Alla ricerca del ponte medievale sommerso

Avviata una campagna per documentare lo stato di salute del monumento trecentesco che si trova in fondo al lago Rosamarina di Caccamo

di Giulio Giallombardo

È sommerso da trent’anni in fondo a un lago. Il trecentesco ponte Brancato è ormai come un relitto o un naufrago lasciato annegare. È coperto dall’acqua della diga Rosamarina di Caccamo, invaso artificiale che dall’inizio degli anni ’90 del secolo scorso è una delle fonti d’approvvigionamento idrico del territorio palermitano. Il ponte, fatto costruire nel 1307, da Manfredi I di Chiaramonte, signore del castello di Caccamo, fu inondato dall’acqua durante i lavori di realizzazione della diga.

La diga Rosamarina

Ma adesso il sindaco Nicasio Di Cola ha disposto una spedizione per documentare lo stato di salute del monumento. Una campagna di monitoraggio iniziata pochi giorni fa, nata su impulso della giornalista Mimma Lo Martire, che da anni si occupa del ponte Brancato e condotta dal Blue Aura diving club di Santa Flavia, guidato da Monica Restivo, che da tempo lavora sui beni culturali sommersi. L’obiettivo della missione è quello di localizzare il ponte chiaramontano, mappando l’area con sonar a scansione laterale, verificarne le attuali condizioni e capire se ci sono speranze concrete di recuperare il monumento, smontandolo e rimontandolo fuori dall’acqua. Ipotesi già presa in considerazione trent’anni fa, prima che il ponte fosse inondato, ma poi – scrive Lo Martire sul blog Mediaeviaggi – “scartata dal Consiglio regionale dei Beni culturali per non alterare l’immagine storica dei luoghi”.

Il team del Blue Aura Diving Club durante il sopralluogo

Il primo intervento si è limitato a esplorare l’area con un ecoscandaglio, cercando di verificare variazioni di profondità nei fondali. “Non è stato facile perché la torbidità dell’acqua era talmente forte da rendere impossibile un’immersione”, spiega a Le Vie dei Tesori News, Monica Restivo, che ha fatto il sopralluogo insieme a Riccardo Cingillo, Giuseppe Cipolla e Roberto Riolo, gestore del club nautico sul lago. “Il nostro è un lavoro a titolo completamente gratuito – sottolinea la responsabile del Blue Aura Diving Club – ed è stato difficile anche riuscire a procurarci un ecoscandaglio. Speriamo quanto prima di riuscire a recuperare un side-scan sonar con cui poter avere una visione morfologica del lago. Immergersi alla cieca in acque così torbide, può essere pericoloso. In alternativa, saremo costretti a rinviare tutto alla prossima estate, quando le condizioni di visibilità saranno migliori”.

Il Lago Rosamarina

Attualmente, l’unico elemento riscontrato dai sommozzatori è una variazione di profondità, in alcuni punti, da 27 a 13 metri. Ma è troppo poco per poter affermare che sia da ricondurre alla presenza del ponte sommerso. “Per quanto ne sappiamo – aggiunge Restivo – il ponte potrebbe anche non esserci più o resistere solo in parte, anche se l’acqua spesso può preservare anziché corrompere. In questa fase, noi abbiamo solo il compito di localizzare il monumento e realizzare delle riprese subacque di ciò che eventualmente individuiamo. Ma per farlo è necessario avere strumentazioni adatte”. Per questo l’appello lanciato è quello di reperire le attrezzature adeguate per proseguire le ricerche. Nel frattempo, il ponte resterà nel suo lungo oblio sommerso, attraversato soltanto dai pesci del lago.

(In alto un’immagine d’epoca del ponte durante i lavori della costruzione della diga. Foto di Giulio Marguglio)

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