Alla scoperta dei luoghi da non perdere questo weekend

Nel penultimo fine settimana de Le Vie dei Tesori ci sono dei siti da visitare prima della conclusione del Festival: dal Miqveh allo Stand Florio, dai palazzi barocchi alle sorgenti del Gabriele, ecco un percorso che è il racconto di una memoria condivisa di Palermo

di Marco Russo

Ci sono luoghi che fanno parte della memoria condivisa di una città e da non perdere, nel penultimo weekend del festival Le Vie dei Tesori, per riappropriarsi di un racconto che è la trama di un intero territorio: è il caso di quello che era il salotto della borghesia palermitana, o di due palazzi tardo barocchi o, ancora, andando a ritroso nei secoli, di quella che una volta era la Palermo brulicante di una presenza ebraica numerosa, con le sue tracce da ritrovare. E allora eccole le tappe in dettaglio da non perdere in questo fine settimana, ultima chance per conoscere siti che hanno fatto la storia del capoluogo.

Iniziando da quello stand Florio negletto per tanto tempo, e solo da pochi mesi interessato da un restauro: con Le Vie dei Tesori sarà possibile visitarlo a cantiere aperto, ma solo la domenica e prenotando on line da qui, con visite dalle 10 alle 16. In quella che i palermitani chiamavano affettuosamente “Taverna del Tiro”, la buona borghesia veniva a giocare, tirare con l’arco, conversare affacciati sul mare. Ora, dopo anni di abbandono come altre strutture di Romagnolo, sta rialzando la testa rivelando il suo bianco abbagliante, le volute moresche e la cupola rosso mattone.

Costruito dalla famiglia dei celebri imprenditori su progetto di Ernesto Basile nel 1905, fu utilizzato a lungo per gare di tiro al piccione e per sport acquatici da parte della nobiltà e della ricca borghesia palermitana. Durante la Seconda Guerra mondiale venne adibito a magazzino per le truppe, poi fu acquisito dal vicino Ospedale Buccheri La Ferla. Lo Stand Florio diventerà un caffè letterario con cinema all’aperto e ristorante. Recuperate anche le strutture vicine, i cosiddetti edifici degli scommettitori, che erano ridotti a ruderi, meta di vagabondi e tossicodipendenti. Adesso ospiteranno le cucine e vari servizi, tutto nell’ambito del progetto Valore Paese-FARI.

Ma sono tantissimi i luoghi che Le Vie dei Tesori apre questo weekend, il penultimo del festival: cripte, chiese, oratori, ville storiche ed ex aeroporti militari. Oltre 120 luoghi di cui alcuni su prenotazione. Come le sorgenti del Gabriele, il luogo che l’anno scorso è stato una vera scoperta soprattutto per i palermitani, con le sorgenti da cui arrivava l’acqua alla città. Qui il tempo sembra essersi fermato e si respira aria cristallina, visto che siamo all’altezza della cosiddetta “Conigliera”. Le visite, aperte oggi (sabato) dalle 10 alle 17.30, riapriranno i battenti per l’ultima volta, domenica 4 novembre.

E poi c’era il quartiere ebraico, brulicante di commerci e artigianato, con la sinagoga gremita per le celebrazioni del sabato. Questa è l’ultima occasione per visitare il Miqveh che invece non aprirà il prossimo fine settimana: un vero e proprio tuffo nel passato per tornare indietro ante 1492, prima della cacciata degli ebrei da tutto il Regno di Spagna. In quel tempo a Palermo un intero rione molto affollato riuniva le famiglie ebree. C’era il macello che trattava le carni secondo le rigorose prescrizioni, e c’erano i bagni rituali, utilizzati dalle donne per il solenne atto di purificazione dopo le gravidanze e il ciclo mestruale.

Questo Miqveh è stato rintracciato nell’atrio di Palazzo Marchesi, a un passo dalla centrale via Maqueda: per anni, gli studiosi lo hanno scambiato per un sito di sepoltura e soltanto di recente hanno appurato la sua vera esistenza. È aperto sabato e domenica, su prenotazione, dalle 10 alle 17.30, a questo link. E visto che siete da queste parti, non perdete la visita al seicentesco Oratorio di Santa Maria del Sabato (stessi orari) che l’arcivescovo ha concesso in comodato d’uso alla comunità ebraica che vi ricostruirà dentro la sua sinagoga.

