L’Albergo delle Povere svela i suoi segreti

Si potrà visitare l’ala del complesso monumentale palermitano mai aperta al pubblico, con la chiesa, il chiostro, il crocifisso e gli antichi lavatoi. Porte aperte nel corso del festival Le Vie dei Tesori, a partire dal prossimo weekend

di Federica Certa

Emarginazione sociale travestita da beneficenza, propaganda mascherata da autentico afflato umanitario, un palazzo barocco da 12mila metri quadri come regalo della città per garantire un letto e un tetto ai più poveri, che si era rivelato, in realtà, l’avamposto di un ghetto; grandi aspettative e roboanti entusiasmi, a fronte di un esito incompiuto.

C’è una storia di promesse e delusioni, di assistenzialismo in salsa borbonica e di elargizioni reali presentate quasi come epifanie divine, scritta tra le pietre, i tre cortili, la facciata e gli spazi più remoti del complesso a due piani dell’Albergo delle Povere.

Un luogo vecchio di oltre due secoli – iniziato nel 1772 su progetto di Orazio Furetto e concluso solo agli inizi dell’800 da Venanzio Marvuglia, con l’arrivo dei finanziamenti da 5000 scudi annui concessi da Carlo III e dal figlio Ferdinando fino al completamento dei lavori – che dalla nascita al 1898 aveva ospitato insieme uomini e donne indigenti, portati qui in solenne processione dal Serraglio Vecchio di corso dei Mille; poi solo donne, con tutti gli altri trasferiti nel Ricovero della mendicità di contrada Malaspina. Infine, opificio e convento di monache.

Fino alla destinazione attuale: una parte dell’edificio, di proprietà della Regione Sicilia, ospita da anni convegni, cerimonie, mostre e manifestazioni culturali, mentre l’ala sinistra, gestita dall’Istituto di assistenza per i bisognosi (Ipab) “Principe di Palagonia e Conte Ventimiglia” offre assistenza e riparo a 24 anziani.

È questa l’ala dell’edificio più misteriosa, mai aperta al pubblico e svelata quest’anno, per la prima volta, in occasione de Le Vie dei tesori, in un circuito virtuoso di spazi conosciuti e altri inediti che raccoglie 130 siti del capoluogo.

Con i giovani “ciceroni” impegnati nelle visite guidate, si potranno vedere i due refettori – quello maschile e quello femminile – con la loro serrata teoria di pilastri, e il prospetto della chiesa di Maria Santissima della Purificazione, consacrata nel 1779, prima che l’edificio venisse ultimato, con il suo stile eclettico che mescola influssi barocchi e neoclassici, le sei cappelle, il presbiterio e le due cancellate.

“In ogni cappella – spiega Severino Richiusa, commissario dell’Istituto – è custodito un dipinto realizzato da artisti dell’epoca, mentre l’altare maggiore e il pavimento sono opera dello scultore e ‘marmoraro’ Salvatore Allegra. Nell’abside, decorata con il motivo di un finto colonnato, campeggia il Trionfo della croce con Cristo risorto, dipinto da Gioacchino Martorana”. A dare il nome alla chiesa, la tela di forma ovale che raffigura la Madonna Santissima della Purificazione, collocata sull’altare principale.

Il viaggio prosegue lungo i due scaloni monumentali che due secoli fa erano calpestati dal passo strascicato di un’umanità dolente e stropicciata: erano i poveri di Palermo confinati fuori dalle mura della città, che avevano esultato alla notizia di un nuovo ricovero marciando in pellegrinaggio dal vecchio ospizio di corso dei Mille – circondato da desolate campagne e dal cimitero per le salme degli ultimi – fino al cantiere ancora inattivo sullo stradone di Mezzomonreale. E qui, nutriti dalla speranza stracciona di una vita meno precaria, avevano piantato una croce per prendere idealmente possesso del loro piccolo provvidenziale posto nel mondo.

Su fino ai piani superiori, lo sguardo abbraccia la prospettiva dell’ampio ballatoio: sulla scala a sinistra, il grande crocifisso in marmo, sulla destra l’imponente quadro dedicato a San Francesco. A testimoniare un’epoca di giustizia sociale prosaica, sommaria, ma molto concreta, che sembra così estranea e lontana, rimangono anche i lavatoi al coperto, costruiti sulla scorta di una delibera della giunta comunale che regolamentava gli spazi pubblici dove le massaie delle classi più modeste potevano lavare la biancheria al riparo delle intemperie: si tratta di 48 vasche con acqua corrente, realizzate fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, 32 allineate su una doppia fila centrale e le restanti 16 addossate alla parete.

I percorsi guidati, della durata di 40 minuti, sono in programma il venerdì, sabato e domenica, dalle 10 alle 17.20. Informazioni sui coupon (10 tagliandi danno diritto a dieci ingressi), su leviedeitesori.com.

