato – da anni mette a disposizione di studiosi e ricercatori (vicini o remoti) i materiali in esso custoditi, agli universitari gli strumenti del loro tirocinio, a RaiStoria documenti originali sul separatismo, a qualsiasi istituzione o gruppo ‘senzatetto’ uno spazio di incontro, ai lettori mattutini di quotidiani la propria ricca emeroteca, ai cittadini tutti una biblioteca di pubblica lettura. Nel complesso, il Gramsci si pone come spazio di cultura democratica esemplarmente orientato all’idea di bene comune”.

Uno scorcio dei Cantieri Culturali alla Zisa

All’indomani della minaccia di sfratto, lo scorso settembre, l’amministrazione comunale aveva fatto sapere, attraverso l’assessore Antonino Sala, di aver fatto “una proposta all’Istituto per trovare una soluzione che però – afferma l’assessore – non è stata accettata; proposta che prevedeva una dilazione del debito in un tempo molto lungo, tenendo peraltro nella giusta considerazione le attività culturali svolte per la città. Una facoltà non prevista dal precedente contratto e il debito creatosi nel tempo, norme alla mano, non può essere cancellato con un colpo di spugna perché si tratta di soldi pubblici. Nessuno vuole fare a meno delle attività dell’Istituto, ma al tempo stesso nessuno può infrangere la legge o ignorarla”.

Sulla vicenda era intervenuto anche il sindaco Leoluca Orlando. ”Credo che non si possa dubitare del fatto che io consideri importante la presenza dell’Istituto Gramsci nella nostra città e nei locali comunali dei Cantieri Culturali della Zisa – aveva dichiarato – . Ritengo certamente improprio, nella più generosa delle interpretazioni, invocare l’importanza del ricordo di Gramsci per disattendere le norme vigenti vanificando l’atteggiamento di grande positiva attenzione dell’amministrazione comunale. È evidente che l’amministrazione comunale è disponibile a trovare una soluzione, ricordando che nel 2000 proprio l’amministrazione comunale ha assegnato i locali per ragioni che non sono certamente venute meno”.

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