E sul luogo in cui sorgeva proprio una sinagoga, fu edificato il convento agostiniano di San Nicolò da Tolentino, che invece ospita lo straordinario Archivio storico comunale (aperto fino alle 17): dal registro di Gabelle regie di epoca angioina al Fondo ricordi patri del quale fanno parte cimeli risorgimentali come le lettere autografe di Garibaldi, re Umberto I e Crispi.

Infine, ultima chance, questa domenica, per visitare due palazzi tardo barocchi a poca distanza l’uno dall’altro: Palazzo Comitini è stato il regno decorativo di Gioacchino Martorana, oggi sede della Città metropolitana. La costruzione, voluta da Michele Gravina y Cruillas, principe di Comitini, risale al 1768-1771 su progetto di Nicolò Palma. Camminando nei saloni troverete opere di Renato Guttuso, Lia Pasqualino Noto, Renato Tosini e Giambecchina, Mario Rutelli e Mario Pecoraino. Trovate la scheda con gli orari del sito a questo link. Anche per Palazzo Bonocore si tratta dell’ultimo weekend: saloni affrescati, trompe l’oeil e un’alcova segreta vi aspettano, con gli orari e le info sempre aggiornate sul nostro sito.

Ernesto Basile firmò invece il progetto per un altro palazzo nato su un convento seicentesco per ospitare la Cassa Centrale di Risparmio per le Province siciliane “Vittorio Emanuele III”. Dimenticato per vent’anni, è stato al centro di un complesso restauro e oggi ospita il Grand Hotel Piazza Borsa. Visitabile solo la domenica, su prenotazione, dalle 10.45 alle 17.30. A Palazzo Sant’Elia, invece, è in corso la mostra sui cento capolavori dalle residenze imperiali russe: chi entra con i coupon de le Vie dei Tesori, otterrà un biglietto ridotto per l’esposizione.

Nel penultimo fine settimana de Le Vie dei Tesori ci sono dei siti da visitare prima della conclusione del Festival: dal Miqveh allo Stand Florio, dai palazzi barocchi alle sorgenti del Gabriele, ecco un percorso che è il racconto di una memoria condivisa di Palermo

di Marco Russo

Ci sono luoghi che fanno parte della memoria condivisa di una città e da non perdere, nel penultimo weekend del festival Le Vie dei Tesori, per riappropriarsi di un racconto che è la trama di un intero territorio: è il caso di quello che era il salotto della borghesia palermitana, o di due palazzi tardo barocchi o, ancora, andando a ritroso nei secoli, di quella che una volta era la Palermo brulicante di una presenza ebraica numerosa, con le sue tracce da ritrovare. E allora eccole le tappe in dettaglio da non perdere in questo fine settimana, ultima chance per conoscere siti che hanno fatto la storia del capoluogo.

Iniziando da quello stand Florio negletto per tanto tempo, e solo da pochi mesi interessato da un restauro: con Le Vie dei Tesori sarà possibile visitarlo a cantiere aperto, ma solo la domenica e prenotando on line da qui, con visite dalle 10 alle 16. In quella che i palermitani chiamavano affettuosamente “Taverna del Tiro”, la buona borghesia veniva a giocare, tirare con l’arco, conversare affacciati sul mare. Ora, dopo anni di abbandono come altre strutture di Romagnolo, sta rialzando la testa rivelando il suo bianco abbagliante, le volute moresche e la cupola rosso mattone.

Costruito dalla famiglia dei celebri imprenditori su progetto di Ernesto Basile nel 1905, fu utilizzato a lungo per gare di tiro al piccione e per sport acquatici da parte della nobiltà e della ricca borghesia palermitana. Durante la Seconda Guerra mondiale venne adibito a magazzino per le truppe, poi fu acquisito dal vicino Ospedale Buccheri La Ferla. Lo Stand Florio diventerà un caffè letterario con cinema all’aperto e ristorante. Recuperate anche le strutture vicine, i cosiddetti edifici degli scommettitori, che erano ridotti a ruderi, meta di vagabondi e tossicodipendenti. Adesso ospiteranno le cucine e vari servizi, tutto nell’ambito del progetto Valore Paese-FARI.

