Alla scoperta degli ecomusei, custodi della Sicilia nascosta

Due nuovi arrivati portano a tredici gli enti riconosciuti dalla Regione, luoghi che intrecciano ricerca antropologica, rilancio turistico e sostenibilità ambientale

di Marco Russo

Sono gli avamposti di tutela dell’identità culturale dei territori. Luoghi che raccontano il patrimonio materiale e immateriale siciliano, intrecciando ricerca antropologica, rilancio turistico e sostenibilità ambientale. Sono gli ecomusei dell’Isola, una rete diffusa di storie e tradizioni spesso nascoste, che adesso si è arricchita con due nuovi arrivati, portando a tredici quelli riconosciuti dalla Regione Siciliana.

A Baucina nasce l’Oikomuseo del grano

Sono entrambi nel Palermitano e il primo ha come capofila il Comune di Baucina: si tratta dell’”Oikomuseo del grano e della cultura locale”, in cui è protagonista la vita nei campi, con gli antichi attrezzi da lavoro e quelli usati nella vita domestica. L’altro nuovo ecomuseo è quello “Dalle valli al mare”, proposto dall’associazione aulturale Facitur di Ciminna, nato per valorizzare e migliorare la fruibilità del patrimonio rurale, mettendo in luce le bellezze paesaggistiche, storiche e culturali di un ampio territorio che comprende, oltre a Ciminna, anche Bolognetta, Mezzojuso, Trabia, Ventimiglia di Sicilia e Villafrati.

Ecomuseo Mare Memoria Viva

Gli altri ecomusei spaziano da un capo all’altro dell’Isola, a partire dal “Mare Memoria Viva” di Palermo, che racconta le trasformazioni urbanistiche e sociali della città dal dopoguerra a oggi, attraverso testimonianze, storie, immagini e memorie legate al mare. Restando nel Palermitano, c’è l’ecomuseo delle Madonie di Castellana Sicula, che contribuisce a nuove forme di narrazione di un territorio antico e unico, dove recuperare il ritmo lento della vita nella natura.

Le Isole Ciclopi di Aci Trezza

Sono tanti gli ecomusei nel territorio catanese, come quello della Riviera dei Ciclopi, proposto dal Comune di Aci Castello, che a partire dai celebri faraglioni di Aci Trezza, racconta le bellezze architettoniche, ambientali e le peculiarità etno-antropologiche del territorio. E ancora l’ecomuseo della Grotta del Drago, della Cava e della città di Scordia, con le caratteristiche grotte scavate nella roccia; l’ecomuseo del Cielo e della Terra proposto dalla Fondazione Città del Fanciullo di Acireale, che tutela gli itinerari di fede, del patrimonio, dei beni paesistici dell’Alcantara; e l’ecomuseo della Valle del Loddiero, proposto da Club per l’Unesco di Militello Val di Catania, che mira a preservare e a recuperare il patrimonio di una piccola comunità, tra archeologia, natura, agricoltura ed enogastronomia.

Uno scorcio di Sciacca dalla Torre di San Michele

Dal Catanese all’Agrigentino, dove a Sciacca si trova l’ecomuseo dei Cinque Sensi, un progetto che valorizza la città, il territorio e le sue tradizioni. A Campobello di Licata, c’è invece l’ecomuseo “I Sentieri della Memoria” proposto dall’associazione Zabara, dedicato alla storia e alle tradizioni delle civiltà contadine. Di contenuto simile è anche l’ecomuseo “I luoghi del lavoro contadino”, proposto dall’associazione per la Conservazione della Cultura popolare degli Iblei, a Buscemi e Palazzolo Acreide, nel Siracusano; come l’ecomuseo degli Iblei, curato dall’associazione Sistema Rete Museale Iblei di Canicattini Bagni. Infine, ma non perché meno importante, c’è l’ecomuseo Rocca di Cerere Geopark di Enna, tra tesori geologici e miniere abbandonate.

Sentieri delle Madonie

Entrando più nel dettaglio, la legge definisce l’ecomuseo come “forma museale mirante a conservare, comunicare e rinnovare l’identità culturale di una comunità. Esso costituisce un patto con il quale una comunità si impegna a prendersi cura di un territorio e si attua attraverso un progetto condiviso e integrato di tutela, valorizzazione, manutenzione e produzione di cultura di un territorio geograficamente, socialmente ed economicamente omogeneo, connotato da peculiarità storiche, culturali, materiali ed immateriali, paesistiche ed ambientali”.

La Rocca di Cerere

Un recupero, quindi, nell’ottica di un rilancio capace di promuovere una pianificazione turistica sostenibile che valorizzi il territorio regionale attraverso percorsi e itinerari di visita che favoriscano la conoscenza e la comprensione degli ambienti naturali, del patrimonio territoriale nelle sue componenti ambientali, storico-culturali, produttive e demo-etno-antropologiche. Ciò comporta anche il mantenimento e recupero delle attività tradizionali e degli antichi mestieri, l’avvio di botteghe-scuola per la riscoperta degli antichi saperi, che stanno riacquistando forte appeal in quanto espressione di creatività e unicità che si stavano perdendo.

La foce dell’Oreto a Palermo

“Due nuovi ecomusei si aggiungono a quelli già riconosciuti dalla Regione Siciliana – sottolinea l’assessore dei Beni culturali, Alberto Samonà – e questo è per noi un segnale importante di come, partendo dai territori, sia possibile declinare in forma attiva il tema dell’identità culturale. Dobbiamo ripartire dalle componenti antropologiche ed economiche per costruire uno sviluppo che non snaturi e violenti i luoghi ma che ne metta a reddito il valore aggiunto che è espressione dell’unicità di ogni singolo luogo”.

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