All’orto botanico torna La Zagara, mostra di piante rare e particolari

Questa edizione è dedicata ai frutti autunnali e antichi, tra specie rare ed esotiche, ma la fiera è un appuntamento fisso per tutti i pollici verdi e ha rilanciato i tanti progetti di questa istituzione

di Antonella Lombardi

È un appuntamento fisso per tutti i pollici verdi, atteso nel corso dell’anno con un’impazienza crescente anche dai non siciliani che programmano una trasferta apposta per esserci: è La Zagara, mostra mercato dedicata al florovivaismo che due volte l’anno, in autunno e in primavera, viene organizzata all’orto botanico di Palermo. Dopo 12 edizioni il successo è crescente, basti pensare che lo scorso anno, nonostante la pioggia incessante, sono state 10mila le visite registrate, ma alcune edizioni registrano, condizioni meteo permettendo, anche picchi di 15mila ingressi. “Il pubblico è trasversale, ma nelle prime ore del mattino arrivano i collezionisti in cerca di novità o dei pezzi migliori”, spiega il direttore dell’orto botanico, Rosario Schicchi, mentre mostra alcuni frutti rari e dimenticati tipici del paesaggio siciliano, come il “nespolo d’inverno”: “Sono gli ultimi frutti, dopo nelle campagne non maturava nulla, non a caso un vecchio adagio diceva ‘se vedete le nespole piangete, perché sono gli ultimi frutti dell’estate’”. 

Il tema di questa edizione è la “Frutta d’autunno: i colori del sapore”, uno spunto per affrontare l’argomento più vasto della biodiversità siciliana e la necessità di ritornare a un’idea di giardinaggio più sostenibile, legata al ciclo delle stagioni e alla ricchezza e peculiarità di ciascun territorio. “Nella banca del germoplasma dei Nebrodi abbiamo censito 67 tipologie di fagioli neglette – spiega Schicchi – soppiantate da specie imposte per esigenze di mercato, ma cosi noi perdiamo la nostra specificità. Per una scelta etica e di scienza abbiamo il dovere di conservare le nostre cultivar migliori, ma anche preservare quelle che attualmente non sembrano avere un futuro, perché possono tornare utili in programmi di miglioramento genetico o avere delle caratteristiche che possono essere apprezzate in altre epoche. È il caso di una varietà di pera che veniva soprannominata ‘pioppo’ perché pareva insipida, troppo poco dolce per il palato dei nostri conterranei in passato, e che oggi invece incontra la richiesta di chi cerca frutti meno zuccherini”.

Una decisione che attraversa anche la selezione degli espositori de La Zagara e il calendario degli incontri, molto cambiati rispetto alle precedenti edizioni, in linea con l’istituzione museale e universitaria: “La nostra è una scelta di cultura, non possiamo vendere qualunque tipo di articolo qui, una selezione andava fatta perché questo non può essere un luogo esclusivamente di consumo e mercato, ma un’occasione per educare il pubblico al rispetto della natura, alla biodiversità e all’arte dei giardini, facendo confrontare il vivaista con chi compra, anche se non ha l’approccio del collezionista”.

E così spazio agli incontri sulle tecniche di giardinaggio, a cura di Manlio Speciale, per capire cosa non fare o come evitare i più comuni errori di coltivazione, o altri dedicati al rinvaso delle piante d’appartamento, alle piante carnivore o alla cura delle rose, con un vivaio che in materia è un punto di riferimento internazionale come quello di Anna Peyron che affronterà anche il tema del futuro della professione del vivaista. 

Un interesse crescente, registrato anche da Aloisa Moncada, palermitana vissuta a Milano e tornata qui: “Da piccola mio zio mi portava sempre all’orto botanico di Palermo, questo luogo per me vuol dire casa”. Aloisa è nel consiglio del sistema museale d’ateneo e coordina un progetto di volontari, tra giovani e senior, che due volte alla settimana dedicano il proprio tempo alla cura dell’orto, imparando dai giardinieri e dal personale specializzato e dando una mano, in occasione de La Zagara, al trasporto delle piante nelle apposite carriole, fino al mezzo.

“Abbiamo avuto molte richieste, facciamo corsi per insegnare loro le basi, facendoli specializzare nel tempo – spiega – lavorano sotto la supervisione di Manlio Speciale, tra universitari e pensionati che hanno molto tempo e voglia di imparare qui, in uno scambio continuo. L’orto è bello perché è trasversale, e questo è solo uno dei tanti progetti che stiamo portando avanti. Il 16 novembre, ad esempio, ci sarà il primo concerto di ragazzi francesi che segnano il nostro ingresso nel progetto europeo delle dimore del quartetto, la rete che valorizza giovani quartetti d’archi e dimore storiche in un’economia circolare. Un piacere da gustare maggiormente ora che il restauro delle statue del Gymnasium è stato ultimato, liberandole da quell’impalcatura che soffocava la visuale”.

Intanto, fino a domenica, c’è tempo per farsi gli occhi con le varietà più curiose e particolari portate qui da oltre 50 vivaisti da tutta Italia, esperti e ibridatori, con laboratori per intrattenere i più piccoli mentre i genitori girano tra gli stand, incontri nel grande gazebo sotto il ficus Tineo, e vari gazebo dedicati all’artigianato legato al giardinaggio e alle piante. Per conoscere il programma in dettaglio e gli orari della manifestazione è possibile andare qui. I proventi dei biglietti di ingresso saranno devoluti alla cura e alla manutenzione dell’orto.

