Alla scoperta dell’eremo di San Felice, rifugio nascosto a due passi da Palermo

L’antica cappella rupestre, nella riserva naturale di Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto, tra Caccamo e Trabia, è diventata negli anni fulcro di incontri e attività grazie a un gruppo di volontari

di Giulio Giallombardo

Crocevia di cammini tra natura, storia e spiritualità. Affacciato sul Tirreno, ma al riparo tra i monti, c’è un piccolo rifugio nascosto, diventato negli anni fulcro di incontri e attività grazie a un gruppo di volontari. A pochi chilometri da Palermo, alle porte della riserva naturale orientata di Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto, tra Caccamo e Trabia, l’eremo di San Felice è un avamposto di pace. Su una terrazza che guarda il mare, la cappella rupestre con il suo refettorio è la più antica costruzione dell’area protetta, insieme a quello che rimane della casina di caccia dei marchesi Artale (ve ne abbiamo parlato qui), insieme ai più noti Lanza, all’epoca una delle famiglie nobiliari più influenti del territorio di Trabia.

L’esterno della cappella

La chiesetta, che prende il nome dalla rocca che la sovrasta, è stata costruita tra il 1290 e il 1310 grazie a Guglielmo Gnoffi, eremita laico, oggi beato e compatrono di Castelbuono. Segnato da secoli di abbandono, usato come stalla per gli animali e come rifugio per gli sfollati durante le guerre mondiali, dell’eremo, fino all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, erano rimaste solo le mura perimetrali. Nonostante tutto, forte era il legame con il territorio, soprattutto con la tonnara di Trabia, tanto che la parete nord dell’edificio veniva dipinta con calce bianca per essere vista dai pescatori in mare e indicare a distanza il punto esatto della calata delle reti.

Tracce dell’affresco raffigurante la Madonna

Dopo la ricostruzione a cura dei campi scuola della Regione, tra il 1989 e il 1992, l’eremo inizia la sua rinascita. La chiesetta è ormai fruibile da diversi anni, come il refettorio adiacente che ospita la cucina, i servizi e un camino al piano terra e un dormitorio con nove letti a castello al piano superiore. Nella cappella si conservano ancora tracce di un antico affresco dedicato alla Madonna, a cui la chiesa è dedicata, e qualche elemento architettonico originario, come l’arco ogivale sopra l’altare. A prendersi cura da più di vent’anni della del bene, oggi di proprietà della parrocchia San Giorgio Martire di Caccamo, è l’associazione di volontariato Amici di San Felice.

La cappella dell’eremo

Soprattutto nell’ultimo decennio sono stati tanti i giovani che hanno dato una mano per custodire e valorizzare questo piccolo tesoro. Un lavoro sinergico da cui è nata anche una rete di collaborazioni con altre associazioni, tra cui il Club Alpino Italiano, e l’adesione dell’eremo a varie reti tra cui le Vie Sacre di Sicilia, di cui fa parte il sentiero del Beato Gugliemo sui passi Chiaramontani. San Felice, inoltre, è tappa obbligata della Via Francigena per le montagne Palermo Messina, un cammino di 400 chilometri che attraversa le Madonie, i Nebrodi fino ai Peloritani.

I volontari dell’associazione Amici di San Felice

Gli Amici di San Felice, poi, hanno incontrato da qualche anno anche il comitato Diversi Sentieri, che permette anche ai disabili la fruizione della rete sentieristica del territorio. L’associazione è dotata di due joelette, carrozzine speciali per attività outdoor, condotte dai soci in occasione di escursioni che si organizzano durante l’anno in Sicilia e oltre lo Stretto. Da pochi anni, ancora, gli Amici di San Felice, aderiscono anche alla rete “Un Sentiero per Tutti”, insieme a varie associazioni sicane che si occupano di sostegno ai disabili e, in particolar modo, ai giovani pazienti oncologici.

Segnale per l’eremo di San Felice

Dal 2017, inoltre, l’associazione ha rilevato in comodato d’uso l’ex fabbricato viaggiatori della stazione ferroviaria di Trabia, dove ha realizzato un centro polifunzionale e la propria sede operativa all’interno del centro urbano, che ospita anche incontri culturali. “Durante l’ancora attuale emergenza pandemica, le attività sono state ovviamente molto limitate, ma il 2022 potrebbe essere l’anno della ripresa”, racconta a Le Vie dei Tesori, Salvatore Zizzo, operatore culturale e presidente dell’associazione Amici di San Felice.

L’eremo è tappa del Sentiero del Beato Guglielmo

Immancabile appuntamento estivo è la “Notte sotto lo stesso cielo”, giunta quest’anno alla quindicesima edizione. Una serata, tra musica e incontri, dedicata all’osservazione delle stelle e dei corpi celesti, favorita dall’assenza di illuminazione artificiale. Durante tutto l’anno, poi, vengono ospitati campi di associazioni scoutistiche provenienti da tutta Italia, e organizzate attività escursionistiche legate alla storia dell’eremo e alle tradizioni del territorio.

Il lago Rosamarina dal sentiero che conduce all’eremo

Ma sono tanti i progetti in cantiere, alcuni nuovi, altri da rilanciare. “Siamo accreditati al Servizio civile universale per otto ragazzi che saranno impegnati per i prossimi dodici mesi nella promozione sociale e turistica del nostro territorio – prosegue Zizzo – . Ma stiamo organizzando anche eventi per la promozione dell’attività escursionistica anche tra i portatori di handicap motori, grazie all’uso delle joelette e alla spinta propulsiva. Miglioreremo, infine, anche l’area esterna dell’eremo, con lavori di manutenzione straordinaria, oltre a piccoli interventi di cura della rete segnaletica dei sentieri”.

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1 Comment

  1. Molto interessante ed esauriente spiegazione di storia e territorio .
    A Luglio ho in programma una settimana di vacanza a Termini Imetese, pertanto chiedo gentilmente se potete inviarmi una cartina con indicazioni per raggiungere l’Eremo a piedi partendo appunto da Termini Imerese.Grazie

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