Alla scoperta di Misiliscemi, il nuovo Comune che si stacca da Trapani

Dall’Unità d’Italia ad oggi, sono nati più di trenta municipi in Sicilia, con grande vivacità proprio nel territorio trapanese

di Guido Fiorito

Il territorio di Misiliscemi, il nuovo Comune approvato dall’Assemblea regionale siciliana, è ricco di storia, di natura e di infrastrutture importanti della provincia trapanese, come parte dell’aeroporto di Birgi. La decisione è conseguenza del referendum consultivo del 2018, un voto tra i trapanesi, caratterizzato da una bassa affluenza alle urne, dove vinse il sì al nuovo Comune con 3.752 voti su 7.530. Misiliscemi avrà 8.669 abitanti. Il suo territorio, un terzo di quello del Comune di Trapani, comprende le frazioni di Fontanasalsa, Guarrato, Rilievo, Locogrande, Marausa, Palma, Salinagrande, Pietretagliate.

Il territorio di Misiliscemi con le otto frazioni

L’origine del nome è araba: da Manzil-al-Escemmu, torrente o luogo elevato dove scorrono acque. Si tratta di un torrente che costeggia l’altura di Misiliscemi e sfocia in mare nei pressi della salina San Francesco. I manzil, invece, erano luoghi di sosta per chi viaggiava a cavallo. L’altura di Misiliscemi controllava le vie di accesso a Trapani. Qui passava la via Consolare romana che univa Drepanum a Lilybeum, che divenne poi la via degli arabi e la regia trazzera del Mazaro, oggi quasi del tutto scomparsa. Fu luogo di espansione di Trapani, sin dal basso Medioevo.

Uno scorcio di spiaggia a Marausa

Un territorio oggi a vocazione turistica, con i tre chilometri della spiaggia di Maurausa, alberghi e villette: l’estate la popolazione cresce fino a 25.000 abitanti. Marausa è caratterizzata dalla la torre di avvistamento dei pirati barbareschi che risale al XVI secolo, dai tanti nomi: Torre di San Francesco (perché donata al convento omonimo), o di Mezzo (tra quelle di Nubia e San Teodoro), o di Santo Stefano di Alca Grossa (perché sovrasta i fondali marini). Marausa deriva da Mara u’zach, in arabo pascolo povero. In queste contrade, tra Fontanasalsa, Marausa e Locogrande, si è combattuta la battaglia di Falconara durante la seconda guerra del Vespro. L’1 dicembre 1299, l’esercito di Federico III di Sicilia sconfisse quello angioino, che aveva occupato Trapani dal mare, e prese prigioniero Filippo d’Angiò che lo comandava.

Erice

Dall’Unità d’Italia ad oggi, sono nati più di trenta nuovi comuni in Sicilia, con grande vivacità proprio a Trapani, dove da quello che era l’immenso territorio amministrato da Erice (fino agli anni Trenta, Monte San Giuliano) sono sorti Custonaci (1948), Buseto Palizzolo (1950), San Vito lo Capo (1952) e Valderice (1955,  inizialmente con il nome di Paparella San Marco). Il capoluogo ha inglobato Xitta (1868) e Paceco (1938) che poi è tornato indipendente nel 1946.

Capo D’Orlando

Per numero di abitanti la secessione di Misiliscemi è la più imponente di sempre. Capo d’Orlando quando si separò da Naso nel 1925 aveva, infatti, circa 5.500 abitanti. I motivi di queste separazioni sono vari. Nel caso di Capo d’Orlando, uno dei motori fu la tonnara che, con il porto di San Gregorio e la fermata del treno, garantiva indipendenza economica ad una nascente borghesia quando non si parlava ancora di turismo. La secessione di Misiliscemi, invece, è iniziata con l’accusa a Trapani di occuparsi poco di queste frazioni.

Uno scorcio di Salina

Alcuni comuni hanno storie travagliate, come Alì Marina, in provincia di Messina, che nel 1928 si separa da Alì, viene abolito nel 1928, si ricostituisce nel 1946 e cambia nome nel 1954 diventando Alì Terme. Lo stesso vale per Rodì Milici. Un altro caso interessante è quello di Salina che si separa da Lipari nel 1867 e nel 1909 si divide in quattro comuni diversi, fatto unico nelle isole minori siciliane. C’è un solo caso di Comune costituito con pezzi di territorio di tre diversi centri, si tratta di Spadafora da Spadafora San Martino, Valdina e Venetico.

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