Questa edizione è dedicata ai frutti autunnali e antichi, tra specie rare ed esotiche, ma la fiera è un appuntamento fisso per tutti i pollici verdi e ha rilanciato i tanti progetti di questa istituzione

di Antonella Lombardi

È un appuntamento fisso per tutti i pollici verdi, atteso nel corso dell’anno con un’impazienza crescente anche dai non siciliani che programmano una trasferta apposta per esserci: è La Zagara, mostra mercato dedicata al florovivaismo che due volte l’anno, in autunno e in primavera, viene organizzata all’orto botanico di Palermo. Dopo 12 edizioni il successo è crescente, basti pensare che lo scorso anno, nonostante la pioggia incessante, sono state 10mila le visite registrate, ma alcune edizioni registrano, condizioni meteo permettendo, anche picchi di 15mila ingressi. “Il pubblico è trasversale, ma nelle prime ore del mattino arrivano i collezionisti in cerca di novità o dei pezzi migliori”, spiega il direttore dell’orto botanico, Rosario Schicchi, mentre mostra alcuni frutti rari e dimenticati tipici del paesaggio siciliano, come il “nespolo d’inverno”: “Sono gli ultimi frutti, dopo nelle campagne non maturava nulla, non a caso un vecchio adagio diceva ‘se vedete le nespole piangete, perché sono gli ultimi frutti dell’estate’”. 

Il tema di questa edizione è la “Frutta d’autunno: i colori del sapore”, uno spunto per affrontare l’argomento più vasto della biodiversità siciliana e la necessità di ritornare a un’idea di giardinaggio più sostenibile, legata al ciclo delle stagioni e alla ricchezza e peculiarità di ciascun territorio. “Nella banca del germoplasma dei Nebrodi abbiamo censito 67 tipologie di fagioli neglette – spiega Schicchi – soppiantate da specie imposte per esigenze di mercato, ma cosi noi perdiamo la nostra specificità. Per una scelta etica e di scienza abbiamo il dovere di conservare le nostre cultivar migliori, ma anche preservare quelle che attualmente non sembrano avere un futuro, perché possono tornare utili in programmi di miglioramento genetico o avere delle caratteristiche che possono essere apprezzate in altre epoche. È il caso di una varietà di pera che veniva soprannominata ‘pioppo’ perché pareva insipida, troppo poco dolce per il palato dei nostri conterranei in passato, e che oggi invece incontra la richiesta di chi cerca frutti meno zuccherini”.

Una decisione che attraversa anche la selezione degli espositori de La Zagara e il calendario degli incontri, molto cambiati rispetto alle precedenti edizioni, in linea con l’istituzione museale e universitaria: “La nostra è una scelta di cultura, non possiamo vendere qualunque tipo di articolo qui, una selezione andava fatta perché questo non può essere un luogo esclusivamente di consumo e mercato, ma un’occasione per educare il pubblico al rispetto della natura, alla biodiversità e all’arte dei giardini, facendo confrontare il vivaista con chi compra, anche se non ha l’approccio del collezionista”.

E così spazio agli incontri sulle tecniche di giardinaggio, a cura di Manlio Speciale, per capire cosa non fare o come evitare i più comuni errori di coltivazione, o altri dedicati al rinvaso delle piante d’appartamento, alle piante carnivore o alla cura delle rose, con un vivaio che in materia è un punto di riferimento internazionale come quello di Anna Peyron che affronterà anche il tema del futuro della professione del vivaista. 

Un interesse crescente, registrato anche da Aloisa Moncada, palermitana vissuta a Milano e tornata qui: “Da piccola mio zio mi portava sempre all’orto botanico di Palermo, questo luogo per me vuol dire casa”. Aloisa è nel consiglio del sistema museale d’ateneo e coordina un progetto di volontari, tra giovani e senior, che due volte alla settimana dedicano il proprio tempo alla cura dell’orto, imparando dai giardinieri e dal personale specializzato e dando una mano, in occasione de La Zagara, al trasporto delle piante nelle apposite carriole, fino al mezzo.

“Abbiamo avuto molte richieste, facciamo corsi per insegnare loro le basi, facendoli specializzare nel tempo – spiega – lavorano sotto la supervisione di Manlio Speciale, tra universitari e pensionati che hanno molto tempo e voglia di imparare qui, in uno scambio continuo. L’orto è bello perché è trasversale, e questo è solo uno dei tanti progetti che stiamo portando avanti. Il 16 novembre, ad esempio, ci sarà il primo concerto di ragazzi francesi che segnano il nostro ingresso nel progetto europeo delle dimore del quartetto, la rete che valorizza giovani quartetti d’archi e dimore storiche in un’economia circolare. Un piacere da gustare maggiormente ora che il restauro delle statue del Gymnasium è stato ultimato, liberandole da quell’impalcatura che soffocava la visuale”.

Intanto, fino a domenica, c’è tempo per farsi gli occhi con le varietà più curiose e particolari portate qui da oltre 50 vivaisti da tutta Italia, esperti e ibridatori, con laboratori per intrattenere i più piccoli mentre i genitori girano tra gli stand, incontri nel grande gazebo sotto il ficus Tineo, e vari gazebo dedicati all’artigianato legato al giardinaggio e alle piante. Per conoscere il programma in dettaglio e gli orari della manifestazione è possibile andare qui. I proventi dei biglietti di ingresso saranno devoluti alla cura e alla manutenzione dell’orto.

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