Si potrà visitare l’ala del complesso monumentale palermitano mai aperta al pubblico, con la chiesa, il chiostro, il crocifisso e gli antichi lavatoi. Porte aperte nel corso del festival Le Vie dei Tesori, a partire dal prossimo weekend

di Federica Certa

Emarginazione sociale travestita da beneficenza, propaganda mascherata da autentico afflato umanitario, un palazzo barocco da 12mila metri quadri come regalo della città per garantire un letto e un tetto ai più poveri, che si era rivelato, in realtà, l’avamposto di un ghetto; grandi aspettative e roboanti entusiasmi, a fronte di un esito incompiuto.

C’è una storia di promesse e delusioni, di assistenzialismo in salsa borbonica e di elargizioni reali presentate quasi come epifanie divine, scritta tra le pietre, i tre cortili, la facciata e gli spazi più remoti del complesso a due piani dell’Albergo delle Povere.

Un luogo vecchio di oltre due secoli – iniziato nel 1772 su progetto di Orazio Furetto e concluso solo agli inizi dell’800 da Venanzio Marvuglia, con l’arrivo dei finanziamenti da 5000 scudi annui concessi da Carlo III e dal figlio Ferdinando fino al completamento dei lavori – che dalla nascita al 1898 aveva ospitato insieme uomini e donne indigenti, portati qui in solenne processione dal Serraglio Vecchio di corso dei Mille; poi solo donne, con tutti gli altri trasferiti nel Ricovero della mendicità di contrada Malaspina. Infine, opificio e convento di monache.

Fino alla destinazione attuale: una parte dell’edificio, di proprietà della Regione Sicilia, ospita da anni convegni, cerimonie, mostre e manifestazioni culturali, mentre l’ala sinistra, gestita dall’Istituto di assistenza per i bisognosi (Ipab) “Principe di Palagonia e Conte Ventimiglia” offre assistenza e riparo a 24 anziani.

È questa l’ala dell’edificio più misteriosa, mai aperta al pubblico e svelata quest’anno, per la prima volta, in occasione de Le Vie dei tesori, in un circuito virtuoso di spazi conosciuti e altri inediti che raccoglie 130 siti del capoluogo.

Con i giovani “ciceroni” impegnati nelle visite guidate, si potranno vedere i due refettori – quello maschile e quello femminile – con la loro serrata teoria di pilastri, e il prospetto della chiesa di Maria Santissima della Purificazione, consacrata nel 1779, prima che l’edificio venisse ultimato, con il suo stile eclettico che mescola influssi barocchi e neoclassici, le sei cappelle, il presbiterio e le due cancellate.

“In ogni cappella – spiega Severino Richiusa, commissario dell’Istituto – è custodito un dipinto realizzato da artisti dell’epoca, mentre l’altare maggiore e il pavimento sono opera dello scultore e ‘marmoraro’ Salvatore Allegra. Nell’abside, decorata con il motivo di un finto colonnato, campeggia il Trionfo della croce con Cristo risorto, dipinto da Gioacchino Martorana”. A dare il nome alla chiesa, la tela di forma ovale che raffigura la Madonna Santissima della Purificazione, collocata sull’altare principale.

Il viaggio prosegue lungo i due scaloni monumentali che due secoli fa erano calpestati dal passo strascicato di un’umanità dolente e stropicciata: erano i poveri di Palermo confinati fuori dalle mura della città, che avevano esultato alla notizia di un nuovo ricovero marciando in pellegrinaggio dal vecchio ospizio di corso dei Mille – circondato da desolate campagne e dal cimitero per le salme degli ultimi – fino al cantiere ancora inattivo sullo stradone di Mezzomonreale. E qui, nutriti dalla speranza stracciona di una vita meno precaria, avevano piantato una croce per prendere idealmente possesso del loro piccolo provvidenziale posto nel mondo.

Su fino ai piani superiori, lo sguardo abbraccia la prospettiva dell’ampio ballatoio: sulla scala a sinistra, il grande crocifisso in marmo, sulla destra l’imponente quadro dedicato a San Francesco. A testimoniare un’epoca di giustizia sociale prosaica, sommaria, ma molto concreta, che sembra così estranea e lontana, rimangono anche i lavatoi al coperto, costruiti sulla scorta di una delibera della giunta comunale che regolamentava gli spazi pubblici dove le massaie delle classi più modeste potevano lavare la biancheria al riparo delle intemperie: si tratta di 48 vasche con acqua corrente, realizzate fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, 32 allineate su una doppia fila centrale e le restanti 16 addossate alla parete.

I percorsi guidati, della durata di 40 minuti, sono in programma il venerdì, sabato e domenica, dalle 10 alle 17.20. Informazioni sui coupon (10 tagliandi danno diritto a dieci ingressi), su leviedeitesori.com.

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