Ma sono tantissimi i luoghi che Le Vie dei Tesori apre questo weekend, il penultimo del festival: cripte, chiese, oratori, ville storiche ed ex aeroporti militari. Oltre 120 luoghi di cui alcuni su prenotazione. Come le sorgenti del Gabriele, il luogo che l’anno scorso è stato una vera scoperta soprattutto per i palermitani, con le sorgenti da cui arrivava l’acqua alla città. Qui il tempo sembra essersi fermato e si respira aria cristallina, visto che siamo all’altezza della cosiddetta “Conigliera”. Le visite, aperte oggi (sabato) dalle 10 alle 17.30, riapriranno i battenti per l’ultima volta, domenica 4 novembre.

E poi c’era il quartiere ebraico, brulicante di commerci e artigianato, con la sinagoga gremita per le celebrazioni del sabato. Questa è l’ultima occasione per visitare il Miqveh che invece non aprirà il prossimo fine settimana: un vero e proprio tuffo nel passato per tornare indietro ante 1492, prima della cacciata degli ebrei da tutto il Regno di Spagna. In quel tempo a Palermo un intero rione molto affollato riuniva le famiglie ebree. C’era il macello che trattava le carni secondo le rigorose prescrizioni, e c’erano i bagni rituali, utilizzati dalle donne per il solenne atto di purificazione dopo le gravidanze e il ciclo mestruale.

Questo Miqveh è stato rintracciato nell’atrio di Palazzo Marchesi, a un passo dalla centrale via Maqueda: per anni, gli studiosi lo hanno scambiato per un sito di sepoltura e soltanto di recente hanno appurato la sua vera esistenza. È aperto sabato e domenica, su prenotazione, dalle 10 alle 17.30, a questo link. E visto che siete da queste parti, non perdete la visita al seicentesco Oratorio di Santa Maria del Sabato (stessi orari) che l’arcivescovo ha concesso in comodato d’uso alla comunità ebraica che vi ricostruirà dentro la sua sinagoga.

E sul luogo in cui sorgeva proprio una sinagoga, fu edificato il convento agostiniano di San Nicolò da Tolentino, che invece ospita lo straordinario Archivio storico comunale (aperto fino alle 17): dal registro di Gabelle regie di epoca angioina al Fondo ricordi patri del quale fanno parte cimeli risorgimentali come le lettere autografe di Garibaldi, re Umberto I e Crispi.

Infine, ultima chance, questa domenica, per visitare due palazzi tardo barocchi a poca distanza l’uno dall’altro: Palazzo Comitini è stato il regno decorativo di Gioacchino Martorana, oggi sede della Città metropolitana. La costruzione, voluta da Michele Gravina y Cruillas, principe di Comitini, risale al 1768-1771 su progetto di Nicolò Palma. Camminando nei saloni troverete opere di Renato Guttuso, Lia Pasqualino Noto, Renato Tosini e Giambecchina, Mario Rutelli e Mario Pecoraino. Trovate la scheda con gli orari del sito a questo link. Anche per Palazzo Bonocore si tratta dell’ultimo weekend: saloni affrescati, trompe l’oeil e un’alcova segreta vi aspettano, con gli orari e le info sempre aggiornate sul nostro sito.

Ernesto Basile firmò invece il progetto per un altro palazzo nato su un convento seicentesco per ospitare la Cassa Centrale di Risparmio per le Province siciliane “Vittorio Emanuele III”. Dimenticato per vent’anni, è stato al centro di un complesso restauro e oggi ospita il Grand Hotel Piazza Borsa. Visitabile solo la domenica, su prenotazione, dalle 10.45 alle 17.30. A Palazzo Sant’Elia, invece, è in corso la mostra sui cento capolavori dalle residenze imperiali russe: chi entra con i coupon de le Vie dei Tesori, otterrà un biglietto ridotto per l’esposizione.

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